Emergenze e riforme: sicurezza, cimiteri e cittadinanza al centro del confronto (report della Commissione Permanente I del 13 luglio 2026)
Commissione Consiliare Permanente Affari Costituzionali ed Istituzionali; Pubblica Amministrazione; Affari Interni, Protezione Civile, Rapporti
con le Giunte di Castello; Giustizia; Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Università e Ricerca Scientifica
Lunedì 13 luglio 2026, mattina
La Commissione apre i lavori dal comma “comunicazioni” con una riflessione sul tema della sicurezza e del disagio giovanile prendendo spunto dai recenti episodi di cronaca che hanno interessato San Marino. Il Segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi evidenzia come gli episodi rappresentino soltanto la manifestazione più visibile di un fenomeno già monitorato da tempo dalle forze dell’ordine e invita ad affrontarlo in modo sistemico. “Non possiamo pattugliare ogni angolo del territorio”, afferma, sottolineando che sarebbe un errore scaricare ogni responsabilità sulle forze di polizia. Belluzzi propone invece un lavoro condiviso che coinvolga famiglie, scuola, servizi sociali, Giunte di Castello e istituzioni, annunciando che porterà il tema all’attenzione del Congresso di Stato per avviare un percorso stabile di monitoraggio e prevenzione. Nel dibattito Carlotta Andruccioli (D-ML) collega il tema della sicurezza al rafforzamento delle Giunte di Castello, chiedendo aggiornamenti sulla riforma della normativa e sostenendo che istituzioni territoriali più autonome possano svolgere un ruolo decisivo anche nella prevenzione del disagio. Condivide l’impostazione del Segretario, osservando che “sarebbe un errore pensare che la risposta possa limitarsi al rafforzamento dell’azione delle forze di polizia” e ribadisce la disponibilità dell’opposizione a collaborare “senza fare allarmismi, ma anche senza sottovalutare il problema”. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) rivolge un ringraziamento al lavoro svolto dalle forze dell’ordine e sottolinea che una rete di collaborazione tra polizia, servizi sociali e sanitari esiste già e va ulteriormente valorizzata, perché il disagio giovanile richiede interventi tempestivi e coordinati. Anche Giulia Muratori (Libera) ritiene che i recenti fatti dimostrino come San Marino non sia immune da fenomeni di questo tipo e richiama il “grido d’allarme arrivato proprio dai giovani”, sostenendo che sia necessario creare spazi sicuri di aggregazione e continuare a investire sul dialogo tra istituzioni e territorio. La commissaria amplia poi il confronto affrontando il tema della dirigenza pubblica, chiedendo una riflessione sul modello futuro e sulla valorizzazione delle professionalità interne, oltre a sollecitare chiarimenti sull’entrata in funzione dell’ICEE. Sulla stessa linea Barbara Bollini (PDCS) invita a guardare alle cause profonde del disagio, indicando nella collaborazione tra famiglia, scuola e Stato lo strumento principale per prevenire comportamenti devianti. Richiama inoltre il peso crescente dei social network e della tecnologia nell’influenzare i giovani e ribadisce il ruolo centrale dei Capitani e delle Giunte di Castello come punto di riferimento diretto per i cittadini e per il territorio. Nella replica conclusiva il Segretario Belluzzi aggiorna infine la Commissione sul percorso di riforma delle Giunte di Castello, spiegando che il confronto con i Capitani proseguirà nei prossimi mesi per arrivare a modifiche condivise della normativa e confermando la volontà di coinvolgerle sempre di più nei processi decisionali. Sul fronte della pubblica amministrazione annuncia l’intenzione di aprire una riflessione sulla futura riforma della dirigenza, puntando su formazione e ricambio generazionale, mentre sull’ICEE comunica che il 17 luglio si riunirà l’Osservatorio, che i provvedimenti attuativi sono ormai pronti e che l’applicativo entrerà nella fase conclusiva, con l’obiettivo di rendere lo strumento pienamente operativo durante il periodo di sperimentazione.
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Con il comma 2, il dibattito si concentra sull’emergenza dei cimiteri della Repubblica, tema introdotto dal Segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi, che descrive una situazione ormai critica per la saturazione di diversi camposanti, in particolare quelli di Domagnano, Acquaviva, Serravalle e Montalbo. Il Segretario spiega che il problema non è soltanto organizzativo, ma tocca direttamente la sensibilità delle famiglie, perché sempre più spesso un cittadino non riesce a essere sepolto nel proprio Castello. “Se questa non è un’emergenza assoluta, mi chiedo cosa lo sia”, afferma, ricordando che a fronte di circa 200 decessi l’anno restano disponibili soltanto 250 posti in tutta la Repubblica. Per questo il Governo presenta un piano straordinario che punta su una revisione del regolamento di Polizia mortuaria, una campagna massiva di estumulazioni, la realizzazione di nuovi loculi ossari e interventi infrastrutturali già finanziati, con l’obiettivo di garantire entro il 2027 disponibilità di sepolture in tutti i Castelli. Belluzzi sottolinea inoltre che il progetto vuole superare la logica dei continui ampliamenti dei cimiteri, introducendo un sistema stabile di sostituzione dei loculi, nel pieno rispetto delle famiglie coinvolte. Parallelamente richiama anche la necessità di investire nella manutenzione e nell’accessibilità dei cimiteri, citando ad esempio l’esigenza di ascensori e montacarichi a Serravalle, e invita ad affrontare con pragmatismo anche il tema degli appalti, affinché le emergenze possano essere risolte senza rallentamenti. Il Segretario di Stato per il Territorio Matteo Ciacci sottolinea che il piano dovrà conciliare l’urgenza degli interventi con il rispetto delle sensibilità religiose, familiari e affettive, annunciando una programmazione che prevede sia opere immediate sia interventi di più lungo periodo. “Il 2027 dovrà essere l’anno in cui destinare risorse agli ampliamenti delle strutture cimiteriali”, afferma, indicando come priorità l’ampliamento del cimitero di Domagnano, mentre ricorda che a Fiorentino i lavori sono già iniziati. Per Ciacci l’obiettivo strategico è fare in modo che ogni cittadino possa trovare sepoltura nel proprio Castello di appartenenza, considerato il forte legame della popolazione con il territorio. Barbara Bollini (PDCS) insiste sull’importanza della manutenzione e dell’accessibilità dei cimiteri, affinché anche le persone anziane o con disabilità possano raggiungere le tombe dei propri cari. Anche Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) evidenzia il valore identitario che il cimitero del proprio Castello riveste per i sammarinesi, ricordando come molti cittadini arrivino a chiedere loculi in prestito o scelgano la cremazione pur di non essere sepolti altrove. A suo giudizio l’emergenza non è più rinviabile e richiede una risposta condivisa: “È fondamentale affrontare con determinazione questa emergenza, senza sottrarci alle nostre responsabilità”, accompagnando le famiglie con un percorso di informazione e coinvolgendo attivamente le Giunte di Castello. Sulla stessa linea Donatella Merlini (PSD) ringrazia i Segretari per il coraggio nell’affrontare un tema rimasto irrisolto per anni e auspica una gestione attenta del percorso, fondata sul confronto con le Giunte di Castello e su una comunicazione rispettosa della particolare sensibilità della materia. Dall’opposizione, Carlotta Andruccioli (D-ML) condivide la necessità di intervenire con urgenza ma invita a trasformare l’emergenza in un’occasione per costruire una pianificazione stabile. “Garantire ai cittadini la possibilità di essere sepolti nel proprio Castello, nel rispetto della loro volontà e di quella delle famiglie, non è soltanto una questione amministrativa, ma rappresenta un dovere delle istituzioni nei confronti della dignità della persona”, osserva, ricordando che il fabbisogno di spazi cimiteriali è ampiamente prevedibile e che negli anni è mancata una programmazione di lungo periodo. Pur giudicando condivisibile il cronoprogramma illustrato dal Governo, invita quindi a dotarsi di un monitoraggio costante per evitare che, esaurita l’attuale emergenza, il problema si ripresenti negli anni futuri.
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Al comma 3, il Segretario di Stato agli Affari Interni Andrea Belluzzi ripercorre il lavoro svolto dalla Commissione sulla riforma della cittadinanza, ricordando che, dopo l’approvazione della norma sulla rinuncia alla cittadinanza d’origine, è stato avviato un confronto ampio con associazioni, tecnici, dirigenti e mondo politico, arricchito anche dall’audizione del professor Bruno Nascimbene. Dagli approfondimenti emerge la necessità di intervenire su una normativa stratificata nel tempo, nella quale permangono conflitti e criticità legati ai diversi interventi legislativi succedutisi negli anni. Belluzzi ribadisce che il tema della cittadinanza deve restare distinto da quello della legge elettorale e propone di procedere lungo due direttrici parallele: affrontare subito le questioni più urgenti con interventi mirati e, contemporaneamente, avviare il lavoro per arrivare a un testo unico capace di riordinare l’intera materia. “Personalmente ritengo che, laddove possibile, non debba essere considerato un tabù intervenire con provvedimenti puntuali per chiudere definitivamente queste questioni”, afferma, spiegando che un riordino complessivo richiederà invece tempi più lunghi, approfondimenti tecnici e un ampio confronto politico. Il Segretario propone quindi la costituzione di una commissione mista tra tecnici e politica incaricata di elaborare prima le linee guida e successivamente un progetto di legge organico, da sottoporre al normale iter consiliare. Conclude rimettendo però la decisione alla Commissione, chiedendo ai commissari di indicare se intendano procedere subito sulle criticità più urgenti oppure rinviare ogni intervento all’elaborazione del futuro testo unico, ribadendo la propria disponibilità a tradurre l’indirizzo politico che emergerà dal confronto in un’azione concreta.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) sottolinea che il tema della cittadinanza accompagna l’evoluzione della società e ricorda come dalle audizioni sia emerso con chiarezza che “la cittadinanza è una prerogativa dello Stato” e che “ogni Stato mantiene quindi piena autonomia nel definire e regolare questa materia”. Per questo condivide l’orientamento del Governo: “Ritengo però altrettanto importante sciogliere rapidamente i nodi ancora rimasti aperti” e sostiene la costituzione di “un gruppo di lavoro strutturato nel quale politica e tecnici collaborino per arrivare a un testo che non lasci più spazio a dubbi interpretativi”. Anche Ilaria Baciocchi (PSD) invita a distinguere gli interventi immediati dalla riforma complessiva: “L’urgenza non deve impedirci di costruire una buona riforma, ma allo stesso tempo la prospettiva di una riforma complessiva non può diventare un alibi per rinviare problemi che possono essere risolti fin da subito”. A suo giudizio la Commissione deve dimostrare “la maturità” di affrontare separatamente le questioni più urgenti e quelle che richiedono un approfondimento più ampio. Carlotta Andruccioli (D-ML) ribadisce che la riforma sulla rinuncia alla cittadinanza d’origine è stata condivisa, ma osserva che “qualsiasi ulteriore intervento debba essere valutato nell’ambito di una riforma complessiva e non attraverso modifiche isolate”. Allo stesso tempo afferma di ritenere “corretto intervenire subito per risolvere queste criticità”, riferendosi alle sanatorie, ai dinieghi e agli altri problemi segnalati dagli uffici. La commissaria invita inoltre la politica a confrontarsi senza pregiudizi con le proposte del Comitato per la cittadinanza, soffermandosi in particolare sul limite alla trasmissione della cittadinanza oltre la terza generazione: “Mi domando quale possa essere, in questi casi, il reale legame con San Marino”. Per Giuseppe Maria Morganti (Libera) le audizioni “hanno aperto la mente anche rispetto ad aspetti ai quali, probabilmente, non avevamo nemmeno pensato” e hanno consentito di individuare con chiarezza le criticità della normativa. Ritiene tuttavia che “la nostra normativa, pur presentando alcune sperequazioni, è sostanzialmente equilibrata” e giudica “molto positivo avviare il lavoro di un gruppo tecnico che possa dare organicità a una legislazione che oggi è diventata piuttosto frammentaria”. Sulla stessa linea Gemma Cesarini (Libera), che condivide la necessità di “procedere parallelamente su due binari”, affrontando subito le criticità già individuate e lavorando contemporaneamente al futuro testo unico.
I lavori vengono quindi brevemente interrotti per consentire l’elaborazione di un ordine del giorno a conclusione del dibattito. Al termine del confronto la Commissione approva all’unanimità un ordine del giorno, illustrato da Ilaria Baciocchi (PSD) e sottoscritto da tutte le forze politiche presenti, che conferma il percorso avviato nei mesi scorsi per il riordino della normativa sulla cittadinanza. Il documento ribadisce l’obiettivo di arrivare a un testo unico che raccolga l’intera disciplina della materia, ma affida nel frattempo al Segretario di Stato agli Affari Interni il compito di intervenire sulle criticità più urgenti emerse durante l’attività istruttoria della Commissione. Tra le priorità indicate figurano il completamento dell’attuazione della legge che ha eliminato l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine, la definizione delle situazioni ancora pendenti derivanti dalle normative del 2019 e del 2021 e la revisione della disciplina relativa alla dichiarazione di mantenimento della cittadinanza. L’ordine del giorno stabilisce inoltre che tutte le questioni di carattere più generale confluiscano nella futura riforma organica e incarica il Segretario di Stato di promuovere, d’intesa con la Commissione, un gruppo di lavoro tecnico-politico aperto a tutte le forze consiliari, con il coinvolgimento degli uffici competenti e delle professionalità necessarie, per predisporre il futuro testo unico sulla cittadinanza.
