Dalla fibromialgia alla commissione d’inchiesta sul caso bulgaro: i temi al centro del Consiglio (report seduta del 15 maggio)
Consiglio Grande e Generale – sessione 13, 14, 15, 18, 19, 20 e 21 maggio 2026
Venerdì 15 maggio 2026
Il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi nella giornata di venerdì 15 maggio 2026.
Nel comma 7 il Consiglio affronta il progetto di legge di iniziativa popolare sulla fibromialgia, presentato da Martina Bianchi, insieme a oltre 30 Istanze d’Arengo sullo stesso tema. Il dibattito restituisce un quadro condiviso sulla necessità di non sottovalutare la sofferenza dei pazienti, ma anche una forte attenzione a non creare sovrapposizioni normative, automatismi e trattamenti differenziati rispetto ad altre patologie croniche o invalidanti.
La proponente presenta la fibromialgia come una sindrome dolorosa cronica, complessa e spesso invisibile, che altera profondamente la vita quotidiana, sociale e lavorativa delle persone. Ricorda che è conosciuta come “la malattia dei 100 sintomi” e chiede una legge capace di dare dignità, cura, riconoscimento e tutele concrete ai cittadini affetti da questa patologia.
Il Segretario di Stato Stefano Canti riconosce la delicatezza del tema, ma ricorda che San Marino ha già approvato la legge n.10 del 2024 ed è “uno dei primi Stati al mondo” ad aver adottato una normativa specifica. Precisa che i soggetti diagnosticati sono 327, che esiste un PDTA dedicato e che il Governo propone di respingere le istanze perché anticipano in modo disomogeneo contenuti già presenti nel progetto di legge. Andrea Ugolini (PDCS) invita a mantenere un approccio di equilibrio e ad affidarsi alle valutazioni tecniche dei medici, ricordando che la politica deve occuparsi di tutti i malati con criteri di equità. Sottolinea che l’ondata di istanze non va sottovalutata, perché rappresenta una richiesta d’aiuto da parte di cittadini che chiedono risposte. Maria Donatella Merlini (PSD) riconosce il valore umano dell’iniziativa e il lavoro delle associazioni, ma critica l’uso delle numerose istanze come strumento di pressione. Per lei la legge del 2024 è un punto di partenza da rafforzare, evitando però “sovrapposizioni, incertezze applicative e tempistiche che rischiano di essere più simboliche che reali”. Miriam Farinelli (RF) descrive la fibromialgia come una patologia reale, complessa e invalidante, pur difficile da diagnosticare. Propone di guardare oltre il singolo caso e immaginare una legge quadro sulle malattie neurologiche, neurodegenerative e sulla fibromialgia, perché “l’assenza di segni visibili non può tradursi nella negazione dei diritti”. Mirko Dolcini (D-ML) evidenzia la confusione che ancora circonda diagnosi, cure e risposte istituzionali. Pur non apprezzando il deposito di tante istanze, lo interpreta come “un grido d’aiuto” e chiede attenzione su alcuni punti specifici, tra cui quota lavorativa, programmi sociosanitari, campagne informative e problemi legati ai farmaci e alla guida. Emanuele Santi (Rete) sposta l’attenzione sulle responsabilità della politica, ricordando che il progetto di legge era stato depositato il 15 settembre e sarebbe dovuto arrivare in Aula entro 60 giorni. Chiede la relazione promessa dal tavolo di lavoro e insiste sul tema dei farmaci che possono rendere positivi ai test di guida, perché così si rischia di comprimere diritti fondamentali.
Dalibor Riccardi (Libera) ringrazia i promotori e riconosce che San Marino ha già avviato un percorso importante con la legge del 2024. Invita però a mantenere il tema in costante aggiornamento, dentro la Commissione e nei tavoli tecnici, perché la fibromialgia richiede risposte progressive, fondate sulle evidenze scientifiche e attente alla qualità della vita. Iro Belluzzi (Libera) sostiene la necessità di occuparsi seriamente della fibromialgia, ma respinge l’idea di consentire automaticamente la guida o attività lavorative rischiose sotto farmaci che possono ridurre l’attenzione. Propone invece interventi tecnici, studi epidemiologici, score di gravità e anche soluzioni pratiche. Michela Pelliccioni (indipendente) insiste sulla complessità della malattia e sulla cautela necessaria quando si parla di lavoro, smart working e diritti automatici. Rammenta che “le complessità sul tavolo rispetto alle malattie degenerative e invalidanti sono molteplici” e cita il problema dei “malati oncologici”. Critica nettamente l’uso delle oltre 30 istanze d’Arengo, definendolo un abuso di uno strumento fondamentale di democrazia diretta e una modalità “inaccettabile”. Gaetano Troina (D-ML) riconosce che la prima legge sulla fibromialgia è stata importante ma incompleta. Comprende la frustrazione dei promotori per i ritardi e chiede che in Commissione si lavori a una norma efficace ed equilibrata, valutando anche il tema dei farmaci e della guida senza generalizzazioni. Gian Nicola Berti (AR) richiama il principio di uguaglianza tra cittadini e tra malattie, sostenendo che non si può creare una legge per ogni singola patologia. Apprezza l’impegno dei promotori, ma ritiene che idoneità alla guida, assistenza e valutazioni sanitarie debbano essere affidate ai medici, non stabilite direttamente per legge. Matteo Casali (RF) ringrazia i proponenti e afferma che la fibromialgia è una malattia invalidante, ma auspica in prospettiva un testo unico sulle malattie invalidanti e sulla disabilità temporanea o permanente. Pur riconoscendo l’uso eccedente delle istanze, invita la politica a fare prima autocritica sui ritardi e sulla scarsa attuazione delle istanze accolte. Fabio Righi (D-ML) sostiene che il progetto di legge non sia soltanto una norma sanitaria ma “una scelta di civiltà istituzionale”. Sottolinea che “la salute non è solo cura, ma è anche la capacità dello Stato di evitare che una malattia degeneri in marginalizzazione sociale” e invita il Consiglio a lavorare rapidamente affinché la legge non resti soltanto sulla carta ma diventi realmente operativa.
Giovanna Cecchetti (indipendente) riconosce che sulle oltre 30 istanze d’Arengo “c’è stato un uso improprio dello strumento”, ma comprende la volontà dei promotori di accelerare la discussione sul progetto di legge. Sottolinea la complessità della patologia, con diagnosi che arrivano anche “dai cinque ai sette anni”, e richiama l’attenzione sui problemi legati ai farmaci psicotropi, soprattutto rispetto a guida, sicurezza sul lavoro e fascicolo sanitario. Gemma Cesarini (Libera) definisce la fibromialgia “una patologia spesso invisibile ma profondamente reale” e collega il clima del dibattito alla “mancanza di ascolto” vissuta da molti pazienti. Per Cesarini il progetto deve rafforzare percorsi di cura, sostegno e dignità delle persone malate, ricordando che “il messaggio umano che si voleva trasmettere non deve essere ignorato”. Maria Katia Savoretti (RF) evidenzia che il riconoscimento del 2024 è stato un passo avanti, ma che “dall’applicazione di quella legge oggi emergono ancora criticità e lacune”. Sulle oltre 30 istanze d’Arengo parla di “un grido d’allarme, una richiesta di aiuto”, ricordando che il progetto di legge “è rimasto chiuso in un cassetto per nove mesi”.
Andrea Menicucci (RF) sostiene che la fibromialgia non sia solo un tema sanitario, ma una questione che incide “sulla capacità di inclusione sociale” e soprattutto lavorativa delle persone. Difende la scelta delle oltre 30 istanze d’Arengo definendola “una provocazione”, ricordando che senza quella pressione “oggi probabilmente non staremmo discutendo questo progetto di legge”. Maria Luisa Berti (AR) apprezza l’iniziativa legislativa popolare e riconosce l’attenzione mostrata dal Paese con la legge del 2024, ma ribadisce che “non esistono malattie di serie A e malattie di serie B”. Critica invece “l’abuso” delle numerose istanze d’Arengo, ritenendo che non sia stato “rispettoso delle istituzioni”. “Vi chiedo scusa – dice Nicola Renzi (RF), rivolgendosi direttamente ai firmatari – perché la legge che avete presentato non è stata presa in carico da quest’Aula e dalle istituzioni del nostro Paese nei tempi e nei modi in cui si sarebbe dovuto fare”. Renzi sostiene che i malati di fibromialgia non chiedano privilegi ma regole chiare, soprattutto rispetto agli effetti dei farmaci sulla vita quotidiana e lavorativa. Ilaria Baciocchi (PSD) invita a tenere insieme “il rispetto delle istituzioni e degli strumenti democratici” con “il rispetto delle persone che soffrono davvero”. Definisce la fibromialgia “una patologia particolare, difficile, complessa, perfino sfuggente” e avverte che la politica deve unire “umanità e rigore”, evitando sia i pregiudizi sia possibili abusi del sistema. Aida Maria Adele Selva (PDCS) considera sia il progetto di legge sia le istanze “una provocazione per chiedere aiuto e tenere alta l’attenzione su questa problematica”. Ricorda però che San Marino “è diventato uno dei primi Stati al mondo dotato di una specifica normativa” e ribadisce che il gruppo di lavoro istituito dal Governo sta continuando ad approfondire il tema.
Nella replica finale Martina Bianchi ringrazia il Consiglio per gli interventi e spiega che il progetto nasce “dal bisogno di mettersi in campo in prima persona per colmare quei vuoti che complicano la vita dei malati fibromialgici”. Sulle numerose istanze d’Arengo ammette che “erano tante”, ma osserva che “tanto forte è stato anche il sentimento di essere ignorati” rispetto ai tempi previsti per la discussione del progetto di legge.
Concluso il dibattito, vengono messe in votazione, singolarmente, le Istanze sul tema della fibromialgia. Tutte le Istanze sono respinte.
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Il comma 11 affronta uno dei temi politicamente più delicati degli ultimi mesi: l’istituzione di una commissione consiliare d’inchiesta sulla vicenda relativa al tentativo di acquisizione della maggioranza di Banca di San Marino e sul presunto “piano parallelo”. In Aula arrivano tre diversi progetti di legge: uno presentato da Alleanza Riformista, uno dalle opposizioni RF-DML-Rete e uno condiviso dalla maggioranza insieme alla consigliera indipendente Giovanna Cecchetti.
Gian Nicola Berti (AR) apre il dibattito spiegando che il primo progetto di legge costituzionale nasce “di getto” in un momento particolarmente delicato per l’immagine della politica sammarinese. Secondo Berti era necessario dare “un’immediata risposta” alla cittadinanza e chiarire rapidamente eventuali responsabilità politiche legate alla vicenda. Il consigliere sottolinea che il rischio principale è quello reputazionale: “quando qualcuno fa delle affermazioni di coinvolgimento della politica, noi crediamo che la politica debba reagire immediatamente”. Per questo Alleanza Riformista decide di presentare il proprio progetto con l’obiettivo di affiancare il lavoro del tribunale senza sovrapporsi alle indagini penali. “Le responsabilità penali le accerta il tribunale, ma la responsabilità politica verso i cittadini è affar nostro”, afferma. Berti insiste anche sul carattere bipartisan che AR voleva dare fin dall’inizio all’iniziativa. Ricorda infatti che il progetto era stato presentato “come un progetto aperto sia alle forze di maggioranza sia a quelle di opposizione”, perché la questione riguarda “l’onestà e l’etica del singolo consigliere” e non lo scontro politico. Nel corso dell’intervento ripercorre poi la nascita dei tre distinti progetti di legge e annuncia alcuni emendamenti della maggioranza per favorire una convergenza più ampia. Tra questi, la modifica delle incompatibilità per i componenti della commissione, limitate ai rapporti con Banca Centrale, CCR o istituti bancari successivi al primo gennaio 2016, e soprattutto l’anticipo dell’avvio dei lavori della commissione dal 31 gennaio 2027 al primo settembre 2026. Sul rapporto con la magistratura Berti ribadisce che la commissione non dovrà “sovrapporsi all’indagine del tribunale”, perché le indagini penali riguardano “la libertà delle persone” e sono svolte da “un soggetto terzo rispetto alla politica”. La commissione dovrà invece approfondire eventuali responsabilità politiche, istituzionali o amministrative, cercando di capire “se vi siano stati contesti o comportamenti che abbiano indirettamente favorito determinate situazioni”.
Giovanni Zonzini (Rete), illustrando il progetto di legge delle opposizioni, sostiene che il compito della commissione debba essere quello di accertare “eventuali responsabilità politiche, istituzionali e amministrative”. Il consigliere attacca soprattutto la scelta della maggioranza di rinviare l’avvio dei lavori dopo la fase principale dell’indagine giudiziaria. Definisce la posizione “evidentemente contraddittoria”, perché da un lato si sostiene di non voler sovrapporre politica e magistratura, ma dall’altro si fissa comunque una data oltre la quale la commissione potrà partire anche con indagini ancora aperte. Zonzini richiama poi il precedente della commissione d’inchiesta su Banca CIS, votata nel 2019 anche dalla stessa Democrazia Cristiana mentre le indagini giudiziarie erano ancora in corso. “Quando il mandato politico della commissione riguardava un gruppo politico opposto alla Democrazia Cristiana, si poteva fare una commissione durante le indagini del tribunale. Oggi non si può più”, sostiene, parlando di una “contraddizione evidente”. Molto duro anche il passaggio sulla composizione della commissione. Zonzini critica la volontà della maggioranza di superare il principio della pariteticità utilizzato nelle precedenti commissioni d’inchiesta. Secondo lui questo consentirebbe alla maggioranza di bloccare eventuali richieste investigative sgradite provenienti dall’opposizione. Il consigliere arriva anche a evocare un possibile conflitto politico diretto con la DC, osservando che “quando si doveva indagare sugli avversari politici della DC le commissioni dovessero partire subito e essere paritetiche”, mentre oggi che “si rischia di dover indagare magari su qualche amico o parente di importanti esponenti democristiani” si scelgono rinvii e controllo numerico della commissione. Nonostante le critiche, Zonzini chiude lasciando aperta la strada a un’intesa, spiegando che la condizione fondamentale resta la fiducia reciproca. Chiede però alla maggioranza “trasparenza” e un ripensamento sia sui tempi sia sulla composizione della commissione.
Nel suo intervento il Segretario di Stato Stefano Canti prova invece a riportare il confronto su un piano più unitario. Richiama il clima “pacato” e “onesto” dei precedenti dibattiti in Aula, dalla Commissione Antimafia fino al progetto di legge sulla fibromialgia, sottolineando come in quei casi la politica abbia lavorato “in maniera pressoché unanime”. Canti auspica che lo stesso spirito venga mantenuto anche sulla commissione d’inchiesta relativa a Banca di San Marino e al “piano parallelo”, soprattutto in un momento in cui “il Paese è sotto attacco”, richiamando anche i recenti comunicati di Starcom. Il Segretario insiste sulla necessità che la commissione lavori “a fianco del tribunale e non in sovrapposizione alle indagini del tribunale”, ma invita comunque maggioranza e opposizione a cercare “la più ampia condivisione possibile” per arrivare a una commissione realmente credibile nella ricerca della verità.
Manuel Ciavatta (PDCS) difende l’impostazione della maggioranza e spiega che gli emendamenti presentati servono ad avvicinare le posizioni con l’opposizione, pur mantenendo alcuni punti considerati imprescindibili. Sul nodo dei tempi ribadisce che la commissione debba partire dopo la fase più delicata dell’indagine giudiziaria, per evitare interferenze con il lavoro del Tribunale e possibili contraddizioni nelle testimonianze. Respinge poi la richiesta di una commissione paritetica, sostenendo che la composizione “cinque a tre” rifletta meglio i rapporti presenti in Aula. Critica inoltre l’atteggiamento dell’opposizione, accusandola di aver già emesso “condanne politiche” prima ancora dell’avvio dei lavori della commissione. Respinge l’idea che la DC voglia sottrarsi agli accertamenti e afferma che, se emergeranno responsabilità democristiane, “saremo i primi a metterle in luce”. Giuseppe Maria Morganti (Libera) sottolinea che il compito della commissione dovrà essere soprattutto quello di capire quali falle del sistema abbiano permesso il verificarsi della vicenda legata al gruppo bulgaro e come rafforzare gli “anticorpi” istituzionali per il futuro. Considera condivisibile l’anticipo della partenza al primo settembre 2026, ritenendo necessario evitare sovrapposizioni con una fase giudiziaria ancora molto delicata. A suo giudizio il rischio è che dichiarazioni rese davanti alla commissione possano interferire con quelle davanti ai magistrati. Sulla composizione invita a superare lo scontro sulla pariteticità e a lavorare invece con uno “spirito da gentiluomini”, basato sulla collaborazione e sulla ricerca comune della verità. Nicola Renzi (RF) attacca frontalmente la maggioranza, ricordando come all’inizio vi fossero profonde divisioni persino all’interno della coalizione di governo sulla commissione d’inchiesta. Secondo Renzi il vero nodo non è soltanto il cosiddetto “piano parallelo”, ma tutto il percorso che ha portato il gruppo bulgaro ad avvicinarsi a San Marino e a trattare per l’acquisto di Banca di San Marino. Chiede quindi di capire chi abbia favorito quei contatti, chi abbia sostenuto modifiche legislative utili all’operazione e se vi siano state pressioni o interessi personali. Critica duramente anche il sistema delle incompatibilità proposto dalla maggioranza, sostenendo che sia costruito per escludere alcuni consiglieri dell’opposizione e proteggere invece esponenti della maggioranza.
Emanuele Santi (Rete) sostiene che il dibattito stia mostrando tutta la difficoltà della maggioranza nel gestire questa vicenda, accusando in particolare la DC di voler rinviare l’avvio della commissione. Ripercorre poi le tappe della trattativa con il gruppo bulgaro, parlando di incontri già avvenuti a dicembre 2024 e di pressioni politiche per favorire la vendita della banca. Chiede infine chiarezza sui cosiddetti “fighters”, domandando apertamente chi fossero le persone che avrebbero spinto maggiormente per l’operazione e quali interessi vi fossero dietro. Paolo Crescentini (PSD) auspica che nel fine settimana si possa trovare una sintesi condivisa tra maggioranza e opposizione sul testo definitivo della commissione d’inchiesta. Sottolinea come, prima ancora che da consigliere, parli “da sammarinese”, convinto che il Paese abbia bisogno di fare piena chiarezza su una vicenda che rischia di danneggiare non solo Banca di San Marino ma anche il percorso di associazione europea. Difende la scelta di una commissione proporzionale, ricordando però che anche nelle precedenti commissioni paritetiche non erano mancati scontri politici. Per Crescentini il vero obiettivo deve essere lavorare con spirito unitario, senza trasformare la commissione in uno strumento di scontro tra maggioranza e opposizione.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 7
a) Progetto di legge di iniziativa popolare “Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia o sindrome fibromialgica” (presentato dalla Signora Martina Bianchi ed altri) (I lettura)
Martina Bianchi: La fibromialgia (FM) è una sindrome dolorosa cronica caratterizzata dall’insorgere di numerosi sintomi differenti tra loro ed associata ad ulteriori disturbi come stanchezza cronica, disturbi cognitivi e alterazioni del sonno. Essa colpisce in Italia – stante l’assenza di statistiche relative alla Repubblica di San Marino – circa 2-3 milioni di persone, corrispondenti al 3-3.5 per cento dell’intera popolazione. Si tratta di una patologia che potremmo definire «di genere», giacché più dell’80 per cento di coloro che ne sono affetti sono donne in età lavorativa tra i 30 e i 60 anni. La eziopatogenesi della Fibromialgia è ancora da identificare ma il sintomo cardine, presente in ogni persona che è affetta da questa patologia, è il dolore cronico: un dolore che ha, quale caratteristica, la sua distribuzione «diffusa» in molti distretti corporei che sono stati classificati e descritti in tabellazioni che ne caratterizzano la specificità. La Fibromialgia è caratterizzata da un corteo clinico che altera profondamente la vita delle persone e che coinvolge anche disturbi cognitivi come confusione mentale, alterazione della memoria e della concentrazione, costituendo un grave fattore di inabilità quotidiana. Non è un caso che la Fibromialgia sia anche conosciuta come «la malattia dei 100 sintomi». Molti pazienti fibromialgici presentano inoltre anche altre comorbilità, specialmente malattie a carattere autoimmune come la tiroidite di Hashimoto, il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide, Colon irritabile e la sindrome di Sjögren. Sono frequenti anche comorbilità con disturbi d’ansia e dell’umore, sia perché le alterazioni biologiche associate alla Fibromialgia potrebbero impattare sui centri preposti alla regolazione dei processi affettivi, sia per le drammatiche conseguenze della sintomatologia fibromialgica sulla vita quotidiana e relazionale. A causa dei numerosi sintomi e delle limitazioni funzionali che determina, la Fibromialgia è considerata una delle sindromi dolorose croniche a cui è più difficile adattarsi ed infatti, rispetto a pazienti con altre sindromi dolorose croniche, quelli affetti da Fibromialgia sembrano mostrare una peggiore qualità di vita e una maggiore disabilità; in questo gruppo di pazienti con dolore cronico alcuni studi hanno addirittura osservato una maggiore frequenza di ideazione suicidaria. Oltre al grave impatto sull’umore, la Fibromialgia determina altresì gravi ripercussioni anche in ambito relazionale e sociale; chi soffre di Fibromialgia lamenta con grande frequenza di sentirsi non compreso o di essere visto come un malato immaginario. Il mancato riconoscimento della causa del dolore e delle conseguenze che questo provoca nella persona sono i principali motivi di isolamento e sono causa di ulteriore sofferenza. La Fibromialgia ha altresì un notevole impatto anche in ambito lavorativo; purtroppo, il 35-50 per cento dei pazienti con Fibromialgia non lavora e una persona su tre ritiene di non poter lavorare a causa della sintomatologia e delle limitazioni che essa determina. Tutto ciò porta a gravi difficoltà economiche che impattano anche sulle possibilità di cura, così come a conseguenze negative sull’autostima e sul senso di autoefficacia. Inoltre, sebbene siano stati definiti i criteri diagnostici necessari per una sua diagnosi di specificità, l’assenza di biomarker e di esami laboratoristici o strumentali in grado di certificarne la presenza determina enormi difficoltà diagnostiche; alcuni pazienti, addirittura, giungono a una diagnosi anche dopo decine di anni di visite specialistiche ed un lungo e costoso calvario diagnostico. Tale situazione determina il confinamento dei malati in un campo di incertezza, sia di diagnosi che di cura, che rischia di peggiorare il grave disagio psicofisico e l’emarginazione sociale a cui sono già esposti. L’applicazione della normativa in materia di Fibromialgia ha evidenziato alcune criticità, tanto da avvertire la necessità, da parte dell’associazione “La Fibromialgia a San Marino”, di redigere questo progetto di legge di iniziativa popolare, anche al fine di aiutare il Legislatore ad affrontare al meglio tutte le problematiche ancora irrisolte nella cura, la gestione e la classificazione della malattia. Tra le tante criticità delle quali si auspica repentina soluzione, si evidenzia quanto l’attuale impianto normativo non appaia in linea con il dettato costituzionale di cui all’articolo 4 della Dichiarazione dei Diritti dei Cittadini e dei Principi fondamentali dell’Ordinamento sammarinese, (tutti sono uguali davanti alla Legge senza distinzioni di condizioni personali, economiche, sociali politiche e religiose) all’articolo 5 (i diritti della persona umana sono inviolabili), ossia il diritto alla cura del cittadino e il pari riconoscimento della terapia e delle limitazioni come già presente in altre patologie; soprattutto ove si consideri che, trattandosi di una condizione cronica, la Fibromialgia richiede trattamenti multidisciplinari a lungo termine, farmacologici e non farmacologici ed i malati di Fibromialgia dovrebbero rientrare pienamente nella categoria delle persone che necessitano di terapia del dolore e dei livelli essenziali di assistenza che la stessa garantisce. Va inevitabilmente evidenziato che, nel nostro Paese, la prassi legislativa ha portato al riconoscimento dei trattamenti terapeutici delle patologie non tanto in base alla terapia stessa, quanto, esclusivamente sulla base delle patologie. Ciò, a nostro parere, crea un enorme limite nei riconoscimenti terapeutici e una ingiustificata discriminazione sulla base della patologia: questa criticità inficia su una corretta vita sociale e lavorativa dei cittadini sammarinesi, che non risultano né informati sulle criticità delle terapie né sulle eventuali limitazioni in ambiente lavorativo e sociale. La Fibromialgia, sebbene sia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sin dal 1992 con la cosiddetta «Dichiarazione di Copenaghen», sia stata inclusa nell’International Classification of Diseases (ICD) nel 2022 con ICD 11 ovvero come patologia clinica specifica, è riconosciuta nella Repubblica di San Marino solamente nella forma clinica, senza che ne sia stata evidenziata la forma sia per quanto riguarda le tabelle di invalidità e disabilità, stante le condizioni di forte disagio e malessere psico-fisico che si manifestano nelle persone che ne sono affette. Ciò comporterebbe altresì l’individuazione, sul territorio nazionale, di centri dedicati per il suo studio, al fine di garantire una formazione continua del personale sanitario sia specialistico che di base “medico di famiglia”. Il presente disegno di legge è finalizzato a garantire misure più efficaci dal punto di vista clinico, sociale e relazionale. Il presente provvedimento si compone di 11 articoli. L’articolo 1 reca le finalità della legge. L’articolo 2 prevede le definizioni terminologiche. L’articolo 3 prevede il riconoscimento della sindrome fibromialgica come malattia cronica ed invalidante. L’articolo 4 reca le disposizioni per la cura e la tutela dei soggetti affetti da fibromialgia o sindrome fibromialgica. L’articolo 5 reca disposizioni per l’istituzione del Registro nazionale della fibromialgia. L’articolo 6 reca disposizioni per la formazione del personale medico, di assistenza e di medicina del lavoro. L’articolo 7 reca studi e ricerche sulla fibromialgia o sindrome fibromialgica. L’articolo 8 reca disposizioni per lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile o relativa quota di invalidità lavorativa e limiti. L’articolo 9 concerne le campagne di informazione e di sensibilizzazione. L’articolo 10 reca disposizioni su Fondo per la fibromialgia. L’articolo 11 reca copertura finanziaria. L’articolo 12 reca l’entrata in vigore. In conclusione, sia permesso un ringraziamento alle LL. EE. i Capitani Reggenti, i Segretari di Stato ed il Consiglio Grande e Generale, per la cortese attenzione e per il lavoro che renderà dignità, prospettive ed un futuro migliore a tutti i nostri concittadini affetti da fibromialgia.
