Politica

Molestie su minori: in mattinata confronto acceso in Consiglio

Consiglio Grande e Generale, sessione 19,20,21,22,23,26 gennaio 2026

Venerdì 23 gennaio 2026, mattina

Nella mattinata di venerdì 23 gennaio 2026, a tenere banco in Consiglio Grande e Generale è il caso del cittadino sammarinese condannato per episodi di abusi su minori, con la presentazione da parte delle opposizioni di un progetto di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta su eventuali responsabilità politiche e amministrative. 

Enrico Carattoni (RF), nel presentare la proposta, accusa Governo e Segreteria di un’“inerzia grave, durata oltre un mese”, chiudendo l’intervento con un’accusa secca: “Chi dice no a una commissione di inchiesta ha paura e ha qualcosa da nascondere”.  Il Segretario di Stato Stefano Canti rivendica il percorso seguito, spiega il trasferimento in base alla Convenzione di Strasburgo e insiste che “i cittadini sono sempre cittadini e mantengono i loro diritti anche quando commettono i reati più abietti”, assicurando che sul tema abusi “nessun margine di errore può essere tollerato quando si parla della sicurezza dei bambini”. Canti sostiene che le decisioni non sono state prese “a favore del singolo, bensì con l’unica finalità di garantire un diritto che finora è sempre stato riconosciuto a ogni cittadino. Questo non significa che il Congresso di Stato intenda tutelare chi commette reati efferati: tutt’altro. La volontà di costituire la commissione è la dimostrazione di una chiara scelta politica, quella di trovare una soluzione per il presente e per il futuro”. Luca Lazzari (PSD) riconosce che non esiste “principio giuridico, clausola o convenzione” che attenui la gravità dei fatti, ma difende la scelta di far scontare la pena a San Marino spiegando che “accogliere il trasferimento dell’esecuzione della pena non significa favorire questo soggetto. Non è un premio, non è una concessione, non è un atto di indulgenza”.  Enrico Carattoni (RF), nella replica, ricostruisce date e passaggi e sottolinea che “dal 12 giugno 2025 la Repubblica di San Marino viene formalmente a conoscenza” della condanna ma “non succede nulla fino al 18 giugno”.  Massimo Andrea Ugolini (PDCS) spiega che la maggioranza non sosterrà la commissione parlamentare perché ha già scelto la “commissione tecnico-amministrativa”, puntata a “introdurre immediatamente e con urgenza strumenti cautelari” e norme nuove, e ribadisce che la priorità è mettere subito in sicurezza la collettività più che aprire un fronte di scontro politico.  Sara Conti (RF) ricorda che “da aprile il soggetto lavorava all’asilo nido” e attacca la minimizzazione del rischio; sostiene che “chiedere una commissione di inchiesta non significa formulare accuse preventive, ma esercitare pienamente il ruolo di indirizzo e controllo”.  Gaetano Troina (D-ML) contesta la “commissione tecnico-amministrativa” perché “non esiste alcuna copertura normativa”. “Vorrei sapere – aggiunge -. quale percorso di rieducazione si è pensato per questo condannato qui a San Marino. Cosa gli si farà fare concretamente per comprendere gli errori commessi e per evitare che possano ripetersi?”  Matteo Zeppa (Rete) parla apertamente dell’“elefante nella stanza” e ricorda che “i fatti commessi dal soggetto erano a conoscenza di quattro soggetti sammarinesi esattamente il giorno dopo”, boccia la commissione amministrativa ricordando che “cane non morde cane”.  Il Segretario di Stato Rossano Fabbri definisce il caso “una situazione del tutto peculiare” perché il reato è commesso in Italia e resta a lungo sconosciuto in Repubblica, ammette che “il soggetto ha reso una falsa dichiarazione” e indica come soluzione estendere a “qualsiasi procedimento” l’obbligo per i giudici di informare subito gli uffici.  Antonella Mularoni (RF) accusa il Governo di aver “semplicemente assecondato la volontà del detenuto sammarinese di rientrare”, ricordando che la Convenzione sul trasferimento dei condannati lascia “una valutazione del tutto discrezionale” allo Stato.  Denise Bronzetti (AR) respinge ogni sospetto: “noi non stiamo coprendo proprio un bel niente”, riconoscendo che il vero obiettivo della commissione proposta è “intervenire” normativamente e sulla cooperazione con l’Italia, più che mettere in scena un processo politico. Carlotta Andruccioli (D-ML) rilancia sulla necessità della commissione d’inchiesta, che per l’opposizione è “l’unico strumento e organismo più opportuno” per “fare luce in maniera profonda e completa su tanti aspetti”, dai ritardi nelle comunicazioni tra Italia e San Marino al fatto che, “nonostante una condanna di quel tipo”, il soggetto “continuasse a lavorare per la pubblica amministrazione” ed era “ancora in graduatoria pubblica”. Gian Nicola Berti (AR) parla di “clima malsano” e definisce la proposta dell’opposizione “quanto di più stucchevole si possa fare”, accusandola di essere fissata sulle “responsabilità politiche”. Secondo Berti i mesi persi sulla commissione d’inchiesta lasciano aperto il rischio, chiudendo con un’autocritica verso la maggioranza: “questa è la nostra colpa, quella di aver ascoltato un’opposizione inefficiente”. Emanuele Santi (Rete) parla di “inerzia del Congresso di Stato”, sostiene che “per tre mesi avete cercato solo di mettere la polvere sotto il tappeto” e che il caso fa pensare a un soggetto “magari parente, amico o vicino a qualche politico”. Vladimiro Selva (Libera) chiede che le eventuali responsabilità “vadano assolutamente verificate” e che si correggano i vuoti normativi e di rapporto con l’autorità italiana, perché “avere una persona con questo tipo di problematica e non avere contromisure di nessun genere” in ambito scolastico “è qualcosa che ci lascia assolutamente perplessi e preoccupati”. Invita però a non “portare tutto su un piano politico” e propone di capire prima se ci siano state rogatorie o misure cautelari ignorate. Per Manuel Ciavatta (PDCS) il nodo centrale non è politico ma ordinamentale, legato alle carenze nei flussi informativi tra Italia e San Marino: senza intervenire su questo aspetto, anche oggi un caso analogo rischierebbe di non emergere. Ciavatta sottolinea inoltre che occorre distinguere tra responsabilità amministrative e politiche e invita a superare le accuse reciproche per concentrarsi sulle falle tecniche e procedurali del sistema, perché solo correggendole si può evitare che situazioni simili si ripetano in futuro.

Alle 12.30 la seduta viene sospesa. Riprenderà nel pomeriggio.

comma11: Progetto di legge qualificata “Istituzione di una Commissione d’Inchiesta su presunte responsabilità politiche e/o amministrative relative alle gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori” (presentato dai Gruppi Consiliari Repubblica Futura, Domani – Motus Liberi e Movimento Civico RETE) (I lettura)

Enrico Carattoni (RF): Il progetto di legge qualificata per l’istituzione di una commissione di inchiesta su presunte responsabilità politiche o amministrative relative alla gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori muove dall’esigenza di chiarire i fatti legati alle modalità con cui è stata trattata la vicenda di un cittadino sammarinese condannato in via definitiva per reati a sfondo sessuale in danno di minore, per il quale l’Italia aveva avanzato richiesta di estradizione. I fatti oggetto di questo progetto di legge hanno generato una forte indignazione nell’opinione pubblica. In particolare, la commissione dovrà accertare in quali tempi le autorità della Repubblica di San Marino siano venute a conoscenza della condanna definitiva del soggetto, successivamente arrestato all’estero, e se lo stesso avesse precedenti specifici, oltre a chiarire se il Congresso di Stato e il Segretario di Stato per la Giustizia abbiano operato celermente e nel rispetto delle norme vigenti, e se le relazioni e i documenti prodotti nel corso dei dibattiti consiliari corrispondano al reale accadimento dei fatti.  Questo progetto di legge nasce da un’esigenza forte, scaturita dai fatti dello scorso agosto, quando siamo venuti a conoscenza dell’arresto in Italia di un cittadino sammarinese a seguito di una condanna definitiva per reati gravissimi, reati a sfondo sessuale in danno di minori. A seguito di questa vicenda, almeno per quanto riguarda il nostro gruppo consiliare, abbiamo appreso che l’Italia aveva già da tempo presentato una domanda di estradizione e che l’iter giudiziario sviluppatosi nei quattro o cinque anni precedenti all’arresto non aveva determinato alcuna reazione o perplessità da parte delle autorità della Repubblica di San Marino.  A seguito della forte presa di posizione delle opposizioni e anche della cittadinanza, che ha indetto una protesta pacifica davanti a Palazzo Pubblico, nel dibattito consiliare del 15 settembre il Segretario di Stato è intervenuto con una relazione che ha cercato di porre rimedio alle numerose lacune denunciate. Il primo fatto rilevante è che, leggendo quella relazione insieme al nostro referente in Commissione Giustizia, ci siamo accorti che quanto riferito dal Segretario in Commissione e quanto detto in Consiglio erano due versioni differenti, ed era quindi necessario procedere a verifiche per accertare se i fatti si fossero svolti realmente nelle modalità descritte.  C’è poi un altro tema fondamentale, ovvero comprendere per quale motivo vi sia stata un’inerzia così grave, durata oltre un mese, durante la quale le autorità della Repubblica di San Marino non hanno fatto nulla per impedire che questa persona continuasse a circolare liberamente. A ciò si aggiunge una questione ancora più grave: l’impiego lavorativo di questo soggetto, che lavorava nelle scuole come cuoco e ha continuato a svolgere tale mansione fino al giorno dell’arresto, senza che fosse disposto alcun allontanamento o provvedimento cautelare. La Repubblica di San Marino si è comportata come se questa persona non avesse alcun pregiudizio nel lavorare a contatto con minori e nel circolare liberamente sul territorio.  Da un lato è evidente che il Segretario Canti ha tentato, forse anche comprensibilmente, di autoassolversi, ma è altrettanto evidente che vi siano responsabilità di natura colposa nel suo operato, legate ai tempi, alle modalità e a un’inerzia che è stata raccapricciante. Dall’altro lato, però, non può essere lo stesso Segretario o il Congresso di Stato ad autoassolversi, né può bastare una relazione del Tribunale che tenta a sua volta di scaricare le responsabilità. È necessaria una commissione di inchiesta parlamentare, perché è l’unico organismo previsto dal nostro ordinamento con poteri, prerogative, sanzioni e conseguenze per chi riferisce il falso.  All’esito del dibattito, invece, il Governo ha scelto di mettersi sulla difensiva proponendo una commissione amministrativa che non esiste nel nostro ordinamento, priva di qualsiasi potere reale. Si tratta di una soluzione inutile, che non può accedere ai documenti, non ha forza vincolante e non può imporre nulla agli uffici pubblici, perché fondata solo su un atto di indirizzo politico. Se davvero non c’è nulla da nascondere, se davvero non c’è nulla di cui aver paura, allora sarebbe stato lo stesso Segretario a dover proporre l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare con legge qualificata. Chi dice no a una commissione di inchiesta ha paura e ha qualcosa da nascondere. Qual è il problema nel verificare se quanto riferito il 15 settembre sia vero o meno? Qual è il problema nel chiarire se vi siano state inerzie da parte del Congresso di Stato, del Tribunale, degli uffici pubblici e dell’amministrazione nel suo complesso? Qual è il problema nel capire se nei quattro anni precedenti all’arresto qualche autorità fosse già a conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale per reati a sfondo sessuale?  Le risposte a queste domande possono arrivare solo da una commissione di inchiesta parlamentare. Tutto il resto significa inventarsi soluzioni che non esistono nel nostro ordinamento, con l’unico scopo di creare confusione e allargare il campo senza chiarire nulla. Qui il punto è semplice: o si vuole mettere la polvere sotto il tappeto ed evitare un confronto serio su fatti gravissimi, oppure si vuole fare chiarezza. E i fatti gravi non sono solo quelli commessi dalla persona che sta scontando la pena, ma quelli legati all’inadeguatezza dell’amministrazione e della giustizia della Repubblica di San Marino nella gestione di un caso tanto delicato. Chiunque si opponga a questo progetto di legge per fare chiarezza dimostra, di fatto, di avere qualcosa da nascondere.

