Caso bulgaro, Europa e pensioni: in Consiglio esplode il confronto sul futuro di San Marino (report della seduta del 18 giugno)
Consiglio Grande e Generale – sessione 17-18-19-22-23-24 giugno 2026
Giovedì 18 giugno 2026
Il Consiglio Grande e Generale ha proseguito i lavori ripartendo dai temi caldi del comma Comunicazioni. Carlotta Andruccioli (Domani Motus Liberi) ha riportato al centro del dibattito il rinvio a giudizio di nove dei dieci indagati nell’ambito del cosiddetto “caso bulgaro”, definendolo “il vero tema dei temi di queste ore”. La consigliera ha criticato il governo per la gestione del dossier europeo, sostenendo che “il fulcro dell’azione politica è in realtà bloccato per una questione politica e non tecnica” e accusando l’esecutivo di avere grandi responsabilità nel ritardo della firma dell’accordo di associazione con l’Unione Europea. Andruccioli ha inoltre contestato l’atteggiamento del governo sul tema energetico e sulla vicenda dello screening mammografico.
In difesa dell’operato della maggioranza sono intervenuti Matteo Rossi (Psd) e Luca Lazzari (Psd). Rossi ha accusato l’opposizione di alimentare “una narrazione esasperata e spesso del tutto infondata”, sostenendo che il governo abbia fornito “una spiegazione chiara sui temi seri che ci stanno impegnando giorno e notte”. Riferendosi al miglioramento del rating internazionale, ha osservato che “le agenzie internazionali ci hanno premiato con un voto che non vedevamo praticamente dall’età del bronzo”. Sul dossier europeo ha ribadito che “l’Italia e altri grandi Paesi stanno facendo un’opera diplomatica insieme a noi”. Lazzari ha invece invitato a non confondere la critica politica con la delegittimazione delle istituzioni: “Il governo passa ma la Repubblica invece resta”, ha dichiarato, sostenendo che il Paese stia ricevendo riconoscimenti positivi da mercati e istituzioni internazionali.
Sempre nel comma Comunicazioni è stato presentato un ordine del giorno della maggioranza sul rapporto tra minori e social network, volto ad avviare un percorso di approfondimento con il coinvolgimento di ISS, scuola e Commissione politiche giovanili.
Nel corso della seduta sono state inoltre espletate alcune nomine e sostituzioni negli organismi istituzionali. Il Consiglio ha preso atto della convalida definitiva dell’incarico di consigliere a Marino Albani, subentrato a seguito della scomparsa di Mariella Mularoni, della sostituzione di Giovanni Maria Zonzini nelle commissioni consiliari con Gian Matteo Zeppa ed Emanuele Santi, della nomina di Mattia Achilli quale membro supplente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e della conferma di Pietro Masiello e Valentina Garavini nell’Autorità Garante per l’Informazione.
Spazio poi a Fondiss. Il Segretario di Stato Stefano Canti ha illustrato i dati del fondo previdenziale complementare, che nel 2025 ha raggiunto un patrimonio vicino ai 270 milioni di euro, e ha presentato una modifica regolamentare destinata ad ampliare le possibilità di investimento. “Questo è un primo passo fondamentale per ottenere rendimenti migliori”, ha affermato. Sul tema si è registrata una convergenza trasversale. Guerrino Zanotti (Libera) ha definito la modifica “un fatto molto positivo per i lavoratori”, auspicando una riforma complessiva del sistema. Emanuele Santi (Rete) ha sostenuto che “una gestione migliore del fondo di riserva equivarrebbe quasi a una riforma fiscale o pensionistica aggiuntiva ogni anno”, mentre Francesco Mussoni (Pdcs) ha ricordato il referendum del 2014 e i limiti agli investimenti esterni, sostenendo che il sistema abbia perso “decine di milioni di euro di potenziali rendimenti”. Antonella Mularoni (Rf) ha chiesto di guardare ai modelli internazionali più avanzati affinché i fondi pensione possano diventare “un vero motore di sviluppo per questo Paese”. In replica, Canti ha confermato che la modifica regolamentare rappresenta soltanto un primo passo verso una revisione più ampia della legge del 2011. La modifica al regolamento di Fondiss è stata approvata a maggioranza.
Si è passati quindi alla ratifica dei decreti delegati. Antonella Mularoni ha espresso apprezzamento per il lavoro dell’Ufficio Marchi e Brevetti, definendolo una realtà che “guarda sempre avanti” e che “fa fare una bellissima figura a livello internazionale”. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri ha condiviso il giudizio e annunciato l’imminente presentazione della riforma del diritto d’autore.
Clima largamente condiviso sul decreto-legge che istituisce il nuovo Liceo delle Scienze Umane. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini ha spiegato che il nuovo indirizzo intende colmare una lacuna del sistema scolastico sammarinese, offrendo un percorso centrato sulle scienze sociali, pedagogiche e psicologiche. Nicola Renzi (Rf) ha apprezzato il metodo adottato dal governo, dichiarando che “quando si lavora così, con un confronto preventivo e l’analisi delle esigenze, non si possono che dire parole positive”. Anche Carlotta Andruccioli (D-ML) ha definito “assolutamente condivisibile” l’obiettivo di ampliare l’offerta formativa, pur esprimendo perplessità sul ricorso allo strumento del decreto. Giuseppe Maria Morganti (Libera) ha invitato a costruire un piano di studi innovativo e orientato alle nuove professionalità. Lonfernini ha ringraziato tutte le forze politiche per il clima di collaborazione, sottolineando che “innovare non significa cambiare radicalmente un sistema che funziona già in maniera eccellente”. Il decreto è stato ratificato a maggioranza.
Parere favorevole anche sulla proroga delle misure straordinarie sui carburanti. Il Segretario alle Finanze Marco Gatti ha spiegato che il provvedimento mantiene fino al 30 giugno gli interventi già adottati per contenere gli effetti dei rincari energetici. Matteo Casali (Rf) ha accolto positivamente la proroga, invitando però il governo a mantenere alta l’attenzione sull’andamento dei mercati.
Molto più acceso il confronto sul decreto relativo al visto merci telematico. Il governo, per voce del Segretario Gatti, ha illustrato l’estensione della procedura alle società a responsabilità limitata di maggiori dimensioni. Rete ha presentato un emendamento per abbassare da 5.000 a 1.500 euro la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di visto. Da Rete Gian Matteo Zeppa ha richiamato le conclusioni della Commissione Antimafia e del SICAE, sostenendo che la soglia attuale viene utilizzata “per eludere i controlli del visto merci”. Emanuele Santi ha parlato di “distorsioni strategiche” e di possibili fenomeni di riciclaggio. Marco Gatti ha replicato chiedendo ulteriori approfondimenti tecnici: “Vorremmo analizzare meglio perché non abbiamo capito quale sia la problematica specifica che questo elemento genera sul sistema economico sammarinese”. Dopo una sospensione dei lavori nel tentativo di trovare una mediazione, l’emendamento di Rete è stato respinto e il decreto ratificato a maggioranza.
Ampio consenso ha accompagnato invece il decreto sul contratto di collaborazione in ambito sportivo. Il Segretario al Lavoro Alessandro Bevitori ha illustrato una disciplina destinata a regolamentare in modo organico i rapporti di collaborazione nel settore sportivo, sottolineando che “era oggettivamente necessario normare un ambito che aveva necessità di essere formalizzato”. Il collega allo Sport Rossano Fabbri ha definito il provvedimento “un primo passo” per accompagnare la crescita del sistema sportivo sammarinese. Massimo Andrea Ugolini (Pdcs) ha parlato di un intervento che restituisce dignità contrattuale a chi opera nello sport. Matteo Rossi (Psd), Lorenzo Bugli (Pdcs), Dalibor Riccardi (Libera), Paolo Crescentini (Psd), Denise Bronzetti (Ar) e Carlotta Andruccioli (D-ML) hanno espresso sostegno al testo, avanzando proposte migliorative sul sistema SMAC e sul rafforzamento della professionalizzazione del settore.
Da parte dell’opposizione, Emanuele Santi ha riconosciuto che “quando un lavoro è positivo lo riconosciamo volentieri”, definendo il decreto un argine al “Far West” contrattuale esistente in passato. Gian Matteo Zeppa ha proposto ulteriori tutele per i minori attraverso l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per i collaboratori sportivi. Sul tema sono intervenuti anche Michela Pelliccioni e il Segretario Fabbri, che hanno condiviso l’esigenza di approfondire ulteriormente la materia. L’emendamento di Rete è stato tuttavia respinto a maggioranza.
I lavori riprenderanno domani mattina alle 9:00.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 1: Comunicazioni
Carlotta Andruccioli (D-ML): Io ritengo assolutamente doveroso intervenire dopo il dibattito di ieri, che è stato estremamente interessante e ricco di spunti di riflessione. Secondo me il tema centrale, il vero tema dei temi di queste ore, riguarda il rinvio a giudizio di ben nove dei dieci indagati nella vicenda del cosiddetto caso bulgaro e del famoso piano parallelo. Devo dire che ringrazio il Segretario di Stato Stefano Canti che già ad aprile ci aveva informato che le indagini si sarebbero concluse a maggio; devo ammettere che le sue informazioni erano del tutto corrette, anche se onestamente non credo fosse opportuno che un membro del governo disponesse di certi dettagli investigativi in anticipo. Ad ogni modo, la precisione di quelle notizie rende ancora più urgente l’avvio della commissione d’inchiesta il prima possibile. Voi volete farla partire seguendo le vostre regole, e io continuo a ritenere questa scelta scandalosa, ma l’importante è che si parta. Oltre all’aspetto giudiziario che riguarda il tribunale, qui esiste un enorme problema politico: io chiedo ai colleghi di maggioranza e al governo come intendano porsi rispetto alla credibilità e all’immagine internazionale della nostra Repubblica. Non provate imbarazzo per questa gestione a dir poco assurda di vari dossier, a partire da quello europeo? Ieri avete parlato di tantissime questioni interessanti, ma senza mai centrare il vero tema politico del momento, e questo secondo me la dice molto lunga sulla vostra posizione. Sono ormai due anni e mezzo che ci sentiamo ripetere che la firma dell’accordo con l’Unione Europea è imminente, ma il fulcro dell’azione politica è in realtà bloccato per una questione politica, e non tecnica, che tiene l’intero Paese in stallo in una situazione di incertezza per vostra esclusiva responsabilità. Il Segretario Beccari ha rassicurato il Paese per anni, festeggiando prima l’imminente conclusione del negoziato a dicembre 2023 e poi sostenendo che i rallentamenti fossero legati solo ad aspetti tecnici. Abbiamo sentito date di continuo: la firma doveva esserci nell’autunno 2024, poi a fine 2024, poi a giugno 2025, poi nell’autunno del 2025, a fine 2025, a marzo 2026 e infine nella primavera del 2026. Ormai siamo a giugno e forse non conviene più dire che la firma è imminente, perché o c’è una sfortuna enorme che perseguita il Segretario Beccari oppure ammettete che i problemi ci sono e sono seri. Il governo ha grandi responsabilità perché il fermo attuale dell’accordo va ben al di là delle questioni tecniche e si lega alla vicenda bancaria della famosa scalata bulgara, una vicenda che avete gestito voi con parenti e amici nei luoghi decisionali. Non avete mai smentito le lettere del presidente dell’Ente Cassa che dava per certa la vendita ai bulgari perché così volevano il governo e la Banca Centrale; se ieri il Segretario ha negato tutto, forse ricordava male. Mi chiedo cosa dicano oggi gli europeisti convinti e dove sia finita la questione morale. Non tollero che vi aggrappiate a narrazioni di comodo parlando di un nemico esterno; ci chiedete di fare squadra ma non condividete nulla, e se qualcuno osa fare domande diventa subito un nemico o un capro espiatorio. Il problema del Paese non è chi chiede trasparenza, ma chi ci mette in imbarazzo a livello internazionale portandoci in una simile controversia. Passo poi al tema energetico: il Segretario Beccari dice che abbiamo proposto il nucleare perché abbiamo preso troppo caldo, ma secondo me è il caldo ad aver impedito a lui di capire i nostri comunicati. Non abbiamo mai proposto di costruire una centrale nucleare dall’oggi al domani, ma di avviare un confronto serio con esperti per studiare opzioni adatte alle dimensioni della nostra Repubblica, parlando di micro-reattori o di partecipazione a filiere europee. Serve una strategia di lungo periodo per l’approvvigionamento energetico perché il fotovoltaico è fondamentale ma non è sufficiente; vedere un Segretario di Stato che ride su questi temi mi preoccupa molto perché dimostra una totale assenza di visione. Infine, sulla sanità, ringrazio il consigliere Michele Muratori per l’approfondimento tecnico sulle linee guida, ma il punto vero è che gli obiettivi di prevenzione dell’ISS erano stati modificati riducendo il programma di screening mammografico da annuale a biennale per una certa fascia di pazienti. Ieri ci è stato detto che non cambierà nulla, quindi evidentemente c’è stato un ripensamento dopo che noi abbiamo depositato l’interpellanza il 9 giugno. Quella scelta di ridurre la prevenzione era incomprensibile e contraddittoria rispetto alla legge istitutiva dell’ISS, che vede nella prevenzione un pilastro universale e fondamentale.
Matteo Rossi (Psd): In questo comma comunicazioni siamo ormai quasi alla conclusione e io sento di dover fare un plauso ai colleghi di maggioranza e al governo. Per troppi Consigli abbiamo vissuto sotto una sorta di assedio da parte dell’opposizione, che alimentava una narrazione esasperata e spesso del tutto infondata; credo invece che oggi i partiti e il governo abbiano dato una spiegazione chiara sui temi seri che ci stanno impegnando giorno e notte. È un vero peccato che l’opposizione svilisca il proprio ruolo concentrandosi su polemiche basate nel novantanove per cento dei casi sul “sentito dire”, sull’ipotesi e sulla dietrologia. Abbiamo dovuto assistere a dibattiti nati da presunte riunioni dentro l’ISS in cui si sosteneva che questo governo volesse togliere la prevenzione in un settore fondamentale, una tesi che è stata smentita e ribadita a più voci anche oggi in quest’aula. Nonostante la totale mancanza di argomenti validi, l’opposizione insiste con ricostruzioni farlocche, parlando persino di cliniche private pronte a incanalare i pazienti. Queste polemiche ci hanno dato un bello slancio per compattarci ancora di più e rispedire al mittente certi attacchi, e ringrazio il collega Michele Muratori per il suo lavoro di spiegazione. Ieri abbiamo sentito addirittura critiche sul rating: le agenzie internazionali ci hanno premiato con un voto che non vedevamo praticamente dall’età del bronzo, dopo che il Paese ha attraversato crisi economiche, finanziarie e bancarie durissime. Sentirsi dire che le agenzie di rating vengono pagate per dare pareri positivi è un’affermazione di un livello bassissimo: quando ci declassavano e ci davano voti bassi, cosa facevamo? Le pagavamo male? Questi traguardi sono invece il frutto di politiche vincenti e del coraggio di andare sui mercati, una scelta che ci ha premiato. Il premio arriva anche dall’opera di questa maggioranza che ha chiesto al governo di ridurre la spesa e il disavanzo; è la prova provata che questo modo di lavorare sta portando risultati. Certo, non è tutto perfetto in un periodo storico così complicato segnato dalle emergenze energetiche, ma le risposte ci sono. San Marino vive di investitori e noi dobbiamo essere un Paese accogliente; la missione a Baku del Segretario Bevitori e dei vertici dell’Azienda dei Servizi va proprio in questa direzione, cercando vantaggi concreti per chi fa produzione a San Marino. Riguardo alla proposta dei colleghi di Domani Motus Liberi sul nucleare, molti amici mi hanno chiesto se fosse una vignetta satirica, ma purtroppo era la verità. Io capisco che sia difficile introdurre certi temi senza rischiare di venire fraintesi, ma quello che hanno capito i sammarinesi è che volete proporre una centrale nucleare. Passando ad altro, io vedo operatività anche su temi apparentemente semplici come le antenne per i telefoni; ci abbiamo messo decenni per far sì che si potesse telefonare ovunque e stiamo portando a termine anche questa opera. Sulla politica estera ci dicono che siamo al baratro e isolati, ma io come commissario della Commissione Esteri ricordo con orgoglio l’incontro con i rappresentanti del Parlamento italiano, gli onorevoli Vigna e Ambrosi, che sono venuti da noi a farci proposte concrete, come quella di partecipare come uditori al COR. L’Italia è venuta a dirci che San Marino è un Paese che può sedere allo stesso tavolo e ci ha dato un endorsement fondamentale in campo economico e finanziario, proprio in vista dell’accordo di associazione. Altro che Paese isolato; rimandiamo al mittente tutte le falsità dell’opposizione. Sull’accordo di associazione, anche noi viviamo con preoccupazione la vicenda, ma riferiremo agli atti solo quando avremo risposte ufficiali dall’Unione Europea. Il segnale dato ieri dalla visita a San Marino del Ministro degli Esteri di Cipro, che ha la presidenza di turno, è stato fortissimo e diretto; l’Italia e altri grandi Paesi stanno facendo un’opera diplomatica insieme a noi. Non capisco quindi le minacce del capogruppo Nicola Renzi che parla di cambiare la politica; forse nell’enfasi dell’intervento gli è sfuggito qualcosa che nemmeno lui voleva dire. Infine, sulla vicenda CEDU e sul tribunale, noi abbiamo ereditato una situazione disastrosa nel 2021, con dodici procedimenti tra giudici e mille fascicoli inevasi che portavano alla prescrizione. Abbiamo fatto quello che era necessario per ridare giustizia alla gente e su questo ci sono ancora gli “ultimi giapponesi” che combattono una battaglia di retroguardia che il Paese non si può più permettere.