Segretario di Stato Stefano Canti: Membri del Consiglio Grande e Generale, la presentazione del progetto di legge di iniziativa popolare dal titolo ‘Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia o sindrome fibromialgica’ affronta nuovamente tematiche già da tempo all’attenzione della Segreteria di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale. La fibromialgia è una patologia che coinvolge direttamente la qualità della vita di molte persone e delle loro famiglie e che, proprio per la complessità delle problematiche ad essa connesse, richiede attenzione, sensibilità, equilibrio e un approccio capace di coniugare tutela sanitaria, sostenibilità organizzativa e approfondimento tecnico-scientifico. Ad oggi sono 327 i soggetti a cui è stata diagnosticata la fibromialgia. Questo dato è stato elaborato sulla base del codice già assegnato a ciascun paziente affetto dalla patologia, con evidenza nella cartella clinica e visibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’assistito. Si tratta di una malattia caratterizzata da sintomi molteplici e le cui cure sono, ad oggi, sconosciute. Non esistono attualmente esami diagnostici specifici per la fibromialgia e pertanto è comprensibile e legittima la volontà di mantenere alta l’attenzione pubblica su questa materia. La Repubblica di San Marino ha già compiuto un passo di grande rilievo con l’approvazione della legge 4 gennaio 2024 numero 10, ‘Norme a tutela dei soggetti affetti da fibromialgia’, divenendo uno dei primi Stati al mondo ad adottare una normativa specifica dedicata a questa patologia. La normativa sammarinese vigente riconosce la fibromialgia quale malattia caratterizzata da dolore cronico diffuso associato a stress emotivo, disagio e limitazioni somatiche e psicologiche e ha introdotto disposizioni a garanzia della diagnosi precoce, dell’accesso ai percorsi di cura, dei protocolli terapeutici multidisciplinari, della formazione del personale sanitario, degli studi e delle campagne di sensibilizzazione. Le principali finalità consistono dunque nel garantire un alto livello di tutela della salute e nel migliorare le condizioni di vita delle persone che ne sono affette. La legge numero 10/2024 non rappresenta un intervento meramente formale, ma l’avvio di un percorso concreto che ha già trovato applicazione attraverso specifiche attività poste in essere dall’Istituto per la Sicurezza Sociale. Un importante intervento è rappresentato dalla delibera del Comitato Esecutivo numero 18 del 28 novembre 2024 che riconosce un rimborso forfettario di 150 euro all’anno a favore di ciascun assistito affetto da fibromialgia per le prestazioni di psicoterapia e o ginnastica dolce in acqua prescritte dal medico curante. È stato altresì disposto, nel pertinente capitolo di bilancio dedicato al rimborso delle prestazioni di cui sopra, uno stanziamento di 300 mila euro. Si richiama poi il PDTA dedicato alla fibromialgia, già preventivamente adottato in data primo aprile 2023 con i successivi aggiornamenti. Il PDTA definisce un percorso diagnostico, terapeutico ed assistenziale, definendo la presa in carico, il setting del paziente, i ruoli e le aree di intervento. Individua le figure coinvolte nella diagnosi e nella cura della fibromialgia e i relativi protocolli terapeutici redatti dall’equipe multidisciplinare, definisce i compiti dei singoli operatori e garantisce chiarezza delle informazioni al paziente, aiutando l’assistito ad affrontare la patologia e a migliorare la propria qualità di vita. Relativamente alla formazione, l’Istituto per la Sicurezza Sociale ha predisposto per l’anno in corso idonei corsi di formazione per la diagnosi e per i relativi protocolli terapeutici previsti nel Piano Annuale Formativo. L’Istituto per la Sicurezza Sociale opera dunque attraverso l’individuazione e il coinvolgimento di tutte le figure professionali necessarie, assicurando a tutti gli assistiti pari condizioni di accesso ai servizi, uniformità dei percorsi di cura e un trattamento equo e omogeneo al fine di garantire una risposta efficace e adeguata ai bisogni di ciascuna persona, indipendentemente dalla patologia. Tutto ciò dimostra come le istituzioni sammarinesi abbiano già intrapreso un percorso di attenzione e tutela nei confronti delle persone affette da fibromialgia, nella consapevolezza che il tema richiede un approccio progressivo, integrato e costantemente aggiornato rispetto all’evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle esigenze assistenziali. Il progetto di legge di iniziativa popolare ‘Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia e sindrome fibromialgica’ propone interventi e sviluppi riguardanti diversi aspetti che dovranno essere valutati nel dettaglio anche alla luce delle attività già in essere, con l’obiettivo di verificare possibili sviluppi e aggiornamenti degli strumenti attualmente previsti. Come già detto, il sistema sanitario sammarinese ha già adottato il codice di identificazione per la fibromialgia ed è in fase di valutazione la possibilità di ampliare l’elaborazione dei dati attraverso il monitoraggio dei dati di incidenza con gli score di severità, quelli della spesa farmaceutica e quelli relativi agli accessi ai protocolli di trattamento non farmacologico o riabilitativo. In ambito lavorativo San Marino è già dotato di una specifica normativa che prevede una valutazione codificata per tutte le patologie, con eventuale richiesta all’azienda di ricollocabilità in caso di idoneità ad altra mansione. Per quanto concerne il riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante, preme rilevare che una patologia si definisce tale quando determina una riduzione consistente e permanente dell’integrità psicofisica con ripercussioni negative sulla funzionalità di organi e apparati che compromettono in modo permanente e progressivo le capacità di svolgere le attività della vita quotidiana. La fibromialgia, poiché si manifesta con diversi livelli di gravità e alterna fasi di riacutizzazione a fasi di relativo benessere, non può essere definita di per sé invalidante, ma, come tutte le patologie, deve essere di volta in volta valutata dagli specialisti che definiscono il livello di invalidità. In merito alla tutela della dignità lavorativa è stato istituito, con delibera del Congresso di Stato numero 36 del 26 agosto 2025, un apposito gruppo di lavoro incaricato di elaborare proposte normative, regolamentari ed organizzative a tutela della dignità personale delle persone affette da depressione, fibromialgia e altre patologie che possono generare esclusione e marginalizzazione sociale. Il gruppo si è concentrato sulle tutele e sugli strumenti riconosciuti attualmente dal nostro sistema e dal nostro ordinamento giuridico per quei soggetti che, trattando situazioni di salute precaria o critiche, necessitano di supporti psicologici e sociali, meccanismi di accompagnamento e reinserimento lavorativo e strumenti di tutela in caso di sopravvenuta inidoneità alle mansioni. L’analisi ha richiesto e richiede tempo sia per evitare sovrapposizioni con strumenti già previsti dalla normativa attuale a tutela dei lavoratori, sia per raccogliere informazioni attraverso confronti diretti con i servizi dell’Istituto per la Sicurezza Sociale coinvolti. La relazione del gruppo di lavoro è in fase di definizione da parte dello stesso gruppo, in quanto la valutazione delle tutele e degli strumenti riconosciuti attualmente dal nostro sistema e dal nostro ordinamento giuridico per i lavoratori risulta piuttosto complessa, essendo il gruppo composto da tutte le parti coinvolte sia a livello istituzionale, medico, sociale e datoriale, con visioni diverse che necessitano di una sintesi. Considerato che le istanze d’Arengo sul tema della fibromialgia oggi in esame riprendono contenuti che risultano coincidenti o comunque strettamente collegati alle disposizioni e agli obiettivi contenuti nel progetto di legge in discussione, tali argomenti saranno sicuramente esaminati nell’ambito dell’iter legislativo previsto per il provvedimento stesso. Pertanto il Governo propone di respingere le istanze presentate che non farebbero altro che anticipare in modalità disomogenea le proposte contenute nel progetto di legge. La Segreteria di Stato per la Sanità e la Sicurezza Sociale, indipendentemente dall’avanzamento dell’iter consiliare sul progetto di legge, conferma la piena disponibilità a proseguire il confronto su questi temi con spirito costruttivo, responsabilità istituzionale e attenzione verso le persone coinvolte. L’obiettivo è quello di aggiornare, secondo necessità, gli strumenti di assistenza, favorire percorsi diagnostici e terapeutici sempre più efficaci, promuovere la conoscenza della malattia e rafforzare ogni misura utile a garantire dignità, tutela e qualità della vita delle persone affette da fibromialgia. Desidero infine rivolgere un ringraziamento ai promotori del progetto di legge, ai firmatari delle istanze d’Arengo, alle associazioni rappresentative e a tutti coloro che, attraverso il proprio impegno e la propria sensibilità, contribuiscono a mantenere alta l’attenzione su questa tematica, stimolando un confronto costruttivo su una problematica che incide profondamente sulla vita di molte persone e delle loro famiglie.
Andrea Ugolini (PDCS): Abbiamo avuto tutti l’occasione di approfondire quella che è la fibromialgia e ne ho approfittato, per deformazione professionale, in queste settimane, per riprendere alcuni libri e verificare quali siano state le innovazioni e cosa dichiari la comunità scientifica in questi mesi e in queste ultime settimane. Ora, la comunità scientifica, lo sappiamo tutti e lo sapete anche voi, a tratti è divisa su alcune questioni. Sono divisi anche gli ammalati su alcune questioni. La dimostrazione è che su circa 300 ammalati a San Marino ci sono due associazioni. Di conseguenza la politica tiene sempre, nella presa in carico delle richieste e soprattutto dei più fragili e degli ammalati, un atteggiamento di equità e di presa in carico, affidandosi ai tecnici, affidandoci in questo caso ai medici che, nell’acquisizione di quelle che sono le linee guida internazionali e le linee guida dettate dalla comunità scientifica, trovano appunto le direttive per la presa in carico multidisciplinare dei nostri assistiti, ammalati e pazienti. Ora, se noi politici ci basiamo sull’equità, dobbiamo considerare la presa in carico di tutti gli ammalati e di tutte le malattie. In cosa si differenzia la fibromialgia da altre malattie? Verosimilmente perché è una malattia, seppur riconosciuta da più di trent’anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nuova. Nuova per quanto riguarda il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale, perché, come in tutte le malattie, questi percorsi sono costantemente aggiornati, a volte anche più di una volta all’anno. È una malattia nuova anche per quanto riguarda il trattamento e la cura. Ci sono trattamenti farmacologici ed extra farmacologici. Quindi i livelli essenziali di assistenza, così come sono definiti in Italia e così come sono definiti a San Marino, per quanto riguarda la sanità universalistica e gratuita nella presa in carico di tutti gli ammalati con tutte le malattie, prevedono che le terapie cosiddette extra farmacologiche siano oggetto di valutazioni politiche integrate con il recepimento di quelle che sono le indicazioni tecniche, quindi in questo caso dei medici. Un esempio sono gli integratori che non sono in fascia A nel prontuario farmaceutico e di conseguenza non sono gratuiti, ma talvolta vengono comunque prescritti e caldeggiati. La comunità scientifica si sta indirizzando anche sullo studio di linee dietetiche che possono essere di supporto in certe malattie. Mi viene in mente l’endometriosi, il diabete, la bronchite, l’Alzheimer e anche la fibromialgia. In queste malattie la politica si è già espressa, nel gennaio del 2024, quando ha licenziato una legge riconoscendo la fibromialgia nel nostro Paese e successivamente si è adoperata per integrare anche un sussidio extra farmacologico e di aiuto per quanto riguarda la malattia. Ora, avremo occasione di andare in Commissione a verificare e studiare il progetto di legge per capire se in qualche modo possa integrare quello già esistente oppure se voglia modificare qualcosa, quasi sentenziando che ciò che esiste oggi non abbia dimostrato la propria efficacia. Leggendo l’articolato dei proponenti, forse l’inefficacia che viene rivendicata riguarda più le leggi del 31 maggio 1998 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla tutela dei lavoratori, non tanto il riconoscimento della malattia, perché dal momento in cui è stata riconosciuta, la presa in carico dell’ammalato è a carico dei nostri medici e dei nostri sanitari. Quella legge ha tolto quello stigma del malato immaginario che probabilmente gli ammalati di fibromialgia subivano e quindi queste immagini o queste rivendicazioni che sono venute avanti negli anni hanno portato forse a manifestare anche una certa rabbia e una certa demotivazione nei confronti di chi non era in grado di prendersene cura. La presa in carico e la presa in cura sono multidisciplinari. Avete detto voi che la malattia si manifesta con segni e sintomi anche molto diversi tra loro e può contemplare anche patologie differenti. È ovvio che la distinzione nella presa in carico, e l’Italia sta andando in questa direzione così come altri Paesi europei, è quella di riuscire, attraverso degli score, a differenziare i gradi di patologia lieve, media e grave e garantire aiuti, sussidi, facilitazioni ed esenzioni soprattutto alle patologie più gravi o in quelle fasi in cui la malattia cronica si riacutizza, determinando difficoltà anche nell’ambiente lavorativo. Avrei voluto dire molte altre cose, però penso che la legge sulla fibromialgia e soprattutto la provocazione o la richiesta di aiuto arrivata con l’ondata di istanze d’Arengo non debbano essere sottovalutate. Ce ne dobbiamo fare carico, dobbiamo verificare quali siano gli interventi normativi più adatti per questi nostri concittadini che manifestano la loro sofferenza e andare incontro alle loro esigenze, così come dobbiamo fare per tutte le malattie. Mi fermo qui, ci sarà eventualmente la possibilità di tornare a parlare di questo tipo di malattia.
Maria Donatella Merlini (PSD): Il progetto di legge che arriva oggi in quest’Aula, così come le numerose istanze che altro non sono che il ripetersi di argomenti trattati nei diversi articoli, affrontano un tema che merita senz’altro attenzione e rispetto: la tutela delle persone affette da fibromialgia o sindrome fibromialgica. Il 12 maggio si è celebrata la giornata mondiale dedicata alla fibromialgia e ancora una volta è stata inaugurata una panchina viola, questa volta a Montegiardino, da parte dell’associazione Fibromialgici 2021 che da tanti anni lavora sul territorio per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. Non una ricorrenza formale, quindi, ma una giornata che deve ricordarci che anche nella nostra Repubblica molte persone convivono quotidianamente con una sindrome complessa, spesso difficile da diagnosticare, difficile da spiegare e purtroppo ancora troppo spesso difficile da riconoscere. La relazione allegata al progetto di legge descrive bene la natura della fibromialgia: una sindrome dolorosa cronica caratterizzata da dolore diffuso, stanchezza cronica, disturbi del sonno, difficoltà cognitive, alterazioni della memoria e della concentrazione. Non parliamo quindi di un semplice dolore né di una condizione passeggera che purtroppo mi coinvolge direttamente. Nella relazione si ricorda anche come la fibromialgia venga spesso definita la malattia dei cento sintomi, proprio per la pluralità delle manifestazioni con cui si presenta. Per questo va innanzitutto riconosciuto il valore dell’iniziativa popolare e il lavoro dell’associazione Fibromialgia San Marino. Portare questo tema all’attenzione delle istituzioni significa dare voce a persone che troppo spesso si sono sentite sole, non credute, non comprese o costrette a dimostrare continuamente la propria sofferenza. Comprendo la volontà di richiamare l’attenzione delle istituzioni su un progetto di legge depositato nel 2025. Tuttavia non posso condividere la scelta di utilizzare il deposito di numerose istanze d’Arengo come strumento per accelerare l’esame di quel progetto. L’istanza d’Arengo è uno strumento democratico prezioso del nostro ordinamento. È una forma alta di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e istituzionale della Repubblica. Proprio per questo non può essere svilita né trasformata in un meccanismo di pressione o in una scorciatoia procedurale, anche quando la causa sostenuta è importante e meritevole di ascolto. È giusto dire con chiarezza che una legge che riconosce la fibromialgia esiste già ed è la legge 24 gennaio 2024 numero 10. Essa ha rappresentato un primo passo importante sul quale si è mosso il nostro Istituto per la Sicurezza Sociale. Il compito che abbiamo oggi non è quindi quello di ripartire da zero né approvare norme parallele, ma costruire un intervento coerente, capace di rafforzare quanto già previsto e di colmare ciò che ancora manca. Il progetto di legge interviene su molti aspetti importanti: il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante, la definizione di percorsi di diagnosi e cura, l’istituzione di un registro nazionale, la formazione del personale sanitario e della medicina del lavoro, la promozione della ricerca, il sostegno in ambito lavorativo, le campagne di informazione e sensibilizzazione. Il punto che vorrei rimarcare è questo: le richieste contenute nel progetto di legge sono condivisibili negli obiettivi, ma in alcuni passaggi i tempi previsti per definire cosa fare appaiono troppo limitanti. Penso ad esempio ai termini indicati per individuare criteri oggettivi e omogenei o per definire protocolli terapeutici. Non possiamo pensare che una condizione così complessa venga affrontata con risposte frettolose. Un altro aspetto che desidero sottolineare è che il riconoscimento non può essere solo sanitario, perché la fibromialgia incide anche sul lavoro, sulla possibilità di mantenere un’autonomia, sulla vita familiare e sulla partecipazione sociale. Per queste ragioni il nostro approccio dovrebbe essere costruttivo e attento. Dobbiamo accogliere anche il messaggio umano che arriva dall’iniziativa popolare. Le persone affette da fibromialgia chiedono riconoscimento, tutela, dignità, percorsi di cura e attenzione nel mondo del lavoro e su questo non possono esserci esitazioni. Allo stesso tempo dobbiamo lavorare affinché il testo sia migliorato e reso pienamente coerente con la normativa già esistente. La legge del 2024 ha aperto un percorso. Questo progetto può contribuire a completarlo, ma deve farlo evitando sovrapposizioni, incertezze applicative e tempistiche che rischiano di essere più simboliche che reali. È questo il compito che si troverà ad affrontare la Commissione consiliare preposta. Concludo quindi esprimendo attenzione e disponibilità al confronto su questo progetto di legge con l’obiettivo di dare una risposta concreta e sostenibile alle persone affette da fibromialgia, alle loro famiglie e alle associazioni che da anni chiedono ascolto. A queste associazioni, oltre al nostro sincero apprezzamento, va l’auspicio che possano trovare e intraprendere un cammino comune e condiviso per il raggiungimento dei migliori risultati possibili.