Segretario di Stato Stefano Canti:  Prima di procedere all’analisi del progetto di legge relativo all’istituzione di una commissione di inchiesta su presunte responsabilità politiche e o amministrative nella gestione di soggetti condannati per abusi sessuali su minori, presentato dai gruppi consiliari di opposizione, ritengo doveroso, a seguito del dibattito svoltosi in quest’aula lo scorso mese di settembre, fornire un aggiornamento al Consiglio Grande e Generale sugli sviluppi che ci hanno visto impegnati in questo ultimo periodo in relazione alla vicenda che ha coinvolto un cittadino sammarinese condannato in via definitiva dall’autorità giudiziaria italiana per violenza sessuale aggravata a una pena detentiva di quattro anni e quattro mesi, oltre a ulteriori pene accessorie.  Come noto, il 18 settembre scorso il Consiglio Grande e Generale ha approvato a maggioranza un ordine del giorno conclusivo del dibattito, a seguito del riferimento del sottoscritto per conto del Congresso di Stato sulle vicende recenti di abusi sessuali su minori, impegnando il Congresso stesso a nominare una commissione tecnico-amministrativa composta da tre membri, due indicati dai gruppi di maggioranza e uno dai gruppi di opposizione, chiamata a redigere una relazione sui punti elencati nello stesso ordine del giorno. Il 28 ottobre scorso, su proposta del sottoscritto, è stata convocata la Commissione per gli affari di giustizia con all’ordine del giorno un apposito comma che prevedeva l’audizione del Presidente del Tribunale per un riferimento sulla vicenda. In tale occasione il Presidente Canzio ha fornito ai membri della Commissione un riferimento generale, suggerendo alcune possibili misure utili per evitare che casi simili possano verificarsi in futuro.  In particolare ha proposto alla politica di introdurre misure amministrative di prevenzione nelle more delle procedure di estradizione, una sorta di fermo amministrativo preventivo del soggetto, non essendo possibile prevedere una misura giudiziaria cautelare diversa, con l’obiettivo non di reprimere il reato già commesso, ma di prevenire eventuali pregiudizi che il reo potrebbe arrecare con la propria attività, tenuto conto del precedente per il quale è stato condannato all’estero. Ha inoltre invitato a riflettere sull’opportunità di prevedere un ampliamento dell’estradabilità dei cittadini sammarinesi, oggi limitata a specifiche fattispecie legate al terrorismo e all’eversione dell’ordine costituzionale, anche per delitti particolarmente gravi ed efferati quali la violenza di genere, gli abusi su minori, la pedofilia e i delitti di sangue.  Un’ulteriore raccomandazione rivolta alla politica riguarda il rafforzamento dell’obbligo di lealtà e fedeltà alla Repubblica, anche alla luce della falsa dichiarazione resa in sede di autocertificazione al momento dell’assunzione presso la pubblica amministrazione da parte del soggetto interessato. In questo senso è stato suggerito di inasprire le sanzioni penali e amministrative per chi rilascia false dichiarazioni ai fini dell’assunzione nella pubblica amministrazione, nonché di valutare l’introduzione di una conferma o di un aggiornamento annuale di tali certificazioni.  In data 6 novembre scorso è pervenuta alla Segreteria di Stato per la Giustizia una comunicazione del Ministero della Giustizia della Repubblica Italiana, Dipartimento degli Affari di Giustizia – Direzione degli Affari Internazionali e della Cooperazione Giudiziaria, relativa alla richiesta di trasferimento nella Repubblica di San Marino di Steven James Raul ai sensi della Convenzione di Strasburgo del 21 marzo 1983. Con tale comunicazione il Ministero italiano ha chiesto di trasmettere, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1 della Convenzione, copia delle disposizioni di legge della Repubblica di San Marino che prevedono come reato i fatti per i quali il soggetto è stato condannato in Italia, nonché la dichiarazione prevista dall’articolo 9, paragrafo 2 della medesima Convenzione, unitamente a copia del certificato attestante il possesso della cittadinanza sammarinese.  È stato inoltre rilevato che il Ministero della Giustizia della Repubblica Italiana si è avvalso della facoltà prevista dall’articolo 3, paragrafo 3 della Convenzione di Strasburgo, escludendo la procedura di conversione della pena di cui agli articoli 9, paragrafo 1 e 11, chiedendo pertanto che la pena detentiva, le pene accessorie e le misure di sicurezza inflitte al soggetto vengano scontate integralmente nel nostro Paese, qualora venga accertato il trasferimento da parte della Repubblica di San Marino. Tale comunicazione è stata prontamente trasmessa al Tribunale per un riferimento e per l’acquisizione di tutti gli atti richiesti dalla parte italiana.  In data 24 novembre scorso si è tenuta un’ulteriore seduta della Commissione per gli affari di giustizia, richiesta appositamente dal sottoscritto, per riferire alla politica in merito alla nota pervenuta dal Ministero della Giustizia italiano. In tale occasione ho ritenuto opportuno informare, oltre al Congresso di Stato, anche la Commissione di Giustizia, al fine di conoscere gli orientamenti sia della maggioranza sia dell’opposizione su tali sviluppi. In data 3 dicembre scorso è pervenuta alla Segreteria di Stato per la Giustizia e alla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri una nota dell’avvocato di Steven James Raul, con la quale viene rappresentato l’attuale stato detentivo del medesimo e si sollecita un riscontro alla richiesta di trasferimento nella Repubblica di San Marino per l’esecuzione della pena ai sensi della Convenzione di Strasburgo. Con tale nota è stata colta l’occasione per rappresentare al Governo come il detenuto, in due occasioni, sia stato aggredito da un altro detenuto e abbia dovuto ricorrere al personale di infermeria per le cure del caso e come, presumibilmente anche a causa di carenze di personale e risorse dell’amministrazione penitenziaria italiana, non gli sia stata ancora garantita la concessione e il dovuto supporto psicologico, richiesto già al suo ingresso in carcere. L’episodio di violenza nei confronti di Steven James Raul all’interno del carcere di Pesaro è stato confermato dallo stesso diretto interessato. L’avvocato conclude la propria nota chiedendo di accogliere la domanda di trasferimento del detenuto presso un carcere del territorio della Repubblica di San Marino alla luce degli obblighi internazionali assunti anche dal nostro Paese con la sottoscrizione e la ratifica della Convenzione di Strasburgo del 1983.  Alla luce di questa ulteriore nota, il sottoscritto ha nuovamente informato e aggiornato la Commissione Giustizia nella seduta dell’11 dicembre, seduta conclusasi senza un indirizzo politico condiviso sulla questione, poiché la decisione spetta unicamente al Governo. Sulla base dei numerosi incontri svolti e di quanto emerso, ho quindi sottoposto la questione all’analisi del Congresso di Stato che, nella seduta del 13 gennaio scorso, ha deliberato, trattandosi di un cittadino sammarinese, di accettare il trasferimento nella Repubblica di San Marino di Steven James Raul ai sensi della Convenzione del 21 marzo 1983, precisando che l’esecuzione della pena avverrà ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, lettera A della Convenzione, quindi senza possibilità di conversione o riduzione del quantum di pena, conformemente alla dichiarazione resa dallo Stato di condanna: pena detentiva fino al termine previsto del 22 dicembre 2027, oltre alle pene accessorie e alle misure di sicurezza previste nella sentenza di condanna.  Rispetto a tale decisione intendo sottolineare come la volontà del Congresso di Stato sia stata quella di deliberare in questo senso considerando la circostanza che il detenuto, per quanto grave e riprovevole sia il reato per cui è stato condannato, è comunque un cittadino della Repubblica di San Marino. Parallelamente, nella medesima seduta, il Congresso di Stato, con ulteriore delibera, ha proceduto alla costituzione di una commissione tecnico-amministrativa composta dall’avvocato Daniele Chirubini e dall’avvocato Zanna Borgagni quali rappresentanti dei gruppi consiliari di maggioranza. Spiace rilevare che i gruppi consiliari di opposizione, nonostante le numerose richieste formulate, non abbiano fatto pervenire alcun nominativo, circostanza che avrebbe certamente potuto fornire un ulteriore contributo tecnico.  La commissione così composta sarà chiamata a redigere una relazione sulle linee direttrici in attuazione dell’ordine del giorno approvato dal Consiglio Grande e Generale nella seduta del 18 settembre 2025, ovvero: verificare la possibilità di introdurre, anche con modalità d’urgenza, misure amministrative di prevenzione per esigenze indifferibili di tutela della collettività, in particolare nelle more della procedura di estradizione; verificare la necessità di modificare le sanzioni penali e amministrative a carico di coloro che rilasciano false dichiarazioni o omettono di dichiarare fatti rilevanti concernenti il proprio status ai fini dei concorsi per posti di lavoro nella pubblica amministrazione; predisporre un provvedimento normativo per includere l’articolo 173 tra i reati a giurisdizione extraterritoriale, stabilendo che il cittadino sammarinese autore, fuori dal territorio dello Stato, del misfatto previsto da tale articolo sia punibile secondo il codice penale sammarinese; svolgere una ricognizione completa dell’attuale disciplina e delle prassi operative, nonché dei flussi informativi interni ed esterni, anche in relazione ai profili di riservatezza e segretezza delle informazioni, ricostruendo la sequenza temporale degli atti e la tracciabilità delle decisioni, al fine di elaborare una mappatura puntuale della procedura che evidenzi eventuali criticità o gap procedurali ed eventualmente profili di responsabilità operative di natura organizzativa e informativa; introdurre infine il divieto di assunzione di incarichi e impieghi nella pubblica amministrazione per coloro che sono stati condannati per reati sessuali a danno di minori.  Nello svolgimento del proprio incarico la commissione tecnico-amministrativa potrà avvalersi del supporto dei funzionari degli uffici della pubblica amministrazione e potrà accedere ad atti e documenti, anche riservati, in possesso della pubblica amministrazione, dell’Avvocatura dello Stato, del Congresso di Stato e delle forze dell’ordine, nonché consultare i responsabili di tutti gli uffici pubblici. Al termine dei lavori dovrà sottoporre la propria relazione al Consiglio Grande e Generale, per il tramite della Segreteria Istituzionale, per i relativi adempimenti nella prima seduta utile.  Per le considerazioni finali, devo rilevare che anche su temi riguardanti i diritti dei cittadini sammarinesi la politica appare profondamente divisa. Ritengo che la questione del trasferimento del condannato non possa ridursi a valutazioni di mera opportunità politica. Stiamo parlando di un cittadino sammarinese che, in base alle norme vigenti, ha il diritto di richiedere il trasferimento della pena nella Repubblica di San Marino. I cittadini sono sempre cittadini e mantengono i loro diritti anche quando commettono i reati più abietti, come nel caso di specie. Un trattamento differenziato avrebbe potuto creare un pericoloso precedente, in quanto fino ad oggi tali decisioni sono sempre state assunte ritenendo prioritario riconoscere al cittadino sammarinese la possibilità di scontare la pena nel proprio Stato.  Accogliere la richiesta di trasferimento di un cittadino detenuto in un Paese straniero significa dare piena attuazione agli accordi e alle convenzioni internazionali sottoscritte dalla Repubblica di San Marino, nel rispetto della certezza del diritto e della legalità internazionale. Comprendo e rispetto chi ha un’opinione diversa dalla mia o da quella del Congresso di Stato, ma desidero ribadire che la decisione non è stata presa a favore del singolo, bensì con l’unica finalità di garantire un diritto che finora è sempre stato riconosciuto a ogni cittadino. Questo non significa che il Congresso di Stato intenda tutelare chi commette reati efferati: tutt’altro. La volontà di costituire la commissione è la dimostrazione di una chiara scelta politica, quella di trovare una soluzione per il presente e per il futuro.  Vi invito poi a un’ulteriore riflessione: lasciare che James scontasse per intero la pena all’estero non avrebbe consentito di impostare un vero percorso di rieducazione né di mettere in campo quegli strumenti di controllo e di sicurezza che, una volta uscito dal carcere, gli saranno applicati. Qualora non fosse stato accolto il trasferimento, James, scontata la pena all’estero, senza una condanna emessa a San Marino, da cittadino libero avrebbe potuto rientrare nel nostro Paese e, in tale veste, porre in essere comportamenti che oggi siamo invece in grado di monitorare e impedire proprio perché la pena verrà eseguita qui.  La costituzione della commissione tecnico-amministrativa intende dare una testimonianza concreta della volontà condivisa di non abbassare mai la guardia e di continuare a garantire il massimo impegno, rigore e trasparenza in un settore di particolare complessità e delicatezza. Nessun margine di errore può essere tollerato quando si parla della sicurezza dei bambini e ogni lacuna, come quella emersa nel caso in oggetto, sarà affrontata con determinazione affinché non possa più ripetersi. In questo contesto la commissione tecnico-amministrativa non rappresenta un mero adempimento formale, ma uno strumento essenziale di verifica, analisi e proposta. Da essa il Governo e il Consiglio Grande e Generale si attendono un lavoro rigoroso, indipendente e puntuale, capace di individuare responsabilità, criticità e lacune del sistema e di formulare indicazioni operative affinché lo Stato si doti di strumenti ancora più efficaci di prevenzione, controllo e tutela. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni e la capacità della Repubblica di garantire che episodi di tale gravità non abbiano mai più a ripetersi. Concludo riferendo che, alla luce delle informazioni fornite e delle considerazioni finali espresse, si ritiene che il progetto di legge presentato dalle forze politiche di opposizione, relativo alla richiesta di istituire una commissione di inchiesta, non sia accoglibile, non rappresentando la soluzione del caso né una risposta adeguata alle esigenze presenti e future della Repubblica di San Marino.

