Consiglio Grande e Generale: approvato il Decreto Legge sull’accoglienza dei profughi palestinesi
Consiglio Grande e Generale, sessione 19,20,21,22,23,26 gennaio 2026
Nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio il Consiglio Grande e Generale torna a riunirsi per concludere, al comma 9, l’esame del Decreto Legge sull’accoglienza dei profughi palestinesi. Al centro dello scontro politico gli emendamenti presentati da Governo e maggioranza e giudicati “peggiorativi” dalle opposizioni.
Il decreto prevede l’accoglienza fino a 30 cittadini palestinesi, in fuga dai territori coinvolti dal conflitto, attraverso un permesso di soggiorno provvisorio valido fino al 30 giugno 2027. Proprio le modifiche apportate al testo originario hanno innescato uno scontro serrato tra maggioranza e opposizioni, che hanno parlato di un arretramento sul piano umanitario e di una discriminazione rispetto all’accoglienza riservata in passato ai profughi ucraini.
Ad aprire il fronte critico è stato Emanuele Santi (Rete), che ha accusato la maggioranza di aver “stravolto un decreto che sarebbe stato votato all’unanimità”. Secondo Santi, gli emendamenti introdotti “costruiscono un percorso a ostacoli” e creano “una disparità di trattamento evidente”. “Si introduce l’idea che, siccome si tratta di palestinesi, debbano avere un trattamento diverso. Questo non è solidarietà, è selezione”, ha affermato. Di segno opposto l’intervento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, che ha difeso il lavoro svolto dal Governo parlando di un atto “coerente con la storia e l’identità di San Marino”. “Se un Paese va in crisi per l’accoglienza di 30 persone, allora dobbiamo chiederci che futuro immaginiamo”, ha dichiarato.
Nel dibattito è intervenuto anche Fabio Righi (Domani Motus Liberi), che ha invitato l’Aula a uscire dal “buonismo” e ad affrontare il tema con maggiore realismo. “Quando si decide di accogliere un popolo specifico, una selezione politica è già stata fatta”, ha detto, sollevando interrogativi sull’impatto sociale, sulla sicurezza e sui controlli, soprattutto alla luce della complessa situazione geopolitica della Palestina. Accuse di strumentalizzazione e di cessione alle pressioni esterne sono arrivate da più parti. Antonella Mularoni (Repubblica Futura) ha parlato di “emendamenti nati per assecondare pulsioni estremiste e razziste emerse sui social”, mentre Giovanni Zonzini (Rete) ha definito “infinitesimale” il rischio di infiltrazioni terroristiche, ricordando che “statisticamente è irragionevole pensare che trenta persone possano rappresentare una minaccia”.
Nel corso della discussione, il Governo ha presentato una riformulazione dell’articolo 1, accolta con il consenso dell’Aula, che chiarisce come i permessi di soggiorno vengano rilasciati “in via prioritaria ai minori accompagnati con necessità di assistenza sanitaria e ai nuclei familiari, al fine di preservarne l’unità”, senza escludere altri richiedenti in caso di disponibilità. L’articolo è stato approvato con 43 voti favorevoli.
Approvati anche gli articoli successivi, tra cui quello che introduce l’obbligo del visto Schengen per la richiesta del permesso, scelta difesa dal Segretario Beccari come necessaria “per evitare equivoci e polemiche infondate sull’ingresso di persone irregolari”. “Scriviamo l’ovvio per mettere a tacere chi pensa che San Marino voglia accogliere clandestini”, ha detto.
Non sono mancate tensioni nemmeno sull’uso degli alloggi pubblici, demandato a un regolamento del Congresso di Stato. Beccari ha assicurato un confronto con le opposizioni e tempi rapidi per l’emanazione del regolamento, mentre da più banchi è arrivato l’invito a non trasformare la burocrazia in un ostacolo all’accoglienza. Al termine del confronto il decreto è stato ratificato all’unanimità con 44 voti favorevoli.
La seduta è poi proseguita con la prosecuzione dell’esame del progetto di legge sulle Sandbox normative, anch’esso oggetto di divisioni. Il Segretario di Stato Rossano Fabbri ha difeso l’impianto della legge parlando di uno strumento necessario per “rendere San Marino competitivo nell’attrazione di progetti innovativi legati al digitale e all’intelligenza artificiale”. “Le sandbox servono a sperimentare in sicurezza, con controlli e monitoraggi costanti, evitando rigidità normative che rischiano di bloccare l’innovazione”, ha spiegato.
Critiche sono arrivate soprattutto sull’eccessiva centralità del Congresso di Stato e sull’uso di regolamenti e decreti delegati. Emanuele Santi (Rete) ha parlato di una “esautorazione del ruolo del Consiglio”, denunciando il rischio di “norme cucite su misura per singoli imprenditori”. Sulla stessa linea Sara Conti (RF), che ha sottolineato la mancanza di “trasparenza, controlli certi e limiti chiari alle deroghe”. Particolarmente contestato l’articolo 15, che modifica la normativa sulle residenze per favorire i promotori di startup innovative. Per le opposizioni si tratta di una forzatura “avulsa dal contesto della legge”, mentre la maggioranza ha difeso la scelta come un intervento di equità. “Non possiamo invitare investitori a San Marino e poi bloccarli sulla residenza”, ha affermato William Casali (PDCS).
Dopo un ulteriore confronto, è stato approvato un emendamento che limita a 12 mesi la possibilità per il Congresso di Stato di intervenire con decreti delegati. Il progetto di legge è stato infine approvato con 33 voti favorevoli e 8 contrari. I Capitani Reggenti hanno quindi messo termine alla sessione di gennaio, rimandando ai prossimi mesi i commi rimasti inevasi.
Di seguito un estratto dei lavori
Comma 9 – Ratifica Decreti Delegati e Decreti Legge
DECRETO – LEGGE 18 dicembre 2025 n.154 – Introduzione straordinaria e temporanea del permesso di soggiorno provvisorio per emergenza Palestina
Emanuele Santi (Rete): Capisco l’imbarazzo del Segretario Beccari, che è dovuto venire in Aula a sostenere e di fatto a smentire se stesso, perché noi glielo avevamo detto chiaramente: il decreto che aveva predisposto era un testo che probabilmente sarebbe stato votato all’unanimità da tutta l’Aula. Per noi andava benissimo così com’era. Aveva fatto benissimo a riprendere, di fatto con un copia e incolla, il decreto che avevamo adottato per gli ucraini nel 2022. Quindi un decreto che prevedeva l’accoglienza di 30 palestinesi, persone che scappano dalle bombe, da una situazione ormai insostenibile, da quello che a tutti gli effetti è un genocidio, era un atto giusto e coerente con la nostra storia. Poi però arriviamo in Aula e, durante il dibattito, la maggioranza decide di presentare emendamenti. La prima questione è evidente: la decisione del Segretario, quella portata anche in Commissione Esteri, viene di fatto smentita. Gli viene tagliata la faccia dalla stessa maggioranza che lo sostiene, intervenendo con emendamenti che ne stravolgono l’impianto. La prima cosa che rilevo è che si crea una discriminazione tra rifugiati che scappano dalla guerra. Con due decreti che formalmente si richiamano agli stessi valori, si garantiscono trattamenti diversi. Questo è già di per sé inaccettabile. Si introduce l’idea che, siccome si tratta di palestinesi, e quindi anche di musulmani, debbano avere un trattamento diverso rispetto agli ucraini o ad altri popoli. Stesse norme, stesso contesto, ma due trattamenti differenti. Inoltre viene modificata la parte che dava priorità ai minori accompagnati e a chi scappa direttamente dai territori del conflitto, mentre si introduce l’obbligo di aver già soggiornato nello spazio Schengen o di aver ottenuto autorizzazioni dal Paese di origine. Di fatto si costruisce un vero e proprio percorso a ostacoli per impedire a queste persone di arrivare a San Marino. Alla fine il messaggio è chiaro: non accogliamo chi scappa oggi dalle bombe, ma solo chi è già altrove, chi è già inserito in comunità o strutture di accoglienza. Questo non è accettabile. Non è solidarietà. È selezione. A nostro avviso questi emendamenti sono peggiorativi, creano una disparità di trattamento evidente e dimostrano la volontà di alzare barriere e condizioni per evitare che queste persone, che dovremmo accogliere perché fuggono da bombardamenti e da un genocidio vero e proprio, arrivino realmente nel nostro Paese. Questo decreto, se approvato così com’è emendato, non sarà concretamente attuabile e non produrrà gli effetti che noi auspicavamo. Per questo siamo completamente contrari. Noi avremmo votato senza esitazioni il testo originario del Segretario, probabilmente senza neppure aprire un dibattito, perché era coerente con quanto già fatto per gli ucraini. San Marino è sempre stato un Paese ospitale e solidale; oggi invece si introducono distinguo solo perché si parla di palestinesi. Si sceglie chi accogliere e chi no. A nostro giudizio questa è una strada sbagliata. Vi assumete la responsabilità politica di votare questo provvedimento, anche da parte di forze che si definiscono di sinistra e che dovrebbero condividere più le nostre posizioni che quelle della destra di quest’Aula, ma non venite a dirci che questi emendamenti migliorano il testo, perché è esattamente il contrario: lo peggiorano e lo allontanano da ciò che sarebbe stato giusto e auspicabile.
Segretario di Stato Matteo Ciacci: Pur comprendendo le posizioni e le prese di posizione delle forze di opposizione, oggi voglio non solo mettere in evidenza il buono, e il tanto buono, che c’è dietro questa scelta, ma soprattutto sottolineare il coraggio e l’impegno che la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, in particolare, ha portato avanti in queste settimane e in questi mesi, che sono stati assolutamente complessi. È evidente infatti che le spinte, spesso alimentate dalla paura e da timori che sono sotto gli occhi di tutti, debbano lasciare spazio a un ragionamento di più ampio respiro, che io ritengo di portata storica. Noi diamo continuità a un percorso e a delle scelte che il nostro Paese ha sempre compiuto e che fanno parte della sua natura e della sua identità. Come piccolo Paese siamo chiamati non solo a rappresentare il tema della neutralità attiva, della solidarietà, dell’essere luogo di libertà e di dialogo nei contesti internazionali, ma anche a dimostrarlo attraverso azioni pratiche, concrete e operative. Credo che questo passaggio e questo decreto rispecchino pienamente la nostra visione. Mi fa sorridere sentire parlare di sanmarinesità, del nostro popolo e della bandiera biancazzurra come simboli identitari, perché la bandiera biancazzurra si rispecchia soprattutto attraverso queste politiche. Comprendo il dibattito e posso anche comprendere le prese di posizione dell’opposizione, ma io guarderei il bicchiere mezzo pieno, non quello mezzo vuoto, perché altrimenti si rischia sempre di voler strumentalizzare. È un po’ quello che è accaduto anche quando abbiamo riconosciuto la Palestina: ricordo bene i distinguo che venivano fatti, e alla fine il nostro Paese, dopo anni, ha riconosciuto lo Stato di Palestina e ha avviato azioni diplomatiche proprio in quella direzione. Oggi compie un ulteriore passo, dando ospitalità e accoglienza a chi scappa dalla guerra, a chi è certamente più sfortunato di noi. Non possiamo tapparci gli occhi e le orecchie di fronte a questi fatti e dobbiamo dare conseguenza, attraverso le nostre azioni, ai valori che diciamo di rappresentare. Sono convinto che queste buone azioni ci consentiranno di compiere un passo importante a livello storico e istituzionale. Per questo ringrazio la maggioranza, il Governo e in particolare il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari, perché non è facile essere in prima linea su scelte di questo tipo, avere il coraggio e la forza di mediare, ma soprattutto di portarle avanti. È un gesto di serietà e di buona politica che credo debba essere riconosciuto e sottolineato da quest’Aula e del quale, a mio avviso, dovremmo essere tutti orgogliosi.
Fabio Righi (D-ML): Andrò un po’ controcorrente rispetto ai numerosi interventi che ho ascoltato in quest’Aula, dovendo però fare una premessa necessaria: se mi chiedete se provo partecipazione e passione nei confronti di chi subisce una situazione di guerra come quella che caratterizza la regione di cui oggi stiamo discutendo, la risposta è ovvia ed è certamente sì. Dico questo perché, fatta questa premessa, credo che l’analisi debba essere duplice: una sul decreto e sul provvedimento in sé, e una più ampia e generale. Parto da quest’ultima. Ho sentito dire in diversi interventi che non si può scegliere, che non si può selezionare quando si parla di solidarietà, che la solidarietà è e basta e che i provvedimenti vanno approvati punto e basta. Io vi invito a ragionare sul fatto che, nel momento in cui viene portato all’attenzione di quest’Aula un decreto sull’accoglienza dei palestinesi, quindi di un popolo specifico, nel momento in cui un Governo e una maggioranza portano un provvedimento di questo tipo fanno già una selezione, fanno già una scelta, perché non è stato portato un provvedimento analogo per il Venezuela, per la Nigeria, per il Myanmar o per altri Paesi oggi coinvolti in conflitti. Bisogna quindi uscire dalla dinamica del qualunquismo e dai dibattiti facili e accettare che il ruolo che oggi ricopriamo impone approcci seri e complessi, perché interventi come questo non sono semplicemente scelte di cuore, ma hanno risvolti geopolitici, politici e sociali. Non dico che siamo contrari a prescindere, anzi, tutt’altro, ma sono ragionamenti che mi sarei aspettato di sentire in quest’Aula. Gli esempi citati finora sono spesso impropri, perché quando si affrontano politiche di accoglienza e migratorie ci sono ulteriori elementi di cui un Governo deve farsi carico. Questo è uno dei primi casi in cui applichiamo politiche di accoglienza a un popolo con caratteristiche profondamente diverse e non possiamo far finta che non esista una dinamica sociale legata a questo aspetto. Una politica seria non può beffeggiare chi solleva dubbi, anche legittimamente, ma deve fornire risposte che in quest’Aula non abbiamo sentito: come si gestisce l’impatto sociale, la permanenza sul territorio, l’integrazione, l’eventuale rimpatrio? Non dico che non si debba fare, ma dove sono le risposte a questi interrogativi? La mancata risposta genera confusione, paura e scontri sociali che abbiamo già visto emergere sui media e sui social. La prova che questi elementi non siano stati adeguatamente considerati sta negli emendamenti presentati tra una sera e una mattina e che ancora oggi non sono definiti. Qualcuno ha parlato di refusi, ma avete inserito successivamente il tema dei visti Schengen, che rafforza il tema dei controlli, e non è un dettaglio. Questo non significa essere meno solidali o meno umani, ma assumersi una responsabilità istituzionale. Il tema dei controlli non è secondario e c’è un ulteriore elemento che non ho sentito nel dibattito e che ritengo grave: stiamo parlando della Palestina, e in questo momento la situazione della Palestina è tutt’altro che chiara. Non è un tema da poco, perché la Palestina oggi presenta una situazione tutt’altro che chiara: sul territorio insistono due governi e nel primo provvedimento si faceva riferimento alla Striscia di Gaza, che in questo momento è controllata da Hamas. Hamas, in base agli elenchi europei e italiani, è considerato un gruppo terroristico. È un gruppo terroristico. Nel momento in cui si attivano flussi di accoglienza per soggetti che vivono all’interno di un contesto governato da un’organizzazione terroristica, le domande di chi si chiede come venga gestito questo tipo di flusso sono domande legittime. Abbiamo davvero tutti gli strumenti necessari? Perché ricordo che il tema dei visti Schengen compare oggi e prima non c’era. Abbiamo tutti gli strumenti per verificare effettivamente che questi flussi non comportino anche l’arrivo sul territorio di soggetti potenzialmente pericolosi? Chi pone queste domande, quindi, lo fa legittimamente e questo dovrebbe essere il contesto in cui si forniscono risposte chiare, dicendo che il problema è stato previsto e che verrà gestito in un certo modo. Invece oggi ci troviamo di fronte a un decreto che è ancora in lavorazione e che denota una totale incapacità di gestione di una situazione complessa come questa, mentre ci si riempie la bocca di solidarietà e buonismo. Io vi faccio una domanda semplice: perché abbiamo scelto di dare accoglienza ai palestinesi? Perché è il conflitto che va di moda e gli altri no? Allora accettiamo di dire che c’è stata una valutazione politica, probabilmente geopolitica. Ma se c’è stato un ragionamento politico, allora lo avete fatto voi per primi: avete fatto una scelta e una selezione. Se è così, perché non dovremmo allora fare un elenco dei conflitti mondiali e dire che San Marino, perché è buono e solidale, accoglie tutti coloro che scappano dai principali conflitti? Proprio perché una selezione esiste e va riconosciuta. Tutto questo per togliere un po’ la maschera a un dibattito che, mi dispiace dirlo, ho sentito pieno di buonismo ma povero di analisi seria. Vengo rapidamente al provvedimento. Il decreto presenta tutte le criticità che ho appena descritto: viene portato un decreto legge, poi lo stesso decreto viene smentito, si tengono riunioni fino all’ultimo minuto prima dell’avvio del dibattito, probabilmente perché tirati per la giacchetta da ciò che stava accadendo sui social e non solo. Si apre un dibattito che mal si concilia con questo strumento e si introducono modifiche che, peraltro, non dico siano sbagliate: si inserisce il visto Schengen, si presta maggiore attenzione ai controlli, si esclude inizialmente la Striscia di Gaza, poi si dice che sta circolando un nuovo testo che la reintroduce. Quello che spiace è che temi di questa portata vengano trattati in questo modo. Chi prova a sviluppare un ragionamento che non sia né a favore né contro, ma che tenga conto degli elementi che un Governo e un’Aula parlamentare dovrebbero valutare, viene subito tacciato di essere contro il pensiero unico. Io non sto andando contro qualcuno o a favore di qualcun altro, sto semplicemente dicendo che abbiamo il dovere di mettere davanti a tutto le esigenze dei nostri cittadini e della nostra Repubblica e di tradurre i valori in azioni concrete, senza tralasciare gli approfondimenti necessari. Questi ragionamenti e le risposte a queste domande io me le sarei aspettate, ma purtroppo non ci sono state. Detto questo, continueremo ad approfondire articolo per articolo e rimaniamo disponibili a valutare eventuali integrazioni, per poi assumere una posizione finale sul decreto. Ma permettetemi di dire, da ultimo, che mi aspetto si apra un dibattito altrettanto importante sulle oltre 93 famiglie sammarinesi che si rivolgono alla Caritas, per un totale di 224 cittadini in difficoltà, e più in generale sulle esigenze del nostro Paese.
