Misure per il sostegno alle nascite e alle famiglie: inizia il dibattito in Consiglio (report della seduta serale del 19 marzo)
Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta serale di giovedì 19 marzo 2026, ha all’ordine del giorno il comma 23: progetto di Legge “Modifiche alla Legge 14 settembre 2022 n.129 e introduzione di nuove misure a sostegno della famiglia, della maternità e della natalità”.
Il fenomeno della denatalità si conferma oggi come una delle sfide più rilevanti a livello globale, con effetti sempre più evidenti anche nella Repubblica di San Marino, dove si registra un progressivo calo delle nascite accompagnato da un crescente invecchiamento della popolazione. I dati fotografano una situazione chiara: si passa dai 296 nati del 2004 ai 144 del 2024, con un lieve segnale di ripresa nel 2025, quando i nuovi nati sono stati 166. Un miglioramento che non basta però a invertire una tendenza consolidata, come dimostra anche il tasso di fecondità, ancora distante dal livello necessario a garantire il ricambio generazionale. È in questo quadro che si inserisce la relazione presentata dal Segretario di Stato per la Giustizia, la Previdenza e la Famiglia Stefano Canti, da cui prende forma un articolato Progetto di Legge composto da 28 articoli, suddivisi in 5 Titoli, con l’obiettivo di rafforzare in modo strutturale le politiche a sostegno della natalità, della genitorialità e della famiglia. Uno degli interventi più significativi riguarda il sistema dei congedi. Il congedo di paternità viene raddoppiato, passando a 20 giorni retribuiti al 100%. L’articolo 6 interviene sul congedo parentale, modificando l’articolo 14 della Legge n.129/2022 e introducendo minimi economici garantiti per renderlo più sostenibile per le famiglie. La misura prevede un sistema progressivo: nei primi tre mesi dopo la maternità è riconosciuto l’80% della retribuzione con un minimo di 1.500 euro mensili; fino a un anno si passa al 40%, con minimo 1.000 euro; fino a 18 mesi al 20%, con minimo 500 euro. Un intervento che rafforza concretamente il sostegno alla genitorialità nei primi anni di vita del bambino. Viene inoltre rafforzata la possibilità per entrambi i genitori di alternarsi o di essere presenti contemporaneamente nei momenti più delicati della crescita del bambino, promuovendo una reale co-genitorialità. Grande attenzione è riservata anche alle situazioni di maggiore fragilità. Viene infatti introdotta una indennità per gravidanza e puerperio anche per le donne non occupate, garantendo un sostegno economico per un periodo massimo di 150 giorni, e vengono ampliate le tutele per i nuclei monogenitoriali, con misure che estendono i benefici e facilitano l’accesso ai servizi, come l’esenzione dalle rette per asili nido e refezione scolastica. Sul piano economico, il progetto prevede un rafforzamento degli strumenti di sostegno diretto alle famiglie. Tra questi, la revisione e l’aumento degli assegni familiari, con adeguamento automatico all’inflazione, l’introduzione di un bonus bebè da 1.000 euro per ogni nuovo nato o adottato e un contributo specifico destinato alle donne sole in gravidanza e ai nuclei monogenitoriali in difficoltà. Particolarmente innovativa è l’introduzione della figura del caregiver familiare, con il riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di assistenza svolta all’interno della famiglia. A questa figura viene associato un sostegno economico e il riconoscimento dei contributi previdenziali, oltre alla possibilità, per i lavoratori, di accedere a periodi di aspettativa prolungata. Il progetto interviene anche sul versante della conciliazione tra vita lavorativa e familiare, introducendo strumenti come l’estensione del part-time fino ai quattro anni di età del figlio, la possibilità di accesso al lavoro agile per genitori e caregiver e il rafforzamento delle tutele contro il licenziamento, estese anche ai casi di mancato rinnovo dei contratti a termine legati a condizioni di genitorialità.
Sandra Stacchini (PDCS) apre il confronto rivendicando la natura politica del provvedimento, definendolo una scelta “chiara, coraggiosa e profondamente identitaria”, spiegando che non si tratta di slogan ma di strumenti concreti per accompagnare la genitorialità. Sottolinea in particolare le tutele per le situazioni più fragili, come le donne non occupate in gravidanza e le lavoratrici autonome, oltre al rafforzamento dei congedi di paternità e all’introduzione del caregiver familiare, che interpreta come un passaggio culturale oltre che normativo. Maria Donatella Merlini (PSD) inserisce il provvedimento dentro un quadro più ampio, ricordando il drastico calo delle nascite degli ultimi vent’anni e le conseguenze sul sistema sociale ed economico. Il senso del progetto, spiega, è rafforzare il sostegno pubblico e rendere più compatibile la vita lavorativa con quella familiare, riconoscendo però che questa è solo una prima fase di confronto aperta a miglioramenti. Maddalena Muccioli (PDCS) apprezza il rafforzamento del congedo parentale condiviso tra madre e padre, considerandolo un elemento di valore. Richiama poi l’attenzione sulle nuove tutele introdotte per i lavoratori, sottolineando come sia rilevante l’estensione della nullità non solo ai licenziamenti, ma anche ai mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato in presenza di gravidanza o congedi.
Miriam Farinelli (RF) riconosce l’utilità di alcuni provvedimenti ma li definisce “piccoli interventi spot”, sostenendo che arrivano dopo anni di inerzia e che non possono incidere su un fenomeno ormai strutturale, ricordando che “negli ultimi dieci anni abbiamo perso il 60% dei nati”. Anche Carlotta Andruccioli (D-ML) adotta una posizione intermedia: riconosce diversi elementi positivi, come il bonus bebè e l’estensione del congedo di paternità, ma avverte che non bastano misure economiche isolate e che serve un approccio complessivo che coinvolga lavoro, servizi, costo della vita e politiche abitative. Giovanni Zonzini (Rete) smonta l’impianto del provvedimento definendolo in parte illusorio e “propagandistico”, sostenendo che nessun bonus può incidere realmente sulla natalità se non si affrontano i problemi strutturali, come il costo delle case e i salari stagnanti. “I risultati purtroppo scarseggiano e la Commissione speciale sull’andamento demografico è abbastanza sparita dai radar” afferma Matteo Casali (RF) criticando un risultato finale che giudica non particolarmente incisivo, tra “luci e parecchie ombre”. Gaetano Troina (D-ML) denuncia una disparità nei confronti dei liberi professionisti, affermando che “non hanno diritto a niente” nonostante contribuiscano al sistema, e richiama la necessità di intervenire su servizi concreti come babysitter e assistenza domiciliare, oggi difficilmente accessibili.
Enrico Carattoni (RF) riconosce alcuni aspetti positivi ma evidenzia due criticità politiche: troppo tempo per arrivare a una legge che, alla fine, interviene in modo marginale e correttivo su norme già esistenti. Ricorda che anche la legge del 2022 era stata giudicata insufficiente e che oggi si conferma quella debolezza. Apprezza però l’equiparazione tra lavoratrici autonome e dipendenti, definendo “inaccettabile” la situazione precedente. Tommaso Rossini (PSD) esprime un giudizio complessivamente positivo ma propone correttivi concreti. Chiede un rafforzamento del ruolo del padre, sostenendo che il congedo debba essere più lungo e condiviso. Allarga poi il tema ai servizi, osservando che la difficoltà di fare figli deriva anche dalla mancanza di supporti reali e di una rete di aiuto. Fabio Righi (D-ML) riconosce gli aspetti positivi ma critica l’impianto complessivo, definendolo non una riforma strutturale ma “un mosaico di interventi”. Sottolinea che molte misure erano già state proposte e respinte in passato e lamenta l’assenza di interventi su casa, fiscalità e servizi. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) difende il provvedimento, sostenendo che non si tratta di uno slogan ma di un passo avanti concreto. Ammette che si poteva fare di più, ma sottolinea il lavoro svolto e il valore dell’introduzione del caregiver. Evidenzia come il problema sia anche culturale, citando il basso utilizzo dei congedi di paternità, e invita a migliorare il testo in Commissione mantenendo però una valutazione positiva complessiva. Guerrino Zanotti (Libera) accoglie positivamente l’avvio del progetto di legge ma chiarendo subito che non può essere considerato una soluzione definitiva al problema della denatalità. Sottolinea che il testo rappresenta comunque un passo avanti nel rafforzamento del welfare, valorizzando strumenti già esistenti come congedi, part-time e lavoro agile, e indicando nell’introduzione del caregiver uno degli elementi più qualificanti.
Antonella Mularoni (RF) evidenzia una situazione “drammatica” e il rischio concreto di un Paese senza giovani nei prossimi anni. Ritiene necessari gli interventi economici, ma dubita che possano invertire la tendenza e critica alcune scelte, come il mancato utilizzo dell’ICEE per gli assegni familiari. Sul bonus bebè osserva che “le famiglie che ne hanno davvero bisogno se ne faranno poco”. Gemma Cesarini (Libera) esprime un giudizio positivo, sottolineando come la legge introduca strumenti concreti e utili nella vita quotidiana, in particolare per i genitori soli e per chi si prende cura dei familiari. Allo stesso tempo invita ad “alzare l’asticella”, ponendo il tema del costo opportunità della genitorialità: il tempo dedicato alla cura penalizza carriera e reddito, soprattutto per autonomi e donne. Ilaria Baciocchi (PSD) inquadra il tema con realismo, sottolineando come gli effetti della denatalità siano già visibili nelle scuole e destinati ad ampliarsi. Valuta la legge come un intervento concreto e dà particolare rilievo al riconoscimento del caregiver, definito un atto di giustizia verso un lavoro di cura spesso invisibile. Ammette che una legge non può risolvere tutto, ma può indicare una direzione chiara. Mirko Dolcini (D-ML) riconosce la presenza di “buoni spunti”, ma evidenzia diversi limiti applicativi. Sottolinea che alcune misure, come il congedo di paternità, rischiano di essere meno efficaci nel privato per via del ruolo dei datori di lavoro. Maria Katia Savoretti (RF) accoglie positivamente l’arrivo del progetto ma critica il metodo, lamentando il mancato coinvolgimento delle opposizioni e ricordando che molte misure erano già state proposte in passato. Manuel Ciavatta (PDCS) chiude il dibattito difendendo il percorso fatto. Rivendica il lavoro degli ultimi governi nel rafforzare progressivamente il sostegno alle famiglie e sottolinea che, pur non risolvendo tutto, gli interventi rappresentano un aiuto concreto, soprattutto per le situazioni più fragili. Ammette che restano criticità, ad esempio sui lavoratori autonomi, ma insiste sul valore culturale della sfida, affermando che “la vita è il bene più prezioso per il nostro Paese”.
Alle 00.30 i lavori vengono interrotti. Riprenderanno alle 9.00
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 23 – Progetto di Legge “Modifiche alla Legge 14 settembre 2022 n.129 e introduzione di nuove misure a sostegno della famiglia, della maternità e della natalità” (presentato dalla Segreteria di Stato con delega alla Famiglia) (I lettura)
Segretario di Stato Stefano Canti: Il fenomeno della c.d. denatalità è caratterizzato dalla diminuzione dei tassi di natalità, con conseguente invecchiamento della popolazione ed ha rilevanza mondiale crescente, in particolar modo nel continente europeo, con un impatto economico e sociale significativo. Le conseguenze di questa inclinazione destano preoccupazione poiché negli anni futuri vi sarà una diminuzione della forza lavoro, un aumento della spesa pubblica per pensioni e assistenza sanitaria oltre alla propensa difficoltà ad assicurare il benessere sociale ed economico alle future generazioni. Il nostro paese sta vivendo un “inverno demografico” importante, i dati demografici infatti ci dicono che siamo passati dai 296 nati nel 2004 ai 144 nati del 2024, possiamo affermare che nell’arco di circa un decennio le nascite sono più che dimezzate. Nel 2025 i nuovi nati sono stati 166, un aumento questo che lascia ben sperare, ma è importante non abbassare la guardia poiché i numeri non sono ancora incoraggianti. Il tasso di fecondità del nostro Stato nel 2004 era pari a 1,255 mentre nel 2024 è stato del 0,824 e nel 2025 del 0,961. Il tasso di fecondità di uno Stato, esprime in un dato anno, il numero medio di figli per donna, ed è rappresentato dalla somma dei quozienti specifici di fecondità calcolati rapportando, per ogni anno di età feconda (15-49 anni), il numero di nati vivi all’ammontare medio annuo della popolazione femminile. Il c.d. tasso di sostituzione ovvero il numero medio di figli per coppia è stimato in due unità (2,1) così da poter garantire l’avvicendamento naturale dei genitori. In linea generale, tra le cause principali che possono incidere sul fenomeno della denatalità vi sono i fattori economici come alti costi della vita, incertezze sul lavoro, incertezza del futuro, difficoltà ad accedere a una abitazione stabile, ipotesi queste che creano ostacoli e perplessità alle attuali e future famiglie, ma non solo, incide anche la legittima aspirazione alla carriera professionale, che oggi comporta tempistiche sempre più lunghe nel raggiungere obiettivi, che in epoche pregresse erano realizzabili con minor investimento di tempo, influendo in tal modo alla tendente posticipazione della generazione di nuovi individui. Oltre a ciò in tale congettura, l’invecchiamento della popolazione aumenta poiché l’alta aspettativa di vita e il basso tasso di natalità fanno si che la società sia caratterizzata da soggetti sempre più anziani con conseguente carenza di giovani nel mondo del lavoro. In tale quadro prospettico, la futura decrescita dei giovani porterà ad uno squilibrio sociale, aumenterà la necessità di servizi per gli anziani e saranno a rischio la sostenibilità dei sistemi pensionistici visto che la popolazione invecchierà e vi sarà un minor numero di giovani, che entrerà nel mercato del lavoro. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società, ad essa il nostro ordinamento giuridico riconosce il diritto alla tutela.
Nel corso degli anni, la sensibilità verso le politiche familiari a supporto della natalità e della maternità è aumentata, sono stati posti in essere interventi come provvedimenti legislativi e investimenti di risorse che hanno reso possibile aiuti diretti e concreti (assegno familiare, assegno integrativo, congedi e tutele per la maternità) ma ciò oggi non basta più.