Luca Lazzari (PSD): È una vicenda che ha scosso soprattutto i genitori, le famiglie e chi ogni giorno affida i propri figli a scuole, associazioni e ambienti educativi, pensando giustamente che siano luoghi sicuri. Siamo di fronte a reati gravissimi che colpiscono chi non ha strumenti per difendersi e non esiste principio giuridico, clausola o convenzione che possa attenuare questo dato.  Detto questo, credo che il compito della politica non sia fermarsi all’indignazione, ma trasformarla, se possibile, in responsabilità. Ed è qui che entra il tema del trasferimento dell’esecuzione della pena, che arriva al termine di una vicenda che credo sia utile ripercorrere brevemente. Come sappiamo, mesi fa l’Italia ha avanzato una richiesta di estradizione nei confronti di un cittadino sammarinese condannato in via definitiva per questi reati. Quella richiesta è stata respinta non per una valutazione sul merito dei fatti, ma per una riserva che San Marino ha posto alla Convenzione europea di estradizione, una riserva molto precisa che consente l’estradizione dei cittadini sammarinesi solo per reati di terrorismo. È una clausola che ha una sua ragione storica e politica, legata alla sovranità dello Stato e alla tutela dei propri cittadini, ma questa vicenda ci ha mostrato con grande evidenza anche il suo limite, perché agire formalmente nel rispetto delle regole non significa automaticamente garantire la protezione della collettività.  Proprio per questo, consapevoli che questa vicenda non può essere archiviata come un incidente, il Consiglio ha scelto di approvare un ordine del giorno che impegna il Congresso di Stato alla nomina di una commissione tecnico-amministrativa. Questa scelta non è una scorciatoia. La commissione serve soprattutto a ricostruire in modo ordinato e responsabile la sequenza degli atti, i flussi informativi, le prassi operative, per individuare criticità e responsabilità di natura organizzativa, e per capire dove il sistema ha fallito e come correggerlo.  È una scelta diversa da quella di una commissione di inchiesta politica, ma non per paura della verità. La politica, quando istituisce commissioni di inchiesta, lo sappiamo, lo fa sempre con obiettivi di parte e, in casi come questo, il rischio, a mio parere, è quello di fare ulteriormente male alle vittime. L’accertamento delle responsabilità personali, penali o disciplinari spetta al Tribunale, che è il luogo naturale, competente e garantito per farlo. Alla politica spetta un altro compito, rafforzare le regole, chiudere i vuoti, costruire strumenti che impediscano il ripetersi di ciò che è accaduto. Ed è esattamente questo il senso della commissione: non coprire ma correggere, non spettacolarizzare ma proteggere.  È dentro questo quadro di responsabilità istituzionale e di rispetto per la delicatezza dei fatti che va collocato anche il passaggio successivo della vicenda, ovvero la richiesta di trasferimento dell’esecuzione della pena. Io capisco perfettamente quello che molti cittadini stanno pensando: prima abbiamo negato l’estradizione, ora accogliamo il trasferimento della pena. E allora la domanda è inevitabile: lo stiamo favorendo, lo stiamo aiutando? Se non affrontiamo questa domanda con onestà, perdiamo il contatto con la gente. La verità è che questa scelta non nasce da una valutazione discrezionale del Governo sul destino di questo condannato, ma dalle convenzioni internazionali che San Marino ha liberamente firmato e che impegnano lo Stato non solo verso gli altri Paesi, ma verso se stesso.  Quando uno Stato firma una convenzione si vincola in astratto, poi però arriva la realtà e quando la realtà è fatta di reati di questo tipo, di abusi sui minori, la prima reazione umana non è giuridica, è rabbia, è ripulsa, è il desiderio che chi ha fatto certe cose sparisca il più lontano possibile. Ma uno Stato non può agire sull’istinto, deve agire sulla responsabilità. Ed è qui che va rovesciato il senso di questa vicenda: accogliere il trasferimento dell’esecuzione della pena non significa favorire questo soggetto. Non è un premio, non è una concessione, non è un atto di indulgenza. È una decisione con cui lo Stato sammarinese dice una cosa molto chiara: questa pena ce la assumiamo noi e faremo in modo che venga scontata per intero, fino all’ultimo giorno, senza scorciatoie e senza trattamenti di favore.  È importante dirlo anche perché il trasferimento è avvenuto con il consenso dello Stato italiano, che ha chiesto espressamente che la pena resti integra, e così dovrà essere. Questo è un impegno che il Governo si è assunto ed è un impegno pesante, non leggero.

Enrico Carattoni (RF): Qui non stiamo parlando delle vicende successive al 28 agosto 2025, cioè all’arresto del cittadino sammarinese condannato in Italia per fatti di abusi sessuali, né stiamo parlando della consegna del cittadino sammarinese da parte della Repubblica Italiana a San Marino. Se questo è previsto, come lo è, da una convenzione internazionale, ben venga. Non è un tema sul quale io mi interrogo e non è il tema che deve stare al centro di questo dibattito, perché qui si apre un altro discorso che riguarda l’espiazione della pena di un condannato, per carità per reati gravissimi, ma che, se ha dei diritti come qualsiasi condannato, devono essere rispettati. Non è questa la questione sulla quale dobbiamo farci trascinare.  Il tema è un altro. Il tema è perché nessuno di coloro che sono intervenuti finora si è espresso sulla necessità o meno di istituire una commissione di inchiesta. Perché dite no alla commissione di inchiesta? Qual è il motivo? Non parliamo adesso della consegna del detenuto dall’Italia a San Marino. Ci sono dei fatti chiari che ora vi ripercorro rapidamente. Il 24 aprile 2025, ci dice il Segretario Canti nel dibattito di settembre, viene emessa in Italia l’ordinanza di arresto nei confronti del cittadino sammarinese di cui stiamo parlando. Il 12 giugno, dopo una serie di ricerche svolte in ambito italiano, viene attivata Interpol e il 18 giugno viene inoltrata, con modalità peraltro sbagliate, la richiesta di estradizione da parte dell’Italia verso la Repubblica di San Marino. Quindi dal 12 giugno 2025 la Repubblica di San Marino viene formalmente a conoscenza del fatto che un proprio concittadino, che lavora nelle scuole, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per reati a sfondo sessuale in danno di minori. Che cosa succede dal 12 giugno? Non succede nulla fino al 18 giugno. Già qui uno dovrebbe chiedersi: nel momento in cui arriva una notizia del genere, non dovrebbe essere data la massima priorità alla vicenda? Lasciamo stare se la richiesta sia rituale o irrituale, poi l’iter dell’estradizione si vedrà, ma non ti interroghi nemmeno per capire chi è questa persona, cosa fa, dove lavora, se ha ruoli a contatto con i minori, se lavora nelle scuole, nell’oratorio, nello sport? In una comunità piccola come la nostra, possibile che a nessuno si accenda una lampadina per dire che forse c’è qualcosa che non funziona? No, niente. Si va avanti e il 30 giugno 2025, sempre secondo quanto riferito dal Segretario Canti, viene trasmessa la richiesta di estradizione al Tribunale. Ma qui si apre il primo quesito: che cosa ha fatto il Segretario di Stato per la Giustizia, e il Governo, dal 12 al 18 giugno 2025? Ha assunto iniziative? Ha chiesto informazioni? Ha trasmesso comunicazioni alla pubblica amministrazione per capire quale fosse il ruolo di questa persona? Questo è un punto di domanda, e lo possiamo chiarire solo con una commissione di inchiesta. Magari ci dirà che si è attivato, che ha fatto qualcosa, o ci spiegherà quali accertamenti tecnici erano necessari per assumere o non assumere determinate iniziative.  Poi c’è il tema centrale. Il 2 luglio 2025, ci dice il Segretario di Stato Canti, viene informato tutto il Congresso di Stato del fatto che un cittadino sammarinese è stato condannato in via definitiva per questi reati. Anche qui, esiste il verbale del Congresso? È vero o non è vero? Ci sono state versioni differenti. È possibile che su dieci persone che rappresentano di fatto il settanta per cento del Paese nessuno si sia posto il problema di dire che, al netto dell’estradizione, poteva esserci un problema immediato? Anche perché l’Italia aveva chiesto l’estradizione unitamente all’applicazione di una misura personale nel frattempo, segno che aveva valutato l’esistenza di pericoli imminenti, che fossero di fuga o di reiterazione del reato. Questo aspetto non viene mai chiarito.  Veniamo poi a sapere che questi fatti sono stati commessi in un camp nel quale erano presenti anche cittadini sammarinesi. Io mi chiedo e vi chiedo almeno una risposta chiara sul rigetto o meno di questa commissione di inchiesta.

