Politica

Consiglio Grande e Generale: esaminate le Istanze d’Arengo relative al “caso pedofilo”

Consiglio Grande e Generale, sessione 19,20,21,22,23,26 gennaio 2026

Venerdì 23 gennaio 2026, pomeriggio

Nel pomeriggio i lavori si sono concentrati sulle Istanze d’Arengo. Accorpate in un unico dibattito le sette Istanze nate sul caso del sammarinese condannato per violenza sessuale su minore in Italia. Dal Governo, il Segretario di Stato alla Giustizia Stefano Canti ha bocciato nettamente le proposte che miravano a estendere la visibilità nel casellario o a creare registri ad hoc per condannati e indagati per reati sessuali: sull’Istanza n.10, che chiede sul casellario con condanne per pedofilia e violenza di genere “anche per avvisi di garanzia”, il Segretario ha avvertito che “anticipare l’inserimento significherebbe violare la presunzione di innocenza, creando liste di proscrizione basate sul sospetto”, aggiungendo che l’attuale impianto prevede registrazioni “solo per decisioni irrevocabili” e che “chi ha condanne definitive risulta già iscritto”. Canti ha richiamato anche criticità operative nei flussi informativi con l’Italia e ha auspicato che l’accordo di associazione con l’UE consenta l’ingresso “nel circuito informatico UE per aggiornamenti automatici”.

Stessa linea sull’Istanza n.11 per il registro per processati e condannati per violenza di genere o contro minori: Canti ha ricordato che una richiesta analoga era già stata respinta nel 2023 e che, in applicazione della Convenzione di Lanzarote, “le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria hanno già accesso rapido al casellario”. Per il Governo, “l’istituzione di un registro speciale rappresenterebbe una schedatura inammissibile e contraria alla CEDU” e non si può inserire chi è solo sottoposto a procedimento “senza violare apertamente la presunzione di innocenza”. Identica conclusione sull’Istanza n.16, definita richiesta di un “Sex Offenders Registry” non compatibile con i principi dell’ordinamento.

Diverso l’orientamento sull’Istanza n.12 , relativa alla piena esecuzione dell’articolo 6 della Convenzione di Lanzarote che parla di educazione dei minori. Il Segretario di Stato per l’Istruzione Teodoro Lonfernini ha detto che l’istanza è “accoglibile nei suoi principi ispiratori”, richiamando la legge 95/2019 e i curricoli trasversali su cittadinanza e competenze digitali: “in tutti gli ordini di scuola i docenti realizzano annualmente progetti mirati”, sostenuti anche da sportello psicologico ed équipe benessere attiva da settembre 2025.

Sulle Istanze n.13 e n.14 – rafforzamento dei controlli per lavoratori a contatto con minori nel settore pubblico allargato e nel privato – il Segretario di Stato Alessandro Bevitori ha proposto l’accoglimento collegandolo al percorso avviato con l’ordine del giorno del 18 settembre 2025: “la crescente consapevolezza sociale ci impone di valutare strumenti ulteriori” e “la Commissione tecnica è il luogo idoneo per armonizzare nuovi sistemi di controllo con le procedure esistenti”. Favorevole anche sull’Istanza n.15 che chiede controlli sui volontari a contatto con minori, riconoscendo che oggi la normativa sul volontariato non prevede verifiche specifiche sull’idoneità soggettiva: “Ritengo che l’istanza debba essere accolta e trasmessa affinché possa valutare tecnicamente le misure più proporzionate” ha detto.

Nel dibattito consiliare Gaetano Troina (D-ML) ha esordito definendo “poco rispettoso nei confronti dei cittadini” l’accorpamento delle Istanze, sottolineando come ciò renda difficile “mantenere una metodologia di lavoro completa su temi così delicati”. Entrando nel merito, Troina ha messo in discussione l’efficacia dei controlli basati esclusivamente sul certificato penale: “Chiedere solo il casellario una tantum fotografa una situazione incompleta, limitata a un momento storico che non tiene conto dell’evoluzione dei comportamenti nel tempo”. Particolarmente duro il passaggio sul volontariato: “Stiamo letteralmente ammazzando di burocrazia le associazioni del nostro territorio… introdurre questi adempimenti significa una inaccettabile presunzione di colpevolezza a monte”. Secondo Troina, la vera prevenzione passa da “interventi tempestivi e segnalazioni immediate, non da scartoffie che puniscono tutti indistintamente”.

Sulla stessa linea critica si è posta Antonella Mularoni (Rf), che ha parlato apertamente di “modalità di lavoro non rispettosa né verso gli istanti né verso i consiglieri”. Mularoni ha accusato il Governo di minimizzare una vicenda che ha profondamente colpito il Paese: “La popolazione percepisce che questa storia sia stata gestita malissimo e voi state demandando tutto a una commissione amministrativa dai poteri non chiari”. Il nodo centrale, secondo l’esponente di Rf, resta il casellario giudiziale: “Con il beneficio della non menzione capita che una persona condannata produca un certificato pulito per lavorare con minori o persone fragili. Questo è inaccettabile”. Da qui l’affondo finale: “La prima preoccupazione deve essere la protezione dei deboli, non solo il percorso rieducativo del condannato”.

In difesa dell’impostazione del Governo è intervenuto Manuel Ciavatta (Pdcs), che ha ricordato come l’accorpamento delle istanze fosse stato condiviso in Ufficio di Presidenza “da tutti i capigruppo, maggioranza e opposizione”. Sul merito, Ciavatta ha ribadito la necessità di evitare una “stigmatizzazione perenne del condannato, contraria ai principi internazionali di civiltà giuridica”. Riferendosi al caso che ha originato il dibattito, ha voluto rassicurare l’Aula: “Non ci saranno sconti di pena: il condannato sconterà tutto fino all’ultimo giorno”. Ha però avvertito anche dei rischi di un eccesso di burocrazia: “Se nel volontariato chiediamo certificati a tutti, rischiamo di non avere più volontari”.

Michele Muratori (Libera) ha respinto le accuse di superficialità: “Non stiamo coprendo nulla: alcune istanze sono semplicemente tecnicamente irrealizzabili nel nostro ordinamento”. Muratori ha rivendicato la scelta di demandare alla commissione tecnica la definizione operativa dei controlli: “È lì che si possono trovare soluzioni efficaci senza snaturare il sistema”, confermando il sì del gruppo alle istanze su educazione e controlli e il no a quelle sui registri.

