Consiglio Grande e Generale: report della seduta di mercoledì 22 luglio 2026
Consiglio Grande e Generale – sessione 16-17-20-21-22-23-24 luglio 2026
Mercoledì 22 luglio 2026
Il Consiglio Grande e Generale ha proseguito l’esame delle ratifiche dei decreti delegati affrontando un ampio confronto su diverse questioni.
Il primo provvedimento esaminato ha riguardato la ratifica del decreto delegato n.72, che modifica il Codice di condotta per gli agenti pubblici per consentire l’aggiornamento del codice etico delle forze di polizia in conformità agli standard internazionali richiesti dal quinto ciclo di valutazione del Greco.
Il Segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi ha spiegato che l’intervento non introduce una nuova delega legislativa ma “riapre una delega che era già stata prevista”, limitandola esclusivamente all’adeguamento alle prescrizioni degli organismi internazionali, con l’obiettivo di completare gli adempimenti richiesti entro settembre. Sul merito del provvedimento si è registrata una sostanziale convergenza dell’Aula, mentre il confronto si è concentrato sulle modalità giuridiche adottate.
Gian Matteo Zeppa (Rete) ha ribadito che “l’emendamento e la proposta di scorporo non vogliono assolutamente essere un ostacolo”, chiedendo però maggiore chiarezza sulla definizione delle forze di polizia interessate e aggiornamenti sul progetto di riorganizzazione dei corpi. Antonella Mularoni (Repubblica Futura) ha espresso invece una netta contrarietà sul piano istituzionale, sostenendo che “le deleghe le dà il Consiglio, non potete prendervele da soli”, giudicando improprio il ricorso a un decreto delegato per consentire ulteriori interventi tramite decretazione. Sulla stessa linea Enrico Carattoni (Rf) ha parlato di un possibile “cortocircuito istituzionale” e di un “pastrocchio” nel drafting legislativo. Da Domani Motus Liberi, Gaetano Troina ha ritenuto giustificata la necessità di dotare il codice di condotta di una base normativa, pur auspicando una revisione complessiva dello strumento del decreto delegato. Anche Manuel Ciavatta (Pdcs) ha condiviso le perplessità sull’abuso della decretazione, osservando però che in questo caso la legge già contiene una delega per l’adeguamento agli standard internazionali. Rossano Fabbri, Segretario di Stato, ha difeso con decisione lo strumento, ricordando che “i decreti delegati sono uno strumento previsto dalla legge e hanno pari rango e valore costituzionale rispetto alle leggi ordinarie”.
Gian Nicola Berti (Ar) ha riconosciuto le criticità della norma ma ha invitato a considerarla un intervento necessario per superare un conflitto interno alla legge originaria, sottolineando che “non deve essere considerato un precedente da ripetere”. Nel prosieguo del confronto Belluzzi ha annunciato che il Governo sta lavorando, insieme al Segretario Luca Beccari, a una regolamentazione unitaria delle forze di polizia e ha espresso disponibilità ad affrontare in Commissione per le riforme istituzionali una revisione complessiva della disciplina dei decreti delegati. L’Aula ha infine approvato l’emendamento di Rete che specifica espressamente i corpi di polizia interessati dal codice di condotta, dopo il parere favorevole del Governo, e ha quindi ratificato il decreto n.72.
Successivamente il Consiglio ha affrontato la ratifica del decreto delegato n.77 relativo alla Commissione per la valutazione dei requisiti dei contrassegni “Made in San Marino”, “100% Made in San Marino” e delle Botteghe Storiche. Il Segretario Rossano Fabbri ha illustrato un impianto volto a disciplinare composizione, funzionamento e criteri operativi della commissione, definendolo “un sistema rigoroso e trasparente per tutelare le nostre produzioni e la nostra identità economica e culturale”. Sul provvedimento si è sviluppato un confronto prevalentemente sulla composizione della commissione. Gaetano Troina ha osservato che sarebbe stato preferibile affidare le valutazioni a un organismo esclusivamente tecnico, evitando la presenza della politica e cogliendo l’occasione per introdurre strumenti innovativi come QR code collegati ai prodotti.
Antonella Mularoni ha contestato soprattutto la definizione della commissione come organismo “autonomo e indipendente”, osservando che “se il presidente è il Segretario di Stato… è evidente che non ci sia autonomia dalla politica”. Fabbri ha replicato che la soluzione adottata rappresenta un equilibrio tra esigenze tecniche e politiche e che la disciplina potrà essere rivista sulla base dell’esperienza applicativa. Nel corso dell’esame il Governo ha presentato un emendamento per inserire nella commissione un rappresentante delle associazioni agricole. L’iniziativa è stata sostenuta da Aida Maria Adele Selva (Pdcs), che ha sottolineato come “chi meglio delle associazioni agricole competenti può conoscere queste dinamiche?”, e da Maria Luisa Berti (Ar), secondo cui l’integrazione rafforza il sostegno all’identità produttiva del Paese. L’emendamento è stato approvato e il decreto ratificato nel testo modificato.
Spazio poi alla ratifica del decreto delegato n.82, che modifica la disciplina delle attività economiche introducendo una nuova procedura per i casi di mancato pagamento della tassa annuale di rinnovo della licenza. Il Segretario Fabbri ha spiegato che l’obiettivo è garantire la certezza della notifica prima della sospensione o revoca dell’autorizzazione, precisando che il termine di pagamento resta invariato e che l’intervento riguarda esclusivamente la sanzione accessoria della revoca.
Sul provvedimento si è registrato un consenso piuttosto ampio. Gian Matteo Zeppa (Rete) lo ha definito “un ennesimo passo avanti sulla strada della disciplina delle attività economiche”, chiedendo però un monitoraggio periodico degli effetti delle nuove norme.
Il collega di partito Emanuele Santi ha condiviso l’impostazione come deterrente verso chi non adempie ai propri obblighi, auspicando un’estensione del medesimo principio anche ai contributi previdenziali e ad altre forme di evasione. Luca Della Balda (Libera) ha evidenziato come la nuova procedura tuteli gli operatori che, in alcuni casi, non erano venuti a conoscenza della cartella esattoriale prima della sospensione della licenza. Le principali critiche sono arrivate ancora da Antonella Mularoni, secondo cui la nuova disciplina rischia di trasformarsi in una proroga di fatto dei termini di pagamento e di aggravare inutilmente il lavoro dell’Ufficio Attività Economiche. Il Segretario Fabbri ha respinto questa lettura, precisando che “il termine non cambia” e che l’intervento serve esclusivamente a garantire proporzionalità tra l’inadempimento e la sanzione, evitando revoche automatiche per importi contenuti senza la certezza della conoscenza dell’atto da parte dell’interessato. Il Segretario ha inoltre comunicato che le società inizialmente inadempienti erano 139 e ha sottolineato che, dopo l’introduzione dell’obbligo di fideiussione nel settore delle auto, non sono state costituite nuove società di commercializzazione di autoveicoli. Il decreto è stato quindi ratificato.
A seguire l’aula ha proceduto con la ratifica del decreto delegato n. 78, che aggiorna la normativa sull’aviazione civile introducendo la possibilità di utilizzare la firma digitale nei contratti del settore e correggendo alcuni errori materiali della legge vigente. Il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti ha definito il provvedimento un insieme di “piccoli ma necessari aggiornamenti” finalizzati ad allineare la disciplina alle tecnologie digitali e a migliorare la chiarezza normativa. Il confronto si è però rapidamente spostato sul funzionamento dei registri aeronautici. Gian Matteo Zeppa ha sostenuto che il vero nodo resta la possibilità per le forze di polizia di accedere direttamente ai registri, richiamando le conclusioni della Commissione consiliare sulle infiltrazioni malavitose e osservando che “dare dignità a questi decreti significa dare ascolto alle relazioni della Commissione Antimafia e della polizia”. Secondo Zeppa, i recenti casi che hanno coinvolto aeromobili iscritti nei registri sammarinesi dimostrano la necessità di rafforzare gli strumenti di controllo. Sulla stessa linea Emanuele Santi, secondo cui “è solo una questione di volontà politica” riconoscere alle forze dell’ordine un accesso diretto ai registri, evitando procedure che potrebbero rallentare le indagini.
Diversa la posizione della maggioranza. Alessandro Scarano (Pdcs) ha invitato a non generalizzare episodi isolati, ricordando che il registro aeronautico rappresenta “un’eccellenza per la Repubblica di San Marino” e che l’Autorità interviene con tempestività in presenza di irregolarità. Prima di modificare ulteriormente la normativa, ha suggerito un confronto con l’Autorità per verificare lo stato effettivo delle procedure di accesso ai dati. Dal fronte di Repubblica Futura, Enrico Carattoni ha allargato la riflessione alla governance del settore, sostenendo che la crescita dei registri renda ormai necessario riportare la gestione dei dati direttamente in capo allo Stato attraverso l’Autorità, mentre Sara Conti ha richiamato il mancato invio delle relazioni annuali previste dalla legge alla Commissione Finanze, chiedendo che venga ripristinato un regolare sistema di rendicontazione parlamentare.
Nella replica Marco Gatti ha difeso il sistema: “Non si possono screditare interi settori della nostra economia solo perché si verificano delle singole patologie”, ha affermato, assicurando inoltre che il collegamento informatico richiesto dalle forze di polizia “è già esistente” e che non sarebbe quindi necessario introdurre una specifica previsione normativa. Una ricostruzione contestata da Rete, con Santi che ha replicato: “A noi questa notizia non risulta affatto vera”.
Lo scontro si è riproposto durante l’esame dell’emendamento presentato da Rete per inserire esplicitamente nella legge il diritto di accesso diretto ai registri aeronautici da parte delle forze di polizia. Zeppa ha parlato di “parola del Segretario contro quella del SICAE”, sostenendo che una previsione legislativa avrebbe eliminato ogni incertezza interpretativa. L’emendamento è stato respinto dalla maggioranza e il decreto n. 78 è stato successivamente ratificato.
Analogo confronto ha accompagnato la ratifica del decreto delegato n. 79 sulla navigazione marittima. Presentando il provvedimento, Gatti ha illustrato le principali novità: recepimento della Convenzione Marpol sulla prevenzione dell’inquinamento marino, aggiornamento dei requisiti professionali per il personale marittimo, disciplina dei segni distintivi del registro e revisione delle sanzioni penali. Anche in questo caso il Segretario ha ribadito che “oggi le forze di polizia hanno l’accesso ai registri”.
L’opposizione ha però riportato il dibattito sui recenti episodi che hanno coinvolto navi battenti bandiera sammarinese. Antonella Mularoni (Rf) ha ricordato il caso della cosiddetta “flottiglia” e ha chiesto maggiore trasparenza sull’attività dell’Authority, domandando se siano stati aperti procedimenti penali per i fatti avvenuti su imbarcazioni registrate a San Marino. “La nave che batte bandiera sammarinese è territorio di San Marino”, ha osservato, sottolineando la necessità che lo Stato eserciti pienamente le proprie responsabilità giurisdizionali.
Emanuele Santi ha richiamato anche il caso della nave colpita da un drone nel Mar Nero e ha chiesto al Governo di riferire sullo stato dei controlli e sull’eventuale apertura di procedimenti giudiziari. Secondo il consigliere, “stiamo assolutamente sottovalutando la portata di queste vicende”, mentre il Paese dovrebbe rafforzare i presidi di controllo per tutelare la credibilità internazionale del registro navale. A sostegno del decreto è intervenuto Dalibor Riccardi (Libera), che ha evidenziato come il testo introduca requisiti professionali più severi, rafforzi le misure ambientali previste dalla Convenzione Marpol e migliori complessivamente il quadro normativo. Enrico Carattoni ha invece criticato il percorso del provvedimento, domandandosi perché il decreto fosse stato ritirato nella precedente sessione per poi essere ripresentato senza modifiche sostanziali, e ha accusato il Governo di non dare seguito concreto alle norme che approva.
Nella replica finale Gatti ha precisato che al Governo non risultano notifiche relative a procedimenti penali sui casi richiamati nel dibattito, pur non escludendo l’esistenza di eventuali fascicoli coperti dal segreto istruttorio. Ha inoltre ricordato che l’Autorità procede regolarmente alla cancellazione delle imbarcazioni prive dei requisiti e comunica tali provvedimenti alle autorità internazionali competenti, confermando la disponibilità ad acquisire ulteriori informazioni sulle vicende richiamate dall’opposizione.
Sull’accesso ai registri, Gian Nicola Berti (Ar) ha osservato che l’accesso diretto e riservato delle forze di polizia rappresenta “un valore fondamentale” per la tutela delle indagini, proponendo di verificare in Commissione Antimafia l’effettiva operatività del sistema. Zeppa e Santi hanno ribadito che tutte le forze di polizia devono poter consultare direttamente i registri e hanno insistito sulla necessità di una conferma ufficiale. L’emendamento di Rete è stato respinto e il decreto delegato n. 79 è stato ratificato a maggioranza.
L’ultima parte della seduta è stata dedicata alla ratifica del decreto delegato n. 81, che introduce un regime di agevolazioni fiscali a favore delle fondazioni non lucrative di utilità sociale – Onlus. Presentando il provvedimento, il Segretario di Stato Marco Gatti ha spiegato che l’obiettivo è sostenere le realtà impegnate nell’assistenza sociale, sociosanitaria e sanitaria attraverso un sistema di incentivi fiscali, estendendo la deducibilità delle erogazioni liberali anche alle persone giuridiche ed esentando le fondazioni dall’imposta complementare sui servizi. “Facciamo un passo in avanti”, ha affermato, colmando un vuoto normativo che finora assoggettava le fondazioni al regime fiscale ordinario.
Nel dibattito sono emerse valutazioni generalmente favorevoli sulle finalità del provvedimento, accompagnate però da richieste di ampliarne la portata. Gaetano Troina (Domani Motus Liberi) ha chiesto chiarimenti sull’effettiva platea dei beneficiari e sull’eventuale esistenza di progetti già in fase di realizzazione, osservando che sul territorio operano poche fondazioni Onlus e auspicando una revisione complessiva della normativa su fondazioni e associazioni. Sandra Stacchini (Pdcs) ha definito il decreto “uno strumento di politica sociale” e ha invitato il Governo a valutare un futuro allineamento delle agevolazioni anche per le associazioni che svolgono analoghe attività di interesse pubblico.
Dall’opposizione sono arrivate soprattutto critiche sul metodo seguito dal Governo. Maria Katia Savoretti (Repubblica Futura) ha osservato che il decreto è stato accompagnato da numerosi emendamenti governativi, segnale, a suo giudizio, di una stesura iniziale non sufficientemente approfondita, chiedendo inoltre perché gli incentivi siano limitati alle fondazioni e non estesi anche alle associazioni che operano nei medesimi ambiti sociali. Antonella Mularoni ha espresso analoga perplessità, sottolineando che il provvedimento “non può essere cucito addosso a chi è già pronto a partire” e invitando il Governo a intervenire con una disciplina generale e non con misure che rischiano di creare disparità tra enti che svolgono le stesse finalità solidaristiche.
Il Segretario Gatti ha replicato che gli emendamenti sono stati necessari soprattutto per estendere le agevolazioni alle persone giuridiche, materia non ricompresa nella delega originaria, e ha ricordato come le associazioni dispongano già di un proprio regime fiscale dedicato, a differenza delle fondazioni. “Le fondazioni sono più strutturate e vanno monitorate maggiormente”, ha spiegato, ribadendo che il decreto rappresenta un primo intervento destinato a colmare una lacuna normativa senza escludere futuri approfondimenti sull’intero settore.
Nel corso dell’esame il Governo ha presentato diversi emendamenti, approvati dall’Aula, per disciplinare le convenzioni con il Congresso di Stato, estendere la piena deducibilità delle liberalità alle persone giuridiche, rafforzare i controlli annuali dell’Ufficio Attività Economiche sulle fondazioni beneficiarie e introdurre l’esenzione dall’imposta complementare sui servizi. Su quest’ultimo punto Mularoni ha nuovamente invitato l’Esecutivo a evitare trattamenti differenziati rispetto alle associazioni, mentre il Segretario Gatti ha ricordato che queste ultime già usufruiscono di altre agevolazioni fiscali, come l’aliquota agevolata sulle importazioni, sostenendo che “non dobbiamo per forza rendere tutto speculare”.
