Politica

La sanità torna al centro: confronto su emergenze, riforme e futuro della Segreteria (report della seduta di lunedì 13 luglio 2026)

Commissione Consiliare Permanente Igiene e Sanità, Previdenza e Sicurezza Sociale, Politiche Sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura

Lunedì 13 luglio 2026, pomeriggio

Nel pomeriggio di lunedì 13 luglio 2026 prende avvio una nuova sessione della IV Commissione Consiliare Permanente. Nel comma “comunicazioni”, Giulia Muratori (Libera) pone l’accento sul futuro del Centro Salute Donna dell’ISS, che la commissaria ritiene debba essere rafforzato e valorizzato anche dal punto di vista organizzativo. Per Muratori il sostegno alla natalità passa non solo attraverso incentivi economici, ma anche da servizi efficienti e vicini ai cittadini: “Se vogliamo davvero contrastare la denatalità e sostenere le famiglie, credo che dobbiamo investire non solo in leggi importanti come quella sulla famiglia, ma anche ripensando i servizi che ogni giorno sono vicini alle persone.” L’auspicio è che la fase di riorganizzazione rappresenti un’occasione per rilanciare il Centro Salute Donna e consolidarne il ruolo nella rete territoriale dell’ISS. Miriam Farinelli (Repubblica Futura) interviene invece partendo dai recenti episodi di cronaca che hanno coinvolto il sistema sanitario, tra aggressioni agli operatori e violazioni della privacy all’interno del pronto soccorso. La commissaria evidenzia come la violenza contro il personale sanitario non possa essere affrontata esclusivamente sotto il profilo dell’ordine pubblico, ma richieda interventi politici, organizzativi e culturali. “Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti”, afferma, collegando il tema anche al crescente disagio giovanile dopo i recenti episodi di violenza avvenuti nel Paese. Per Farinelli è necessario interrogarsi sulle responsabilità della politica, delle famiglie e dell’intera comunità per arginare una deriva che rischia di diventare un problema sociale sempre più diffuso. Sulla stessa linea si colloca la presidente della Commissione Denise Bronzetti, che parla apertamente di un “allarme sociale” sottovalutato. Bronzetti richiama le segnalazioni relative a episodi di bullismo e violenza tra adolescenti – a cominciare dai recenti fatti di via Gino Giacomini – sostenendo che le leggi approvate negli ultimi anni non siano sufficienti senza un’adeguata risposta dei servizi competenti. Annuncia l’intenzione di riportare il tema anche nel prossimo Consiglio e invita il Congresso di Stato a verificare l’efficacia dell’attuale modello organizzativo dell’ISS e dei servizi di tutela dei minori. Per la presidente è necessario intervenire rapidamente, perché in una realtà come San Marino fenomeni di questo tipo non possono essere ignorati né lasciati senza risposte.

Aida Maria Adele Selva (PDCS) condivide le preoccupazioni espresse negli interventi precedenti e individua negli adulti la principale responsabilità del crescente disagio giovanile. Secondo Selva i giovani vivono una profonda mancanza di punti di riferimento perché sono gli stessi adulti a non trasmettere più valori e principi chiari. “Noi stessi, gli adulti, non rispettiamo più le regole”, afferma, sostenendo che il problema non riguardi soltanto i ragazzi ma l’intera società. Selva richiama inoltre l’attenzione sulla diffusione dell’uso di sostanze stupefacenti e dell’abuso di alcol tra gli adolescenti, fenomeni che ritiene troppo spesso sottovalutati e che, a suo giudizio, incidono pesantemente sui comportamenti dei giovani. Matteo Casali (Repubblica Futura) prende spunto da un recente sondaggio commissionato dal proprio partito per sostenere come la sanità rappresenti oggi la principale preoccupazione dei cittadini. Nel suo intervento passa in rassegna le liste d’attesa, la carenza di personale medico, la crescita della spesa dell’ISS, la questione dello screening mammografico, il progetto dell’hospice ancora fermo e le recenti aggressioni e violazioni della privacy ai danni degli operatori sanitari. Secondo Casali, mentre questi problemi restano aperti, la maggioranza avrebbe concentrato le proprie energie sulle vicende politiche legate alla nomina del nuovo Segretario di Stato alla Sanità anziché sulle risposte da dare ai cittadini. 

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi) condivide le preoccupazioni già espresse sulle liste d’attesa e sulla crescente difficoltà dei cittadini ad accedere alle cure, tanto da essere costretti sempre più spesso a rivolgersi al privato. Troina sostiene che il Comitato Esecutivo sia troppo concentrato sugli aspetti burocratici e poco sull’erogazione dei servizi, osservando inoltre che del progetto del nuovo ospedale “non se ne parla più”. Critica anche la gestione politica della sostituzione del Segretario di Stato alla Sanità, definendo “veramente imbarazzante” il susseguirsi di dichiarazioni e polemiche apparse sui giornali. Infine richiama l’attenzione sull’aumento degli episodi di violenza e microcriminalità, invitando la politica a riflettere su come preservare quel senso di sicurezza che ha sempre caratterizzato San Marino. Emanuele Santi (Rete) riprende il tema della sicurezza, ma invita a guardare oltre la cronaca. A suo giudizio il problema non riguarda soltanto l’ordine pubblico, bensì il crescente disagio giovanile, che merita un approfondimento specifico. Per questo propone che la Commissione organizzi audizioni con le autorità competenti per comprendere l’effettiva dimensione del fenomeno, sottolineando che gli episodi conosciuti potrebbero rappresentare solo una parte del problema. Santi torna poi sulle vicende politiche relative alla nomina del nuovo Segretario alla Sanità, parlando dello “psicodramma maturato in casa della Democrazia Cristiana” e definendo “una figura veramente molto barbina” la gestione della candidatura di Venturini. 

Pronta la replica di Gian Carlo Venturini (PDCS), che respinge con decisione le ricostruzioni dell’opposizione sulla mancata nomina a Segretario di Stato alla Sanità. Il segretario politico della Democrazia Cristiana sostiene che all’interno del partito non vi sia mai stata alcuna spaccatura e afferma che la sua candidatura era stata condivisa all’unanimità dagli organismi competenti a partire dal Consiglio centrale. “Vi voglio rassicurare perché all’interno del partito non c’è stata nessuna diatriba”, dichiara, accusando le opposizioni di aver cercato una polemica politica. Venturini ripercorre quindi la vicenda sotto il profilo giuridico, sostenendo che dal 2011 a oggi il quadro normativo sia cambiato alla luce delle più recenti pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte Costituzionale italiana sul tema della retroattività e del limite ai mandati. Secondo Venturini proprio questi nuovi elementi hanno portato a un approfondimento della normativa e alla decisione di rinunciare alla candidatura, pur ribadendo che fino a poche settimane prima esistevano interpretazioni differenti da parte degli uffici competenti. Rivendicando di non essere “attaccato alla poltrona”, Venturini spiega che la scelta è stata compiuta per evitare ulteriori polemiche e riportare l’attenzione sui problemi della sanità. “Per me viene prima la sanità”, afferma, sottolineando di voler continuare il proprio impegno come segretario politico del PDCS e ricordando di aver ricevuto nuovamente la fiducia degli organismi del partito. 

Paolo Crescentini (PSD) esprime “massima solidarietà” agli operatori dell’ISS vittime sia dell’aggressione sia della diffusione sul web di filmati registrati all’interno del pronto soccorso, definendo quest’ultimo episodio una “burla vergognosa” e auspicando che abbia conseguenze concrete. Sul piano più generale difende però il sistema sanitario sammarinese, sostenendo che “chi si lamenta della sanità sammarinese, dal mio punto di vista, fa peccato”. Pur riconoscendo il problema delle liste d’attesa, invita anche i cittadini ad assumersi le proprie responsabilità, ricordando come le mancate disdette delle visite prenotate contribuiscano ad allungare i tempi di attesa. Crescentini si dice inoltre favorevole a un’audizione sul disagio giovanile, convinto che la dimensione ridotta del Paese possa consentire di individuare più facilmente le cause del fenomeno e intervenire con efficacia. Guerrino Zanotti (Libera) allarga invece lo sguardo al contesto sociale, sostenendo che gli episodi di violenza non possano essere spiegati soltanto come un problema di sicurezza. A suo giudizio il disagio nasce da un “progressivo imbarbarimento della cultura dominante”, alimentato anche dai social network e da modelli culturali che coinvolgono giovani e adulti. Pur condividendo la necessità di rafforzare i servizi, ritiene che il fenomeno abbia radici molto più profonde e afferma che “dobbiamo prendere atto di un fallimento della nostra società”. 

Andrea Ugolini (PDCS) esprime piena solidarietà agli operatori sanitari vittime delle recenti aggressioni e delle violazioni della privacy avvenute all’interno dell’ospedale, osservando come non si tratti più di episodi isolati ma di “fenomeni strutturati che evidenziano un disagio sempre più diffuso”. Ricorda le iniziative già avviate dalla Commissione, tra cui un ordine del giorno sulla collaborazione tra Servizio Minori e Tutela Minori e un altro dedicato all’utilizzo dei social network. Sottolinea come il controllo dei figli sia diventato sempre più complesso nell’era digitale e richiama la politica a promuovere spazi di aggregazione, attività educative e interventi concreti, affinché le strutture competenti possano “mettere in campo con urgenza tutte le iniziative necessarie almeno per arginare questo fenomeno”.  Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) amplia la riflessione ricordando che la violenza non riguarda soltanto gli adolescenti, ma coinvolge anche adulti e giovani adulti. A suo giudizio la politica deve verificare se norme, servizi e strumenti oggi disponibili siano ancora adeguati o se sia necessario rafforzarli, valorizzando il lavoro già svolto dalla Gendarmeria e dai servizi socio-sanitari. Nella parte finale dell’intervento replica anche alle critiche dell’opposizione sulla mancata nomina del nuovo Segretario di Stato alla Sanità, assicurando che all’interno della Democrazia Cristiana vi sia sempre stata piena condivisione delle decisioni e che “nessuno ha mai cercato di forzare una norma”, ma che il partito abbia scelto di approfondire il quadro normativo nel pieno rispetto delle regole e delle istituzioni. Secondo il Segretario di Stato Matteo Ciacci, i fatti avvenuti in via Gino Giacomini e all’interno dell’ISS dimostrano come stiano emergendo difficoltà nella gestione dei conflitti anche in una realtà tradizionalmente caratterizzata da sicurezza e coesione sociale. Per il Segretario di Stato è necessario interrogarsi sul ruolo educativo di famiglie, scuola e comunità, favorendo la nascita di spazi sani per i giovani e rafforzando gli strumenti di prevenzione. Sul fronte sanitario ribadisce inoltre che “non si possa arretrare di un centimetro rispetto a tutta l’attività di prevenzione”, sottolineando che prima di affrontare il tema del nuovo ospedale occorre definire il modello di offerta socio-sanitaria che il Paese intende costruire. Solo successivamente, spiega, sarà possibile ragionare sulle nuove infrastrutture, mentre nel frattempo proseguirà la riqualificazione delle strutture esistenti. 

Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi) presenta quindi un ordine del giorno sottoscritto dalle opposizioni, che raccoglie molte delle sollecitazioni emerse nel dibattito. Dopo un momento di confronto, viene presentato un nuovo testo frutto della mediazione tra tutte le forze politiche. Troina presenta la versione condivisa dell’ordine del giorno, riformulata dopo il confronto. Il documento prende atto dei recenti episodi di violenza verificatisi nel Paese, dall’aggressione al personale del Pronto soccorso alle riprese effettuate all’interno dell’ospedale con dispositivi occultati, fino alle aggressioni avvenute nel centro storico, evidenziando come questi fatti siano il sintomo di un disagio sociale che richiede interventi coordinati e non possa essere affrontato soltanto sotto il profilo dell’ordine pubblico. L’ordine del giorno impegna il Congresso di Stato a riferire in Commissione sul fenomeno della violenza e sulle iniziative già adottate, a predisporre entro il 31 gennaio 2027 un piano organico di prevenzione del disagio giovanile, coinvolgendo ISS, associazioni, famiglie e terzo settore, a rafforzare le misure di tutela degli operatori sanitari e del personale dei servizi pubblici maggiormente esposto ad aggressioni e a presentare, entro sei mesi, una relazione al Consiglio Grande e Generale sullo stato di attuazione degli interventi e sui risultati conseguiti. L’Odg è approvato all’unanimità. 

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Al comma numero 2, vengono esaminate una serie di Istanze d’Arengo. La presidente Denise Bronzetti apre il dibattito esprimendo rammarico per il fatto che, nonostante i ripetuti solleciti alle Segreterie di Stato, siano arrivati riferimenti soltanto su poche istanze, assicurando però che continuerà a chiedere risposte sulle numerose pratiche ancora pendenti. Emanuele Santi (Rete) sottolinea come il problema riguardi tutte le Commissioni e diverse legislature, ricordando che la legge impone al Congresso di Stato di riferire entro sei mesi dall’approvazione delle istanze. Gian Carlo Venturini (PDCS) riconosce che il problema è storico e invita a garantire sempre una risposta ai cittadini, anche in presenza di difficoltà attuative, soffermandosi inoltre sulla necessità di individuare soluzioni equilibrate per le intitolazioni di vie e piazze, evitando disagi ai residenti. Matteo Casali (Repubblica Futura) propone una riflessione più ampia sul funzionamento dell’istituto delle Istanze d’Arengo, osservando che, se le istanze continuano a rimanere inevase o vengono considerate formalmente attuate senza esserlo nei fatti, è necessario ripensarne il meccanismo, anche valutando conseguenze per il mancato rispetto delle decisioni del Consiglio Grande e Generale. Guerrino Zanotti (Libera) condivide la necessità di valorizzare questo strumento di democrazia diretta, pur ritenendo opportuno introdurre un filtro che eviti di portare in Aula questioni di carattere esclusivamente amministrativo, lasciandole agli organi tecnici competenti. Anche Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi) ritiene indispensabile una riforma dell’istituto, sostenendo che oggi un singolo cittadino possa presentare un’istanza destinata a impegnare Parlamento e Governo senza dimostrare un reale interesse collettivo. Propone quindi di valutare l’introduzione di un numero minimo di firme, così da rafforzare il carattere pubblico delle richieste e, allo stesso tempo, rendere più stringenti gli obblighi di attuazione. Nelle conclusioni, il Segretario di Stato Matteo Ciacci condivide le osservazioni emerse durante il confronto, riconoscendo la necessità di rendere più tempestive le risposte del Congresso di Stato e di rivedere alcuni aspetti dell’istituto nell’ambito della Commissione per le riforme istituzionali. Si dice favorevole a una riflessione sui requisiti di presentazione delle istanze e sulla competenza degli organi chiamati a esaminarle, confermando inoltre che saranno individuate soluzioni per le intitolazioni ancora in sospeso e che proseguirà il lavoro per valorizzare uno degli strumenti più significativi della democrazia diretta sammarinese.

Con riferimento all’Istanza d’Arengo n. 22 del 2 aprile 2023, relativa all’intitolazione di una via, strada o piazza alla Compagnia Uniformata delle Milizie, la presidente Denise Bronzetti comunica che il Congresso di Stato ha dato seguito all’istanza individuando un tratto di strada in prossimità della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, modificando contestualmente la toponomastica con apposita delibera. L’istanza viene quindi dichiarata integralmente evasa. 

Si prosegue con un riferimento su due Istanze d’Arengo del 2025 in materia di disabilità: la n. 17, che chiede la realizzazione di indagini statistiche nazionali sulla disabilità, e la n. 18, relativa all’incremento del fondo per gli interventi sulla disabilità a sostegno dell’inclusione e della partecipazione sociale. Dai riferimenti emerge che il Governo ha già avviato un percorso di riforma della normativa sulla disabilità, con un tavolo tecnico dedicato, il coinvolgimento delle istituzioni competenti e la costituzione di un gruppo di lavoro incaricato di sviluppare un sistema strutturato di raccolta dati. Viene inoltre ricordato che il fondo per la disabilità dispone attualmente di una dotazione di 100 mila euro e che, sulla base dei progetti presentati entro il 31 agosto 2026, potrà essere valutato un eventuale incremento delle risorse in sede di assestamento di bilancio.  Emanuele Santi (Rete) giudica insoddisfacenti i riferimenti forniti dal Governo, sostenendo che le due istanze chiedevano risposte precise su due punti: la realizzazione di dati statistici aggiornati sulla disabilità e l’aumento delle risorse destinate al fondo per l’inclusione. Il commissario richiama inoltre i dati presentati dalla CSdL durante un recente convegno sulla disabilità, evidenziando come, a fronte di oltre 500 persone che percepiscono assegni o pensioni di invalidità, l’attuale normativa sull’inserimento lavorativo consentirebbe potenzialmente l’assunzione di un numero analogo di persone con disabilità, obbligo che però, a suo giudizio, rimane in larga parte inattuato. Per Santi è quindi necessario accelerare la riforma del settore e dare finalmente attuazione agli impegni già approvati dal Consiglio, senza limitarsi a rinviare le decisioni. 

Matteo Casali (Repubblica Futura) contesta con decisione i riferimenti presentati dal Governo, sostenendo che nessuna delle due istanze possa considerarsi realmente attuata. A suo giudizio, il semplice avvio di un percorso di riforma o di un gruppo di lavoro non equivale a dare seguito alle richieste approvate dal Consiglio Grande e Generale, che chiedevano risultati concreti sia sul fronte delle indagini statistiche sia sull’incremento del fondo per la disabilità. Aida Maria Adele Selva (PDCS) evidenzia che, pur rimanendo invariato a 100 mila euro, il fondo dispone oggi di maggiori risorse effettivamente destinabili ai progetti perché i costi di funzionamento della Commissione ONU sono stati spostati su un capitolo autonomo, lasciando inoltre aperta la possibilità di un ulteriore incremento in sede di assestamento. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) riconosce il ritardo nella costruzione di un sistema statistico affidabile, ma considera positivo l’avvio del gruppo di lavoro e il nuovo meccanismo di valutazione dei progetti finanziati dal fondo, ritenendo che le istanze abbiano comunque stimolato un percorso di riforma. Anche Guerrino Zanotti (Libera) invita a non liquidare i riferimenti come inadeguati, osservando che riforme complesse come quella sull’inclusione lavorativa richiedono tempi più lunghi rispetto ad altre istanze e auspicando però un incremento già dal prossimo bilancio delle risorse destinate alle associazioni. Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi) concorda sulla necessità di rivalutare il fondo e soprattutto di accelerare il lavoro del gruppo incaricato di raccogliere dati e predisporre la riforma, sottolineando come la mancanza di statistiche rappresenti uno dei principali limiti nella programmazione delle politiche pubbliche. In chiusura Gian Carlo Venturini (PDCS) sostiene che le istanze abbiano comunque ricevuto una prima risposta, ricordando sia l’aumento delle risorse effettivamente disponibili per i progetti sia l’impegno del Governo a valutare ulteriori incrementi. Sul fronte statistico e dell’inclusione lavorativa ribadisce che è in corso un percorso di riforma condiviso tra le Segreterie competenti, finalizzato ad aggiornare una normativa ormai datata e a coinvolgere maggiormente anche il sistema produttivo nel percorso di inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

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Al comma 3 è in programma l’esame di due progetti di legge. Su richiesta dei promotori, la Commissione decide di soprassedere all’esame del progetto di legge di iniziativa popolare sulla disciplina delle alienazioni e concessioni dei terreni pubblici. La sospensione viene motivata dalla disponibilità del Segretario di Stato Matteo Ciacci ad aprire un tavolo di confronto per approfondire soprattutto la parte relativa alle concessioni e valutare un possibile recepimento delle proposte nell’ambito del progetto di legge sulla trasparenza degli atti. Viene quindi illustrato il progetto di legge di iniziativa popolare per l’istituzione delle guardie zoofile volontarie. I promotori chiedono il ritiro del testo, non per contrarietà ai contenuti, ma perché le stesse disposizioni sono già state recepite nel più ampio progetto di riforma della legge sul benessere animale, attualmente in fase conclusiva, così da garantire una disciplina organica e coordinata della materia.