Silvia Cecchetti (Psd), che ha riconosciuto come tra “schedatura indiscriminata e totale assenza di monitoraggio esista uno spazio politico su cui lavorare”. Cecchetti ha sollevato interrogativi di sistema: “La cosa più grave è che questo ragazzo potesse ancora lavorare con i bambini: è su questo punto specifico che dobbiamo intervenire”, auspicando un rafforzamento dello scambio informativo internazionale.

Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista) ha richiamato la necessità di affrontare il tema “con concentrazione, competenza e grande responsabilità”, tenendo insieme tutela dei minori e diritti fondamentali della persona. Secondo Berti, la Convenzione di Lanzarote impone di lavorare “sia sulla prevenzione sia sul recupero di chi ha commesso reati”, evitando scorciatoie emotive. Ha messo in guardia dal rischio di registri e schedature indiscriminate: “Rendere certe informazioni di dominio pubblico farebbe un danno ulteriore alle vittime e al sistema”. Da qui il sostegno alla commissione tecnica come sede idonea per individuare strumenti efficaci, riservati e compatibili con i principi di civiltà giuridica della Repubblica.

Molto critico Matteo Casali (Rf), che ha definito le Istanze “una bocciatura dell’adeguatezza dell’esecutivo”: “Dopo otto mesi siamo ancora fermi allo stesso punto, senza soluzioni tampone e senza percezione dell’urgenza”. Casali ha chiesto se il vulnus nei rapporti informativi con l’Italia sia stato sanato, accusando il Governo di “allargare le braccia e dire che non si può fare niente”.

L’esito delle votazioni vede respinte le Istanze n.10, 11, 15 e 16; approvate la n.12, 13 e 14.

L’Aula ha discusso anche temi di disabilità. Sull’Istanza n.4 che chiede l’elenco patologie per pass disabili automatico, il Segretario di Stato Marco Gatti ha escluso “un automatismo perfetto” perché le condizioni cliniche variano e “è indispensabile che la valutazione sia fatta dal medico”. Gian Matteo Zeppa (Rete) ha replicato parlando di iter “umiliante” e di “fredda burocrazia” che colpisce la dignità; la maggioranza ha ribadito che per le invalidità irreversibili esistono già rinnovi agevolati. L’Istanza è stata respinta. Stessa sorte per l’Istanza n.30 che propone un pass legato alla persona e non alla targa. Gatti ha chiarito che la normativa già lo prevede: il contrassegno “è strettamente personale” e non riporta targhe.

Di seguito un estratto dei lavori

Comma 11: Istanza d’Arengo n.10 – Affinché il certificato del casellario giudiziario riporti sempre le condanne per reati contro la persona quali pedofilia e violenza di genere 

Stefano Canti Segretario di Stato: L’Istanza n. 10 richiede l’iscrizione al casellario per pedofilia e violenza di genere anche per avvisi di garanzia. Tale proposta, respinta già nel 2023, contrasta con il regolamento del 1906 che prevede registrazioni solo per decisioni irrevocabili. Chi ha condanne definitive risulta già iscritto; per gli altri bisogna invece attendere l’esito del processo. Ritengo l’Istanza non accoglibile perché l’avviso di garanzia andrebbe a stigmatizzare persone prive di condanna definitiva. Anticipare l’inserimento significherebbe violare la presunzione di innocenza, creando liste di proscrizione basate sul sospetto e marcando di infamia perenne un innocente. Inoltre, un automatismo sanzionatorio limiterebbe il dovere del giudice di adeguare la pena al caso concreto, neutralizzandone la funzione rieducativa. Auspico invece che l’accordo di associazione all’Unione Europea consenta di entrare nel circuito informatico UE per aggiornamenti automatici. Attualmente i dati dall’Italia sono trasmessi manualmente, con criticità dovute alla mancanza di database centralizzati tra le procure italiane. Poiché il casellario riporta già i carichi pendenti dopo il rinvio a giudizio e le condanne definitive, propongo di non accogliere l’istanza per tutelare la rule of law e i diritti dei cittadini.

Istanza d’Arengo n.11 – Per l’istituzione di un Registro in cui siano inseriti coloro che vengono processati e condannati per reati di violenza di genere o nei confronti dei minori 

Stefano Canti Segretario di Stato: I sottoscrittori dell’Istanza d’Arengo numero 11 del 5 ottobre 2025, chiedono l’istituzione di un registro dedicato per tutti coloro che vengono processati e condannati per atti di violenza verso i minori. Devo osservare che questa richiesta riporta pedissequamente il contenuto dell’Istanza numero 6 del 2022, che il Consiglio Grande e Generale ha già formalmente respinto nel febbraio 2023. San Marino ha ratificato la convenzione di Lanzarote fin dal 2010 per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, dandone piena esecuzione. Tale convenzione prevede l’obbligo di raccogliere e conservare dati sull’identità dei condannati, ma non ritiene necessaria l’istituzione di un registro dedicato ai reati di pedofilia poiché le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria hanno già accesso rapido al casellario giudiziario per conoscere i procedimenti penali e le sentenze emesse dal tribunale. Di conseguenza, ritengo di non poter accogliere l’istanza poiché nel casellario sono già presenti tutti i reati e il nostro quadro normativo è già stato aggiornato per applicare concretamente i dettami della convenzione, che rappresenta uno degli strumenti internazionali più completi contro la violenza sessuale. La Repubblica partecipa ai meccanismi di monitoraggio della convenzione di Lanzarote e recepiamo le conseguenti raccomandazioni formulate a livello nazionale. L’istituzione di un registro speciale per reati sessuali rappresenterebbe una schedatura inammissibile e contraria alla dichiarazione dei diritti dei cittadini, ai principi fondamentali del nostro ordinamento e alla CEDU, la quale assegna alla pena una funzione rieducativa. Non si può istituire un registro per i soggetti semplicemente sottoposti a procedimento penale senza violare apertamente la presunzione di innocenza. La convenzione di Lanzarote riconosce all’indagato la garanzia del giusto processo e richiede solo che le informazioni sui condannati siano conservate nel casellario nazionale, dati che sono già a disposizione della magistratura e della polizia nel rispetto della privacy. Per queste ragioni propongo di non accogliere l’istanza.