Luca Lazzari (Psd): Ormai ogni comma comunicazioni sembra seguire lo stesso identico copione: succede qualcosa nel Paese, che sia una sentenza della CEDU, una nomina, una dimissione o un cambiamento nello screening sanitario, e si impasta tutto per restituire l’immagine di una Repubblica priva di credibilità strutturale. Secondo me qui si supera il confine della normale critica politica, perché il governo passa ma la Repubblica invece resta. Io credo che dovremmo avere un po’ di orgoglio perché fuori da quest’aula le istituzioni finanziarie internazionali e i mercati ci dicono qualcosa di molto diverso: il rating migliora, i titoli vengono collocati con successo e il Fondo Monetario riconosce i passi avanti compiuti. Questo non significa che vada tutto bene, ma che la realtà è molto più complessa della caricatura proposta in quest’aula. Pochi anni fa il Paese era davvero fuori controllo, con il bilancio della Cassa di Risparmio a pezzi e la liquidazione di Asset Banca. Oggi siamo in una fase di delegittimazione permanente in cui per colpire l’avversario si finisce per colpire lo Stato. Condivido quanto detto dal Segretario di Stato Matteo Ciacci: spesso passiamo ore a litigare su cose che non nascono nel campo della politica. Io credo ancora nel primato della politica perché è l’unico potere capace di tenere insieme i pezzi di una comunità e l’unico che deve metterci la faccia e spiegare le proprie scelte davanti ai cittadini. Sulla questione dei sammarinesi nei posti di vertice, la questione è complicata; siamo un piccolo Stato e non è sempre possibile trovare internamente tutte le competenze. Per certi ruoli di controllo o giudiziari serve anche una certa distanza dall’ambiente per garantire autonomia di giudizio. I sammarinesi devono essere qui, nelle istituzioni democratiche come il Consiglio o il Congresso, dove si rappresenta il popolo. Se distruggiamo il potere democratico, restano solo i poteri che il popolo non elegge. Prendiamo il settore bancario: guardate la vicenda di Banca di San Marino. Chi decide davvero oggi? Il mercato e la Banca Centrale, mentre la politica è rimasta del tutto fuori. La Banca Centrale ha messo la banca di fronte a un bivio duro, spingendola a cercare un compratore in una posizione di estrema debolezza sottominaccia di commissariamento. La gestione è stata lasciata all’Ente proprietario, un soggetto con limiti fisiologici e non strutturato per gestire una partita simile, e così si è arrivati all’investitore bulgaro. La politica avrebbe guardato al profilo del compratore e all’opportunità strategica nel percorso europeo, ma in quella fase la politica era fuori dalla stanza. Meno male che il tribunale è intervenuto perché l’ingresso di certi soggetti non sarebbe stato un bene per il Paese. I rinvii a giudizio di ieri segnano un passaggio importante e creano le condizioni per aprire la commissione d’inchiesta. L’opinione pubblica però dà la colpa alla politica perché vede noi, non gli altri poteri, ed è giusto che ci chiedano conto. Ma noi dobbiamo smetterla di comportarci come l’ultimo anello della catena: siamo qui per scrivere leggi e proteggere gli interessi strategici. Smettiamola di raccontarci come una classe politica indegna perché così distruggiamo la nostra stessa credibilità. Critichiamoci pure duramente, ma ricordiamoci che San Marino ha bisogno delle sue istituzioni democratiche per decidere del proprio futuro.
Ora do lettura di un ordine del giorno dei gruppi di maggioranza. “Il Consiglio Grande e Generale, considerato che l’utilizzo dei social network da parte dei minori richiede un approccio equilibrato tra tutela e innovazione, impegna il governo a: 1) promuovere un percorso di approfondimento sul tema dell’utilizzo delle piattaforme digitali da parte dei minori nella Repubblica di San Marino; 2) favorire il coinvolgimento delle Segreterie di Stato competenti, dell’ISS, del sistema scolastico e della Commissione politiche giovanili; 3) predisporre una relazione informativa che illustri il quadro delle conoscenze scientifiche e le esperienze normative internazionali; 4) riferire in Consiglio Grande e Generale sugli esiti di tale approfondimento per sviluppare un confronto consapevole sulle possibili iniziative da intraprendere.”
Stefano Canti Segretario di Stato: Desidero illustrare al Consiglio Grande e Generale i principali dati di gestione presentati dal Comitato Amministratore di FONDISS durante la serata pubblica dello scorso 21 maggio. I dati del rendiconto 2025 sono stati messi a disposizione di tutti i consiglieri affinché possiate approfondire i numeri forniti dal Comitato. L’anno 2025 ha confermato la crescita costante del fondo: grazie a entrate contributive totali di circa 33 milioni di euro, con un incremento del 7,45% rispetto al 2024, abbiamo raggiunto un patrimonio complessivo che sfiora i 270 milioni di euro. Io prevedo che le entrate contributive continueranno a crescere costantemente nel tempo, sia per l’aumento degli iscritti, che al 31 dicembre 2025 erano 45.399, di cui oltre 28.000 hanno effettuato almeno un versamento, sia per l’innalzamento dell’aliquota obbligatoria. Secondo quanto stabilito dalla legge numero 157 del 2022, per i lavoratori dipendenti l’aliquota passerà gradualmente dal 4% al 7% entro il 2029, mentre per i lavoratori autonomi salirà dal 4% al 5% nello stesso periodo. Dobbiamo però considerare che anche dal punto di vista delle uscite per le prestazioni pensionistiche prevediamo un aumento, dovuto proprio al crescente numero di pensionati iscritti al fondo. Attualmente la liquidazione della posizione avviene in un’unica soluzione, ma io ritengo che, per perseguire la vera finalità del sistema di previdenza complementare previsto dalla legge del 2011, si debba dare attuazione nel breve periodo all’erogazione delle prestazioni in forma di rendita. Vorrei infine segnalare il notevole incremento delle richieste di anticipazione, specialmente per spese sanitarie; la legge permette di richiedere fino al 50% della propria posizione e nel 2025 queste uscite hanno raggiunto circa un 1.600.000 euro. Questi sono i numeri del rendiconto 2025 e più avanti, al comma 6, affronteremo le modifiche riguardanti il regolamento.
Risposte interpellanze/interrogazioni
Gian Matteo Zeppa (Rete): Io in realtà ne ho parlato ieri durante la mia prima comunicazione, ma sento il bisogno di tornarci sopra per sensibilizzare l’aula sulla gestione delle comunicazioni tra gli organismi dello Stato e i vari uffici. Mi riferisco in particolare all’atto di riorganizzazione del Servizio Minori e della “Città di Oz” e devo dire che la risposta che ho ricevuto alla prima domanda mi pare una vera panzana. Io ricordo bene le battaglie che facevamo nel 2012 affinché le delibere del Comitato Esecutivo fossero visionabili sul sito; sembrava un modo di fare ormai superato, invece oggi ci ritroviamo di fronte a una delibera oscurata. Parliamo di un atto firmato dai tre membri del Comitato Esecutivo dell’ISS per riorganizzare quattro unità operative che si occupano di persone fragili e disabili. Io mi chiedo come sia possibile che un atto del genere emerga per miracolo dopo tre mesi solo grazie a un’interpellanza. Secondo me non è stato un caso, ma forse la volontà di qualche dirigente di manifestare il proprio potere di comando oltre il proprio ruolo. Bisogna fare queste interpellanze affinché emergano tutte le storture nella gestione della risorsa pubblica. Non è accettabile che qualcuno utilizzi il proprio incarico per fare e disfare a proprio piacimento la gestione di servizi e locazioni destinati alle persone più deboli. Dobbiamo parlarci chiaro: è mai possibile che la riorganizzazione di quattro unità operative avvenga solo a livello verbale? Ma dove siamo, in Burundi? Non si può gestire la cosa pubblica basandosi su passaggi orali, come facevano gli antichi che si tramandavano le leggende. Io sono allibito davanti alla risposta fornita dal Segretario di Stato Marco Gatti, che trovo davvero svilente. Io temo che se si continua a mescolare il ruolo di dirigente pubblico con la volontà politica del momento, andando a riorganizzare i servizi ad uso e consumo proprio, non andremo lontano. Mi riferisco ad esempio alla richiesta di riportare il vecchio Servizio Minori a Cailungo dopo anni che è stato spostato, ignorando le valutazioni sugli spazi solo per assecondare la volontà di qualcuno. Io mi chiedo chi debba certificare l’operato dei dirigenti quando agiscono in questo modo. Io per rispetto mi fermo qui e non trasformo l’interpellanza in mozione, anche perché ne presenteremo sicuramente delle altre in futuro. D’altronde c’è già un ordine del giorno della maggioranza che, in un lampo di lucidità durante i lavori della Commissione Sanità, ha fatto ciò che era necessario chiedendo i dovuti approfondimenti. Secondo me se le cose andavano bene non avremmo dovuto aspettare tre mesi; sarebbe bastato pochissimo tempo per intervenire.
Teodoro Lonfernini Segretario di Stato: Desidero fornire alcune indicazioni in relazione all’interrogazione presentata dal gruppo di Domani Motus Liberi, ma prima di entrare nel merito devo fare alcune premesse fondamentali. La prima è che le segnalazioni e le ricostruzioni che sono venute avanti anche in maniera informale, e che sono citate nell’interrogazione, sono errate e lo affermo con immediatezza. Questo perché alcune irregolarità nella gestione degli incassi non si sono verificate alla Seconda Torre Fratta, bensì alla Prima Torre Guaita. In più, in riferimento ai fatti accaduti alla Prima Torre Guaita, confermo che sono stati rilevati comportamenti scorretti da parte di alcuni dipendenti. Io non comprendo fino in fondo quale sia il motivo ragionevole per cui debba esserci una fiscalità così precisa nei confronti del Consiglio Grande e Generale proprio ora, visto e considerato che ci sono questioni di carattere amministrativo che stanno procedendo in altre sedi. Ad ogni modo me ne assumo la responsabilità; non è che non si vogliano dare informazioni, ma penso che queste dovrebbero essere fornite solo quando il quadro è completo e tutto è stato acquisito o completato. In ogni caso, la notizia riguarda comportamenti scorretti addebitati a singoli dipendenti pubblici; per tali fattispecie esistono specifiche competenze definite dalla legge numero 145 del 2022 sulle norme di disciplina per i dipendenti pubblici, oltre alle vigenti leggi penali per accertare eventuali responsabilità più gravi. Inoltre, benché gli ammanchi di denaro incidano indubbiamente sulle risorse pubbliche, un’ampia diffusione di notizie non ancora del tutto correlate rischia solo di danneggiare pesantemente l’immagine del Paese sotto il profilo del turismo.
Sempre in premessa, non ritengo in effetti del tutto pertinente il ruolo delle forze politiche in questo frangente temporale, specialmente quando si richiedono approfondimenti relativi a verifiche interne e all’avvio di indagini amministrative e giudiziarie. Visto che lo ripetete continuamente, secondo me bisognerebbe tener fede ogni tanto al principio della separazione dei poteri: siamo in un’aula consiliare, non siamo all’interno di un ufficio che deve fare verifiche contabili né siamo all’interno del tribunale per svolgere indagini di carattere giudiziario. Bisogna certamente attendere il lavoro di tutte queste parti. In ogni caso, le procedure operative relative alla gestione degli incassi negli uffici e negli sportelli della Pubblica Amministrazione vedono la presenza di specifici organismi di controllo interni alla stessa amministrazione. Io penso che le forze politiche che hanno presentato l’interrogazione non siano nelle condizioni di essere competenti quanto quegli uffici nel valutare eventuali modifiche organizzative o procedurali volte a rafforzare i sistemi di controllo e di rendicontazione; d’altronde nemmeno alla Segreteria di Stato compete quel tipo di ruolo.
Tuttavia, dato che non ho particolari remore nel garantire la piena trasparenza sulla gestione amministrativa degli uffici, non rilevo reali motivi ostativi nel rispondere ai quesiti posti. Le modalità concrete di gestione della cassa, i sistemi di tracciabilità dei pagamenti e la frequenza dei versamenti bancari sono regolamentati dalle vigenti normative in ambito amministrativo-contabile a cui gli uffici sono tenuti ad attenersi. Entrando nel dettaglio: gli episodi segnalati sono relativi alla gestione di cassa presso la Prima Torre Guaita e risalgono a un periodo compreso fra aprile e settembre 2024. Sottolineo di nuovo che la vostra istanza non faceva riferimento alla Torre Guaita ma ad altre sedi che non sono invece coinvolte. Nello specifico, si tratta di un’ipotesi di truffa messa in atto da alcuni dipendenti consistente nella rivendita fuori cassa di biglietti già utilizzati, oppure nella rivendita a tariffa intera di biglietti che erano stati emessi come gratuiti o ridotti. In relazione a tali fatti è stata esposta denuncia dal dirigente degli Istituti Culturali dell’epoca, l’ing. Paolo Rondelli, precisamente il 17 maggio 2024, seguita dal rapporto della Gendarmeria del 24 maggio. Sono stati inoltre avviati i necessari provvedimenti disciplinari ai sensi della legge numero 145 del 2022 ed è stato avviato il relativo procedimento penale, il numero 431 del 2024, che risulta ancora in corso. Tutto questo accadeva proprio mentre io entravo in Segreteria di Stato. Ai dipendenti coinvolti è stata applicata la sanzione della sospensione cautelare, successivamente commutata dalla Commissione di Disciplina nella sanzione meno afflittiva della riassegnazione cautelare.
La procedura di gestione degli incassi segue le prescrizioni del decreto numero 53 del 2003 e l’emissione dei biglietti è effettuata sulla base di uno specifico software che collega sia le casse manuali che le casse automatiche e gli acquisti online. All’epoca dei fatti la gestione dei contanti era affidata ai cassieri delle sole casse manuali e prevedeva il controllo tra le somme versate e il totale risultante dal software; le operazioni eseguite tramite POS, invece, erano già allora collegate direttamente ai valori emessi dal sistema informatico. Poiché dipendono da disposizioni di legge, le procedure vigenti sono tutt’oggi le medesime, tuttavia per un maggior controllo abbiamo introdotto presso la Prima e la Seconda Torre delle specifiche casse automatiche per i contanti, collegate direttamente al software e in grado di gestire i resti autonomamente. Tali automatizzazioni sono attive dal mese di maggio 2025 alla Seconda Torre Fratta e, per problemi tecnici, solo recentemente dalla primavera del 2026 alla Prima Torre Guaita. Abbiamo anche disposto l’eliminazione dei biglietti cartacei per i titoli gratuiti. I versamenti degli incassi in contanti avvengono a norma di legge; l’amministrazione sta cercando soluzioni automatizzate, fatte salve le necessità operative che differiscono i versamenti nei weekend o nei festivi, mentre i pagamenti digitali POS confluiscono automaticamente agli istituti bancari al momento della transazione. Infine, la rendicontazione prevede che i contanti vengano versati periodicamente in banca dagli operatori di cassa, che consegnano le ricevute all’amministrazione contabile degli Istituti Culturali per verificare la corrispondenza con i biglietti emessi. Il transato POS viene invece riscontrato dagli scontrini software a fine mese e ogni eventuale differenza dovuta a malfunzionamenti viene regolarizzata prima del versamento finale in Banca Centrale. Spero di essere stato estremamente chiaro e rimango a disposizione, fermo restando che dobbiamo avere la pazienza di attendere gli esiti delle attività giudiziarie in corso.