Aida Maria Adele Selva (PDCS): Il Segretario Beccari non perde certo la faccia, anzi lo ringrazio per il lavoro svolto e per gli approfondimenti fatti. Qui non si fa qualunquismo tanto per parlare, non è vero, la Segreteria competente è assolutamente sul pezzo, questo è il mio pensiero. Il numero è esiguo e negli emendamenti si dà precedenza ai minori accompagnati; ci sono state campagne mediatiche sulle stragi di bambini e credo che questo sia un elemento su cui riflettere seriamente. Parliamo di un numero talmente limitato che la scelta di accogliere minori accompagnati è coerente e verrà portata avanti, indipendentemente dal fatto che siano cristiani o musulmani, perché questo non interessa. È stato detto giustamente da molti che servono tutte le attenzioni del caso, e anche sul tema del visto Schengen è evidente che, trattandosi di popolazioni che non appartengono a quest’area, sia necessario. Non è che li prendiamo dalle comunità estere perché hanno una via preferenziale, ma perché sono già presenti, e liberando quei posti le comunità potranno eventualmente accogliere altri. Quindi l’obiettivo è semplice: abbiamo deciso di accoglierli e su questo eravate tutti d’accordo, addirittura anche sulla prima stesura del decreto. Questo è il punto centrale, poi il dibattito sugli emendamenti lo faremo nel merito.
Vladimiro Selva (Libera): Io dico questo: intanto sono assolutamente orgoglioso di vivere in un Paese che, nonostante non abbia numeri eclatanti, su temi come l’attenzione e l’accoglienza verso persone che stanno vivendo una situazione direi disumana si fa trovare pronto. E questo vale anche quando al suo interno ci sono cittadini, e spesso anche residenti che non sono nemmeno cittadini sammarinesi, che legittimamente e liberamente esprimono il proprio parere e manifestano forti contrarietà, perché credo che anche da queste cose si misuri la dimensione reale di uno Stato, cioè la capacità di essere accogliente verso chi ha davvero bisogno. Devo dire la verità: sentire un consigliere giovane come Righi fare certe affermazioni, richiamare le famiglie sammarinesi che si rivolgono alla Caritas per giustificare posizioni contrarie o, tra le righe, dire che bisogna valutare sul piano geopolitico se questa scelta convenga o meno, mi lascia perplesso. Stiamo parlando di 30 persone, una ogni mille sammarinesi, persone che arrivano da una situazione gravissima, che hanno rischiato la vita, che hanno visto morire familiari, che vivono una condizione di disperazione e che questo Paese ha la possibilità concreta di aiutare. Io sono orgoglioso che ci sia un Governo che ha adottato un decreto legge, riconoscendo anche l’urgenza di questa iniziativa. Lo stesso Governo che, anche grazie a un impulso arrivato da quest’Aula, ha riconosciuto lo Stato di Palestina davanti alle Nazioni Unite, e credo che questa scelta sia assolutamente coerente con la storia dei sammarinesi, la storia di un popolo che, pur con pochi mezzi, ha sempre accolto chi aveva bisogno e chi era in difficoltà. Le vicende storiche sono tante, in particolare nel dopoguerra, quando le nostre gallerie sono diventate rifugio per centinaia di famiglie riminesi sfollate dalla guerra; all’epoca avevamo mezzi infinitamente inferiori a quelli di oggi. Qui parliamo, lo ripeto, di numeri esigui. Sono anche d’accordo sul fatto che ci debba essere attenzione rispetto a determinate sensibilità, perché su questi temi non si può e non si deve andare verso uno scontro sociale, quindi ben vengano le verifiche e gli approfondimenti che sono stati fatti. Ma attenzione a non dare sponda a un certo tipo di linguaggio e a certe posizioni, soprattutto quando quel linguaggio diventa violento. Credo che il linguaggio che si è visto sui social in queste settimane, in riferimento a questa vicenda, debba essere evitato, perché anche solo riconoscerlo o legittimarlo in qualche modo significa dargli spazio e forza.
Michele Muratori (Libera): Noi, come Libera, collega Righi, abbiamo una visione diametralmente opposta alla sua, ma non tanto per smontare ciò che lei ha detto, quanto per l’impostazione che ha dato al suo intervento, un’impostazione che non condividiamo. A scanso di equivoci, eravamo favorevoli alla prima versione del decreto e siamo favorevoli anche alla versione emendata che abbiamo presentato in quest’Aula. È un passaggio importante e dobbiamo guardare al risultato che questo decreto produrrà. Ci sono aspetti che vanno chiariti e perplessità che, legittimamente, in un Paese libero e civile, possono essere espresse, ma il compito della politica è proprio quello di sciogliere i dubbi e le perplessità con i fatti. Si è parlato di ricongiungimenti familiari, di orde barbariche che invaderebbero San Marino, ma nulla di tutto questo è reale. Noi abbiamo una storia fatta di ospitalità: i nostri vecchi hanno aperto le porte a circa centomila sfollati che scappavano dalla guerra. Così come siamo stati un esempio nell’accoglienza degli ucraini, quando nel giro di pochi giorni, con un decreto d’emergenza, abbiamo ospitato oltre trecento persone. Voglio ricordare che la popolazione ucraina presente a San Marino equivaleva all’1% della popolazione totale e quando portavamo questi numeri negli organismi internazionali ricevevamo riconoscimenti e apprezzamenti, perché San Marino aveva fatto qualcosa di veramente grande. Oggi siamo di fronte a un popolo che ha vissuto orrori indicibili e sarebbe quasi superfluo ricordarli. Parliamo di un massimo di 30 persone, con precedenza a bambini feriti e alle loro famiglie: è uno sforzo assolutamente limitato per il nostro Paese. Per quanto riguarda il tema delle possibili infiltrazioni terroristiche, anche questo va gestito e spiegato con serietà. Non si tratta di aprire indiscriminatamente le porte: le persone accolte non devono essere affiliate ad Hamas, né aver lavorato per l’amministrazione sotto il controllo di Hamas. Sono persone che non hanno partecipato al conflitto, lo hanno subito, sono bambini, madri, donne rimaste ferite sotto i bombardamenti. Di fronte a questo non possiamo tirarci indietro. Dal punto di vista dei rapporti internazionali, fino a prova contraria, queste persone viaggiano con documenti israeliani e Israele non consente l’uscita di soggetti affiliati ad Hamas. Inoltre, l’ingresso nello spazio Schengen comporta controlli stringenti e, passando dall’Italia, Paese che per esperienza storica dispone di sistemi di controllo molto avanzati, le verifiche vengono effettuate con grande attenzione. Come Libera, e mi faccio portavoce delle istanze del mio partito e della nostra base, siamo assolutamente fieri e orgogliosi di poter dare il nostro contributo, così come hanno fatto i nostri vecchi e i nostri genitori in tante altre occasioni. Devo dire anche, a titolo personale ma credo di poter rappresentare tutto il mio gruppo, che siamo orgogliosi di poter contribuire anche oggi, perché si tratta di un contributo modestissimo, piccolissimo, che non è a carico dei sammarinesi come collettività, ma si fonda anche sulla disponibilità di tante famiglie che conoscono il valore della solidarietà. Anche in questo caso San Marino farà la sua parte e la cittadinanza sammarinese, chi lo vorrà, potrà dare il proprio contributo. Noi siamo quindi favorevoli a questo decreto, apprezziamo le politiche che il Segretario Beccari sta portando avanti, a partire dal riconoscimento della Palestina, e ricordo anche le audizioni svolte in Commissione Esteri, particolarmente significative, in cui l’ambasciatore palestinese ha saputo trasmettere con chiarezza quanto sta accadendo nella sua terra. Noi siamo pronti a votare questo decreto e ad andare in questa direzione, che è una direzione fatta di solidarietà.
Sara Conti (RF): Quello che ci è dispiaciuto è che il nostro rammarico e la nostra reazione di fronte agli emendamenti depositati siano stati letti come una forma di strumentalizzazione, cosa che non è assolutamente vera. La nostra reazione è scaturita dal fatto che ci è apparso evidente come, di fronte a un decreto legge dallo spirito e dalle finalità così nobili e solidali, orientato alla difesa dei diritti umani e che tutta l’Aula aveva già dichiarato di voler sostenere, siano stati presentati emendamenti che di fatto andavano a restringere in modo significativo le possibilità di attuare quel decreto nella sua finalità più alta. A quel punto abbiamo sentito il dovere di reagire per manifestare la nostra contrarietà, anche perché nelle ultime settimane abbiamo assistito alla pubblicazione di fin troppi articoli su un noto blog estero, di cui abbiamo parlato anche in comma comunicazioni, che incitano in modo reiterato all’odio razziale e alla discriminazione. A questo tipo di reazione noi diciamo no, perché il popolo sammarinese non è quello: quella è una minuscola parte di persone. Tra l’altro ricordiamo che quel sito estero è finanziato dallo stesso Governo, creando l’ennesimo cortocircuito, ma è evidente che quelle poche persone hanno avuto il potere di spingere la politica a fare un passo indietro, portando emendamenti che dicevano no all’introduzione delle famiglie, no all’accoglienza di persone in salute, rendendo accettabile solo l’arrivo di minori gravemente malati. Questo è stato il motivo iniziale della nostra reazione e, per fortuna, le forze di opposizione hanno reagito, perché oggi si è visto che l’Aula ha in realtà la volontà di arrivare a un testo il migliore possibile. Stiamo negoziando con le forze di maggioranza una formulazione migliorativa di quegli emendamenti e credo si sia arrivati a un testo quantomeno soddisfacente per la maggior parte di noi. Questo, a mio avviso, dà la misura dell’intenzione comune, al di là delle posizioni personali e soggettive. Non voglio rubare altro tempo e voglio solo dire che io mi riconosco in quel popolo sammarinese che è il popolo dell’accoglienza, che sta dalla parte della difesa dei diritti umani e che non si spaventa di fronte alle diversità. Io mi riconosco in quella San Marino che non ha paura delle diversità, ma che è pronta a raccogliere la sfida di integrare quelle poche persone che, scappando da un contesto di guerra, saranno accolte entro i nostri confini e potranno costruire qui una nuova vita al sicuro, trovando una sanità che funziona, un’istruzione che funziona e un popolo pronto ad accoglierle nel migliore dei modi.