1. Comunicazioni 

Giulia Muratori (Libera): Alcune considerazioni a seguito dell’approvazione in Commissione della legge sulla famiglia, visto che nella prossima sessione consiliare l’Aula sarà chiamata a confrontarsi su questo provvedimento. Credo che oggi siano doverose, soprattutto alla luce dei confronti che abbiamo svolto come maggioranza insieme al Segretario Canti, alle organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali. Ritengo che questa sia una legge importante e auspico che il confronto possa proseguire anche in Aula con lo stesso spirito, cercando di dare una risposta concreta al tema della denatalità e a chi decide di mettere al mondo un figlio. Accanto alle norme, ai contributi economici, ai congedi e a tutte le misure previste, crediamo sia fondamentale anche un altro aspetto: la qualità dei servizi che accompagnano le donne e le famiglie durante la gravidanza e nei primi anni di vita dei bambini. Oggi le famiglie sono profondamente cambiate, come abbiamo evidenziato nel dibattito sulla legge sulla famiglia. Nella maggior parte dei casi lavorano entrambi i genitori, spesso i nonni non riescono a garantire un supporto quotidiano e le esigenze di accompagnamento, ascolto e assistenza sono sempre maggiori. Per questo investire nei servizi territoriali, oltre che nella scuola, rappresenta una scelta strategica. È con questo spirito che intervengo oggi al comma comunicazioni per richiamare l’attenzione sul futuro del Centro Salute Donna dell’Istituto per la Sicurezza Sociale. Questa riflessione nasce innanzitutto dal recente pensionamento della dirigente e dall’ultimo concorso per la ginecologia che, a mio avviso, non ha dato gli esiti auspicati. Credo quindi che sia necessario avviare una riflessione sull’organizzazione futura di questo presidio. Non essendo presente il Segretario con delega alla sanità, non so quali saranno gli sviluppi in merito al concorso per la ginecologia, ma il punto sul quale desidero soffermarmi è che il Centro Salute Donna rappresenta un servizio della sanità sammarinese che merita di essere rafforzato. La sua forza è sempre stata quella di essere un presidio territoriale dedicato alla prevenzione, all’accompagnamento della gravidanza, al sostegno dell’allattamento, al puerperio, alla consulenza ostetrica e al supporto della donna nelle diverse fasi della vita. Credo che questa identità debba essere preservata e valorizzata anche sotto il profilo organizzativo. Questo ci porta a riflettere anche sull’atto organizzativo dell’ISS, che prevede che il Centro Salute Donna dipenda dalla ginecologia. Noi riteniamo invece che questo servizio possa mantenere una propria autonomia funzionale, coerente con la sua missione di servizio territoriale e con gli obiettivi indicati nel Piano socio-sanitario, che da anni individua nella medicina di prossimità uno degli assi strategici del nostro sistema sanitario. Disponiamo inoltre di professionisti altamente qualificati, non solo ginecologi ma anche ostetriche e infermieri, che rappresentano una risorsa preziosa non soltanto durante la gravidanza, ma anche nell’assistenza domiciliare e nel sostegno alle neomamme. Se parliamo di legge sulla famiglia e di sostegno alla genitorialità, credo quindi che questo tema sia pienamente pertinente, soprattutto in una fase nella quale l’allattamento, la prevenzione e l’assistenza rappresentano servizi fondamentali per le famiglie. Sappiamo, ne siamo consapevoli e ne abbiamo parlato anche in maggioranza, che le esigenze organizzative possono rendere necessari, in alcune fasi, interventi di riorganizzazione e anche spostamenti temporanei di alcuni servizi. Abbiamo qui il Segretario al Territorio che, in parte, ha un ruolo anche nella riorganizzazione degli spazi destinati ai servizi dell’ISS. È quindi comprensibile che tali scelte rispondano alla necessità di garantire altri servizi altrettanto importanti, come quelli dedicati alla tutela dei minori, che in questo momento condividono gli spazi con il Centro Salute Donna. Proprio per questo auspico che tali soluzioni rimangano temporanee, come immagino sarà, e possano inserirsi in una riflessione più ampia sull’organizzazione degli spazi destinati ai servizi territoriali e domiciliari. Tutto questo affinché si possa operare nelle migliori condizioni possibili, prima di tutto per chi vi lavora, ma anche per continuare a garantire ai cittadini un servizio accessibile, accogliente e soprattutto di qualità. Se vogliamo davvero contrastare la denatalità e sostenere le famiglie, credo che dobbiamo investire non solo in leggi importanti come quella sulla famiglia, sulla quale ritengo sia stato svolto un ottimo lavoro, il cui merito va sicuramente alla Segreteria, ma anche a tutti i commissari intervenuti in Commissione, ai sindacati e alle associazioni datoriali per i contributi forniti. Dobbiamo però continuare su questa strada anche ripensando i servizi che ogni giorno sono vicini alle persone. Per questo mi auguro, e concludo, che questa fase di riorganizzazione possa rappresentare un’opportunità per rilanciare il Centro Salute Donna, ma non solo questo servizio, valorizzandone le professionalità, rafforzandone il ruolo all’interno della rete territoriale dell’Istituto per la Sicurezza Sociale e garantendo un servizio di qualità, vicino alle donne e soprattutto alle famiglie. 

Miriam Farinelli (RF): Episodi recenti riportati sulle pagine dei nostri quotidiani hanno scosso la comunità. Mi riferisco a un caso di violenza nei confronti di operatori sanitari e a un episodio di comportamento illecito legato alla violazione della privacy in ambito sanitario. La violenza nei confronti degli operatori sanitari non è più un fenomeno episodico: è diventata un’emergenza grave che interessa l’intero sistema sanitario e rappresenta un problema che va ben oltre la sicurezza sul lavoro. Ogni aggressione a un medico, a un’infermiera, a un operatore socio-sanitario, a un soccorritore o a un professionista della salute è un attacco al diritto dei cittadini di ricevere cure sicure. Le statistiche sulle aggressioni fisiche e verbali sono preoccupanti, ma dietro quei numeri ci sono persone che continuano a svolgere il proprio lavoro nonostante le difficoltà. È un errore leggere questo fenomeno esclusivamente come un problema di ordine pubblico. La violenza nasce anche da una crisi profonda nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Quando i tempi di attesa si allungano, quando i servizi territoriali mostrano criticità e il pronto soccorso diventa l’unica porta di accesso alle cure, la tensione cresce inevitabilmente. Nulla può giustificare un’aggressione, ma ignorarne le cause significa rinunciare a prevenire il problema. Difendere chi cura significa investire nella sanità pubblica, rafforzare la medicina territoriale, migliorare le condizioni di lavoro e costruire organizzazioni capaci di prevenire il conflitto con l’utenza. È necessario investire anche nella comunicazione. Molte tensioni nascono dall’assenza di informazioni, dalla difficoltà di comprendere i percorsi assistenziali, dall’incertezza sui tempi e sulle priorità cliniche. Un cittadino ascoltato è meno incline a trasformare la frustrazione in aggressività. Vale in ogni ambito e, anche in questo caso, la qualità della relazione rappresenta parte integrante della qualità delle cure. La società mostra una crescente difficoltà nel riconoscere l’autorevolezza delle competenze e nel gestire il conflitto attraverso il dialogo. L’aggressività verbale, amplificata dai social network, rischia di diventare un comportamento normalizzato che poi si trasferisce negli spazi pubblici, compresi gli ospedali. Contrastare questa deriva significa promuovere una cultura del rispetto, della responsabilità e della fiducia nelle istituzioni. La nostra sanità deve adottare modelli organizzativi efficaci, prevedere formazione sulla gestione dei conflitti, analizzare i fattori di rischio e collaborare costantemente con le forze di pubblica sicurezza. Chi lavora ogni giorno per garantire il diritto alla salute svolge una funzione essenziale per il Paese. Aggredire un sanitario significa colpire una parte del Paese e compromettere la fiducia che rende possibile il rapporto di cura. Per questo la risposta non può essere soltanto repressiva, ma deve essere anche politica, culturale e organizzativa. La sicurezza degli operatori non è una rivendicazione corporativa, ma una condizione indispensabile affinché ogni cittadino possa ricevere assistenza in un ambiente sereno, efficiente e rispettoso. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti, proteggere coloro che ogni giorno dedicano la propria vita alla cura degli altri e affermare il valore della competenza e del rispetto. La nostra struttura ospedaliera ha recentemente registrato un ulteriore episodio, a mio parere increscioso: una registrazione effettuata con un cellulare all’interno del pronto soccorso, con violazione della riservatezza dei pazienti e degli operatori sanitari, poi diffusa sul web. Un fatto che non deve passare sotto silenzio o essere archiviato con la sola indignazione del momento. A questo si aggiungono i recentissimi fatti di violenza di via Gino Giacomini, con un uomo picchiato e malmenato da una banda di ragazzi. Pensavamo di essere indenni da questa nuova piaga sociale e invece non lo siamo. Dobbiamo chiederci che cosa possiamo fare, che cosa possa fare la classe politica per aiutare questi ragazzi a capire che stanno sbagliando. Noi politici, ma anche genitori e cittadini, dobbiamo interrogarci su ciò che abbiamo sbagliato. Se non saremo capaci di porre un argine a questa pericolosa deriva, sarà il fallimento della nostra società, ed è ciò che nessuno di noi vuole. 

Presidente della Commissione Denise Bronzetti: Mi collego alle comunicazioni dei colleghi che mi hanno preceduta, in particolare ai fatti riportati dalla stampa e richiamati poco fa anche dal commissario Farinelli. Credo che esista un allarme sociale che la politica e, in parte, anche i servizi preposti stanno sottovalutando. Continuano infatti ad arrivare segnalazioni e informazioni alle autorità competenti, non soltanto a quelle che si occupano di sicurezza e ordine pubblico, ma anche ai servizi sociali e al sistema scolastico. Mi risulta che dirigenti e responsabili scolastici abbiano segnalato gruppi di adolescenti che esercitano violenza nei confronti dei propri coetanei. Episodi che spesso avvengono fuori dal contesto scolastico, durante momenti di svago o di aggregazione, ma che rappresentano comunque fatti molto gravi di violenza e di bullismo. Sono estremamente preoccupata per ciò che sta accadendo, ma lo sono ancora di più per il silenzio che circonda questi episodi. Il Consiglio Grande e Generale ha cercato di intervenire sul piano normativo, approvando leggi contro il bullismo e il cyberbullismo, ma è evidente che le leggi da sole non bastano se i servizi e le persone che, per ruolo, dovrebbero denunciare o farsi carico di queste situazioni non intervengono. Esistono fatti di estrema gravità che non possono rimanere senza seguito. Dobbiamo preoccuparci non solo di ciò che sta accadendo, ma soprattutto di ciò che non sta accadendo all’interno dei servizi chiamati a tutelare i minori e a intervenire di fronte a segnali di grave allarme sociale. Quando questi episodi coinvolgono ragazzi minorenni significa che, in alcuni casi, c’è una totale assenza delle famiglie, che certamente non possono essere escluse dalle loro responsabilità, ma anche un’insufficiente risposta da parte dei servizi competenti. Credo che spetti a tutti noi, a partire dal nostro ruolo istituzionale, porre un argine a questa situazione. Invito seriamente il Congresso di Stato e anche tutti i colleghi a verificare quanto sta accadendo, perché si tratta di fatti noti. A noi spetta fare di più, anche richiamando chi, per ruolo, deve occuparsi di queste problematiche. Se necessario, dovremo verificare anche le norme più recenti per capire se presentano lacune oppure se esistono criticità dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi. Abbiamo parlato recentemente dell’atto organizzativo dell’ISS. Se quel modello organizzativo non funziona, è anche nostra responsabilità fare in modo che la struttura venga migliorata. Vi assicuro che oggi le cose non stanno funzionando. Anticipo fin da ora che tornerò su questo tema anche nel prossimo Consiglio, perché ritengo che debba essere dedicata la massima attenzione a queste vere e proprie piaghe sociali, delle quali, purtroppo, nessuno sembra occuparsi. Questo non è accettabile, soprattutto in una realtà piccola come la nostra, dove i fatti diventano immediatamente noti e dove dovrebbe essere ancora più semplice intervenire tempestivamente. 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Mi riallaccio brevemente all’argomento che lei ha portato all’attenzione e anch’io poi, in Consiglio, sicuramente nel comma comunicazioni farò vari riferimenti. Io condivido pienamente quello che dice: la responsabilità è nostra, perché la responsabilità è di noi adulti. Noi stessi, gli adulti, non rispettiamo più le regole. Non ci sono regole chiare, certe, non c’è neanche, diciamo così, giustizia, giustizia in senso generale, in senso lato. Tutto è permesso, tutto è scusato. I ragazzi non hanno più punti di riferimento e questa è, secondo me, la cosa più grave, perché gli adulti dovrebbero, perlomeno una volta diventati adulti, avere almeno qualche punto di riferimento. Poi che possa essere condivisibile o meno è un altro discorso. I ragazzi sono disorientati, non hanno punti di riferimento perché gli adulti stessi non li hanno, non trasmettono concetti di quello che è giusto e di quello che è sbagliato. Non voglio parlare di regole con un’accezione negativa, ma di principi, di valori. Qui è tutto lecito, nella società odierna tutto è lecito. Anzi, vengono promossi modelli che sono esattamente il contrario di quello che una società civile dovrebbe promuovere. Detto questo, c’è un altro aspetto che non viene tenuto in debita considerazione, perché il disagio giovanile è un problema talmente ampio che se ne potrebbe parlare per anni, non per giorni, non per ore e nemmeno per pochi minuti. Mi riferisco all’uso di sostanze stupefacenti tra i giovani e anche all’abuso di alcol, che hanno una diffusione enorme. Quando già da ragazzini si inizia a fare uso di sostanze che fanno male, soprattutto in una fase in cui il corpo e il cervello sono ancora in formazione, questo è un aspetto che viene troppo spesso trascurato e sottovalutato. I dati, secondo me, come ha detto anche lei presidente, se si vogliono trovare si trovano facilmente. E credo che questo utilizzo di sostanze nocive abbia un’incidenza notevole sui comportamenti dei ragazzi. Può capitare che qualche volta, quando si è giovani, per imitazione o per adeguarsi al gruppo, si ecceda in qualcosa, ma non può diventare la normalità, come invece sta accadendo. Dietro questi comportamenti ci sono sicuramente cause di disagio. Questi giovani si trovano ad affrontare la vita senza strumenti, perché il modello che la società sta trasmettendo, a mio avviso, non è quello giusto. Fatte queste considerazioni, che possono sembrare anche banali perché sono sempre sulla bocca di tutti, poi però i comportamenti e le scelte conseguenti non ci sono. Quindi noi adulti la responsabilità ce l’abbiamo tutta e dobbiamo sentirla. Ma dobbiamo sentirla cercando di mettere in atto comportamenti che siano di esempio. Quando siamo noi adulti a derogare alle regole è ovvio che anche i giovani si comportino così. Questo è un problema grosso. Non dobbiamo indagare solo il disagio giovanile, dobbiamo indagare il disagio di tutta la società, perché è una società che, secondo me, non segue più nemmeno i principi civili. Non voglio nemmeno entrare in quelli morali o etici. 

Matteo Casali (RF): Prendo spunto da un recente sondaggio d’opinione commissionato da RF e pubblicato sulla stampa per sottoporre alla Commissione alcune riflessioni. Un sondaggio che ha destato qualche reazione, nemmeno troppo sotto traccia, quasi che commissionare e poi pubblicare un sondaggio d’opinione, pratica assolutamente diffusa in tutte le democrazie occidentali, non sia un legittimo atto di acquisizione di informazioni per verificare orientamenti o sondare temi sensibili, ma sia piuttosto una mossa sovversiva per orientare l’opinione pubblica o alterare quello che, per qualcuno, è evidentemente percepito come un ordine pubblico imperturbabile, quello della narrazione del “va tutto bene”. Orbene, da questo sondaggio emerge che il 34%, quindi più di un intervistato su tre, vede nella sanità il tema politico più importante, seguito, a quattro punti di distanza, dal costo della vita. È evidente come questa importanza possa essere percepita non solo per il peso, in senso assoluto, della materia, ma anche per il grado di preoccupazione della cittadinanza e per il livello di criticità percepito dall’opinione pubblica rispetto a questo tema. E infatti la sanità, malgrado i proclami della campagna elettorale, malgrado gli auspici dei piani sanitari, malgrado gli atti organizzativi, malgrado il promoveatur ut amoveatur – a proposito, come sta Bevere? – continua oggettivamente, dopo due anni dall’insediamento dell’esecutivo, a presentare una serie di temi irrisolti, quando non addirittura criticità sempre più gravi.  C’è il problema delle liste d’attesa, in particolare per alcune visite specialistiche. La loro riduzione era stata posta come obiettivo, con l’immancabile ordine del giorno di questa Commissione rivolto al nuovo, ormai neanche più tanto nuovo, Comitato Esecutivo. E il fatto che l’efficienza del sistema, che dovrebbe essere un obiettivo amministrativo e strutturale per eccellenza, diventi invece un obiettivo politico la dice lunga sullo stato di salute della nostra sanità.  C’è poi l’endemica carenza di personale medico, affrontata tra i primi atti del Comitato Esecutivo con il taglio lineare dei compensi ai medici convenzionati, assicurando un effetto zero in termini di defezioni. Un medico, forse due, ci è stato comunicato in audizione, dimenticando però, ad esempio, i banchetti di raccolta firme dei cittadini per trattenere un noto ortopedico in uscita proprio a causa del taglio unilaterale dello stipendio, episodio poi giustificato, un po’ pateticamente, con il famoso scambio di tabelle.  C’è il problema, ormai irrinviabile, della sostenibilità del bilancio dell’ISS, che dal 2022 al 2025 è lievitato di 15 milioni di euro, da 82 a 97 milioni, pressoché a parità di servizi. Già nel bilancio previsionale 2026 era stata avanzata una richiesta che confermava sostanzialmente l’assestamento del 2025, con un ulteriore balzo da 97 a 105 milioni di euro, stante l’incapacità di intervenire sulla struttura del bilancio. Come si pensa allora di realizzare economie? Riducendo la prevenzione? È il caso, ad esempio, della riduzione dello screening mammografico che, si dica quello che si vuole, era stata ipotizzata per ragioni di budget. Sullo sfondo resta poi la figura dell’ospedale di Stato, quello che appare e scompare alla bisogna. A riguardo sappiamo soltanto che qualcuno sta giocando al Monopoli ospedaliero, tra servizi core e non core, esternalizzazioni e mantenimenti, rispetto a un nuovo modello di sanità che rimane del tutto indefinito e certamente non condiviso. Dal punto di vista delle strutture basta scrivere un desiderio per darlo, se non per realizzato, almeno per smarcato. È il caso dell’hospice, inserito nell’articolato della recente norma sul fine vita, ritenuto da tutti necessario e opportunamente pensato fuori dal contesto ospedaliero, ma che resta ancora una chimera. Se la struttura dovrà essere esterna all’ospedale, cosa si aspetta a individuare un’area e avviare la progettazione? Tralascio, per pietà, la situazione di squallore dell’attuale camera ardente, più volte portata all’attenzione anche di questa Commissione e, da ultimo, oggetto di un apposito ordine del giorno bocciato nella più totale indifferenza.  Nel frattempo si stanno affacciando, come abbiamo discusso anche oggi, fenomeni che pensavamo lontani, come il dileggio del personale sanitario attraverso la pubblicazione sul web di filmati registrati di nascosto, quando non addirittura le aggressioni vere e proprie.  Ecco, di fronte a tutto questo, di cui ho richiamato soltanto qualche esempio, su cosa è stata impegnata nell’ultimo mese e mezzo la politica di Governo e di maggioranza in tema di sanità? Non certo nel trovare il nome di un nuovo Segretario di Stato, cosa che, date le circostanze, ci si sarebbe aspettati in tempi rapidissimi e che invece ha visto il prolungamento dell’interim del Segretario alle Finanze, ma nel tentativo di legittimare prima un palese errore di candidatura, quello del Segretario politico della Democrazia Cristiana, che aveva deciso, sbagliando clamorosamente i conti, di riscendere in campo, e poi nel rappresentare la rinuncia del candidato non come il minimo rimedio a quell’errore, ma come un presunto atto di responsabilità nei confronti delle istituzioni.  Problemi di ego, come dicevo all’inizio. Leggere in questi giorni di presunte interpretazioni di una norma lapalissiana, di velati richiami a presunti errori degli uffici competenti, di piccole forzature che il Segretario della DC avrebbe deciso, bontà sua, di non intraprendere, di rispetto delle istituzioni per il solo fatto di aver rispettato la norma, e assistere a tutta la piaggeria possibile nei confronti dell’uomo forte che ha preso una solenne autocantonata, non per un semplice rimpasto di Governo ma a fronte di una situazione di mancata gestione della sanità che dura ormai da molti mesi, mi convince ancora di più che questo Governo e questa maggioranza potranno anche riuscire a tirare avanti con i numeri, ma sono ormai giunti al capolinea della decenza e non sono certamente in grado di dare al Paese le risposte che il Paese ha e merita. 