Fabio Righi (D-ML): Ringrazio il Segretario e gli uffici per la risposta, che devo dire è stata esauriente rispetto alla domanda che abbiamo presentato. Voglio tra l’altro sottolineare come gli uffici non si siano lasciati scoraggiare dall’errore materiale contenuto nelle nostre indicazioni — dove parlavamo della Seconda Torre anziché della Prima — e siano comunque riusciti ad arrivare al punto della risposta fornendo i dettagli di quello che effettivamente stava accadendo e su cui noi, nell’esercizio delle nostre funzioni, abbiamo chiesto delle delucidazioni. Su questo non ho molto altro da dire, attenderemo certamente l’esito delle procedure amministrative. Però, Segretario, mi permetta di dire una cosa: io mi rivolgo a lei in quanto mio interlocutore di oggi, ma parlo in generale. Non mi piace affatto questo mood che si sta cercando di proporre, secondo cui chi esercita le proprie funzioni di controllo in quest’aula, con gli strumenti messi a disposizione, debba quasi sentirsi in difetto se chiede spiegazioni rispetto a certe dinamiche. Questa vicenda ha una natura amministrativa importante, ma ce ne sono anche altre su cui abbiamo fatto interpellanze. Io capisco che a volte possano risultare scomode, ne ho subite alcune anche io nella passata legislatura, ma è dovere del governo dare delle risposte. Per questo non condivido affatto tutta l’introduzione etico-morale sull’utilizzo delle interpellanze; non credo che coinvolga la nostra forza politica, che chiede risposte su questioni di cui ha avuto contezza in modo diretto o indiretto. Secondo me questo è un qualcosa che va sdoganato: se noi avessimo la certezza di alcuni aspetti non faremmo l’interpellanza. Se ci fossero risvolti penali denunceremmo direttamente in tribunale, ma qui parliamo di strumenti che servono proprio a fronte di voci insistenti nel Paese o di cose che si possono intercettare vivendo la nostra realtà. Lo strumento funziona così. Questa moda per cui non si possono fare domande se non ci sono fonti o basi certe appartiene a un altro campo; lei ha detto bene che questo non è un tribunale. Qui siamo nell’ambito politico in cui la domanda può essere fatta benissimo, anche perché c’è una voce insistente dei cittadini che ti contattano e noi, in loro rappresentanza, siamo legittimati e dobbiamo chiedere spiegazioni. Continueremo a farlo anche su argomenti scomodi. In questo caso la sua risposta è stata esauriente e terremo monitorato se l’uso delle casse automatiche riuscirà davvero a eliminare le distorsioni o gli errori umani, ma su altri fronti continueremo a presentare interpellanze e interrogazioni pretendendo risposte altrettanto precise.
Comma 2: Presa d’atto della relazione della Giunta Permanente delle Elezioni relativa alla convalida dell’incarico a titolo definitivo quale Consigliere di Marino Albani
S.E. Alice Mina S.E. Vladimiro Selva: Diamo lettura della relazione della Giunta Permanente delle Elezioni riguardante la convalida dell’incarico a titolo definitivo del consigliere Marino Albani. La Giunta si è riunita lunedì 8 giugno 2026 per trarre le conclusioni necessarie dopo il decesso del Segretario di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale, la dottoressa Mariella Mularoni. Esaminando i verbali delle elezioni del giugno 2024 e le successive sostituzioni avvenute a luglio per la nomina dei membri del governo, abbiamo rilevato che nella graduatoria del Partito Democratico Cristiano Sammarinese il signor Marino Albani risultava il primo dei non eletti. Poiché con la scomparsa della dottoressa Mularoni viene a mancare non solo un membro del Congresso di Stato ma anche un membro eletto del Consiglio Grande e Generale, Marino Albani — che era già presente in aula in sostituzione di un Segretario di Stato — può ora ricoprire il ruolo di consigliere a titolo definitivo fino al termine di questa legislatura. La Giunta propone quindi all’unanimità la convalida di questa nomina.
Il Consiglio Grande e Generale prende atto
Comma3: a) Presa d’atto della designazione di un membro in seno alla Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali in sostituzione del Consigliere Giovanni Maria Zonzini, dimissionario b) Presa d’atto della designazione di un membro in seno alla Commissione Consiliare Permanente Affari Costituzionali ed Istituzionali; Pubblica Amministrazione; Affari Interni, Protezione Civile, Rapporti con le Giunte di Castello; Giustizia; Istruzione, Cultura, Beni Culturali, Università e Ricerca Scientifica in sostituzione del Consigliere Giovanni Maria Zonzini, dimissionario
S.E. Alice Mina S.E. Vladimiro Selva: Nella sua lettera del 22 maggio 2026, il consigliere spiega che dovrà svolgere attività di ricerca all’estero per alcuni mesi e che questa circostanza gli impedirebbe di seguire i lavori istituzionali in modo adeguato. Per questo motivo ha scelto di dimettersi dalla Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali e dalla Commissione Consiliare Permanente per gli Affari Costituzionali e la Giustizia.
Per quanto riguarda la Commissione Consiliare Speciale per le Riforme Istituzionali, il sostituto indicato è Gian Matteo Zeppa.
Per la Commissione Permanente I il sostituto indicato è Emanuele Santi.
Il Consiglio Grande e Generale prende atto
Comma 4: Completamento nomina dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell’articolo 52 così come modificato dall’articolo 23 della Legge 15 settembre 2023 n.132 e dall’articolo 53 della Legge 21 dicembre 2018 n.171
Il Psd nomina l’ing. Mattia Achilli. Domani-Motus Liberi chiede di soprassedere la designazione del secondo membro supplente.
La nomina dell’ing. Mattia Achilli quale membro supplente dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali è approvata a maggioranza.
Comma 5: a) Nomina di un membro in seno all’Autorità Garante per l’Informazione a seguito di dimissioni e sua sostituzione b) Nomina di un membro dell’Autorità Garante dell’Informazione
La Consulta per l’Informazione ha comunicato di aver riconfermato Pietro Masiello come proprio rappresentante.
La maggioranza indica come sostituto dell’avv. Silvia Rossi, la dottoressa Valentina Garavini
Le due nomine sono approvate con 38 voti favorevoli e 0 contrari.
Comma 6: Approvazione della modifica al Regolamento di funzionamento di FONDISS, ai sensi dell’articolo 22 della Legge 6 dicembre 2011 n.191 e dell’articolo 58 del Regolamento medesimo
Stefano Canti Segretario di Stato: Come ho già anticipato in sede di comunicazioni parlando del rendiconto 2025, insieme al Comitato Amministratore di Fondiss stiamo pianificando diversi interventi per rendere la gestione del fondo più efficiente, sicura e redditizia. Io ritengo che per garantire la stabilità del fondo sia prioritario istituire una sezione per le funzioni attuariali all’interno dell’Ufficio Nazionale di Statistica, così da monitorare costantemente l’andamento delle entrate e delle uscite. Fondiss ricopre un ruolo centrale nel nostro sistema previdenziale e per questo dobbiamo permettere una gestione che diversifichi gli investimenti, prolungando le scadenze a medio e lungo termine. Oggi vi sottopongo la modifica dell’articolo 43 del regolamento, già concordata con Banca Centrale e sindacati; questa modifica permetterà di investire anche in certificati di deposito e in strumenti con vita residua superiore ai 12 mesi, superando l’attuale limite che ci obbligava a investimenti a brevissimo termine. Secondo me questo è un primo passo fondamentale per ottenere rendimenti migliori e accedere alla garanzia dello Stato sulle risorse previdenziali, come previsto dalla legge del marzo 2025. Confido quindi in un’approvazione unanime di questa modifica che renderà il fondo più remunerativo per tutti gli iscritti.
Guerrino Zanotti (Libera): Io approfitto della presentazione del Segretario Canti per sottolineare l’importanza di prestare la massima attenzione alla gestione di Fondiss, specialmente ora che ha raggiunto la cifra ragguardevole di 270 milioni di attivi. Io penso che nell’arco di pochi anni questo fondo supererà persino gli attivi del primo pilastro. Sappiamo tutti quanto i fondi pensione abbiano sostenuto il sistema bancario sammarinese nei momenti di crisi e di mancanza di liquidità, a volte purtroppo a scapito dei rendimenti per i lavoratori. Con questa modifica all’articolo 43 diamo finalmente la possibilità di rendere i versamenti dei dipendenti e degli autonomi più redditizi. Io credo che un intervento in questa direzione sia indispensabile, perché se un fondo integrativo non garantisce un rendimento capace di coprire almeno l’inflazione, allora perde gran parte della sua utilità e non riesce a dare una copertura previdenziale reale per gli anni della pensione. Il Comitato Amministratore dovrà ora gestire questi attivi con gare e aste pubbliche per massimizzare i risultati. Non perdo però l’occasione, Segretario, per ricordarle che serve una riforma complessiva dell’impianto normativo di Fondiss; lo chiedono anche Banca Centrale e lo stesso Comitato. Dobbiamo assolutamente risolvere la questione dell’erogazione delle prestazioni: oggi restituiamo solo il capitale in un’unica soluzione, ma la missione di un fondo integrativo deve essere quella di erogare una rendita mensile. Sollecitiamo quindi il governo a un confronto serio per una riforma generale, anche se questo passaggio sull’articolo 43 resta comunque un fatto molto positivo per i lavoratori.
Emanuele Santi (Rete): Io concordo pienamente con quanto affermato dal collega Zanotti perché questo tema mi sta molto a cuore. In questo momento abbiamo i fondi pensione bloccati da vincoli che portano a rendimenti troppo bassi, che non riescono nemmeno a coprire l’inflazione. Poiché Fondiss è un fondo nominativo, dove ognuno di noi ritroverà esattamente ciò che ha versato più gli interessi, io penso sia un dovere garantire che quella cifra non perda valore nel tempo. Le pensioni integrative devono avere un rendimento non speculativo, ma sicuramente più proficuo del magro 0,10% o 0,50% che vediamo oggi. Quando abbiamo fatto la riforma delle pensioni, abbiamo detto chiaramente che una gestione professionale dei due pilastri era la strada maestra. Abbiamo un tesoretto complessivo che ormai supera i 600 milioni di euro tra il primo pilastro e Fondiss; se questo capitale resta fermo o rende pochissimo, è come avere i soldi su un conto corrente infruttifero. Invece, se riuscissimo a passare da un rendimento dell’1% a uno del 3% o 4%, parleremmo di milioni di euro di entrate in più all’anno. Una gestione migliore del fondo di riserva equivarrebbe quasi a una riforma fiscale o pensionistica aggiuntiva ogni anno, senza dover chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini sulle aliquote o sull’età pensionabile. Benissimo quindi lo sblocco dei vincoli per i certificati di deposito, ma secondo me siamo già in ritardo; se ne parlava già nel 2022 e abbiamo perso occasioni importanti. Io esorto il Segretario a proseguire su questa strada portando una riforma organica dei due fondi: gestire professionalmente oltre 600 milioni di euro con rischi bassi ma rendimenti più elevati è un obiettivo che dobbiamo ai nostri pensionati e a tutto il sistema economico della Repubblica.
Francesco Mussoni (Pdcs): Più che un intervento strutturato, mi vengono in mente diversi ricordi legati a questo tema degli investimenti finanziari e dei fondi pensione. È un argomento che avevamo già toccato nel 2014 e, a distanza di ormai molti anni, credo che il tema sia ancora estremamente attuale. Voglio quindi dare il mio contributo sia al Segretario di Stato che al governo, i quali stanno cercando di ottimizzare i rendimenti delle pensioni attraverso soluzioni tecniche adeguate. Mi preme però ricordare all’aula, e anche agli amici di Rete che all’epoca sostennero il referendum, che il vero problema resta la gestione dei fondi pensione, ovvero quali investimenti si possano effettivamente fare con quelle risorse. Oggi abbiamo a disposizione risorse economiche che non possono essere investite al di fuori del territorio nazionale; secondo me i rendimenti sono bassi per due motivi fondamentali: il primo riguarda la necessità di una gestione professionale su cui bisognerà lavorare, il secondo è legato a un limite strutturale importante sulla gestione di questi fondi. Io credo che dal referendum del 2014, quando si discuteva della legge sulla libera professione e della gestione di Fondiss, abbiamo letteralmente buttato via decine di milioni di euro di potenziali rendimenti dei fondi pensione. Il mio invito è certamente alla prudenza, ma non possiamo nemmeno essere così sciocchi da perdere i rendimenti sulle nostre risorse, come purtroppo stiamo continuando a fare da ormai 12 anni, ripetendo sempre lo stesso errore. È chiaro che si tratta di una scelta politica che fece discutere molto nel 2014; dal mio punto di vista la norma è già scritta e, nonostante sia stata abrogata, bisognerebbe riprenderla e rimetterla al centro del dibattito politico. Non è un tema che può affrontare solo la Segreteria di Stato competente, ma deve essere una priorità di tutta la maggioranza. Non si tratta solo di una questione di gestione professionale, ma di una necessaria autonomia di gestione dei fondi che purtroppo come sistema non abbiamo voluto e che ci ha portato a perdere decine di milioni di euro. Ricordo bene che su quella norma alcune forze politiche fecero una battaglia micidiale, anche fuori dal Consiglio. All’epoca la cittadinanza si espresse chiaramente con il referendum, ma è un dato di fatto che abbiamo perso decine di milioni di euro; penso che la norma ci sia e basterebbe riprenderla. È vero che allora c’era una fragilità del sistema bancario che oggi forse non è così accentuata, e quindi potrebbero esserci condizioni diverse per tornare a discutere di quel provvedimento.
Antonella Mularoni (Rf): Io vado in scia agli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto perché, proprio come il consigliere Mussoni, ricordo bene il referendum su questo tema. Anche io all’epoca avevo ritenuto che quella battaglia referendaria fosse negativa per il nostro sistema; come spesso capita, queste consultazioni avvengono per motivi diversi dal quesito specifico, alimentate da preoccupazioni momentanee che colpiscono i cittadini. L’esito di quel referendum ha finito per costringere i gestori dei fondi pensione a restare e investire tutto esclusivamente nel territorio sammarinese. Non possiamo nasconderci che, in questi anni, questa situazione abbia aiutato il sistema sammarinese nei momenti di crisi bancaria; immagino che questo avvenga anche oggi, dato che i fondi pensione hanno un ruolo nel collocamento del debito pubblico interno. Però, secondo me, per il bene di questi fondi e dei futuri pensionati dobbiamo iniziare a ragionare in un’ottica diversa; dobbiamo ricordare che ad oggi il secondo pilastro incassa e non eroga, ma tra un certo numero di anni dovrà iniziare a farlo. Dovremmo iniziare a ragionare come Paese guardando a modelli come quello anglosassone, dove i fondi pensione sono gestiti in maniera davvero manageriale da chi è capace di farli fruttare molto. Questo porterebbe un doppio vantaggio: da un lato il futuro pensionato non riceverebbe solo la sorte capitale, ma una somma di gran lunga incrementata; dall’altro potremmo far sì che lo Stato, in prospettiva, non debba più intervenire per coprire i deficit che oggi abbiamo sul primo pilastro e che rischiamo di avere anche sul secondo se continuiamo con questa gestione autarchica concentrata solo sull’interno. Io sollecito i gruppi consiliari e dico al consigliere Mussoni che questa non è solo una questione di governo e maggioranza; siccome riguarda l’intero Paese, andrebbero coinvolti anche i gruppi di opposizione. Bisogna iniziare una discussione seria ed approfondita sul tema proprio in prospettiva, perché vogliamo che i fondi pensione rappresentino un vero motore di sviluppo per questo Paese. Non credo sia giusto per i lavoratori limitare la possibilità di utilizzo dei fondi agli investimenti interni con utili così ridotti e contenuti. Penso che in una prospettiva di medio e lungo periodo sia bene iniziare subito un approfondimento della tematica, tenendo conto dell’esperienza dei Paesi più virtuosi, per rendere i nostri fondi il più fruttiferi possibile. Sarà un grande vantaggio per i nostri pensionati e dobbiamo farlo capire a tutti, anche perché il numero dei pensionati è in costante aumento ed è nell’interesse dello Stato che questi fondi vengano gestiti in modo redditizio.