Il 27 marzo 2025 è stata presentata alle Commissioni Consiliari Permanenti I e IV, riunite in seduta congiunta, la “Relazione del Congresso di Stato sugli incentivi e le misure riconosciute a sostegno della natalità, della genitorialità, della famiglia e analisi dei dati relativi agli effetti prodotti dalle misure attualmente previste e alla ricognizione dei fattori che possono avere incidenza sul fenomeno della denatalità” da cui è sfociato un ampio dibattito che ha portato a richieste di ulteriori dati a supporto dell’analisi oltre alla predisposizione e approvazione di un Ordine del Giorno che tra i vari punti impegnava il Congresso di Stato a “predisporre, sulla base degli studi effettuati, una proposta normativa organica ed innovativa volta specificatamente a modificare ed integrare la Legge 14 settembre 2022 n.129, individuando ulteriori incentivi a sostegno delle famiglie in termini di nuovi servizi al fine di coniugare la vita famigliare con la vita lavorativa”;
Il 10 novembre 2025 è stata presentata, sempre alle Commissioni Consiliari Permanenti I e IV riunite in seduta congiunta, la relazione integrativa in cui sono state inserite le informazioni richieste nel dibattito del 27 marzo 2025. Anche a conclusione di tale seduta è stato predisposto ed approvato un Ordine del Giorno che, in linea con quanto in precedenza descritto, nei vari punti impegnava il Congresso di Stato a “valutare l’introduzione di ulteriori misure di sostegno, tra cui: il potenziamento degli assegni famigliari […]”;
“l’istituzione di un fondo per la natalità e la famiglia, con l’attenzione specifica alle madri disoccupate o lavoratrici autonome e alle situazioni di maggiore fragilità economica”.
La Segreteria di Stato per la Giustizia, la Previdenza e la Famiglia, oltre ad effettuare uno studio comparato sul fenomeno della denatalità e sulle sue possibili cause, nell’arco temporale di circa un anno ha posto in essere le seguenti attività ovvero ha proceduto a condividere la Relazione presentata il 27 marzo 2025 alla Commissione Speciale sull’Andamento Demografico; monitoraggio costante sui numeri delle nascite avvenute in territorio; partecipazione (21 marzo 2025) al convegno organizzato da Repubblica Futura dal titolo “Le sfide per la crisi demografica e le politiche familiari e sociali per il futuro di San Marino”; organizzazione e svolgimento in data 27 maggio 2025 di una serata pubblica con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e tutta la cittadinanza sugli effetti conseguenti alla denatalità; partecipazione (30 maggio 2025) al Convegno Nazionale all’interno del Giubileo della Famiglia, tenutosi a Roma, che ha avuto come tema il seguente argomento: “Il futuro: sfida della famiglia”; ha preso parte (10 luglio 2025) al dibattito pubblico organizzato dall’organizzazione Sindacale CSdL dal titolo “Previdenza e Denatalità”.
Nel contempo oltre alle attività sopra descritte la Segreteria di Stato con delega alla famiglia ha coinvolto le parti sociali al fine di individuare misure che possono accrescere le propose formulate nella Relazione del 27 marzo 2025; sono stati organizzati ed effettuati incontri con le parti economiche e associazioni laicali; infine in data 24 novembre 2025, presso il Centro Congressi Kursaal, con la presenza di Sua Eminenza il Cardinale Matteo Maria Zuppi, si è svolto il Convegno “Custodire il presente per costruire i futuro. Obbiettivo famiglia: politiche per il contrasto alla denatalità e per la tutela del valore della famiglia”.
Tale proposta normativa novella alcuni istituti presenti nella Legge 14 settembre 2022 n.129 “Interventi a sostegno della famiglia” oltre ad istituirne dei nuovi; amplia l’ambito di applicazione della legge 29 novembre 2022 n.158 “Forme di sostegno per donne sole in stato di gravidanza e nuclei familiari mono-genitoriali in situazioni socio-economiche di particolare gravità”; attua una modifica agli importi degli assegni familiari ed alla modalità della loro erogazione agli aventi diritto; introduce nuovi strumenti atti a sostenere e stimolare la maternità e la natalità.
Nell’elaborazione del Progetto di Legge è stata tenuta in considerazione la pertinente normativa europea in materia, rappresentata, in particolare, dalla Direttiva UE 2019/1158 relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, e contenuta nell’Accordo di Associazione tra San Marino e l’Unione europea. L’oggetto di tale Direttiva è quello di stabilire prescrizioni minime volte a conseguire la parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro e il trattamento sul lavoro, agevolando la conciliazione tra lavoro e vita familiare per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza e trova il suo ambito di applicazione a tutti i lavoratori, uomini e donne, che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro quale definito dal diritto, dai contratti collettivi o dalle prassi in vigore in ciascuno Stato membro, tenendo conto della giurisprudenza della Corte di Giustizia.
Il Progetto di Legge è costituito da XXVIII articoli suddivisi in V Titoli.
Al Titolo I, costituito dall’articolo 1 all’articolo 18, vi sono le modifiche alla Legge 14 settembre 2022 n.129 “Interventi a sostegno della famiglia”, e più precisamente:
Art. 1: vi sono le modifiche dell’art.1 (Finalità) della legge 14 settembre 2022 n.129 ovvero tale articolo viene sostituito radicando esplicitamente la Legge nei principi costituzionali della Dichiarazione dei Diritti dei Cittadini e dei Principi Fondamentali dell’Ordinamento Sammarinese nonché nella Legge 26 aprile 1986 n.49 “Riforma del diritto di famiglia”, garantendo il sostegno alla famiglia, la tutela della gravidanza e del puerperio. Viene introdotto esplicitamente il diritto di godere del “più ampio standard di salute” attraverso la previsione di misure con la finalità di assicurare il sostegno e il supporto alla donna in stato di gravidanza e alla genitorialità. Si eleva così la protezione della famiglia a diritto fondamentale, non più solo a misura economica. Viene estesa la protezione contro le discriminazioni, non solo quella legata alla gravidanza, ma allo “status di genitore”, proteggendo così anche i padri da eventuali ritorsioni lavorative;
Art. 2: viene introdotto il comma 5 bis) all’art. 9 (Astensione dal lavoro per la lavoratrice autonoma) della Legge 129/2022 che dà la possibilità, per le lavoratrici autonome, che abbiano intrapreso l’attività da meno di tre anni, di calcolare l’indennità per l’astensione dal lavoro prevista al predetto articolo, sulla base della retribuzione contrattuale media territoriale di un lavoratore dell’industria anziché sulla media mensile dei redditi professionali dichiarati nei tre anni precedenti;
Art. 3: si pone in essere una modifica dell’art. 11 (Finalità) della Legge 129/2022 ovvero alle finalità del Capo III – Misure a sostegno della genitorialità – in cui viene espressamente specificato la possibilità di fruizione dei periodi di astensione dal lavoro per la madre e il padre in taluni casi alternativamente tra loro, precisamente là dove emerge dal tenore letterale delle singole disposizioni, ovvero anche simultaneamente. Tale specificazione permette di evitare dubbi interpretativi sulla possibilità, attraverso l’accesso agli istituti, per entrambi i genitori di essere presenti contemporaneamente nel contesto famigliare andando a migliorare la stabilità del nucleo stesso, promuovendo così la co-genitorialità effettiva;
Art. 4: si introduce l’art. 12 bis (Indennità per gravidanza e puerperio in stato di non occupazione) nella Legge 129/2022 in cui viene stabilita la percezione dell’indennità mensile per gravidanza e puerperio per le donne residenti o titolari di permesso di soggiorno ordinario, che al sessantesimo giorno precedente la data presunta del parto non svolgano attività lavorativa di qualsiasi genere e non percepiscono alcun ammortizzatore sociale, per un massimo di 150 giorni;
Tale disposizione si radica nei principi costituzionali sanciti agli artt. 4 e 12 della Dichiarazione dei Diritti dei Cittadini e dei Principi Fondamentali dell’Ordinamento Sammarinese ovvero il principio di uguaglianza in senso sostanziale e il principio di assistenza e protezione che la comunità, intesa come Stato, deve porre in essere nei confronti di ogni madre. La ratio è garantire una tutela effettiva alla funzione materna, evitando che la protezione economica sia limitata alle sole lavoratrici, assicurando così che ogni donna possa affrontare la gravidanza e il puerperio in condizioni di dignità elevando così la maternità come bene di rilevanza sociale e non solo individuale;
Art. 5: si interviene modificando l’art. 13 (Congedo di paternità) della Legge 129/2022 raddoppiando i giorni disponibili per l’astensione dal lavoro nel congedo di paternità cioè 20 giorni lavorativi sempre retribuiti al 100%. Permane il divieto assoluto di licenziamento durante tale congedo, il riconoscimento dei contributi previdenziali figurativi e viene introdotta la novità del riconoscimento di tale periodo di astensione nell’anzianità di servizio ai fini dell’eventuale progressione di carriera lavorativa;
Art. 6: si novella l’art. 14 (Congedo parentale) della Legge 129/2022 introducendo minimi economici garantiti in tale misura:
o A) Primi 3 mesi dopo il termine del periodo di maternità 80% della retribuzione con un minimo di €1.500,00;
o B) Fino a 1 anno: 40% della retribuzione con un minimo di €1.000,00;
o C) Fino a 18 mesi: 20% della retribuzione con un minimo di €500,00.
Inoltre vi è ora il riconoscimento del periodo di astensione dal lavoro ai fini dell’anzianità di servizio per l’eventuale progressione di carriera oltre ai contributi previdenziali figurativi.
Per il padre si introduce la possibilità di astensione dal lavoro, sempre entro i primi tre anni di vita del figlio, di 4 mesi retribuiti al 50% oppure con percezione di un’indennità, nella misura del 40% della retribuzione netta giornaliera con un minimo di €1.000,00 al mese, qualora la madre o il padre non abbiano usufruito dell’intero periodo di congedo parentale nei primi dodici mesi di vita del bambino, nella misura del 20% della retribuzione netta giornaliera con un minimo di € 500,00 al mese per il restante periodo fino ai diciotto mesi di vita del bambino. Attraverso l’introduzione dei “minimi” si creano le basi per permettersi di assentarsi dal lavoro e dedicarsi ai figli. Ancora la previsione di una retribuzione per il padre del 50% diventa uno strumento concreto per bilanciare il lavoro di cura;
Art. 7: vengono attuate le modifiche all’art. 17 (Congedo parentale dei genitori adottivi) della Legge 129/2022 in aderenza a quanto stabilito per il congedo parentale. Un supporto economico certo e maggiore per le famiglie adottive, rispetto alla formulazione precedente, che spesso affrontano costi iniziali ingenti mantenendo però la parità di trattamento tra genitorialità biologica e adottiva;
Art. 8: anche in questo caso vengono previste modifiche all’art. 19 (Congedo familiare dei genitori affidatari e permesso di riposo giornaliero o permesso per allattamento) verosimilmente in maniera egualitaria con quanto prescritto per il congedo parentale e congedo parentale dei genitori adottivi. Si attua un supporto economico maggiore e certo anche per le famiglie affidatarie;
Art. 9: la novella riguarda l’art. 20 (Congedo di paternità per il padre adottivo o affidatario) della Legge 129/2022 prevedendo il trattamento del congedo di paternità per il padre adottivo o affidatario equiparato a quello del padre biologico che usufruisce del congedo di paternità.
Nella nuova formulazione pertanto vi è la totale equiparazione alla formulazione prevista per il padre biologico che usufruisce del congedo di paternità;
Art. 10: viene attuata la revisione del congedo per prestatori di assistenza previsto all’art. 27 della L. 129/2022 eliminando il requisito della residenza per colui che necessità di cure, rendendo così possibile l’assistenza anche al familiare che risiede in territorio italiano e viene esplicitato che non è possibile usufruire di tale congedo qualora il familiare sia già assistito da caregiver familiare;
Art. 11: attraverso la sostituzione dell’art. 28 (Congedo speciale retribuito) della Legge 129/2022 si istituisce la figura del caregiver familiare (letteralmente “prestatore di cura”), quale persona che presta l’attività di cura e assiste il famigliare non autosufficiente per cause di malattia, infermità o disabilità nell’ambiente domestico o nel contesto in cu la stessa vive, la segue nei luoghi in cui vive, nella vita di relazione, nella mobilità, nelle attività della vita quotidiana sia di base e strumentali, nei suoi bisogni primari e nelle varie incombenze. Colui che organizza, circoscrive e somministra l’assistenza necessaria ad una persona della propria famiglia, con corresponsione di un sussidio di sostentamento che varia in base al carico assistenziale e riconoscimento figurativo dei contributi previdenziali, per tutto il periodo dell’assistenza prestata. Qualora il soggetto, che richiede la qualifica di caregiver familiare, sia lavoratore subordinato e in base al tipo di profilo di caregiver familiare riconosciuto, ha la possibilità di essere considerato in aspettativa fino ad un massimo di cinque anni.
Questa è una delle novità più rilevanti poiché viene riconosciuto valore economico e sociale del lavoro di cura e assistenza domestica, inoltre fornisce una base economica a chi è costretto a lasciare il lavoro per assistere un familiare, riducendo così il rischio di povertà creando anche le basi per mantenere la ricchezza in territorio sammarinese;
Art. 12: viene introdotto l’art. 28 bis (Coordinamento tra la disciplina del caregiver familiare e l’attività di assistenza familiare) alla Legge 129/2022, un nuovo articolo di coordinamento che chiarisce in modo netto la natura dell’assistenza fornita dal caregiver familiare evitando possibili conflitti e sovrapposizioni con il lavoro e l’assistenza familiare prevista all’articolo 30 (Assistenza familiare) della Legge 9 dicembre 2022 n.164 “Riforma delle norme relative all’occupazione”. Tale disposizione stabilisce che l’attività di assistenza del caregiver non è qualificabile come lavoro subordinato, autonomo o collaborazione, ma è natura esclusivamente solidaristica e familiare. Si stabilisce inoltre l’incompatibilità tra lo status di caregiver e la titolarità di contratti di lavoro relativi alla medesima assistenza;
Art. 13: attraverso la modifica del comma 1, dell’art. 31 (Ferie solidali) della Legge 129/2022 si dispone la possibilità di donare le ferie non utilizzate per permettere, a colleghi della stessa azienda, settore o livello intersettoriale, di assistere i familiari nei quali sia insorta una gravissima patologia anche se risiedono in Italia; Misura di solidarietà aziendale tendente al riconoscimento dei legami familiari transfrontalieri;
Art. 14: con la modifica dell’art. 32 (Part-time) della Legge 129/2022 viene estenso il diritto di richiedere il lavoro a tempo parziale fino ai 4 anni del figlio, con la facoltà di ripristinare il rapporto di lavoro originario a tempo pieno attraverso un preavviso di 30 giorni e in accordo con il datore di lavoro. In questo modo vi è una maggiore flessibilità per il genitore che può decidere di tornare a lavorare full-time nel caso in cui le esigenze familiari cambino. Si sottolinea che tale estensione di un anno del beneficio coincide con la prima fase c.d. critica dell’inserimento del bambino nella scuola dell’infanzia;
Art. 15: viene modificato il comma 2, dell’art. 36 (Divieto di licenziamento) della Legge 129/2022 estendendo la tutela della nullità assoluta ovvero ipso iure, già prevista per il licenziamento, anche per il mancato rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato per motivi legati alla gravidanza, puerperio, affidamento e adozione;
Art. 16: attraverso l’introduzione dell’art. 38 bis (Lavoro agile dei genitori, affidatari o soggetti aventi nello stato di famiglia persone disabili o non autosufficienti) nella Legge 129/2022 viene prevista la facoltà di richiedere lo svolgimento delle proprie mansioni lavorative in modalità di lavoro agile per i genitori e gli affidatari con bambini aventi età inferiore ai 12 anni, con persone disabili o non autosufficienti nello stato di famiglia, qualora le mansioni lavorative svolte lo consentano. Tale disposizione si traduce in una norma non vincolante e precettiva ma di auspicio per favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa;
Art. 17: con la previsione dell’art. 39 bis (Punto informativo per le famiglia) nella Legge 129/2022 viene istituito un punto informativo per le famiglie, con finalità di agevolare l’accesso ai servizi e alla risorse sociali dedicate alla famiglia, attraverso un’attività di informazione, ascolto, accoglienza e assistenza. La valorizzazione dell’attività di ascolto e accoglienza diventa strumento di tutela e inclusione sociale;
Art. 18: modifica tecnica necessaria dell’art. 43 (Sanzioni) della Legge 129/2022 in quanto il Decreto Delegato riguardante le violazioni amministrative non viene più adottato dall’anno 2018, infatti l’art. 16 della Legge 30 maggio 2019 n.88 ha sostituito l’art. 32 della Legge 28 giugno 1989 n.68.