Miriam Farinelli (RF): La fibromialgia è una sindrome cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso accompagnato da affaticamento persistente, disturbi del sonno, rigidità muscolare e spesso sintomi ansioso-depressivi. Non si tratta di una malattia infiammatoria o degenerativa nel senso tradizionale, ma di una condizione complessa che coinvolge il sistema nervoso centrale e la modulazione del dolore. Negli ultimi decenni la comunità scientifica ha progressivamente riconosciuto la fibromialgia come una patologia reale e invalidante, nonostante la difficoltà di individuarne biomarcatori specifici attraverso esami clinici tradizionali. La diagnosi è spesso tardiva. Molte persone trascorrono anni consultando specialisti diversi prima di ricevere un riconoscimento clinico adeguato. Il sistema nervoso interpreta gli stimoli dolorosi in modo amplificato rispetto alla norma. Il dolore non deriva necessariamente da una lesione visibile dei tessuti, ma da un’alterata percezione neurologica. Oggi i criteri diagnostici considerano soprattutto la diffusione del dolore e la presenza dei sintomi associati. Non esistono esami del sangue o radiografie capaci di confermare direttamente la malattia e ciò rappresenta uno degli aspetti più problematici sia dal punto di vista clinico sia da quello sociale. I pazienti possono essere percepiti come sani o addirittura accusati di simulazione. La difficoltà di ottenere una diagnosi tempestiva genera spesso un percorso lungo e frustrante, con associato un isolamento sociale dovuto alla mancanza di comprensione. La sindrome interferisce con la vita quotidiana, con la capacità lavorativa e con le relazioni interpersonali, generando isolamento e solitudine. La mancanza di informazioni favorisce pregiudizi e banalizzazioni che aggravano la sofferenza dei pazienti. Per questo motivo è necessaria una presa in carico multidisciplinare, con un approccio integrato che comprenda medicina, supporto psicologico e fisioterapia. Solo attraverso il riconoscimento della complessità della malattia sarà possibile offrire ai pazienti non soltanto cure efficaci, ma anche inclusione e rispetto sociale. Sebbene non sia una malattia mortale, il suo impatto sulla qualità della vita può essere estremamente severo. E come sono certa che i malati di fibromialgia meritino attenzione, accoglienza, sostegno e cure appropriate, sono altrettanto certa che attenzione, accoglienza, sostegno e cure appropriate le meritino tutti i cittadini con malattie croniche gravi, malattie invalidanti, malattie neurologiche degenerative e malattie oncologiche. Su questi presupposti è possibile immaginare una legge quadro sulle malattie neurologiche, neurodegenerative e sulla fibromialgia, che abbia la funzione di riconoscere in modo organico diritti, tutele e percorsi assistenziali, fornendo principi generali vincolanti per garantire uniformità di trattamento, dignità della persona e tutela giuridica. Le malattie neurologiche degenerative, come la sclerosi multipla, il Parkinson, l’Alzheimer, le demenze, la SLA e altre, oltre a condizioni invalidanti come la fibromialgia, condividono diversi elementi: cronicità, impatto sulla qualità della vita, dolore persistente, difficoltà lavorative, bisogno di assistenza continuativa e frequente sottovalutazione clinica e sociale. Per questo una disciplina organica appare necessaria. La legge potrebbe inoltre istituire una rete multidisciplinare composta da neurologi, reumatologi, psicologi, terapisti del dolore e fisiatri. Le persone affette da fibromialgia e da malattie neurologiche spesso affrontano percorsi frammentati e discontinui. Un approccio integrato consentirebbe diagnosi più rapide e cure personalizzate. Importante sarebbe anche il riconoscimento del dolore come elemento invalidante autonomo. La fibromialgia è caratterizzata spesso da sintomi invisibili ma altamente debilitanti: dolore diffuso, stanchezza cronica, disturbi cognitivi e disturbi del sonno. Una legge quadro dovrebbe affermare che l’assenza di segni visibili non può tradursi nella negazione dei diritti. Una legge quadro rappresenta uno strumento di civiltà capace di unire tutela sanitaria, diritti sociali e protezione legale, garantendo una presa in carico più umana, uniforme ed efficace delle persone affette da queste patologie. La fibromialgia, nello specifico, interroga il nostro sistema sanitario su temi di ampio respiro: la legittimità del dolore invisibile, il confine fra patologia organica e funzionale. Rispondere a queste domande non è soltanto una questione medica, ma un atto di civiltà che chiama in causa la capacità di un sistema di farsi carico della complessità umana nella sua interezza. Voglio ringraziare la relatrice del progetto di legge e tutte le persone affette da questa malattia che si affidano alla nostra competenza e alla nostra capacità di creare strumenti e percorsi per aiutarli.
Mirko Dolcini (D-ML): Io sono sincero, sono un po’ in difficoltà ad affrontare questo tema, questo progetto di legge e le istanze connesse, ma solo per un motivo: perché mi sembra di capire che ci sia evidentemente un po’ di confusione e che non sia un argomento facile. Però secondo me questa confusione non nasce dalle perplessità o dalla richiesta di aiuto di chi purtroppo è un paziente fibromialgico, di chi purtroppo subisce la malattia, ma di coloro che dovrebbero risolverla, di coloro che dovrebbero diagnosticarla e di coloro che dovrebbero curarla. Poi è ovvio, lo vediamo continuamente, che i medici a volte siano divisi, però si impegnano a trovare delle soluzioni ed è questo che oggi viene chiesto alla politica. Ci sono dati che sono stati esposti durante la relazione, ma che raccogliamo anche in altre occasioni. Si evidenzia che il 35-40% di chi è affetto da questa patologia non lavora. Il Segretario di Stato ci dice che i fibromialgici sono circa 300. Posto che sarebbe già un numero di rilievo, perché noi siamo poco più di 30 mila abitanti, 300 persone rappresentano l’1% della popolazione. Se facciamo i conti vuol dire che ogni 100 persone ce n’è una affetta da fibromialgia. Non è poco e quindi abbiamo il dovere di concentrarci su questo tema. Dalla relazione viene riportata una nota storica e clinica: la diagnosi si può fare scientificamente, ma succede che anche dopo dieci anni di visite si riesca soltanto allora a diagnosticare la malattia e si crea quindi un limbo per i malati. Però il Segretario di Stato ci dice che non esistono esami diagnostici. Allora forse esami diagnostici ci sono, bisogna semplicemente impegnarsi a realizzarli e a porli in essere. Poi ancora si dice nella relazione, e questo è un fatto storico, che l’OMS nel 1992 riconosce la patologia clinica specifica. A San Marino però si evidenzia che la malattia non è ben identificata e anche questo è un elemento che ci deve fare assolutamente riflettere sul fatto che non si riesca a identificarla, o non si voglia identificarla, o non si abbia la capacità di identificarla. Ci sono poi tante altre questioni relative al fibromialgico che magari non sono neanche emerse nella relazione. Ad esempio un problema che a volte arriva anche alle cronache: il fibromialgico fermato alla guida di un’autovettura o comunque di un veicolo rischia la sospensione della patente perché risulta positivo a farmaci come ad esempio le benzodiazepine, quando però magari è perfettamente in grado di guidare. Persone che già soffrono, che spesso non riescono a lavorare, si vedono inibita anche la guida e non è un problema da poco. Mi risulta, e spero di essere smentito, che una volta fatta una ricetta per un farmaco destinato al fibromialgico, sia sufficiente ripresentarsi con la stessa ricetta, senza nuove date o nuove richieste del medico, e che i farmaci vengano forniti in abbondanza. Il fibromialgico sano di mente, non ne abusa, ma c’è chi potrebbe abusarne o utilizzare il sistema per abusarne, se davvero questo è il sistema di fornitura dei farmaci. Se è vero, chiederei magari spiegazioni. Ribadisco quindi che quello che mi stupisce è la presenza di dati contrastanti tra quello che è il grido d’aiuto dei fibromialgici e quella che è la risposta politica, oltre che talvolta medica. Si fa riferimento a un gruppo di lavoro, bene, dove ci sono molte parti coinvolte, tutte le parti coinvolte. Però per quanto ne so io il gruppo di lavoro avrebbe già dovuto arrivare a delle conclusioni e allora, mentre chi sta male ha fretta, la politica dimostra ancora una volta una pazienza evidentemente eccessiva. Per quanto riguarda le istanze d’Arengo, voglio dire sinceramente che il fatto di presentarne così tante non mi è piaciuto, perché è anche un modo di svilire lo strumento dell’istanza d’Arengo. Però anche questo è evidentemente un grido d’aiuto. Tante istanze si ripetono e si sovrappongono al progetto di legge, altre invece no. Faccio riferimento all’istanza numero 6 che, a mio avviso, non si sovrappone e rappresenta un argomento autonomo, perché chiede di individuare la quota lavorativa e sociale da riconoscere in caso di fibromialgia. Secondo me sarebbe molto importante farlo. Poi c’è l’istanza d’Arengo numero 10, che riguarda l’istituzione di programmi sociosanitari finalizzati alla prevenzione della sindrome fibromialgica. È importante che venga accolta questa istanza per i programmi sociosanitari, così come la numero 30, che chiede alla Segreteria di Stato per la Sanità di promuovere campagne periodiche di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche relative alla fibromialgia. Anche questa, a mio avviso, è un’istanza che andrebbe necessariamente accolta. Per quel che riguarda invece chi dice che ci sia divisione anche tra pazienti perché esistono due associazioni fibromialgiche, io ritengo che i pazienti non siano divisi sulla gravità e sulla valutazione della malattia. Piuttosto, questo è la dimostrazione di quanto il problema sia sentito ed esistente nel Paese.
Emanuele Santi (Rete): Anch’io vorrei ringraziare, a nome del mio gruppo, i presentatori di questo progetto di legge nonché gli istanti delle istanze d’Arengo. Parto subito da una considerazione. Qualcuno ha criticato il fatto che siano state presentate oltre 30 istanze d’Arengo su questo progetto di legge. Chiaramente sì, l’abuso delle istanze d’Arengo può sembrare anche un atto istituzionalmente improprio. Però io credo che quest’Aula debba fare anche un atto di umiltà e di mea culpa, perché il progetto di legge presentato dall’associazione Fibromialgia è stato depositato il 15 settembre e sarebbe dovuto arrivare in Aula entro 60 giorni, quindi entro novembre 2025. Siamo invece arrivati a maggio e sono passati quasi nove mesi. C’è stata quindi una grossa mancanza da parte della politica, e lo dico in generale, perché questo progetto di legge non è stato inserito nei tempi previsti dalla legge. Dovevano essere 60 giorni e siamo arrivati ben oltre. Poi però non lamentiamoci se gli istanti, che hanno una necessità e un bisogno e che convivono con una malattia che chiede risposte, si sentono trascurati, non presi in considerazione. Se siamo noi stessi a non rispettare i tempi di presentazione, credo che poi ognuno reagisca di conseguenza. Questo progetto di legge è di fatto la conseguenza di un primo progetto che fu fatto nel 2023, se non ricordo male, e che apriva la strada al riconoscimento della fibromialgia. Ricordo benissimo che in quest’Aula ci fu una forte discussione. All’epoca forse si conosceva ancora meno questa malattia. Però io ritengo che, arrivati a questo punto, e anche rispetto alla necessità e alla sensibilità che quest’Aula deve avere rispetto a questa patologia, sia necessario dare delle risposte. Credo che sia importantissimo, Segretario, e questo è un impegno che credo debba assumersi lei, che prima della discussione venga prodotta dalla Segreteria di Stato per la Sanità la relazione che era stata promessa. Ricordo che vi era stato un impegno, a fine 2025, da parte del Segretario competente, a produrre una relazione su questa malattia, in modo tale che anche tutti noi possiamo essere messi a conoscenza degli elementi che la Segreteria porta all’attenzione per capire come legiferare rispetto a questa patologia. Credo quindi che, in un lasso di tempo breve, lei debba portarci questa relazione del tavolo di lavoro che si era impegnato a produrla nel più breve tempo possibile. Anche sui dati, a me risulta che non siano 300 le persone colpite, come dice lei, ma molte di più, quasi mille, se non oltre mille. E allora anche su questo dato credo sia importante fare chiarezza, perché se l’associazione, che abbiamo avuto modo di incontrare in questi giorni, ci dice che le persone a cui è stata diagnosticata questa malattia sono più di mille cittadini, bisogna che anche sui numeri ci mettiamo d’accordo. Io non posso saperlo, ma forse chi è sul campo e ha creato un’associazione lo conosce meglio di tutti. È chiaro che qui siamo di fronte a una malattia cronica, a una sindrome cronica che produce invalidità. È stato detto bene: molte di queste persone non lavorano o non riescono a lavorare. Però il tema qui, Segretario, è un altro e voglio aprirlo perché secondo me è il cuore della discussione. Le persone che oggi, nonostante le difficoltà, cercano di fare una vita normale, nonostante i problemi fisici e reumatologici, hanno bisogno di assumere dei farmaci. Farmaci come i cannabinoidi e altri medicinali, adesso non ricordo il nome preciso, ma medicinali che, ai test per la guida, risultano positivi. Ecco, su questo bisogna capirsi, perché se queste persone, per fare una vita normale, devono assumere dei medicinali, e poi vengono messe nelle condizioni di non poter guidare perché risultano positive, un ragionamento va fatto. O si prevedono delle deroghe oppure addirittura si depenalizzano certi farmaci. È però evidente che se una persona, per condurre una vita normale, deve assumere farmaci e poi le viene inibita non solo la guida ma magari anche la possibilità di lavorare perché non può guidare un muletto o utilizzare macchinari, allora come la mettiamo? Questo aspetto, a mio avviso, va normato, va conciliato, perché se poi una persona non può guidare o svolgere le proprie attività lavorative bisognerà dare altre prospettive e altre tutele. Io penso che su questa situazione non si possa scherzare. C’è molta confusione e credo che oggi, avendo avuto modo di aprire un ragionamento su questa malattia e su questo progetto di legge, sia necessario che nel più breve tempo possibile arrivi la relazione, si arrivi a discuterne con tutti gli elementi a disposizione e si riesca anche a uscire da certi dogmi che a volte ci vengono imposti, per parlare seriamente e cercare di trovare una soluzione. Perché effettivamente siamo di fronte a persone a cui, purtroppo, vengono inibiti alcuni diritti fondamentali e a questa situazione dobbiamo assolutamente dare delle risposte. Mi auguro quindi che nel più breve tempo possibile se ne possa parlare in Commissione.
Dalibor Riccardi (Libera): Desidero ringraziare la ragazza che oggi è venuta qui a esporci il progetto di legge, Martina, e anche le persone che hanno sottoposto all’attenzione dell’Aula le istanze d’Arengo e le hanno sottoscritte. Credo che sia assolutamente un modo importante di porre l’attenzione e l’accento su un tema che, in qualche modo, all’interno del nostro Paese è già stato affrontato e centralizzato all’interno di una legge. Lo ricordava il Segretario di Stato e credo che questo sia già un punto di partenza importante. L’OMS ha riconosciuto la fibromialgia nel 1992. La medicina la riconosce come una sindrome da sensibilizzazione centrale e di alterazione del sistema nervoso che elabora in modo errato gli stimoli dolorosi amplificandoli. Io devo dire che, a differenza di altri che mi hanno preceduto e che sicuramente hanno conoscenze scientifiche e mediche più approfondite delle mie, ho avuto modo comunque di approfondire un po’ la situazione e immagino che non sia per nulla un percorso semplice e facile quello che queste persone devono subire e affrontare. Credo che sia le evidenze scientifiche, sia gli effetti collaterali, sia altre situazioni che possono emergere, come immagino l’incidenza sul lavoro, siano temi sui quali oggi tutta Europa si sta interrogando, valutando e cercando di capire quale sia l’impatto e come riuscire a trovare delle soluzioni. Credo che la puntualità dell’intervento fatto con il progetto di legge del 2024 sia stata innanzitutto quella di porre attenzione al tema e mettere al centro la necessità di comprendere e capire le esigenze della propria popolazione, cosa che magari altri Stati ancora non hanno fatto. Ad esempio, nelle realtà limitrofe alla nostra, questo tipo di sintomatologia è stato riconosciuto in alcune Regioni, ma non esiste una legge specifica all’interno del territorio. Già questo credo rappresenti uno sforzo importante. Oggi chi ha questo tipo di patologia non riesce ad avere una cura risolutiva, ma al massimo trattamenti che possono tenere sotto controllo i sintomi, il che significa anche che non tutti i giorni siano uguali e che non tutti i giorni possano essere migliori di altri. Io credo che sia fondamentale garantire a tutte le persone una qualità di vita dignitosa. Una qualità di vita dignitosa nel mondo del lavoro, nella tutela della salute e nel percorso di vita che si vuole intraprendere. È fondamentale creare, come è già stato fatto, dei gruppi di lavoro che possano costantemente aggiornare e valutare quella che è la situazione di una malattia che ha avuto un riconoscimento nel 1992 ma che è ancora costantemente oggetto di studio, aggiornamento e valutazione. Ed è qui che mi collego al progetto di legge presentato, alle istanze d’Arengo e a quanto detto anche dal Segretario di Stato, che condivido. Portare l’attenzione su questo tema, dove comunque il nostro Paese ha già identificato un percorso, è assolutamente intelligente, interessante e necessario, perché consente di mantenere costante la valutazione e l’aggiornamento rispetto alle proposte che vengono avanzate e permette di procedere parallelamente, in maniera equilibrata, rispetto a quelli che sono i percorsi scientifici e medici che potranno emergere. Credo quindi che questo debba essere un lavoro in costante aggiornamento e valutazione. Mi auguro che, con questi criteri e con queste modalità, si possa andare in Commissione 4 e nel tavolo specificato dal Segretario di Stato a valutare, tramite evidenze scientifiche e ulteriori approfondimenti e aggiornamenti, un progetto di legge che giustamente nasce come un punto di partenza e non come un punto d’arrivo, ma che possa trovare anche modifiche utili per aggiornare la normativa e dare, ripeto, una qualità di vita alle persone che deve essere sempre tutelata e considerata fondamentale, non solo all’interno di questo contesto ma all’interno del nostro Paese.
Iro Belluzzi (Libera): Innanzitutto tengo a ribadire come la Repubblica di San Marino debba impegnarsi per la tutela di tutti i cittadini e prestare, in un’ottica di sanità universalistica, tutto il sostegno necessario anche a chi è portatore di una patologia difficilmente definibile come la fibromialgia. Io non mi trovo in difficoltà nel pensare giusto lo strumento e ringrazio i presentatori del progetto di legge di iniziativa popolare e tutti gli istanti per aver cercato di definire all’interno di quest’Aula un quadro normativo su cui creare una norma, un dibattito e stimolare quello che deve essere l’ambito della ricerca e della valutazione scientifica. Questo è ciò che può essere fatto anche all’interno dell’Istituto per la Sicurezza Sociale insieme ai dirigenti della struttura e ai professionisti che si occupano dei percorsi per cercare di andare incontro a quelle che sono le necessità espresse dai cittadini. Però non posso ascoltare il fatto che venga richiesta la possibilità di poter guidare anche sotto l’assunzione di farmaci che inibiscono l’attenzione e che possono creare pericoli, perché ho detto all’inizio dell’intervento che noi dobbiamo garantire la tutela, la salute e l’incolumità dei cittadini. Io penso a quelle classi di farmaci che sono scientificamente codificate come limitanti rispetto all’attenzione. Ho sentito dire che dovremmo uscire da questi vincoli e da queste attenzioni anche sui luoghi di lavoro. Ma si può permettere di guidare un muletto a chi assume benzodiazepine? E l’incolumità del portatore di fibromialgia? E l’incolumità dei colleghi che operano all’interno di quella struttura? Giusto per avere un riscontro o per andare incontro al sensazionalismo e al populismo più becero, dobbiamo davvero affermare certe cose? Oppure permettere di guidare un’automobile e magari scriverlo per legge? Ma le assicurazioni garantirebbero la tutela di chi provoca un incidente guidando in una condizione fisica non idonea? Cerchiamo di comprendere bene quello che diciamo nel momento in cui lo affermiamo. Se davvero parliamo di 1000 fibromialgici su questa popolazione, avremmo un’incidenza superiore al 3,4%, una percentuale enormemente più alta rispetto alla realtà di altri Paesi. Allora bisogna fare uno studio epidemiologico, ed è questo l’ambito corretto, non quello politico, per verificare quali siano le condizioni e i motivi per cui questa patologia sarebbe presente in maniera così importante nel nostro territorio. Poi c’è il tema dell’universalità. È vero, esistono interventi terapeutici non codificati, la nutraceutica e altri approcci. Ma perché non pensiamo, ed è un tema che mi è caro anche facendo il farmacista e trovandomi spesso a contatto con persone che vivono queste difficoltà, a una gamma di integratori che abbiano una rispondenza e una valenza terapeutica? Abbiamo oltre mille aziende all’interno della Repubblica che ci permettono di acquisire farmaci a prezzi estremamente concorrenziali. Allora una possibile ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di prevedere una gamma di integratori che, dietro prescrizione medica, il fibromialgico possa pagare soltanto al costo puro del prodotto. Perché non possiamo trovarci a speculare su chi è portatore di una patologia. Al di là delle tante questioni che vengono affermate, spesso basterebbe che i singoli dirigenti o le strutture dell’ISS intervenissero andando incontro ai cittadini e mostrando quella sensibilità che la politica deve avere, perché la politica si occupa dei propri cittadini. Tutto quello che può essere fatto per codificare la patologia, valutare gli score di gravità e intervenire anche su quella che è l’invalidità e la capacità lavorativa deve essere valutato dai tecnici, non dalla politica. Allora servono leggi sull’integrazione lavorativa, perché c’è un ambito enorme che ricade su queste persone se davvero si vuole aiutarle. In una dimensione piccola come quella di San Marino conosciamo per viso e per nome chi vive un grande disagio. Cerchiamo quindi di creare condizioni quanto più scientifiche, quanto più reali e quanto più di sostegno per chi purtroppo si trova in una situazione di difficoltà. Sono mille le patologie che possono creare problemi nel vivere quotidiano. La fibromialgia è una di queste. Occupiamocene in maniera seria e scientifica.
Michela Pelliccioni (indipendente): Intanto vorrei ringraziare la relatrice per aver presentato il progetto di legge di iniziativa popolare. Sicuramente quello presentato è un argomento molto complesso e credo che sia un incarico difficile quello che viene chiesto alla politica dagli istanti. Mi pare evidente che il tema sia difficile anche per le parti sociali, perché, se non sbaglio, sul medesimo argomento non abbiamo un’unica associazione sul territorio ma addirittura due. Credo che questo sia già un’evidenza del fatto che la questione non sia propriamente pacifica. Parliamo sicuramente di una malattia molto complessa, e mi riferisco alla fibromialgia, non solo da identificare perché la relazione stessa e il contenuto del progetto di legge ci dicono che i sintomi sono svariati, molto differenti fra loro e spesso difficili da identificare. È una malattia che viene riconosciuta attraverso una diagnosi per esclusione. Credo che questo sia il punto fondamentale da cui partire per ragionare sulla complessità del tema e anche sulla richiesta che viene fatta al legislatore, cioè quella di cristallizzare dei diritti uguali per tutti coloro ai quali viene riconosciuta questa malattia. Concordo pienamente con chi ha fatto un passaggio fondamentale sul riconoscimento che deve essere dato anche alle malattie degenerative, perché meritano tutte uguale dignità e attenzione. Sono malattie che comportano effetti diversi e spesso complessi e che devono meritare pari valutazione e pari riconoscimento, soprattutto rispetto al focus principale di questo progetto di legge che è il tema del lavoro. È un tema particolarmente delicato. La diversificazione degli effetti non si esplica solo nella sintomatologia ma anche nelle necessità temporali di intervento medico. Voglio ricordare, ad esempio, una malattia parimenti tremenda come il cancro. Purtroppo noi abbiamo ancora un problema complesso che il Paese non è riuscito a risolvere, cioè quello legato al lavoro dei malati oncologici, ai quali viene riconosciuto, spero di non sbagliare, un anno di sospensione dal lavoro. Ma dopo un anno, se le cure devono protrarsi oltre questo termine, il lavoratore rischia la mobilità. Credo che anche questo sia un tema che meriti una valutazione e un intervento rapido da parte della politica. Questo per ricordare che le complessità sul tavolo rispetto alle malattie degenerative e invalidanti sono molteplici. L’applicazione dello smart working richiesta dagli istanti, facendo riferimento all’articolo 8, come riconoscimento immediato collegato alla malattia, deve essere valutata con attenzione. Mi chiedo: siamo sicuri che questa sia sempre la scelta giusta? E soprattutto in termini di dignità del lavoratore. Non essendo tutti i sintomi uguali, voglio ricordare, per fare un esempio concreto, che nel periodo Covid, quando si doveva decidere quale fosse la soluzione migliore per le donne in gravidanza, una delle proposte era stata quella di prevedere l’immediata sospensione dal lavoro di tutte le gestanti. Ecco, a mio avviso quella non era una soluzione che riconosceva pienamente alla lavoratrice il diritto di scegliere per sé stessa ciò che riteneva più giusto e utile. Credo quindi che anche questo sia un elemento da mettere sul tavolo, perché nel momento in cui certifico che un soggetto, solo perché affetto da una determinata malattia, debba essere automaticamente collocato in una certa situazione, non sempre faccio il suo bene e non sempre gli riconosco quella dignità che invece deve essere garantita ad ogni lavoratore. Anche su questo tema quindi si dovranno fare opportune valutazioni, perché il tema della dignità deve rimanere fondamentale non solo per il malato ma anche per il malato in quanto lavoratore. In ultimo, permettetemi di dire qualcosa sul tema delle numerose istanze d’Arengo, più di trenta, che siamo stati chiamati a valutare. A volte faccio fatica a parlare in politichese perché ci sono situazioni che mi portano a esprimermi in maniera molto franca e diretta e questa è una di quelle. Io non ho apprezzato questa modalità di intervento e voglio dirlo chiaramente. Non l’ho assolutamente apprezzata. Posso comprendere il disappunto e io stessa ho depositato un progetto di legge che da mesi attende la prima lettura, quindi so perfettamente cosa significhi. Non sto parlando di qualcosa che non conosco. Però credo che l’abuso di uno strumento fondamentale di democrazia diretta come quello delle istanze d’Arengo finisca per danneggiare lo strumento stesso. Questo strumento non può essere utilizzato come leva ricattatoria verso il Parlamento per portarlo ad assumere determinate decisioni. Ripeto, pur riconoscendo la bontà e la legittimità del disappunto, questa è una modalità che per me è inaccettabile e mi auguro sinceramente di non rivederla più in quest’Aula.