Massimo Andrea Ugolini (PDCS): È una prima lettura e come tale il regolamento prevederebbe solamente richieste di informazione e chiarimenti e risponderò quindi alla domanda che ha posto il consigliere Carattoni. Le motivazioni per cui noi non sosterremo la richiesta di una commissione di inchiesta in verità le avevamo già annunciate nel dibattito che si è svolto appositamente sulla vicenda che riguardava Steven James Raul qualche mese fa, dopo l’ampio riferimento svolto dal Segretario di Stato Canti, che ha aggiornato anche oggi con un ulteriore riferimento. Noi, a fronte di quanto emerso, abbiamo ritenuto comunque, con l’ordine del giorno finale, di istituire una commissione tecnico-amministrativa, di cui come maggioranza abbiamo già individuato gli esperti legali che devono lavorare all’interno di questo gruppo di lavoro, di questa commissione amministrativa, che deve verificare quali sono stati tutti gli accadimenti in sequenza che si sono verificati in questa vicenda e soprattutto, come è stato detto più volte e come è iscritto anche nell’ordine del giorno, vi è la necessità di introdurre delle misure amministrative cautelari che possano prevedere la possibilità di mettere in sicurezza la collettività rispetto ad accadimenti gravi come quelli che sono successi, anche se alcuni di questi fatti sono avvenuti al di fuori del territorio della Repubblica di San Marino.  Quindi, nel momento in cui le leggi attualmente non consentono la possibilità di concedere l’estradizione, quantomeno occorre dotarsi di strumenti cautelari per dare alle autorità competenti strumenti utili a mettere in sicurezza la collettività rispetto a condotte che possono essere problematiche, violente o, appunto, abusi molto gravi. Da questo punto di vista, a noi non interessa in questa fase andare a verificare con la prontezza e l’immediatezza che proponete voi, perché la commissione di inchiesta richiesta è una commissione di carattere politico. A noi interessa invece capire subito, dal punto di vista amministrativo, come poter intervenire, quali strumenti mettere immediatamente nelle mani delle autorità, anche attraverso l’azione di progetti di legge se necessario, per sistemare quegli aspetti che in questa vicenda, pur non avendo ancora tutti gli elementi in mano, mostrano già delle lacune all’interno del nostro ordinamento.  Quindi la nostra volontà è, a questo punto, chiedere anche alle forze di opposizione di indicare il loro membro all’interno della commissione amministrativa e di dare immediatamente esecutività a questa commissione tecnico-amministrativa, composta da esperti giuridici e legali, affinché possa verificare tutto l’accaduto e anche le condotte eventualmente tenute all’interno di questa vicenda, per capire se vi siano aspetti da migliorare. Ma la priorità, per noi, è introdurre immediatamente e con urgenza strumenti cautelari ed elementi normativi che possano garantire maggiormente la collettività di fronte ad avvenimenti gravi come quelli che si sono generati con questa vicenda.

Sara Conti (RF): Per rispondere a quanto ha appena detto il capogruppo della Democrazia Cristiana, vorrei dire che questo tipo di dibattito, e nemmeno la richiesta che stiamo discutendo di istituire una commissione di inchiesta, può essere ridotta a una polemica politica. Perché qui, cari colleghi, è in gioco la responsabilità delle istituzioni e la capacità del nostro Stato di proteggere i soggetti più vulnerabili. E su questo punto, evidentemente, e lo dico chiaramente perché emerge dalla ricostruzione dei fatti, ci sono state delle forti lacune, e la nostra preoccupazione è che ce ne possano essere ancora.  Infatti, fino al momento dell’arresto il soggetto ha lavorato a contatto con minori perché, ricordiamolo ed è anche scritto nella risposta a una nostra interpellanza, da aprile il soggetto lavorava all’asilo nido, quindi per tutto il periodo fino all’arresto, avvenuto ad agosto. In questa finestra temporale sono però accaduti due fatti che non possiamo ignorare e che non possono non preoccuparci: a giugno è arrivata la notizia della richiesta di estradizione al Segretario di Stato per la Giustizia Canti e il 3 luglio egli stesso ha dichiarato di averne riferito in Congresso di Stato.  Noi quindi ci chiediamo, e davvero facciamo fatica a capire, come sia possibile che vi stiate rifiutando di voler accertare eventuali responsabilità, omissioni o negligenze, perché non si è ritenuto necessario chiedersi dove lavorasse questo soggetto, con chi fosse a contatto, chi fosse realmente, visto che nel nostro Paese si sa tutto di tutti. Ci stupiamo sinceramente che nel momento in cui viene portato in Congresso di Stato un episodio così grave, riguardante un soggetto condannato in via definitiva per violenza sessuale aggravata plurima su minori, non ci si sia chiesti chi fosse questa persona. Io credo che, tra l’altro, qualcuno forse lo conosceva, ma in ogni caso ci si sarebbe dovuti porre immediatamente il problema di verificare se il soggetto lavorasse nella pubblica amministrazione e, se sì, in quali contesti.  Qui non possiamo fare finta di niente, perché nessuno crede che in un Paese dove basta che succeda qualcosa a Dogana perché lo sappiano subito anche a Città, nessuno sapesse che questo soggetto lavorava in un asilo nido. E non ci venite a dire, perché davvero ci alteriamo, che chi lavora nelle cucine non è a contatto con i bambini, perché questa è una falsità enorme. Allora, cari colleghi, chiedere una commissione di inchiesta non significa formulare accuse preventive, ma significa esercitare pienamente il ruolo di indirizzo e controllo che il Parlamento, che noi tutti, siamo chiamati a svolgere. Significa verificare se vi siano state omissioni o responsabilità politiche o amministrative che abbiano contribuito a creare un contesto di rischio inaccettabile, e dovrebbe essere inaccettabile anche per voi.  Con quale giustificazione potete dirci oggi che non ritenete necessario capire e indagare se vi siano state responsabilità o omissioni anche di carattere politico, considerando che la notizia è giunta in Congresso di Stato già il 3 luglio 2025 e che l’arresto è avvenuto solo a fine agosto? Di fronte a una vicenda che tocca la tutela dei minori e la credibilità stessa delle istituzioni, badate bene, la trasparenza non è una scelta facoltativa, ma un dovere che tutti noi abbiamo.

Gaetano Troina (D-ML): La proposta delle forze di opposizione di istituire una commissione di inchiesta non ha una finalità puramente repressiva, come si vorrebbe far credere, ma ha la bontà, e di questo siamo fortemente convinti, di fornire una copertura normativa a una commissione che si occupi di verificare puntualmente come sono andate le cose e che soprattutto abbia dei poteri conferiti dalla legge per poterlo fare. Una delle grandi criticità della commissione tecnico-amministrativa che ci proponete, e per la quale abbiamo più volte manifestato perplessità, deriva proprio da questo aspetto, ovvero dal fatto che non esiste alcuna copertura normativa per l’attività che dovrebbe svolgere, perché si basa esclusivamente su un ordine del giorno approvato dall’aula, che non costituisce una base normativa.  Oltretutto l’avete chiamata commissione tecnico-amministrativa, ma di amministrativo non c’è nulla, perché è composta da due liberi professionisti che non svolgono attività all’interno della pubblica amministrazione e che quindi, in mancanza di una copertura normativa, avranno inevitabilmente difficoltà a richiedere informazioni, documenti riservati e quant’altro alle forze dell’ordine e agli uffici della pubblica amministrazione, come avete indicato. Sulla base di cosa? Io mi immagino, ad esempio, il Corpo della Polizia Civile che riceve una richiesta di documentazione da questa commissione amministrativa e che potrebbe legittimamente rispondere chiedendo chi siano questi soggetti e su quale base giuridica avanzino tali richieste. C’è poi un’ulteriore criticità. Una commissione tecnico-amministrativa composta, allo stato attuale, da due liberi professionisti, come può valutare l’operato del Congresso di Stato, quando l’opposizione sostiene che proprio il Congresso di Stato abbia commesso lacune e non abbia agito tempestivamente? Si crea un corto circuito che non funziona. È per questo che serve una commissione parlamentare, perché solo il Consiglio può verificare e accertare, con pieni poteri, se vi siano state anche responsabilità dei Segretari di Stato. In questo modo, invece, si esclude di fatto il Congresso di Stato dalla valutazione e si guarda solo se altri abbiano sbagliato, quando quegli altri hanno agito sulla base delle decisioni del Congresso di Stato. Ci sono poi altri due temi che vorrei toccare, anche alla luce della relazione che ci ha letto il Segretario. Il Segretario ci ha detto che far scontare la pena in Italia non avrebbe consentito di verificare il percorso di rieducazione del condannato e che non avremmo potuto tenerlo sotto controllo. Prendiamo per buono questo assunto. Io però vorrei sapere quale percorso di rieducazione si è pensato per questo condannato qui a San Marino. Cosa gli si farà fare concretamente per comprendere gli errori commessi e per evitare che possano ripetersi? Lo chiedo perché in Italia, diversamente, esistono strutture specifiche dove un condannato può intraprendere un percorso di rieducazione, anche senza essere conosciuto, lavorando serenamente su se stesso senza il giudizio della comunità che lo ha stigmatizzato.  La rieducazione funziona solo se una persona può mettersi in discussione senza essere continuamente giudicata. Se invece lo portiamo qui, in un Paese dove tutti conoscono tutti, come potrà essere serenamente rieducato? E soprattutto dove lo rieduchiamo? Quali strutture esistono nella Repubblica di San Marino per casi come questo? Questo è un problema enorme che non avete considerato. E quindi, quando nelle relazioni si afferma che nessun margine di errore può essere tollerato quando si parla della sicurezza dei bambini, questo non può restare mera retorica, ma deve tradursi in fatti concreti.

Iro Belluzzi (Libera): Alcune brevi considerazioni riguardo a questo comma, a questo dibattito e alla richiesta svolta dalle forze di opposizione di istituire una commissione di inchiesta parlamentare. Credo che tutti sappiamo di trovarci di fronte a un tema estremamente importante, che tocca la sensibilità e il bisogno di sicurezza, soprattutto nei confronti dei minori e delle persone più deboli anche nel contesto sammarinese. Tuttavia il percorso e la richiesta avanzata dalle opposizioni cosa fanno? Vanno a cercare responsabilità in ambito politico quando, seguendo le norme esistenti, i rapporti e le convenzioni sottoscritte, non vi era una copertura né la possibilità di agire in maniera non regolata da parte delle strutture amministrative della Repubblica, del Tribunale o della politica.  Qui sembra che il ragionamento sia che non si poteva non sapere e quindi si doveva agire comunque, inventandosi qualcosa per intervenire al di fuori delle norme. Ma questo non è possibile in uno Stato di diritto, in uno Stato democratico. Andare a speculare su qualcosa che è oggettivamente orribile, orribile nei confronti dei minori, orribile nei confronti della violenza di genere e di tutti i reati che possono essere perpetrati da cittadini sammarinesi al di fuori del nostro territorio, significa dimenticare che la competenza su quei fatti spetta alle istituzioni del luogo in cui i crimini sono stati commessi. L’unico elemento che oggi ha valore è quello che stiamo cercando di innescare e che potrà funzionare solo se ci sarà anche la disponibilità delle forze di opposizione a dare immediatamente avvio alla commissione tecnico-amministrativa.  Questa commissione deve cercare di comprendere e proporre alla politica come colmare quei vuoti, quegli elementi che oggi non consentono di intervenire nel momento in cui si viene a conoscenza dei fatti. E quando si viene a conoscenza dei fatti? Nel momento delle rogatorie. Qui invece ci stiamo fissando sulla volontà di costruire una commissione di inchiesta per un vuoto temporale di quanto? Mi sembra esagerato, perché questa è la dimensione dell’azione sulla quale si vorrebbe intervenire. E mi pare che, per quanto è stato scritto, riferito e risposto, ci si sia attenuti alle convenzioni sottoscritte dalla Repubblica di San Marino, alla non possibilità di estradare il cittadino, e che si sia comunque operato e valutato ciò che poteva essere fatto per mettere in sicurezza la Repubblica da possibili atteggiamenti o azioni del soggetto pregiudicato.  C’è però un elemento che, a mio avviso, esula dall’aspetto politico e dalla responsabilità della politica, dell’amministrazione o degli organi preposti al rispetto delle leggi. Io mi domando cosa sia accaduto dal 2021 ad oggi, perché la comunità non abbia fatto rete, perché chi era a conoscenza dei fatti, chi è stato sentito come testimone dalle procure italiane, non si sia fatto parte attiva, magari con modalità diverse, per attenzionare chi doveva vigilare e chi avrebbe potuto mettere a riparo da possibili azioni del soggetto. Questa è la domanda che mi pongo: perché non è stato fatto? Perché nella nostra comunità, con tutti i vantaggi che una dimensione come la nostra dovrebbe consentire, non si è riusciti a fare rete, a operare al di là di quello che può essere il perimetro strettamente formale delle norme