Al Titolo II, costituito dall’articolo 19 all’articolo 20, vi sono le modifiche alla Legge 29 novembre 2022 n.158 “Forme di sostegno per donne sole in stato di gravidanza e nuclei familiari monogenitoriali in situazioni socio-economiche di particolare gravità”, e ordinatamente:
Art. 19: si pone in essere la riforma del comma 1, dell’art. 2 (Ambito di applicazione e definizione) della Legge 158/2022 con l’effetto di ampliare l’ambito di applicazione della predetta disciplina legislativa prevedendo, che i nuclei familiari monogenitoriali devono, inoltre, essere caratterizzati dalla presenza di almeno un figlio minore non frequentante ancora la scuola primaria anziché dalla presenza di un figlio di età inferiore a tre anni;
Art. 20: si attua la novella sull’art. 5 (Esenzione dal versamento del contributo della retta dell’Asilo nido e della refezione scolastica) della Legge 158/2022 disponendo, sempre previa richiesta dell’assistente sociale, l’esenzione dal versamento del contributo della retta dell’Asilo nido fino al primo ingresso nella scuola dell’infanzia oltre alla refezione scolastica, ma quest’ultima è inoltre riconosciuta ai nuclei monogenitoriali con figli minori per tutto il periodo di frequenza della scuola dell’infanzia e della scuola primaria;
Al Titolo III, costituito dall’articolo 21 all’articolo 24, si dispongono le modifiche agli importi e percezione dell’assegno familiare e bonus a sostegno della maternità e della natalità, e specificatamente:
Art. 21: vengono rivisti gli importi e modalità erogazione assegni familiari ordinari di cui al Decreto 26 aprile 1976 n.15, si prevede l’aumento dei singoli importi degli assegni familiari e il loro adeguamento automatico annuale in base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI). Inoltre vi è la modifica della percentuale di percezione degli importi, da parte degli aventi diritto, in base al reddito annuale che potrà essere modificato con Decreto Delegato di applicazione dell’Indicatore della Condizione Economica per l’Equità – ICEE sulla base delle fasce di reddito individuate;
Art. 22: Introduzione del “bonus bebè” del valore di euro 1.000,00 per ogni bambino/a nato/a o adottato/a. Tale intervento ha la finalità di incentivare la natalità e partecipare alle spese per il suo sostegno;
Art. 23: istituzione del “bonus donna sola in stato di gravidanza e nuclei familiari monogenitoriali”. A questi, come definiti all’art. 2 della Legge 158/2022 viene riconosciuta una somma mensile, non imponibile ai fini fiscali e contributivi, corrisposta in unica soluzione nel mese di dicembre;
Art. 24: in questo articolo si disciplina l’estensione dell’indennità di malattia al genitore, in caso di malattia certificata dal medico curante superiore a due giorni o ricovero ospedaliero, del proprio figlio o figlia nei primi 14 anni di vita. Pertanto ciascun genitore che si assenta dal lavoro per assistere i propri figli per malattie certificate dal medico curante superiori a due giorni o per ricovero ospedaliero, hanno diritto alternativamente tra loro alla percezione della retribuzione per i giorni di assenza dal lavoro attraverso l’indennità economica di malattia.
Al Titolo IV, costituito dall’articolo 25 all’articolo 26, si collocano le norme di coordinamento:
Art. 25: modifica tecnica necessaria del comma 1 dell’art. 7 del Decreto Delegato 15 luglio 2022 n.105 in aderenza con l’art. 14 che modifica l’art. 32 (Part-time) della Legge 129/2022. Viene dunque aumentata l’età da 3 a 4 anni entro il quale è possibile godere dei benefici per i datori di lavoro che attuano la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale dei loro lavoratori con figli entro i primi 4 anni della loro vita;
Art. 26: anche in questo articolo si pone in essere una modifica tecnica necessaria del comma 3, dell’art. 18 della Legge 29 novembre 2022 n. 157 sempre in coerenza con quanto disposto all’art. 14 che modifica l’art. 32 (Part-time) della Legge 120/2022. La novella ha ad oggetto l’elevazione dell’età per i periodi di lavoro svolti a tempo parziale da 3 a 4 anni, e il resto della disposizione rimane invariata.
Al Titolo V, vi sono gli articoli 27 e 28, che riguardano le disposizioni finali:
Art. 27: si dispone l’abrogazione espressa dell’art. 29 (Modalità di richiesta del congedo speciale retribuito) della Legge 129/2022 oltre a disporre che sono da considerarsi tacitamente abrogate tutte le previsioni normative in contrasto con la presente Legge;
Art. 28: troviamo la vacatio legil per l’entrata in vigore della legge.
Per quanto sin qui esplicitato e considerata l’importanza del Progetto di Legge allegato, si confida in un favorevole accoglimento da parte del Consiglio Grande e Generale.
Sandra Stacchini (PDCS): Portiamo oggi in Aula un progetto di legge che non rappresenta soltanto un aggiornamento normativo, ma una scelta politica chiara, coraggiosa e profondamente identitaria. Questa maggioranza, in particolare la Democrazia Cristiana, ha scelto di non limitarsi ad analizzare i numeri, ma di affrontare il problema con strumenti reali, strutturali e misurabili, perché dietro ogni statistica c’è una scelta di vita rinviata, una maternità vissuta con preoccupazione, un padre che fatica a conciliare lavoro e presenza familiare, una famiglia che teme di non riuscire a sostenere i costi di crescita di un figlio. Ed è proprio su questo che questo progetto di legge interviene, non con slogan ma con diritti, tutele, sostegni economici e nuovi strumenti sociali. Uno degli aspetti più qualificanti di questo provvedimento è l’attenzione alle situazioni di maggiore vulnerabilità. Voglio sottolineare in particolare l’introduzione delle indennità per gravidanza e puerperio in stato di non occupazione come misura di civiltà. Allo stesso modo è importante la previsione che tutela le lavoratrici autonome, un segnale importante verso un mondo del lavoro che cambia, verso tante giovani donne che scelgono l’autonomia professionale e che non devono essere penalizzate se decidono di diventare madri. Va riconosciuto anche il forte valore sociale delle norme dedicate alle donne sole in stato di gravidanza e ai nuclei monogenitoriali. L’estensione delle esenzioni per asili nido e refezione scolastica, insieme a un bonus economico, rappresenta una risposta concreta a quelle famiglie che spesso si trovano a gestire da sole carichi economici, organizzativi ed emotivi molto elevati. Questo progetto di legge compie un passo significativo anche sul terreno culturale. L’estensione e il rafforzamento del congedo di paternità, portato a 20 giorni retribuiti al 100%, non è soltanto una misura organizzativa, è una scelta di civiltà. Significa riconoscere che la cura non è un tema esclusivamente femminile. Inoltre, la possibilità di congedi aggiuntivi per il padre nei primi tre anni di vita del figlio rafforza concretamente il principio della corresponsabilità genitoriale. Da segnalare l’aumento degli assegni familiari ordinari, con una progressione più favorevole in base al numero dei figli a carico, con adeguamento annuale sulla base dell’inflazione e con una modulazione per fasce di reddito che tutela maggiormente chi ha redditi medio-bassi. L’introduzione del bonus bebè di 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato dal primo gennaio 2026, il riconoscimento di un bonus mensile di 50 euro per la donna sola in gravidanza e per i nuclei familiari monogenitoriali, il raddoppio del valore del congedo parentale ex aspettativa postpartum: sono misure che non pretendono di risolvere da sole il problema demografico, ma sono misure che mandano un messaggio preciso: lo Stato c’è, lo Stato accompagna, lo Stato condivide una parte del peso economico e sociale della genitorialità. Il progetto di legge interviene anche su un terreno decisivo, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Tra le novità più rilevanti vi è l’estensione del diritto al part-time fino ai primi quattro anni di vita del figlio, la valorizzazione del lavoro agile per i genitori e per chi ha nel proprio stato di famiglia persone disabili e non autosufficienti. Infine, per ultimo ma non meno importante, c’è un elemento di forte innovazione sociale e politica in questo testo: il riconoscimento della figura del caregiver familiare. Per la prima volta il lavoro di cura continuativo prestato in famiglia viene riconosciuto con una disciplina chiara, graduale e strutturata. Vengono definiti diversi profili di caregiver in base al carico assistenziale. Questa scelta ha un valore umano enorme.Con questo provvedimento San Marino compie una scelta netta: trasformare un sacrificio privato in un riconoscimento pubblico. Ed è giusto che quest’Aula ne colga il valore profondo, perché qui non stiamo soltanto scrivendo una norma, stiamo dicendo che la Repubblica riconosce, tutela e sostiene chi si prende cura dei più fragili.
Maria Donatella Merlini (PSD): Il progetto di legge che oggi affrontiamo in prima lettura interviene con l’obiettivo di rafforzare le politiche di sostegno alla famiglia, alla maternità e alla natalità nel nostro Paese. Il punto di partenza è un dato che non possiamo ignorare: anche la Repubblica di San Marino sta vivendo un importante calo demografico. Negli ultimi vent’anni il numero delle nascite si è drasticamente ridotto e questo fenomeno, se non affrontato con politiche adeguate, rischia di produrre conseguenze rilevanti sul piano sociale, economico e previdenziale. Meno nascite significano infatti una popolazione sempre più anziana, una progressiva riduzione della forza lavoro e un maggior peso sul sistema di welfare. Di fronte a questo scenario, il progetto di legge si pone l’obiettivo di rafforzare il sostegno pubblico alle famiglie e di creare condizioni più favorevoli per chi sceglie di avere figli, cercando allo stesso tempo di migliorare la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Tra le misure previste vi è innanzitutto il rafforzamento degli assegni familiari, con un aumento degli importi e con l’introduzione di un meccanismo di adeguamento automatico all’inflazione, al fine di garantire nel tempo un sostegno reale alle famiglie. Il progetto introduce inoltre un bonus alla nascita o all’adozione, un contributo economico volto ad accompagnare le prime spese legate all’arrivo di un figlio e a rappresentare un segnale concreto di attenzione da parte dello Stato. Particolare attenzione viene dedicata anche alle situazioni di maggiore fragilità, attraverso specifiche misure rivolte alle madri sole e ai nuclei familiari monogenitoriali, per i quali viene previsto un sostegno economico dedicato. La proposta normativa interviene poi su alcuni strumenti fondamentali per la conciliazione tra lavoro e famiglia. In questo ambito si introducono modifiche che rafforzano le tutele dei genitori, promuovono una maggiore condivisione delle responsabilità familiari tra madre e padre e ampliano alcune possibilità di utilizzo degli istituti di astensione dal lavoro. Vengono inoltre previste disposizioni che consentono ai genitori di assentarsi dal lavoro per assistere i figli in caso di malattia, garantendo una tutela economica durante tali periodi e riconoscendo il valore della presenza dei genitori nei momenti di maggior bisogno dei figli. Un ulteriore intervento riguarda le agevolazioni legate alla trasformazione temporanea del rapporto di lavoro in part-time per i genitori con figli piccoli, estendendo l’età del bambino entro cui è possibile usufruire di tali strumenti e favorendo così una maggiore flessibilità nei primi anni di vita del figlio. Nel complesso, il progetto di legge si inserisce in un percorso più ampio di rafforzamento delle politiche familiari e rappresenta un ulteriore passo nella direzione di una società che riconosce nella famiglia un pilastro fondamentale della propria coesione sociale. Questa prima lettura rappresenta naturalmente un momento iniziale di confronto e di approfondimento e sarà quindi importante, nel prosieguo dell’iter legislativo, valutare eventuali contributi migliorativi. È con questo spirito di confronto che noi ci apprestiamo all’esame di questo progetto di legge. A conclusione di questo breve intervento, desidero ringraziare il Segretario di Stato Canti, non solo per l’importanza di questa legge, ma soprattutto per il metodo di lavoro adottato, che ha permesso l’ascolto di molte voci, quali associazioni, organizzazioni sindacali e datoriali.