Manuel Ciavatta (PDCS): È un dibattito che non è semplice, perché credo che paghi un prezzo non solo in quest’Aula ma purtroppo a livello internazionale, mondiale, europeo, italiano e anche sammarinese. Il tema della guerra prima, poi della guerra tra Israele e Gaza e oggi dell’accoglienza dei profughi palestinesi sconta il prezzo di essere diventato una bandiera politica: a livello internazionale non ci si è più concentrati solo sulla gravità del conflitto, ma si è iniziato a prendere parte e posizione, o a favore di Israele o a favore dello Stato palestinese, perdendo di vista, a mio avviso, l’obiettivo principale, che è innanzitutto la drammaticità di quella guerra e il fatto che schierarsi rigidamente da una parte o dall’altra finisce per fare male proprio a chi soffre davvero il conflitto. Questo non significa che non si dovessero prendere posizioni, ma che, almeno per quanto riguarda San Marino, si è cercato come Governo e come forze politiche di mantenere un dialogo aperto con entrambe le realtà in conflitto. In una situazione come quella palestinese e di Gaza è evidente che, pur avendo affermato con forza la gravità dell’azione militare di Israele e la sproporzione della risposta rispetto all’attacco iniziale di Hamas, Israele resta l’interlocutore fondamentale con cui dialogare anche per rendere possibile l’uscita dei profughi palestinesi dal territorio di Gaza. Questo dialogo non poteva essere interrotto, proprio in vista dell’opera umanitaria che la Commissione Esteri ha avviato, mi pare all’unanimità, con l’ordine del giorno che impegnava lo Stato ad attivarsi concretamente, con modalità consone alla nostra realtà statuale, garantendo anche l’inalienabile diritto al rientro nella propria terra una volta terminata l’emergenza umanitaria e la guerra. È in questo contesto che vanno letti gli emendamenti al decreto, che nasceva sulla falsa riga di quello adottato per l’Ucraina. Non perché le persone valgano di meno – ucraini e palestinesi sono esseri umani e hanno lo stesso diritto a essere accolti e salvati – ma perché esiste una differenza sostanziale nelle modalità concrete di attuazione dell’accoglienza. Un conto erano i profughi ucraini che arrivavano attraversando Stati dell’Unione Europea, un conto sono i palestinesi che devono uscire da Gaza, ottenere autorizzazioni, transitare per Israele, arrivare in Italia in aereo. Gli emendamenti non nascono per peggiorare l’accoglienza, ma perché l’accoglienza non può essere attuata con le stesse modalità, per ragioni anche burocratiche e operative. L’inserimento nel primo articolo del riferimento ai bambini feriti e accompagnati non significa disinteressarsi delle famiglie, perché il decreto non impedisce l’accoglienza dei nuclei familiari, ma tiene conto del fatto che in Italia è già attivo un progetto condiviso tra Stato palestinese, Ministero degli Esteri italiano e Israele per il trasferimento e la cura di minori feriti negli ospedali italiani. Non siamo noi a scegliere chi verrà accolto: anche i progetti portati avanti dalla società civile e dal collettivo per la Palestina, che ringrazio per il lavoro svolto, dovranno comunque fare i conti con l’autorizzazione dello Stato di Israele all’uscita delle persone da Gaza, e questo purtroppo non è scontato. Se siamo stati in grado di ospitare centomila riminesi durante la guerra è perché bastava arrivare a San Marino in un giorno, se abbiamo accolto quattrocento ucraini è perché siamo riusciti a organizzarci per ospitare l’1% della nostra popolazione. Oggi parliamo di trenta palestinesi, uno ogni mille abitanti, ma anche per questi trenta dobbiamo trovare le modalità concrete per accoglierli, consapevoli che saranno molto diverse. Questo dibattito, lo dico con sincerità, mi ha fatto male perché ancora una volta non siamo riusciti a uscire dalla contrapposizione pro Palestina contro Palestina, pro Israele contro Israele. Solo se usciamo da questa dinamica potremo capire davvero quali elementi servono in questo decreto affinché l’accoglienza sia possibile. Dobbiamo trasmettere al Paese due messaggi chiari: la volontà di accogliere e la sicurezza di questa accoglienza. Il controllo dei visti, le verifiche da parte di Israele e delle autorità italiane sono elementi di garanzia per assicurare che chi arriva non presenti rischi, mentre dall’altra parte dobbiamo creare le condizioni perché l’accoglienza sia reale e non resti solo sulla carta. Altrimenti resteranno solo parole e pagine vuote. Per questo ringrazio ancora chi si è impegnato su questo percorso e auspico che, al di là delle contrapposizioni ideologiche, si riesca a costruire un testo equilibrato che renda possibile un’accoglienza concreta, sicura e coerente con i valori di San Marino. Permettetemi anche di ringraziare innanzitutto il Governo e tutte le forze di maggioranza che hanno pensato e costruito questi emendamenti. Non sono emendamenti nati a caso, non sono emendamenti nati per peggiorare le cose o per rendere impossibile l’accoglienza, ma per renderla concreta. Se è stato utile esplicitarle, ben venga, ma va chiarito che non impedivano nulla, non impedivano la venuta delle famiglie, non impedivano l’utilizzo, anche in modo marginale, di edifici in capo alla proprietà pubblica, per i quali però, proprio per evitare confusione con l’edilizia sociale, potranno essere eventualmente destinati secondo criteri chiari anche a questa forma di accoglienza. Concludo ribadendo l’auspicio che tutti noi riusciamo a metterci di fronte al dramma di queste persone, di queste famiglie, di questo popolo che è il popolo palestinese, ma anche di fronte alla complessità di quel conflitto nella sua ampiezza, affrontandolo in maniera nuova e diversa, uscendo dagli schemi e dalle logiche di contrapposizione o di posizionamento di parte che non aiutano mai a ricostruire la riconciliazione. La speranza è sempre stata quella che quel popolo possa tornare a convivere e coabitare in quella terra, cosa oggi difficilissima e sempre più complessa dopo anni di guerre e conflitti. Per questo ringrazio ancora l’Aula per i contributi portati e auspico che il decreto possa essere approvato quanto prima, perché i suoi effetti concreti dipendono proprio dalla ratifica.
Repliche
Segretario di Stato Luca Beccari: Da una parte permettetemi di ringraziare i vari consiglieri che sono intervenuti offrendo anche spunti davvero interessanti, perché al di là della polemica che inevitabilmente si sviluppa e di una dialettica fra maggioranza e opposizione che non guasta mai, credo che il punto su cui dobbiamo concentrarci vada anche oltre il decreto, gli emendamenti e il tecnicismo di ciò che è scritto. Riguarda l’approccio che le varie forze politiche hanno voluto dare a questa tematica. Se vale ancora il concetto di democrazia rappresentativa e se siamo tutti legittimamente eletti, abbiamo l’onore di rappresentare una parte della popolazione che non coincide con quella visione estremista che purtroppo emerge leggendo molte reazioni sul web, tra insulti e polemiche di ogni genere. Credo abbiano detto bene quei consiglieri che hanno ricordato come San Marino non si identifichi in un approccio ai limiti dell’odio verso una popolazione che, come tutte le popolazioni del mondo, ha il diritto di esistere e di esistere dignitosamente, non in condizioni infernali solo perché vive in una determinata area geografica. Da questo dibattito possiamo trarre il buono di ciò che tutti abbiamo cercato di rappresentare, cioè la volontà di costruire un sistema di accoglienza compatibile con le caratteristiche del nostro Paese. Io francamente tremo all’idea che si possa pensare che il nostro sistema economico, politico, geopolitico o sociale possa essere messo in discussione per l’accoglienza di 30 persone. Se un Paese va in crisi per 30 persone accolte in una situazione di necessità, allora davvero viene da chiedersi di cosa stiamo parlando e quale futuro possiamo immaginare. Questa è la cosa che più mi spaventa. È evidente che il modello normativo si ispira al decreto adottato per l’Ucraina, ma non è identico, né poteva esserlo, perché le dinamiche erano completamente diverse. I cittadini ucraini avevano un visto automatico per l’Unione Europea, arrivavano in macchina, senza corridoi umanitari, e noi dovevamo semplicemente gestire un flusso all’interno della libera circolazione. Qui parliamo di persone che per venire a San Marino devono necessariamente passare da corridoi umanitari attivi, avere documentazione e autorizzazioni, perché non è che da Gaza si prende un aereo e si arriva direttamente a San Marino. Questo non è un modo per limitare chi arriva, ma prendere atto di una procedura che non dipende da noi. Se questo è stato inteso in senso negativo, me ne dispiace, ma per me era implicito; lo abbiamo esplicitato per evitare polemiche inutili e l’idea che San Marino fosse pronta ad accogliere clandestini o persone espulse per altri motivi. Molti emendamenti non cambiano l’approccio, ma chiariscono passaggi che rischiavano di generare confusione. Anche il tema della scadenza va letto così: con gli ucraini inizialmente avevamo previsto tre mesi più tre, poi siamo intervenuti più volte fino ad arrivare a un anno; qui abbiamo scelto una scadenza fissa, peraltro più ampia, perché è più chiaro per tutti e evita interpretazioni. Sta circolando anche una possibile riscrittura dell’articolo 1, perché le finalità degli emendamenti di Governo e maggioranza non sono mai state quelle di spezzare i nuclei familiari o di impedire l’arrivo di persone che non rientrino nelle categorie prioritarie. Il concetto di priorità non è esclusività: serve solo a stabilire un criterio nel caso in cui le domande superino il limite massimo di 30 persone. Se arrivano per prime persone che non rientrano in quelle priorità e ci sono solo loro, verranno accolte. Questo è il senso. Vi chiedo quindi di confrontarci davvero su questi aspetti, senza forzature e senza letture ideologiche, perché l’obiettivo comune deve restare quello di rendere possibile un’accoglienza concreta, seria e coerente con i valori e le capacità della Repubblica di San Marino.
Fabio Righi (D-ML): Noto con un certo piacere di essere sempre presente nei pensieri del Segretario, ma vorrei fare una precisazione doverosa per evitare che il contributo e il ragionamento che ho cercato di portare in quest’aula vengano banalizzati. Non ho mai affermato che ci si debba aspettare una valutazione di impatto sociale unicamente tarata su trenta persone, poiché il mio intervento era strutturato in due parti distinte. La prima riguardava una considerazione di carattere generale su come un paese si approccia a politiche di questo tipo; come ha giustamente sottolineato anche il consigliere Ciavatta, non possiamo far finta che accogliere oggi sia la stessa cosa di quando San Marino ha accolto gli italiani o gli ucraini in passato. È necessario porsi una serie di problematiche e fare considerazioni che devono essere gestite con attenzione. Leggendo il decreto, mi sembrava quasi implicito il fatto che dovesse esistere una rete di controllo rigorosa per garantire che, nel fornire accoglienza, non si corresse il rischio di ospitare potenziali cellule terroristiche. Questo è un punto evidente, ma non lo è forse per tutti allo stesso modo. Ciò che sto cercando di dire è che quando si attuano politiche di questo genere, bisogna fornire risposte precise, come quelle emerse in parte durante il dibattito, citando ad esempio l’introduzione del visto Schengen o le dinamiche di coordinamento con la politica italiana, elementi che inizialmente non ci risultavano chiari. Non banalizziamo la nostra posizione come se volessimo dare contro per il puro gusto di farlo; non neghiamo il nostro contributo solo perché manca una valutazione d’impatto per trenta individui. Tuttavia, come faceva notare il collega Dolcini, trenta persone su una popolazione piccola come la nostra rappresentano comunque un’incidenza non trascurabile; non si tratta della singola famiglia siriana di quattro persone che si gestisce con facilità. Certamente siamo in grado di gestire trenta persone, ma il nostro ragionamento riguardava l’approccio mentale alle politiche di questo settore. Sono convinto che questo provvedimento verrà gestito correttamente e i correttivi apportati tramite gli emendamenti non sono sbagliati per noi, perché offrono risposte più puntuali su aspetti della sicurezza e della gestione che forse si davano per scontati. Dobbiamo capire che il conflitto probabilmente non terminerà entro la scadenza del decreto e dovremo continuare ad approfondire l’integrazione, restando politicamente sul pezzo. Prego dunque di non banalizzare il nostro pensiero, perché il nostro ragionamento meritava una riflessione in più che avrebbe forse evitato le polemiche che si sono scatenate.
Giovanni Zonzini (Rete): In un dibattito dove si invoca spesso il buon senso e la razionalità, vorrei cercare di proporre un discorso che sia effettivamente razionale, partendo non da paure ancestrali o dal timore verso l’Islam, ma dai dati concreti. Spesso in quest’aula si confonde perfino la differenza tra islamico e musulmano, ma ciò che conta è la realtà dei fatti. Nella Striscia di Gaza vivono circa 2,1 o 2,2 milioni di persone e, secondo i report di intelligence pubblicati online, il numero di miliziani di Hamas e di altre brigate oscilla tra i ventimila e i quarantamila individui. Se analizziamo questo campione dal punto di vista demografico, osserviamo che il miliziano medio è un uomo di età compresa tra i sedici e i quarantacinque anni, ovvero l’età da combattimento. Alla luce di queste evidenze, mi chiedo se sia ragionevole ipotizzare che trenta persone, suddivise in quattro o cinque nuclei familiari che vengono a San Marino, possano essere cellule di Hamas. Sappiamo fare le proporzioni in questo paese? Stiamo parlando di una probabilità infinitesimale, statisticamente irrilevante. Eppure, proprio perché sono palestinesi, si pretendono garanzie eccezionali che non comprendo. Bisogna inoltre considerare che per uscire da Gaza, che è essenzialmente un campo di concentramento circondato dalle forze di occupazione israeliane con cecchini pronti a sparare a chiunque superi linee non prefissate, un miliziano di Hamas avrebbe enormi difficoltà. Dovremmo credere che un nucleo familiare di miliziani riesca a passare agevolmente attraverso i checkpoint dell’esercito israeliano per venire proprio a San Marino? Mi chiedo perché non abbiamo avuto lo stesso timore nei confronti dei quattrocento ucraini accolti, temendo che tra loro vi fossero neofascisti o agenti dei servizi segreti coinvolti in operazioni internazionali come il sabotaggio del Nordstream. Non lo abbiamo fatto perché sarebbero state idiozie, proprio come quelle che sentiamo oggi. Dietro una facciata di presunto buon senso si celano in realtà razzismo, islamofobia e xenofobia. Trattare i palestinesi in modo diverso dagli ucraini non ha alcuna spiegazione razionale; è solo un tentativo di ammantare di ragionevolezza l’odio ideologico verso il diverso. Molti cedono a istinti primordiali e xenofobi, ma noi, come politici, non dobbiamo arrenderci a queste derive, bensì restare ancorati ai numeri e alla realtà dei fatti, senza farci guidare da paure infondate che nulla hanno a che fare con la sicurezza del nostro Stato.
Antonella Mularoni (Rf): Il dibattito odierno ha fatto emergere profonde diversità all’interno di quest’aula e considero positivo il lavoro che si sta facendo per modificare l’emendamento all’articolo uno presentato dalla maggioranza. Quell’emendamento, nella sua formulazione iniziale, aveva snaturato il senso del decreto, assoggettandolo a interpretazioni distanti dalle finalità originarie e dal lavoro svolto in questi mesi da molte persone nel Paese. Devo ribadire la mia perplessità sul metodo di lavoro: il Segretario agli Esteri annuncia un decreto ritenendolo il migliore possibile, e poi ci troviamo in aula con emendamenti che sembrano voler assecondare considerazioni estremistiche e razziste sentite ripetutamente negli ultimi giorni. Esprimo la mia solidarietà ai consiglieri attaccati da questi soggetti non meglio definibili. Mi pare evidente che una parte del partito di maggioranza sia sensibile a queste critiche, forse guardando a future collocazioni politiche a destra della Democrazia Cristiana. Mi dispiace sentire certe argomentazioni dal consigliere Ciavatta; vorrei ricordargli che il messaggio del Papa e il Giubileo straordinario di San Francesco nell’ottocentesimo anniversario della sua morte invitano al dialogo con tutti, non solo con i cristiani. Non è vero che trattiamo tutti allo stesso modo: con gli ucraini abbiamo avuto un approccio diverso, forse per affinità religiosa, mentre l’Italia, pur non avendo riconosciuto lo stato palestinese, attua da anni una politica di solidarietà attiva accogliendone molti. Noi invece entriamo in crisi per trenta persone che probabilmente non parlano la nostra lingua e avranno bisogno di mediazione culturale. Mi amareggia sentire certe considerazioni ammantate di perbenismo. La modifica dell’articolo uno, se mantenuta come scritta, avrebbe portato al risultato che non sarebbe venuto nessuno, vanificando mesi di lavoro svolto dall’Università e dal collettivo per la Palestina, istituzioni con cui non ho legami diretti ma di cui riconosco l’impegno costante. Non si può lavorare in questo modo, cambiando idea e stravolgendo i decreti all’ultimo momento sotto la pressione di ondate xenofobe. È veramente inaccettabile che si sia data soddisfazione a chi manifesta sentimenti razzisti. Se c’è la volontà di migliorare realmente il testo, bene, altrimenti la maggioranza si dovrà assumere la piena responsabilità di aver ceduto a pressioni esterne che nulla hanno a che fare con la nostra tradizione di ospitalità e solidarietà universale.