Maria Katia Savoretti (RF): Finalmente in quest’aula possiamo trattare il nostro progetto di legge che, come forze di opposizione, abbiamo presentato l’11 ottobre, quindi dopo che è rimasto per alcuni mesi nel cassetto. Dopo vari solleciti è stato finalmente portato all’attenzione dell’aula e questo, possiamo dirlo, rappresenta per noi una piccola soddisfazione. È evidente che si tratta di un progetto di legge che nasce a seguito di una vicenda estremamente delicata e molto grave, che riguarda sì un cittadino sammarinese, ma per reati davvero molto seri. Questo progetto di legge, come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, nasce perché vogliamo capire come sono andate le cose, come è stata trattata questa vicenda. A nostro avviso ci sono delle grosse responsabilità, perché non posso sentirmi dire che sono passati pochi mesi dal momento della sentenza definitiva a quello in cui il tema è stato affrontato nel nostro Paese. Da un lato diciamo di voler tutelare i minori e allora, se davvero vogliamo tutelarli, dobbiamo essere in grado di andare oltre giustificazioni che possono forse funzionare sul momento, ma che sinceramente appaiono deboli. Le spiegazioni che ci sono state fornite in precedenza dal Segretario di Stato sono state giustificazioni davvero molto superficiali. Non è possibile che di fronte a un’informazione ricevuta dall’Italia dal Segretario di Stato per la Giustizia siano passati giorni e settimane senza che nessuno all’interno del Governo si attivasse per capire cosa stesse facendo in quel momento il soggetto sammarinese, se svolgesse un’attività lavorativa, dove la svolgesse e con chi. Sappiamo bene che, nel momento in cui è stata emessa la sentenza definitiva, questo soggetto stava svolgendo un’attività a contatto con i minori, e quindi le preoccupazioni che arrivano dalle opposizioni dovrebbero essere anche le vostre.  Quello che chiediamo è molto semplice e lo dice la stessa relazione: vogliamo chiarire i fatti, perché a nostro avviso c’è stata una grande superficialità nella gestione di questa vicenda. Come Paese, di fronte a situazioni così gravi, un atteggiamento diverso e un intervento diverso da parte del Governo e del Segretario di Stato per la Giustizia si sarebbero dovuti assumere. Io faccio davvero fatica a comprendere perché ancora oggi non vi sia la volontà di assumersi determinate responsabilità politiche. Dire semplicemente che è andata così, che la vicenda è stata gestita in maniera superficiale o che c’è stata una svista non è sufficiente. Le date ci sono state fornite dallo stesso Segretario quando ha letto la sua relazione in quest’aula, ma noi non abbiamo neppure la certezza che tutto ciò che è stato detto corrisponda effettivamente alla verità, perché non abbiamo documentazione a supporto. Tuttavia, se prendiamo per buone quelle date, il tempo è passato e qualcosa evidentemente non ha funzionato come avrebbe dovuto, e quindi delle responsabilità esistono.  C’è poi anche un tema di rapporto con la cittadinanza. Quando arriva la prima richiesta di estradizione il Governo risponde di no, oggi il Governo risponde di sì. Anche questo è un atteggiamento che stride e che non è facile da comprendere. Inoltre, come hanno già detto altri colleghi, è giusto rispettare le sensibilità di tutti, ma se riportiamo questo soggetto a San Marino dobbiamo chiederci se abbiamo davvero gli strumenti per il suo reinserimento nella società. Sappiamo bene che lo scopo della pena non è solo punitivo, ma anche rieducativo e di reinserimento. Abbiamo come Paese gli strumenti per aiutare questa persona? Perché non serve a nulla trasferirla da un carcere italiano a quello sammarinese, tenerla chiusa per il tempo previsto dalla sentenza senza accompagnare questo percorso con un reale progetto di recupero. Credo che come Paese dovremmo fare molto di più.  E rispondo infine al capogruppo Ugolini: è evidente che non appoggerete questo progetto di legge perché non volete capire fino in fondo come sono andati i fatti e non volete individuare quelle responsabilità che, a nostro avviso, invece ci sono.

Matteo Zeppa (Rete): Io sono sempre più persuaso di una mia idea che ho già esplicitato anche in interventi precedenti su questo argomento, ossia che siamo di fronte all’elefante nella stanza. È evidente. E lo dico perché ci si dimentica, soprattutto anche nei riferimenti della maggioranza, di quello che erano i riferimenti del Congresso di Stato attraverso la relazione che fece a suo tempo Stefano Canti. Bisognerebbe avere un minimo di onestà intellettuale. Chi è in Commissione Giustizia ha letto ciò che riguarda quei fatti, e la sensazione di trovarsi davanti all’elefante nella stanza in quest’aula consiliare nasce proprio da ciò che tutti i gruppi rappresentati in Commissione Giustizia hanno letto.  Nel momento in cui prima ci viene detto che il Congresso di Stato non ne sapeva niente, ma poi è lo stesso Segretario che nel suo riferimento afferma che a un certo punto, venuto a conoscenza dei fatti, informa il Congresso di Stato, allora io mi chiedo, come ho già detto, che cosa facevano gli altri nove mentre il Segretario riferiva questa cosa. Questa tesi che mi ero costruito, basandomi su ciò che dice il Segretario in un riferimento politico in Consiglio, prende ancora più corpo dopo che in Commissione Giustizia si sono lette determinate cose. E allora, a scanso di equivoci, i fatti commessi dal soggetto erano a conoscenza di quattro soggetti sammarinesi esattamente il giorno dopo che erano stati commessi, esattamente il giorno dopo.  È l’elefante nella stanza perché non è possibile che ci siano tanti organismi che dovrebbero rispondere responsabilmente del non fatto, del non fatto perché qualcuno in questi anni non ha fatto ciò che doveva fare. Questo è plasticamente dimostrato da quello che abbiamo letto in Commissione Giustizia. Ora voi proponete una commissione amministrativa. Dal nostro punto di vista non va bene, per i motivi spiegati dai colleghi Troina e Carattoni. È un punto di vista differente, certo, ma se le responsabilità devono essere accertate lo si deve fare con i canoni di una commissione di inchiesta. Perché, ribadisco, cane non morde cane, caro Segretario, e lei lo sa bene che cane non morde cane. Qui qualcuno ha nascosto qualcosa, c’è di più sotto quello strato che oggi vogliamo mostrare a chi non conosce bene i fatti, e lei lo sa molto bene che c’è di più.  Di fronte a reati di questo genere io credo che ci si debba assumere responsabilmente la responsabilità di andare fino in fondo, non per una battaglia politica, ma perché potrebbe riaccadere, su altre tipologie di reati potrebbe riaccadere. Allora, se voi vi sentite leggeri nel pensare che con una commissione affidata a persone che avete nominato il problema sia risolto, io non posso dire nulla sulle persone, ma state dando loro una delega enorme quando invece a livello politico la questione dovrebbe essere affrontata in modo diverso.  Il problema nasce nel momento in cui abbiamo un reo nelle nostre carceri per tutta la durata della pena e dobbiamo capire quale percorso fargli fare perché dovrà reinserirsi nella società. E io credo che qui emerga un’altra grande deficienza: San Marino non ha le strutture per consentire un vero percorso riabilitativo, ammesso che esista un percorso riabilitativo per reati di questo tipo o per altri.

Segretario di Stato Rossano Fabbri: In questo brevissimo tempo cercherò di fare alcune considerazioni, sia di natura politica sia di natura tecnica, provando anche a bypassare alcuni aspetti e a prendere come base solida le cose che ormai sono acclarate.  Io credo che qui abbiamo tutti i mezzi e le possibilità per identificare chiaramente ciò che non ha funzionato da una parte, ma anche per estrapolare quel mare magnum di ipotesi che, dal mio punto di vista, non hanno un fondamento così solido.  Siamo di fronte a una situazione del tutto peculiare, in cui un reato commesso diversi anni fa sul territorio italiano, che ha visto come vittime minori di nazionalità italiana, è stato perpetrato da un cittadino sammarinese. È un fatto eccezionale e, anzi, di eccezionale c’è anche il fatto che, agli albori della vicenda, non sia stata applicata alcuna misura cautelare e che, diversamente da quanto avviene di solito, né una sentenza di primo grado né una sentenza di appello siano finite subito all’attenzione della pubblica opinione. Se questo fosse accaduto, tanto per dipanare alcune delle domande che sono state poste anche rispetto alla commissione amministrativa, e qui lo dico chiaramente, io sono poco d’accordo in generale con la commissione amministrativa e lo sono ancora meno, anzi sono totalmente in disaccordo, con una eventuale commissione di tipo politico, se fosse stato noto anche solo un rinvio a giudizio, neppure una condanna di primo grado, lo Stato avrebbe già avuto gli strumenti per intervenire.  Il nostro ordinamento, infatti, prevede già la sospensione dalle liste di avviamento al lavoro per reati così gravi qualora la pena in astratto irrogabile sia superiore all’anno. Quindi siamo di fronte a una situazione del tutto eccezionale e non ho difficoltà a dire che, se fosse accaduta internamente, avremmo già avuto meccanismi che funzionano e che funzionano bene, perché il giudice inquirente, come fa quotidianamente, comunica al capo del personale la sussistenza di un reato e il rinvio a giudizio per un reato punibile con pena superiore all’anno, e internamente la posizione viene congelata fino al definitivo. Il problema, in questo caso, è che i fatti sono accaduti sul territorio italiano e non ne siamo venuti a conoscenza.  Qual è allora la prima soluzione che va posta per evitare che questo accada in futuro? Attribuire a tutti i giudici, e non solo al giudice inquirente, il dovere di comunicare ai nostri uffici la sussistenza di qualsiasi procedimento, che si tratti di una rogatoria o di una richiesta di estradizione, come nel caso di specie, affinché si possano verificare le posizioni lavorative e procedere, se del caso, alla sospensione dalle liste. Questo è un aspetto fondamentale perché, poiché oggi la dichiarazione sulla sussistenza di procedimenti è rimessa al cittadino che si iscrive alle liste, e come è accaduto in questo caso la dichiarazione è stata falsa, con questo strumento avremmo potuto scoprirlo immediatamente.  Il soggetto, pur non avendo ancora al tempo un rinvio a giudizio per quei fatti, aveva già un procedimento penale in corso e ne aveva anche un altro. Su questo punto dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato, perché se qualcosa non ha funzionato è proprio nel momento in cui il soggetto ha reso una falsa dichiarazione e gli uffici, avendo riscontri dal tribunale sulla sussistenza di un altro reato, seppur non comportante la sospensione perché la pena non superava l’anno, non sono arrivati comunque ad aprire un procedimento penale per la falsa dichiarazione, che di per sé avrebbe potuto determinare la sospensione dalle liste.  I ragionamenti da fare sarebbero purtroppo molti e il tempo è davvero poco, ma voglio fare ancora qualche considerazione rispetto alle domande poste alla commissione amministrativa. Credo che per le persone indicate sarà molto semplice rispondere, perché alcune richieste non hanno una reale sostanza giuridica. Quando si chiede di inserire l’articolo 173 tra i reati procedibili a prescindere dal luogo di commissione, bisogna ricordare che l’articolo 173 è già inserito tra quei reati, perché lo prevede l’ultimo comma dell’articolo 6.