Istanza d’Arengo n.12 – Affinché sia data piena esecuzione all’articolo 6 (Educazione dei minori) della Convenzione di Lanzarote 

Teodoro Lonfernini Segretario di Stato: L’istanza presentata appare accoglibile nei suoi principi ispiratori, in quanto mira a garantire ai minori un’adeguata e necessaria informazione sui rischi di sfruttamento e abuso sessuale. Desidero evidenziare come il nostro sistema scolastico abbia già integrato tali indicazioni all’interno del proprio impianto normativo e didattico attraverso la legge numero 95 del 2019. In questo contesto, abbiamo introdotto due curriculi trasversali fondamentali: l’educazione alla cittadinanza e l’educazione alle competenze digitali. In tutti gli ordini di scuola, dal nido d’infanzia fino alla scuola superiore e al centro di formazione professionale, i nostri docenti realizzano annualmente progetti mirati per sostenere gli studenti nell’acquisizione di competenze adeguate all’età, utili a riconoscere situazioni di rischio e a favorire l’emersione del disagio. Riserviamo una particolare attenzione professionale all’ambito digitale affinché l’uso delle tecnologie avvenga in modo sicuro. A supporto di questo impianto operano strumenti trasversali come lo sportello di ascolto psicologico e la nuova equipe per la promozione del benessere a scuola, attiva da settembre 2025, che svolge funzioni di ascolto e consulenza educativa. Le nostre scuole pongono un’attenzione sistemica a queste tematiche in coerenza con l’articolo 6 della fondamentale convenzione di Lanzarote. Per queste ragioni, il Congresso di Stato ritiene che l’istanza sia accoglibile.

Istanza d’Arengo n.13 – Affinché siano implementati i controlli dei lavoratori assunti per svolgere attività a contatto con i minori all’interno del Settore Pubblico Allargato 

Alessandro Bevitori Segretario di Stato: L’istanza numero 13 riguarda la richiesta di rafforzare i controlli sulle attività professionali nel settore pubblico allargato che prevedono un contatto diretto con i minori. L’ordinamento attuale prevede già verifiche preliminari all’assunzione tramite dichiarazioni sostitutive e controlli penali e sui carichi pendenti, ma la crescente consapevolezza sociale ci impone di valutare strumenti ulteriori e più specifici. Ricordo che il Consiglio Grande e Generale, il 18 settembre 2025, ha approvato un ordine del giorno per rafforzare il sistema di prevenzione e tutela dopo recenti casi di abusi sessuali, riconoscendo l’esistenza di lacune che richiedono un intervento organico. Quell’atto impegna il Congresso di Stato a istituire una commissione tecnica incaricata di analizzare il quadro normativo, i flussi informativi e proporre misure per colmare i vuoti esistenti, inclusa la definizione di criteri più stringenti per l’accesso al pubblico impiego dei condannati per reati di particolare gravità. L’istanza numero 13 è perfettamente coerente con questo percorso e ritengo possa trovare accoglimento affinché il lavoro della Commissione integri queste preziose sollecitazioni dei cittadini. La Commissione tecnica è il luogo idoneo per armonizzare nuovi sistemi di controllo con le procedure esistenti, garantendo una protezione adeguata per i cittadini più giovani.

Istanza d’Arengo n.14 – Affinché siano implementati i controlli dei lavoratori assunti per svolgere attività a contatto con i minori all’interno del Settore Privato

Alessandro Bevitori Segretario di Stato: L’istanza numero 14 riguardante la richiesta di implementare i controlli per le attività esercitate nel settore privato che prevedono un contatto diretto o indiretto con i minori. La protezione dei minori deve riguardare tutte le attività educative, sportive e ricreative in cui i minori possono entrare in relazione con figure adulte in contesti privati, anche se il contatto è solo occasionale, mediato o indiretto. Attualmente il settore privato segue il decreto delegato 130 del 2021 che regola l’accesso all’impiego tramite controlli documentali formali dell’Ufficio per il Lavoro. Questa Istanza coglie una sensibilità diffusa in linea con l’indirizzo politico del Consiglio del 18 settembre 2025, che ha già istituito una commissione tecnica incaricata di svolgere una ricognizione delle lacune normative e procedurali e delle criticità operative esistenti. La questione sollevata rientra pienamente tra i temi che la commissione affronterà, inclusa la possibilità di definire standard e requisiti per le attività private con minorenni. Propongo quindi di accogliere l’istanza e trasmettere le sollecitazioni dei cittadini alla commissione tecnica affinché siano esaminate con la necessaria attenzione per consolidare il sistema di sicurezza e prevenzione.

Istanza d’Arengo n.15 – Affinché siano implementati i controlli di coloro che svolgono, presso Enti o Associazioni senza scopo di lucro, attività di volontariato a contatto con i minori 

Alessandro Bevitori Segretario di Stato: Il settore del volontariato, disciplinato dalla legge 75 del 2016, è fondamentale per la vita sociale della Repubblica e si caratterizza per l’autonomia statutaria e la libertà associativa. Tuttavia, devo osservare che l’attuale quadro normativo si concentra prevalentemente su verifiche amministrative relative al funzionamento degli enti, senza prevedere disposizioni specifiche per verificare l’idoneità soggettiva dei volontari o la loro età quando operano a contatto con minori. Questa istanza si inserisce perfettamente nel percorso che abbiamo già avviato in Consiglio Grande e Generale nella seduta del 18 settembre 2025, quando abbiamo riconosciuto la necessità di rafforzare il sistema di prevenzione a tutela dei minori costituendo una commissione tecnica amministrativa. Per questi motivi, ritengo che l’istanza debba essere accolta e trasmessa proprio a tale commissione, resa già esecutiva dal collega Canti, affinché possa valutare tecnicamente le misure più proporzionate e adeguate per elevare il livello di sicurezza senza ledere l’autonomia delle associazioni. Confermo quindi l’indicazione positiva da parte del Governo rimandando gli approfondimenti alla sede tecnica opportuna.

Istanza d’Arengo n.16 – Per la creazione di un Registro ovvero di un database degli autori di reati a sfondo sessuale

Stefano Canti Segretario di Stato: L’istanza d’arengo numero 16 richiede la creazione di un Sex Offenders Registry, ovvero un database con informazioni su individui condannati o anche solo sospettati per reati a sfondo sessuale. Come ho già sottolineato in precedenza rispondendo all’istanza numero 11, ritengo che questa richiesta non sia accoglibile per le ragioni già espresse. La convenzione di Lanzarote non prevede un registro speciale e la sua creazione rappresenterebbe una schedatura inammissibile contraria alla nostra dichiarazione dei diritti, ai principi del nostro ordinamento e alla CEDU, che assegna alla pena una funzione rieducativa. Le autorità giudiziarie e le forze di polizia hanno comunque accesso a tutte le iscrizioni previste dalla legge, comprese le finalità indicate dalla legge 171 del 2018 sulla protezione dei dati. I principi fondamentali dello stato di diritto non consentono a tali autorità di rilasciare certificati di idoneità o inidoneità al lavoro su richiesta dei datori di lavoro basandosi su sospetti o dati del casellario. Per queste ragioni propongo di non accogliere l’Istanza in oggetto.