Miriam Farinelli (RF): È chiaro che ci troviamo di nuovo a parlare di denatalità, un problema gravissimo che il nostro Paese affronta da almeno un decennio senza aver mai prima aperto gli occhi. Oggi cosa facciamo? Questi sono piccoli interventi spot che possono aiutare le giovani coppie in difficoltà per una maternità e le giovani coppie che hanno dei bambini da allevare. Perché dico piccoli interventi spot? Perché il problema è talmente complesso e talmente vecchio, perché si è protratto negli anni, che è di difficile risoluzione oggi. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso il 60% dei nati, una cifra esorbitante. Siamo un Paese di vecchi, e siamo arrivati oggi a porre le prime modifiche legislative per aiutare le famiglie e per aiutare le coppie. Quindi troppo lavoro ci sarà da fare e la politica deve fare, a mio avviso, ancora di più. È chiaro che sul piano educativo, sul piano sociale, la politica difficilmente interviene, ma può intervenire sul fattore economico, aiutando ancora maggiormente le famiglie. Ho notato che è sparito l’articolo che si riferiva alla fecondazione assistita. Dobbiamo capire e dobbiamo pensare che, in virtù dell’età avanzata delle donne in cui fanno, ad esempio, la prima gravidanza, in virtù delle patologie che minano anche la giovane età, in virtù delle coppie che desiderano avere un figlio e sono affette da sterilità non conosciute, noi dobbiamo a queste coppie, a queste giovani famiglie, tutto l’aiuto possibile. Perché dobbiamo attualizzare quelli che sono i rimborsi, che sono vecchi e sono fermi a vent’anni fa. La vita continua e, se vogliamo dare un futuro al nostro Paese, dobbiamo fare in modo che in questo Paese nascano più bambini e dobbiamo quindi rimboccarci le maniche per far sì che questo avvenga.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Come abbiamo detto più volte, il tema della denatalità è una delle sfide dell’era moderna più importanti che, come Stato, insieme ad altri Stati occidentali, abbiamo da affrontare. Non riguarda soltanto meri numeri o comunque la quantità di bambini nati, ma proprio il tipo di società che vogliamo essere in prospettiva tra dieci, venti e trent’anni. Partendo dai dati che sono stati riportati anche più volte, si vede che da anni le nascite diminuiscono. Abbiamo visto che in dieci anni si sono dimezzate. C’è stato poi un leggero rimbalzo nel 2025, non credo sia qualcosa che poi andrà a confermarsi o di strutturato. Il tasso di fecondità delle donne è tra i più bassi in Europa, anche tra i piccoli Stati d’Europa. Questo significa che c’è un impatto. Per cui questa problematica richiede sicuramente un approccio serio, un approccio completo, che non riguardi solamente i bonus, il sostegno economico, ma tutto l’insieme di servizi per le famiglie, cambiamenti all’interno del mondo del lavoro e sostegno per quanto riguarda il costo della vita, il costo della casa, eccetera. Quindi è evidente che non sono sufficienti delle modifiche alla legge per avere un impatto concreto sul contrasto alla denatalità. Voglio però riconoscere quanto di buono viene inserito in questa legge. Seppur con qualche specifica, viene inserito un bonus bebè. Era un’idea che, come Domani Motus Liberi, avevamo presentato nel progetto di legge sviluppo, quindi a inizio legislatura. Era stata bocciata da questa maggioranza e questo è l’ennesimo caso in cui la maggioranza un po’ rinsavisce e decide di cambiare idea. Altro tema: il congedo di paternità passa da dieci a venti giorni. Nel giro di quanti anni? Quattro anni siamo passati da tre giorni a venti giorni. Io credo che questo sia un passaggio importante, è una misura rilevante anche dal punto di vista culturale. Curioso che si discuta questo aspetto il giorno della festa del papà, e mi fa anche sorridere, però io credo sia un aspetto molto importante. Mi fa un po’ pensare la dicitura “se compatibile con la prestazione lavorativa svolta e in accordo con il datore di lavoro”. Altra misura interessante è il congedo parentale, che riconosce l’80% dello stipendio nei primi mesi. Mi rendo conto anche che è impattante dal punto di vista economico, così come l’aspetto che riguarda l’adeguamento degli assegni familiari al costo della vita, quindi all’inflazione. Ci sono quindi diversi aspetti interessanti e condivisibili, e altri aspetti che sono da monitorare attentamente, come quello del riconoscimento della figura del caregiver familiare. Altri aspetti, così per come sono stati inseriti, a mio avviso sono più uno slogan, perché quando si parla di sostegno alle donne sole in gravidanza o ai nuclei monogenitoriali si riconosce una somma un po’ limitata, di 50 euro al mese. Ci sono degli aspetti che magari non sono per forza collegati a questa legge, ma andranno rivisti anche per quanto riguarda le assenze dal lavoro dei genitori. Penso a esempi concreti che magari sono piccoli, ma che cambiano il quotidiano. Penso ai giorni di inserimento all’asilo nido. Quando i bambini fanno l’inserimento, i genitori devono stare con il bimbo, accompagnarlo, e questo vuol dire assenza dal lavoro. Quindi ci sono un insieme di interventi che riguardano il sostegno economico, i servizi alle famiglie, l’offerta scolastica, che sicuramente andranno rivisti. Poi c’è tutto un ragionamento da fare, c’è una dimensione sociale e culturale di questa problematica, perché oggi avere figli non è soltanto una questione di desiderarli o meno, o di scelta naturale, ma è avvertita come rischio, come incertezza anche rispetto al futuro. Ci sono una serie di costi relativi al crescere un bambino che sono aumentati negli anni. Per cui l’appello che facciamo e che continuiamo a fare è che ci sia veramente un approccio a 360 gradi, non settoriale, ma che riguardi tutte le Segreterie di Stato e tutti i vari settori. Ad ogni modo, riconosciamo quanto di buono viene fatto e ci sarà modo di modificare.
Giovanni Zonzini (Rete): Allora, intanto qui siamo evidentemente preda di un’illusione, o forse di una macchina propagandistica che dimentica la realtà. Se qui qualcuno pensa di risolvere il problema della natalità con una legge a sostegno delle famiglie, io posso solo dire: ingenuità. Peraltro avevo depositato molta letteratura alla Prima Commissione Consiliare Permanente, quando si è riunita in merito proprio al tema della denatalità. Se si osservano anche Stati che hanno welfare state molto avanzati, si vede che comunque questo welfare state non ha inciso in maniera significativa, almeno non idonea a raggiungere il tasso di sostituzione. Si prevedono misure dal sapore fortemente, a mio avviso, propagandistico, come il congedo per il padre, che è giustissima come misura. Anzi, proprio la letteratura che vi ho depositato evidenziava come vi sia una maggiore propensione delle donne a pianificare una gravidanza nei contesti sociali in cui sanno che la controparte maschile è propensa, culturalmente e materialmente, a contribuire alla cura dei figli. Quindi questa sarebbe una misura intelligente, ma ci sono due problemi. Uno: il congedo parentale per il padre che avete previsto non è paritario, neanche lontanamente, perché passa da 10 a 20 giorni, ma non è neanche obbligatorio. Quindi sostanzialmente uno lo fa se vuole. Ma non solo è volontario: prevede anche la volontà e l’autorizzazione del datore di lavoro. Quindi, in altri termini, è un congedo parentale più per dire che c’è. Magari per chi lavora nel settore pubblico varrà, perché ci auguriamo che quando è la pubblica amministrazione, come datore di lavoro, accetti di concedere il diritto al congedo per i padri. Però venire a dire “abbiamo inserito il congedo per i papà, l’abbiamo allungato a 20 giorni” può anche essere vero, ma bisognerebbe aggiungere la postilla che è allungato a 20 giorni nella misura in cui il datore di lavoro lo concede. La questione del bonus bebè, dell’aumento degli assegni familiari, per carità, va bene, ma stiamo parlando di 1.000 euro. Se uno pensa che dando 1.000 euro a una persona questa fa un figlio, bisognerebbe pensare di avere a che fare con degli sconsiderati. Evidentemente il Governo punta sulle responsabilità dei giovani, però temo che i giovani siano più responsabili e avveduti di quanto non crediate. I problemi che si dovrebbero affrontare sono ben altri. Non serve la legge sulla natalità, che per carità ha anche aspetti positivi, ma sono marginali, non affrontano il problema. Qui le famiglie hanno il problema che, se io voglio fare un figlio e non guadagno 3.000 euro al mese, non posso permettermi di affittare una casa e neanche di comprarla. Questo è il problema dei problemi. Non se ne parla più, perché è stata fatta la legge, quindi risolto il problema. Qui funziona così. Però una cosa sono i titoli dei giornali o dei blog, una cosa è la realtà. Un appartamento dove possa vivere serenamente una coppia con un bambino siamo quasi a 1.000 euro al mese. Quindi questo sarebbe il problema. Problema numero due: abbiamo un problema di produttività e di salari. Il caro vita cresce da anni, i salari stagnano da decenni in termini reali. Fintanto che non si affrontano i problemi radicali che affliggono la nostra società e che non mettono nelle condizioni materiali i giovani di creare una famiglia con serenità e responsabilità, voi potete fare tutti i bonus bebè che volete, Segretario, potete portarli a 2.000, a 3.000, a 5.000 euro, ma non farete nascere mezzo bambino in più.
Matteo Casali (RF):Se la denatalità è un problema, ed è anche molto un problema di approccio culturale, lo Stato deve mettere in campo tutte le condizioni al contorno affinché i mezzi comunque possano essere forniti. Il tema del supporto alla famiglia, dei sussidi, è una parte di questi mezzi e qui condivido l’analisi di chi mi ha appena preceduto. Esistono altri campi sussidiari e altrettanto importanti: il lavoro, il costo della vita e il tema delle retribuzioni. Noi sul caro vita e sull’erosione del potere di acquisto ne abbiamo fatto, soprattutto negli ultimi tempi, una bandiera. C’è poi il tema della casa e del territorio, altro aspetto che è al contorno della possibilità di mettere su una famiglia, e sapete come la pensiamo sulla legge Ciacci e su come siano stati affrontati questi problemi. E ancora l’aspetto della scuola, una visione complessiva dei percorsi scolastici e dell’inserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo plaudito, ad esempio, agli nidi o ITI, ma gli aspetti della scuola primaria e dell’infanzia permangono abbastanza critici. Occorre una cabina di regia rispetto alle strategie che bisogna mettere in campo a livello multidisciplinare. I risultati purtroppo scarseggiano e la Commissione speciale sull’andamento demografico è abbastanza sparita dai radar. Mancano dati, tutto sommato, perché magari a fronte di una produzione di dati mancano gli aspetti di sintesi e i conseguenti provvedimenti a seguito di questa sintesi. Io sono dispiaciuto che il progetto di legge sul sostegno alla famiglia che ci era stato fornito a seguito di quella Commissione di novembre, con la promessa che la settimana seguente ci saremmo visti, invece questi confronti purtroppo non sono arrivati in cinque mesi. In cinque mesi il testo, da quella bozza, è cambiato, con delle aggiunte, con aspetti anche migliorativi, ma anche con aspetti che lasciano perplessi. È stata tolta l’indennità di accompagnamento, tutto sommato bene perché era gestita in maniera molto confusionaria. Bene l’indennità per le gravide non occupate. Nel tema del congedo di paternità, e qui rispondo anche se la domanda non era rivolta a noi, noi avremmo spinto molto di più fino ad arrivare alla parificazione fra paternità e maternità, un emendamento che abbiamo presentato nell’ultima finanziaria. Bene la normazione del caregiver, anche se a me piaceva forse più la prima versione della bozza. È stato diviso il caregiver in quattro profili progressivi. Anche qui sarebbe interessante vedere sulla base di quali numeri e quali siano le previsioni e le proiezioni che hanno portato a questa scalarità dell’attribuzione, che nella prima versione era uguale per tutti. Un altro punto: gli assegni familiari aumentano in maniera non eclatante, però attenzione, dal 2027 vengono riproporzionati non sulla base dell’ICEE, come tutti ci aspettavamo, ma sulla base del reddito. Quindi dal 2027 prendono il 100% degli assegni familiari solo coloro che hanno un reddito inferiore, se non ricordo male, ai 45-49.000 euro, con una scala a salire. Avevamo aspettato un ICEE proprio per situazioni di questo tipo e invece si dimensiona in base al reddito. Il punto d’ascolto della famiglia presso la Segreteria di Stato non si ascolta, perché una persona va in situazione di bisogno e poi il politico è pronto all’incasso. Quindi il punto di ascolto va fuori dalla Segreteria di Stato. I temi da trattare sono tantissimi e lo faremo naturalmente nelle sedi opportune. Io direi che in cinque mesi, rispetto alla prima bozza, il risultato di questa prima lettura è un risultato non molto eclatante: luci, parecchie ombre. Direi che, rispetto agli intendimenti dei vari ordini del giorno che ormai come mantra si susseguono, ci sono più buchi nell’acqua che in una battaglia navale.
Gaetano Troina (D-ML): Intervengo in questo dibattito su un progetto di legge che era lungamente atteso in questa legislatura, perché ricordo bene che in Commissione Finanze, quando si parlava del progetto sviluppo, erano state presentate tutta una serie di proposte anche da parte delle opposizioni, che vennero tutte bocciate con la promessa che sarebbe stato portato un progetto dedicato che, in maniera organica, avrebbe rivisto la materia. Prima di tutto, quello che rilevo esaminando il testo è che non è un intervento che serve al contrasto della denatalità, perché non c’è nulla. Ma d’altra parte capisco anche che sia difficile prevedere delle norme che contrastino la denatalità. Sono degli aiuti alle famiglie e alcuni sono anche interessanti, lo riconosco. Me ne aspettavo un po’ di più. Ma soprattutto continuo a rilevare: i liberi professionisti non contano niente per il sistema Paese. Perché non esiste una norma che vada a disciplinare in maniera paritaria il libero professionista madre e il libero professionista padre, che per il sistema giuridico del nostro Paese non hanno diritto a niente. Eppure le tasse le paghiamo, i contributi li versiamo come tutti, forse anche un po’ più alti. Però non abbiamo diritto a niente. Quando il figlio è in malattia non possiamo stare a casa, perché perdiamo il lavoro e i clienti. Quando stiamo male noi è uguale. E non è giusto. Non è giusto perché, se si vogliono aiutare le famiglie giovani, le famiglie appena nate, le famiglie che nel nostro Paese decidono di provarci nonostante le difficoltà che oggi ci sono, non è giusto tutelare sempre e solo il dipendente, perché vuol dire far finta che non esista una parte importante della nostra società. Siamo una delle categorie che lavora in questo Paese, fa crescere questo Paese, eppure tutte le volte prendiamo le sportellate in faccia quando si fanno questi interventi. E non è giusto. Questo mi sento di dover dire. Un altro tema che secondo me poteva essere affrontato in un provvedimento come questo, e purtroppo non c’è, non lo vedo, se veramente si vuole dare aiuto alle famiglie, è qualcosa che vada a disciplinare o incentivare o facilitare l’accesso alle babysitter e alle badanti. Guardiamoci intorno: io vorrei sapere quante babysitter sono assunte in maniera regolare nel nostro Paese, che possano dare una mano senza gravare troppo sulle famiglie. Io penso a una madre oggi che, piuttosto che pagare e mettere in regola una babysitter, deve stare a casa per forza e non può andare a lavorare, perché non si può permettere di pagare una babysitter che costerebbe di più. E penso alle badanti, che oggi a San Marino, chi ha avuto casi lo sa, è quasi impossibile trovarne, perché nella vicina Rimini è molto più incentivante fare questo tipo di lavoro. E sono aiuti fondamentali per le famiglie, perché danno sollievo, danno un aiuto e alleggeriscono il carico sulle spalle delle famiglie, che oggi sono gravate da troppi pensieri e non hanno adeguati aiuti nelle situazioni di vera difficoltà. Questi sono interventi che vi invito seriamente a valutare prima della Commissione. Io sono a disposizione, se ci vogliamo anche ragionare, come penso tutti i colleghi di opposizione. Cerchiamo di fare un provvedimento che dia veramente un aiuto alle famiglie e soprattutto che non crei disparità, perché io questa storia dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi che non se li fila nessuno, mi ha stancato. Bene come inizio, bene come base, ma manca ancora un bel po’.