Al termine delle votazioni, il Consiglio Grande e Generale ha approvato gli emendamenti governativi al decreto sulle fondazioni Onlus e ha ratificato il decreto delegato n. 81. Con quest’ultima votazione si è concluso l’esame del comma 12 dedicato alla ratifica dei decreti delegati.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 12: Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati
RATIFICA DECRETO DELEGATO 27 maggio 2026 n.72 – Modifica alla Legge 5 settembre 2014 n.141 “Codice di condotta per gli agenti pubblici”
Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Mi permetto di illustrare brevemente questo decreto, riservandomi poi di intervenire di nuovo in modo più approfondito dopo che il presentatore dell’emendamento avrà esposto la propria proposta. Con questo provvedimento, recependo le indicazioni del quinto ciclo di valutazione del Greco, andiamo a modificare la legge numero 141 del 5 settembre 2014. In particolare, interveniamo sull’articolo 2, comma 6, che prevedeva la possibilità di adottare uno specifico codice di condotta per le forze di polizia tramite decreto delegato. Questo codice era stato effettivamente adottato con il decreto delegato numero 59 del 2015, ma le raccomandazioni del Greco ci richiedono oggi di intervenire nuovamente per aggiornarlo con standard etici più recenti. Secondo l’interpretazione dei nostri uffici legislativi, quella delega originale era da considerarsi una delega “one shot”, ovvero un potere che si esauriva completamente con l’adozione del primo decreto del 2015. Con la modifica che proponiamo oggi, vogliamo invece precisare che il codice di condotta può essere modificato con decreto delegato ogni volta che sia necessario per conformarlo agli standard internazionali. La delega generale per questo tipo di interventi è già contenuta nell’articolo 23, comma 6, della stessa legge 114. Non stiamo creando una delega nuova, ma la stiamo semplicemente riaprendo e definendo meglio. Spesso le deleghe sono troppo generiche, mentre in questo caso l’utilizzo è vincolato: si può intervenire solo se ci sono prescrizioni precise degli organismi internazionali a cui dobbiamo adeguarci per evitare di finire in procedura rafforzata. Adottando questo decreto, potremo finalmente procedere all’emissione del provvedimento di aggiornamento del codice di condotta delle forze di polizia. Si tratta di un aggiornamento che riguarda soprattutto elementi di natura etica e non di struttura sostanziale, ma è un adempimento richiesto dal quinto ciclo di valutazione del Greco che dobbiamo assolutamente completare entro il mese di settembre.
Gian Matteo Zeppa (Rete): L’emendamento e la proposta di scorporo che abbiamo presentato non vogliono assolutamente essere un ostacolo, anzi, servono proprio per permettere un ragionamento più approfondito e a tutto tondo su questo tema. È un discorso che avevamo iniziato a fare anche in modo informale e avevo chiesto al Segretario di fare alcune verifiche preliminari. Mi sta benissimo il percorso del ciclo di valutazione del Greco e condivido la necessità di fare modifiche a livello internazionale, ma c’è un punto che mi preme molto. Quando parliamo di forze di polizia, noi ne intendiamo solitamente tre: due sono corpi prettamente militari e uno, la Polizia Civile, ricade sotto la Pubblica Amministrazione. Ricordo bene dai tempi del mio impegno sindacale di molti anni fa che per la Polizia Civile, avendo i dipendenti la possibilità di fare attività sindacale, ogni modifica di questo tipo doveva passare attraverso una concertazione con i sindacati. Avevo chiesto di verificare questo aspetto. Lei, Segretario, sostiene che un codice etico non sia materia di contrattazione, nemmeno per la Polizia Civile, mentre gli altri due corpi seguono un regime diverso essendo militari. Ma la ragione principale per cui abbiamo scorporato questo punto è l’importanza del tema: sono anni che si parla di creare una regolamentazione unica o quantomeno coordinata che abbracci tutti e tre i corpi di polizia. Ne discutevamo già nella scorsa legislatura quando eravamo in maggioranza. Lei sta andando nella direzione giusta aprendo i bandi di arruolamento, come ha confermato anche in una recente intervista, però credo che bisognerebbe focalizzarsi meglio sull’importanza delle forze dell’ordine nel nostro sistema sammarinese. Spesso finiscono sotto i riflettori della cronaca e per questo si richiede loro una professionalizzazione sempre maggiore. Illustrerò poi l’emendamento che serve a fare chiarezza su cosa intendiamo per organismi di polizia. Esistono troppi decreti e leggi che ne parlano in modo sparso. Per esempio, in un decreto del 2015 venivano definiti in modo specifico, includendo anche l’Interpol, oltre a Gendarmeria, Polizia Civile e Guardia di Rocca. Per evitare di generalizzare, secondo me sarebbe meglio riprendere quelle definizioni chiare dei vecchi decreti, così chi consulta la legge sa esattamente a chi ci riferiamo. È un decreto interessante, nato dal Greco, ma la domanda che le pongo e a cui vorrei risposta riguarda proprio la riorganizzazione dei corpi militari. Se ne parla da una vita, la delega è sua ma il problema viene da lontano: a che punto siamo? Anche nelle commissioni sulle infiltrazioni malavitose si parla spesso del loro lavoro e ogni anno i tre corpi presentano relazioni pubbliche. Visto che stiamo per fare un nuovo bando di arruolamento, vorrei capire come si inserisce in questo progetto di riorganizzazione complessiva.
Antonella Mularoni (Rf): Per quanto riguarda il merito del provvedimento, non abbiamo nulla da eccepire: tutto ciò che ci rende conformi agli standard internazionali va benissimo, ed è una richiesta che è stata fatta formalmente al nostro Paese. Tuttavia, e ci tengo molto che questo resti agli atti e venga messo a verbale nella seduta odierna del Consiglio Grande e Generale, abbiamo dei dubbi fortissimi sulla modalità che state utilizzando. Usare un decreto delegato per autorizzare deleghe successive è un metodo che non ci convince affatto. Abbiamo sempre imparato che la delega deve essere prevista chiaramente in una legge; non a caso nelle leggi di bilancio di fine anno inserite sempre moltissime deleghe. Se invece cominciamo a inserirle dentro i decreti delegati, apriamo un percorso pericoloso che non finisce più. È la legge, che è una norma di rango superiore, che deve dare al Congresso di Stato il potere di emanare decreti, non può essere un decreto a prevedere che, per consentire aggiornamenti costanti, si possano adottare ulteriori modifiche sempre tramite decreto. Sdoganare questo principio ci preoccupa molto perché significa che in futuro potreste farlo per qualsiasi materia, svuotando di fatto il ruolo della legge. Il Congresso di Stato finisce per autodelegarsi, modificando disposizioni previste dalle leggi tramite atti che adotta da solo. È vero che i decreti hanno lo stesso rango della legge, ma vengono decisi dal Congresso, sono subito esecutivi e restano in vigore per mesi prima che il Consiglio li approvi o li faccia decadere per poi rifarli. In questo modo il Governo sta spogliando il Parlamento della sua potestà legislativa. Vorrei ricordare in quest’Aula, perché sembra che spesso lo si dimentichi, che il potere di legiferare spetta ai Parlamenti; il ricorso al decreto deve essere un’eccezione o deve essere esplicitamente delegato dal Consiglio Grande e Generale. Non è corretto che il Governo faccia decreti e si prenda da solo deleghe per il futuro. C’era l’assestamento di bilancio a disposizione, potevate inserire la delega lì invece di inventarvi questa nuova procedura. Le deleghe le dà il Consiglio, non potete prendervele da soli né stabilire che potrete fare tutti i decreti che vorrete in futuro su questa materia. Esprimiamo la nostra più ferma contrarietà istituzionale e chiediamo alla Commissione per le riforme istituzionali di approfondire questo aspetto, perché lo riteniamo lesivo dei principi dello Stato di diritto. Anche in Italia, come sentiamo spesso nei telegiornali, il Capo dello Stato e altri organi richiamano spesso il Governo a non esagerare con la decretazione, perché è il Parlamento l’organo delegato a legiferare. Riteniamo che questo decreto non sia legittimo e ci teniamo che questo rimanga agli atti. Ripeto, sul merito non c’è problema: inserite la delega come emendamento nell’assestamento di bilancio che tornerà in Aula a settembre, così il procedimento sarà corretto dal punto di vista della gerarchia delle fonti.
Enrico Carattoni (Rf): Mi associo pienamente a quanto espresso dalla collega Mularoni e vorrei sottolineare anche l’inutilità pratica di questa delega che avete inserito. Nell’ultima parte del comma 6 dell’articolo 2 avete stabilito che possono essere adottate modifiche tramite decreto delegato per conformarsi agli standard internazionali, ma se prendiamo la legge madre, ovvero la 141 del 2014, l’articolo 23 comma 6 dice già chiaramente che la presente legge può essere modificata con decreto delegato per allinearla alle direttive internazionali. In sostanza avete già una delega perpetua che serve esattamente agli stessi scopi di quella che avete infilato in questo nuovo decreto. Oltre alla questione formale sollevata dalla collega, ovvero il rischio di un cortocircuito istituzionale dove un decreto delega un altro decreto, c’è un problema di chiarezza nel drafting legislativo. Se il decreto originario decadesse, non si capirebbe se il decreto emanato in forza di quella delega a cascata debba restare in vigore o meno. Diventa un pastrocchio che crea solo confusione, specialmente in una materia dove non c’era alcun bisogno di questa nuova delega. Per quanto riguarda il merito, ho letto l’ultimo report del Greco dell’anno scorso seguito al quinto ciclo di valutazione. Si concentravano sul funzionamento degli organi di polizia, ma sollevavano anche altre questioni che andrebbero analizzate: si parlava di aspetti salariali, di tutele per i corpi di polizia e di un “gender gap” definito importante. Non so se con gli ultimi regolamenti questi problemi siano stati risolti. Non vorrei che, di fronte a un rapporto complesso che stimola la Repubblica a intervenire su molte specializzazioni — come la violenza di genere o il contrasto al riciclaggio e al terrorismo — ci si riduca a presentare un semplice correttivo al codice di condotta. Vorrei fare una domanda specifica al Segretario Belluzzi: se ho capito bene, gli agenti della Polizia Civile, che sono dipendenti pubblici e non militari, seguiranno in deroga al codice degli agenti pubblici un regolamento speciale uniforme a quello di Gendarmeria e Guardia di Rocca? È questo il senso dell’intervento? Se sì, vorrei sapere quando verrà adottato questo codice unico e se avete già previsto una tempistica. Infine, le chiedo se avete valutato eventuali conflitti per i corpi militari rispetto ai rapporti che già hanno con il Congresso Militare in materia disciplinare.
Gaetano Troina (D-ML): Rilevo anch’io che purtroppo continuiamo a non risolvere il problema dell’uso di strumenti normativi che forse non sono più al passo con i tempi. Mi associo alla richiesta dei colleghi affinché la Commissione per le riforme istituzionali valuti quanto prima la possibilità di introdurre nuove modalità per intervenire sulle norme esistenti senza dover ogni volta snaturare lo strumento del decreto delegato. Tuttavia, voglio fare una considerazione specifica su questo intervento. Anche se sono d’accordo in linea generale con le osservazioni di Repubblica Futura, vedo una differenza rispetto ad altri casi del passato. Il collega Carattoni richiamava l’articolo 23 della legge del 2014, ma con questo provvedimento si sta in realtà creando una base normativa per il codice di condotta che dobbiamo recepire. Siccome nella legge originale del 2014 questo codice etico non era previsto, questo nuovo comma serve proprio a dare un fondamento normativo per la sua adozione. È un intervento che, dal punto di vista tecnico e logico, ha un senso. Quando una cosa ha un senso, Domani Motus Liberi lo riconosce apertamente. Forse il decreto delegato non è lo strumento perfetto, ma questo regolamento introduce principi molto rilevanti, soprattutto considerando l’attenzione che anche nei paesi vicini, come l’Italia, viene data oggi al comportamento delle forze di polizia. È importante che San Marino si uniformi a certi standard: parliamo di proporzionalità nell’uso della forza, di modalità specifiche nella conduzione delle indagini, di rispetto dei principi di integrità e anticorruzione. È fondamentale che il personale sappia esattamente quali siano le casistiche critiche. Si punta sulla formazione continua, sulla trasparenza e su garanzie maggiori nei bandi di selezione. Sono principi che tutelano sia gli agenti, che possono lavorare in sicurezza e con una preparazione adeguata, sia i cittadini, che si sentono più protetti di fronte a forze dell’ordine preparate e dotate di strumenti all’avanguardia. È un tipo di intervento che la nostra forza politica chiede da tempo: bisogna lavorare tantissimo sulla formazione per rispondere alle esigenze attuali. Per queste ragioni, sosteniamo l’intervento perché lo riteniamo utile e sensato vista la situazione del momento.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Intervengo perché trovo molto interessanti le riflessioni dei colleghi di opposizione che mi hanno preceduto, in particolare quelle della consigliera Mularoni e del consigliere Troina, che hanno messo in luce due aspetti diversi della questione. Siamo tutti d’accordo con la consigliera Mularoni sul fatto che non debba diventare una prassi quella di modificare le leggi tramite decreto delegato; è una tendenza che rischierebbe di danneggiare il lavoro di quest’Aula e non è assolutamente nostra intenzione alimentarla. Tuttavia, come faceva notare il consigliere Troina, in questo caso c’è una caratteristica specifica: la legge prevede già una delega per adeguare la normativa alle indicazioni internazionali. Se la Reggenza ha firmato questo decreto delegato, ritengo che siano state fatte tutte le verifiche tecniche necessarie per garantirne la legittimità. Per questo motivo, dal nostro punto di vista, riteniamo che non ci siano problemi.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Intervengo anche a titolo personale e senza voler alimentare polemiche, ma il mio parere è differente da quello espresso finora. I decreti delegati sono uno strumento previsto dalla legge e hanno pari rango e valore costituzionale rispetto alle leggi ordinarie. Si tratta di uno strumento fondamentale, specialmente nella Repubblica di San Marino dove, a differenza di molti altri ordinamenti, i decreti delegati tornano in Aula per la ratifica, permettendo al Consiglio di esprimersi. Non condivido quindi lo scetticismo che sento aleggiare. Finché non avremo completato il lavoro sulle riforme istituzionali e trovato strumenti alternativi, dobbiamo riconoscere l’utilità del decreto delegato. Sembra quasi che questo strumento sia diventato improvvisamente mal visto, ma io credo invece che, se munito di una legge delega precisa che ne definisca termini, modalità e condizioni, esso rappresenti una prerogativa legittima del Governo nell’esercizio delle sue funzioni. Mi permetto quindi di dissentire dal parere che sembrava quasi unanime tra i gruppi consiliari: il decreto delegato va certamente armonizzato con la legge delega, ma è uno strumento che va difeso rispetto all’approccio che sta emergendo ultimamente in Parlamento.
Gian Nicola Berti (Ar): Credo che quanto espresso dal Segretario Fabbri sia assolutamente vero. La nostra è una sorta di anomalia: il nostro decreto delegato è un “genus” normativo esclusivamente sammarinese. Anche se il Congresso emana una norma su delega, essa richiede un ulteriore passaggio in Aula in Consiglio Grande e Generale per diventare definitiva. Proprio per le difficoltà che abbiamo riscontrato nei lavori consiliari e per i problemi sorti nel tempo, ritengo che la Commissione per le riforme istituzionali debba approfondire bene i limiti di mandato e di esecuzione del decreto delegato. È fondamentale che la delega abbia una durata limitata nel tempo, con una cornice e dei limiti ben delineati dal Parlamento, e che il ritorno in Aula sia finalizzato a verificare che il mandato originale sia stato rispettato, senza per forza scatenare valanghe di emendamenti. Tornando al decreto numero 72, vorrei rassicurare le opposizioni: anche noi abbiamo espresso le stesse perplessità che hanno rappresentato loro. Sappiamo che è anomalo che un decreto autorizzi un altro decreto; ne abbiamo discusso a lungo, anche ieri ci siamo confrontati animatamente con il Segretario Belluzzi. Le ragioni delle opposizioni sono valide dal punto di vista giuridico, ma è valido anche il ragionamento del Segretario. Questa legge contiene un’anomalia genetica alla base: c’è un conflitto tra l’articolo 2 e l’articolo 23, poiché entrambi parlano di decreti delegati, ma uno dice che se ne può fare solo uno mentre l’altro sembra permetterne diversi. Seguendo le indicazioni dell’Ufficio Studi Legislativi, abbiamo usato l’articolo 23 per modificare l’articolo 2 e intervenire su un tema di recepimento di principi internazionali. Non dobbiamo dimenticare che la nostra Dichiarazione dei Diritti impone che le norme sui diritti umani e i codici etici delle forze di polizia — che hanno il potere di limitare la libertà delle persone — siano allineati ai più alti standard. Questo corto circuito normativo nasce dalla legge originale che richiedeva una correzione. Non deve essere considerato un precedente da ripetere, ma un intervento necessario per creare un nuovo equilibrio in una legge che, al tempo in cui fu scritta, non aveva previsto certe valutazioni. L’obiettivo è quello indicato dal Greco: la lotta alla corruzione. Credo che, se focalizziamo l’obiettivo di sostanza, i problemi formali possano essere superati con il consenso di tutti.
Emanuele Santi (Rete): Si è aperta una discussione molto seria su questo decreto, specialmente per quanto riguarda le modalità con cui il Consiglio Grande e Generale conferisce le deleghe al Congresso di Stato. Io penso fermamente che il Consiglio Grande e Generale sia l’unico istituto titolato a dare deleghe al governo e, sinceramente, quando vedo il governo che si autodelega attraverso un decreto, credo che stiamo andando incontro a problemi di natura istituzionale non indifferenti. Secondo me la strada più semplice e corretta da percorrere, caro Segretario, sarebbe stata quella dell’assestamento di bilancio. Sappiamo bene che in quella sede passano tantissime deleghe, quindi si poteva tranquillamente inserirne una in più tra le tante, dando così un mandato chiaro e legittimo da parte dell’Aula; stamattina abbiamo parlato a lungo di questioni di forma, forse anche troppo, ma essendo in una commissione per le riforme istituzionali questo mi sembrava il percorso più lineare da seguire. Per quanto riguarda invece il merito del provvedimento, devo confermare la bontà dell’intervento perché il fine è oggettivamente condivisibile; il Greco ci raccomanda già da diversi anni di applicare un codice etico anche per gli agenti di polizia e accogliamo con favore il fatto che finalmente si proceda in questa direzione. Siamo assolutamente in linea con questa necessità, anzi lo auspichiamo da tempo, ed è chiaro però che, come abbiamo scritto nel nostro emendamento, bisogna specificare bene che i corpi di polizia interessati siano tutti, senza lasciarne fuori nessuno. È necessario colmare questa lacuna che, se non ricordo male, il Greco ci aveva già segnalato tra il 2023 e il 2024, mettendo l’accento sulla mancanza di un codice etico specifico per le nostre forze dell’ordine, e l’auspicio è che si possa arrivare a questo nuovo regolamento in tempi molto brevi. Nessuno qui vuole depotenziare lo strumento del decreto delegato, sia chiaro, ma la gerarchia deve essere rispettata: è il Consiglio Grande e Generale che dà la delega al governo. Se invece la delega avviene in un decreto che emana il governo stesso, che in pratica si autodelega, si verifica un vero e proprio cortocircuito istituzionale. Qualcuno dirà che sono questioni di lana caprina, ma secondo me non è affatto così; la modalità più giusta c’era ed era l’assestamento di bilancio: si metteva una delega lì e a quel punto era il Consiglio, tra le tante altre deleghe, a delegare ufficialmente il governo a fare questa cosa che, lo ripeto, è sicuramente giusta.
Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Più che una semplice replica, vorrei fornire all’Aula alcuni elementi di chiarezza e rispondere alle domande che sono state poste, ringraziando per il livello della discussione che è stato molto alto, anche da parte di chi per certi versi dissente dall’intervento. Voglio precisare che stiamo ragionando insieme al Segretario Luca Beccari, che ha la delega specifica per le forze di polizia di natura militare, per arrivare a una regolamentazione unica; ad esempio, stiamo facendo delle riflessioni approfondite sul tema della disciplina, con l’obiettivo di arrivare ad avere un regime disciplinare unico per tutti i corpi. Il Segretario Beccari sta riflettendo e lavorando seriamente su una riforma per quanto riguarda le forze di polizia di natura militare ed è giusto chiarirlo perché era stato detto impropriamente che spetterebbe a me intervenire anche su quelle; io darò volentieri una mano al collega, ma ovviamente l’iniziativa principale resta la sua. In realtà esiste già un codice di condotta delle forze di polizia, ovvero quello menzionato nel decreto delegato numero 59 del 2015, che è stato adottato in seguito alla legge del 2014. Ed è proprio su quel regolamento adottato con decreto delegato che interveniamo oggi: voglio precisare che non stiamo creando una nuova delega, ma stiamo semplicemente riaprendo una delega che era già stata prevista ma che aveva un termine temporale. La riapriamo però in maniera molto circostanziata e circoscritta, il che è un aspetto particolare; io personalmente sono d’accordo con chi critica le deleghe troppo aperte o non precise dove si può fare di tutto, ma in questo caso il recinto è ben delimitato. Ringrazio i contributi ricevuti, in particolare quello del consigliere Gian Nicola Berti con il quale c’è stato un confronto appassionato che ci ha permesso di chiarire bene quali fossero i limiti della legge originaria. Non andiamo a inserire una nuova delega in senso assoluto, perché l’intervento è circoscritto: si può intervenire solo per dare attuazione e recepimento alle prescrizioni che ci arrivano dagli organismi internazionali di cui facciamo parte. Nello specifico, abbiamo gli adempimenti relativi al quinto ciclo di valutazione del Greco, una relazione che contiene ventuno punti da attuare e di cui abbiamo già discusso in Consiglio; alcuni di questi punti riguardano proprio le forze di polizia ed è in questo senso che andiamo a intervenire. Do a chi lo ha richiesto la mia massima disponibilità a venire a confrontarci come governo all’interno della commissione speciale per le riforme istituzionali, proprio per analizzare insieme criticità, problematiche ed emergenze che a volte si rendono necessarie nell’azione di governo. Dobbiamo fare dei ragionamenti seri per definire i limiti della delega e il concetto stesso di decreto delegato. Ricordo con apprezzamento l’importante lavoro svolto alla fine della scorsa legislatura dal consigliere Gian Nicola Berti, allora Segretario per gli Affari Interni; il suo gruppo di lavoro aveva prodotto materiale estremamente interessante e auspico che la commissione per le riforme ne abbia preso visione. Non mi sembrava corretto prendere quel materiale e trasformarlo subito in provvedimenti di riforma bypassando il lavoro della commissione, ma se vogliamo aprire subito una discussione per riformare il sistema dei decreti legge e dei decreti delegati, io non sono affatto contrario. Credo sia un tema importante dare un recinto preciso e delimitato al contenuto dei decreti, così che ci capiscano bene anche i cittadini che ci ascoltano. Un ambito certo renderebbe più chiaro il confronto in Consiglio e più spedita la ratifica, perché credo debba essere più importante il momento del conferimento della delega rispetto a quello della ratifica.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Non pensavo onestamente che sarebbe scaturita una discussione del genere su questo provvedimento. Noi abbiamo presentato un emendamento che non è di tipo abrogativo, perché se avessimo voluto eliminare la parte in cui si dice che possono essere adottate modifiche tramite decreto delegato in conformità agli standard internazionali, lo avremmo fatto chiaramente. Invece, abbiamo interpretato quella parte esattamente come l’hanno spiegata i Segretari Belluzzi e Fabbri, ovvero come un recepimento di direttive che arrivano da organismi internazionali e che sono comunque da attuare. Abbiamo quindi optato per un emendamento aggiuntivo che richiama quanto già previsto dal codice di condotta di undici anni fa; ne do lettura: si propone di inserire un secondo comma all’articolo unico specificando che con il termine “forza di polizia” si intendono il Corpo della Gendarmeria, il Nucleo Uniformato della Guardia di Rocca, il Corpo di Polizia Civile e l’Ufficio Centrale Nazionale Interpol, così come già esplicitato nel decreto delegato numero 59 del 29 aprile 2015. So che in fase di dibattito questa proposta potrebbe sembrare pleonastica, ma secondo me non lo è affatto. Stiamo parlando di un decreto di 11 anni fa e nel frattempo sono state fatte numerose modifiche nelle varie legislature che hanno interessato i diversi corpi; per questo riteniamo che, nel momento in cui si fanno ulteriori modifiche, sia sempre bene ricordare esplicitamente quali siano i corpi di polizia interessati. Io stesso, andando a rivedere il decreto del 2015, non pensavo che fosse inclusa anche l’Interpol, e invece c’è; è ovvio che l’Interpol sia un’altra questione e debba fungere da collante tra le varie forze, ma è bene che sia indicata. Spero quindi che ci sia un’indicazione positiva dall’Aula, se non altro per evitare a chiunque debba consultare le norme di dover fare ricerche continue tra disposizioni che si affastellano negli anni. Purtroppo quello che ci manca molto spesso, e lo dicevamo già molti anni fa, sono i testi unici; dove ci sono, sono strumenti molto fruibili e importanti, ma in certe dinamiche come questa è bene fare dei richiami chiari, proprio perché parliamo di decreti che risalgono a oltre un decennio fa. Al netto di tutto, crediamo che questo sia un decreto assolutamente fattibile, soprattutto perché arriva come recepimento di osservazioni esterne; qualcuno potrebbe disquisire sul fatto che gli organismi internazionali ci facciano la “ramanzina”, ma io credo invece che queste osservazioni ci servano per evolverci, anche quando facciamo atti di decretazione o nuove leggi.
Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Nel confronto precedente con il consigliere Zeppa avevo purtroppo dimenticato di dare una risposta e vorrei rimediare subito. Il bando di corso-concorso per l’arruolamento nelle forze di polizia, che riguarda tutti e tre i corpi, è stato un lavoro molto intenso per il quale voglio ringraziare la Direzione della Funzione Pubblica e i comandanti delle forze di polizia. Ci siamo confrontati a lungo per cercare di dare a questo bando degli elementi qualitativi aggiuntivi rispetto ai precedenti; non che i precedenti fossero fatti male, ma volevamo impegnarci al massimo per reclutare le migliori risorse possibili. Questo deve essere un segnale di attenzione e di valorizzazione rivolto sia alla cittadinanza che alle stesse forze dell’ordine. Condivido pienamente quanto detto sull’importanza della formazione e dell’aggiornamento continuo: è un aspetto assolutamente necessario se vogliamo puntare non solo sui numeri, ma soprattutto sulla qualità del servizio. Per quanto riguarda l’emendamento proposto da Rete, come ho accennato, il decreto numero 59 del 2015 menzionava già esattamente quell’elenco di corpi. Per certi versi riportarlo potrebbe sembrare pleonastico perché lo dice già il decreto delegato, ma credo che fare ordine e specificare direttamente nella legge quali siano le forze di polizia non sia affatto sbagliato; anzi, è meglio essere “pleonastici” nel regolamento pur di indicare chiaramente i soggetti interessati. Per questo motivo apro volentieri all’Aula la possibilità di accogliere e valutare questo emendamento, proprio perché ritengo che il chiarimento debba stare nel testo originario. Se poi un domani il numero o il nome delle forze di polizia dovesse cambiare, si andrà a intervenire di conseguenza sulla base della legge e dell’articolo 23, comma 6, anche su questo aspetto; per ora non ho alcuna preclusione sul recepimento di questa proposta. Quando poi andremo a emettere l’aggiornamento del codice di condotta, valuteremo se rifarci semplicemente all’emendamento o se mantenere comunque quel richiamo e quell’elencazione completa che è già presente nel codice di condotta originale.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Voglio ringraziare sinceramente il consigliere Zeppa per il suo intervento, perché mi dà la possibilità di specificare una questione che credo sia molto importante e a cui tengo in modo particolare. Il consigliere ha fatto riferimento al fatto che alcuni testi unici nella Repubblica di San Marino hanno un’ottima valenza in termini di trasparenza e di leggibilità del nostro ordinamento, e questo è verissimo. Ebbene, purtroppo dobbiamo constatare che quei testi unici attualmente non hanno alcun valore normativo proprio; hanno esclusivamente un valore di supporto per facilitare la leggibilità dell’ordinamento per l’interlocutore. Questo avviene perché quei testi non hanno mai effettuato il passaggio istituzionale in Consiglio Grande e Generale. Dal mio punto di vista, invece, bisognerebbe dare a quei testi unici il valore che meritano; detto in modo un po’ “terra terra”, bisognerebbe fare in modo che vadano a sostituire ufficialmente le varie leggi che riassumono. Ecco, questo è proprio un classico esempio in cui lo strumento del decreto delegato ha una funzione e una valenza determinante per il nostro sistema: esso permetterebbe di dare valore normativo a quei testi unici. Questo può essere un ottimo spunto di riflessione per l’Aula: il Consiglio stesso potrebbe conferire al governo una delega per fare in modo che quei testi unici che già abbiamo — naturalmente rivisti e ulteriormente controllati — possano fare quel passaggio necessario per acquisire il valore normativo che meritano. Solo a quel punto il cerchio della leggibilità e della trasparenza delle nostre leggi sarebbe davvero completo.
Fabio Righi (D-ML): Quest’ultima riflessione del Segretario Fabbri mi spinge a fare una proposta concreta che, dal mio punto di vista, risolverebbe in modo molto veloce un tema che credo sia estremamente importante e che come forza politica abbiamo trattato più e più volte. Io penso che se ci fosse l’impegno di tutti nel portare qui in Aula gli attuali testi unici esistenti, ovvero quelli che già utilizziamo quotidianamente, potremmo fare un’operazione molto semplice: decidiamo di non discuterli nemmeno nel merito, li portiamo puramente per la loro funzione di raccogliere le norme e ci impegniamo a non presentare interventi o emendamenti. In una sola seduta consiliare potremmo convertire e far entrare in vigore tutti quei testi unici con piena valenza normativa; potremo poi intervenire in seguito con modifiche specifiche quando tratteremo le singole materie, ma intanto prendiamoci questo impegno formale. Io sono convinto che non ci sarebbe alcun problema, e parlo sicuramente a nome della nostra forza politica: in un colpo solo ripuliremmo tutto l’ordinamento e trasformeremmo le raccolte in veri testi di legge. Non vedo perché non farlo, visto che ci basterebbe appena una settimana di lavoro per raggiungere questo obiettivo.
Emanuele Santi (Rete): Al di là delle disquisizioni tecniche che abbiamo sentito sui decreti delegati e sulle procedure, ci tengo a sottolineare che abbiamo voluto presentare questo emendamento non certo per sminuire la valenza di questo provvedimento, ma anzi per farlo risaltare ancora di più. Abbiamo detto fin dall’inizio che questo intervento è condivisibile perché andrà a dotare le nostre forze di polizia di regolamenti e di un codice etico necessari, ma abbiamo voluto rimarcare una questione di sostanza. I corpi di polizia a San Marino sono quattro: Polizia Civile, Guardia di Rocca, Gendarmeria e Interpol. Al di là dell’ambito delle deleghe, su cui potremmo discutere per settimane, abbiamo ritenuto importante che venissero specificati tutti chiaramente, proprio per mantenere un equilibrio necessario e per riconfermare che nel nostro Paese esistono queste tre forze di polizia più l’Interpol. Sappiamo che l’Interpol è di fatto una costola della Gendarmeria, ma parliamo comunque di quattro realtà con ambiti e caratteristiche ben precisi, e tutte dovranno essere dotate di un codice etico che vada nella direzione auspicata dalle raccomandazioni del Greco. Abbiamo voluto soffermarci su questo punto e rimarcare questo fatto perché, se delega deve essere, allora vogliamo che sia una delega che garantisca e riconfermi questo equilibrio che oggi esiste nel nostro Stato.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Mi sembra di capire che ci sia un’indicazione positiva da parte del governo, vero Segretario? Bene, ne prendo atto e la ringrazio per questa conferma. Per quanto riguarda la nostra posizione, io penso sia corretto mantenere in votazione l’emendamento che abbiamo presentato; si tratta, come ricordava giustamente anche il Segretario di Stato nel suo intervento, di un emendamento a supporto della normativa stessa, volto a migliorarne la leggibilità complessiva. Secondo me, rendere una norma più chiara e fruibile per chi deve applicarla è sempre un valore aggiunto per il nostro ordinamento, quindi confermiamo la volontà di procedere con la votazione.
L’emendamento aggiuntivo di un comma 2 all’articolo unico del decreto proposto dal gruppo Rete è approvato.
Il decreto delegato numero 72 è ratificato.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 9 giugno 2026 n.77 – Commissione per la valutazione dei requisiti di contrassegno e Botteghe Storiche
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Questo decreto delegato viene adottato in attuazione della delega prevista dalla legge numero 137 del 5 novembre 2025, che disciplina i contrassegni “Made in San Marino”, “100% Made in San Marino” e il registro delle botteghe storiche. Ritengo che questo intervento normativo sia assolutamente necessario per andare a disciplinare in maniera organica e strutturata tutto ciò che riguarda la composizione, il funzionamento, le competenze e i criteri operativi della commissione preposta. Questo organismo sarà quello deputato a esprimere i pareri previsti dalla legge madre per la concessione dei contrassegni e dello status di bottega storica. Nel testo definiamo innanzitutto la natura stessa della commissione, stabilendo che sia un organo collegiale capace di operare in autonomia e indipendenza. Abbiamo previsto una composizione stabile con i rappresentanti istituzionali dei settori economici e una composizione variabile che cambia in base al tipo di parere da emettere: per i contrassegni coinvolgeremo le associazioni di categoria, mentre per le botteghe storiche parteciperanno gli uffici competenti in ambito territoriale, urbanistico e culturale. Il decreto disciplina anche le modalità di convocazione e il funzionamento, puntando tutto sulla regolarità, sulla trasparenza e sull’imparzialità; abbiamo inserito regole precise sui conflitti di interesse, sulla verbalizzazione e sulla possibilità di svolgere riunioni per via telematica. Secondo me, un rilievo particolare lo hanno le norme sui criteri di valutazione: per il contrassegno “Made in San Marino” il decreto individua i parametri per accertare se esista davvero una lavorazione o una trasformazione sostanziale del prodotto in territorio, seguendo i principi internazionali sull’origine delle merci. Valuteremo il valore generato, dove avviene la fase produttiva e quanto incide il lavoro svolto a San Marino sul prodotto finale. Specifichiamo anche quali operazioni non possono essere considerate lavorazioni sostanziali, proprio per evitare usi impropri o solo formali del marchio. Per quanto riguarda invece il contrassegno “100% Made in San Marino”, le regole sono ancora più severe: tutte le fasi, dalla progettazione al confezionamento, devono svolgersi integralmente nella Repubblica e, per l’agroalimentare, c’è l’obbligo di usare materie prime del territorio. Voglio chiarire, come previsto dalla legge, che questi contrassegni non sostituiscono le attestazioni di origine ai fini doganali o commerciali internazionali. Infine, per lo status di bottega storica, il decreto individua criteri che valorizzano gli elementi identitari e tradizionali degli esercizi commerciali e artigianali. La commissione avrà anche un ruolo valutativo per gli interventi di restauro conservativo, per preservare l’immagine storica dei locali. In definitiva, io penso che questo provvedimento garantisca un sistema rigoroso e trasparente per tutelare le nostre produzioni e la nostra identità economica e culturale.