Dibattito raggruppato per tutte e sette le Istanze d’Arengo

Gaetano Troina (D-ML): Devo dire con sincerità che non è affatto facile intervenire su così tante istanze d’arengo contemporaneamente cercando di mantenere una metodologia di lavoro che sia davvero completa, e lo dico rivolgendomi apertamente anche all’ufficio di presidenza poiché non trovo affatto rispettoso nei confronti dei cittadini che le hanno presentate accorpare temi così delicati impedendoci di discuterne adeguatamente. Vorrei svolgere alcune considerazioni di merito sia riguardo alle istanze stesse, ringraziando gli istanti che hanno lavorato per portare in aula le loro proposte, sia riguardo ai pareri espressi dai Segretari di Stato, soffermandomi in primis su quella che ritengo essere un’errata percezione riguardo alla reale efficacia della produzione di certificazioni se fatta una tantum all’inizio di un rapporto senza monitorarne lo sviluppo nel tempo. Chiedere a un lavoratore o a un volontario di produrre solo un certificato del casellario giudiziale e non magari anche quello dei carichi pendenti fotografa, dal mio punto di vista, una situazione del tutto incompleta in un determinato momento storico che è solo quello della produzione del documento stesso. Siccome questi reati, specialmente quelli legati alla natura sessuale, sono spesso continuativi nel tempo e non legati a un singolo atto isolato, non è affatto facile riscontrarli nell’immediatezza sul certificato poiché tra l’evento e una condanna o un rinvio a giudizio può trascorrere molto tempo. Se posso comprendere l’introduzione di tali obblighi per i rapporti di lavoro che producono reddito nel settore pubblico e privato, trovo onestamente poco sensibile e ingiusto richiederlo a chi svolge attività di volontariato. Chi opera nel volontariato lo fa solitamente in associazioni che già si occupano della formazione dei propri educatori e svolgono un monitoraggio costante sulle relazioni che si instaurano tra l’adulto e il ragazzo; imporre questo adempimento significa introdurre una inaccettabile presunzione di colpevolezza a monte nei confronti di persone che certe cose non potrebbero nemmeno sognarsele. Stiamo letteralmente ammazzando di burocrazia le associazioni del nostro territorio che già a malapena sopravvivono tra privacy e adempimenti vari, e non ci si può scaricare la coscienza riempiendo di moduli e scartoffie chi lavora per il bene delle giovani generazioni. Serve invece un sistema di controllo costante e di segnalazioni che funzioni immediatamente non appena ci sia il minimo sentore di un problema, usando il buon senso invece di punire tutti con regole pesanti e insostenibili solo perché non si riesce a essere efficaci nei controlli individuali. Se qualcuno commette tali crimini, difficilmente risulterà subito sul casellario giudiziario; per questo è fondamentale prevenire e attivare i presidi subito, come nel caso del famoso campo scuola dove bisognava allontanare la persona non appena emerso l’episodio a monte invece di aspettare anni la giustizia. La vera protezione dei minori si fa con l’intervento tempestivo di chi sa, non con adempimenti burocratici che puniscono collettivamente un intero settore.

Antonella Mularoni (Rf): Io vorrei esprimere alcune considerazioni di carattere generale partendo dal presupposto che mi associo al collega Troina nel dire che questa modalità di affrontare sette istanze d’arengo contemporaneamente non è rispettosa né verso i proponenti né verso il lavoro di noi consiglieri. È una fatica inenarrabile riuscire a seguire i pareri perché si va di corsa in mezzo al chiasso e diventa difficile lavorare bene su tematiche così importanti. È evidente che la vicenda di cui abbiamo parlato ha creato un grande disappunto nel Paese e, sebbene il governo abbia le sue motivazioni, la cittadinanza valuterà alle prossime elezioni se avete agito bene. Mi sembra che abbiate prestato l’orecchio a istanze che non vengono dalla popolazione, specialmente riguardo alla scelta di far tornare a San Marino un condannato che era in carcere in Italia. La popolazione percepisce che questa vicenda sia stata gestita malissimo e voi state minimizzando le responsabilità mandando tutto a una commissione amministrativa a cui state demandando compiti miracolosi. Noi come Consiglio ci spogliamo di tutto e voi come governo fate lo stesso, affidandovi a tre persone i cui poteri non sono nemmeno disciplinati dalla legge. Mi chiedo come questi professionisti, che fanno altro nella vita, possano risolvere tutto in soli sessanta giorni senza trovare porte chiuse. Voi siete fantastici nell’inventare strutture non regolate che funzionano come possono, mentre evitate quelle previste dalla legge. Quando dite di accogliere le istanze, in realtà fate finta, perché le demandate semplicemente a questa commissione. Il problema reale che gli istanti segnalano riguarda il casellario giudiziale: spesso i giudici accordano il beneficio della non menzione e così, quando un soggetto produce il certificato penale generale per lavorare con i minori, questo risulta pulito nonostante la condanna. Dobbiamo dare risposte che evitino il ripetersi di ritardi e mancanze della politica e del tribunale. Spero che l’accordo con l’Unione Europea ci permetta di entrare in database più organici, ma resta il problema di chi, avendo avuto la non menzione, torna a lavorare con persone fragili. Non possiamo permettere che il reinserimento avvenga in ambiti pericolosi; la nostra prima preoccupazione deve essere la protezione dei deboli, non solo il percorso rieducativo del condannato. Sottovalutate la gravità della situazione se pensate che basti una bacchetta magica per risolvere tutto.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Io desidero fare un piccolo chiarimento sulla modalità di presentazione di queste istanze, ricordando che la scelta è stata condivisa in ufficio di presidenza da tutti i capigruppo, sia di maggioranza che di opposizione, senza che nessuno sollevasse questioni. Comprendo che la tematica sia delicata, ma le istanze riguardanti il casellario e il registro speciale scontano la necessità di salvaguardare il condannato dalla stigmatizzazione perenne, secondo principi internazionali di civiltà giuridica. Il governo demanda alla commissione tecnica proprio perché la normativa internazionale oggi prevede queste tutele. Riguardo alla scelta di far scontare la pena a San Marino al soggetto del caso James, capisco che la gravità del reato metta tutti in difficoltà perché quando si toccano i bambini si tocca la cosa più preziosa che abbiamo, ma dobbiamo contemperare l’esigenza di sicurezza con la funzione rieducativa della pena. Voglio però rassicurare tutti: non ci saranno riduzioni di pena rispetto a quanto deciso dall’Italia e il condannato sconterà tutto fino all’ultimo giorno. Per quanto riguarda le altre istanze, siamo d’accordo sul rafforzamento dei controlli educativi e lavorativi, ma dobbiamo studiare bene le modalità attuative. Non vorrei che nel settore del volontariato, chiedendo certificati penali a tutti, si finisse per non avere più volontari a causa di una burocrazia eccessiva che complica e snatura la situazione. Condivido quanto detto dal consigliere Troina: non dobbiamo immaginare che la nostra società sia malata solo perché una persona ha sbagliato gravemente. San Marino resta un Paese dove la qualità e la sicurezza della vita sono molto più alte rispetto agli standard europei. La gente viene a vivere qui perché si vive bene e in sicurezza; questo non significa che non ci sia chi sbaglia, ma non dobbiamo dare l’idea che il nostro Paese non sia sicuro per i bambini o per le donne. Il nostro gruppo seguirà le indicazioni del governo, approvando il rafforzamento dei controlli ma affidando alla commissione tecnica il compito di trovare soluzioni equilibrate che non uccidano il sistema con la burocrazia ma lo rendano ancora più protettivo.

