L’Europa apre le porte a San Marino: applausi per l’accordo, ma l’opposizione riaccende lo scontro
Consiglio Grande e Generale – sessione 16-17-20-21-22-23-24 luglio 2026
Giovedì 16 luglio 2026
I lavori del Consiglio Grande e Generale sono iniziati con un lungo e articolato confronto nel comma Comunicazioni dominato dall’annuncio del via libera del Consiglio dell’Unione Europea all’Accordo di associazione tra San Marino e l’Ue, passaggio accolto dalla maggioranza come una svolta storica per il Paese. Accanto al tema europeo, numerosi interventi hanno affrontato anche le recenti vicende legate alla sicurezza pubblica e al disagio giovanile, mentre sono stati presentati ordini del giorno sia sul coinvolgimento dei giovani nelle politiche pubbliche sia sulla definizione di un piano strategico di sviluppo economico collegato all’attuazione dell’accordo.
Ad aprire il dibattito è stato il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari, che ha annunciato all’aula il completamento dell’iter di approvazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea, definendolo “un risultato grandissimo” e sostenendo che “oggi è una giornata fondamentale per la Repubblica”. Beccari ha ricordato il lungo percorso negoziale iniziato oltre dieci anni fa, rivendicando il lavoro svolto dai governi succedutisi nel tempo e ringraziando tutte le forze politiche che hanno sostenuto il processo di integrazione europea. “Non è il momento di togliermi dei sassolini dalle scarpe”, ha affermato, invitando il Consiglio ad affrontare la nuova fase con spirito unitario. Il Segretario ha inoltre sottolineato come il risultato rappresenti “una trasformazione epocale” destinata ad aprire nuove opportunità economiche, diplomatiche e istituzionali per San Marino.
Numerosi gli interventi della maggioranza che hanno rimarcato il valore storico del passaggio. Michele Muratori (Libera) ha parlato di “un risultato straordinario” precisando che “non è il momento di lasciarsi andare a una retorica da traguardo già tagliato”, ma di prepararsi alla fase della ratifica e dell’attuazione. Sandra Stacchini (Pdcs) ha ringraziato tutte le forze politiche che hanno sostenuto il percorso europeo, sottolineando come “abbiamo dimostrato di essere un partito che fa poche chiacchiere”. Manuel Ciavatta (Pdcs) ha invitato l’aula a “mettersi metaforicamente gli abiti della festa”, sostenendo che “la parola che sintetizza l’opera di questo governo è concretezza”.
Lorenzo Bugli (Pdcs) ha definito quello odierno “uno di quei giorni memorabili per la nostra Repubblica”, ricordando che il lavoro diplomatico “non si ferma affatto” e che sarà ora necessario accompagnare la ratifica nei Parlamenti nazionali degli Stati membri. Andrea Belluzzi, Segretario di Stato, ha parlato di “un’opportunità concreta per i nostri figli”, invitando il Paese a sfruttare l’accordo per modernizzare istituzioni e amministrazione.
Anche Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista) ha rivolto un riconoscimento personale al Segretario Beccari, affermando che “oggi è il suo giorno”, ma ha avvertito che “per la Repubblica di San Marino la gara inizia oggi”, richiamando la necessità di riformare profondamente il sistema economico e amministrativo.
Dal Partito dei Socialisti e dei Democratici Matteo Rossi ha definito la giornata “il giorno più bello tra i tanti trascorsi in Consiglio”, ringraziando il Segretario agli Esteri per “aver tenuto duro” nei mesi più difficili e sostenendo che il risultato rappresenta “una parziale ricompensa” per il lavoro svolto. Francesco Mussoni (Pdcs) ha riconosciuto a Beccari “una postura istituzionale corretta e una grande dignità”, mentre Guerrino Zanotti (Libera) ha invitato a non limitarsi alla celebrazione ricordando che “resta il lavoro più difficile”, quello dell’attuazione dell’accordo.
Anche il Segretario di Stato Matteo Ciacci ha parlato di “grande opportunità” per il Paese, sostenendo che “il vero vincitore è il Paese che ha seguito questa rotta”, mentre Giovanna Cecchetti (indipendente di maggioranza) ha definito il risultato “il primo vero punto di arrivo di un lavoro iniziato oltre dieci anni fa”, invitando a proseguire con le riforme necessarie per accompagnare l’ingresso nel mercato unico europeo.
Accanto al clima celebrativo non sono però mancate le critiche dell’opposizione. Gian Matteo Zeppa (Rete), pur dichiarandosi “molto contento” del via libera europeo, ha sostenuto che il vero nodo resta “l’elefante nella stanza”, cioè la vicenda bulgara che, a suo giudizio, avrebbe condizionato pesantemente il percorso dell’accordo. Pur complimentandosi con Beccari, definito “il finalizzatore di questo percorso”, Zeppa ha chiesto chiarezza sulle responsabilità politiche e giudiziarie legate al blocco dei mesi scorsi.
Antonella Mularoni (Repubblica Futura), pur esprimendo “grandissima soddisfazione” per il risultato raggiunto, ha sottolineato che “il lavoro più difficile comincia proprio oggi”, richiamando la necessità di preparare l’amministrazione pubblica e coinvolgere maggiormente i giovani sammarinesi nel processo di recepimento dell’acquis comunitario. Nicola Renzi (Rf) ha definito la giornata “un giorno lieto”, ricordando però che “questo passaggio sarebbe potuto arrivare anche prima” e invitando ad approfondire quanto accaduto durante il periodo di stallo.
Sulla stessa linea Mirko Dolcini (Domani Motus Liberi), che ha riconosciuto al Segretario “la caparbietà” dimostrata durante il negoziato ma ha criticato l’assenza di riferimenti “alla vicenda bulgara, alla valutazione d’impatto e al referendum”, sostenendo che “quando si fa un’esposizione politica certi riferimenti vanno fatti”.
Fabio Righi (Domani Motus Liberi) ha contestato l’impostazione dell’intero dibattito, affermando che la propria forza politica non è contraria all’integrazione europea ma al metodo seguito nel negoziato. “Noi non avremmo mai condotto le trattative con queste modalità”, ha dichiarato, chiedendo un piano strategico di sviluppo economico prima della piena attuazione dell’accordo. Anche Gaetano Troina (Domani Motus Liberi) ha sostenuto che la giornata sia stata utilizzata dalla maggioranza per “autocelebrarsi”, ribadendo che il proprio gruppo continuerà a chiedere un referendum confermativo sull’accordo di associazione. Secondo Troina “la gente pretende il referendum” e il coinvolgimento diretto della cittadinanza rafforzerebbe il percorso europeo anziché ostacolarlo.
Le richieste sono state respinte dalla maggioranza. Luca Boschi (Libera) ha sostenuto che parlare oggi di referendum significa “fare cassa elettorale sul dissenso”, mentre Giulia Muratori (Libera) ha ricordato che il referendum del 2013 riguardava “una cosa profondamente diversa”. Silvia Cecchetti (Psd) ha osservato che il risultato europeo “rappresenta il consolidamento e il rilancio della maggioranza”, invitando ora il Governo a trasformare l’accordo in interventi concreti sul sistema bancario, sulle infrastrutture e sull’economia.
Dai banchi del Congresso di Stato, Marco Gatti ha evidenziato come il nuovo accordo rappresenti già oggi un riconoscimento internazionale della credibilità sammarinese, citando la collaborazione avviata tra Banca Centrale e Banca d’Italia e il recente accordo tra Ufficio Tributario e Agenzia delle Entrate italiana sul transfer pricing. “L’impatto dell’accordo sta proprio nell’accresciuto standing delle nostre autorità”, ha sostenuto, ricordando come il nuovo quadro europeo favorisca direttamente il sistema produttivo.
Rossano Fabbri ha definito l’accordo “una scelta strategica vitale”, ribadendo che “San Marino continua e continuerà a essere uno Stato pienamente sovrano”. Il Segretario ha insistito sul fatto che il nuovo quadro normativo rappresenta “un punto di partenza” e non un punto d’arrivo, invitando il Paese a trasformare il nuovo assetto istituzionale in crescita economica e competitività.
Anche Teodoro Lonfernini ha definito la giornata “estremamente importante”, affermando che San Marino ha scelto definitivamente “di stare all’interno dell’area geografica europea”. Rivolgendosi all’opposizione ha invitato a superare “un approccio ibrido”, ribadendo che “o si sta in Europa o si sta fuori dall’Europa”.
Il confronto si è poi spostato sulla sicurezza e sul disagio giovanile, temi richiamati da numerosi consiglieri e da diversi membri del Governo. Il Segretario di Stato Andrea Belluzzi, dopo aver ribadito che “oggi entriamo in un nuovo percorso di costruzione”, ha richiamato l’attenzione anche sulle recenti vicende di cronaca, sostenendo che la sicurezza rappresenta “quasi più della bassa fiscalità” uno degli elementi decisivi per l’attrattività del Paese. Belluzzi ha invocato maggiori investimenti nelle forze dell’ordine, nella prevenzione e nella capacità di lettura dei fenomeni sociali, affermando che “la percezione della sicurezza è sempre stata un vanto della nostra specificità”.
Sul medesimo fronte si è sviluppato un confronto trasversale. Giovanna Cecchetti (Indipendente di maggioranza) ha invitato a evitare “la ricerca affannosa di facili colpevoli”, sostenendo che comprendere il disagio giovanile “non significa affatto giustificare chi sbaglia”, ma affrontarne le cause attraverso una responsabilità condivisa tra famiglia, scuola e istituzioni. Analogamente Oscar Mina (Pdcs) ha osservato che “la repressione da sola non basta”, mentre Luca Lazzari (Psd) ha collegato il nuovo percorso europeo alle aspettative delle giovani generazioni, auspicando che l’accordo permetta ai ragazzi di “partire senza dover fuggire e tornare senza rinunciare alle proprie ambizioni”.
Diversa l’impostazione proposta da Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista), che ha chiesto un rafforzamento dell’azione delle forze dell’ordine di fronte ai recenti episodi di violenza, sostenendo che “lo Stato ha il dovere di monitorare, di essere presente e di farsi sentire”. Dalibor Riccardi (Libera) ha invece invitato a non affrontare il fenomeno “con la pancia”, sostenendo che “la violenza si sconfigge solo generando bellezza e senso di appartenenza”. Nella stessa direzione Tomaso Rossini (Psd) ha rilanciato il progetto di uno sportello “Informa Giovani”, chiedendo che i giovani siano considerati “una risorsa da liberare” e non “un problema da gestire”.
Su questo filone si è inserito anche l’ordine del giorno presentato da Rossini, con cui si propone la realizzazione di uno spazio stabile dedicato ai giovani, il potenziamento delle politiche di partecipazione e l’adesione di San Marino alla rete europea Eurodesk.
Nel corso del dibattito sono stati inoltre presentati ulteriori ordini del giorno. Domani Motus Liberi ha proposto l’avvio di un tavolo politico-istituzionale per elaborare un piano strategico di sviluppo economico collegato all’Accordo di associazione, accompagnato da uno studio sugli impatti economici e organizzativi dell’integrazione europea. Repubblica Futura ha invece depositato due ordini del giorno riguardanti la selezione del giudice sammarinese presso la Corte europea dei diritti dell’uomo e il ruolo dell’Avvocatura dello Stato, chiedendo una maggiore valorizzazione delle professionalità sammarinesi.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 1: Comunicazioni
Luca Beccari Segretario di Stato: Eccellenze, onorevoli consiglieri e cari colleghi, ho pensato spessissimo a questo momento e mi sono chiesto se davvero sarebbe mai arrivato, ma alla fine la speranza è l’ultima a morire. È davvero con un piacere immenso che vi comunico che proprio in questi minuti si è conclusa ufficialmente la procedura di approvazione da parte del Consiglio Europeo del nostro accordo di associazione. Stiamo vivendo tre giorni in cui San Marino ha ottenuto tre sì fondamentali: martedì è stato il turno del gruppo EFTA, che è la sede di confronto del Consiglio Europeo, dove gli Stati hanno dato il via libera al passaggio previsto per il giorno successivo. In quella sede il nostro accordo è stato approvato all’unanimità, proprio come in EFTA, e dobbiamo ringraziare l’intervento della presidenza irlandese che, coerentemente con gli annunci fatti all’inizio del suo mandato, ha considerato questo accordo una priorità assoluta. Nonostante non ci fossero riunioni del Consiglio in calendario nell’immediato, la presidenza ha adottato la cosiddetta “procedura scritta” prevista dal regolamento e i Paesi membri hanno dato il loro consenso formale. Da oggi, il Consiglio Europeo ha terminato la sua parte di approvazione dell’accordo e ci troviamo quindi di fronte al prossimo grande passaggio che sarà la firma definitiva. Si tratterà di una firma che non richiederà altri adempimenti intermedi. Stiamo aspettando di definire il periodo preciso, ma in linea di principio, considerando che devono decorrere almeno otto settimane da oggi, la firma dovrebbe avvenire tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. Sarà una firma congiunta tra San Marino, Andorra e ovviamente la Commissione Europea; dopodiché, come ho già spiegato, Andorra e San Marino seguiranno percorsi separati per quanto riguarda la ratifica e i passaggi interni. Abbiamo raggiunto un risultato grandissimo che va analizzato guardando tutto il percorso fatto fin qui. Io ho portato il testimone di questa lunga traversata negli ultimi sei anni e forse mi è toccata la parte politicamente più pesante. All’inizio questo accordo era visto quasi come un’eventualità remota, non era stato metabolizzato come una priorità, ma io sono solo l’ultimo portatore di un testimone partito grazie alla volontà politica di altre maggioranze e di altri governi precedenti. È stata la continuità tra le varie maggioranze a permetterci di arrivare oggi a questo traguardo, quindi è doveroso ricordare tutti i miei predecessori che hanno avviato il cammino, perché ognuno di loro ha dato un contributo fondamentale. Bisogna ringraziare i partiti politici che hanno sempre sostenuto questo percorso, nonostante i ruoli di maggioranza o opposizione; anche una parte dell’opposizione attuale ha sempre appoggiato l’accordo, e persino il mio partito, quando si trovava in minoranza, ha fatto tante battaglie ma non ha mai ostacolato l’accordo di associazione, favorendone sempre il proseguimento. Il significato politico di questo risultato va letto in quella che considero una trasformazione epocale per San Marino. È successo quando il Paese ha capito che il concetto del “noti a noi, ignoti agli altri” non funzionava più, quando abbiamo compreso che non potevamo inventarci regole interne ignorando quello che succedeva fuori dai nostri confini. Abbiamo capito che la nostra ricchezza non doveva essere quella portata dagli altri per evadere o eludere, ma quella che riuscivamo a produrre noi come Paese, fatta di industria e di talento. Dal 2008 in poi San Marino ha intrapreso una strada che ci ha portato a un nuovo piano di relazioni con il mondo, in primis con l’Italia, il nostro partner storico, ma ora con l’intera Unione Europea. Da oggi non abbiamo più solo un’interlocuzione con l’Italia o generica con l’Unione, ma un’interlocuzione qualificata con tutti i 27 Stati membri, con i quali potremo creare sistemi di cooperazione e sviluppo molto più ampi di quelli a cui siamo stati abituati. Questo passaggio è figlio della coerenza messa in campo negli anni e lasciatemi dire che è figlio anche della tenacia con cui abbiamo resistito a quello che è stato un vero massacro mediatico e politico, tra polemiche interne ed esterne. Ho ricevuto tanti messaggi in questi due giorni e molti mi chiedevano come avessi fatto a resistere a questa tormenta. Non c’è un segreto particolare, se non la consapevolezza profonda di fare la cosa giusta nell’interesse esclusivo del Paese e delle nuove generazioni, per garantire maggiori possibilità alle nostre imprese. Abbiamo lavorato bene per meritarci questo passaggio; non stiamo firmando con la pistola puntata o sotto la minaccia di uscire dall’euro o dal sistema bancario come accaduto purtroppo in passato. Oggi firmiamo un accordo che anche l’Europa vuole fortemente, come dimostrano le parole del presidente Costa che ha sottolineato l’importanza per l’Europa di un accordo con vicini che condividono gli stessi principi. Questo nuovo livello di relazione non ci limita, ma ci permette di mantenere un ventaglio di collaborazioni senza confini regionali o continentali. San Marino ha relazioni con centosessanta Paesi e continuerà ad allargarle; se prima il punto di partenza per parlare con il mondo era l’Italia, ora sarà l’Italia e sarà anche l’Europa. Oggi è una giornata fondamentale per la Repubblica e non per me personalmente; mi sento sicuramente più leggero, questo è sicuro, ma è il Paese che deve celebrare. Potrei stare qui a fare polemica o a togliermi dei sassolini dalle scarpe ricordando chi diceva certe cose in passato, ma non mi interessa perché non è questo lo spirito della giornata. Mi auguro che il clima positivo visto ieri in Commissione Esteri si trasmetta anche a questa seduta del Consiglio. Nelle prossime ore vi comunicheremo l’agenda precisa con i passaggi che ci porteranno alla firma. Infine, ci tengo a ringraziare le persone che non appaiono mai, i funzionari del Dipartimento Affari Esteri e della Direzione Affari Europei, i nostri ambasciatori e capi missione. Loro garantiscono la continuità mentre noi politici andiamo e veniamo. Da loro ripartiremo per la fase dell’applicazione dell’accordo, dove la nostra missione diplomatica cambierà volto.
Michele Muratori (Libera): Il via libera arrivato dal Coreper per l’accordo di associazione è un risultato straordinario che accogliamo con una soddisfazione profondissima. Non è il momento di lasciarsi andare a una retorica da traguardo già tagliato, perché la vera conquista avverrà solo il giorno della firma e dell’entrata in vigore, ma oggi celebriamo con orgoglio un passaggio decisivo. Vediamo la fine di una fase di incertezza e di stallo che ha tenuto il Paese col fiato sospeso per mesi. L’applauso spontaneo scoppiato ieri in Commissione Affari Esteri e oggi qui in aula è un segnale bellissimo e liberatorio di fiducia nel nostro futuro. Abbiamo rimosso l’ostacolo che bloccava la nuova stagione operativa e dobbiamo guardare alla nostra storia con rispetto, tornando al referendum del 2013. Quella fu una grande prova di maturità democratica che dimostrò come il Paese fosse pronto per l’Europa. Non dimentichiamo che quella consultazione fu vinta dai favorevoli, anche se purtroppo per circa duemila voti non si raggiunse lo sbarramento del quorum previsto allora, ma quella vittoria morale rimane una pietra miliare. Per dare sbocco a quella spinta, la politica di allora approvò un ordine del giorno che diede il mandato per iniziare il confronto. Si scelse la via dell’accordo di associazione perché altre strade, come lo spazio economico europeo, erano precluse. Se oggi siamo qui è perché abbiamo saputo passare dalle parole ai fatti, concludendo il negoziato tecnico nel 2023 dopo sforzi diplomatici immensi. Ora dobbiamo dare continuità a questo traguardo con l’adeguamento legislativo quotidiano e la preparazione del nostro tessuto economico. Voglio esprimere a nome della mia forza politica una profonda vicinanza umana e politica al Segretario di Stato Luca Beccari. Negli ultimi anni il cammino è stato ostacolato da diffidenze, scetticismi e un clima di incertezza che avrebbe potuto rallentare chiunque. Gestire il destino economico del Paese davanti a Bruxelles superando resistenze interne richiede una tenacia e una fermezza non comuni, e oggi gli diamo atto pubblicamente di questa serietà. Dobbiamo chiederci cosa significhi concretamente questo accordo: significa integrazione nel mercato unico europeo, permettendo alle nostre imprese di competere ad armi pari in un mercato di quattrocentocinquanta milioni di consumatori. Significa opportunità enormi per i nostri giovani, che avranno il diritto di studiare e lavorare in Europa con gli stessi diritti degli altri cittadini europei, mantenendo il legame con la patria. Significa cooperazione, accesso ai programmi sulla transizione ecologica, digitalizzazione e sanità. San Marino non sarà più isolato. Non stiamo entrando nell’Unione Europea come Stato membro e abbiamo salvaguardato le nostre specificità con un accordo cucito su misura per noi. Oggi celebriamo anche la sconfitta di quegli uccelli del malaugurio che hanno remato contro sperando nel fallimento del Paese per colpire il governo. Abbiamo sentito sussurrare nei corridoi che il treno era perso e che la questione fosse archiviata, ma non è andata così. La maggioranza e il governo hanno resistito alle cassandre e ai sabotatori interni, a chi diffondeva notizie false sulla perdita di sovranità. La politica e le istituzioni hanno tenuto, così come ha tenuto la nostra diplomazia parlamentare. La nostra richiesta di partecipare come osservatori ai lavori del COSAC dimostra che non vogliamo subire l’accordo ma governarlo da pari a pari con le assemblee europee. Non c’è trionfalismo precoce, ma la consapevolezza orgogliosa di aver superato una prova difficilissima con la forza della serietà. Questo non è l’accordo di una parte politica, è l’accordo di San Marino e patrimonio di tutto il Paese. Tendiamo la mano a tutto il Consiglio, alle categorie economiche e alle parti sociali perché la firma richiederà coesione nazionale e non divisioni partitiche. Ringrazio tutto il Congresso di Stato e la nostra struttura diplomatica che ha lavorato dietro le quinte con dedizione assoluta e senso dello Stato per difendere la dignità della nostra Repubblica. Oggi guardiamo al futuro con stabilità, uscendo dall’isolamento a testa alta e pronti a confrontarci con l’Europa forti della nostra storia di libertà.
Sandra Stacchini (Pdcs): Utilizzerò solo pochi minuti per unirmi anch’io al coro di entusiasmo per questo risultato raggiunto in ambito europeo. Come ha fatto il Segretario, ringrazio tutte le forze politiche e i colleghi di opposizione che hanno collaborato, ma in particolare voglio ringraziare la mia forza politica, la Democrazia Cristiana. In questi mesi siamo stati attaccati duramente con notizie strumentalizzate, ma abbiamo dimostrato di essere un partito che fa poche chiacchiere e che sa resistere in silenzio, finalizzando tutto il lavoro verso l’obiettivo. In questa seduta consiliare avremo prova di risultati importanti raggiunti non solo in ambito europeo, ma anche nella finanza e per la famiglia. Ringrazio il nostro Segretario di Stato Luca Beccari che ha affrontato questo periodo difficile in maniera egregia, restando concentrato sull’obiettivo senza dare spazio agli attacchi e dimostrando come deve comportarsi un vero leader politico. Per noi che siamo giovani nell’esperienza, anche se non necessariamente nell’età, lui è stato un esempio fondamentale. Approfitto per mandare un messaggio a un partito di opposizione in particolare che forse vorrebbe limitare questo percorso: non state facendo il bene dello Stato o il bene comune agendo così.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Prendo la parola per invitare tutta l’aula a mettersi metaforicamente gli abiti della festa per questa giornata così significativa e per ringraziare chi ha lavorato con dedizione e competenza. Le cose si ottengono solo con l’impegno e con il cuore, perché se amiamo il nostro Paese lavoriamo bene per esso. Questo risultato appartiene ai governi che si sono succeduti e in particolare a quest’ultima Segreteria Affari Esteri che ha concluso l’accordo nel dicembre 2023 e ha elaborato tutti gli aggiustamenti tecnici richiesti. Oggi non dobbiamo più chiederci “se” o “quando” si firmerà, perché sappiamo che si firmerà. Dobbiamo invece pensare a cosa fare dopo la ratifica per dare attuazione a quanto concordato. Abbiamo periodi di tolleranza che arrivano fino a quindici anni per il sistema finanziario, tempi utili per far entrare in vigore l’accordo in via provvisoria per le parti già attuative. La parola che sintetizza l’opera di questo governo è concretezza. Di fronte a tante parole, spesso negative, noi abbiamo risposto con azioni concrete risolvendo i problemi che ostacolavano il risultato. Nessuno potrà disconoscere questo elemento. Questo successo non è solo della Segreteria, ma di tutte le istituzioni sammarinesi a cui gli organismi europei riconoscono una credibilità fortissima, ottenuta rafforzando il tribunale, la Banca Centrale e il Parlamento. San Marino si presenta all’esterno come un organismo capace di fare le leggi e di controllarne l’attuazione reale secondo i requisiti europei. Questa maggioranza della trentunesima legislatura si è costituita proprio sull’impegno di chiudere l’accordo di associazione. Chi sperava nel fallimento per mettere in crisi la maggioranza oggi deve riscontrare che abbiamo lavorato bene e ottenuto un risultato corale di cui andare fieri. Ringrazio Libera, Alleanza Riformista e il PSD con i consiglieri indipendenti che ci hanno creduto, così come ringrazio l’opposizione per la sintonia mostrata soprattutto nella prima parte del percorso. Tutte le forze sociali e civili sono andate nella stessa direzione per dire che questa scelta la vogliamo fare insieme, ed è un aspetto di cui andare orgogliosi in un’epoca di conflitti globali. Dopo la firma, dovremo lavorare velocemente al recepimento dell’acquis comunitario, ma anche cambiare il Paese dal punto di vista delle infrastrutture e degli investimenti. Servirà un governo capace di scelte di medio termine, perché se oggi formalizziamo l’accordo, internamente dobbiamo ancora crescere ed evolvere. Dobbiamo dare concretezza alle opere perché il Paese ha bisogno di un ulteriore salto di qualità. Chi si impegna in politica deve farlo con il cuore per rendere San Marino un posto ancora più bello dove vivere. Come mi ha detto una persona oggi in funivia, pur viaggiando molto, tornare a San Marino fa capire che vivere qui è più bello che in ogni altra parte del mondo. Questo deve essere il nostro impegno per i sammarinesi.