Comma 1 – Comunicazioni
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ci tengo, in sede di comunicazioni, a condividere con la Commissione alcune riflessioni in riferimento a quanto accaduto nelle ultime due settimane. Gli episodi di cronaca a cui abbiamo assistito rappresentano soltanto la manifestazione più evidente di una criticità che è presente da mesi e che le forze dell’ordine stavano già monitorando. Ho visto i comunicati delle forze politiche e dei Capitani di Castello e ritengo sia doveroso e apprezzabile che tutti ci stiamo concentrando su questo problema. Credo però che non sia una questione che possa essere risolta caricando tutto il peso sulle forze di polizia. Il tema di un maggiore presidio del territorio merita sicuramente di essere preso in considerazione, ma noi non possiamo pattugliare ogni angolo del territorio, anche perché non disponiamo delle risorse umane necessarie. È certamente importante continuare a investire nelle infrastrutture tecnologiche, come le telecamere con sistemi di videoriconoscimento e il monitoraggio costante del territorio, perché possono rappresentare un valido supporto. Così come è necessario prestare una maggiore attenzione, soprattutto nella stagione estiva, ai luoghi in cui i giovani si ritrovano. E qui apro una parentesi: quali sono oggi i luoghi in cui i giovani si incontrano? Lascio a voi questa riflessione. Forse dovremmo ragionare, Castello per Castello, proprio sul tema degli spazi di aggregazione giovanile. Ricordo, ad esempio, il Castello di Fiorentino, che si era impegnato e aveva cercato in tutti i modi di realizzare una sala prove da mettere a disposizione dei giovani per suonare. Ecco, questa può essere un’idea: destinare spazi ai giovani, ma non solo a loro, perché la musica è patrimonio di tutti. Creare luoghi tematici dove chi ama lo sport, chi ama la musica o altre attività possa ritrovarsi liberamente e sentire che il territorio e la comunità sono attenti alle loro esigenze. Credo infatti che il fenomeno sia molto complesso e richieda l’impegno di tutte le agenzie della nostra società. Scaricare tutto sulle forze di polizia sarebbe un errore, anche se naturalmente anche loro devono essere coinvolte al tavolo. Dall’altra parte occorre tornare a dialogare con le famiglie, perché dietro alcune di queste vicende ci sono problemi familiari importanti. Non possiamo caricare tutto sulla scuola, anche se la scuola queste situazioni spesso le vede e può segnalarle tempestivamente. Ci sono poi il Servizio Minori e la Tutela Minori. Credo che sia necessario ricostruire una rete. Domani porterò questa riflessione in Congresso, perché ritengo che si debba avviare una discussione che non produce una soluzione immediata, come accendere un interruttore. È un percorso, una costruzione che richiede tempo e attenzione. Oggi il problema si ripresenta, ma periodicamente assistiamo a fenomeni di questo tipo. Ricordo, andando indietro nel tempo, almeno due episodi. Il primo risale al periodo successivo al Covid, nel 2020, quando San Marino riaprì per prima: guardo l’ex Capitano di Castello di Borgo, che ricorderà bene quelle situazioni. Ma ancora prima, circa dieci anni fa, ricordo una banda che incendiava cassonetti e che, se non ricordo male, aveva anche rubato dei serpenti dal rettilario. Sono episodi che si ripresentano ciclicamente e rappresentano segnali importanti. Per questo ritengo necessario mantenere un monitoraggio costante, creare un luogo stabile di confronto e riflessione e intraprendere le azioni necessarie. Il contributo costruttivo della politica è fondamentale, ma soprattutto auspico che si riesca ad attivare politiche ordinate e momenti periodici di monitoraggio per comprendere realmente quale sia lo stato delle cose. Troppo spesso ci preoccupiamo e accendiamo i riflettori solo quando accadono episodi eclatanti. Se invece parlassimo con i docenti e con tutti coloro che seguono e monitorano i giovani, probabilmente quei segnali sarebbero già emersi e molti campanelli d’allarme avrebbero potuto essere colti in anticipo. Su questo credo che tutti dobbiamo metterci maggiormente in discussione, perché è un percorso che deve essere costruito insieme, come comunità.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Approfitto della presenza del Segretario agli Affari Interni per porre due questioni. La prima riguarda le Giunte di Castello. Tempo fa ci aveva detto che ci avrebbe aggiornato sul percorso avviato con le Giunte e, anche alla luce delle visite istituzionali effettuate dalle Loro Eccellenze, che considero un segnale importante di valorizzazione delle nostre istituzioni territoriali, vorrei sapere a che punto è il confronto finalizzato a rivedere la normativa sulle Giunte di Castello. L’obiettivo, infatti, deve essere quello di rafforzarne il ruolo e il lavoro sul territorio. Le elezioni si sono svolte ormai diversi mesi fa e ricordiamo tutti sia la partecipazione non particolarmente elevata dei cittadini al voto sia il fatto che in sette Castelli su nove fosse presente un’unica lista. Di per sé questo non è necessariamente un problema, ma è evidente che, quando le Giunte vengono percepite come prive di un’adeguata autonomia decisionale e finanziaria, si crea anche un distacco da istituzioni che invece sono fondamentali per il nostro ordinamento. Più volte abbiamo evidenziato la necessità di rafforzarne l’autonomia finanziaria e decisionale, perché ci sono questioni che non dovrebbero arrivare fino al Congresso di Stato ma potrebbero essere affrontate direttamente dalle Giunte, che rappresentano il presidio naturale del territorio. C’è poi anche il tema delle risorse umane. Faccio ancora l’esempio di Serravalle, che con oltre 11.000 abitanti è amministrato da una Giunta composta da otto membri, esattamente come Castelli molto meno popolosi, come Fiorentino. Anche questo, in una revisione della normativa, andrebbe affrontato per garantire una rappresentanza e una dotazione di risorse adeguate ai Castelli con maggiore popolazione, maggiore estensione territoriale e maggiori servizi. La domanda è quindi semplice: a che punto è il confronto e quali sono le tempistiche che il Governo si è dato per arrivare a una revisione della normativa? Lo ribadisco, è un intervento sul quale mi trovo pienamente d’accordo. Cambio argomento, anche se in parte è collegato proprio al ruolo delle Giunte. Le nostre istituzioni territoriali, se adeguatamente valorizzate, possono contribuire non solo alla gestione amministrativa ma anche alla prevenzione del disagio e al rafforzamento della coesione sociale. Mi collego a quanto diceva il Segretario sugli episodi di violenza dei giorni scorsi, che hanno colpito e preoccupato tutti noi. Non si tratta di un singolo episodio, ma di diversi fatti che, in una realtà come San Marino, da sempre caratterizzata da sicurezza e tranquillità, colpiscono ancora di più. Credo che non si debba fare allarmismo. Anche come opposizione vogliamo dare un contributo costruttivo, ma chiediamo che questi temi non vengano sottovalutati e che si avvii una riflessione seria e approfondita. È evidente che lo Stato deve garantire la sicurezza dei cittadini. Pur non essendo questa la Commissione competente in materia, è chiaro che le forze dell’ordine debbano essere sostenute, rafforzando i controlli e investendo nelle tecnologie. Tuttavia condivido pienamente quanto diceva il Segretario quando afferma che sarebbe un errore pensare che la risposta possa limitarsi al rafforzamento dell’azione delle forze di polizia. Questo è necessario, ma non sufficiente, soprattutto quando episodi di questo tipo coinvolgono dei giovani. È necessario interrogarsi sulle cause di un disagio che evidentemente esiste e che spesso si manifesta attraverso comportamenti violenti. Sono quindi d’accordo con la riflessione che è stata proposta: chiediamoci se i nostri ragazzi hanno sufficienti occasioni per incontrarsi, se dispongono di luoghi in cui vivere positivamente il loro tempo libero e di punti di riferimento educativi capaci di intercettare situazioni di fragilità. Per questo mi collegavo al tema delle Giunte di Castello. Credo che anche loro abbiano un ruolo importante nella prevenzione, nell’associazionismo e nel rapporto con i servizi sociali. Condivido un approccio che affronti il problema a 360 gradi e credo che questo dimostri come Giunte forti e pienamente riconosciute come presidio del territorio possano non soltanto raccogliere segnalazioni di criticità, ma anche promuovere iniziative di aggregazione, prevenzione e inclusione. Anche su questo chiedo al Governo quale strategia intenda mettere in campo. Ribadisco che, come opposizione, riteniamo sia interesse di tutti collaborare, sederci attorno a un tavolo e discutere in maniera approfondita di questi temi. Senza fare allarmismi, ma anche senza sottovalutare il problema, perché è proprio da una risposta completa e integrata che dipende la capacità di preservare quel clima di sicurezza e di coesione sociale che ha sempre contraddistinto la Repubblica di San Marino. Bene che domani il Segretario porterà il tema all’attenzione del Congresso di Stato e bene che non venga sottovalutato. Quello che mi sento di dire, Segretario, è che ci siamo anche noi, con spirito costruttivo, per affrontare insieme queste questioni.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Ringrazio il Segretario per aver portato all’attenzione della Commissione questa problematica emersa anche sulla stampa nelle ultime settimane, perché ha comprensibilmente preoccupato tutta la cittadinanza. Sono episodi che, per fortuna, sul nostro territorio emergono solo occasionalmente, ma rappresentano comunque un segnale estremamente importante da non sottovalutare. Se guardiamo al territorio circostante, la realtà è molto più complessa della nostra: basta leggere la cronaca di Rimini o di Riccione, dove il fenomeno delle cosiddette baby gang ha purtroppo creato numerose problematiche, colpendo spesso anche le persone più fragili. È una deriva preoccupante che la cronaca italiana ci restituisce quotidianamente e che deve indurci a mantenere alta l’attenzione. Ritengo doveroso riconoscere il lavoro delle nostre forze dell’ordine, che operano con un ottimo coordinamento. La Gendarmeria dispone anche di un reparto dedicato, la Polizia Sociale, Studi e Statistiche, che collabora stabilmente con il reparto operativo di prevenzione e controllo del territorio. Da anni esistono tavoli di confronto strutturati con i servizi sociali e con il servizio sociosanitario, sia per quanto riguarda le vittime di violenza sia per le situazioni di disagio giovanile. Le forze dell’ordine hanno quindi già costruito una solida rete di intervento che non si limita a gestire il momento critico o l’esplosione del problema, ma comprende anche la presa in carico delle persone, il supporto alle famiglie e interventi rivolti ai minori e ai nuclei familiari. Di questo va dato atto. Se sarà necessario rafforzare ulteriormente questi tavoli tecnici, sarà la politica, attraverso il Congresso di Stato e le competenze coinvolte, a valutarlo, ma è importante sottolineare che un sistema di ascolto e di collaborazione esiste già ed è operativo da tempo. I giovani, tuttavia, continuano a sorprenderci. Anche in un territorio che non offre molte risorse dedicate all’aggregazione giovanile, trovano comunque modi e luoghi per ritrovarsi. Penso, ad esempio, al piazzale di Serravalle davanti alla piscina e al Multieventi, diventato spontaneamente un punto di incontro. Le forze dell’ordine conoscono bene queste realtà, ma è naturale che i ragazzi sentano il bisogno di stare insieme e condividere momenti di socialità. Per questo è positivo che la politica cerchi di offrire risposte e risorse, investendo su quello che rappresenta il bene più prezioso, cioè il nostro futuro. Ricordo inoltre che pochi mesi fa abbiamo approvato un ordine del giorno volto a rafforzare il coordinamento tra Tutela Minori e Servizio Minori, proprio perché nei processi di riorganizzazione dei servizi non bisogna mai dimenticare che al centro deve esserci sempre la persona. Quanto prima si riescono ad attivare risorse concrete e aggiornate rispetto alle nuove dinamiche del disagio giovanile, tanto meglio sarà. Non bisogna perdere tempo: episodi di microcriminalità o di disagio giovanile devono diventare un’occasione per intervenire tempestivamente, senza esitazioni e senza ritardi.