Gaetano Troina (D-ML): Siamo chiamati oggi a confrontarci su un progetto di legge e su diverse istanze d’Arengo che affrontano un tema piuttosto delicato, perché riguardano una patologia che come Paese abbiamo deciso di riconoscere già nella scorsa legislatura con una prima legge generale. Onestamente di quel provvedimento siamo stati fieri, perché siamo stati tra i primi Paesi a riconoscere con una legge la fibromialgia. Però effettivamente non era un provvedimento completo e quindi, indiscutibilmente, delle problematiche si sono verificate ed era opportuno impegnarsi per trovare delle soluzioni. Posso anche essere d’accordo con chi sostiene che l’utilizzo dello strumento delle istanze d’Arengo, così come è stato fatto, non sia il modo migliore per far sentire la propria voce. D’altra parte penso anche che, soprattutto quando siamo di fronte a progetti di legge di iniziativa popolare, e ringrazio la Reggenza per aver inserito all’ordine del giorno di questo Consiglio anche un altro progetto di legge di iniziativa popolare che giaceva da troppo tempo senza essere discusso, questi progetti meritino un’attenzione e una sensibilità particolari. Sono infatti la dimostrazione che la cittadinanza ha a cuore un tema specifico e vuole sottoporlo all’attenzione della politica. È quindi giusto riconoscere a questi provvedimenti una particolare celerità e attenzione. Va detto, a onor del vero, che i presentatori avevano depositato il progetto di legge già da molto tempo e che non era mai stato inserito all’ordine del giorno del Consiglio, nonostante le plurime richieste avanzate nel tempo. Posso quindi comprendere la frustrazione che ha portato poi al gesto estremo delle istanze d’Arengo. Non voglio dilungarmi troppo su questo aspetto, ma penso sia doveroso riconoscere che questo progetto non è stato affrontato fin dall’inizio con il massimo rispetto e che avrebbe meritato una priorità diversa. Entrando invece nel merito del progetto, ritengo che sia importante e che dovremo sicuramente approfondirlo in Commissione con l’aiuto del personale medico presente in Commissione quarta, che potrà darci un contributo fondamentale nell’analisi delle singole disposizioni. Dobbiamo fare in modo che la normativa che verrà adottata sia realmente efficace, cioè che risolva i problemi che i presentatori hanno posto alla nostra attenzione e che risulti il più possibile equilibrata nelle sue previsioni. Posso comprendere gli interventi di alcuni colleghi sul tema del rischio legato all’assunzione di farmaci e alla guida. Tuttavia, da quello che ho capito, pur non essendo un medico, esistono farmaci che, pur essendo stati assunti da diversi giorni, lasciano comunque tracce e effetti rilevabili nell’organismo, senza che questo comprometta necessariamente l’abilità alla guida. Quindi, se esiste la possibilità, come credo accada anche per altri tipi di sostanze o farmaci, di verificare che tali assunzioni non rendano concretamente inabile una persona alla guida dopo un certo periodo di tempo, non vedo perché non si debba consentire a queste persone di poter guidare un veicolo. Questo garantisce alla persona, oltre che dignità, anche la possibilità di spostarsi senza dover gravare necessariamente su qualcun altro e di poter mantenere una vita autonoma. Altrimenti, se l’assunzione di questo farmaco è permanente, di fatto si impedisce a queste persone di guidare per tutta la vita. Ritengo quindi opportuno e doveroso verificare quanto effettivamente siano invalidanti gli effetti di queste terapie, perché non si può neppure generalizzare dicendo che allora nessuno dovrebbe più guidare. Se ragionassimo in questo modo, mi si consenta la battuta, avrei delle perplessità sull’effettiva capacità di guidare di tante persone che circolano sulle nostre strade. Ma naturalmente non è questo il ragionamento che dobbiamo fare. Dobbiamo invece cercare di garantire a ciascuno la propria dignità, la possibilità di lavorare, di costruirsi una vita e una quotidianità il più possibile regolare, compatibilmente con tutte le cautele necessarie per garantire la sicurezza propria e degli altri. Ringrazio quindi i presentatori di questo progetto di legge anche per la costanza, la tenacia e la forza di volontà dimostrate e spero davvero che quest’Aula, anche attraverso il lavoro della Commissione, possa fare un buon lavoro per risolvere un problema che i cittadini ci hanno sollevato con la giusta attenzione e il necessario approfondimento.
Gian Nicola Berti (AR): Devo dire che ascolto il dibattito con un grande desiderio di capire di più e meglio, perché già nella scorsa legislatura, quando adottammo una normativa specifica sul riconoscimento di questa nuova malattia, secondo me facemmo un grosso sforzo. Non uno sforzo nel senso della fatica, ma piuttosto nel tentativo di intervenire con un provvedimento di diritto, cioè una legge, in una materia prettamente scientifica come quella medica. Coniugare medicina e diritto non è così semplice come potrebbe sembrare e questa forse è la maggiore difficoltà, anche perché il diritto ci insegna che i malati sono tutti uguali, i cittadini sono tutti uguali, a prescindere dalla qualità, dalle difficoltà della malattia, dai livelli invalidanti della patologia o dalle sintomatologie. Il concetto è quindi che non è certamente a un’Aula di parlamentari che ci si può rivolgere per risolvere problemi prettamente sanitari. Forse il massimo che può fare un’Aula parlamentare, come si è cercato di fare nella scorsa legislatura, è deferire all’Istituto per la Sicurezza Sociale, al nostro corpo medico e alle nostre strutture sanitarie la valutazione e la gestione di queste malattie e delle persone che necessitano di sostegno e assistenza. A questo punto però si dovrebbe rientrare nella normalità e quindi ulteriori interventi in termini di riconoscimenti, attuazioni normative, assistenza farmacologica o valutazioni sull’idoneità alla guida non possono passare attraverso una nuova legge, perché l’attestazione dell’idoneità psicofisica non la fa la legge ma un medico. La valutazione dell’idoneità alla guida di una persona, qualunque sia la sua malattia o il suo deficit, non può essere stabilita per legge. Per legge si possono stabilire alcuni criteri, come avviene normalmente per la vista, spesso attraverso regolamenti che risultano più sensati, ma si possono individuare parametri validi per tutte le malattie, non creare percorsi differenti a seconda del tipo di patologia. Anche perché, attenzione, ciò che interessa ai fini della guida non è il tipo di malattia che si ha, ma la capacità di attenzione, la capacità visiva, quella uditiva, la destrezza. Dico questo anche rivolgendomi alla giovane presentatrice del progetto di legge, alla quale faccio comunque i miei complimenti, anche se magari ho idee diverse dalle sue. Apprezzo però l’impegno, perché l’impegno è qualcosa di importante nella nostra società e questo progetto di legge, comunque vada a finire, è stato un passaggio positivo perché ha acceso i riflettori su questa malattia e l’ha fatta conoscere e approfondire meglio anche a chi, come me, nella vita fa tutt’altro. Per fortuna ho avuto tante problematiche e tante malattie, ma questa ancora non l’ho avuta. Poi magari capiterà anche a me, ma oggi almeno la conosco e comincio a capire effettivamente le difficoltà che vivono le persone che ne soffrono. È chiaro però che dobbiamo ritornare nell’alveo del principio di uguaglianza dei cittadini e quindi anche nel principio di uguaglianza delle malattie. In questo principio non può esistere una legge per ogni singola patologia di cui possono essere affette le persone. Ce ne sono sicuramente tante altre, morbi particolari o situazioni molto specifiche, magari completamente sconosciute ai più di quest’Aula, me compreso, e magari sono malattie estremamente invalidanti e pesanti. Magari ne soffre una sola persona, ma quella persona credo abbia gli stessi diritti di tutti i fibromialgici o di tutte le persone che purtroppo hanno avuto problemi oncologici. È per questo che credo si debba avere una metodologia di approccio leggermente diversa. Un’ultima considerazione, molto più critica. Michela Pelliccioni ha detto di non voler parlare in politichese e io devo dire che quando si assiste all’abuso di uno strumento democratico, e questo delle 32 o 33 istanze d’Arengo che sostanzialmente dicono la stessa cosa è un abuso, si esce un po’ rassegnati e si entra in un terreno nei confronti del quale, a prescindere dalla bontà o meno del contenuto, si deve rispondere in termini negativi.
Matteo Casali (RF): Io anzitutto desidero ringraziare i proponenti del progetto di legge di iniziativa popolare, perché non è assolutamente mai scontato, né semplice, che dei semplici cittadini, partendo da un’esigenza sentita ma anche con il solo intento di offrire un contributo, si prendano la briga di presentare proposte all’Aula parlamentare nella forma consentita dalla legge. Quindi, anzitutto, un sentito ringraziamento. La fibromialgia è una malattia invalidante. Penso che dagli interventi ascoltati, anche da colleghi medici o paramedici, questo ormai sia assodato e del resto lo dicono anche le linee generali approvate dai più alti organismi scientifici. Noi stiamo discutendo di una legge già esistente, la 10/2024, che i proponenti evidentemente ritengono necessario modificare. Una normativa che ha titolo di esistere, e dirò poi perché, ma che in linea di principio forse non dovrebbe esistere come norma autonoma; perché io ritengo che, anziché andare verso una serie di monografie normative tematiche, ciascuna dedicata alla propria malattia o forma di disabilità, l’Aula dovrebbe andare verso il varo di un testo unico sulle malattie invalidanti e sullo stato di disabilità temporanea o permanente, per tracciare degli indirizzi comuni. Credo infatti che gli aspetti tecnici debbano essere lasciati ai livelli successivi, al corpo medico, alla scienza e agli strumenti deputati all’organizzazione sanitaria. Però la politica deve tracciare gli indirizzi generali per tutti i casi di invalidità o disabilità temporanea dovuti a stati di malattia, oppure permanente nel caso di malattie degenerative, e deve focalizzarsi sugli aspetti della socialità, in particolare del lavoro, trattando i casi di idoneità o inabilità lavorativa e gli strumenti di previdenza. Quindi la politica deve tracciare dei binari da coniugare successivamente con strumenti applicativi che possono essere decreti o più semplicemente strumenti organizzativi, lasciati alla fiducia che quest’Aula ripone nel corpus medico-sanitario che dovrà poi dare concreta attuazione a questi aspetti, evitando quella che potrebbe diventare una deriva di monografie legislative per ogni singolo tema sanitario. Quindi questa proposta di legge è inutile? Assolutamente no, per due ragioni. La prima è che ha comunque il pregio di mantenere alta l’attenzione su una malattia che, pur non essendo nuova, è sostanzialmente misconosciuta ed è molto spesso anche foriera di pregiudizi sociali. In secondo luogo, grazie a questa proposta possiamo ragionare partendo da un caso particolare, necessario e urgente, perché evidentemente gli istanti reputano, a mio modo di vedere a buona ragione, il loro stato come una condizione emergenziale e di difficile sostenibilità che va affrontata. Questo però ci consente di cogliere l’occasione per passare dal particolare contingente a un ragionamento generale di indirizzo, nel senso che ho appena cercato di spiegare, e che è necessario affrontare. Quindi una legge che in linea generale forse non dovrebbe esistere come normativa autonoma, perché dovrebbe essere ricompresa in un ragionamento più ampio e più propriamente politico, lasciando gli aspetti tecnico-medici a chi di dovere, ma che invece oggi ha pieno titolo di esistere in questa contingenza storica. Una legge quindi che discuteremo in Commissione quarta e che ci auguriamo possa un domani essere ricompresa in un quadro più ampio e più coerente con il ruolo della politica. Un ultimo ragionamento riguarda la polemica emersa sullo strumento delle istanze d’Arengo, che sarebbe stato abusato. Ora, che in questo caso lo strumento sia stato utilizzato impropriamente o comunque in modo eccedente, probabilmente questa visione è condivisibile. Tuttavia credo che, prima di muovere queste critiche ai proponenti, l’esame di coscienza dovrebbe farlo la politica, e per due ragioni. La prima è che, se noi fossimo stati adempienti rispetto alle tempistiche di trattazione della proposta di legge di iniziativa popolare, probabilmente gli istanti non si sarebbero sentiti costretti a forzare la mano con la presentazione di quel numero di istanze d’Arengo. Ma c’è poi un tema più generale. Credo che oggi la politica possa fare ben poco la morale a qualcuno sullo strumento delle istanze d’Arengo, perché i primi che dovrebbero interrogarsi su come vengono trattate le istanze siamo proprio noi politici. Noi giustamente celebriamo questo strumento di democrazia diretta e lo portiamo ad esempio in tutte le sedi possibili. Poi però, dopo la presentazione, cosa succede alle istanze d’Arengo? Spesso nulla. La stragrande maggioranza si perde nell’applicazione, anche quelle accolte, o perché non vengono nemmeno portate in Aula oppure perché si dichiara che sono state recepite quando in realtà non è così. Lo abbiamo visto in numerose occasioni, anche in questa legislatura. Non faccio esempi, se non quello emerso proprio nell’ultima Commissione quarta sul progetto famiglia, dove si è detto che le istanze d’Arengo sulla famiglia venivano accolte in virtù di una legge che in realtà non era ancora applicata, perché ancora in discussione, e che peraltro non recepiva affatto quelle richieste. Quindi, prima di fare la morale sulle istanze d’Arengo, facciamoci un bell’esame di coscienza. Buon lavoro alla Commissione quarta. Non sarà un lavoro facile, ma ce la metteremo tutta.
Fabio Righi (D-ML): Io naturalmente non ho competenze mediche, quindi la mia analisi del testo e della normativa non toccherà gli aspetti prettamente sanitari. Credo però che oggi ci troviamo di fronte a un progetto di legge che, se letto superficialmente, potrebbe sembrare semplicemente una norma sanitaria. In realtà penso che sia molto di più. Credo che siamo davanti a una scelta di civiltà istituzionale. È il passaggio da una sofferenza spesso invisibile a un riconoscimento pubblico, normativo e concreto. È il momento in cui dobbiamo decidere se limitarci a prendere atto di una patologia complessa oppure assumerci pienamente, come politica, il dovere di costruire strumenti adeguati, così come ci vengono suggeriti dai proponenti, per chi quella patologia la vive ogni giorno. Non è un progetto che si limita a riconoscere una malattia, ma che costruisce una vera e propria filiera legata alla patologia: una filiera fatta di diagnosi precoce, rete multidisciplinare, formazione del personale, registro nazionale, ricerca scientifica, adattamento lavorativo, riconoscimento dell’invalidità quando necessario e sensibilizzazione pubblica. Si passa quindi da una risposta frammentata a una risposta pubblica strutturata. È qui che il Parlamento deve cogliere il punto più alto di questo testo. Non siamo davanti a una semplice legge di settore, ma a un modello di amministrazione più moderna, che anzi potrebbe diventare un esempio anche per altri ambiti. Perché uno Stato moderno, uno Stato davvero attento e competitivo, non rincorre l’emergenza, ma organizza i dati, le competenze, la prevenzione e i percorsi. Prendiamo ad esempio l’istituzione del registro nazionale della fibromialgia: non è un semplice archivio, ma uno strumento strategico di conoscenza della patologia. Senza dati non esiste una politica sanitaria efficace, senza monitoraggio epidemiologico non esiste un’allocazione efficiente delle risorse e senza standardizzazione dei percorsi non esiste una vera equità. Allo stesso modo la previsione di una formazione specifica del personale medico e delle strutture dedicate segna una differenza sostanziale rispetto al passato. Qualcuno lo ha detto: si tratta di una patologia difficile anche da diagnosticare. Qui si passa dalla casualità della risposta sanitaria alla costruzione di una competenza sistemica e specifica. Questo è fondamentale, perché la fibromialgia, come ci è stato spiegato da chi ha competenze mediche, non produce solo dolore fisico, ma anche isolamento, ritardi diagnostici, perdita di produttività, incomprensione sociale e difficoltà lavorative. È per questo che considero altrettanto qualificante il passaggio della normativa relativo al lavoro agile, al ricollocamento e alla tutela della dignità professionale. Qui c’è un principio che credo debba essere ulteriormente sottolineato e difeso con forza: la tutela della persona affinché non venga esclusa dal lavoro, ma affinché il sistema sappia adattare intelligentemente il lavoro alle esigenze specifiche della persona. Sostenere questo progetto di legge significa ribadire un principio fondamentale: la salute non è solo cura, ma è anche la capacità dello Stato di evitare che una malattia degeneri in marginalizzazione sociale. Naturalmente, come ogni buon legislatore sa, il lavoro che parte oggi non deve limitarsi ad arrivare rapidamente all’approvazione di un testo normativo. Dobbiamo anche preoccuparci della sua concreta implementazione attraverso la normativa secondaria e vigilare affinché la legge diventi presto operativa e non resti soltanto scritta sulla carta. Troppo spesso, infatti, leggi anche giuste e buone rimangono inapplicate. Quindi oggi l’impegno non è soltanto arrivare rapidamente a un testo di legge, ma renderlo realmente efficace. Desidero sottolineare infine un altro aspetto che mi porta a ringraziare i proponenti: non dimentichiamo che questa è una legge di iniziativa popolare. Quando la popolazione si mobilita, si organizza, utilizza gli strumenti a disposizione ed entra nella vita politica, istituzionale e decisionale del Paese, io credo che questo sia qualcosa di estremamente positivo. Anzi, l’invito è a farlo non solo quando si tratta di temi che toccano così da vicino le persone, ma anche per tutte le altre questioni importanti del Paese, perché altrimenti il rischio è che le istituzioni restino nelle mani di chi magari le occupa da troppo tempo e ne fa un uso distorto. Concludo dicendo che oggi noi possiamo decidere che strada prendere. Non solo rispetto a questa specifica esigenza, ma rispetto a una vera scelta di campo. I L’alternativa è continuare con la solita gestione ordinaria che però non porta a risultati concreti. È per questo che questa normativa trova il nostro giudizio sostanzialmente favorevole, non per una semplice adesione emotiva alla problematica o perché si tratta di un’iniziativa popolare a cui bisogna aderire per forza, ma perché riteniamo che il testo abbia un approccio dignitoso, serio e moderno e che quindi meriti di essere approfondito nella Commissione competente e portato velocemente a termine. Credo che quando la politica riesce a unire umanità e struttura, tutela e organizzazione, allora stia davvero svolgendo quel compito alto che mi auguro sapremo applicare anche ad altri settori dove spesso questo approccio manca.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Innanzitutto ringrazio i presentatori del progetto di legge, l’associazione La Fibromialgia di San Marino. Parto subito dalla polemica sulla presentazione delle istanze d’Arengo. Sicuramente c’è stato un uso improprio dello strumento, però capisco anche che sia stato dovuto alla volontà di portare il prima possibile questo progetto di legge all’attenzione dell’Aula, per sensibilizzare il Consiglio Grande e Generale su una patologia di cui loro stessi sono affetti. Ho avuto modo di parlare con i proponenti. Non sono un medico né un operatore sanitario, quindi non sono un’esperta in materia, ma è stata sicuramente una chiacchierata importante, anche perché non è la prima volta che quest’Aula viene sollecitata dalle due associazioni che spesso portano all’attenzione i loro disagi e le difficoltà che si trovano ad affrontare. Devo dire che è una malattia con un percorso molto lungo per arrivare alla diagnosi, mi parlavano di tempi che vanno dai cinque ai sette anni. È una diagnosi che avviene per esclusione e che coinvolge varie aree e sintomatologie. Non entrerò nel dettaglio tecnico, ma sicuramente il progetto di legge vuole intervenire soprattutto sulle problematiche legate al lavoro, come l’inabilità o l’estensione delle tutele lavorative. Però questo confronto ci ha anche aperto un mondo, perché credo che molti consiglieri abbiano avuto modo di confrontarsi con l’associazione e di conoscere meglio le problematiche che queste persone affrontano nel loro percorso quotidiano. Una volta diagnosticata la malattia, e già questo richiede molti anni, emergono problemi importanti. Hanno parlato molto bene anche i colleghi Belluzzi e altri rispetto all’uso dei farmaci che vengono somministrati e che hanno ripercussioni non solo sulla guida ma anche sulla sicurezza sul lavoro, per chi svolge mansioni che prevedono l’utilizzo di muletti, carrelli elevatori o altri mezzi industriali che possono diventare pericolosi sia per loro stessi sia per chi lavora accanto a loro, così come sulla strada possono diventare un pericolo sia per loro sia per gli altri utenti. Credo quindi che su questa parte della patologia, legata alla somministrazione di farmaci psicotropi che incidono sulla guida e sul lavoro, si debba porre una grandissima attenzione. Non deve essere quest’Aula a trovare le soluzioni tecniche, perché esiste un gruppo di lavoro dedicato. Credo però che quel gruppo di lavoro dovrà affrontare un percorso lungo e approfondito, perché il problema non riguarda solo chi è affetto da fibromialgia, ma anche moltissime altre persone con diverse patologie che assumono farmaci psicotropi. Molte volte queste persone non ricevono limitazioni alla guida e quindi guidano normalmente, a volte senza nemmeno sapere che il farmaco assunto contiene oppiacei o altre sostanze. Così capita che guidino in piena sicurezza, magari perché il farmaco è stato assunto giorni prima e loro si sentono lucidi sia alla guida sia sul lavoro, ma nel momento in cui dovesse accadere qualcosa risultano positivi ai controlli su queste sostanze, con tutte le conseguenze del caso, come il ritiro della patente. Gli specialisti, il gruppo di lavoro e poi la politica dovranno produrre un documento e portare la questione all’attenzione dell’Aula per trovare una soluzione. Un’altra problematica che mi è stata evidenziata riguarda il fascicolo sanitario e il libretto sanitario, perché molti dei farmaci che queste persone utilizzano non risultano segnalati correttamente. Questo può diventare un problema nel momento in cui succede qualcosa e non c’è accanto un familiare che conosce le medicine assunte. Mi spiegavano che spesso assumono anche anticoagulanti e quindi, se un operatore sanitario deve intervenire in emergenza senza avere accesso a un fascicolo aggiornato con i farmaci prescritti, la situazione può diventare rischiosa. Un’altra questione che mi è stata posta riguarda la necessità di avere un medico di riferimento. È vero che il percorso è multidisciplinare, ma come avviene per altre patologie sarebbe utile avere comunque una figura di riferimento che coordini il rapporto con gli altri specialisti. Credo che anche questo sia un aspetto su cui ragionare.