Gaetano Troina (D-ML): Anch’io svolgo qualche considerazione, visto che i temi sono tanti e i colleghi che sono intervenuti prima di me hanno toccato argomenti piuttosto delicati e sicuramente di interesse pubblico. Parto dal tema con cui è iniziato il dibattito, quello della legge sugli aiuti alle famiglie, perché, dal mio punto di vista, al netto del fatto che il Segretario Canti ha richiesto un incontro con le forze di opposizione per questa mattina, convocandolo però venerdì pomeriggio, diventa veramente difficile svolgere confronti in questa modalità. Stamattina era convocata la Commissione I, oggi pomeriggio e nei prossimi giorni è convocata la Commissione IV. Sta diventando veramente difficile sostenere confronti convocati all’ultimo momento, per il giorno dopo, senza la possibilità di organizzarsi per tempo. Non so perché abbiate adottato questa modalità in questa legislatura, però è veramente difficile lavorare in questo modo. Tra l’altro, mi si consenta, lo avevo già evidenziato quando si esaminava la legge: il Segretario ci aveva detto di aver già fatto i confronti con le categorie sindacali, invece è emerso che non era così, perché li ha fatti successivamente. Questo ce lo hanno confermato le stesse categorie sindacali. Allora qualcosa non va: uno dei due racconta delle cavolate, scusatemi. Detto questo, passo al tema della sanità, perché ci sono diversi aspetti di interesse. Prima di tutto condivido con i colleghi che la situazione dell’ospedale, delle liste d’attesa e, soprattutto, delle risposte che vengono date alla cittadinanza in tempi ragionevoli sta raggiungendo livelli davvero insostenibili. Le liste d’attesa sono sempre più lunghe e le persone non sono più in grado neanche di sapere quando verranno visitate e sono sempre più costrette a rivolgersi al privato. Non posso pensare che un sistema come il nostro, che si è sempre vantato di garantire un servizio minimo e di qualità alla cittadinanza, oggi accetti di essere ridotto in questo stato. E, dico la verità, trovo questo Comitato Esecutivo molto incentrato, almeno visto dall’esterno, su questioni burocratiche e amministrative e poco sulla garanzia dei servizi ai cittadini. Questo mi dispiace molto perché è innegabile che, quantomeno, il precedente Comitato Esecutivo, con tutte le criticità e le problematiche che aveva, qualche risposta in più avesse provato a darla. Non so se sia un problema del Comitato Esecutivo o della direzione politica. Sta di fatto che oggi molte risposte non vengono date tempestivamente. È completamente scomparso dai radar anche il tema del nuovo ospedale. Non se ne parla più. Era stato fatto un comunicato con grandi annunci e grandi soddisfazioni all’inizio della legislatura sul fatto che si sarebbe proceduto tempestivamente su questa strada e poi non se n’è più parlato. Vorremmo quindi capire se sia un progetto ormai completamente naufragato oppure se si stiano facendo ragionamenti diversi per ristrutturare l’esistente. Di fatto non se ne parla più e non sembra essere una priorità di questo Governo. Poi, mi si consenta, non me ne voglia il collega Venturini, ma tutta la diatriba che c’è stata sui giornali riguardo alla sostituzione del Segretario alla Sanità è stata veramente imbarazzante. Per carità, se c’erano questioni interne da chiarire era giusto farlo, però è sembrato a tutti, leggendo i comunicati che si sono susseguiti sui giornali, di assistere a una diatriba interna a un partito che si consumava sulla stampa. Non si spiegano altrimenti tutte queste prese di posizione, nel giro di due o tre settimane, su chi manifestava la propria disponibilità, chi sembrava titolato oppure no, chi aveva i requisiti e chi no, con tanto di interpretazioni sulla legittimità o meno della legge. Onestamente trovo curioso che questi dubbi emergano soltanto oggi. Io non facevo ancora politica quando fu approvata la legge dei dieci anni, ero uno studente universitario, però, se non sbaglio, quella legge fu scritta, votata e sostenuta da quella che allora era la maggioranza. Immagino quindi che ne fosse stata valutata la bontà insieme ai consulenti e ai giuristi che l’avevano predisposta. Trovo strano che oggi, nella situazione contingente della necessità di sostituire il Segretario, emergano dubbi interpretativi o profili di legittimità. Detto questo, la polemica sui giornali e i vari scambi di dichiarazioni si potevano tranquillamente evitare, anche perché, secondo me, non è emerso un bel quadro. Vengo velocemente ad altri temi, perché quello delle violenze e degli episodi di violenza merita comunque un approfondimento. Oltre a quanto accaduto a fine giugno in ospedale, negli ultimi giorni abbiamo assistito, come avete ricordato anche voi colleghi, a diversi episodi di violenza, di furto o tentato furto, fino all’investimento di un nostro agente. Obiettivamente si sono raggiunti livelli che nel nostro Paese non si erano mai visti. Mi associo e ribadisco quanto la mia forza politica ha già espresso con un comunicato stampa: le nostre forze dell’ordine, per i mezzi e gli strumenti che hanno a disposizione, stanno già facendo tantissimo. Però dobbiamo prendere atto di una situazione sociale che non riguarda solo il nostro territorio, ma che si respira anche nel circondario e nella vicina Rimini e che ormai coinvolge anche San Marino. Occorre che come classe politica iniziamo a ragionare seriamente su come intervenire per tenere sotto controllo questi fenomeni. Dobbiamo continuare a garantire quel senso di sicurezza che nel nostro Paese c’è sempre stato e che non può venire meno a fronte di episodi che, pur rimanendo isolati, destano forte preoccupazione. 

Emanuele Santi (Rete): Mi collego a quanto i colleghi hanno precedentemente detto. Penso che, in questo periodo storico, tutta una serie di episodi di cronaca che sono avvenuti rappresentino un fenomeno da non sottovalutare. Al di là della vicinanza che dobbiamo esprimere agli agenti che sono stati feriti e al personale ospedaliero che è stato malmenato, qui il problema non è solo un problema di sicurezza. Quando gli episodi vedono come protagonisti, da una parte, le vittime e, dall’altra, minori o persone molto giovani, noi dovremmo interrogarci e, a mio avviso, dovremmo anche valutare, nel giro di breve tempo, di fare una serie di audizioni per capire quale sia la portata di questo fenomeno. Dobbiamo cercare di comprenderne le cause, soprattutto quando questi episodi sono legati al disagio giovanile. Questo è il tema. Ho apprezzato gli interventi del presidente, ma anche quelli degli altri colleghi. Molto spesso si tende a sottovalutare le dinamiche e la portata di certi episodi e io credo che, come Commissione Sanità, dovremmo in tempi brevissimi, se lo ritenete opportuno, anche predisporre un ordine del giorno. Potrebbero esserci episodi di violenza e di bullismo molto più numerosi di quelli che sono emersi. Per questo, a mio avviso, sarebbe molto importante svolgere un’audizione con le autorità competenti e con chi ogni giorno si occupa di queste problematiche, per comprendere quale sia la reale portata del fenomeno. Il disagio giovanile non è assolutamente un tema da sottovalutare. In tutto questo c’è anche il ragionamento che ha espresso la collega Muratori. Lei ha parlato del Centro Salute Donna, ma io mi collego anche al Servizio Minori. Sul Servizio Minori era stato approvato un ordine del giorno della maggioranza che impegnava a una revisione e, dentro questo ragionamento, rientra anche la questione dell’atto organizzativo che, non più tardi di due anni fa, alcuni membri della maggioranza avevano definito provvisorio. Eppure, da due anni, non vi è stato messo mano. Questo è quindi l’invito che, come opposizione di Rete, rivolgiamo alla maggioranza e ai partiti che allora si erano espressi in quel modo, in particolare a Libera: rivedere quell’atto organizzativo e riportare alcune funzioni dove devono stare. Perché il problema serio è lì. Oggi abbiamo un problema di disagio giovanile e, dall’altra parte, chi dovrebbe occuparsi del disagio giovanile si occupa di tutt’altro, magari di guerre di potere e di gestire il proprio orticello. Così il disagio giovanile rimane, mentre dall’altra parte c’è chi è impegnato in altre dinamiche. Se mi sbaglio qualcuno mi correggerà, ma questa è la mia idea e questa è la mia visione. In tutto questo, dobbiamo dirlo, abbiamo vissuto nelle ultime settimane lo psicodramma maturato in casa della Democrazia Cristiana, che aveva indicato come Segretario di Stato la persona di Giancarlo Venturini, che è qui presente. Una persona dalle indubbie capacità, sicuramente in grado di gestire una Segreteria delicata come quella della Sanità, ma che la legge, quella che lui stesso ha approvato non più tardi di una decina o quindicina d’anni fa, non gli consente di ricoprire quell’incarico. La legge dei dieci anni, al di là dei giri di parole, dei dubbi interpretativi, dei presunti profili di incostituzionalità o dei conflitti tra norme, a mio avviso è chiarissima. La legge qualificata n. 1 del 2011 dice che chi ha ricoperto l’incarico di Segretario di Stato per dieci anni non può ricoprirlo nuovamente se non dopo dieci anni di interruzione. Io, sinceramente, non sono riuscito a capire i comunicati e le motivazioni che sono state date. Mi sembra anche questo un affare interno alla Democrazia Cristiana. Al di là della figura che avete fatto, perché prima si fa fare un passo indietro a Ugolini, poi viene candidato il Segretario politico della Democrazia Cristiana e infine questo si deve ritirare perché probabilmente qualcuno gli ha detto che non poteva farlo fino a dicembre 2026, credo sia stata una figura veramente molto barbina. Ma, al di là di questo, non voglio entrare in queste dinamiche. Quello che mi dispiace è che si continui con questi giochini di potere e con questi personalismi mentre la sanità, come abbiamo evidenziato anche con una nostra interpellanza, continua ad avere problemi strutturali evidenti. Su questo invito davvero la maggioranza a fare quadrato, perché sulle liste d’attesa abbiamo un Comitato Esecutivo nominato ormai da un anno. Libera ha spinto fortemente per questo nuovo Comitato Esecutivo, ma i risultati non si vedono. Le liste d’attesa stanno aumentando e mi sembra che i cittadini siano sempre più incentivati a rivolgersi alle strutture private, perché nel pubblico i tempi sono ormai troppo lunghi. La spesa farmaceutica è fuori controllo e ci ritroviamo con servizi peggiorati e una spesa sanitaria che continua a lievitare. Questo non è possibile. Bisogna porre un argine, bisogna affrontare seriamente la questione in questa Commissione e capire quali siano davvero i mali e i problemi della nostra sanità. L’invito che voglio fare è questo: basta giochini politici e giochi di potere. Prendete in mano, se ne avete la forza, quella Segreteria di Stato e mettete mano ai problemi. Nessuno ha la bacchetta magica e sappiamo che le criticità sono tante, ma ci vuole la volontà politica per affrontarle. Perché, se la soluzione è quella di portare la mammografia da una cadenza annuale a una biennale, come obiettivo del Comitato Esecutivo, noi non ci stiamo. Bisogna capire quali siano i problemi veri, non risparmiare sulla prevenzione, soprattutto quando si parla di uno dei tumori più aggressivi per le donne. 

Gian Carlo Venturini (PDCS): Vedo che la preoccupazione delle opposizioni è che, essendo venuto meno il giochino della strumentalizzazione, abbiano bisogno di trovare ancora qualche argomento, perché erano pronte, per questo Consiglio e in queste settimane, a fare un po’ di can can, come qualcuno dei loro giornalisti amici e altri. Mi sembra di ricordare che, tranne il consigliere Zeppa e un accenno del consigliere Renzi nel comma comunicazioni del precedente Consiglio, nessuno aveva fiatato. E io, dalla nomina a oggi, è la prima volta che intervengo pubblicamente. Vi voglio rassicurare perché all’interno del partito non c’è stata nessuna diatriba e nulla di quello che è stato raccontato. All’unanimità è stata indicata la mia persona e la scelta è stata confermata da tutto il Consiglio Centrale. L’unico che ha detto qualcosa non era neanche presente al Consiglio Centrale ed è uscito sui giornali, però evidentemente era stato imboccato anche dall’opposizione o da qualcun altro. Ma questo non è un problema interno al partito, è un problema di qualche esponente che forse deve ancora crescere un po’. Detto questo, ci sono due cose che sono cambiate dal 2011 a oggi. La legge, come ricordavano i colleghi, è stata votata allora e aveva un nome e un cognome, perché guardava a determinate persone: Podeschi, Gatti, Stolfi e Galassi. Però c’è un aspetto importante. L’articolo 2 è chiaro quando parla del conteggio, ma da allora a oggi non è mai stato modificato l’articolo 25, comma 5, della legge qualificata del 2005, che dice che si applicava dalla ventiseiesima legislatura. Fino a poco tempo fa gli uffici competenti hanno sempre interpretato la norma in quel modo. È accaduto nel 2019, è accaduto nel 2024, quando avevo richiesto chiarimenti, ed è accaduto anche il giorno dopo la mia nomina, quando sono uscite sui giornali quelle precisazioni. Ma non è questo il punto. Sono cambiate due cose, perché non si può non tenere conto delle sentenze di organismi superiori ai nostri. Al di là della legge, che aveva quella finalità, l’ultimo pronunciamento di rilievo sulla retroattività è la sentenza della CEDU dell’aprile scorso sul caso Simoncini, per la quale siamo stati condannati, se non ricordo male, a pagare 160 mila euro. In quella sentenza ci sono considerazioni precise e chiare su come si possa applicare la retroattività. Basta andare a leggere i paragrafi 123, 125 e 126. Ma non c’è solo quella sentenza. Ci sono anche diverse pronunce della Corte Costituzionale italiana sul problema della retroattività e sul limite alla prosecuzione dei mandati, giurisprudenza che nel 2011 non esisteva perché è intervenuta successivamente, nel 2019 e nel 2023. Una di queste sentenze, se non ricordo male, afferma che, sulla retroattività, devono esserci ragioni specifiche e un principio di proporzionalità. Se questi elementi sono emersi solo recentemente, a seguito di un approfondimento più dettagliato, più preciso, e se fino a dieci giorni fa, una settimana fa o un mese fa esistevano pareri discordanti, allora la scelta che ho proposto alla Direzione, che è l’organismo che mi ha nominato all’unanimità, non è stata fatta per una questione personale. Perché, anche se io avessi avuto ragione dal punto di vista giuridico e gli organismi competenti avessero confermato la legittimità della mia candidatura e l’applicazione di quella norma, io sono stato comunque oggetto di una strumentalizzazione da parte dell’opposizione, di alcune forze politiche e di alcune persone, senza motivo, per il semplice fatto che, invece di interessarsi ai problemi della sanità, interessava strumentalizzare una persona. Per questo ho ringraziato il gruppo consiliare, la Direzione, che nel nostro partito è l’organismo che effettua le nomine, e tutti i componenti che hanno sostenuto questa scelta. Ho ringraziato anche il Consiglio Centrale, che ha confermato questa nomina pur non essendo formalmente di sua competenza, perché la competenza era della Direzione, che è l’organismo superiore che ha avallato la decisione. E ho ringraziato anche tutti coloro che in queste settimane mi hanno aiutato a comprendere gli elementi di criticità della legge del 2011 e della legge del 2005, applicabile dalla ventiseiesima legislatura. Siccome non è il dottore che mi ordina di fare il Segretario di Stato e non sono attaccato alla poltrona, continuo a svolgere un ruolo importante all’interno del partito come Segretario politico e continuerò a farlo finché gli aderenti al partito mi confermeranno in questo ruolo. Anche con questa scelta gli organismi competenti mi hanno rinnovato la loro piena fiducia. Quindi tranquillizzo le opposizioni, che forse si erano preparate a una battaglia tutta strumentale destinata a caratterizzare questa estate, che oggi, però, non c’è più. Per quanto mi riguarda la questione è chiusa. Io continuerò a svolgere il mio lavoro e la mia funzione come ho fatto in tutti questi anni e come la gente ha apprezzato. Credo che la gente stia valutando positivamente anche l’ultima scelta che ho fatto, perché, lo ripeto, per me viene prima la sanità. Se avessi potuto dare un contributo sarebbe stata un’opportunità, consapevole che, accettando quell’incarico, avrei chiuso definitivamente il mio ciclo da Segretario di Stato, perché avrei maturato i dieci anni di mandato e, dalla prossima legislatura, se ci fossero state le condizioni, non avrei più potuto svolgere quella funzione. Se invece la gente mi darà fiducia e il partito riterrà opportuno affidarmi un mandato, potrò comunque continuare a dare il mio contributo in altre forme. 