Giulia Muratori (Libera): Anch’io desidero fare una riflessione sul recente episodio avvenuto in via Giacomini e ringrazio il Segretario per averlo richiamato questa mattina in Commissione. In un Paese come il nostro, dove fortunatamente fatti di questo genere non accadono tutti i giorni, è naturale che episodi simili suscitino particolare impressione. Questo dimostra però che non siamo un’isola completamente immune da questi fenomeni e che anche da noi possono verificarsi situazioni di questo tipo. L’aspetto che più ci ha colpiti, anche come partito, tanto che il nostro movimento giovanile ha assunto una posizione pubblica sulla vicenda, è il grido d’allarme arrivato proprio dai giovani. Abbiamo avuto modo di leggere le parole di una ragazza diciottenne pubblicate su un noto sito sammarinese, dalle quali emergeva chiaramente un forte disagio. È questo l’elemento che ci ha fatto maggiormente riflettere. Evidentemente esiste un disagio giovanile al quale noi, come istituzioni e come adulti, dobbiamo saper dare risposte concrete. Questa situazione impone una riflessione non soltanto sul bisogno di sostegno dei ragazzi, ma anche sulla carenza di luoghi di aggregazione nel nostro Paese. Creare spazi sicuri dove i giovani possano incontrarsi e trascorrere il proprio tempo libero rappresenta certamente una parte della risposta al disagio. Credo inoltre che una riflessione generale debba essere fatta anche sul ruolo delle forze dell’ordine. Ritengo che dispongano già degli strumenti necessari per affrontare queste situazioni e che il controllo del territorio sia presente. Naturalmente tutto può essere ulteriormente migliorato, ma non credo che la soluzione possa limitarsi esclusivamente al rafforzamento delle attività di polizia. È stata importante anche l’attenzione dimostrata dai Capitani e dalle Giunte di Castello, che rappresentano un presidio fondamentale del territorio. Abbiamo la fortuna di poter contare su istituzioni vicine ai cittadini, sempre presenti e disponibili a collaborare con il resto delle istituzioni. In un Paese piccolo come il nostro episodi di questo tipo fanno certamente più rumore, ma proprio la nostra dimensione e il dialogo costante tra istituzioni e presidi territoriali ci consentono di intervenire con maggiore rapidità e di costruire risposte efficaci. Approfitto poi di questo comma comunicazioni, vista la presenza del Segretario Belluzzi, per aprire una riflessione sulla dirigenza della pubblica amministrazione. Di recente abbiamo preso atto delle dimissioni della dirigente della Direzione Generale della Funzione Pubblica, a meno di un anno dalla sua nomina. Credo che questo episodio imponga una riflessione sul sistema della dirigenza. Forse questa non è la sede più opportuna per approfondire il tema, ma più volte ci siamo confrontati sulla situazione della pubblica amministrazione e ritengo che oggi esista una fase di stallo anche rispetto alle possibilità di accesso alla dirigenza. Dovremmo iniziare a discutere di quale modello di dirigenza vogliamo costruire per il futuro, prevedendo un accesso più flessibile e valorizzando le professionalità interne alla pubblica amministrazione. Abbiamo molte risorse valide, a partire dai dipendenti inquadrati negli ottavi livelli, persone che negli anni hanno maturato competenze ed esperienza all’interno degli uffici e sulle quali si potrebbe investire per costruire la dirigenza del futuro. Per fare questo, però, occorre rivedere anche i requisiti di accesso alla dirigenza, perché l’impostazione attuale non consente a molte persone preparate di accedere a quei ruoli, spesso per la mancanza di alcuni requisiti formali, pur avendo capacità e competenze adeguate. Ritengo che una riflessione politica su questo tema sia ormai necessaria. Concludo con una domanda al Segretario riguardo a l’ICEE. A breve il Consiglio Grande e Generale discuterà la legge sulla famiglia, che, come molte altre norme già approvate, richiama questo strumento. È quindi necessario iniziare a renderlo pienamente operativo, affinché possa realmente contribuire a una maggiore equità nel nostro Paese e dare concreta attuazione alle leggi che ne prevedono l’utilizzo.
Barbara Bollini (PDCS): Anch’io desidero ringraziare il Segretario agli Interni per il suo intervento sul tema dei giovani. I giovani stanno a cuore a tutti noi e, quando accadono situazioni spiacevoli come quelle recenti, che colpiscono una comunità piccola come la nostra dove ci conosciamo tutti, è naturale che ne siamo profondamente toccati. Credo però che sia necessario analizzare le molteplici cause che possono portare i giovani ad assumere determinati comportamenti. Personalmente, avendo ricoperto il ruolo di Capitano di Castello proprio nel difficile periodo del 2020, ho avuto modo di comprendere molte delle dinamiche che portavano alcuni ragazzi a comportamenti sbagliati, anche molto gravi. Non voglio puntare il dito contro nessuno, ma alla base c’è sempre una famiglia, che talvolta vive situazioni di difficoltà e che può avere bisogno di aiuto. Occorre quindi guardare a tutti i fattori coinvolti: la famiglia, la scuola, che già svolge un lavoro enorme, e lo Stato. Serve una sinergia tra queste tre componenti. Anche i genitori, a volte, si trovano in difficoltà nel gestire figli che vivono situazioni problematiche legate alla scuola, alla società, al lavoro o ad altre circostanze e devono sentirsi nelle condizioni di chiedere aiuto. San Marino dispone di numerosi servizi che possono sostenere sia i giovani sia le famiglie, proprio per evitare che si creino quei gruppi in cui emerge la figura del bullo che, per mettersi in mostra, trascina anche ragazzi più deboli o più tranquilli verso comportamenti sbagliati. Questo non significa che si debba creare un allarme eccessivo. I problemi vanno prevenuti e affrontati nel modo migliore possibile. Per questo torno a dire: famiglia, scuola e Stato devono lavorare insieme. È vero anche che oggi i luoghi di aggregazione sono meno numerosi rispetto al passato. Una volta erano molti di più, oggi sono diminuiti e credo che, attraverso una collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, si possano individuare soluzioni capaci di offrire ai giovani maggiori occasioni di svago e di socializzazione. Non dobbiamo poi dimenticare il ruolo della tecnologia e dei social network. Più volte, anche in questa Commissione, è stato evidenziato come i social stiano influenzando profondamente i giovani. Non è una mia opinione personale: lo affermano gli esperti e il mondo della medicina. Passare tanto tempo sui cellulari e venire continuamente esposti a determinati contenuti finisce inevitabilmente per influenzare i comportamenti. Un po’ come accade con la pubblicità: anche un prodotto che inizialmente non ci interessa, a forza di vederlo, finisce per piacerci. I social, in qualche modo, stanno producendo effetti analoghi sui ragazzi. Tutti questi elementi, messi insieme, possono contribuire a creare situazioni spiacevoli come quella che si è verificata recentemente. Colgo l’occasione per esprimere la mia vicinanza al signore che è rimasto coinvolto nell’episodio, una vicinanza che credo appartenga a tutto il Governo e a tutti i consiglieri. Per quanto riguarda le Giunte di Castello, è vero quanto diceva il commissario Andruccioli sul fatto che dispongano di limitate risorse finanziarie. Tuttavia le risorse devono anche essere gestite e valorizzate nel migliore dei modi. Provengo da un Castello con circa 7.000 abitanti, che ospita al proprio interno numerose strutture statali, e so bene quanto il ruolo del Capitano di Castello sia complesso. Questa figura nasce per fare da collegamento tra i cittadini e le istituzioni, in particolare con il Governo e le Segreterie di Stato. Il rapporto diretto con i cittadini è fondamentale. Durante il mio mandato ho cercato di confrontarmi costantemente con le persone, raccogliendo problemi e cercando soluzioni, facendo da tramite con le Segreterie. È un lavoro essenziale. Dire che i Capitani abbiano poco o molto potere dipende anche dal tempo e dall’impegno che ciascuno può dedicare a questo incarico. Per me è stata un’esperienza importantissima, che ho vissuto con grande coinvolgimento insieme alla mia Giunta, e non vedo tutte queste criticità: anzi, ancora oggi molti cittadini ci dimostrano il loro apprezzamento per il lavoro svolto. Penso, ad esempio, alla gestione del 2020, quando a Borgo Maggiore si verificarono diversi casi dopo il Covid. In quell’occasione la Giunta, il Capitano di Castello, la Segreteria di Stato, le forze di polizia e i servizi sociosanitari lavorarono insieme, confrontandosi costantemente. Installammo anche le telecamere, che si rivelarono molto utili, ma soprattutto ci fu una forte collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, che consentì di affrontare e risolvere alcune situazioni particolarmente delicate. Credo che anche oggi questa stessa sinergia sia fondamentale. Il Capitano di Castello conosce profondamente il proprio territorio e può offrire un contributo prezioso, anche maggiore rispetto a chi opera da una Segreteria di Stato, proprio perché vive quotidianamente quella realtà e ne conosce persone, dinamiche e criticità. Mi auguro quindi che, attraverso questa collaborazione, si possa individuare la soluzione migliore per aiutare i nostri giovani, che oggi, come in tante altre parti del mondo, hanno davvero bisogno del sostegno di tutta la comunità.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Vado un po’ in ordine sparso, partendo dalla questione delle Giunte di Castello, che mi è stata posta. Ho volutamente atteso l’insediamento delle nuove Giunte. Nel frattempo abbiamo avuto interlocuzioni con gli Eccellentissimi Capitani Reggenti e stiamo svolgendo quella che ho definito una sorta di “rally” in tutte le Giunte di Castello. È un’esperienza davvero molto positiva e desidero ringraziare sentitamente la Reggenza per la sensibilità dimostrata. In accordo con la Consulta dei Capitani di Castello ho posto anche una questione precisa. C’erano già due o tre interventi che avremmo potuto adottare immediatamente con decreto per dare risposte rapide, ma gli stessi Capitani hanno preferito proseguire, entro il prossimo semestre, con un lavoro condiviso di confronto, così da individuare insieme gli interventi più opportuni di modifica della legge sulle Giunte. Nel frattempo continuo a mantenere l’approccio che ho adottato fin dall’inizio del mio mandato, cioè coinvolgere sempre di più le Giunte in tutti i processi decisionali. Credo infatti che valorizzare le Giunte non significhi soltanto modificare una legge, ma soprattutto tenerle realmente in considerazione. Lo stiamo facendo, ad esempio, per la gestione delle chiusure legate alle manifestazioni sportive e nella revisione del regolamento relativo sia all’emissione delle ordinanze, su cui risponderemo anche in riferimento a un’istanza d’Arengo, sia alle chiusure dei centri storici, tema particolarmente delicato. In tutte queste occasioni non solo ho voluto che le Giunte fossero presenti ai tavoli di lavoro, ma sto cercando concretamente di attribuire loro voce e ruolo. Posso testimoniare che questo metodo sta producendo risultati positivi. Penso, ad esempio, alle manifestazioni sportive e in particolare ai rally: il dialogo tra organizzatori, uffici competenti, Giunte di Castello e cittadini sta funzionando e consente di trovare soluzioni che permettono lo svolgimento delle manifestazioni riducendone al minimo l’impatto sulla popolazione. Per quanto riguarda il tema della dirigenza, ricordo anzitutto che l’avvocato Gasperoni resterà operativa fino al 31 agosto e che a breve procederò all’individuazione del nuovo dirigente. Al di là di questo aspetto, ritengo importante aprire una riflessione complessiva sul ruolo della dirigenza. Questa maggioranza ha inserito nel programma di governo una legge sulla dirigenza e, in questi due anni di esperienza alla Segreteria agli Affari Interni, ho maturato la convinzione che esista un problema importante legato all’accesso delle nuove generazioni ai ruoli dirigenziali. Più in generale, ritengo che occorra offrire alle persone l’opportunità di dimostrare il proprio valore. Nella futura riforma vorrei quindi portare al centro due temi: da un lato la formazione e dall’altro la costruzione di una nuova classe dirigente. Abbiamo bisogno di nuovi dirigenti, anche perché le sfide che il Paese deve affrontare sono profondamente cambiate. La formazione continua deve diventare parte integrante dell’essere dirigente. Occorre creare opportunità di crescita professionale, anche all’estero, perché un Paese che guarda sempre più all’internazionalizzazione ha bisogno di dirigenti disponibili a confrontarsi con esperienze internazionali. Questo non significa sminuire il ruolo dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, che anzi ringrazio per il lavoro che sta svolgendo. Significa piuttosto rafforzarne il ruolo, mettendola al centro di un sistema capace di creare ulteriori opportunità formative anche attraverso collaborazioni esterne. Credo che questa Commissione possa rappresentare il luogo ideale per avviare una riflessione condivisa e definire le linee guida da cui partire per costruire il futuro progetto di riforma della dirigenza. Infine, sul tema dell’ICEE, il prossimo 17 luglio si terrà la seconda riunione dell’Osservatorio. L’OSLA ha già ricevuto le bozze dei due provvedimenti attuativi, un decreto e un regolamento. Non sono emerse particolari osservazioni sui testi. Nella riunione del 17 analizzeremo anche le simulazioni sul funzionamento dell’applicativo ICEE e dei relativi parametri previsti dai provvedimenti regolamentari. Raccolti gli ultimi contributi e le eventuali osservazioni, porterò in Congresso di Stato i due provvedimenti per la loro adozione. Nel frattempo stiamo affrontando anche il problema del turnover all’interno dell’Ufficio Tributario, che ha subito numerosi pensionamenti. In collaborazione con la Direzione della Funzione Pubblica stiamo provvedendo all’integrazione del personale e, contestualmente, attraverso un provvedimento adottato ai sensi dell’articolo 63, stiamo istituendo lo Sportello ICEE all’interno dell’Ufficio Tributario. Anche questa struttura sarà quindi operativa. L’applicativo informatico è ormai quasi pronto: attende soltanto la versione definitiva dei provvedimenti regolamentari per l’inserimento degli ultimi parametri tecnici. Ritengo quindi che tutto sarà pronto affinché anche i provvedimenti che arriveranno in Consiglio Grande e Generale possano trovare l’ICEE pienamente operativo durante il previsto periodo di sperimentazione. Ricordo infine che, sebbene la legge preveda riunioni periodiche dell’Osservatorio con una cadenza piuttosto ampia, ho proposto di convocarlo ogni mese. Sarò io stesso a richiederne la convocazione mensile, perché ritengo necessario monitorare costantemente il funzionamento dello strumento, approfondirne eventuali criticità e arrivare, al termine della fase sperimentale, a una relazione da presentare in Aula dalla quale possano nascere tutte le modifiche necessarie a rendere l’ICEE ancora più efficace. Spero di avere risposto a tutte le richieste di approfondimento e vi ringrazio nuovamente per averle poste.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Solo alcune precisazioni rispetto a quanto ho detto in precedenza. Parto dal tema delle Giunte di Castello. Con il mio intervento non intendevo affatto descrivere una situazione negativa delle Giunte. Credo, anzi, che la differenza la faccia anche il loro coinvolgimento nei processi decisionali, come ricordava il Segretario, e questo è certamente un aspetto di metodo che va riconosciuto. È altrettanto evidente che molto dipende dall’impegno con cui i Capitani di Castello e i membri di Giunta svolgono il proprio ruolo. Su questo concordo pienamente con quanto è stato detto. Quello che ho riportato, però, è una situazione che ci è stata rappresentata direttamente dalle Giunte, sia da quelle precedenti sia da quelle attuali. Ci viene descritta una realtà nella quale, per alcuni aspetti, esistono difficoltà concrete: le Giunte ricevono segnalazioni e richieste di intervento sul territorio, ma spesso non dispongono degli strumenti amministrativi, delle competenze o delle risorse finanziarie necessarie per dare risposte efficaci. A questo si aggiunge anche il tema delle risorse umane e del numero dei componenti delle Giunte di Castello. Quello che intendevo dire è che il coinvolgimento e il metodo sono certamente fondamentali, ma senza una revisione della normativa che affronti questi aspetti difficilmente sarà possibile rafforzare davvero il ruolo delle Giunte. Ripeto: sono già uno strumento importantissimo e rappresentano un ponte essenziale tra i cittadini e le istituzioni, ma le criticità esistono e ci vengono segnalate anche da chi ha ricoperto direttamente questi incarichi. Per questo considero positivo che si sia avviato un confronto che potrà portare anche a una revisione della normativa. Un’ultima precisazione riguarda gli episodi di questi ultimi giorni. Vorrei ricordare che il comunicato diffuso dalla mia forza politica faceva riferimento a tre distinti episodi di violenza. Uno può certamente essere collegato al tema del disagio giovanile di cui abbiamo discusso questa mattina, mentre gli altri due, almeno sulla base delle informazioni attualmente disponibili, non sembrano avere alcun legame con questa problematica. Per questo ritengo che il tema della sicurezza, pur non essendo oggetto di questa Commissione, non debba essere sottovalutato. Occorre mettere in campo tutti gli strumenti disponibili, sia sul versante della sicurezza sia su quello educativo e sociale, soprattutto quando sono coinvolti giovani o persone in condizioni di fragilità. Credo che ogni aspetto debba essere affrontato con serietà, senza creare allarmismi ma anche senza far finta che determinati episodi non siano accaduti. Volevo semplicemente fare queste precisazioni perché, dopo alcuni interventi che ho ascoltato, mi sembravano opportune.