Manuel Ciavatta (Pdcs): Non avevo alcuna intenzione di intervenire in replica, ma dopo aver ascoltato un intervento assurdo come quello della consigliera Mularoni, mi trovo costretto a farlo perché è evidente che non sa di cosa parla. La verità, lo dico in modo netto, è che i progetti italiani per i palestinesi non riguardano solo i cristiani e nessuno di noi ha proposto modifiche per favorire una religione rispetto a un’altra. Queste sono invenzioni nate dalla necessità di compiacere certi collettivi politici; è gravissimo continuare a strumentalizzare queste vicende per fini di parte. Gli emendamenti che abbiamo presentato servono a dare concretezza al progetto, non a ostacolarlo. L’altra sera ho parlato a lungo con i ragazzi del collettivo, che ho ringraziato per il loro impegno, e ho spiegato loro le mie posizioni con onestà, le stesse che ripeto qui davanti a tutti. Credo nella concretezza e non nella politicizzazione esasperata di temi così delicati. Mi sembra che qui non ci si vergogni più di nulla. Ribadisco che non c’è alcuna volontà di trattare le persone diversamente in base alla loro origine o fede; per noi le persone hanno tutte pari dignità. Ciò che cambia sono le condizioni oggettive e logistiche: accogliere profughi da un paese oltre il Mediterraneo è differente rispetto a chi arriva da un territorio direttamente collegato via terra. Mi dispiace profondamente vedere fin dove si può arrivare per strumentalizzare politicamente una vicenda umana di questo tipo. Il nostro obiettivo è far sì che l’accoglienza funzioni davvero, con regole chiare che permettano una gestione ordinata e sicura, nell’interesse sia degli accolti che della nostra comunità. Non abbiamo mai messo in discussione il valore dell’ospitalità, ma abbiamo il dovere di declinarlo in modo che sia sostenibile e rispondente alla realtà dei fatti. Sentire accuse di razzismo o di discriminazione religiosa è offensivo non solo per noi, ma per tutto il lavoro tecnico che si sta cercando di fare per migliorare un decreto che presentava delle lacune. Spero che l’aula si renda conto della gravità di certe affermazioni che mirano solo a creare divisioni ideologiche invece di cercare soluzioni pratiche per persone che si trovano in una condizione di estrema sofferenza. Taccio perché credo che i fatti parleranno più delle polemiche sterili, ma era necessario ristabilire un minimo di verità rispetto a narrazioni completamente distorte della nostra azione politica.
Mirko Dolcini (D-ML): Non desidero entrare nella diatriba polemica tra i colleghi Mularoni e Ciavatta, ma vorrei sottolineare che ho apprezzato l’intervento di quest’ultimo per il tentativo di fornire risposte tecniche sulla genesi del decreto e degli emendamenti. Vorrei tornare sulla questione dei numeri, un punto su cui ho già sollecitato una riflessione durante il mio intervento della scorsa settimana, forse non ascoltato da tutti vista l’ora tarda. È vero che trenta persone in assoluto sembrano poche, ma bisogna fare delle debite proporzioni matematiche. L’Italia, con sessanta milioni di abitanti, ha accolto circa milleduecento palestinesi secondo i miei dati; se San Marino avesse seguito la stessa proporzione, avremmo dovuto ospitare soltanto un palestinese, mentre ne accogliamo trenta. Abbiamo fatto la stessa cosa con l’Ucraina: seguendo le proporzioni italiane avremmo dovuto ospitarne cento, invece ne abbiamo accolti quattrocentocinquanta. Il senso del mio ragionamento non è dire che non possiamo accogliere trenta persone, il Segretario ha già risposto che ce la facciamo, ma è legittimo chiedersi quale sia il limite della nostra sostenibilità, specialmente considerando il picco degli ucraini già presenti e possibili future manovre. Se il Segretario fosse venuto in aula con un decreto per trecento palestinesi, probabilmente tutti avrebbero concordato che fossero troppi; dunque, è doveroso chiedersi se trenta sia il numero adeguato. Mi preoccupa molto il fatto che si tenda a sbeffeggiare chi pone queste domande. In una democrazia sbeffeggiare i dubbi altrui porta al silenzio, e il silenzio è estremamente pericoloso. Lo vediamo anche nel panorama internazionale quanto il soffocamento del dibattito possa essere dannoso. I sammarinesi hanno dimostrato di avere molto cuore e una grande capacità di solidarietà, ma l’azione politica richiede anche una buona dose di cervello e di analisi della realtà. Non si tratta di mancanza di umanità, ma di responsabilità verso il proprio Stato e verso la qualità dell’accoglienza che possiamo offrire. Porre domande sulla gestione e sui numeri non significa essere contro l’accoglienza, ma volerla fare bene, evitando che le emergenze diventino ingestibili per una comunità piccola come la nostra. Spero che in futuro ci sia più rispetto per chi cerca di approfondire questi aspetti tecnici senza essere subito etichettato o ridicolizzato, perché il confronto civile è la base del nostro lavoro istituzionale.
Dalibor Riccardi (Libera): Sinceramente non era mia intenzione intervenire in replica, ma non è facile restare in silenzio di fronte a certi interventi sentiti oggi. Per quanto riguarda la mia forza politica, Libera, confermo al Segretario che per noi il decreto poteva anche non essere emendato e lo avremmo sostenuto comunque nella sua forma originale. Tuttavia, riconosciamo che gli emendamenti apportati vanno in un’ottica di precisazione letterale del testo, senza toccare la sostanza del contenuto proposto dal Segretario di Stato. Se così non fosse, non ci chiameremmo Libera solo di nome ma anche di fatto, e non avremmo problemi a intervenire in modo critico. Voglio ringraziare il Segretario di Stato e la maggioranza per il lavoro svolto. Riguardo a chi pone dubbi o solleva questioni sulla narrativa di questa accoglienza, credo che la migliore risposta sia arrivata dal consigliere Giovanni Zonzini, che ha offerto una replica schietta e netta contro chi cerca di distorcere la realtà. La scelta di ospitare palestinesi in questo momento è la conseguenza naturale del percorso intrapreso da questo governo e da questa maggioranza, a partire dal riconoscimento dello Stato di Palestina. Non volevamo solo visibilità internazionale, ma dare concretezza a un percorso in cui crediamo profondamente. È difficile commentare alcuni interventi che abbiamo udito in aula; mi auguro davvero che il pensiero espresso da alcuni esponenti di Domani Motus Liberi non sia condiviso da tutto il loro gruppo consiliare o dalle persone che li sostengono. Sarebbe grave vivere in un Paese dove qualcuno agisce solo per visibilità o per rincorrere qualche “like” sui social, cercando di determinare così le politiche nazionali. Ringrazio ancora il Segretario per la sua replica precisa e puntuale. A nome del mio partito, ribadisco che siamo assolutamente convinti nel sostenere questo decreto, poiché rappresenta un atto di coerenza politica e di solidarietà umana che onora la nostra Repubblica e la sua storia. Non possiamo permettere che la paura o la strumentalizzazione politica fermino un’azione così significativa, che dimostra come San Marino possa giocare un ruolo, seppur piccolo, nel contesto della pace e del diritto internazionale.
Silvia Cecchetti (Psd): Intervengo per ribadire nuovamente il pieno e convinto sostegno del gruppo consiliare del PSD a questo decreto. Desidero innanzitutto ringraziare il Segretario di Stato per gli Affari Esteri e tutte le forze politiche che si sono impegnate costantemente per offrire quel contributo tecnico che riteniamo abbia effettivamente migliorato il testo originale. Su un tema così delicato e profondo, non ci saremmo onestamente aspettati una strumentalizzazione politica di questo livello; la questione è molto semplice: o si sceglie di dare ospitalità o non la si dà. Credo che i cittadini che ci stanno ascoltando abbiano capito chiaramente che, attraverso questo provvedimento, San Marino intende dare ospitalità a un gruppo di soggetti palestinesi, restando fedele al solco della propria millenaria tradizione di accoglienza verso chi soffre. Tutto il resto mi pare sinceramente pura strumentalizzazione che non giova al prestigio della nostra istituzione né alla causa che stiamo cercando di sostenere. È doveroso che chi ci segue da casa comprenda esattamente cosa stia succedendo in quest’aula e nel Paese, distinguendo tra chi vuole concretamente aiutare delle persone in difficoltà e chi invece cerca di trarre vantaggi politici alimentando polemiche sterili o paure infondate. Noi come PSD siamo orgogliosi di questo passo, che si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso i diritti del popolo palestinese e verso le emergenze umanitarie globali. Non si tratta di moda o di apparenza, ma di un atto di civiltà che la nostra Repubblica ha sempre compiuto nei momenti cruciali della storia. Spero che si possa procedere celermente verso l’approvazione, lasciando da parte le divisioni ideologiche per concentrarci sull’aspetto umano e organizzativo di questa accoglienza. Il nostro impegno continuerà affinché il progetto si realizzi nel migliore dei modi, garantendo a queste persone la dignità e la sicurezza che meritano e dimostrando ancora una volta che San Marino è una terra di libertà e di pace, capace di aprirsi al mondo senza timori ingiustificati.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Io invece ho le idee molto chiare su quanto sta accadendo. Non accetto che in quest’aula un decreto nato all’unanimità in Commissione Esteri venga ora etichettato come una cosa fatta per moda o come il risultato di una gestione carente e qualunquista, come ha affermato il consigliere Righi. Il decreto per l’Ucraina era stato fatto quando lo stesso Righi era al governo, quindi l’impatto di tali politiche era già ben noto. L’impatto di trenta persone sul contesto sammarinese è dello 0,08%, un numero irrisorio che ribadisco con forza. Se la presunta bontà citata da Ciavatta e compagni consiste nell’aver portato emendamenti che hanno cambiato il testo, io rispondo che il decreto andava già bene così com’era originariamente. Purtroppo, caro Ciavatta, lei e alcuni suoi colleghi avete piegato la politica del governo e del Consiglio Grande e Generale a ondate di xenofobia e di razzismo. Lo avete fatto perché se quegli emendamenti fossero stati realmente necessari e giusti, non avreste avuto bisogno di sforzarvi tanto per convincerci del contrario. Non prendiamoci in giro, abbiamo tutti una certa esperienza qui dentro. Appena è scoppiata l’ondata di razzismo e xenofobia contro la religione islamica, vi siete spaventati. Vi invito a leggere i commenti osceni sotto un post riguardante l’intervento di Ilaria Baciocchi; quella è la vera misura di una parte della nostra società. Quella è la “dima”, il modello di riferimento a cui lei e parte del suo gruppo avete piegato la testa. Se il decreto fosse stato solido nelle vostre intenzioni, non ci sarebbe stata necessità di alcuna specifica aggiuntiva. Mi vergogno profondamente di far parte di una società sammarinese che reagisce così e mi vergogno che la politica si sia prestata a assecondare questi sentimenti degradanti. Saper vivere in una società civile significa avere la capacità di armonizzarsi con il diverso, non di schifarlo. Il diverso non si schifa. Per noi di Rete il decreto era perfetto nella sua stesura iniziale e non c’era nulla da dover precisare ulteriormente. Siamo pronti a esprimere giudizi, ma la realtà è che ci si è piegati a quella fetta di cittadinanza che esprime odio sui social. Questo è un discorso che va oltre il riconoscimento politico; riguarda l’etica e il modo in cui intendiamo la nostra convivenza civile e il ruolo internazionale di San Marino.
Enrico Carattoni (Rf): Credo che nell’ultima parte di questo dibattito si sia perso completamente l’orizzonte rispetto ai molti elementi critici sollevati dall’opposizione sulla ratifica del decreto per i profughi palestinesi. Si è voluto deliberatamente sviare l’attenzione accusando l’opposizione di voler strumentalizzare il provvedimento per questioni ideologiche o politiche. La verità è che la strumentalizzazione è avvenuta ben prima, ed è quella che noi abbiamo denunciato fin dall’inizio. Essa nasce nel momento in cui questo provvedimento, con gli emendamenti portati dalla maggioranza, è diventato il frutto dell’influenza esterna di pochi e sparuti soggetti che però riescono a condizionare costantemente l’attività del governo su temi sensibili, come avviene anche per l’Unione Europea. Questo condizionamento permette di distogliere il dibattito dalla reale portata delle norme. Non ricordo un simile dibattito acceso o simili resistenze per i vari decreti sui profughi ucraini e per le loro periodiche reiterazioni; in quel caso l’accoglienza è proseguita senza che nessuno sollevasse polveroni. Ora invece si vuole dividere l’aula tra buoni e cattivi, etichettando chi pone dubbi come ha fatto prima il consigliere Ciavatta. Risulta molto più semplice mettere etichette che entrare nel merito dei provvedimenti e spiegare perché siano stati fatti certi emendamenti spacciandoli per tecnici quando tecnici non sono. Posso capire la questione del visto Schengen, ma perché intervenire sulla data fissando il termine a giugno 2027, ovvero tra un anno e mezzo, invece di lasciare la formulazione precedente come fatto per gli ucraini? Perché modificare le categorie delle persone che possono entrare, limitandole a soggetti già all’estero o con requisiti particolari? Qual è il vero senso di queste modifiche se non quello di limitare l’efficacia del decreto? Finché non ci spiegherete il motivo reale di questi cambiamenti, nascondendovi dietro il manto della tecnicità, sarà chiaro che c’è qualcosa da nascondere. State rifuggendo dal vero problema: siete stati costretti o avete scelto di agire così per debolezza, non sapendo assumervi le vostre responsabilità davanti alle contestazioni di poche persone. Questa classe dirigente dimostra di non avere la forza di sostenere le proprie scelte senza cercare continui compromessi al ribasso.
Gaetano Troina (D-ML): Sono sinceramente avvilito dal livello raggiunto da questo dibattito perché continuiamo a dare un pessimo esempio di come trattare situazioni umane così delicate e sensibili. Questo non è il modo di affrontare il tema dell’ospitalità verso persone bisognose. Purtroppo veniamo trascinati in questo scontro dalle dinamiche tossiche dei social media e delle moderne modalità comunicative digitali, che spingono singoli consiglieri o gruppi a intervenire in un determinato modo solo per compiacere il proprio elettorato virtuale. Sono convinto che se non ci fossero questi microfoni accesi e la diretta radiofonica, il dibattito sarebbe stato affrontato con molta più serietà e sobrietà. Qui sembra esserci la gara a chi dice le cose che la gente a casa vuole sentirsi dire, e su temi così seri questo porta inevitabilmente allo scontro frontale. Questo provvedimento, come ho già detto, non doveva arrivare in aula in questa maniera. La mia forza politica non è mai stata consultata né chiamata al confronto su questo testo e abbiamo scoperto solo durante il dibattito l’esistenza di emendamenti definiti tecnici. Vorrei capire cosa si intenda per emendamento tecnico: di solito è quello che sistema errori formali o coordina testi già approvati, ma qui sembra che sotto questa etichetta passi qualunque modifica sostanziale. Non è il modo corretto di gestire pratiche di tale importanza, cercando di apparire più belli agli occhi di certi comitati o più compiacenti verso una o l’altra fazione. Siamo arrivati a un punto in cui la vocazione di San Marino all’ospitalità, che non dovrebbe mai essere messa in discussione indipendentemente dalla provenienza dei profughi, viene invece usata per speculazioni politiche. Ciò che viene criticato non è l’aiuto in sé, ma la modalità politica con cui si arriva alla soluzione. Un decreto come questo doveva essere massimamente condiviso e spiegato preventivamente per evitare distorsioni e speculazioni sul “non detto”. Invece è arrivato qui senza alcun confronto preventivo, come tanti altri provvedimenti, lasciando spazio a interpretazioni fuorvianti che hanno alimentato un clima di tensione inutile e dannoso per l’immagine stessa della nostra Repubblica e per la buona riuscita del progetto di accoglienza.