Paolo Crescentini (PSD): Naturalmente massima solidarietà al personale dell’Istituto per la Sicurezza Sociale che è stato aggredito e massima solidarietà anche nei confronti del personale che, suo malgrado, si è trovato vittima di quella che è stata una burla vergognosa. Mi riferisco alle riprese effettuate all’interno del pronto soccorso, non solo da parte di una persona che poi ha pubblicato quelle immagini, ma con una evidente violazione della privacy, come già qualche altro commissario ha fatto presente. Mi auguro che questa vicenda non cada nel vuoto, ma abbia anche delle conseguenze, perché non si può accettare che l’ospedale, come qualsiasi altra istituzione del nostro Paese, venga trasformato in una sorta di Grande Fratello con video pubblicati poi sui social. Pertanto, anche da parte nostra, massima considerazione e massima solidarietà nei confronti del personale medico, ma anche delle persone che, loro malgrado, sono state riprese. Visto che oggi, nel comma comunicazioni, si parla soprattutto di sanità, voglio ribadire una cosa che ho già detto in passato e che continuerò a dire anche in futuro: chi si lamenta della sanità sammarinese, dal mio punto di vista, fa peccato. Io credo che abbiamo una sanità all’avanguardia. C’è un problema di liste d’attesa, questo sì, ma mi chiedo anche quanto queste liste siano lunghe a causa della mancata comunicazione da parte dei cittadini sammarinesi o residenti che hanno una visita prenotata e poi non si presentano, senza nemmeno disdire l’appuntamento. Sappiamo, tra l’altro, come ci è stato riferito dal Comitato Esecutivo dell’ISS, se non erro nella prima audizione che abbiamo svolto, che anche in Italia questo è un fenomeno molto diffuso. Facendo alcune ricerche ho verificato che la mancata disdetta comporta un rallentamento delle liste e impedisce ad altri cittadini di essere visitati, proprio perché quel posto rimane inutilizzato. A volte mi chiedo quindi se non ci sia anche una nostra negligenza, come cittadini, nei confronti dell’ISS, quando non comunichiamo la rinuncia a visite specialistiche o ambulatoriali. Dovremmo davvero domandarci non soltanto cosa può fare lo Stato per noi, ma anche cosa possiamo fare noi per lo Stato. Questo potrebbe essere un piccolo contributo. Sicuramente non risolverà tutti i problemi, ma credo sia un gesto di buona educazione e di buon senso, dal quale potremmo beneficiare tutti. Se poi, come ha proposto qualche commissario, si vuole svolgere un’audizione per affrontare il tema del disagio giovanile e di tutto ciò che vi ruota attorno, noi siamo naturalmente disponibili, perché riteniamo che tutti gli strumenti utili ad affrontare questi fenomeni debbano essere messi in campo. Dobbiamo capire perché si verificano episodi che, per la nostra realtà, sembravano lontani. A volte si pensa che San Marino possa esserne immune, ma purtroppo abbiamo visto che non è così. Rispetto ad altri Paesi, però, abbiamo la fortuna di essere una realtà piccola e questo ci consente, innanzitutto, di contenere questi fenomeni e poi, auspicabilmente, anche di eliminarli. Abbiamo la possibilità di circostanziare meglio le situazioni e di intervenire per risolvere il problema. Per questo diamoci tutti da fare. Da parte nostra c’è la massima disponibilità. Andiamo a verificare davvero quali siano questi fenomeni di disagio e, se sarà necessario introdurre provvedimenti che rafforzino quanto già previsto dalla normativa sammarinese, saremo lieti di dare il nostro contributo. 

Guerrino Zanotti (Libera): Due parole per fare qualche considerazione rispetto all’argomento che è stato trattato, mi sembra, da tutti i colleghi che mi hanno preceduto, cioè sui fatti di violenza e, più in generale, sulle manifestazioni di un disagio sociale piuttosto rilevante che si sono verificate negli ultimi tempi. Purtroppo non sono una caratteristica esclusiva della società sammarinese, ma rappresentano una caratteristica emergente della società che ci circonda. Presidente, mi piacerebbe che fosse così semplice. Lei nel suo intervento diceva che sarebbe necessario che i servizi fossero assolutamente presenti e tempestivi nell’intervenire. Mi piacerebbe che questo fosse sufficiente per invertire una tendenza che, purtroppo, ha radici molto più profonde. È un cambiamento della società, con un progressivo imbarbarimento della cultura dominante, veicolata attraverso i social e la rete, che purtroppo sfugge anche alle famiglie e agli adulti, i quali spesso non hanno gli strumenti per affrontarlo perché, a loro volta, sono vittime dei modelli che vengono proposti. Devo dire la verità: la responsabilità, come diceva anche la collega Selva, ce l’abbiamo tutti. Io ne sento tutto il peso, anche se ciascuno di noi ha cercato di fare del proprio meglio, sia nel crescere i figli sia, per chi fa politica, nel prendere decisioni utili a cambiare rotta. Purtroppo dobbiamo prendere atto di un fallimento della nostra società, che vede un degrado sempre più evidente e che, a mio avviso, sembra non avere freni. Non me la sento neppure di limitare il ragionamento a una questione di sicurezza. Ridurre tutto a un problema di sicurezza significa non andare alla radice del problema. Il disagio può manifestarsi in tanti modi: in alcuni casi con la violenza, in altri addirittura con atti di autolesionismo. Per questo non credo sia corretto leggerlo soltanto sotto il profilo della sicurezza. Chi ha responsabilità nei confronti dei giovani e degli adolescenti deve certamente farsi carico di questo problema, che purtroppo non è un’emergenza nata oggi, ma una realtà con cui conviviamo da diversi anni. Non so se spetti alla politica intervenire direttamente su questi aspetti. Credo che i servizi sociali e socio-sanitari della Repubblica abbiano gli strumenti per lavorare autonomamente e, a volte, la politica rischia persino di complicare le cose. Quello che invece la politica può fare è investire in ambiti concreti. Oggi è molto attuale il tema degli investimenti nelle infrastrutture e ciascuno, giustamente, porta avanti le proprie priorità. Penso, ad esempio, alle recenti dichiarazioni dell’ANIS, che sollecita il Governo a investire su infrastrutture importanti, come l’autonomia energetica, quella idrica e la digitalizzazione. Sono richieste legittime e importanti. Molto meno, invece, condivido il tema del termovalorizzatore, perché, al di là delle posizioni ideologiche che qualcuno può avere, credo che San Marino non abbia una quantità di rifiuti tale da giustificare un investimento di questo tipo. Mi sembra un dato ormai acquisito da tempo. Detto questo, credo che la politica debba concentrarsi soprattutto sulle infrastrutture necessarie allo sviluppo sociale del Paese. Penso, ad esempio, al tema della casa. Ho seguito i lavori della Commissione III e ho apprezzato il fatto che il collega Iro Belluzzi abbia riportato l’attenzione sulla necessità di rilanciare l’edilizia sociale. Credo che questo sia un investimento infrastrutturale importante, con ricadute concrete sulla vita dei cittadini. Un altro investimento fondamentale riguarda la creazione di spazi di incontro per i giovani e gli adolescenti, che oggi mancano completamente. È triste vedere gruppi numerosi di ragazzi che hanno come unico punto di ritrovo il parcheggio davanti al Multieventi. Certo, anche quando eravamo giovani noi i luoghi di aggregazione erano lasciati molto all’iniziativa dei singoli, ma oggi abbiamo una consapevolezza diversa dei problemi che vivono gli adolescenti e dovremmo avere anche la maturità di investire in spazi adeguati. Mi viene in mente, ad esempio, il tiro a volo, una struttura che potrebbe diventare un punto di incontro non solo per i giovani, ma anche per gli anziani, che rappresentano la fascia di popolazione in maggiore crescita nel nostro Paese. Credo che su questi temi la politica sia forse un po’ distratta e finisca per concentrarsi su altre priorità. Invece dovremmo focalizzarci su investimenti che, accanto allo sviluppo economico richiamato dall’ANIS, favoriscano anche uno sviluppo sociale della nostra Repubblica.

Andrea Ugolini (PDCS): Anch’io avevo preparato un intervento sulle note, ahimè, vicende di violenza contro gli operatori sanitari. Devo dire che il tema principale che ha catalizzato questo comma comunicazioni trova piena condivisione da parte di tutti i commissari su quello che deve essere il ruolo della politica. Al di là della solidarietà, che deve essere espressa nei confronti dei pubblici ufficiali e dei lavoratori, occorre rilevare come questi episodi, che inizialmente potevano essere considerati eventi sentinella e che si pongono in continuità con quanto era già accaduto qualche mese fa al direttore dell’ISS, si siano poi ripetuti all’interno delle strutture ospedaliere e si siano aggravati con episodi di violazione della privacy sia degli operatori sia degli assistiti presenti nelle sale d’attesa, ripresi con i telefoni cellulari. Ormai, purtroppo, non si tratta più di episodi isolati, ma di fenomeni strutturati che evidenziano un disagio sempre più diffuso. Mi sono interrogato, come credo tutti noi, su quale possa e debba essere il ruolo della politica. Vorrei ricordare che proprio in questa Commissione, già un mese fa, abbiamo presentato un ordine del giorno per impegnare il Governo ad approfondire una rinnovata collaborazione tra il Servizio Minori e la Tutela Minori, tema già evidenziato anche oggi, così come è già depositato un ordine del giorno che sarà discusso al comma 11 del prossimo Consiglio Grande e Generale sull’utilizzo dei social e sulla necessità di valutare questo fenomeno tra le giovani generazioni. Io ho due figli adolescenti e in questi giorni ho colto l’occasione per parlare con loro e con i loro amici degli episodi avvenuti in via Gino Giacomini, che hanno la stessa genesi di altri episodi verificatisi anche in ambito sanitario e di altri fatti di violenza. C’è un forte fenomeno di emulazione di video che vengono diffusi sui social e poi riproposti nella realtà. È vero, come hanno detto il collega Zanotti e la collega Selva, che il controllo dei genitori è fondamentale e, come genitore, sento tutta la responsabilità per eventuali mancanze. Tuttavia oggi il controllo è diventato estremamente complesso con questi strumenti digitali e con un fenomeno che continua a dilagare. Questo però non deve scoraggiarci e non deve scoraggiare la politica nel ricercare tutte le possibili soluzioni. È giusto investire, creare momenti di aggregazione, individuare luoghi, strutture e occasioni che aiutino i giovani a superare le proprie frustrazioni e a indirizzare le proprie energie verso attività costruttive. Sono però convinto che, parallelamente, le strutture, gli organismi e gli uffici competenti, opportunamente stimolati dalla politica, debbano mettere in campo con urgenza tutte le iniziative necessarie almeno per arginare questo fenomeno che, purtroppo, sta assumendo risvolti sempre più preoccupanti all’interno della nostra società 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS):  Volevo intervenire anch’io su questa tematica, su questa emergenza, anche perché questa mattina in Commissione I è stata affrontata la stessa preoccupazione rispetto ai fenomeni di violenza che il territorio sammarinese si è trovato ad affrontare e a vivere. Non è la prima volta che se ne parla. Anche questa mattina il Segretario Belluzzi ha svolto alcune considerazioni e ha ricostruito diversi momenti in cui il nostro territorio ha attraversato situazioni particolarmente difficili. Anche il periodo post Covid ha rappresentato una fase delicata. Quello che ci interroga e ci ferisce, come cittadini e come politici, è che questi fenomeni non riguardano soltanto gli adolescenti, ma coinvolgono anche adulti, giovani adulti e persone che teoricamente dovrebbero essere più strutturate. La violenza, purtroppo, non ha età. Credo quindi che la politica debba interrogarsi soprattutto per capire se le norme, gli strumenti a disposizione dei servizi e delle forze dell’ordine siano sufficienti oppure se, con il contributo della politica, possano essere rafforzati alcuni aspetti. La Gendarmeria dispone già di un reparto dedicato a queste problematiche, che da anni lavora in collaborazione con il servizio socio-sanitario, con la Tutela Minori e con il Servizio Minori, in particolare sui temi della violenza di genere. Il reparto di Polizia Sociale, Studi e Statistiche esiste e opera. Forse non basta, forse non dispone di risorse adeguate oppure i servizi socio-sanitari, che hanno subito cambiamenti con l’atto organizzativo e con un Piano socio-sanitario ormai prossimo alla scadenza, possono fornire ulteriori indicazioni su dove intervenire e su quali strumenti mettere a disposizione. In questo senso, come accennava il commissario Santi, ritengo utile valutare l’opportunità che le Commissioni competenti possano ascoltare direttamente sia le forze dell’ordine che operano sul territorio, sia i servizi che seguono le famiglie e i giovani, così da ricevere indicazioni concrete e comprendere dove sia possibile rafforzare gli strumenti a disposizione. Oggi può capitare a una famiglia, domani a un’altra. La violenza può colpire chiunque. I giovani hanno pochi spazi e finiscono per inventarseli. I ragazzi non stanno fermi e cercano comunque luoghi di aggregazione. Dobbiamo aiutarli a trovare spazi sani. La provocazione appartiene all’adolescenza, ma quando sono gli adulti a esercitare violenza verso persone più deboli e fragili, allora la situazione cambia profondamente. La violenza ha molte facce e proprio per questo ritengo importante ascoltare chi lavora quotidianamente in questi settori, raccogliere osservazioni, suggerimenti e riflessioni che possano aiutare la politica ad attivare gli strumenti più adeguati. La politica non può sostituirsi ai servizi, ma può fornire loro gli strumenti necessari per operare meglio. Vorrei poi fare una breve riflessione sulla sostituzione del Segretario di Stato alla Sanità. Ho percepito da parte di alcuni esponenti dell’opposizione molta polemica, forse anche molto astio. Fa parte della politica e ci sta, però vorrei ribadire che la Democrazia Cristiana è un partito importante, con numeri significativi e uno statuto ben strutturato. Come ha ricordato il collega Venturini, c’è stato un ampio confronto all’interno degli organismi competenti sulle nomine e sulle valutazioni da compiere. Nessuno ha mai cercato di forzare una norma. Nel momento in cui è stata proposta la candidatura alla Segreteria di Stato erano state svolte verifiche che successivamente si sono rivelate non sufficientemente approfondite o comunque non tali da mettere pienamente in relazione le due norme che disciplinano la possibilità di ricoprire l’incarico di Segretario di Stato. Voglio però rassicurare l’opposizione sul fatto che la Democrazia Cristiana ha sempre cercato il dialogo e il confronto, sia con il Segretario politico sia con il capogruppo e con tutte le figure che, all’interno degli organismi del partito, hanno portato il proprio contributo. C’è sempre stata unanimità, sia nella scelta iniziale sia nella successiva condivisione delle riflessioni svolte dal Segretario politico, sempre nel pieno rispetto della norma e con l’obiettivo di tutelare un ruolo estremamente importante come quello della Segreteria di Stato alla Sanità. Per me, che vivo questa come prima esperienza sia da consigliere sia come componente della Direzione della Democrazia Cristiana, era doveroso sottolineare questa ampia condivisione delle decisioni e delle valutazioni maturate all’interno del partito. 

Gaetano Troina (D-ML): Do lettura dell’ordine del giorno predisposto dalle opposizioni. La Commissione consiliare permanente Igiene, Sanità, Previdenza e Sicurezza Sociale, Politiche Sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura, considerato che negli ultimi mesi la Repubblica di San Marino è stata interessata da una serie di episodi di violenza e aggressione che hanno coinvolto, in diversi casi, gruppi di giovani, suscitando crescente allarme nella cittadinanza e un diffuso senso di insicurezza; che tra gli episodi più recenti desta particolare preoccupazione quanto avvenuto presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Stato, dove un cittadino sammarinese ha aggredito verbalmente e minacciato il personale sanitario, danneggiando anche alcune attrezzature e rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine, ennesimo episodio che richiama l’attenzione sulla tutela degli operatori sanitari e sulla sicurezza nei luoghi di cura; che anche il caso di un soggetto che, utilizzando dispositivi di registrazione occultati negli occhiali, ha effettuato riprese e registrazioni all’interno dell’Ospedale di Stato, diffondendole successivamente sui social network e sulle piattaforme web, può avere possibili ricadute sulla tutela della riservatezza dei pazienti, sulla serenità dell’attività sanitaria e sul rispetto della dignità delle persone coinvolte; che, pur trattandosi di episodi tra loro differenti, essi evidenziano la crescente necessità di rafforzare la tutela degli operatori sanitari, la sicurezza delle strutture pubbliche, la protezione della riservatezza dei pazienti e, più in generale, il rispetto delle regole della convivenza civile; che analogamente i recenti fatti di cronaca relativi alle aggressioni ai danni di cittadini nel centro storico e in altre zone del territorio hanno alimentato un diffuso dibattito pubblico sulla necessità di rafforzare sia le misure di prevenzione sia gli strumenti di contrasto alla violenza, con particolare attenzione ai fenomeni che coinvolgono gruppi di giovani; che tali episodi non devono essere letti esclusivamente sotto il profilo dell’ordine pubblico, ma rappresentano anche il possibile sintomo di forme di disagio sociale, educativo e relazionale che richiedono interventi strutturali e coordinati; che la Repubblica di San Marino dispone già di strumenti e programmi rivolti alla tutela dei minori e alla prevenzione delle situazioni di vulnerabilità, che possono costituire una base importante da rafforzare attraverso un’azione integrata tra istituzioni, scuola, servizi sociali, famiglie, associazionismo e forze dell’ordine; che è interesse primario dello Stato garantire ai cittadini elevati livelli di sicurezza senza rinunciare a una politica fondata sulla prevenzione, sull’educazione alla legalità e sull’inclusione sociale; considerato inoltre che la sicurezza rappresenta un bene pubblico essenziale e costituisce il presupposto fondamentale per la qualità della vita e la coesione sociale e che il contrasto alla violenza richiede un approccio multidisciplinare che affianchi all’azione repressiva efficaci politiche educative, di prevenzione e di presa in carico precoce delle situazioni di disagio; considerato infine che appare opportuno rafforzare il coordinamento tra le Segreterie di Stato competenti, le forze dell’ordine, l’ISS, le istituzioni scolastiche e i servizi territoriali, anche mediante una costante attività di monitoraggio dei fenomeni emergenti, impegna il Presidente della Commissione consiliare permanente IV alla convocazione di una prossima seduta per audire tutti i soggetti coinvolti nell’attività di presidio e controllo, al fine di acquisire un aggiornamento sullo stato della situazione; impegna il Congresso di Stato a riferire alla Commissione consiliare competente sul quadro aggiornato dei recenti episodi di violenza verificatisi sul territorio della Repubblica, illustrando i dati disponibili, le criticità emerse e le iniziative già intraprese; a predisporre un piano organico di prevenzione della violenza e del disagio giovanile che coinvolga istituzioni scolastiche, servizi sociali, associazioni sportive e culturali, famiglie e realtà del terzo settore, nonché una revisione dell’atto organizzativo dell’ISS per garantire una più efficace erogazione delle prestazioni del Servizio Minori; a rafforzare le attività di educazione alla legalità, al rispetto delle persone, alla gestione dei conflitti e alla cittadinanza responsabile all’interno dei percorsi scolastici e formativi; a valutare il potenziamento delle attività di prossimità e di presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine nei luoghi maggiormente interessati da fenomeni di aggregazione giovanile, nel rispetto dei principi di proporzionalità ed efficacia; ad adottare ogni misura utile a garantire la sicurezza degli operatori sanitari e del personale impiegato nei servizi pubblici maggiormente esposti a episodi di aggressione, anche attraverso protocolli operativi, formazione specifica e adeguati strumenti di prevenzione; a promuovere un tavolo permanente di confronto tra Governo, forze dell’ordine, ISS, scuola, servizi socio-sanitari, rappresentanti delle famiglie e del mondo associativo per monitorare l’evoluzione del fenomeno e proporre interventi tempestivi; a presentare al Consiglio Grande e Generale, entro sei mesi, una relazione sullo stato di attuazione delle misure adottate e sui risultati conseguiti. Come richiesto dal presidente, procediamo ora alla firma e mettiamo il testo a disposizione di tutte le forze politiche per eventuali aggiustamenti, modifiche e integrazioni. 