Francesco Ugolini (PDCS): Colleghi consiglieri, oggi affrontiamo un tema che riguarda direttamente il futuro del nostro Paese: la natalità. L’inverno demografico è una realtà che tocca molte famiglie e mette alla prova la sostenibilità sociale ed economica della nostra comunità. Con questo intervento si individuano ulteriori incentivi a sostegno delle famiglie in termini di nuovi servizi, al fine di coniugare la vita familiare con la vita lavorativa. Per questo riteniamo importante sostenere concretamente chi sceglie di diventare genitore. La nuova legge introduce alcune misure significative: un incentivo economico alla nascita, pensato per accompagnare le famiglie nei primi momenti della vita di un figlio, e la possibilità anche per i padri di usufruire di un periodo retribuito da dedicare alla cura del bambino. Si tratta di passi importanti, perché la genitorialità deve essere sostenuta come responsabilità condivisa e valore sociale. Favorire la presenza dei padri nei primi momenti di vita dei figli significa rafforzare la famiglia e promuovere un maggiore equilibrio tra la vita lavorativa e la vita familiare. Investire sulla natalità significa investire nel futuro della nostra comunità. Per questo accogliamo con favore queste misure, che rappresentano un segnale concreto di attenzione verso le famiglie e verso le nuove generazioni. Credo che l’importanza di tale progetto di legge a sostegno delle famiglie, della natalità e della maternità sia stata apprezzata dai tanti interventi in questo dibattito e noi, come forza politica, daremo il pieno sostegno a questo progetto di legge. Voglio ringraziare il Segretario Canti per aver opportunamente presentato questo progetto di legge.
Maddalena Muccioli (PDCS): Sono d’accordo con chi magari ha dei possibili dubbi sul fatto che questo progetto di legge possa essere una risposta univoca in grado di invertire il trend della denatalità che purtroppo registriamo nel nostro Paese, perché penso anch’io che ci sia una componente culturale, fatta di scelte volontarie delle singole persone, che prescinde da eventuali aiuti e sussidi economici. Personalmente penso che il supporto che questo progetto di legge vuole dare alle famiglie sia importante, soprattutto nel tentativo di costruire un sistema che sia quanto più possibile aderente alla realtà della famiglia, sia all’interno della vita privata che lavorativa. Faccio alcuni esempi. È stato citato il tema del congedo di paternità, che anche secondo me, quanto più possibile, sarebbe veramente utile per ridurre tutte le discriminazioni anche tra lavoratrici e lavoratori, cercando di parificare a livello temporale i due congedi. Resta il fatto che, personalmente, penso che il periodo di maternità, soprattutto nelle fasi delle mensilità prima e magari nel mese dopo il parto, sia una peculiarità prettamente femminile. Però il fatto di avere esteso, ad esempio, il congedo parentale anche in alternativa tra madre e padre, secondo me è un punto di valore di questo progetto di legge. Un altro intervento che secondo me tutela molto i lavoratori in caso di gravidanza e quindi di nascita di un bambino è legato al fatto che viene estesa la nullità del provvedimento nei confronti del lavoratore dipendente non solo nel caso del licenziamento, ma anche nel caso del mancato rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato. Quindi un contratto di lavoro a tempo determinato non potrà più essere risolto con il solo motivo del fatto che sia intervenuta nel mezzo una gravidanza, un periodo di maternità o di congedo parentale richiesto dal lavoratore. Sono d’accordo anche con chi ha citato il tema dei liberi professionisti, ed estenderei la categoria ai lavoratori autonomi, perché è vero che non tutte le categorie di lavoratori autonomi versano i contributi per l’accesso al fondo legato alla malattia e all’eventuale maternità. È un versamento proprio di determinate categorie di lavoratori autonomi, come i liberi professionisti, e magari in Commissione si potrebbe fare anche una valutazione sul fatto di poter estendere quello che già è stato previsto per le lavoratrici autonome madri anche al lavoratore autonomo padre. Al di là dell’aiuto economico, quindi del contributo che si potrebbe dare, magari estendendolo anche al padre, quello previsto per la madre, forse potrebbe essere più utile — è una valutazione che faccio e che lascio all’Aula — cercare di rendere più capillare e più efficace la rete dei servizi di supporto, per permettere una prosecuzione su un doppio binario delle due attività. Il caregiver: sicuramente l’introduzione del caregiver è un passo avanti, perché è anche la possibilità di prevedere l’assistenza di familiari che non sono residenti in territorio sammarinese, quindi nel caso in cui si debba assistere un genitore o un familiare che per residenza si trova in territorio italiano e non nel territorio sammarinese. Quindi sono tanti gli argomenti che, secondo me, hanno un valore assoluto molto positivo e sono sicura che la Commissione sarà il luogo più adatto per approfondirli ed eventualmente ampliarli nella migliore modalità possibile. Ci tengo solo a fare un’osservazione. Non so se la Commissione sarà il luogo adatto per approfondire questo tema, ma chiedo al Segretario: ho visto che, rispetto alla formulazione della legge del 2022, nel congedo di paternità viene sostituita la parola “feto”, nel caso di morte del feto, con “bambino”. Forse da questo punto di vista potrebbe essere più efficace lasciare “feto”, perché anche nel caso di un aborto potrebbe avere senso mantenere il congedo di paternità, perché purtroppo si ha una paternità anche nel caso di una tragedia di quel genere.
Michela Pelliccioni (indipendente): Questa legge è sicuramente un passo in avanti, questo occorre evidenziarlo, nel sostegno alle famiglie. Però credo che occorra anche valutare un coordinamento con altre norme, per fare in modo che effettivamente una norma di sostegno non rischi poi di sbilanciare altre materie, quale ad esempio quella del lavoro. Faccio un esempio concreto: il fatto dell’aumento del periodo dei congedi per maternità e paternità rischia di diminuire l’offerta di lavoro, soprattutto per determinate fasce di reddito e quindi, in prospettiva, la politica deve fare delle valutazioni e deve sicuramente inserire dei correttivi e delle agevolazioni anche in campo lavorativo. Questo è sicuramente un primo tema. In seconda battuta, benissimo sostenere le famiglie e i bambini nei primi anni di vita, ma occorre tener conto che anche nella fase di crescita, e mi riferisco soprattutto al sostegno allo studio, i figli sono un costo importante, un costo che deve diventare un’opportunità per loro e per il loro futuro, ma di cui si deve assolutamente tenere conto inserendo delle agevolazioni anche con riforme legate al diritto allo studio, che possano bilanciare in maniera completa il sostegno e gli aiuti alla famiglia. La disciplina del caregiver finalmente trova una declinazione che attendiamo da tempo e riconosce forme di retribuzione. Io ho il timore che l’intervento organico però non resti un semplice spot, soprattutto su alcuni passaggi, su alcuni articoli, perché rischia di diventare una possibilità enunciata ma inapplicabile nella pratica. Mi riferisco al congedo di paternità, questo è già stato detto: se il datore di lavoro accetta, è un po’ come non scriverlo, perché comunque oggi è già previsto. La cessione delle ferie: lo avete disciplinato benissimo, però non disciplinate il passaggio relativo all’accettazione dell’azienda. Perché anche oggi un lavoratore può richiedere la cessione delle ferie. E poi le chiedo, Segretario, perché questo mi rimane un dubbio: com’è possibile nel settore privato permettere la cessione delle ferie fra settori diversi e soprattutto società diverse? Perché un conto è nell’ambito della stessa azienda, ma a livello infra-aziendale le chiedo sinceramente come possa essere applicato nella pratica. Anche il lavoro agile: sicuramente manca tutta la disciplina legata al vincolo del datore di lavoro, che in questo caso non c’è. Quindi di fatto sono materie molto importanti che vengono enunciate negli articoli di legge, ma che poi non trovano un’applicazione concreta nel vincolo che serve alle famiglie per avere effettivamente un diritto pieno. Sicuramente ci sarà modo, immagino e spero, in Commissione di poter dibattere anche sul tema degli assegni familiari. Vorrei porre l’attenzione sulla possibilità di adeguamento in base al reddito. Bene, ma che si tenga conto, come nell’assegnazione per le quote dei mutui prima casa, del reddito pro capite familiare, non certo del reddito singolo, perché altrimenti si rischia seriamente di creare delle disparità che tutto sono meno che un aiuto. E soprattutto si rischia, nel cercare l’equità, di creare delle iniquità rispetto a casistiche che poi potrebbero mancare di oggettività nel componimento familiare totale.
Enrico Carattoni (RF): Questa riforma che lei, Segretario, oggi ci presenta sicuramente, per carità, ha degli aspetti positivi che vanno apprezzati, vanno coltivati e incentivati. Però i dati che emergono da questo dibattito, sostanzialmente secondo me, sono due. Il primo è che per produrre questo progetto di legge, ci è voluto un anno e mezzo. Un anno e mezzo in cui sono stati bocciati più e più volte emendamenti delle opposizioni, in cui c’è stato un dibattito anche acceso, ma costruttivo su questi temi. Si è insediata una Commissione sul monitoraggio del fenomeno della denatalità, è stato fatto un convegno lo scorso autunno e però, al netto di tutto questo, vediamo che gli interventi sono sicuramente positivi, ma marginali, nel senso che vanno a modificare per lo più tabelle già previste nella normativa previgente. Questo è il primo punto. Il secondo punto è che con questa legge voi andate a cambiare la legge 129 del 2022, che è una legge approvata nella scorsa legislatura e che già mostrava tutta una serie enorme di limiti nel sostegno alle famiglie e alla maternità. Avevamo detto, già nella scorsa legislatura, che quella legge sarebbe stata inefficace, che non si basava sulla realtà del Paese e che andava a dare per lo più qualche piccolo contentino, senza intervenire in maniera strutturale. Oggi questo viene in parte recepito, perché lo stesso Congresso di Stato si accorge che le cose non funzionano e che si vuole andare avanti. Due cose le apprezzo particolarmente. Da un lato il fatto che finalmente si intervenga per tentare di equiparare le lavoratrici autonome alle lavoratrici dipendenti in tema di sostegno alla maternità, perché ho sempre trovato inaccettabile che le lavoratrici autonome godessero di un sostegno che il più delle volte era una mancia, calcolato con un metodo medioevale. Su questo, Segretario, le rendo merito: benvenga che si sia intervenuti. Dove però ci sono, a mio avviso, delle lacune molto evidenti, è sui congedi in caso di malattia dei figli. Oggi la norma vigente, che non viene modificata, prevede che i lavoratori dipendenti possano godere di permessi non retribuiti. Allora anche qui un ragionamento va fatto: si metta un limite fino agli 8, 10 o 12 anni, ma si permetta al padre o alla madre del bambino malato, certificato da un medico, di stare a casa retribuiti. Perché se il bambino sta male non può andare a scuola. Oggi questo avviene solo per le lunghe malattie o per i casi di disabilità. Secondariamente, il tema del congedo di paternità. Anche qui siamo di fronte a una norma che ci pone indietro rispetto al contesto attuale. Oggi viene previsto un congedo di paternità di 20 giorni nei primi 12 mesi. Francamente, in una visione che deve essere sempre più paritetica, si potrebbe fare uno sforzo maggiore. Certo, deve esserci un equilibrio, perché nei primi mesi di vita è evidente che, laddove possibile, il bambino ha bisogno della madre. Però continuare a prevedere una norma del genere, senza permettere una piena libertà di scelta alle famiglie, io credo sia inefficace. Ultima considerazione. In questo progetto di legge non vengono fatti interventi sulla questione delle rette degli asili nido, che noi abbiamo più volte rivendicato e proposto, e sulle quali ci era stato detto che si sarebbe intervenuti proprio con questo progetto di legge. Oggi vediamo che non c’è nulla. In più, si aumentano gli assegni familiari, giustamente, ma non si legano all’ICEE.
Tommaso Rossini (PSD): Innanzitutto devo complimentarmi con il Segretario, perché comunque portare una legge sulla famiglia così complessa e costruita non è una cosa semplice e finalmente si mette mano a un testo che affronta necessità e situazioni che tutti i sammarinesi, soprattutto le giovani coppie ma anche quelle meno giovani, stanno vivendo in questo momento. Quello che mi sento di dire è che sì, sicuramente mi auguro che in Commissione si possano trovare ulteriori spunti e mi sento di suggerirne qualcuno. Per esempio, una madre che va in maternità gode di cinque mesi di maternità, solitamente due prima del parto e tre dopo il parto. Però effettivamente un bambino entra all’asilo nido al sesto mese oppure anche all’anno. Quindi già ci sono tre mesi scoperti, se non sei mesi, se non addirittura un anno scoperto. Quindi bisogna trovare una maniera per cui una madre possa rimanere a casa senza però vedersi decurtato lo stipendio, perché è proprio dal terzo mese che aumentano le spese per i figli, mentre nei primi mesi sono minori. Poi c’è un altro aspetto che mi sento di condividere anche con i colleghi, che è quello della paternità. Non è detto che debba stare per forza la madre a casa. Una madre può stare magari fino al secondo o terzo mese, però da lì in poi, ma anche da prima, può essere anche il padre a usufruire dello stesso congedo parentale. Benissimo i venti giorni, perché già dieci erano niente. Quindi c’è bisogno di condividere un periodo, a mio avviso maggiore, anche oltre i venti giorni, per iniziare a capire e conoscere quel bambino che cambia ogni settimana. Questo aiuto reciproco tra padre e madre deve essere più lungo, deve durare di più. E poi, ripeto, un padre ha lo stesso diritto di una madre di stare con i propri figli, di allevarli. Certo, non può allattarli, ma esistono i sostituti del latte materno e quindi può tranquillamente sostituire la madre, magari se la madre è una libera professionista e vuole tornare al lavoro prima possibile o ha bisogno di farlo. Quindi credo sia importante che anche il padre possa rimanere a casa magari due o tre mesi, perché no. Quindi mi sento semplicemente di dare queste suggestioni ai commissari che si troveranno a discutere la legge, per cercare di analizzare ogni situazione e mettere allo stesso livello madre e padre. Poi c’è una questione che va ancora più in profondità, a livello di sistema Paese, ed è quella dei servizi. Forse se le famiglie fanno meno figli è anche perché si fa fatica ad avere servizi e aiuti. Se uno non ha una rete parentale e ha bisogno anche solo di vivere la propria vita, non riesce, perché avere figli è totalizzante. In altre società ci sono aiuti veri, non solo per tenere il figlio, ma per sostenere la famiglia. Quindi cercherei di immaginare anche questo tipo di aiuti, e anche un supporto che accompagni i genitori nel percorso, perché i genitori nascono con i figli, non hanno tutte le risposte. Avere qualcuno a cui potersi rivolgere per dubbi semplici sarebbe importante. Quindi mi permetto di dare questi spunti.