Gaetano Troina (D-ML): Intervengo a nome del mio gruppo, portando anche alcune considerazioni del collega Fabio Righi che, avendo ricoperto il ruolo di Segretario di Stato nella scorsa legislatura, ha seguito da vicino la nascita della legge madre. Io ho partecipato all’esame di quella legge in Commissione Finanze e ricordo bene le valutazioni fatte allora. Secondo me, l’impostazione data a questo decreto presenta alcune criticità, a partire dalla composizione della commissione per le botteghe storiche. Attualmente la presidenza è in capo alla Segreteria di Stato e sono presenti l’Ufficio Attività Economiche e le categorie economiche con diritto di voto. Io penso che questa scelta si allontani dall’idea originaria: il desiderio iniziale era quello di separare completamente queste valutazioni dalla politica, affidandole a una commissione puramente tecnica o tecnico-amministrativa. L’obiettivo doveva essere la verifica puntuale del rispetto di un disciplinare tecnico, senza spazio per valutazioni di altra natura. Invece, con la presenza del Segretario come presidente e delle categorie economiche, io vedo il rischio di situazioni di conflitto o di stallo. Se la commissione fosse stata solo tecnica, questo rischio non ci sarebbe stato, perché ci si sarebbe limitati a verificare dei parametri oggettivi. Un altro aspetto che mi preme sottolineare, e che mi è stato segnalato dal collega Righi, riguarda i loghi scelti per queste fattispecie. Forse, guardando anche a quanto avviene in Italia, sarebbe stato più pratico adottare diciture più snelle e minimali, più facili da applicare sui prodotti. Secondo me si è persa anche l’occasione di essere davvero innovativi: si era valutato di introdurre un QR code sul prodotto, così che l’acquirente, con uno smartphone, potesse accedere subito alla storia dell’azienda, alla descrizione del prodotto e a molte altre informazioni messe a disposizione dal venditore. Purtroppo questa scelta non è stata fatta ed è un vero peccato, perché avrebbe reso il design per le botteghe storiche e per il “Made in San Marino” molto più moderno e interattivo. Non abbiamo presentato emendamenti perché cambiare la composizione della commissione avrebbe significato stravolgere tutto l’impianto del decreto e, per noi, la cosa più importante è che queste nuove fattispecie inizino finalmente a essere utilizzate. Se poi emergeranno problemi, faremo sempre in tempo a intervenire, ma secondo me si poteva fare meglio fin da subito, sfruttando il lavoro già impostato. Spero che in futuro ci sia modo di risolvere queste due criticità.
Antonella Mularoni (Rf): Anche noi siamo un po’ dispiaciuti perché, secondo me, si è persa una grande occasione per disciplinare questa materia in modo diverso. Anche noi avremmo preferito di gran lunga che questa commissione avesse un profilo esclusivamente tecnico e non così marcatamente politico. Segretario, sinceramente mi fa un po’ sorridere leggere all’articolo 2 che la commissione sarebbe un organo collegiale che opera in “piena autonomia e indipendenza”, quando poi il primo membro con diritto di voto, nonché presidente, è proprio il Segretario di Stato o un suo delegato. Ma indipendenza da chi? Io penso che bisognerebbe almeno evitare di scrivere certe cose, perché se il presidente è il Segretario di Stato, che tra l’altro ha il voto determinante in caso di parità, è evidente che non ci sia autonomia dalla politica. È una scelta che avete fatto e che noi non condividiamo, ma dire che è un organismo indipendente mi sembra davvero fuori luogo. Ho poi un dubbio sul comma 5 dell’articolo 2, dove scrivete che i membri restano in carica fino al termine della legislatura. Ma perché avete inserito questa specifica? Voi non avete nominato delle persone fisiche scelte dal Consiglio, avete indicato delle figure istituzionali: il Segretario all’Industria, il dirigente dell’Ufficio Attività Economiche, il presidente dell’Anis. Queste figure ci saranno sempre, indipendentemente dalla legislatura, quindi quel comma mi sembra del tutto inutile. Inoltre, avrei apprezzato molto se, parlando di botteghe storiche, aveste previsto la presenza del presidente della Commissione Monumenti. Avete inserito il dirigente dell’Ufficio Pianificazione Territoriale, che secondo me non c’entra nulla con il concetto di “storicità”, e il Direttore del Dipartimento Territorio, che è una figura di nomina politica. Lasciate fuori proprio chi ha le competenze reali sulla storia dei nostri luoghi. Io sono molto perplessa su questa composizione, perché secondo me non garantirà affatto la terzietà e la tecnicità necessarie. La politica rimane a piedi pari dentro la commissione e, siccome le deliberazioni avvengono con voto palese davanti al Segretario di Stato, io mi immagino già le dinamiche: chi avrà il coraggio di mettersi contro? Se fosse stata una commissione di soli tecnici, i membri si sarebbero sentiti molto più liberi di esprimere un parere tecnico senza condizionamenti. Ve lo dico in estrema sincerità: questa struttura portante del decreto non ci convince e non la condividiamo. Non abbiamo presentato emendamenti proprio perché la vostra è stata una scelta di fondo volta a mantenere il controllo politico su una commissione che volete far passare per tecnica. Infine, permettetemi una battuta sui loghi: non mi piacciono molto, ma forse è solo questione di abitudine alla novità. Magari sono io che sono “antica” o “storica”, ma avrei sperato in una configurazione diversa che ci desse più soddisfazione.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Ho ascoltato con attenzione le vostre osservazioni e le considero critiche costruttive, di cui prendo nota. È stata fatta una scelta che, secondo me, in questa fase iniziale di avviamento del progetto riesce a bilanciare le esigenze tecniche con quelle politiche. Le leggi comunque non sono scritte sulla pietra e possono sempre essere ragionate e riviste nel tempo se l’esperienza pratica lo suggerirà. Noi riteniamo che questa sia la soluzione migliore per contemperare i vari interessi in gioco in questo momento. Per quanto riguarda la commissione, abbiamo deciso di regolarla direttamente per legge perché non riteniamo che aspetti come la composizione, il funzionamento o le modalità di convocazione siano secondari o delegabili a un semplice regolamento, come invece prevedeva una vecchia bozza del 2023 che non è mai entrata in vigore. Sulla questione puramente tecnica sollevata dalla consigliera Mularoni riguardo alla numerazione delle lettere, io la penso esattamente come lei: avrei preferito usare la lettera “f” invece di “e-bis”. Però, voglio chiarire che gli uffici legislativi mi hanno segnalato questa modalità come una strada obbligata e insuperabile per questioni tecniche che dovrebbero spiegare loro meglio di me. Io l’emendamento l’avevo preparato con la lettera “f”, ma mi è stato risposto che anche se avessi fatto così, loro avrebbero comunque inserito “e-bis” nel testo definitivo della ratifica. Secondo me bisognerebbe lavorarci sopra, perché dispiace vedere una norma definitiva con una numerazione così pesante, ma ho dovuto seguire le indicazioni degli uffici tecnici.
Emendamento modificativo del governo all’articolo 2, comma 2
Rossano Fabbri Segretario di Stato: La proposta consiste nell’aggiungere una lettera “e-bis” per prevedere all’interno della commissione un rappresentante di un’associazione agricola geograficamente riconosciuta o un suo delegato. Inizialmente questa rappresentanza non era stata prevista perché si consideravano solo le associazioni di categoria tradizionali, mentre l’associazione agricola aveva una natura leggermente diversa. Tuttavia, dopo alcuni approfondimenti, io penso sia diventato di fondamentale importanza dare rappresentanza anche al mondo dell’agricoltura quando si parla di materie che rientrano nelle loro specifiche competenze. È giusto che siano presenti nella composizione della commissione per dare il loro contributo tecnico e di settore.
Aida Maria Adele Selva (Pdcs): Voglio ringraziare il Segretario per questo emendamento perché, come ho già sostenuto in passato parlando del “Made in San Marino”, io penso sia fondamentale tutelare l’identità e la provenienza dei nostri prodotti. Trattandosi di un marchio collettivo, dobbiamo essere molto attenti: se si commette un errore in un settore, si rischia di rovinare il prestigio e il buon nome di tutti gli altri. Poiché il contrassegno per i prodotti agroalimentari richiede che le materie prime provengano dal territorio, chi meglio delle associazioni agricole competenti può conoscere queste dinamiche? Mi sembra quindi un’aggiunta doverosa. Vorrei poi fare un piccolo appunto a chi sostiene che la commissione diventi troppo “politica”. Secondo me i soggetti individuati sono assolutamente idonei a fare valutazioni corrette. Ricordo che in una vecchia legge dell’ottobre 2023, la concessione del marchio avveniva tramite una convenzione tra la Segreteria di Stato e l’impresa: lì l’interferenza della politica mi sembrava persino superiore a quella attuale. Apprezzo molto che il Segretario abbia scelto lo strumento del decreto, portandolo in Consiglio, perché ci permette di completarlo e migliorarlo insieme, come stiamo facendo con questo emendamento. Spero che le richieste future valorizzino davvero il nostro territorio e mi auguro che ci sia una disamina molto attenta dei disciplinari di produzione, perché è da lì che dipende tutto il successo dell’iniziativa.
Maria Luisa Berti (Ar): Non sono intervenuta prima nel dibattito generale, ma colgo volentieri l’occasione di questo emendamento presentato dal governo per esprimere il mio apprezzamento per l’intero intervento normativo. Penso che questo provvedimento vada finalmente a completare il percorso iniziato per proteggere i nostri prodotti e le attività storiche del territorio. È una norma che va a diretto beneficio dei nostri operatori e che punta a valorizzare le peculiarità e l’identità, sia economica che culturale, della nostra Repubblica. Nello specifico, io considero questo emendamento assolutamente migliorativo, perché permette di ultimare la composizione della commissione includendo una rappresentanza del mondo dell’agricoltura, un settore che è caratteristico e di grande importanza per tutto il nostro sistema economico. Secondo me, inserire tutte le rappresentanze dei settori interessati è la scelta più corretta per dare al “sistema Paese” gli strumenti giusti per promuovere le nostre eccellenze, non solo internamente ma anche all’esterno dei nostri confini. Diamo atto al governo di questo intervento utile che mette in luce l’importanza della nostra identità produttiva.
L’emendamento modificativo del governo all’articolo 2, comma 2 è approvato.
Il decreto delegato numero 77 comprensivo dell’emendamento approvato è ratificato.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 19 giugno 2026 n. 82 – Modifiche al Decreto Delegato 14 marzo 2024 n.50 “Disciplina delle Attività Economiche” e successive modifiche
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Questo decreto delegato introduce alcune modifiche molto importanti al decreto numero 50 del 14 marzo 2024 e alle sue successive variazioni, che riguardano la disciplina delle attività economiche. L’obiettivo principale è quello di rendere molto più chiara e trasparente tutta la procedura relativa al mancato pagamento della tassa annuale per il rinnovo dell’autorizzazione a operare, andando a disciplinare con precisione la situazione degli operatori economici per l’anno in corso. Entrando nel dettaglio, l’articolo 1 va a riformulare il comma 1 dell’articolo 26 del decreto originale; secondo me era necessario prevedere che, qualora la tassa di rinnovo non venga pagata entro 60 giorni dalla scadenza della cartella unica, l’Ufficio Attività Economiche debba richiedere formalmente all’operatore il versamento della somma dovuta. A quel punto, l’operatore avrà un termine di 30 giorni dalla notifica di questa richiesta per mettersi in regola. Questa modifica serve proprio a individuare con assoluta certezza il momento da cui decorre il termine concesso all’operatore e, soprattutto, a garantire che ci sia una comunicazione formale e inequivocabile dell’inadempimento; solo se questo termine dovesse decorrere inutilmente, allora l’autorizzazione a operare verrà sospesa. L’articolo 2, di conseguenza, modifica la lettera f) del comma 1 dell’articolo 27, precisando che la revoca definitiva dell’autorizzazione consegue al mancato pagamento trascorsi centoventi giorni dalla notifica dell’ufficio. Infine, l’articolo 3 introduce una disposizione transitoria che ritengo doverosa: siccome per l’anno in corso i termini risultano già scaduti, vogliamo permettere a chi è interessato di regolarizzare la propria posizione, proprio perché finora è mancata la notifica prevista dalla nuova norma. Viene quindi data la possibilità di pagare entro il 31 luglio 2026; in quel caso la licenza verrà riattivata d’ufficio immediatamente, senza altri passaggi, mentre se si supererà quella data senza pagare, la revoca diventerà effettiva.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Anche se non abbiamo richiesto noi lo scorporo, io penso che questo sia un decreto estremamente interessante e voglio ringraziare il Segretario per averlo portato in Aula. Secondo me questo provvedimento rappresenta un ennesimo passo avanti sulla strada della disciplina delle attività economiche, correggendo quelle problematiche che in passato hanno creato enormi difficoltà a chi invece sceglie di fare impresa in modo sano. Lo dico chiaramente: il nostro voto sarà favorevole perché questo decreto introduce dei requisiti e dei punti a favore di chi lavora correttamente rispetto a chi non lo fa. È chiaro che poi nelle singole casistiche può rientrare di tutto, come momenti di difficoltà passeggera, ma il problema di fondo esiste e ne abbiamo discusso proprio la settimana scorsa con i sindacati. Mi allieta molto vedere che ci si stia focalizzando sul risolvere problematiche endemiche che emergono ciclicamente, anche all’interno di commissioni importanti come quella sulle infiltrazioni malavitose. Sappiamo che ci sono situazioni in cui lo Stato deve riappropriarsi di cifre che sono state prese indebitamente; qui si stanno mettendo delle regole che io non definirei nemmeno stringenti, ma semplicemente “normali” per una normale vicenda lavorativa. Al netto delle possibili critiche al Governo, io leggo questo decreto come un atto di regolamentazione che segue la scia di altri provvedimenti già trattati sulla concorrenza sleale, un fenomeno che purtroppo è emerso in molti ambiti. Segretario, io le avevo già proposto in occasione di un altro decreto, quello sulla fideiussione bancaria obbligatoria che avevamo votato favorevolmente, di fare una sorta di monitoraggio semestrale all’interno delle commissioni parlamentari. Secondo me sarebbe uno strumento utilissimo per informare l’Aula sull’andamento delle norme, vedendo se gli effetti positivi aumentano o se ci sono criticità. Noi ad esempio facciamo interpellanze ogni sei mesi sui mancati contributi non per andare contro un Segretario, ma per monitorare la situazione; se il Congresso di Stato fornisse questi aggiornamenti periodicamente, eviteremmo l’affastellamento di interpellanze e avremmo una visione chiara sui settori più critici del Paese.
Antonella Mularoni (Rf): Io avrei due quesiti piuttosto precisi da porre al Segretario Fabbri su questo provvedimento. Io capisco perfettamente l’intenzione di venire incontro ai tanti operatori economici sammarinesi che magari si sono semplicemente dimenticati di pagare entro fine marzo e si sono visti arrivare le ingiunzioni dell’esattoria, trovandosi in una posizione delicata. Però, guardando all’articolo 1, mi chiedo se questa sia davvero la modalità migliore. Di fatto noi stiamo spostando il termine del pagamento da marzo almeno fino a giugno, perché ora obblighiamo l’Ufficio Attività Economiche ad attivare una procedura nuova e, secondo me, molto onerosa. Devono scrivere a tutte le attività che non hanno pagato e mandare raccomandate a tutti; considerando il numero di società che abbiamo a San Marino, io temo che questo diventi un impegno non da poco per l’ufficio. Allora io mi chiedo: se riteniamo che il 31 marzo sia un termine troppo vicino, non sarebbe stato più semplice spostare la scadenza per legge al 30 giugno per tutti? Se passa questo principio, allora dovremmo fare la stessa cosa anche per l’IGR o per le altre tasse: il privato non paga a luglio, noi gli mandiamo la raccomandata e gli diamo altri sessanta giorni. Mi sembra una strada inutilmente complicata che rischia di ingolfare l’ufficio di funzioni burocratiche, sottraendo personale a controlli e compiti ben più importanti. Poi c’è il tema delle disposizioni transitorie dell’articolo 3: cosa prevediamo per chi, spaventato dall’avviso dell’esattoria, ha già pagato tutto compresa la sanzione? Possono chiedere la restituzione della sanzione pagata in esubero visto che ora diamo più tempo a chi non ha ancora fatto nulla? Secondo me i problemi di quest’anno si potevano risolvere diversamente, senza complicare la vita all’ufficio per il futuro. Avevamo detto che con il passaggio di alcune funzioni alla Camera di Commercio l’ufficio avrebbe potuto dedicarsi a cose più strategiche per il Paese; sprecare risorse umane per mandare migliaia di raccomandate ad aprile mi sembra sinceramente un passo indietro.
Luca Della Balda (Libera): Mi permetto di rispondere alla collega Mularoni perché ho riscontrato direttamente che questa problematica sussiste ed è reale. Il punto è che la cartella esattoriale oggi non viene inviata per via telematica ma tramite raccomandata cartacea; è successo a diverse persone di non accorgersi della comunicazione e di trovarsi con la licenza sospesa o revocata anche per cifre irrisorie, magari solo 600 o 1.000 euro, a loro totale insaputa. Secondo me, proprio per questo motivo, prevedere che ci sia una notifica specifica e formale da parte dell’Ufficio Attività Economiche prima di arrivare a provvedimenti così gravi sia una scelta non solo utile, ma direi doverosa. Ritengo quindi che questo intervento normativo sia assolutamente opportuno per tutelare chi lavora.