Gemma Cesarini (Libera): Anch’io ringrazio il proponente e la relatrice per la presentazione del progetto di legge che riguarda una patologia spesso invisibile ma profondamente reale, la fibromialgia. Una condizione che per tanto tempo, per tante persone, è stata vissuta nel silenzio, nell’incomprensione e talvolta perfino nel dubbio di non essere creduti. Credo che questi aspetti abbiano lasciato dei segni e condizionato anche la modalità con cui oggi ci troviamo a discutere in Aula di questa malattia, proprio a causa della mancanza di ascolto, e questo è sicuramente un fatto che non deve essere ignorato. Parlare di fibromialgia significa parlare di dolore cronico, di stanchezza, di difficoltà nel lavoro, nella vita familiare e nelle relazioni sociali, ma significa anche parlare di dignità, perché il primo diritto di chi soffre è essere riconosciuto. Per questo riteniamo importante compiere un passo avanti nel riconoscimento della patologia, nel sostegno ai percorsi di cura e nell’accompagnamento delle persone e delle famiglie che affrontano ogni giorno questa condizione. Credo che la qualità di una comunità si misuri soprattutto nella capacità di non lasciare sole le persone più fragili e questo progetto di legge deve andare in quella direzione: costruire una sanità attenta, umana e vicina ai bisogni reali. Naturalmente serviranno anche atti concreti: formazione del personale sanitario, percorsi diagnostici più chiari, presa in carico multidisciplinare, attenzione agli aspetti lavorativi e sociali, perché il riconoscimento formale è fondamentale ma deve tradursi in strumenti effettivi di supporto, anche sulla base del livello di gravità della patologia, come avviene per altre malattie. Per queste ragioni guardiamo con favore a questo intervento normativo e auspichiamo che il confronto consiliare in Commissione possa contribuire a rafforzarlo ulteriormente, nell’interesse delle persone affette da fibromialgia e delle loro famiglie e, al tempo stesso, del sistema sanitario che oggi abbiamo e che gelosamente custodiamo. Condivido quanto espresso anche da altri colleghi in merito alla presentazione delle numerose istanze d’Arengo, che non credo rappresenti la modalità più opportuna per garantire un intervento normativo omogeneo e coerente con le finalità stesse dello strumento dell’istanza d’Arengo, che spesso viene messo in discussione ma che io ritengo invece un importante strumento di proposta civica e di democrazia diretta, capace di portare all’attenzione dell’Aula temi fortemente sentiti dai cittadini, come in questo caso, senza necessariamente passare dai partiti o dal Governo. Ciò nonostante è chiaro ed evidente il messaggio umano che si voleva trasmettere e questo non deve essere ignorato. Come dicevo all’inizio, a mio parere tutto questo è fortemente condizionato dalla mancanza di ascolto. Si tratta di una malattia relativamente recente in termini di conoscenze e, come avvenuto per altre patologie in passato, necessita di tempo per essere pienamente compresa sotto tanti punti di vista, non soltanto quello sanitario.
Maria Katia Savoretti (RF): Innanzitutto desidero ringraziare i firmatari e i presentatori di questo progetto di legge, ai quali va il merito di aver riportato l’attenzione su una problematica sentita e sempre più diffusa anche nel nostro Paese. Come noto, la fibromialgia, così come è stato detto anche da chi mi ha preceduto e da chi ha competenze mediche, è una sindrome cronica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, molto spesso accompagnato da affaticamento, disturbi del sonno, problemi di memoria e alterazioni dell’umore. I sintomi sono tanti e molto diversi tra loro, variando da persona a persona. Purtroppo ad oggi non è ancora nota la causa da cui scaturisce e non esiste una cura definitiva. È certamente una condizione complessa e spesso anche difficile da diagnosticare da parte del medico. San Marino ha fatto passi avanti con il riconoscimento avvenuto nel 2024 attraverso la legge numero 10 del 24 gennaio. Con il 2024 è arrivato il riconoscimento, ma è proprio dall’applicazione di quella legge che oggi emergono ancora criticità e lacune. Ben vengano quindi i suggerimenti da parte di chi vive e combatte quotidianamente con questa patologia e con i sintomi che essa produce, la cosiddetta malattia dei cento sintomi. È infatti importante mettere in evidenza ciò che ancora non è chiaro e su cui invece è necessario intervenire anche a livello normativo. Sappiamo molto bene che le difficoltà che comporta questa patologia sono tante: limitazioni funzionali, limitazioni alla mobilità personale e soprattutto la difficoltà di convivere quotidianamente con il dolore che la malattia produce. Anche sul fronte lavorativo la situazione è complessa proprio per la mancanza di un riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante. Noi dobbiamo assolutamente evitare che i disagi si amplifichino fino a portare all’isolamento delle persone che ne soffrono. I disagi sono già tanti e il nostro compito deve essere quello di aiutare queste persone a ridurli, creando le migliori condizioni possibili per garantire ai malati di fibromialgia una vita dignitosa e soprattutto per non lasciarli soli. Guardiamo anche il percorso che sta facendo e ha fatto l’Italia in questi anni. Piano piano la fibromialgia è entrata a far parte dei LEA, i livelli essenziali di assistenza, e anche il percorso normativo italiano ha compiuto molti progressi. I progressi quindi possiamo farli anche noi, insieme e con la massima attenzione. La presentazione delle 33 istanze d’Arengo che accompagnano questa legge è una provocazione? Forse sì. D’altra parte però vorrei ricordare che anche il progetto di legge è rimasto chiuso in un cassetto per nove mesi. Quindi è un grido d’allarme, una richiesta di aiuto, e non possiamo continuare a chiudere gli occhi o tapparci le orecchie. Dobbiamo invece intervenire. Il modo si può trovare e lo possiamo fare insieme. Mi chiedo infatti perché non creare una legge quadro, una disciplina più completa che preveda il riconoscimento giuridico, le terapie, le valutazioni mediche e i percorsi sanitari a tutela di tutte quelle patologie che, per i loro sintomi, creano disagi e rendono invalidante la vita sociale delle persone. Questa è una proposta. In questo modo si potrebbe garantire davvero quell’inclusione di cui tanto parliamo ma che poi, nei fatti, spesso non realizziamo. Dobbiamo evitare qualsiasi forma di frammentazione interna e intervenire per colmare ciò che ancora manca seriamente. L’unione fa la forza anche a livello sanitario e credo che noi dobbiamo essere bravi ad affrontare il tema in maniera seria, senza continuare a nasconderci dietro un dito. Quando il tema è la salute dei cittadini, penso che una via preferenziale sia doverosa e soprattutto credo che non debbano esserci divisioni.
Andrea Menicucci (RF): Credo che il tema sia molto sentito e penso che questo dibattito abbia dato chiaramente il polso della situazione, mostrando quanto questa patologia sia in grado di impattare sulla vita delle persone affette da fibromialgia e, di riflesso, sulla loro capacità di inclusione sociale, ma soprattutto sulla loro capacità di inclusione nel mercato del lavoro e quindi all’interno dell’economia della nostra Repubblica. Per questo ritengo che il tema non sia soltanto sanitario o medico, ma riguardi in maniera complessiva tutta la sfera della vita delle persone che si trovano a convivere con questa condizione. Faccio anche un piccolo appunto rispetto ad alcune critiche e perplessità avanzate sulle numerose istanze d’Arengo presentate nella scorsa sessione. Credo che quanto avvenuto, cioè la presentazione di 33 istanze d’Arengo, sia stata una provocazione. Può essere considerato anche un utilizzo in qualche modo strumentale dello strumento dell’istanza d’Arengo e, sotto questo aspetto, posso anche essere d’accordo. Però c’è un elemento fondamentale: è stata una provocazione che ha provocato il legislatore, il Consiglio Grande e Generale, a fare qualcosa rispetto al riconoscimento di un diritto richiesto dalle persone che hanno presentato questo progetto di legge. Senza quelle 33 istanze oggi probabilmente non staremmo discutendo questo progetto di legge. Ricordo infatti che il progetto era stato presentato nel settembre 2025 e che la legge qualificata numero 1 del 2013 impone che i progetti di legge di iniziativa popolare vengano portati in seconda lettura entro 180 giorni dalla loro presentazione. Credo quindi che questa provocazione sia stata sì un uso particolare dello strumento, ma anche un modo meritevole per riportare all’attenzione un progetto di legge che da oltre sei mesi giaceva in qualche cassetto di un ufficio pubblico. È stato ricordato che anche progetti di legge di consiglieri o delle opposizioni restano spesso fermi a lungo e condivido questa osservazione. Passando al merito del progetto di legge, credo che questo testo, insieme alla legge approvata nel 2024, abbia avuto il grande merito di porre attenzione su una condizione cronica che rende estremamente difficile l’inclusione sociale delle persone e che si riflette inevitabilmente anche sul mondo del lavoro, sulla dignità lavorativa e sulla dignità personale di chi ne soffre. Anche io penso che procedere con una sorta di “monografia normativa”, dedicando una legge ad una singola patologia, possa essere un approccio non del tutto corretto. Però quello che abbiamo ascoltato durante gli incontri con le persone affette da fibromialgia e con l’associazione proponente credo debba essere valorizzato. La loro volontà non è stata soltanto quella di portare attenzione sulla fibromialgia, ma anche quella di lavorare per un risultato più ampio, che possa coinvolgere tutte le persone che, per un motivo o per un altro, vivono situazioni di invalidità, esclusione sociale o esclusione lavorativa dovute non solo ai sintomi della malattia, ma anche agli effetti delle cure e dei farmaci assunti per limitare il dolore e convivere con la patologia. Per questo credo sia giusto ragionare in un’ottica più generale e coerente con l’impostazione sociosanitaria della Repubblica di San Marino, andando eventualmente a prevedere implementazioni normative, momenti di confronto tra gli uffici competenti, sia in ambito sanitario sia amministrativo, e verificando tutte quelle situazioni che possano migliorare concretamente la condizione delle persone che assumono determinati farmaci e che spesso incontrano difficoltà nell’inclusione lavorativa. Ci sono alcune istanze che non sono direttamente connesse al progetto di legge presentato dall’associazione. Mi riferisco in particolare alla numero 6, alla numero 23 e alla numero 30, che riguardano invece una delibera del Comitato Esecutivo dell’ISS, quella che ha previsto il rimborso spese per alcune terapie e alcuni ausili destinati alle persone fibromialgiche sulla base della legge 10 del 2024. Credo che proprio su queste istanze potrebbe esserci spazio per un dibattito specifico e per un eventuale intervento diretto, perché non riguardano il contenuto del progetto di legge, ma una delibera dell’Istituto per la Sicurezza Sociale che potrebbe essere modificata anche senza attendere l’iter di questa legge.
Maria Luisa Berti (AR): Per quanto riguarda il progetto di legge, desidero unirmi con la massima sincerità al sentimento di gratitudine e di positivo accoglimento nei confronti dell’intento dei firmatari di sottoporre all’Aula consiliare un progetto di legge di iniziativa legislativa popolare. È sempre importante vedere come uno strumento di democrazia diretta quale l’iniziativa legislativa popolare venga utilizzato, soprattutto su tematiche così sensibili e importanti come quelle legate alla salute dei cittadini e dello Stato. Credo che l’Aula consiliare abbia sempre manifestato attenzione nei confronti di questa malattia, innanzitutto con l’approvazione della legge del gennaio 2024 che ha riconosciuto la fibromialgia come malattia. Non sono un medico né un sanitario, ma ho particolarmente apprezzato l’intervento del consigliere Andrea Ugolini che ha evidenziato i contorni, le caratteristiche e la delicatezza della materia sotto il profilo sanitario, clinico e anche degli effetti concreti che la malattia produce nella vita delle persone. Ritengo però che l’Aula consiliare debba avere un’attenzione particolare verso tutte le malattie e non soltanto verso una in particolare, perché l’obiettivo di uno Stato deve essere quello di prendersi cura del malato a prescindere dalla specifica patologia di cui soffre. La stessa attenzione che meritano i malati di fibromialgia deve essere garantita anche a qualsiasi altro malato. Il progetto di legge pone all’attenzione dell’Aula la necessità di rivedere o implementare la norma approvata nel 2024 e nell’ambito della Commissione verrà sicuramente svolto un lavoro approfondito. Ritengo opportuno recepire anche il suggerimento del consigliere Ugolini circa la possibilità di sentire persone con competenze medico-sanitarie, proprio per trattare nel modo migliore il progetto di legge e definire un testo che sia realmente utile ai malati di fibromialgia. Da questo punto di vista esprimo sicuramente apprezzamento per l’iniziativa legislativa popolare. Mi permetto invece di evidenziare che non apprezzo assolutamente l’abuso che è stato fatto con la presentazione di un numero così elevato, e sinceramente mai visto, di istanze d’Arengo tutte sulla stessa tematica. Ritengo che vi sia stato un vero abuso di uno strumento di democrazia diretta che, francamente, non è rispettoso dell’istituto stesso, soprattutto considerando che parallelamente era già pendente un progetto di legge che, per molti aspetti, recepisce o comunque affronta gli stessi temi contenuti nelle istanze d’Arengo. Non è bello vedere un abuso di questo tipo, perché non è rispettoso delle istituzioni. È vero che c’è stato un ritardo nel portare il progetto all’attenzione dell’Aula, ma gli strumenti per far rispettare l’iter esistono e sono altri rispetto a quelli adottati in questo specifico contesto. Un’altra considerazione che mi permetto di fare è che quando si è di fronte alla malattia non esistono malattie di serie A e malattie di serie B da trattare diversamente. Penso anche che non debbano esistere divisioni fra cittadini. Credo che si sia molto più efficaci e molto più utili quando l’azione è unitaria, condivisa e orientata da una sensibilità comune verso una causa che deve necessariamente essere comune. La salute e la tutela della persona devono rappresentare l’obiettivo primario di tutti, anche nelle specifiche declinazioni delle diverse malattie che purtroppo ciascuno di noi può trovarsi ad affrontare nella vita. È dovere dell’assistenza pubblica prendersi realmente cura di ogni malato. Proprio per questo sarebbe bello vedere che di fronte a finalità di questo tipo vi fosse un’azione comune e non divisioni fra associazioni o fra portatori di interessi che, pur partendo sicuramente dalla tutela del malato, rischiano talvolta di lasciarsi trascinare in dinamiche di carattere personale o politico. Mi auguro che questo non sia il caso. Credo però che questo non rappresenti un buon modo di agire rispetto a una causa che è sicuramente nobile e che noi, come legislatori, dobbiamo sostenere facendo in modo che tutta l’assistenza possibile sia realmente a beneficio dei malati, compresi naturalmente i malati di fibromialgia.
Nicola Renzi (RF): Io invece vi ringrazio per quello che avete fatto. Non so quali siano le organizzazioni o le modalità di confronto che avete con altre associazioni che si occupano di fibromialgia. Francamente per me oggi voi siete cittadini, lei è una cittadina che rappresenta altri cittadini che hanno voluto sottoscrivere questa proposta di legge. E quindi vi dico grazie, anche per aver voluto fare questa provocazione con la presentazione delle istanze d’Arengo, che chiaramente noi non voteremo perché abbiamo capito benissimo che si tratta di una provocazione. Ma vi chiedo anche scusa, perché la legge che avete presentato non è stata presa in carico da quest’Aula e dalle istituzioni del nostro Paese nei tempi e nei modi in cui si sarebbe dovuto fare. Mi dispiace sentir dire “anche noi abbiamo presentato una legge”, “anche le nostre leggi sono state analizzate dopo due anni”. Questo non è il buon modello che dobbiamo seguire. Soprattutto oggi, alla presenza di cittadini che vengono qui, noi dovremmo chiedere scusa invece di puntare il dito con atteggiamenti censorii, quasi volessimo insegnare ai cittadini come si devono comportare, quando siamo i primi a non rispettare le regole previste. Siamo noi che dobbiamo chiedere scusa, tutti quelli che non hanno calendarizzato nei tempi giusti le vostre leggi. Detto questo, immagino quanto sia tremendo sapere di essere afflitti da una patologia senza magari riuscire neppure a darle un nome, senza riuscire a descriverla o addirittura senza essere creduti quando si manifestano certi sintomi. Anch’io ringrazio chi è intervenuto prima di me con competenze certamente superiori alle mie. Oggi non parliamo più di fantasia, ma di fibromialgia. Evidentemente questa malattia ha un nome, ha dei sintomi e una propria identità, anche se, come ci ricordava la collega Farinelli, è ancora difficile da diagnosticare. Nei confronti che ho avuto con persone affette da fibromialgia non ho mai avuto l’impressione di persone che chiedessero privilegi o maggiori diritti. Anzi, in alcuni casi ho percepito quasi la volontà di evitare che qualcuno potesse approfittare impropriamente di questa situazione. Non possiamo però dire che, siccome qualcuno potrebbe abusare della diagnosi di questa malattia, allora non la riconosciamo a nessuno. Non può essere questo l’approccio con cui ci rivolgiamo a una malattia e a chi ne soffre. Come diceva giustamente il consigliere Farinelli, noi non dobbiamo limitarci ad analizzare la malattia in sé, perché non possiamo fare una legge per ogni singola patologia. Dobbiamo invece analizzare la sintomatologia e capire quale impatto essa abbia sulla vita delle persone: sul lavoro, sulla quotidianità, sulle possibilità di vivere normalmente. Nei confronti che ho avuto con i malati di fibromialgia non ho mai sentito chiedere il diritto di guidare a tutti i costi o di poter usare mezzi da lavoro come il muletto assumendo farmaci psicotropi. Ho sentito piuttosto la richiesta di regolamentare situazioni che oggi la normativa sul lavoro non disciplina, definendo chiaramente in quali condizioni certe attività si possano o non si possano svolgere assumendo determinati farmaci. E guardate che la politica ha già dimostrato di voler affrontare questa questione. In Commissione quarta ci sono stati riferimenti precisi da parte del Segretario di Stato alla Sanità, che parlava però di circa 300 casi. Poi c’è stata una relazione della Commissione Pari Opportunità che parlava di 800 casi e le associazioni ci dicono che forse i malati sono più di 1000. Rendiamoci conto che abbiamo un problema serio. Se non sappiamo se nel nostro Paese i malati di fibromialgia siano 300, 800 o 1000, allora vuol dire che manca chiarezza. Dobbiamo stabilire chi può fare una diagnosi, se la diagnosi può essere fatta da tutti i medici o solo da specialisti. Non ho certo io le competenze per dirlo, ma dobbiamo arrivare almeno a definire dati epidemiologici reali su questa malattia nel nostro territorio, altrimenti rischiamo di discutere del nulla. Sappiamo anche che sono stati avviati tavoli di lavoro per approfondire le ricadute lavorative della malattia e dell’assunzione di certi farmaci, ma mi sembra che ancora non siano arrivati risultati concreti nonostante gli sforzi fatti. Per questo è giusto mantenere alta l’attenzione su questo tema, così come su tutte le altre malattie invalidanti che richiedono l’assunzione di farmaci in grado di limitare alcune funzioni e alcune modalità di vita. Ed è giusto continuare a farlo senza lasciarsi intimidire da chi pretende di dire ai cittadini cosa devono o non devono fare. Andate avanti così, continuate a pretendere il rispetto delle regole e fatelo sempre nel rispetto degli altri, come state facendo.