Guerrino Zanotti (Libera): Mi fa molto piacere che il collega Troina abbia preso le distanze dall’intervento del suo capogruppo, che ho trovato davvero becero. Vedo che il collega Righi manifesta stupore, ma definire l’accoglienza come una “moda” è un’affermazione di cui dovrebbe vergognarsi. Per fortuna non tutti nel suo gruppo condividono queste posizioni e questo mi rincuora. Spero gli venga data la parola per fatto personale così potrà concludere il dibattito come suo solito. Non sono affatto convinto di come siano stati gestiti gli emendamenti; resto dell’idea che il lavoro sul decreto sia stato pesantemente condizionato da ciò che accade fuori da quest’aula, dalle pressioni esterne. Tuttavia, il nostro compito primario in questo momento è dare sostanza all’impegno che il Consiglio ha preso solennemente a luglio dello scorso anno. Abbiamo deciso che San Marino avrebbe dovuto compiere azioni concrete per l’accoglienza di un piccolo numero di profughi palestinesi, un popolo che sta vivendo sofferenze inaudite e condizioni disumane. C’è stato un grande lavoro dietro questa proposta; se il collega Righi intende impegnarsi per accogliere altri popoli sofferenti, saremo lieti di discuterne, ma ora dobbiamo onorare l’impegno preso verso la Palestina. Dobbiamo dare le gambe a questo progetto e spero che si possa trovare un accordo anche sugli emendamenti che hanno creato queste distanze eccessive. Cerchiamo di fare onore al nostro ruolo istituzionale e diamo finalmente una risposta, seppur piccola, a persone che stanno vivendo in situazioni terribili. Non possiamo permettere che i tecnicismi o le polemiche ideologiche blocchino un gesto di umanità così necessario. San Marino ha l’opportunità di dimostrare la propria coerenza e la propria solidarietà internazionale in un momento storico tragico. Mi auguro che il senso di responsabilità prevalga sulla voglia di polemizzare e che si possa finalmente passare dai discorsi ai fatti, garantendo a questi profughi un porto sicuro e una speranza di futuro, come è nella migliore tradizione della nostra terra di libertà che non ha mai voltato le spalle a chi grida aiuto.
Emanuele Santi (Rete): Questo decreto, per come era stato discusso in Commissione Esteri e presentato inizialmente dal Segretario Beccari, ci andava benissimo. Ho apprezzato l’intervento del Segretario, ma trovo assurdo che ci si interroghi ancora sull’impatto di trenta persone che scappano dalla guerra. Nel 2022 abbiamo accolto quattrocentocinquanta ucraini e quasi nessuno se n’è accorto o ne ha subito un impatto sociale negativo. Il problema reale qui è un altro: c’è stata una forte interferenza esterna da parte di chi fa disinformazione, la stessa campagna di razzismo anti-palestinese che alcuni esponenti di maggioranza hanno purtroppo accolto, portando emendamenti fortemente discriminatori. La narrazione che emerge è che gli ucraini andavano bene perché erano cristiani, mentre i palestinesi, essendo musulmani, sono visti come potenziali terroristi. C’è una discriminazione palese basata sulla paura. È paradossale che in un Paese che si vanta della propria ospitalità si cerchi ora di “correre ai ripari” decidendo prima chi far venire o preferendo chi è già nei centri italiani. Se tutti gli Stati facessero la loro parte proporzionalmente, accogliendo piccoli numeri come questi trenta che per noi non incidono affatto, eviteremmo che decine di migliaia di persone morissero sotto le bombe. Dobbiamo avere il coraggio di dire che in Palestina è in atto un genocidio da parte di Israele, uno degli Stati più militarizzati al mondo che bombarda civili inermi. Noi dobbiamo aiutare queste persone senza fare distinzioni di religione o origine. Fare distinzioni significa non aver capito nulla delle reali necessità di questo popolo disgraziato o, peggio, voler confermare pregiudizi infondati. Non possiamo accettare emendamenti discriminatori e razzisti che tradiscono la nostra storia. Mi auguro vivamente che al momento del voto qualcuno abbia la coscienza di non votare queste modifiche e di lasciare il decreto nella sua forma originale proposta dal Segretario Beccari. Restituire dignità al provvedimento significa restituire dignità al nostro Paese e al suo impegno per i diritti umani universali, che non possono essere soggetti a calcoli elettorali o a sentimenti xenofobi alimentati da una minoranza rumorosa.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Non avrei voluto intervenire ulteriormente perché credo che prima concludiamo questo dibattito e arriviamo al voto, prima ci saranno effetti concreti per i trenta cittadini palestinesi che aspettano l’accoglienza. Tuttavia, siamo stati tirati in ballo in modo non corretto. Mi sembra che chi ci critica non abbia ascoltato bene i nostri interventi; sembra che ci sia la necessità di fomentare lo scontro solo perché la polemica fa notizia. Le critiche sollevate da Domani Motus Liberi, e non solo da noi, riguardano la gestione della tematica. Il Segretario ha presentato un decreto che nemmeno la sua intera maggioranza ha sostenuto pienamente, visto che sono stati presentati emendamenti all’articolo uno che inserivano paletti molto precisi. Inizialmente si parlava addirittura di escludere chi scappava direttamente dai territori del conflitto per riservare l’accoglienza a chi era già presso enti o situazioni protette. Noi diciamo semplicemente che non deve essere un’operazione di puro marketing o una “moda”, termini brutti ma che servono a spiegare che non si fanno decreti solo per dire quanto siamo bravi, ma bisogna pensare agli effetti concreti e alla sostenibilità delle azioni. Non accettiamo attacchi verso chi pone domande legittime; la questione andava gestita in modo più condiviso e approfondito, evitando tifoserie ideologiche che non dovrebbero orientare i lavori di quest’aula. Se non ci fosse stata la radio e i microfoni fossero stati spenti, forse avremmo discusso diversamente, ma la nostra critica rimane ferma sulla gestione politica che non riteniamo ottimale. Se oggi Libera dice che avrebbe votato il decreto così come era nato, allora non si spiegano gli emendamenti presentati successivamente. È evidente che c’è stata una necessità di mediazione interna alla maggioranza dovuta a una nascita del provvedimento non perfetta. Vogliamo che l’accoglienza avvenga bene, con regole che funzionino e che non siano solo facciata. La nostra posizione non è contro l’aiuto ai palestinesi, ma a favore di una politica seria, trasparente e capace di gestire ogni aspetto della permanenza di queste persone sul nostro territorio, garantendo sicurezza per tutti e una reale integrazione per chi arriva.
Luca Boschi (Libera): Permettetemi di rivolgermi ai colleghi per nome perché siamo amici, ma le dichiarazioni udite dai consiglieri Righi e Dolcini, per quanto legittime, sono per noi talmente becere e imbarazzanti che sento il dovere di prendere nettamente le distanze. Mi dispiace, ma su certi temi non si possono cercare vie di mezzo. Sono molto amareggiato per il clima con cui arriviamo alla ratifica di questo decreto, che io leggo in tre chiavi. La prima è quella storica: sono orgoglioso di far parte di un Parlamento che in un anno ha riconosciuto lo Stato di Palestina e ha avviato l’accoglienza per trenta profughi. È un atto di cui vado fiero come politico e come cittadino. La seconda chiave è quella mediatica, di cui onestamente non mi importa nulla; chi scrive commenti xenofobi sui social o parla in quel modo nei bar non è il punto di riferimento di Libera né dovrebbe esserlo per nessuno in quest’aula. La terza questione riguarda l’approccio delle opposizioni che cercano legittimamente il massimo risultato politico. Come Libera, avremmo votato volentieri la prima stesura del decreto senza modifiche, ma abbiamo fatto uno sforzo di condivisione per approvare emendamenti che riteniamo comunque accettabili pur di portare a casa il risultato. L’operazione complessiva rimane molto positiva e storica. Mi rammarica vedere come si sia cercato di sminuire un gesto di tale portata umana e politica per rincorrere paure infondate o per fare polemica interna. Il nostro obiettivo deve restare quello di dare una risposta concreta a chi vive in condizioni disumane. Non dobbiamo lasciarci condizionare da chi urla più forte fuori da qui, ma dobbiamo restare fedeli ai valori che San Marino rappresenta nel mondo. Questo provvedimento è un atto di civiltà e di pace che qualifica la nostra Repubblica e spero che, al di là delle asprezze del dibattito, l’aula sappia ritrovarsi unita nel momento del voto finale. È una questione di coerenza con la nostra storia e con gli impegni internazionali presi.
Luca Beccari Segretario di Stato: Vorrei provare a spiegare la situazione in un altro modo, perché se ora il problema sembra essere diventato il metodo, allora dobbiamo fare chiarezza. Forse non tutti sanno che il governo dispone già oggi degli strumenti per attuare un piano di accoglienza attraverso il permesso umanitario previsto dalla legge, senza necessità di passare dall’aula. Avremmo potuto agire in via ordinaria, ma ho scelto deliberatamente la strada del decreto perché volevo stabilire un set di regole precise e portarle in aula per un confronto pubblico. Sapevo perfettamente che questo avrebbe aperto una discussione complessa e ho voluto dare la possibilità di apportare modifiche, invece di rendere il decreto immediatamente efficace. Il mio non è stato un metodo anti-confronto, anzi, ho riposto fiducia nella capacità del Consiglio di trovare una sintesi su un tema così sensibile, pur sapendo che esistevano punti di vista diversi. Non vedo partiti di maggioranza contrari, ma solo la ricerca della sintesi migliore. Gli emendamenti non sono nati solo da riflessioni politiche, ma anche dal Dipartimento che ha riragionato su questioni tecniche in un ambito che non è ordinario per noi. Più parliamo di questa vicenda, più mi convinco che siamo sulla strada giusta. Quando ho annunciato la volontà di fare questo decreto in Commissione Esteri, sapevo che ci sarebbe stata della salita da fare, ma non immaginavo tali dinamiche mediatiche nel Paese. Eppure, restiamo fedeli al nostro DNA: non è una moda, non è uno slogan e non dobbiamo fare contenti nessuno per fini elettorali. È un atto di solidarietà e vicinanza verso persone che ora possiamo chiamare cittadini palestinesi proprio perché le abbiamo riconosciute poco tempo fa. Non è un’azione contro qualcuno, tanto meno contro Israele. Sono convinto che anche i cittadini che oggi reagiscono in modo scomposto avranno modo di ricredersi quando vedranno che, come per gli altri programmi di accoglienza, nulla cambierà negativamente per noi, ma tutto cambierà in meglio per le persone che ospiteremo. Mi rimetto ora alla discussione dei singoli emendamenti, con la speranza di concludere positivamente questo percorso.
Votazione dell’articolato
Art. 1 – (Finalità)
Luca Beccari Segretario di Stato: All’articolo abbiamo una versione modificata. Abbiamo lavorato su una riformulazione che ha suscitato diverse discussioni e dubbi, motivo per cui abbiamo predisposto un ulteriore testo che non è stato depositato nei termini previsti e che, per essere preso in considerazione, necessita delle firme necessarie o del consenso dell’aula. Il senso profondo di questa riscrittura è duplice: da un lato non vogliamo spezzare i nuclei familiari e dall’altro vogliamo chiarire che il criterio di priorità non è esclusivo. Nello specifico, il nuovo testo prevede che i permessi vengano rilasciati in via prioritaria ai minori accompagnati con necessità di assistenza sanitaria e ai nuclei familiari, proprio per preservarne l’unità, oltre a coloro che sono già presi in carico presso strutture di accoglienza estere riconosciute dalla nostra Repubblica. Ci tengo a precisare che la dicitura “in via prioritaria” significa che, a parità di domande e qualora superassimo il numero di posti previsti, si applicherà questo criterio di selezione, ma se le domande fossero inferiori ai posti disponibili, potremmo accogliere anche chi non rientra strettamente in queste categorie ma sta comunque lasciando i territori del conflitto. Credo che questa riformulazione sia molto più chiara e risponda alle preoccupazioni espresse dalla maggioranza e dall’opposizione; se c’è la disponibilità a raggiungere i numeri necessari per il deposito formale, siamo pronti a votare questo testo che riteniamo migliore, altrimenti procederemo con quello precedente interpretandolo verbalmente come ho appena spiegato, perché la nostra volontà è quella di essere il più inclusivi e chiari possibile nella gestione di questa emergenza.
Emanuele Santi (Rete): Noi non ci opporremo al deposito di questo emendamento, ma è doveroso da parte mia specificare alcune questioni fondamentali che non possono passare sotto silenzio. Segretario, lei ha fatto circolare questo testo giovedì pomeriggio, ma noi oggi ufficialmente lo abbiamo letto e non lo avevamo ancora avuto in forma definitiva, nonostante siano passati ben quattro giorni; vi ricordo che per apportare un emendamento in questa sede servono 39 firme, ovvero i due terzi dell’aula come previsto dall’articolo 95 comma 6 del regolamento. Voi oggi in aula siete una trentina, quindi non avete i numeri sufficienti e siamo noi dell’opposizione, noi di Rete, a dovervi dare la possibilità di sottoscriverlo fornendovi le firme necessarie, un atto che dimostra come in quattro giorni non abbiate fatto nulla e non abbiate nemmeno raccolto le firme di chi partiva per le missioni interparlamentari. Questa situazione dimostra che non conoscete neanche il regolamento, ed è paradossale che dobbiamo essere noi a darvi l’autorizzazione per depositare un emendamento che, seppur migliorativo, rimane per noi un palliativo perché le incongruenze di fondo rimangono intatte. È vero che viene specificato che non si possono separare le famiglie, e questo è un aspetto cruciale, ma il fatto che servano le nostre firme per procedere è emblematico della vostra gestione; noi ve le daremo perché il testo migliora la situazione, ma resta il fatto che politicamente è inaccettabile che un parlamento e una maggioranza non siano in grado di raccogliere le firme necessarie dopo quattro giorni di tempo. Noi vi concediamo questa possibilità, ma dovete prendere atto che senza il nostro intervento voi oggi non avreste i numeri per presentare questa modifica che voi stessi ritenete necessaria. Questo emendamento serve a correggere il tiro, ma non si può venire qui in aula sempre con questa faciloneria sperando che poi sia l’opposizione a togliervi le castagne dal fuoco perché non siete stati capaci di raccogliere le 39 firme necessarie per la presentazione; questo modo di fare è inaccettabile e se gestite il paese con questa approssimazione sono seriamente preoccupato per come gestirete tutte le altre questioni. Noi permettiamo la discussione perché il fine è nobile, ma il metodo politico è disastroso e denota una superficialità che questo Consiglio non dovrebbe vedere.
Filippo Tamagnini (Pdcs): Intervengo molto brevemente solo per fare una specificazione tecnica necessaria rispetto all’intervento appena fatto dal consigliere Santi, poiché credo ci sia stata una confusione sulle procedure regolamentari. La modalità appena descritta dal collega Santi, quella che richiede determinate firme e procedure, si riferisce propriamente ai progetti di legge usciti dalla Commissione che offrono una possibilità ulteriore di presentare emendamenti in seconda lettura. Qui però stiamo parlando di un decreto legge, e il decreto ha avuto depositi da parte della maggioranza e del governo entro i termini previsti per gli emendamenti; la prassi prevede che si discutano quelli depositati nei termini, oppure, come ha correttamente spiegato il Segretario, interviene il “nemine contradicente”, ovvero l’aula decide, sulla base della discussione svolta, di migliorare il testo se siamo tutti d’accordo. Quindi le condizioni sono due: o si votano gli emendamenti depositati regolarmente nei termini, oppure si procede con il “nemine contradicente” per accogliere testi modificati, corretti o integrati sulla base del dibattito che si sviluppa in questa sede; questa è la prassi corretta e non c’è stata alcuna violazione delle procedure o mancanza di firme nel senso descritto dal collega, ma una normale dinamica d’aula volta a migliorare il testo condiviso.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Vorrei ricordare al “professore” Santi che per noi, per come era stato illustrato e steso l’emendamento depositato dalla maggioranza e dal governo nei tempi previsti dal regolamento consiliare, il testo era già abbastanza esaustivo e chiaro, contenendo già la specifica rispetto ai nuclei familiari. Tuttavia, se nel corso del dibattito emerge la volontà di migliorare quel testo a fronte di una discussione condivisa, noi siamo assolutamente disponibili a farlo; per noi il concetto era già chiaro in prima lettura, quindi la questione delle 39 firme sollevata non ha ragion d’essere in questo contesto procedurale. Se siamo tutti d’accordo che, partendo dall’emendamento depositato dalla maggioranza, si vuole fare una specifica ulteriore frutto del confronto in aula, noi siamo disponibili ad apportare quelle modifiche; non si tiri fuori però la storia che servono le 39 firme o che il testo non sia stato sottoposto all’attenzione dell’opposizione, perché altrimenti avremmo votato il testo così come era stato depositato nei termini. Noi siamo aperti al confronto e se c’è la disposizione di tutti a modificare il testo in senso migliorativo lo facciamo volentieri, diversamente metteremmo in votazione il testo per come è stato depositato nei termini del regolamento consiliare all’apertura del comma sul decreto.