Giulia Muratori (Libera): Sarò molto breve. In merito al tema della dirigenza, Segretario, credo che la riflessione debba essere collegata anche alla relazione approvata dal Consiglio Grande e Generale sul recepimento dell’acquis comunitario e, più in generale, alla preparazione della pubblica amministrazione in vista dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Ritengo infatti che la revisione della normativa sulla dirigenza e la conseguente riorganizzazione della pubblica amministrazione non possano prescindere da questo percorso. Condivido pienamente l’impostazione che ha illustrato sulla formazione dei dirigenti. È giusto valorizzare il lavoro della nostra Università, che svolge un ruolo importante, ma è altrettanto giusto prevedere percorsi formativi anche all’estero. Mi chiedo quindi se siano già in programma, o se si intendano sviluppare, collaborazioni non soltanto con l’Italia ma anche a livello europeo. Se la pubblica amministrazione non inizia fin da ora a ragionare in un’ottica di maggiore apertura verso l’Unione Europea e verso la normativa europea, rischiamo di avere una parte importante del Paese non adeguatamente preparata rispetto ai cambiamenti che saremo chiamati ad affrontare. Mi permetto quindi di suggerire che, quando il lavoro sarà più avanzato, si possa valutare un confronto in una Commissione congiunta con gli Affari Esteri oppure un dibattito specifico in Consiglio Grande e Generale. È ancora presto, naturalmente, ma la relazione che abbiamo discusso in Aula offriva numerosi spunti di riflessione, sia sul recepimento dell’acquis comunitario sia sulla necessaria riorganizzazione della pubblica amministrazione. Credo quindi che, alla luce di quel lavoro, sia importante che la politica, e in particolare la maggioranza, inizi a dare risposte concrete.
Comma 2. Riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Interni e del Segretario di Stato per il Territorio e l’Ambiente in merito ai servizi e alle infrastrutture cimiteriali e successivo dibattito
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Quella dei cimiteri è una vera e propria emergenza. Stanno succedendo anche episodi che, in un certo senso, toccano la sensibilità di tutti. In un momento particolarmente triste come quello di un funerale, la cittadinanza si trova addirittura a lamentarsi con chi è presente perché ci sono situazioni in cui un defunto non può trovare sepoltura nel proprio Castello di appartenenza, in quanto abbiamo diversi cimiteri della Repubblica completamente saturi, in particolare Domagnano, Acquaviva, ma anche Serravalle e Montalbo. Già nel 2025, in sede di ratifica del decreto di Polizia mortuaria, avevo prorogato alcuni termini, rispondendo anche a un’istanza d’Arengo, in attesa di predisporre un vero progetto sui cimiteri per superare questa situazione emergenziale. A mio avviso andavano rivisti tutti i termini che regolano la scadenza delle concessioni dei loculi presenti nei cimiteri. Abbiamo quindi avviato uno studio e un approfondimento. Ci sono alcuni cimiteri sui quali l’Azienda Autonoma di Stato per i Lavori Pubblici ha già programmato interventi: a Fiorentino sono previsti lavori di ampliamento a brevissimo, mentre a Domagnano partirà un intervento più significativo. Tuttavia, anche questi ampliamenti pongono una questione importante: i cimiteri non possono espandersi all’infinito. Il cimitero di Domagnano, in particolare, una volta completato l’ampliamento previsto, i cui lavori partiranno nel 2027, non consentirà ulteriori estensioni fisiche, salvo ipotizzare una crescita verticale con demolizioni e ricostruzioni, soluzione estremamente complessa e dai tempi molto lunghi. Diversamente da quanto previsto nei regolamenti di Polizia mortuaria dei territori vicini, fino al 2010 San Marino non disponeva di una normativa che consentisse l’estumulazione, cioè l’estrazione dei resti mortali da un loculo. Diverso è invece il concetto di esumazione, che riguarda l’estrazione dei resti mortali dalla terra. Per l’esumazione è previsto un termine di dieci anni e vengono organizzate campagne specifiche. L’ultima è stata realizzata quest’anno a Montalbo, dopo molti anni, dallo Stato Civile, che abbiamo sollecitato ad attivare campagne analoghe anche negli altri cimiteri, naturalmente dove le condizioni del terreno lo consentono, così da iniziare ad avere un tasso di sostituzione anche per le sepolture in terra. Non è mai stata invece attuata una strategia di estumulazione che consentisse di avere loculi liberi nei nostri cimiteri. Vi do alcuni dati. In media registriamo circa 300 decessi l’anno. Di questi, circa 100 ricorrono alla cremazione. Gli altri 200 richiedono una sepoltura in terra o nei loculi, laddove disponibili. Tra coloro che scelgono la cremazione esiste una percentuale significativa di persone che probabilmente avrebbe fatto una scelta diversa se avesse trovato posto nel proprio Castello. Mi risulta, in particolare ad Acquaviva, dal confronto con il Capitano di Castello, che molti abbiano chiesto la cremazione pur di poter rimanere nel proprio territorio. Per gli altri dobbiamo garantire una risposta in termini di sepoltura. Oggi abbiamo disponibili circa 250 posti complessivi in tutta la Repubblica, a fronte di circa 200 decessi l’anno. Se questa non è un’emergenza assoluta, mi chiedo cosa lo sia. Entro un anno esauriremo praticamente tutti i posti disponibili, indipendentemente dal desiderio espresso dai cittadini o dalle loro famiglie. Per questo, insieme al Segretario di Stato per il Territorio, abbiamo predisposto una campagna straordinaria di interventi che comprende, da una parte, la revisione del regolamento di Polizia mortuaria, con una ristrutturazione dei termini di scadenza delle concessioni dei loculi, e dall’altra la modifica di alcuni aspetti normativi, come ad esempio il termine di un anno previsto per le notifiche, che dovrà essere ridotto per consentire interventi straordinari e una campagna massiva di estumulazioni in tempi rapidi, così da garantire che entro il 2027 tutti i cimiteri della Repubblica abbiano loculi disponibili. Occorre inoltre prevedere un accollo da parte dello Stato di maggiori oneri per accelerare queste operazioni e cercare di incidere il meno possibile sulle sensibilità delle famiglie, verso le quali desidero esprimere il mio più profondo rispetto. Tuttavia, una risposta va data. Per quanto riguarda le scadenze delle concessioni, abbiamo svolto uno studio e individuato nel 1957 il primo anno di riferimento. Entro il 31 dicembre 2026 scadranno quindi le concessioni risalenti a quell’anno. La scelta del 1957 consente di intervenire in tutti i Castelli. Se fossimo passati direttamente al 1958, non avremmo avuto questa possibilità. L’obiettivo è fare in modo che dal 2027 in ogni Castello siano disponibili sepolture libere. Il piano straordinario prevede che nell’arco di circa tre anni tutti i cimiteri possano disporre stabilmente di un certo numero di posti disponibili, così da soddisfare le esigenze della cittadinanza e da evitare di essere costretti ad ampliare continuamente i cimiteri. Parallelamente la Segreteria per il Territorio e l’Azienda dei Lavori Pubblici dovranno realizzare, tra il 2026 e il 2027, nuovi loculi ossari nei quali trasferire le sepolture interessate dalle estumulazioni. I resti verranno ricomposti, laddove possibile, oppure avviati alla cremazione qualora non siano ancora mineralizzati, salvo diverse disposizioni delle famiglie. Tutto questo richiede un forte coordinamento tra gli interventi normativi, le campagne straordinarie di estumulazione e le opere infrastrutturali. Ricordo che nel bilancio triennale 2026-2028 avevamo già previsto uno specifico accantonamento per queste attività, perché già dal mese di novembre stavamo lavorando a questo progetto. Si è trattato di un percorso complesso, che ha richiesto approfondimenti e un costante coordinamento con la Segreteria al Territorio e con l’Azienda dei Lavori Pubblici, che ringrazio per la disponibilità dimostrata. Partiremo quindi con la revisione del regolamento di Polizia mortuaria e con l’immediata attivazione della campagna straordinaria, sfruttando già le prime scadenze del 1957, comprese quelle relative ad alcuni loculi ossari, così da iniziare già nel corso del 2026 a liberare posti e fornire risposte concrete in tutti i Castelli. Abbiamo inoltre avviato un confronto con le poche cooperative specializzate in questo tipo di attività, in vista della predisposizione di un bando per affidare l’incarico. Le valutazioni effettuate indicano una capacità operativa di circa 12-15 estumulazioni al giorno, numeri che consentono già nel primo anno di ottenere risultati significativi. Con il potenziamento dell’attività tra il 2027 e il 2028 e la realizzazione dei nuovi loculi ossari da parte dell’Azienda dei Lavori Pubblici, riteniamo che questo progetto triennale possa consentire di mettere a sistema un tasso ordinario di sostituzione in ogni cimitero. L’obiettivo principale è che non si ripetano più situazioni nelle quali un cittadino non possa trovare sepoltura nel proprio Castello o in quello da lui scelto. Oggi questo purtroppo accade e deve tornare a non accadere più. Il secondo obiettivo è evitare di essere costretti ad ampliare continuamente i cimiteri. L’espansione dovrà diventare una scelta ponderata, valutata di volta in volta sulla base della sostenibilità del territorio e delle esigenze progettuali. Penso, ad esempio, al cimitero monumentale di Montalbo, dove ogni eventuale sviluppo dovrà essere il risultato di una riflessione complessiva che tenga conto anche degli aspetti architettonici e culturali, non soltanto dell’urgenza di reperire nuovi spazi. Il nostro territorio è limitato e dobbiamo affrontare con serietà il tema della sostenibilità nell’utilizzo delle aree cimiteriali. Ci sono naturalmente cimiteri che oggi non presentano criticità, ma anche per questi prevediamo piccoli interventi affinché dispongano sempre di un adeguato tasso di sostituzione e non si trovino in futuro nelle medesime difficoltà. Gli interventi programmati rientrano nelle risorse già previste a bilancio. Mi auguro però che nei prossimi bilanci possano essere stanziate ulteriori risorse, non solo per le opere di estumulazione ma anche per i nuovi manufatti, i loculi ossari e gli interventi di manutenzione, perché i nostri cimiteri ne hanno bisogno. Penso, ad esempio, al cimitero di Serravalle, dove è stata richiesta l’installazione di ascensori, scale e montacarichi per garantire l’accessibilità alle persone con disabilità. Anche il cimitero deve essere pienamente inclusivo e accessibile a tutti. Tutto questo richiede risorse e una programmazione adeguata dei lavori. Occorre inoltre affrontare una riflessione sul sistema degli appalti. Sono favorevole, per quanto possibile, a sostenere le imprese del nostro territorio, perché la nostra è una piccola economia e il tema della bilancia dei pagamenti è una questione di politica economica, non ideologica. Tuttavia dobbiamo anche confrontarci con le emergenze. Ci sono interventi che devono essere realizzati subito e non possiamo permetterci di aspettare tempi troppo lunghi soltanto perché le imprese locali sono già impegnate su altri lavori. Serve quindi trovare un punto di equilibrio anche su questo piano.