Lorenzo Bugli (Pdcs): C’è un momento preciso nella vita politica in cui tutta la fatica accumulata smette finalmente di essere tale e si trasforma in quella che possiamo chiamare una vera vittoria, e io penso che oggi sia esattamente uno di quei giorni memorabili per la nostra Repubblica. Lo dico perché ieri abbiamo assistito alla votazione positiva presso il COREPER, che ha fatto seguito a quanto già avvenuto in sede EFTA, dove finalmente si è sbloccato quello stallo, quell’impasse che ci preoccupava tanto. È stata raggiunta la piena unanimità di tutti i paesi che compongono l’Unione Europea e oggi abbiamo finalmente la notizia in cui tutti gli Stati si sono espressi favorevolmente e a questo passaggio seguirà l’atto fondamentale della firma dell’accordo di associazione. Secondo me questo risultato rappresenta una vittoria per l’intero Paese, proprio perché è un traguardo portato avanti con costanza attraverso diverse legislature e da tutte le componenti che siedono all’interno di quest’aula consiliare. Quasi tutti i partiti presenti hanno toccato con mano questo incarico anche in ruoli di governo negli anni passati e hanno avuto modo di sostenere convintamente il percorso di associazione con l’Unione Europea. Questo è stato possibile grazie a un grande lavoro, come ho ripetuto più volte durante i commi comunicazioni, svolto dalla Segreteria per gli Affari Esteri che ha saputo cambiare marcia, effettuando quello “switch” fondamentale che ci ha permesso di non restare incatenati semplicemente ai pareri tecnici. Portando la questione sul piano politico, siamo riusciti ad avanzare con una certa celerità negli ultimi anni della precedente legislatura e in questo inizio della nuova. Questo passaggio è stato decisivo perché ha permesso di arrivare al grande risultato di oggi attraverso quella rete diplomatica forte e capace che il nostro Paese, nella sua storia, ha sempre saputo rappresentare con forza. Io ho sempre sostenuto nei miei interventi che San Marino possiede un’unica vera ricchezza, che non è il petrolio, non è l’oro e non sono nemmeno le grandi aziende in senso stretto, ma è proprio la nostra capacità diplomatica di tessere relazioni e di farci protagonisti nei contesti internazionali; questo accordo è il frutto maturo di tale capacità. Adesso però c’è ancora molto lavoro da fare e non possiamo limitarci a festeggiare, perché dobbiamo pensare che ora ci aspetta la fase della ratifica. Quel lavoro diplomatico, che è la nostra risorsa più importante, sarà ancora più cruciale perché dovremo interloquire con tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, i quali dovranno esprimersi all’interno dei propri parlamenti nazionali per appoggiare pienamente quanto già fatto in questi giorni in sede EFTA e COREPER. Il lavoro quindi non si ferma affatto, ma va continuato con tenacia, mantenendo salde le relazioni con i singoli Stati e portando avanti quell’ottimo lavoro che anche il Presidente della Commissione Affari Esteri sta svolgendo attraverso i gruppi di amicizia parlamentare; secondo me sono proprio questi gruppi, insieme al corpo diplomatico, il “sale” effettivo della nostra ricchezza relazionale. Oltre al fronte diplomatico esterno, c’è un lavoro interno al Paese che deve essere portato avanti con estrema celerità perché è necessario trovarci pronti per i recepimenti normativi che arriveranno qui in Consiglio Grande e Generale. Dobbiamo ragionare su come recepire al meglio le direttive e su come coinvolgere tutti gli attori sociali e gli uffici pubblici in questo piano di ammodernamento. C’è poi un altro compito importante, che a volte vedo trascurato o caricato di troppi tecnicismi, ed è il lavoro di cultura e conoscenza all’interno del Paese. Molti cittadini chiedono giustamente che questo percorso venga spiegato meglio e io penso che servano più iniziative per illustrare i contenuti dell’accordo. So bene che a volte siamo stanchi di doverlo fare continuamente, ma è un dovere perché purtroppo c’è chi lavora in maniera oscura per alimentare un infelice populismo, continuando a scrivere e a gridare che arriveranno i migranti o chissà quali altre sciagure, alimentando la paura dell’ignoto. Questo populismo va bloccato perché genera scontri, specialmente sui social network, che non fanno bene al Paese e non aiutano un dialogo sano e democratico, soprattutto quando queste critiche arrivano da chi quei dossier li ha visti o ha fatto parte di governi che hanno sostenuto l’accordo. Non ci si può trovare improvvisamente smarriti davanti al testo; si deve invece lavorare per farlo comprendere, magari anche opinando su tempistiche o peculiarità, ma sempre all’interno di un confronto costruttivo. Passata la gioia del brindisi per la vittoria, inizia il tempo della responsabilità. Partiti come il mio tengono moltissimo al concetto di responsabilità e di lavoro, ed è una responsabilità che va allenata ogni giorno per non cadere nella tentazione di pensare di aver già fatto tutto. Ci sono ancora tante risposte che dobbiamo dare ai cittadini, ai nostri giovani e alle nostre imprese che ci sollecitano con documenti formali e che non possono più essere rimandate. Noi come partito, insieme a tutta la maggioranza, porteremo avanti con tenacia un’agenda che oggi è diventata prioritaria, perché per dirla come si direbbe in Italia, oggi ai “franchi tiratori” è andata male; adesso bisogna voltare pagina e lavorare per portare a casa questo grande riconoscimento con concretezza.
Andrea Belluzzi Segretario di Stato: Io desidero ovviamente unirmi alle celebrazioni per questo momento che definisco storico per il nostro Paese. Secondo me stiamo veramente dando a San Marino e soprattutto ai nostri figli un’opportunità concreta e una possibilità di crescita e di sviluppo che non ha precedenti e che, lo dico con convinzione, non ci sarebbe mai stata senza questo accordo. Voglio esprimere il mio sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato duramente a questo progetto fin dal 2013, perché tutto nasce da quel referendum fondamentale. Ringrazio le Segreterie di Stato che si sono succedute, gli staff tecnici e i Segretari di Stato di ogni colore politico che hanno spinto verso questo obiettivo, ma un pensiero va anche ai Presidenti della Commissione Affari Esteri che, specialmente in quest’ultima legislatura, hanno lavorato alacremente per sostenere i Segretari di Stato di turno. Mi voglio soffermare sul tema del “lavorare” che è stato menzionato poco fa e colgo l’occasione per complimentarmi con il Segretario di Stato Luca Beccari. Ricordo bene come all’inizio della legislatura la sua forza sia stata proprio quella di guardare al “dopo”, continuando a lavorare sodo anche nei momenti di estrema difficoltà, quando l’accordo sembrava rallentare o sembrava non dover mai arrivare. Ora la Segreteria per gli Affari Esteri consegna al Paese un’opportunità enorme e tocca a noi tutti dare concretezza e “gambe” a questa occasione storica attraverso la sua applicazione pratica. Dobbiamo studiare e cogliere le opportunità in ogni ambito: nell’economia, nell’istruzione, nella formazione, nello sviluppo e nell’accesso ai finanziamenti. Secondo me dobbiamo cambiare mentalità e approccio, imparando a leggere le fasi ascendenti dei processi normativi europei per essere competitivi e arrivare prima degli altri Paesi sui nuovi interventi regolamentari. Dobbiamo sfruttare la nostra piccola dimensione e i nostri processi decisionali brevi come un elemento di competitività rispetto ai grandi Stati. Inizia adesso una fase politica nuova; se le scorse legislature si sono concentrate sulla negoziazione e sulla parafatura, oggi entriamo in un nuovo percorso di costruzione. Questo accordo rappresenta un accreditamento internazionale che ci ha fatto fare passi avanti enormi nella stima e nella considerazione da parte di tutti i Paesi europei. Io rivendico alla politica il merito di aver messo a fuoco, già con la relazione di un anno e mezzo fa in Consiglio Grande e Generale, le cose da fare: le infrastrutture, l’accesso ai finanziamenti, l’apertura di nuove strade per lo sviluppo. È davvero una nuova stagione politica. Cambio ora radicalmente argomento per collegarmi a quanto detto sulla bellezza di San Marino. Voglio ringraziare la quarta commissione per l’ordine del giorno di questa settimana focalizzato sul tema della sicurezza. Penso sia fondamentale tornare a dare valore a questo asset, prendendo in considerazione i recenti fenomeni critici che hanno riguardato i giovani, ma non solo, visto quanto accaduto anche nel nostro ospedale. Siamo in una stagione in cui le tensioni riguardano l’intera società. È giusto chiedere attenzione e risorse per le forze dell’ordine perché la sicurezza, secondo me, conta quasi più della bassa fiscalità per attirare persone, investitori, studenti e turisti. Dobbiamo lavorare sulla percezione di sicurezza, garantendo uomini, mezzi e tecnologia per il presidio del territorio, affinché i cittadini sentano di poter uscire di casa in tutta tranquillità. Il presidio però non serve solo alla prevenzione, ma è fondamentale per raccogliere informazioni sulle criticità sociali. Senza entrare in dettagli riservati, ci sono storie e dinamiche delicate che riguardano giovani, adulti e famiglie; queste informazioni devono essere accolte e diventare oggetto di un lavoro nobile a livello sociale per capire perché certi fenomeni accadono e come superarli. È una responsabilità comune che coinvolge gran parte dell’amministrazione pubblica e su cui dobbiamo impegnarci. La percezione della sicurezza è sempre stata un vanto per la nostra specificità e oggi, grazie al dialogo con gli altri Paesi e all’accesso a database internazionali, come la collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione che ho annunciato, possiamo affrontare sfide come la sicurezza informatica e delle reti con strumenti diversi. Concludo ringraziando ancora chi ha reso possibile questo percorso: le potenzialità che abbiamo davanti ci dicono che non siamo più soli e che possiamo finalmente lavorare insieme ad altri per far crescere il nostro Paese in ogni settore.
Gian Nicola Berti (Ar): Io non le ho mandato un messaggio e non le ho telefonato, Segretario Beccari, ma mi consenta di dirle pubblicamente che oggi è il suo giorno. Lo è non tanto e non solo per il risultato raggiunto, ma perché credo che tutti quanti in quest’aula dobbiamo riconoscere quello che lei ha dovuto passare in questo periodo. È stato un momento difficile, vissuto in modo infelice proprio dopo che lei aveva già terminato brillantemente la sua parte di lavoro con la parafatura dell’accordo, avvenuta ormai l’anno scorso o anche prima. Da quel momento in poi il compito era passato all’Unione Europea, eppure noi abbiamo assistito a un sistematico “tiro al piccione” dove lei era il bersaglio prefissato. Qualcuno si è divertito a colpirla in modo estremamente scorretto e irrispettoso, non solo verso la sua persona ma verso l’istituzione che lei rappresenta come capo della diplomazia sammarinese. Lei ha portato a buon fine un mandato importantissimo che partiva già dalla scorsa legislatura e noi possiamo solo dirle grazie per quello che ha fatto e per come ha sopportato dignitosamente le invettive e le cattiverie che abbiamo ascoltato sui media e purtroppo anche in quest’aula. Siamo tutti consapevoli che il suo lavoro è stato svolto in modo puntuale e corretto, insieme al suo staff e agli altri membri di governo, con il sostegno della maggioranza e di quei consiglieri di opposizione che hanno creduto in questo processo e hanno sostenuto il proprio Paese. Purtroppo non è stato un percorso unanime; abbiamo visto dei “distingui” e forse oggi, mentre tutti applaudono al successo della Repubblica, qualcuno ha un riso amaro e un applauso non del tutto sincero. Ma d’altronde la sincerità è rara, figuriamoci nei sondaggi politici che girano in questi giorni. Quando una maggioranza ottiene un risultato epocale come questo, ci si rende conto di quanto la politica sammarinese sia purtroppo ancora provinciale e di quanto debba ancora fare un salto di qualità. Molti parlano di un traguardo raggiunto, ma io penso che il problema sia un altro: per il Segretario Beccari il traguardo è raggiunto, ma per la Repubblica di San Marino la gara inizia oggi. Oggi inizia la sfida per il Parlamento, per i partiti e per il Paese che si pone in un mercato di libera concorrenza. Dobbiamo smettere di vivere di clientelismo e favoritismi e iniziare a ispirarci davvero ai principi europei di giustizia, legalità e concorrenza leale. Credo che dovremmo tutti cambiare nel nostro intimo il modo di approcciarci alle questioni; dobbiamo imparare a dire meno “no” e molti più “sì” a quelle condizioni che garantiscono la correttezza dei rapporti. Purtroppo questi principi forse non appartengono ancora a tutti i sammarinesi, visto che qualcuno pensa ancora di poter sfruttare posizioni dominanti per coltivare interessi privati. I piani europei combattono questi comportamenti e io sono convinto che, se affronteremo questa sfida fino in fondo, i primi a beneficiarne saranno i cittadini. Non parlo solo della possibilità di fare l’Erasmus, che è importante ma è il minimo; parlo di un cambiamento profondo nelle condizioni di vita e nella parità effettiva dei diritti. In questo la sfida coinvolge tutti, a partire dalla pubblica amministrazione che deve perdere il vizio di interpretare le leggi frapponendo sempre ostacoli e dubbi interpretativi. Quando la legge non vieta espressamente qualcosa, il cittadino, l’impresa e la proprietà privata devono essere liberi e gli apparati pubblici devono essere i primi a sostenerli, perché l’economia privata è vitale per l’intero apparato statale. Mi si consenta ora di parlare di un tema più modesto ma strettamente legato alla vita quotidiana dei nostri concittadini: mi riferisco ai comportamenti violenti che si sono verificati nelle serate estive e che non appartengono al nostro costume. Comincio a preoccuparmi seriamente. Si punta il dito contro la famiglia e contro la scuola, ed è vero che le cose stanno cambiando, ma io penso che ci sia qualcosa che non funziona negli apparati di sicurezza e di ordine pubblico. Non è possibile che, con tutto il sistema di videosorveglianza che abbiamo, nel centro storico si verifichino così spesso atti di violenza o teppismo senza che i responsabili siano chiamati a risponderne. Se la famiglia ha abdicato ai suoi doveri educativi e la scuola non ha più gli strumenti per farlo, allora lo Stato, attraverso le forze di polizia, ha il dovere di monitorare, di essere presente e di farsi sentire. Bisogna chiamare alle proprie responsabilità chiunque infranga le regole della convivenza, anche se giovane o minorenne. È un dovere verso la società per garantire l’educazione necessaria a formare dei buoni cittadini.
Matteo Rossi (Psd): È arrivato finalmente il giorno più atteso, il giorno più bello tra i tanti che abbiamo trascorso qui dentro, in Consiglio Grande e Generale. È un giorno che definisco storico. Ieri, proprio mentre eravamo impegnati in Commissione Esteri in un dibattito aperto su altri temi, avevamo tutti le orecchie tese a quello che accadeva a Bruxelles. Quando è arrivata la notizia che fondamentalmente tutti ci aspettavamo, abbiamo capito che questo passaggio porterà solo cose positive per il nostro Paese. A nome del mio partito, sento il dovere di ringraziare calorosamente il Segretario Beccari per aver tenuto duro e per aver dimostrato che quando la visione politica supera le polemiche e gli strali, e si è convinti della giustezza della strada intrapresa, si riesce a portare la barca in porto con il vessillo spiegato. Segretario, so che in questi ultimi mesi ha vissuto momenti personali difficili e questo risultato è una parziale ricompensa; a lei va il grazie di tutto il Partito dei Socialisti e dei Democratici. Ci uniamo ai ringraziamenti per tutta la nostra diplomazia, per l’apparato degli esteri e per tutti i partiti che hanno sempre sostenuto questo percorso. Era evidente che San Marino dovesse fare qualcosa per aprirsi al mondo. Ricordo il referendum del 2013 come un punto di svolta personale, essendo stata una delle prime iniziative politiche a cui ho partecipato insieme a molti compagni oggi presenti in aula. Ricordo ancora la lettera inviata allora al Presidente Barroso, che forse era una provocazione ma rappresentava un urlo del Paese che voleva cambiare, aprirsi e crescere. Il superamento dell’impasse al COREPER ci permette oggi di analizzare le vicende in modo più obiettivo. Io penso che dal 2020 ad oggi ci sia stato un netto cambio di mentalità nell’approcciarsi alle istituzioni. Vedo un tribunale che lavora e mi sento di elogiare il suo operato perché ha tenuto duro di fronte a determinati ricatti legati alla vicenda del caso bulgaro, accreditando la Repubblica agli occhi della comunità internazionale. Non abbiamo ceduto e i messaggi di stima arrivati dai primi ministri dell’Unione Europea sono il segno del successo della nostra politica estera. Siamo riusciti a non piegarci nonostante l’importanza epocale dell’obiettivo. Mi viene in mente un’esperienza recente all’Unione Interparlamentare dove si diceva, forse alimentati da una parte dell’opposizione, che la Germania avrebbe bloccato tutto per via di certi interessi. Ci siamo interfacciati con un ex ministro tedesco che ci ha semplicemente detto di stare tranquilli perché era solo un processo tecnico legato alla suddivisione in Lander; infatti due giorni dopo è arrivato il “semaforo verde” dalla Germania. Anche la recente visita della Commissione Affari Esteri della Camera italiana è stata epocale: per la prima volta San Marino ha ricevuto un endorsement fortissimo dall’Italia, che ci ha invitato come osservatori al COSAC e ha aperto a collaborazioni economiche e finanziarie per risolvere le nostre problematiche. Vi ricordate la paura che avevamo anche solo di parlare di San Marino negli anni della black list? Oggi quella realtà è trasmutata in un percorso di coerenza e visione riconosciuto da quasi tutta la comunità mondiale. San Marino non è più visto come il Paese delle evasioni o delle cartiere, ma come un Paese il cui “standing” è rappresentato dalla sua collocazione internazionale e dall’Europa. Dobbiamo essere convinti nell’investire nelle infrastrutture e nel rinforzare lo Stato per renderlo accogliente agli occhi degli investitori sani. Da ieri sono convinto che ci sia la fila fuori dalla dogana perché tutti stanno capendo che San Marino è una grandissima opportunità di sviluppo; noi dobbiamo essere capaci di accogliere investitori di alto livello. Questo nuovo status ci deve permettere di attrarre economia pulita, come stiamo già facendo da anni con ottimi risultati. I dati sulle entrate e i rating internazionali sono sotto gli occhi di tutti; siamo partiti dalle difficoltà del 2020 arrivando all’upgrade di tutte le agenzie grazie a sacrificio e impegno. Chiediamo ora con forza l’attuazione dell’agenda per lo sviluppo e per la crescita, mettendo il Paese nelle condizioni di attrarre imprenditori seri e facendo ripartire il volano della finanza. Abbiamo dimostrato di avere le carte in regola anche grazie a chi vigila, come il tribunale, evitando che certe situazioni rovinino quanto costruito con fatica. Mi congratulo ancora con lei, Segretario, e con tutti per questo grande risultato che non sarà certo l’ultimo. Aspettiamo ora la firma definitiva.
Francesco Mussoni (Pdcs): Io penso che in questo momento si rischi di essere un po’ ripetitivi, ma credo che sia assolutamente il momento giusto per fare certe riflessioni. Voglio riconoscere al Segretario Luca Beccari il merito di aver finalizzato questo percorso nel migliore dei modi: anche se lui parla giustamente di un “ultimo chilometro” all’interno di un cammino molto più lungo, la sua capacità di mantenere una postura istituzionale corretta e una grande dignità di fronte a provocazioni, attacchi e momenti di estrema difficoltà è stata esemplare. Penso che il suo comportamento sia la testimonianza di un profondo rispetto per le istituzioni ed è doveroso riconoscerlo, non solo perché appartiene al mio stesso partito, ma perché gli va data prova di questa sua capacità. Vorrei fare un ragionamento più ampio su come siamo arrivati a questo accordo, partendo da lontano, ovvero dal 2014. In quegli anni San Marino si trovava in black list, eravamo sotto attacco e non eravamo affatto riconosciuti come un interlocutore collaborativo; il Paese era considerato quasi un covo di persone poco raccomandabili e non godeva di alcun appoggio internazionale. Proprio da quel governo di allora è iniziato il percorso per scegliere di avvicinarsi all’Unione Europea, e il risultato di oggi rappresenta un accreditamento e un riconoscimento essenziale di importanza epocale. Secondo me, questo accordo è il vero sigillo di garanzia per lo sviluppo e per la prospettiva politica ed economica della nostra Repubblica per i prossimi decenni. Era esattamente quello che volevamo raggiungere quando ci sentivamo accerchiati da un clima negativo, e vedere che dopo circa dodici anni di lavoro costante, portato avanti da diversi governi e forze politiche diverse, siamo arrivati a questo traguardo, dimostra che la politica sammarinese ha saputo mantenere la barra dritta. Con questo risultato si chiude il primo grande obiettivo di questa e delle scorse maggioranze; usciamo finalmente dall’isolamento istituzionale e apriamo un rapporto che non è più solo bilaterale con l’Italia, ma diretto con l’Unione Europea. Si tratta di un innalzamento significativo della nostra posizione che rappresenta la sfida del prossimo futuro per tutta la classe dirigente. Il percorso di associazione ci metterà alla prova, richiedendo cambiamenti nelle relazioni istituzionali, nelle abitudini e nelle prassi quotidiane. Io credo che da un lato ci sarà una revisione graduale dei comportamenti per adottare i regolamenti comunitari, ma dall’altro dovremo elevare e intensificare la nostra “sammarinesità”, ovvero la nostra identità e le caratteristiche di un piccolo Stato storicamente riconosciuto. Avverto una grande soddisfazione e anche un pizzico di commozione per questo passaggio di rinnovamento e di sfida che richiederà l’impegno di tutti noi.
Guerrino Zanotti (Libera): Interverrò brevemente perché mi rendo conto che probabilmente il mio discorso non aggiungerà nulla di nuovo a quanto è già stato detto o fatto dai colleghi, ma penso che esistano momenti e passaggi storici che vadano semplicemente celebrati e questo di oggi è sicuramente uno di quelli. Il raggiungimento della fine di questo percorso, su cui abbiamo lavorato con estrema forza, è un obiettivo fondamentale per il quale è nata questa maggioranza e questo governo e, per quanto ci riguarda, si tratta di una scelta ampiamente condivisa che va sottolineata con forza. La notizia arrivata in questi giorni non è solo una buona notizia, ma rappresenta un vero punto di svolta per l’intero Paese, un traguardo che molti aspettavano e per il quale hanno faticato per anni. Il via libera del Coreper per l’accordo di associazione chiude finalmente una fase di incertezza durata mesi e segnata anche dalla complessa questione della riserva bulgara; oggi la Repubblica di San Marino può contare sulla prospettiva concreta di un ancoraggio stabile all’Unione Europea. Sento il dovere di rivolgere un ringraziamento sincero a tutti coloro che negli ultimi dodici anni hanno ricoperto il ruolo di Segretario di Stato per gli Affari Esteri nei vari governi, e in particolare a Luca Beccari per aver creduto in questo progetto con convinzione e determinazione fino alla fine. Voglio anche fare un plauso a tutti i funzionari del Dipartimento Affari Esteri per il supporto prezioso fornito: avendo avuto esperienze lavorative personali legate proprio al superamento di uno degli allegati dell’accordo, ho potuto conoscere da vicino la loro professionalità e l’immenso lavoro svolto. Tuttavia, nonostante la soddisfazione sia alta e il risultato sia ormai a portata di mano, non possiamo limitarci all’applauso. Restano da compiere la firma, la ratifica e soprattutto il lavoro più difficile: l’adeguamento della macchina pubblica, delle competenze e delle procedure amministrative. Solo così questo risultato storico non resterà un semplice titolo di giornale, ma diventerà un vantaggio reale per i cittadini e per le imprese. È lì che si misurerà la vera qualità del nostro impegno europeo, non certo nei comunicati di oggi. In questa fase credo che anche la Commissione speciale per le riforme istituzionali potrà ricoprire un ruolo importante nell’avvio delle nuove procedure e nel recepimento dell’acquis comunitario. Consentitemi però una nota finale, senza polemica ma anche senza ipocrisia: se il Segretario Beccari ha preferito non toccare certi argomenti, io penso che vadano invece detti chiaramente. Se per la gran parte delle forze politiche inizia oggi la strada per realizzare tutte le opportunità offerte dall’accordo, per una piccola parte della politica inizia invece il percorso per tentare di vanificare il lavoro di dodici anni. Si tratta di un paradosso, dato che quella stessa parte politica ha contribuito al percorso anche come forza di governo. Io, come sostenitore convinto dell’associazione, mi auguro sinceramente che questa parte politica fallisca il proprio obiettivo.
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Io penso che alcune considerazioni vadano fatte proprio in virtù di quello che è accaduto nelle ultime ore e che ci vede particolarmente soddisfatti. Credo che un ringraziamento importante vada fatto al Segretario Luca Beccari, che ha saputo portare a conclusione con determinazione e competenza un percorso che nascondeva insidie non indifferenti. Quando si intraprende un cambiamento così profondo, è necessario farlo comprendere al meglio alla cittadinanza, che forse è rimasta legata a un approccio del passato e non vede sempre in modo positivo questo passaggio. Secondo me la capacità della politica e delle istituzioni di individuare una traiettoria e convincere con azioni e argomentazioni è esattamente ciò che serve al nostro Paese, quindi rivolgo un plauso sincero a Beccari. Al di là di chi cerca di salire sul carro dei vincitori oggi, il vero vincitore è il Paese che ha seguito questa rotta. Dobbiamo essere consapevoli che questo non è il finale, ma solo l’inizio di un percorso emozionante che rappresenta una grande opportunità da cogliere. In passato festeggiavamo l’uscita dalla black list italiana, dalla procedura Moneyval o persino dai decreti Covid; questo accordo invece è qualcosa che la nostra Repubblica ha voluto fortemente e su cui molti Segretari agli Esteri si sono impegnati con dedizione. Questo salto di qualità e questa maturità istituzionale devono farci riflettere: il nostro Paese può ora dialogare con il contesto europeo elevando le proprie relazioni e deve farlo senza cadute di stile. Dobbiamo evitare che quisquiglie personali o battaglie che interessano pochi vadano a incidere sull’intero sistema Paese, perché troppo spesso le crisi derivano da interessi di bottega che oggi più che mai vanno limitati. La buona politica deve saper dire dei “no” anche a interlocutori con posizioni di potere importanti, garantendo un’adeguata divisione dei poteri e mantenendo le proprie posizioni di fronte al potere giudiziario, esecutivo e legislativo. Ricordo bene gli attacchi costanti rivolti a Luca Beccari e, pur potendo dissentire su certi atteggiamenti, credo che il raggiungimento di questo obiettivo vada sottolineato con forza. Oltre all’Europa, affrontiamo ogni giorno criticità costanti all’interno di una legislatura che dopo due anni io definisco particolarmente riformista. Gli interventi adottati finora ci permettono di guardare al futuro con positività: penso alla nuova legge sulla cittadinanza, all’ICEE, alla legge sulla pianificazione strategica territoriale e agli interventi più forti sulla famiglia. Abbiamo introdotto elementi non secondari con la riforma IGR e ampliato l’offerta formativa nella scuola. Tutto questo è stato fatto con un rating più adeguato, con la riduzione del debito e degli interessi, continuando a investire nel settore energetico, nel fotovoltaico e rendendo le telecomunicazioni al passo con i tempi. Il percorso è in divenire e non possiamo fermarci; le difficoltà incontrate ci hanno insegnato ad alzare l’asticella e ad avere l’autorevolezza per portare avanti una visione politica alta. Gli interessi particolari e il semplice clientelismo devono finalmente lasciare spazio a una politica di livello che ci consenta di guardare negli occhi i nostri interlocutori internazionali. La nostra Repubblica ha peculiarità meravigliose che ora saranno garantite in un percorso che ci appassionerà e ci darà molto lavoro, ma che offrirà grandissime opportunità in ogni settore: dall’imprenditoria alla finanza, dalla politica estera all’artigianato e al commercio. Questo vale soprattutto per i nostri giovani, che sono stimolati da una politica che guarda alla prospettiva e non si limita a gestire interessi locali che, pur essendo importanti, non possono più indirizzare da soli l’azione del governo e delle istituzioni.