Emanuele Santi (Rete): Abbiamo chiesto lo scorporo di questo decreto perché volevamo approfondire alcuni dati e chiedere spiegazioni. Segretario, se fosse possibile, vorrei sapere quante sono esattamente le società che a oggi, nel 2026, non hanno ancora pagato la tassa di licenza, così da capire l’entità del fenomeno. È chiaro che la scadenza attuale è il 31 marzo e che con questo decreto viene di fatto prorogata di quasi 90 giorni tra avvisi e termini vari. Se la volontà è quella di dare finalmente dei tempi precisi e certi — per cui se non paghi dopo l’avviso ti sospendo e poi ti revoco — allora io le faccio i miei complimenti, perché questa impostazione come deterrente per i “furbi” secondo me funziona. Però dobbiamo guardare in faccia la realtà: in questo Paese ci sono tantissime società che, per mille ragioni, bucano sistematicamente questa scadenza e la tassa non viene riscossa. Io le ho fatto i complimenti quando ha introdotto la fideiussione per le società di auto, perché lì lo Stato è coperto se non paghi, ma il problema della mancata riscossione è enorme e va esteso ai contributi e alla monofase. Qualche settimana fa ho partecipato a un dibattito della CSDL e sono emersi dati impressionanti: abbiamo migliaia di posizioni di amministratori, sia residenti che non residenti, che non pagano la tassazione separata sui contributi. Parliamo di ammanchi che superano i 5 milioni di euro! Ecco, io penso che questi siano i veri temi su cui l’Aula dovrebbe confrontarsi. Questo intervento sulla tassa di licenza è meritorio, ma secondo me deve essere il primo passo per un’azione più vasta: se qualcuno non paga i contributi, gli si dà un tempo congruo e poi gli si revoca la licenza. Non è più sostenibile che in un Paese civile ci sia chi paga ogni centesimo e chi invece, attraverso scappatoie, non paga nulla. Questo non è più accettabile, è diventata una piaga sociale. Quindi bene l’intervento sulla tassa di licenza, ma il prossimo step dovrà essere quello dei contributi e io su questo sarò al suo fianco.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Vi ringrazio per il dibattito che è stato molto costruttivo e centrato sulle motivazioni reali del provvedimento. Per rispondere subito ai dati richiesti, inizialmente le società che non avevano pagato la tassa di licenza erano 139; non è un numero mastodontico sul totale, ma è comunque un dato significativo. Voglio dare anche una piccola “nota di colore” al consigliere Zeppa: da quando abbiamo introdotto la fideiussione sulle auto, non è stata costituita più nessuna nuova società di commercializzazione autoveicoli nel settore. Rispondendo invece alla consigliera Mularoni, io penso che la norma non sposti affatto il termine di pagamento, che rimane fermamente fissato al 30 di marzo. Chi non paga entro quella data dovrà comunque pagare le sanzioni e le more previste dall’esattoria, esattamente come prima. Quello su cui siamo intervenuti è esclusivamente la sanzione accessoria, ovvero la sospensione o la revoca della licenza. Il ragionamento che ho fatto io, e che credo il Paese debba fare, è di proporzionalità: mentre per i contributi o la monofase parliamo di centinaia di migliaia di euro e ci sono procedure esecutive, qui avevamo revoche di licenze per qualche centinaio di euro senza che l’amministrazione avesse la certezza che l’operatore avesse ricevuto la notifica. Si è voluto creare un meccanismo che garantisca la certezza della cognizione dell’atto prima di procedere a un provvedimento così gravoso come la revoca. È vero, ho chiesto uno sforzo in più all’ufficio, ma parliamo di poco più di cento casi, non della miriade di società sammarinesi. Dal prossimo anno avremo la certezza che, quando sospenderemo una licenza, l’operatore ne sarà stato pienamente consapevole. Secondo me non c’era proporzione nel revocare un’attività per 600 euro senza garanzie, mentre per debiti milionari si seguono altre strade; questo è il motivo del provvedimento e credo che l’Aula capirà questa scelta di equità.
Antonella Mularoni (Rf): Segretario, secondo me le domande sulla mancanza di riscossione di milioni di euro di contributi o monofase avrebbe dovuto rivolgerle al suo vicino di banco, il Segretario alle Finanze Marco Gatti. Lui è lì per la seconda legislatura ed è lui che avrebbe dovuto portarci soluzioni efficaci a questi problemi annosi che noi, come opposizione, abbiamo sollevato tantissime volte. Noi ci preoccupiamo, ma le proposte deve farle il Governo e la maggioranza deve votarle. Detto questo, io ribadisco la mia posizione: temo fortemente che, con questo nuovo sistema, dal prossimo anno il numero di società che non pagheranno entro il 31 marzo sarà molto più alto di oggi, perché di fatto avete creato una proroga di novanta giorni. Io avrei pensato a una soluzione diversa, magari intervenendo sulla gradualità della sanzione se la ritenevate troppo gravosa, ma non trovo condivisibile obbligare l’ufficio a mandare raccomandate a tutti gli inadempienti. Secondo me non è questa la strada giusta da seguire.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Consigliera Mularoni, evidentemente abbiamo un parere molto diverso su questo punto. Lei continua a parlare di termine prorogato, ma io le ripeto che il termine non cambia: chi non paga a marzo paga comunque more e sanzioni all’esattoria. Le procedure esecutive in questo Paese esistono e l’esattoria le fa partire, non è che si fermano. Il punto è se una revoca di licenza sia proporzionata per seicento euro di debito rispetto ad ammanchi di centinaia di migliaia di euro. Io preferisco focalizzarmi sull’ammontare reale del danno per lo Stato. Comunque non ho eliminato la revoca, ho solo introdotto una garanzia di conoscenza per l’operatore. Se lei insiste nel dire che è una proroga, io le ribadisco che non lo è, perché la cartella esattoriale parte ugualmente e le sanzioni principali restano identiche. Su questo abbiamo proprio due letture diverse dell’intervento che, lo ripeto, agisce solo sulla sanzione accessoria lasciando invariato tutto il resto.
Il decreto delegato numero 82 è ratificato.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 10 giugno 2026 n.78 – Modifiche alla Legge 29 luglio 2014 n.125 – Legge di riforma in materia di aviazione civile – e successive modifiche
Marco Gatti Segretario di Stato: Intervengo molto brevemente per presentare questo decreto, che ha l’obiettivo di introdurre alcuni piccoli ma necessari aggiornamenti alla nostra normativa sull’aviazione civile. In particolare, la novità principale riguarda l’introduzione della possibilità di stipulare i contratti del settore attraverso la firma digitale, allineando le nostre procedure alle moderne tecnologie. Oltre a questo, il provvedimento contiene una serie di piccole rettifiche di errori materiali che erano presenti nel testo normativo precedente, così da garantire una maggiore chiarezza formale.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Secondo me questo decreto e quello che esamineremo subito dopo sono strettamente collegati e presentano dinamiche piuttosto complesse. Il prossimo provvedimento riguarda la navigazione marittima e il relativo registro, un tema che avevamo già affrontato qualche Consiglio fa prima che il decreto decadesse. È evidente che la cronaca, come spesso accade, finisce per dettare i tempi alla politica. Oggi però siamo qui per parlare di aviazione civile e degli emendamenti che il nostro movimento ha presentato, che tra l’altro sono identici per entrambi i decreti, e avremo modo di parlarne anche in seguito. Io penso che i colleghi di Repubblica Futura abbiano fatto bene a trasformare la loro interpellanza sulla “flottiglia” in una mozione, visto che due Segretari di Stato hanno evitato di rispondere a domande precise. Ma restiamo sul punto. Io non ricordo bene come lei, Segretario, avesse bypassato la questione l’altra volta; mi pare avesse detto che quanto previsto dal nostro emendamento fosse già in fase di attuazione, ma noi siamo convinti del contrario. Voglio ricordare a quest’Aula che circa due mesi fa la Commissione consiliare sulle infiltrazioni malavitose, che è un organismo paritetico, ha presentato una relazione basata su numerose audizioni e segnalazioni accumulate negli anni. A pagina 17 di quella relazione, citando testualmente il rapporto del SICAE della Polizia Civile, si legge chiaramente che settori come quello degli aeromobili e delle imbarcazioni meritano un’attenzione specifica e approfondimenti urgenti. Secondo me è inaccettabile che non sia ancora disponibile un accesso diretto ai registri per le autorità di controllo. Negli ultimi anni abbiamo avuto casi davvero perniciosi: penso alla sventura dell’aereo intestato a un privato ma riconducibile a Maduro, sequestrato nientemeno che da Donald Trump eppure iscritto nel nostro registro aeronautico. Oppure pensiamo agli aerei degli oligarchi russi che risultavano immatricolati a San Marino, tanto che il Direttore Generale dell’Autorità per l’aviazione civile ha dovuto rilasciare dichiarazioni pubbliche per cercare di chiarire la situazione. Io mi chiedo perché debba essere un tecnico a rispondere per conto del governo su questioni così delicate e brutte da vedere; quando sono venute “Le Iene” a chiedere spiegazioni sulle automobili ha risposto lei, Segretario, ed è questo il ruolo garantista che spetta alla politica. Non possiamo ignorare una relazione della nostra polizia dello scorso anno che denuncia l’impossibilità per gli organi di controllo di accedere direttamente ai registri per fare le verifiche necessarie. Sono criticità che le forze dell’ordine evidenziano da anni, ma che i vari governi continuano a non attuare. I nostri emendamenti sono semplicemente la traduzione in legge di quanto scritto in quelle relazioni parlamentari. Qualcuno dice che questi registri portano molti introiti al Paese; va bene, accettiamo pure queste entrate, ma non possiamo chiudere gli occhi e far finta che non succeda nulla. Secondo me, dare dignità a questi decreti significa dare ascolto alle relazioni della Commissione Antimafia e della polizia, altrimenti tanto vale considerarli carta straccia e smettere di parlarne in Consiglio Grande e Generale.
Antonella Mularoni (Rf): Ho notato che il movimento Rete ha presentato lo stesso emendamento sia per il decreto 78 che per il 79. Se non vado errata, e chiedo al Segretario di Stato di confermarmelo, questo decreto numero 78 riguarda esclusivamente le modalità di registrazione degli aeromobili, introducendo appunto la firma digitale come alternativa valida alla firma autografa sulla documentazione da presentare all’Autorità. Se lei mi conferma che l’oggetto è limitato a questo aspetto tecnico, io preferirei riservare il mio intervento generale per la ratifica del decreto successivo, poiché su questa specifica modifica non abbiamo alcuna obiezione particolare.
Emanuele Santi (Rete): Pochi minuti secondo me bastano per ribadire un concetto fondamentale. Poche settimane fa abbiamo discusso in quest’Aula la relazione antimafia, un documento che ha messo nero su bianco le distorsioni del nostro sistema. Noi avevamo proposto un ordine del giorno con 24 punti di intervento e, sebbene alcuni richiedano percorsi complessi, ce ne sono altri che si potrebbero attuare in pochissimi minuti. Questo decreto ne è l’esempio perfetto. Le forze di polizia ci hanno detto chiaramente che oggi non hanno l’accesso diretto ai registri navali e aeronautici; devono ogni volta chiedere formalmente le informazioni all’Autorità. Secondo me è una cosa che fa ridere: immaginate una forza di polizia che per fare un’indagine deve quasi chiedere il permesso all’indagato o passare attraverso filtri burocratici che depotenziano l’attività investigativa. Visto che oggi stiamo parlando proprio di una legge sulla registrazione aeronautica, io penso che non ci sia nulla di più coerente e semplice che inserire il nostro emendamento per concedere l’accesso diretto ai registri alla polizia. È solo una questione di volontà politica. Quando il Segretario di Stato Fabbri ha voluto intervenire sulle fideiussioni da 200.000 euro per le società di auto, gli è bastato un articolo e pochissimo tempo. Qui è la stessa cosa: si tratta di mettere nero su bianco un diritto d’accesso che le forze dell’ordine ci chiedono per risolvere problemi reali. Non possiamo restare muti, sordi e ciechi di fronte a quello che ci segnalano. Abbiamo avuto aerei sequestrati legati a Maduro o utilizzati per traffici illeciti. Chi controlla cosa trasportano questi voli? Chi c’è a bordo? Se vogliamo davvero contrastare queste distorsioni, dobbiamo dare gli strumenti necessari alla polizia senza costringerli a subire ritardi che compromettono le indagini. Mi auguro davvero che l’Aula voglia fare questo passo avanti, accogliendo il nostro emendamento come un segnale di serietà e di qualificazione del nostro sistema.
Alessandro Scarano (Pdcs): Vorrei fare alcune considerazioni perché, se è vero che la cronaca ha riportato dei casi spiacevoli nel settore dell’aviazione e in quello marittimo, io ritengo che l’Autorità sia intervenuta con tempestività per sistemare le cose e dare un segnale di rigore. Secondo me non si può e non si deve assolutamente generalizzare su questo comparto, che invece rappresenta un’eccellenza per la Repubblica di San Marino. Parliamo di un settore cresciuto molto in questi anni, che garantisce benefici importanti sia in termini occupazionali che economici, portando introiti di non poco conto nelle casse dello Stato. Il nostro registro è particolarmente apprezzato a livello internazionale per due caratteristiche precise: la celerità burocratica e la capacità dell’Autorità di intervenire subito in caso di irregolarità. È una nicchia di mercato che ci siamo ritagliati con fatica e io penso che dobbiamo continuare su questa strada con convinzione. Riguardo alla possibilità per la polizia di accedere ai registri, io sono convinto che, qualora vi sia un’indagine penale in corso e quindi un decreto di un Commissario della Legge, l’accesso ai pubblici registri sia già ampiamente garantito, come avviene per molti altri ambiti. Prima di procedere con nuove norme, secondo me sarebbe opportuno avere un’interlocuzione seria con l’Autorità per l’aviazione civile per capire esattamente come stanno le cose oggi e perché venga segnalata questa impossibilità di accesso. Capiamo bene lo stato dell’arte e poi valutiamo come intervenire, senza però rischiare di danneggiare un settore strategico con provvedimenti affrettati.
Enrico Carattoni (Rf): Colgo l’occasione di questo decreto per fare una riflessione più ampia su una materia di cui purtroppo in questo Parlamento si parla troppo poco. Dalla sua istituzione, il registro aeronautico e poi quello navale dal 2018 hanno dato un impulso notevole all’economia del Paese, permettendo anche di internazionalizzare la nostra Repubblica e di attirare operatori di alto livello che hanno elevato la qualità dei nostri servizi. Proprio perché sono realtà ormai consolidate, io ritengo che si debba fare una riflessione seria su come regolare l’Autorità. All’inizio è stato scelto un approccio di privatizzazione estrema, delegando la tenuta dei registri a soggetti privati; forse quindici anni fa questo aveva senso per non appesantire lo Stato con costi fissi quando si trattava solo di un progetto pilota. Ma oggi lo scenario è cambiato: i volumi sono cresciuti e abbiamo entrate considerevoli. Secondo me è arrivato il momento che lo Stato, attraverso l’Autorità in prima persona, riprenda la gestione diretta delle immatricolazioni e detenga i dati dei veicoli e delle imbarcazioni. Per capirci meglio, dovrebbe funzionare come per la motorizzazione civile: quando immatricolo un’auto, vado in un ufficio pubblico dove un funzionario controlla i documenti. Oggi invece non è sempre così nel settore aeronautico e navale, e da questa mancanza di gestione pubblica centralizzata dei dati nascono le difficoltà segnalate dai colleghi Zeppa e Santi. Credo sia giunto il momento di puntare un faro su questa distorsione e di utilizzare parte delle rendite generate dal settore per potenziare l’Autorità stessa, riportando la titolarità dei registri nelle mani dello Stato senza continuare a privatizzare il servizio. In questo modo avremmo una maggiore sicurezza e una gestione più trasparente di dati che sono strategici per la Repubblica.
Sara Conti (Rf): Vorrei aggiungere un dettaglio che ritengo molto importante e che, a mio avviso, rappresenta una mancanza piuttosto grave. Secondo l’articolo 7 della legge numero 125 del 2014, l’Autorità per l’aviazione civile ha l’obbligo di presentare ogni anno una relazione sullo stato delle proprie attività alla Commissione Finanze. Facendo un controllo accurato anche sul sito del Consiglio Grande e Generale, risulta purtroppo che dal 2015 queste relazioni annuali non vengano più presentate. Come Repubblica Futura lo abbiamo già segnalato attraverso un’interrogazione tra il 2024 e il 2025, perché io penso che, a fronte di un carico di lavoro che negli anni è aumentato in modo considerevole, sia fondamentale pretendere il rispetto della legge. Chiedo dunque ufficialmente che la mia richiesta venga messa a verbale e che il Segretario di Stato competente si faccia carico di pretendere dall’Autorità l’adempimento di questo obbligo normativo, proprio per garantire la trasparenza necessaria su un settore così delicato.
Marco Gatti Segretario di Stato: Riguardo alla questione delle relazioni annuali sollevata dalla consigliera Conti, mi impegno a fare subito una verifica; mi sembra strano che sia passato così tanto tempo, ma è chiaro che le prescrizioni di legge vadano rispettate e, se riscontrerò delle mancanze, richiamerò chi di dovere ai propri adempimenti. Per quanto riguarda il dibattito generale, voglio ringraziare chi ha difeso il settore: secondo me non si possono screditare interi comparti della nostra economia solo perché si verificano delle singole patologie. Se pensassimo di chiudere tutto per prevenire ogni possibile problema, allora non dovremmo avere alcuna attività economica nel Paese, perché il rischio zero non esiste. Quello che dobbiamo fare è contrastare le distorsioni e io credo che l’Autorità lo stia facendo in modo ottimo: abbiamo moltissime imbarcazioni e aerei registrati eppure non riceviamo rimostranze da altri Paesi, proprio perché c’è collaborazione internazionale. Mi dispiace sentire citare ancora la relazione di un anno fa come se nulla fosse cambiato. In quel rapporto le forze di polizia chiedevano l’opportunità di essere collegate direttamente ai registri e io posso confermare che questo collegamento è stato fatto. È già esistente. Se non mi credete, basta alzare il telefono e chiedere al generale Faraone: le forze di polizia sono collegate informaticamente per poter dare risposte immediate nella collaborazione internazionale. Si tratta di attività amministrative che abbiamo messo in campo collegando i sistemi tra loro, quindi io penso che non serva un nuovo articolo di legge per stabilire qualcosa che è già operativo. Inserire una norma oggi sembrerebbe solo un modo per dire “lo abbiamo fatto noi”, ma la realtà è che il collegamento c’è già.