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Il collega Belluzzi ha affrontato di petto la questione e ha fatto bene, perché è vero che l’emergenza è in atto da tempo, considerati i dati, ma è anche vero che l’azione operativa richiede, da un lato, il rispetto delle sensibilità. Le sensibilità sono diverse e vanno tutte rispettate: c’è la componente religiosa, quella affettiva, quella familiare, poi ci sono gli aspetti legati agli spazi, al territorio e alla gestione delle norme oggi vigenti. Noi abbiamo semplicemente accompagnato questo percorso di analisi e di definizione delle possibili attività che, come ricordava il Segretario Belluzzi, verranno portate avanti attraverso una programmazione ampiamente condivisa, anche mediante un confronto con la cittadinanza, che ritengo assolutamente necessario e da non sottovalutare. Ci saranno interventi da realizzare subito e altri nel tempo. Nell’immediato i nostri cimiteri richiedono ampliamenti, laddove ciò è possibile. Devo dire che in questo senso il lavoro dell’Azienda dei Lavori Pubblici è fondamentale. Abbiamo qui l’ingegner Tamagnini, che più di tutti si sta occupando, nel proprio ruolo, della pianificazione, della progettazione e della valutazione degli ampliamenti. Credo che il suo lavoro sia perfettamente allineato ai ragionamenti fatti poco fa dal Segretario Belluzzi: la priorità nell’impiego delle risorse deve andare proprio a questi interventi. Sul territorio diciamo spesso le stesse cose, sembriamo perfino ripetitivi, ma è inutile immaginare grandi progetti quando con piccole opere possiamo risolvere tanti problemi e sanare molte criticità. È quello che stiamo facendo: i cantieri partono e, finalmente, finiscono. Ci diamo due obiettivi chiari ogni anno e lavoriamo per concretizzarli. Sul territorio non si può raccontare molto: la gente giudica quello che vede. Le Giunte di Castello vedono se le opere procedono e, se procedono, significa che si è amministrato bene. Se invece non vanno avanti perché ogni volta bisogna spostare risorse o cambiare priorità, alla fine non si riesce a completare neppure un piccolo cantiere. Per questo, insieme al Governo e al collega Belluzzi, anche nell’ambito della Commissione consiliare abbiamo stabilito che il 2027 dovrà essere l’anno in cui destinare risorse agli ampliamenti delle strutture cimiteriali, partendo dall’intervento più urgente, cioè quello del cimitero di Domagnano. Insieme all’ingegner Tamagnini abbiamo già organizzato una serata pubblica con la cittadinanza e dal punto di vista progettuale siamo pronti. Sul piano delle risorse dovremo integrare il capitolo di spesa, ma siamo convinti di poter avviare entro la fine dell’anno la procedura di appalto per iniziare i lavori nei primi mesi del 2027. Sono già stati completati i sondaggi geologici, è stato predisposto il progetto e presentato pubblicamente. L’ampliamento prevede circa 150 nuovi loculi, che daranno sicuramente un primo importante respiro. Abbiamo poi avviato anche l’intervento sul cimitero di Fiorentino. I lavori sono già partiti e procedono speditamente, con la realizzazione di 12 nuovi loculi e 63 ossari supplementari. Successivamente intendiamo concentrarci sulla progettazione dei cimiteri di Acquaviva e di Montalbo, che rappresentano le due situazioni più coerenti con il piano complessivo che abbiamo in mente. Oltre agli aspetti richiamati dal collega Belluzzi, ce n’è un altro che ritengo fondamentale. Oggi non è più soltanto un problema di disponibilità di loculi o di ossari, ma è diventato un problema legato al Castello di appartenenza. Un nostro concittadino che ha sempre vissuto a Domagnano si trova nella condizione di non poter garantire una degna sepoltura al proprio caro, non solo in un loculo di Domagnano, ma neppure in un ossario. Questo è un tema che dobbiamo affrontare. Se dovessi indicare una priorità assoluta nella progettualità dei cimiteri, sarebbe proprio questa: cercare di fare in modo che ogni cittadino possa trovare sepoltura nel proprio Castello di appartenenza. Se una persona è di Città, il suo riferimento deve essere Montalbo; se è di Borgo, il suo riferimento deve essere Montalbo; se è di Fiorentino, Fiorentino; se è di Acquaviva, Acquaviva; se è di Faetano, Faetano. Questo deve essere il nostro obiettivo. Può sembrare difficile, ma credo che sia una priorità politica e strategica. Oggi le sensibilità esistono ancora, è vero, ma i dati dimostrano anche che, grazie alle politiche messe in campo dalla Segreteria agli Interni, il ricorso alla cremazione continua ad aumentare. Ritengo che sul tema delle estumulazioni sia stato svolto un lavoro molto efficace. Non era una scelta facile dal punto di vista politico, ma sta diventando sempre più accettata. Credo però che sia più semplice rendere accettabili le estumulazioni e gli eventuali trasferimenti degli ossari se si riesce comunque a garantire che il proprio caro rimanga nel Castello in cui ha sempre vissuto. Questo, a mio avviso, è un tema di grande rilevanza strategica. Per il resto ho cercato di illustrarvi sinteticamente ciò che stiamo facendo. È interessante anche osservare come le stesse Giunte di Castello individuino oggi come priorità assoluta proprio gli ampliamenti dei rispettivi cimiteri. La Giunta di Domagnano ci dice che la priorità è l’ampliamento del cimitero di Domagnano; quella di Acquaviva chiede l’ampliamento del cimitero di Acquaviva. Noi abbiamo cercato di distribuire gli interventi su tutto il territorio, ma penso che oggi il nostro impegno debba essere quello di dare risposte concrete in termini di progettazione, di realizzazione delle opere e di attenzione alle richieste delle Giunte di Castello. Se realizziamo l’ampliamento del cimitero di Domagnano, la Giunta di Domagnano vede una risposta concreta e ne è soddisfatta. Credo che questo debba essere il senso delle nostre piccole e grandi opere. L’obiettivo delle Segreterie competenti è quindi una prima distribuzione degli interventi per dare respiro ai cimiteri più in difficoltà e, in una scala di priorità, garantire che ogni Castello possa offrire una risposta ai propri cittadini nel momento in cui devono affrontare la sepoltura di un familiare. Questo è quanto. Per gli aspetti progettuali, tecnici, economici e finanziari lascio naturalmente spazio alle osservazioni dei commissari. Siamo qui per fornire tutte le risposte necessarie, anche perché il riferimento del collega Belluzzi è stato già molto esaustivo.
Barbara Bollini (PDCS): Ringrazio il Segretario agli Interni e il Segretario al Territorio per essere presenti oggi e per aver illustrato una situazione così delicata e complessa. Prima di svolgere il mio intervento, chiederei al Segretario agli Interni se fosse possibile ricevere la relazione e il materiale che avete presentato poco fa, così da poterlo esaminare in maniera più dettagliata. Le difficoltà illustrate dai Segretari sono esattamente quelle che i cittadini ci rappresentano ogni giorno. Un cittadino desidera rimanere nel cimitero del proprio Castello di appartenenza, anche perché San Marino è composta da famiglie numerose. Prendo ad esempio la mia famiglia: abbiamo nonni e bisnonni che hanno sempre vissuto a Cailungo e tutti desiderano rimanere nel cimitero di Montalbo. Fino a oggi ci siamo riusciti, ma purtroppo, quando è venuta a mancare mia madre, lo scorso ottobre, non c’era disponibilità e ho dovuto utilizzare il loculo della mia bisnonna, facendola cremare, proprio per poter mantenere mia madre nel cimitero di famiglia. Altrimenti le alternative erano Chiesanuova o Montegiardino. Sarebbe stato un dolore enorme, innanzitutto per mia madre e poi per tutta la famiglia. Questo è ciò che gli anziani mi raccontano ogni volta che mi fermano. Oggi il tema dei cimiteri è molto sentito, ma il problema non nasce adesso: esiste da tempo. Io stesso, quando ero Capitano di Castello, avevo partecipato al gruppo di lavoro che si occupava di queste problematiche e avevo presentato una lettera nella quale segnalavo le criticità del cimitero di Montalbo, soprattutto per quanto riguarda l’accessibilità alle persone con difficoltà motorie o con disabilità. Come ricordava il Segretario Belluzzi, la manutenzione è fondamentale. Faccio ancora il mio esempio personale: avendo i miei cari sepolti nella parte più vecchia del cimitero, mio padre, negli ultimi anni della sua vita, non riusciva più ad andare a trovare i propri genitori perché non era più in grado di affrontare quelle scale. Già allora si parlava della necessità di ripensare la struttura del cimitero di Montalbo che, essendo un sito di particolare valore, richiede anche il coinvolgimento della Commissione per la Conservazione dei Monumenti e tutte le autorizzazioni necessarie. È quindi positivo che si stiano facendo le dovute valutazioni, soprattutto per garantire a tutti la possibilità di andare a trovare i propri cari, in particolare alle persone anziane che hanno maggiori difficoltà a camminare e che necessitano di strumenti e ausili adeguati. Purtroppo oggi abbiamo tanti decessi e pochi posti disponibili: la necessità non è soltanto urgente, è urgentissima. Prima interveniamo e prima daremo risposte concrete, soprattutto agli anziani, che vivono con grande preoccupazione questa situazione. Credo che anche i cittadini, nel momento in cui verranno individuate soluzioni che consentano ai propri familiari di rimanere nel Castello di appartenenza, o comunque nel cimitero dove è presente la propria famiglia, saranno favorevoli a questo percorso. Per questo ringrazio entrambe le Segreterie e chiedo che si proceda quanto prima con gli interventi necessari.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Non è la prima volta che affrontiamo questo tema e le informazioni sono molte. Vorrei partire dall’osservazione fatta dal Segretario Belluzzi sulla situazione drammatica che coinvolge tutte le famiglie in uno dei momenti più difficili della loro vita. Sappiamo tutti quanto sia forte il desiderio di poter essere sepolti nel cimitero del proprio Castello. Ci sono addirittura cittadini residenti all’estero che hanno lasciato indicazioni precise affinché, dopo la morte, possano essere riportati nel cimitero del luogo dove sono nati. Il legame con il territorio è quindi fortissimo e fa parte della nostra concezione del rapporto con la morte e con la famiglia che resta. Molte persone, pur di rimanere nel proprio Castello, sono disposte a tutto: chiedono in prestito un loculo a famiglie che dispongono di vecchie concessioni, in attesa di un ampliamento del cimitero, oppure scelgono la cremazione anche se, per convinzioni personali, non l’avrebbero mai presa in considerazione. Si arriva quindi a compromessi molto profondi pur di rispettare il proprio desiderio. Ripercorrendo anche la storia di questo tema, basta guardare gli atti del Consiglio Grande e Generale: già nel 2007 il Segretario di Stato Valeria Ciavatta aveva avviato approfondimenti e studi. Oggi ci troviamo di fronte a un’emergenza che non può più essere rinviata, perché i numeri parlano chiaramente. Le operazioni di esumazione e di estumulazione sono estremamente delicate, sia per chi le esegue dal punto di vista tecnico sia per le famiglie che le vivono. Allo stesso tempo è evidente che il sistema delle concessioni perpetue, così come era stato concepito in passato, non può più essere mantenuto. Negli anni Settanta era persino possibile acquistare più loculi per riservarli all’intera famiglia. Oggi le esigenze sono cambiate, la popolazione è cambiata e il territorio è cambiato. L’emergenza è reale e anche i tempi necessari per costruire nuovi loculi o nuovi ossari sono comunque lunghi. Personalmente condivido la scelta di partire con le concessioni risalenti al 1957 e di affidare queste operazioni a personale specializzato, come illustrato dal Segretario Belluzzi, con una capacità di circa 12-15 estumulazioni al giorno sull’intero territorio. Ritengo però che la massima attenzione debba essere rivolta alle famiglie e ai nostri Castelli. Immagino cosa significherà vedere i mezzi e gli operatori impegnati davanti ai cimiteri di Città, Serravalle, Fiorentino e degli altri Castelli: sarà un impatto importante per tutta la comunità. Proprio per questo, come maggioranza, credo sia fondamentale affrontare con determinazione questa emergenza, senza sottrarci alle nostre responsabilità. Quello che chiedo è grande compattezza da parte della politica, affinché si sostengano le famiglie, si spieghino le ragioni di queste scelte e si accompagni la cittadinanza in un percorso così delicato. Sarà fondamentale il coinvolgimento delle Giunte di Castello e una sensibilizzazione capillare del territorio, con l’auspicio che, superata questa fase di emergenza, si possa tornare a vivere con maggiore serenità tutte le fasi della vita, compreso il momento della morte, che inevitabilmente riguarda ciascuno di noi. Esprimo quindi il mio pieno sostegno alle due Segreterie competenti e la massima disponibilità a collaborare in questo delicatissimo percorso.