Giovanna Cecchetti (Indipendente di maggioranza): Io credo proprio che oggi sia giusto fermarsi un momento per dare il peso corretto a ciò che è accaduto, perché quello che stiamo vivendo rappresenta una fase storica di grandissima portata per la nostra Repubblica di San Marino. Con i passaggi avvenuti in questi ultimi giorni, dal via libera in sede EFTA fino al successivo passaggio in sede COREPER per l’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione Europea, siamo finalmente arrivati all’ultimo tratto di un lunghissimo percorso che ci porterà, entro il prossimo ottobre, alla firma definitiva dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Secondo me si tratta di un risultato davvero storico, il primo vero punto di arrivo di un lavoro iniziato oltre dieci anni fa e che ha richiesto competenza, pazienza, continuità istituzionale e, soprattutto, una visione molto chiara del futuro della nostra Repubblica. Oggi non ho nessuna intenzione di fare polemica, perché questa è una giornata che merita di essere vissuta con soddisfazione da parte di tutti. Certo, dobbiamo ammettere che in questi anni, e specialmente negli ultimi mesi, non sono mancati coloro che, utilizzando spesso argomentazioni populistiche e pretestuose, hanno cercato in ogni modo di alimentare dubbi e incertezze su questo importante percorso. Tuttavia, oggi a parlare sono esclusivamente i fatti e i fatti ci dicono chiaramente che San Marino è arrivata ormai a un passo da un traguardo fondamentale che cambierà radicalmente il suo posizionamento nel contesto europeo. Per questa maggioranza il risultato ha un significato ancora più particolare e profondo, perché l’accordo di associazione era proprio uno di quegli impegni qualificanti inseriti nel nostro programma di governo e oggi, con orgoglio, possiamo dire di aver mantenuto quell’impegno verso i cittadini. Sarebbe però molto riduttivo voler attribuire questo risultato a una sola parte politica, perché l’accordo di associazione è stato e continua a essere una scelta strategica dell’intero Paese; è il frutto del lavoro di governi e maggioranze differenti che si sono succedute nel tempo, oltre al contributo prezioso di quelle forze di opposizione che negli anni hanno condiviso con convinzione questa prospettiva europea. Alla maggioranza attuale va però riconosciuto il merito indubbio di aver saputo accompagnare il Paese nell’ultimo tratto di questo cammino, che è stato sicuramente il più complesso sul piano politico e diplomatico, mantenendo la barra dritta anche nei momenti più delicati e mettendo sempre l’interesse generale della Repubblica davanti a qualsiasi forma di convenienza politica immediata. Non possiamo infatti dimenticare che gli ultimi mesi non sono stati affatto semplici: ci sono stati momenti di oggettiva difficoltà, settimane cariche di incertezze e passaggi critici che avrebbero potuto rallentare o addirittura fermare questo cammino. Eppure, il Segretario di Stato agli Affari Esteri insieme all’intera maggioranza e al governo hanno scelto con coraggio di continuare a lavorare con estrema serietà e determinazione, mantenendo un basso profilo istituzionale senza alimentare inutili polemiche e con l’unico grande obiettivo di portare a casa un risultato fondamentale per il futuro del Paese. Oggi l’Europa ci sta mandando un messaggio molto semplice ma potente: San Marino è considerata un interlocutore serio, affidabile e credibile. Ed è proprio la credibilità il filo conduttore che lega tutte le sfide che abbiamo davanti; la credibilità non nasce certo per caso, ma è il risultato di istituzioni solide, della capacità di riformarsi, di regole sempre più chiare e della volontà politica di affrontare anche le questioni più delicate con equilibrio e senso dello Stato. Ora però inizia una fase nuova, perché l’accordo di associazione non rappresenta il punto d’arrivo finale, ma deve essere visto come un nuovo punto di partenza. Dobbiamo farci trovare pronti e accompagnare il Paese affinché sappia cogliere appieno tutte le straordinarie opportunità che questo accordo offrirà ai nostri cittadini, alle nostre imprese e ai nostri professionisti, pensando soprattutto ai giovani e al loro futuro. Dovremo continuare con decisione nel percorso di riforme già avviate, rafforzando le nostre istituzioni e rendendo il sistema economico sempre più competitivo, creando tutte le condizioni necessarie perché questa occasione si traduca in crescita, sviluppo e nuove opportunità reali per le future generazioni. Per questo desidero rivolgere un ringraziamento sincero al Segretario di Stato Luca Beccari (Pdcs), che ha guidato questo negoziato con competenza, determinazione e visione strategica, così come ringrazio tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito: i funzionari, le parti sociali, le associazioni e tutte quelle persone che hanno creduto fermamente in questo percorso. Con questo risultato San Marino compie un autentico salto di qualità, rafforza il proprio ruolo nel contesto europeo, consolida la propria credibilità internazionale e apre finalmente una nuova stagione di opportunità per tutto il Paese. È una giornata che entrerà di diritto nella storia della nostra Repubblica e credo che tutti noi, pur nelle legittime e naturali differenze politiche, dobbiamo sentirci orgogliosi. È quindi con grande soddisfazione personale, ma anche a nome del Partito Socialista Riformista che rappresento, che plaudo a questo straordinario risultato.
Visto che mi rimangono ancora dei minuti a disposizione, vorrei approfittarne per porre l’attenzione su alcuni episodi verificatisi nelle settimane scorse che hanno colpito la nostra comunità e aperto un dibattito molto ampio sul tema della sicurezza e del disagio giovanile. Io considero questo confronto utile, a patto che venga affrontato senza eccessiva emotività, senza la ricerca affannosa di facili colpevoli e soprattutto senza alimentare un allarmismo che non appartiene alla realtà del nostro Paese. San Marino è e resta una Repubblica sicura, ed è proprio perché lo è che abbiamo il dovere di cogliere questi episodi come un segnale su cui riflettere per rafforzare quegli elementi che negli anni hanno reso forte la nostra comunità. In questi giorni si è parlato molto di disagio giovanile, non perché tutti gli episodi di cronaca abbiano riguardato esclusivamente minorenni o giovanissimi, ma perché molti hanno giustamente colto l’occasione per interrogarsi su un fenomeno più ampio che riguarda il rapporto tra i giovani, le famiglie, la comunità e le istituzioni. Credo che questa sia la chiave di lettura più corretta, perché sarebbe un errore ridurre tutto al semplice fatto di cronaca, così come sarebbe sbagliato attribuire ogni singolo episodio al disagio giovanile. Dobbiamo invece cogliere l’occasione per affrontare un tema che esiste e che merita tutta la nostra attenzione senza alcuna semplificazione. Parto da un principio molto semplice: comprendere il disagio non significa affatto giustificare chi sbaglia. Chi commette un reato deve risponderne secondo quanto previsto dalla legge, perché le responsabilità penali sono sempre individuali. Allo stesso tempo però è vero, come afferma ad esempio la nostra legislazione scolastica, che l’educazione rappresenta una responsabilità condivisa tra scuola, famiglia e comunità intera, seguendo i principi di sussidiarietà. Le cause che possono portare un giovane a compiere determinate scelte sono spesso complesse e coinvolgono tanti fattori: la scuola, la famiglia, il contesto sociale, le istituzioni, le relazioni e tutti quegli elementi che incidono sulla crescita di una persona. Per questo motivo sarebbe un errore imperdonabile cercare un unico responsabile. Non possiamo pensare che tutto dipenda solo dalla famiglia, così come non possiamo delegare questo compito esclusivamente alla scuola, allo Stato, alle forze dell’ordine o alla comunità: ognuno ha un ruolo diverso e fondamentale, ma nessuno può sostituire l’altro. L’educazione è una responsabilità collettiva e questo significa che ognuno è chiamato a fare fino in fondo la propria parte. I giovani attraversano una fase in cui costruiscono la propria identità; è un’età fatta di entusiasmo ma anche di fragilità, impulsività e bisogno di appartenenza. In questo percorso i ragazzi sono inevitabilmente più esposti alle influenze del contesto e delle relazioni, fattori esterni che possono orientare i loro comportamenti nel bene o nel male. Per questo non dobbiamo limitarci a intervenire solo quando il disagio esplode in modo eclatante, ma dobbiamo essere capaci di intercettarlo prima. Non dobbiamo però cadere nella tentazione di generalizzare, perché la stragrande maggioranza dei nostri giovani è composta da ragazzi educati, rispettosi e impegnati seriamente nello studio, nello sport, nel volontariato e nella vita della nostra comunità. Sono proprio loro ad avere per primi il diritto di vivere i luoghi di relazione in totale sicurezza e di potersi ritrovare e divertire in un ambiente sereno. Per questo motivo bisogna necessariamente rafforzare il presidio del territorio, garantendo una presenza costante, discreta ma assolutamente efficace delle forze dell’ordine, capace di prevenire situazioni di rischio e di tutelare chi vive il nostro Paese nel rispetto delle regole. San Marino è una Repubblica aperta e accogliente, ma chiunque si trovi sul nostro territorio, sammarinese o meno, deve rispettare rigorosamente le leggi e le regole della civile convivenza. Accanto alla sicurezza dobbiamo investire con forza nella prevenzione, e per questo è stato molto importante il lavoro avviato dalla commissione con la formulazione dell’ordine del giorno sul disagio giovanile. Si tratta di un punto di partenza essenziale perché, prima di decidere come intervenire concretamente, dobbiamo assolutamente ascoltare chi vive ogni giorno queste realtà: la scuola, le famiglie, i servizi sociali, le forze dell’ordine, gli educatori, il mondo dello sport e l’associazionismo. Solo attraverso questo ascolto potremo costruire risposte che siano davvero efficaci, fondate sulla conoscenza profonda dei fenomeni e non sull’emotività del momento.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Io sono il primo esponente dell’opposizione a parlare in questo comma comunicazioni dopo anni e anni, credo che sia assolutamente logico e normale che sia così… Ne abbiamo già parlato anche ieri. Io sono uno di quelli che ha applaudito quando il Segretario di Stato ha dato la notizia ufficiale del passaggio avvenuto in sede COREPER. Credo fermamente che si tratti di un passaggio molto importante, che segna per la Repubblica di San Marino il passaggio dall’età dell’adolescenza a quella adulta, coinvolgendo tutta la nostra cultura politica, sociale, economica e finanziaria. Questa notte ci ho pensato un po’ su e mi sono fatto un’idea precisa della situazione di San Marino, anche se magari potrebbe essere sbagliata. Io ho sempre pensato che all’interno di questi nostri 61 chilometri quadrati siamo sempre stati un po’ come una sorta di setta, nel senso buono del termine, ovvero siamo stati autoreferenziali per anni e ne abbiamo pagato duramente lo scotto. Ce lo ricordiamo bene tutto quello che è successo dal 2008 in poi e ogni volta che qualcuno dall’esterno veniva a farci delle analisi precise sulla nostra situazione. L’ultimo caso, di cui avrò modo di parlare più avanti discutendo un ordine del giorno specifico, riguarda ad esempio le risultanze del rapporto GREVIO sulla violenza contro le donne a San Marino. Abbiamo purtroppo dei personaggi che definisco “settari”, persone che fingono di essere degli editorialisti e a cui non va bene affatto che si parli apertamente della violenza sulle donne perché sostengono che non avremmo i numeri per parlarne; avrò modo di approfondire questo punto più tardi durante la presentazione dell’ordine del giorno. Quindi ieri ero molto contento e oggi lo sono ulteriormente, a prescindere dal fatto che io sieda tra i banchi dell’opposizione; questo non dovrebbe affatto essere un discorso divisivo. Come ho detto, credo che siamo di fronte a un passaggio decisivo verso l’età adulta e questo significa iniziare finalmente a creare una vera cultura europea, con un respiro più ampio, uscendo da quella mentalità ristretta e settaria legata solo a questi 61 chilometri quadrati. È stata proprio quella mentalità a permettere alla politica, alle associazioni, agli “amici degli amici” e ai banchieri che frodavano lo Stato di vantarsi persino di imperversare all’interno del nostro territorio. Io credo che questo accordo sia tutelante per tutti noi e, come ho già fatto ieri, voglio fare i complimenti al Segretario di Stato Luca Beccari che è stato il “finalizzatore” di questo percorso, nonostante il fuoco incrociato che si è scatenato contro di lui. Credo di essere stato uno dei pochissimi esponenti dell’opposizione a difenderlo anche pubblicamente. Non si tratta di una questione di avvicinamento politico, perché la cultura politica è un’altra cosa; se uno esprime un apprezzamento per l’operato di un Segretario di Stato, non significa affatto che voglia avvicinarsi a quella fazione politica. Il punto è che siamo tutti esseri umani con pregi e difetti, si possono condividere o meno delle linee politiche, ma per me esiste una linea di demarcazione invalicabile: l’attacco personale basato sul nulla. Ricordo bene la commissione mista dove sono intervenuti gli esponenti del Partito Socialista; gli hanno imputato di aver dato degli “ignoranti” ai cittadini, un’affermazione assolutamente falsa. Eppure continuano a scriverlo, non rispondono mai nel merito, non accettano il confronto e hanno passato mesi a ripetere questa falsità, salvo poi non presentarsi più agli incontri successivi. Questa per me è la “mala politica”, è una gestione sociale pessima operata da persone che utilizzano la propria capacità oratoria solo per diffondere nefandezze. Detto questo, mi si consenta una riflessione sul trionfalismo di queste ore: è giusto che ci sia perché il Segretario ha finalizzato il percorso, ma come ho ricordato ieri, ci sono stati altri Segretari di diversi partiti e in diverse legislature che, a partire dal 2014, hanno iniziato questo cammino su mandato del Parlamento. Penso a Pasquale Valentini, Nicola Renzi, Antonella Mularoni e ovviamente allo stesso Luca Beccari; a tutti loro va riconosciuto il merito di aver mantenuto la stessa linea. Allora, quando sento certi “saccenti” che si credono portatori di una cultura superiore affermare che siamo di fronte a una “democrazia fascista” o che questo percorso è portato avanti da un “parlamento fascista”, come è stato scritto proprio ieri, io dico che bisognerebbe studiare meglio la storia. Tutti i gruppi presenti in questa legislatura, sia di maggioranza che di opposizione, avevano come punto fermo nel programma la chiusura del negoziato. Non c’è nulla di fascista nel rispettare il voto dei cittadini: la gente ha votato il Pdcs, il Psd, ha votato tutti i partiti che sostenevano chiaramente questo obiettivo. Allora bisogna fare pace con il proprio cervello, perché non si può far finta di non vedere l’elefante nella stanza. E l’elefante nella stanza è il blocco continuo operato dallo Stato bulgaro all’interno degli organismi EFTA e COREPER per la volontà di un cittadino privato, tale Assen, che millantava crediti non corretti verso il nostro Stato. Da lì è partita una narrazione che ha stoppato il percorso di San Marino, ma stranamente poche settimane fa parte di quei soldi sono stati dissequestrati e, magicamente, il percorso si è sbloccato in EFTA e COREPER. L’elefante è lì e bisognerà fare valutazioni serie sul perché quelle somme siano state liberate; mi auguro che la commissione d’inchiesta faccia luce su questo, ma non possiamo far finta di niente e mi stupisce che quasi nessuno in maggioranza lo abbia accennato. Se dobbiamo fare tutti lo sforzo di diventare adulti e abbandonare il settarismo sammarinese, questo vale per la politica, per i corpi intermedi ma certamente anche per il tribunale e la Banca Centrale. Dovranno finalmente spiegare come mai hanno bloccato 15 milioni di euro per poi sbloccarne una parte poco dopo, portando alla conclusione del percorso. Diplomaticamente trovo che sia stata una forzatura inaccettabile essere tenuti in scacco per la volontà di un privato cittadino bulgaro che faceva pressioni sul proprio governo, interferendo pesantemente contro la volontà di due Stati come San Marino e Andorra. Qualcuno in Banca Centrale o in tribunale dovrà venire a spiegare cosa è successo veramente, perché non possiamo limitarci a celebrare senza che qualcuno si assuma la responsabilità di quegli atti che hanno rischiato di fermare tutto. Questo è il discorso serio da fare, e non è affatto un modo per mettere le mani avanti. Io ieri ero uno di quelli che durante la sospensione della Commissione Esteri è andato a brindare, perché per me questo accordo è “ossigeno” per il Paese. I cittadini e gli editorialisti possono scrivere quello che vogliono, possono anche “venire a prenderci a casa” come ho letto, ma io sono assolutamente convinto che l’entrata in Europa sia salvifica per San Marino. Mi auguro però che ci sia anche un’evoluzione: un cittadino esprime una sua posizione sulla linea editoriale di RTV, un editorialista o presunto tale dice a un Segretario di Stato e alla TV di Stato di fare una contro replica e questi due organismi rispondono? Ma dov’è il ritegno di utilizzare anche l’informazione per attaccare le persone? Dov’è? E allora io mi auguro che questa Europa dia ampio respiro a tutti i cervelli, soprattutto a quelli di chi ha le idee ancora un po’ confuse.
Mirko Dolcini (D-ML): Segretario, io oggi la vedo gongolare, ma guardi, lo posso capire, lo posso comprendere benissimo e sotto certi aspetti comprendo anche l’entusiasmo del suo discorso. Le riconosco senz’altro la caparbietà che ha dimostrato nel portare avanti questo obiettivo fino ad oggi, che non è solo un dato politico; le riconosco anche l’aplomb e la sicurezza che ha mantenuto, nonostante io sia il primo a non mettere affatto in dubbio le tantissime pressioni che sicuramente ha ricevuto. Ciò che mi dispiace, però, è che nel suo discorso siano mancate almeno tre questioni fondamentali. Una l’ha citata il consigliere Zeppa, ed è il riferimento concreto alla vicenda bulgara. Un’altra è la questione della valutazione d’impatto, un tema che come Domani Motus Liberi portiamo avanti da tantissimo tempo e che, al di là di una relazione di qualche Consiglio fa presentata insieme da lei e dai Segretari per gli Esteri e per gli Interni, a me e al mio partito sembra ancora eccessivamente scarsa. E infine c’è un’ultima assenza pesante, ovvero proprio la parola referendum. Non si è parlato affatto di referendum nonostante il Paese ne stia parlando da tanto tempo, e non mi riferisco solo a Domani Motus Liberi ma a tanti comitati, a tantissime persone che scrivono sui social e anche a partiti che si trovano al di fuori del Consiglio Grande e Generale. Io credo che quando si fa un’esposizione politica, anche evidenziando giustamente il proprio gaudio, per dovere politico certi riferimenti vadano fatti, o almeno bisognerebbe dire chiaramente se il referendum lo si vuole o meno, perché tra l’altro mi sembra che lei, a differenza di alcuni suoi colleghi e di molti altri in maggioranza, non abbia mai escluso categoricamente l’ipotesi del referendum. Poi è intervenuto il consigliere Michele Muratori, che è il Presidente della Commissione Esteri, eppure neanche lui ha citato il referendum, o meglio, l’ha citato portandolo come esempio riguardo al 2013, dicendo che San Marino si è già espresso a favore dell’adesione o del percorso europeo perché all’epoca i sì superarono i no. Ora, io non voglio entrare nel merito di come dovrebbe finire un referendum se si dovesse fare oggi, non entro in questo merito, però bisogna dire le cose come stanno e ristabilire la verità: all’epoca c’era un quorum da raggiungere e il raggiungimento di un quorum è esso stesso un dato politico, quindi bisogna ricordare che quel referendum non passò. Ma anche volendo prendere in astratto la teoria che la gente si fosse espressa a favore di quel quesito, beh, bisognerebbe tornare a rileggerlo bene quel quesito. Io l’ho già fatto l’anno scorso anche con un video sui social, visto che ormai siamo tutti molto social, ma evidentemente non sono stato ascoltato. Allora riprendo quel quesito e chiedo l’attenzione dell’aula perché è importante capire su cosa si chiese ai sammarinesi di pronunciarsi: la prima parte riguardava la volontà di iniziare un negoziato per l’adesione all’Unione Europea, e poi leggo testualmente dal quesito che la legge avrebbe dovuto fissare un termine brevissimo entro il quale inoltrare la domanda di adesione. Il quesito si concludeva dicendo che l’adesione della Repubblica all’Unione Europea si sarebbe potuta perfezionare esclusivamente dopo l’approvazione dei cittadini tramite un referendum confermativo di iniziativa consiliare. Questo tipo di referendum confermativo è previsto ancora oggi nel nostro ordinamento dalla legge qualificata numero 1 del 2013 all’articolo 26, e noi, nel momento in cui ci sarà la firma, proporremo proprio la possibilità di procedere per volontà consiliare al referendum. Quindi, signori, io davvero non capisco perché parlare di referendum debba essere considerato un sacrilegio, visto che se ne parlò e si votò già nel 2013; non riesco proprio a capirlo. Sento invece dire da alcuni consiglieri di maggioranza che c’è qualcuno in questa aula, con un riferimento ovviamente rivolto a noi, che vorrebbe limitare il percorso dell’accordo. Ma da quando chiedere un referendum significa voler limitare un percorso? Al contrario, significa volerlo migliorare, volergli dare una vera legittimità popolare. Forse invece è proprio chi non vuole il referendum che sta cercando di limitare la democrazia. Ho sentito anche Guerrino Zanotti dire che una piccola parte della politica, riferendosi chiaramente a noi di Motus, vuole ostacolare il percorso. No, consigliere Zanotti, noi non vogliamo ostacolarlo, noi vogliamo raddrizzarlo e migliorarlo per renderlo davvero utile per il Paese, facendo tutte le valutazioni e tutta la formazione necessaria e riducendo al minimo le spese che ci saranno, perché non possiamo certo far finta di niente. Ci saranno dei costi, lo ha detto anche il Segretario Ciacci. Ora bisogna costruire il percorso, ma come lo vogliamo fare? Chiudendo gli occhi e senza coinvolgere le persone che poi quell’accordo dovranno applicarlo concretamente, ovvero gli imprenditori, dai più grandi ai più piccoli? Poi ci accusano di essere dei populisti, ma cosa vuol dire essere populisti? Se la definizione di populista è quella di spendersi a favore del popolo mettendolo al centro dell’azione politica, allora noi siamo orgogliosamente populisti. Poi il collega Zeppa ha ricordato che tutti i gruppi avevano nel proprio programma la chiusura del percorso di integrazione con l’Unione Europea. Infatti noi non siamo mai stati contro l’integrazione, ma nel nostro programma, a differenza evidentemente di tutti gli altri partiti, c’era da sempre anche la richiesta di un effettivo coinvolgimento popolare. Quindi perché adesso Domani Motus Liberi dovrebbe essere diventato il partito che vuole ostacolare il percorso? Saremmo contro la democrazia solo perché chiediamo un referendum? Ma siamo matti? Io credo che dovremmo farci tutti un esame di coscienza, anche perché ho sentito dire che le persone hanno delegato il Consiglio su tutto, ma chi l’ha detto che le persone ci hanno delegato su tutto? Quando siamo stati eletti nel 2024 esisteva già la legge numero 1 del 2013 che prevede strumenti di democrazia diretta, e allora perché non dovremmo applicarli? Li applichiamo su tutto, perché non dovremmo farlo su un passo così importante? Perché lo volete impedire? Forse qualcuno ha davvero paura del “no”, ma se fosse così allora c’è un corto circuito: dite di avere il mandato delle persone e poi avete paura del loro voto, e allora cercate di scavalcarle. Se avete paura del “no” dovete scendere in piazza, andare nei bar, anche in quei bar che spesso vengono vituperati, nei parcheggi, nelle sedi istituzionali, nelle sedi dei partiti, insomma dappertutto a spiegare questo accordo e a farlo capire alle persone. C’è stato anche un sondaggio recente portato avanti dai colleghi di Repubblica Futura che erano curiosi di capire il sentimento della gente su certi argomenti, su chi è “mister preferenza” o chi non viene più votato, e tra le domande c’era proprio quella sul referendum. Ebbene, il 62% dei cittadini vuole il referendum. Che lo si consideri un sondaggio farlocco o meno, quanti elementi dobbiamo ancora portarvi per farvi capire che la gente pretende il referendum? I cittadini lo vogliono, quindi diamoglielo questo referendum, visto che lo strumento esiste. Al di là del progetto di legge che abbiamo presentato sulla partecipazione obbligatoria su certe materie, c’è la possibilità facoltativa, che è nelle nostre corde, di condizionare la ratifica a un referendum confermativo di iniziativa consiliare al momento della firma dell’accordo.
Iro Belluzzi (Libera): Permettetemi una piccola battuta iniziale: nei parcheggi, francamente, non ci andiamo, altrimenti rischiamo di essere scambiati per parcheggiatori abusivi e di certo non è quello che vogliamo. Entrando però nel merito del dibattito, voglio fare le mie più sentite congratulazioni e confermare la mia vicinanza al Segretario Beccari, perché sono davvero orgoglioso del passaggio che ha fatto compiere alla Repubblica di San Marino. Gli sono stato vicino anche nei momenti in cui è stato bersaglio di attacchi, anche da parte della stampa, che cercava di denigrare il suo ruolo, quando in realtà l’obiettivo non era certo la sua persona. Tutto questo mi ha dato la stessa sensazione che provai nel lontano 2014, un momento che ha accennato brevemente prima anche il collega Mussoni. Ricordo che quando il Ministro Saccomanni, mentre il governo Letta in Italia stava cadendo, ci inserì nella white list, io ero a casa da solo e mi commossi profondamente; e mi commuovo ancora oggi, nel momento in cui intraprendiamo questo nuovo, fondamentale passaggio. Penso che anche lei, Segretario, al di là dell’aplomb e della sicurezza che manifesta, abbia provato un sentimento di questa portata, perché gli attacchi e i momenti difficili non sono mancati. Il collega Zeppa ha ricordato fatti non trascurabili che hanno una valenza particolare e che andranno senz’altro approfonditi, per capire chi abbia sbagliato e chi abbia creato un allarme che, probabilmente, si poteva evitare. Comunque, oggi festeggiamo un momento essenziale per la storia della Repubblica di San Marino, per quella Repubblica che, come ha detto giustamente lei, deve rendersi conto che siamo finalmente conosciuti all’esterno, oltre a essere noti a noi stessi. Purtroppo, all’interno del Paese, in vari settori e ambienti, c’è ancora chi cerca di percorrere la vecchia strada del voler essere noti solo a noi stessi e ignoti al resto del mondo. Non è più così, ma è difficile convincere tutti; speriamo però di far capire, piano piano, che occorre compiere questi passaggi imprescindibili e necessari per la sovranità, per lo sviluppo del Paese e per la dignità di noi sammarinesi. Attraverso questo accordo noi riaffermiamo la nostra sovranità e la nostra sammarinesità, dimostrando di saperci confrontare con gli altri. Quello di oggi è l’inizio di una sfida, un vero punto di partenza. È un po’ come quando ci si allena per una gara: l’importante è arrivare sulla linea di partenza, che sia una gara podistica, ciclistica o motoristica, perché se non c’è la partenza non si arriverà mai al traguardo. Io però ho paura che quelle forze che hanno agito in maniera subdola in passato continueranno a farlo, cercando di metterci delle trappole per impedire il raggiungimento di quegli obiettivi su cui abbiamo costruito l’azione di vari governi fin dal 2011 o dal 2012, quando il percorso iniziò con il collega Antonella Mularoni alla Segreteria Esteri. Da allora abbiamo deciso di impegnarci con i nostri funzionari e con risorse economiche importanti. Credo che occorra fare un patto tra gentiluomini, tra tutte le persone che, al di là delle attuali posizioni politiche di maggioranza o opposizione, vogliono veramente bene al Paese per percorrere la strada delle riforme nel modo più rapido e celere possibile, così da cogliere i frutti di questo inizio di percorso. Sappiamo benissimo che si tratta di un accordo misto, quindi i detrattori e chi vuole minare questo cammino avranno probabilmente modo di rallentare o creare delle impasse in determinati momenti. Per questo, chi vuole bene a San Marino — la politica, i partiti, i corpi intermedi come le imprese e i sindacati — deve operare affinché lo snellimento della macchina amministrativa di cui parlava il collega Berti venga finalmente attuato. L’impegno di tutti i cittadini deve andare nella direzione della trasparenza, della capacità e della professionalità che dobbiamo trovare all’interno della Repubblica. Ci sono due punti importantissimi che devono essere sviluppati. Non me ne voglia il Segretario Gatti, so che si sta adoperando molto, ma credo che il comunicato di ieri di Banca Centrale abbia un’importanza storica. Anche se è molto stringato, sappiamo bene qual è il percorso che si sta facendo all’interno di Banca Centrale, grazie anche agli approfondimenti riservati avuti in Commissione Finanze che hanno prodotto ordini del giorno da presentare il prima possibile in aula. C’è un impegno fortissimo per rendere operativo ogni passaggio e ormai non c’è più nulla che ci blocchi, compreso il clarified addendum chiesto dall’Italia; la partenza è avviata e abbiamo le modalità per confrontarci e arrivare alla ratifica anche con la vicina Italia. Segretario Beccari, credo che il rapporto con il contesto europeo sia fondamentale, ma lo è altrettanto quello con i singoli paesi e in primis con l’Italia, per arrivare a un sistema bancario finalmente aperto, come indicato nell’accordo stesso, che non può certo aspettare quindici anni per una risoluzione. Un altro elemento su cui investire in tempi rapidi è quello sull’imposta sul valore aggiunto, l’IVA. Il contesto europeo ci richiede determinati passaggi e sappiamo benissimo quali risorse vadano impiegate. Dalla mia piccola posizione e con la mia lunga esperienza in questo Consiglio, vedo snodi dai quali non possiamo prescindere. Le risorse del Paese devono essere canalizzate soprattutto su ciò che può sembrare immateriale; l’IVA è qualcosa di immateriale, non è una struttura fisica, ma è un’infrastruttura più importante di mille altre. Anche il sistema bancario, con una vigilanza condivisa e riconosciuta che permetta la libera prestazione di servizi in Europa, è più di un’infrastruttura; non ha le rotaie come un trenino, ma dà forza e sviluppo al Paese. Lo stesso vale per un sistema di giustizia riconosciuto a livello europeo. Certi passaggi sono stati fatti e riconosciuti, ma dobbiamo prendere in considerazione tutti gli elementi che ci portino a pieno titolo in Europa, eliminando ogni possibile imperfezione affinché il nostro sistema giudiziario abbia il pieno riconoscimento internazionale. Come ricordava il Segretario Ciacci, l’elemento base è lo stato di diritto, che passa attraverso la netta separazione tra i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Occorre massimo rispetto e separazione fra questi poteri, altrimenti c’è il rischio di ricadere in dinamiche che possono rallentare i percorsi di crescita e sviluppo che oggi iniziano ad avere la concretezza di un accordo che, come speriamo, potrà essere siglato entro l’autunno. Grazie ancora al Segretario da parte mia e di tutto il gruppo di Libera, e grazie a tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo punto così importante.