Antonella Mularoni (Rf): Giovedì avevamo visto circolare un foglio volante con la bozza dell’emendamento e avevamo già espresso la nostra disponibilità a sostenere questo testo, riconoscendo che è comunque migliorativo rispetto alla versione dell’emendamento che era stato presentato inizialmente da governo e maggioranza. Ora che abbiamo il testo definitivo sotto mano, noi ci permettiamo di suggerire una modifica formale, ma si tratta veramente solo di una correzione di italiano per rendere il testo ineccepibile; nel testo c’è scritto “Tali permessi verranno rilasciati in via prioritaria” seguito dai due punti, e noi proponiamo di modificare la punteggiatura e l’accentazione. Nello specifico, la frase dovrebbe essere “verranno rilasciati in via prioritaria ai minori accompagnati con necessità di assistenza sanitaria e ai nuclei familiari al fine di preservarne l’unità”, specificando che sopra la parola “unità” ci vuole l’accento che manca, aggiungere una virgola, e proseguire con “nonché a coloro che sono già presi in carico presso strutture di accoglienza estere riconosciute dalla Repubblica di San Marino”. Con queste precisazioni formali che riteniamo doverose per la correttezza del testo legislativo, noi lo votiamo, lo sosteniamo convintamente e se vi serve lo firmiamo anche per superare qualsiasi ostacolo procedurale.
Fabio Righi (D-ML): Non intendo oppormi alla presentazione dell’emendamento, e ci tengo a dirlo chiaramente perché mi spiace che alcune posizioni siano state male interpretate nel corso del dibattito, anche se forse adesso non è il momento ideale per riaprire certe polemiche. Al netto di quelle che sono state le considerazioni che sono state portate e rappresentate in quest’aula, e che per noi erano meritevoli di quantomeno presentazione e di ascolto da parte dell’aula, ribadisco che non ci opponiamo alla presentazione di questo emendamento. Come ho già avuto modo di dire nel mio intervento precedente e come hanno sottolineato altri colleghi, questo emendamento, unitamente ad altri che sono stati proposti, va a migliorare in qualche modo il testo del decreto, dando delle risposte più puntuali a delle legittime preoccupazioni che sono state più volte riprese e avanzate durante la discussione. Pertanto, il nostro atteggiamento è costruttivo e non ostacoleremo il percorso di approvazione di questa modifica che riteniamo vada nella direzione giusta per chiarire gli aspetti umanitari e gestionali del provvedimento.
Paolo Crescentini (Psd): Ci fa piacere constatare che le forze di opposizione non si oppongono a questo emendamento, dimostrando un senso di responsabilità, però ci terrei anche a sottolineare una questione di veridicità storica rispetto a quanto affermato poco fa. Ho sentito ripetere che l’emendamento è arrivato soltanto in questo istante nelle mani delle forze di opposizione, ma io personalmente posso testimoniare che questo emendamento l’ho consegnato venerdì mattina nelle mani dei consiglieri di Repubblica Futura, nelle mani dei consiglieri di Domani Motus Liberi e nelle mani dei consiglieri di Rete. Forse non tutti i consiglieri erano presenti in aula in quel momento tra i gruppi che ho citato, ma resta il fatto incontrovertibile che io personalmente ho consegnato il foglio con gli emendamenti che il Segretario Beccari ha letto; non sto qui a fare l’elenco dei nominativi delle persone fisiche a cui l’ho dato, ma mi sembra doveroso precisare che le forze di opposizione erano a conoscenza degli emendamenti già dalla mattinata di venerdì. Pertanto, non si venga a dire in quest’aula che soltanto ora l’emendamento è arrivato sui banchi dei consiglieri di opposizione perché così non è; prendiamo comunque atto favorevolmente che l’emendamento verrà sostenuto e questo è ciò che conta per il risultato finale.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Volevo anch’io esprimere ovviamente il senso e la posizione del gruppo di Libera in relazione a questo emendamento che riteniamo chiarificatore e quindi positivo. Ovviamente, quando ci si trova a scrivere delle leggi, è sempre bene farlo con la massima puntualità possibile, e anche se il provvedimento originale mi pareva prevedesse già in maniera ovvia questa opportunità e certamente non andasse a definire delle rotture all’interno dei nuclei familiari, una specifica ulteriore è benvenuta. Mi sembrava più che naturale che l’intento fosse quello di preservare le famiglie, però questa specifica che viene introdotta ora è assolutamente importante per evitare qualsiasi dubbio interpretativo futuro. Mi auguro veramente, dato che ci sarà un “nemine contradicente” rispetto al deposito e all’approvazione di questo emendamento, che questo Consiglio non esprima nemmeno una posizione contraria al momento del voto, perché se così fosse sarebbe veramente molto grave dal punto di vista politico e umanitario. Noi sosterremo con forza e determinazione anche questo passaggio perché crediamo che la chiarezza normativa sia fondamentale quando si tratta di diritti umani e di accoglienza, e speriamo che l’aula sia unita in questo intento.
Gian Matteo Zeppa (Rete): Come ricordava il collega Santi, sono passati quattro giorni da quando è circolato il testo, e sappiamo bene che le dinamiche politiche su certi argomenti possono cambiare da un’ora all’altra, quindi il testo che ci era stato consegnato poteva essere modificato a seconda degli umori del fine settimana o dei comunicati stampa. Io però domando una cosa specifica, visto che ci sono consiglieri che si atteggiano a professori: chiedo al “professore” Ugolini quale sia la ratio politica e giuridica del vostro operato. Voi, governo e maggioranza, nell’emendamento che avete presentato inizialmente siete andati a togliere la frase “a coloro che stanno lasciando i territori coinvolti dal conflitto favorendo nell’ingresso la permanenza in Repubblica”, per poi ripristinarla adesso con l’emendamento che il Segretario ha letto. Mi spiega gentilmente, visto che io ho fatto l’ITIS e non grandi cose, la logica di questo “togli e metti”? Perché io non riesco a capire il retropensiero che potete aver avuto nel togliere quella parte per poi rimetterla su sollecitazione dell’aula; l’interpretazione che ho dato io è che fosse un tentativo di “lavarsene le mani”, un modo per dire “vediamo come va” e scaricare il problema. Vorrei sapere perché avevate tolto quella dicitura fondamentale nell’emendamento principale, perché mi sembra il minimo sindacale di logica politica spiegarlo prima di votare.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Semplicemente per noi quel concetto era già implicito anche negli emendamenti precedenti e nei commi successivi, ma abbiamo deciso di rimetterlo come rafforzativo per evitare ogni dubbio; era già così nella sostanza e siccome il suo collega Santi continua a dare lezioni a questa maggioranza sulla questione dei 39 voti, ribadisco che noi siamo molto attenti all’ascolto e al dibattito. Se ci sono delle esigenze su degli articoli che sono stati depositati come emendamenti e queste esigenze emergono a fronte di quello che viene fuori nell’aula consiliare, noi siamo a disposizione e disponibili a rimettere in discussione e modificare il testo in maniera migliorativa senza arroccamenti. Però, siccome qualcuno viene qui sempre con intenti polemici come se non si fosse fatto nulla, voglio ribadire, come ha detto molto bene il collega Crescentini, che quegli emendamenti sono stati consegnati nelle mani dell’opposizione già venerdì mattina ed eravamo disponibili anche giovedì sera a chiudere il comma con questi miglioramenti. Quindi, se permettete, smettetela di vedere sempre del losco o qualcosa che non va in situazioni che sono invece molto normali dinamiche di miglioramento di un testo legislativo rispetto a come era stato depositato inizialmente.
Enrico Carattoni (Rf): Al netto del contenuto del provvedimento e dell’emendamento, quello che appare chiaro è che evidentemente deve essere usata una procedura non prevista dal regolamento o comunque forzata, che sarà stata utilizzata altre volte ma che risulta una forzatura. Io voglio sperare che questo emendamento sia il frutto veramente del dibattito che c’è stato nella serata di giovedì e in parte anche del confronto interno alle singole forze di maggioranza. Quello che è chiaro è che noi non ci opponiamo e, se necessario, firmeremo anche l’emendamento dopo i consulti con gli organismi tecnici; tuttavia, il dato politico è che la versione che ci troveremo a votare e che verrà presumibilmente approvata è una versione che certamente è migliorativa rispetto all’emendamento precedente che avete presentato, ma rimane peggiorativa rispetto al decreto che era stato portato in prima lettura. Spero veramente, Segretario, che l’amministrazione possa usufruire anche dei chiarimenti che lei ha fornito e che io non reputo pleonastici, perché viviamo in un paese nel quale se non c’è scritto tutto nero su bianco qualche ufficio non si prende la responsabilità neanche di fare un minimo slancio interpretativo. Noi avremmo votato il decreto così come era stato proposto dal governo originariamente, ma se questo non era possibile, accogliamo questo minimo miglioramento affinché il provvedimento sia efficace per le persone che aspettano assistenza umanitaria.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Intervengo molto brevemente, non tanto nel merito del provvedimento quanto rispetto agli interventi che continuano ad arrivare e che parlano di forzature o di distorsioni del regolamento consiliare. Non c’è nessuna forzatura nell’avere concordato un emendamento che viene posto in votazione con la formula del “nemine contradicente”, al pari di quello che succede ogni volta in quest’aula, come ad esempio è accaduto nell’ultima finanziaria, quando maggioranza e opposizione si mettono d’accordo ad articolato già aperto. L’emendamento durante la discussione può essere proposto solo se non vi è sostanzialmente alcun consigliere che si oppone a quello che sarebbe un deposito in ritardo rispetto a quanto previsto dal regolamento; quindi gli emendamenti si depositano prima dell’apertura della discussione a meno che non ci sia, come è avvenuto decine di volte non solo nell’ultimo anno ma anche negli ultimi 60 giorni, un accordo dell’aula. Ci tengo a precisare questo perché chi parla di forzature, o chi dice che la maggioranza o il governo non hanno fatto niente negli ultimi quattro giorni, descrive una realtà distorta; quello che si sta svolgendo è un normalissimo contraddittorio parlamentare, una normalissima discussione dove si chiude un accordo senza alcuna forzatura procedurale e nel pieno rispetto delle prassi.
Luca Beccari Segretario di Stato: Ringrazio i partiti di opposizione che hanno espresso la loro volontà di accogliere l’emendamento ulteriore, e confermo che le modifiche formali proposte dal consigliere Mularoni per noi vanno bene, quindi abbiamo ridepositato il testo comprensivo di quelle correzioni grammaticali. C’è necessità che io lo rilegga per l’aula affinché sia chiaro cosa andiamo a votare: “Il presente decreto legge introduce un permesso di soggiorno provvisorio per garantire accoglienza, tutela, accesso ai servizi essenziali cittadini palestinesi che stanno lasciando i territori coinvolti dal conflitto favorendo l’ingresso e la permanenza in Repubblica. Tali permessi vanno rilasciati in via prioritaria ai minori accompagnati con necessità di assistenza sanitaria e nuclei familiari al fine di preservare le unità nonché a coloro che sono già presi in carico presso strutture di accoglienza estere riconosciute dalla Repubblica di San Marino”.
L’articolo 1, come emendato, è approvato con 43 voti favorevoli
Art. 2 (Permesso di soggiorno provvisorio)
Luca Beccari Segretario di Stato: Nella formulazione che abbiamo appena votato abbiamo inserito una data fissa invece della durata di un anno con rinnovo annuale. A differenza di situazioni precedenti, come quella degli ucraini dove i permessi valevano inizialmente solo pochi mesi, qui abbiamo previsto un anno e mezzo a partire da oggi. Alla scadenza del decreto si valuterà una riemissione con estensione per chi ne farà richiesta. Riguardo agli alloggi, abbiamo rimosso il riferimento al privato inserendo il comma 5 per gestire la disponibilità generale delle strutture sul territorio. Gli alloggi pubblici sono infatti pochi, non sempre adatti e dobbiamo contemplare correttamente anche altre esigenze interne dello Stato. Rimandiamo pertanto a un regolamento del Congresso di Stato che stabilirà le possibilità di utilizzo dopo le opportune verifiche con gli uffici competenti. Mi prendo l’impegno personale di confrontare questo regolamento con i partiti di opposizione, magari in Commissione Estere, prima di procedere alla sua emissione definitiva. Infine, specifichiamo che il permesso straordinario non può diventare il viatico per l’ottenimento di altri titoli di soggiorno, altrimenti non avrebbe senso l’intero impianto normativo. Finché perdura questo contenitore, si utilizzerà correttamente questa modalità specifica per gestire adeguatamente l’emergenza in corso.
Giovanni Zonzini (Rete): Accogliamo con favore l’impegno preso dal Segretario Beccari riguardo al confronto con le opposizioni sul regolamento per l’assegnazione degli immobili pubblici e chiedo formalmente che tale promessa sia messa a verbale affinché rimanga memoria di questo atto di disponibilità. Tuttavia, è fondamentale che il Governo si impegni su tempistiche certe e accelerate per l’emanazione di questo regolamento, poiché l’operatività stessa dell’accoglienza è subordinata a questo passaggio normativo. Non vorremmo che passassero mesi prima che il decreto diventi effettivamente funzionale. La mia forza politica è pronta a collaborare in tempi rapidissimi, auspicando che il testo sia pronto entro un mese. Siamo a conoscenza del fatto che all’interno della maggioranza vi sono state componenti che hanno tentato di sabotare il progetto ponendo divieti; temiamo dunque che il regolamento possa diventare uno strumento per far rientrare dalla finestra quegli ostacoli che sono stati respinti alla porta principale. Vigilieremo con estrema attenzione affinché non vengano creati impedimenti pretestuosi all’utilizzo di immobili pubblici che sono già stati impiegati per i profughi ucraini. Anche se alcuni di questi appartamenti non sono in condizioni perfette, rappresentano comunque una soluzione dignitosa e preferibile rispetto alla tragica realtà delle tendopoli di Gaza. San Marino non deve creare barriere burocratiche superflue che finirebbero per svuotare di significato un gesto di solidarietà così importante per il nostro Paese verso poche famiglie palestinesi in difficoltà.
Gaetano Troina (D-ML): Desidero offrire tre considerazioni tecniche su questo articolo per contribuire al miglioramento del testo. In primo luogo, suggerisco di evitare per il futuro una produzione eccessiva di decreti legge ripetitivi, come accaduto per l’emergenza ucraina; sarebbe più opportuno ricorrere a un decreto delegato per gestire eventuali proroghe dei termini, garantendo maggiore ordine normativo. In secondo luogo, non condivido l’impostazione del comma 5 riguardo al regolamento del Congresso di Stato. Poiché è verosimile che i nuclei familiari numerosi avranno bisogno di strutture pubbliche, demandare l’operatività a un regolamento futuro rischia di vanificare l’urgenza della ratifica di questo decreto. Propongo di distinguere chiaramente gli immobili: subordinare al regolamento solo quelli che potrebbero essere destinati all’edilizia sociale per non danneggiare i cittadini sammarinesi, ma rendere immediatamente disponibili tutti gli altri alloggi pubblici che non possiedono tali requisiti di idoneità sociale. In questo modo potremmo procedere subito all’accoglienza senza attendere tempi burocratici che appaiono ingiustificati laddove non vi sia conflitto con gli interessi dei residenti. Infine, segnalo che il testo presenta un evidente errore formale di numerazione, poiché compaiono due diversi commi identificati con il numero cinque, una svista che va corretta per garantire la necessaria pulizia e coerenza del provvedimento legislativo che ci apprestiamo a votare in quest’aula consiliare.