Fabio Righi (D-ML): Devo registrare e ricordare alcuni passaggi che credo siano importanti e che ci hanno portato a questa normativa che, devo dire, nel suo complesso ha degli elementi positivi, quindi questo lo riconosco senza alcun tipo di problema. Tuttavia devo anche dire che molti di questi interventi che oggi vengono presentati come pratici, concreti, risolutivi, erano fondamentalmente gli stessi più volte richiesti da diversi anni a questa parte. In quelle occasioni, alla mia forza politica così come ad altre, è stato detto più volte che non era quello il contesto, che non era quello il momento, che non era mai il momento giusto, in favore di quello che sarebbe dovuto essere un provvedimento organico, strutturale e che tenesse conto a 360 gradi delle varie problematiche. Ecco, quello che io in questa prima analisi generale riscontro è che ci troviamo di fronte a un provvedimento certamente ampio in termini di articolato, ma che appare più come un mosaico di interventi, diciamo così, di supporto economico, ma certamente non una riforma strutturata e strutturale. Perché mancano, come alcuni colleghi di partito hanno detto prima di me, tutta una serie di valutazioni su altri aspetti che non sono puramente il supporto economico, ma che sono particolarmente incidenti nella vita delle famiglie, delle famiglie che si dovranno formare, dei giovani e di tutti coloro che dovrebbero trovare un accompagnamento nella creazione della famiglia e nella procreazione. Mi riferisco, ad esempio, alle politiche abitative, a una fiscalità familiare forte, ai servizi strutturali, agli asili nido, magari nella logica dei nidi diffusi o dei nidi aziendali. Insomma, tanti aspetti. Ci sono altri aspetti che mi lasciano perplesso, sempre nello spirito di una critica costruttiva. Ad esempio, il tema del caregiver: sicuramente apprezzabile il fatto che oggi ci sia una normativa, visto che prima non era nemmeno normato. Però lascia perplesso il fatto che ci sia una limitazione numerica di 50 casi all’anno o un limite di spesa di un milione di euro, che trasforma quello che dovrebbe essere un diritto quasi in una concessione a numero chiuso. Il tema del bonus bebè, così parametrato, tiene poco conto del costo reale di avere figli. Un’altra cosa su cui vorrei attirare l’attenzione è, e qui faccio anche una domanda, qual è la valutazione di impatto delle misure pensate sul bilancio dello Stato, ma anche sul sistema. Perché ci sono una serie di provvedimenti giusti, ma non controbilanciati, che incidono sul mercato del lavoro e sulle imprese. Il tema dei congedi, del part-time, della flessibilità: sono tutti giusti, ma se non adeguatamente controbilanciati rischiano di creare un disincentivo all’assunzione. Per quanto riguarda la mancanza di attenzione a chi non svolge lavoro dipendente, cioè i liberi professionisti, credo che abbia già fatto un intervento particolarmente incisivo e chiaro il collega Troina, che sottoscrivo, perché ci si dimentica sempre più spesso di questa categoria. Il peccato di questo provvedimento è che si attendeva un provvedimento organico, che però non è.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Questa normativa non è uno slogan. È vero che è un discorso culturale, che la norma del 2022 non ha prodotto quello che forse il legislatore nella precedente legislatura voleva portare e che quindi ha, da una parte, raddoppiato alcuni diritti che purtroppo sono stati poco utilizzati, tipo il congedo per paternità. In Commissione è stato fatto un confronto, il Segretario aveva portato tutta una serie di dati e i congedi per paternità, sia nel pubblico che nel privato, non sono arrivati a circa dieci unità. Quindi è sicuramente anche una questione culturale. Non è solamente una questione di soldi, di opportunità, di permessi, di rette meno costose, ma è proprio una questione culturale. Le consigliere e i consiglieri della Democrazia Cristiana, insieme agli altri colleghi della maggioranza e anche con l’opposizione che più volte ha sollecitato interventi su questo argomento, hanno fatto molta fatica. Dall’inizio della legislatura si parla di questo, ma c’è sempre un programma economico, l’IGR, ci sono sempre tanti altri argomenti che passano avanti. Finalmente il progetto è stato depositato. Poteva essere fatto di più, forse, poteva essere fatto meglio, forse. Questa è una prima lettura. Andiamo in Commissione, integriamo dove è possibile farlo. Diverse colleghe della maggioranza, con cui ci siamo confrontati da un anno e mezzo, hanno veramente sgomitato per arrivare a questo risultato. Non dico che abbiamo il top, assolutamente, ma sicuramente è un passo avanti. L’introduzione del caregiver, che anche l’Italia ha introdotto pochi mesi fa, è una figura di supporto alle famiglie per alleggerire le strutture residenziali e anche il carico delle badanti che intervengono nelle famiglie. Il consigliere Troina parlava delle badanti per quanto riguarda l’aiuto alle famiglie con figli. San Marino ha introdotto, grazie all’attenzione di Repubblica Futura, la figura dell’assistente familiare. Ne abbiamo circa 170. Sono persone che vengono assunte dalle famiglie che hanno bambini o anziani. Quindi ci sono più risorse che a volte non tutti i cittadini conoscono, ma che sono comunque significative e importanti. Auspico che durante i lavori della Commissione questo strumento possa essere ampliato e supportato ulteriormente, ma ritengo che abbiamo fatto un buon lavoro, perlomeno cercando di ascoltare tante proposte, osservazioni e preoccupazioni che riguardano i nostri giovani e i nostri bambini.
Guerrino Zanotti (Libera): Salutiamo favorevolmente la presentazione e l’avvio all’iter del progetto di legge, che io non credo sia stato presentato dalla maggioranza, né dal Segretario, come la soluzione definitiva alla denatalità o a tutti i problemi che la genitorialità comporta, soprattutto se associata allo svolgimento di un’attività lavorativa. Evidentemente però fa dei passi in avanti, fa fare dei passi in avanti al nostro sistema di welfare e di sostegno alla genitorialità, andando a potenziare strumenti che già sono presenti nel nostro ordinamento: il congedo parentale, il congedo di paternità, l’indennità di gravidanza e puerperio per le donne non occupate nel momento in cui sono in attesa di un figlio. Il part-time esteso fino ai quattro anni di vita del bambino, il lavoro agile, e ovviamente una delle cose più importanti che qualifica questo progetto di legge è l’introduzione e la regolamentazione della figura del caregiver, che io credo sia veramente un passaggio importante sul quale vada focalizzato il nostro interesse. Poi ovviamente ci sono altri interventi, come il potenziamento degli assegni familiari, l’aggancio dell’importo degli assegni alla dinamica inflattiva, e questi credo siano tutti interventi che devono essere apprezzati. Ripeto, non è l’intervento che ci fa fare la svolta e non credo che dipenda da questo un incremento della natalità magari a doppia cifra, perché evidentemente le cause che frenano le giovani coppie a mettere al mondo dei figli sono anche di altra natura, non solo economiche. Qualcuno ha parlato di parificazione obbligatoria tra il congedo per il padre e quello per la madre. C’è tutto il tema della precarizzazione del lavoro, dell’età, della scolarizzazione, del tempo da dedicare alla formazione universitaria, che ritarda sempre di più il momento in cui una donna ha le condizioni ideali per pensare di mettere al mondo dei figli. E questi sono temi, Segretario, che meritano sicuramente un approfondimento, meritano che quest’Aula e la politica dedichino tempo anche a questi aspetti. Perché credo che, se vogliamo almeno attenuare quella che è la discesa demografica che abbiamo visto negli ultimi anni, dobbiamo ragionare anche su questi fattori. Su questi, così come sugli interventi previsti dal progetto di legge, serve uno sforzo importante da parte dello Stato, perché è necessario accompagnare le giovani coppie, soprattutto le più giovani, nel poter avere maggiore tranquillità e condizioni più favorevoli per creare una famiglia e mettere al mondo dei figli. E mi riferisco anche all’anticipare quella che oggi è l’età media in cui una donna pensa di avere figli e di mettere su famiglia.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Intervengo anch’io su questo tema, che non è soltanto politico ma soprattutto sociale, ed è proprio quello che riguarda il nostro futuro demografico e sociale. Lo sappiamo: il problema della natalità è un problema che si fa sentire molto forte e cominciamo già a vedere i primi effetti nelle scuole, con il fatto che abbiamo pochi bambini nelle classi. Questo comporta problemi di socialità, la chiusura di alcuni plessi, che non significa solo chiudere scuole, ma anche togliere vita ai castelli in cui quei plessi erano presenti. Quindi innanzitutto voglio ringraziare il Segretario per aver portato questo progetto di legge, che forse arriva con un po’ di ritardo, ma è comunque importante avere finalmente un testo su cui lavorare. Questo progetto di legge parte da un merito indiscutibile: riconoscere che la famiglia non è un tema privato, ma una questione pubblica e strategica. Ed è importante intervenire per iniziare a invertire un trend su una crisi che potrebbe diventare molto profonda. Ci sono sicuramente dei punti di forza: il rafforzamento delle tutele economiche e lavorative per genitori e famiglie, l’aumento degli assegni familiari, l’introduzione del bonus bebè, le nuove indennità per maternità e genitorialità. Un altro elemento positivo è il rafforzamento della conciliazione tra lavoro e famiglia: l’estensione dei congedi, il riconoscimento del ruolo dei padri, il lavoro agile e il part-time più flessibile sono segnali importanti. Così come l’introduzione del caregiver familiare. Non bisogna poi trascurare l’attenzione alle situazioni più vulnerabili, come le donne sole, i nuclei monogenitoriali e le lavoratrici autonome. Ho sentito e condivido molto l’intervento del consigliere Troina sul tema dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti, dove esiste un divario molto forte rispetto ai lavoratori dipendenti. È chiaro che sarà difficile pareggiare completamente queste situazioni, ma è necessario trovare soluzioni per ridurre queste disparità, che oggi rendono più difficile per queste categorie creare una famiglia. Tuttavia, se queste misure nascono per aiutare le famiglie, è necessario sottolineare che alcune rischiano di avere un impatto limitato se non vengono accompagnate da interventi strutturali. La natalità non dipende solo dagli incentivi economici, ma da una serie di fattori: la stabilità lavorativa, l’accesso alla casa, le prospettive future e una rete di servizi e supporto sempre più forte. Il mondo è cambiato. Oggi viviamo in un mondo più frenetico, con un costo della vita più alto. Non esiste più il modello in cui lavorava solo un genitore: oggi lavorano entrambi, anche per una maggiore autodeterminazione, ed è giusto così, ma questo rende più difficile avere una rete di supporto e quindi formare una famiglia. Per questo penso che sia necessario avere una visione a 360 gradi, una sinergia complessiva. Altrimenti il rischio è che gli effetti siano solo parziali. Quindi sicuramente questo progetto è un buon punto di partenza, sul quale mi auguro si possa lavorare ulteriormente per portare sempre più strumenti a supporto della famiglia.
Antonella Mularoni (RF): Devo dire che non è facile il compito che spetta al Segretario Canti in un momento particolarmente difficile per quanto riguarda la denatalità nel nostro Paese. La situazione è drammatica, come diceva anche la collega Farinelli, e qui rischiamo, fra 4-5 anni, se non riusciamo a invertire la tendenza, di trovarci in una situazione estremamente delicata come Paese, perché non avremo più i giovani. Io devo dire che il Segretario, da questo punto di vista, mi è anche un po’ nel cuore, perché il compito è difficile, però devo anche dire che noi, come Repubblica Futura, è dall’inizio di questa legislatura che cerchiamo di porre il campanello d’allarme su questa situazione e siamo stati a lungo inascoltati. Si diceva che gli interventi sarebbero stati fatti in una sede diversa, la finanziaria o gli assestamenti di bilancio non erano mai le sedi giuste e quindi abbiamo perso tempo. Ora se ne perderà dell’altro, anche perché la Commissione IV è oberata di lavoro, ha già in scadenza tutta una serie di progetti di legge e quindi temiamo che questo progetto vedrà la luce come legge fra molti mesi. Rispetto alle dichiarazioni che ho sentito anche dalle colleghe democristiane, sono certa che abbiate cercato di fare di tutto per portarlo in aula. Non possiamo nasconderci che la situazione oggi, anche dal punto di vista storico, sociale e culturale, è completamente diversa da quella di una volta. Prima di tutto nelle scelte delle donne: oggi, per fortuna, studiano di più, si è alzata molto l’età del primo figlio. Ci sono poi forme di precarietà nel lavoro, ma anche nella tenuta dei nuclei familiari. C’è un costo della vita molto significativo: una volta, con due stipendi si riusciva a mantenere la famiglia e magari costruire una casa; oggi si fa fatica a pagare un appartamento. Quindi io credo che gli interventi di natura economica siano fondamentali. Poi c’è certamente un discorso culturale, sul quale la politica può incidere solo in parte, ma dobbiamo comunque monitorare la situazione e capire se questo progetto di legge darà risultati, cosa che la legge 129 del 2022, nonostante le buone intenzioni, non ha fatto. Io temo che non riuscirà a invertire la tendenza, ma intanto cominciamo a fare qualcosa. Per quanto riguarda gli assegni familiari siamo rimasti sorpresi, e gliel’hanno già detto altri colleghi: quando presentavamo emendamenti per aumentarli ci veniva detto che sarebbero stati inseriti in un altro progetto di legge, legandoli all’ICEE. Adesso l’ICEE c’è, fate un piccolo intervento, ma non li legate all’ICEE, bensì al reddito. Allora vorremmo capire il perché di questa scelta. Oppure dobbiamo pensare che l’ICEE non vedrà mai realmente la luce? Perché se è stato presentato come uno strumento di equità sociale, poi non lo si utilizza nelle prime normative, questo è un problema. Viene introdotto il caregiver, e anche noi avevamo già lavorato su questo tema con proposte ed emendamenti. È una figura importante, ma va monitorata. C’è poi tutta la questione del diritto allo studio, su cui bisogna intervenire rapidamente, perché oggi un figlio costa e farlo studiare costa molto, e la normativa attuale non aiuta davvero le famiglie. Il bonus bebè, scusate, è di 1000 euro: le famiglie che ne hanno davvero bisogno se ne faranno poco.