Giovanni Francesco Ugolini (Pdcs): Diversi sono i temi ai quali merita che il Consiglio Grande e Generale presti la propria attenzione, così come è assolutamente legittimo che ogni forza politica e ogni singolo consigliere esprima liberamente la propria posizione. Lo so bene che non è sempre facile, ma riterrei opportuno, vista l’importanza degli argomenti, che ci si attenesse il più possibile alla realtà dei fatti, proprio per via della ricaduta che questi hanno poi di riflesso sul Paese intero. Io almeno, in questo mio intervento, cercherò di farlo con la massima onestà. Non si può non partire da alcuni dati che sono sotto gli occhi di tutti e che definirei inconfutabili. Il primo è il riconoscimento da parte delle agenzie specializzate che classificano oggi il rating di San Marino ad “A-“. Questo, come sappiamo tutti, comporta una serie di vantaggi e di attenzioni internazionali particolarmente rilevanti. Anche altri colleghi lo hanno sottolineato, ma preme anche a me ribadirlo, essendo io un consigliere impegnato in politica da tanto tempo: mi riferisco alla ritrovata credibilità del nostro Paese. Si tratta di una credibilità che diversi di voi, oggi presenti in quest’aula in ruoli diversi e che non perdono occasione per gridare allo sfascio, avevano contribuito a far perdere in passato. Oggi invece, dall’esterno, il Paese è visto finalmente come uno Stato sano e credibile. A dire la verità, non è ritenuto credibile solo dall’esterno, ma direi anche all’interno, e i dati rilevanti della nostra economia e della nostra produttività lo testimoniano chiaramente. A questo proposito ne cito uno tra i tanti: potrei fare altri esempi, ma ritengo questo particolarmente significativo, ovvero il dato dei lavoratori dipendenti nel settore privato che, tra interni e frontalieri, ha superato le 19.000 unità. Dobbiamo comprendere bene cosa c’è dietro a un numero del genere: ci sono competitività, operatività, sistema e tanti sacrifici che, in un Paese piccolo come il nostro, danno bene l’idea delle condizioni e della congiuntura positiva che stiamo vivendo. Ho citato questi due fatti concreti, il rating attuale e il numero dei lavoratori dipendenti, proprio per riposizionare in una collocazione più logica alcune situazioni che stiamo discutendo. Mi riferisco, ad esempio, a come venga ingigantito qualunque passaggio che in passato sarebbe stato collocato nella sua normale dimensione e che invece oggi viene gonfiato, a mio modo di vedere, oltre la sua reale portata. Penso alla sostituzione del compianto Segretario di Stato per la Sanità, la dottoressa Mariella Mularoni, alla cui famiglia ribadisco la mia più sincera vicinanza. Innanzitutto ci tengo a sottolineare che la nostra sanità, nel suo complesso, rimane per i sammarinesi un porto sicuro. Certo, non tutto funziona alla perfezione, ma invito a guardare appena oltre i nostri confini per capire come ancora oggi le condizioni al nostro interno siano del tutto favorevoli. Abbiamo tuttora operatori capaci, una sanità che è praticamente gratuita per tutti e un ospedale pubblico che rimane un punto di riferimento costante per i cittadini. È in questo contesto che il Pdcs vuole spendersi, per mantenere una conduzione e una presenza forte nella direzione dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Il nostro partito ha tante persone capaci per assumere questa responsabilità. Inizialmente il segretario del partito, Gian Carlo Venturini, aveva dato la sua disponibilità avendo un’ampia esperienza nel settore, ma poi sono emerse delle valutazioni sull’applicazione della legge e il segretario Venturini per primo, seguito subito dopo dal partito, ha ritenuto che su questa vicenda non dovessero esserci ombre, a salvaguardia delle massime istituzioni del Paese. La designazione all’unanimità del collega Massimo Andrea Ugolini, persona capace e autorevole, dimostra come il Pdcs sia coeso e creda fermamente in questo governo e in questa maggioranza. Questo è l’unico contesto in cui va inquadrata la vicenda; il resto sono solo polemiche e speculazioni senza senso. La questione che invece ci porta a riflessioni più complesse è quella relativa alla Banca di San Marino, alla cosiddetta vicenda dei bulgari e ai suoi effetti. Io sono sempre stato un sostenitore dell’autonomia degli organismi, della distinzione dei poteri e della certezza del diritto, e rimango assolutamente di questa idea. Allo stesso modo, però, tengo a ribadire il concetto della responsabilità del proprio operato e delle proprie azioni. Il Consiglio Grande e Generale in questo è stato esemplare, dando il via a una commissione d’inchiesta per rilevare eventuali responsabilità della politica come atto di trasparenza necessaria. Rimaniamo dell’idea che le nostre istituzioni coinvolte in questa situazione, ovvero il Tribunale, la Banca Centrale e l’AIF, abbiano svolto e stiano svolgendo al meglio i loro compiti. Attendiamo con ansia che emergano altri elementi che rafforzino il loro operato e rendano ancora più solida la posizione del Paese. Non possiamo però negare gli effetti che la vicenda ha avuto e sta avendo, secondo noi in modo improprio, sull’accordo di associazione. La maggioranza netta del Consiglio non ha mai avuto dubbi sulla necessità di questo accordo e abbiamo più volte riconosciuto il grande lavoro svolto dal nostro Segretario di Stato per gli Affari Esteri. Trovarsi di fronte a un ostacolo di questo genere non era di certo prevedibile, ma il suo enorme lavoro è stato giustamente premiato. Proprio ieri mattina, verso le 10:00, mentre eravamo in Commissione Esteri, è arrivata la notizia tanto attesa dell’adozione da parte del COREPER dell’accordo di associazione tra San Marino e Andorra, e questo accende una nuova luce sulla definizione del percorso. Noi continuiamo a svolgere il ruolo che gli elettori ci hanno dato: sostenere e arrivare alla conclusione positiva dell’accordo di associazione, che è un punto fondamentale del programma di governo. Avere la responsabilità di governo e della politica del Paese non ci ha mai fatto paura e non ci sottrarremo ai nostri doveri. È impossibile pensare che durante i percorsi di governo non emergano problemi o complicazioni, ma abbiamo dimostrato come Pdcs, nel corso degli anni, di saperli risolvere. Certamente non lo facciamo da soli, ma sempre con il contributo degli alleati di governo che non si sono mai sottratti alle loro competenze, e non ho dubbi che lo stiano facendo anche oggi. Troveremo insieme ai nostri alleati le soluzioni migliori per il nostro Paese.
Gemma Cesarini (Libera): Oggi è una giornata che entra di diritto nella storia della nostra piccola Repubblica. Non aggiungerò molto altro rispetto a quanto è stato già detto dai consiglieri che mi hanno preceduta, ma per l’importanza storica di questo giorno credo che valga davvero la pena ripetersi. L’annuncio che abbiamo appreso dal Consiglio Europeo rappresenta il compimento di un passaggio storico che il nostro Paese attendeva da molti anni. È stato un percorso lungo, complesso e spesso silenzioso, fatto di faticosi negoziati, di competenze, di determinazione e di una visione politica che ha saputo guardare oltre l’orizzonte delle contingenze, superando ostacoli e inciampi. Credo che oggi il primo sentimento debba essere la gratitudine, innanzitutto verso tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a questo risultato: il Segretario di Stato Luca Beccari, i Segretari di Stato che si sono succeduti nel tempo, i negoziatori, i funzionari, il corpo diplomatico e tutte le forze politiche che, pur partendo da posizioni diverse, hanno saputo riconoscere l’interesse superiore della Repubblica. Anche il Consiglio Grande e Generale, attraverso gli anni, ha accompagnato con continuità questo cammino. Il significato di questo accordo va ben oltre il suo aspetto tecnico, poiché rappresenta una trasformazione politica epocale. San Marino sceglie di rafforzare in modo stabile e strutturato il proprio rapporto con l’Europa, preservando la propria sovranità ma dotandosi allo stesso tempo di nuovi strumenti per affrontare le sfide del domani. Negli ultimi anni il nostro Paese ha vissuto cambiamenti profondissimi: ha dovuto ripensare il proprio modello di sviluppo, adattarsi a un nuovo contesto internazionale e costruire nuovi rapporti con l’Italia e con l’Unione Europea, conquistando, o meglio riconquistando, credibilità attraverso le riforme, la trasparenza e l’affidabilità. Quello che oggi celebriamo è anche il riconoscimento internazionale di questo percorso. L’Europa riconosce finalmente che San Marino è un partner credibile, affidabile e maturo. Non siamo più percepiti come un piccolo Stato da osservare con diffidenza, ed è questa la grande notizia, ma come una Repubblica capace di assumersi le proprie responsabilità e di contribuire con la propria specificità alla costruzione dello spazio europeo. Naturalmente il lavoro non finisce qui. Dopo la firma inizierà una nuova fase altrettanto importante, quella dell’attuazione dell’accordo, dell’adeguamento normativo e della capacità delle nostre istituzioni, della Pubblica Amministrazione e delle imprese di cogliere tutte le opportunità che questo nuovo quadro offrirà. Sarà anche necessario definire i contenuti dell’addendum in ambito finanziario. Sarà una stagione che richiederà grande responsabilità, dialogo e ancora una volta quella continuità istituzionale che ci ha consentito di arrivare fino a qui. Ma oggi è giusto fermarsi per riconoscere il valore politico di ciò che è stato raggiunto, perché ci sono momenti nei quali una comunità scrive una pagina fondamentale della propria storia, e questo è uno di quei momenti. Tra qualche anno ricorderemo questa giornata come quella in cui San Marino ha definitivamente scelto di rafforzare il proprio posto nel cuore dell’Europa, non rinunciando alla propria identità ma mettendola al servizio di un futuro di maggiore apertura, cooperazione e crescita. È una responsabilità e allo stesso tempo un merito che ereditiamo da chi ci ha preceduto, che abbiamo accompagnato in questi anni e che abbiamo il dovere di consegnare ancora più forte nelle mani delle future generazioni. Oggi possiamo dirlo con orgoglio: la Repubblica di San Marino ha compiuto un passo storico, e l’aspetto che credo sia il più importante in assoluto è che questa storia appartiene davvero a tutti i sammarinesi.
Luca Lazzari (Psd): Oggi possiamo finalmente cominciare con un sorriso. Dopo mesi complicati, dopo tante attese e dopo qualche preoccupazione di troppo, ce l’abbiamo fatta. Come ci ha ricordato il Segretario Beccari, il percorso europeo parte da lontano; parte da quando in tanti capirono che San Marino doveva cambiare passo, aprendosi al mondo e abbandonando quella vecchia idea di autosufficienza sintetizzata nella locuzione “noti a noi, ignoti agli altri”. Si tratta di un’espressione potente che spiega bene una forma mentale che per tanti anni ci ha protetto, ma che poi ha cominciato a isolarci, finendo per non funzionare più e producendo anzi dei danni. Fra coloro che lo hanno capito prima degli altri c’è anche il Psd, un partito che ha proprio nell’europeismo uno dei suoi valori fondanti. Apertura, cooperazione, scambio e internazionalizzazione erano parole che allora sembravano quasi eccessive, e probabilmente il Psd era troppo avanti mentre il Paese non era ancora del tutto pronto. Non voglio però fare l’elogio del mio partito, voglio solo ricordare un’ispirazione politica e ricordare tante donne e tanti uomini che vent’anni fa ebbero il coraggio di dire che San Marino doveva aprirsi al mondo, in un momento in cui dirlo era difficile e persino sconveniente. Alcuni di loro oggi siedono ancora in quest’aula, anche se magari in altre formazioni politiche, mentre altri non sono più tra noi; tuttavia quell’intuizione appartiene a tutti loro e possiamo dirlo senza arroganza: era un’intuizione giusta e una parte importante del cammino che oggi celebriamo nasce proprio da quel coraggio. Siamo davvero davanti a un passaggio storico e forse non ne abbiamo ancora piena consapevolezza perché siamo troppo dentro gli avvenimenti, ma questo momento resterà. Resterà perché fra molti anni, quando si racconterà la storia della Repubblica, ci sarà un “prima” e un “dopo” l’accordo di associazione con l’Unione Europea, e io sono felice e orgoglioso di vivere questo passaggio come membro del Consiglio Grande e Generale. Immagino che viverlo dalla posizione del Segretario di Stato Luca Beccari sia ancora più bello, anche perché, diciamocelo, qualche tempo fa il Segretario aveva dormito poco e credo che abbia pensato spesso che proprio a lui doveva capitare una grana del genere; ora finalmente può sorridere anche lui. Il merito politico e diplomatico di questi ultimi metri è soprattutto suo e dei suoi collaboratori, che hanno lavorato con serietà, hanno mantenuto aperti tutti i canali, hanno evitato reazioni inutili e hanno saputo distinguere il bisogno di informare dal rischio di compromettere una trattativa delicata, tenendo la barra dritta anche quando la conclusione sembrava allontanarsi. Anche noi abbiamo fatto la nostra parte: non gli abbiamo messo fretta, non abbiamo trasformato ogni giornata di attesa in un processo politico e gli abbiamo dato fiducia, garantendo stabilità. Non era affatto scontato, perché i problemi che hanno coinvolto il sistema bancario, le conseguenti tensioni internazionali e l’allungamento dei tempi potevano diventare il pretesto per rimettere in discussione il quadro politico e cercare colpevoli contro la maggioranza, ma non è successo. Ha prevalso il buon senso e la responsabilità; abbiamo stretto i denti, mantenuto la fiducia e alla fine il risultato è arrivato. Naturalmente c’è stato anche chi ha remato contro, ma non mi riferisco a chi ha espresso pubblicamente dei dubbi, perché il problema non sono mai le critiche aperte. Il problema sono invece le manovre nascoste e quelle forze che hanno cercato di sabotare il percorso europeo senza assumersene pubblicamente la responsabilità. Lo hanno fatto magari per ignoranza, per difendere antiche rendite di posizione, per odio politico o per regolare conti personali sulla pelle del Paese. Quelle forze sono esistite, hanno operato e hanno sperato che San Marino fallisse per far fallire il governo, ma questa volta hanno perso davvero e per sempre, perché da oggi il percorso europeo non è più una possibilità astratta o una promessa, ma è una scelta compiuta dalla quale San Marino non tornerà indietro. C’è poi un altro punto importante richiamato dal Segretario: da questo accordo non guadagniamo solo noi, ma guadagna anche l’Europa. L’Unione Europea accoglie nel proprio spazio la Repubblica più antica del mondo, una democrazia che ha attraversato i secoli con un ordinamento originale e un modello istituzionale unico. Siamo una piccola comunità che ha difeso la propria libertà mentre attorno cambiavano Stati, imperi e confini. Non ci presentiamo alla porta dell’Europa a mani vuote, ma portiamo la nostra storia, la nostra identità e la nostra cultura istituzionale. Portiamo un patrimonio politico che appartiene a noi ma che ha un valore universale. L’Europa integra un piccolo territorio carico di significati e allo stesso tempo lo protegge, mettendolo al riparo dalle possibili derive dell’isolamento e dalle distorsioni che nascono quando un sistema resta troppo chiuso. L’Europa ci vuole con sé e noi vogliamo stare in Europa senza rinunciare a essere San Marino. Questo risultato mi rende orgoglioso come politico, ma anche come padre di un ragazzo che sta per compiere diciott’anni. Penso a lui e alla sua generazione. In questi giorni si è parlato molto di disagio giovanile e di ragazzi che sentono questo Paese stretto, soffrendo per i ritardi e per una certa arretratezza. Tanti giovani sammarinesi partono per studiare o lavorare fuori, e il problema non è che partano, perché partire è una ricchezza; il problema è che troppo spesso non tornano perché non vedono opportunità o un ambiente abbastanza dinamico, sentendo che qui il talento pesa meno delle conoscenze. L’accordo non risolverà tutto con la bacchetta magica, ma può cambiare la direzione aprendo nuovi spazi per studiare, lavorare e fare impresa, rendendo San Marino meno stretto senza renderlo meno libero. Può consentire ai nostri ragazzi di partire senza dover fuggire e, soprattutto, di tornare senza dover rinunciare alle proprie ambizioni. Per questo sento che abbiamo fatto qualcosa di buono per chi verrà dopo di noi. L’accordo di associazione era l’obiettivo più importante di questa legislatura e oggi l’abbiamo raggiunto. Naturalmente il lavoro non è finito: dobbiamo consolidare il sistema bancario, far ripartire la crescita e preparare l’amministrazione e le imprese, perché una firma non produce ricchezza da sola. Le opportunità possono essere colte o sprecate, e noi questa volta non possiamo permetterci di sprecare tempo. Adesso godiamoci questa soddisfazione, ma da domani si torna a lavorare sui problemi che restano, consapevoli che la porta dell’Europa si è aperta e ora spetta a noi attraversarla.
Nicola Renzi (Rf): Ci tengo davvero a dire fin dall’inizio di questo mio intervento che oggi è un giorno lieto, un giorno di festa; io lo vivo proprio così e ripenso a quando tutto questo percorso è partito. Credo che tutti noi, sia chi l’ha potuto maneggiare da vicino sia chi l’ha seguito da lontano, ci rendessimo conto fin dall’inizio di quanto questo traguardo sembrasse un sogno o un’utopia, insomma una cosa davvero difficile da raggiungere. Ieri, quando abbiamo ricevuto la notizia ufficiale, in commissione si è creato un clima bellissimo ed è scoppiato un applauso che credo fosse molto sentito da parte di tutti i commissari presenti. È difficilissimo ripercorrere tutte le tappe a memoria, ma ci tengo a ricordare chi ha voluto intravedere questo cammino fin dall’inizio. La cosa più bella è stata che, fin da subito, c’è stata la volontà del Paese di fare sistema; ricordo ad esempio la collega Antonella Mularoni e quel gruppo di liberi professionisti che, insieme ai dipendenti e ai funzionari pubblici, avevano dato la loro disponibilità gratuita per iniziare lo studio preliminare. È stato proprio quel lavoro a portarci a imboccare, tra le cinque proposte allora sul tavolo, la strada dell’accordo di associazione. Poi il lavoro è continuato negli anni e oggi credo che bisogna davvero ringraziare chi ci ha lavorato in prima persona, come Pasquale Valentini e Luca Beccari. Sono contento anche personalmente che sia proprio lui a mettere questa firma sull’accordo, facciamo pure tutti gli scongiuri del caso, ma è un traguardo fondamentale. Vorrei ringraziare infinitamente tutte le persone coinvolte: i collaboratori nelle segreterie di Stato, i collaboratori politici, i consulenti esteri anche stranieri, i dipendenti, i funzionari del corpo diplomatico, i responsabili del dipartimento esteri e tutti coloro che nella pubblica amministrazione hanno partecipato ai gruppi di lavoro. Sono loro che hanno reso possibile, tempo per tempo, portare avanti un negoziato così complesso. Tutti dovrebbero ricordarsi che vedere un piccolo Paese come la nostra Repubblica affrontare un negoziato con i servizi dell’Unione Europea non è affatto scontato; io posso testimoniare che in molte occasioni abbiamo davvero ben figurato in queste sedi e dovremmo andarne fieri. Facciamo però un passo avanti. Questo è certamente il momento della felicità, ma non possiamo negare che questo passaggio sarebbe potuto arrivare anche prima. Qualcosa è successo nell’immediato presente e, anche se non ne parlerò approfonditamente in questo comma comunicazioni perché avremo altre sedi per farlo, è un aspetto che non possiamo assolutamente nascondere. L’ho detto anche in commissione esteri: la questione del veto della Bulgaria è emersa in modo particolare. Da questi microfoni abbiamo trattato la vicenda in maniera un po’ schizofrenica, definendo prima i bulgari come interlocutori serissimi e poi usando frasi che non oso nemmeno ripetere in quest’aula. Questo atteggiamento dovrà essere oggetto di approfondimenti per riuscire a capire definitivamente cosa sia successo e il grandissimo rischio che abbiamo corso; il percorso che abbiamo intrapreso poteva essere messo in difficoltà in modo irreversibile. Oggi non è affatto la fine, anzi è l’inizio di un percorso che finalmente possiamo compiere, anche se sarà difficilissimo. Dobbiamo lavorare alacremente per vedere a che punto siamo con i testi di legge prodotti e con quelli che saranno da produrre per confrontarci. C’è poi l’altro aspetto fondamentale del “clarifying addendum” sul sistema bancario e finanziario. Io sono convintissimo che uno dei motivi principali per cui facciamo questo accordo sia proprio mettere in sicurezza e rilanciare il nostro sistema bancario e finanziario. Sul metodo, però, vorrei dire qualcosa. Sono d’accordo con molte riflessioni espresse dal consigliere Luca Lazzari, ma su un punto non mi trovo o forse dovremmo capirci meglio. Lui ha citato dei poteri che ancora non vogliono l’accordo e io penso che sarebbe molto utile se un giorno iniziassimo a dirci chiaramente, qui in aula, da chi sono incarnati questi poteri. Il consigliere Lazzari ha detto che questi poteri oggi hanno perso, ma il problema è che potrebbero ancora vincere se non saremo capaci di agire con trasparenza, determinazione e forza. L’accordo di associazione può essere ancora a rischio, non perché qualcuno si metta di traverso, ma perché potremmo non essere in grado di affrontare il percorso. Cosa bisogna fare allora? In commissione finanze è stato prodotto un ordine del giorno molto rilevante su tematiche che però la commissione stessa ha deciso di tenere segreto, quindi non posso parlarne qui al microfono del Consiglio Grande e Generale. Vi rendete conto? Non può essere questo il modo di lavorare per l’accordo di associazione, tenendo segreti gli ordini del giorno. Io non temo chi porta avanti apertamente un’idea diversa, sostenendo che l’accordo non sia un bene; è normale che in democrazia ci siano visioni differenti, basta giocarla a viso aperto sul merito delle questioni. Temo invece chi ha tentato più volte, in diverse legislature, di boicottare l’accordo con strumenti discutibili, magari screditando il Segretario di Stato di turno per screditare l’intero percorso. Siamo a volte così provinciali da identificare l’accordo con Luca Beccari o con chi c’era prima. Non può essere così ed è contro queste visioni che dobbiamo combattere, convinti di poter spiegare a chiunque la bontà di questa scelta. Concludo su due punti. Primo: l’accordo è un atto politico, certo, ma è soprattutto l’accordo commerciale più complesso che l’Unione Europea abbia mai siglato con un insieme di Stati, e questo va ricordato. Secondo: questo accordo dovrebbe essere salutato con favore proprio da chi ha più paure verso l’Unione Europea. Il paradosso è che l’accordo ci dà gli strumenti giuridici e i tavoli tecnici per avere un confronto che oggi ci è precluso. Oggi, se vogliamo parlare con l’Unione, dobbiamo quasi pregare per un incontro; da domani potremo pretenderlo in virtù dell’accordo. Questo è il dato più significativo: non si tratta di Europa “buona” o “cattiva”, ma di trovare la migliore collocazione per relazionarci con una realtà giuridica che necessariamente ci contiene. Se qualcuno ha altri strumenti ce li dica, ma intanto possiamo essere felici che si concluda questa prima parte faticosissima. Inizia ora una pagina nuova, un lavoro enorme che spero sarà portato avanti soprattutto dai giovani sammarinesi che vogliono impegnarsi a costruire il loro Paese futuro.
Silvia Cecchetti (Psd): Sedere in quest’aula è sempre stato un onore per me, ma quando come oggi si ha la fortuna di esserci in un momento in cui si scrive la storia, quell’onore diventa vero orgoglio. Oggi è un giorno storico e io mi sento profondamente orgogliosa. Sono orgogliosa di essere un consigliere della Repubblica, sono orgogliosa di essere sammarinese e da oggi mi sento ancora di più europea. Arriviamo a questo traguardo dopo oltre dieci anni di negoziato e dopo mesi in cui abbiamo sofferto, perché lo stallo legato al veto bulgaro ci ha veramente tenuto col fiato sospeso e ci ha costretti a tenere duro. Io voglio vedere anche il lato positivo di questa parte, perché ci ha messo alla prova come Paese, come governo, come maggioranza e credo anche come Parlamento. Siamo stati in grado di far capire all’esterno che San Marino è un Paese unito e serio, capace di contrastare con forza un investimento che era palesemente sbagliato perché fatto da persone sbagliate. Abbiamo tenuto duro e voglio unirmi ai ringraziamenti al Segretario Luca Beccari, perché quando ci sono le persone giuste la differenza si vede. Beccari è stato capace di tenere la barra dritta, rimanendo solido ma anche riservato, gestendo le informazioni con capacità politica. In situazioni del genere le occasioni per sbagliare sono dietro l’angolo, invece lui non ha sbagliato una mossa. Con lui devo ringraziare anche il governo, che è rimasto unito attorno al Segretario e alle istituzioni; richiamo in particolare il tribunale che con la sua azione ha impedito quell’investimento sbagliato. Non abbiamo mollato la presa nonostante la narrazione esterna potesse sembrare facile; siamo rimasti uniti a difesa del tribunale e della Repubblica, arrivando insieme alla sottoscrizione. Voglio ringraziare anche la maggioranza e il mio partito, il Psd. Ringrazio tutti i partiti della coalizione perché nelle nostre riunioni difficili, quando non sapevamo cosa sarebbe successo e sentivamo il rischio sulla pelle, non abbiamo mai mollato. Essere “nella stanza dei bottoni” è un onore ma anche un onere, e la maggioranza è rimasta lì a sostenere le istituzioni, il Segretario e il governo. Ringrazio anche chi, tra le fila dell’opposizione, non ha approfittato della situazione; qualcuno ha tenuto la barra dritta, mentre qualcun altro no. L’ho detto anche in altri interventi: durante i lunghi dibattiti sulla questione del veto bulgaro, qualcuno cercava a tutti i costi un colpevole o qualcosa che non andasse, ma i fatti oggi dicono che non avevano ragione. Siamo qui a festeggiare insieme quella che sarà la sottoscrizione dell’accordo. Questo è il grande significato politico di oggi: la firma, che era l’obiettivo della maggioranza, rappresenta ora il suo consolidamento e il suo rilancio. Da qui in avanti la maggioranza si gioca la sfida non solo di questa legislatura ma anche della prossima, perché è su questo accordo che dovremo dare risposte concrete ai cittadini e soprattutto alle imprese. I passaggi che determineranno quanto siamo coesi e quanta fiducia abbiamo nel futuro del Paese sono essenzialmente tre. Il primo riguarda il settore bancario: l’accordo prevede un addendum tra la Banca Centrale e la Banca d’Italia, premessa indispensabile perché il nostro sistema diventi credibile per gli investitori e le banche estere. Le nostre banche hanno bisogno di un rafforzamento patrimoniale e reputazionale reale e questa cooperazione darà le risposte necessarie. La seconda direttrice è il piano strategico di sviluppo economico, che deve passare necessariamente dalle infrastrutture, i collegamenti e l’energia. Un’impresa che decide di insediarsi a San Marino guarda alla disponibilità energetica, alla qualità delle connessioni e alla facilità degli scambi. Condivido il tema rilanciato dall’ANIS: potremo scambiare servizi più facilmente, togliere finalmente il T2 e dovremo semplificare gli scambi anche attraverso l’introduzione dell’IVA. Infine, la terza sfida, forse la più appassionante perché fare politica è anche avere una visione, è quella di creare nuove nicchie in cui distinguerci. San Marino deve essere un Paese capace di attirare investimenti come un ecosistema unico in cui sia possibile ottenere finanziamenti, avere infrastrutture e una normativa certa e trasparente. Dobbiamo superare seriamente la burocrazia e permettere ai nuovi investitori di fare ricerca; credo che la ricerca e la nuova economia saranno la chiave di volta per il nostro piccolo Paese.