Antonella Mularoni (Rf): Prendo atto della rassicurazione fornita dal Segretario Beccari in merito alla durata dei permessi, ma chiedo una specifica attenzione per i casi dei minori che potrebbero necessitare di cure mediche prolungate oltre la data del giugno 2027. Sarebbe un atto disumano interrompere percorsi sanitari essenziali solo per una scadenza burocratica. Anche se avrei preferito la formulazione originale del decreto, accetto il cambiamento purché la sostanza dell’impegno umanitario rimanga intatta. La situazione a Gaza è disperata, tra macerie e tendopoli, e non credo sarà facile avere un quadro definito per questi profughi in tempi brevi. Riguardo agli alloggi pubblici, sollecito il Governo a non precluderne l’uso e a valorizzare il lavoro già svolto sul territorio. Mi risulta che siano stati individuati due appartamenti a Montegiardino che, pur richiedendo piccoli interventi, potrebbero essere sistemati dai volontari per l’accoglienza, esattamente come avvenuto per i profughi ucraini. È fondamentale non disperdere l’impegno profuso in questi mesi dagli uffici, dalla Giunta di Castello e dalla Caritas, che si è detta pronta a ospitare studenti universitari. Chiediamo che il regolamento sia predisposto con estrema celerità e che non contenga clausole restrittive che sembrano voler complicare l’accoglienza anziché favorirla. Dobbiamo coordinare le risorse disponibili e la generosità della società civile per offrire una risposta concreta e dignitosa a persone che vivono in condizioni climatiche e igieniche terribili, onorando la nostra tradizione di ospitalità.
Luca Beccari Segretario di Stato: Confermo che sistemeremo i refusi nella numerazione dei commi e ribadisco che il regolamento sarà predisposto nel più breve tempo possibile, poiché non abbiamo interesse a perdere tempo prezioso. La gestione degli alloggi pubblici non è un problema di volontà politica, ma di oggettiva disponibilità. Lo Stato possiede pochissime strutture al di fuori dell’edilizia sociale e non intendiamo togliere risorse alle famiglie sammarinesi che sono già inserite in programmi di assistenza. Molti degli immobili disponibili presentano carenze strutturali che non possono essere risolte con semplici lavori in economia; abbiamo il dovere di garantire standard di abitabilità e agibilità uguali per tutti per evitare rischi per la salute o incidenti legati agli impianti. Passando all’articolo 3, l’emendamento introdotto specifica che i richiedenti devono presentare un visto Schengen in corso di validità. Questa precisazione è diventata necessaria per mettere a tacere le polemiche infondate di chi temeva che San Marino potesse diventare un rifugio per clandestini o persone irregolari provenienti da altri Stati europei. Vogliamo evitare di regolarizzare dinamiche di illegalità o tratte di esseri umani che non appartengono alla nostra cultura. Anche se per noi era implicito che chi entra nel nostro territorio debba essere in regola con i documenti di espatrio e transito, abbiamo preferito metterlo nero su bianco per garantire la massima sicurezza e trasparenza verso i cittadini e i partner internazionali, senza per questo snaturare la finalità umanitaria del progetto di accoglienza che rimane il cuore del decreto.
L’articolo è approvato con 32 voti favorevoli e 7 contrari
Art. 3 (Requisiti e modalità di richiesta del permesso di soggiorno provvisorio)
Luca Beccari Segretario di Stato: Talvolta sembra necessario dover scrivere l’ovvio, come dire che il sole è giallo. È evidente che per qualunque ingresso autorizzato a San Marino, per esigenze umanitarie o motivi turistici, è necessario aver già ottenuto un visto Schengen. L’unica alternativa sarebbe atterrare a Torraccia o paracadutarsi sul territorio, ma sono ipotesi fuori dalla realtà. È implicito che chi arriva debba avere il visto e la documentazione per uscire dai territori palestinesi, ma abbiamo voluto specificarlo per mettere a tacere le polemiche di chi pensava fossimo disposti ad accogliere clandestini o persone irregolari in altri Stati dell’Unione. Non vogliamo fare a San Marino ciò che gli altri stati non permettono, essendo parte dello stesso territorio. Senza questo articolo, un cittadino entrato clandestinamente nell’Unione potrebbe teoricamente essere regolarizzato qui. Con questo comma evitiamo di infilarci nel mondo dei clandestini e della tratta di esseri umani, rifiutando di regolarizzare dinamiche illegali nate in altri paesi. Anche se è un caso limite, questa specifica mette in chiaro la realtà dei fatti senza togliere nulla alla sostanza giuridica.
Antonella Mularoni (Rf): Segretario, mi permetta di essere precisa perché in questo caso avete proprio cambiato idea rispetto alla vostra impostazione iniziale. Nella stesura precedente avevate scritto che i richiedenti il permesso di soggiorno provvisorio sarebbero stati esentati dal possesso di un visto in corso di validità, mentre ora avete modificato il testo eliminando tale previsione. Personalmente non ho una preclusione verso queste nuove disposizioni, anche perché se i numeri dei richiedenti sono piccoli e prevediamo che vengano preferibilmente dalla Palestina, è del tutto logico che debbano essere muniti di visti. Non ho dubbi sul fatto che riceveranno l’autorizzazione all’uscita, poiché deve essere Israele a concederla e possiamo stare pur sicuri che ai terroristi di Hamas non sarà permesso uscire, dato che per loro è riservato un trattamento ben diverso. Accettiamo quindi la modifica, ma vi chiedo di non presentarla come una semplice specifica di quanto già previsto, poiché si tratta esattamente del contrario di ciò che avevate inizialmente stabilito.
Luca Beccari Segretario di Stato: Abbiamo scelto di formulare la norma in questi termini perché l’altra chiave di lettura possibile era legata al fatto che queste persone, una volta arrivate, dovessero necessariamente essere già in possesso di un visto Schengen. Abbiamo però dovuto valutare anche l’eventualità in cui il visto fosse stato originariamente ottenuto ma risultasse poi scaduto al momento della necessità. Per questa ragione abbiamo infine previsto questa specifica formulazione nel testo, ma resto convinto che, nonostante il cambiamento formale rispetto alla bozza iniziale, nella sostanza pratica del provvedimento cambi molto poco ai fini della sua applicazione.
L’articolo 3 è approvato con 34 voti favorevoli e 6 non votanti
Art. 4 (Disposizioni straordinarie sul permesso di soggiorno provvisorio per cittadini palestinesi)
Luca Beccari Segretario di Stato: Qui sono stati cambiati i riferimenti normativi perché sono decreti che poi avevano cambiato la numerazione con la ratifica. Comunque sono le disposizioni che avevamo introdotto per rendere possibile il lavoro anche per i cittadini ucraini che hanno il permesso legato all’emergenza.
L’articolo 4 è approvato con 31 voti favorevoli e 6 non votanti
Art. 5 (Smac Card)
Luca Beccari Segretario di Stato: Qua abbiamo voluto aggiungere questa precisazione. Ovviamente non è detto che sia l’esatto ammontare identico stanziato per gli ucraini, però il senso è che si cerca di tenere una linea di coerenza nelle modalità e negli importi.
L’articolo 5, come emendato, è approvato con 33 voti favorevoli e 7 non votanti
Art. 6 (Efficacia)
Luca Beccari Segretario di Stato: Questo emendamento per ragioni di coerenza sostanzialmente rafforza il tema della scadenza del permesso di soggiorno fino al 30 giugno 2027.
Antonella Mularoni (Rf): Una battuta. Serviva proprio? Probabilmente proprio per essere sicuri che dopo il 30 giugno 2027 non sia più in vigore. Non bastava scriverlo all’inizio, bisognava metterlo anche alla fine. L’avete mai visto in altri decreti? No.
Giovanni Maria Zonzini (Rete): Non aggiungo molto rispetto a quanto già espresso dalla mia collega, ma desidero sottolineare come alcuni componenti della maggioranza si stiano impegnando a rassicurare, in modo quasi servile, determinate fasce o gruppi di opinione che, secondo il nostro punto di vista, non meriterebbero alcuna considerazione positiva. Registro una vera e propria ossessione nello specificare costantemente la data di termine, ripetendo ossessivamente le parole non un giorno di più, non un giorno di più. Mi sembra che questa sia una precisa volontà comunicativa finalizzata a rassicurare persone con scarse capacità di analisi del testo. Trovo che questo atteggiamento sia molto indicativo e ci dica molto su chi stiamo effettivamente cercando di tranquillizzare con simili puntualizzazioni. Come suggerito provocatoriamente, avreste potuto inserire il limite del 30 giugno 2027 in ogni singolo comma. Si tratta di una considerazione di stampo puramente politico su questa smania di rassicurazione che sembra guidare l’azione della maggioranza, una scelta comunicativa che ritengo superflua e piuttosto rivelatrice delle vostre reali e attuali preoccupazioni.
Gian Nicola Berti (Ar): Questo decreto legge parte da un concetto di urgenza e ha dunque una decorrenza temporale che potrà essere rinnovata se la necessità dovesse persistere. Tuttavia, sento il dovere di fare una riflessione della quale mi vergogno profondamente. Mi vergogno perché ho assistito a toni e metodi gravi: la speculazione politica su atti di solidarietà, finalizzata a ottenere vantaggi o ad additare qualcuno con lo stigma, è veramente vergognosa. Non credo che certe persone avessero davvero a cuore i palestinesi che accoglieremo. Hanno usato il decreto in modo indegno per fini esecrabili e censurabili, dai quali io e il mio gruppo prendiamo assolutamente le distanze. Noi consideriamo questo intervento positivo e abbiamo contribuito a migliorarlo. Accettiamo le opinioni contrarie, ma certi toni sono indegni di un’aula consiliare e della storia di solidarietà della Repubblica di San Marino. Credo serva un lavoro profondo di educazione alla democrazia partendo proprio da quest’aula, poiché troppi sono stati stigmatizzati fuori e dentro per aver espresso le proprie idee.
Emanuele Santi (Rete): Vorrei replicare al collega Berti ricordando che il dibattito di questi giorni lo avete voluto voi della maggioranza, facendo tutto da soli. Il Segretario Beccari aveva emesso un decreto che noi consideravamo perfetto e che eravamo pronti a votare così com’era. Invece, spinti dalle pressioni esterne di alcune minoranze, avete introdotto emendamenti che contraddicono la linea del Segretario, arrivando quasi a tagliargli la faccia palesemente. Accettiamo questo testo seppur migliorativo, ma devo denunciare che è seriamente discriminante rispetto a quanto fatto per gli ucraini: sembra che si stia facendo una distinzione di razza e religione tra cristiani e musulmani. Avete creato un percorso ad ostacoli pieno di mille vincoli e paletti regolamentari che renderanno difficile dare attuazione all’accoglienza. Sottolineate ossessivamente la scadenza del 30 giugno 2027, ripetendo non un giorno di più, come se qualcuno in quest’aula avesse mal digerito il provvedimento e cercasse di disinnescarlo. Mi auguro che il Segretario porti avanti il regolamento promesso per dare una speranza a queste trenta persone che scappano da una vera mattanza, superando i boicottaggi di chi non voleva questo intervento.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Mi congratulo sinceramente con l’aula per il fatto che questo provvedimento stia finalmente giungendo al termine e possa diventare operativo, rappresentando una risposta di solidarietà e accoglienza perfettamente in linea con le tradizioni del nostro paese. Provo un grandissimo piacere nel constatare questa continuità storica, ma allo stesso tempo mi rifaccio alle parole del consigliere Berti per esprimere il mio dispiacere riguardo alla divisione dell’aula su una materia che dovrebbe essere unificante e vedere l’intera Repubblica unita, così come è sempre stato nella nostra storia. Mi rammarico enormemente che si siano manifestate differenziazioni nel mondo della politica su tali temi, il che suggerisce che le riflessioni e i ragionamenti fatti siano stati poco approfonditi o puramente strumentali. Nonostante queste spiacevoli divergenze, provo una grandissima soddisfazione per il fatto che siamo arrivati in fondo al percorso e che i voti per approvare questo provvedimento siano numerosi, rappresentando un traguardo positivo per noi e per l’intero paese.
Luca Beccari Segretario di Stato: A conclusione di questo lungo dibattito, vorrei precisare che se il decreto stabilisce un permesso di soggiorno limitato nel tempo, è logico e tecnicamente corretto che anche l’efficacia delle norme speciali ad esso legate abbia una scadenza coordinata. Non abbiamo inserito questa modifica per rassicurare nessuno, ma per garantire coerenza normativa. Credo che in questi giorni sia stato fatto del terrorismo psicologico alimentato dalla paura del diverso, dimostrando come certi sentimenti negativi possano autoalimentarsi se non gestiti con razionalità. Fortunatamente, l’aula ha saputo trovare una sintesi sul testo, anche se probabilmente non troveremo un accordo sulla lettura politica delle dinamiche che hanno accompagnato questo decreto. Non considero gli emendamenti come un segno di disallineamento della maggioranza; sapevo che ci sarebbe stato un confronto e la disponibilità a trovare una mediazione è un segno di forza, non di debolezza. Se l’opposizione ci legge della malizia, lasciatemi dire che fa parte del gioco politico, ma la sostanza è che il provvedimento viene ratificato con un sostegno solido. Oggi abbiamo compiuto un’azione positiva che qualifica San Marino come Paese civile e solidale. Abbiamo mandato un messaggio chiaro a chi ha voglia di capire le nostre ragioni, mentre chi vuole solo alimentare il dissenso continuerà a farlo indipendentemente da ciò che scriviamo. Ringrazio tutti i consiglieri per la disponibilità a esaminare il provvedimento e gli emendamenti. Questo atto non è contro nessuno, ma rappresenta un impegno concreto verso la pace e i diritti umani, onorando la nostra identità di popolo che non volge mai le spalle a chi grida aiuto nelle situazioni di emergenza.
L’articolo 6 come emendato è approvato con 36 voti favorevoli e 9 contrari
Il Decreto è ratificato con 44 voti favorevoli.