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Ho apprezzato molto il dibattito che c’è stato e ho davvero poco da aggiungere, anche perché, considerati i temi affrontati, credo che il confronto debba proseguire soprattutto tra i commissari, anche alla luce della presentazione di un ordine del giorno che sintetizza bene il dibattito e porta all’attenzione sia i gravi fatti accaduti in via Gino Giacomini, con il pestaggio di un uomo di 46 anni che ha riportato una prognosi di 30 giorni ad opera di giovani ragazzi, sia le criticità emerse all’interno dell’Istituto per la Sicurezza Sociale con le registrazioni effettuate da un cittadino. Sono episodi che dimostrano come vi siano sempre più frequentemente difficoltà nella gestione dei conflitti e nel mantenimento di un clima di serenità che, invece, una piccola comunità come la nostra, da sempre contraddistinta per sicurezza, mediazione e comportamenti generalmente non violenti, dovrebbe continuare a preservare. Sono fatti che meritano la massima attenzione e che interrogano tutti noi. Credo che le responsabilità siano diffuse. Per quanto riguarda le nuove generazioni, oggi più che mai dobbiamo interrogarci sul contesto educativo, culturale e sociale nel quale crescono i ragazzi e sul ruolo degli adulti, della scuola, della famiglia e di tutti quei luoghi che possono rappresentare un presidio fondamentale affinché si sviluppino spazi sani e si possano prevenire questi episodi. Questi episodi devono far riflettere tutti sotto molti punti di vista e credo che nell’ordine del giorno presentato vi siano spunti importanti sui quali sono convinto si possa trovare una sintesi condivisa. Per quanto riguarda la sanità, credo che non si possa arretrare di un centimetro rispetto a tutta l’attività di prevenzione che il nostro Paese ha sempre considerato un punto di forza, sia nei Piani socio-sanitari sia nell’attività concreta dell’ISS. In Consiglio erano state espresse valutazioni diverse e c’erano stati ragionamenti differenti su questa impostazione, ma ben venga la critica e ben vengano anche eventuali ripensamenti da parte del Comitato Esecutivo. Per quanto riguarda invece i progetti che attengono più direttamente alla mia delega, in particolare quello del nuovo ospedale, ho sempre sostenuto che, prima di spendere ulteriori risorse in progettazioni faraoniche, sia necessario chiarire quale debba essere il contenuto dell’offerta socio-sanitaria che vogliamo costruire. Solo dopo potremo ragionare sul nuovo ospedale. Questa è una linea molto chiara che ho cercato personalmente di portare avanti e di condividere anche con i colleghi di Governo e mi pare che su questo si stia procedendo. Prima di lanciare bandi internazionali o proposte altisonanti, ragioniamo bene su quale debba essere il contenuto del nostro sistema sanitario e, nel frattempo, continuiamo con la riqualificazione delle strutture esistenti. A breve, ad esempio, presenteremo una proposta innovativa sul centro sanitario di Murata, che ci impegnerà nei prossimi mesi. Ho poco altro da aggiungere, presidente, se non auspicare che sull’ordine del giorno presentato dalle forze di opposizione si possa arrivare a una condivisione comune. 

I lavori vengono sospesi per cercare una mediazione sull’ordine del giorno.

Gaetano Troina (D-ML): Do lettura del nuovo Odg. La Commissione consiliare permanente Igiene, Sanità, Previdenza e Sicurezza Sociale, Politiche Sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura, premesso che negli ultimi mesi la Repubblica di San Marino è stata interessata da una serie di episodi di violenza e aggressione, tra i quali desta particolare preoccupazione quanto avvenuto presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Stato, dove un cittadino sammarinese ha aggredito verbalmente e minacciato il personale sanitario, danneggiando anche alcune attrezzature e rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine; rilevato anche il caso di un soggetto che, utilizzando dispositivi di registrazione occultati negli occhiali, ha effettuato riprese e registrazioni all’interno dell’Ospedale di Stato, diffondendole successivamente sui social network e sulle piattaforme web, in quanto ciò può avere possibili ricadute sulla tutela della riservatezza dei pazienti, sulla serenità delle attività sanitarie e sul rispetto della dignità delle persone coinvolte; analogamente, recenti fatti di cronaca relativi ad aggressioni ai danni di cittadini nel centro storico e in altre zone del territorio hanno alimentato un diffuso dibattito pubblico sulla necessità di rafforzare sia le misure di prevenzione sia gli strumenti di contrasto alla violenza, con particolare attenzione ai fenomeni che coinvolgono gruppi di giovani; tali episodi non devono essere letti esclusivamente sotto il profilo dell’ordine pubblico, ma rappresentano anche il possibile sintomo di forme di disagio sociale, educativo e relazionale che richiedono interventi strutturali e coordinati; la Repubblica di San Marino dispone già di strumenti e programmi rivolti alla tutela dei minori e alla prevenzione delle situazioni di vulnerabilità che possono costituire una base importante da rafforzare attraverso un’azione integrata tra istituzioni, scuole, servizi sociali, famiglie, associazionismo e forze dell’ordine; è interesse primario dello Stato garantire ai cittadini elevati livelli di sicurezza senza rinunciare a una politica fondata sulla prevenzione, sull’educazione alla legalità e sull’inclusione sociale; considerato che la sicurezza rappresenta un bene pubblico essenziale e costituisce il presupposto fondamentale per la qualità della vita e la coesione sociale; che il contrasto alla violenza richiede un approccio multidisciplinare che affianchi all’azione repressiva efficaci politiche educative, di prevenzione e di presa in carico precoce delle situazioni di disagio; che appare opportuno rafforzare il coordinamento tra Segreterie di Stato competenti, forze dell’ordine, ISS, istituzioni scolastiche e servizi territoriali, anche mediante una costante attività di monitoraggio dei fenomeni emergenti; impegna il Congresso di Stato a riferire, anche in seduta congiunta con altra Commissione, alla Commissione consiliare permanente IV sul quadro aggiornato degli episodi di violenza verificatisi sul territorio della Repubblica negli ultimi anni, illustrando i dati disponibili, le criticità emerse e le iniziative già intraprese, al fine di valutare possibili interventi volti a potenziare e migliorare la capacità di intervento delle istituzioni in caso di violenza; a predisporre un piano organico di prevenzione della violenza e del disagio giovanile da presentare in Commissione IV entro il 31 gennaio 2027, coinvolgendo ISS, associazioni sportive, associazioni culturali e giovanili, famiglie e realtà del terzo settore; a rafforzare ogni misura utile a garantire la sicurezza degli operatori sanitari e del personale impiegato nei servizi pubblici maggiormente esposti a episodi di aggressione, anche attraverso protocolli operativi, formazione specifica e adeguati strumenti di prevenzione; a presentare al Consiglio Grande e Generale, entro sei mesi, una relazione sullo stato di attuazione delle misure adottate e sui risultati conseguiti. 

L’Odg è approvato all’unanimità.

2. Riferimento, ai sensi dell’articolo 7, secondo comma della Legge 24 maggio 1995 n.72, sui provvedimenti adottati a seguito dell’approvazione delle seguenti Istanze d’Arengo: a) per l’intitolazione di una via, strada o piazza alla Compagnia Uniformata delle Milizie (Istanza d’Arengo n.22 del 2 aprile 2023) 

Presidente della Commissione Denise Bronzetti: Come presidente desidero far presente alla Commissione che, in esito a quanto richiesto anche dalle Loro Eccellenze e a quanto deciso all’interno dell’Ufficio di Presidenza, devo dire, con mio grande rammarico, che nonostante i numerosi solleciti inviati alle Segreterie di Stato competenti in relazione alle istanze d’Arengo mai discusse e ormai, purtroppo, datate, al momento non siamo riusciti ad ottenere altro se non i riferimenti inseriti al comma 2. Non demordo e continuerò, anche nelle prossime sedute di questa Commissione, così come in attuazione dell’ordine del giorno che abbiamo appena approvato e di tutto il lavoro che ci attende, a richiedere nuovamente i riferimenti relativi a queste istanze d’Arengo. Ritenevo però doveroso fare questa comunicazione perché, anche attraverso gli uffici della Segreteria Istituzionale, sono state inviate più volte mail e numerosi solleciti, dando seguito a una richiesta assolutamente legittima e condivisibile formulata anche dalle Loro Eccellenze. Procediamo quindi con il comma 2. I riferimenti sono resi ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, della legge 24 maggio 1995, n. 72, sui provvedimenti adottati a seguito dell’approvazione delle seguenti istanze d’Arengo. Alla lettera A troviamo l’intitolazione di una via in direzione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, come meglio evidenziato nella planimetria posta agli atti della citata delibera. Il provvedimento è stato adottato, sentiti i riferimenti del Segretario di Stato per il Territorio, l’Ambiente, l’Agricoltura e i Rapporti con l’AASLP e del Segretario di Stato per gli Affari Interni, la Funzione Pubblica e i Rapporti con le Giunte di Castello, acquisiti i pareri favorevoli dell’Ufficio Pianificazione Territoriale per l’Edilizia, degli Istituti Culturali e dell’Ufficio Informatica, Tecnologia, Dati e Statistica, nonché la nota della Giunta di Castello di Città di San Marino. Con la medesima delibera è stata adottata l’ordinanza di modifica all’ordinamento stradale, approvato con la legge 26 settembre 1980, n. 74, al fine di formalizzare la nuova denominazione nell’ordinamento stradale della Repubblica. L’istanza d’Arengo in oggetto è pertanto da considerarsi integralmente evasa. Si allega copia della delibera del Congresso di Stato n. 90 del 29 febbraio 2024. 

Emanuele Santi (Rete): Anch’io mi rammarico per quanto ci ha comunicato, presidente, sul fatto che solo tre istanze vengano portate oggi all’attenzione di quest’Aula. È chiaro, e ci tengo a specificarlo bene, che non si vuole buttare la croce addosso a nessuno. Noi abbiamo avuto modo, come presidenti e vicepresidenti delle Commissioni, di fare un vaglio della situazione di tutte le Commissioni ed è oggettivo che in tutte ci siano istanze d’Arengo non discusse, alcune in numero maggiore e altre in numero minore, ma comunque ci sono istanze vecchie anche di dieci anni. La legge, lo voglio ricordare, prevede che dal momento in cui un’istanza viene approvata il Congresso di Stato debba portare in Commissione il riferimento sulla sua attuazione entro sei mesi. Noi abbiamo giacenze di sei, sette, dieci, cinque anni. Oggi portiamo queste che, di fatto, sono tra le ultime approvate, però ne rimangono tante nel cassetto, inattuate. Questo è il tema: non vengono portate in quest’Aula perché rimangono inattuate e disattese. Il Consiglio Grande e Generale, sulle istanze d’Arengo, si esprime con un sì o con un no. Il bello dell’istanza d’Arengo è proprio questo, che c’è un giudizio netto. Se il Consiglio Grande e Generale approva un’istanza, il Governo non deve fare altro che darle esecuzione. Perché allora non si procede all’attuazione? Se c’è una difficoltà o non si vuole dare una risposta negativa, si lascia morire tutto in un cassetto per anni. In questo caso faccio l’esempio specifico dell’intitolazione della scala alla Compagnia Uniformata delle Milizie. L’Aula aveva espresso un parere favorevole. Poi, naturalmente, in quella sede c’erano gruppi favorevoli e altri contrari, ma questo ormai non conta più: il Consiglio aveva approvato l’istanza e quindi è giusto che le venga data attuazione. In questo caso, in circa un anno, si è arrivati all’intitolazione e quindi bene. Per le altre, invece, molto male. E qui, lo ribadisco, non è una responsabilità né del presidente della Commissione né dell’attuale Segretario di Stato. Se oggi ci sono istanze difficili ferme in un cassetto, bisogna avere anche il coraggio di venire in Commissione e dire che non sono state attuate, perché i cittadini che le hanno presentate lo sanno. A mio avviso, se ci sono istanze approvate, bisogna dare loro corso e assumersi anche la responsabilità politica di portarle in Aula. Se poi non è possibile attuarle per mille ragioni, bisogna dirlo chiaramente, come è successo anche in altre Commissioni. Ne abbiamo parlato non più tardi di due giorni fa in Commissione Finanze: alcune istanze, pur essendo state approvate, non sono state attuate. C’è stato un dibattito, magari non particolarmente partecipato, ma il tema è stato sollevato e almeno si è detto che quell’istanza, pur approvata, non era stata portata avanti. Se diciamo che il Consiglio Grande e Generale deve riappropriarsi delle proprie prerogative, allora dobbiamo ricordare che quando il Consiglio approva un’istanza il Congresso di Stato deve darle esecuzione. Se non la esegue, deve mettere nero su bianco il perché. Le motivazioni possono essere tante: magari la legge non lo consente, magari non ci sono le condizioni concrete per attuarla. Nel caso specifico delle intitolazioni potrebbe anche non esserci una strada disponibile, faccio un esempio. Ma, se non viene attuata, deve essere fornita una motivazione concreta e reale. Anch’io quindi disapprovo il fatto che le istanze rimangano giacenti nei cassetti per anni perché non si ha il coraggio di venire qui a dire che non sono state applicate. Lo ribadisco ancora una volta: non è una responsabilità dell’attuale presidente né dell’attuale Segretario, ma è un problema generalizzato che riguarda un po’ tutte le Commissioni. Oggi però abbiamo una giacenza elevatissima. Non ricordo il numero esatto, presidente, ma mi pare che in questa Commissione siano più di trenta le istanze ancora pendenti; forse in Commissione Finanze sono addirittura di più. Non possiamo permetterci di trascinarci dietro istanze per così tanti anni. Dobbiamo dare una risposta ai cittadini che le hanno presentate e soprattutto dare seguito alle decisioni assunte dal Consiglio Grande e Generale. Se un’istanza viene bocciata, la discussione finisce lì; ma se viene approvata è giusto che il Congresso di Stato esegua quanto deliberato dal Consiglio. 

Gian Carlo Venturini (PDCS): Il problema dell’attuazione delle istanze d’Arengo, purtroppo, è un tema ricorrente e frequente, non solo in questa legislatura ma un po’ in tutte le legislature. Ricordo, per esperienza personale, che nel 2009, quando sono diventato Segretario al Territorio, mi sono trovato ventotto istanze dei tre anni precedenti alle quali non aveva risposto nessuno. È giusto però che si trovi una soluzione e si dia una risposta. Come diceva anche il collega Santi, qualora ci siano problemi attuativi o altre difficoltà, bisogna spiegarne le motivazioni e poi dare comunque una risposta ai cittadini. Sul tema dell’intitolazione delle strade, senza nulla togliere a nessuno e neppure, in questo caso, alla Compagnia Uniformata delle Milizie, ogni volta che si cambia il nome di una via c’è il rischio di costringere i residenti a modificare documenti, patente, passaporto e così via. Per questo si cerca sempre di limitare questi disagi. Credo che in questo caso sia stata scelta la scalinata proprio perché non vi insistono uffici o residenze e quindi non si creano problemi ai cittadini. In altri casi, penso ad esempio all’intitolazione della strada dedicata all’architetto Belluzzi, fu fatta quella scelta proprio perché su quel tratto insisteva soltanto l’edificio della SUMS. Visto che stiamo parlando di intitolazioni, approfitto della presenza del Segretario per chiedere quando si potrà dare attuazione anche all’istanza d’Arengo relativa all’intitolazione di un tratto di strada, perché un conto è modificare il nome di un’intera via, con tutti i problemi che ne conseguono, un altro è individuare un tratto limitato dove praticamente non ci sono residenze e si può quindi evitare il problema del cambio dei documenti. Credo che, anche in quel caso, si possa finalmente dare attuazione a un’istanza che è stata approvata prima di quella che abbiamo esaminato oggi e che è ancora giacente da diversi anni. 

Matteo Casali (RF): Riprendo il tema delle istanze d’Arengo. Anch’io vorrei sottoporre un paio di riflessioni sul tema in generale. Se le istanze d’Arengo, dal punto di vista della loro attuazione e dei riferimenti sull’attuazione, rappresentano un problema risalente, perché non è un problema né di questa Commissione né di questa legislatura, potrebbe significare che questo istituto abbia bisogno di essere considerato o riconsiderato. Non voglio essere impopolare da questo punto di vista, ma se noi ci fregiamo di questo strumento di democrazia diretta come Paese, come elemento distintivo della nostra statualità, e poi sistematicamente, o comunque con molta frequenza, non riusciamo a dare attuazione a queste richieste, evidentemente forse è un istituto che, nei suoi meccanismi, va riconsiderato. E non solo: dovrebbe probabilmente essere riconsiderato anche negli ambiti, che a volte sono vastissimi, rispetto ai quali i cittadini possono presentare le proprie istanze, ma anche rispetto alle conseguenze che il mancato adempimento può determinare. Non voglio ipotizzare, ripeto, e non è neppure questa la sede, un restringimento di questa possibilità, ma eventualmente anche delle conseguenze per il mancato rispetto di quello che, alla fine, è un mandato parlamentare, perché queste cose vengono approvate dal Parlamento che, fino a prova contraria, è sovrano. Non voglio tirare addosso quest’onere anche alla Commissione per le riforme istituzionali, che qualcuno si è divertito a definire il refugium peccatorum, però, essendo questo un istituto assolutamente sentito dalla popolazione e caratterizzante il nostro ordinamento, ma che presenta probabilmente alcune criticità, mi chiedo se quella non possa essere la sede nella quale riconsiderarlo. Faccio una similitudine con le interpellanze e le interrogazioni. Il Regolamento consiliare prevede che debbano ricevere risposta entro trenta giorni e invece, puntualmente, si aspettano mesi, con continui solleciti, perché l’istituto è previsto ma non esiste alcuna conseguenza nel caso in cui quei termini non vengano rispettati. Lo stesso vale per le istanze d’Arengo. Aggiungo poi un’altra fattispecie che, secondo me, è ancora più odiosa. Se è già grave non portare in Commissione il riferimento su istanze che rimangono ferme per decenni, ritengo ancora più grave portare un riferimento che, di fatto, non dà attuazione all’istanza, o addirittura la disattende, e considerarla comunque evasa. Mi riferisco, ad esempio, ai presìdi per gli ipovedenti. Ricorderete che, in questa legislatura, abbiamo discusso un’istanza d’Arengo che chiedeva contributi per l’acquisto di questi presìdi. Il riferimento del Segretario diceva che quei contributi non c’erano e, nonostante questo, abbiamo considerato l’istanza evasa. Oppure il caso dei pannolini. Ricorderete che abbiamo ritenuto evasa un’istanza d’Arengo sostenendo che avremmo discusso proprio in quella sessione il progetto di legge sulla famiglia che avrebbe previsto quel sostegno. In realtà il contributo per i pannolini non era previsto; era contenuto in un nostro emendamento che è stato bocciato. Eppure abbiamo considerato quell’istanza come attuata quando, nei fatti, non lo era. Oppure ancora il caso del rifugio APAS, per il quale era stato modificato un regolamento che è rimasto in vigore pochissimi giorni. In seguito all’accoglimento dell’istanza d’Arengo era stato previsto che le manifestazioni motoristiche non potessero svolgersi nelle vicinanze del rifugio, ma dopo quindici giorni, forse anche meno, quel regolamento è stato abrogato. Quindi l’istanza è stata attuata per quindici giorni e poi sostanzialmente disattesa. Ritengo che, per i cittadini che presentano le istanze, sia forse ancora più odiosa della giacenza per anni la finta evasione delle istanze. Noi ci siamo trovati, anche recentemente, di fronte a casi di vera e propria finta evasione, perché un’istanza d’Arengo è chiarissima: chiede un sì o un no rispetto a una richiesta precisa, non un’applicazione nello spirito o con mille interpretazioni. Concludo ribadendo quanto dicevo all’inizio. Senza buttare la croce addosso a nessuno, perché questi sono problemi che vengono da lontano, se vogliamo mantenere questo istituto, del quale tutti ci fregiamo e che tutti consideriamo un importante canale diretto tra Parlamento e cittadinanza, allora dobbiamo probabilmente riconsiderarlo per metterlo nelle condizioni di funzionare davvero. Questo potrebbe significare, forse, anche prevedere qualche limite all’ammissibilità delle istanze d’Arengo. So che sto dicendo qualcosa di probabilmente impopolare, ma accompagnandolo con un preciso obbligo di rispettare quanto deliberato dall’istanza nei tempi previsti. Forse la Commissione per le riforme istituzionali, ripeto, senza volerla trasformare nel refugium peccatorum, potrebbe essere il luogo giusto dove affrontare e discutere questa eventualità. 

