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San Marino. Il presidente ECF Sergio Barducci a Starcom: È meglio che abbiate pazienza, c’è caso che ci dobbiate ripagare danni molto superiori alla cifra sequestrata

di Angela Venturini.

È una mattinata di sentimenti contrastanti per i soci ECF, convocati in assemblea per ricevere gli ultimi riferimenti sulla procedura competitiva avviata già a gennaio per individuare dei partner interessati all’acquisizione di una parte maggioritaria di BSM. Nessuna decisione presa, quindi nessuna votazione, ma una relazione tecnica sullo stato delle trattative, giunte a un punto molto avanzato.

Al presidente ECF Sergio Barducci, il compito di introdurre gli interventi. Ma per lui è l’occasione di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “In 25 anni da quando che è stato fondato l’Ente, nessuno ha mai provveduto a mettere da parte qualcosa in vista di eventuali tempi difficili. E sì che in anni passati, le risorse c’erano. Ce n’erano tantissime. Quando sono arrivati i tempi difficili, siamo dovuti ricorrere ai debiti, perché non abbiamo le risorse per pagare”. Le ragioni sono note, da diversi anni ECF non riceve più dividendi dalla banca a seguito da un susseguirsi di avversità senza fine. Tanto che si è reso necessario cercare un investitore. Ma anche in questo caso, non è andata bene. Il cosiddetto “affaire bulgaro” è storia ben nota.

Barducci, che è entrato in carica a settembre 2025, affonda il coltello nella piaga: “Mi sono trovato di fronte a situazioni inimmaginabili: contestazioni che sono piovute da ogni parte, epiteti offensivi e irriguardosi, avvisi dal tribunale, continue aggressioni da parte dell’imprenditore bulgaro con accuse di inadempienza contrattuale, per un contratto che personalmente non ho neanche mai visto”.

Tutti sanno cosa è successo sia nello scorso autunno, ma soprattutto da febbraio ad oggi: tutti ne parlano, tutti ne scrivono. Tranne ECF, che parla ora per bocca del presidente del Cda: “Né BSM, né ECF c’entrano in una interlocuzione subordinata all’approvazione di Banca Centrale. Nessuno immaginava che ci fossero soggetti esterni interessati alla trattativa e che avrebbero incassato un contratto di consulenza. Il quale, con la dovuta prudenza di giudizio, avrebbe potuto configurarsi come reato”.

Prosegue: “Il nuovo Cda, appena insediato, si è costituito parte lesa e abbiamo dato incarico agli inquirenti di predisporre il sequestro della caparra. Abbiamo rifiutato di restituirla perché la nostra richiesta supera di molto quella cifra. Alla fine, potrebbero essere loro a dover versare altro denaro. Vorrei suggerire loro di dotarsi di pazienza, in attesa che il tribunale concluda il suo iter. Mi auguro che qualcuno risponda dei danni, ingentissimi, che ci sono derivati”. Danni d’immagine e finanziari, sui quali ha poi parlato il direttore BSM Aldo Calvano.

Poi il suo riferimento si fa più quieto, senza perdere la passione e la voglia di lavorare per quegli obiettivi sociali che sono alla base delle attività di Ente Cassa Faetano dalla sua costituzione. Barducci specifica che già da mesi si sta lavorando per trovare un partner affidabile, serio, garantista, in coerenza con una disposizione assembleare presa ormai da diversi anni fa. Ma anche qui, con una specifica importante: “Ci siamo mossi in difformità rispetto al passato per limitare lo spazio di discrezionalità del Cda, coinvolgendo esperti in grado di valutare la migliore proposta e capaci di maggiore autorevolezza nelle scelte finanziarie”.

Dà anche un primo annuncio sul gruppo che ha presentato una proposta conforme alle linee di indirizzo già presentate e approvate dall’assemblea ECF il 14 febbraio scorso. Si tratta di Héra Partecipazioni One Spa, nel cui merito sono poi sono entrati gli esperti del team advisor espressamente incaricato.

Intanto, Barducci sottolinea con orgoglio e soddisfazione il primo progetto di ECF andato in porto, attualmente e in piena attività: il ristorante sociale “InPerfetto” aperto da pochissime settimane a Faetano. Un’attività di bar ristorazione con finalità di inclusione lavorativa, o welfare comunitario, che ha arricchito la comunità di un punto di ritrovo che prima non c’era. Ma soprattutto ha avuto così tanto successo che altri ragazzi con disagio hanno chiesto di poter avere la loro opportunità professionale e di inserimento sociale. Un segnale inequivocabile di quale dovrà essere, appena possibile, la vera mission di ECF.