Donatella Merlini (PSD): Intervengo brevemente per ringraziare i Segretari Belluzzi e Ciacci per il lavoro che stanno svolgendo e per il coraggio con cui stanno affrontando un tema così delicato. Sappiamo tutti che si tratta di una questione estremamente sensibile e sappiamo anche che, purtroppo, negli anni ci sono stati molti rinvii. Se oggi viviamo questa situazione di emergenza è anche perché il problema non è stato affrontato per tempo. Mi associo a quanto detto dal Commissario Chiaruzzi: è fondamentale che tutta la maggioranza sostenga con convinzione questo percorso, ma sarà altrettanto importante la gestione del tema, attraverso un confronto costante con le Giunte di Castello e una comunicazione che tenga conto della particolare sensibilità della materia. Rinnovo quindi il mio ringraziamento per questo importante lavoro di programmazione, che ci consentirà, se portato avanti nei prossimi anni, di raggiungere una situazione certamente più sostenibile.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Anch’io ringrazio i Segretari Belluzzi e Ciacci per il riferimento. Sicuramente quello delle sepolture è un servizio essenziale che lo Stato è chiamato a garantire e deve farlo con il massimo della dignità e del rispetto per tutte le sensibilità, come è stato giustamente ricordato. È evidente che la situazione è emergenziale. Cambia da Castello a Castello, perché alcuni hanno ancora margini di disponibilità, mentre altri sono ormai prossimi alla saturazione. Al di là delle singole realtà, però, il problema è che, se non si interviene immediatamente, gli spazi finiranno. I dati che ci ha illustrato il Segretario sono piuttosto allarmanti e credo quindi sia importante intervenire su più fronti, come è stato illustrato. Penso anche che questa situazione ci insegni un’ennesima lezione: temi come questo non possono essere affrontati soltanto quando si è già in emergenza. Non lo dico nei confronti di questo Governo, perché la questione era emersa già con il precedente e anche con quello ancora prima. Non voglio attribuire responsabilità a qualcuno in particolare, ma è evidente che la disponibilità di spazi cimiteriali è un fabbisogno prevedibile sulla base della popolazione residente. Per questo richiede una programmazione costante, investimenti graduali nel tempo e una visione di lungo periodo. Tutto questo è mancato e oggi ci troviamo costretti ad affrontare una fase emergenziale, intervenendo anche con misure che possono risultare poco popolari, perché su temi di questo tipo non è mai semplice intervenire. Garantire ai cittadini la possibilità di essere sepolti nel proprio Castello, nel rispetto della loro volontà e di quella delle famiglie, non è soltanto una questione amministrativa, ma rappresenta un dovere delle istituzioni nei confronti della dignità della persona. Bene, quindi, che ci sia un cronoprogramma degli interventi nei diversi Castelli e che il Governo intenda destinare risorse a questo settore nei prossimi anni. Tuttavia non dobbiamo limitarci a gestire la criticità del momento: serve una pianificazione stabile e duratura. C’è il tema delle estumulazioni, c’è la revisione del regolamento di Polizia mortuaria e anche questi aspetti dovranno essere affrontati con grande equilibrio e con il coinvolgimento delle Giunte di Castello, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale sul territorio. Mi sembra che la proposta di partire dalle concessioni del 1957 sia ragionevole. Credo però che una buona amministrazione si misuri anche dalla capacità di programmare quei servizi che normalmente non fanno notizia e diventano visibili solo quando si trasformano in un’emergenza. Sono però servizi fondamentali dello Stato, al pari della scuola, delle strade e delle infrastrutture. Non deve essere un tabù affrontare questi temi: servono una visione di lungo periodo, adeguati investimenti, anche in sede di legge finanziaria, e soprattutto un monitoraggio costante che, onestamente, negli anni è mancato. Lo ripeto, non per polemica, ma perché è un dato di fatto. È uno di quei servizi il cui fabbisogno è ampiamente prevedibile e la politica dispone degli strumenti necessari per programmare con anni di anticipo gli ampliamenti dei cimiteri e l’organizzazione del servizio, evitando di arrivare all’emergenza. Oggi questa emergenza esiste e va affrontata. Il cronoprogramma illustrato può essere condivisibile sotto molti aspetti, ma dobbiamo tenere presente che, se ci limiteremo a risolvere il problema attuale, fra qualche anno rischieremo di trovarci nuovamente nella stessa situazione. Anche ampliando i cimiteri o modificando il regolamento, il problema potrebbe ripresentarsi. Per questo l’invito è quello di adottare una programmazione più lungimirante, perché il fabbisogno è prevedibile: conosciamo il numero dei residenti, conosciamo il numero dei decessi annuali e sappiamo che, probabilmente, crescerà anche il numero di chi sceglierà la cremazione. Ma il problema rimarrà comunque e, proprio perché è prevedibile, può essere pianificato. Ringrazio quindi per questo riferimento, che era assolutamente doveroso, e attendiamo i prossimi interventi, sia sul regolamento di Polizia mortuaria sia sugli ampliamenti previsti. Penso, ad esempio, al cimitero di Domagnano, per il quale si attende da tempo l’avvio dei lavori: da quanto ho capito dovrebbero partire nel 2027 e mi auguro che il percorso proceda nei tempi previsti.
Comma 3. 3. Riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Interni in materia di cittadinanza, a seguito delle audizioni effettuate dalla I Commissione Consiliare Permanente nelle sedute del 4 e 25 maggio e del 15 e 29 giugno 2026, e successivo dibattito
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Parliamo di un percorso condiviso dalla Commissione, che aveva delineato una strada precisa: una volta approvato l’intervento sulla cittadinanza relativo alla rinuncia alla cittadinanza d’origine, avevamo condiviso l’idea di avviare un approfondimento più ampio sulla materia. Abbiamo dato voce alle associazioni, al mondo esterno, alla politica. Abbiamo ascoltato i dirigenti e abbiamo avuto anche l’opportunità di svolgere un’audizione con un docente, consulente tecnico del Governo italiano e di istituzioni internazionali in materia di cittadinanza. Insieme abbiamo sviluppato un percorso di approfondimento sul tema e sul suo inquadramento nel contesto europeo. Grazie al professor Nascimbene abbiamo potuto comprendere meglio le dinamiche del dibattito nella giurisprudenza europea e nella giurisprudenza della Corte costituzionale italiana. Da questo lavoro sono emerse alcune criticità che, in realtà, conoscevamo già. Fin dalla discussione del progetto di legge sulla cittadinanza, approvato dal Consiglio Grande e Generale nel febbraio 2026, avevamo infatti condiviso la consapevolezza che esiste una stratificazione di interventi normativi che necessita di un riordino. Permangono aspetti conflittuali e criticità derivanti dai diversi interventi legislativi succedutisi nel tempo che non sono ancora stati affrontati e che restano aperti. Non voglio fare un elenco dettagliato, ma tutti abbiamo avuto modo di approfondirli. C’è il tema dei dinieghi, delle sanatorie, dell’abrogazione dell’obbligo del mantenimento. Non voglio invece entrare nelle questioni relative alla legge elettorale, perché ritengo sia opportuno tenere distinti i due piani: una cosa è la cittadinanza, un’altra è la legge elettorale. Oggi mi concentrerei quindi esclusivamente sulle questioni più urgenti in materia di cittadinanza, salvo che la Commissione non ritenga di dare un indirizzo diverso. A mio avviso, da tutto il lavoro svolto è emersa la necessità di adottare una doppia prospettiva. Da un lato ci sono criticità urgenti che potrebbero essere affrontate in tempi brevi attraverso interventi puntuali, capaci di eliminare problemi che si trascinano da anni e che non hanno ancora trovato una soluzione. Mi riferisco a provvedimenti tecnici che consentano di chiudere definitivamente queste questioni e permettano di guardare avanti. Dall’altro lato c’è invece una prospettiva di più ampio respiro: arrivare finalmente a un testo unico in materia di cittadinanza, che elimini i conflitti normativi e raccolga in un unico corpo legislativo tutta la disciplina della materia. Per questo sarei favorevole a un lavoro tecnico che coinvolga tutte le parti interessate, sia i tecnici sia la politica, attraverso una commissione mista incaricata di svolgere un lavoro approfondito. Tale commissione dovrebbe predisporre dapprima delle linee guida da sottoporre a questa Commissione e successivamente arrivare al deposito di un vero progetto di legge. Ritengo infatti che su un tema di questa importanza non si debba procedere attraverso decreti o strumenti analoghi, ma esclusivamente mediante un progetto di legge che segua il normale iter consiliare: prima lettura, approfondimento in Commissione e tutto il confronto necessario. Questa Commissione ha già maturato un percorso importante ed è quindi nelle condizioni di affrontare un progetto organico di questa complessità, una legge che abroghi tutta la normativa precedente e contenga in sé l’intera disciplina della cittadinanza, lasciando il tempo necessario per il confronto, lo studio e gli approfondimenti. Oggi siamo chiamati insieme a compiere un ulteriore passaggio. Personalmente, fino a oggi, mi sono sentito particolarmente coinvolto sul tema della rinuncia alla cittadinanza d’origine, perché ritenevo fosse una questione che richiedeva una risposta immediata. Oggi invece mi pongo con un approccio diverso. Mi considero un componente del Governo chiamato a raccogliere un mandato dalla Commissione, ad ascoltare il confronto politico e a tradurre quell’indirizzo in un’azione concreta. Per questo desidero ascoltare le riflessioni della Commissione prima di assumere iniziative. Dalle audizioni e dagli approfondimenti sono emersi alcuni temi che, a mio avviso, richiedono un intervento rapido. Ricordo che già nel corso dei precedenti confronti alcuni commissari avevano espresso la necessità di adottare provvedimenti in tempi brevi. Oggi, al termine di questo percorso, desidero quindi capire se la Commissione conferma quell’indirizzo, dando mandato di intervenire subito sulle criticità più urgenti, oppure se ritiene preferibile rinviare tutto all’elaborazione del futuro testo unico. Per me questo è un passaggio importante, perché rinviare significherebbe lasciare irrisolte criticità che continuerebbero a produrre effetti. Personalmente ritengo che, laddove possibile, non debba essere considerato un tabù intervenire con provvedimenti puntuali per chiudere definitivamente queste questioni e, parallelamente, avviare il lavoro più ampio e articolato che porterà alla redazione di un testo unico organico in materia di cittadinanza. Un lavoro che richiederà tempo, studio, raccolta di materiali, elaborazione tecnica e, ancora una volta, dialogo e confronto su una bozza articolata. Concludo quindi non tanto formulando proposte, quanto ponendo alcune domande alla Commissione. Forse sono domande in parte retoriche, perché credo di aver fatto comprendere il mio orientamento. Tuttavia ritengo che siano soprattutto i commissari a dover definire questo indirizzo politico. A voi quindi la parola e la riflessione su questa fase conclusiva del percorso, che considero un lavoro da portare avanti insieme e nel quale mi sento pienamente coinvolto.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Ringrazio davvero il Segretario per le audizioni che abbiamo avuto l’opportunità di seguire. I professionisti intervenuti, a partire dal Comitato fino agli illustri professori, ci hanno dato la possibilità di comprendere quanto il tema della cittadinanza sia complesso in tutti gli Stati. Non siamo soltanto noi a confrontarci periodicamente con questa materia. Anche la vicina Italia sta vivendo un’importante fase di dibattito, ad esempio sulla trasmissione della cittadinanza, ma questo vale per molti altri Paesi e per diversi periodi storici. Anche San Marino rappresenta un esempio di come la disciplina della cittadinanza si sia evoluta nel tempo, basti pensare ai cambiamenti intervenuti fino agli anni Duemila con il riconoscimento della trasmissione per linea materna. È quindi un tema che accompagna l’evoluzione della società. Anche nel confronto con il Comitato promotore abbiamo cercato di riflettere su come le sensibilità, le percezioni e il significato stesso dell’essere cittadini possano cambiare nel tempo, senza però mettere in discussione il sentimento di appartenenza a un Paese. Un aspetto che ritengo fondamentale, e per il quale ringrazio il professor Nascimbene, è aver chiarito che la cittadinanza è una prerogativa dello Stato. L’Europa, anche nel quadro dell’Accordo di Associazione, non entra nel merito delle modalità con cui uno Stato disciplina la propria cittadinanza, purché siano rispettati i diritti fondamentali delle persone. Ogni Stato mantiene quindi piena autonomia nel definire e regolare questa materia. È stato ricordato anche il tema dell’eventuale cittadinanza europea, che non sostituirebbe quella nazionale ma si aggiungerebbe ad essa, così come un passaporto diplomatico non sostituisce il passaporto ordinario, ma rappresenta semplicemente un titolo ulteriore. Credo quindi che anche gli interventi del Comitato promotore e dell’avvocato Selva abbiano confermato questo principio: ogni Stato sceglie autonomamente la propria disciplina della cittadinanza, purché non introduca discriminazioni e siano garantiti i diritti delle persone. In questo senso la legge sulla naturalizzazione approvata dal Consiglio Grande e Generale rappresenta una scelta del Parlamento sammarinese, assunta con piena responsabilità dalla maggioranza e dall’Assemblea, e personalmente ritengo che questo sia motivo di soddisfazione per il lavoro svolto in questa legislatura. Ritengo però altrettanto importante sciogliere rapidamente i nodi ancora rimasti aperti. Durante il dibattito sulla legge sulla naturalizzazione era chiaro l’intendimento del Consiglio di accompagnare il cambiamento con norme transitorie che consentissero anche a chi aveva già una domanda in corso di beneficiare del nuovo regime. Allo stesso modo il Consiglio Grande e Generale e questa Commissione hanno sempre sostenuto che le criticità derivanti dalle sanatorie e dalle normative del 2019 e del 2021 dovessero essere risolte, perché riguardano famiglie e minori. Condivido quindi l’orientamento espresso dal Segretario di intervenire anche con strumenti più snelli, senza dover necessariamente attendere una riforma complessiva, per regolarizzare le situazioni ancora sospese. Personalmente ritengo che questo sia un dovere, perché rappresenta la naturale conseguenza delle scelte legislative già compiute e del dibattito che si è sviluppato sia in questa Commissione sia in Consiglio Grande e Generale. Per quanto riguarda invece il lavoro di riordino complessivo della normativa, credo possa essere utile costituire un gruppo di lavoro strutturato nel quale politica e tecnici collaborino per arrivare a un testo che non lasci più spazio a dubbi interpretativi. I tecnici possono offrire un supporto fondamentale alla politica, che poi dovrà assumersi la responsabilità delle scelte, con l’obiettivo di costruire una normativa completa nella quale non rimanga più indietro nessuno, anche attraverso un linguaggio giuridico chiaro e coerente. Credo che questo sia lo strumento più adatto per arrivare finalmente a un testo unico organico e ben formulato.