Dalibor Riccardi (Libera): Io imposterò il mio intervento principale su un altro argomento che ritengo urgente, ma all’inizio mi preme ricordare anch’io la giornata storica che stiamo vivendo. Voglio dare atto al Segretario di Stato per il lavoro svolto, così come è giusto riconoscere l’impegno dei suoi predecessori; questa giornata è stata e sarà celebrata come merita e avremo sicuramente altre occasioni per approfondire il tema dell’accordo, che affronterò assolutamente nei modi e nei tempi dovuti. Però oggi, secondo me, è necessario affrontare anche i fatti avvenuti recentemente in via Giacomini a San Marino, come l’episodio di Borgo Maggiore di qualche settimana fa e le forti tensioni che si sono registrate anche nel nostro pronto soccorso. Sono eventi che ci impongono una riflessione molto seria: un uomo è rimasto ferito nell’episodio di via Giacomini e la serenità dei residenti è stata turbata profondamente. Come cittadini e come rappresentanti delle istituzioni, questo ci deve preoccupare molto. Come esponente di Libera, credo fermamente che la nostra risposta non possa e non debba essere quella dettata dalla pancia, dalla demagogia o dalla rincorsa a soluzioni puramente muscolari e securitarie che non appartengono affatto alla nostra cultura politica. La sicurezza di una comunità democratica e progressista non si misura mica dal numero delle telecamere installate o dalla durezza delle “gabbie” che costruiamo attorno ai nostri giovani, ma si misura dalla solidità dei legami sociali, dall’efficacia delle reti educative e dalla capacità dello Stato di non lasciare indietro nessuno. Liquidare una violenza verbale o fisica a cui abbiamo assistito come un semplice problema di ordine pubblico significa guardare solo al sintomo ignorando completamente la malattia. Significa non voler vedere che dietro certi schiaffi, dietro gli schiamazzi notturni o l’uso di armi giocattolo, pulsa un disagio giovanile profondo, un senso di vuoto e di mancanza di prospettive che chiama in causa direttamente noi adulti, noi rappresentanti delle istituzioni, le nostre famiglie, i sistemi educativi e il nostro intero modello di sviluppo. Per tracciare una rotta efficace dobbiamo guardare la cronaca degli ultimi dieci anni con onestà intellettuale, senza isterismi ma con estremo rigore. Analizzando i fenomeni accaduti sul Titano, emerge chiaramente che la devianza giovanile non è un fenomeno criminale strutturato, ma è una spia di un malessere emotivo e relazionale. A questo si aggiunge il tema dei ragazzi che provengono dai territori limitrofi; dalla ricostruzione dei fatti di via Giacomini è emerso che il gruppo di giovanissimi era composto sia da ragazzi sammarinesi sia da coetanei provenienti dai comuni italiani vicini. Anche qui, la risposta non può essere la chiusura dei confini o la caccia allo straniero; i giovani si aggregano oltre i confini perché condividono gli stessi linguaggi, le stesse solitudini e le stesse dinamiche di aggregazione spontanea. Io credo che se vogliamo costruire soluzioni durature dobbiamo interrogarci sulle cause profonde di questi comportamenti. La prima causa, e forse la più evidente, è la carenza di spazi di aggregazione sani, gratuiti e inclusivi. Chiediamoci con grande autocritica: dove si incontrano oggi i ragazzi a San Marino nelle ore pomeridiane e serali? Quali sono i luoghi della socialità che non richiedono di avere il portafoglio in tasca? La risposta secondo me è disarmante: i ragazzi si trovano nei centri commerciali, negli angoli dei muretti, nelle piazze. La strada diventa l’unica alternativa al salotto di casa e la strada, senza una mediazione educativa, può diventare un luogo di amplificazione delle tensioni. A questo si somma l’effetto del branco e la deresponsabilizzazione, dinamiche tipiche dell’adolescenza che oggi vengono accentuate da una profonda solitudine di fondo. Nel gruppo il singolo si sente forte, protetto e visibile. Da qui credo sia corretto valutare l’impatto dei modelli digitali distorti: il consumo passivo di contenuti online che celebrano la prevaricazione, la ricchezza facile, la forza fisica e le sfide estreme finisce per anestetizzare la percezione della realtà. Un altro argomento su cui dovremmo fare un’analisi sociale profonda è questo: oggi i ragazzi frequentano le piazze virtuali dei social media molto più dei campi da gioco. Abbiamo assistito a una mutazione silenziosa ma devastante. Lo sport tradizionale — quello del sacrificio, della fatica condivisa e dello spogliatoio — è sempre stata la più potente agenzia di alfabetizzazione sociale dopo la scuola. Nel fango di un campo da calcio o sul parquet di una palestra, un ragazzo impara tre regole fondamentali: il rispetto dell’avversario, la gestione della sconfitta e l’accettazione del limite. Nello sport, se cadi, c’è un compagno che ti tende la mano e capisci che la frustrazione si supera con l’impegno. Credo fermamente che reinvestire nello sport di base, rendendolo accessibile e gratuito per tutti sottraendolo alle logiche della pura competizione commerciale, significhi togliere i ragazzi dagli schermi e restituirli alla vita reale e al rispetto reciproco. Da quest’aula devono arrivare proposte concrete. La prima è riqualificare i centri di aggregazione, mettendo spazi a disposizione dei giovani, magari gestiti da loro stessi con la supervisione discreta ma costante di educatori specializzati. Bisogna poi ragionare su una prevenzione scolastica strutturale: la scuola deve tornare a essere il luogo primario dell’inclusione. Accanto alle materie tradizionali, si potrebbero inserire programmi obbligatori di alfabetizzazione emotiva, gestione non violenta dei conflitti e uso critico dei linguaggi digitali. Dobbiamo insegnare ai ragazzi a dare un nome alle proprie emozioni e a gestire la rabbia; un giovane educato all’empatia non alzerà mai le mani verso un suo simile. Esistono modelli in Danimarca, Francia, Spagna e Finlandia dove l’empatia è materia obbligatoria. Infine, dobbiamo implementare le reti di supporto alla genitorialità, perché le famiglie sammarinesi spesso si sentono inadeguate di fronte ai cambiamenti dei figli. Proporrei di potenziare i servizi sociali dell’ISS creando sportelli di supporto psicopedagogico gratuiti e di facile accesso. In conclusione, la sfida è prima di tutto culturale: possiamo scegliere la strada facile del “pugno di ferro” e della militarizzazione delle strade, trasformando il Paese in un luogo freddo e spaventato dai propri giovani, oppure scegliere la strada coraggiosa di investire nel capitale umano e nella prevenzione. La violenza si sconfigge solo generando bellezza e senso di appartenenza. Libera farà sempre la sua parte perché San Marino resti un Paese sicuro, ma sicuro perché coeso, solidale e capace di ascoltare i propri giovani.
Oscar Mina (Pdcs): Anche per me è inevitabile fare un brevissimo riferimento al tema dell’accordo di associazione. Credo che oggi quest’aula possa legittimamente esprimere soddisfazione per una notizia che rappresenta una tappa storica nel percorso di avvicinamento di San Marino all’Unione Europea. Il via libera del Coreper del Consiglio d’Europa mette fine a mesi di attesa e di incertezza; il lavoro svolto dal nostro Paese ha trovato il giusto riconoscimento politico da parte degli Stati membri. Non era affatto un passaggio scontato, lo abbiamo detto spesso nelle ultime settimane: non sono mancate insinuazioni, interrogativi e timori legati alle difficoltà emerse lungo il percorso per via di vicende note a tutti. Oggi però possiamo dire che quelle difficoltà sono state superate e che la direzione intrapresa dalla Repubblica è stata confermata con forza. Come partito desidero esprimere personalmente il mio ringraziamento al Segretario di Stato per gli Affari Esteri, alla diplomazia sammarinese, ai funzionari e a tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato. È però giusto ricordare che l’accordo di associazione non nasce oggi e non appartiene a una sola legislatura o a una sola forza politica: è il frutto di un lavoro lungo anni, portato avanti dalle istituzioni e sostenuto da chi ha creduto nella necessità di rafforzare il rapporto con l’Europa. Il mio partito è stato tra i protagonisti di questo percorso fin dai governi che hanno avviato il negoziato e lo è ancora oggi nei momenti più complessi. Ora restiamo in attesa della firma definitiva. Cambiando argomento, vorrei toccare anch’io i recenti episodi di violenza che hanno coinvolto alcuni giovani e che hanno colpito profondamente la nostra comunità. Esprimo innanzitutto vicinanza a chi ha subito intimidazioni e ringrazio le forze dell’ordine per il lavoro svolto con professionalità e tempestività. San Marino è sempre stata una Repubblica in cui la sicurezza e il rispetto reciproco sono un patrimonio condiviso e non possiamo permetterci che questi episodi diventino la normalità. Allo stesso tempo, sarebbe un errore lasciarsi guidare solo dall’emotività: la sicurezza non si costruisce con gli slogan ma con equilibrio, fermezza e lungimiranza. La repressione da sola non basta: quando a deviare sono dei ragazzi, dobbiamo interrogarci sulle cause profonde come il disagio educativo, la fragilità familiare, l’abuso di sostanze o i cattivi modelli culturali dei social che trasformano la violenza in uno strumento di affermazione. È indispensabile affiancare al lavoro delle forze dell’ordine un rafforzamento delle politiche di prevenzione, collaborando strettamente con scuole, famiglie, servizi sociali, sport e volontariato. Dobbiamo investire nei giovani, ma parallelamente è necessario continuare a dotare le forze dell’ordine degli strumenti necessari per presidiare il territorio con efficacia. Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche per migliorare le norme, perché su questi temi non esistono bandiere di partito ma solo l’interesse della Repubblica. Non raccontiamo però un Paese che non esiste: San Marino continua a essere una delle realtà più sicure d’Europa, e proprio perché partiamo da questa condizione privilegiata dobbiamo intervenire subito, prima che certi fenomeni si radichino. Difendere la sicurezza significa difendere la libertà dei cittadini. In conclusione, vorrei fare un breve riferimento alla nostra partecipazione alla delegazione dell’Assemblea Parlamentare presso l’OSCE. La delegazione, composta da me, dalla consigliera Sara Conti e dal consigliere Michele Muratori, ha partecipato attivamente ai lavori delle commissioni, ribadendo il sostegno della Repubblica al diritto internazionale e alla diplomazia parlamentare per la risoluzione dei conflitti. Ho avuto l’onore di partecipare a un incontro bilaterale con il Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, l’onorevole Petra Bayr, dove abbiamo discusso di disinformazione e conflitti, con particolare riferimento alla guerra in Ucraina. Sono stato anche relatore su una tematica riguardante l’intelligenza artificiale correlata alla disinformazione, un tema su cui la Repubblica dovrà fare presto altri passaggi normativi. Credo di poter affermare che questa delegazione ha ricevuto un plauso dalla governance dell’organismo, che ci ha ritenuto uno dei pochi piccoli Stati con una presenza e una capacità di dialogo così marcata. È un vanto per noi essere citati da un organismo di tale portata: noi facciamo la nostra parte e credo che il merito vada condiviso con l’intera aula consiliare.
William Casali (Pdcs): Ritengo anch’io doveroso aprire questo intervento facendo riferimento alla notizia che più di ogni altra inciderà sul futuro del nostro Paese: il via libera del Consiglio dell’Unione Europea all’accordo di associazione con San Marino e Andorra. Molti colleghi hanno già affrontato il valore politico e istituzionale di questo tema e non intendo ripetermi, ma vorrei offrire una chiave di lettura specifica: cosa significa questo passaggio per l’economia digitale, per i servizi tecnologici e per la sovranità digitale di San Marino? L’ho ripetuto più volte: San Marino resta un Paese terzo, non entra nell’Unione Europea, ma entra in un rapporto più ordinato, stabile e dignitoso con uno dei mercati più grandi al mondo. Non si tratta di subire passivamente regole scritte altrove, ma di stare finalmente dentro un quadro più chiaro, con maggiori possibilità di confronto e di sviluppo. Per questo va riconosciuto il valore del Segretario di Stato Luca Beccari, che ha affrontato i momenti più critici con alto senso istituzionale, e ringrazio le forze politiche che hanno dimostrato maturità su un risultato che appartiene a tutto il Paese. L’Europa non è soltanto un mercato di merci o finanza, è anche uno spazio digitale e tecnologico. Dentro questo nuovo quadro, i nostri operatori avranno maggiori possibilità di offrire servizi digitali qualificati e riconosciuti. Penso alla firma elettronica e all’identità digitale, che non sono semplici strumenti per addetti ai lavori, ma le chiavi di accesso alla cittadinanza digitale e ai rapporti con la pubblica amministrazione. Se San Marino vuole essere protagonista, deve farlo con imprese capaci e infrastrutture all’altezza. Proprio parlando di infrastrutture, non posso non richiamare il progetto del primo Data Center “Tier 4” a San Marino, portato avanti da IES S.p.A. con la collaborazione di TIM San Marino. Va riconosciuta la serietà di questo progetto e ringrazio le Segreterie di Stato — Esteri, Interni, Finanze, Lavoro, Industria e Territorio — che hanno patrocinato l’iniziativa; le elenco tutte per farvi capire la portata dell’intervento. Non stiamo parlando di un data center qualunque: strutture che ospitano server esistono già, ma qui il salto di qualità è diverso. Un’infrastruttura progettata per standard così elevati serve a rendere San Marino credibile nei rapporti con l’esterno quando si parla di dati, cyber security e intelligenza artificiale. Nei settori delicati come quello finanziario, la qualità dell’infrastruttura è parte integrante della fiducia, e la fiducia non nasce solo dalle norme ma dalla qualità tecnica su cui quelle norme poggiano. Questa è la differenza tra custodire server e custodire la credibilità digitale del Paese. Un data center “Tier 4” può diventare lo snodo qualificato per far viaggiare dati e sicurezza, diventando un perno per l’intero settore ICT sammarinese. In questo percorso si inserisce anche il rilancio di San Marino Innovation, che nasce da un’intuizione strategica del Techno Science Park ai tempi del Segretario Arzilli. Oggi, con il nuovo assetto, San Marino Innovation deve entrare in una fase più matura: non deve limitarsi ad attestare imprese, ma deve essere uno strumento strategico dello Stato capace di approvare progetti veri, selezionare la qualità, rafforzare i controlli e generare ricadute concrete per l’economia. Può diventare la porta d’ingresso per investitori internazionali seri, non quelli che cercano scorciatoie o società di passaggio, ma soggetti che portano ricerca e tecnologia. L’intelligenza artificiale sta muovendo capitali enormi e quegli investitori cercano ecosistemi affidabili, regole chiare e personale formato. Se San Marino saprà coordinare l’accordo con l’Europa, il data center e una nuova San Marino Innovation, potrà candidarsi a essere un piccolo ma credibile laboratorio tecnologico internazionale. L’accordo con l’Europa apre la porta, ma attraversarla bene dipenderà solo dalla nostra capacità di costruire ciò che rende davvero credibile un Paese.
Giulia Muratori (Libera): Ci scuseranno i cittadini se oggi siamo particolarmente ripetitivi, ma oggi è davvero una di quelle giornate destinate a rimanere nella storia della nostra piccola Repubblica. Prima, ascoltando le parole del Segretario di Stato Beccari, ho sentito un profondo senso di orgoglio; lo dico da cittadina e da esponente di un partito, ma anche come ex studentessa universitaria che ha avuto la fortuna di partecipare al programma Erasmus e di vivere lo spirito dell’Europa. Sono veramente contenta che il nostro Paese stia facendo questo passo così importante. La decisione dell’Unione Europea di finalizzare l’iter dell’accordo di associazione apre una fase completamente nuova e San Marino sta scrivendo una pagina inedita della sua storia. È un traguardo del Paese intero: accanto alla politica c’è stato un tessuto sociale che ci ha chiesto di andare avanti. Le associazioni di categoria, i sindacati, le imprese e soprattutto tantissimi giovani hanno visto in questo accordo l’opportunità per ampliare gli orizzonti e rafforzare la competitività. Naturalmente non ignoriamo che ci siano state resistenze o dubbi; in un passaggio di questa portata è normale che il confronto si accenda. Tuttavia, nell’ultimo anno abbiamo assistito a critiche durissime e a tentativi di ostacolare un percorso strategico. Per questo rivolgo a nome mio e di Libera un ringraziamento sincero al Segretario di Stato Beccari, che ha saputo mantenere la rotta nei momenti più difficili senza perdere di vista l’obiettivo finale. Un ringraziamento va anche al governo e alla maggioranza che sono rimasti uniti dimostrando grande senso di responsabilità. Dobbiamo preservare questo valore anche nei prossimi mesi, distinguendo bene l’indirizzo politico dall’autonomia delle istituzioni e dalla separazione dei poteri. Oggi non è il giorno per fare processi a chi ha remato contro o a chi ha alimentato la paura invece di costruire soluzioni, anche se i cittadini ci chiederanno conto di queste posizioni. Vorrei però fare una breve considerazione su alcune affermazioni emerse nel dibattito, in particolare da esponenti di Motus Liberi che si sono rappresentati come gli unici paladini della democrazia. Io temo molto di più chi ha tentato di boicottare subdolamente questo percorso rispetto a chi esprime una posizione diversa in modo aperto. L’accusa di volerci sottrarre al giudizio dei cittadini o di aver paura del referendum non è accettabile. I quesiti referendari presentati sono stati dichiarati inammissibili secondo le procedure del nostro ordinamento, non è stata una scelta politica arbitraria. Se i cittadini fossero chiamati a esprimersi, Libera sarebbe convintamente schierata per il “Sì” e non avremmo alcun timore del confronto. Quale sarebbe invece l’orientamento di chi oggi chiede il referendum subito? Non lo sappiamo perché non ce l’hanno detto. Nel 2013 i cittadini si espressero su un quesito relativo all’adesione, che è una cosa profondamente diversa; quel referendum non raggiunse il quorum, ma tra chi votò prevalse nettamente il “Sì”. Anche questo va ricordato. Oggi non parliamo di adesione ma di un accordo di associazione costruito proprio per tutelare le peculiarità di San Marino come piccolo Stato, salvaguardando la nostra specificità istituzionale. Il Paese merita un confronto serio basato sui fatti e non sulle paure. Oggi non si chiude un percorso, ma ne inizia uno nuovo e ancora più impegnativo. Nei prossimi mesi dovremo recepire l’acquis comunitario, adeguare il sistema finanziario, modernizzare la pubblica amministrazione e rafforzare le nostre competenze tecniche. Sarà un lavoro enorme che coinvolgerà l’intero sistema Paese e dovremo concentrare tutte le nostre energie sull’attuazione dell’accordo. È una sfida da affrontare con fiducia perché non ci fa perdere la nostra identità, ma ci consente finalmente di sederci stabilmente al tavolo dell’Unione Europea per essere ascoltati e partecipare ai processi decisionali che ci riguardano. È un’occasione che abbiamo il dovere di cogliere fino in fondo.
Antonella Mularoni (Rf): Anche io voglio esordire esprimendo la mia grande soddisfazione e felicità per quello che sta succedendo in questa settimana. Proprio ieri ero tra i membri della Commissione Esteri quando abbiamo ricevuto la notizia del passaggio positivo in sede di Coreper e oggi il Segretario Luca Beccari ci ha confermato che anche lo step successivo ha ottenuto il via libera, quindi sono davvero felicissima di questo risultato. È un obiettivo su cui il nostro Paese lavora da moltissimo tempo e rappresenta un traguardo di importanza fondamentale per i nostri giovani, per le nostre imprese e, in poche parole, per il futuro stesso della Repubblica. La nostra forza politica è profondamente convinta che un futuro positivo per San Marino possa passare solo attraverso un rapporto molto più stretto con l’Unione Europea, per questo l’accordo di associazione, al quale abbiamo lavorato con grande forza, è per noi un traguardo di valore assoluto. Detto questo, però, vorrei sottolineare che il lavoro più difficile comincia proprio oggi, come hanno già accennato altri colleghi; da oggi in poi l’impegno non dovrà essere solo della Segreteria agli Affari Esteri — o meglio, non principalmente loro — ma dovrà essere un lavoro che vede impegnato l’intero Paese. In primo luogo dovrà attivarsi la Pubblica Amministrazione in tutti i suoi settori, specialmente quelli coinvolti nel recepimento dell’acquis comunitario che riguarda il mercato unico, che poi è il cuore del contenuto dell’accordo. So che sono stati attivati dei corsi di formazione, ma io mi auguro davvero — e lo chiedo ormai da due anni — che arrivi quanto prima in quest’aula una proposta operativa concreta per recepire la normativa europea, anche perché nei settori in cui siamo già pronti dovrebbe essere un passaggio molto semplice. Noi attendiamo di vedere le normative che il governo ha già annunciato come pronte in alcuni ambiti, perché il nostro gruppo consiliare non farà mancare il suo contributo per attuare l’acquis comunitario nella maniera migliore possibile. Qui dovremo essere davvero bravi, perché l’acquis implica un lavoro enorme di approfondimento e di adeguamento delle normative interne. In questo cammino spero che sapremo valorizzare i tantissimi nostri giovani qualificati che oggi hanno scelto di lavorare all’estero; questo è un momento fondamentale e credo ci voglia la consapevolezza di tutti noi per capire che dobbiamo determinare il futuro insieme a questi ragazzi, preferendoli magari a tutte quelle consulenze esterne che questo governo incarica troppo spesso per fare cose che potremmo fare benissimo, se non meglio, con le nostre risorse interne. Io spero davvero che sapremo coinvolgere i migliori giovani sammarinesi perché questo è il loro futuro e loro devono sentire che il Paese è in grado di adeguarsi alle sfide comunitarie costruendo le basi migliori possibili. L’ho detto tante volte: io vedo con favore, diversamente forse da altri colleghi che a volte esprimono preoccupazione, il fatto che i nostri giovani scelgano di andare fuori durante l’università o nel periodo post-universitario per fare un’esperienza lavorativa. Anzi, piccoli paesi che sono diventati dei motori di sviluppo incredibili a livello internazionale hanno fatto di questo proprio una politica strategica: i giovani migliori vengono selezionati, mandati nelle migliori università internazionali a imparare perfettamente l’inglese e poi devono tornare obbligatoriamente a prestare la loro attività per alcuni anni presso la struttura statale che ha dato loro la possibilità di studiare gratis all’estero, diventando poi la classe politica e dirigente del Paese. E mi sembra che Singapore in questi cinquant’anni si sia sviluppata un po’ più di noi. Io comunque sono molto positiva, soprattutto perché penso che abbiamo delle potenzialità enormi a livello di risorse umane che oggi spesso non utilizziamo e che invece è arrivato il momento di valorizzare. In questa fase storica molti dei nostri giovani più qualificati sono fuori e non pensano di rientrare perché non siamo ancora stati capaci di creare delle opportunità lavorative che permettano loro di avere le stesse possibilità che trovano in altri paesi. Chiaramente siamo piccoli e non potremo mai avere tutto quello che c’è fuori, ma dobbiamo attrezzarci per fare finalmente un salto di qualità importante. Voglio quindi esprimere tutto il mio auspicio e dare fin da ora la mia disponibilità a lavorare — e lo dico chiaramente, a titolo gratuito — affinché il Paese possa implementare l’acquis comunitario nel modo migliore ed essere in grado, tra due anni, di dire che ce l’abbiamo fatta. Anche gli amici maltesi, con cui sapete che abbiamo contatti frequenti, ci hanno dato due consigli preziosi: primo, dobbiamo adeguarci rapidamente affinché il lavoro parlamentare sia davvero efficace; secondo, dobbiamo cogliere questa come una grandissima opportunità per San Marino. C’è un’altra cosa molto importante da dire in un paese democratico: noi dobbiamo avere il massimo rispetto verso tutti coloro che esprimono delle idee, sia in quest’aula che fuori. Per questo, anche se ho una posizione del tutto diversa da quella dei colleghi di Domani Motus Liberi, non li critico affatto, perché in democrazia per fortuna non esiste l’unanimismo e io penso che anche da chi ha idee diverse dalle nostre possano arrivare spunti importanti. Vi dico la verità, sono rimasta molto colpita da alcune pagine Facebook che mi sono state mostrate — visto che io non sono sui social perché appartengo a una generazione che non li usava e non mi piacciono — e sono rimasta sconvolta nel vedere certi commenti negativi, anzi negativissimi, per non parlare delle parolacce, rispetto alla firma dell’accordo con l’Unione Europea. Noi oggi abbiamo un dovere preciso: dobbiamo convincere il maggior numero di sammarinesi che stiamo facendo la cosa giusta. Come classe politica non possiamo limitarci a dirci tra noi quanto siamo bravi e che abbiamo fatto la cosa più bella del mondo se poi i cittadini non ci seguono. Anche rispetto a un sondaggio che abbiamo fatto noi risulta che il 53% dei sammarinesi è d’accordo, ma il 53% non è affatto moltissimo come scarto rispetto a chi non lo è. Se un domani ci fosse una campagna referendaria, sappiamo bene che quattro o cinque punti si fa in fretta a perderli, quindi il nostro dovere oggi è cercare di convincere più persone possibili che questa è la strada per il futuro del Paese. Sono convinta che facendo un lavoro capillare ci riusciremo, perché l’esperienza di chi è già entrato in Europa, come Malta, ci insegna che al momento del referendum il distacco era minimo, mentre oggi il 90% dei maltesi direbbe che ha fatto bene a entrare nell’Unione. È una strada vincente e guardate anche il Regno Unito, che oggi è pentito di essere uscito. Non vedo un solo paese che abbia scelto la via dell’integrazione, che fosse lo spazio economico europeo o l’Unione vera e propria, che poi si sia pentito. Però dobbiamo essere bravi noi, perché se sentiamo dire dalla gente comune che lavora che non amano l’accordo perché saremo invasi dagli extracomunitari, beh, allora significa che non abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Dobbiamo far capire alla gente che questa è una paura del tutto infondata, a parte il fatto che tecnicamente oggi gli extracomunitari siamo noi; gli obblighi che avremo saranno semmai verso i cittadini comunitari e in un numero probabilmente molto inferiore rispetto alle residenze che concediamo oggi. Evidentemente lo sforzo comunicativo che il Segretario Beccari ha cercato di fare non ha ancora raggiunto l’obiettivo e dobbiamo rimediare, facendo capire ai sammarinesi che stiamo facendo il meglio per loro. Infine, penso che dovremmo fare scelte diverse anche in altri settori, indirizzando meglio le risorse economiche rispetto a come sta facendo questo governo. L’ANIS, che ha sempre sostenuto l’accordo, ci chiede giustamente delle infrastrutture e la risposta del governo — scusate la battuta — sembra essere: “noi facciamo il trenino, le altre fatevele da soli”. A parte il Segretario Rossano Fabbri, che è l’unico che ha risposto in modo diverso, la sensazione che arriva è questa. Se questa non è la vostra intenzione dovete fare uno sforzo comunicativo serio e spero che ci coinvolgerete anche su altre strutture strategiche, come ad esempio il tema dei data center.