Stefano Canti Segretario di Stato: Voglio innanzitutto ringraziare tutti i consiglieri intervenuti perché credo stiano manifestando la volontà di portare avanti una modifica della riforma di Fondiss, che è esattamente la volontà della mia Segreteria di Stato. Ci tengo però a precisare che in questa prima fase abbiamo voluto apportare solo una modifica al regolamento, proprio perché un intervento sul regolamento richiede unicamente un passaggio in Consiglio Grande e Generale. Questa modifica permetterà già al Comitato di effettuare degli investimenti differenti, rendendo la gestione del fondo pensione molto più fruttifera rispetto alle previsioni di oggi. Questo è un primo passo che stiamo compiendo in questa direzione; abbiamo voluto disgiungere questo atto da un progetto di legge o da un’eventuale modifica complessiva della legge 191 del 2011 proprio per semplificare l’iter e rendere la norma subito efficace. Vi assicuro però che stiamo già lavorando alla revisione della legge del 2011 e presto avremo un confronto sia con le organizzazioni sindacali, per capire se siamo nella direzione giusta, sia soprattutto con la politica che dovrà poi approvare la modifica in quest’aula. Mi riserverò quindi di fare degli incontri con le parti sociali e con tutte le forze politiche affinché si possa fare fronte comune per rendere più fruttiferi questi fondi e garantire gli investimenti futuri. Credo che i tempi siano ormai maturi e dobbiamo arrivare velocemente a questa modifica di legge; mi sono preso l’impegno e lo rispetterò avviando questi confronti nel giro di breve tempo.
La modifica del regolamento di funzionamento di FONDISS è approvata a maggioranza.
Comma 7: Ratifica Decreti – Legge e Decreti Delegati
Antonella Mularoni (Rf): Volevo fare una precisazione riguardo al decreto delegato 19 marzo 2026 numero 38. Avevamo chiesto lo scorporo semplicemente per poter esprimere i nostri complimenti all’Ufficio Marchi e Brevetti. Lo dico con piena cognizione di causa, perché lavoriamo spesso con questo ufficio e devo riconoscere che è una realtà che guarda sempre avanti. Riescono costantemente ad attivare collaborazioni molto proficue, spesso a titolo gratuito o con oneri davvero ridotti per l’erario pubblico, sforzandosi di rendere l’ufficio moderno e al passo con i tempi. Nonostante abbiano pochissimo personale a disposizione, sono sempre estremamente collaborativi nei confronti dell’utenza e, sinceramente, ci fanno fare una bellissima figura a livello internazionale. Ci tenevo quindi a esprimere il mio apprezzamento per le modifiche che vengono introdotte con questo decreto alle modalità di lavoro dell’ufficio; mi complimento indirettamente anche con la Segreteria per l’Industria, ma so quanto l’ufficio lavori sodo su queste materie e per questo il merito va innanzitutto a loro.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Voglio davvero ringraziare per le parole di grande elogio rivolte all’Ufficio Marchi e Brevetti. Condivido completamente questa analisi: si tratta di un ufficio che ritengo veramente importante per noi e che, fin dal mio insediamento, ha dimostrato di essere all’altezza della situazione nonostante le limitate risorse umane. Stanno facendo un ottimo lavoro anche per il posizionamento internazionale del settore per la nostra Repubblica. Ne approfitto per annunciare all’aula che a breve verrà distribuita a tutti i gruppi la riforma del diritto d’autore, un progetto portato avanti proprio dall’Ufficio Marchi e Brevetti che prevede una rivisitazione integrale della collocazione dei brevetti e dei marchi di San Marino. Credo che se si proseguirà su questa strada — e non ne dubito — il settore dei marchi e brevetti regalerà grandi soddisfazioni al Paese; è uno di quei settori su cui la Repubblica dovrebbe continuare a investire con forza, perché è in continua evoluzione e viene gestito con grande efficacia e diligenza.
I decreti delegati non scorporati sono approvati a maggioranza.
RATIFICA DECRETO – LEGGE 28 maggio 2026 n.74 – Istituzione del Liceo delle Scienze Umane nella Scuola Superiore e deroga ai requisiti numerici minimi per la costituzione delle classi
Teodoro Lonfernini Segretario di Stato: Io credo che non ci sia un servizio migliore per riqualificare il sistema scolastico del nostro Paese. Questo nuovo indirizzo di studio è orientato all’approfondimento dei processi sociali, psicologici e culturali della società contemporanea e mira a colmare una lacuna strutturale del nostro sistema educativo, introducendo un percorso liceale che oggi manca a San Marino ma che è ormai consolidato nei principali sistemi europei e nei territori vicini a noi. Questa riforma fa parte di un processo più ampio di ammodernamento dell’offerta formativa nazionale, per garantire agli studenti percorsi coerenti con le trasformazioni sociali di oggi. Il nuovo Liceo delle Scienze Umane avrà una forte impostazione interdisciplinare, capace di integrare la tradizione umanistica con lo studio delle scienze sociali e pedagogiche. L’obiettivo è offrire una formazione moderna che sviluppi le competenze critiche necessarie per comprendere i fenomeni della contemporaneità. Vogliamo assicurare un’offerta liceale più equilibrata, aumentando le possibilità di scelta per gli studenti al termine della scuola media e assecondando le loro aspirazioni e attitudini. In quest’ottica, il Liceo delle Scienze Umane può intercettare una platea di studenti più ampia e diversificata, rafforzando il principio della libera scelta del percorso di studi. Abbiamo dedicato molta attenzione alla sostenibilità organizzativa: il decreto rimanda a successivi provvedimenti la definizione del piano di studi e prevede flessibilità per ottimizzare le risorse. In particolare, sarà possibile attivare attività didattiche comuni con altri indirizzi, come il Liceo Classico e il Liceo Linguistico, per creare sinergie e gestire al meglio il personale. L’avvio dell’indirizzo è previsto a decorrere dall’anno scolastico 2027-2028, una tempistica che ci permette di pianificare con calma tutte le attività amministrative e didattiche. Il decreto interviene inoltre sulla disciplina dei requisiti numerici minimi per le classi, introducendo la possibilità di derogare ai limiti vigenti tramite delibera del Congresso di Stato. Questa previsione serve a garantire la continuità degli indirizzi scolastici e la piena attuazione dell’offerta formativa, tutelando il diritto degli studenti alla scelta. Tale disposizione è necessaria proprio per la specificità dimensionale del sistema sammarinese, dove il numero contenuto di studenti impone di conciliare la sostenibilità organizzativa con il mantenimento di un’offerta formativa ampia e di alta qualità. La possibilità di deroga è uno strumento che serve a evitare che rigidità organizzative possano limitare la fruibilità dei percorsi scolastici. In conclusione, questo intervento normativo intende rafforzare il sistema scolastico sammarinese attraverso un percorso moderno e inclusivo, coerente con le esigenze contemporanee e nel rispetto dei principi di qualità che caratterizzano il nostro sistema educativo.
Nicola Renzi (Rf): Stiamo diventando forse fin troppo buoni, quasi a voler smentire la maggioranza, perché anche io sento di dover ringraziare il Segretario per aver prodotto questo decreto e per aver dato questa opportunità al nostro sistema formativo. Secondo me il metodo adottato dal Segretario è stato opportuno: ci ha convocati, ci ha proposto delle soluzioni e ha fatto lavorare gli uffici della scuola superiore per trovare la soluzione migliore. Questo è il primo passo per integrare l’offerta formativa e far partire il Liceo delle Scienze Umane dall’anno 2027. Mi piace il metodo utilizzato e apprezzo il rispetto che è stato mantenuto dal Dipartimento e dalla Segreteria nei confronti degli operatori che hanno lavorato su questo testo. La finalità principale risponde a un’esigenza reale del nostro tessuto formativo; basta guardare i dati statistici delle scelte che fanno i nostri ragazzi dopo la scuola media per accorgersi che mancava un frammento di istruzione. Il Liceo delle Scienze Umane si inserisce in quella che potremmo definire una fascia mediana a livello di difficoltà nel panorama della formazione secondaria. Abbiamo già agito sulla formazione professionale e sulla scuola tecnica, cercando di dare maggiore appetibilità anche alle iscrizioni nel biennio per avere una formazione completa all’interno della Repubblica. Questa scelta è positiva e risponde anche al problema del restringimento del numero degli alunni che arriverà nei prossimi anni. Nella fascia liceale avevamo il Classico, lo Scientifico, il Linguistico e l’Economico, ma mancava quella parte più abbordabile. Non lo dico in senso dispregiativo, ma è chiaro che il suo curriculum è meno complesso rispetto a quello di altri licei. Oggi spesso ci troviamo in difficoltà quando uno studente fa una scelta scolastica che non è nelle sue corde e non abbiamo all’interno del Paese un’altra possibile scelta liceale da fornirgli. Il Liceo delle Scienze Umane darà quindi un’offerta formativa in più, adeguata a certi percorsi che oggi purtroppo nella Repubblica non c’erano. Sappiamo bene che oggi anche la scelta dell’istruzione è diventata purtroppo una sorta di mercato in cui le scuole del circondario sono molto agguerrite nel modificare e potenziare l’offerta per attirare studenti, e questo riguarda tutto il percorso fino all’università. Voglio ringraziare personalmente il Segretario e i suoi collaboratori perché in un emendamento avete deciso di accogliere un suggerimento formale che avevo proposto nell’incontro che abbiamo avuto; credo che quella formulazione renda il decreto molto più intelligibile. Secondo me, quando si lavora così, con un confronto preventivo e l’analisi delle esigenze per dare risposte concrete, in aula non si possono che dire parole positive invece che critiche.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Io credo che questo decreto abbia due obiettivi principali. Il primo è assolutamente condivisibile ed è quello di ampliare l’offerta formativa della nostra scuola superiore introducendo il Liceo delle Scienze Umane. Il secondo obiettivo è invece una necessità, ovvero rendere più flessibili i requisiti numerici per consentire ai vari indirizzi di rimanere attivi. Sicuramente non è un fatto positivo di per sé dover derogare ai numeri, ma è l’unica cosa da fare per non perdere degli indirizzi. Penso in particolare al Liceo Classico, che ho frequentato anche io e che negli anni ha sempre avuto alti e bassi nelle iscrizioni, ma che sicuramente verrà colpito, come gli altri, dal numero sempre più ridotto di iscritti dovuto alla denatalità. Questo problema della denatalità colpisce prima altri ordini scolastici, ma poi arriva inevitabilmente anche alla scuola secondaria; per questo credo non si possa fare altro che andare in deroga ai requisiti numerici, consapevoli che bisogna però mettere in atto misure generali per contrastare il calo delle nascite nel Paese. Riguardo al Liceo delle Scienze Umane, ritengo sia molto positivo ampliare l’offerta in una materia che attualmente non è presente nel nostro sistema educativo. Conosco tantissimi coetanei che al tempo hanno scelto Rimini proprio perché a San Marino non c’era l’opzione per l’indirizzo pedagogico, psicologico ed educativo; credo sia importante per intercettare quegli studenti che oggi non si riconoscono negli indirizzi esistenti. Mi sembra ragionevole anche la possibilità di condividere alcune attività con il Liceo Classico e il Linguistico: visti i nostri numeri limitati, unire le classi per certe materie va a beneficio degli studenti per l’arricchimento dell’esperienza, ma anche dell’organizzazione e dei costi. Riconosciamo l’aspetto positivo del confronto che c’è stato e il fatto che siano state ascoltate delle richieste migliorative, cosa che non è affatto scontata. Diciamo che con questo decreto andiamo ad approvare il principio di creazione del nuovo liceo, perché molti contenuti tecnici, come il piano di studi e le materie, sono rimandati a successivi decreti delegati da emanare entro il 30 settembre. Io non voglio demonizzare le deleghe, perché possono essere necessarie, ma è evidente che oggi votiamo l’obiettivo politico. Sull’urgenza, trattandosi di un decreto legge che si fonda proprio su necessità e urgenza, vorrei fare una riflessione: visto che il liceo partirà nel 2027-2028, forse si poteva pensare a un progetto di legge più completo, magari con procedura d’urgenza. Ad ogni modo, riteniamo che sia un decreto sensato e positivo, coerente con l’obiettivo di valorizzare la nostra scuola superiore, e per questo lo sosterremo come gruppo. Resto convinta che una riforma programmata potesse evitare il decreto a favore della legge, ma apprezziamo comunque questo primo passo e attendiamo gli sviluppi futuri.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Ci troviamo di fronte a un fattore innovativo per la nostra scuola superiore e ovviamente non possiamo che accogliere questo provvedimento con favore. Probabilmente la Segreteria ha valutato che le tempistiche necessarie per far partire questa nuova realtà nell’anno scolastico 2027-2028 richiedessero l’uso del decreto. Io vorrei soffermarmi un attimo sulle deleghe che il decreto conferisce, affinché si possa fare una riflessione molto attenta su quello che sarà il piano di studi. È vero che per noi è un’innovazione, ma non lo è per le realtà italiane ed europee; secondo me, se saremo capaci di mettere in campo le giuste intelligenze, potremo definire un progetto innovativo sfruttando la diversificazione che la nostra realtà può offrire. Il piano di studi, oltre alle materie classiche come italiano, storia, geografia, latino, filosofia, lingue e matematica, dovrà avere un forte corpus di scienze umane come psicologia, sociologia, pedagogia e antropologia. Il mio consiglio è quello di trovare la modalità per formare competenze che parlino alle nuove professionalità che emergono sullo scenario mondiale e sammarinese, come quelle legate all’informatica o alla ricerca, che potrebbero essere grandi attrattori per gli studenti. Dedichiamoci a questo e facciamo in modo che i professionisti del mondo della scuola ci presentino un piano di studi che sia davvero innovativo e capace di stare al passo con i tempi. Dal testo del decreto questo ancora non traspare del tutto, ma il decreto apre un’opportunità e il nostro messaggio è quello di coglierla appieno.
Teodoro Lonfernini Segretario di Stato: Intervengo volentieri per la replica innanzitutto per ringraziare i colleghi consiglieri che sono intervenuti. Per onestà intellettuale voglio ricambiare il ringraziamento per un metodo di lavoro che si è sviluppato in piena sinergia e collaborazione; auspico davvero che questo clima possa essere ripetuto per tanti altri aspetti, non solo per la mia Segreteria ma per tutto il rapporto tra governo e aula consiliare. Il mio compito è quello di portare temi non divisivi che riguardano l’intera comunità, in particolare le giovani generazioni e la loro formazione, un elemento estremamente importante su cui dobbiamo continuare a lavorare con grande impegno. Innovare non significa cambiare radicalmente un sistema che funziona già in maniera eccellente, ma integrare il sistema educativo per renderlo sempre più contemporaneo e rispondente alle esigenze delle nuove generazioni che devono forgiare le loro competenze per il futuro. Questo è un atto virtuoso su cui dobbiamo continuare a investire, senza considerarlo semplicemente una spesa. Voglio rivolgere un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno lavorato dal punto di vista tecnico: la dirigenza della scuola superiore, i docenti coinvolti nel gruppo di lavoro e il Dipartimento Istruzione e Cultura. Senza il loro apporto tecnico, un non tecnico come me non potrebbe portare avanti queste iniziative. Da parte mia c’è la volontà di dare un contributo a un sistema scolastico che ha bisogno di una riorganizzazione, un processo che è già partito. Tante cose sono state fatte e molte altre sono in cantiere; sono sicuro che se continueremo a lavorare con questa totale condivisione, avremo la possibilità in questa legislatura di completare la riorganizzazione di un sistema già eccellente, rendendolo pienamente moderno, efficiente e rispondente ai tempi di oggi.
Il decreto legge 28 maggio 2026 numero 74 è ratificato a maggioranza.