Antonella Mularoni (RF): Noi siamo preoccupati e avremmo voluto una commissione di inchiesta non perché la commissione di inchiesta debba avere finalità condannatorie, ma perché ritenevamo opportuno che questo Consiglio ricostruisse tutte le eventuali responsabilità proprio per adottare i migliori presidi per il futuro. Tra l’altro, Segretario, il suo collega di Governo ha appena affermato che la commissione amministrativa, di fatto, serve a ben poco, quindi è evidente che si mette qualcosa per dire “facciamo qualcosa”, ma sapendo benissimo che un vero approfondimento, un vero ragionamento condiviso in quest’aula, non lo si vuole fare perché verrebbero alla luce una serie di questioni che non sono state affrontate come avrebbero dovuto essere affrontate fin dall’inizio.  Premesso che nel caso di specie la Convenzione di estradizione non c’entra nulla, perché questo soggetto si è recato volontariamente in Italia e quindi il tema dell’estradizione era già chiuso, come peraltro aveva detto anche il Segretario Fabri nella scorsa sessione consiliare. Segretario, lei oggi per giustificarsi dice che, siccome abbiamo fatto una dichiarazione nella Convenzione in materia di estradizione, avete ritenuto di accogliere la richiesta dell’avvocato di questa persona. Voi avete deciso come Governo, e ho notato sia nelle dichiarazioni dell’avvocato del detenuto sia nelle vostre un’estrema vaghezza, perché citate la Convenzione del 1983 senza nemmeno dire quale. Quella Convenzione, tra l’altro, è una Convenzione che rimette la decisione agli Stati: è uno Stato che chiede all’altro il trasferimento di un detenuto. Ora, siccome voglio sperare che come Governo di San Marino abbiate fatto una richiesta formale, di fatto avete semplicemente assecondato la volontà del detenuto sammarinese di rientrare, cosa comprensibile, perché è evidente che stare a San Marino è diverso che stare in un carcere italiano. Tuttavia avete comunque compiuto una valutazione del tutto discrezionale.  E allora, andando anche contro la valutazione che aveva fatto il Segretario Fabbri nella scorsa sessione, voi oggi ritenete che la dichiarazione apposta alla Convenzione in materia di estradizione vada confermata e anzi volete fare un passo ulteriore. Poi parlate di questioni umanitarie. Ora, è chiaro che l’Italia non è un Paese dove esiste la pena di morte o situazioni estreme, ma sappiamo tutti che nelle carceri italiane i pedofili non sono certo benvoluti. Questa è la scelta che avete fatto. E voi non volete approfondire perché, come ha detto il collega Carattoni, non volete spiegare alla cittadinanza che ci sono state evidenti lacune.  Noi vogliamo comunque cogliere questo momento e avremmo voluto farlo con una commissione di inchiesta. Useremo in ogni caso tutti gli strumenti a nostra disposizione per migliorare l’assetto attuale, perché esistono evidenti lacune anche comportamentali che si sono manifestate da parte della politica e forse non solo, e che non possono più ripetersi. Intanto, sulle autocertificazioni, gli uffici competenti possono, e in alcuni casi già lo fanno, verificare immediatamente con il Tribunale se quanto dichiarato risponde al vero. Potremmo iniziare, ad esempio, a prevedere che nelle scuole, quando il personale presenta le autocertificazioni, venga subito chiesto al Tribunale se queste siano veritiere, almeno nei settori particolarmente sensibili dove vi è contatto con i minori. Se non vogliamo farlo in tutti i settori, facciamolo almeno in quelli strategici. Questo è un passo che dobbiamo compiere.  Le annuncio inoltre che, come opposizione, abbiamo individuato un nominativo per la commissione amministrativa ed è l’avvocato Davide Grassi del Foro di Rimini, che vi comunicheremo formalmente inviando il curriculum. Resta però la nostra convinzione che la commissione di inchiesta sarebbe stata lo strumento migliore per individuare tutte le lacune del nostro ordinamento e intervenire per rimediare. In questa fase siamo anche preoccupati per la fase terminale dell’esecuzione della pena, quando il detenuto potrà scontare parte della condanna fuori dalla struttura carceraria, perché ci chiediamo se siamo davvero attrezzati per evitare che si ripeta quanto è accaduto per tanti anni in questo Paese nei confronti di questa persona

Denise Bronzetti (AR): Parto da quest’ultimo intervento, che non è troppo dissimile da quelli che si sono succeduti fino ad ora dai banchi dell’opposizione. Cara collega Mularoni, io personalmente voglio rassicurare lei e tutta l’opposizione che noi non stiamo coprendo proprio un bel niente. Non è assolutamente nostra intenzione coprire eventuali responsabilità o mancanze, e glielo dico con cognizione di causa perché, al momento dell’emersione di questi gravissimi fatti, ricoprivo anch’io la massima carica dello Stato. Le assicuro che è stata nostra cura, fin da subito, chiedere e verificare immediatamente la successione dei fatti e acquisire tutti gli elementi possibili per comprendere i contorni, e non solo i contorni, di questa vicenda. Lo abbiamo fatto da Capi di Stato e ho continuato a farlo come membro della Commissione Affari di Giustizia, dove sono rappresentate anche le opposizioni. In tutta onestà, e me lo aspetto da parte vostra, potrete certamente attestare che anche all’interno di quella Commissione non c’è mai stata da parte della maggioranza alcuna volontà di coprire alcunché. Chi siede in quella Commissione lo sa bene, perché può certificare che anche da parte dei membri di maggioranza abbiamo chiesto chiarimenti, abbiamo cercato di verificare i fatti, abbiamo richiesto documentazione e l’abbiamo esaminata.  Da quella documentazione, io sono sincera, il vero vulnus, o comunque uno dei principali, è quello che ha fatto emergere nel suo intervento il consigliere Zeppa, e cioè il fatto che a San Marino alcune persone sapevano. Alcune persone sapevano, e questo è innegabile. Ora, l’intento della commissione che noi proponiamo, che viene definita amministrativa semplicemente per distinguerla da quella richiesta dalle opposizioni, non è quello di una commissione amministrativa in senso stretto, ma è una commissione con un compito diverso rispetto alle commissioni di inchiesta che abbiamo visto e che abbiamo autorizzato in passato, delle quali conosciamo anche le risultanze.  Qual è la priorità di questa commissione? È quella che, mi pare, tutti abbiamo evocato in quest’aula, pur con accenti diversi: intervenire. Certo che serve intervenire dal punto di vista normativo, dove esistono lacune nel nostro ordinamento e nella nostra legislazione, e su questo non credo ci siano dubbi. Ma dobbiamo anche dirci con onestà, colleghi, che non tutto dipende esclusivamente dalla nostra volontà di sistemare normativamente ciò che non funziona o di introdurre ciò che manca. Perché esiste anche una questione che riguarda i rapporti bilaterali, in particolare con l’Italia, sul piano della cooperazione e della trasmissione delle informazioni e delle sentenze emanate su un territorio che non è il nostro. Ed è proprio questo aspetto che ha prodotto il ritardo, un ritardo che nessuno vuole minimizzare, né giustificare, rispetto alla conoscenza dei fatti e a tutto ciò che ne è conseguito, compresa la limitazione della libertà personale del soggetto coinvolto.  

Andrea Menicucci (RF): Non voglio intervenire sul tema del trasferimento del condannato né sul tema dell’estradizione, perché sarebbero fuori dal comma in oggetto, ma due parole le voglio dire sul fatto che da parte nostra non c’è alcuna contrarietà al trasferimento di questo condannato nella Repubblica di San Marino, perché come ogni cittadino sammarinese egli ha questo diritto e, nonostante abbia compiuto atti tremendi, possiamo concedergli questa possibilità. Il soggetto in questione è stato arrestato dalle autorità italiane mentre si trovava sul territorio italiano il 23 agosto dell’anno scorso. Il 23 agosto erano già stati informati da diverso tempo sia il Tribunale della Repubblica di San Marino, sia l’amministrazione, sia la compagine politica rappresentata dal Congresso di Stato, perché il 12 giugno si era attivata l’Interpol. Interpol, come sappiamo, opera in regime di intelligence e quindi con la massima tutela della segretezza, ma il 14 giugno, come emerge dalla relazione presentata nel settembre 2025 dal Segretario Canti, il Tribunale della Repubblica di San Marino veniva informato. Nella stessa relazione emerge che la Segreteria di Stato per la Giustizia viene informata dal Ministero della Giustizia italiano il 18 giugno. Qui già c’è un primo problema, perché tra il 14 e il 18 giugno passano quattro giorni su un tema così delicato, durante i quali il Tribunale della Repubblica non ha ritenuto di informare immediatamente la Segreteria di Stato per la Giustizia.  Poi il 23 giugno vengono informate sia la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri sia quella per la Giustizia con una missiva recapitata dal difensore del soggetto condannato in Italia. Dal 23 giugno si arriva poi al 2 luglio per informare il Congresso di Stato. Tendenzialmente, e lo dico con cautela perché non l’ho verificato puntualmente, il Congresso di Stato si riunisce una volta a settimana. Mi pare quindi che tra il 23 giugno e il 2 luglio sia passata più di una settimana e che quindi ci sia stata almeno una seduta del Congresso di Stato in cui si è scelto di non informare l’intero Congresso su questa vicenda. Questo è un ulteriore problema.  Il problema ancora più grave è che dal 2 luglio 2025 fino al 23 agosto 2025, data dell’arresto da parte delle autorità italiane, e sottolineo per fortuna che si sono attivate le autorità italiane, la Repubblica di San Marino ha permesso che il soggetto in questione, condannato in Italia per violenza sessuale su minore, mantenesse il suo ruolo di cuoco all’interno di una scuola dell’infanzia della Repubblica di San Marino, quindi un ruolo di dipendente pubblico. Ha continuato la sua attività legata al mondo del calcio, in particolare al calcio minorile, e anche la sua attività di educatore in un oratorio della nostra Repubblica. E davanti a tutto questo ci venite a dire che non abbiamo bisogno di una commissione di inchiesta politica, ma solo di una commissione amministrativa.  Io guardate sono favorevole sia alla costituzione di una commissione amministrativa sia alla costituzione di una commissione di inchiesta politica, perché non voglio pensare che ci sia stato dolo in questa vicenda, ma penso purtroppo che ci siano state delle negligenze. Penso che ci sia stato un problema di comunicazione tra gli apparati che amministrano la giustizia e la Segreteria di Stato competente. E a questo punto, considerando che l’intero Congresso di Stato è stato informato e che per due mesi il Congresso di Stato non ha fatto nulla, una responsabilità politica, concedetecelo, va almeno indagata. Non per una soddisfazione personale o politica, ma per la sicurezza dei nostri cittadini e per fare in modo che situazioni di questo tipo non debbano mai più ripetersi.

Mirko Dolcini (D-ML): Ciò che colpisce maggiormente, a mio avviso, è la mancanza, nella migliore delle ipotesi, di empatia da parte del Governo, cioè della capacità di mettersi nei panni degli altri, e per altri intendo la popolazione. È evidente che la popolazione è rimasta estremamente indignata da questa situazione, e noi non riusciamo a dare una risposta adeguata alle esigenze di approfondimento che arrivano dai cittadini. Non riusciamo a dare una vera commissione, ne diamo mezza, una commissione che non è una commissione seria come siamo abituati a concepirle.  Eppure questo caso non dovrebbe essere considerato il punto di arrivo del lavoro di una commissione, ma il punto di partenza, perché una commissione non serve tanto, o non solo, a valutare responsabilità mancate, ma soprattutto a cercare di capire quali siano stati gli anelli deboli dell’intera vicenda, senza attribuire colpe a priori, ma in modo funzionale a comprendere dove il sistema non ha funzionato, per evitare che in futuro possano esserci ancora anelli deboli. Questo per tutelare i bambini, i nostri figli, i nostri nipoti, tutti quei bambini che sono l’anello più debole della società e che vanno protetti. È proprio qui che entra in gioco l’empatia, la capacità di comprendere il sentimento della popolazione, la necessità di tutelare i bambini e quindi di dare alla popolazione uno strumento che non serva tanto per individuare responsabilità personali, ma per capire cosa non ha funzionato e come fare in modo che non accada più in futuro.  E allora mi chiedo quali poteri possano essere attribuiti, senza una legge qualificata che istituisca una commissione di inchiesta vera e propria, ai soggetti chiamati a operare in questa commissione. Non è una questione di capacità professionale, perché i nomi che avete fatto sono ottimi professionisti, ma perché soltanto due componenti? E se devono essere tre, perché non renderla almeno paritaria? Io credo che, a dire il vero, non avremmo bisogno di una sola commissione, ma di dieci commissioni, perché questo non è che l’ultimo episodio di una lunga serie che negli anni ha riguardato il nostro Paese.  E allora, se davvero vogliamo tutelare il nostro futuro, noi e i nostri figli, non dovremmo accontentarci di mezza commissione. Invece oggi non riusciamo neppure a garantire una commissione piena, seria e credibile agli occhi della popolazione.