Andrea Menicucci (RF): È un tema che non nasce con la legge del 2022, anzi la legge del 2022 era già una legge purtroppo inefficace per contrastare alcune problematiche che si erano sollevate all’interno della realtà sociale sammarinese. Per noi è stato talmente tanto fondamentale che siamo arrivati, durante le lunghe negoziazioni della legge finanziaria di dicembre, a porre una condizione che avrebbe potuto far saltare la trattativa, ovvero che ci sarebbe dovuto essere all’interno del provvedimento l’emendamento con il quale abbiamo chiesto di dimezzare la retta dei centri estivi e di prolungarne il periodo di apertura. E questo non lo abbiamo fatto perché piacesse a noi di Repubblica Futura o perché un giorno ci siamo svegliati e abbiamo avuto un’illuminazione, ma perché siamo scesi tra le persone, abbiamo parlato con le persone, ce lo facevano notare da diverso tempo e abbiamo deciso di proporlo. E questa, purtroppo, è una cosa che io non vedo nel lavoro che è stato svolto dalla Segreteria di Stato per la Famiglia. Io mi chiedo, innanzitutto, se il Segretario, oltre ad aver partecipato a numerosi convegni, abbia poi tradotto tutto questo in azioni concrete. Perché oggi quello che serve è qualcosa di diverso. E sono anche preoccupato del metodo di lavoro che è stato portato avanti, perché ero rimasto molto perplesso da un comunicato stampa dell’11 gennaio 2026 della sua Segreteria,che era intitolato “dati sulle nascite in rialzo nel 2025”, in cui si parlava di un segnale incoraggiante sul fronte demografico. Si citava un incremento di 21 nuovi nati nel 2025, parlando di trend in crescita. Ora, che voi veniate a dire che un anno, rispetto a dieci anni di inverno demografico, con un aumento risibile del numero dei nuovi nati, possa essere considerato un trend in crescita, è difficile da credere. Venendo al provvedimento, ci sono alcuni aspetti che sono chiaramente importanti, perché vanno a dare un maggior sostegno alle famiglie e a coloro che sono genitori o che stanno per diventarlo. Però, purtroppo, come è stato fatto notare, sono tutti interventi che vanno a sostenere famiglie già esistenti, cioè chi ha già figli o è in procinto di averne. La questione legata alla paternità e alla maternità, anche a mio avviso, meritava un ragionamento di maggiore parificazione. Un altro tema che volevo toccare è quello dell’articolo 39 bis, con cui si istituisce un punto informativo per le famiglie all’interno della Segreteria di Stato. Ora, io spero che anche in questo caso le stesse consigliere che hanno lavorato molto su questo provvedimento si rendano conto che forse è un po’ inopportuno inserire un punto di ascolto di questo tipo all’interno di una Segreteria politica. Evidentemente il concetto di inopportunità non appartiene a questo governo, ma vedremo poi quali saranno le direttrici che questo provvedimento prenderà in commissione.
Barbara Bollini (PDCS): Vorrei dare anch’io un mio contributo a questa proposta di legge. La presente proposta di modifica normativa si inserisce nel quadro delle politiche sociali del nostro Stato, la Repubblica di San Marino, volta a rafforzare il sostegno alla famiglia, riconosciuta quale nucleo fondamentale della società, e a contrastare il progressivo calo demografico. Negli ultimi anni si è registrata una riduzione della natalità accompagnata da un aumento dell’età media della popolazione e da nuove difficoltà economiche e sociali per le famiglie, in particolare per i giovani nuclei familiari e le madri lavoratrici. La legge del 14 settembre 2022 ha rappresentato un importante passo avanti nel sostegno alla genitorialità, tuttavia l’evoluzione del contesto socioeconomico rende oggi necessario un aggiornamento e un rafforzamento delle misure previste. Il risultato raggiunto ha coinvolto tutte le parti sociali. Si sono effettuati incontri con le parti economiche e associazioni laicali. Il progetto di legge persegue i seguenti obiettivi: incentivare la natalità e sostenere le scelte di genitorialità; rafforzare le politiche di conciliazione tra vita familiare e lavorativa; garantire maggiore tutela economica e sociale alla maternità; sostenere le famiglie numerose con più figli e quelle in condizioni di fragilità; promuovere un sistema di welfare più equo e inclusivo. Inoltre, vorrei ricordare tra le misure più rilevanti il bonus bebè, un contributo una tantum di 1000 euro per ogni nato. Si potenziano i congedi, quello di paternità raddoppia da 10 a 20 giorni, un passo avanti in più, mentre l’indennità per il congedo parentale sale all’80% della retribuzione nei primi 3 mesi post maternità, con un tetto minimo garantito di 1500 euro. Sono previsti aiuti specifici e un bonus ulteriore per le madri sole e i nuclei monogenitoriali. Un’altra importantissima novità, molto sentita dalla cittadinanza, è che decade il vincolo di residenza sul Titano per il familiare assistito, agevolando le cure transfrontaliere. Nello specifico, chi risiede a San Marino e ha un familiare che necessita assistenza per malattia giustificata può recarsi in Italia. Importante: deve essere residente a San Marino. Vorrei concentrarmi sul riconoscimento del caregiver familiare nello Stato di San Marino, che rappresenta una svolta fondamentale per il sostegno delle famiglie. Si tratta di valorizzare e tutelare chi si prende cura quotidianamente dei propri cari non autosufficienti, offrendo supporto concreto e diritti. Credo che questa figura porterà maggiore serenità, tranquillità, sicurezza e dignità a molte famiglie, rafforzando il sistema sociale e umano del Paese. Il caregiver familiare potrà essere un familiare entro il terzo grado di parentela, mediante attività di cura e assistenza nell’ambiente domestico nel contesto in cui lo stesso vive. Naturalmente ci saranno dei parametri specifici da seguire. Il caregiver familiare percepirà uno stipendio mensile e i contributi verranno pagati tramite la Cassa di Compensazione. Credo che assistere un familiare, una persona in difficoltà, soprattutto una persona con disabilità, sia un aiuto importantissimo. E con questa figura si rappresenta un importante segnale di crescita culturale per la Repubblica di San Marino.
Gemma Cesarini (Libera): Anche io mi vorrei unirmi ai ringraziamenti al Segretario Canti per aver presentato un progetto di legge che tante famiglie stavano aspettando. È un testo che potenzia tanti strumenti già presenti nel nostro sistema e ne introduce anche di nuovi. Misure che possono avere un impatto concreto e diretto sulla vita quotidiana delle persone. Gli interventi previsti, come il sostegno alle mamme e papà soli, la possibilità di cedere ferie per assistere familiari anche non residenti, l’istituzione di un punto informativo dedicato, i bonus previsti, l’estensione dei congedi, sono tutti strumenti concreti che rispondono a bisogni veri. Particolarmente importante, ritengo, è il riconoscimento della condizione dei genitori soli. Chi cresce un figlio da solo affronta una responsabilità doppia, spesso silenziosa, fatta di equilibrio continuo tra lavoro, cura, organizzazione e sacrificio personale. Intervenire in questo ambito significa fare una scelta di equità. La possibilità di cedere le ferie per assistere familiari anche non residenti è un segnale di umanità e modernità del nostro ordinamento. La famiglia oggi non è più solo quella anagrafica, è una rete di relazioni affettive e di cure che spesso supera i confini formali della residenza. Il punto informativo è un altro strumento altrettanto importante. Spesso i diritti esistono, ma non vengono conosciuti e non vengono esercitati per mancanza di orientamento. Una legge efficace è anche una legge comprensibile e accessibile. I bonus e l’estensione dei congedi: tutte queste misure rappresentano un sostegno diretto, ma soprattutto affermano un principio. Il tempo dedicato alla cura non è un costo sociale, è un investimento collettivo. Ma vorrei provare ad alzare un pochino l’asticella, azzardare un po’, affrontando il tema del costo opportunità della cura. Quello che sicuramente avremo modo di fare, ne sono certa, in sede di commissione e in seconda lettura, è introdurre ulteriori interventi dal forte valore simbolico e strutturale. Ci sono aspetti della genitorialità e della cura che non hanno soltanto un impatto economico diretto, ma producono quello che in termini economici possiamo definire appunto un costo opportunità. Pensiamo, ad esempio, all’aspettativa che oggi non viene computata ai fini dell’anzianità di servizio per gli avanzamenti di carriera. Il tempo dedicato alla cura di un figlio o di un familiare diventa di fatto un tempo che rallenta il percorso professionale. Allo stesso modo, per chi svolge un’attività autonoma o d’impresa, il tempo non lavorato non è soltanto un periodo neutro: è mancato fatturato, è perdita di opportunità e di mercato, è riduzione di competitività. Questo è un tema che riguarda soprattutto, ma non esclusivamente, le donne e incide sulle scelte di vita, sulle scelte familiari e, in ultima analisi, anche sulla natalità. Se vogliamo davvero sostenere la famiglia, dobbiamo iniziare a interrogarci non solo su quanto sostegno economico eroghiamo, ma su quali meccanismi strutturali penalizzano chi sceglie di dedicarsi alla cura. Perché la cura non può essere considerata un’interruzione. La cura è funzione sociale. E forse il passo successivo che potremmo compiere è proprio quello di riconoscere che il tempo della genitorialità non è tempo perso, ma tempo che produce valore collettivo e sociale, prerequisito per un vero sviluppo della nostra comunità.
Denise Bronzetti (AR): Ci troviamo a discutere di un provvedimento atteso, un provvedimento di una portata anche innegabile che interviene per fare in modo che nessuno rimanga indietro e che nessuno rimanga solo. In particolare andando ad intervenire sulle persone che innegabilmente sono quelle che, a fronte di problemi economici e problemi sociali, rischiano di essere più escluse e quindi ai margini della società, e cioè le donne, e soprattutto nel caso ancora più specifico di donne con figli e figlie a carico. Piace che comunque in questo progetto, per quanto appunto l’attenzione e il focus siano rivolti principalmente a chi è più a rischio di esclusione sociale, ci si occupi anche di considerare alla pari quello che è un ruolo estremamente importante, cioè quello del genitore, quindi senza creare ulteriori differenze di genere. Perché quando si parla di genere bisognerebbe sempre tenere conto che non esiste solo uno, ma i generi sostanzialmente sono due ed è giusto che gli interventi che si propongono debbano tenere conto di entrambi. Ricordo solo, e ci tengo particolarmente a ricordare al Segretario di considerare anche un aspetto che, ahimè, quando era stata fatta la riforma cosiddetta pensionistica, non aveva tenuto troppo conto di quello che invece è l’impegno genitoriale, in particolare delle donne. Donne che spesso sono costrette, non solo perché lo vogliono, ma a volte proprio perché costrette per tanti motivi, ad abbandonare momentaneamente il lavoro e occuparsi dei figli. E quindi di rivedere quel misero 0% in termini di quota pensionistica per chi invece si è occupato dei propri figli. È un impegno che le rinnovo, che lei ha assicurato che avrebbe portato avanti, e un emendamento a questo punto non può che essere quello che ci aspettiamo venga discusso in commissione.
Luca Gasperoni (PDCS): Ringrazio intanto il Segretario Stefano Canti per aver depositato questo provvedimento attraverso un iter dove ha messo in campo confronti interni ma anche esterni con le parti sociali e quindi oggi presentiamo un testo completo e che tenta di invertire un pericoloso trend di natalità. L’ultimo intervento ad hoc sulla tematica famiglia risale al 2022, quando l’allora Segretaria Ugolini presentò un primo intervento in tale ambito. Oggi, grazie all’impulso di un ordine del giorno votato all’unanimità durante la legge sviluppo e dopo solo quattro anni dall’ultimo provvedimento, mettiamo in campo un ulteriore intervento che tende ad aggiungere e, dove possibile, migliorare quelle misure già precedentemente messe in campo. Seppure nell’anno 2025 vi sia stata una lieve inversione di tendenza nelle nascite, è anche vero che non possiamo definire come risolto tale problema, anzi occorre far sì che tale crescita diventi nel lungo periodo strutturale. Se da una parte è vero che il fenomeno della denatalità può avere anche degli aspetti culturali e generazionali, dall’altra dobbiamo comunque mettere in campo tutte quelle misure di sostegno possibili per stare vicini alle famiglie, sostenerle nel percorso di nascita e crescita dei figli, sia sotto il profilo economico e finanziario, sia sotto quello dei servizi che ruotano attorno alla famiglia e rendono più semplice il connubio tra famiglia e lavoro. In seconda battuta occorrerà quindi anche ragionare sugli attuali orari dei nidi, dei centri estivi e dei relativi costi. Vi sono inoltre ulteriori aspetti non trattati da questo PDL che vanno a influire, a mio modo di vedere, sul basso tasso di natalità: il costo della vita, che seppure negli scorsi anni abbia avuto un leggero miglioramento, oggi, a seguito della crisi anche del Medio Oriente, vede una nuova esplosione dei prezzi. La possibilità di acquistare un’abitazione a prezzi ragionevoli attraverso finanziamenti bancari a tasso basso. Le misure a sostegno della genitorialità prevedono periodi di estensione del lavoro ben più lunghi rispetto al testo del 2022. Inoltre i genitori, alternativamente tra loro, hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale entro i primi quattro anni di vita del figlio o della figlia. Viene esteso inoltre il diritto di richiedere il lavoro a tempo parziale fino ai quattro anni. In ambito economico importanti sono stati gli aumenti per gli assegni familiari, ma un passo ulteriore è stato fatto attraverso l’adeguamento degli stessi all’inflazione. Sono stati previsti inoltre bonus bebè per le nuove nascite e bonus per le donne sole in stato di gravidanza e per i nuclei monogenitoriali. Un ulteriore passo verso quelle fasce considerate più deboli finanziariamente. Anche l’istituzione di un punto informativo per le famiglie agevolerà l’accesso ai servizi e alle risorse sociali dedicate alla famiglia, attraverso attività di informazione, ascolto, accoglienza e assistenza. A questo punto chiedo di procedere il prima possibile con il passaggio alla Commissione competente affinché si possa addivenire in tempi brevi alla discussione del testo in seconda lettura, per dare subito efficacia a tale provvedimento.