Comma 6: Progetto di legge “Disposizioni in materia di Sandbox Normative” (presentato dalla Segreteria di Stato per l’Industria) (II lettura)
Articolo 5 (Requisiti dei soggetti promotori)
Approvato con 28 voti favorevoli e 4 contrari
Articolo 6 (Requisiti del progetto pilota ad alto contenuto innovativo tecnologico)
Approvato con 28 voti favorevoli e 5 contrari
Articolo 7 (Istanza)
Approvato con 29 voti favorevoli e 5 contrari
Articolo 8 (Procedure per l’autorizzazione del comitato d’esame)
Approvato con 31 voti favorevoli e 3 contrari
Articolo 9 (Fase di sperimentazione)
Approvato con 30 voti favorevoli e 3 contrari
Articolo 10 (Monitoraggio)
Approvato con 30 voti favorevoli e 5 contrari
Articolo 11 (Termine della presentazione)
Approvato con 27 voti favorevoli e 3 contrari
Articolo 12 (Responsabilità civile)
Approvato con 27 voti favorevoli e 5 contrari
Articolo 13 (Eventi dannosi)
Approvato con 32 voti favorevoli e 6 contrari
Articolo 14 (Sanzioni amministrative pecuniarie)
Approvato con 33 voti favorevoli e 6 contrari
Articolo 15 (Modifica dell’articolo 18 del decreto delegato 13 giugno 2019 numero 101)
Gaetano Troina (D-ML): Sento il bisogno di intervenire su questo articolo perché, come abbiamo già sottolineato in commissione e nel dibattito generale, dal nostro punto di vista questa disposizione con il progetto di legge non c’entra assolutamente nulla. Riteniamo che il suo inserimento durante i lavori della commissione sia stato una forzatura alla quale ci siamo opposti con fermezza, provando un particolare fastidio nel vedere un progetto generato nella scorsa legislatura implementato con qualcosa che non ha nulla a che vedere con esso. Non ne condividiamo l’impostazione e ci turba il fatto che non sia stata fornita alcuna giustificazione operativa, se non quella evidente di voler sistemare questioni dettate da esigenze di natura politica. Ci lascia profondamente perplessi la scelta di concedere autorizzazioni di questo tipo non soltanto a coloro che svolgono certe attività, ma estendendo il beneficio anche ai loro familiari. Esprimeremo quindi un voto contrario per una questione di principio, poiché nonostante si parli da tempo di una necessaria revisione della legge in materia di residenze, non vediamo la volontà politica di procedere in tal senso. Invece di un ragionamento d’insieme, si preferisce continuare con questi interventi spot che vanno a favorire soltanto pochi eletti che ne beneficiano senza alcuna visione organica.
William Casali (Pdcs): Io desidero precisare con forza che le motivazioni per questa modifica all’articolo 15 sono state ampiamente discusse in commissione e mi pare onestamente strano che ancora non vengano comprese, specialmente da chi sostiene di voler favorire lo sviluppo del Paese. Quando presentiamo un progetto di legge come questo, che nasce come uno strumento per velocizzare l’iter normativo e la produzione di norme innovative, non dovremmo affatto sorprenderci nel momento in cui decidiamo di sistemare una discriminazione tecnica che, di fatto, crea un rallentamento burocratico inutile. Vorrei spiegare molto bene questo punto: attualmente a San Marino le startup ad alta tecnologia non possono utilizzare gli strumenti ordinari per la richiesta della residenza come invece fanno tutte le altre società. Se io possiedo una società ordinaria, ho vie d’ufficio e possibilità maggiori rispetto a chi gestisce una startup innovativa; quest’ultima infatti deve passare necessariamente attraverso il filtro della commissione consiliare. Con questo intervento, noi diciamo semplicemente che gli amministratori e i soci delle startup ad alta tecnologia non devono essere discriminati, ma possono richiedere la residenza economica d’ufficio alle stesse condizioni di tutte le altre aziende sammarinesi. Non stiamo chiedendo un trattamento di favore o privilegi speciali, ma vogliamo solo garantire parità di condizioni. È assurdo invitare un investitore straniero a realizzare un progetto innovativo in Repubblica, offrendogli supporto e disponibilità all’evoluzione normativa, per poi bloccarlo sulla residenza nel momento in cui decide di investire seriamente e vivere qui. Questo creerebbe un paradosso e un rallentamento che non ha senso logico. Il nesso con San Marino Innovation è evidente e più volte ribadito: stiamo semplicemente ripristinando una situazione di equità, togliendo una stortura che era stata lasciata nel tempo e che non era mai stata risolta, per favorire chi porta realmente valore aggiunto al nostro tessuto economico.
Emanuele Santi (Rete): Io ritengo che l’intervento del collega Casali non faccia altro che confermare come questo emendamento nasca da un’esigenza puramente politica e sia stato portato all’ultimo minuto per mettere una bandierina. Questa legge sulle residenze esiste dal 2019 e non è mai stata toccata, quindi io non capisco per quale ragione tecnica si debba intervenire proprio ora all’interno di un provvedimento dedicato alle Sandbox tecnologiche. Mi sembra una forzatura evidente, specialmente perché c’è un impegno preciso a rivedere l’intera normativa sulle residenze e sul percorso di San Marino Innovation in sede di Commissione Esteri. Invece di una riforma organica, ci troviamo di fronte a quello che io considero un vero e proprio mercato di scambio politico: un articolino messo lì per far digerire la pillolina a chi magari non era favorevole al progetto principale. Ricordo bene che nella scorsa legislatura il collega Casali nutriva forti dubbi su questo provvedimento, e io mi chiedo apertamente se abbia cambiato opinione proprio perché è stato inserito questo articolo che mette a posto qualche situazione particolare o qualche impresa amica nell’incubatore. Io chiedo al Segretario cosa c’entri la modifica di una norma del 2019 sulla residenza con l’architettura delle Sandbox normative. Si tratta di un tema completamente fuori orizzonte. Se c’era una discriminazione da sanare, perché non è mai stata rilevata nei quattro anni in cui sono stato al governo? Non si poteva agire tramite la legge di bilancio o un altro veicolo legislativo pertinente? Io vedo una fretta sospetta nel voler sistemare subito questa cosa, scavalcando il confronto generale promesso su tutto il sistema dei rilasci delle residenze. Io credo che non si possa spacciare per atto tecnico quello che è chiaramente un intervento di natura politica volto a risolvere ordini interni, ed è per questo che io chiedo trasparenza totale su chi beneficerà realmente di questa modifica inserita proprio ora.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Sebbene l’articolo non sia propriamente centratissimo rispetto al tema specifico delle Sandbox, non può certo definirsi del tutto avulso dal contesto di innovazione che stiamo trattando oggi. Io rilevo con interesse che anche lei Santi ha ammesso candidamente che esisteva una stortura nel nostro ordinamento: non si comprendeva infatti per quale motivo coloro che operano all’interno di San Marino Innovation non potessero accedere alle tipologie di residenza disponibili per altri investitori, come quella relativa all’acquisto di immobili. Io credo che quando si riscontra una disfunzione normativa che penalizza chi ha scelto di investire nel nostro parco tecnologico, sia doveroso intervenire per fare chiarezza, anche se capisco il suo ragionamento sulla collocazione legislativa. Mi lasci però ricordare che la volontà di mettere mano a tutta la normativa sulle residenze è reale e necessaria, ma mi stupisce la sua critica oggi quando solo poche settimane fa, durante la sessione del bilancio, lei e tutta l’opposizione vi siete messi d’accordo con la maggioranza per approvare un emendamento che permette a tutti gli italiani sotto i 40 anni di venire a San Marino senza nemmeno l’obbligo di avere un dipendente. In quell’occasione io avevo espresso parere contrario, ma voi avete comunque cristallizzato quella scelta. Io ritengo che non capiti spesso di dover correggere strutture normative in luoghi non propriamente deputati, ma ringrazio la maggioranza per aver avuto il coraggio di porre mano a questo problema ora, garantendo che le nostre startup non siano più discriminate e possano operare in un quadro di certezze anche per quanto riguarda la permanenza fisica dei loro promotori in Repubblica.
Approvato con 28 voti favorevoli e 11 contrari
Articolo 16 (Disposizioni finali)
Emanuele Santi (Rete): Non siamo voluti intervenire durante l’analisi dell’articolato, ma sento il dovere di dire parole chiare su queste disposizioni finali. Praticamente noi stiamo dando al Congresso di Stato un mandato con una delega aperta per modificare la legge stessa attraverso decreti delegati. Questa è la ciliegina sulla torta di un modo di legiferare che io respingo totalmente. Noi diciamo sempre che il Consiglio deve riappropriarsi del proprio potere di fare le leggi, ma poi con l’ultimo articolo diciamo che se il Congresso vuole cambiare qualcosa, ha già la delega in bianco per farlo senza nemmeno specificare quali settori o quali parti della norma può toccare. Io trovo che questa legge faccia letteralmente pena e questo articolo conclusivo ne è la dimostrazione plastica. Io mi auguro che chiunque andrà al governo in futuro abbia come primo mandato quello di abrogarla totalmente, perché è inaccettabile che una normativa passata con tanta fatica attraverso due letture possa poi essere stravolta con un semplice decreto legge.
Antonella Mularoni (Rf): Anche io intendo stigmatizzare con forza la modalità che questo governo continua a utilizzare, portando progetti di legge che contengono al loro interno la possibilità per l’esecutivo di modificare il testo approvato tramite successivi decreti delegati. Se proprio si ritiene necessario l’uso di decreti delegati per correggere eventuali effetti incoerenti riscontrati durante l’applicazione della legge, io ritengo che si dovrebbero stabilire dei confini molto rigidi, sia in termini di materie trattabili che di limiti temporali, fissando per esempio una scadenza a uno o due anni. Io invito a riflettere seriamente sulla necessità di un riordino del sistema delle fonti, specialmente in vista del recepimento dell’acquis comunitario, perché non è accettabile che una legge ordinaria possa essere modificata da decreti che entrano immediatamente in vigore, spesso prima ancora della ratifica. Abbiamo già visto troppe volte di riemettere decreti non ratificati per mesi, portandoci a discutere testi quasi un anno dopo la loro prima emissione. Io chiedo dunque che su materie così importanti si scelga di legiferare per legge e si cerchi di limitare la decretazione a tempi certi dall’entrata in vigore, confidando in una futura condivisione di nuove modalità per regolamentare diversamente il nostro sistema delle fonti.
Rossano Fabbri Segretario di Stato: Per quanto riguarda il governo, la nostra volontà non è quella di non lasciare un termine certo; l’intento è di avere un limite di dodici mesi dalla prima sperimentazione, dopodiché decadrà il diritto di emettere decreti delegati. Colgo lo spunto del consigliere per valutare se l’articolo abbia bisogno di un aggiustamento, poiché ci eravamo tenuti quello spazio temporale proprio per comprendere se, dopo l’avvio del progetto, fosse necessario intervenire ancora. Oltre alla naturale ratifica consiliare dei decreti, mi assumo l’impegno formale di non adottare modifiche in una materia così particolare senza un previo confronto con l’intera aula consiliare. Sono disponibile a modificare il testo per chiarire bene che la delega deve durare dodici mesi dall’avvio della prima sperimentazione, dato che immagino ci vorrà tempo prima di arrivare alla promozione del primo progetto. Questo periodo ci serve esclusivamente per verificare se la norma generale, una volta misurata con l’entrata in vigore pratica, richieda interventi o aggiustamenti, garantendo così massima disponibilità e un termine ultimo certo all’attività legislativa delegata.
La discussione viene sospesa per la presentazione di un emendamento modificativo concordato con quasi tutte le forze politiche
Emendamento articolo 16: È dato mandato al Congresso di Stato, previo confronto col comitato d’esame ed entro il termine di 12 mesi dall’avvio della prima iscrizione, di adottare decreto delegato al fine di modificare la presente legge.
L’articolo così emendato è approvato con 33 voti favorevoli e 1 contrari
Articolo 17 (Entrata in vigore)
Approvato con 27 voti favorevoli e 9 contrari
Dichiarazioni di voto
Sara Conti (Rf): Come abbiamo già chiarito ampiamente sia durante l’esame in commissione sia nel dibattito generale, noi non siamo contrari allo strumento delle sandbox normative, poiché crediamo possano costituire un volano di innovazione e sviluppo tecnologico, a patto che rispettino tre parametri fondamentali: trasparenza, delineazione chiara e controlli certi. Poiché riteniamo che questi criteri non siano soddisfatti nel testo attuale, voteremo contrariamente. Pur accogliendo con favore il limite temporale di 12 mesi introdotto per l’emissione dei decreti delegati, restiamo critici verso l’eccessiva centralità del Congresso di Stato, che può derogare a numerose leggi senza che i relativi regolamenti passino al vaglio della ratifica consiliare, esautorando di fatto il Consiglio Grande e Generale. Questa abitudine di gestire materie rilevanti tramite regolamento ci sembra stia sfuggendo di mano. Consideriamo inoltre l’inserimento della modifica sulle residenze del tutto avulso dal contenuto del progetto di legge; se è necessario intervenire sulla legge del 2019, lo si deve fare con un provvedimento organico e non usando le sandbox come veicolo improprio per concedere quello che appare come un contentino politico.
Emanuele Santi (Rete): Esprimeremo un voto contrario non verso lo strumento delle sandbox, che ha dimostrato successo in altri paesi, ma verso questa specifica formulazione legislativa che attribuisce uno strapotere al Congresso di Stato. In questo impianto, il governo detiene l’autorizzazione finale, gestisce il monitoraggio e compone il comitato d’esame, agendo senza reali pesi e contrappesi parlamentari. Riteniamo un errore delegare a regolamenti e decreti la possibilità di derogare a leggi fondamentali su lavoro e contributi, finendo per cucire il vestito addosso al singolo imprenditore. Il comitato d’esame risulta congresso-centrico, essendo formato da Segretari di Stato e dirigenti di nomina politica. Rileviamo inoltre che l’articolo quindici sulle residenze non ha alcuna attinenza con il progetto e sembra inserito solo per soddisfare esigenze politiche contingenti, nonostante esistesse un impegno diverso in commissione esteri. Pur con la delega ora limitata nel tempo, consideriamo questo provvedimento un’esautorazione del nostro ruolo e temiamo possa generare distorsioni che monitoreremo con estrema attenzione sul campo.
Gaetano Troina (D-ML): A nome di Domani Motus Liberi esprimo un parere positivo su questo progetto di legge, per il quale abbiamo fornito un contributo rilevante fin dalla sua fase iniziale e ringraziamo il segretario Fabbri per averne colto la bontà. Le criticità sollevate derivano principalmente dal fatto che il nostro ordinamento non possiede ancora una fonte normativa perfetta per cogliere l’essenza delle sandbox; non possiamo pretendere di affrontare sfide tecnologiche ed economiche globali restando ancorati a fonti definite decenni fa. Questa potrebbe essere l’occasione per implementare in futuro strumenti normativi più agili e adatti ai tempi correnti. Riguardo all’articolo quindici, pur non condividendone l’impostazione e ritenendolo non pertinente al contesto, non crediamo che la sua presenza comprometta la validità dell’intero progetto. Rimaniamo ora in attesa di vederne l’applicazione pratica, con la speranza che le modifiche apportate consentano di raggiungere gli obiettivi di crescita e innovazione tecnologica che la Repubblica si è prefissata, portando risultati concreti per il nostro sistema economico.
Gian Nicola Berti (Ar): A nome della maggioranza ringrazio il segretario Fabbri e i membri della Commissione per la collaborazione su questo progetto di legge altamente innovativo che guarda con coraggio al futuro. San Marino, per le sue dimensioni e la particolarità del tessuto economico, rappresenta una realtà ideale per la sperimentazione di prototipi legati al mondo digitale e all’intelligenza artificiale, ambiti che possono garantirci un importante sviluppo industriale e imprenditoriale. Pur avendo scelto di escludere temporaneamente settori sensibili come il fintech e la sanità per prudenza, non chiudiamo la porta a futuri sviluppi sotto il rigoroso controllo delle autorità competenti. Difendo l’utilizzo di decreti e regolamenti come strumenti agili e calzanti per gestire la sperimentazione, ricordando che spesso è la stessa opposizione a sollecitarne l’impiego. Riguardo al tema delle residenze, ritengo che attirare soggetti altamente innovativi e redditizi sia una scelta strategica: la loro presenza in territorio garantirà un ritorno economico diretto tramite la tassazione sammarinese, una soluzione che considero preferibile rispetto all’ipotesi di far pagare meramente la possibilità di fare sperimentazione in Repubblica.
Il progetto di legge è approvato con 33 voti favorevoli e 8 contrari