Ilaria Baciocchi (PSD): Innanzitutto desidero fare un ringraziamento alla relatrice, perché credo che l’impegno sociale non sia mai né scontato né facile. E allora penso che oggi dobbiamo riuscire a tenere insieme due aspetti fondamentali. Il primo è il rispetto delle istituzioni e degli strumenti democratici. Il secondo è il rispetto delle persone che soffrono davvero. Parto dal primo punto. È giusto parlare di fibromialgia, è giusto farlo in Consiglio Grande e Generale, è giusto chiedere più attenzione, più tutele e più riconoscimento. Però credo anche che vada detto con chiarezza che il modo scelto per portare questo tema all’attenzione del Consiglio sia stato, almeno in parte, improprio. Lo hanno detto anche altri colleghi prima di me: presentare un progetto di legge insieme a una quantità così ampia di istanze d’Arengo costruite sugli stessi contenuti rischia di trasformare uno strumento importante della nostra democrazia in una forma di pressione organizzata sul Consiglio. E io penso che questo sia un errore. Lo dico senza polemica, anzi, capisco perfettamente perché sia successo. Ed è qui che arriva il secondo punto, quello più importante. La fibromialgia è una patologia particolare, difficile, complessa, perfino sfuggente. È difficile non solo da curare, ma persino da spiegare, perché spesso non si vede, non lascia segni evidenti, non compare in modo netto in un esame o in una lastra. E allora chi ne soffre finisce troppo spesso per sentirsi giudicato, guardato con sospetto, considerato esagerato, fragile o lamentoso. C’è un peso psicologico enorme in tutto questo, un senso continuo di incomprensione, di solitudine e quasi di vergogna. E questa non è una dinamica che riguarda solo la fibromialgia. Pensiamo, per esempio, all’endometriosi: per anni migliaia di donne si sono sentite dire che il loro dolore fosse normale, che dovessero semplicemente sopportarlo. Allora sì, io credo che serva più attenzione, più sensibilità e più capacità di ascolto. Ma proprio perché il tema è serio dobbiamo avere anche il coraggio di dire tutta la verità. Perché la difficoltà diagnostica della fibromialgia apre inevitabilmente anche un altro problema: se esiste una zona grigia, se la diagnosi è complessa, se i sintomi sono difficili da misurare in modo oggettivo, allora esiste anche il rischio che qualcuno possa approfittarsene. È un tema delicato ma reale, perché accanto alle persone che soffrono davvero possono esserci anche persone che simulano, che forzano, che cercano scorciatoie. Questo non deve diventare un tabù. Dirlo non significa mettere in discussione chi sta davvero male, anzi significa proteggere proprio quelle persone, perché quando il sistema perde credibilità a pagarne il prezzo sono sempre prima i malati veri. E allora la politica seria deve riuscire a tenere insieme entrambe le cose: umanità e rigore. A San Marino una normativa già esiste. Allora la domanda è: funziona? È sufficiente? È aggiornata? È davvero utile alle persone? I tempi diagnostici sono adeguati oppure no? Esistono percorsi multidisciplinari reali oppure le persone vengono lasciate sole a rimbalzare fra i vari specialisti? C’è abbastanza supporto psicologico? I medici di base hanno strumenti e formazione sufficienti per riconoscere questa patologia? Nel mondo del lavoro esistono davvero forme di flessibilità e tutela oppure tutto resta sulla carta? L’ISS ha protocolli chiari oppure prevale ancora la discrezionalità? Ecco i temi sui quali dobbiamo lavorare. Io penso, per esempio, che si potrebbero rafforzare almeno quattro aspetti. Il primo è la diagnosi precoce, perché arrivare a una diagnosi dopo anni significa spesso peggiorare la condizione clinica e psicologica. Il secondo è il supporto multidisciplinare. La fibromialgia non si affronta soltanto con una prescrizione farmacologica, servono percorsi integrati. Il terzo riguarda il lavoro, perché molte persone non chiedono privilegi: chiedono semplicemente di poter continuare a lavorare senza essere schiacciate dalla malattia. Il quarto è la formazione e la sensibilizzazione, perché spesso il problema nasce ancora prima della cura: nasce nel momento in cui una persona non viene presa sul serio. Se nel progetto di legge di iniziativa popolare ci sono strumenti utili, prendiamoli. Se ci sono aspetti sbagliati o squilibrati, correggiamoli. Ma facciamolo con serietà, perché la sofferenza delle persone non può diventare né un tabù emotivo né una scorciatoia politica.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Allora, innanzitutto io ringrazio il Segretario di Stato perché il riferimento che ha fatto, a mio avviso, è molto preciso e dà tutti gli elementi per significare a che punto è questa problematica. E poi ovviamente mi associo veramente di cuore ai ringraziamenti già fatti dal Segretario ai promotori del progetto di legge, alla giovane relatrice, ai presentatori delle istanze e alle associazioni.Però io penso questo: per me sia la presentazione del progetto di legge che le istanze siano una provocazione per chiedere aiuto e tenere alta l’attenzione su questa problematica. Quindi l’attenzione deve essere sempre tenuta alta, ma rivolta a tutti i pazienti e a tutte le malattie. Lo avete detto in tanti e lo ridico anch’io. Però io voglio far passare in questi pochi minuti un messaggio che tranquillizzi sia chi ci ascolta sia soprattutto coloro che soffrono di questa patologia. Innanzitutto vorrei precisare, perché ho qui il riferimento del Segretario, che il numero dei fibromialgici a cui ad oggi è stata diagnosticata la fibromialgia è di 327 soggetti. Questo dato, lo precisiamo, è stato elaborato sulla base del codice già assegnato a ciascun paziente affetto dalla patologia, con evidenza nella cartella clinica e visibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’assistito. E speriamo che non aumentino. Si parla di numeri alti proprio perché mi auguro che il numero non aumenti, per la tutela della salute dei pazienti. Il messaggio che voglio far passare, e mi preme sottolinearlo, è che l’attenzione c’è stata. E allora noi dobbiamo assolutamente ribadire che l’attenzione della Segreteria di Stato alla Sanità e Sicurezza Sociale e di quest’aula c’è stata, ovviamente anche sollecitata dall’associazione dei fibromialgici con un’istanza d’Arengo. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Però nel 2024 San Marino è diventato uno dei primi Stati al mondo dotato di una specifica normativa che riconosce la malattia. La fibromialgia è stata riconosciuta come patologia caratterizzata da dolore cronico diffuso associato a stress emotivo, disagio e limitazioni somatiche e psicologiche. Questo va ricordato affinché non passi il messaggio che l’attenzione non ci sia. È ovvio che deve essere sempre alta e proprio nel riferimento che fece il Segretario alla Sanità, a seguito dell’ordine del giorno del Consiglio Grande e Generale del giugno 2025, venne riferito che fu costituito con delibera di agosto un gruppo di lavoro per la dignità personale e lavorativa nei casi di depressione, fibromialgia e altre patologie croniche che generano esclusione o marginalizzazione sociale. Quindi non è vero che non si è andati avanti. L’attenzione c’è e continua a esserci. Sempre nel riferimento si legge che nell’incontro dell’8 ottobre 2025 non è stata riportata alcuna segnalazione o rimostranza particolare in merito a situazioni critiche o discriminatorie verificatesi in ambito lavorativo da parte delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali, le quali ritengono altresì che la normativa vigente già preveda alcune tutele. Il gruppo di lavoro sta lavorando ed è composto da molti attori, da molti soggetti. È un gruppo eterogeneo che ricomprende molte componenti della società. La relazione che doveva essere redatta è ancora in fase di revisione, proprio perché le parti coinvolte sono sia istituzionali che mediche, sindacali e datoriali, con visioni diverse che necessitano di una sintesi. Quindi, a mio avviso, anche queste informazioni devono essere considerate, pur comprendendo che chi soffre abbia necessità di risposte forse anche più veloci. È una malattia difficile da diagnosticare e per la quale non esistono strumenti diagnostici specifici. Voglio fare anche un piccolo accenno sul tema della malattia invalidante. Sia la fibromialgia sia altre patologie possono essere più o meno invalidanti a seconda del quadro clinico, che deve essere valutato caso per caso. È già stato detto da altri colleghi e anch’io penso che il legislatore faccia fatica a sostituirsi al medico, a chi è preposto alla valutazione, alla diagnosi e alla definizione del grado di questa malattia. La legge già prevede all’articolo 3, comma 2, una presa in carico multidisciplinare del paziente e sono già stati fatti passi avanti anche attraverso l’istituzione di un apposito capitolo di bilancio proprio per venire incontro alle richieste avanzate e affrontare prestazioni che non siano soltanto sanitarie. Il tempo purtroppo stringe, ma voglio chiudere facendo mio quanto già detto nella relazione del Segretario, che ha confermato la piena disponibilità a proseguire il confronto su questi temi con spirito costruttivo, responsabilità istituzionale e attenzione verso tutte le persone coinvolte. L’obiettivo comune è aggiornare secondo necessità gli strumenti di assistenza, favorire percorsi diagnostici e terapeutici sempre più efficaci, promuovere la conoscenza della malattia e rafforzare ogni misura utile a garantire dignità, tutela e qualità della vita alle persone affette da fibromialgia.
Replica Martina Bianchi: Grazie intanto a tutti. Abbiamo messo giù un elenco di ringraziamenti per tutti coloro che hanno avuto modo di fare questi interventi che per noi sono stati molto costruttivi, quindi vi ringraziamo davvero tutti. Con piacere abbiamo visto che è stata ricordata la scorsa istanza d’Arengo che ha portato poi alla legge, una legge che la politica ha prodotto con tutto l’impegno possibile e quindi siamo qui anche per ringraziare chi presentò quell’istanza che poi portò alla legge del 2024. Purtroppo la scelta di presentare questo progetto di legge nasce dal bisogno di mettersi in campo in prima persona per colmare quei vuoti che complicano la vita dei malati fibromialgici. Troppe volte ci sentiamo dire che non esiste una norma che possa rispondere alle nostre domande. Il nostro intento quindi è quello di aiutare, come cittadinanza attiva, alla stesura del miglior prodotto possibile. Ringraziamo in particolar modo la Reggenza per la sensibilità dimostrata e, così come loro si mettono al servizio dei cittadini, vogliamo essere la dimostrazione che anche i cittadini possono mettersi al servizio delle istituzioni per contribuire alla salute di tutti. Un’ultima precisazione riguarda le istanze d’Arengo. Erano tante, è vero, ma tanto forte è stato anche il sentimento di essere ignorati rispetto a un diritto democratico come quello legato alle tempistiche di presentazione. Concordiamo sul ritiro di quelle strettamente riferite al progetto di legge. Abbiamo utilizzato lo stesso titolo proprio per poterle identificare al meglio e consentirne una gestione unitaria, ma per un buon lavoro ci sono anche istanze con riferimenti differenti, come è stato evidenziato anche da altri consiglieri e che ringraziamo, e quelle riteniamo che debbano essere discusse separatamente. Sono qui ancora a ringraziare tutti per l’attenzione, il supporto e la vicinanza morale che avete dimostrato nel corso di questa discussione.
b) Istanze d’Arengo:
- Affinché il rimborso forfettario annuo previsto per i soggetti affetti da fibromialgia venga esteso a tutte le terapie extra farmacologiche dedicate (Istanza d’Arengo n.6): respinta
- Per la creazione di un centro di ricerca per lo studio della fibromialgia presso l’Istituto di Sicurezza Sociale per i correlati protocolli terapeutici e presidi farmacologici (Istanza d’Arengo n.7): respinta
- Per un adeguamento organizzativo della struttura sanitaria ospedaliera alle esigenze di diagnosi e terapia dei soggetti affetti da fibromialgia (Istanza d’Arengo n.8): respinta
- Al fine di istituire un adeguato sostegno sanitario e socio – assistenziale del malato fibromialgico (Istanza d’Arengo n.9): respinta
- Per il riconoscimento della fibromialgia quale malattia cronica invalidante e i diritti della persona afflitta dalla medesima (Istanza d’Arengo n.10): respinta
- Al fine di individuare la quota di invalidità lavorativa e sociale da riconoscere in caso di fibromialgia (Istanza d’Arengo n.11): respinta
- Per la promozione di bandi annuali di ricerca finalizzati alla prevenzione della fibromialgia e al sostegno della diagnosi precoce e delle terapie innovative (Istanza d’Arengo n.12): respinta
- Per istituire il Registro Nazionale della Fibromialgia e l’inclusione delle relative evidenze sul fascicolo sanitario elettronico (Istanza d’Arengo n.13): respinta
- Per la promozione e la conduzione di studi clinici atti a sostegno della conoscenza della sindrome fibromialgica e per il riconoscimento dell’associazionismo e delle attività di volontariato dedicate (Istanza d’Arengo n.14): respinta
- Per l’istituzione di programmi socio – sanitari finalizzati alla prevenzione della sindrome fibromialgica (Istanza d’Arengo n.15): respinta
- Al fine di individuare un ambiente che garantisca il corretto supporto psicologico del paziente fibromialgico (Istanza d’Arengo n.16): respinta
- Per la creazione di appositi percorsi ambulatoriali o di day hospital all’interno delle strutture sanitarie pubbliche per garantire percorsi diagnostici e terapeutici assistenziali (Istanza d’Arengo n.17): respinta
- Al fine di predisporre l’insieme di attività e di interventi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di cura della fibromialgia (Istanza d’Arengo n.18): respinta
- Affinché vi sia la possibilità di un eventuale ricollocamento lavorativo nel caso in cui si presentino limiti derivanti dalla patologia fibromialgica (Istanza d’Arengo n.19): respinta
- Al fine di definire le limitazioni nelle mansioni più gravose per il malato fibromialgico e per l’eventuale sua tutela nell’ambiente lavorativo (Istanza d’Arengo n.20): respinta
- Affinché sia assicurata la possibilità, per le persone affette da fibromialgia, di svolgere prestazioni in tema di lavoro agile con le modalità previste dalla vigente disciplina (Istanza d’Arengo n.21): respinta
- Al fine di predisporre un insieme di interventi terapeutici, diagnostici, assistenziali e riabilitativi finalizzati alla cura dei pazienti fibromialgici (Istanza d’Arengo n.22): respinta
- Affinché il rimborso forfettario annuo previsto per i soggetti affetti da fibromialgia venga esteso all’acquisto di integratori dedicati su prescrizione del medico curante (Istanza d’Arengo n.23): respinta
- Al fine di inserire la fibromialgia nell’elenco delle malattie croniche mediante un apposito percorso finalizzato (Istanza d’Arengo n.24): respinta
- Affinché si predispongano idonei corsi di formazione per il personale medico ai fini della diagnosi della fibromialgia e per l’attuazione dei relativi protocolli terapeutici (Istanza d’Arengo n.25): respinta
- Al fine di istituire un insieme di interventi sanitari, sociosanitari e assistenziali nelle cure erogate da équipe multidisciplinari relative alla fibromialgia (Istanza d’Arengo n.26): respinta
- Affinché venga istituita una giusta tutela e promozione della qualità di vita e dignità sociale del malato fibromialgico (Istanza d’Arengo n.27): respinta
- Affinché venga istituita una giusta tutela dell’autonomia e della dignità lavorativa del malato fibromialgico (Istanza d’Arengo n.28): respinta
- Al fine di creare un insieme di interventi diagnostici e terapeutici funzionali all’individuazione precoce della malattia fibromialgica (Istanza d’Arengo n.29): respinta
- Al fine di un adeguamento del rimborso forfettario annuo previsto a sostegno delle persone affette da fibromialgia (Istanza d’Arengo n.30): respinta
- Al fine dell’inserimento di criteri oggettivi e omogenei per l’identificazione di sintomi e condizioni cliniche correlati alla fibromialgia (Istanza d’Arengo n.31): respinta
- Per la stipula di convenzioni con le associazioni e le fondazioni senza scopo di lucro, dedite alla ricerca clinica e/o epidemiologica in ambito socio – sanitario sulla fibromialgia (Istanza d’Arengo n.32): respinta
- Per l’istituzione di una Commissione permanente presso l’Istituto di Sicurezza Sociale, la quale, con l’ausilio della Segretaria di Stato per la Sanità, presenti ogni tre anni alla Commissione Consiliare Permanente IV una relazione di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle acquisizioni in merito alla fibromialgia (Istanza d’Arengo n.33): respinta
- Affinché si precisino i processi di cura mediante quadri clinici differenziati e relativi gradi di severità delle persone affette da fibromialgia (Istanza d’Arengo n.34): respinta
- Per la promozione da parte della Segretaria di Stato per la Sanità di campagne periodiche di informazione e sensibilizzazione sulle problematiche relative alla fibromialgia (Istanza d’Arengo n.35): respinta
- Affinché vengano create apposite evidenze della patologia fibromialgica nella cartella sanitaria visibili nel fascicolo sanitario elettronico (Istanza d’Arengo n.36): respinta
- Per l’attivazione di percorsi terapeutici mirati al benessere del malato fibromialgico (Istanza d’Arengo n.37): respinta
Comma 11 – a) Progetto di legge Costituzionale “Istituzione di una Commissione Consiliare d’inchiesta sul presunto ‘piano parallelo’ finalizzato a provocare pressione sull’Autorità Giudiziaria Sammarinese per la revoca di provvedimenti cautelari adottati su somme sequestrate nell’ambito del tentativo di acquisizione della Banca di San Marino, ricorrendo alla minaccia di ostacoli al percorso sammarinese di Associazione Europea” (presentato dal Gruppo Consiliare di Alleanza Riformista) (II lettura) b) Progetto di legge Qualificata “Istituzione di una commissione consiliare d’inchiesta su responsabilità politiche, istituzionali e amministrative nella vicenda relativa alle trattative che hanno avuto luogo nel 2024 e nel 2025 finalizzate all’acquisto della quota di maggioranza delle azioni di Banca di San Marino e ad eventuali azioni correlate, condotte successivamente” (presentato dai Gruppi Consiliari Repubblica Futura, Domani-Motus Liberi e Movimento Civico RETE) (II lettura) c) Progetto di Legge Costituzionale “Istituzione di una Commissione Consiliare d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche o amministrative riguardanti la vendita di partecipazioni dell’Ente Cassa di Faetano alla Società San Marino Group ed il c.d. “Piano Parallelo”” (presentato dai Gruppi Consiliari di Maggioranza e dal Consigliere Indipendente Giovanna Cecchetti) (II lettura)
Gian Nicola Berti (AR): Relativamente sia al punto A che al punto C, c’è un primo aspetto che riguarda la presentazione da parte di Alleanza Riformista di un progetto di legge costituzionale finalizzato all’istituzione della commissione d’inchiesta di cui stiamo trattando. Questo nasceva un po’ di getto, in un momento particolarmente pesante dal punto di vista dell’immagine della politica sammarinese. Noi ritenevamo fosse necessario dare un’immediata risposta, anche perché parallelamente si stava delineando una situazione che poi, anche successivamente, è stata meglio descritta, forse meglio compresa, ma che ancora oggi dobbiamo approfondire per capire fino in fondo a che punto si fosse arrivati e in cosa consistesse realmente dal punto di vista del tribunale. Anche perché gli atti del tribunale sono ancora in tribunale, non sono stati pubblicati. Qualcuno li conosce, perché ci sono stati imputati, difese degli imputati e costituzioni di parte civile da parte della Pubblica Amministrazione e dell’Eccellentissima Camera, però si tratta comunque di un tema particolarmente complesso e che può arrecare, astrattamente, un danno reputazionale all’intera politica sammarinese. Noi non crediamo che ci siano stati coinvolgimenti diretti di politici sammarinesi, speriamo quantomeno che non ci siano stati, però è chiaro che nel momento in cui qualcuno fa delle affermazioni di coinvolgimento della politica, noi crediamo che la politica debba reagire immediatamente per cercare di capire da dove partano questi riferimenti e fin dove siano fondati. Questa è la ragione per cui Alleanza Riformista, per prima, ha presentato questo progetto di legge, anche perché ritenevamo che non si potesse attendere un giorno di più e che anzi si dovesse dare un segnale alla cittadinanza della volontà di accertare i fatti e chiarire tutto ciò che può essere successo. Perché è vero che le responsabilità penali le accerta e le certifica il tribunale, ma è altrettanto vero che la responsabilità politica verso i cittadini è affar nostro e, proprio per questo, pensiamo che per primi dobbiamo cercare di tutelare l’immagine della politica, quella con la P maiuscola, davanti alla cittadinanza. Questa è la ragione per cui Alleanza Riformista ha presentato il progetto di legge e lo ha fatto non come un tentativo di avere un’esclusiva sul tema, anzi. Lo abbiamo presentato dichiarando fin dalla prima riga che si trattava di un progetto aperto sia alle forze di maggioranza sia a quelle di opposizione, perché quando si parla di correttezza e di rispetto dei doveri che ciascun parlamentare ha verso il proprio Paese, io credo che non ci siano questioni politiche. È una questione che riguarda l’onestà e l’etica del singolo consigliere e io credo che consiglieri onesti e corretti vi siano in tutte le forze politiche. Per questo crediamo che tutte le forze sane del Paese possano unirsi per fare argine nell’ipotesi che ci siano state infiltrazioni, anomalie o comportamenti scorretti. Dopo la nostra presentazione di questo progetto di legge costituzionale, che voleva stare a fianco del tribunale ma senza sovrapporsi, senza creare problemi alle indagini, alle difese o alle parti coinvolte, semplicemente per capire quali fossero i risvolti politici della vicenda, è seguito un progetto di legge qualificata da parte delle opposizioni. Successivamente, anche con il nostro contributo, perché obiettivamente dopo la presentazione del nostro progetto gli unici ad aver accolto il nostro invito a costruire un progetto bipartisan, quindi sia di maggioranza che di opposizione, sono state le altre forze politiche di maggioranza. Da questo punto di vista siamo andati avanti e abbiamo presentato un ulteriore progetto di legge, quello del punto C. Nell’ambito di quel progetto abbiamo cercato più volte di trovare delle linee di condivisione insieme alle opposizioni per arrivare a un obiettivo che non è obbligatorio ma che dovrebbe essere frutto del buon senso, cioè avere un progetto di legge nel quale possano riconoscersi tutte le forze politiche. In questo solco abbiamo depositato l’ulteriore progetto di legge costituzionale, firmato da tutte le forze di maggioranza e dai consiglieri indipendenti. Abbiamo fatto degli incontri e oggi ci presentiamo all’aula con un ulteriore passo avanti verso le opposizioni, proprio per cercare di raggiungere questo obiettivo, andando a presentare alcuni emendamenti al progetto di legge. Sono emendamenti che secondo noi non modificano radicalmente il perimetro del progetto principale della maggioranza, ma sono specificazioni emerse nel dibattito e che speriamo possano essere interpretate come un segnale di buona volontà. Il primo aspetto rilevante è che, alla luce della condivisione raggiunta in maggioranza sul terzo progetto di legge, cioè quello inizialmente presentato da Alleanza Riformista, noi possiamo dichiarare ritirato quel primo progetto. A questo punto mi permetto anche di illustrare gli emendamenti che intendiamo presentare nel corso del dibattito rispetto al progetto già depositato. Il primo riguarda i limiti di incompatibilità per la composizione della commissione. Avevamo inizialmente previsto un limite più ampio, dal primo gennaio 1999, ma abbiamo deciso di restringerlo al primo gennaio 2016. Quindi non potranno far parte della commissione quei consiglieri che, dopo il primo gennaio 2016, siano stati dipendenti o componenti del consiglio direttivo o del consiglio di amministrazione di Banca Centrale oppure di istituti bancari o finanziari. La stessa cosa vale per il punto C dell’articolo 2, cioè per i consiglieri che, quali componenti del Congresso di Stato, siano stati chiamati a partecipare al Comitato per il Credito e il Risparmio dopo il primo gennaio 2016. Questo perché si è sostenuto che la maggioranza volesse nascondere eventuali coinvolgimenti legati all’ingresso del gruppo bulgaro a San Marino. Noi diciamo: benissimo, andiamo a verificare anche questo. Però siccome non sappiamo neppure quando il gruppo bulgaro si sia presentato per la prima volta a San Marino, abbiamo ritenuto opportuno individuare gli ultimi dieci anni come arco temporale di riferimento, anche per evitare a monte eventuali conflitti di interesse, impedendo che possano esserci componenti della commissione che abbiano avuto rapporti con quei soggetti. Un ulteriore aspetto riguarda il fatto che noi abbiamo sempre detto che il primo obiettivo della commissione d’inchiesta deve essere quello di non sovrapporsi all’indagine del tribunale. Le indagini del tribunale sono molto più delicate, perché incidono sulla libertà delle persone e riguardano componenti economiche molto importanti, come si legge oggi sui giornali, con cifre di decine di milioni di euro. Inoltre chi svolge queste indagini è un soggetto terzo rispetto alla politica. Quando il tribunale approfondisce il coinvolgimento del gruppo bulgaro nell’acquisizione di quote della Banca di San Marino, noi dobbiamo avere la massima fiducia nel lavoro di quel soggetto terzo. La commissione potrà poi attingere a quelle informazioni, a quelle prove e a quegli indizi per svolgere un approfondimento di natura politica, magari cercando di capire non tanto l’elemento della truffa, quanto piuttosto se vi siano stati contesti o comportamenti che abbiano indirettamente favorito determinate situazioni. Per questo avevamo inizialmente previsto che la commissione potesse iniziare i lavori entro e non oltre il 31 gennaio 2027, cioè dopo la conclusione della fase inquirente. Però nessuno può sapere realmente quando il commissario della legge deciderà di chiudere le indagini. Potrebbe essere oggi, domani, a fine maggio oppure il prossimo anno. E allora, proprio per dimostrare la nostra buona volontà, abbiamo pensato di anticipare quella data dal 31 gennaio 2027 al primo settembre 2026. Siamo già a maggio, quindi il primo settembre 2026 è molto vicino e pensiamo che questo rappresenti un passo avanti importante per poter procedere insieme in un’ottica di condivisione e di verifica seria di queste situazioni, finalizzata non a creare mostri nella politica ma piuttosto a capire se davvero ci siano state delle anomalie o qualche mela marcia all’interno del sistema.