Ilaria Baciocchi (PSD): Credo che per molti anni si sia intervenuti sulla cittadinanza quasi esclusivamente per risolvere singoli casi specifici. Nasceva un problema e si modificava una norma; ne emergeva un altro e si interveniva nuovamente. Questo ha inevitabilmente creato, nel corso del tempo, lacune e sovrapposizioni. È comprensibile, perché la realtà cambia e il legislatore deve saper rispondere ai cambiamenti. A un certo punto, però, occorre fermarsi e chiedersi se l’intero sistema continui a essere coerente. A mio avviso oggi siamo arrivati proprio a questo punto. La cittadinanza non è soltanto una procedura amministrativa: è uno dei pilastri del nostro ordinamento, definisce chi appartiene alla comunità sammarinese, quali diritti acquisisce, quali doveri assume e come quella comunità guarda al proprio futuro. Per questo oggi serve anche un cambio di metodo. Da una parte dobbiamo avere la capacità di intervenire rapidamente quando l’applicazione concreta delle norme evidenzia aspetti da correggere. È normale che accada, anzi è un segnale positivo, perché significa che la legge vive, viene applicata e può essere migliorata attraverso l’esperienza. Penso, ad esempio, alla nuova disciplina della naturalizzazione, che considero una riforma importante. Aver consentito il mantenimento della cittadinanza d’origine ha rappresentato una scelta di apertura e di modernizzazione. Le prime procedure applicative ci stanno semplicemente indicando dove quel modello può essere ulteriormente perfezionato. Quando viene introdotta una normativa nuova è fisiologico che emergano lacune o casi particolari sui quali intervenire. Si tratta di un lavoro di affinamento. Dall’altra parte, però, non possiamo continuare a rincorrere singoli problemi. In questi mesi, anche grazie alle audizioni, sono emerse questioni molto diverse tra loro: gli effetti delle sanatorie, alcune disposizioni che probabilmente hanno ormai esaurito la loro funzione storica, le nuove problematiche derivanti dall’evoluzione del diritto di famiglia e, più in generale, i grandi interrogativi sul rapporto tra cittadinanza, identità e ordinamento. Sarebbe un errore affrontare tutto con la stessa logica. Ci sono questioni che richiedono decisioni immediate, altre che meritano un confronto politico più approfondito e altre ancora che possono trovare una soluzione soltanto all’interno di una riforma organica condivisa con i tecnici. Anch’io condivido quanto diceva il commissario Chiaruzzi: un gruppo di lavoro specifico, nel quale i tecnici possano supportare la politica, sarebbe lo strumento più efficace. La politica, infatti, non sempre dispone da sola di tutti gli strumenti per comprendere pienamente i problemi tecnici e individuare le soluzioni migliori. È proprio questa, secondo me, la maturità che dobbiamo dimostrare: distinguere ciò che è urgente da ciò che è importante. L’urgenza non deve impedirci di costruire una buona riforma, ma allo stesso tempo la prospettiva di una riforma complessiva non può diventare un alibi per rinviare problemi che possono essere risolti fin da subito. Mi riferisco, ad esempio, alla dichiarazione di mantenimento della cittadinanza, alle sanatorie e a tutte quelle criticità applicative emerse con la nuova disciplina della naturalizzazione. Credo che questo rappresenti il punto di equilibrio raggiunto dalla Commissione nel proprio lavoro e, a mio avviso, anche il metodo migliore per arrivare finalmente a una disciplina della cittadinanza più moderna, più ordinata e più coerente.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Parto dall’intervento normativo con cui è stato eliminato l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine, un intervento che abbiamo condiviso negli obiettivi e che ritengo importante, perché rispondeva a un’esigenza molto sentita. In quella fase avevamo anche detto che tale modifica avrebbe dovuto inserirsi all’interno di un processo di revisione molto più ampio della normativa. Quella legge è stata approvata e condivisa, ma ritengo che qualsiasi ulteriore intervento debba essere valutato nell’ambito di una riforma complessiva e non attraverso modifiche isolate. Il metodo di lavoro, da questo punto di vista, è fondamentale. Occorre procedere con la massima condivisione politica, coinvolgendo anche i tecnici, come ci siamo detti più volte. Serve affrontare il tema con equilibrio, senza fretta, perché la cittadinanza rappresenta una materia centrale e strategica per il futuro del Paese. È necessario prendersi il tempo necessario e confrontarsi costantemente con gli uffici competenti, che devono essere ascoltati nelle loro valutazioni. Penso in particolare all’Ufficio di Stato Civile e all’Ufficio di Statistica, che dispone di dati fondamentali. Questo dovrebbe essere il metodo di lavoro. Condivido anche la necessità di distinguere ciò che rappresenta un’emergenza e richiede interventi rapidi dalla riforma organica della cittadinanza, che dovrà invece essere affrontata in un quadro più ampio, anche alla luce delle numerose istanze emerse durante le audizioni. Purtroppo, per motivi di salute, non ho potuto partecipare a tutte, anche se le ho seguite da casa, essendo pubbliche, e le ho trovate molto interessanti e arricchenti. Ricordo in particolare l’audizione dell’avvocato Marinozzi dell’Ufficio di Stato Civile, che ci ha illustrato una serie di problematiche presenti da anni e le questioni che più frequentemente vengono sottoposte all’Ufficio. Ritengo corretto intervenire subito per risolvere queste criticità. Si era parlato delle sanatorie, della dichiarazione di mantenimento della cittadinanza, dei dinieghi e di molti altri aspetti che richiedono un intervento urgente. Tuttavia la politica deve avere idee chiare su questi temi, perché altrimenti rischia di modificare la normativa generale creando nuovi vuoti o nuove criticità. Discutiamo quindi subito delle questioni più urgenti, con la massima condivisione politica e tecnica, e successivamente affrontiamo una revisione complessiva della disciplina della cittadinanza. Ritengo che questo sia un tema sul quale non ci si possa sottrarre al confronto, anche perché le sollecitazioni provenienti dalla società sono numerose. Ricordo, ad esempio, il documento trasmesso dal Comitato civico per la cittadinanza. Si possono condividere o meno le posizioni espresse, ma credo che la politica abbia comunque il dovere di confrontarsi con quelle proposte e di discuterle. Fare finta che certe esigenze non esistano, o ignorare un comitato soltanto perché esprime idee diverse, non sarebbe un atteggiamento saggio, e non mi riferisco certamente a questo Governo. In quel documento ci sono due proposte che mi hanno particolarmente colpito. La prima riguarda il divieto di doppio voto e di doppia candidatura. Personalmente non metterei sullo stesso piano l’elettorato attivo e quello passivo. Sul tema della doppia candidatura, delle sue opportunità e dei possibili conflitti di interesse c’è molto da discutere. Repubblica Futura aveva già presentato un progetto di legge in materia, bocciato in questa Commissione, ma resto convinto che una riflessione debba essere fatta. Diverso è il tema del divieto del doppio voto, che considero una proposta molto forte e, a mio avviso, in contrasto con principi di carattere internazionale. Sono comunque questioni che ci vengono sottoposte e sulle quali è giusto confrontarsi. L’altro tema riguarda il limite della trasmissione della cittadinanza oltre la terza generazione. Era una domanda che avevo posto anche all’avvocato Marinozzi, cercando un confronto anche con quanto avviene negli altri Paesi. Ritengo infatti che sul tema della trasmissione della cittadinanza ci sia molto da discutere. Una delle contraddizioni della nostra normativa, almeno prima dell’ultima riforma, era rappresentata dal fatto che persone residenti a San Marino da vent’anni, che lavoravano qui, pagavano le tasse qui, erano sposate con cittadini sammarinesi, avevano figli sammarinesi ed erano pienamente integrate nel tessuto del Paese, erano costrette a rinunciare alla cittadinanza d’origine. Questo problema è stato risolto e condivido quella scelta. Tuttavia esistono anche cittadini originari che possiedono due o tre cittadinanze, ricevute magari da un bisnonno, che non hanno mai messo piede a San Marino, non parlano una parola d’italiano e, se sono venuti sul Titano, è stato soltanto perché qualcuno li ha invitati a votare. Avevo provocatoriamente osservato che, a questo punto, o si accetta che tutti possano avere più cittadinanze oppure questa situazione rischia di apparire contraddittoria. Non sto dicendo che si debba necessariamente scegliere una sola cittadinanza, ma credo che permanga una criticità rispetto a chi eredita la cittadinanza da oltre tre generazioni senza avere mai avuto alcun rapporto concreto con la Repubblica. Mi domando quale possa essere, in questi casi, il reale legame con San Marino. Lo dico essendo perfettamente consapevole che la grandissima maggioranza dei sammarinesi residenti all’estero dimostra un attaccamento alla Repubblica persino superiore a quello di molti residenti. Ho parenti negli Stati Uniti, in Argentina e in altri Paesi e conosco bene questo sentimento. Tuttavia non è sempre così e alcune distorsioni esistono. Per questo ritengo che l’ipotesi di introdurre un limite alla trasmissione della cittadinanza, in assenza di qualsiasi periodo di residenza o di legame effettivo con la Repubblica, possa rappresentare un tema sul quale confrontarsi seriamente quando si metterà mano alla riforma complessiva della normativa.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Gli interventi che ci sono già stati sono stati molto esplicativi e hanno affrontato le criticità emerse nel corso di questo percorso. Anch’io desidero unirmi ai ringraziamenti rivolti al Presidente e al Segretario, perché le audizioni sono state davvero importanti. Hanno aperto la mente anche rispetto ad aspetti ai quali, probabilmente, non avevamo nemmeno pensato. Ci hanno indotto a riflettere su questioni che, apparentemente, potevano sembrare marginali e che invece si sono rivelate significative. Sono già stati richiamati gli interventi più diretti e quelli che hanno evidenziato con maggiore chiarezza le criticità, a partire dal dirigente dell’Ufficio di Stato Civile, ma non solo. Devo anche dire che, nel complesso, la nostra normativa, pur presentando alcune sperequazioni, è sostanzialmente equilibrata. Il tema oggi è innanzitutto dare una risposta alla questione politica posta dal Comitato per la cittadinanza. Le proposte avanzate dal Comitato hanno alcuni presupposti condivisibili; su altri aspetti, come diceva prima il commissario Andruzzoli, ci sono posizioni molto forti, mentre altre sono assolutamente legittime. Su questo è necessario assumere una decisione politica, più che tecnica, ed è quindi giusto che la Commissione possa esprimersi. Per il resto non mi sembra emergano ulteriori grandi problematiche e ritengo quindi molto positivo avviare il lavoro di un gruppo tecnico che possa dare organicità a una legislazione che oggi è diventata piuttosto frammentaria, arrivando a un vero testo unico chiaro e coerente, capace di definire con precisione la disciplina della cittadinanza nella Repubblica di San Marino. Credo che questo sia un obiettivo non solo auspicabile, ma necessario.