Guerrino Zanotti (Libera): E’ spiacevole trovarsi nella situazione in cui, in questo momento, si stanno trovando tutte le Commissioni, perché non è un problema che riguarda solo la IV Commissione, ma un po’ tutte. Ed è un problema che riguarda, purtroppo, anche diversi esecutivi che si sono succeduti nel tempo. Per quanto mi riguarda, non posso che fare un mea culpa per la parte di responsabilità che mi compete rispetto a eventuali istanze che, durante il mio mandato, non siano state attuate nei termini previsti dalla legge. Questo è certamente spiacevole. Dispiace anche perché c’era l’occasione, in questa lunga sessione della IV Commissione, di cercare di evadere il maggior numero possibile di istanze d’Arengo ancora in attesa di un riferimento. Purtroppo, nonostante la richiesta arrivata anche dalle Loro Eccellenze, che rappresentava un invito a smaltire queste incombenze, oggi ne abbiamo davanti soltanto tre e, purtroppo, ne dobbiamo prendere atto. Per quanto riguarda invece lo strumento dell’istanza d’Arengo, credo che vada valorizzato e lo possiamo fare solo attenendoci rigorosamente a quanto prevedono le norme di legge e alle disposizioni vigenti. Non è possibile trattare le istanze d’Arengo con questa superficialità. Condivido invece un passaggio dell’intervento che mi ha preceduto, cioè la necessità di introdurre un minimo di filtro, cercando magari di evitare che arrivino all’esame del Consiglio Grande e Generale istanze che non riguardano direttamente la competenza della politica. Penso, ad esempio, ai temi della sicurezza stradale. Sappiamo benissimo che esiste un organismo competente in materia che può assumere autonomamente decisioni. Non vedo quindi perché richieste relative a un dosso, a un rallentatore o a un autovelox debbano arrivare in Consiglio quando esiste già un organo dell’amministrazione che se ne occupa. Lo stesso vale, ad esempio, per l’intitolazione di strade o piazze. Ricordo che, quando sono entrato in Consiglio, si sosteneva che dovessero trascorrere almeno dieci anni dalla scomparsa della persona alla quale si voleva intitolare una strada. Poi, nel corso degli anni, ho visto che si è proceduto anche senza tenere conto di quel criterio. Magari mi sfuggono altri argomenti che potrebbero essere trattati non dall’Aula consiliare, ma direttamente dagli uffici o dai servizi dello Stato e dell’amministrazione pubblica. In ogni caso, forse il problema è proprio questo: non essendoci una sanzione per chi non dà attuazione alle istanze d’Arengo, le decisioni assunte dall’Aula non vengono puntualmente rispettate. Probabilmente, se ci fosse una conseguenza per chi non ottempera a questi obblighi, si arriverebbe molto più velocemente all’attuazione delle istanze. 

Gaetano Troina (D-ML): Anch’io intervengo in generale su quanto, purtroppo, sta emergendo riguardo al recepimento delle istanze d’Arengo. Tra l’altro registro che, anche sulla stampa in questi giorni, sia cittadini sia associazioni e realtà del territorio, preso atto di questa problematica, non hanno mancato di far presenti le proprie ragioni e la propria contrarietà rispetto a questo approccio, a prescindere da quelle che sono le responsabilità del singolo Segretario di Stato, piuttosto che di un Governo o di un altro, perché è sempre complicato andare a ricostruire le responsabilità, soprattutto quando sono passati dieci anni e si sono succeduti almeno tre Governi. Io penso che ci sia un tema sul quale ragionare. Nel nostro ordinamento esistono una serie di termini e di obblighi ai quali gli organismi che compongono il tessuto istituzionale del Paese sono tenuti. Non è possibile che, dopo dieci anni, non si sia ancora adempiuto a quanto previsto. Al netto del fatto che queste scadenze devono essere ricordate, sottolineate e soprattutto sollecitate quando vengono superate, sul tema delle istanze d’Arengo credo che vada fatta una riflessione più ampia. Condivido quanto detto da alcuni colleghi riguardo all’opportunità di affrontare questo tema nella Commissione per le riforme istituzionali, sempre che si voglia davvero dare un impulso serio a quella Commissione. Vedremo questa settimana in Consiglio cosa succederà. Penso però che, negli ultimi anni, abbiamo assistito a un utilizzo dell’istituto delle istanze d’Arengo che, in alcuni casi, è stato discutibile. Personalmente non capisco come oggi sia ancora possibile, e questa è una mia opinione che ho espresso più volte e che ribadisco anche oggi, che un singolo cittadino possa presentare un’istanza d’Arengo destinata a essere discussa dal Parlamento e a creare obblighi sia per il Parlamento sia per il Congresso di Stato. È vero che l’istituto nasce così, ma nasce in un preciso momento storico, quando il contesto sociale sammarinese aveva caratteristiche completamente diverse. Oggi questo, a mio avviso, è fuori da ogni logica. Uno dei requisiti che un’istanza d’Arengo dovrebbe avere è l’interesse pubblico. Questo non significa che un singolo cittadino non possa farsi portavoce di un interesse pubblico, ma quantomeno dovrebbe esserci lo sforzo di raccogliere un certo numero di firme che attestino l’effettiva esistenza di quell’interesse pubblico. Altrimenti si rischia, anche alla luce delle derive che l’istituto ha avuto in alcuni casi negli ultimi anni, di legittimare istanze che, in realtà, un interesse pubblico non ce l’hanno o che, se dovessero essere sottoposte al sostegno di altri cittadini, probabilmente non lo otterrebbero perché nessuno riconoscerebbe loro quel carattere di interesse generale. Secondo me una riflessione va fatta. Non credo che ci voglia una fatica enorme per raccogliere dieci firme, se davvero si tratta di un tema di interesse pubblico. Questo, tra l’altro, giustificherebbe anche tutta la macchina amministrativa che si attiva successivamente, perché, se il tema è realmente di interesse pubblico, è giusto che esistano termini e obblighi per il Consiglio Grande e Generale, termini e obblighi per il Congresso di Stato e l’obbligo di dare effettiva attuazione all’istanza nei tempi previsti. Diversamente si finisce per svilire l’istituto delle istanze d’Arengo, perché si rischia che qualsiasi cittadino, svegliandosi una mattina, magari anche all’ultimo momento, presenti un’istanza finendo, purtroppo, per svuotare di significato e di funzione uno strumento che ha una lunga storia e che ha sempre avuto un ruolo importante nel nostro Paese, ruolo che io vorrei assolutamente preservare e conservare. Per questo invito seriamente a riflettere sull’istituto delle istanze d’Arengo. Tra l’altro, se non ricordo male, anni fa era stata presentata proprio un’istanza d’Arengo che chiedeva di introdurre un numero minimo di firme per la presentazione. 

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Credo che ci sia bisogno di stimolare anche i colleghi del Congresso di Stato a essere più tempestivi nel rispondere alle istanze d’Arengo, per cercare di dare un senso a questo strumento. Questo è il primo aspetto. La seconda questione è che condivido le osservazioni fatte un po’ da tutti i colleghi. Forse è arrivato il momento, anche in vista del lavoro che si sta svolgendo nella Commissione per le riforme istituzionali, di rivedere alcuni aspetti legati a questo importante strumento di democrazia diretta, quale è l’istanza d’Arengo, anche alla luce di alcuni episodi verificatisi recentemente. Prima il collega Gaetano Troina diceva che si potrebbe pensare di rivedere anche il numero delle firme necessarie, così da dare maggiore consistenza alle richieste. Abbiamo avuto un esempio proprio con l’istanza sulla fibrinologia, presentata con una sola firma, che, pur essendo pienamente legittima, ha in qualche modo svilito l’utilizzo di questo strumento. Così come condivido la considerazione che si fa ormai da anni sulla necessità di prevedere che siano gli organismi competenti a valutare determinate richieste. Faccio un esempio pratico, di cui abbiamo parlato più volte e che ricordava anche il collega Zanotti: le richieste reiterate di autovelox vengono già vagliate dal Gruppo sulla sicurezza stradale. Secondo me ha poco senso che possano arrivare anche attraverso un’istanza d’Arengo. Addirittura, in passato, era previsto un vaglio preventivo del Congresso di Stato e poi il passaggio al Gruppo sulla sicurezza stradale; quando quest’ultimo riteneva che non fosse opportuno installare un autovelox, si doveva addirittura rivedere il parere espresso dal Congresso di Stato. C’erano quindi delle discrasie che, almeno in quel caso specifico, abbiamo cercato di risolvere. È però un fatto che serva una revisione complessiva, anche degli organismi chiamati a prendere le decisioni e a dare attuazione alle istanze, proprio per valorizzare questo strumento. Da ultimo, per quanto riguarda la questione di Bigi e, più in generale, dell’intitolazione delle strade, l’istanza che discuteremo più tardi va proprio nella direzione di quanto dicevamo prima. Prima di procedere a nuove intitolazioni verrà effettuata una ricognizione della toponomastica di tutti i Castelli. Per quanto riguarda invece Bigi, considerato che l’istanza è stata approvata, cercheremo di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile.

b) per la realizzazione di indagini statistiche nazionali sulla disabilità (Istanza d’Arengo n.17 del 5 ottobre 2025) 

c) affinché sia aumentato il Fondo per Interventi sulla Disabilità a sostegno dell’inclusione e della partecipazione sociale (Istanza d’Arengo n.18 del 5 ottobre 2025) 

Presidente della Commissione Denise Bronzetti: Bene, grazie. Conclusi gli interventi, passiamo all’esame delle successive istanze d’Arengo, con alcune precisazioni. Queste istanze trattano entrambe il tema della disabilità. Intanto chiederei la disponibilità dei commissari a unificare il dibattito, anche perché, nei riferimenti che vi andrò a leggere, il Segretario di Stato per il Lavoro ha predisposto un unico riferimento per le istanze n. 17 e n. 18. Per quanto riguarda invece la Sanità, quando queste istanze furono trattate in Consiglio, il Segretario di Stato per il Lavoro riferì anche per conto della Segreteria di Stato alla Sanità. Le istanze hanno quindi ottenuto riferimenti da entrambi i Segretari di Stato. Se non ci sono contrarietà, direi quindi di unificare anche il dibattito. A questo punto vi leggo tutti i riferimenti insieme, così potremo poi svolgere un unico confronto. Parto dal riferimento del Segretario di Stato per il Lavoro, che riguarda entrambe le istanze. È un parere unificato sulle istanze n. 17 e n. 18. In riferimento alle istanze d’Arengo n. 17 e n. 18 del 5 ottobre 2025, concernenti rispettivamente la realizzazione di indagini statistiche nazionali sulla disabilità e l’incremento del fondo per interventi sulla disabilità a sostegno dell’inclusione e della partecipazione sociale, già accolte dal Consiglio Grande e Generale con deliberazione n. 19 del 20 febbraio 2026, nonché alle ulteriori proposte formulate in materia, si rappresenta quanto segue. La Segreteria di Stato competente ha già avviato un percorso di revisione organica della disciplina in materia di inclusione lavorativa delle persone con disabilità attraverso un confronto istituzionale con tutti i soggetti interessati, compresi gli uffici competenti, l’Istituto per la Sicurezza Sociale, le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali e il tavolo tecnico istituito con delibera del Congresso di Stato. Nell’ambito di tale percorso di riforma sono già oggetto di approfondimento numerose delle proposte contenute nelle istanze d’Arengo in esame, con particolare riguardo al rafforzamento degli strumenti di sostegno economico e delle misure di inclusione, anche mediante la valutazione dell’istituzione di un fondo dedicato alla promozione dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, finalizzato a sostenere gli interventi di inserimento, permanenza e adattamento dei percorsi lavorativi, nonché ulteriori azioni di accompagnamento e supporto. Parimenti viene condivisa l’esigenza di rafforzare la disponibilità di dati statistici affidabili, aggiornati e strutturati sulla condizione delle persone con disabilità, quale presupposto indispensabile per una programmazione delle politiche pubbliche fondata su evidenze oggettive, in coerenza con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e con le finalità rappresentate nell’istanza d’Arengo relativa alla realizzazione di indagini statistiche nazionali. L’intero processo di revisione normativa si inserisce nel quadro dei principi sanciti dalla legge 10 marzo 2015, n. 28, legge quadro in materia di disabilità, che individua tra gli obiettivi prioritari dell’ordinamento sammarinese la piena inclusione sociale, lavorativa e partecipativa delle persone con disabilità, nonché la rimozione delle barriere che ne limitano l’effettivo esercizio dei diritti. Pertanto, le finalità perseguite dalle istanze d’Arengo risultano già ricomprese nel più ampio percorso di riforma attualmente in fase di definizione, nell’ambito del quale saranno valutate, in sede di confronto con tutti gli attori istituzionali e sociali coinvolti, le soluzioni normative e finanziarie maggiormente idonee a garantire un sistema moderno, organico ed efficace di promozione dell’inclusione delle persone con disabilità. Firmato, il Segretario di Stato Alessandro Bevitori. Per quanto riguarda invece l’istanza n. 17, vi leggo il riferimento del Segretario di Stato con delega alla Sanità, Marco Gatti. In riferimento all’istanza d’Arengo n. 17 del 5 ottobre 2025, per quanto di competenza e a integrazione della relazione del collega Segretario di Stato per il Lavoro, si comunica quanto segue. La legge 10 marzo 2015, n. 28, legge quadro per l’assistenza, l’inclusione sociale e i diritti delle persone con disabilità, all’articolo 6, “Raccolta dati”, comma 1, stabilisce che la Repubblica di San Marino si impegna a formulare e sviluppare politiche allo scopo di dare attuazione alla presente legge sulla base di informazioni appropriate, compresi dati statistici e risultati di ricerche raccolti dalla Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU, in collaborazione con l’Ufficio Statistica, gli altri uffici competenti dello Stato e le associazioni delle persone con disabilità. Inoltre, al comma 2 vengono disciplinati i processi di raccolta e conservazione di tali informazioni, confermando che la disponibilità di dati strutturati e raccolti coerentemente con le garanzie stabilite a livello internazionale, sulla base di criteri condivisi e scientificamente fondati e nel rispetto dei principi etici che salvaguardano il diritto alla riservatezza personale, rappresenta un elemento imprescindibile per favorire una conoscenza più puntuale dei bisogni, delle condizioni e delle aspettative delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Il Congresso di Stato si è attivato per costituire un gruppo di lavoro al fine di favorire un dialogo strutturato e integrato tra tutti i soggetti istituzionalmente preposti alla raccolta dei dati e alla successiva elaborazione di indagini statistiche nazionali sul fenomeno della disabilità, sulle condizioni di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Del gruppo di lavoro fanno parte la Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la Direzione Generale dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, l’Authority per l’autorizzazione, l’accreditamento e la qualità dei servizi sanitari e socio-sanitari, l’Ufficio Nazionale di Statistica, l’Osservatorio Epidemiologico dell’ISS, la UOC Disabilità e Servizi di Supporto Sociale, la UOC Pediatria, la UOC Cure Primarie, l’Ufficio Controllo di Gestione e l’Ufficio Servizi Informatici dell’ISS. Attraverso questa sinergia strutturata tra i soggetti istituzionali competenti sarà possibile costruire un quadro statistico attendibile, condiviso e utile a sostenere politiche pubbliche mirate ed efficaci, orientate alla tutela dei diritti e alla piena inclusione delle persone con disabilità. Colgo l’occasione per porgere cordiali saluti. Firmato, il Segretario di Stato Marco Gatti. Per quanto riguarda invece il riferimento relativo all’istanza n. 18, sempre a firma del Segretario di Stato Marco Gatti, si riferisce, per quanto di competenza e a integrazione della relazione del collega Segretario di Stato per il Lavoro, quanto segue. Innanzitutto si precisa che il fondo per gli interventi sulla disabilità viene stanziato sul capitolo del bilancio dello Stato n. 1-10-2397 per un importo di 100.000 euro, al fine di perseguire l’obiettivo delle pari opportunità con la partecipazione delle associazioni e degli enti non profit che si occupano di disabilità e che sono legalmente riconosciuti in base alla normativa vigente. Tale fondo costituisce uno strumento di particolare rilevanza nell’ambito delle politiche sulla disabilità, in quanto consente alle associazioni e agli enti non profit di accedere a risorse destinate alla realizzazione di progetti mirati, iniziative di inclusione sociale, attività di supporto e accompagnamento, nonché campagne di sensibilizzazione ed eventi volti a promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della disabilità e dei diritti delle persone. Attraverso il finanziamento di progettualità strutturate e qualificate, il fondo permette di promuovere percorsi di inclusione duraturi, favorendo l’accesso a opportunità educative, sociali e relazionali e contribuendo concretamente alla rimozione delle barriere che ostacolano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita della comunità. In tale contesto assume particolare rilievo la valorizzazione del tessuto associativo, riconosciuto quale interlocutore imprescindibile per la sua capacità di intercettare i bisogni emergenti, operare in prossimità delle persone e sviluppare risposte flessibili e innovative. Il coinvolgimento delle associazioni e degli enti non profit rafforza inoltre una logica di collaborazione e corresponsabilità tra istituzioni e comunità, favorendo la costruzione di una rete integrata di interventi orientata alla promozione dell’inclusione, dell’equità e della piena partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità. Si precisa inoltre che il Congresso di Stato ha approvato un regolamento che definisce modalità e procedure di presentazione delle domande e di assegnazione dei contributi a favore degli enti non profit che operano nel settore della disabilità per progetti finalizzati a promuovere lo sviluppo delle pari opportunità delle persone con disabilità, favorendo in particolare l’inclusione sociale e l’accessibilità universale, il diritto a una vita dignitosa, autonoma e indipendente, la valorizzazione dei talenti e delle attitudini, lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie assistive, la fruizione del tempo libero, delle attività ricreative, sportive e culturali di qualità e ogni altra attività concretamente utile all’organizzazione della vita quotidiana delle famiglie delle persone con disabilità. Le domande devono essere corredate dall’atto costitutivo, dallo statuto dell’ente, dal bilancio consuntivo dell’anno precedente, dal bilancio di previsione dell’anno in corso e dall’indicazione di ogni altro contributo o rimborso percepito dalla pubblica amministrazione o da enti del settore pubblico allargato. Il regolamento stabilisce altresì i criteri di valutazione dei progetti e di assegnazione del punteggio. Considerato che per l’anno in corso la scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 31 agosto 2026, sulla base dei progetti presentati si potrà valutare, in sede di variazione al bilancio dello Stato, la possibilità di aumentare le risorse destinate alle associazioni e agli enti non profit legalmente riconosciuti operanti nel settore della disabilità. I riferimenti sono stati letti. 

