San Marino. Aldo Calvani, direttore BSM: abbiamo perso 100 milioni, ma abbiamo chiuso il bilancio in attivo, senza chiedere niente a nessuno
di Angela Venturini.
Mette subito da parte quelle banalità giornalistiche buone solo per titoli ad effetto: annus horribilis, tempesta perfetta e frasi di questo genere, perché comunque non corrispondono alla situazione reale. Infatti, il direttore di BSM Aldo Calvani esordisce con un inaspettato: “Sono soddisfatto”.
È stato invitato a parlare nonostante l’assemblea ECF di sabato mattina fosse solo informativa sulle procedure di vendita. Il bilancio è calendarizzato per un’altra seduta. Tuttavia, la situazione è tale che un’informativa sulla banca è gradita da tutta la platea.
E si dice ancora più soddisfatto in rapporto a tutto quello che è successo, anche dal punto di vista personale. Dal 24 ottobre scorso, ogni giorno è stato pieno di minacce, attività strumentali, continua manomissione della verità. “Tutte cose che hanno portato a 100 milioni di differenza rispetto alla raccolta dell’anno precedente”. Evidentemente il peso negativo della vicenda Starcom (che lui non nomina mai) si è diffuso in gran parte negli ultimi due mesi del 2025; tuttavia non c’è bisogno di essere preveggenti per affermare che ulteriori conseguenze si registreranno anche nel bilancio 2026. Ma la banca ha retto il colpo e ha chiuso comunque in attivo.
“Abbiamo messo in vendita il portafoglio titoli al servizio delle uscite, senza rivolgerci ad altre fonti. Abbiamo venduto senza perdite e questo ci ha permesso di chiudere il bilancio con 132mila euro di utile netto e 3 milioni di accantonamento per rafforzare il più possibile la componente strutturale”. Ammette con franchezza che non capisce certi comportamenti tenuti dalla clientela, perché esiste un fondo di garanzia che garantisce i risparmi fino a 100mila euro. Quindi, perché scappare? Perché tutta questa paura? Oltretutto, il coefficiente di solvibilità è pari a 14, quindi molto alto. Allora perché c’è bisogno di vendere? Perché le banche devono rispettare alcuni parametri europei che in questo momento la banca non è in grado di assolvere e ha bisogno di liquidità. Inoltre, c’è sempre il problema degli NPL, che grava pesantemente sul bilancio. “Con la cartolarizzazione – manda a dire alla classe politica – abbiamo comprato del tempo, ma non abbiamo risolto il problema”.
Nonostante tutto ciò, quello che più gli pesa e gli fa più male è la fuoriuscita di una ventina di dipendenti. “È un valore umano e professionale che non abbiamo più, e mi dispiace tantissimo”.
Tuttavia, Calvani ha già dato dimostrazione di non soccombere di fronte a difficoltà, quantunque enormi, e fin da ora lancia il cuore oltre l’ostacolo: “Spero che l’occasione di rilancio arrivi presto. Vogliamo essere competitivi e attrattivi, anche di fronte alle persone che possono venire a lavorare da noi. Vogliamo mettere il naso di nuovo fuori dalla porta!”