Gemma Cesarini (Libera): Mi unisco anch’io ai colleghi per alcune brevi riflessioni, più sul metodo che sul merito. Per quanto riguarda il nostro gruppo, condividiamo pienamente la necessità di lavorare a un progetto di legge organico, a un testo unico sulla normativa della cittadinanza. Allo stesso tempo, però, mi trovo d’accordo con quanto è stato evidenziato sia dalla dirigente dell’Ufficio sia dal commissario Andruzzoli: alcune problematiche richiedono interventi rapidi. Potrebbe quindi essere opportuno procedere parallelamente su due binari: da un lato intervenire con tempestività sulle criticità già individuate, così da fornire risposte in tempi brevi, e dall’altro lavorare alla predisposizione del testo unico, che richiederà inevitabilmente tempi più lunghi. Credo che questa sia la strada più corretta.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ringrazio tutti per il dibattito e per gli interventi, perché testimoniano ancora una volta la disponibilità e l’atteggiamento con cui questa Commissione ha affrontato questo percorso. Voglio ribadire che il lavoro non termina oggi e non terminerà nemmeno con l’eventuale adozione dei provvedimenti più urgenti. Si concluderà soltanto quando arriveremo, mi auguro, all’approvazione di un testo unico, o comunque quando avremo portato a compimento un capitolo importante di questo percorso. Vorrei soffermarmi soprattutto su un aspetto: dobbiamo distinguere chiaramente le questioni relative alla cittadinanza da quelle riguardanti la legge elettorale, il diritto di voto attivo e passivo e le incompatibilità. Personalmente ritengo che questi due ambiti debbano rimanere distinti. Non sto dicendo che non debbano essere affrontati, ma che debbano seguire percorsi separati. Tutto il lavoro sulla cittadinanza, sullo status, sulla trasmissione, sulle aperture e sulle riflessioni che faremo dovrà trovare spazio nella normativa sulla cittadinanza. Le questioni relative alla legge elettorale, invece, dovranno rimanere all’interno della disciplina elettorale. Abbiamo già ricevuto un mandato, insieme al Segretario Canti, per affrontare il tema delle incompatibilità, che in parte si intreccia con la materia elettorale e riguarda l’elettorato attivo e passivo. Ho sentito che questi temi sono stati richiamati anche oggi e credo sia giusto mantenerli collegati tra loro, ma all’interno della normativa elettorale, in modo da avere due testi distinti e chiari. Chi vorrà conoscere la disciplina della cittadinanza troverà tutte le disposizioni nella legge sulla cittadinanza; chi invece vorrà approfondire il diritto di voto, le incompatibilità e gli altri aspetti elettorali troverà tutto nella legge elettorale. Evitiamo di creare sovrapposizioni che rischiano soltanto di generare confusione e rendere più difficile per i cittadini individuare i riferimenti normativi. Questa è soltanto una proposta di metodo per organizzare i nostri lavori, non certo un modo per evitare il confronto su questi temi, che anzi ritengo doveroso affrontare. Fa parte del lavoro di riordino che dobbiamo fare come comunità democratica. Siamo chiamati dai cittadini ad affrontare i problemi, a formulare proposte e a trovare soluzioni. Il nostro compito è proprio questo: affrontare le questioni e non rinviarle. Naturalmente dobbiamo farlo con i tempi e le modalità corrette. Nessuno sta affrontando il tema della cittadinanza con superficialità o in fretta. Al contrario, stiamo studiando, approfondendo e confrontandoci. È proprio così che nasce la condivisione, che si comprendono le complessità e che si costruiscono provvedimenti in grado di dare risposte concrete. Accolgo con favore anche la proposta di istituire un tavolo tecnico di confronto tra politica e tecnici. Mi sembra un’ottima soluzione. Sarà quel tavolo a elaborare le proposte, sia quelle più urgenti sia quelle di prospettiva. Ma il tavolo dovrà nascere da un indirizzo di questa Commissione: sarà qui che verranno definiti gli obiettivi, sarà qui che torneranno le elaborazioni tecniche e sarà qui che si svolgerà il confronto politico. Quando dico “qui” intendo naturalmente il Consiglio Grande e Generale o una Commissione che ne è espressione, nel pieno rispetto della centralità del Consiglio nelle scelte legislative.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Credo che debba essere valutato quale sia la soluzione più funzionale: se affidare a un eventuale tavolo tecnico anche la riflessione sulle emergenze evidenziate dall’avvocato Marinozzi e sulle criticità emerse nell’applicazione della legge sulla naturalizzazione, per poi affrontare successivamente il tema più ampio che richiederà inevitabilmente tempi maggiori, oppure se, per la parte più urgente, possa essere direttamente il Governo a fornire orientamenti e interpretazioni della normativa. Naturalmente questo dovrà essere valutato nel rispetto delle competenze del Governo e delle disposizioni vigenti. Da parte nostra c’è piena collaborazione e piena disponibilità, purché si arrivi a sanare queste situazioni. Questa è la priorità. Un altro aspetto che mi farebbe piacere rimanesse agli atti riguarda la sensibilità nei confronti dei nostri cittadini residenti all’estero. È vero quanto è stato ricordato dai colleghi: possono esserci situazioni particolari, ma è altrettanto vero che per molti San Marino rappresenta un porto sicuro al quale fare ritorno quando il Paese in cui vivono attraversa momenti di grave difficoltà. Lo abbiamo visto, ad esempio, con il rientro di diversi cittadini provenienti dall’Argentina durante la crisi economica che quel Paese ha vissuto e continua a vivere. Del resto siamo stati noi, per primi, un popolo di emigranti nei momenti di bisogno. Per questo credo che il rapporto con i nostri concittadini all’estero debba essere visto soprattutto come una relazione di vicinanza, di sostegno e di supporto, e non soltanto attraverso le distorsioni che nel tempo possono essersi verificate sul piano elettorale. Infine desidero riconoscere il lavoro che attende la Segreteria di Stato per gli Affari Interni e, in particolare, l’Ufficio di Stato Civile. Tra l’attuazione della riforma sulla cittadinanza e sulla naturalizzazione, la gestione dei corsi previsti, le nuove procedure e, parallelamente, il complesso lavoro sui cimiteri, il direttore dell’Ufficio di Stato Civile, tutto il suo staff, la Segreteria di Stato e i collaboratori saranno chiamati a un impegno particolarmente intenso. Ritengo quindi doveroso riconoscere questo lavoro e confermare che il supporto della politica non verrà meno.
Ilaria Baciocchi (PSD): Do lettura dell’ordine del giorno sottoscritto da tutte le forze politiche presenti oggi in Commissione. La Commissione Consiliare Permanente I – Affari Istituzionali, Pubblica Amministrazione, Affari Interni, Protezione Civile, Rapporti con le Giunte di Castello, Giustizia, Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Università e Ricerca Scientifica; richiamato l’ordine del giorno approvato dalla Commissione Consiliare Permanente I in data 10 dicembre 2025, con il quale è stato avviato il percorso volto al riordino organico della normativa in materia di cittadinanza; preso atto della relazione presentata dal Segretario di Stato per gli Affari Interni sugli esiti degli approfondimenti svolti in attuazione del citato ordine del giorno, comprensiva delle valutazioni tecniche formulate dai competenti uffici dell’Amministrazione; rilevato che dalla medesima relazione emergono le seguenti criticità e ambiti di intervento: il completamento dell’attuazione della Legge 25 febbraio 2026 n. 27, anche alla luce delle prime procedure di naturalizzazione svoltesi secondo il nuovo modello che consente il mantenimento della cittadinanza d’origine; la definizione delle residue questioni connesse all’applicazione delle Leggi n. 121/2019 e n. 131/2021; la disciplina della dichiarazione di mantenimento della cittadinanza per i cittadini sammarinesi per origine; il completamento del percorso di riordino complessivo della normativa attraverso la predisposizione di un testo unico; la Commissione Consiliare Permanente I conferma integralmente gli indirizzi contenuti nel proprio ordine del giorno approvato in data 10 dicembre 2025, ribadendo l’obiettivo di pervenire a un riordino organico della normativa in materia di cittadinanza attraverso la predisposizione di un testo unico; incarica il Segretario di Stato per gli Affari Interni di adottare le iniziative normative, regolamentari, interpretative e amministrative ritenute più idonee a dare tempestiva attuazione agli esiti dell’attività istruttoria svolta dalla Commissione, con particolare riferimento: al completamento dell’attuazione della Legge 25 febbraio 2026 n. 27, anche alla luce delle prime procedure di naturalizzazione svolte secondo la nuova disciplina; alla definizione delle residue situazioni ancora pendenti derivanti dall’applicazione delle Leggi 2 agosto 2019 n. 121 e 15 luglio 2021 n. 131; alla revisione della disciplina relativa alla dichiarazione di mantenimento della cittadinanza, tenendo conto delle criticità emerse nella sua applicazione; dispone che tutte le ulteriori questioni di carattere sistematico e le proposte di modifica non riconducibili agli interventi urgenti confluiscano nel percorso di predisposizione del testo unico in materia di cittadinanza; incarica il Segretario di Stato per gli Affari Interni di promuovere, d’intesa con la Commissione Consiliare Permanente I, l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico-politico che coinvolga tutte le forze politiche, incaricato della predisposizione del testo unico in materia di cittadinanza, assicurando il coinvolgimento dei competenti uffici dell’Amministrazione e delle professionalità ritenute necessarie.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Brevemente, visto che sono l’unico esponente dell’opposizione ad aver sottoscritto questo ordine del giorno, intervengo naturalmente a nome della mia forza politica. Come ho già detto, quello della cittadinanza è un tema assolutamente centrale, oltre che delicato e strategico, perché riguarda la sopravvivenza stessa del nostro piccolo Paese. Non è una materia che appartiene a un Governo o a una maggioranza, ma riguarda tutti e, per sua natura, è trasversale rispetto alle diverse maggioranze che si sono succedute. Noi, ad esempio, pur essendo all’opposizione, abbiamo sostenuto diversi interventi su questa materia. Credo quindi che sia giusto e opportuno che ciascuno possa offrire il proprio contributo. Condividendo i contenuti del testo che ci è stato presentato, ho ritenuto opportuno sottoscrivere anch’io questo ordine del giorno. Ritengo che il percorso svolto in questi mesi ci abbia consentito di ascoltare numerosi contributi di grande interesse, molti dei quali hanno evidenziato criticità reali, anche se non sempre particolarmente diffuse, come quelle relative alle sanatorie, al mantenimento della cittadinanza e ad altri aspetti applicativi. Condivido quindi l’impostazione secondo cui, facendo tesoro di quanto emerso dalle audizioni, sia importante adottare iniziative per risolvere le problematiche richiamate nell’ordine del giorno. Per quanto riguarda gli strumenti, si parla di iniziative normative, regolamentari, interpretative e amministrative. È evidente che non tutte le criticità richiedono necessariamente una modifica legislativa. Chiediamo quindi che vengano utilizzati gli strumenti più idonei e, possibilmente, maggiormente condivisi. Siamo favorevoli ad affrontare e risolvere queste problematiche, così come condividiamo la scelta di ricondurre tutte le ulteriori questioni relative alla cittadinanza all’interno di un testo unico, da costruire nel modo più saggio e condiviso possibile. Per questo considero importante la creazione di un contesto di lavoro che coinvolga sia la politica sia i tecnici dell’amministrazione, perché abbiamo bisogno del contributo di chi conosce questa materia meglio di noi. Lavorare insieme su un tema così delicato è fondamentale. Per queste ragioni, condividendone gli obiettivi e i contenuti, ho ritenuto opportuno sottoscrivere l’ordine del giorno. Naturalmente intervengo esclusivamente a nome di Domani Motus Liberi e non delle altre forze di opposizione, con le quali non ho avuto modo di confrontarmi.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Mi esprimo a nome della maggioranza per annunciare il voto favorevole a questo ordine del giorno. Abbiamo accolto l’indirizzo espresso dal Segretario di Stato, cioè quello di mantenere distinta la disciplina della cittadinanza da quella della legge elettorale. Questo ordine del giorno riguarda esclusivamente la cittadinanza e ribadisce quanto abbiamo già evidenziato durante il dibattito: la necessità di intervenire su due livelli. Da una parte ci sono le questioni urgenti, legate all’applicazione delle normative del 2019, del 2021 e della legge del 2026, che richiedono risposte immediate; dall’altra c’è il lavoro più ampio e complesso che dovrà essere sviluppato dal gruppo tecnico-politico, con il tempo necessario, per arrivare a una disciplina organica della cittadinanza che affronti tutte le tematiche e le sfaccettature della materia. Ritengo inoltre importante che tutte le forze politiche possano essere rappresentate all’interno di questo gruppo. Sarà poi il Governo a definire modalità operative e composizione, ma è giusto che vi sia spazio per il contributo di tutti, perché la cittadinanza appartiene all’intera comunità. Credo anche che tutto il materiale raccolto nel corso delle audizioni rappresenti un patrimonio prezioso e costituisca un importante punto di partenza per il lavoro futuro. Colgo infine l’occasione per chiedere al Segretario se sarà possibile mettere a disposizione anche la documentazione predisposta dagli altri relatori intervenuti nelle audizioni. A noi è stato trasmesso il materiale dell’Ufficio di Stato Civile, ma non quello degli altri esperti. Se sarà disponibile, sarebbe utile riceverlo; diversamente, faremo riferimento alle registrazioni delle audizioni.