RATIFICA DECRETO – LEGGE 3 giugno 2026 n.76 – Proroga degli interventi straordinari in materia di carburanti
Marco Gatti Segretario di Stato: Il presente decreto è stato adottato dal Congresso di Stato per ragioni di estrema necessità e urgenza, agendo in forza dei poteri previsti dall’articolo 2, comma 2, lettera b) della legge costituzionale numero 183 del 15 dicembre 2005 e dall’articolo 12 della legge qualificata numero 184 del 15 dicembre 2005. Questo intervento legislativo si è reso assolutamente indispensabile per poter garantire la necessaria continuità alle misure a sostegno dei consumi, cercando di mitigare il più possibile l’impatto dei costi energetici che pesano su famiglie, cittadine e imprese della nostra Repubblica. Nello specifico, il provvedimento è volto a prorogare l’efficacia delle disposizioni che erano già state contenute nei decreti legge del 24 aprile 2026, ovvero il numero 54, che riguardava gli interventi di sostegno temporaneo dello Stato per il settore dei carburanti nell’ambito del progetto “San Marino Card”, e il numero 55, relativo alla modifica temporanea delle aliquote delle imposte speciali sulle importazioni dei prodotti petroliferi. Abbiamo deciso di differire il termine di efficacia di queste disposizioni fino al 30 giugno 2026, precisando che l’aliquota dell’imposta speciale sul gasolio agricolo rimarrà invariata, non essendo stata oggetto di queste modifiche temporanee. In sostanza, si tratta di una proroga di provvedimenti già adottati in precedenza, anche perché, come ben sappiamo, dobbiamo mantenere un costante allineamento nei rapporti con la Repubblica Italiana. Dopo l’emissione del nostro decreto, il governo italiano è intervenuto con delle modifiche poiché le scadenze dei loro provvedimenti erano differenti rispetto alle nostre; loro hanno leggermente modificato l’abbassamento delle accise, ma noi abbiamo ritenuto opportuno proseguire in continuità almeno fino al 30 giugno. Dato che la differenza economica è davvero minimale, abbiamo scelto di non intervenire subito con nuove modifiche per cercare il perfetto allineamento; faremo invece una verifica complessiva sull’andamento dei prezzi prima della scadenza del 30 giugno. Tra l’altro, i prezzi del mercato si stanno abbassando e potrebbe anche darsi che il governo italiano decida di revocare queste misure, magari per la necessità di trovare coperture di bilancio alternative. Noi per ora non siamo intervenuti per modificare la struttura del decreto, ma alla scadenza faremo come governo una valutazione attenta per mantenere l’allineamento necessario.
Matteo Casali (Rf): Noi accogliamo con estremo favore questa proroga, perché riteniamo che, sebbene arrivino notizie internazionali che lasciano intravedere qualche spiraglio di speranza — mi riferisco in particolare alle ipotesi di cessazione o rallentamento del conflitto in Medio Oriente — gli effetti positivi sulla distensione dei mercati del petrolio e dell’energia non siano ancora del tutto percepibili. Malgrado questi segnali, accettiamo positivamente la scelta del governo perché quel rasserenamento completo dei mercati globali, ammesso che si possa davvero tornare alla situazione precedente, non sembra essere ancora arrivato. Per questo motivo invitiamo il governo a continuare a monitorare la situazione con molta attenzione, pur comprendendo la necessità di mantenere l’allineamento con quanto avviene in Italia come ci ha ricordato il Segretario di Stato per le Finanze. Bisogna stare allerta perché, anche se i mercati dovessero stabilizzarsi, non è affatto detto che la situazione si riporti automaticamente allo stato originario; probabilmente saranno necessari altri interventi in futuro, magari di portata o entità minore, ma utili a tenere calmierati i prezzi per i nostri cittadini. Permettetemi però di togliermi un piccolo sassolino dalla scarpa: nei precedenti decreti avevamo suggerito noi di mantenere in vigore le agevolazioni proprio fino al 30 giugno senza procedere per rinnovi successivi. Probabilmente non ci voleva molto a capire che quella scadenza si sarebbe potuta raggiungere direttamente, senza dover fare passaggi intermedi. Ad ogni modo, bene la proroga; chiediamo di mantenere alta l’attenzione affinché i sammarinesi possano trovare ulteriori sostegni anche in un prossimo futuro se ce ne fosse bisogno, con la piccola soddisfazione di poter dire che noi avevamo previsto che saremmo arrivati a questo punto.
Il decreto legge 3 giugno 2026 numero 76 è ratificato a maggioranza.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 30 marzo 2026 n.44 – Modifica del Decreto Delegato 21 marzo 2025 n.44 – Nuovo sistema di gestione del visto merci telematico
Marco Gatti Segretario di Stato: Il presente decreto delegato è stato emanato dal Congresso di Stato in applicazione della delega prevista dall’articolo 26 della legge numero 40 del 22 dicembre 1972. Con questo provvedimento abbiamo ritenuto opportuno estendere l’applicazione del nuovo sistema di gestione del visto merci telematico anche alle società a responsabilità limitata (SRL), in quanto rappresentano la forma societaria più diffusa sul nostro territorio, fermi restando ovviamente i vincoli dimensionali legati al fatturato. Nel corso del tempo sono state introdotte procedure specifiche per le aziende che gestiscono grandi volumi di merce, permettendo loro di relazionarsi con l’Ufficio Tributario attraverso comunicazioni completamente informatiche. Questo sistema agevola da una parte l’amministrazione nella ricezione delle informazioni e dall’altra l’operatore economico, che può lavorare in maniera più sistematica integrando i dati direttamente dal proprio sistema informatico. Inizialmente questa possibilità era stata rivolta solo alle Società per Azioni, ovvero alle grandi aziende, ma è un dato di fatto che esistano molte SRL che per volume d’affari hanno le stesse necessità e le stesse difficoltà operative; è interesse dell’amministrazione andare incontro a queste realtà. Chiaramente la scelta di rivolgersi ad aziende di certe dimensioni è dettata dal fatto che questo sistema comporta un investimento nel software e nel sistema informatico che una piccola impresa difficilmente potrebbe sostenere o realizzare; abbiamo quindi concesso questa possibilità a chi ha maggiori capacità economiche per adeguarsi alle procedure informatiche richieste dall’Ufficio Tributario.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Questo decreto ci trova sostanzialmente d’accordo, però dobbiamo evidenziare che sembra quasi un’operazione di “copia e incolla” di un decreto che era già decaduto nella scorsa sessione consiliare. Dal nostro punto di vista, Segretario, bisogna tenere conto non solo di quello che diceva lei, ma anche di quanto è emerso con forza dalla relazione della Commissione Antimafia; lì c’è un approfondimento molto serio su come la soglia del visto merci venga spesso utilizzata per mettere in atto delle triangolazioni sospette. La relazione del SICAE parla molto chiaramente di questa difficoltà e di questa situazione di stallo; sono stati evidenziati numerosi casi in cui, essendoci una soglia obbligatoria per il visto abbastanza alta, si creano delle distorsioni. Se il limite è fissato a 5.000 euro, il SICAE faceva presente che ci sono state diverse situazioni in cui venivano ordinate merci su San Marino per importi di 4.999,99 euro, proprio per fare in modo che il visto non fosse obbligatorio. Questo sistema veniva utilizzato più volte dalla stessa ditta per far poi uscire le merci da San Marino utilizzando logistiche in territori che non voglio definire, ma che sono molto delicati e richiamati costantemente dalle relazioni della DIA. Noi crediamo che bisogna avere il coraggio di utilizzare le risultanze emerse da una commissione paritetica come quella Antimafia, che ha evidenziato chiaramente quali siano le possibili storture del sistema. Il nostro emendamento cerca proprio di andare incontro a quello che i membri della commissione hanno rilevato facendo audizioni a dirigenti e agenti che lavorano su questi temi ogni giorno. Non è che ci siamo svegliati quest’anno con la relazione del SICAE; queste situazioni di visto bypassato restando sotto la soglia sono un problema sistemico che arriva in Consiglio da anni. Chiediamo quindi una cortesia istituzionale: quando si portano questi decreti, che sono giusti nel principio, bisogna fare in modo di non lasciare nulla di intentato e accogliere le avvertenze che una commissione paritetica ha riportato ascoltando i vertici della polizia e degli uffici di controllo. Il nostro emendamento propone di abbassare notevolmente la soglia per il visto telematico, anche perché essendo appunto telematico è molto più semplice da gestire rispetto a un controllo fisico. Chiediamo che d’ora in poi si abbia l’accortezza di non lasciare che le risultanze politiche di chi lavora sul campo rimangano “lettera morta”, ma che vengano inserite all’interno delle normative che regolano questi settori sensibili.
Emanuele Santi (Rete): Su questo tema speravo sinceramente che qualche membro della maggioranza, specialmente chi siede in Commissione Antimafia, prendesse la parola dopo l’intervento del collega Zeppa, ma vedo che l’argomento non interessa o forse c’è l’interesse a non affrontarlo proprio. Questo decreto apre alla possibilità di modificare il visto merci, che è una di quelle situazioni che sia il SICAE che la relazione dell’Antimafia hanno indicato come uno strumento evidente per bypassare i controlli. Oggi il visto telematico consente all’operatore di non procedere alla verifica per importi fino a 5.000 euro; se facciamo un rapido calcolo, con bolle da 4.990 euro al giorno per 200 giorni di lavoro, arriviamo a un milione di euro di merce che non viene mai sottoposta a controllo telematico. Questo è il dato reale e gli organismi di polizia ci dicono che, soprattutto nelle importazioni di merce di poco valore, questa modalità viene usata quotidianamente per generare distorsioni. Noi proponiamo di abbassare questa soglia a 1.500 euro, facendo sì che tutte le bolle di accompagnamento superiori a tale importo siano sottoposte a visto telematico, il che comporterebbe sia una verifica digitale che, come succede spesso, una possibile verifica sul posto della congruenza della merce. Questo è uno dei venti ambiti di intervento che la polizia e gli organi di controllo ci chiedono di valutare. Non diteci che è difficile o che ci vuole tempo; questo è un intervento semplicissimo che si risolve con un piccolo emendamento. Visto che aprite voi il discorso modificando il visto telematico, basterebbe avere la volontà politica di rispondere a certe esigenze. Questa richiesta non è di una singola forza politica, ma è stata fatta propria da tutti i membri della Commissione Antimafia dopo le audizioni dei vertici della Polizia Civile e del SICAE. Il SICAE ha scritto pagine intere spiegando come la soglia dei 5.000 euro possa essere oggetto di distorsioni strategiche: ci sono operatori che mantengono volutamente le spedizioni a 4.900 o 4.800 euro affinché la merce non venga controllata e magari non arrivi nemmeno a destinazione. Abbassare il limite non è un’incombenza burocratica eccessiva; gli operatori seri spesso già vidimano tutto telematicamente per non rischiare di sbagliare i calcoli. Se oggi non riusciamo ad approvare questo semplice emendamento per eliminare una distorsione messa nero su bianco dalla polizia, allora significa che siamo miopi o che non vogliamo intervenire per scelta politica. Abbiamo la possibilità di fare subito uno di quegli interventi necessari per la nostra economia e spero che l’aula voglia coglierla.
Marco Gatti (Segretario di Stato): Su questi temi, dal mio punto di vista, il problema vero è che si rimane sempre sul piano delle generalità; ci si dice che questa situazione “può generare” dei problemi, ma la domanda è: li genera davvero o no? Il confronto che come governo vorremmo avere con il tavolo tecnico serve proprio a capire quali siano i fenomeni reali e di che volumi stiamo parlando. 5.000 euro è un valore talmente basso che mi chiedo quale economicità o quale interesse possa esserci nel fare tutta una serie di operazioni complesse per lavorare al di sotto di quella soglia solo per evitare il visto. L’unica spiegazione sarebbe nascondere che la merce non arriva a San Marino, perché altrimenti converrebbe fare una bolla unica e sottoporre tutto a controllo. In questa ipotesi di criticità manca un dato numerico certo; che contezza abbiamo del fenomeno? Abbassare il limite comporta dei costi per l’operatore, che deve attendere i tempi delle verifiche della Guardia di Rocca, e costi per l’amministrazione. Tra l’altro, il limite di 5.000 euro è un limite vecchio, ampiamente superato dagli aumenti inflattivi degli ultimi anni. Non dico di essere contrario a prescindere, ma abbiamo chiesto di incontrare il tavolo tecnico per approfondire questi punti sulla base delle loro verifiche numeriche. Se si tratta di situazioni occasionali di qualche operatore, forse non è un problema da estendere a tutto il sistema economico. Siamo in attesa di confronti con l’Ufficio Tributario perché, a differenza di quanto successo in passato con il settore degli alcolici dove intervenimmo subito per bloccare volumi significativi, qui non abbiamo ancora segnalazioni simili. Prima di introdurre un elemento che complica la vita a tutti gli operatori, preferirei fare una verifica tecnica sulla casistica rilevata e valutare se questa sia la soluzione migliore o se ne esistano altre alternative.
Emanuele Santi (Rete): Illustro l’emendamento aggiuntivo dell’articolo 2 del decreto delegato numero 44 del 21 marzo 2025: proponiamo che il valore minimo dei beni importati da sottoporre al controllo sia pari a 1.500 euro, valore che si applica anche per il resoconto lavoro e il resoconto riparazione, precisando che ai fini della soglia concorrono tutte le spedizioni riferite allo stesso fornitore nello stesso giorno. Segretario, lei non è partito bene nella sua spiegazione: chiedersi se questa distorsione “genera o non genera” significa ammettere di non aver letto le relazioni del SICAE e della Commissione Antimafia, dove è scritto chiaramente che genera distorsioni. Non c’è alcun dubbio in merito. Siccome ha quelle relazioni dal 2022, avrebbe dovuto incontrare i tecnici già tre anni fa per chiedere i volumi e i nomi delle società coinvolte; se avesse avuto interesse, l’intervento sarebbe già stato fatto. Basterebbe leggere le carte: molti operatori seri vidimano già tutto per non sbagliare, ma il problema sono quegli operatori che puntualmente ricevono merce per 4.980 euro per 200 giorni l’anno. Arrivano a un milione di euro di merce mai vidimata che probabilmente non entra nemmeno a San Marino; guarda caso sono quelle società che poi non pagano contributi o IVA e fanno triangolazioni truffaldine online. Lei oggi doveva venire qui e accettare la modifica, oppure proporne un’altra basata sui suoi approfondimenti. Invece rimandare significa solo voler prendere tempo per non cambiare la situazione; l’emendamento era sul tavolo da un mese e lei aveva tutto il tempo per chiedere i dati al tavolo tecnico. Se non chiede pareri alla Commissione Antimafia o al Presidente Gian Nicola Berti, che era lì con me, significa che manca la volontà di intervenire. Sono esterrefatto e avvilito nel vedere un governo che resta sordo e cieco di fronte alle segnalazioni degli organismi di polizia. È una situazione risolvibile in modo semplice, ma è evidente che manca la volontà politica di agire.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Io vi leggo testualmente quanto scritto a pagina 18 della relazione del SICAE che è stata depositata recentemente.
“Mentre gli operatori del beverage di recente costituzione hanno una modalità operativa completamente diversa, come detto nella precedente relazione, anche in questi casi si distingono in acquisti al di sotto della soglia dei 5000 euro – scrivono – per eludere i controlli del visto merci per poi emettere fatture di grosso importo a pochi clienti, quelli che acquistano grosse forniture che rivendendo ancorché smistati a clienti in maggioranza non limitrofi sempre in grosse partite.
La merce viene acquistata dalla GDO, viene importata con camioncini presso i magazzini di cui dispongono o presso società di logistica di cui si valgono in territorio. La merce che supera quasi sempre l’importo di 5.000 euro è sottoposta al controllo di visto merce e viene successivamente rivenduta in Italia prevalentemente a società” eccetera eccetera.
Segretario, la relazione del SICAE evidenzia questa struttura in modo inequivocabile a pagina 18. Allora io mi chiedo: vogliamo fare qualcosa o no? A cosa servono le relazioni se poi non interveniamo? Segretario, abbia pazienza, io capisco che lei voglia fare un ulteriore passaggio e coinvolgere nuovamente gli organismi, ma ce lo scrivono nero su bianco nella relazione depositata agli atti del Consiglio Grande e Generale dal Segretario di Stato Belluzzi. Anche la Commissione Antimafia ha fatto proprie queste interpretazioni degli agenti di polizia che lavorano sul campo e vedono queste cose ogni giorno. Scrivono proprio che gli acquisti vengono fatti sotto la soglia dei 5.000 euro per eludere i controlli del visto merci. Io credo che dobbiamo fare un passo avanti; gli effetti di un decreto si possono vedere anche dopo, ma se rimaniamo con questa soglia, che è già stata attenzionata dagli organismi di vigilanza, l’anno prossimo nella relazione del SICAE tornerà fuori la stessa questione e la Commissione Antimafia la riporterà nuovamente in aula. Un abbassamento di quella soglia serve proprio per andare incontro a chi ci lavora tutti i giorni e vede certe dinamiche. Io lavoravo alla Punto Shop ai tempi e le vedevo queste cose; ci trovavamo i bilici con dentro gli abiti con i sigilli ancora da aprire, eppure gli abiti dovevano già essere dentro. Chiamavamo la Guardia di Rocca perché è così che si fa. Sono passati decenni da quell’esperienza, ma se gli organismi di controllo ti sostanziano che c’è un problema su quella soglia, che ulteriori confronti bisogna fare? Bisognerà abbassarla un attimo e poi vedere quali sono gli effetti. Se poi dovesse risultare troppo bassa rispetto ai 5.000 euro si può sempre ritirare su, ma serve la volontà politica. Invece vedo questa volontà quasi monotematica per cui bisogna sempre confrontarsi; voi dite che vi confrontate con tutti, ma in realtà il confronto non avviene mai quando ci sono relazioni di una commissione paritetica che sostanziano il problema. Il problema sulla soglia dei 5.000 euro c’è da anni, bisogna fare qualcosa e rispettare il lavoro di chi evidenzia queste criticità.
