Opinioni

San Marino. Acceso dei cittadini naturalizzati alla Reggenza: perché è ancora vietato? Perché ci sono ancora Consiglieri di serie A e di serie B?

di Angela Venturini.

Ius soli, ius sanguinis, ius scholae, e ius culturae. Ogni Paese e ogni tipo di costituzione mette le sue regole per la cittadinanza. Fino a poco tempo fa, a San Marino era più facile perderla, che acquisirla: vedi le donne che sposavano un forense, che la perdevano subito e potevano riacquisirla solo in caso di vedovanza e comunque non potevano trasmetterla ai figli; al contrario delle ragazze forensi che l’acquisivano immediatamente per matrimonio e non la perdevano più. Ci sono volute molte battaglie e una profonda evoluzione culturale per ristabilire i diritti delle donne nate sammarinesi. Nel tempo, sono avvenute modificazioni anche per le forensi sposate ad un sammarinese, per le quali è stato annullato l’automatismo. La naturalizzazione è possibile per il coniuge sammarinese solitamente dopo 10 anni di dimora effettiva e continuativa in Repubblica. Devono aspettare almeno 18 anni i cittadini stranieri che risiedono a San Marino, per poter richiedere la naturalizzazione. Ma anche qui ci sono state modificazioni importanti, perché un tempo la naturalizzazione veniva concessa con atto estemporaneo del governo senza un limite di tempo: poteva essere dopo 30 o anche 40 anni. Adesso la naturalizzazione ha perso la natura concessoria ed è diventato un diritto. Un bel salto nella modernità.

Ma soprattutto, un altro bel salto in avanti e nel riconoscimento dei diritti l’ha sancito la recente riforma approvata a febbraio, con l’eliminazione dell’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine per chi ottiene quella sammarinese per naturalizzazione.

In questo percorso, si sono registrate alcune posizioni nettamente contrarie all’obiettivo finale: chi per l’attaccamento a tradizioni ancestrali; chi, invece, perché comunque qualche discriminazione è stata creata. Infatti, a parte coloro che possono riacquisire la cittadinanza di origine se vi hanno rinunciato nei 24 mesi addietro, tutti gli altri sono tagliati fuori.

Ma le discriminazioni non sono tutte qui. Infatti, procedure antichissime vincolano l’accesso alla Reggenza solo a chi è cittadino sammarinese d’origine e membro del Consiglio Grande e Generale, il cui accesso invece è aperto anche ai naturalizzati.

Ecco, quindi, che in Consiglio siedono Consiglieri di serie A e di serie B, perché non tutti possono essere nominati Capitani Reggenti. 

Con tutto il rispetto per tradizioni e costumi antichissimi, il cui fascino e importanza hanno valori assoluti, è forse arrivato il momento di considerare il riconoscimento di diritti e doveri uguali per tutti, anche per l’accesso alla massima carica dello Stato.  Parità sancita chiaramente dalla nostra Carta Costituzionale (Legge 8 luglio 1974 n. 59), ma non ancora compiuta. In pratica è stabilita e universalmente riconosciuta un’uguaglianza formale: tutti sono uguali di fronte alla legge, trattati allo stesso modo; e un’uguaglianza sostanziale: lo Stato si impegna a rimuovere le disuguaglianze economiche e sociali per permettere a tutti la piena realizzazione personale.  Principi che sono il fondamento della convivenza democratica e della giustizia.

Se tutto questo è vero, allora, se un cittadino/a sammarinese ha i requisiti per diventare membro del Consiglio Grande e Generale, perché non gli vengono riconosciuti anche per fare il Reggente? C’è una Commissione Consiliare speciale che sta affrontando il problema della riforma istituzionale per una gestione più veloce, moderna ed efficiente delle nostre istituzioni: per caso parlerà anche del problema della Reggenza?

E poi, pian piano, si dovrà affrontare anche la questione della perdita della cittadinanza sammarinese, perché non ha più senso che la conservino anche coloro che non hanno più legami con la Repubblica da un secolo e oltre. Insomma, stabilire le regole sul come si prende la cittadinanza, ma anche come si perde. Considerato ciò, tutti coloro che chiedono un dibattito generale e complessivo sulla cittadinanza, hanno piena ragione.