Emanuele Santi (Rete): Mi dispiace, Segretario, ma la sua narrazione è sempre la stessa: chi vuole fare chiarezza viene accusato di voler chiudere tutto. Il punto è che i problemi sono evidenti e le stesse forze di polizia li hanno messi per iscritto nelle loro relazioni ufficiali. Secondo le mie informazioni, non risulta affatto che ad oggi esista questo collegamento diretto e questo accesso ai registri per la polizia. Io la richiamo alla responsabilità: in quest’Aula bisogna dire le cose come stanno e a noi questa notizia non risulta affatto vera. Se lei ci fornirà un’informativa pubblica e ufficiale, confermata da tutte le forze di polizia, allora saremo pronti a farle i complimenti, ma ad oggi la situazione è ben diversa. Non veniamo qui a raccontare fatti che non corrispondono alla realtà; per quanto ci riguarda, i registri non sono ancora accessibili direttamente alle autorità di controllo.
Marco Gatti Segretario di Stato: Io le ribadisco invece che le forze di polizia, proprio per assolvere ai loro compiti istituzionali e di relazione con l’estero, hanno l’accesso diretto e sono già collegate informaticamente ai registri.
Emendamento aggiuntivo di Rete di articolo 3-bis
Gian Matteo Zeppa (Rete): Questo emendamento aggiuntivo, l’articolo 3-bis, prevede l’introduzione dell’articolo 38-quater nella legge numero 125 del 2014 e successive modifiche. Secondo me è una disposizione fondamentale perché stabilisce che, nell’ambito dello svolgimento di possibili indagini e in linea con quanto evidenziato anche dalla relazione del SICAE del 2026, le forze di polizia debbano avere accesso diretto ai registri dell’aviazione civile. Segretario, qui mi pare che siamo di fronte alla sua parola contro quella del SICAE. Io inizialmente pensavo che la relazione fosse del 2025, invece è proprio del 2026 e si riferisce dunque ai dati più recenti. Lei ci sta dicendo in quest’Aula che l’accesso è già garantito, ma se fosse davvero così, io mi chiedo perché mai le forze di polizia dovrebbero scrivere in una relazione ufficiale di quest’anno che quell’accesso manca. Secondo me, piuttosto che aspettare la relazione del 2027 che uscirà tra diversi mesi per vedere se la situazione è cambiata, tanto vale inserire subito questa norma nel decreto. Non è affatto un atto pleonastico, come qualcuno vorrebbe far credere, ed è necessario scriverlo chiaramente all’interno della legge. Guardi, io lo dico con estrema franchezza: questa non è una puntualizzazione o una bandierina politica da sventolare, perché a noi delle bandierine non interessa assolutamente nulla. Non vogliamo nemmeno essere additati come quelli che su certi emendamenti o in certi ambiti problematici vogliono fare di tutta l’erba un fascio, come ho sentito dire in alcuni interventi precedenti. Non è affatto così. Il punto è che esistono delle problematiche oggettive che emergono continuamente e che costringono persino i dirigenti e i direttori a dover intervenire pubblicamente per smentire certe notizie. Questo non significa che vogliamo penalizzare o non accettare determinati settori all’interno di San Marino. Significa invece riconoscere che, se ci sono state delle criticità pesanti sul settore delle automobili, è evidente che i problemi esistono. Cari colleghi che mi rispondete, voi sapete bene che ci sono persone che di mestiere fanno i lestofanti; questi sono dei veri e propri mestieranti che studiano le nostre normative per capire dove ci sia la possibilità di aggirare la legge, e purtroppo spesso ci riescono. Mi riferisco a lei, consigliere Scarano: io non posso accettare che, di fronte a settori che hanno dimostrato di essere problematici, si faccia finta di nulla. Dire che sono problematici non significa volerli cancellare, ma significa ammettere che qualcuno di questi “furbi” sa leggere le nostre norme e le sa raggirare talmente bene da mettere San Marino in una condizione di pessimo risalto a livello internazionale. Io mi sarei sinceramente stancato di questa situazione, e secondo me dovrebbe essersi stancato anche lei, caro collega. Se ci sono delle evidenze chiare nella relazione del 2026 riportate da un organismo di polizia, e abbiamo qui un Segretario che smentisce categoricamente quella relazione, allora io penso che dobbiate davvero fare pace con il cervello e chiarirvi tra di voi. Io non ho le competenze per chiamare nessuno, certamente non chiamerò il generale Faraone, perché deve essere lei, Segretario, a rispondere pubblicamente del fatto e del non fatto. È lei che deve smentire ufficialmente quello che il Sicae ha scritto nel 2026. A me sembra davvero di assistere al teatrino dell’assurdo; qui persino il buon Carmelo Bene avrebbe di che divertirsi osservando la politica di San Marino.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Replico brevemente a me stesso perché credo che questo emendamento sia ottimale e necessario, specialmente visto che non arriva nessuna risposta nel merito. Secondo me non c’è nemmeno la volontà di rispondere, forse perché ci sono dei veti incrociati che impediscono di affrontare il tema. Però poi si fanno interventi scomposti, chiamando in causa i colleghi consiglieri. Dal nostro punto di vista, la portata di questo emendamento è essenziale. Lo ribadisco: né io, né il consigliere Santi, né il consigliere Giovanni Maria Zonzini — che tra l’altro ora è in America a studiare — abbiamo il numero del generale Faraone per chiedergli spiegazioni. È lei, Segretario di Stato, che deve rispondere e dire pubblicamente se smentisce la relazione del SICAE. Per queste ragioni manteniamo in votazione l’emendamento. Saremo in due in Aula, ma credo che il consigliere Zonzini voterà con noi a distanza, portando il nostro gruppo a tre voti favorevoli.
L’emendamento aggiuntivo di Rete è respinto a maggioranza.
Il decreto delegato numero 78 è ratificato a maggioranza.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 12 giugno 2026 n.79 – Modifiche alla Legge 2 agosto 2019 n.120 “Riforma in materia di navigazione marittima” e successive modifiche
Marco Gatti Segretario di Stato: Intervengo molto velocemente su questo provvedimento che riguarda invece la materia della navigazione marittima. Il decreto tocca prevalentemente quattro punti fondamentali. Il primo riguarda il recepimento degli aggiornamenti della Convenzione Marpol, che è lo strumento internazionale principale per la prevenzione dell’inquinamento marino. Il secondo intervento riguarda invece il rilascio dei titoli professionali marittimi, stabilendo i requisiti per l’iscrizione alle varie attività e per l’ottenimento delle patenti professionali nel settore. Abbiamo poi previsto un allineamento con la normativa già esistente nel settore dell’aviazione per disciplinare l’uso di segni distintivi, domini web e denominazioni commerciali anche in ambito marittimo; questo serve per evitare che tali simboli vengano utilizzati in modo improprio o non autorizzato. Infine, abbiamo proceduto a un’integrazione e a una revisione delle sanzioni penali legate alle attività di navigazione. Visto che anche in questo caso viene riproposto lo stesso emendamento, ci tengo a precisare che io non sono qui per smentire una relazione dei primi del 2026, che però riguardava le attività svolte nel 2025. Sono qui invece per dirvi che quello che era stato richiesto è stato pienamente concesso ed è già stato attuato: oggi le forze di polizia hanno l’accesso ai registri. Non chiedetemi i dettagli tecnici su ogni singolo corpo di polizia, ma l’accesso c’è e nella collaborazione istituzionale possono accedere direttamente senza dover più presentare una richiesta formale all’Autorità per ogni singola consultazione.
Antonella Mularoni (Rf): Il Segretario di Stato avrà certamente in memoria la ragione per cui, nella precedente sessione consiliare, questo decreto non è stato ratificato. Purtroppo la tempistica non fu affatto felice, poiché ci trovammo a doverlo discutere proprio nei giorni in cui i mass media pubblicarono la notizia che, tra le navi bloccate dal governo israeliano, ve ne era una che batteva bandiera sammarinese. Si disse poi che in realtà era solo una, e che chi la gestiva non avrebbe nemmeno dovuto esporre la bandiera perché non era in regola con il pagamento delle imposte. Diciamo che non è stata una contingenza fortunata, ma secondo me quel fatto ha messo in luce la necessità di approfondire questioni su cui sarebbe bene ricevere relazioni annuali. Come Parlamento, dovremmo poter fare degli approfondimenti costanti per migliorare le procedure di controllo del nostro Paese e avere sempre il controllo di situazioni così delicate. Voi ci dite che ci sono categorie di imbarcazioni che, come in altri registri internazionali, non sono obbligate a comunicare certi dati, ma io penso che, siccome San Marino è un Paese nuovo nella gestione di questi registri, dovremmo avere una cautela particolare. Oltre al guadagno economico che riceviamo ogni anno — e magari sarebbe il caso di verificare se queste cifre siano in aumento o in diminuzione — dobbiamo preoccuparci come Stato che certe situazioni non ci arrechino un grave discredito internazionale. Noi siamo rimasti molto delusi dalla risposta che abbiamo ricevuto, secondo cui la nostra Autorità non sarebbe tenuta a sapere nulla di queste cose. Secondo me questa non può essere la modalità con cui gestire settori così sensibili. Se oggi le cose funzionano così, probabilmente per il futuro dovremmo valutare di modificare le norme. Per noi l’importante è che le autorità di San Marino abbiano il pieno controllo e non vengano informate solo dai giornali internazionali o italiani quando scoppiano casi che espongono negativamente il nostro Paese e la nostra bandiera. Inoltre, se ci sono navi che battono bandiera sammarinese senza aver pagato le tasse, dovremmo attivare procedure rapidissime affinché quelle bandiere vengano rimosse e tutte le autorità internazionali vengano informate tempestivamente che quella nave non è più in regola. Quel fatto di cronaca, che fortunatamente non ha portato a grossi guai reputazionali permanenti, ha evidenziato il bisogno di fare una valutazione seria a qualche anno dall’introduzione del registro navale. Io avrei davvero piacere che ci venisse fornita una relazione dettagliata dall’Authority, così da poter valutare insieme se i presidi attuali siano sufficienti o meno. Credo che questa dovrebbe essere una preoccupazione di tutti, del Governo e della maggioranza. Un altro aspetto che vorrei evidenziare è che voi continuate come Governo a fare promesse in quest’Aula che poi non mantenete; il Segretario Fabbri aveva assicurato che non avreste più modificato il codice penale tramite decreto, e invece continuate a farlo, e secondo me non è una modalità corretta. È vero che i decreti arrivano in Aula, ma il precedente è decaduto e non sappiamo nemmeno se siano stati aperti dei procedimenti penali proprio per la vicenda della “flottilla”. Glielo chiedo oggi, Segretario: sono stati aperti fascicoli? L’articolo corrispondente in questo decreto è identico a quello precedente e attribuisce una competenza specifica all’autorità giudiziaria sammarinese. Noi abbiamo il diritto di sapere se dei procedimenti sono stati avviati; non ci interessano i nomi o i dettagli se l’istruttoria è in corso, ma vogliamo sapere se la nostra magistratura si è attivata. Non si possono introdurre norme e poi dire che non si hanno informazioni, perché il diritto penale è una materia delicatissima. La nave che batte bandiera sammarinese è territorio di San Marino e, se vengono commessi dei reati, la nostra autorità giudiziaria deve aprire immediatamente un fascicolo. Infine, siamo rimasti molto delusi dalla risposta alla nostra interpellanza, che abbiamo poi trasformato in mozione proprio perché volevamo risposte chiare. Presenteremo un’altra interrogazione se necessario, perché quando si verificano episodi così gravi la nostra volontà è quella di essere estremamente chiari e di assicurarci che tutti i presidi siano adeguati e che gli altri Stati rispettino la territorialità della nostra bandiera.
Emanuele Santi (Rete): Ricordo bene il dibattito dello scorso consiglio di maggio, quando il decreto arrivò in Aula e fu poi ritirato in fretta e furia dal Segretario perché la discussione aveva preso una piega critica a causa dei fatti avvenuti nelle acque internazionali davanti a Israele. In quel caso alcune navi furono soggette a quello che io definisco un vero atto di pirateria, con il sequestro di attivisti, e tra queste c’era la “Furleto” che batteva bandiera sammarinese. Secondo me, quando si parla di registro navale, dobbiamo essere ben consci che siamo responsabili, seppur indirettamente, di quello che succede su quelle navi, perché la giurisdizione è la nostra. Di fronte a un Paese che può non rispettare le regole internazionali in modo così palese, noi abbiamo una responsabilità diretta e credo sia lecito sapere se sia stato aperto un procedimento penale per i fatti della “Furleto”. Non rispondere a un tema così è una mancanza grossa da parte del Governo. Ma io voglio rincarare la dose: il 13 gennaio 2026 San Marino RTV ha dato la notizia di un drone che ha colpito una nave cargo con bandiera sammarinese, causando anche un ferito. Sono passati sei mesi: cosa sta succedendo? Quali erano le motivazioni? Cosa trasportava quella nave? Su questo regna il silenzio assoluto. Eppure c’è stato un ferito sotto la nostra giurisdizione, quelle persone sono sotto la nostra diretta responsabilità. Tutti fanno orecchie da mercante, ma il tema è serio: cosa trasportano queste navi? Il caso vuole che vengano spesso avvistate nel Mar Nero, tra Ucraina e Russia, nei mari più agitati a livello geopolitico. Abbiamo davvero il controllo? Perché se succede un disastro ecologico o se si inabissa una petroliera, i responsabili siamo noi e dobbiamo fare un ragionamento serio su questo settore. Segretario, lei si deve impegnare a farci avere una relazione dall’Authority sia sulla navigazione che sull’aviazione civile, per capire qual è lo stato dell’arte e quali garanzie possiamo mettere in campo. Se il Congresso di Stato non verrà a riferire, lo richiederemo con un’altra interpellanza, perché i fatti che abbiamo appreso anche in Commissione Antimafia a microfoni spenti destano preoccupanti e inquietanti dubbi. Secondo me è arrivato il momento di fare piena trasparenza, dando l’accesso ai registri a tutte le forze di polizia e capendo bene cosa stia succedendo, perché un drone che colpisce una nave o un sequestro in acque internazionali non sono semplici incidenti, sono casi diplomatici veri e propri. Io penso che stiamo assolutamente sottovalutando la portata di queste vicende e invito l’Aula a fare al più presto un dibattito serio per intervenire sui regolamenti, perché ormai la base degli iscritti si è ampliata e il nostro Paese rischia di non farci una bellissima figura.
Dalibor Riccardi (Libera): Io posso comprendere che il dibattito si sviluppi su vicende di cronaca e su riflessioni di carattere generale, ma ho sentito poche analisi nel merito di questo decreto che, secondo me, è nettamente migliorativo rispetto alla situazione attuale. All’interno del provvedimento c’è un aumento significativo delle sanzioni e un aggiornamento importante tramite la Convenzione Marpol per quanto riguarda le procedure contro l’inquinamento marittimo. Ci sono anche requisiti più severi per poter essere identificati come comandanti di un cargo o di una nave, e questo eleva la qualità professionale del nostro registro. Inoltre, trovo molto positiva la specifica sull’uso di denominazioni e simboli riconducibili all’autorità del nostro Paese, per evitare abusi. Lo dico perché, pur rispettando le riflessioni dei colleghi che mi hanno preceduto, io penso che questo decreto rappresenti un passo avanti per il rapporto tra l’autorità marittima e i suoi iscritti. Una volta ratificato, queste nuove regole diventeranno vigenti e miglioreranno i presidi di garanzia e le qualifiche necessarie per navigare sotto la nostra bandiera.