Marco Gatti Segretario di Stato: Speravo in questo confronto perché anche noi ci stiamo ragionando proprio ora, ma onestamente non riusciamo a capire quale sia il problema reale che questa soglia genera. Alla fine comunque tutto viene fatturato, quindi ai fini delle imposte la tracciabilità rimane. Si tratta di capire se la problematica riguarda il fatto che uno possa non importare la merce; in quel caso allora bisognerebbe togliere completamente la soglia e rendere il visto obbligatorio su tutto. Bisogna capire bene se la problematica riguarda settori specifici che vogliono evitare il visto fisico, perché a livello fiscale arriva comunque la fattura telematica con tutti i riferimenti e non è che si eviti il controllo. Inoltre, nei settori in cui abbiamo messo dei limiti e c’è l’obbligatorietà di applicare l’IVA prepagata, non è che con il controllo all’ingresso si eviti di doverla applicare. Secondo me si tratta di approfondire bene e avere il quadro esatto del fenomeno: capire quanti sono i soggetti, se sono settori specifici e qual è la finalità e la ripetitività di un’operazione posta in questa modalità. Attraverso la fattura elettronica noi abbiamo già immagazzinato tutti gli elementi informatici per poter fare verifiche incrociate. L’unico modo per capire è attivare una collaborazione con la controparte che possa verificare come si comporta il venditore e cosa succede dopo la rivendita da parte dell’acquirente fuori dal nostro Stato. Se la merce viene nel nostro Stato, non vedo la problematica di eludere il controllo fisico. Dal mio punto di vista serve un approfondimento perché l’unica soluzione definitiva sarebbe togliere la soglia su tutto, ma sappiamo che questo metterebbe in difficoltà tutti gli operatori. Vorremmo analizzare meglio perché non abbiamo capito quale sia la problematica specifica che questo elemento genera sul sistema economico sammarinese, dato che nella relazione non lo hanno specificato.
Emanuele Santi (Rete): Io sono davvero stanco di ripetere le stesse cose e credo che ormai sia chiaro a tutti che manca la volontà politica. Segretario, il tema è molto semplice: se la merce non arriva a San Marino, questo limite viene usato per bypassare i controlli. Magari questa merce non arriva nemmeno a destinazione perché si tratta solo di un giro di carta per riciclare dei soldi. Se parliamo di vendite online o di società che fanno migliaia di piccoli pacchetti da 50 o 60 euro, qual è lo scopo? Non arriva la merce in entrata e non esce in uscita, magari vengono fatte bolle farlocche e ci sono solo gli incassi. È vero che per l’IGR forse incassiamo qualcosa, ma questo ha un nome preciso e si chiama riciclaggio. Se non l’ha capito glielo dobbiamo spiegare: questo significa che lei non ha fatto confronti né con il tavolo tecnico né con le forze di polizia. Io evidenzio che manca la volontà politica di intervenire in questo settore dove le distorsioni sono chiarissime, così come è chiara la procedura. Qui si tratta solo di decidere se intervenire o no; se non intervenite significa che a qualcuno fa comodo lasciare le cose così e noi lo diremo pubblicamente in tutte le sedi. Farci prendere in giro va bene, ma questo è sotto gli occhi di tutti. Se non diamo credito neppure agli organismi di polizia che spiegano per filo e per segno come funziona il giro, allora non so cosa serva. Il consigliere Zeppa ha letto il passaggio del SICAE sulle bolle; andatevelo a leggere voi Segretari di Stato, sono due paginette che spiegano come funziona questa operazione. Se volete intervenire fatelo, altrimenti prendiamo atto che non lo volete fare.
I lavori si interrompono per cercare una mediazione sull’emendamento di Rete. Mediazione che non porta risultati.
L’emendamento di Rete è respinto con votazione a maggioranza.
Il decreto delegato 30 marzo 2026 numero 44 è ratificato a maggioranza.
RATIFICA DECRETO DELEGATO 14 aprile 2026 n.51 – Contratto di collaborazione in ambito sportivo
Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Eccellentissimi Capitani Reggenti e illustrissimi consiglieri, il presente decreto delegato viene emanato in attuazione della delega contenuta nell’articolo 32, comma 2, della legge 9 dicembre 2022 numero 164. La nostra finalità è quella di disciplinare in modo organico il contratto di collaborazione in ambito sportivo, cercando di garantire ordine in un settore che, pur rappresentando un elemento essenziale della vita sociale, educativa e dell’identità del nostro Paese, fino ad oggi ha operato prevalentemente sulla base di prassi consolidate e consuetudini organizzative. Il mondo sportivo sammarinese è una realtà viva e dinamica nella quale atleti, tecnici, istruttori e collaboratori svolgono attività continuative che meritano un inquadramento giuridico certo. Secondo me questo intervento introduce una regolazione intelligente e coerente con le peculiarità dell’attività sportiva. Si interviene quindi su un’area tipica del lavoro sportivo che, per caratteristiche oggettive e organizzative, seppur parzialmente assimilabile per alcuni aspetti alle forme tradizionali di lavoro, necessita di alcune facilitazioni come previsto dalla delega. L’obiettivo che ci poniamo è duplice: tutelare chi opera nello sport e offrire alle organizzazioni sportive uno strumento chiaro, legittimo e sostenibile in armonia con l’ordinamento della Repubblica.
Entrando nel dettaglio tecnico, l’articolo 1 definisce la cornice dell’intervento normativo che introduce di fatto una disciplina specifica per le collaborazioni sportive. La norma individua con precisione l’ambito applicativo, circoscrivendolo ai rapporti instaurati con le Federazioni Sportive Nazionali, le discipline sportive associate e le associazioni affiliate regolarmente riconosciute; tale delimitazione garantisce coerenza sistemica ed evita estensioni improprie. L’articolo 2 introduce le definizioni necessarie a chiarire il perimetro soggettivo del decreto: la scelta di tipizzare federazioni, discipline e associazioni risponde alle esigenze di assicurare uniformità interpretativa e certezza del diritto, evitando ogni ambiguità applicativa. L’articolo 3 rappresenta il cuore del provvedimento, in quanto qualifica il contratto di collaborazione in ambito sportivo come un contratto a titolo oneroso avente ad oggetto un’attività sportiva personale, coordinata e non subordinata. La disposizione chiarisce che l’attività si svolge con autonomia organizzativa, pur nel rispetto delle esigenze funzionali dell’organizzazione sportiva. Si riconosce in tal modo che il coordinamento tecnico e l’inserimento nell’attività agonistica non implicano un vincolo di subordinazione giuridica. In particolare, l’esclusione dell’articolo 29 della legge 164 del 2022 è volta a evitare automatismi interpretativi che non tengano conto della specificità del settore sportivo, preservando tuttavia la necessità di valutare la natura concreta del rapporto in base alle modalità effettive di svolgimento. Al successivo articolo 4 sono individuate le categorie di soggetti che possono essere inquadrati nel contratto di cooperazione sportiva, ovvero atleti, tecnici, istruttori, coordinatori tecnico-gestionali, formatori e personale amministrativo e di supporto che non rientri in professioni per cui è obbligatoria l’iscrizione a un albo o ordine professionale. La previsione della possibilità di integrazione mediante regolamento del Congresso di Stato ci consente di mantenere la disciplina flessibile e adattabile all’evoluzione del sistema sportivo nazionale.
L’articolo 5 stabilisce una durata massima di cinque anni con possibilità di rinnovo, riconoscendo la necessità di consentire programmazioni sportive anche pluriennali. La forma scritta a pena di nullità, prevista dall’articolo 6, rappresenta una garanzia fondamentale di trasparenza e tutela per entrambe le parti; l’articolo individua inoltre gli elementi essenziali del contratto, assicurando chiarezza nella determinazione della prestazione, del compenso e delle modalità di pagamento. La previsione relativa alla copertura assicurativa è regolamentata dalle disposizioni attualmente in vigore, come previsto dall’articolo 58 della legge 30 settembre 2015 numero 149. L’articolo 7 introduce un meccanismo di deposito e controllo preventivo presso il CONS: questa previsione costituisce uno degli elementi qualificanti del decreto, poiché garantisce una verifica preliminare della conformità del contratto in ordine alla natura della prestazione. Tale sistema di controllo, deposito e successiva registrazione presso l’Ufficio del Registro rafforza la trasparenza, riduce il rischio di inquadramenti impropri e contribuisce alla prevenzione delle controversie. L’articolo 8 prevede che, qualora si rendano necessari, potranno essere disciplinati con appositi protocolli d’intesa eventuali versamenti volontari in ambito previdenziale e sanitario. All’articolo 9 vengono introdotte le modalità del sistema SMAC per la corresponsione dei compensi, inserendosi nel quadro della tracciabilità dei flussi economici e contribuendo alla trasparenza. Infine, l’articolo 10 richiama espressamente la normativa vigente sulla protezione dei dati personali, assicurando che il trattamento avvenga nel rispetto dei principi di dignità e correttezza.
Voglio aggiungere alcune riflessioni personali rispetto a questo provvedimento che portiamo come Segreteria di Stato per il Lavoro in concerto con la Segreteria di Stato per lo Sport e il collega Rossano Fabbri. Le nostre segreterie hanno fatto un approfondimento accurato con gli attori interessati e con le federazioni; l’obiettivo era quello di normare un ambito che aveva necessità di essere formalizzato. Spesso, per definizione, la consuetudine nell’ambito sportivo portava a contrattualizzare in maniera approssimativa o totalmente informale dei rapporti che oggi sono diventati, in alcuni casi, fonte di un compenso superiore a quello di un’attività lavorativa tradizionale. Secondo me è giusto che certi redditi percepiti da chi opera nello sport emergano e vengano regolarmente dichiarati. D’altro canto, c’è la necessità di andare a normare quelle figure che in passato agivano solo per passione o dedizione — e ce ne sono ancora tante — ma che oggi hanno trovato in questo settore un vero e proprio mestiere o un secondo lavoro. Abbiamo inserito clausole di tutela per il lavoratore e disciplinato eventuali incompatibilità o conflitti d’interesse che potevano impattare con la normativa generale del lavoro e della Pubblica Amministrazione. Non vogliamo certamente caricare il mondo dello sport di eccessiva burocrazia, perché lo sport per definizione deve essere snello, semplice e immediato; proprio per questo abbiamo presentato degli emendamenti come governo per rendere tutto più rapido. Io credo che un provvedimento di questo tipo fosse oggettivamente necessario e che il nostro ordinamento faccia un salto di qualità e di serietà in tutto il mondo sportivo.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Intervengo brevemente perché io credo che la relazione del Segretario al Lavoro, che ringrazio per la sinergia dimostrata, sia stata estremamente esaustiva. Si tratta di una normativa pensata per regolarizzare rapporti che esistevano già nella pratica ma non disponevano di una disciplina specifica; è un lavoro parametrato al nostro mondo sportivo, che è prettamente dilettantistico ma che aveva bisogno di ordine. Siamo consapevoli che questo sia solo un primo passo e volutamente non abbiamo trattato ambiti specifici che affronteremo più avanti, come la possibilità di introdurre una disciplina che regoli il semiprofessionismo, visto che in certi settori siamo arrivati a una crescita importante. Però non dobbiamo dimenticarci cosa gravita attorno allo sport, ovvero un ambito di massa: voglio ricordare che abbiamo 11.000 tesserati in senso lato e ben 8.500 tesserati residenti nella Repubblica di San Marino. Moltissimi svolgono l’attività per puro amore verso lo sport, ritagliandosi spazi importanti a scopo di liberalità, e questo deve essere tenuto in alta considerazione. Queste normative aiuteranno il sistema Paese a conoscere meglio chi opera nel settore, accompagnando il mondo sportivo verso un percorso di crescita di cui dobbiamo essere orgogliosi, perché i suoi riflessi spaziano dall’ambito educativo a quello sanitario. Ringrazio il Comitato Olimpico e le Federazioni con cui abbiamo avuto momenti di confronto diretto per plasmare la norma rispetto alle esigenze di chi è sul campo. Secondo me questo provvedimento fa fare un grande passo in avanti in termini di chiarezza e accompagna lo sport sammarinese dove merita.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Io mi sento di ringraziare il Segretario Bevitori e il Segretario Fabbri per aver adottato questo provvedimento che riguarda il mondo sportivo, colmando una mancanza di disciplina normativa. Sappiamo quanto sia fondamentale lo sport per la nostra collettività, per i nostri ragazzi e per tutti coloro che ci lavorano intorno; produrre una disciplina per i contratti di collaborazione che vada a regolamentare gli aspetti di chi supporta il movimento credo sia un elemento molto importante. Come ha detto bene il Segretario Fabbri, questo comporterà forse una serie di adempimenti in più per il CONS e per le federazioni, ma io credo sia fondamentale dare finalmente dignità, anche dal punto di vista contrattuale, a tutti coloro che danno un contributo fattivo al nostro movimento sportivo sammarinese. Sarà un intervento molto importante per il futuro.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Ammetto che questo è un decreto molto interessante e cercherò di essere costruttivo ponendo delle domande e facendo alcune riflessioni. Segretario Fabbri, lei ha parlato di 8.500 persone tesserate e io penso che, se contiamo bene tutte le federazioni, i numeri siano forse ancora più alti; parliamo quindi di una realtà imponente che non era regolamentata. Ho alcune osservazioni, ad esempio sull’articolo 9 riguardo alle modalità di corresponsione dei compensi: si prevede che il 10% venga accreditato su SMAC Card. Benissimo, ma secondo me si potrebbe usare anche una percentuale maggiore. Lo dico perché noi consiglieri diamo già il buon esempio, visto che il 10% del nostro gettone viene erogato su SMAC, così come il rimborso IGR. Se i numeri sono quelli che dite, parliamo di cifre importanti che rimarrebbero in territorio. Adesso ho cambiato vicino di banco perché il mio collega è andato a studiare fuori — e ci tengo a rimarcare quanto sia importante studiare — e con il collega Paolo Crescentini parlavamo proprio di quanto sia cambiato il mondo dello sport. Io ricordo che quando eravamo giovani noi e giocavamo a calcio, c’era il limite degli stranieri: prima due, poi tre, ora il mondo si è ribaltato e l’utenza è aumentata moltissimo. A noi davano il buono per le scarpe e la tuta, mentre oggi ci sono professionisti che percepiscono compensi importanti ed è giusto pagarli se la professionalità è alta. Però vi chiedo un ragionamento su quel 10%: perché non il 15% o il 20%? Sarebbe un introito maggiore per lo Stato e un modo per tracciare meglio i compensi di chi è qui per lavoro diversi giorni a settimana e spende in territorio. Sempre parlando di modelli, secondo me l’esempio della Norvegia riportato da noi sarebbe meraviglioso, anche se capisco che sia un sistema culturale diverso dal nostro. Lì hanno fatto una scelta precisa: fino ai 12 anni i ragazzini giocano e basta, non ci sono gare o classifiche, fanno tantissimi sport e poi solo dopo vengono indirizzati dagli allenatori. Stanno vincendo ovunque con questa teoria. Noi purtroppo abbiamo avuto fatti di cronaca recenti che ci hanno fatto male, come la vicenda del San Marino Calcio e di certi personaggi che hanno portato il nome di San Marino “in vacca” in tutto il circondario. Per questo noi abbiamo presentato due emendamenti che portano l’esperienza purtroppo traumatica di chi ha commesso atti verso i minori nell’ambito sportivo. Non possiamo far finta di niente: abbiamo avuto il caso di Raul James che collaborava con le società e i nostri emendamenti propongono una sorta di autocertificazione rafforzata. In un mare magnum di contratti di collaborazione, secondo noi un intervento del genere va a rafforzare la bontà di questo decreto e l’impatto positivo che può avere su San Marino, tutelando i più piccoli.