Ilaria Baciocchi (PSD): Da diversi anni il numero delle nascite è in calo e di questo ne abbiamo discusso più volte in quest’aula. I suoi effetti già si vedono. Si vedono nelle scuole, con meno bambini nelle materne, meno classi nelle elementari, e sappiamo che andando avanti questo squilibrio diventerà più ampio: meno giovani, meno forza lavoro, una pressione crescente sul sistema sociale. Non è una questione di valori o di volontà individuale, non è qualcosa che si risolve con richiami morali o con l’idea che le persone non vogliono più costruire una famiglia. Molto più spesso entrano in gioco delle condizioni materiali: la stabilità del lavoro, i costi della vita sempre più alti, la difficoltà di trovare un’abitazione, la difficoltà di conciliare occupazione e genitorialità, che continua a pesare, ebbene sì, soprattutto sulle donne, la mancanza in molti casi di una prospettiva sufficientemente solida su cui costruire una scelta che è per sua natura impegnativa e definitiva. È da questa consapevolezza che nasce la proposta di legge che oggi discutiamo. L’obiettivo quindi non è enunciare un principio, ma intervenire in modo concreto su alcuni di questi fattori, cercando di rendere più sostenibile nella pratica la scelta di diventare genitori. E le misure vanno proprio in questa direzione. Si interviene sul sostegno alla maternità, rafforzando le tutele durante la gravidanza e dopo la nascita. Vengono introdotti strumenti che aiutano nei primi anni di vita dei figli, che spesso sono i più complessi dal punto di vista organizzativo ed economico. C’è poi un aspetto di questa legge che merita, a mio avviso, una riflessione particolare, perché riguarda una realtà molto diffusa ma spesso poco visibile: quella delle persone che ogni giorno si prendono cura di un familiare non autosufficiente. Dietro alla parola assistenza ci sono storie molto concrete. Ci sono figli che assistono un genitore anziano, ci sono coniugi che si prendono cura della persona con cui hanno condiviso una vita intera, ci sono genitori che accompagnano ogni giorno un figlio con disabilità nel suo percorso di vita. Sono situazioni che non fanno rumore, che raramente finiscono al centro del dibattito pubblico, ma che rappresentano una parte importantissima della nostra comunità. Prendersi cura di una persona fragile significa spesso riorganizzare completamente la propria vita: significa cambiare i propri orari, rinunciare a spazi personali, talvolta mettere in pausa il lavoro o ridurre le proprie opportunità professionali. Per troppo tempo il lavoro di cura svolto all’interno delle famiglie è rimasto invisibile, è stato considerato quasi naturale, quasi ovvio. E proprio per questo è giusto che oggi le istituzioni riconoscano questo impegno e offrano strumenti di sostegno concreti. Il riconoscimento della figura del caregiver familiare va esattamente in questa direzione. Naturalmente siamo consapevoli che nessuna legge da sola può risolvere problemi complessi come quelli legati alla natalità o alla conciliazione fra lavoro e famiglia. Ma le leggi possono indicare una strada, possono dire quale tipo di società vogliamo costruire. Prima di concludere desidero anche io esprimere un sentito ringraziamento al Segretario di Stato Stefano Canti per il lavoro svolto nella preparazione e nell’elaborazione di questo testo. Il contributo tecnico e il lavoro di approfondimento che sono stati portati avanti hanno permesso di costruire una proposta articolata e attenta ai diversi aspetti della vita familiare. La prima lettura rappresenta l’inizio di un percorso di confronto, ma il passo che compiamo oggi è già significativo, perché affermiamo che le politiche familiari non sono un tema secondario, ma sono una priorità per il nostro Paese.
Mirko Dolcini (D-ML): Devo ammettere che il progetto di legge effettivamente ha dei buoni spunti e in generale ci sono degli articoli che sicuramente vanno in una buona direzione. Ad esempio l’articolo che introduce l’articolo 12 bis, l’indennità per gravidanza e puerperio in stato di non occupazione, l’articolo introduttivo dell’articolo 13 sul congedo di paternità, l’introduzione dell’articolo 14 sul congedo parentale. Bene. Però, in effetti, questi articoli hanno anche dei limiti. Hanno dei limiti quando è previsto un accordo, ad esempio, nella concessione dei 20 giorni con i datori di lavoro. Questo può essere un limite, perché non tutti i datori di lavoro sono così sensibili come si vorrebbe nel principio di questa legge e quindi questi articoli trovano più facilmente applicazione per i dipendenti pubblici rispetto ai dipendenti privati. Poi abbiamo l’articolo 22, il bonus bebè, che è positivo, è una buona idea, anche se l’entità, 1000 euro, per quanto sempre utile, è più un regalo, un premio, che un vero incentivo ad avere un figlio. Detto questo, bisogna anche entrare nel pratico e fare in modo che una legge, nel suo complesso incentivante, sia fatta conoscere. Faccio un po’ di brainstorming. Ad esempio, perché non prevedere nelle graduatorie della pubblica amministrazione che la persona che cerca occupazione abbia più punteggio se fa parte di un nucleo familiare dove non c’è già un dipendente pubblico, rispetto a nuclei dove invece è già presente? Questo perché è fuori dubbio che gli orari dei dipendenti pubblici sono più compatibili con la vita genitoriale rispetto al privato. Quindi bisognerebbe avere il coraggio di fare anche delle rivoluzioni sistemiche. E i professionisti, è stato già detto dal collega Troina ma anche da altri: la maggior parte degli incentivi previsti in questa legge non ricade sui professionisti, come se non avessero diritto al pari degli altri di avere figli. Un’altra cosa: nella relazione non ho trovato alcun riferimento a una valutazione di impatto economico della normativa. Non tanto per limitare la spesa, ma per capire quanto margine c’è ancora per introdurre ulteriori incentivi. Ad esempio, come dicevo prima, il bonus bebè: 1000 euro è più un premio che un incentivo. E concludo dicendo che questo è l’aspetto economico, ma non dobbiamo dimenticare l’aspetto culturale. Un aspetto che non si cambia con una sola legge, ma che va tenuto presente ogni volta che si legifera. Serve contrastare l’eccessivo individualismo, la sfiducia nel futuro, la distorsione dei valori, per cui oggi non si comprende più che un figlio non è solo un costo, ma è un valore aggiunto. Un valore che non va misurato, ma tutelato a prescindere. La nascita di un figlio è una spinta di energia che non crea problemi, ma crea una forza interiore utile a superarli.
Maria Katia Savoretti (RF): Avrei voluto che questo progetto di legge fosse esaminato e quindi portato in Commissione Uno, anche perché le modifiche nascono a seguito di un ordine del giorno che era stato approvato quando si erano riunite in maniera congiunta la Commissione 1 e la Commissione 4. Magari la Commissione Uno, visto che si riunisce anche non troppo spesso e anche per togliere un po’ il lavoro alla Commissione 4, che è sempre molto piena, si sarebbe potuta utilizzare. Però ormai è stata attribuita alla Commissione 4 e ne prendiamo atto. Comunque finalmente abbiamo un progetto di legge aggiornato, meglio un progetto di legge che va ad intervenire su una legge precedente del 2022 che, ahimè, purtroppo non ha portato quei frutti che tanto si sperava. E mi spiace qui ribadire, o meglio contraddire, chi in maggioranza ha ringraziato il Governo per aver coinvolto tutte le forze, le parti datoriali e i sindacati, perché purtroppo le opposizioni ancora una volta su questo progetto di legge non sono state assolutamente coinvolte. E ce ne dispiace, proprio perché noi come forza politica più volte in quest’aula e in più occasioni abbiamo presentato tanti emendamenti che cercavano di intervenire a sostegno delle famiglie. E oggi, rileggendo attentamente questo progetto di legge, mi fa un po’ sorridere, perché diversi articoli che sono stati inseriti sono un po’ un copia e incolla di quello che noi con fatica abbiamo sempre portato all’attenzione del Governo, ma sempre ovviamente bypassati, non si sa bene perché. Certo, una cosa positiva l’abbiamo avuta. Siamo soddisfatti perché è stato previsto l’emendamento che abbiamo presentato riguardante i centri estivi, il fatto di aver dimezzato la retta e di aver previsto anche una copertura maggiore per il periodo estivo. E anche questo, seppur piccolo, è comunque un ulteriore intervento a sostegno delle famiglie. Perché, come diciamo sempre, si parla di famiglia e si parla di denatalità, però quando poi si va nel concreto gli interventi che sono stati fatti fino ad oggi sono molto pochi. Dalla legge del 2022 sono passati quattro anni. Quindi nel corso del tempo avete visto che questa legge non ha prodotto gli effetti sperati e si sarebbe dovuto intervenire molto prima. E ripeto, le occasioni le avete avute, ma purtroppo non le avete colte quando invece era possibile intervenire già da tempo. Interventi che oggi vediamo all’interno di questo progetto di legge si sarebbero potuti applicare già prima. Mi riferisco, ad esempio, al caregiver: quante volte ne abbiamo parlato in quest’aula, finalmente è stato inserito. Così come il fatto di prevedere la tutela nei confronti di tutte le categorie di lavoratori, perché tutti devono essere messi sullo stesso piano. Le madri sono uguali, sia che siano dipendenti pubbliche, dipendenti del settore privato o libere professioniste. I numeri, Segretario, li ha riportati anche lei nella relazione e sono numeri molto preoccupanti. Noi dobbiamo fare in modo che questi numeri aumentino. Non dobbiamo rimanere con le mani in mano ad aspettare che diminuiscano. Dobbiamo intervenire. Ed è preoccupante perché, sebbene la denatalità sia un problema che riguarda non solo San Marino ma tutto il contesto europeo, nel nostro territorio l’impatto è ancora più rilevante. Perché poi ha una ripercussione a catena: nascono meno bambini, c’è una diminuzione della forza lavoro, e quindi l’impatto è sia sul sistema contributivo sia su quello pensionistico.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Abbiamo un PIL che supera i 2 miliardi di euro per il 2025. Abbiamo un PIL pro capite intorno ai 40.000 euro e sostanzialmente la problematica economica non sembra incidere in modo particolare sulla questione della natalità. Anzi, se incide, incide negativamente. Quindi ci potrebbe essere un paradosso: che più soldi ci sono e meno figli si fanno. Questa è una questione che riflette un fatto culturale, purtroppo, che si manifesta un po’ in tutti i Paesi occidentali e che sta determinando effettivamente un problema serio. Tant’è che la crescita di molte realtà, fino a ieri in via di sviluppo e oggi fortunatamente fortemente sviluppate, sta determinando un freno a quella che è stata la crescita esponenziale della popolazione mondiale. Io adesso non sono un analista in questa dimensione e faccio anche qualche difficoltà, però mi sembra che questo sia un dato oggettivo dal quale partire per capire anche quale tipo di provvedimenti dobbiamo adottare. Perché, ad esempio, ce ne sono alcuni all’interno di questo progetto di legge che vanno benissimo. Primo fra tutti il caregiver. Il caregiver è ovviamente uno di quegli strumenti messi a disposizione, innovativo, cioè nuovo, che sicuramente inciderà in modo particolare sulla possibilità di respirare rispetto ai ritmi frenetici della vita moderna. E dà la possibilità alle famiglie di affrontare quelle problematiche interne che altrimenti non potrebbero essere affrontate da chi ha delle super attività o è sempre impegnato contemporaneamente. Quindi potremmo anche riflettere sul fatto – e questo è solo un consiglio ovviamente – di destinare magari meno risorse a provvedimenti come i bonus, che sappiamo essere più un regalo che un incentivo, e destinare invece quelle risorse a generare più servizi. Dovremmo riuscire, se vogliamo affrontare con determinazione questo problema della denatalità, a generare una sorta di area privilegiata che le famiglie possano utilizzare nei primi periodi della loro vita familiare. È bene che i figli si facciano presto, è bene che si facciano in un’età in cui ci sono più energie per poter sostenere uno, due, tre bambini anche in maniera contemporanea. E per fare questo bisogna farli quando si è molto giovani. E questo elemento invece viene ostacolato dalla nostra organizzazione sociale, per cui prima si studia fino a 25 anni, poi c’è la precarietà per altri 5-6 anni, e poi si arriva a una dimensione di stabilità verso i 30-35 anni. Ecco, questo è un concetto che dovremmo riuscire a scardinare. Dovremmo creare una sorta di area, intorno ai 20-22-23 anni, per i giovani, affinché in quel periodo siano supportati da una serie di servizi e opportunità che rendano possibile e sostenibile la scelta di avere figli.
Manuel Ciavatta (PDCS): Chiudo questo dibattito in prima lettura, intanto ringraziando tutti coloro che sono intervenuti. Faccio solo alcune precisazioni. La prima rispetto a chi ha continuato a dire: “Ma questi interventi sono 2-3 anni che li abbiamo proposti e poi alla fine non sono mai passati”. Nel 2019, quando non ero in Consiglio fu presentato un progetto di legge da parte delle associazioni laicali della diocesi. Io ero il presentatore, e c’erano già diversi di questi interventi che non furono accolti neanche quella volta. Giusto per ricordare che Governo c’era. E’ facile aumentare i sussidi, ma non è facile farlo se non ci sono i soldi. Quello che gli ultimi due governi abbiamo fatto è stato rimettere in ordine i conti pubblici, piano piano, e questo ha consentito anche di dare dei sussidi ulteriori, come il progetto di legge del 2022 che è costato più di 2 milioni allo Stato. E come questo che li aumenta ancora e che evidentemente porterà altre risorse, ma che siamo ben contenti di dare per quanto è possibile. Non è un intervento che risolve tutti i problemi, ma è un intervento che sicuramente aumenta la possibilità, in particolare per le madri che desiderano avere dei figli, di avere questa opportunità, semplificare un po’ la vita. Ma capiamo bene che se una donna oggi aveva il 40% di uno stipendio che poteva essere di 1500 o 2000 euro, vuol dire che prendeva magari 800 euro, oggi ne prende almeno 1500. Capiamo bene che è di grosso aiuto. Allora io penso che è vero, non risolve il problema di tutti, ma nelle situazioni soprattutto di maggiore difficoltà è un grosso aiuto per chi decide di avere un figlio. Come lo è il caregiver, come lo è la possibilità, per esempio, che sia il padre a prendere l’aspettativa post partum, qualora per esempio sia la madre libera professionista. È vero che c’è una disparità, però è vero che anche in questo caso si è cercato di fare ancora un passo in avanti. Non bisogna dimenticarsi degli autonomi, dei liberi professionisti. Bisogna che troviamo una soluzione, su questo siamo d’accordo. Non per intestarsi il merito di questi provvedimenti, però lasciatemi dire: questi due governi, gli ultimi due governi, sono quelli che hanno implementato progressivamente e sostanzialmente gli interventi a favore della famiglia e a favore della natalità. Siamo comunque in un trend di denatalità, è vero, è mondiale purtroppo. Dobbiamo trovare delle chiavi, delle soluzioni migliori. Però evidentemente queste misure contribuiscono, possono contribuire a migliorare la situazione. Che è anche una situazione profondamente culturale e che chiede di rimettere la vita al centro come bene prezioso, il più prezioso per il nostro Paese. Fino a quando noi non scegliamo di fare questa scelta e di non passare questo pensiero in maniera chiara, è chiaro che ci sarà sempre qualcosa di più importante. La vita è il bene più prezioso per il nostro Paese. La vita nascente. Un bambino è quanto di più ricco può esserci e quanto più arricchisce il nostro Paese.