Silvia Cecchetti (Psd): Esprimo alcune considerazioni a nome del gruppo del PSD su queste istanze, ringraziando sinceramente chi le ha formulate perché esse danno voce alle necessità percepite dal Paese dopo fatti così gravi. È corretto che i cittadini usino questo strumento per chiedere alla classe politica nuovi strumenti di controllo e prevenzione affinché certi episodi non si ripetano mai più. Sulla modalità di trattazione congiunta, dico che se vogliamo migliorarla in futuro possiamo farlo, ma l’importante è concentrarsi sulle risposte da dare. La politica deve fare uno sforzo enorme per coniugare il rispetto dei principi di garanzia e civiltà giuridica con l’urgenza di introdurre sistemi di prevenzione efficaci. Non possiamo limitarci a una schedatura indiscriminata che violerebbe i diritti, ma tra il non sapere nulla fino a una sentenza definitiva e il monitoraggio costante esiste uno spazio politico in cui dobbiamo lavorare. Il settore del lavoro, sia pubblico che privato, e quello del volontariato sono gli ambiti dove è più possibile intervenire per verificare l’adeguatezza di chi sta a contatto con i minori. Il nostro faro deve essere la Convenzione di Lanzarote che ci indica la linea di demarcazione tra nuovi strumenti e diritti civili. Questa vicenda ci obbliga però a porci domande scomode: dobbiamo chiederci se la riserva sull’estradizione per reati così ignobili sia davvero intocabile oggi. Da giurista dico che questi principi devono essere oggetto di una riflessione profonda per trovare quel confine sottile che permetta di agire con competenza e sensibilità. Dobbiamo dotarci di strumenti amministrativi per intervenire anche quando ci sono procedimenti aperti all’estero, potenziando lo scambio di informazioni con le altre autorità giudiziarie internazionali, specialmente ora che stiamo sottoscrivendo l’accordo di associazione. La cosa più grave avvenuta è che questo ragazzo potesse ancora lavorare con i bambini nonostante tutto; è su questo punto specifico che dobbiamo intervenire con strumenti di diritto idonei. Mi auguro che la commissione tecnica, composta da colleghi avvocati esperti, sappia fornire le giuste suggestioni per guardare avanti senza indugio, proteggendo i minori senza rinunciare ai principi cardine del nostro ordinamento giuridico.

Michele Muratori (Libera): Queste istanze nascono da un fatto estremamente spiacevole e pericoloso, di fronte al quale noi legislatori abbiamo il dovere di dare risposte concrete per evitare che si verifichino altre situazioni simili. Innanzitutto, respingo le polemiche sull’accorpamento delle istanze. Questa scelta è nata in ufficio di presidenza per creare un comma unico e aumentare il tempo a disposizione, portandolo a 25 minuti complessivi invece dei canonici dieci. Dato che molte istanze parlano della stessa cosa su livelli diversi, sarebbe stato superfluo fare tre dibattiti separati; l’opposizione era presente e ha concordato, quindi non è una mancanza di rispetto verso i cittadini. Abbiamo approfondito il tema con la massima delicatezza e analizzato i riferimenti dei segretari di Stato. Coerentemente con quanto proposto dal governo, esprimeremo un parere contrario sulle istanze dieci, undici e sedici, non perché vogliamo coprire qualcosa, ma perché sono proposte tecnicamente irrealizzabili nel nostro ordinamento. Invece, siamo assolutamente favorevoli all’istanza dodici sull’educazione dei minori secondo la convenzione di Lanzarote e a tutto il pacchetto riguardante l’introduzione di maggiori controlli nel settore pubblico, privato e nel volontariato. Sull’istanza relativa al volontariato, capisco le perplessità espresse da chi mi ha preceduto riguardo alle difficoltà applicative, ma credo che la richiesta di aumentare i controlli non sia eccessivamente restrittiva e vada nella giusta direzione. Noi chiaramente demandiamo la definizione di questi controlli alla commissione tecnica, che avrà il compito di valutare come migliorare operativamente le modalità di verifica senza snaturare l’attività degli enti senza scopo di lucro. Concludo confermando il nostro parere favorevole per quattro istanze e il rigetto per le altre tre, pur accogliendone il principio ispiratore e la ratio che condividiamo pienamente. La nostra priorità resta quella di porre rimedio alle problematiche emerse e dare risposte serie alla cittadinanza che ha mostrato una grande sensibilità su questo tema.

