Politica

San Marino. Settore stampa e professione giornalistica tra luci e ombre nella conferenza pubblica di RF. Le regole devono valere per tutti

di Angela Venturini.

Riflessioni e prospettive in occasione della prossima Giornata internazionale per la libertà di stampa descrivono una realtà sammarinese con più ombre che luci. È quanto è emerso dalla conferenza pubblica organizzata da Repubblica Futura nel pomeriggio di martedì, presso la Casa del Castello di Borgo.

Nodo centrale, il mancato rispetto delle regole, ovvero l’architettura che sostiene ogni sistema democratico, sempre basata su norme procedurali, rispetto dello stato di diritto e valori come la tolleranza e l’eguaglianza. Altrettanto accade nel complesso mondo dell’informazione, che si muove su un delicato confine tra il diritto di cronaca e i limiti imposti dalla legge. La libertà di pensiero non è un diritto assoluto, perché deve tenere in considerazione diritti quali la riservatezza, la dignità, il rispetto degli altri. Soprattutto non deve diffondere odio. Per questo le regole sono necessarie, in quanto tutelano il professionista, ma soprattutto il cittadino fruitore dell’informazione, il quale deve poter contare sulla garanzia di veridicità e serietà della fonte.

Al tavolo dei relatori: il segretario di Repubblica Futura Marco Podeschi, il Consigliere Enrico Carattoni, il presidente della Consulta per l’Informazione Roberto Chiesa, il presidente USGI Matteo Selleri, il presidente dell’Associazione stampa sportiva Elia Gorini, il segretario della Consulta e dell’USGI Antonio Fabbri, il rappresentante dell’Autorità Garante Luciano Fraschetti, la Consigliera Antonella Mularoni.

Dal dibattito, sono emersi interventi qualificanti, che hanno descritto le difficoltà di un percorso legislativo tuttora ben lontano dall’essere esaustivo e carenze nelle tutele della professione giornalistica. A San Marino, infatti, non esiste ancora un Ordine, come in Italia, ma una Consulta per l’informazione e un’Autorità Garante, che però non hanno strumenti per agire di fronte a palesi violazioni di legge. Così si diffondono impunemente campagne di odio e di discriminazione razziale, o religiosa, che purtroppo riescono ad abbassare il livello del dibattito politico e la percezione di rispetto dei diritti universali anche da parte della cittadinanza.

Alcuni relatori hanno acceso un focus sulla necessità di rispetto delle regole come vincolo tassativo per tutti. Ovvero, una condizione primaria che non permetta la tolleranza di soggetti non professionali che si nascondono dietro a una finta libertà di stampa per non rispettare i principi deontologici. Peggio, la presenza di testate, o pseudo tali, senza una redazione e neppure un numero di telefono da chiamare. In sostanza, tutti i relatori hanno fatto notare l’esistenza di una fitta serie di comportamenti anomali che pregiudicano l’intera categoria dei giornali e dei giornalisti, che arrecano nocumento perfino all’immagine dello Stato, spesso anche nel disinteresse delle stesse istituzioni.

La Consulta ha un peccato originale ancora non sanato, è stato rilevato, perché è stata pensata in maniera diversa rispetto a un Ordine professionale, anche se deve agire come un Ordine professionale. Tra l’altro, non ha personalità giuridica, per cui di fronte ad eventuali contingenze, sono i membri del direttivo che devono rispondere personalmente. La nuova legge sull’editoria ha sanato alcune carenze del passato ma non ha avuto il coraggio di andare oltre. “Siamo rimasti a metà tra il passo in avanti e l’occasione persa” ha detto Roberto Chiesa. Un concetto che poi è stato rafforzato da Matteo Selleri: “La libertà di informazione non appartiene al giornalista, ma appartiene al pubblico”. Del resto, molti non ci pensano, o fanno confusione, tra giornalista e comunicatore: il giornalista non deve convincere nessuno, cosa che invece fa il comunicatore.

E poi, ancora, considerazioni sul concetto di “stampa”, nonostante che di stampato ci sia ben poco in seguito all’avvento dei giornali online, con la potenza dell’informazione televisiva, con il dilagare dei social e dell’IA. L’editoria classica è in grande crisi, specialmente all’interno di un mercato così piccolo come quello sammarinese, e anche la professione giornalistica sta cambiando. Marco Podeschi ha fornito i numeri del settore: 104 giornalisti professionisti, 4 praticanti, 57 pubblicisti. Un quadro assai complesso, dove però la parte del leone la fa la tivù di Stato, con 73 giornalisti e con la capacità di attrarre la maggior parte dei finanziamenti e della pubblicità. Una luce positiva è stata invece fornita riguardo alla stampa sportiva, la cui associazione ha 30 iscritti, che sono riconosciuti anche a livello internazionale. Ma sono proprio loro che hanno maggior bisogno di regole professionali (e di conseguenza di accrediti) riconosciute ovunque, quindi che permettano di circolare e di lavorare durante gli eventi internazionali. Le conclusioni del confronto sono state ampiamente condivise da tutti, a cominciare dall’importanza di non spegnere il dibattito sulla libertà di stampa.

Tra gli auspici: una revisione della legge sull’editoria, un contratto unico di settore e voci più aggiornate in merito ai contributi per il settore.