Emanuele Santi (Rete): Io non voglio essere critico per forza, però qualcosa bisogna dire rispetto a questi riferimenti, perché è inutile girarci intorno. Le due istanze chiedevano due cose ben precise: una i dati statistici, l’altra l’aumento del capitolo di spesa. Il Consiglio Grande e Generale, il 20 febbraio 2026, ha dato un mandato molto chiaro: sì ai dati statistici e sì a un incremento delle risorse. Poi quanto incrementare lo deciderà il Governo, ma qualcosa in più andava stanziato. Noi oggi abbiamo qui i riferimenti, li abbiamo fatti stampare e sono agli atti. C’è un grande giro di parole, ma sullo stanziamento viene detto semplicemente che “si valuterà”. No, non è “si valuterà”. Il Governo oggi doveva venire qui e dire: per il 2027, oppure già nell’assestamento del 2026, invece di 100 mettiamo 200, oppure mettiamo 101. Ma una decisione andava presa. Dire “si valuterà” non è una risposta adeguata, significa rimandare il problema, restare vaghi e non dare una risposta precisa rispetto alla richiesta approvata dal Consiglio. Anche sui dati statistici ho letto la risposta del Segretario Bevitori, che dice che è in corso una revisione generale della legge. Mi auguro che venga fatta, ma di fatto oggi non è ancora stata fatta. L’istanza però chiedeva un’altra cosa: conoscere con precisione quale sia oggi lo stato dell’arte della disabilità a San Marino. Ho avuto l’onore di partecipare pochi giorni fa a una giornata pubblica organizzata dalla CSdL. Io sono intervenuto nella sessione del mattino, che riguardava gli ammortizzatori contributivi, materia che conosco meglio, ma nel pomeriggio è stato affrontato il tema della disabilità. Devo dire che quello che non ha fatto il Segretario Bevitori lo ha fatto il sindacato, perché ha presentato dei dati molto interessanti. Invito tutti i consiglieri a scaricare dal sito della CSdL le slide sia sugli ammortizzatori sia sulla disabilità, perché contengono elementi molto utili. Voglio richiamarne alcuni. Nel 2025 le persone con disabilità assunte nel settore pubblico allargato sono 29, quelle nel settore privato sono 17, di cui 10 nella cooperativa InVolo, per un totale di 46 lavoratori. Gli iscritti alle liste di collocamento con invalidità compresa tra il 40 e il 64% sono invece 25. Abbiamo poi 529 persone che percepiscono prestazioni: 133 ricevono l’assegno di accompagnamento, 198 la pensione ordinaria di invalidità e 223 la pensione sociale di invalidità. Questi sono dati che fanno riflettere. Ma c’è un’altra questione. Esiste una legge dello Stato, in vigore dai primi anni Duemila, credo dal 2000 o dal 2001, quindi da oltre vent’anni, che impone l’obbligo di assumere una persona con disabilità ogni venti dipendenti. Questo è l’obbligo previsto per le aziende. Se analizziamo i dati contenuti nello studio della CSdL, vediamo che le aziende con un numero di dipendenti tra 10 e 19 sono 202, con una media di 14,5 dipendenti, e potrebbero potenzialmente assorbire circa 150 lavoratori. Le aziende tra 20 e 49 dipendenti sono 103 e potrebbero assumerne complessivamente altre 150. Quelle tra 50 e 74 dipendenti sono 26, con una media di 62 dipendenti, e potrebbero assumerne circa 35. Le aziende tra 75 e 99 dipendenti sono 14 e potrebbero assumerne circa 60. Quelle con oltre 100 dipendenti sono 18 e potrebbero assumerne oltre 100. Complessivamente si supera la possibilità di assumere oltre 500 persone con disabilità, se tutti rispettassero quanto prevede la legge. Io non voglio dare giudizi, ma questi sono dati sui quali la politica deve interrogarsi. Oggi abbiamo oltre 500 persone che percepiscono assegni o pensioni di invalidità e rimangono a casa, mentre dall’altra parte esiste una legge che prevederebbe l’assunzione di circa 500 persone tra settore privato e settore pubblico allargato. Questo è il tema. Chi si occupa di disabilità deve approfondire seriamente questa situazione. I riferimenti che abbiamo letto non sono assolutamente soddisfacenti. Ci aspettavamo molto di più. Oggi però almeno i dati ci sono, perché il sindacato li ha messi nero su bianco. Mi auguro che si riesca davvero a fare una riforma. Nessuno dice che sia semplice, ma esiste una legge del 2001 che, di fatto, è inapplicata. Questo è il problema. Dobbiamo capire come intervenire e come restituire dignità a queste persone. Ho voluto leggere questi dati proprio perché sono pubblici e disponibili. Credo che sia arrivato il momento di uno scatto d’orgoglio e di dare finalmente una risposta concreta a queste persone. Per questo non possiamo accontentarci di riferimenti così elusivi. Sui dati non viene detto nulla di concreto e sull’aumento del fondo si rinvia tutto a una futura valutazione. Poi uno può essere favorevole o contrario, ma il Consiglio si è espresso favorevolmente e il Segretario Gatti avrebbe dovuto dire: “Mettiamo almeno 101”. Invece ha scritto “vedremo in bilancio”. E quel “vedremo” mi preoccupa, perché spero che non significhi addirittura tagliare quelle risorse invece di aumentarle. Questo è il punto. 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Allora, solo una precisazione in riferimento all’istanza d’Arengo n. 18, perché effettivamente il riferimento non è così esplicito. Ricordandomi però quanto era stato detto anche in Consiglio quando si è discusso questa istanza d’Arengo, vorrei fare una precisazione, perché è stato affermato che agli istanti non è stata data risposta. A mio avviso non è così. Il capitolo 1-10-2397, pari a 100.000 euro, ricomprendeva anche, se non ricordo male, circa 10.000 euro destinati al funzionamento della Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU sulla disabilità, la CSdONU. Quindi, in realtà, la cifra effettivamente disponibile per i progetti era di 90.000 euro. Nel bilancio 2026 il capitolo è rimasto pari a 100.000 euro, ma quei 10.000 euro non vengono più prelevati da quel fondo perché per il funzionamento della Commissione è stato istituito un capitolo dedicato, che, da una verifica che sono riuscita a fare rapidamente, prevede uno stanziamento di 20.000 euro. Di fatto, quindi, su questo capitolo c’è un incremento di 10.000 euro destinato ai progetti. Si poteva dare di più o di meno, questo è un altro ragionamento, ma la volontà della Segreteria è stata questa. Pertanto, a mio avviso, una risposta all’istanza c’è stata. Potete verificarlo confrontando le leggi di bilancio: la legge di previsione del 2025, la n. 158, mostra che il capitolo rimane di 100.000 euro, ma oggi quei 100.000 euro sono interamente disponibili per i progetti, mentre prima erano effettivamente 90.000, perché 10.000 euro erano destinati al funzionamento della CSdONU. Il Segretario, oltre a non aver ridotto la disponibilità, ha lasciato tutti i 100.000 euro e ha anche aperto alla possibilità di un ulteriore incremento, precisando che, considerato che la scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 31 agosto 2026, sulla base dei progetti presentati si potrà valutare, in sede di variazione di bilancio, un eventuale aumento delle risorse. Dal mio punto di vista, quindi, questa istanza è stata evasa, senza entrare nel merito se l’aumento sia sufficiente oppure no, perché rispetto alla disponibilità precedente i progetti hanno oggi 10.000 euro in più. Invito comunque tutti a verificare i dati, perché non vorrei sbagliarmi, ma da una verifica veloce risulta proprio così. Grazie, presidente. Spero di essere stata chiara. 

Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS):  Rispetto alle due istanze d’Arengo e ai riferimenti che abbiamo esaminato, ci tenevo a fare alcune considerazioni. Il problema dei dati statistici esiste da sempre e purtroppo non riguarda soltanto la disabilità. Chi lavora nella pubblica amministrazione lo sa molto bene. Ogni analisi, che riguardi gli inserimenti lavorativi, i presìdi del nomenclatore, le protesi o altri servizi, viene spesso fatta sulla base di stime. Chi lavora sui bilanci sa quanto i numeri siano fondamentali. Disporre di dati affidabili è indispensabile per compiere scelte politiche, economiche e di investimento. Il fatto che questo gruppo di lavoro sia nato soltanto dopo la presentazione dell’istanza d’Arengo mi fa pensare che i tempi non saranno brevi, perché è vero che coinvolge numerose unità operative complesse dell’Istituto per la Sicurezza Sociale e della pubblica amministrazione, ma si tratta comunque di una risposta arrivata in ritardo. Fortunatamente, però, si è iniziato un percorso. Per quanto riguarda invece la normativa sugli inserimenti lavorativi delle persone con disabilità, condivido le preoccupazioni espresse dal commissario Santi. Non sono riuscita a partecipare all’iniziativa organizzata dalla CSdL, ma ho letto quanto riportato sui giornali. Quando questo tema arriverà in Consiglio, spero dopo un confronto approfondito, dovrà essere affrontato con grande attenzione. Senza dati certi non possiamo né creare inutili allarmismi né fare valutazioni corrette, perché sia il mondo dell’impresa sia la pubblica amministrazione devono mettere sul tavolo tutte le condizioni necessarie per favorire realmente l’accoglienza e l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, siano esse giovani o adulti che, a causa di una sopravvenuta disabilità, non possono più svolgere la propria attività precedente. Ben venga quindi questo gruppo di lavoro. L’istanza d’Arengo è riuscita a stimolare non solo l’Istituto per la Sicurezza Sociale, ma anche gli altri soggetti coinvolti ad attivarsi in questa direzione. Attendiamo quindi con interesse i risultati di questo lavoro. Per quanto riguarda invece il fondo per gli interventi sulla disabilità, ricordo che è stato istituito nel 2006 insieme al certificato di credito sociale e da allora è sempre stato pari a 100.000 euro. Stiamo parlando quindi di un fondo che esiste da vent’anni e che è sempre stato utilizzato dalle associazioni di volontariato per progetti di sensibilizzazione o per piccoli interventi mirati. Nell’ottobre del 2025 gli istanti hanno chiesto un incremento di questo fondo e mi fa piacere leggere, nel riferimento, che finalmente è stato introdotto un organismo che raccoglie le proposte, le valuta, le verifica e stabilisce chi abbia diritto ad accedere alle risorse, prevedendo anche la possibilità di incrementare il fondo sulla base dei progetti presentati per il 2026, eventualmente già in sede di assestamento di bilancio. Forse il Segretario avrebbe potuto utilizzare una formulazione diversa rispetto al “si potrà valutare”, ma non ha scritto che il fondo non verrà aumentato. Ha semplicemente detto che si valuteranno le proposte che arriveranno entro la scadenza prevista e, sulla base di quelle, si potrà eventualmente incrementare lo stanziamento. L’istanza d’Arengo non chiedeva un raddoppio del fondo o un aumento di una determinata entità, ma semplicemente un incremento rispetto a un importo fermo da vent’anni. Da questo punto di vista credo che, almeno in parte, l’istanza sia stata rispettata e che il sistema sia stato anche meglio organizzato. Ci tenevo a sottolinearlo perché, anche per esperienza professionale, dal 2006 al 2026 abbiamo sempre incontrato difficoltà nella gestione di questi progetti. Se oggi esiste un’organizzazione più chiara, non posso che considerarlo un passo avanti. 

Matteo Casali (RF): Devo dire che non condivido alcuni degli interventi che mi hanno preceduto, perché, a mio avviso, i riferimenti a queste istanze d’Arengo rappresentano plasticamente quello che dicevo nel mio intervento precedente di carattere generale. Peggio del non portare le istanze d’Arengo in Commissione è portarle e poi presentare dei riferimenti che le danno per evase quando, in realtà, non adempiono alle richieste formulate. Noi dobbiamo semplicemente prendere atto dei riferimenti con cui le Segreterie competenti dimostrano di aver dato attuazione a quanto il Consiglio Grande e Generale ha approvato. Ebbene, nessuna delle due istanze, alla luce dei riferimenti prodotti, può dirsi realmente adempiuta. Il riferimento del Segretario Bevitori, francamente, è abbastanza imbarazzante, perché non dice nulla. Si limita a dire: “Vedremo, faremo, stiamo facendo un percorso di riforma”. Ma qui siamo chiamati a esaminare il riferimento rispetto all’adempimento di richieste precise che il Consiglio Grande e Generale ha accolto. Se la risposta è che è in corso un percorso di riforma, allora il riferimento andrebbe portato al termine di quel percorso, quando si potrà dimostrare che quelle richieste sono state effettivamente soddisfatte. Dire semplicemente “stiamo facendo” è contrario allo spirito dell’istituto dell’istanza d’Arengo. Per quanto riguarda il fondo, ancora peggio. La spiegazione che è stata fornita da chi mi ha preceduto è che, siccome i 10.000 euro destinati alla Commissione Sammarinese per l’attuazione della Convenzione ONU oggi sono stati spostati su un altro capitolo di bilancio, allora il fondo, pur rimanendo nominalmente di 100.000 euro, sarebbe stato significativamente incrementato. Se non abbiamo rispetto per la nostra intelligenza, cerchiamo almeno di averne per quella degli istanti. È del tutto evidente che quel fondo non è stato significativamente incrementato; anzi, non è stato incrementato affatto. Era di 100.000 euro vent’anni fa ed è ancora di 100.000 euro oggi. La risposta del Segretario, che è diversa da quella fornita poco fa da un commissario, dice semplicemente che è stato predisposto un regolamento e che, sulla base delle domande che arriveranno, si valuterà se incrementare il fondo. Ma questa è una risposta sbagliata. Il Consiglio Grande e Generale ha accolto positivamente un’istanza che chiedeva un significativo incremento di quel fondo. Dire che si valuterà in futuro se aumentarlo non costituisce un corretto adempimento di quanto deliberato dal Consiglio. Non possiamo arrampicarci sugli specchi per sostenere il contrario. Abbiamo detto tutti che non vogliamo buttare la croce addosso a nessuno, ma non possiamo neppure prendere in giro gli istanti. Se fossi uno dei firmatari, mi sentirei sinceramente preso in giro. Per quanto riguarda la statistica, entro brevemente nel merito. Anche questa richiesta non è stata soddisfatta. L’istanza chiedeva di promuovere indagini statistiche nazionali sulla disabilità; la risposta è che è stato avviato un gruppo di lavoro. Allora aspettate a portare il riferimento e fatelo quando quel gruppo di lavoro avrà prodotto le statistiche richieste. Qui si chiedeva un risultato concreto, non l’avvio di un percorso. L’importanza della statistica è fondamentale. Sappiamo tutti che uno degli allegati dell’Accordo di associazione con l’Unione europea riguarda proprio la statistica. E se noi, su un tema come la disabilità, riferito a una popolazione di poco più di 33.000 abitanti, ci limitiamo ancora a dire che è stato costituito un gruppo di lavoro, non oso immaginare cosa accadrà quando dovremo adempiere agli obblighi previsti da quell’allegato. In quel caso non si tratterà più di un’istanza d’Arengo da raccontare come evasa: sarà un impegno assunto dallo Stato nei confronti di organismi internazionali. Se questa è la modalità con cui intendiamo adempiere agli impegni che assumiamo, c’è davvero da preoccuparsi. Il tema della statistica e della conoscenza dei fenomeni è imprescindibile. Lo abbiamo visto anche con il progetto di legge sulla famiglia appena approvato. Basti pensare alla figura del caregiver: abbiamo fissato un tetto di spesa di un milione di euro e un limite di cinquanta caregiver all’anno semplicemente perché non conosciamo il fenomeno. Non conosciamo il fenomeno. Ecco perché la conoscenza rappresenta il presupposto indispensabile di qualsiasi politica seria. Bene, quindi, il gruppo di lavoro, ma quel gruppo di lavoro non risponde all’istanza d’Arengo e, soprattutto, non mi rassicura rispetto agli impegni che il tema della statistica imporrà al nostro Paese nel momento in cui, auspico, verrà sottoscritto l’Accordo di associazione. 

Guerrino Zanotti (Libera): Rispetto ai due riferimenti che abbiamo ricevuto, però, non sarei così caustico nel commentarli. Ci sono istanze d’Arengo che possono essere attuate nell’arco di sei mesi perché, ad esempio, chiedono l’installazione di un autovelox o di un dosso e quindi si riesce a intervenire rapidamente. Ce ne sono altre, invece, che richiedono inevitabilmente percorsi più lunghi e che non possono essere realizzate in sei mesi. Penso, ad esempio, alla richiesta di disporre di dati statistici per affrontare il tema della disabilità sotto tutti i suoi aspetti. Fin dall’inizio della legislatura la Segreteria di Stato per il Lavoro sta lavorando alla predisposizione di un testo normativo sull’inclusione lavorativa. In casi come questo i confronti con tutti i soggetti interessati non possono esaurirsi in poco tempo. Credo sia emerso anche durante l’iniziativa organizzata dal sindacato che le posizioni delle organizzazioni sindacali e quelle delle associazioni datoriali non coincidono. Cercare di contemperare esigenze diverse non è semplice, anche perché i numeri raccontano chiaramente quale sia il diverso coinvolgimento delle varie categorie rispetto al tema dell’inclusione lavorativa. Lo dico anche in modo piuttosto critico, perché conosco bene questa materia. Nella scorsa legislatura avevamo predisposto e depositato, come Libera, un progetto di legge sull’inclusione lavorativa che non è mai arrivato nemmeno alla prima lettura. Se vogliamo dirla tutta, ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. L’inclusione lavorativa è un tema importante e, al suo interno, prevede strumenti precisi come il progetto di vita, il progetto di lavoro e il progetto di studio delle persone con disabilità, elementi che servono anche a costruire quelle statistiche sulle quali la Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU ha lavorato per anni senza riuscire purtroppo a completare il percorso. In quella direzione oggi si sta lavorando e si sta cercando di dare concreta attuazione a quanto richiesto dall’istanza d’Arengo. Per quanto riguarda invece gli stanziamenti destinati alle associazioni che si occupano di disabilità, devo dire che la risposta del Segretario afferma la disponibilità a valutare un incremento delle risorse sulla base delle richieste che verranno presentate. Io avrò modo di confrontarmi con il Segretario e gli dirò che, forse, sarebbe opportuno essere più coraggiosi: a prescindere dalle richieste che arriveranno, si potrebbe già prevedere uno stanziamento più elevato. Oggi il fondo è di 100.000 euro e so bene, perché ho avuto modo di confrontarmi con diverse realtà, che molte associazioni fanno fatica ad accedere ai sostegni economici e sono costrette a portare avanti le proprie attività con notevoli difficoltà. Credo quindi che il Segretario potrebbe dire con maggiore decisione che nel bilancio 2027 verrà stanziata una cifra superiore, ad esempio 150.000 o 200.000 euro. Questo non significa che quelle risorse debbano essere necessariamente spese tutte o utilizzate per iniziative inutili. Se le associazioni presenteranno progetti validi e meritevoli di sostegno, allora sarà giusto finanziarli con uno stanziamento più ampio. Se invece le risorse non verranno interamente utilizzate, rimarranno economie di bilancio, come accade per tanti altri capitoli dello Stato, che vengono stanziati sulla base di previsioni e che poi, per varie ragioni, non vengono completamente impiegati. In questo senso il mio invito è proprio quello di dare fin da subito un segnale concreto di accoglimento dell’istanza, aumentando lo stanziamento e utilizzando poi quelle risorse in modo corretto, sulla base delle effettive esigenze delle tante associazioni che svolgono un lavoro prezioso e che meritano di essere sostenute, sia sul piano normativo sia su quello economico. La stessa presentazione dell’istanza d’Arengo dimostra che molte di queste realtà si trovano oggi in difficoltà perché le risorse economiche e finanziarie non sono più adeguate alle necessità. 