Matteo Rossi (Psd): Io considero questo un ottimo decreto perché era da tempo che se ne discuteva e la materia genera sempre molto interesse. Lo sport negli ultimi anni ci ha dato tante soddisfazioni: pensiamo alle medaglie olimpiche, al grande risultato della nazionale di calcio in Nations League o alle bocce che sono diventate quasi lo sport nazionale. Penso che quasi mai come in questa legislatura si sia parlato così tanto di sport in quest’aula, intervenendo anche su temi delicati come le molestie e la tutela delle parti deboli. Ora arriviamo a un tema “caldo” perché attorno allo sport girano tanti soldi e sponsor, con federazioni internazionali come UEFA e FIFA che investono molto. Credo sia giusto che chi amministra garantisca interventi chiari. So che molte società hanno presentato lamentele a noi politici e al governo, ma io ritengo che ognuno debba fare la propria parte. Il mondo del calcio è totalmente rivoluzionato rispetto ai tempi del collega Zeppa; oggi l’obbligo di schierare sammarinesi è diventato residuale. Noi dobbiamo parlare di quello che lo sport deve contribuire ai conti pubblici. Abbiamo tecnici e sportivi che percepiscono emolumenti importanti nella Repubblica di San Marino per poi portarli fuori, in Italia; per questo credo sia estremamente importante la scelta di prevedere che una quota del 10% vada su SMAC Card. È una quota che spero sia simbolica, ma se qualcuno percepisce cifre altissime allora non lo è più, e so che ci sono compensi importanti soprattutto nel calcio. È un gesto giusto: a fronte di milioni che escono dal territorio, una parte rimane qui. Lancio però una suggestione al governo: il decreto parla di sportivi e tecnici, ma non dei dirigenti. Mi riferisco ai vari livelli, dal CONS fino alle federazioni. Qualche anno fa è emerso che i dirigenti della Federcalcio possono percepire più dei 5.000 euro previsti dalla legge sullo sport; a fronte di emolumenti paragonabili a quelli di noi consiglieri, credo che una quota SMAC possa essere applicata anche a loro. Sarebbe un bel segnale che non renderebbe più povero nessuno. Infine, da padre di figli che fanno sport, chiedo al governo di vigilare affinché l’applicazione di questo decreto non porti le società ad aumentare le rette per le famiglie. In un momento difficile con l’inflazione e il costo della vita, molte famiglie fanno fatica; non vorrei che per coprire le tasse della controparte si chiedessero più soldi ai genitori, ostacolando il diritto sacrosanto di un bambino a praticare attività sportiva, che è fondamentale per l’educazione e la salute.
Lorenzo Bugli (Pdcs): Intervengo anch’io in questo dibattito un po’ come consigliere, ma anche come uomo di sport che ha sempre avuto a che fare con l’attività sportiva, anche a livello dirigenziale. Vedo che il Segretario di Stato scherza sul mio ruolo di team manager della Nazionale Politici, ma, a parte le battute, è importante dire subito due cose: questo è veramente un gran decreto. Io lo considero fondamentale perché mette finalmente ordine in una situazione che andava normata, specialmente per tutta quella parte contrattualistica che molto spesso, negli ambiti sportivi, veniva gestita con una certa opacità. Secondo me questo decreto avvia un percorso che può portare alla costruzione di società e dirigenze sportive più consapevoli di cosa significhi amministrare un’attività sportiva nei vari ambiti in cui viene applicata. Lo dico perché in un piccolo Stato come il nostro abbiamo occasioni uniche: possiamo accedere a competizioni europee importantissime, a passaggi olimpionici e a tornei prestigiosi come la Champions League. Si è parlato recentemente del calcio, ma pensiamo anche al basket, al tennis e a tutti quegli sport in cui, come piccola Repubblica, abbiamo accessi incredibili. Questo decreto permette di fare ordine e dà un indirizzo burocratico in più alle società, ma lo fa fornendo un insegnamento su quella che deve essere una buona gestione societaria. Voglio sottolineare questo aspetto perché bisogna ringraziare chi in passato, a livello amatoriale e con grande bonarietà, si è messo d’impegno per gestire i nostri club e le nostre federazioni; oggi però andiamo verso un mondo sportivo sempre più evoluto che richiede competenza. Pensiamo al settore calcistico: quando si va a competere in scenari europei è necessario avere una capacità amministrativa che spesso le dirigenze amatoriali faticano a comprendere, specialmente per il volume di documentazione da presentare. Questi passaggi aiutano a capire che dentro le dirigenze servono figure tecniche che tengano l’amministrazione, i bilanci e un occhio attento sulle collaborazioni per migliorare l’attività dei singoli club. Abbiamo visto recentemente i nostri atleti competere nel basket tre contro tre, uno sport minore in cui però il nostro Paese fa una grandissima figura e riesce a essere autorevole, portando alta la nostra meravigliosa bandiera con i nostri giovani. Per fare questo, questo decreto mette un tassello che deve essere, e lo dico come suggerimento ai Segretari di Stato, un mattone per l’educazione alla gestione sportiva; mette chiarezza nella compilazione dei contratti tra atleti e dirigenti. C’è poi tutto un altro lavoro di monitoraggio bilancistico per educare i dirigenti a utilizzare i fondi per far crescere i nostri giovani, affinché si innamorino della nostra Repubblica. Spesso, e qui faccio un’autocritica, per vincere la nostra coppa interna ci dimentichiamo della bellezza di coinvolgere i nostri giovani sammarinesi e puntiamo poco sulle nostre accademie e sulle strutture di eccellenza. Cerchiamo invece atleti dal circondario per pochi spicci — che per noi sono pochi ma per fuori sono tantissimi, visti i contributi UEFA — intercettando figure che qui hanno emolumenti molto più alti. Secondo me questa educazione nel comporre una società sportiva dovrebbe cambiare; come diceva il collega Zeppa, una volta c’erano solo due forestieri in rosa, mentre oggi vediamo campionati con un solo sammarinese in campo. Dobbiamo invertire questa tendenza attivando un’educazione alla gestione societaria, puntando sulle giovanili e su questi settori. Benissimo controllare la contrattualistica, ma iniziamo anche a sviluppare percorsi formativi per tutte le società per avere un settore dello sport ancora migliore. Questo è il mio contributo perché penso che la politica debba farsi tramite per migliorare la preparazione e arrivare ancora più forti nelle competizioni europee e mondiali dove alziamo alta la nostra bandiera.
Dalibor Riccardi (Libera): Intervengo anch’io su questo decreto che è stato presentato grazie a un lavoro di collaborazione tra la Segreteria di Stato al Lavoro e la Segreteria di Stato per lo Sport. Voglio iniziare facendo i complimenti per il lavoro svolto dalle due Segreterie, perché credo che questo provvedimento introduca una serie di ragionamenti che erano assolutamente doverosi e utili per garantire ordine, professionalità e trasparenza all’interno del settore dei contratti di collaborazione. Secondo me, oltre alla trasparenza e alla tutela del rapporto contrattuale tra lo sportivo e i collaboratori tecnici delle varie federazioni, ci sono situazioni altamente importanti, come il riconoscimento di una parte del compenso percepito all’interno della SMAC Card. Questo permette di dare tutele e garanzie a rapporti che, fino all’entrata in vigore di questo decreto, erano vincolati a soluzioni incerte che non andavano di pari passo con l’evoluzione delle federazioni sportive. Lo ricordavano bene i colleghi: qualche anno fa il settore del calcio e altre federazioni avevano un carattere prettamente dilettantistico, e lo sono anche oggi per certi versi, ma sono aumentati gli obblighi e gli oneri in capo alle federazioni che partecipano a competizioni internazionali. Ormai ci si confronta e ci si conforma a realtà che sono a tutti gli effetti professionistiche; basti pensare che lo scorso anno la Virtus si è giocata l’accesso ai gironi della Conference League. Parliamo di situazioni che qualche anno fa erano impensabili e che oggi sono realtà, con squadre che partecipano a campionati nazionali e competizioni europee, oltre a tutti gli altri sport che partecipano a Coppe del Mondo e Olimpiadi. Di fronte a un mondo che si sta normalizzando verso il lavoro semiprofessionistico, io credo che questi provvedimenti vadano nell’ottica di dare correttezza, trasparenza e dignità a un rapporto di collaborazione che tutela entrambe le parti. Non la farò lunga per non essere ripetitivo, ma vorrei suggerire che il ragionamento sulla quota del compenso erogata su SMAC Card potrebbe essere sviluppato in un secondo momento anche per i componenti di carattere federale all’interno delle federazioni. Confermo il pieno sostegno del nostro gruppo politico a questo decreto, congratulandomi nuovamente per il lavoro fatto che dà finalmente tutela, disciplina e correttezza ai rapporti di collaborazione sportiva in tutti gli ambiti.
Paolo Crescentini (Psd): Il mio capogruppo Matteo Rossi ha già espresso molto bene la posizione del nostro partito, ma vorrei aggiungere alcune considerazioni velocemente. Ritengo che questo sia un decreto ben fatto che arriva in aula subito dopo la legge approvata in Commissione sull’incentivo agli eventi sportivi e sulla valorizzazione del patrimonio dello Stato, dove si parlava proprio di sinergia tra pubblico e privato. Secondo me andiamo nella stessa direzione, perché trovo molto buono il principio per cui una percentuale dei compensi erogati dalle federazioni e dal Comitato Olimpico venga accreditata sulla SMAC Card. Magari non saranno milioni di euro da subito, ma alla fine dell’anno potrebbero diventarlo e sarebbero comunque soldi messi in circolo nel sistema economico sammarinese. Come è stato detto, una gran parte di questi denari viene elargita ad allenatori, dirigenti e atleti che non sono sammarinesi ma vengono da oltre confine; far sì che questi soggetti rimettano una parte dei compensi nel circuito SMAC e li spendano a San Marino è un’ottima cosa. Io non ci vedo nemmeno un’idea sbagliata nel permettere che una parte dei compensi legati ai gettoni dei consigli federali e delle federazioni venga pagata ai dirigenti proprio sulla SMAC, esattamente come avviene per noi consiglieri o per i cittadini sammarinesi che ricevono il rimborso IGR accreditato sulla card. Questo è un provvedimento ben fatto. Chiedo quindi al governo se ci sia la possibilità di introdurre l’emendamento avanzato dai colleghi per elargire una parte del gettone sulla SMAC. Allo stesso modo, visto che si è parlato di giovani e di chi ha figli che praticano sport, chiedo ai Segretari di Stato quale sia l’intenzione del governo sugli emendamenti sottoposti dai consiglieri del movimento Rete, perché secondo me meritano un approfondimento e non sono affatto sbagliati.
Denise Bronzetti (Ar): Sarò molto più telegrafica rispetto ai colleghi che mi hanno preceduta. Credo che questo sia un intervento importante che arriva finalmente all’attenzione di quest’aula. È vero che mai come in questa legislatura sono arrivati all’esame del Consiglio Grande e Generale così tanti provvedimenti e decreti che riguardano lo sport; abbiamo avuto modo di parlare delle ricadute positive che questo settore può avere sull’economia del nostro Paese se supportato dai giusti strumenti normativi. Secondo me è un settore che è corretto spingere, ma è altrettanto giusto regolamentare. Chi mi ha preceduta ha parlato della necessità di strumenti volti a far emergere situazioni che in passato potevano definirsi “borderline”, per usare un complimento; c’era sicuramente l’esigenza di normare le modalità di erogazione dei contributi e delle retribuzioni che a volte sfuggivano alle maglie del controllo dello Stato. Ben venga quindi questo provvedimento. Concludo dicendo che la proposta del collega Matteo Rossi di prevedere il versamento su SMAC Card non solo per gli sportivi, ma anche per la dirigenza, mi sembra una proposta molto ragionevole che dovrebbe essere vagliata dai Segretari di Stato. Parliamo di cifre importanti che hanno superato abbondantemente i limiti previsti in passato; ad esempio, per i pubblici dipendenti che prestano opera in ambito sportivo il limite annuo è rimasto fissato a 5.000 euro. Siccome in questo caso è stata fatta una scelta diversa per dare una spinta al settore, scelta che io condivido, allora dobbiamo andare fino in fondo e guardare a tutto il comparto per evitare differenze di trattamento e fare in modo che tutto sia trasparente.
Emanuele Santi (Rete): Devo dire che concordiamo con la ratio di questo decreto e non abbiamo alcuna remora a riconoscere alla maggioranza e al governo che le cose sono state fatte bene, come abbiamo già fatto per altri provvedimenti come quello sul nuovo liceo umanistico. Non siamo sempre i “brutti e cattivi” che criticano tutto; quando un lavoro è positivo lo riconosciamo volentieri. Questa normativa va a mettere un argine alla contrattualistica in ambito sportivo che spesso si prestava a molte distorsioni e a una sorta di “Far West”, con contratti non registrati ed erogazioni di cui non si capiva bene la natura. Mettere nero su bianco come approcciarsi alle retribuzioni per sportivi, dirigenti e accompagnatori è un passo che accogliamo favorevolmente. Mi auguro però che il governo tenga conto del fatto che questo ulteriore adempimento potrebbe comportare per le federazioni un aggravio di lavoro e di spese burocratiche; non è semplice andare a contrattualizzare oltre 8.000 tesserati. Spero che abbiate pensato a una modulistica e a una contrattualistica standardizzata che sia molto semplice da compilare, così da non rendere l’ottemperanza alla norma troppo difficile o costosa nella pratica. Sulla questione del 10% da accreditare su SMAC Card, anche noi siamo assolutamente favorevoli; anzi, valutare un aumento al 15% o 20% non sarebbe uno scandalo. Dato che molte di queste persone risiedono fuori San Marino, sarebbe un ottimo incentivo per favorire i consumi interni e far sì che una parte dei rimborsi spese venga spesa in territorio. Riguardo ai nostri emendamenti, abbiamo voluto porre l’accento su un punto delicato. È vero che esiste già una legge, portata un anno fa dal Segretario di Stato Rossano Fabbri, che prevede l’allontanamento di chi si macchia di reati di violenza o abusi su minori nello sport, e noi l’abbiamo sostenuta. Qui però chiediamo una cosa diversa: siccome nello sport si viene a contatto con bambini e minori, vorremmo un ambiente ancora più sano e controllato. Chiediamo che chi viene contrattualizzato abbia l’obbligo di fornire il proprio certificato penale aggiornato ogni anno. Non credo sia un adempimento fuori logica; questo emendamento nasce perché siamo rimasti scottati dalla vicenda del pedofilo che è stato a contatto con ambienti scolastici e, come confermato, anche con bambini durante l’attività sportiva nonostante una condanna definitiva. Noi vogliamo evitare questo. Chi ha il casellario giudiziario sporco o carichi pendenti non deve poter essere contrattualizzato. Spesso si parla di autocertificazioni, ma se sono fasulle non le controlla nessuno e i problemi emergono quando è troppo tardi. Prevedere l’obbligo di fornire il certificato penale all’atto della sottoscrizione permetterebbe alla federazione di valutare immediatamente che il collaboratore abbia la fedina penale pulita. Sarebbe un ulteriore passo in avanti per non avere sotto contratto persone con pendenze per reati gravi o scabrosi. I nostri emendamenti vanno in questa direzione, ma diamo atto al governo e alla maggioranza che l’impostazione generale del decreto è quella giusta e ne riconosciamo pienamente la validità.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Io credo sia assolutamente doveroso intervenire in questo dibattito, anche se siamo in quest’aula ormai da diverse ore e vedo che si sta svuotando e sta diventando sempre più rumorosa. Innanzitutto dobbiamo riconoscere che sono stati realizzati diversi interventi nell’ambito sportivo, segno che questo governo e l’intera aula consiliare hanno un forte interesse a valorizzare questo mondo attraverso l’inserimento di norme che lo vadano finalmente a regolamentare. Mi pare quasi scontato sottolineare l’importanza dello sport per la salute, per le opportunità di socializzazione e per il rafforzamento di quel senso di comunità che ci unisce; quando leggiamo dei successi dei nostri connazionali o festeggiamo per le medaglie olimpiche, alimentiamo quell’orgoglio di essere sammarinesi che è fondamentale per il nostro Paese. Lo sport ha una funzione particolare per una piccola realtà come la nostra, perché restituisce un’immagine internazionale comunque virtuosa a prescindere dai risultati agonistici. Per questo è importante riconoscere, attraverso questi provvedimenti, il valore di chi con il proprio impegno permette l’esercizio delle attività sportive e consente a tanti ragazzi e ragazze di divertirsi. Questo provvedimento fa la sua parte e noi concordiamo con la volontà di sostenere il sistema sportivo sammarinese attraverso l’introduzione di questa forma contrattuale specifica, che è più flessibile e meno onerosa rispetto a quelle ordinarie. Al giorno d’oggi il volontariato e l’associazionismo non sono più sufficienti da soli a sostenere un’attività che richiede sempre più professionalità e maggior tempo; ha senso quindi che allenatori, preparatori e tutte le figure che ruotano attorno a quel mondo vengano riconosciute e remunerate attraverso uno schema specifico. Ne trarrà beneficio il collaboratore, ma anche la singola federazione o associazione sportiva che spesso non potrebbe sostenere i costi derivanti da un rapporto di lavoro subordinato ordinario. Dobbiamo infatti ricordare che non tutte le federazioni sono come quella del calcio; esiste una discrepanza di trattamento tra le varie associazioni sportive ed è un problema che non riguarda solo San Marino. Un altro aspetto rilevante che vorrei sottolineare è il rafforzamento del ruolo del CONS, che diventa un soggetto incaricato di valutare la conformità dei contratti; è un passaggio importante perché introduce una funzione regolatoria e un controllo necessario rispetto a possibili distorsioni. Al momento si è scelto di non prevedere immediatamente una disciplina previdenziale obbligatoria, rimandando la materia a eventuali protocolli futuri; se da una parte questo è corretto perché rende il sistema più leggero e sostenibile, dall’altra lascia aperta la questione delle tutele sociali nel lungo periodo e del riconoscimento previdenziale, temi su cui sarà necessario intervenire. Concordo con quanto detto dai colleghi sulla necessità imprescindibile di monitorare il sistema per evitare distorsioni create da chi potrebbe approfittarsi di questo intervento a discapito del vero sport, dei fruitori e delle loro famiglie. Quando si introducono i soldi e i compensi nel mondo dello sport, il sistema non sempre ne beneficia, perché il giro di denaro può far perdere il vero senso del sacrificio, della disciplina e del divertimento sano. Sappiamo che nel contesto sammarinese ci sono state delle distorsioni; penso al campionato calcistico, dove ho avuto esperienze più o meno dirette. Esistono soggetti che percepiscono annualmente un compenso tra i venti e i trentamila euro, mentre altri compagni di squadra con lo stesso numero di allenamenti ricevono a malapena un rimborso spese. Anche a livello internazionale vediamo sportivi strapagati nonostante i risultati non arrivino e altri sport che, pur con successi maggiori, hanno atleti sottopagati o non valorizzati come meriterebbero. Il monitoraggio è quindi essenziale e doveroso per indagare sui bilanci di certe associazioni ed evitare che qualcuno se ne approfitti “alla sammarinese”. Con questo non voglio dire che inserire i sostegni sia sbagliato, anzi è giusto tutelare le associazioni e le federazioni, ma dobbiamo vigilare contro ogni forma di distorsione.
Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Io voglio innanzitutto ringraziare tutti i consiglieri intervenuti per la sportività dimostrata e per essere stati così in linea con l’argomento del contratto di collaborazione sportiva. Mi fa piacere che l’aula abbia compreso perfettamente la finalità di regolamentare e dare ordine a questo comparto. Riguardo alle riflessioni sulle aliquote, c’è chi parlava di scendere sotto il 5% e chi invece proponeva di arrivare addirittura al 20%; la scelta del 10% è stata una mediazione che tende anche a semplificare il calcolo immediato dell’accredito da destinare sulla SMAC Card, rendendo le cose più facili per le società sportive che dovranno occuparsene. Condivido assolutamente quanto detto dal consigliere Bugli: questa è un’occasione preziosa per accrescere le professionalità all’interno delle società stesse. È necessario introdurre qualche formalismo in più; in passato i contratti venivano spesso fatti su un semplice “foglio A4 volante”, mentre oggi chiediamo criteri precisi affinché vengano registrati e non siano più oggetto di modifiche o integrazioni estemporanee che potrebbero dare adito a incomprensioni. La registrazione avverrà presso l’Ufficio del Registro con un’imposta fissa minima di 15 euro, quindi parliamo di una procedura molto semplice e lineare. Riguardo alla proposta dei consiglieri Matteo Rossi e Denise Bronzetti di estendere questo tipo di pagamento e l’accredito del 10% anche ai membri dei consigli direttivi delle federazioni, devo dire che la proposta non è certamente sbagliata. Al momento ci siamo fermati alle attività sportive dirette, ma questa è una mia sensazione personale che porteremo sicuramente all’attenzione della maggioranza e del governo. Potremo sicuramente ragionarci insieme al CONS per valutare come intervenire su questo fronte gestionale e amministrativo. L’accredito del 10% sulla SMAC è uno strumento importante che è stato riconosciuto all’unanimità; serve a ripristinare in parte l’obiettivo iniziale della card, nata per incentivare i consumi interni prima di subire una sorta di distorsione fiscale. Vogliamo che la SMAC torni a essere uno strumento per incentivare i consumi fatti dentro il territorio presso le attività sammarinesi; questo è un primo segnale e terremo monitorata la situazione per valutare se in futuro si potrà aumentare la quota verso il 20%, a tutto vantaggio del nostro sistema economico.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Intervengo molto brevemente per ringraziare l’aula per i tantissimi contributi e per aver condiviso all’unanimità lo spirito di questo progetto di legge che abbiamo portato avanti con il collega Bevitori. Questo testo è il frutto di un confronto assiduo con il Comitato Olimpico e con le federazioni; intervenire per disciplinare un mondo che aveva già dei rapporti esistenti nella pratica, ma privi di una normativa specifica, non è stato come partire da zero, ma ha significato dotare di regole una realtà che esisteva già in maniera molto forte. Per quanto riguarda i tesserati, quando parliamo di 8.500 o 8.700 persone ci riferiamo agli iscritti fisici residenti, mentre arriviamo a un totale di circa 12.000 tessere perché molti atleti risultano iscritti a più federazioni contemporaneamente. Esprimo la mia piena approvazione riguardo alla valutazione sull’estensione della quota SMAC anche per le cariche elettive; tuttavia, questo provvedimento specifico non le tratta, poiché quella materia sarà riservata alla discussione sulla legge generale. Questo provvedimento circoscritto ai contratti di collaborazione è molto importante e dimostra quanto lo sport dia al Paese. In futuro, quando parleremo della legge sullo sport, dovremo discutere anche di quanto il settore abbia necessità di essere ampliato nelle forze che ci lavorano, perché gli adempimenti che stiamo girando al comitato sono davvero tanti.
Rete ritira l’emendamento all’articolo 5.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Io ho avuto modo di scambiare qualche opinione su questo emendamento in separata sede con i Segretari di Stato. Come è stato ricordato nel dibattito, esiste già la legge del settembre 2025 che detta disposizioni per il contrasto della violenza di genere e degli abusi sui minori in ambito sportivo, il cui articolo 3 prevede la sospensione dell’attività. Io approvo quell’articolo, ma vorrei fare un ragionamento a voce alta per coordinare meglio le cose. Quella norma prevede che i collaboratori condannati in primo grado per tali reati debbano darne comunicazione scritta al presidente della federazione e del CONS. L’emendamento che proponiamo noi è invece più restrittivo e, secondo me, più garantista: prevede che il collaboratore sia tenuto a consegnare alla parte committente, al momento della sottoscrizione del contratto e successivamente entro il 31 gennaio di ogni anno, il certificato generale del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti in corso di validità. Sembrerebbe la stessa cosa, ma la differenza è sostanziale: la legge sulle disposizioni parla di collaboratori già condannati in primo grado, mentre il nostro emendamento pone un obbligo preventivo per tutti i collaboratori, che siano massaggiatori o tecnici. Visto che parliamo di migliaia di persone che collaborano con le federazioni, il nostro punto di vista è maggiormente garantista perché l’obbligo di comunicazione scatta per legge indipendentemente dal fatto che si abbia la fedina penale pulita o meno. Quando ci siamo confrontati al tavolo, il Segretario diceva che è già previsto dalla legge del 2025, ma io ribadisco che lì serve una condanna e sappiamo bene quanto sia difficile che chi viene condannato lo comunichi spontaneamente. Capisco che per le federazioni sia un onere burocratico e una “bega” in più, ma visti i numeri importanti in gioco sarebbe fondamentale dare un’obbligatorietà generale. Purtroppo i fatti di cronaca ci insegnano che ci sono casi in cui le cose non vengono comunicate; la nostra proposta è propositiva e vuole istituire una maggior garanzia obbligando a portare i certificati ogni anno.
Michela Pelliccioni (Indipendente di opposizione): Io intervengo su questo emendamento di cui condivido fortemente il valore, perché l’obiettivo di essere certi che chi sottoscrive un contratto di collaborazione sia una persona degna è fondamentale. Ho solo un dubbio di tipo tecnico e pratico: il casellario giudiziale ci dà una certificazione sulle condanne definitive, mentre i carichi pendenti rischiano di rimanere una specifica vuota se non definiamo una modalità di verifica estesa. Se la verifica non riguarda tutto il territorio italiano, e forse non solo, l’obiettivo validissimo rischia di fallire. Purtroppo abbiamo avuto un caso concreto a San Marino: se avessimo chiesto i carichi pendenti a un giocatore che militava nel nostro campionato, a San Marino non sarebbe risultato nulla, e magari non sarebbe risultato nulla neanche nel luogo di provenienza perché si era guardato bene dal compiere il reato in un’altra regione. Quindi sono d’accordissimo nel cercare una soluzione per allargare il più possibile le maglie della verifica, ma dobbiamo trovare una modalità che dia risultati concreti.
Emanuele Santi (Rete): Quando il Segretario Rossano Fabbri portò la legge per allontanare dagli impianti sportivi chi era condannato in primo grado, lo fece proprio a seguito del caso di quella persona condannata in Italia per reati gravi che continuava ad allenare qui. In quella sede abbiamo avuto un forte confronto sulla necessità di non aspettare la condanna di primo grado, perché possono passare anni e nel frattempo una persona con un rinvio a giudizio per reati gravi continua a frequentare i campi sportivi e i minori. Noi riteniamo che per reati così gravi, come abusi sessuali o pedofilia, una persona debba essere allontanata già al momento del rinvio a giudizio. È chiaro che se poi uno viene assolto la situazione cambia, ma non possiamo correre il rischio che chi è accusato di fatti così terribili resti a contatto con i minori col rischio di reiterare la condotta criminosa. Come ha spiegato il collega Zeppa, visto che ora introduciamo l’obbligo di firmare un contratto, vogliamo proprio evitare che chi ha problemi con la giustizia venga tesserato; non ci facciamo una bella figura se poi scopriamo di aver contrattualizzato dirigenti sportivi con simili pendenze. Chiedere il casellario e il certificato penale ogni anno non è una cosa impossibile; molte società private già lo chiedono ai propri dipendenti. Se tecnicamente vogliamo chiamare i certificati in un altro modo o trovare un percorso condiviso, noi siamo aperti, ma il senso deve rimanere questo: chi è oggetto di indagini o condanne per reati gravi non deve fare sport o il dirigente a San Marino. Questo emendamento va proprio nella direzione di mantenere l’ambiente sportivo il più pulito e intonso possibile ed è una garanzia per tutti.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Io credo che cinque minuti non siano affatto sufficienti per affrontare un argomento così profondo e importante come quello che è stato avanzato dai consiglieri del movimento Rete, che voglio comunque ringraziare per lo spirito costruttivo del loro emendamento. Penso che quando si tende a valorizzare nello sport l’etica, la morale e i buoni comportamenti, e specialmente quando si cerca di fare in modo che in un mondo sportivo come il nostro si tutelino sempre più coloro che frequentano questi ambienti — in particolare se si tratta di minori o se parliamo di contrasto alle violenze di genere — allora stiamo toccando temi fondamentali. Io tengo tantissimo alla salvaguardia di questi valori e di questi principi, soprattutto in una realtà sportiva come la nostra che per fortuna è ancora prettamente dilettantistica e può quindi permettersi di preservare questo tipo di ideali; per questo motivo ritengo che vada dato il giusto elogio a chi ha sollevato la problematica. Naturalmente abbiamo fatto bene a ricordare che abbiamo già introdotto, con la legge numero 115 del 2025, un’inibizione molto importante per tutti coloro che hanno subito una condanna in primo grado per reati di violenza di genere con pene superiori all’anno; in quei casi abbiamo già previsto l’inibizione totale dall’attività di tipo sportivo. Riguardo a questo emendamento specifico, io credo che quando si parla di “collaboratore” si intenda fare riferimento a tutti coloro che sono potenzialmente soggetti alla sottoscrizione del contratto. Io penso che, sebbene abbia parlato di circa 9.500 iscritti complessivi, non è detto che tutti debbano essere necessariamente soggetti al contratto, ma ritengo che sull’eventuale introduzione di un obbligo di questo tipo serva un ragionamento e un approfondimento molto più accurato. Secondo me la questione merita una riflessione più attenta non tanto e non solo per quanto riguarda l’emendamento alla lettera e, ma anche per quello successivo che vorrebbe l’immediata cessazione del rapporto per coloro che ricadono in certe condizioni. Noi abbiamo fatto tantissimo con la legge che ho menzionato prima, anche perché il mondo sportivo e l’ordinamento giuridico generale sono, per usare una metafora, come due rette parallele che corrono l’una di fianco all’altra ma non si incrociano mai. L’ordinamento sportivo è per antonomasia autonomo rispetto all’ordinamento giuridico ordinario, ma in quel caso specifico abbiamo chiesto di recepire una situazione dell’ordinamento giuridico proprio perché le caratteristiche della nostra Repubblica di San Marino fanno sì che i minori e le persone di ogni genere frequentino fisicamente gli stessi ambienti, vadano ad allenarsi negli stessi campi e vivano le medesime condizioni sociali. Io credo che su questo punto serva un approfondimento maggiore perché, se mai volessimo andare a inibire la possibilità di fare sport a tutti coloro che hanno dei carichi pendenti in corso, dovremmo ricordare innanzitutto che il carico pendente non rappresenta affatto un provvedimento definitivo. Inoltre, secondo me andrebbe fatto un netto distinguo fra le varie tipologie di reati, valutando la loro gravità; tutti noi possiamo essere concordi sul fatto che esistano reati di diversa entità di cui bisogna necessariamente tenere conto. Se decidessimo di inibire la possibilità di praticare sport a tutti coloro che hanno dei procedimenti penali aperti per qualsiasi tipo di reato, io credo che non rispetteremmo nemmeno lo spirito originale dell’emendamento, ma soprattutto agiremmo in modo contrario all’essenza stessa dello sport, che ha un fondamentale carattere rieducativo e di reinserimento sociale, specialmente per le situazioni meno gravi. È quindi un mondo che va meglio vagliato e approfondito prima di procedere in questa direzione.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Io accolgo l’invito del Segretario di Stato e, siccome ha chiesto un maggiore approfondimento e siamo ormai arrivati alle 19:47, considerando che dovremo vederci anche domani, vorrei proporre una soluzione. Io capisco bene che il certificato sui carichi pendenti possa essere considerato un onere eccessivo o forse troppo invasivo per le ragioni tecniche che lei ha esplicitato nel suo intervento. Se ci fosse però la possibilità di ragionare sul certificato generale del casellario giudiziale, io proporrei di aggiornarci a domani per parlarne con calma. Voglio ricordare che in Commissione Esteri o nel Consiglio dei XII, per ogni pratica di residenza, arrivano normalmente anche i carichi pendenti; quindi la procedura esiste già nel nostro sistema per intenderci. Io capisco che la mole di certificazioni richiesta sarebbe molto più importante rispetto a quanto previsto dalla legge del 2025, però lo spirito di collaborazione e l’interpretazione che noi diamo del nostro emendamento vanno proprio nella direzione del suo ragionamento: vogliamo cautelare al massimo coloro che attivano un rapporto di collaborazione. I numeri che ha esposto lei sono estremamente importanti e proprio per questo, secondo me, non si tratterebbe di andare contro la legge ma di corroborarla. Se la legge del 2025 prevede già delle inibizioni per certe tipologie di reato con pene superiori all’anno, noi proponiamo che tutti siano obbligati, all’atto della collaborazione, a esplicitare almeno il certificato generale del casellario giudiziale. Ripeto, capisco che richiedere i carichi pendenti possa essere considerato “troppo” per le ragioni spiegate dal Segretario, ma se ci fosse questa disponibilità a ragionare sul casellario, potremmo parlarne domani mattina.
L’emendamento aggiuntivo dell’articolo 6-bis presentato da Rete è respinto a maggioranza.
I lavori vengono sospesi alle 20:00. Riprenderanno alle 9:00 di domani