Matteo Casali (RF): Il soggetto in questione il 2 luglio 2021 si macchia di reati indicibili presso un campus in territorio italiano, dove, fra l’altro erano presenti anche dei ragazzini sammarinesi. Ad ogni buon conto, il 2 febbraio 2023 il soggetto subisce una condanna di primo grado con un’interdizione perpetua da qualunque incarico riguardante i minori in Italia. Il punto è che, al di là degli appelli, dei ricorsi e dello svolgimento della vicenda giudiziaria italiana, tra il 14 e il 16 giugno 2025 arriva una richiesta di estradizione al Tribunale di San Marino. Il 12 giugno si attiva l’Interpol per la ricerca del reo, il 18 giugno è acclarato che la Segreteria di Stato è a conoscenza per tabulas della situazione. Il 30 giugno, dodici giorni dopo, la Segreteria invia documenti al Tribunale. Dodici giorni dopo. Il 2 luglio c’è il riferimento in Congresso di Stato e il 2 luglio il Congresso di Stato è compiutamente informato.  Nel frattempo il reo a San Marino ha un incarico presso le scuole come cuoco degli asili. Il 6 agosto termina l’incarico, quindi dal 12 giugno, dal 14–16 giugno fino al 6 agosto, oltre un mese e mezzo, quando per tabulas chi doveva sapere sapeva, la politica segnatamente. Questa persona che in Italia aveva un’interdizione perpetua da qualsiasi incarico riguardante i minori aveva un incarico a San Marino presso le scuole. Bisogna ricordare che il 23 agosto 2025, a fronte delle richieste di estradizione, noi ci guardavamo la punta dei piedi ed è l’Italia che prende l’iniziativa ed arresta il soggetto, che nel frattempo conduceva una vita tranquilla, bastava guardare Facebook. Ve la ricordate la conferenza stampa del Congresso di Stato immediatamente dopo? Vergognosa, con quintali di mani avanti da parte dei Segretari di Stato, alla caccia alle streghe, “siamo tutti padri”, e subito viene dichiarato il vuoto normativo, l’ineluttabilità della vicenda, che viene ribadita ancora oggi da qualche illustre Segretario di Stato.  La relazione di settembre discussa in quest’aula fa indignare perché si passa attraverso una serie di scuse puerili, dalla segretezza dell’informativa dell’Interpol alla problematicità di verificare la veridicità delle autodichiarazioni di chi si iscrive all’ufficio di collocamento. Il tema è questo: dal 18 giugno al 6 agosto, quando la politica sapeva, qualcuno si è chiesto dove fosse il reo, che lavoro facesse? Sarebbe stato sufficiente porsi questa domanda. Le domande sono queste: perché e quando? Cosa è successo? Chi sapeva? Ma soprattutto, quando tutti sapevano, quando la politica sapeva, perché il Segretario di Stato per la Giustizia e il Congresso di Stato sono rimasti imbelli fino a quando è dovuta intervenire l’Italia? È vero o non è vero che le relazioni rese in Commissione Giustizia e quelle rese in Consiglio Grande e Generale divergono? Mettetevi empaticamente nei panni di quelle famiglie che avevano i bambini nell’asilo nido dove James faceva il cuoco. Si è detto “giuriamo che non ha avuto contatti con i minori”, ma in base a cosa? Perché lo si dice? Per una dichiarazione di un responsabile? La situazione è francamente ridicola.  La commissione amministrativa non mette al centro una parola fondamentale: responsabilità. E la ricerca delle responsabilità non è giustizialismo, ma è la parte prima e necessaria per capire come sono andati i fatti prima della conclamata conoscenza politica, quindi a partire dal 2021 e soprattutto durante la fase in cui la politica e i massimi esponenti politici sapevano. 

Aida Maria Adele Selva (PDCS): Innanzitutto nessuna paura della commissione di inchiesta, non è che non si fa la commissione di inchiesta personalmente perché c’è qualche paura. Quello che io ravviso nella contrarietà al progetto di legge per la commissione di inchiesta è che, rileggendo la delibera che nomina la commissione tecnico-amministrativa, molti dei dubbi che sono stati espressi io non li ravvedo. Poi è ovvio che la relazione sarà dirimente su questo fatto, ma non vedo tutte le problematiche che l’opposizione sta rappresentando in quest’aula. La delibera è sul sito della Segreteria di Stato per gli Affari Interni ed è la numero 37 del 13 gennaio 2026. Tra l’altro l’ordine del giorno si poteva già leggere nei dettagli delle convocazioni del Consiglio Grande e Generale di settembre e da questo si possono evincere i compiti che ha questa commissione che deve redigere la relazione. Qualcuno ha detto che poi il Consiglio sarebbe esautorato, ma non è vero, la relazione torna in Consiglio. Questa delibera dice proprio che poi sarà il Consiglio Grande e Generale, a seguito della relazione, ad affrontare di nuovo l’argomento. Mi sto limitando a rappresentare quello che dice la delibera, non sto facendo considerazioni particolarmente personali e non voglio neanche contrastare le preoccupazioni di coloro che le hanno espresse. Quindi ritorna in Consiglio proprio perché il Consiglio potrà, al seguito della relazione di una commissione, rappresentare le proprie ulteriori considerazioni. Questo è quanto mi sento di trasmettere ai nostri cittadini per chiarire le cose. Poi non voglio entrare a fare polemica e sulle responsabilità politiche in questo Paese mi sembra che, se anche ci sono state o ce ne sono, non mi sembra che i risultati, questa è la mia impressione personale, siano stati così consequenziali a qualcosa. Detto questo, certamente l’argomento è difficile, l’ho già detto nel precedente intervento che ho fatto in occasione, mi sembra a settembre, è una situazione talmente dolorosa e talmente pesante che direi davvero di cercare di non infierire ulteriormente tutti quanti, per logiche diverse, anche se penso che tutti vogliamo veramente il bene dei nostri ragazzi.

Carlotta Andruccioli (D-ML): Il motivo per cui abbiamo come forze di opposizione presentato questa proposta di legge è perché riteniamo che la commissione di inchiesta sia l’unico strumento e organismo più opportuno per verificare ed effettuare complete e profonde verifiche su una serie di aspetti che ci hanno lasciato perplessi. Nutriamo onestamente dubbi sulla commissione tecnico-amministrativa: come diceva il collega Dolcini, non è uno strumento, a nostro avviso, efficace, pur riconoscendo che i professionisti che verranno nominati sono professionisti assolutamente preparati. Con questa proposta di legge chiediamo quindi di fare luce in maniera profonda e completa su tanti aspetti, dai ritardi nelle comunicazioni tra la Procura italiana e la Repubblica di San Marino, perché la sentenza di Cassazione è del 27 marzo 2025 e l’ordinanza di carcerazione del 24 aprile 2025. Le prime interlocuzioni, come ci ha detto il Segretario anche nell’intervento fatto in Commissione Giustizia, sono del 13 giugno. Chiediamo di fare luce sui ritardi nella comunicazione al Congresso di Stato, perché dal 18 giugno, ci dice il Segretario, lui ne è venuto a conoscenza il 18 giugno, mentre il Congresso ne viene a conoscenza due settimane dopo, il 2 luglio, e viene a sapere che c’è comunque una richiesta di estradizione. Chiediamo chiarezza su come sia possibile che, nonostante una condanna di quel tipo, il soggetto continuasse a lavorare per la pubblica amministrazione, con l’aggravante terribile, a mio avviso, che lavorasse nel mondo della scuola e che a nessuno di quelli che ormai erano al corrente della vicenda, perché a giugno eravate al corrente e il Congresso di Stato il 2 luglio era al corrente, sia venuto in mente di controllare che lavoro svolgesse questo soggetto, dal momento che aveva dichiarato il falso per poter fare quel lavoro, e su come sia possibile che dieci giorni dopo l’arresto il soggetto fosse ancora in graduatoria pubblica, perché anche questo è avvenuto. Credo quindi che si debba fare enorme chiarezza su tutto quanto è avvenuto dopo che il Congresso di Stato e i vari organismi della Repubblica di San Marino sono venuti a sapere di una condanna definitiva e di una richiesta di estradizione, ma anche su tutto quello che è avvenuto prima, perché ci chiediamo effettivamente, come membri della Commissione Giustizia, avendo forse qualche informazione in più, come sia possibile che chi era presente nel 2021 in quel campo scuola non sia stato conseguente e non si sia fatto parte attiva per evitare che tre anni dopo e dopo tre condanne quel soggetto lavorasse ancora nelle scuole e a contatto con i bambini. Non voglio lanciare provocazioni e non credo che voi non vogliate fare chiarezza, penso che su un tema così ci sia la volontà di tutti di fare chiarezza, ma cerchiamo di capire quali siano le modalità migliori per farla e per lavorare ed elaborare il tutto a 360 gradi, cosa che con quello che state proponendo voi, a nostro avviso, non avviene. Tutto ciò che è avvenuto dopo, quindi il trasferimento del soggetto nella Repubblica di San Marino per il rispetto delle convenzioni, pone comunque dei dubbi su come San Marino sia pronto dal punto di vista delle risorse e delle strutture a rieducare e riabilitare il soggetto; sono dubbi leciti, ma non hanno nulla a che vedere con il progetto di legge, che chiede semplicemente, attraverso lo strumento della commissione di inchiesta, un’analisi e una verifica completa su tutto quello che è avvenuto

