San Marino. Orietta Orlandoni Ceccoli: “Non mettiamo in dubbio i diritti civili o sociali, il problema riguarda i diritti politici, cioè il diritto di votare ed essere votati”
La nuova legge sulla cittadinanza, che ha abolito per i naturalizzati la rinuncia a quella precedente, ha trovato in Commissione Interni molti pareri, tra cui anche quelli che pongono molti dubbi su questa scelta. La Commissione in effetti era stata convocata proprio per audire il parere dei cittadini e dei tecnici su questo specifico argomento. In particolare, il Comitato Civico per la cittadinanza più volte aveva espresso il suo parere contrario, argomentato in Commissione da Orietta Orlandoni Ceccoli.
“Le nostre attese non si limitano al semplice ascolto – ha puntualizzato in esordio – noi ci aspettiamo che vengano accolti i paletti legislativi che chiediamo di introdurre nella normativa sulle doppie o plurime cittadinanze”.
Storicamente le doppie cittadinanze sono nate da tre eventi: la forte emigrazione tra fine ‘800 e inizio ‘900 verso Italia, Francia, Stati Uniti e Argentina, che ha generato circa 17 mila sammarinesi all’estero che mantengono il passaporto; la legge 104 del 2000, che ha riconosciuto la matrilinearità nella trasmissione della cittadinanza creando molte doppie cittadinanze, soprattutto italiane vista la condizione di enclave dello Stato sammarinese. Poi ci sono i dati recenti. Ha citato la dottoressa Marinozzi (Stato Civile) quando afferma che non ci sono dati precisi sulle doppie cittadinanze e che occorre basarsi sulle stime: l’AIRE rileva 16.500 italiani residenti, probabilmente con doppia cittadinanza, mentre l’ufficio di Stato Civile parla di 19 mila.
“Secondo me – ha considerato – questi numeri vanno esaminati bene, anche perché siamo in pieno inverno demografico. Ci sono poche nascite e la popolazione aumenta solo grazie ai nuovi residenti. Al 31 marzo 2026 siamo 34.154 abitanti, ma l’incremento è solo merito dell’immigrazione. Il dato anomalo per un piccolo Stato è che i cittadini con doppia appartenenza, specialmente italiana, sono numericamente superiori ai nativi”. Ecco allora uno dei nodi, che a suo parere vanno affrontati: “Accanto alla sovranità dovremmo tutelare la rappresentanza politica dei cittadini autoctoni, cioè di chi ha solo la cittadinanza per ius sanguinis, rispetto a chi è naturalizzato per immigrazione o matrimonio”.
Ha quindi specificato i vincoli posti dal Comitato: stabilire la trasmissione della cittadinanza per i residenti all’estero solo fino alla terza generazione; imporre ai cittadini con doppia o plurima cittadinanza l’obbligo di votare in un solo Stato; e infine vietare la doppia candidatura in amministrazioni di Stati diversi. “Non ci interessano le singole persone, ma il problema di carattere generale che interessa tutti. Se San Marino deve diventare un protettorato, deve essere una scelta consapevole, magari con un referendum di annessione, e non il risultato di cambiamenti demografici non gestiti”. Questo è dunque il rischio paventato da Ceccoli Orlandoni e forse anche altri: che San Marino diventi un protettorato. Molti temono la libera circolazione delle persone, che è uno dei pilastri europei; quindi, non vedono di buon occhio la conclusione del percorso di adesione con la UE perché immaginano conseguenze negative.
In ogni caso, Orietta Orlandoni Ceccoli, a nome del Comitato, ha precisato: “Le nostre osservazioni non hanno un carattere prettamente giuridico, ma guardano alla sostanza politica. Sul tema della matrilinearità, voglio essere chiara: noi non mettiamo assolutamente in discussione il diritto delle donne di trasmettere la cittadinanza”.
“Non è giusto che il cittadino originario con un solo passaporto si trovi in minoranza. Io sono naturalizzata per matrimonio e sostengo queste tesi per convinzione culturale. Molti dicono che la doppia cittadinanza serva per studiare o girare in Europa senza limiti, ma io penso che queste necessità pratiche si potrebbero affrontare anche con accordi bilaterali mirati. Questo però è il vostro campo: i cittadini espongono i propri bisogni e voi dovete dare delle risposte”.
a.ve.


