Conferenza accademica sulle riforme istituzionali col professor Guido Guidi. Cercare la convivenza delle antiche leggi statutarie con le nuove leggi derivanti dalla convivenza europea
Angela Venturini
Mentre in Italia le riforme ruotano attorno alla governabilità, attraverso la proposta di premierati, presidenzialismi, semipresidenzialismi e l’affievolimento del ruolo delle assemblee parlamentari, a San Marino domina il disegno opposto, quello della centralità dell’Assemblea consiliare. Dall’inizio dell’attuale legislatura, un’apposita Commissione Consiliare sta lavorando sul tema delle riforme istituzionali; quindi, quanto mai attuali si sono rivelati gli approfondimenti, le riflessioni e le proposte formulati durante una conferenza accademica, che ha visto il contributo del professor Guido Guidi, già commissario della legge e attualmente consulente della nostra Università.
Accanto a lui, a Palazzo Graziani, alcune grandi firme del diritto, i professori: Elisa Bartolini, della Bocconi di Milano; Giovanni Cordini, dell’Università di Pavia; Giuseppe Franco Ferrari, anche lui della Bocconi; Tommaso Edoardo Frosini, dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Tra il pubblico, numerosi esperti di diritto, esponenti politici, cittadini. A fare gli onori di casa i Segretari di Stato Teodoro Lonfernini e Andrea Belluzzi. Moderatore del dibattito, il direttore del corso di ingegneria civile UNIRSM, professor Marcello Tarantino.
“Dovremo riuscire a generare delle leggi di riforma non solo a carattere tecnico scientifico – ha detto il Segretario alla Pubblica Istruzione e Cultura – ma anche a carattere culturale. In altre parole, affidiamoci alla scienza per parlare ai cittadini”.
“Siamo di fronte ad una stagione complessa e ad un cambiamento storico” ha aggiunto il Segretario agli Interni, rilevando che ci troviamo all’indomani del 50esimo dalla Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’ordinamento sammarinese (che è la nostra Carta costituzionale) e alla vigilia dell’entrata in vigore dell’Accordo di Associazione europea. “Per questo dobbiamo studiare e approfondire la materia, per affrontare con tutti i mezzi necessari, passaggi che hanno bisogno di formazione e informazione”.
Gli esperti, ciascuno sulla base delle rispettive specialità, hanno passato in rassegna gli organismi istituzionali sammarinesi: la Reggenza, il Congresso di Stato, il Consiglio Grande e Generale, le Commissioni. Il suggerimento comune è che nella ideazione di un nuovo modello di ingegneria costituzionale, non c’è bisogno di una rivoluzione, quanto piuttosto di ritocchi esperienziali che salvaguardino l’apparato tradizionale. È molto importante che, nel percorso europeo che si sta facendo, si trovi un equilibrio tra le antiche Leges Statutae e le nuove normative, sostenuto da un importante riordino delle fonti.
In relazione alla separazione dei poteri, argomento sul quale il dibattito è sempre aperto, non hanno fornito risposte, bensì interrogativi: mantenere inalterato il ruolo della Reggenza? Rafforzare il ruolo del Consiglio? Professionalizzare i Consiglieri? In sostanza hanno suggerito che non è il caso di mettere mano a interventi radicali, ma a correzioni gradualistiche.
La pensa così anche il professor Guidi: “C’è una crisi generale della democrazia nel mondo– ha spiegato – lo vediamo anche nelle vicende quotidiane. Tuttavia, San Marino non ha bisogno di un intervento radicale perché non c’è una situazione entropica di crisi o di caos, che va curato. C’è semplicemente da fare una serie di interventi di manutenzione: un aggiustamento delle questioni particolari, tecniche, che possano portare ad un risultato perfetto, il più possibile utile per le sorti della Repubblica”.