Enrico Carattoni (Rf): Non può certo sfuggire il percorso rocambolesco che ha avuto questo decreto. Io onestamente non ho ancora capito perché nella seduta di maggio, dopo le polemiche sull’atto di pirateria, il Segretario Bevitori decise di ritirarlo improvvisamente nonostante non vi fossero emendamenti presentati. Viene ripresentato dopo un mese e ci troviamo qui a ratificarlo oggi senza variazioni sostanziali. Io faccio un po’ il malizioso: non è che si è voluto far decadere il decreto per evitare di applicare una norma penale particolarmente severa a qualche caso specifico? Si sa che gli effetti fatti salvi non valgono per la materia penale favorevole. Il dubbio mi sorge spontaneo, perché ritirare un provvedimento all’improvviso per poi riemetterlo identico settimane dopo non ha una giustificazione politica normale. Si sono voluti evitare problemi a qualcuno? Eppure la norma sulla pirateria c’era già, anche se questo decreto ne inasprisce le pene rendendo i reati quasi imprescrittibili. La modalità utilizzata mi lascia sinceramente sgomento, anche perché si continua a intervenire sul codice penale tramite decreto, una prassi che avevamo detto di voler superare. All’inizio della legislatura avevamo apprezzato molto quando il Segretario Canti ritirò un decreto per riproporlo come progetto di legge; quello era l’indirizzo giusto, ma oggi vedo che si torna indietro. La domanda però è un’altra: siamo conseguenti con quello che approviamo? Ci diciamo che dobbiamo agire in fretta per essere in regola con gli standard internazionali, ma poi siamo i primi a non dare applicazione a queste norme. Se vogliamo reprimere gli attentati alle imbarcazioni sammarinesi, perché quando facciamo un’interpellanza ci si risponde in modo superficiale e sciatto? Non sappiamo se siano state avviate iniziative giudiziarie per i fatti avvenuti in acque internazionali sotto la nostra giurisdizione. Secondo me noi ci facciamo belli adottando normative impeccabili per fare bella figura con gli organismi internazionali, ma poi non le applichiamo. Voi rincorrete chi vi critica su Facebook usando l’Avvocatura di Stato, ma quando ci sono reati che prevedono la prigionia fino al sesto grado, allora va tutto bene e non fate nulla. Questo non è solo un tema politico, ma riguarda l’esistenza stessa del nostro Stato di diritto e della nostra sovranità. Rinunciare a reprimere o ad accertare fatti così gravi significa ledere la sovranità della Repubblica di San Marino. Se il Governo non riferirà, presenteremo una mozione per capire se c’è davvero la volontà di accertare la verità. Le risposte che ci avete dato finora sono state difformi persino rispetto ai dati della nostra televisione di Stato sul numero di imbarcazioni e persone coinvolte. Anche se non sono cittadini sammarinesi, se delle persone vengono rapite su territorio della Repubblica, noi abbiamo il diritto di sapere che fine abbiano fatto. Invito il Governo a “tirare fuori gli artigli” e a far valere le proprie ragioni; il vecchio motto “noti a noi, ignoti agli altri” è ormai superato, ma ho l’impressione che per voi rimanga invece molto attuale quello di essere forti con i deboli e deboli con i forti.
Marco Gatti Segretario di Stato: Allora, intervengo solo molto velocemente per fare alcune precisazioni necessarie. Per quanto riguarda la questione dei procedimenti penali, devo chiarire che noi non abbiamo ricevuto alcuna notifica ufficiale, quindi allo stato attuale non sappiamo se vi siano indagini in corso o se siano stati effettivamente aperti dei fascicoli in merito ai fatti citati. Tuttavia, non posso nemmeno escludere categoricamente che non vi siano dei procedimenti penali ancora nella fase istruttoria coperta dal segreto d’ufficio; ripeto però che a noi, come governo, non risulta sia arrivata alcuna comunicazione o notifica. Passando invece al tema dei controlli, io penso che il settore navale disponga già di un proprio sistema di verifiche molto rigoroso: ci sono i controlli legati alla fase di registrazione e poi ci sono tutti i controlli tecnici obbligatori. Quando le navi non risultano rispondenti ai parametri richiesti, la registrazione viene semplicemente negata; posso confermare che tantissime imbarcazioni sono state rifiutate proprio perché non in regola. Adesso però aspettiamo di avere a disposizione la nuova relazione sull’attività; credo che l’ultima prodotta risalga al 2024, quindi effettivamente mancano i dati relativi al 2025 e quelli del 2026 che arriveranno prossimamente. Per quanto riguarda la possibilità di localizzare le navi e sapere dove si trovino, secondo me è importante distinguere tra le diverse tipologie di imbarcazioni: per quelle che superano una certa dimensione i trasponder sono obbligatori e quindi è sempre possibile determinare la loro esatta posizione; se un trasponder dovesse essere spento, partirebbero immediatamente delle segnalazioni automatiche a tutte le autorità competenti, perché lo spegnimento è il segnale che sta succedendo qualcosa di anomalo. Il discorso cambia invece per gli yacht o per altre piccole imbarcazioni che non hanno l’obbligo del trasponder a bordo; in quei casi non è possibile per l’Autorità determinare dove si trovino e cosa stiano facendo, anche perché spesso navigano al di fuori del territorio dove solitamente avvengono i controlli delle autorità che vigilano nei vari settori per competenza territoriale. Quello che accade regolarmente è che, quando una nave perde i requisiti necessari, viene immediatamente cancellata dal registro e questa cancellazione viene comunicata a tutte le autorità internazionali. Certo, può succedere quello che accade con le automobili: se uno non restituisce fisicamente la targa, potrebbe continuare a circolare con un’identificazione che però risulta ufficialmente cancellata nei database; ma nel momento in cui quella nave viene fermata per un controllo, la segnalazione emerge subito e viene sanzionata in base alla gravità della violazione commessa. Come è stato giustamente sottolineato, gli interventi contenuti in questo decreto vanno a migliorare l’attuale quadro normativo sotto vari profili, compreso quello dell’inasprimento delle sanzioni penali e della definizione dei titoli professionali; in particolare, agiamo per il recepimento della Convenzione Marpol per quanto riguarda le attività di tutela e di prevenzione dell’inquinamento marino.
Antonella Mularoni (Rf): Segretario, mi perdoni, sarò davvero brevissima nel mio intervento. Rispetto alla questione dei procedimenti penali, io penso che non dovremmo semplicemente limitarci ad aspettare che il Tribunale ci notifichi qualcosa di sua iniziativa. Secondo me, di fronte a fatti di questa portata, avrebbe dovuto essere un’autorità pubblica diversa dalla magistratura a segnalare ufficialmente al Tribunale che si era verificata una determinata situazione, qualora i giudici non se ne fossero già accorti autonomamente. In teoria, il Tribunale potrebbe tranquillamente sostenere di non aver ricevuto alcuna segnalazione né dall’Autorità competente, né dal Governo e neppure dall’Avvocatura dello Stato; non avendo avuto alcuna informazione ufficiale, l’azione penale potrebbe non partire. Tutto questo mi porta a pensare che abbia ragione il collega Carattoni: sembra quasi che le norme le facciamo funzionare a pieno regime solo quando ci interessa, mentre quando non ci interessa preferiamo restare buoni e zitti in attesa che passi la tempesta, per poi continuare come se nulla fosse successo. Le dico la verità, Segretario, questo approccio ci preoccupa molto, perché nel momento in cui siamo tutti concordi nel ritenere che una nave che batte bandiera sammarinese sia a tutti gli effetti territorio della Repubblica di San Marino, allora dovremmo essere altrettanto fermi e uniti nel sostenere che chiunque commetta un reato su quel territorio debba essere assoggettato al controllo dell’autorità giudiziaria sammarinese. Io auspico che per il futuro questo avvenga davvero, visto che lei ci ha fatto capire chiaramente che per il passato non è stato fatto nulla di concreto; un atteggiamento diverso rafforzerebbe anche l’immagine internazionale del nostro Paese e l’idea che non si possano compiere impunemente atti illeciti sul territorio sammarinese, e le navi questo sono. Per il resto, mi auguro che a breve si possano avere i dati dettagliati su ciò che sta accadendo in questo settore e le sono grata per la disponibilità a farci avere la relazione del 2025 il prima possibile. Siamo certamente felici che vengano introdotte norme migliorative con questo decreto, ma l’importante è avere a disposizione e mettere in atto tutti i dispositivi necessari affinché i controlli siano efficaci anche a livello nazionale. Dobbiamo assicurarci che le norme che introduciamo, anche le migliori possibili, non rimangano di fatto solo lettera morta ma vengano applicate seriamente, perché questo è uno strumento fondamentale. Questa severità deve essere portata a conoscenza di tutti coloro che, a livello internazionale, intendono immatricolare navi nel nostro registro; chi vuole comportarsi in modo non corretto deve sapere fin dall’inizio che a San Marino questo non è possibile. Dobbiamo avere norme stringenti in fase di accesso e controlli accurati successivamente, così che chi ha intenzione di fare il furbo capisca che è meglio non avvicinarsi alla nostra Repubblica.
Marco Gatti Segretario di Stato: Completo solo brevemente il mio discorso precedente. Io non so con certezza se l’Autorità abbia effettuato o meno delle segnalazioni specifiche su questo singolo fatto, ma posso assicurare che solitamente l’Autorità segnala tempestivamente all’autorità giudiziaria tutti i fatti che rileva come penalmente rilevanti. È successo già in tantissime occasioni: oltre a collaborare con l’esterno e a segnalare anomalie alle altre autorità internazionali, vengono fatte regolarmente le segnalazioni interne alla nostra magistratura. Non so se in questo caso specifico siano stati rilevati elementi tali da rendere necessaria una segnalazione, però posso senz’altro provare a interessarmi della questione e a chiedere maggiori informazioni.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Torniamo sul punto principale della discussione. Nel frattempo, io non ho telefonato al generale Faraone, quindi spetta a lei, Segretario, fornirci una dimostrazione tangibile ed effettiva del fatto che l’attuale decreto e il nostro emendamento siano in grado di smentire quanto riportato nella relazione del Sicae. Sia chiaro, bisogna mettere i puntini sulle i: secondo me questo decreto è buono, perché inasprisce le pene in alcuni ambiti e dà finalmente una stretta necessaria a tutto quel regime di possibili distorsioni che abbiamo visto in passato. Però, nonostante questo giudizio positivo sul testo, rimane ferma la portata del nostro emendamento che ora rileggo: si tratta di un emendamento aggiuntivo all’articolo 6 per l’introduzione del Titolo XII-ter alla legge numero 120 del 2019 e successive modifiche. L’articolo 76-ter prevede che, nell’ambito dello svolgimento di possibili indagini e per quanto evidenziato anche dalla relazione del SICAE del 2026, le forze di polizia abbiano l’accesso diretto ai registri navali. La proposta è sulla stessa stregua del decreto precedente e le motivazioni sono esattamente parificate; durante il dibattito qualcuno ha auspicato giustamente che arrivino le relazioni dell’Autorità e io credo che questo sia un punto fondamentale, visto quello che sta accadendo in certi ambiti. Niente, noi manteniamo assolutamente in votazione l’emendamento e non abbiamo intenzione di telefonare a nessuno su sua proposta, Segretario. Riteniamo che debba essere lei a dare delle risposte chiare a quest’Aula; non accettiamo questa situazione e vogliamo una certificazione ufficiale di questo accesso ai registri, perché non stiamo parlando di una relazione datata due anni fa, ma di un documento che ha pochissimi mesi di vita e se le cose stanno come dice lei, ben venga, ma serve una conferma ufficiale.
Gian Nicola Berti (Ar): Io volevo intervenire anche prima su questo tema perché l’argomento è lo stesso. Secondo me è fondamentale che tutte le forze di polizia possano accedere ai pubblici registri in forma diretta, autonoma e soprattutto riservata. È essenziale che il titolare del registro non abbia nemmeno la percezione che vi sia stato questo accesso, proprio perché la salvaguardia della riservatezza delle indagini è un valore fondamentale. A volte le indagini sono fondate sul nulla e si chiudono rapidamente, ma altre volte sono fondate su elementi concreti e anche solo far trapelare a un soggetto terzo che si sta approfondendo un tema su una persona o su un bene può rappresentare un segnale d’allarme che fa perdere prove preziose. Da questo punto di vista, io credo che nessuno qui dentro possa essere contrario alla trasparenza dei registri. Il Segretario Gatti prima, parlando degli aeromobili, ci ha assicurato che questo accesso esiste già; i consiglieri di Rete hanno chiesto una dichiarazione pubblica, ma io penso che una dichiarazione a verbale del Consiglio Grande e Generale, come quella fatta dal Segretario, sia l’impegno più alto possibile. Come presidente della Commissione Antimafia posso dire che questo è un tema sollevato e fatto proprio dalla commissione stessa, quindi non ci resta che eventualmente convocare il SICAE e chiedere conferma di questa accessibilità, per capire se sia effettiva e avvenga nel modo migliore o se si possa ancora migliorare. Sono sicuro che il Segretario Gatti sarà il primo a collaborare per far sì che ci sia questa apertura, anche perché, secondo me, tutto ciò che è pubblico e in particolare i registri dovrebbe essere accessibile a chiunque abbia un interesse legittimo. Quando parliamo del Tribunale e delle forze di polizia, credo che questo accesso debba essere garantito in modo assolutamente privilegiato e riservato.
Emanuele Santi (Rete): Io non voglio contraddire sempre tutto e tutti, ma se gli organismi di polizia ci dicono che questo accesso non è ancora stato attuato, allora c’è un problema reale. Ci tengo a ribadire che noi specifichiamo che debbano essere tutte le forze di polizia ad avere accesso, non magari solo una parte o solo l’Interpol. Le forze di polizia comprendono anche la Polizia Civile e la Guardia di Rocca, ciascuna per la propria competenza; per esempio, la Guardia di Rocca si occupa del visto merci e dovrebbe proprio poter controllare direttamente le navi o gli aerei. Secondo me non possiamo dare per scontato che questa cosa sia già stata fatta, proprio perché i corpi di polizia hanno manifestato in più occasioni che questo rappresenta un limite operativo. Se l’accesso c’è o non c’è, allora diamoglielo e basta, senza aspettare oltre. Non possiamo continuare con questo rimpallino, dicendo che chiederemo in commissione fra due mesi per poi tornare qui a dire che l’accesso c’è già. Bisogna darglielo e punto. Io ho apprezzato in maniera particolare l’intervento del collega Berti, ma la realtà è che l’accesso non c’è, altrimenti non saremmo qui a scrivere questi emendamenti; se li presentiamo è perché ci dicono che questa possibilità manca o che ce l’ha solo qualcuno. Questo giochino del rimpallino è davvero avvilente per chi ci ascolta da casa. Vorrei inoltre rimarcare quanto dichiarato dal Segretario Gatti: noi non vogliamo conoscere la portata delle indagini o i nomi degli indagati, vogliamo solo sapere se, a fronte del sequestro di una nave sammarinese e del bombardamento con un drone di un’altra nave battente nostra bandiera, in Tribunale siano stati aperti dei procedimenti. Vogliamo solo sapere se è stato fatto qualcosa. Lei ci dice che non lo sa e che si informerà: ma cosa dobbiamo capire noi? Abbiamo la giurisdizione su queste navi, avvengono dei reati, vengono bombardate, ci sono dei feriti e vengono sequestrate delle persone, e noi restiamo inermi dicendo che ci informeremo? Secondo me è una cosa grave. Accettiamo passivamente che la nostra flotta sia colpita e i passeggeri sequestrati senza fare nulla come Paese? In un Paese civile una risposta del genere è inaccettabile. Non le chiediamo di avere i dettagli, le chiediamo solo di avere almeno un’informazione se sia stato fatto qualcosa. Mi sembra che ci sia una faciloneria e una sottovalutazione del rischio davvero paurosa.
Fabio Righi (D-ML): Gli interventi che mi hanno preceduto offrono l’opportunità di alimentare un dibattito a cui abbiamo sempre tenuto molto e, sentendo i colleghi, ci permettiamo come forza politica di fornire ulteriori spunti. Secondo me, il tema legato ai controlli e alle problematiche riscontrate dai vari soggetti coinvolti ci obbliga a sollecitare quest’Aula, le Segreterie e gli uffici competenti sulla necessità di dare finalmente ordine a questa attività. Io mi permetto di dire che oggi esistono effettivamente delle lacune, non per mancanza di norme, ma per il mancato adempimento di ciò che le leggi già prevedono. Conosco bene, ad esempio, la situazione del personale per i controlli sulle attività economiche: la legge prevederebbe un’implementazione fino a quattordici unità, ma si va avanti con soli tre soggetti. Tuttavia, il tema dei controlli non si risolve solo aggiungendo persone; serve un riordino delle funzioni tra i vari soggetti, come discusso anche nel decreto precedente. Per quanto riguarda gli accessi ai sistemi informatici e il dialogo tra i diversi database, credo che tutto sia perfettamente possibile rispetto all’attuale impianto normativo. Il tema della privacy cade nel momento in cui esiste una funzione di interesse pubblico protetta dalla legge, come l’attività di controllo. Seguendo principi come quello della minimizzazione dei dati, si possono stabilire regole chiare per cui, in ragione della funzione svolta, si ottengono i relativi accessi alle informazioni. Il problema è che continuiamo a parlarne, ma abbiamo una situazione di assoluta confusione. Io non so se questa confusione sia dovuta a un limite oggettivo o alla volontà di qualcuno di mantenerla, ma certo è che c’è una sovrapposizione di funzioni tra i corpi e tra gli uffici. L’attività di controllo e di indagine non è un sentimento, ma una scienza regolata da regole precise e da un approccio oggettivo e scientifico. Se non capiamo che la Repubblica di San Marino, soprattutto laddove si apre all’esterno molto più di ieri, debba dotarsi di questi strumenti — che tra l’altro garantirebbero più efficienza anche nella ricerca e nello sviluppo — continueremo a trascinare questa problematica. È una scelta di volontà politica, ma soprattutto è il dovere di rispettare la legge, che è una cosa molto semplice.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Mi autoreplico perché il Segretario non parla. Forse lei è arrivato in ritardo in Aula, ma in un decreto discusso stamattina dal suo collega Belluzzi, su sollecitazione del Greco, si è parlato proprio del codice etico. Stamattina l’intera Aula ha accettato l’emendamento di Rete dove si vanno a definire cosa siano le forze di polizia in base a un decreto del 2015: Gendarmeria, Guardia di Rocca, Polizia Civile e Interpol. Lei mi ha suggerito di chiamare una persona che è il comandante di un corpo e responsabile dell’Interpol, ma secondo me bisogna ricordarsi che le forze di polizia sono quattro entità distinte. Quello che diceva il collega Santi è assolutamente veritiero: tutte e quattro devono avere la possibilità di accesso ai registri, non solo una. Io non capisco se si tratti di disorganizzazione o altro, ma non è accettabile che solo una persona possa fare questo tipo di verifiche. Spero che convocherà presto la Commissione Antimafia, ma trovo assurdo che ci si sia già dimenticati di quanto ratificato stamattina riguardo alla definizione delle nostre forze di polizia.