Marco Gatti Segretario di Stato: Innanzitutto mi associo anch’io alle felicitazioni che praticamente tutti gli interventi hanno espresso riguardo al raggiungimento di questo obiettivo così importante; credo davvero che sia un traguardo molto significativo per il nostro Paese e, se lo guardiamo in uno spettro un po’ più ampio, ha già iniziato a produrre dei risultati pesanti. È verissimo che la trattativa è stata molto lunga, ma è altrettanto vero che questo lungo confronto ci ha permesso di rapportarci costantemente con le amministrazioni e con la politica di tutti i paesi europei, e io oggi vedo in questo risultato prima di tutto il riconoscimento politico, da parte dei 27 stati dell’Unione, del percorso che San Marino ha saputo compiere a livello istituzionale. Ma oltre al dato politico, c’è anche un riconoscimento chiaro della nostra capacità amministrativa, sia per come abbiamo saputo negoziare l’accordo e integrare i punti necessari, sia per il livello di collaborazione tra le varie amministrazioni che in questo periodo è cresciuto moltissimo. Proprio in questi giorni è uscito un comunicato della nostra Banca Centrale che evidenzia come sia iniziato un confronto molto serio con la Banca d’Italia per un programma di cooperazione tecnica tra le due autorità; questo percorso è partito ufficialmente a febbraio e ha iniziato a occuparsi della formazione del personale di vigilanza. Io sono convinto che questo non sia nato dal nulla, ma sia il frutto del dialogo costante che c’è stato anche in funzione dell’Accordo di associazione, perché non dobbiamo nasconderci dietro un dito: l’Italia aveva mostrato fin da subito delle perplessità sul modello di vigilanza che la Commissione Europea aveva individuato per San Marino e per Andorra. Queste perplessità le abbiamo affrontate decidendo di lavorare insieme a un addendum e, una volta firmato l’accordo, il nostro compito principale sarà proprio quello di definire velocemente questo documento, restando ovviamente dentro la cornice delle regole generali. Il fatto che si stia già collaborando sulla formazione e sulla tecnica di vigilanza è il modo migliore per approcciare i nodi critici di questo modello, e credo che servirà anche un impegno da parte dell’EBA per dotarsi di una struttura specifica che segua questo percorso proprio per noi e per Andorra. Tutto questo fa parte di un cammino che il governo e le nostre autorità hanno portato avanti con estrema serietà. Voglio citare anche un altro elemento importante della scorsa settimana, ovvero l’accordo siglato dal nostro Ufficio Tributario con l’Agenzia delle Entrate italiana sulla questione del trasferimento dei prezzi tra le imprese, il cosiddetto “transfer pricing”. Magari non riguarda la totalità delle nostre imprese, ma è fondamentale per tutte quelle realtà industriali significative che hanno filiali o succursali in Italia e che hanno bisogno assoluto di certezza fiscale; questo accordo testimonia la capacità amministrativa del nostro Ufficio Tributario e dimostra che in questi anni si è lavorato intensamente non più per gestire dossier di criticità nei rapporti italo-sammarinesi, ma per parlare concretamente di crescita e di sviluppo. E qui arrivo alle risposte che chiedeva, ad esempio, il consigliere Troina sulla valutazione d’impatto dell’accordo: la prima risposta sta proprio in questo accresciuto standing delle nostre autorità. Oggi la Banca Centrale, l’AIF, il Tribunale, l’Ufficio Tributario, il CLO e le forze di polizia godono di un’autorevolezza totalmente diversa nei confronti delle altre amministrazioni estere rispetto al passato. Questo è un dato non trascurabile, perché se la politica trova velocemente l’accordo per collaborare, sono poi le amministrazioni che spesso hanno avuto più difficoltà tra loro, mentre oggi scegliamo un passo diverso. L’altro impatto lo possiamo chiedere direttamente all’ANIS: le loro industrie contribuiscono al 36% del nostro PIL e da tempo ci segnalano che, con il mutare delle regole europee, il vecchio accordo di cooperazione che è stato la fortuna del nostro Paese oggi non basta più. A quel tempo ci si concentrava sul fatto che le merci dovessero essere considerate europee, e lo sono; oggi però il problema è che devono essere considerate europee anche le imprese, perché se non sei riconosciuta come un’impresa europea ti scontri con una burocrazia e dei cavilli amministrativi che ti fanno perdere competitività. L’Accordo di associazione porta all’evoluzione di quel vecchio accordo doganale, rendendolo ancora più completo e andando a trattare quei punti che all’epoca non erano nemmeno a tema. Non credo che come Paese possiamo permetterci di perdere il 36% del nostro PIL. Sul tema del referendum voglio dire solo due cose: io rispetto ogni posizione, però dobbiamo anche capire perché, di norma, gli accordi internazionali non sono soggetti a referendum. Il motivo è che un governo deve assumersi la responsabilità di un accordo che deve essere equilibrato, anche perché tutti i trattati in ambito internazionale prevedono una clausola di denuncia. Se un accordo perde il suo equilibrio e non porta più vantaggi, una delle parti può recedere. Io sono convinto che questo accordo sia molto bilanciato e tenga conto delle dimensioni di San Marino, quindi non credo che arriveremo mai a quel punto, ma la possibilità di assumersi la responsabilità politica di recedere se le cose non funzionassero esiste già. Infine, fatemi fare una battuta sui bulgari, visto che qualcuno ha chiesto perché non se ne parli. Io credo che non si debba fare confusione tra il governo bulgaro e il singolo investitore privato. L’attuale governo bulgaro ha fatto dei passi avanti importanti e da quando si è insediato abbiamo finalmente ricevuto le risposte alle rogatorie che aspettavamo. Proprio grazie a quelle risposte la nostra autorità giudiziaria ha potuto compiere atti successivi, come i rinvii a giudizio o la gestione dei sequestri preventivi. Così come abbiamo rispettato il momento in cui sono state avviate le indagini, oggi dobbiamo rispettare il lavoro dei giudici e il fatto che ci siano stati dei rinvii a giudizio che porteranno a delle conclusioni certe, ricordando che il fascicolo è ancora aperto.
Michela Pelliccioni (indipendente di opposizione): Non so se qualcuno lo abbia già sottolineato, ma oggi è davvero una giornata storica. Io credo fermamente che sia bene ribadirlo: siamo di fronte a un momento di portata storica, e non lo è solo perché la maggioranza, giustamente e correttamente, si fa un plauso per il traguardo raggiunto. Questa è in realtà una giornata storica per tutti noi, indistintamente, e lo abbiamo capito chiaramente dai tantissimi messaggi, dai comunicati stampa e dai post sui social che quasi ogni forza politica ha voluto esprimere oggi per celebrare questo straordinario risultato. La posizione che quest’aula assume oggi è fondamentale, perché il successo ottenuto in questo lungo percorso verso l’Europa non appartiene a un singolo schieramento o a un gruppo di partiti, ma è una conquista dell’intero Paese. È una posizione di un’importanza enorme quella che siamo chiamati a sostenere, anche perché, e ci tengo a ricordarlo, questo traguardo è il frutto di un impegno decennale, forse anche più lungo, che ha visto all’opera diversi governi e numerose forze politiche, molte delle quali siedono oggi in questo Consiglio. Per questo motivo dobbiamo parlare di una vera e propria “vittoria Paese”, un concetto che voglio sottolineare ed evidenziare con forza perché non possiamo, e non dobbiamo assolutamente, dimenticare la fatica e la continuità necessarie per arrivare fin qui. Mi rivolgo a lei, Segretario, perché sento il dovere di farle sinceramente i miei complimenti. Glieli faccio da membro dell’opposizione, un’opposizione che su questo specifico tema ha scelto di stare su una posizione molto precisa: io stessa sono uscita da un partito proprio per sostenere con convinzione il percorso europeo, perché ci credevo nel profondo, e oggi posso dire che la storia ci ha dato ragione. Per questo ritengo che oggi sia una vittoria fondamentale per tutti. Le faccio i complimenti soprattutto perché in questo ultimo periodo lei ha subito attacchi durissimi, spesso anche sul piano personale, ma credo che la sua vera forza e il suo valore aggiunto siano stati nel metodo che ha scelto di adottare. Lei ha voluto, consapevolmente, non rispondere a quegli attacchi per concentrarsi solo sul lavoro; ha lavorato sodo, ha lavorato in silenzio, e lo ha fatto con l’unico obiettivo di portare a casa questo risultato vitale per la Repubblica. Sono convinta che tutto questo non sia stato il frutto del caso, ma la conseguenza di una strategia precisa che alla fine ha pagato e ha dato i suoi frutti, merito anche dell’impegno profuso per ristabilire e consolidare gli ottimi rapporti con i nostri partner internazionali. Di recente, in un comunicato, ho citato Cavedagna, ma credo sia giusto dire che non è stato affatto l’unico, perché moltissimi partner internazionali appartenenti a diversi fronti politici si sono attivati concretamente per aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Tutto questo è fondamentale perché dimostra che San Marino ha finalmente recuperato quella credibilità internazionale che è indispensabile per proseguire nel cammino che abbiamo intrapreso. È una credibilità che abbiamo ricostruito con grande fatica, passo dopo passo, e io stessa mi vanto di aver fatto parte di quel percorso di ripresa anche durante la scorsa legislatura e all’interno del precedente governo. Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che il lavoro non è ancora concluso, anzi: ora ci aspetta la sfida forse più impegnativa, ovvero quella di declinare l’accordo in ogni sua parte per disegnare un Paese che sia davvero pronto ad affrontare le sfide che ci attendono. Su questo fronte c’è sicuramente moltissimo da fare, specialmente in alcuni ambiti specifici, primo fra tutti quello della Pubblica Amministrazione. Non possiamo permetterci di sprecare altro tempo; la velocità nell’adeguare la nostra macchina amministrativa agli standard europei è un fattore critico e, onestamente, ho l’impressione che su questo punto siamo ancora un po’ indietro e dobbiamo accelerare. Un altro aspetto altrettanto delicato riguarda le tempistiche per l’adeguamento del nostro comparto finanziario; la sfida più grande per San Marino sarà proprio quella di costruire un’economia di mercato solida, capace di competere seriamente all’interno del mercato unico. Dobbiamo farlo innanzitutto per il bene del nostro tessuto economico, ma non solo per quello, e proprio per questo parlo di unità di intenti: è assolutamente necessario fare un lavoro sinergico e corale. È chiaro, lo abbiamo sentito anche oggi in quest’aula, che esistono delle voci distaccate e abbiamo ascoltato diversi interventi che spingevano per la soluzione del referendum. Non è mia intenzione dilungarmi troppo su questo punto, ma mi pare che, parlando di referendum, si continui a ignorare l’elemento fondamentale, che è il tempo. È proprio il fattore tempo che ci permette di distinguere tra le mere attività populiste e il libero esercizio delle regole democratiche. Non voglio però dimenticare un altro tema essenziale che purtroppo tutti abbiamo percepito chiaramente: l’impressione, già citata da altri, che all’interno del Paese esistano ancora delle forze o dei centri di potere che non hanno nessuna intenzione di procedere verso l’integrazione europea. A volte ho avuto la sensazione che una frase emblematica attribuita al famoso “caso bulgaro” abbia colto perfettamente nel segno, quando si diceva che in questo Paese ci sono dei “ladri di polli”. Dico che quella frase ha colpito nel segno perché a San Marino abbiamo una capacità quasi unica al mondo di farci del male da soli, una tendenza che purtroppo si ripete ciclicamente nella nostra storia, spesso solo per il desiderio di difendere i propri piccoli interessi o i soliti “orticelli” personali. Probabilmente uno dei grandi pregi dell’obiettivo Europa sarà proprio questo: aiutarci a creare regole più trasparenti che, in qualche modo, ci tutelino da noi stessi. Su questo concordo pienamente con il consigliere Nicola Renzi, che prima di me ha espresso un concetto molto chiaro e veritiero: non siamo affatto fuori pericolo rispetto a certi accadimenti e al rischio di non viaggiare tutti convintamente nella stessa direzione. Per questo motivo è di vitale importanza tenere gli occhi bene aperti, ma anche e soprattutto concentrare tutte le nostre forze su quello che c’è da fare concretamente per il bene superiore di questo Paese.
Tomaso Rossini (Psd): In questo giorno di festa, diciamo così, io sono davvero molto, molto contento perché, sapete, mi sento europeo da sempre, fin da quando, subito dopo il diploma, cercai di fare un’esperienza di lavoro personale in Inghilterra e purtroppo dovetti tornare a casa con la coda tra le gambe proprio perché ero considerato un extracomunitario. Mi sono speso tantissime volte da allora per far capire che San Marino non poteva assolutamente restare fuori da questo percorso e oggi, finalmente, dopo ben trentun anni, questa idea prende finalmente forma, anche se io non potrò più goderne come il giovane che ero all’epoca. Oggi invece i nostri ragazzi potranno finalmente affacciarsi all’Unione Europea avendo gli stessi identici diritti dei loro coetanei europei, e proprio per questo credo che non sia più possibile rimandare una riflessione seria sulla posizione che i nostri giovani dovranno occupare in questo futuro che inizia oggi, grazie all’accordo di associazione. La domanda che dobbiamo porci con onestà è questa: quale posto riconosciamo davvero ai giovani nella nostra società?. Vedete, quando parliamo di politiche giovanili non possiamo mica limitarci a individuare quattro cose da fargli fare, o magari ad aprire una stanzetta e organizzare qualche iniziativa sporadica; quello che fa davvero la differenza è la considerazione che una comunità riserva ai propri giovani, ovvero se li consideriamo cittadini a pieno titolo, autorizzati come tutti gli altri a esprimersi, a proporre, a creare, ma anche a sbagliare e a imparare dai propri errori, oppure se li consideriamo prevalentemente come un problema da gestire, una fascia debole da assistere o un possibile elemento di disturbo da tenere sotto controllo. Dobbiamo chiederci con sincerità quale cultura esista oggi a San Marino nei confronti delle nuove generazioni, cosa facciamo realmente per i giovani e, soprattutto, cosa facciamo insieme ai giovani, quale sia il loro coinvolgimento reale nelle scelte che riguardano la scuola, la formazione, il lavoro, il territorio e la vita stessa nei nostri Castelli e quale spazio abbiano oggi nella nostra vita democratica. Spesso ci dimentichiamo di chiederci quanto vengano coinvolti dalle associazioni, nelle Giunte di Castello, nei progetti culturali o nelle attività sportive, o persino nella progettazione degli spazi pubblici; ma soprattutto, sappiamo davvero cosa vogliono i giovani sammarinesi, sappiamo come immaginano il loro futuro, cosa considerano davvero importante o quali sono le difficoltà che incontrano ogni giorno? Sappiamo dove riescono a esprimersi e dove invece si sentono bloccati, se si sentono ascoltati e parte integrante del Paese, oppure se vedono le loro uniche opportunità altrove, fuori da San Marino? Ecco, io credo che ci manchino dati aggiornati, studi e strumenti di ascolto che ci permettano di programmare delle politiche serie, perché non possiamo pretendere di decidere per i giovani senza prima ascoltarli e non possiamo definire i loro bisogni senza costruire delle occasioni concrete in cui possano raccontarli, né possiamo continuare a parlare della loro responsabilità senza offrirgli delle occasioni vere per esercitarla. Voglio ribadire con forza che la stragrande maggioranza dei ragazzi sammarinesi studia, lavora, fa sport, organizza attività e fa volontariato impegnandosi moltissimo, ma esiste comunque una condizione giovanile più ampia, fatta di energia ma anche di fragilità e bisogni che dobbiamo imparare a leggere in tempo. Non tutti i segnali diventano per forza un’emergenza, però quasi ogni emergenza ha alle spalle dei segnali che una famiglia, una scuola o un amico avrebbero forse potuto e dovuto cogliere prima; non possiamo però ridurre tutto il tema del disagio giovanile alla sola dimensione psicologica, perché le politiche giovanili riguardano ogni singolo ambito della vita. Il tema degli spazi resta fondamentale, ma va inserito in una visione molto più ampia, la stessa che sta affrontando anche la Commissione Europea con la nuova strategia per la gioventù che guiderà le politiche dal 2028. Il metodo europeo è chiaro: coinvolgere, collegare e responsabilizzare, e noi dovremmo applicarlo qui, alla nostra scala, magari creando anche a San Marino un punto Eurodesk, che è la rete ufficiale dell’Unione Europea per l’informazione ai giovani già presente in 36 paesi con oltre 1.000 punti locali. Se avessimo luoghi di aggregazione accessibili, riconosciuti e progettati insieme ai ragazzi, molti giovani avrebbero finalmente uno spazio in cui incontrarsi, progettare il futuro e trovare persone capaci di ascoltare senza giudicare, ma attenzione perché non devono essere contenitori vuoti calati dall’alto. Uno spazio giovanile funziona solo se i ragazzi lo sentono proprio e contribuiscono a definirne le regole e le attività, ed è in questa prospettiva che il progetto dello sportello Informa Giovani, che porto avanti da anni, appare oggi più importante che mai. Non penso a un semplice ufficio per distribuire moduli, ma a un presidio stabile di ascolto, orientamento e partecipazione, un luogo dove trovare informazioni sulla scuola, sul lavoro, sui progetti europei e sulle opportunità del nostro territorio, ma anche un posto dove i giovani possano proporre iniziative e trovare accompagnamento nel rapporto con le istituzioni. Un punto capace di raccogliere dati e bisogni per permettere alla politica di conoscere realmente la condizione giovanile e programmare interventi fondati su elementi concreti, perché i ragazzi non devono essere soltanto destinatari di servizi, ma devono diventare protagonisti dei percorsi che li riguardano, dato che il legame con le nuove generazioni si costruisce attraverso la fiducia e il riconoscimento. La politica non può restare ferma quando la soluzione è già a portata di mano: a San Marino abbiamo uno spazio adeguato per questo progetto, a cui tengo molto, ed è l’ex Tiravolo di Murata, una struttura dove la Giunta di Città ha già iniziato un lavoro di recupero e che dispone di sale per lo studio, laboratori, sale prove e attività culturali, oltre a spazi esterni che sono una risorsa rara per attività all’aria aperta. Ma anche qui, il progetto non deve essere confezionato interamente dalle istituzioni e poi consegnato pronto ai ragazzi; deve invece essere costruito con loro attraverso una vera consultazione giovanile, chiedendo direttamente ai 6.500 ragazzi sammarinesi tra i 13 e i 30 anni cosa desiderano, quali orari sarebbero più utili e quali forme di gestione immaginano. Questo patrimonio di idee e competenze va liberato e integrato nelle decisioni del Paese, e sarebbe già un primo esercizio concreto di cittadinanza, perché per prevenire il disagio non serve solo aumentare i controlli, ma creare occasioni di responsabilizzazione attraverso una rete stabile tra istituzioni, scuole, famiglie, ISS, forze dell’ordine e associazioni. San Marino, per le proprie dimensioni, ha tutte le possibilità per farcela: la scuola può parlare rapidamente con le famiglie, i servizi con le forze dell’ordine, le Giunte con le associazioni e le istituzioni possono individuare in tempi brevi strumenti e responsabilità. Però questa collaborazione non può essere affidata solo alla buona volontà dei singoli o attivarsi solo dopo un episodio grave; serve una regia stabile e lo sportello Informa Giovani può diventare parte di questo metodo fondato sull’ascolto e sulla prevenzione. Gli episodi di questi giorni potrebbero diventare paradossalmente un punto di svolta per aprire una nuova stagione delle politiche giovanili dove sicurezza, educazione, partecipazione, salute mentale, cultura e sport non siano più compartimenti separati. Essere una comunità educante non significa dire continuamente ai giovani cosa devono fare, ma significa anche mettersi in ascolto e domandargli che Paese vorrebbero contribuire a costruire, guardandoli come una risorsa da liberare perché il disagio si previene con i legami, la rabbia si riduce con le prospettive concrete e il conflitto si supera creando luoghi in cui potersi riconoscere. Per questo, Eccellenza, ho preparato un ordine del giorno che vado a leggere.
Il Consiglio Grande e Generale, premesso che;
-la condizione giovanile a San Marino richiede oggi una riflessione che vada oltre la gestione dell’emergenza per costruire politiche fondate sull’ascolto, la partecipazione e la responsabilità condivisa,
-l’area dell’ex tiro a volo di Murata, affidata dal 2001 in gestione alla Giunta di Castello della Città di San Marino, è stata in parte riqualificata e utilizzata su concessione volta per volta per iniziative culturali, sportive, eggregative rivolte ai giovani di tutti i Castelli, pur restando ancora da completare alcuni interventi di messa in sicurezza necessaria e renderla pienamente e stabilmente fruibile,
-le linee guida del Consiglio d’Europa e la strategia dell’Unione Europea per la gioventù individuano da tempo nel coinvolgimento, nel collegamento, nella responsabilizzazione dei giovani tra i pilastri di ogni politica giovanile efficace, principi già richiamati dalla legge sammarinese sulle politiche giovanili del 30 luglio 2007 numero 91,
-Eurodesk, la rete ufficiale dell’Unione Europea per l’informazione ai giovani sui programmi europei, è oggi attiva in 36 paesi europei con oltre 1.000 punti locali, senza che la Repubblica di San Marino vi abbia ancora un proprio punto di riferimento,
-nella scorsa sessione questo Consiglio ha approvato un ordine del giorno per approfondire la conoscenza del rapporto fra minori e piattaforme digitali, un primo passo necessario che ora deve essere accompagnato da interventi altrettanto concreti sul piano dei luoghi, delle relazioni e delle opportunità di partecipazione,
Considerato che
la modifica della legge sulle politiche giovanili del 30 luglio 2007 prevede l’eliminazione del Forum dei Giovani, quindi la partecipazione attiva dei giovani alle scelte politiche del paese e il progetto di uno Sportello Informa Giovani, individua tre funzioni fondamentali – ascolto, orientamento, rete -rivolto alla popolazione giovanile richiamata anche nelle linee guide del Consiglio d’Europa;
-numerosi giovani sammarinesi, pure animati da energie e volontà di partecipazione, incontrano oggi ostacoli procedurali sproporzionati all’organizzazione di iniziative culturali e sportive o aggregative in autonomia;
-una politica giovanile efficace non può fondarsi soltanto sul luogo fisico, ma deve nascere da un confronto diretto con i suoi destinatari;
-una politica giovanile efficace richiede altresì una rete stabile di collaborazione fra scuola, famiglia, Istituto per la Sicurezza Sociale, forze dell’ordine, Giunte di Castello, associazioni di cui lo Sportello Informa Giovani può rappresentare un nuovo nodo attivo,
Impegna il governo a:
1) individuare locali di proprietà dell’Eccellentissima Camera, funzionali ad ospitare sale prove, laboratori artistici e di formazione, spazi di autogestione, luoghi di aggregazione dove i giovani possono incontrarsi e organizzarsi, uno Sportello Informa Giovani quale presidio stabile, permanente fruibile di ascolto, orientamento e partecipazione per la popolazione giovanile e nel contempo verificare anche l’idoneità degli spazi dell’ex tiro a volo a Murata a questo scopo, valutando altresì l’adesione della Repubblica di San Marino alla rete europea Eurodesk;
2) individuare personale qualificato e formare operatori per la gestione del servizio;
3) ad avviare prima dell’apertura del servizio una consultazione giovanile e strutturata che coinvolga studenti, lavoratori, associazioni sportive e culturali e gruppi informali al fine di costruire insieme ai giovani le attività, gli orari, le modalità di gestione dello spazio;
4) a semplificare le procedure autorizzative per le iniziative promosse da gruppi giovanili non strutturati, individuando referenti riconoscibili e percorsi di accompagnamento che permettano ai ragazzi di organizzare eventi in sicurezza senza rinunciarvi per eccesso di complessità burocratica;
5) ad impegnare un capitolo di spesa e investire l’Università di San Marino in una ricerca scientifica sullo studio dell’utilizzo dei social network e smartphone da parte dei giovanissimi;
6) a riferire al Consiglio Grande e Generale entro il termine congruo sullo stato di avanzamento dei punti di cui sopra indicati.
Sara Conti (Rf): Sono molto contenta di poter finalmente celebrare questo risultato così importante per la Repubblica di San Marino. Si tratta di un traguardo costruito con pazienza e determinazione in oltre dieci anni di lavoro, un percorso che ha attraversato quattro, anzi cinque governi e che, grazie al contributo di tanti uomini e donne delle istituzioni, della diplomazia e della pubblica amministrazione sammarinese, è finalmente giunto oggi in Aula. Questa è la dimostrazione più emblematica del fatto che le grandi scelte di politica estera non appartengano a una singola maggioranza o a un’opposizione, ma all’intero Paese. È stato un cammino lungo e complesso, ma sempre sostenuto dalla ferma convinzione che il futuro di San Marino passi necessariamente da un rapporto più stretto con l’Unione Europea. Certamente non siamo ancora arrivati alla fine del percorso, come hanno ricordato i colleghi prima di me, e manca ancora l’ultimo tratto di strada, ma il traguardo è ormai sempre più vicino.
Siamo qui però per fare politica e non possiamo negare l’esistenza di una coincidenza che difficilmente può passare inosservata. Per mesi il Governo ha sostenuto con forza che il veto della Bulgaria non avesse alcun collegamento con la vicenda giudiziaria relativa ai 15 milioni di euro sequestrati, eppure il veto è stato ritirato proprio all’indomani della decisione del Tribunale di dissequestrare e restituire quelle somme. Non è mia intenzione fare polemica, ma ciascuno trarrà liberamente le proprie conclusioni. Oggi prevale comunque la soddisfazione, perché questo è un successo dell’intera Repubblica di San Marino, frutto della continuità, della responsabilità e della credibilità costruita negli anni, oltre che del lavoro di chi, con determinazione, ha contribuito a portare il Paese così vicino all’Europa. Ed è proprio sulle nostre istituzioni, che riteniamo il centro della rappresentanza internazionale del Paese, che oggi abbiamo deciso di presentare due ordini del giorno.
Questi atti affrontano questioni diverse, ma sono accomunati dal medesimo principio: la tutela delle istituzioni della Repubblica e la valorizzazione delle competenze sammarinesi nei rapporti con le istituzioni internazionali sono di fondamentale importanza. Non si tratta di una questione di chiusura verso l’esterno, poiché San Marino ha sempre saputo confrontarsi con il contesto internazionale e, quando necessario, avvalersi di professionalità esterne. Tuttavia, una cosa è ricorrere a competenze specialistiche in casi particolari, un’altra cosa è sostituire progressivamente le professionalità interne anche in quelle funzioni che rappresentano direttamente lo Stato. Il primo ordine del giorno riguarda il bando per la selezione della terna dei candidati a giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Per la prima volta, senza che siano state fornite motivazioni convincenti, si è deciso infatti di aprire questa selezione a cittadini di qualsiasi Paese.