Gian Nicola Berti (Ar): Come Alleanza Riformista desideriamo ringraziare i cittadini che hanno sottoposto all’aula queste iniziative, dimostrando una grande sensibilità su tematiche che devono essere affrontate con la dovuta concentrazione. Qui si tratta della tutela dei minori ma anche della tutela della persona in genere, lavorando sia sulla prevenzione che sul recupero di chi ha commesso reati, come previsto dalla stessa convenzione di Lanzarote. Sono tematiche complicate e tecniche che richiedono specializzazioni adeguate, come indicato anche dal tribunale che si è reso disponibile a collaborare per contemperare i diritti con le esigenze di riservatezza. Da un lato c’è la privacy che deve tutelare prima di tutto i ragazzini vittime di violenze, ma dobbiamo anche evitare che certe cose diventino di dominio pubblico in modo indiscriminato, perché faremmo un danno ulteriore sia alla vittima che al carnefice, rischiando che le vittime si portino dietro questo peso per tutta la vita. I registri individuati in alcune istanze sono strumenti utili solo se utilizzati con profili di riservatezza adeguati. Credo che l’iniziativa di creare una commissione tecnica, adottata lo scorso anno, sia lo strumento giusto per valutare quali siano i mezzi migliori per evitare che certi fenomeni si ripetano, mettendo insieme i suggerimenti dei cittadini e l’esperienza del tribunale. Spero che la segreteria alla giustizia voglia aprire un focus specifico su questo, dando magari incarico a un consulente esperto che possa armonizzare i diritti fondamentali delle persone con la necessità di rendere il sistema più efficace nella prevenzione. Al momento riteniamo di dover sostenere le posizioni espresse dai segretari di Stato nei loro riferimenti in aula, ribadendo il nostro ringraziamento ai cittadini per averci sollecitato su questi temi così delicati che richiedono un approccio ponderato e attento per proteggere i membri più fragili della nostra comunità senza rinunciare ai principi di civiltà giuridica che ci caratterizzano.

Matteo Casali (Rf): Dal punto di vista sociale e politico credo che queste istanze testimonino come la popolazione si muova quando il governo si dimostra inadeguato o addirittura soccombe di fronte alle circostanze. Questa ondata di proposte è una chiara bocciatura dell’adeguatezza dell’esecutivo. Abbiamo sentito dire che la politica ha coniugato e aperto focus, ma la verità è che la politica non ha fatto ancora niente. Mi chiedo cosa sia stato fatto in otto mesi, da quel giugno del 2025 quando il segretario di Stato ricevette la notizia; quel vulnus aperto nello scambio di informazioni tra Italia e San Marino è stato sanato o è ancora aperto? Stamattina ci è stato detto che non ci si può fare niente, quasi fosse un evento ineluttabile. Registro che per il governo questa non è un’emergenza, visto che si demanda tutto a una commissioncina inventata ad hoc che non ha alcun potere reale. Mi chiedo se tra tutti i dirigenti altisonanti del tribunale e le consulenze pagate qualcuno abbia un’idea su come colmare questo vuoto in attesa dell’Europa. Siamo ancora fermi al 18 giugno 2025 a guardarci la punta dei piedi. Mi sarei aspettato un attivismo diverso, magari cercando di relazionarsi almeno con le procure italiane limitrofe come Rimini o Urbino per intavolare dei canali di comunicazione, invece di dire che la situazione è complessa e basta. Non c’è la percezione dell’urgenza e i cittadini sono costretti a fare proposte perché la classe dirigente si dimostra del tutto inadeguata anche per soluzioni tampone. È assurdo che dopo otto mesi veniate a chiedere a noi consiglieri di dare delle soluzioni; le risposte non sono arrivate e la situazione viene rappresentata come ineluttabile allargando le braccia. Siamo ancora esposti oggi a questo mancato scambio di informazioni? È stato fatto qualcosa, anche poco, per cercare di sanare questa falla? Temo che il dato reale sia che siamo ancora fermi allo stesso punto di otto mesi fa, senza aver messo in campo nessuna idea concreta mentre i cittadini continuano a sentire un’emergenza che voi ignorate.

Al termine del dibattito questo l’esito delle votazioni:

Istanza numero 10 respinta con 31 voti contrari e 0 favorevoli 

Istanza numero 11 respinta con 28 voti contrari e 1 favorevole

Istanza numero 12 approvata con 36 voti favorevoli e 0 contrari

Istanza numero 13 approvata con 33 voti favorevoli e 0 contrari 

Istanza numero 14 approvata con 32 voti favorevoli, 0 contrari e 1 non votante

Istanza numero 15 respinta con 19 voti contrari, 9 favorevoli, 2 astenuti e 1 non votante

Istanza numero 16 respinta con 29 voti contrari, 2 favorevoli e 1 non votante

Comma 14: Istanze d’Arengo

Istanza d’Arengo n.4 – Per la creazione di un elenco di patologie per le quali il rilascio del pass disabili sia automatico  

Marco Gatti Segretario di Stato: Attualmente il pass è concesso a chi ha capacità di deambulazione impedita o sensibilmente ridotta, ai non vedenti, a chi ha disabilità intellettive che pregiudicano l’autonomia o invalidità agli arti superiori. Sotto il profilo giuridico, sanitario ed etico, ritengo che un automatismo perfetto tra patologia e pass non sia proponibile. Le condizioni morbose possono infatti presentarsi in forma acuta, subacuta o cronica, con livelli di autonomia residua molto diversi. Persino eventi traumatici identici hanno restrizioni deambulatorie oggettive differenti in base all’età e alle comorbilità del paziente. Inoltre, alcune situazioni post-traumatiche sono intrinsecamente transitorie. È dunque indispensabile che la valutazione sia fatta dal medico secondo scienza e coscienza, monitorando ogni caso specifico. Voglio comunque rassicurare gli istanti che la normativa vigente contempla già le disabilità irreversibili: l’articolo due dell’allegato A prevede infatti che in tali casi il rinnovo avvenga senza necessità di ulteriore certificazione sanitaria. Non essendovi dunque le condizioni per un automatismo che escluderebbe la valutazione clinica necessaria, invito il Consiglio a non accogliere l’istanza. Ritengo che l’attuale impianto normativo sia sufficientemente garantista e che il ruolo del medico resti centrale per determinare l’effettiva necessità del supporto, evitando al contempo che situazioni silenti o lievi ricevano un beneficio non commisurato alla reale capacità di movimento del richiedente. Per queste motivazioni tecniche e professionali, confermo il parere negativo del governo sulla proposta.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Rimango alquanto perplesso sulla motivazione del rifiuto espressa dal Segretario, pur comprendendo i tecnicismi esposti. Tutti noi ci siamo trovati nella necessità di richiedere questi pass per i familiari e assistiamo quotidianamente allo scellerato abuso dei posti auto da parte di chi non ne ha diritto. Mi viene in mente lo spettacolo indecoroso dell’ultima nevicata in Borgo, quando la neve è stata accumulata proprio sugli stalli riservati ai disabili, una cosa fuori di testa. Entrando nel merito dell’istanza, io credo che la riflessione che ci pongono i cittadini non possa essere liquidata con un semplice no. Se è vero che esistono traumi temporanei che possono risolversi in un anno restituendo la mobilità, è altrettanto vero che per molte persone la disabilità è un marchio definitivo. Io ci sono passato e vi assicuro che dover ripresentare annualmente o periodicamente le stesse richieste per ottenere il cartellino è una pratica umiliante che continua ad alimentare il trauma di chi è diventato disabile effettivo. Questa burocrazia mette il dito nella piaga di una difficoltà che è già difficile da accettare. Dovremmo pensare a gruppi di supporto psicologico per queste dinamiche invece di trincerarci dietro risposte sentenzianti dei burocrati. Quando il diniego o la richiesta di rinnovo colpiscono chi ha necessità evidenti e irreversibili, non si sta solo gestendo una pratica, ma si sta colpendo la dignità di una persona. Dietro ogni permesso ci sono storie che non possono essere valutate ogni volta come se fossero pratiche nuove. Questo approccio puramente formale mi sta altamente sulle scatole e mi sta sul gozzo perché non tiene conto del trauma psicologico che ogni rinnovo comporta. Per dare una spinta differente al modo di affrontare la disabilità e per combattere questo formalismo che non rispetto, annuncio che il movimento Rete voterà a favore dell’istanza e contro la posizione del governo. È tempo di rendere meno traumatico il rapporto tra cittadino e istituzione, superando la fredda burocrazia in favore di una maggiore sensibilità umana.

