San Marino piange il Giudice Lamberto Emiliani, figura storica del nostro tribunale
È morto a 91 anni Alberto Emiliani, storico giudice del Tribunale di San Marino, figura stimata e di grande levatura intellettuale. Aveva lasciato il Tribunale nel 2019, dopo 54 anni di servizio, il giudice Lamberto Emiliani. Vi era entrato infatti a tutti gli effetti il 1° gennaio 1965, prima come uditore poi come Commissario della Legge dal 1972, svolgendone nel tempo tutte le funzioni: in materia civile, penale, societaria, fallimentare e della volontaria giurisdizione. È stato Magistrato Dirigente per due successivi incarichi triennali, dal giugno 1997 al giugno 2003. Il suo ultimo incarico è stato quello di Giudice per la terza istanza in materia penale.
Memorabili e ancora attualissime le parole scritte a quel tempo nella lettera ai Capitani Reggenti: “Ogni magistrato rivendica per sé l’indipendenza e la libertà di giudizio che le leggi garantiscono alla magistratura. Ma la piena indipendenza della magistratura rappresenta un diritto dei cittadini, prima e più che dei giudici. Per questi è preminente, sull’aspetto del diritto, quello del dovere, ossia l’obbligo di compiere ogni atto della giurisdizione in piena indipendenza e libertà di giudizio, con animo sereno e imparziale, senza odio o amore. Senza dipendere da alcuno, persona o potentato. Se è così, il problema vero, oggi, il primo vero problema della giustizia è di far seguire agli obblighi la responsabilità per la loro inosservanza, di conciliare e far quadrare i conti fra libertà e responsabilità dei giudici. Perché non ci può essere libertà indipendenza autonomia del giudice che non abbia piena consapevolezza del senso dell’essere giudice e non sia pienamente responsabile del suo modo di essere giudice: responsabile della sua lealtà nel processo civile o penale, dell’intatta osservanza delle leggi sostanziali e processuali, del rispetto dei principi morali, della capacità di sentire e intendere le cose con ragionevolezza (che è la ragione più il buonsenso); responsabile anche della sua idoneità al ruolo, della sua professionalità intesa come cultura, studio e aggiornamento continuo. Responsabile soprattutto, custode e responsabile, della sua intangibile libertà. Nessuno può pensare di essere giudice senza obbligo di rendere conto; nessuno può pensare di essere giudice per sempre”.
Appresa la notizia, anche il Consiglio Grande e Generale ha sospeso i suoi lavori per un minuto in segno di rispetto e di cordoglio.