È una scelta che non condividiamo, non per una logica di chiusura, ma perché il giudice eletto presso la Corte EDU rappresenta un elemento di prestigio istituzionale e testimonia la qualità della comunità giuridica di uno Stato. San Marino, fino a oggi, è sempre stato in grado di individuare candidature autorevoli tra i propri cittadini; una di queste persone siede proprio al mio fianco. Non si comprende, quindi, perché si debba rinunciare a valorizzare le professionalità sammarinesi proprio in un ruolo così delicato, anche perché il nostro ordinamento segue una logica ben diversa: persino per accedere ai ruoli della pubblica amministrazione sammarinese è richiesta la cittadinanza o la residenza. Risulta dunque singolare che, proprio quando si tratta di individuare chi sarà chiamato a ricoprire una delle più alte funzioni giurisdizionali internazionali riconducibili alla Repubblica, si scelga invece di aprire indistintamente la selezione a chiunque, indipendentemente da qualsiasi legame con il nostro Paese.
C’è poi un ulteriore profilo che merita una riflessione: il giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non rappresenta un governo, una maggioranza o un’opposizione, ma rappresenta la Repubblica di San Marino e tutti noi. Per questo è stato sinceramente deprecabile sentire evocare in quest’Aula figure di parte, quasi a suggerire che il giudice sammarinese presso la Corte potesse agire secondo appartenenze politiche o influenzare l’esito di una decisione in ragione di presunte vicinanze. È un’immagine che non rende giustizia né all’autorevolezza della Corte né alla dignità dell’incarico ricoperto. Quel giudice rappresenta il nostro Paese attraverso la propria indipendenza, la propria competenza e il proprio prestigio professionale. Attribuirgli una connotazione politica significa svilire un’istituzione che dovrebbe invece essere rispettata da tutti, indipendentemente dalle appartenenze. Per queste ragioni, riteniamo importante continuare a valorizzare i giuristi sammarinesi di alto profilo e chiediamo che il bando venga ritirato e rapidamente ripubblicato, prevedendo quale requisito la cittadinanza sammarinese o la residenza nella Repubblica.
Il secondo ordine del giorno riguarda invece la decisione del Congresso di Stato di sostituire il dirigente dell’Avvocatura dello Stato nel ruolo di agente del governo presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche questa scelta desta profonde perplessità, non soltanto perché appare difficilmente conciliabile con l’impostazione della legge che disciplina l’Avvocatura dello Stato, ma soprattutto perché trasmette un messaggio sbagliato: quello di uno Stato che non ripone fiducia nelle proprie strutture e nelle professionalità che operano al suo interno. Da anni assistiamo a un ricorso sempre più frequente a professionisti esterni, anche in procedimenti di particolare rilievo, con incarichi spesso molto onerosi. Ora si arriva addirittura a sostituire l’agente del governo presso la Corte EDU con un professionista esterno, esautorando l’Avvocatura di Stato da una funzione che le apparterrebbe per legge e per natura. Non è questo il modello istituzionale che riteniamo giusto: l’Avvocatura dello Stato rappresenta un presidio di competenza, continuità e memoria istituzionale. Indebolirne il ruolo significa, a nostro avviso, indebolire lo Stato stesso. Chiediamo quindi che si torni alla soluzione prevista dall’ordinamento, conferendo tale funzione al dirigente o a un funzionario dell’Avvocatura di Stato.
Procedo ora con la lettura degli ordini del giorno. Il primo:
“Il Consiglio Grande e Generale, visto che l’attuale governo, contrariamente a quanto verificatosi nelle precedenti occasioni, col bando pubblicato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri il 15 giugno 2026, ha inspiegabilmente deciso di aprire la selezione della terna dei candidati a giudice della Corte Europea dei Diritti Umani a cittadini di qualsiasi Paese; considerata l’importanza del ruolo anche in termini di valorizzazione delle competenze dei giuristi sammarinesi; ritenuto che l’individuazione di un giudice nazionale residente o cittadino sia un dato di sovranità statuale inalienabile e che la Repubblica sia sempre stata in grado di formare terne di aspiranti scegliendo tra i propri cittadini; impegna il governo a ritirare immediatamente il bando suddetto, riemettendone rapidamente uno nuovo che preveda quale condizione la cittadinanza sammarinese o la residenza in questa Repubblica”.
Il secondo ordine del giorno: “Il Consiglio Grande e Generale, considerata la deprecabile pratica instaurata da anni dal governo di conferire a giuristi stranieri incarichi professionali in processi penali importanti a San Marino, con parcelle di importi che in alcuni casi arrivano a centinaia di migliaia di euro; visto che, in ulteriore palese violazione di quanto previsto in materia di competenza dell’Avvocatura dello Stato dalla legge numero 12 del 2022, il governo, con delibera del Congresso di Stato numero 17 del 26 maggio 2026, ha deciso di esautorare il dirigente dell’Avvocatura dallo svolgere il ruolo di agente del governo presso la Corte EDU, sostituendolo dal primo giugno 2026 con un giurista italiano che, dai curricula presenti su internet, sembra non avere alcuna esperienza professionale pregressa nel settore dei diritti umani, non conoscere la lingua inglese e non conoscere neppure il diritto sammarinese; ritenuto che questa deriva dimostri la considerazione infima che il governo ha dei professionisti sammarinesi; impegna il governo a revocare con effetto immediato l’incarico attribuito all’avvocato Luciano Calamaro e a conferire il medesimo, come da prassi e da legge, al dirigente o a un funzionario dell’Avvocatura dello Stato”.
Crediamo semplicemente che la Repubblica debba avere fiducia in se stessa, nei propri professionisti e nei cittadini sammarinesi che vogliamo valorizzare. Chiedo dunque all’Aula di riflettere attentamente su queste tematiche e sui nostri ordini del giorno.
Gaetano Troina (D-ML): Mi dispiace intervenire fuori dal coro in questo giorno di grande festa per il risultato raggiunto dal governo; un risultato che, stando a quanto si diceva, si sarebbe dovuto raggiungere già a fine 2023, mentre oggi, nel 2026, ci troviamo ancora a festeggiarlo. Obiettivamente non si è ancora compreso quali siano stati i reali motivi tecnici che hanno mantenuto sospeso questo accordo fino a oggi. Queste sono state le dichiarazioni pubbliche fatte dal governo sulla stampa, ma onestamente, per come sono andate le cose, le ragioni mi sembrano tutt’altro che tecniche: la casualità vuole che le obiezioni avanzate dal governo bulgaro siano venute meno appena uno o due giorni dopo le revoche dei sequestri all’imprenditore bulgaro. Magari mi sbaglio, ma la coincidenza è veramente curiosa e faccio fatica a ritenerla una questione meramente tecnica. D’altra parte, mi si consenta una considerazione: mi sembra che oggi in quest’Aula si siano invertite le parti. Si dice sempre che l’opposizione è ripetitiva e che la gente a casa si annoia a sentire sempre le stesse cose, ma oggi evidentemente la maggioranza ha qualcosa da dire dopo due anni e mezzo e si rende conto che quel tempo le serve, perché state facendo quello che di solito fanno le forze di opposizione: state usando una giornata di lavoro del Consiglio Grande e Generale per autocelebrarvi. Io penso che la gente che ascolta da casa si sia un po’ stancata di sentirvi ripetere quanto siete bravi, visto che parliamo di un accordo che doveva essere firmato e concluso nel 2023 e che, dopo tre anni, è rimasto fermo per motivi apparentemente incomprensibili. A me sembra che la giornata di oggi serva più che altro a qualche forza di maggioranza per fare una dichiarazione di fedeltà, dopo che per mesi c’è stata forse un po’ di fibrillazione. Dopotutto l’intero programma di governo si fondava sull’accordo di associazione e non si capiva come mai questo non arrivasse mai alla sua conclusione. Rimango veramente perplesso quando sento dire da qualcuno che la posizione di Domani Motus Liberi possa essere definita un tentativo di boicottaggio. Il boicottaggio è tutt’altra cosa e non lo abbiamo certo fatto noi; semmai ve lo siete fatto da soli. Domani Motus Liberi, dal 2018 a oggi, ha soltanto chiesto due cose: primo, che spiegaste alla cittadinanza cosa significasse davvero l’accordo di associazione e, secondo, che chiedeste alla cittadinanza di esprimersi in proposito. Quando vi sono state chieste spiegazioni sui benefici reali dell’accordo, avete sempre ripetuto tre cose, ma con molta confusione. La questione degli Erasmus è un falso, perché è stata già risolta due anni fa dalla nostra università con accordi diretti, tanto che i nostri studenti già vanno fuori e arrivano studenti stranieri a San Marino; voi lo sapete bene, ma colpevolmente non lo avete detto. Avete sostenuto che l’accordo servisse per risolvere il problema delle file negli aeroporti e, guarda caso, la questione si è risolta mesi fa senza l’accordo di associazione. C’è stata poi una grandissima confusione iniziale sulla questione del T2 e ancora oggi non tutti hanno capito che l’accordo di associazione non risolve affatto quel problema. Si è tenuto tutto sotto la nebbia, generando nella cittadinanza una forte incertezza su questo accordo, e questo va detto chiaramente. Adesso tutti si sperticano nel criticare la proposta di legge che abbiamo depositato nei giorni scorsi per introdurre un nuovo tipo di referendum per certi accordi internazionali. Vorrei ricordarvi che fino al 2013, prima della nuova legge sui referendum, era possibile fare consultazioni sui temi degli accordi internazionali, tanto che fu fatto proprio quello sull’adesione all’Unione Europea. Quindi non venite qui a farci la lezione sostenendo che ci sia un motivo tecnico se non si possono fare; il motivo è che la maggioranza di allora valutò che fosse scomodo sottoporre a referendum certi tipi di accordi. Dal nostro punto di vista, invece, il referendum ha molto senso su queste tematiche; siamo convinti della bontà della nostra proposta e confermiamo che, a prescindere dalla possibilità di discutere la legge depositata, noi la proporremo come iniziativa consiliare. Visto che tutti qui ci date lezioni di democrazia, vogliamo proprio vedere che posizione terrete quando sarà il momento di sostenerla e votarla per permettere alla gente di esprimersi. Se non avete paura di sottoporre l’accordo a referendum, fatelo; se non lo fate, è soltanto la prova che ne avete timore. La comunicazione di questi giorni sulla quale state tanto festeggiando, in realtà, nel Paese non è stata accolta affatto bene. Se ci fate caso, la cittadinanza non si sta esprimendo con la vostra stessa gioia. Forse andrebbe fatta una riflessione, anche perché continuate a dire una cosa che trovo pericolosa e fastidiosa: sostenete che il referendum non serva perché chi ha votato questa maggioranza ha già espresso il proprio favore all’accordo. Ma non è così. Il fatto che una persona scelga una forza politica alle elezioni non significa che le vada bene tutto ciò che quella forza farà, anche senza conoscerne i dettagli. Non è un mandato in bianco, è spesso un mandato fiduciario rivolto a una persona a determinate condizioni. Se ragionaste così, dovremmo eliminare il referendum: a cosa servirebbe se la politica avesse la delega assoluta su tutto? Sembra che per voi sia solo una cosa fastidiosa nell’ordinamento che ogni tanto tocca fare. Avete un bel coraggio a venire qui oggi a dire che non si è sbagliato nulla e che il percorso è stato perfetto; dopo quello che è successo nell’ultimo anno, ci vuole davvero un bel coraggio e spero che la gente a casa se ne renda conto. È normale che poi i cittadini non abbiano voglia di ascoltare il Consiglio: chi ha un minimo di intelligenza certe cose le capisce. Poiché il tempo a mia disposizione sta finendo, uso questi ultimi secondi per esprimere apprezzamento, vista anche la notizia pubblicata dall’ANSA, per la posizione che i nostri colleghi di Fratelli d’Italia e dell’ECR hanno ritenuto di esprimere oggi. Sono contento che Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia, e Stefano Cavedagna abbiano dichiarato che vigileranno affinché le caratteristiche, la sovranità e l’indipendenza di San Marino vengano preservate dalla delegazione italiana. È una manifestazione di solidarietà importante che attesta come la nostra posizione sia sempre stata coerente sin dall’inizio.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Avremo certamente modo di approfondire e chiarire meglio le questioni che il consigliere Troina ha sollevato poco fa, in particolare per quanto riguarda il tema del referendum. Su questo punto voglio ricordare che, per ciò che concerne i trattati internazionali, la nostra legislazione, così come accade in molti altri ordinamenti, prevede ancora un principio di non ammissibilità del quesito referendario; vedremo comunque come si evolverà la situazione. Oggi però dobbiamo ribadire che si compie un passaggio davvero storico per la Repubblica di San Marino: con il via libera del Coreper è stato rimosso l’ultimo ostacolo formale al percorso dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, che entra così nella sua fase conclusiva per quanto riguarda la firma. Per me questa giornata ha anche un profondo significato personale. Quando ho accettato l’incarico di Segretario di Stato all’Industria, e ancor prima quando ho deciso di entrare a far parte della maggioranza, l’ho fatto proprio perché ero fermamente convinto che questo accordo rappresentasse una scelta strategica vitale per il futuro del nostro Paese, soprattutto in un momento così delicato. Ritenevo che San Marino non potesse assolutamente permettersi di perdere un’opportunità di questa portata e ho deciso di assumermi in pieno questa responsabilità. Chiaramente è naturale che vi siano opinioni diverse, d’altronde il confronto è il sale della democrazia, ma c’è un dato oggettivo che non può essere smentito: San Marino continua e continuerà a essere uno Stato pienamente sovrano e uno Stato terzo. Questo accordo non va a modificare la nostra identità, non limita in alcun modo la nostra indipendenza e non mette minimamente in discussione la nostra sovranità. Al contrario, l’accordo crea un quadro giuridico finalmente stabile, moderno e certo per disciplinare in modo organico i rapporti con quello che è il nostro principale mercato di riferimento. Era fondamentale agire per evitare il rischio dell’isolamento. La nostra storia recente, purtroppo, ci ha insegnato quanto possano essere pesanti le conseguenze dell’emarginazione dai principali circuiti economici internazionali; gli anni segnati dal mancato memorandum con l’Italia e dalla stagione della black list hanno rappresentato un punto di non ritorno e non potevamo permetterci di rivivere una situazione simile. Siamo un microstato con caratteristiche uniche e la nostra economia si fonda sull’industria e sul settore manifatturiero, che da soli rappresentano circa un terzo del nostro Prodotto Interno Lordo. La gran parte delle nostre esportazioni è destinata proprio all’Italia e all’Unione Europea e, a differenza di altre realtà, la nostra ricchezza nasce dalla capacità di produrre, innovare ed esportare. Per questo motivo ritengo che la strada da percorrere fosse una sola: costruire un quadro di regole certe nei rapporti con l’Europa. Per un Paese che esporta la quasi totalità della propria produzione, non scegliere avrebbe significato scegliere l’incertezza, e per una piccola realtà come la nostra l’incertezza rappresenta sempre il costo più elevato. Da oggi si apre una fase nuova. Arrivare a questo punto non è stato affatto semplice, poiché il percorso è iniziato ormai dodici o tredici anni fa. Per troppo tempo San Marino ha discusso della necessità di definire il proprio posizionamento strategico e il proprio indirizzo di sviluppo a medio e lungo termine senza però riuscire mai a compiere una scelta definitiva. Con questo accordo, invece, la scelta è stata finalmente fatta. Abbiamo definito una traiettoria di sviluppo e costruito il quadro normativo, gettando le basi giuridiche necessarie affinché la Repubblica possa affrontare con maggior sicurezza le sfide dei prossimi decenni. Abbiamo finalmente un orizzonte certo dentro il quale organizzare e programmare il futuro del Paese. Ora però inizia la parte più difficile e impegnativa: dobbiamo dimostrare di saper trasformare questo quadro normativo in risultati concreti, passando finalmente dalle parole ai fatti. Si apre una nuova pagina per San Marino, una pagina in cui la maggioranza, il Governo e anche l’opposizione dovranno dimostrare di essere capaci di tradurre i progetti in realtà. Su questo si misurerà molto della prosecuzione di questa legislatura: se sapremo dimostrare che dalle parole si passa ai fatti, allora potremo costruire un percorso virtuoso capace di guardare oltre la scadenza elettorale; in caso contrario, bisognerebbe prendere atto che nel quadro politico qualcosa si è inceppato e che non era solo la mancanza di una traiettoria definitiva a generare problemi di visione. L’accordo di associazione non è dunque un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Il nostro compito sarà tradurre questa scelta strategica in crescita economica, nuovi investimenti, occupazione e maggiore competitività. Dovremo garantire alle nostre imprese una reale reciprocità operativa, affinché possano accedere agli stessi strumenti e alle stesse opportunità disponibili nel mercato europeo: solo così il lavoro di questi anni troverà il suo pieno compimento. Desidero infine rivolgere un pensiero a tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto, a partire dal Segretario agli Affari Esteri, ma i protagonisti di questo percorso sono tanti e con competenza, determinazione e spirito di servizio hanno permesso di raggiungere questo traguardo. Si tratta di un risultato che appartiene alle istituzioni della Repubblica e a tutti coloro che, nei diversi ruoli, hanno creduto nella necessità di dare a San Marino una prospettiva stabile e duratura nei rapporti con il mondo che ci circonda e con l’Europa. In passato i nostri predecessori lo hanno fatto con lo Stato italiano quando quello era il quadro di riferimento; oggi che quel quadro è mutato e l’Italia appartiene a un’organizzazione multilaterale, noi abbiamo giustamente stretto rapporti con quella stessa organizzazione. Le decisioni più importanti non sono quelle che producono consenso immediato, ma quelle che permettono al Paese di guardare con fiducia ai prossimi decenni, e credo che oggi San Marino abbia compiuto la scelta più decisiva. Avremo poi tempo di sviscerare altri argomenti di stretta attualità, altrettanto importanti. Ho sentito riflessioni sui nostri organi di controllo e io credo che abbiano svolto appieno il proprio ruolo. Avremo anche modo di ragionare sulla questione bulgara, che ha tenuto l’accordo in scacco negli ultimi mesi, senza però dimenticare che tutto nasce dal pagamento di una somma di 500.000 euro a una persona che faceva parte dell’Ente Cassa, ovvero dell’ente venditore. Queste sono le radici del problema. Forse da lì si è scatenato il resto, ma oggi il nostro Paese possiede prerogative ed elementi di garanzia tali da impedire che situazioni simili passino nell’indifferenza. Se qualcuno viene a San Marino e veicola 500.000 euro a un membro della parte venditrice, d’ora in avanti tutti sapranno, compresi i diretti interessati, che non è più così scontato farla franca. In un Paese come il nostro, dove i controlli sono stati nettamente rafforzati nell’ultimo ventennio, certe manovre non passano inosservate agli organismi preposti. Sento parlare spesso di sequestri o piani paralleli, ma sento evocare troppo poco le motivazioni reali per cui questa problematica è nata. La storia giudicherà il nostro operato, ma per quanto mi riguarda posso dire con serenità e orgoglio di aver contribuito, insieme agli altri, a scrivere una pagina importante della storia della nostra Repubblica.
Matteo Casali (Rf): Vorrei condividere una breve riflessione sulla notizia dell’approvazione dell’accordo di associazione da parte del Consiglio Europeo. Questo risultato arriva dopo il superamento di quegli ostacoli che la narrazione dell’establishment definiva, in modo un po’ patetico, come causati da una vicenda di carattere puramente privato. Speriamo vivamente che quella vicenda, legata al tentativo bulgaro di acquisizione di Banca di San Marino e che pare tutt’altro che conclusa, non porti ulteriori strascichi. Certamente è un momento di soddisfazione per un lungo percorso che va a perfezionarsi, e il tempo, che speriamo non sia ostacolato dal disequilibrio dei numeri della Commissione d’Inchiesta, farà emergere le responsabilità. Temo infatti che tali responsabilità siano più vicine a certi partiti che non a presunti piani paralleli che hanno interferito nefastamente sulla conclusione dell’accordo. È come se ci fossimo iscritti a una prestigiosa università: siamo soddisfatti per l’accoglimento dell’iscrizione, ma vorrei risparmiare la retorica, soprattutto quella di parte, per un risultato che appartiene all’intero Paese. Non dimentichiamoci che gli esami, anche a causa del ritardo accumulato poco responsabilmente in diversi ambiti, sono ancora tutti davanti a noi. Il parossismo raggiunto in certe dichiarazioni delle ultime giornate mi costringe però a tornare a parlare di opere pubbliche. Sembra che tutto sia nato, oltre che dall’euforia ferroviaria degli ultimi tempi, dalla richiesta dell’ANIS per un piano di opere infrastrutturali nei settori dell’energia, dei rifiuti e dell’approvvigionamento idrico. L’associazione degli industriali prende spunto, forse anche con un pizzico di giustificata malizia, dai piani pluriennali di attuazione della neonata legge sulla pianificazione territoriale. Questi dovrebbero essere strumenti di programmazione, come giustamente compreso dall’ANIS, e non di pianificazione come invece è stato spacciato. Il Governo possiede lo strumento normativo e ha i denari, presi in buona parte dalle tasche degli industriali attraverso la riforma dell’IGR. Adesso è il momento di stilare un elenco di opere davvero strategiche, un vero piano di sviluppo che consideri infrastrutture energetiche serie, visto che persino l’ANIS sembra credere poco al fotovoltaico bresciano. Servono interventi per la termovalorizzazione dei rifiuti e sul ciclo delle acque, puntando con decisione sulla depurazione. È assolutamente legittimo che una componente così importante della società civile avanzi proposte, come quella del riuso delle acque che Repubblica Futura sostiene da tempo. Il dato politico che emerge però è chiaro: questo piano infrastrutturale strategico, che dovrebbe unire sviluppo, sostenibilità e visione, ovvero quello che chiamiamo “progetto Paese”, dopo due anni di governo semplicemente non esiste. Nonostante i proclami e l’entusiasmo europeo, gli industriali ve lo stanno dicendo chiaramente. E tutto questo con buona pace della ormai sepolta legge sullo sviluppo, che si è rivelata per quello che noi avevamo denunciato sin dall’inizio. State cercando, anche attraverso la riforma del regolamento consiliare, di sottrarre all’Aula e alle opposizioni il dibattito parlamentare sui temi economici. Invece di considerare le proposte dell’ANIS come spunti di riflessione per le prospettive aperte dall’accordo, queste sembrano aver scatenato un’escalation mediatica di dichiarazioni. All’improvviso spunta dal cilindro il data center come faro della transizione digitale, cercando in territorio qualche immobile da adattare allo scopo. Sarebbe tutto bellissimo, ma io mi accontenterei anche solo di una razionalizzazione digitale della nostra amministrazione, magari usando finalmente un unico programma di gestione documentale dopo la disastrosa gestione della gara d’appalto di qualche anno fa, di cui stranamente non parla più nessuno. Tra un’emergenza cimiteriale irrisolta e l’altra, di cui il Segretario competente si stupisce ogni volta, l’ospedale “di Loch Ness” è scomparso di nuovo. A dare la risposta più diretta agli industriali è stato il Segretario di Stato Pedini Amati, forse un po’ amareggiato per essere stato oscurato in ogni selfie dal collega Ciacci, che gli ha soffiato sotto il naso la sua ferrovia “tre volte storica”. Ha risposto più o meno che va bene quello che dice l’ANIS, ma che lui ha sempre spinto molto per il bacino imbrifero. Sappiamo tutti che, se non fosse stato per un dettaglio nello statuto dell’AASS, Pedini Amati sarebbe stato il padre dell’invaso di Gorgascura. Ma la priorità sembra essere il trenino Città-Borgo; per fortuna questa volta l’Arabia Saudita pare fuori dai giochi. Subito dopo il Segretario Ciacci, che in Commissione aveva dichiarato l’inesistenza di studi sulla tratta Città-Borgo e che aveva disatteso la decisione di commissionare uno studio di fattibilità serio prima di ogni prolungamento, in preda a un’estasi ferroviaria ha annunciato di aver trovato nei cassetti un progetto della linea risalente al 2012. Dice di averlo elevato a studio di fattibilità, di averne stabilito la fattibilità e di averlo fatto adottare dal Congresso di Stato. Poi ha dichiarato che, dopo la ferrovia, si dedicherà agli asset fondamentali, all’energia e alla transizione digitale. Poche cose, ma facciamole, dice lui. A questo punto confesso con raccapriccio di aver avuto, per un solo secondo, un rimpianto per il precedente Segretario al Territorio, Stefano Canti. In fondo lui, non facendo nulla, era quasi innocuo: si limitava a bocciare qualche piano regolatore, a fare foto davanti agli alberi o a cacciare qualche direttore che gli stava antipatico, bloccando la raccolta porta a porta. Tutto sommato, solo alla Segreteria alla Giustizia avrebbe potuto fare peggio. La realtà però è ben diversa dalla narrazione. Nemmeno il prolungamento del binario appena realizzato è “tristorico”, anzi non è storico nemmeno una volta sola. I binari inseriti nel piano stradale e condivisi con il traffico su gomma si chiamano tranvia, e San Marino, fino a prova contraria, era dotata di una ferrovia. Prima di spendere milioni di euro pubblici per estendere la tranvia fino a Borgo con improbabili cavalcavia, sarebbe bene fare davvero uno studio di fattibilità serio per valutare la realizzabilità tecnica e la sostenibilità economica dell’opera, magari confrontandola con altre ipotesi di risalita. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, tra delibere di rettifica rimpallate tra le aziende di Stato che cercano di evitare la gestione del tratto come la peste, problemi di omologazione del materiale rotabile e incertezze sulle polizze assicurative, non c’è molto da sperare. Non sappiamo nemmeno se il servizio sarà classificato come trasporto pubblico o come spettacolo viaggiante. C’è un palese disprezzo per le istituzioni, che dovrebbero essere informate sui progetti prima dei social. Altro che legislatura progressista: il progetto Paese e il piano delle infrastrutture non possono essere l’opera buffa che state raccontando alla gente, specialmente ora che abbiamo l’accordo di associazione con l’Europa.
