San Marino. Giulia Muratori, Libera, sul “Centro salute donna”, un servizio da tutelare e rafforzare.
Nelle prossime settimane il Consiglio Grande e Generale sarà chiamato a discutere la nuova legge sulla famiglia. Una riforma importante, che affronta il tema della denatalità e introduce nuove misure a sostegno della genitorialità. Credo però che questa sia anche un’occasione per fare una riflessione più ampia. Perché sostenere le famiglie non significa soltanto approvare nuove norme o prevedere contributi economici. Significa costruire una rete di servizi capace di accompagnare le donne e i genitori nei momenti in cui hanno davvero bisogno della presenza delle istituzioni.
Oggi le famiglie sono profondamente cambiate. Nella maggior parte dei casi lavorano entrambi i genitori e non sempre possono contare sul supporto quotidiano della rete familiare. È proprio in questo contesto che i servizi territoriali assumono un valore ancora più importante.
Per questo sono convinta che il Centro Salute Donna rappresenti uno dei servizi più preziosi e che oggi sia il momento giusto per rilanciarne il ruolo.
Il Centro Salute Donna è nato come un presidio territoriale dedicato alla prevenzione, all’accompagnamento della gravidanza, al sostegno dell’allattamento, al puerperio e, più in generale, alla presa in carico della donna nelle diverse fasi della vita. Negli anni ha saputo costruire un rapporto di fiducia con tante donne e tante famiglie, offrendo un servizio che va ben oltre la dimensione strettamente sanitaria.
Proprio per questo credo che sia necessario cogliere questa fase per ripensare e rafforzare il Centro Salute Donna, mettendo ancora di più al centro la donna e i suoi bisogni. La vera sfida non è soltanto organizzativa: è costruire un servizio che abbia il tempo e gli strumenti per accompagnare ogni donna lungo il proprio percorso, dalla prevenzione alla gravidanza, dal puerperio ai mesi successivi alla nascita del bambino.
In una società che cambia, nella quale le famiglie sono sempre più sole e i punti di riferimento tradizionali vengono meno, cresce il bisogno di un’assistenza capace di ascoltare, orientare e accompagnare. Il Centro Salute Donna deve continuare ad essere questo, un luogo in cui la relazione di cura abbia il giusto spazio e in cui ogni donna possa trovare professionisti che la seguano con continuità, competenza e attenzione, senza limitarsi alla sola risposta clinica.
Una riflessione che, a mio avviso, dovrebbe riguardare anche il modello organizzativo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale, affinché il Centro Salute Donna possa mantenere una propria autonomia funzionale, coerente con la sua missione e con gli indirizzi del Piano Sanitario e Socio-Sanitario, che individua nella medicina territoriale uno degli assi strategici del futuro della nostra sanità. In questo percorso il ruolo delle ostetriche è fondamentale. Sono professioniste altamente qualificate che rappresentano una risorsa preziosa nell’accompagnamento della gravidanza, nel sostegno all’allattamento, nell’assistenza domiciliare, nella prevenzione e nel supporto alle neo-mamme.
In un contesto in cui sempre più donne incontrano difficoltà nel proseguire l’allattamento al seno e vivono con maggiore solitudine i primi mesi dopo la nascita di un figlio, diventa ancora più importante offrire un sostegno competente, continuativo e facilmente accessibile. L’allattamento, così come il puerperio, non riguarda soltanto la salute fisica, ma coinvolge anche la dimensione emotiva e psicologica della donna. Per questo è fondamentale poter contare su un servizio che sappia ascoltare, accompagnare e sostenere le neo-mamme, aiutandole ad affrontare con serenità una fase tanto delicata quanto importante della loro vita.
Valorizzare pienamente le competenze delle ostetriche e favorire un lavoro sempre più integrato con le altre professionalità sanitarie e psicologiche significa investire non solo nella salute delle donne e dei bambini, ma anche in un modello di sanità territoriale più umano, più vicino alle persone e capace di dedicare il tempo necessario all’ascolto, alla relazione e alla presa in carico.
Pur nella consapevolezza delle esigenze organizzative dei servizi, ritengo che il Centro Salute Donna debba continuare a mantenere una propria identità e una propria autonomia funzionale. La sua collocazione naturale è quella di un presidio territoriale, facilmente accessibile e distinto dal contesto ospedaliero, perché è proprio nella prossimità alle donne e alle famiglie che questo servizio esprime al meglio il proprio valore. È questa la direzione nella quale, a mio avviso, occorre continuare a investire.
La risposta alla denatalità non si misura soltanto dal numero dei figli che nascono. Si misura anche dalla capacità di uno Stato di accompagnare una donna prima della nascita di un figlio, durante la gravidanza e nei mesi successivi al parto. È in quel momento che una comunità dimostra concretamente quanto crede nella famiglia. Per questo ritengo che rafforzare il Centro Salute Donna significhi investire nella medicina territoriale, nella prevenzione e, soprattutto, nel futuro delle donne, dei bambini e delle famiglie del nostro Paese.
Giulia Muratori
Libera San Marino