L’emendamento aggiuntivo dell’articolo 3-bis proposto da Rete è respinto.
Il decreto delegato numero 79 è ratificato a maggioranza.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 18 giugno 2026 n.81 – Disciplina del regime di agevolazioni in favore di fondazioni non lucrative di utilità sociale – ONLUS
Marco Gatti Segretario di Stato: Illustro la relazione su questo decreto che introduce una disciplina organica volta a riconoscere agevolazioni fiscali specifiche in favore delle fondazioni non lucrative di utilità sociale – Onlus. Ci riferiamo a realtà che operano in settori di particolare rilevanza, con specifico riferimento all’assistenza sociale, sociosanitaria e sanitaria. Secondo me questo intervento normativo è fondamentale per sostenere le attività solidaristiche e promuovere la realizzazione sul territorio della Repubblica di strutture, progetti e servizi destinati all’accoglienza e al sostegno di persone fragili, svantaggiate o con disabilità. L’articolo 1 definisce l’ambito di applicazione, stabilendo che i benefici siano riservati alle fondazioni regolarmente iscritte al registro. L’obiettivo è concentrare il sostegno fiscale su attività direttamente collegate ai bisogni delle persone fragili. Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, prevediamo interventi sulla deducibilità delle imposte IGR per le liberalità concesse. Originariamente la delega era limitata alle persone fisiche, ma con gli emendamenti che presentiamo oggi come Governo, abbiamo esteso la possibilità di detrazione completa anche alle persone giuridiche. Inoltre, abbiamo stabilito che queste fondazioni non siano soggette all’imposta complementare sui servizi, proprio per agevolare anche fiscalmente quelle attività che hanno un impatto sociale così importante per la nostra Repubblica.
Gaetano Troina (D-ML): Riguardo a questo decreto, vorrei chiedere alcune spiegazioni ulteriori al Segretario. Le finalità indicate sono assolutamente condivisibili e benvengano tutti gli aiuti possibili alle Onlus, però ci sono un paio di aspetti che mi rimangono oscuri. Il decreto fa riferimento a progetti per la realizzazione di strutture immobili e all’importazione di prodotti dall’estero; volevo quindi chiedere se questo intervento nasca perché c’è già l’intenzione da parte di qualche fondazione di realizzare questo tipo di progetti. Da una rapida verifica, risulta che sul nostro territorio ci siano pochissime fondazioni Onlus, e pochissime di queste svolgono effettivamente attività dedicata all’assistenza. Secondo me rischiamo che a beneficiarne siano davvero in pochi. Questo mi porta a un ragionamento più generale sul tema delle fondazioni e delle associazioni. Nella scorsa legislatura si era tentato di risolvere il problema del coordinamento tra le due leggi, ma il lavoro è naufragato. Ad oggi non è chiaro se possano esistere associazioni Onlus e cosa possano fare nello specifico, quindi di fatto aiutiamo solo le fondazioni. Vorrei capire se ci sia l’intenzione di rimettere mano a queste normative, che risalgono ormai a dieci anni fa, visto che continuiamo a inserire proroghe in assestamento di bilancio per la revisione della legge sulle associazioni. Mi chiedo se ci siano progetti specifici in mente che giustifichino questo intervento, perché altrimenti mi sembra un provvedimento un po’ isolato, senza una progettazione concreta dietro.
Sandra Stacchini (Pdcs): Fino ad oggi, a differenza delle associazioni, eravamo in presenza di un vuoto normativo per quanto riguarda la fiscalità delle fondazioni non lucrative. Con questo decreto si interviene per estendere determinati benefici alle fondazioni di assistenza sociale e sociosanitaria. Secondo me non si tratta di un privilegio fiscale, ma di uno strumento di politica sociale dotato di un rigoroso sistema di controllo. Vorrei chiedere al Segretario se alcuni dei benefici previsti in questo decreto siano maggiori rispetto a quelli ordinariamente previsti per le associazioni Onlus. Chiedo di valutare se, a parità di condizioni e per progetti autorizzati dal Congresso, sia possibile estendere anche alle associazioni la totale esenzione dell’imposta sulle importazioni — visto che attualmente pagano il 5% — e la piena deducibilità delle erogazioni liberali da parte di persone fisiche e giuridiche.
Maria Katia Savoretti (Rf): Una nota di colore la vorrei fare: siete talmente bravi a fare i decreti delegati, però vi suggerirei di rileggerli meglio prima di emetterli. Abbiamo visto che su questo provvedimento avete depositato ben cinque emendamenti che si potevano sicuramente evitare se solo aveste letto meglio il testo. Entrando nel merito, io penso che l’intervento sia condivisibile, ma ho delle domande. L’articolo 5 della legge del 2015 elenca diverse attività per le Onlus, non solo l’assistenza sociosanitaria. Mi chiedo perché la volontà del Governo sia quella di intervenire solo a favore di una categoria così specifica, escludendo chi svolge attività di beneficenza o istruzione. Secondo me anche queste realtà meriterebbero un riconoscimento. Il consigliere Stacchini dice che c’è un vuoto normativo per le fondazioni, ma io penso che il vuoto ci sia anche per le associazioni, comprese quelle sociosanitarie che ad oggi non hanno agevolazioni. Mi chiedo perché si intervenga solo per una categoria e non si estenda il beneficio a tutte le associazioni che attendono da tanto tempo una modifica della legge che invece rimane chiusa nel cassetto. Benvengano gli aiuti a chi svolge determinate attività, ma secondo me non è la strada corretta agire in modo così limitato senza prevedere aiuti anche per le altre Onlus e associazioni del Paese. Spero che il Segretario ci dia delle risposte.
Antonella Mularoni (Rf): Intanto vorrei segnalare un errore nella prima parte del decreto: si cita la legge numero 101 del 105, ma nel 105 non credo siano state fatte leggi sulle fondazioni, quindi va corretto in legge del 2015. Devo esprimere il mio disagio: siamo davanti a un decreto di sei articoli e ci troviamo sei proposte di emendamento da parte del governo. Vi suggerirei di aspettare qualche giorno in più prima di emanare i decreti e di farli controllare meglio dagli uffici competenti. La delega vi è stata data nel 2015, ci avete messo 11 anni; aspettare una settimana in più per fare un lavoro pulito non avrebbe cambiato nulla. Non è bello lavorare su emendamenti tecnici che però vanno ad aggiungere aspetti sostanziali, come l’estensione alle persone giuridiche o l’esenzione dall’imposta sui servizi. I rilievi fatti dai colleghi sono importanti: a San Marino abbiamo molte più associazioni Onlus che fondazioni. Secondo me dovremmo porci il problema di non discriminare le associazioni che svolgono le stesse identiche attività. Perché volete dare tutti questi benefici soltanto alle fondazioni? Mi viene il dubbio che questo decreto sia stato fatto in tutta urgenza perché abbiamo letto sui giornali che l’Associazione Oncologica sta pensando di costruire l’hospice. Secondo me sarebbe meglio introdurre prima le agevolazioni normative e poi applicarle, invece di cucire i decreti addosso a chi è già pronto a partire. L’articolo 6 prevede addirittura una norma transitoria retroattiva per lavori già avviati dall’inizio del 2026. Secondo me non è bello che il governo si muova in questo modo, dicendo a qualcuno di stare tranquillo perché tanto arriverà un decreto retroattivo per ridare indietro i soldi spesi. Le leggi e i decreti dovrebbero avere carattere di generalità e astrattezza, non essere rivolti a un ente specifico. Poi ho una curiosità: non capisco perché all’articolo 1 si preveda che i riferimenti debbano essere fatti anche alla Segreteria con delega alla Famiglia. Qui si parla di utilità sociale, non vedo cosa c’entri il Segretario Canti con la delega alla famiglia. Questo mi fa pensare che il decreto sia tagliato su misura per qualcosa di già pronto. Noi vogliamo aiutare chi svolge attività di utilità pubblica, come l’hospice, ma non possiamo fare interventi spot. Spesso le attività delle associazioni sono svolte da volontari gratuiti, mentre le fondazioni hanno strutture più sofisticate e personale retribuito. Secondo me dovremmo tutelare la tipologia di intervento a prescindere dal fatto che sia un’associazione o una fondazione. Inoltre, date un grosso beneficio fiscale a chi contribuisce: questo significa che entreranno meno soldi allo Stato e mi auguro che il Segretario alle Finanze abbia valutato la sostenibilità. Dobbiamo rivolgerci a tutte le entità allo stesso modo, senza creare diseguaglianze che non aiutano la collaborazione tra questi enti, che vanno invece tutti valorizzati.
Marco Gatti Segretario di Stato: Intervengo velocemente per spiegare che la maggior parte degli emendamenti è dovuta al fatto che alcuni punti non erano coperti dalla delega originale, che riguardava solo le persone fisiche. Per estendere la deducibilità alle persone giuridiche siamo dovuti intervenire in sede di ratifica. Riguardo alle associazioni, la loro legge istitutiva prevede già un regime fiscale, cosa che non è stata fatta nel 2015 per le fondazioni perché la materia era stata demandata a un convenzionamento. Sono due situazioni diverse che non possiamo sovrapporre. Io non so se sia una priorità riprendere in mano tutto, ma oggi vogliamo coprire un gap normativo, perché attualmente le fondazioni sono soggette alla normativa fiscale generale come se fossero delle società. Secondo me facciamo un passo in avanti, incentivando attività di rilievo pubblico che si convenzionano con lo Stato, specialmente per il sostegno a persone fragili e disabili. Molte associazioni fanno questo, ma ci sono anche fondazioni che se ne occupano e mi sembrava discriminatorio che le associazioni avessero un loro regime e le fondazioni nulla. Le fondazioni sono più strutturate e vanno monitorate maggiormente, quindi abbiamo iniziato con questa politica dei piccoli passi.
Emendamenti del governo modificativi del comma 4 e del comma 5 dell’articolo 1.
Marco Gatti Segretario di Stato: Il primo intervento, a dire il vero, è poco più di una formalità che serve a rendere il testo più chiaro e comprensibile. Il secondo emendamento, invece, è decisamente più sostanziale perché va a introdurre nel decreto tutto quello che inizialmente non era stato coperto dalla delega, ovvero il discorso relativo alle persone giuridiche e alla deducibilità dei relativi costi. Entrando nel merito, il comma 4 prevede che il riconoscimento delle agevolazioni fiscali di cui parliamo in questo decreto debba essere autorizzato dal Congresso di Stato tramite la sottoscrizione di una specifica convenzione. La procedura richiede la presentazione di un’apposita istanza all’Ufficio Attività Economiche; prima di decidere, verranno sentiti i pareri della Segreteria di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale e della Segreteria di Stato con delega alla Famiglia, proprio per valutare con attenzione l’interesse pubblico della pratica e gli aspetti di utilità sociale del progetto. Per quanto riguarda il comma 5, interveniamo a parziale modifica e integrazione di quanto previsto dalla legge numero 166 del 2013 e dalle sue successive modifiche. Stabiliamo che sia alle persone fisiche che alle persone giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro — destinate alle opere e ai lavori indicati al comma 3 in favore delle fondazioni Onlus regolarmente autorizzate — vengano riconosciute specifiche agevolazioni fiscali ai fini IGR. In sede di dichiarazione dei redditi, questi oneri e costi saranno considerati deducibili secondo le modalità e le misure che andremo poi a specificare meglio all’articolo 2, comma 2.
L’emendamento del governo modificativo del comma 4 dell’articolo 1 è approvato a maggioranza.
L’emendamento del governo modificativo del comma 5 dell’articolo 1 è approvato a maggioranza.
Emendamento del governo modificativo del comma 2 dell’articolo 2.
Marco Gatti Segretario di Stato: Anche in questo caso si tratta di un intervento necessario perché la materia non era inizialmente coperta dalla delega originale; vogliamo estendere alle persone giuridiche la possibilità di detrazione per le liberalità concesse. La norma, che va a integrare gli articoli 14 e 60 bis della legge 166 del 2013, prevede che per le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e giuridiche a sostegno dei progetti oggetto di convenzione con il Congresso di Stato, si applichi la piena deducibilità dell’importo erogato nel periodo d’imposta di riferimento al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.
Antonella Mularoni (Rf): Intervengo brevemente su questo punto perché non vorrei davvero che passassimo per degli imbecilli qui dentro. Io capisco perfettamente il vostro ragionamento sul fatto che forse non avevate la delega specifica per le persone giuridiche, ma per tutte le altre modifiche che state inserendo in questi emendamenti la delega ce l’avevate o no? Secondo me, il punto è che state andando a correggere diverse questioni che semplicemente non erano state scritte bene nel testo originale, e lo vedremo chiaramente anche nell’emendamento successivo. Ad esempio, quando andate a prevedere i controlli, non potete certo venire a dirmi che non avevate la delega per inserirli fin dall’inizio. Secondo me si tratta solo di correre ai ripari per un lavoro che non era stato fatto con la dovuta precisione.
L’emendamento del governo modificativo del comma 2 dell’articolo 2 è approvato a maggioranza.
Emendamenti del governo modificativi del comma 1 e del comma 3 dell’articolo 3.
Marco Gatti Segretario di Stato: Al comma 1 stabiliamo che le fondazioni che intendono richiedere le agevolazioni fiscali previste dal decreto debbano essere regolarmente iscritte nell’apposito registro e risultare conformi a quanto disposto dalla legge numero 10 del 2015 e successive modifiche. Inoltre, è fondamentale che al momento della presentazione dell’istanza, e per tutto il periodo in cui usufruiscono dei benefici, queste fondazioni non abbiano cartelle esattoriali già scadute riferite a debiti verso l’Eccellentissima Camera o il settore pubblico allargato. Al comma 3 prevediamo invece che l’Ufficio Attività Economiche eserciti un controllo costante su base annua sulla corretta esecuzione della convenzione e sul rispetto degli impegni obbligatori assunti, relazionando sugli esiti al Congresso di Stato entro il mese di aprile dell’esercizio successivo. Durante questo controllo annuale, l’Ufficio verificherà l’assenza di pendenze presso il servizio di esattoria della Banca Centrale e richiederà alla fondazione una relazione tecnica dettagliata sullo stato di avanzamento dei lavori, insieme a ogni documentazione o informazione necessaria per accertare il rispetto degli obblighi convenzionali. In questo caso abbiamo accolto una richiesta specifica arrivata dall’Ufficio Attività Economiche per definire meglio le pendenze fiscali e stabilire con precisione quale debba essere la documentazione necessaria per i controlli.
L’emendamento del governo modificativo del comma 1 dell’articolo 3 è approvato a maggioranza.
L’emendamento del governo modificativo del comma 3 dell’articolo 3 è approvato a maggioranza.
Emendamento del governo aggiuntivo di un comma 2-bis all’articolo 5.
Marco Gatti Segretario di Stato: Stabiliamo che le fondazioni non lucrative con finalità sociali – Onlus non siano considerate soggetti passivi dell’imposta complementare sui servizi, di cui all’articolo 48 della legge numero 194 del 2010. Anche questo è un emendamento che presentiamo perché non vi era una delega specifica per intervenire su questa imposta complementare, che abbiamo invece ritenuto di voler azzerare totalmente nell’ambito di queste attività di tipo sociale.
Antonella Mularoni (Rf): Vorrei far notare al Governo che attualmente le associazioni non lucrative con finalità sociali pagano tutte regolarmente l’imposta complementare sui servizi. Secondo me, dovreste evitare di concentrarvi esclusivamente sulle fondazioni; vi invito caldamente a fare un ragionamento molto più ampio e complessivo sulla materia. Non vorrei che si venissero a creare delle situazioni davvero difficili da giustificare sul piano delle scelte del legislatore, specialmente quando si trattano in modo così differente associazioni e fondazioni che, nei fatti, svolgono esattamente lo stesso tipo di attività.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Chiedo gentilmente che, in questa fase di votazione, l’ufficio di segreteria provveda a contare con precisione il numero dei presenti in Aula. Secondo me è necessario avere un conteggio puntuale per la validità delle votazioni.
Marco Gatti Segretario di Stato: Vorrei solo fare un’osservazione su quanto è stato detto riguardo alle associazioni. Ad esempio, per le associazioni abbiamo già previsto un’aliquota fissa agevolata del 5% sulle imposte di importazione per tutti gli acquisti inerenti alla loro attività; questa è una agevolazione che le fondazioni oggi non hanno, visto che pagano l’aliquota piena al 17%. Come vedete, delle differenze sostanziali ci sono già. Secondo me non è che dobbiamo per forza rendere tutto speculare in ogni provvedimento; se l’intenzione è quella di rendere le due realtà speculari, allora bisognerebbe riconsiderare tutta la normativa nel suo insieme.
L’emendamento del governo aggiuntivo del comma 2-bis dell’articolo 5 è approvato con 25 voti favorevoli e 2 contrari.
Il decreto delegato n. 81 è ratificato con 26 voti favorevoli.
Con questa votazione è chiuso l’esame del comma 12.
I lavori vengono interrotti verso le 13:30 e riprenderanno domani alle 13:30.