Teodoro Lonfernini Segretario di Stato: Devo confermare quanto già affermato da molti colleghi consiglieri e membri del Congresso di Stato: oggi abbiamo la consapevolezza assoluta di trovarci in una giornata estremamente importante per il nostro Paese. Mi ha fatto piacere passare l’intera seduta ad ascoltare i vari interventi, quasi tutti di alto profilo, caratterizzati da competenza e conoscenza dei vari passaggi storici che ci hanno portato a questo traguardo. Ho ascoltato con interesse sia chi ha avuto responsabilità di governo nelle precedenti legislature e ha avuto l’onere e l’onore di avviare questo percorso, sia chi ha potuto approfondire gli aspetti di questo grande lavoro in altri ruoli. Credo che tutti abbiano offerto ai cittadini che ci ascoltano non solo un dibattito di grande interesse istituzionale e politico, ma anche un senso di credibilità in ciò che abbiamo sostenuto. C’è solo un piccolo inciso che mi è dispiaciuto ascoltare, ma spero che il destinatario lo prenda come un’opportunità di miglioramento e non come un attacco. Mi rivolgo al consigliere Troina, persona e figura istituzionale che stimo per la fermezza con cui solitamente interviene, ma il suo intervento di oggi mi è sembrato un tono un po’ stonato rispetto alla giornata che stiamo commentando. Non voglio giudicare se il suo discorso sia stato bello o brutto, lo qualifico semplicemente come fuori tema. Se fossimo a scuola o agli esami di Stato, direi che ha sbagliato completamente l’interpretazione del tema. È un elemento su cui dobbiamo lavorare, perché sono convinto che anche lei e la sua parte politica, che conosco bene per aver condiviso il governo nella scorsa legislatura, abbiate la necessità di capire da quale parte stare. In questo momento l’approccio “ibrido” funziona poco, non è la tecnologia giusta: o si sta in Europa o si sta fuori dall’Europa. Fortunatamente il nostro Paese, attraverso l’accordo di associazione, ha scelto in maniera netta e determinata di stare all’interno dell’area geografica europea, e questo sarà un elemento di grande garanzia e sicurezza per il futuro della nostra comunità. Potrei anche fermarmi qui, vista la mole di interventi, ma ci tengo a ringraziare pubblicamente il mio collega Luca Beccari. Ha portato avanti un impegno che non è solo suo, ma di tutto il Governo, della maggioranza e della legislatura. Lo avevamo annunciato già in campagna elettorale: questo dossier doveva essere l’obiettivo principale sotto il quale muovere ogni altra azione, e lo abbiamo raggiunto. Mancano solo le procedure di firma. I ringraziamenti a lui vanno perché, nonostante le traversie di questo periodo che avrebbero scoraggiato chiunque, ha saputo trasferire a tutti noi le informazioni che riceveva dagli ambienti europei, invitandoci a confidare nel risultato. E io ho confidato. Non ho mai perso la fiducia nel fatto che il lavoro svolto sarebbe andato a compimento. Capivo che c’erano tempi tecnici con cui anche una realtà macroscopica come l’Unione Europea deve fare i conti, ma sapevo che ci saremmo arrivati e oggi sono felicissimo di gioire con voi. È chiaro che l’attesa aveva alimentato la preoccupazione, ma voglio raccontarvi un aneddoto. Due settimane fa ho accompagnato le Loro Eccellenze in visita ufficiale al Consiglio d’Europa e penso che l’Aula debba ringraziarle per l’alto valore del lavoro che hanno svolto in quella sede. Sono stato testimone diretto della sensazione che si respirava: stavano ascoltando i rappresentanti di un Paese impegnato in un percorso estremamente credibile e autorevole. Quel sentimento era tangibile proprio perché il lavoro svolto era oggettivo e valutato positivamente. Ero certo che qualunque tentativo di detrazione portato avanti da chi ha interessi contrari al nostro Paese non avrebbe vinto. Fortunatamente le istituzioni europee hanno saputo distinguere molto bene tra le questioni private, come l’eventuale acquisto di una banca sammarinese da parte di un gruppo bulgaro, e le questioni istituzionali legate alla volontà politica del nostro Paese di legarsi all’Europa. Questo è l’elemento su cui dovremo continuare a lavorare. Si apre ora una stagione di grande impegno. Dovremo portare avanti questo risultato come una grande eredità per le generazioni future, specialmente per i più giovani. Dobbiamo coinvolgerli in ogni modo, perché questo accordo riguarda il loro futuro ancor più del nostro. È un compito morale molto alto. Sono contentissimo perché da oggi abbiamo una San Marino più sicura, più integrata e certamente più moderna. Grazie al fianco dell’Unione Europea, abbiamo finalmente una San Marino più europea.
Gaetano Troina (D-ML): Apprezzo sinceramente le attestazioni di stima espresse dal Segretario Lonfernini, che ricambio. Vorrei però fare una breve precisazione: nel mio intervento ho seguito esattamente lo stesso tema e lo stesso argomento trattato da tutti voi. Se dunque il mio discorso dovesse essere considerato fuori tema, allora dovremmo concludere che lo siamo stati tutti quanti. Ci rivedremo a settembre.
Luca Boschi (Libera): Intervengo anch’io in questo comma dedicato alle celebrazioni, perché in fondo stiamo festeggiando tutti insieme un risultato storico di enorme importanza per il Paese. Voglio ringraziare senz’altro il Segretario Beccari, ma ci tengo soprattutto a introdurre un concetto fondamentale, quello della compattezza. Questo traguardo è stato possibile proprio grazie a una compattezza delle forze politiche che si è mantenuta attraverso diverse legislature, permettendoci di ottenere un esito così rilevante; magari fossimo capaci di usare questa stessa unità anche per altre questioni, ma forse, come sistema, non siamo ancora così maturi. Il Segretario Beccari ha detto giustamente di sentirsi più leggero ora, e sinceramente ci sentiamo tutti un po’ più sollevati, però attenzione: rivolgo un monito ai colleghi di governo del Segretario Beccari, perché proprio da questo momento inizia la seconda fase, quella più operativa. Una quota di quel peso che si è alleggerito per la Segreteria Esteri passerà ora sulle vostre spalle, e dovreste esserne felici. Guardo il Segretario Lonfernini per quanto riguarda la scuola e il Segretario Gatti, che sa bene cosa lo aspetta adesso, visto che glielo ripeto praticamente ogni giorno. Penso anche al Segretario Belluzzi perché la Pubblica Amministrazione dovrà essere a suo modo rivoluzionata; quindi benissimo il risultato, ma è un po’ come quando si vincono le elezioni: sei contento per il successo, ma già il giorno dopo ti ritrovi a dover lavorare sodo per portare a casa i risultati che hai promesso ai cittadini. Anche in questo caso ci siamo impegnati con i nostri concittadini, convinti che questo accordo porterà frutti positivi. È un trattato commerciale, certo, ma avrà risvolti culturali e sociali profondi, ci farà crescere e, come ha detto qualcuno, ci permetterà finalmente di diventare adulti. Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti e voglio sottolineare con piacere due interventi arrivati dalle forze di opposizione, quelli di Matteo Zeppa e di Nicola Renzi. Entrambi hanno espresso la loro felicità, ma non possiamo nasconderci: guardando il collega Zeppa, dobbiamo ammettere che l’elefante nella stanza c’è, o almeno c’è stato. Qualcosa di grosso è intervenuto a rendere più difficile il percorso e a rallentarlo, e nei prossimi giorni avrò modo di parlarne meglio; non è affatto nostra intenzione negare che un ostacolo imprevisto e difficile da decifrare sia intercorso in questa fase di finalizzazione. Per quanto riguarda le posizioni di Domani Motus Liberi, ribadisco la mia stima per il consigliere Gaetano Troina, ma lo dico chiaramente: mettersi a parlare di referendum oggi, subito dopo essersi dichiarati europeisti, ha un solo significato. Significa che, siccome sappiamo tutti che esiste una fetta di popolazione che non vede di buon occhio l’accordo, si pensa di far cassa elettorale su quel dissenso. Secondo me questo è l’unico motivo, che io ovviamente non condivido, per cui in una giornata come questa si torna a parlare di referendum, persino dopo aver citato i complimenti dei politici italiani che si dicono contenti per il nostro ingresso in Europa. Noi non siamo contrari al referendum per principio, non lo siamo mai stati, ma è una questione di tempi: pensiamo che i nostri cittadini debbano prima toccare con mano cosa significhi aver finalizzato questo percorso di adesione, poi potranno sicuramente esprimersi. Voglio chiudere con una riflessione: come Libera riteniamo che l’ordine del giorno proposto da Repubblica Futura sul bando per il giudice a Strasburgo sia degno di approfondimento, magari non esattamente nelle modalità espresse in quel testo, ma sicuramente per lo spirito che c’è dietro. Anche noi pensiamo che non debba esserci alcuna preclusione verso l’apertura all’estero, e crediamo sia importante approfondire seriamente questa tematica.
Emanuele Santi (Rete): Sicuramente questo è un giorno importante per il nostro Paese ed è un giorno in cui viene finalmente coronato un percorso che parte da lontano, un percorso che è stato portato avanti attraverso diverse legislature e questo dobbiamo dirlo chiaramente. Lo voglio ribadire perché a volte qualcuno ci dice che Rete era euroscettica, ma la verità è che nel 2013, in occasione del referendum, Rete aveva espresso una posizione contraria all’adesione proprio perché auspicava di arrivare a un accordo di associazione ad hoc con l’Unione Europea, che è esattamente il percorso che è stato poi intrapreso. Quindi oggi noi non possiamo far altro che approvare questo cammino ed essere compiaciuti di fronte a questa giornata che di fatto sigilla il primo passo verso una maggiore integrazione e verso l’accordo di associazione; però, perdonatemi colleghi, io nonostante tutto non riesco proprio a esultare. Ho ascoltato diversi interventi, soprattutto da parte della maggioranza, che definirei trionfalistici e pieni di retorica, zeppi di belle parole, però io oggi in questa sede mi sarei aspettato un’analisi seria sui fatti e sulla situazione reale del Paese; se anche quest’aula finisce per dividersi in tifoserie e tratta un tema fondamentale come l’Europa con questa superficialità, io penso che non facciamo affatto un buon servizio alla comunità. Un primo tema riguarda il fatto che si firma l’accordo, ma dobbiamo dirci la verità: in questi tre anni si è fatto poco o nulla sul piano dell’informazione ai cittadini. Abbiamo tantissimi sammarinesi che chiedono giustamente maggiori informazioni e questo governo, insieme alla sua maggioranza, non lo ha fatto in tre anni di tempo, quindi non ci possiamo poi stupire se molti cittadini ancora oggi manifestano dei dubbi, come abbiamo visto leggendo i commenti di questi giorni. Hanno dei dubbi perché qui dobbiamo farci un mea culpa, e deve farlo più il governo e la maggioranza che l’opposizione, anche se noi nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare informazione; il punto è che non è stata fatta un’adeguata preparazione e oggi ci troviamo con un Paese non pronto. Mi chiedo: la nostra Pubblica Amministrazione è davvero preparata ad accogliere questo accordo? La risposta purtroppo è no. Ci sarebbe dovuta essere una relazione che indicasse tutte le linee operative, ma non siamo pronti e sono passati tre anni; per questo il trionfalismo mi sembra un bel po’ superficiale, perché quando non è stato fatto quello che si sarebbe già dovuto fare in fase di preparazione, o comunque si è fatto poco o nulla, la situazione è molto preoccupante. Poi c’è tutto il tema del “clarified addendum” e della vigilanza: vedremo come andrà avanti, ma vorrei capire con quali crismi e con quali criteri verrà fatto l’accordo sulla vigilanza con Banca d’Italia. Su questi aspetti si dice solo quanto sarà bella l’Europa, però sui temi specifici quest’aula non si interroga mai e rimane sempre in superficie. Poi vorrei toccare un altro punto: quando qualche giorno fa è arrivata la notizia dello sblocco dei 15 milioni di euro, mi sono chiesto se fosse solo una casualità che venissero sbloccati quei soldi proprio mentre la Bulgaria ritirava il veto. Io non credo alle coincidenze: il blocco era lì e non era affatto una questione tecnica come qualcuno qui dentro voleva millantare dicendo che non firmavamo per motivi tecnici. No, c’era un veto politico della Bulgaria e quando sono stati sbloccati i 15 milioni all’imprenditore Kristof, ecco che allora si è sbloccata anche la questione dell’accordo. Io qui faccio due analisi: la prima è che sono molto preoccupato perché se un Paese, che sia la Bulgaria o qualunque altro, permette a un singolo imprenditore di determinare le proprie politiche estere ed economiche, allora vuol dire che quel Paese è tenuto in scacco da un privato, e questo è gravissimo. Se sono queste le dinamiche che regolano certi Paesi è davvero preoccupante. Poi arriviamo al momento dello sblocco dei soldi, che è un tema politico enorme: qui le possibilità sono due. O i soldi sono stati sbloccati perché aveva ragione il bulgaro, e quindi quei fondi erano puliti e non c’era necessità di bloccarli, ma allora io credo che ci sia un grosso problema e vada fatta una riflessione profonda su come sia stata gestita l’intera partita da Banca Centrale e dal Tribunale. Se invece vogliamo guardare l’altra faccia della medaglia, ovvero che magari il bulgaro non aveva affatto ragione a reclamare quei soldi, allora io mi chiedo: sono stati sbloccati perché magari qualcuno ha fatto delle pressioni sul Tribunale per sbloccarli, altrimenti non si sarebbe mai firmato l’accordo? Questo scenario sarebbe ancora più grave. Queste sono le domande che quest’aula si dovrebbe porre invece di perdersi nei trionfalismi, perché qui mi sembra che stia succedendo qualcosa di molto strano e particolare. La commissione d’inchiesta servirà proprio ad accertare queste questioni, perché ci sarà un processo e bisognerà vedere come andrà a finire il caso del cosiddetto “piano parallelo”; ci sono molte stranezze a cui andrebbe data risposta. Poi faccio un’altra considerazione: da quello che ho capito la faccenda non è mica finita qui, perché l’arbitrato da 150 milioni di euro è ancora in piedi. Ho letto su quel sito dove l’imprenditore bulgaro comunica ogni tanto che l’arbitrato va avanti, quindi potenzialmente ci sono ancora 150 milioni sul piatto. L’altra questione che mi preoccupa ancora di più è che, finché questo potere pervasivo nei confronti della Bulgaria non verrà risolto, quel Paese potrebbe anche decidere di non ratificare l’accordo; l’accordo entra in una fase transitoria, ma visto che la ratifica ha natura mista, la Bulgaria potrebbe tranquillamente non firmare. Io mi auguro ovviamente di no, però se fossi al governo o in maggioranza qualche domandina me la farei, invece di limitarmi agli applausi per quanto siamo stati belli e bravi. Non dimentichiamo che noi in tutta questa faccenda ci siamo entrati con tutti e due i piedi e abbiamo fatto correre al Paese un rischio serissimo; noi di Rete ve lo dicevamo di stare attenti, che eravamo in dirittura d’arrivo per l’accordo e non dovevamo infilarci in una cosa più grossa di noi che avrebbe potuto comprometterlo, mi riferisco alla vendita di Banca di San Marino al bulgaro. E cosa è successo? Lo abbiamo compromesso, e ne siamo usciti, sì, ma ne siamo usciti con le ossa rotte. Il problema è che stiamo usando toni trionfalistici quando in realtà ne siamo usciti con le ossa rotte e per un pelo; i danni reputazionali che sono stati fatti in questi cinque o sei mesi non è che li ha fatti l’opposizione. Avete fatto tutto da soli spingendo per la vendita con il bulgaro, con mezza Democrazia Cristiana che premeva per vendere, e poi è successo tutto quello che abbiamo visto di conseguenza. Quindi io oggi mi sarei aspettato un’analisi seria sulle dinamiche del nostro Paese, perché troppo spesso noi diamo la colpa all’esterno quando invece, a mio avviso, il problema è tutto interno. Bisogna cominciare a capire bene chi siano i gruppi di potere interni, che sono poi gli stessi che stanno boicottando l’accordo già da diversi mesi e che, statene certi, continueranno a farlo; bisognerebbe capire quali sono i veri motivi per cui si vuole boicottare questo accordo. Io penso che chi vuole boicottare l’accordo lo faccia perché ha capito bene che andare in Europa significa avere più trasparenza e magari mettere fine agli intrallazzi; quindi, invece di dipingere il Paese come se fosse un’isola felice, bisognerebbe capire che internamente ci sono dei problemi e dei poteri forti che spingono sempre in una certa direzione. Sarebbe ora di mettere a fuoco queste dinamiche, perché il tema è sempre lo stesso: molte decisioni, a mio avviso, vengono prese fuori da quest’aula e molte dinamiche del Paese vengono decise in altri luoghi, e questo non è più accettabile. In conclusione, noi come Rete siamo assolutamente contenti per questo importante risultato, però penso che l’analisi da fare internamente al Paese debba essere un’altra; se continuiamo a raccontarci che va tutto bene e non andiamo a fondo dei problemi e delle dinamiche di questo Paese, non ne verremo mai fuori e continueremo sempre con questo solito tran tran.
Fabio Righi (D-ML): Voglio iniziare citando le parole del Segretario Teodoro Lonfernini quando dice di aver avvertito in questo dibattito una nota stonata rispetto alla musica e alla canzone che la maggioranza si è suonata e cantata da sola; ecco, Segretario, io le dico che ha perfettamente ragione. Gli interventi dei miei colleghi di partito e la posizione della mia forza politica sono effettivamente una nota del tutto stonata rispetto a quello che continuiamo a sentire in quest’aula, e per l’ennesima volta provo a spiegarne il motivo a favore dei consiglieri, più che dei cittadini che credo abbiano ormai capito bene la situazione. Lo dico al di là delle strumentalizzazioni che tentate costantemente di fare, o di far fare ad altri, sostenendo che la nostra forza politica sia contraria a una maggiore integrazione di San Marino con l’Unione Europea, quando invece siamo perfettamente in linea con la famiglia europea di cui facciamo parte; non abbiamo mai sostenuto che l’integrazione di San Marino debba avvenire con l’India. È del tutto evidente che la Repubblica di San Marino debba trovare sinergie sempre più forti con il continente europeo, soprattutto dal punto di vista economico, ma le nostre obiezioni sono sempre state rivolte al metodo e al contenuto del negoziato, ed è proprio qui che emergono le vere note stonate. Noi non avremmo mai condotto le trattative con queste modalità, ad esempio accettando la mancanza di un progetto di sviluppo economico che facesse da guida a tutto l’accordo. Oggi sentiamo tanti bei proclami su quanto sia meravigliosa l’Europa, ma la verità è che alle domande precise che poniamo ormai da anni sui singoli settori e sui vari argomenti specifici non arriva mai una risposta che sia una, una risposta che sia concreta e dettagliata. Quando abbiamo chiesto di analizzare i costi e i benefici, di definire le linee di sviluppo o di capire quale dimensione e quale nuova identità economica dovrà assumere San Marino nel contesto europeo per potersi promuovere, non abbiamo ottenuto nulla. Davanti a queste domande voi siete ciechi e non date risposte, ma noi, forse anche per una sorta di deformazione professionale, facciamo davvero fatica a firmare degli accordi al buio. Se poi mi chiedete se in linea generale io sia d’accordo con una maggiore integrazione, rispondo che certamente lo sono ed è un punto ovvio; ma c’è un secondo aspetto estremamente importante che riguarda il tema del referendum. Qualcuno sostiene che proponiamo il referendum e il coinvolgimento popolare solo per fare leva sul dissenso e cercare un facile consenso elettorale, ma scusate, se seguiamo questo ragionamento allora non dovrebbe esistere alcun referendum visto che nessuno passa mai all’unanimità. Allora avrebbe ragione il collega Gaetano Troina quando dice che dovremmo eliminare il referendum dal nostro ordinamento, visto che secondo voi la popolazione ha già votato e tanto basta. Il referendum, signori miei, non è uno strumento per rallentare un percorso, ma è uno strumento per rafforzare enormemente una scelta politica; sentirmi dire che chiedere l’appoggio della popolazione per un passaggio così serio, strutturato e impattante sul sistema sammarinese sia populismo, beh, lo trovo incredibile. Se voi intendete per populismo il fatto che la mia forza politica chieda a gran voce il coinvolgimento della cittadinanza proprio per rendere consapevole una scelta, spiegando bene quali siano i pro e i contro e quale sarà l’impatto regolamentare ed economico per San Marino, allora sì, siamo orgogliosamente populisti. Se invece intendete il populismo come la volontà di fare razzia di consensi, vi dico che non è su questo che facciamo politica e non lo abbiamo mai fatto, perché noi ci basiamo sulla forza delle idee che proponiamo e sulla solidità dei nostri progetti. E qui devo necessariamente rispondere a diversi colleghi che dicono che adesso è finalmente arrivato il momento della crescita, dello sviluppo e delle infrastrutture. Ma scusate, cinque o sei anni fa non era forse tempo di sviluppo e di infrastrutture? E perché solo adesso sarebbe il momento di rispettare le regole, le leggi, la certezza del diritto e la trasparenza? Sentire questa narrazione secondo cui chi non vuole l’Europa sarebbe a favore del sistema malavitoso o criminale degli anni Novanta è assurdo. Perché, prima di oggi o prima di questa firma le leggi non andavano forse rispettate? Forse voi siete abituati in un altro modo, ma a me hanno sempre insegnato che le leggi vanno rispettate sempre e che chi sbaglia deve pagare. Invece oggi sembra che solo da questo momento in poi sia importante parlare di energia, di digitale o di nuove economie di settore. Io non accetto di venire qui a sentirmi dire che il mondo deve andare al contrario solo perché lo vorreste voi, perché lo trovo lesivo della dignità e dell’intelligenza delle persone. Sentirmi dire che bisogna firmare alla cieca per poi vedere cosa succederà dopo la firma è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Mi unisco quindi alle parole del collega Santi quando dice che non si sente affatto di venire qui a stappare bottiglie, a fare brindisi o ad autocelebrarsi sottolineando come non sia stato sbagliato nulla. Parlate di perseveranza, impegno e coerenza, ma di chi stiamo parlando? L’accordo il cui negoziato è stato chiuso tra la sera e la mattina anni fa, che doveva essere firmato già tre o quattro anni fa, ha subito tutti i rallentamenti possibili, compreso l’ultimo drammatico intoppo legato all’affare bulgaro, che tra l’altro non è affatto chiuso o finito. Ne parleremo ancora durante questo dibattito, ma come potete dire che non è stato sbagliato niente? L’operazione bulgara e le sue dinamiche sono targate con una sigla politica ben precisa. Chi ci ha lavorato veramente su quella faccenda? Di chi sono i parenti che nelle assemblee dichiaravano che chi non votava l’operazione bulgara si metteva contro il Governo, contro il CCR e contro la Banca Centrale? Sono esponenti della Democrazia Cristiana, gli stessi che hanno portato al superamento del limite del 51% e che spingevano per quel progetto; la stessa iniziativa che ha portato al blocco dell’accordo per una posizione della Bulgaria che era politica, altro che tecnica, e voi lo sapete bene. Vi avevamo chiesto se fossero arrivate posizioni politiche e avevate risposto di no, ma sapete che non è vero. Anzi, pare siano stati sottolineati aspetti legati proprio al rispetto dell’ordine democratico, alla tenuta dello stato di diritto e alla presenza di gruppi di potere che evidentemente riescono a orientare le decisioni. È curioso che questi elementi cadano proprio nel momento in cui vengono restituite delle somme, una restituzione che avviene addirittura dopo un rinvio a giudizio. È tutto abbastanza surreale, perché di norma non succede affatto così. Io credo che siamo ancora in una situazione drammatica in cui c’è davvero molto poco da festeggiare, perché tutta questa vicenda ha reso palese che San Marino, al di là dell’Europa o dell’integrazione, ha un grosso problema interno legato alla compromissione dei poteri dello Stato e dell’ordine democratico, che va contro i principi stessi del nostro Paese, nonostante quello che state raccontando. Detto questo riteniamo fondamentale, ancora oggi e nonostante tutto, che ci si metta finalmente attorno a un tavolo per programmare, anche se in ritardo e in modo incredibile, cercando di capire come trovare la nostra dimensione ideale nel continente europeo. Vedremo cosa succederà, perché se fosse dipeso da noi avremmo riaperto i negoziati su alcuni settori specifici, ma ormai avete deciso di fare così. Resta però impellente questo tipo di lavoro: dobbiamo capire cosa vogliamo fare da grandi, come vogliamo implementare concretamente l’accordo, quali sono i settori prioritari e con quali modalità intendiamo intervenire. Per questo presento un ordine del giorno che presentiamo all’aula e il cui contenuto resta ovviamente aperto anche ad ulteriori firme e mi auguro che possa essere certamente sostenuto, certamente approvato, e chiedo che venga peraltro discusso con urgenza alla chiusura del comma Comunicazioni.
Premesso che,
il Consiglio dell’Unione europea ha autorizzato la sottoscrizione dell’Accordo di associazione tra la Repubblica di San Marino e l’Unione europea, aprendo una nuova fase nei rapporti tra la Repubblica e le istituzioni europee;
l’Accordo rappresenta uno dei più importanti cambiamenti istituzionali, economici e normativi che il Paese si appresta ad affrontare negli ultimi decenni, destinato ad incidere profondamente sul sistema economico, produttivo, amministrativo e sociale della Repubblica;
-un processo di tale portata richiede primariamente un effettivo e diretto coinvolgimento popolare per la sua definizione;
-un processo di tale portata richiede altresì una preventiva e approfondita pianificazione strategica affinché l’integrazione europea rappresenti una concreta opportunità di crescita e sviluppo e non un mero esercizio di recepimento normativo;
Considerato che:
ad oggi non risulta essere stato presentato un piano strategico di sviluppo economico che definisca quale ruolo la Repubblica di San Marino intende assumere nel mercato europeo nei prossimi anni;
non risultano disponibili valutazioni organiche sugli impatti economici dell’Accordo, sui costi di implementazione dell’acquis comunitario, sulle esigenze di adeguamento della pubblica amministrazione, sulle necessità formative delle imprese e dei lavoratori, né una programmazione delle priorità legislative e regolamentari conseguenti;
l’efficacia dell’Accordo dipenderà dalla capacità della Repubblica di individuare preventivamente i comparti economici sui quali concentrare investimenti, incentivi, interventi normativi e infrastrutturali, valorizzando le peculiarità del sistema sammarinese, costruendo un modello di sviluppo competitivo e sostenibile;
appare pertanto indispensabile elaborare una strategia condivisa che definisca il nuovo posizionamento economico della Repubblica nel contesto europeo, individuando obiettivi misurabili, priorità, tempi di attuazione e strumenti operativi;
Ritenuto che:
una scelta strategica di tale rilevanza debba essere definita a seguito della diretta opinione della popolazione;
una scelta strategica di tale rilevanza debba altresì essere costruita attraverso il più ampio coinvolgimento istituzionale, politico e sociale possibile;
la definizione della visione strategica della Repubblica costituisca anzitutto una responsabilità della politica e richieda un confronto preventivo tra maggioranza e opposizione volto ad individuare una linea di sviluppo condivisa e di lungo periodo, capace di trascendere le singole legislature;
una volta definita tale impostazione strategica, essa debba essere sottoposta ad un confronto strutturato con le organizzazioni economiche, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali, l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, gli enti pubblici competenti e tutti gli ulteriori soggetti portatori di interessi, al fine di integrarla, perfezionarla e tradurla in un piano operativo realmente condiviso;
impegna il Congresso di Stato:
1) ad avviare entro 60 giorni un tavolo politico-istituzionale composto esclusivamente dai rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione, con il compito di elaborare una proposta di piano strategico di sviluppo economico della Repubblica di San Marino con orizzonte temporale almeno decennale, individuando la visione strategica del Paese, il suo nuovo posizionamento economico nel contesto europeo, gli obiettivi prioritari di sviluppo, i settori e le direttrici di crescita della Repubblica;
2) ad avviare, una volta definita la proposta di piano strategico, una fase di confronto e consultazione con le organizzazioni economiche, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali, l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, gli enti pubblici competenti e tutti gli ulteriori soggetti istituzionali, economici e sociali ritenuti utili, al fine di integrare, perfezionare e consolidare il piano attraverso il contributo delle parti sociali e produttive;
3) a predisporre, nell’ambito del piano strategico:
l’individuazione delle direttrici di sviluppo economico della Repubblica;
dei settori prioritari sui quali concentrare investimenti pubblici e privati;
delle politiche di attrazione degli investimenti esteri;
delle priorità infrastrutturali, digitali, energetiche, logistiche e amministrative;
delle riforme normative necessarie a rafforzare la competitività del sistema Paese;
delle politiche di formazione del capitale umano e di adeguamento della pubblica amministrazione;
del cronoprogramma degli interventi, delle priorità e degli indicatori di monitoraggio;
a predisporre contestualmente uno studio organico contenente:
la valutazione degli impatti economici derivanti dall’Accordo di associazione;
la stima dei costi di implementazione dell’acquis comunitario;
la pianificazione temporale del recepimento delle normative europee;
la valutazione delle risorse finanziarie, organizzative e professionali necessarie;
l’individuazione delle misure volte a massimizzare le opportunità economiche derivanti dall’integrazione europea e a mitigarne i possibili effetti negativi sui diversi comparti economici;
a presentare il piano strategico e lo studio di impatto al Consiglio Grande e Generale, affinché possano essere discussi e approvati quali documenti di indirizzo strategico della Repubblica.
I lavori vengono interrotti verso le 20:00 e riprenderanno domattina alle 9:00.