Giovanni Zonzini (Rete): Do lettura della relazione del progetto di legge presentato dalle forze di opposizione. “Progetto di legge per l’istituzione di una commissione consiliare d’inchiesta sulle responsabilità politiche, istituzionali e amministrative nella vicenda relativa alle trattative che hanno avuto luogo nel 2024 e nel 2025 finalizzate all’acquisto della quota di maggioranza delle azioni di Banca di San Marino”. Il progetto di legge muove dall’esigenza di chiarire eventuali responsabilità politiche, istituzionali e amministrative nella vicenda relativa alle trattative e ad eventuali azioni correlate condotte successivamente. Verificare se vi siano state responsabilità politiche, amministrative o addirittura istituzionali è un dovere che abbiamo prima di tutto nei confronti della cittadinanza sammarinese, che è rimasta molto colpita da quanto successo. Non voglio qui ripercorrere tutte le fasi che hanno condotto all’esplosione dello scandalo che ha travalicato ampiamente i nostri confini e che adesso, come abbiamo discusso qualche giorno fa proprio in quest’aula, a quanto pare sta mettendo a repentaglio o quantomeno rallentando il perfezionamento dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Rimaniamo sul merito della legge e quindi sulle differenze sostanziali tra il nostro progetto di legge e quello presentato dai gruppi di maggioranza. Differenze che, dal nostro punto di vista, sono sostanziali. In primo luogo vi sono i termini di avvio dei lavori. La maggioranza, anche tramite il consigliere Berti nella sua relazione, sostiene che i lavori della commissione d’inchiesta dovrebbero iniziare preferibilmente al termine dei lavori del tribunale, quindi al termine della fase inquirente. Però poi scrivono nel progetto di legge, e lo abbiamo visto anche negli emendamenti, che a partire dal 31 gennaio — e poi, secondo l’emendamento, dal primo settembre 2026 — anche se le indagini del tribunale non sono finite, la commissione d’inchiesta può comunque iniziare i propri lavori. Questa, dal nostro punto di vista, è una posizione evidentemente contraddittoria. Perché l’assunto è: “non vogliamo che vi sia una sovrapposizione tra il lavoro di accertamento delle responsabilità politiche operato dalla commissione d’inchiesta e l’accertamento delle responsabilità penali che compete all’autorità giudiziaria”. Però questo assunto viene smentito nel momento stesso in cui si dice: “non vogliamo la sovrapposizione, purché questa avvenga dopo una certa data”. Dopo il primo settembre o, come avevate proposto inizialmente, dopo il 31 gennaio, questa sovrapposizione si può fare. Allora io francamente non comprendo, e penso sia difficile anche sul piano della logica classica dare coerenza a questo ragionamento. È un ragionamento assurdo in termini, perché se secondo voi è pericolosa la sovrapposizione, non si capisce perché questa sovrapposizione sia pericolosa a giugno ma non lo sia a ottobre o a febbraio dell’anno prossimo. Quindi è evidente che quella della maggioranza è una posizione puramente dilatoria. L’unico motivo ragionevole che può spiegare una posizione così contraddittoria è la volontà di rimandare il più avanti possibile nel tempo l’avvio dei lavori della commissione d’inchiesta. Vi è poi un’altra contraddizione in questo ragionamento. Le ultime due commissioni d’inchiesta, mi riferisco in particolare a quella su Banca CIS, furono votate — lo ricordo — da tutti i partiti presenti oggi in aula, tranne forse Motus Liberi che nel 2019 ancora non esisteva. Ma tutti gli altri sì: noi, la DC, il PSD, Repubblica Futura, Alleanza Riformista che allora aveva un altro nome, Libera che pure si chiamava diversamente. Tutti nel 2019 votarono una legge costituzionale per l’istituzione della commissione d’inchiesta su Banca CIS, non solo con indagini ancora in corso, ma con indagini che addirittura si sarebbero concluse dopo la pubblicazione della relazione della stessa commissione. Anzi, come dimostrano le cronache giudiziarie, basta leggere i giornali, si scopre che i rinvii a giudizio finali in vicende come quella del cosiddetto “caso titoli” hanno tenuto fortemente in considerazione le risultanze della commissione d’inchiesta, che trovò elementi probatori che non erano stati individuati dal tribunale o che forse non erano stati valutati con la necessaria attenzione. Quindi vediamo bene come la commissione d’inchiesta allora, secondo le stesse forze politiche che oggi sostengono il contrario, poteva tranquillamente sovrapporsi, come dite voi, all’attività dell’autorità giudiziaria. Il ragionamento che proponete è sbagliato alla radice, perché non vi è nessuna sovrapposizione se non cronologica. L’autorità giudiziaria ha metodi e finalità radicalmente differenti da quelli di una commissione consiliare d’inchiesta. La magistratura ricostruisce i fatti per valutare l’eventuale commissione di reati. Una commissione parlamentare, invece, compie un’analisi storico-politica finalizzata a ricostruire responsabilità storiche, politiche e amministrative che non necessariamente costituiscono reato. Per esempio, l’imperizia o delle scelte politiche fatte con superficialità, senza adeguato approfondimento, possono avere prodotto gravi conseguenze per il Paese senza costituire un illecito penale. Per il tribunale sono irrilevanti, ma per una commissione politica sono invece rilevantissime, perché i cittadini hanno diritto di sapere se i loro rappresentanti hanno agito in modo scorretto anche quando quella scorrettezza non integra un reato. Noi quindi non comprendiamo questa contraddizione. Nel 2019 e nel 2020, quando il mandato politico della commissione d’inchiesta riguardava un gruppo politico opposto alla Democrazia Cristiana, si poteva fare una commissione durante le indagini del tribunale. Oggi non si può più, salvo farla partire dal primo settembre o dal 31 gennaio. Anche qui c’è una contraddizione evidente. Perché fino al primo settembre rischiamo di compromettere le indagini e dopo il primo settembre no? Vorrei che ci spiegaste il motivo per cui dal 2 settembre la coincidenza temporale tra commissione consiliare d’inchiesta e indagine del tribunale non costituisce più un problema. Vi è poi un’altra differenza sostanziale: la composizione della commissione. Dalla commissione Fin Capital in poi, tutte le commissioni consiliari d’inchiesta sono state composte in maniera paritetica, cioè con lo stesso numero di consiglieri di maggioranza e opposizione. Ricordo, tra l’altro, che nella scorsa legislatura le proporzioni tra maggioranza e opposizione erano praticamente identiche a quelle attuali. Eppure noi non ci siamo mai sognati di modificare la legge per garantire una maggioranza “bulgara” all’interno della commissione. La commissione d’inchiesta, per sua natura, è una commissione con poteri investigativi analoghi, sotto certi aspetti, a quelli dell’autorità giudiziaria. Può disporre acquisizioni documentali, ispezioni, controlli bancari. Io, da consigliere di opposizione, non mi sento affatto tutelato sapendo che la maggioranza potrebbe decidere con un voto di svolgere attività invasive nei confronti di un consigliere dell’opposizione. La pariteticità è invece una garanzia per tutti e aiuta anche a lavorare meglio, perché in un contesto paritetico si tende a togliersi la casacca e a ricercare la verità sulla base delle evidenze e non della forza numerica. E anche qui la contraddizione politica è evidente. Quando la Democrazia Cristiana era all’opposizione nel 2019 e promuoveva una commissione sui suoi avversari politici, allora la commissione paritetica andava bene. Adesso che la DC è maggioranza e che l’affare Banca di San Marino si colloca in un contesto oggettivamente contiguo alla Democrazia Cristiana, ecco che la pariteticità non va più bene. Bisogna garantire alla maggioranza il controllo della commissione. Non vorrei pensare male, ma come diceva un grande democristiano, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Mi sembra molto strano che quando si doveva indagare sugli avversari politici della DC le commissioni dovessero partire subito e essere paritetiche, mentre oggi che si rischia di dover indagare magari su qualche amico o parente di importanti esponenti democristiani, le commissioni devono partire il più tardi possibile e con una maggioranza schiacciante della maggioranza consiliare. Perché una cosa che forse non tutti sanno è che non è vero che un singolo consigliere può imporre acquisizioni documentali o audizioni. Questo nella commissione Banca CIS avveniva per un patto tra gentiluomini sviluppatosi in un contesto di pariteticità. Se allora il commissario Bindi chiedeva di ascoltare una persona, la si ascoltava anche se proveniva da un singolo consigliere di opposizione. Ma quello era possibile perché nessuno aveva la forza numerica per schiacciare l’altro. Garantendovi la maggioranza assoluta nella commissione, voi vi assicurate invece la possibilità di bloccare qualunque richiesta d’indagine dell’opposizione che vi risultasse sgradita. E questo è un fatto. Concludo. Anch’io auspico che si arrivi a un testo condiviso e mi sembra di aver chiarito quali siano le condizioni politiche per arrivarci. La condizione fondamentale è la fiducia. Ma voi dovete darci motivo di averne. Dovete mostrarvi pronti alla trasparenza e quindi, dal nostro punto di vista, rivedere la vostra posizione sia sull’avvio dei lavori sia sulla composizione della commissione. In assenza di queste condizioni è difficile credere che vi siano la correttezza politica e l’onestà intellettuale che dovrebbero animare il lavoro di una commissione consiliare d’inchiesta. Infine, mi si consenta una nota amara, ancorché di colore. Vorrei capire perché negli emendamenti avete messo il primo settembre come data di avvio. Perché l’ultima volta, segretario Canti, ci aveva detto che entro maggio le indagini sarebbero finite. Quindi non capisco perché adesso bisogna spostarsi a settembre. Forse c’è stato un aggiornamento? Magari ce lo può dire gentilmente. Finiranno ad agosto? A luglio? Perché prima si parlava di maggio, ora siamo a settembre. Quindi forse bisogna andare un po’ più in là. Se ci dite gentilmente quando pensate che le indagini finiranno, così magari capiamo anche quale data mettere e ci mettiamo d’accordo.
Segretario di Stato Stefano Canti: Mi limiterò a fare alcune considerazioni che in parte sono già state fatte anche dai consiglieri intervenuti prima di me. Io credo che in questa seduta del Consiglio Grande e Generale il tema bulgaro sia già stato trattato anche nel comma comunicazioni e i due commi successivi dopo il comma comunicazioni siano stati la relazione sulla Commissione Antimafia e il progetto di legge di iniziativa popolare sulla fibromialgia che abbiamo appena concluso. Sui due temi precedenti, e mi riferisco alla commissione d’inchiesta e alla Commissione Antimafia, così come sul progetto di legge relativo alla fibromialgia, io ho visto una politica lavorare in maniera pressoché unanime. Diciamo che poi non si è trovata d’accordo sulla relazione della Commissione Antimafia e su quello che doveva essere l’ordine del giorno conclusivo del dibattito, perché ne sono stati presentati due, però sostanzialmente è stato un dibattito pacato, un dibattito onesto, nel quale la politica ha riconosciuto i passi avanti fatti dalla stessa commissione e dalle istituzioni che hanno lavorato per evitare infiltrazioni malavitose all’interno del nostro Paese. Io credo che l’esercizio politico svolto in quel dibattito sia stato veramente molto positivo. Così come, nell’ambito del comma che abbiamo appena concluso, cioè quello relativo alla legge di iniziativa popolare sulla fibromialgia, abbiamo assistito a una discussione che ha visto maggioranza e opposizione fare quadrato attorno a un progetto di legge che prevede istituti e cure a favore di chi soffre di questa patologia. Ho voluto citare volutamente questi due commi precedenti perché mi auguro che anche su questo tema, cioè sull’istituzione della commissione d’inchiesta che dovrà verificare le responsabilità politico-amministrative e lavorare su quelle che sono le responsabilità riguardanti la cessione del 51% della quota di maggioranza di Banca di San Marino e sul cosiddetto piano parallelo, la politica riesca a mantenere quello stesso spirito. Dico questo perché il Paese è sotto attacco, lo abbiamo visto anche dai due comunicati stampa di Starcom nella giornata di ieri, e credo che anche su questo tema, come nei commi precedenti, dove ho visto una politica sostanzialmente unanime, si possa arrivare a una posizione ampiamente condivisa. Mi auguro che nell’ambito dei lavori della stessa commissione d’inchiesta si riesca a fare un ragionamento complessivo finalizzato ad accertare la verità. Un lavoro che dovrà essere svolto, come è già stato detto anche da chi mi ha preceduto, a fianco del tribunale e non in sovrapposizione alle indagini del tribunale, cercando di giungere il più possibile a un lavoro condiviso su quello che la politica deve fare in questo momento. Io mi auguro che sui testi presentati dai relatori di maggioranza e opposizione si possa trovare la più ampia condivisione possibile, proprio per dimostrare che la politica anche su questo tema deve essere concentrata nella ricerca della verità.
Manuel Ciavatta (PDCS): Faccio alcune riflessioni in apertura di dibattito sul Progetto di Legge proposto dalla maggioranza, spiegando le ragioni per le quali oggi porteremo alcuni emendamenti, anche nell’ottica di una maggiore condivisione con l’opposizione, sulla base di alcune richieste ritenute accoglibili e altre non accoglibili. Il primo aspetto su cui voglio soffermarmi riguarda le tempistiche, che per noi prevedono il posticipo dell’avvio della Commissione al fine di evitare la sovrapposizione con le indagini del Tribunale. Nella prima versione del progetto di Legge si indicava l’inizio della commissione d’inchiesta al termine della fase inquirente, ma non oltre, il primo gennaio. Visto, però, che l’opposizione chiedeva di poter anticipare i tempi, abbiamo previsto un emendamento che anticipa al primo settembre 2026 il limite. Per quale ragione? Perché in realtà la commissione d’inchiesta costituzionale ha lo stesso potere inquirente che ha il tribunale e, nel momento in cui ci fossero per esempio due testimonianze contrastanti, rischierebbero di essere inficiate le stesse indagini del Tribunale. Questo aspetto credo sia estremamente importante da considerare ed è per questo che insistiamo sul fatto che si debba partire al termine degli esiti dell’indagine giudiziaria. L’altro aspetto su cui credo di dover chiarire sulla non sovrapposizione delle indagini, rispetto a quanto detto dal consigliere Zonzini, che ho stimato profondamente nella commissione d’inchiesta Banca CIS, per le capacità di approfondimento delle questioni, é che in quella circostanza il Tribunale era bloccato sull’indagine di Banca CIS. In questa circostanza il Tribunale sta approfondendo le questioni e anche la parte politica ha la possibilità di valutare quanto fatto finora, proprio perché, essendo lo Stato parte civile, tutta la parte desecretata dell’indagine attuale è già stata messa a disposizione di tutti i gruppi politici di quest’aula, maggioranza e opposizione, in Commissione Giustizia. Qualcuno ha scelto di non accedere agli atti, però sono stati posti a disposizione di tutti per poter verificare quello che sta accadendo. Detto questo, non so per quale ragione, ma ogni volta che sento il consigliere Zonzini, come l’ho sentito anche in conferenza stampa, sembra che in realtà questa commissione d’inchiesta, da parte loro, abbia già un esito. Ed è per questo che quando mi chiedono perché non una commissione paritetica, che sarebbe più oggettiva, io dico che qui non c’è una questione di oggettività o meno. L’impressione è che le accuse e le condanne, dal punto di vista politico, siano già state fatte. Allora credo che quella di una commissione paritetica sia solo una scusa. Quello che, invece, è realtà è che nella legislatura di Adesso.sm, in cui erano 35 membri di maggioranza e 25 di opposizione è stata fatta una commissione d’inchiesta paritetica, perché c’era un equilibrio anche numerico. Questa volta non c’è. Poi è vero che nella legislatura successiva non sono stati cambiati gli equilibri, ma quella commissione d’inchiesta nasceva da un equilibrio anche politico che in questo caso non c’è, perché se fosse paritetica succederebbe che, oltre al fatto che un partito come la DC, che ha più di un terzo dei parlamentari, avrebbe solo un membro, ci sarebbero partiti come Libera e il PSD, che hanno otto membri come Repubblica Futura, che si vedrebbero con un membro solo contro due di Repubblica Futura. Allora vi sembra equo? Io credo di no. La proposta che abbiamo fatto è cinque a tre, cinque di maggioranza e tre di opposizione, con una maggiore proporzionalità rispetto alla rappresentatività consigliare. Se il consigliere Zonzini, inoltre, pensa che il problema sia la DC, in una composizione del genere la DC al massimo avrà due membri, quindi in sei contro due si possono fare tutte le indagini che si vogliono, se dovessero emergere responsabilità sulla DC. Io non ho nessuna paura di questo, perché se ci saranno responsabilità democristiane saremo i primi a metterle in luce. Questa questione credo, invece, che debba essere riportata all’oggettività, non a giudizi per partito preso, già prima di fare la commissione d’inchiesta. Perché è questo che sta accadendo, è questo che accade in ogni conferenza stampa e in ogni dibattito in quest’aula. Questo significa che sulla questione commissione d’inchiesta e sulla questione della vendita delle quote di Ente Cassa di Faetano il problema è che, invece di mettere al centro prima di tutto la difesa del Paese, stiamo facendo una questione politica. Questo, secondo me, è grave in quest’aula. È su questo che chiederei che questo Consiglio riuscisse a tornare all’unità anche nella commissione d’inchiesta, perché è giusto che venga data una valutazione oggettiva se ci sono responsabilità politiche, ma che ne venga fatta una strumentalizzazione politica prima credo sia sbagliato e credo ne infici, di partenza, la stessa commissione d’inchiesta. Quindi l’onestà intellettuale e l’assenza di pregiudizi, prima che richiederla agli altri, credo dovrebbe essere richiesta ai membri della propria forza politica. Detto questo, ripeto, noi siamo disponibili ad adeguare il progetto di legge con alcuni emendamenti rispetto alle finalità, come ci è stato chiesto, rispetto alle tempistiche, come ci è stato chiesto, rispetto alle incompatibilità nel Congresso di Stato, come ci è stato chiesto, per venire incontro all’opposizione. Questo passaggio lo abbiamo valutato e siamo disposti a farlo. Sul resto, ad oggi, riteniamo che non ci siano le condizioni.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Bene, le questioni relative alla necessità di istituire la commissione sono già state esplicitate in maniera molto chiara nel corso della prima lettura. Non credo sia il caso di riprenderle, anche se ovviamente l’obiettivo che deve avere questa commissione è capire come mettere in atto quelle prassi affinché un sistema possa proteggersi preventivamente rispetto a incidenti tipo quello che è capitato con questo gruppo che voleva acquisire Banca di San Marino. Probabilmente quegli anticorpi citati da molti hanno funzionato, ma hanno funzionato forse con un ritardo che oggi ci fa pagare qualche conseguenza. Sarebbe quindi giusto che la commissione avesse come obiettivo principale quello di definire quali sono stati i vulnus in questa specifica materia e individuare le modalità affinché lo Stato possa difendersi preventivamente anche da casi similari. Vorrei entrare immediatamente nella discussione rispetto alle questioni più calde che sono state sollevate. La questione dei tempi. Mi pare che, con un’azione molto incisiva da parte delle forze di opposizione, la maggioranza abbia ragionevolmente indicato un tempo che nell’emendamento è esplicitato. A questo punto, anche se dovessimo istituire oggi la commissione d’inchiesta, probabilmente occorrerebbe comunque un minimo di tempo per organizzarla, quindi partire dal primo settembre credo sia una soluzione che presenta tutte le condizioni per consentire di avviare con celerità tutte le indagini che devono essere svolte sui vari piani a cui è chiamato il lavoro della commissione. È chiaro però che dobbiamo anche renderci conto — e mi auguro che anche i consiglieri di opposizione se ne rendano conto — che la magistratura, nella fase inquirente, vive una fase molto delicata, quella legata al consolidamento di determinate prove e di determinati elementi, che dipendono ovviamente dalle dichiarazioni che i vari informati sui fatti possono fare in quello specifico frangente, e in particolare anche coloro che potrebbero avere un’imputazione. Ebbene, sappiamo bene che se dovessero viaggiare su due piani paralleli in quella specifica fase, il rischio che chi abilmente utilizza determinate dichiarazioni in un frangente che potrebbe essere quello della commissione, perché sarebbe più facile farlo, possa poi inficiare le dichiarazioni rese all’interno del tribunale. Questo provocherebbe un grave danno all’inchiesta. Quando invece l’inchiesta si è consolidata, e credo che i tempi tecnici per consolidarla ci siano tutti — sei mesi sono più che sufficienti per un lavoro di questa natura — allora credo che si possa procedere. Sarebbe bene che in questo frangente venissero definite anche le altre questioni che gravano sulla nostra Repubblica, tipo quella del riciclaggio, per capire esattamente se dobbiamo avere ancora questa spada di Damocle sulla testa e per quanto tempo. Questo è un sollecito, nessun tipo di interferenza, nessuna volontà di interferire nel lavoro della magistratura, ma un richiamo a fare le cose con la necessaria celerità. I tempi individuati credo quindi siano i migliori che si possano definire. La questione della pariteticità, signori: anche se si fosse 4 a 4, chi ci dice che poi non prevalga comunque il voto del presidente? Non mi pare che nella commissione CIS ci fosse un presidente di opposizione, era un presidente di maggioranza che poteva avere un ruolo determinante. Ma credo che questo non dovremmo nemmeno porcelo come problema, perché deve esserci un gentlemen agreement all’interno della commissione. Se certe cose vanno fatte, si fanno; se certe cose non vanno fatte, non si fanno. E credo che se ci sarà qualcuno che si oppone a determinate cose, anche fosse uno solo, quelle cose avranno difficoltà ad andare avanti. Così come se non si raggiungesse l’unanimità rispetto a determinate prese di posizione. È la modalità attraverso cui si lavora che può aiutare effettivamente a raggiungere quell’elemento di terzietà della commissione rispetto ai fatti che si devono analizzare. Credo che la maggioranza, e mi sembra anche l’opposizione abbia presentato qualcosa in quest’ordine, abbia specificato anche quali sono i livelli di incompatibilità dei consiglieri all’interno della commissione stessa. Io credo che questi aspetti debbano essere tenuti in grande considerazione, perché chiaramente ci possono essere questioni che divergono rispetto ai lavori che la commissione farà. Anche il tema delle incompatibilità è un elemento molto significativo e importante che si è inteso inserire. Così come le finalità espresse all’articolo 4 della commissione stessa, che inizialmente nel primo progetto erano rivolte magari solamente a una fase, mentre invece adesso le finalità sono state estese a tutte le fasi del percorso che ha interessato questo specifico caso. Direi che anche questo è un ulteriore passo fatto nella disponibilità di costruire un lavoro comune. Mi auguro anch’io che possa finire il tempo della strumentalizzazione su questo argomento e si possa cominciare a lavorare seriamente su questo specifico aspetto, istituendo finalmente questa commissione e facendo sì che possa lavorare con tranquillità e con gli strumenti giusti, affinché si possa arrivare a chiarire da un lato le responsabilità politiche e dall’altro a fornire le necessarie indicazioni perché il sistema possa reagire con maggiore solerzia e tempestività, dotandosi di anticorpi migliori rispetto a quelli che si sono registrati in questo specifico caso. Anticorpi che hanno funzionato, ma purtroppo troppo tardi.
