San Marino. Rete sulla commissione di inchiesta affaire bulgaro: chi ha paura della verità?
Sulla vicenda della tentata vendita di BSM, meglio nota come “l’affaire bulgaro”, la maggioranza continua imperterrita e sfacciata nella sua azione arrogante e dilatoria, con l’evidente imbarazzo di quelle forze – Libera e PSD – che potrebbero (e dovrebbero) mettere la Democrazia Cristiana di fronte alle sue molte responsabilità e contraddizioni, ma non lo stanno facendo. Anzi, votano compatte una mozione per non discutere la proposta dell’opposizione e, di fatto, zittirla. Un atto grave, indegno di un Paese democratico.
Chi ha paura della verità?
Prima la maggioranza voleva far partire la Commissione d’Inchiesta entro gennaio 2027 e comunque al termine delle indagini della magistratura, per “non sovrapporle”. Come se accertare responsabilità politico-amministrative – e non penali – non fosse tutt’altra cosa; come se sul caso CIS non si fosse operato esattamente così.
Ora, dopo le pressanti richieste dell’opposizione, che si è fatta portavoce della cittadinanza indignata, anticipano la partenza al 1° settembre, comunque tra oltre tre mesi. Cambia la data, ma non il senso: giocare col tempo come fattore di distrazione, sedare, temporeggiare e sperare che accada qualcosa che dirotti altrove l’attenzione.
Ma se, come affermato improvvidamente in Aula dal Segretario Canti, le indagini si concluderanno a fine mese, perché non si può partire subito dal 1° giugno, come richiesto dall’opposizione?
Gli interrogativi aperti sono troppi e non possono essere insabbiati dal partito di maggioranza più coinvolto, la DC, e dai partiti suoi sodali, oggi molto più servi del governo che forze di lotta.
Chi ha portato il gruppo bulgaro a San Marino? Chi ha spinto per la vendita di BSM a Starcom? Chi ha condotto la trattativa? Quali sono stati i passaggi autorizzativi? Chi sono i “fighters” citati negli atti giudiziari che avrebbero dovuto ricevere il “regalo”?
Quando, all’inizio della trattativa, RETE paventava ripercussioni sul perfezionamento dell’Accordo di Associazione con l’UE – oggi evidenti a tutti – ci veniva risposto che eravamo i soliti esagerati, perché si trattava soltanto di “un affare tra privati”.
Ora che questo intrigo sta minando la reputazione del Paese, il sistema bancario e i rapporti internazionali, non possiamo permettere che la verità arrivi a rate, seguendo il calendario di chi questa situazione l’ha prodotta.
RETE chiede a gran voce una Commissione paritetica e immediatamente operativa; chiede che la maggioranza ascolti la richiesta di chiarezza che arriva dal Paese e si assuma, una volta per tutte, le proprie responsabilità.
RETE