Aida Maria Adele Selva (Pdcs): Io non ho la pretesa di far cambiare idea al collega Zeppa, ma credo che se avesse ascoltato con più attenzione la relazione del Segretario avrebbe compreso che non c’è alcuna mancanza di attenzione verso queste problematiche. La normativa vigente, in particolare l’allegato al decreto 33 del 2023, contempla già le situazioni di invalidità irreversibile. Fortunatamente la legge prevede già che in questi casi il rinnovo avvenga senza dover rifare ogni volta la certificazione sanitaria, proprio per evitare di mettere il dito nella piaga come diceva il collega. Il fatto che un documento debba essere rinnovato dopo tot anni, come facciamo per la patente, mi sembra un semplice atto amministrativo necessario e non una burocrazia che faccia male. Le motivazioni del direttore sanitario sono di ordine giuridico, sanitario ed etico: l’automatismo proposto dagli istanti finirebbe per togliere valore alla professionalità del medico e al lavoro che deve svolgere. Le patologie cambiano, evolvono e si manifestano con diversi livelli di gravità e autonomia residua; è impossibile pensare che la figura del medico possa essere eliminata dal processo. La valutazione fatta secondo scienza, coscienza e trasparenza è l’unica garanzia che abbiamo per far sì che il pass vada a chi è davvero fragile, evitando quegli abusi che anche il collega Zeppa stigmatizzava. Se introducessimo un automatismo basato solo su un elenco di nomi di malattie, rischieremmo di aumentare i casi di utilizzo improprio del contrassegno. La rivalutazione periodica è in realtà a vantaggio di chi si trova in certe situazioni, perché assicura che il sistema di protezione sia efficace e non inflazionato. Per queste ragioni, ritenendo che la parte etica e sanitaria sia prevalente su quella burocratica, io non posso che accogliere il suggerimento della segreteria di Stato e votare contro l’istanza. Credo che la legge attuale sia equilibrata e che non si debba confondere la necessità di controlli amministrativi con una mancanza di sensibilità verso i disabili.

Guerrino Zanotti (Libera): La posizione di Libera è in linea con quanto espresso dal Segretario Gatti, perché riteniamo che l’istanza parta da un assunto di base che non condividiamo affatto. Mi riferisco all’idea che il medico di base non sia in grado, partendo dalla diagnosi presente nel fascicolo sanitario elettronico, di valutare correttamente lo stato fisico del paziente e decidere sul rilascio del permesso. Mi sembra un assunto non corretto e spero vivamente che nella realtà non si riscontrino atteggiamenti ostili o preconcetti da parte dei medici verso i propri pazienti. Il medico deve decidere in coscienza basandosi sugli elementi clinici a sua disposizione e non credo che rivolgersi a lui per ottenere l’autorizzazione sia una prassi burocratica insormontabile o un aggravio inaccettabile per chi soffre di una patologia. Non stiamo parlando di rinnovi continui per chi ha problemi permanenti, ma di un primo rilascio che deve essere necessariamente validato da una competenza medica. Considerare l’intervento del medico come un mero ostacolo burocratico significa sminuire la natura stessa della diagnosi sanitaria e del rapporto di fiducia tra medico e paziente. Ogni patologia ha una sua storia e un’evoluzione che solo un professionista può monitorare adeguatamente nel tempo per garantire che il beneficio del pass sia sempre commisurato alla reale necessità. Inoltre, la registrazione digitale delle visite e delle diagnosi permette già oggi un flusso di informazioni rapido e preciso, riducendo drasticamente i tempi morti della burocrazia. Per queste ragioni, riteniamo che la relazione del dipartimento sia assolutamente accoglibile e che l’istanza debba essere respinta per preservare la correttezza del percorso sanitario. La tutela del disabile passa anche attraverso una certificazione medica seria e non può essere ridotta a un semplice automatismo amministrativo che prescinda dalle condizioni cliniche effettive del richiedente al momento della domanda.