Nicola Renzi (RF): Di questa commissione d’inchiesta abbiamo oggi tre progetti di legge depositati, ma io spero che non vogliamo dimenticare la querelle iniziale — e non è una strumentalizzazione, ma un dato storico — che ha portato sostanzialmente quest’aula a dividersi e la stessa maggioranza a dividersi, con chi votava in un modo, chi in un altro e chi in un altro ancora. Dopo quel momento così edificante, che ha dimostrato come la maggioranza avesse una vera unità di vedute e di intenti — ovviamente lo dico in modo ironico — dopo questa Caporetto sostanzialmente, in cui ciascuno ha votato come voleva, c’è stata la grande mossa che ha sparigliato, che è stata quella non di AR ma dell’opposizione, che ha detto: bene, vogliamo vederci chiaro e vogliamo davvero fare una commissione d’inchiesta. Anche AR ha tentato in realtà di proporre un documento che però era assolutamente irricevibile, come è stato chiaro a tutti, alla stessa maggioranza, non fosse altro perché prevedeva che la commissione si potesse insediare qualora l’autorità giudiziaria concluda le indagini confermando la sussistenza di un piano eversivo dell’ordine costituzionale, ovvero finalizzato ad ostacolare il percorso di associazione europeo con il concorso di persone residenti o cittadine sammarinesi. E qui c’è la grande difformità di vedute che noi abbiamo, e che è molto più ampia rispetto a quello che è stato raccontato in quest’aula da qualcuno. Noi abbiamo detto che la commissione d’inchiesta deve andare ad analizzare il cosiddetto piano parallelo eversivo, sovversivo dello Stato e di tutti quelli che hanno brigato per sovvertire le istituzioni della Repubblica di San Marino. E questo lo deve fare per prima la magistratura. Dopodiché dovrà essere motivo di approfondimento politico. E questo è l’unico dato positivo che io ravviso nell’intervento della maggioranza, l’unico dato positivo. Cioè che il mandato della commissione è stato ampliato. Ampliato perché bisogna riconoscere le cose come sono: rispetto a quella proposta risibile si è arrivati invece a considerare anche la compravendita, cioè il vero tema eziologico della questione. Il tema deve essere capire quando questi investitori bulgari si sono avvicinati alla Repubblica di San Marino. E poi che cosa è successo. Chi gli ha fatto certe promesse, se gliele ha fatte. Chi ha avuto interlocuzioni con loro e per cosa. Chi ha eventualmente brigato per sovvertire o fare pressioni sulle istituzioni sammarinesi. Chi eventualmente abbia preso dei soldi o abbia accolto anche solo delle profferte di soldi. Questo è il tema. E perché è stata lasciata la possibilità addirittura di cambiare delle leggi dello Stato affinché queste persone arrivassero a San Marino. E lì si andrà a vedere chi ha favorito questa cosa e chi invece ha votato contro. Perché voi ci dite che dobbiamo avere dei sospetti. Bene, ma i sospetti si sciolgono come neve al sole quando si vedono i dati oggettivi, i dati oggettivi di quello che è successo. E poi bisogna capire perché un’istruttoria è durata così a lungo, o se quei tempi erano tempi consoni per un’istruttoria. E poi certo, se in tutto questo crogiuolo di fatti ci possono essere anche delle responsabilità politiche, ad esempio le posizioni che hanno preso i membri in carica del CCR rispetto a questa questione. E guardate, se c’erano persone favorevoli alla vendita in totale buona fede, quelle non sono responsabilità clamorose, conclamate o dolose. Lo dice uno che ha palesato più volte la contrarietà tanto all’investimento quanto alla soppressione del 51%. Poco fa mi facevano vedere una mia dichiarazione in Commissione Finanze di gennaio, addirittura la leggerò anche in aula, nella quale si capiva bene la contrarietà che avevo manifestato. Quindi di cosa parliamo? Anche qui la commissione dovrà fare un lavoro molto preciso per distinguere le posizioni politiche lecite e prese in buona fede dalle posizioni invece magari condizionate da altro, da profferte o da altre cose, qualora questo sia accaduto. Sul tema, diciamo così, ci siamo almeno mi sembra che ci siamo. Arriviamo al tema dell’incompatibilità. È un altro tema delicatissimo, perché potrebbe minare la commissione nella sua partenza. Ma anche perché quando si gioca con le incompatibilità, purtroppo per qualcuno questo gioco diventa il modo per escludere qualcuno. E allora guardate, io vi dico: non volete persone che sono state nel CCR? Va bene, benissimo. Non è questo il problema. Io francamente non vedo se una persona è stata nel CCR dieci o quindici anni fa quali riverberi possa avere con la situazione bulgara, ma se questo è ciò che vi preoccupa, va bene. Secondo me però è uno strumento per agire sulle nomine di certi partiti. Questo è. Ed è gravissimo. Ma poi vi chiedo: voi dite nel vostro emendamento che escludete coloro che sono stati dipendenti o componenti del consiglio direttivo e del consiglio di amministrazione di Banca Centrale o di banche. E perché non dei collegi sindacali? Ve lo chiedo. C’è qualcuno in maggioranza che è stato in un collegio sindacale? E allora vedete che quando fate questi giochini per cui uno va bene e uno no, questo diventa inaccettabile. Allora chi ad esempio è stato in un collegio sindacale dopo il 2016 dovrebbe alzarsi e dirlo, magari, perché rischia di essere in conflitto di interessi. Perché qua c’è chi viene in aula a fare il furbino e a noi non va bene che qualcuno faccia il furbino puntando il dito contro gli altri e assolvendo se stesso. Oppure escludendo dalle incompatibilità se stesso, addirittura magari presentando quegli emendamenti. Caro consigliere Ciavatta, quel clima di pregiudizio a cui lei fa riferimento, quello era conclamato, era perché quella commissione è già nata con le persone che dovevano essere colpite politicamente e annientate. E ci avete provato in ogni modo a colpirle e annientarle. E non ce l’avete fatta. Non ce l’avete fatta perché i fatti parlano. Poi non venite qua a dirci che non dobbiamo interferire con il tribunale, quando voi ci venite a dire che siamo stati noi a interferire con il tribunale perché quella volta il tribunale a noi non piaceva, non funzionava, quindi siamo intervenuti noi. E oggi invece cosa succede? Oggi succede che fate il contrario. Intanto, mentre non dobbiamo sovrapporci con il lavoro del tribunale — giustissimo, petizione di principio anche condivisibile — abbiamo il segretario Canti che distribuisce le chiavette del fascicolo. Ma questa non è un’intromissione col tribunale? Ma nonostante questo la nostra proposta è una proposta che teneva conto della vostra preoccupazione ed è la prima che vi abbiamo fatto, cioè dividere la commissione d’inchiesta in due step. Il primo, quello dell’arrivo dei bulgari, e quello avremmo gli strumenti per iniziare a indagarlo nel mese di luglio e agosto: capire quando sono arrivati questi bulgari, iniziare ad acquisire un po’ di atti magari dall’Ente Cassa eccetera. No, questa possibilità non c’è secondo voi. E poi abbiamo detto che la partenza invece dell’indagine sul piano parallelo della commissione dovrà partire solo dopo ottobre addirittura. Ma il fatto è che voi non la volete insediare in tempo questa commissione, perché evidentemente avete un’altra visione: volete decidere chi dell’opposizione ci deve andare, assolvendo i vostri e salvando i vostri dalle incompatibilità. E avete anche la faccia tosta di presentarli in aula questi emendamenti. Poi, prima cosa. Seconda cosa: volete decidere quando parte. Terza cosa: volete decidere anche la composizione. E la composizione oggi deve essere assolutamente paritetica. Le ultime tre sono state tutte paritetiche, perché la commissione d’inchiesta necessita di quel patto fra galantuomini a cui hanno fatto riferimento Morganti e anche Zonzini. Cioè un patto che si costruisce quando c’è la parità nel riconoscimento delle potenzialità, dei poteri, dei diritti. E voi oggi ci dite: ‘No, no, intanto noi la facciamo proporzionale, dopo che abbiamo la maggioranza veniamo da voi e vi proponiamo un bel patto fra galantuomini’. Ecco, io credo che questo sia veramente un colpo molto forte ai lavori che la commissione deve fare. È chiaro: una commissione d’inchiesta deve partire e deve partire per la gravità dei temi che sono oggetto della sua analisi, che riguardano purtroppo l’intero sistema bancario, visto quello che è successo — inteso come sistema, non i singoli istituti di credito — riguarda il ruolo che la politica ha nel confrontarsi con esso, riguarda il cosiddetto piano parallelo, certamente. E noi speriamo che ci sia il tempo durante questo weekend di riuscire a trovare un’ulteriore mediazione con la maggioranza, di riguardare anche le incompatibilità, magari per sanare quelle che noi abbiamo proposto. Perché se quelle vi vanno bene, perfetto, andiamo avanti così. Ma almeno per escludere chi è evidentemente incompatibile. E chi lo è, lo ha capito in maniera chiarissima.
Emanuele Santi (Rete): Devo dire che il dibattito oggi ha già preso una piega particolare. Qui si continua con il rimpallo delle responsabilità, di chi è più duro, chi è più puro o chi sta facendo meglio. Io penso invece che su una commissione di questo tipo quest’aula dovrebbe trovare una sintesi. Una sintesi che però, già in partenza, vediamo sarà difficile trovare. E i nodi sono due. Il primo è ormai annoso in tutti i provvedimenti che portate come maggioranza: quando si parla della partenza dei lavori c’è sempre questa impostazione dilatoria, questa impostazione di posticipare, di far correre l’acqua sotto i ponti. Il progetto di legge originario prevedeva la partenza entro il 31 gennaio 2027. Oggi la maggioranza porta un emendamento con partenza al primo settembre 2026. E questo mi sembra un po’ strano quando, non più tardi di qualche settimana fa, il segretario Canti è venuto in quest’aula dicendo candidamente che le indagini sarebbero state concluse entro maggio 2026. E allora noi vi chiediamo: come mai volete partire il primo settembre quando le indagini si chiuderanno a maggio 2026? Qual è l’impedimento? C’è un partito della maggioranza relativa che è in difficoltà. È in difficoltà. Noi abbiamo avuto modo, al di là delle chiavette che sono girate in questi periodi di vedere che dalle risultanze emerge un grosso imbarazzo. Già nella fase preparatoria di questo affare, quando a dicembre 2024 venivano depositati gli emendamenti al progetto di legge sullo sviluppo, fra cui l’emendamento del governo per cancellare la legge sulle fondazioni bancarie. L’intento era togliere il vincolo del 51% ai soci sammarinesi, anzi abolire completamente la legge, tanto è vero che oggi quella norma crea molte difficoltà anche nelle procedure attuali della banca. E già allora, col tempo, siamo venuti a sapere che c’era una trattativa. Noi lo chiedevamo, tutti nicchiavano, non ci volevano rispondere. Poi abbiamo saputo che questo gruppo bulgaro era già ben presente, che qualcuno lo aveva già presentato. Fra l’altro nei giorni in cui venivano presentati gli emendamenti in Consiglio c’erano incontri ufficiali in Banca Centrale tra gli investitori e i segretari di Stato. Questo non è un dato da poco. Segretari di Stato e Banca Centrale sapevano già a dicembre 2024 che arrivava questo gruppo bulgaro. Noi siamo l’opposizione, per carità, ci mancherebbe che lo sapessimo. Però mi sembra di aver capito che neanche parte della maggioranza ne avesse contezza fino a gennaio, febbraio, marzo. E questo non è un alibi. La maggioranza dovrebbe chiedere al proprio governo cosa stava facendo e quali giochini stavano succedendo sul sistema bancario. C’è chi ha spinto enormemente in quella commissione per la vendita, ma non per la vendita della banca in generale, perché anche noi come opposizione abbiamo sempre detto che se la banca aveva bisogno di essere capitalizzata bisognava trovare un investitore. Qui però si spingeva per vendere al gruppo bulgaro. Quindi qualcuno, a nostro avviso, aveva già preso accordi con questo gruppo. E lo abbiamo visto nelle dinamiche, quando nelle chat dell’Ente Cassa emergevano messaggi in cui lo stesso segretario alle Finanze faceva i complimenti all’Ente per aver venduto. In quest’aula c’erano esponenti della maggioranza che spingevano non genericamente per la vendita, ma proprio per la vendita al gruppo bulgaro. E poi non ci possiamo dimenticare la cosa più incredibile: la lettera che il padre del segretario Beccari, nonché presidente dell’Ente Cassa, scrive all’assemblea dell’Ente dicendo che bisognava dare l’ok alla vendita perché Banca Centrale, il governo e tutti erano favorevoli affinché venisse venduta. E questo pesa. Adesso andateglielo a dire al presidente della Starcom che ci dice che siamo stati noi ad averlo fregato, quando quel contratto è stato firmato dal padre del segretario di Stato Beccari e probabilmente avallato anche nelle scelte. Quindi queste cose pesano. Quando noi vi dicevamo in quest’aula: ‘Stiamo attenti, in questo momento dobbiamo chiudere l’accordo con l’Europa’, vi chiedevamo se questa vendita al gruppo bulgaro potesse creare ripercussioni negative sulla firma dell’accordo. Tutti ci prendevano in giro: ‘Ma questo è un affare privato’. Era un affare familiare, un affare di partito, altro che privato. E poi io non so, la gente che incontro mi chiede dei fighters. Questi fighters li hanno presi questi soldi? Chi sono questi fighters? Questa è la domanda. Oltre a chi ha autorizzato, chi li ha portati, chi ha preso gli accordi, come sono stati fatti i processi autorizzativi. Quando sono arrivati i soldi, quei 15 milioni versati a maggio e poi sequestrati a novembre, erano già segnalati? C’erano provvedimenti? Banca Centrale cosa voleva dire rispetto a questa operazione? Come mai da marzo, quando si conosceva l’operazione, siamo arrivati fino a ottobre, una settimana dopo gli arresti? Queste sono domande che anche i cittadini ci pongono. E certo che ci pongono il tema dei fighters. Ormai è diventato un vero dilemma: chi sono queste persone? Quanti sono? Quattro, cinque, uno, due? Chi erano questi combattenti che lottavano affinché si vendesse la banca a questo gruppo bulgaro? L’indagine del tribunale va avanti e accerterà le eventuali responsabilità penali. Noi invece abbiamo la necessità impellente di capire le responsabilità politiche e amministrative su questa vicenda. E questa cosa la dobbiamo fare subito. Non possiamo aspettare settembre, ottobre, poi l’insediamento, poi l’avvio dei lavori. Poi noi avevamo dato un mandato per fare tutta l’indagine sul piano parallelo a partire da ottobre. Questa era la nostra proposta, perché abbiamo detto: magari ci vuole un po’ più di tempo per concludere l’indagine, diamogli più tempo. Però oggi noi ci sentiamo di dire che la commissione d’inchiesta deve partire subito sulla parte politico-amministrativa, non possiamo più aspettare. Io capisco l’imbarazzo, soprattutto della Democrazia Cristiana, rispetto a questa vicenda. Avevate tutti parenti di segretari di Stato e membri del Consiglio Grande e Generale vostri in quell’ente che autorizzava. Quindi va bene tutto, ma quelli che tiravano il freno adesso dovranno fare i conti anche con sé stessi, anche fra di voi, per capire chi spingeva e chi rallentava, perché questa faccenda poi dovrete gestirvela voi. E magari deciderete di coprire tutto, perché tanto probabilmente andrà così. Poi c’è la questione della composizione. La composizione la potete girare come volete, ma le commissioni d’inchiesta, per partire già col piede giusto e trovare quell’equilibrio di cui parlavano bene i colleghi, devono essere paritetiche. Anche perché dentro quella commissione ognuno di noi si spoglia dei propri indumenti politici, della propria casacca, e veste quelli di un commissario che deve fare un’indagine oggettiva. È chiaro che se la commissione parte già con una maggioranza che può decidere a discapito di un’opposizione che può fare molto meno, questa situazione parte zoppa in partenza. Io in commissione d’inchiesta ci sono stato. Quando si è lì dentro si fa un’indagine, si analizzano documenti, e l’indagine deve essere oggettiva. Non ci sono più partiti, gruppi politici, maggioranza e opposizione. C’è un’indagine che deve essere oggettiva. E questo purtroppo con la non pariteticità viene meno. Quindi, segretario, mi rivolgo a lei: noi porteremo avanti il nostro progetto di legge. Abbiamo portato emendamenti al vostro, ma mi sembra che se la volontà è veramente quella di tirare dritto sulla non pariteticità e sulla partenza a settembre, quando lei ci ha detto beatamente in quest’aula che l’indagine finirà a maggio, allora qui c’è qualcosa che non funziona, che non quadra. Io non ho ancora verificato se veramente gli emendamenti che avete presentato come maggioranza servano per far entrare qualche membro della maggioranza nei requisiti. Perché se fosse vero sarebbe ulteriormente grave. Magari criteri che non hanno senso, perché escludere membri del CCR come avevate impostato nella prima versione dal ’99, quando qui parliamo di fatti del ’23-’24? Al massimo la legislatura scorsa. Quando è stata fatta la trattativa della compravendita? Nel 2023. Perché dobbiamo andare indietro al 1999? Probabilmente perché dovevate escludere determinati membri dell’opposizione. Poi adesso però tornate indietro, perché vi siete accorti che nelle esclusioni forse avete tagliato un po’ troppo grosso e avete escluso qualcuno della maggioranza. E allora dite: facciamo dal 2016. È vero o non è vero questa cosa? Adesso la verifichiamo. Perché se è successo questo, è l’ulteriore riprova che volete decidere chi l’opposizione deve mettere nelle commissioni, escludendo già a priori alcuni consiglieri con requisiti costruiti apposta, e soprattutto calibrando quei requisiti sulla base di chi deve entrare nella maggioranza per far entrare il membro giusto. E questo si qualifica da solo. È un atteggiamento veramente irresponsabile. Quindi fate come vi pare. Se questa è l’intenzione, tirate dritto. Ognuno poi si prenderà le proprie responsabilità. Però io mi meraviglio — e qui lo dico — di quelle forze che quando ci fu l’ordine del giorno, parlo di Libera e del PSD, non avevano firmato perché non si era trovata una quadra, probabilmente neanche sulla volontà di fare questa commissione d’inchiesta. E oggi invece piegano la testa ai diktat della Democrazia Cristiana, che chiaramente ha qualcosa da nascondere, e permettono di portare avanti un progetto di legge di questo tipo. Questo fa capire che ormai è una maggioranza a controllo unico, a trazione unica. È la Democrazia Cristiana che decide e il PSD e Libera che schiacciano il pulsante.
Paolo Crescentini (PSD): Alcune considerazioni su questo comma desidero esprimerle anch’io, anche perché finalmente arriviamo all’istituzione di questa commissione d’inchiesta. Mi auguro veramente che il fine settimana e questa pausa possano portare a una maggiore unità di intenti sul testo, perché l’auspicio è davvero quello di arrivare a un unico testo condiviso. Fermo restando che alcune differenze fra il progetto di legge delle forze di opposizione e quello della maggioranza naturalmente ci sono. Io dico questo: prima ancora che da consigliere, ragiono da sammarinese. E da sammarinese dico che la chiarezza va fatta. Noi siamo naturalmente favorevoli a questa commissione d’inchiesta che deve fare chiarezza. Lo dico da sammarinese perché nel prendere di mira un istituto di credito sammarinese, nello stesso tempo si cerca di mettere in difficoltà il Paese stesso rispetto al percorso di associazione europea. Ormai è fuori discussione che i due percorsi camminino in maniera parallela. Quindi c’è anche questo ‘piano parallelo’ che torna in questa frase che ho detto. Dobbiamo mettere in campo tutti gli strumenti necessari affinché si possa fare chiarezza. Il principale motivo di discussione con le forze di opposizione non credo sia tanto legato all’avvio dei lavori della commissione, perché lo abbiamo detto: siamo disponibili anche ad anticipare i tempi, pur mantenendo il principio che si debba arrivare comunque al termine di questa fase molto delicata. E su questo confermiamo la nostra vicinanza al tribunale. Tutti dovremmo essere vicini al tribunale, tutte le forze politiche, in maniera bipartisan e senza divisioni. Forse il vero motivo di spaccatura tra maggioranza e opposizione riguarda il tema delle incompatibilità — sul quale mi auguro si possa arrivare a una soluzione — e il discorso della pariteticità. Vorrei dire questo: oggi si è fatto spesso riferimento alle ultime commissioni d’inchiesta, in particolare a quella su Banca CIS, che era paritetica. Io all’epoca non ero in Consiglio Grande e Generale, però seguivo i lavori dall’esterno e ricordo — e magari chi era in aula potrà correggermi — che quella commissione sì, era paritetica, e si uscì con una relazione unica firmata dai consiglieri di maggioranza e opposizione. Però poi, quando si arrivò al dibattito in aula consiliare, si presentarono due ordini del giorno distinti: uno della maggioranza e uno dell’opposizione. Questo per dire che a volte anche la pariteticità non è sinonimo automatico di uniformità dei lavori o di unità di intenti. Tra l’altro quella commissione d’inchiesta era nata su questioni molto diverse, perché si parlava di un dissesto che riguardava anche i fondi pensione, di milioni spariti. Qui invece siamo davanti a una vicenda completamente differente, legata alla scalata a Banca di San Marino. Io credo — e l’avevo detto già in prima lettura — che siamo per una commissione proporzionale, anche per una questione di dignità delle forze politiche presenti in quest’aula. Però ritengo che, proporzionalità o non proporzionalità, la commissione dovrà comunque lavorare da gentiluomini. Dovrà esserci un accordo tra gentiluomini. Se tutti abbiamo davvero l’obiettivo di fare chiarezza e arrivare a una soluzione condivisa che faccia luce sulle eventuali responsabilità politiche, allora questo deve essere un obiettivo comune, sia della maggioranza che dell’opposizione. L’ho detto anche l’altra volta: se ci saranno consiglieri che, in qualità di commissari, chiederanno di audire Tizio, Caio o Sempronio, non credo che qualcuno dovrà opporsi, perché si dovrà lavorare nella direzione di fare chiarezza su qualcosa che sta gettando ombre non solo su una banca che si è trovata suo malgrado bersaglio di una situazione spiacevole, ma anche sul percorso di associazione europea del nostro Paese. Abbiamo fatto tanto per arrivare a un traguardo che potrebbe essere dietro l’angolo. Non facciamoci intimidire e soprattutto cerchiamo veramente di fare gioco di squadra. E lo ripeto: prima ancora che da consigliere, lo dico da sammarinese che ama il suo Paese, come lo amiamo tutti noi e come lo amano tutti i cittadini sammarinesi. Credo che di fronte a questa situazione ci giochiamo molto del nostro futuro. Pertanto cerchiamo davvero di andare nella direzione migliore possibile e che si faccia chiarezza su quanto è emerso. Ripeto: in questo fine settimana ci sarà la possibilità di esaminare gli emendamenti e si dice che la notte porti consiglio. Ne abbiamo quasi tre davanti, quindi se c’è la volontà di trovare un’uniformità di visione penso che i problemi si possano superare. Ovvio — e lo dico senza polemica — non possono però essere dei diktat quelli che arrivano dalle forze di opposizione, perché spesso mi sembra di capire che magari si trova una soluzione o una mediazione su alcuni argomenti, poi però qualcuno vede sempre la goccia che fa traboccare il vaso e che fa naufragare il percorso. Non facciamo questo errore, per il bene della Repubblica di San Marino.
I lavori vengono sospesi alle 15.00. Riprenderanno lunedì alle 13.00