Gian Nicola Berti (AR): Massimo rispetto per la collega Andruccioli che è appena intervenuta e devo dare atto che forse il suo intervento è molto più obiettivo, anche se sconta evidentemente un clima malsano che fa parte di quelle logiche repressive tanto care alle opposizioni, che però si dimenticano sempre di un concetto che invece a me è chiaro, che è quello della prevenzione. Continuare a tornare su questa vicenda periodicamente, senza dare risposte, senza dare soluzioni, è davvero quanto di più stucchevole si possa fare, è quanto di più inutile e quanto di più assurdo e irrispettoso della tutela dei minori e dei bambini. Sono mesi che continuiamo a discutere senza fare niente e la colpa di questa maggioranza c’è ed è quella di aver cercato di coinvolgere anche l’opposizione nel creare una commissione tecnica che vada a ricercare immediatamente se ci sono state delle falle e a dare le soluzioni per poter ovviare a quelle falle. Abbiamo sbagliato, l’opposizione non dovevamo coinvolgerla perché l’opposizione ha soltanto un obiettivo, e lo dice l’articolo 1 del suo progetto di legge, le responsabilità politiche. Ma io credo che nel mondo dei bambini le responsabilità politiche interessino poco o interessino in secondo piano, interessa piuttosto la tutela dei bambini. E da questo punto di vista, se c’è stato un pedofilo ce ne possono essere altri cinque in circolazione e sono mesi in cui questi cinque pedofili possono beneficiare dell’inerzia di questo Parlamento. Questa è la nostra colpa, quella di aver ascoltato un’opposizione che dopo mesi soltanto oggi, attraverso il consigliere Antonella Mularoni, finalmente fa il nome del loro tecnico che venga a far parte di questa commissione per andare ad accertare le colpe. L’articolo 1 della commissione di inchiesta che ci troviamo ad esaminare, proposta dall’opposizione, è quanto di più folle perché non fa nessuna proposta, non c’è nessuna proposta negli intenti della commissione, non c’è nessuna finalità di andare a colmare questi punti; l’unica cosa che c’è all’articolo 1 sono le responsabilità politiche e le responsabilità amministrative, nella solita logica della ricerca del colpevole a tutti i costi. Io credo che si debba ragionare nella logica della protezione dei minori e che eventualmente le colpe, se ci sono, vadano accertate, ma non davvero attraverso un agone politico dove maggioranza e opposizione si lanciano responsabilità e colpe l’una contro l’altra a seconda degli interessi di bottega politica, perché questo non ha senso. Le responsabilità, le colpe, gli accertamenti e la raccolta delle prove devono essere svolti da un organismo terzo, non coinvolto politicamente, perché se davvero la politica può avere delle responsabilità è proprio l’organismo più sbagliato per accertarle.. Non conosco il professionista italiano indicato dalle opposizioni, ma sono certo e spero che sia una persona competente, che conosca anche l’ordinamento sanmarinese e che svolga il suo dovere nel modo migliore possibile. Però attenzione, stanno passando dei mesi e in questi mesi i nostri bambini continuano, se davvero c’è una falla, a essere in pericolo. Io credo che il nostro dovere sia quello di fare prevenzione attraverso provvedimenti amministrativi e legislativi, cercando di intervenire subito. Se un buco c’è stato, prima possibile bisogna accertarlo. Non è certo una commissione di inchiesta che oggi si forma, con una prima lettura, poi la commissione, poi la seconda lettura, poi le nomine e poi l’insediamento del presidente, a dare risposte immediate. Per un altro anno avremo il buco, se il buco c’è. Questo è un modo di operare che in qualunque contesto e in qualunque Paese che funziona è inaccettabile. Bisogna fare gli accertamenti subito e in modo immediato. La nostra colpa di maggioranza è quella di aver aspettato un’opposizione inefficiente.

Emanuele Santi (Rete): Quando un Segretario cerca di spostare completamente il tiro verso un altro argomento, a scuola si direbbe che è andato fuori tema. In questa relazione lei ci ha scritto tre pagine autogiustificando il fatto che James verrà a San Marino a scontare la sua pena e che il Governo ha dato questa autorizzazione, ma il tema non è questo. Questo è il dopo. Noi chiediamo una commissione d’inchiesta per accertare responsabilità politiche rispetto a questo caso, un caso che ha scosso la coscienza di tutti i cittadini, perché tutti noi siamo padri e genitori e sapere che una persona condannata in Italia già da mesi continuava a lavorare a San Marino a contatto con i bambini, nelle scuole, per reati di abusi sessuali su minori, non è accettabile. I fatti risalgono all’estate 2021, durante un campo scuola organizzato da una società sportiva sammarinese; allora nessuno sapeva nulla e i responsabili di quel campo sono stati chiamati a fornire informazioni. Nel 2021 il nostro Tribunale e la Segreteria di Stato per la Giustizia sono stati informati che c’era un cittadino sammarinese sotto indagine per un reato così grave. Nel 2025, quando questa persona è stata condannata, lei stessa lo ha messo nero su bianco, c’è stata un’inerzia del Congresso di Stato che fa paura. Siete venuti a conoscenza a luglio che c’era un condannato per pedofilia e non avete fatto niente, avete permesso che scorazzasse nelle scuole; è stato arrestato in Italia dopo due mesi e voi non avete fatto nulla. Il primo settembre era ancora iscritto nelle liste di avviamento al lavoro, nonostante fosse stato arrestato il 26. Il primo settembre risultava ancora nelle liste di collocamento. Collega Berti, se vogliamo implementare il nostro progetto di legge scrivendo che intendiamo adottare anche tutta una serie di atti normativi propedeutici per verificare dove sono state le lacune, lo aggiungiamo, ma prima bisogna fare l’analisi. Il dubbio che abbiamo è che, siccome per tre mesi avete cercato solo di mettere la polvere sotto il tappeto e di coprire, questa persona già dal 2021, magari parente, amico o vicino a qualche politico, sia stata protetta e che vi sia stata una volontà politica di non intervenire. Questo è il nostro dubbio e il modo in cui vi state comportando oggi ci rende ancora più dubbiosi. Noi non lo possiamo permettere, perché se vogliamo mettere in campo tutte le misure per colmare buchi e lacune dobbiamo prima capire cosa è successo, anche perché, lo ribadisco, il primo settembre questa persona era ancora iscritta alle liste di lavoro: forse c’è stato un difetto di comunicazione, ma qui può darsi che ci sia di più. Poi mi dovete spiegare: facciamo una legge qualificata, questi membri della commissione tecnica cosa vanno a fare? Che poteri hanno? Possono accedere agli uffici dell’amministrazione, prendere documenti, entrare negli atti del Congresso di Stato o del Tribunale? Dove è scritto tutto questo? Una commissione d’inchiesta non si può fare con un ordine del giorno, tant’è vero che anche qualcuno della maggioranza dice che bisognerebbe implementare quell’ordine del giorno. Altrimenti cosa fanno, vanno a dire che forse c’è un buco o una falla? No, qui prima bisogna fare l’analisi di ciò che è successo e, a nostro avviso, ci sono state coperture politiche.

Vladimiro Selva (Libera): Noi come forza politica crediamo che le responsabilità, se ci sono, vadano assolutamente verificate e che, con ordine, si debba anche aggiustare, se possibile, ciò che nel nostro ordinamento o nelle modalità di rapporto con l’autorità giudiziaria italiana può aver creato dei vuoti, come sembra in questo caso, e quindi situazioni anche molto pericolose. Avere una persona con questo tipo di problematica e non avere contromisure di nessun genere, vederla addirittura lavorare in ambito scolastico, è qualcosa che ci lascia assolutamente perplessi e preoccupati. Dall’altra parte però non si può cogliere ogni occasione per portare tutto su un piano politico, di polemica o di attacco rispetto a eventuali mancanze. Credo che si debba fare chiarezza con ordine, perché siamo in una situazione in cui dal 2021 al 2023 ci sono state indagini su questa persona. Mi chiedo se l’autorità italiana avesse emesso misure cautelari nei suoi confronti e, se sì, se San Marino ne fosse a conoscenza, se ci siano state rogatorie che abbiano dato la possibilità anche alle autorità sammarinesi di conoscere questi fatti. È vero che le misure cautelari sono valide nello Stato in cui vengono emesse, ma in casi come questo, in cui la residenza è su un altro territorio e il rischio di reiterazione del reato, soprattutto su minori, è gravissimo, credo che dobbiamo interrogarci sul perché, se ci fossero state misure cautelari, San Marino non ne fosse a conoscenza. La sentenza di primo grado prevede anche una pena accessoria, quella dell’interdizione dalla frequentazione di determinati luoghi, che segue la pena principale e diventerà esecutiva con essa; ma mi chiedo se già in quella sentenza vi fossero tutele cautelari per i minori italiani e se l’autorità sammarinese ne fosse a conoscenza e, in caso affermativo, cosa sia stato fatto. Ma se non vi era conoscenza, è questo il tema che dobbiamo affrontare sul piano normativo, politico e delle relazioni tra Stati, perché non è possibile che su reati di questo genere le autorità sammarinesi non siano informate. Poi possiamo anche attribuire una responsabilità al Segretario di Stato di turno per un eventuale ritardo di una settimana nel trasmettere un documento, ma credo che non si possa seriamente imputare a un Segretario di Stato o a uno staff politico la responsabilità di andare a controllare dove lavorano le persone condannate. Allo stesso modo non si può pensare che siano i genitori a doversi attivare presso il Tribunale: potevano farlo, sì, ma fino a che punto e con quali informazioni? Quando i reati vengono commessi in Italia e c’è la possibilità di averne informazione bisogna agire, e se questa possibilità non c’è occorre fare in modo che ci sia. Andiamo quindi a vedere: sono girate rogatorie dal 2021 ad oggi? Se sono girate e non sono state attuate, allora lì sì che potrebbe esserci una responsabilità. Da quanto ci risulta non ci sono state, ma se così è, questo è il problema da affrontare. Prima capiamo questo, con ordine, e poi eventualmente, se emergeranno mancanze, si potrà valutare di approfondire anche le eventuali responsabilità politiche.

Manuel Ciavatta (PDCS):  Anche questo dibattito credo purtroppo sconti un po’ l’incapacità della politica di voler veramente affrontare le questioni e piuttosto di dividersi in parti, grazie al cielo non da parte di tutti, pro o contro. La maggioranza aveva proposto una commissione tecnica amministrativa nella quale sarebbe stato presente anche un membro di opposizione, quindi non una commissione della maggioranza ma una commissione in cui anche l’opposizione poteva verificare attraverso l’espressione di un proprio membro; ciò dimostra che non si vuole con questo progetto di legge affrontare veramente la problematica che è all’origine della questione, ma si vuole cercare qualche colpevole. Per questo dico che mi spiace che non siamo riusciti, come Aula consiliare, ad andare al centro del problema. Perché, come diceva giustamente prima il consigliere Zeppa, questa vicenda che nasce quattro anni fa ha visto questo ragazzo poter, dopo essere già stato condannato in primo grado, ricevere il patentino dalla nostra Federazione come allenatore o pseudo allenatore delle scuole. Perché? Perché nessuno sapeva niente. Ma l’opposizione e questa commissione d’inchiesta non faranno nessun tipo di verifica sulle problematiche che ci sono state e che ci sono, perché sono problematiche ordinamentali di trasmissione e di informazione tra l’Italia e San Marino. Tutti siamo stati colti alla sprovvista da questa situazione, tanto che io lo dico e lo ripeto: se ci fosse oggi un caso attuale, in questo momento, noi continueremmo a non sapere se un nostro residente sammarinese che ha commesso un reato in Italia sia stato condannato. ci sono perché sono problematiche ordinamentali di trasmissione e di informazione tra l’Italia e San Marino. Tutti siamo stati colti alla sprovvista da questa situazione, tanto che lo dico e lo ripeto: se ci fosse oggi un caso attuale, in questo momento, noi continueremmo a non sapere se un nostro residente sammarinese che ha commesso un reato in Italia sia stato condannato. Se il Segretario di Stato alla Giustizia insieme al Segretario di Stato agli Interni propongono una relazione mettendo in luce chiaramente tutti i passaggi e dimostrando che i tempi sono stati rispettati, ma si vuole comunque mettere in discussione questa ricostruzione dei fatti sostenendo che qualcuno abbia coperto qualcun altro, questo per me è grave. Perché dobbiamo partire almeno dalla verifica di quegli elementi che sono oggettivi. Poi c’è stata una falsa dichiarazione per cui questo ragazzo ha continuato a lavorare nella pubblica amministrazione pur essendo condannato, perché ha dichiarato di non avere condanne, ma questo è colpa del Governo? Si poteva verificare, forse sì, ma capite bene che anche da questo punto di vista esistono dinamiche amministrative che devono essere assolte, e se non vengono assolte bisogna capire chi ha la responsabilità amministrativa, prima ancora che politica. Detto questo, credo che tutti qui vogliamo fare chiarezza su questa situazione, perché tutti riteniamo che l’atto sia stato grave; come membri della Commissione Giustizia abbiamo potuto leggere anche le sentenze e quindi conoscere alcuni aspetti in più, ma è evidente che il lavoro va fatto uscendo dalle contrapposizioni politiche su di chi sia la colpa e cercando invece di capire quali siano state le problematiche tecniche che hanno portato a questo, perché altrimenti domani si ripeteranno se non cambiamo il nostro ordinamento e non modifichiamo le procedure. Questa dinamica ha coinvolto le forze dell’ordine, il Tribunale, il Governo e l’amministrazione, ha coinvolto tutti, e questo deve farci riflettere.