Tomaso Rossini (Psd): Ritengo che la risposta data dal Segretario sia plausibile, dato che esiste già un registro per le patologie che danno diritto al tagliando, ma vorrei sottolineare come questa istanza ci dia la possibilità di interrogarci seriamente sulla sensibilità della nostra comunità verso la disabilità. Abbiamo visto tutti, come ricordava il consigliere Selva, i cumuli di neve lasciati sugli stalli per disabili o gli impedimenti come i bidoni che bloccano le passerelle e i marciapiedi. Dobbiamo chiederci se il nostro Paese sia davvero contemporaneo e attento a queste situazioni. Anche se alcune disabilità sono già menzionate, esistono casi limite, come quello di genitori anziani con grandi difficoltà di movimento che avrebbero bisogno di trasporti agevolati, o di familiari che assistono minori non disabili ma che necessitano di essere pronti a intervenire rapidamente a scuola o al lavoro. Queste persone spesso fanno fatica a gestire la logistica quotidiana e forse meriterebbero una sensibilità maggiore. Credo che la nostra forza, in quanto piccola comunità, sia proprio la possibilità di considerare i casi individualmente, valutando l’evoluzione della malattia di ogni preciso paziente. C’è bisogno che l’intera comunità presti più attenzione e solidarietà a chi ha necessità diverse, specialmente per quanto riguarda i parcheggi. Non credo sia necessario un ulteriore registro rigido, perché le leggi devono essere chiare e trasparenti, ma dentro gli uffici e negli istituti che si occupano di questo deve esserci elasticità e disponibilità a verificare caso per caso. Ringrazio gli istanti per aver posto l’attenzione su questa problematica, spingendoci a riflettere su come possiamo migliorare l’accessibilità del nostro territorio. Pur accettando il parere contrario del governo sull’automatismo, auspico che questo dibattito serva a risvegliare la coscienza civica di tutti noi, affinché non siano solo i moduli e le leggi a proteggere i più fragili, ma un comportamento quotidiano rispettoso e consapevole degli spazi altrui.

Antonella Mularoni (Rf): Io sarò molto veloce nel mio intervento perché penso che la preoccupazione espressa dagli istanti sia reale e vada ascoltata, poiché se hanno sentito il bisogno di presentare questa richiesta significa che un problema effettivo esiste. È vero che le situazioni non sono tutte uguali e che non bisogna assolutamente favorire gli abusi; ricordo bene che qualche anno fa un medico mi riferì di aver ricevuto l’invito a non rilasciare troppi tesserini perché il Paese ne era ormai pieno. Quindi è necessario fare una ricognizione seria e dare il pass solo a chi ne ha veramente bisogno. Tuttavia, per quelle patologie che sappiamo essere irreversibili e dove la disabilità non migliorerà nel tempo, potremmo prevedere soluzioni più pratiche. Anche se si dice che non devono presentare nuovi documenti, il fatto che i disabili o i loro parenti debbano comunque recarsi periodicamente a rifare il pass è un onere pesante. Si potrebbe pensare di estendere la validità temporale del tesserino per questi casi specifici, rendendola molto più lunga. Per le invalidità temporanee, invece, è chiaro che il pass deve avere una durata limitata, magari solo di cinque o sei mesi, e deve essere di tipo diverso per essere facilmente distinguibile. Credo che la chiave sia differenziare meglio le tipologie di contrassegno in base alla cronicità della patologia. Questo eviterebbe la frustrazione di chi vive una condizione di sofferenza permanente e si vede costretto a seguire iter amministrativi che percepisce come inutili. Dobbiamo essere rigorosi nel contrastare i furbi, ma altrettanto elastici e comprensivi verso chi non ha speranza di guarigione. Se riuscissimo ad aggiustare la durata dei pass in base alla natura della malattia, risolveremmo gran parte delle lamentele sollevate dai cittadini senza bisogno di creare elenchi automatici rigidi che potrebbero prestarsi a nuove storture. 

Marinella Chiaruzzi (Pdcs): Io vorrei fare solo una piccola precisazione ringraziando sentitamente gli istanti, perché sappiamo bene che per ogni famiglia che affronta questi percorsi si tratta di problemi enormi che si sommano a tante altre difficoltà quotidiane. Quando si arriva a richiedere un presidio del genere è perché alle spalle ci sono già tantissimi problemi personali e sanitari. Devo tuttavia rilevare che nell’allegato C del decreto del 2023 sono già previste delle formule più agevoli proprio per chi ha problematiche accertate come irreversibili. Il comma due specifica, infatti, che il permesso viene rilasciato per cinque anni e che il rinnovo non richiede un’ulteriore certificazione sanitaria, presumendo che il medico di base abbia già attestato l’irreversibilità della patologia cinque anni prima. Quindi la norma attuale prevede già degli scaglioni e delle facilitazioni per chi ha patologie croniche rispetto a chi ha problemi risolvibili. Nonostante questo, se gli istanti hanno sentito la necessità di sollevare nuovamente la questione, credo che sarebbe utile per la Segreteria alla Sanità e per la Polizia Civile fare una verifica sull’applicazione concreta di queste regole. È importante capire se la norma, che è stata approvata solo due anni fa, sia davvero rispondente alle esigenze reali delle famiglie sammarinesi o se nel frattempo siano emerse delle criticità che richiedono alcuni aggiustamenti tecnici. Forse il problema non è la legge in sé, ma la conoscenza che i cittadini e gli uffici ne hanno, o magari la modalità pratica con cui vengono gestite le scadenze. Suggerisco quindi un monitoraggio attento per valutare se l’attuale impianto di scadenze quinquennali sia sufficiente a sollevare i cittadini dai pesi burocratici o se si possa fare di più per semplificare ulteriormente la vita di chi è già provato dalla malattia.

L’Istanza è respinta con 27 voti contrari e 9 favorevoli.

Istanza d’Arengo n.30 – Istanza affinché il pass disabile sia direttamente legato al nominativo del titolare e non alla targa del mezzo che lo trasporta

Marco Gatti Segretario di Stato: In riferimento a tale richiesta e sulla base dei riferimenti del comandante della Polizia Civile e del Dipartimento socio-sanitario, devo precisare che quanto richiesto è già previsto dalla nostra normativa. In particolare, il decreto delegato numero 33 del 2023 stabilisce che il contrassegno è strettamente personale e non è affatto vincolato a uno specifico veicolo. Il rilascio avviene in favore della persona avente diritto e il modello attualmente in uso riporta esclusivamente i dati identificativi del titolare, senza alcun riferimento a targhe o altre informazioni sui veicoli. Di conseguenza, il pass può già essere utilizzato su qualsiasi mezzo che trasporti la persona, purché esposto in originale. Poiché la richiesta dei cittadini è già recepita e pienamente soddisfatta dall’attuale quadro normativo, non sussiste la necessità di procedere con l’istanza. Per queste ragioni, invito il Consiglio Grande e Generale a non accogliere la proposta, confermando che la legge vigente garantisce già la massima flessibilità e tutela per gli spostamenti dei cittadini disabili su qualunque mezzo di trasporto essi si trovino.

L’Istanza è respinta con 29 voti contrari e 3 favorevoli.

I lavori vengono interrotti e riprenderanno lunedì 26 gennaio alle ore 14:00