Gaetano Troina (D-ML): Non ripeterò quanto è già stato detto dai colleghi, però credo che questo tema imponga alcune riflessioni. Prendo atto delle relazioni depositate dai Segretari di Stato e, come hanno giustamente rilevato altri colleghi, ho apprezzato in particolare l’intervento della commissaria Chiaruzzi, che ha sottolineato come, sostanzialmente, l’importo del fondo sia rimasto invariato nel tempo. Onestamente non conosco nel dettaglio le modalità con cui questi 100.000 euro vengono distribuiti ogni anno tra le realtà che ne fanno richiesta, perché non è il mio ambito di competenza. Ho visto però che nel tempo è stato adottato un regolamento per l’erogazione dei contributi e immagino che vengano utilizzati per finanziare progetti a beneficio di chi ne ha necessità. Se, ad esempio, una singola associazione presenta un progetto pluriennale da 20.000 o 30.000 euro, è evidente che una parte consistente delle risorse viene assorbita da quell’iniziativa e non può più essere destinata ad altri enti che presentano richieste. Se è davvero così, allora l’importo di cui stiamo parlando è oggettivamente molto basso e quantomeno una rivalutazione dovrebbe essere presa in considerazione. Più in generale condivido quanto è stato detto riguardo al fatto che, almeno in questa legislatura, siano stati avviati numerosi gruppi di lavoro su diversi fronti senza che, dopo quasi due anni, siano ancora arrivati risultati concreti o documenti conclusivi. Poiché in questo caso affrontiamo un tema particolarmente delicato, credo sia opportuno che almeno una prima impostazione o una bozza di lavoro venga condivisa, così da capire se esista già una linea di intervento oppure se siamo ancora in una fase preliminare. Per fare questo, però, servono dati di partenza e, come giustamente chiedono gli istanti, servono statistiche. Questo è uno dei grandi problemi del nostro Paese: non si riesce mai ad avere dati certi praticamente in nessun ambito della vita pubblica. Ogni ufficio diffonde dati propri che spesso sono aggregati e non suddivisibili in sottocategorie, rendendo molto difficile fornire informazioni precise ai cittadini o comprendere esattamente a cosa quei numeri si riferiscano. Su questo bisogna fare un enorme lavoro. Il fatto che la statistica sia richiamata anche nell’Accordo di associazione è un ulteriore elemento che dimostra quanto il tema sia importante. Al di là dell’Accordo di associazione, sul quale oggi non entro, ci sono comunque moltissimi interventi da realizzare nell’ambito della disabilità. Colgo anche l’occasione per segnalare una questione che mi è stata rappresentata e che riguarda l’inserimento lavorativo. Mi è stato riferito che una persona collocata in mobilità per motivi di disabilità non viene automaticamente iscritta nelle liste dedicate alle persone con disabilità perché, per poter essere iscritta, deve risultare formalmente inoccupata. In questo modo rischia di non poter accedere a tutta una serie di opportunità lavorative riservate agli iscritti in quelle liste. Lo segnalo perché mi è stato riportato e chiedo che venga verificato se questa situazione corrisponda effettivamente alla realtà. Se fosse così, credo che sarebbe opportuno intervenire per correggere questa distorsione. Concludo ribadendo che sarebbe importante che questo gruppo di lavoro producesse quanto prima un documento, così da consentire una valutazione fondata su dati concreti e certi. È ormai da otto anni, da quando seguo più direttamente la politica, che sento ripetere la necessità di adottare interventi incisivi a favore delle persone con disabilità. Tuttavia, nel concreto, soprattutto dal punto di vista strutturale e delle politiche di sistema, ho visto ben poco. È positivo che vengano sostenuti i progetti dell’associazionismo sammarinese, ma questo non basta, perché si tratta di interventi settoriali, rivolti a singoli progetti, mentre molte problematiche possono essere risolte soltanto attraverso interventi organici dello Stato. 

Gian Carlo Venturini (PDCS): Solo alcune considerazioni, perché i colleghi intervenuti prima di me hanno già espresso gran parte delle osservazioni. Credo sia difficile sostenere che l’istanza d’Arengo non sia stata recepita, come è stato affermato da qualcuno. Che poi si possa ritenere lo stanziamento insufficiente, troppo basso o non adeguato, su questo posso anche concordare. Però, come ricordavano prima le colleghe Selva e Chiaruzzi, se per vent’anni il fondo è rimasto a 100.000 euro e all’interno di quei 100.000 erano ricompresi anche i 10.000 euro destinati alla Commissione Sammarinese per l’Attuazione della Convenzione ONU, mentre oggi quei 10.000 euro sono stati spostati su un capitolo dedicato, significa che, di fatto, le risorse disponibili per quella finalità sono aumentate. Se poi non bastano, è un altro discorso. C’è inoltre la dichiarazione del Segretario di Stato che, in sede di bilancio, ha manifestato la disponibilità a valutare un ulteriore incremento delle risorse, come ricordava prima anche il collega Zanotti. Credo che questo rappresenti comunque un passo avanti. È vero che il problema esiste oggi, ma esisteva anche nel 2007, nel 2017 e negli anni precedenti. Nel frattempo si sono alternati Governi diversi e il problema è sempre rimasto. Quindi è giusto riconoscere che il tema c’è e che queste materie meritano di essere affrontate e sostenute adeguatamente. Credo che questo debba essere un impegno condiviso da tutti. Per quanto riguarda i dati statistici, è evidente che senza dati è difficile programmare e fare valutazioni. Mi risulta che il Congresso di Stato stia lavorando anche a un potenziamento dell’Ufficio di Statistica, proprio per adeguarsi agli standard richiesti dall’Accordo di associazione. Sul tema dell’inclusione lavorativa, invece, è da anni che si cerca di intervenire. Mi pare che già nel 2019 fosse stato approvato un ordine del giorno su questo tema. Esiste però anche un problema legato alle modalità con cui applicare la normativa nei confronti delle aziende, perché la questione della disabilità e dell’inserimento lavorativo non riguarda soltanto lo Stato, ma deve coinvolgere anche il sistema produttivo. Come dicevo prima, per quanto di rispettiva competenza, è attivo un gruppo tecnico che sta elaborando delle proposte. Le Segreterie di Stato competenti stanno lavorando a una riforma proprio per affrontare una problematica che si trascina ormai da molti anni e che oggi continua a essere disciplinata sostanzialmente dalla normativa del 1961 e da quella del 1991. È quindi giusto che la parte sociale e quella del sostegno siano affrontate da tutti e non esclusivamente dallo Stato. 

Presidente della Commissione Denise Bronzetti: Proprio questa mattina si è tenuto un incontro a livello tecnico, che fa riferimento al gruppo istituito con delibera per la redazione della nuova normativa sull’inclusione, non solo lavorativa, ma più in generale delle persone con disabilità e delle persone svantaggiate. Credo che quanto emerge dai riferimenti alle istanze d’Arengo e anche dagli interventi che si sono susseguiti abbia un senso se effettivamente si conoscono i dati sulla disabilità e sulle situazioni di disagio che le persone stanno vivendo. È infatti impossibile intervenire senza avere cognizione dei soggetti che rientrano in una situazione certificata di disabilità o di quelle situazioni più difficili da certificare, ma che possono comunque essere rilevate, come quelle delle persone a rischio di esclusione sociale per una serie di problematiche. In realtà non è la prima volta che arrivano all’attenzione della politica, delle parti sociali e dell’associazionismo proposte di legge o bozze di intervento che cercano di affrontare il grande tema della disabilità. Da parte mia, sia come tecnico nel gruppo di lavoro sia come componente politico di questa Commissione, c’è tutta l’attenzione e la disponibilità affinché il lavoro che si sta portando avanti possa arrivare presto in Aula. Prima ancora, però, ritengo fondamentale il confronto con tutte le parti interessate, così da giungere a un provvedimento organico che non si limiti a modificare la vecchia legge quadro, ma intervenga in modo più ampio sui diversi aspetti della materia. Dobbiamo infatti considerare che questo tema è in continua evoluzione, perché evolvono sia le forme di disabilità sia le situazioni di fragilità e di difficoltà sociale. In uno Stato piccolo come il nostro mi auguro che nessuno venga lasciato indietro. C’è poi il grande tema dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, con tutte le difficoltà che comporta, soprattutto quando si guarda al settore privato. È innegabile che fino ad oggi la pubblica amministrazione abbia svolto, in parte, il ruolo di ammortizzatore sociale per queste persone. Tuttavia, pur con tutta la disponibilità possibile, difficilmente potrà continuare a rappresentare l’unico sbocco occupazionale. È quindi necessario coinvolgere sempre di più anche il settore privato e credo che su questo la politica debba fare un grande lavoro. Non ho invece compreso fino in fondo la problematica sollevata dal commissario Troina. Probabilmente non l’ho interpretata correttamente, ma c’è tutta la disponibilità, anche nell’ambito dei lavori di questa Commissione, a verificare se esista effettivamente un problema, dove si collochi e, se possibile, intervenire anche nell’immediato, senza attendere necessariamente una riforma complessiva della normativa sulla disabilità. 

3. Esame in sede referente del Progetto di legge di iniziativa popolare “Disciplina delle alienabilità e concessioni dei terreni di proprietà pubblica” (presentato dal Sig. Davide Forcellini ed altri) 

Proponente: Vorrei chiedere a tutti i commissari di valutare la possibilità di accogliere la richiesta di sospensione dell’esame di questo progetto di legge, alla luce della disponibilità manifestata dal Segretario di Stato per il Territorio ad approfondire insieme ai proponenti le questioni sollevate dal progetto stesso, in particolare per quanto riguarda la parte relativa alle concessioni dei terreni di proprietà pubblica. Considerata quindi la disponibilità ad aprire un tavolo di confronto, che immagino verrà ribadita anche dopo questo mio intervento, chiedo ai commissari di sospendere, o meglio rinviare, l’esame del progetto di legge. 

Gian Carlo Venturini (PDCS): Per quanto riguarda la richiesta, credo che, se si ritiene opportuno svolgere un ulteriore approfondimento con la Segreteria competente, questo provvedimento possa essere rinviato e successivamente reinserito all’ordine del giorno.

Segretario di Stato Matteo Ciacci: Ringrazio la proponente. Anche alla luce di questa valutazione espressa dai promotori, mi impegno, a verbale e davanti alla Commissione, a convocare fin dai prossimi giorni il comitato promotore. Avevamo già avuto un confronto informale nel quale erano emerse alcune ipotesi di ragionamento sul tema delle concessioni, soprattutto perché, per il resto, il progetto di legge non introduceva modifiche particolarmente rilevanti, se non di carattere metodologico, che ritengo di avere già recepito. Mi impegno quindi a convocare il comitato promotore e a ricercare una sintesi che possa essere valutata nell’ambito del progetto di legge sulla trasparenza degli atti, in particolare delle concessioni, così da sviluppare soluzioni utili anche a recepire le istanze da voi avanzate. 

Gaetano Troina (D-ML): Come prevede la legge, naturalmente prendiamo atto della richiesta. Vorrei però fare una considerazione. Ci era stata comunicata nei termini previsti dal Regolamento la possibilità, per i gruppi consiliari, di predisporre e depositare emendamenti al progetto di legge entro un congruo termine. Le forze politiche hanno quindi riunito i propri organismi tecnici, hanno svolto studi e valutazioni e si erano preparate per discutere questo progetto di legge nella seduta odierna. Apprendere soltanto adesso che viene chiesto di soprassedere mi lascia sinceramente piuttosto perplesso, anche perché anch’io, proprio nel fine settimana, ho ripreso in mano il provvedimento, l’ho studiato e sono arrivato qui preparato per discuterlo. Onestamente questo metodo, e so bene che non è responsabilità del presidente, mi lascia perplesso. Stiamo parlando di un progetto di legge depositato nel 2018: c’è stato tutto il tempo per svolgere i confronti necessari e arrivare in Commissione preparati. Prendiamo atto della richiesta, è un diritto dei proponenti, però non mi sembra un metodo particolarmente rispettoso del lavoro svolto. 

Matteo Casali (RF): Naturalmente nulla osta a questa sospensione, anche perché non avremmo la possibilità di opporci e, sinceramente, neppure l’intenzione. Tuttavia non posso che condividere quanto appena detto dal commissario Troina. I confronti dovrebbero essere svolti prima che un progetto di legge venga calendarizzato in Commissione. Naturalmente questo non è imputabile ai proponenti. Evidentemente i confronti avrebbero dovuto precedere la calendarizzazione del progetto. Se oggi ci viene detto che è necessario sospendere l’esame perché è arrivato il momento di confrontarsi su un progetto di legge depositato ormai da anni, forse sarebbe stato sufficiente coordinare prima le intenzioni della Segreteria con lo spirito del progetto per evitare di arrivare a questo rinvio. Ripeto, non ci opponiamo, sia perché non possiamo farlo sia perché non ne avremmo comunque l’intenzione, trattandosi di un progetto di legge di iniziativa popolare. Sul metodo, però, qualche osservazione credo sia doverosa. Non nei confronti dei proponenti, ma di chi ha ritenuto di portare oggi in Commissione un progetto di legge senza che quei confronti, che tutti davamo per acquisiti, fossero stati effettivamente svolti. Se oggi si ritiene necessario sospendere per verificare la possibilità di trovare una soluzione condivisa e di recepire le istanze dei proponenti, allora va bene così. 

4. Esame in sede referente del Progetto di legge “Istituzione di guardie zoofile volontarie nella Repubblica di San Marino” (presentato dalla Signora Silvia Paoletti ed altri) 

Proponente: Grazie. Il presente progetto di legge nasce dall’esigenza di rafforzare le attività di vigilanza e controllo sul territorio in materia di tutela e benessere degli animali d’affezione. Da molti anni, infatti, la Repubblica di San Marino registra una significativa carenza di personale dedicato a questo servizio. Attualmente è presente una sola guardia cinofila, il cui profilo professionale non richiede una specifica formazione o un titolo di studio dedicato. Questa situazione, oltre a limitare l’efficacia dei controlli, comporta un’inevitabile scopertura del servizio durante i periodi di ferie, malattia o altre assenze. Il presente intervento normativo si inserisce nel più ampio percorso di aggiornamento della legislazione sammarinese in materia di tutela degli animali, percorso avviato soltanto nei primi anni Novanta e che necessita oggi di un ulteriore adeguamento ai principi di benessere animale ormai consolidati negli ordinamenti europei. Un primo importante passo è stato compiuto con la legge n. 59 del 2025, che ha modificato il Codice Penale introducendo un significativo inasprimento delle pene per i reati commessi ai danni degli animali. Tale riforma, tuttavia, ha lasciato priva di una specifica disciplina le condotte colpose riconducibili a negligenza, imprudenza o imperizia, che nella pratica rappresentano una parte consistente delle violazioni riscontrate sul territorio. Queste fattispecie erano in precedenza perseguite ai sensi del previgente articolo 232-bis del Codice Penale, successivamente abrogato, mentre continuano tuttora a trovare espressa disciplina nell’ordinamento italiano attraverso l’articolo 727 del Codice Penale. La mancanza di una corrispondente previsione nell’ordinamento sammarinese ha determinato un vuoto normativo proprio in relazione alle condotte che, per frequenza, costituiscono la casistica maggiormente riscontrata nell’attività di vigilanza e nei procedimenti giudiziari in materia di tutela degli animali. Parallelamente è in fase di conclusione il lavoro di revisione della legge n. 101 del 2012, finalizzato all’introduzione di parametri oggettivi per la valutazione delle condizioni di benessere animale, elaborati sulla base delle normative italiane ed europee. Ciò consentirà alle autorità competenti di operare attraverso criteri tecnici chiari e uniformi, riducendo il contenzioso amministrativo e garantendo maggiore certezza nell’applicazione della normativa. La riforma consentirà inoltre di rendere più efficaci i controlli riguardanti la corretta conduzione degli animali d’affezione, con particolare riferimento alla raccolta delle deiezioni, alla custodia dei cani e alla prevenzione delle situazioni di animali lasciati liberi o mal governati. Si tratta di tematiche particolarmente sentite dalla cittadinanza, anche alla luce della crescente sensibilità sociale verso il rispetto degli animali e il decoro urbano. Per garantire un intervento normativo organico e sistematicamente coordinato, il medesimo progetto di riforma contiene anche uno specifico articolato dedicato all’istituzione delle guardie zoofile volontarie. L’introduzione di questa figura rappresenta un importante rafforzamento dell’attività di vigilanza sul territorio senza determinare alcun onere economico a carico dello Stato. Le guardie zoofile volontarie svolgeranno infatti la propria attività a titolo volontario e gli eventuali proventi derivanti dalle sanzioni amministrative saranno integralmente devoluti al pubblico erario. Le guardie zoofile volontarie saranno nominate sulla base dei requisiti previsti dalla legge e dovranno seguire uno specifico percorso di formazione finalizzato all’acquisizione delle competenze giuridiche e tecniche necessarie allo svolgimento delle funzioni loro attribuite. In questo modo si garantirà l’operato di personale qualificato, in grado di collaborare efficacemente con le autorità competenti nell’attività di vigilanza, prevenzione e tutela del benessere degli animali d’affezione. Le guardie zoofile opereranno in collaborazione con le istituzioni competenti, come già previsto dalla legge n. 54 del 1991, contribuendo all’attività di controllo e tutela del benessere animale e favorendo anche la diffusione della cultura del rispetto degli animali attraverso attività di prevenzione e sensibilizzazione. La proposta prende spunto anche da un modello ormai consolidato in Italia, dove le guardie zoofile volontarie operano fin dai primi decenni del Novecento con risultati riconosciuti. Siamo consapevoli che in Italia, in passato, siano sorti alcuni contenziosi riguardanti le competenze in materia venatoria. Proprio per questo il nostro progetto evita qualsiasi possibile sovrapposizione. Le guardie zoofile volontarie sammarinesi avranno competenze esclusivamente sugli animali d’affezione e non si occuperanno in alcun modo di attività venatorie o di fauna selvatica. Questo garantisce chiarezza di ruoli ed evita i problemi emersi in altri ordinamenti. Si precisa quindi che le competenze delle guardie zoofile saranno esclusivamente riferite agli animali d’affezione. Alla luce delle considerazioni esposte, pur riconoscendo la piena validità e l’importanza del presente progetto di legge, in questa fase se ne propone la reiezione esclusivamente per ragioni di opportunità legislativa. L’istituzione delle guardie zoofile volontarie è infatti già stata recepita all’interno del più ampio progetto di legge di modifica della legge n. 101 del 31 luglio 2012, attualmente in fase conclusiva di elaborazione. Tale scelta consentirà di approvare contestualmente un quadro normativo organico e coordinato, evitando la frammentazione degli interventi legislativi e garantendo una disciplina unitaria della materia. Vorrei inoltre precisare che le guardie zoofile volontarie si ispirano anche a una figura già prevista nella Repubblica di San Marino, quella delle guardie giurate venatorie, disciplinate fin dal 1972 dall’articolo 50 della legge n. 7 del 1972. Come dicevo, l’istituzione delle guardie zoofile volontarie rappresenta un passo necessario per garantire una tutela concreta degli animali. Rafforzare o inasprire le leggi, da solo, non è sufficiente. Senza controlli efficaci e costanti, le norme rischiano di rimanere soltanto sulla carta. Le guardie zoofile volontarie svolgono un ruolo fondamentale nella vigilanza, nella prevenzione degli illeciti e nella sensibilizzazione dei cittadini, contribuendo a far rispettare la normativa e a promuovere una maggiore cultura del rispetto verso gli animali e del decoro urbano. Per questo motivo la loro presenza costituisce un elemento essenziale affinché le leggi possano tradursi in una tutela reale ed efficace. Pertanto, la richiesta di respingere il presente progetto di legge non costituisce un giudizio negativo sul suo contenuto, che riteniamo condivisibile e di rilevante interesse per la Repubblica, ma risponde esclusivamente all’esigenza di ricomprendere le disposizioni in esso contenute nel più ampio intervento di riforma della legge n. 101 del 2012, così da assicurare una disciplina complessiva, coerente e sistematicamente coordinata.