Attualità

Ancora sulla natalità, in compagnia di Papa Leone

Non è la prima volta – e non sarà, penso, l’ultima – che affrontiamo il tema della natalità, a San Marino.

La situazione è nota a tutti. Di inverno, si tratta, o forse ancora peggio, di glaciazione. I numeri sono davanti a noi.

Giustamente la politica si interroga e tenta soluzioni che risolvano la questione: si tratta della stessa sopravvivenza della Repubblica nella storia, e bastano solo alcune considerazioni per mostrare la gravità del problema, economico, scolastico, culturale…

Ci può essere di aiuto la riflessione che pochi giorni fa ha svolto papa Leone, incontrando i membri dell’Intergruppo Demografia del Parlamento Europeo. Credo che sia un giudizio attuale e capace di suggerire risposte adeguate al problema.

Penso sia utile raccogliere qualche suggerimento, perché così possiamo contribuire al bene comune, certi che ognuno di noi può portare un aiuto a tutta la comunità.

·      «I problemi risultanti da una demografia a crescita zero sono molteplici e complessi e includono, non ultimo, la pandemia della solitudine. Inoltre, i dati demografici non sono soltanto statistiche, ma parlano di paternità, maternità e figli. E i figli sono il futuro! Tuttavia, parlare del futuro indica uno sviluppo integrale e sostenibile, che è seriamente ostacolato senza solidarietà tra generazioni (cfr. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 195). Purtroppo, questa solidarietà richiede un equilibrio intergenerazionale che in Europa attualmente manca.»

La nostra Repubblica, come faro e fiaccola nel mondo, ha sempre mostrato la caratteristica della accoglienza, soprattutto nei momenti della storia di maggiore difficoltà. Questa eredità dei nostri padri può essere la cifra del nostro impegno comune, mostrando che la «pandemia della solitudine» è vinta da una «solidarietà» che è già stata esperienza reale negli anni della nostra storia. Non siamo coloro che propongono una utopia, ma i testimoni di una realtà in atto (e abbiamo già ricordato quello che Abramo Lincoln ci ha riconosciuto).

·      «…Negli ultimi decenni possiamo osservare che il rifiuto dellispirazione cristiana dei padri fondatori delle istituzioni dell’Unione Europea ha portato a un tempo di drastica sterilità, non solo perché troppi sono stati privati del diritto di nascere, ma anche perché non si è riusciti a trasmettere gli strumenti materiali e culturali di cui i giovani hanno bisogno per affrontare il futuro».

Abbiamo un santo come fondatore e patrono, e l’ispirazione cristiana della nostra vita pubblica è ciò che ci caratterizza. Non possiamo dimenticare quello che costituzionalmente ci identifica. Anche per questo la nostra originalità deve essere custodita e testimoniata, a tutti, con franchezza e libertà.

·      «Di conseguenza non di rado ci troviamo di fronte alle affermazioni contraddittorie di presunte politiche a favore delle famiglie, che al tempo stesso promuovono discriminazione nei confronti della maternità, esaltano l’aborto come diritto e minano le fondamenta stesse del desiderio di dare vita a una famiglia. Fortunatamente oggi qui con noi ci sono delle meravigliose eccezioni!»

La ferita dell’aborto ci interroga sulla strada necessaria per promuovere la natalità. Ci dobbiamo rendere conto che le leggi dello stato non solo regolano la vita civile, ma contribuiscono a creare una mentalità e una cultura. Quella che è stata giustamente chiamata «cultura dello scarto» incide sui vari aspetti della vita. Ci è allora chiesto di ritornare a quella «cultura della vita» necessaria per una riscossa della nostra convivenza umana. E non possiamo nasconderci quando ai giovani, anche attraverso il cammino educativo, non vengono proposti itinerari formativi capaci di educare al rispetto della vita. Forse una riflessione su quella che viene chiamata «educazione affettiva, o sessuale» aprirebbe migliori prospettive: non si tratta di insegnare la contraccezione e la prevenzione da malattie sessualmente trasmissibili, ma di aprire all’orizzonte dell’amore.

·      «Di fatto, il vostro impegno, grazie alla composizione trasversale dei membri, può svolgere un ruolo fondamentale e rappresenta un forum ideale per esplorare modalità volte a generare idee innovative, di cui l’Europa e il mondo hanno un disperato bisogno.»

Da tempo, anche con la nostra partecipazione alla FAFCE, abbiamo pensato che il cosiddetto «Intergruppo per la natalità» o anche per la vita, potrebbe dare un respiro più ampio all’impegno di tanti politici, sconfiggendo la logica della contrapposizione. Sembra che questo richieda un cambio di registro nel pensare all’impegno politico.

·      «Come ci ha ricordato san Giovanni Paolo II, la famiglia è «prima e insostituibile scuola di socialità» (Familiaris consortio, n. 43) ed è fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, una realtà che unisce la dimensione personale e quella pubblica. Alla luce di ciò, le vostre discussioni hanno anche il compito di promuovere la comune responsabilità e il ruolo attivo delle famiglie nella vita sociale, politica e culturale».

Famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, appunto!

·      «…Questo approccio non consiste nel ritornare ai modelli sociali del passato, ma nel fornire agli uomini e alle donne del nostro tempo i principi immutabili che possono sicuramente guidarli nel rispondere alle domande fondamentali poste in ogni tempo: qual è il senso e il valore della vita umana; che cos’è una società umana autentica; e che genere di mondo vogliamo consegnare alle generazioni future.»

«Che genere di mondo vogliamo consegnare alle generazioni future»? È questa la domanda fondamentale e credo che valga la pena che in ogni circostanza, ad ogni livello della vita culturale, sociale, politica ed educativa, sia il tema che ci appassiona, e in qualche modo ci possa rendere più uniti. Come scriveva Thomas Mann, e ricordato da Giussani nel Senso religioso: «Profondo è il pozzo del passato, non dovremmo dirlo insondabile? Insondabile, e forse allora più che mai quando si parla del passato dell’uomo: di questo essere enigmatico che racchiude in sé la nostra esistenza per natura gioconda ma oltre natura misera e dolorosa. È ben comprensibile che il suo mistero formi l’alfa e l’omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande, dia fuoco e tensione a ogni nostra parola, urgenza a ogni nostro problema.»

don Gabriele Mangiarotti