Politica

Territorio: è il momento delle scelte, con una nuova legge moderna e dinamica, senza archistar, ma capace di dare risposte

Angela Venturini

Quanto la nuova “legge sulla pianificazione strategica territoriale” interessi alla gente, lo dimostra una Sala Montelupo piena all’inverosimile, con la gente in piedi ovunque, perfino sulle scale di accesso. In platea ci sono nomi “pesanti”, uomini politici di oggi e del passato, ex membri di governo, oltre a tecnici e professionisti del settore, in mezzo a tanta gente che comunque ha delle aspettative.

Al tavolo dei relatori, accanto al Segretario Matteo Ciacci, che la promuove, c’è rappresentata tutta la maggioranza. Segno anche questo che un qualcosa che ha sempre diviso gli animi, questa volta ha un invidiabile pacchetto di consensi. Del resto, le novità ci sono, e sono eclatanti per San Marino, nel ridisegnare la gestione di un territorio fortemente urbanizzato, ancora vincolato ad un PRG che ha compiuto più di 30 anni, con ecomostri che ancora svelano le antiche speculazioni. La nuova legge parla prima di tutto di tutela ambientale e di ecosistemi che vanno protetti; parla di paesaggio da preservare e custodire; di aree agricole da mantenere; parla di non consumo del suolo. Ogni scelta di edificabilità deve prima sottostare a questi vincoli.

C’era la necessità di introdurre uno strumento nuovo, dinamico, moderno” spiega il Segretario Ciacci. “Uno strumento fatto in casa, senza archistar e senza inventarci niente”. Racconta che il primo passo è stato lo studio di tutto quello che c’era di vecchio o di quasi nuovo lasciato a prendere polvere nei cassetti della Segreteria, compresi i tanti progetti rimasti solo sulla carta e che, invece, sono già diventati dei cantieri. Poi si è cominciato a mettere mano alla nuova legge seguendo tre direttrici: soddisfare le esigenze sociali di una popolazione che sta invecchiando; quelle di una popolazione studentesca che sta crescendo; e le esigenze abitative della comunità.

Abbiamo un comparto agricolo frazionato in tantissimi appezzamenti. Molti dei proprietari sperano ciascuno di costruire sulla propria terra. Non sarà possibile, perché se questi terreni vengono sbloccati, diventa tutto ingestibile” chiarisce Ciacci senza mezzi termini. Si potrà costruire nell’ambito di scelte territoriali che rispettino i concetti a monte e nel rispetto degli obiettivi che prevedono prima di tutto di riqualificare il costruito, di sfruttare l’edificabilità ancora contemplata nel vecchio PRG, di interventi che prevedono il co-housing e le abitazioni di comunità, che non sono edilizia popolare ma di lusso, con la possibilità di servizi in comune come la piscina, la palestra, il parco giochi.

L’architetto Lorenzo Battistini, in forze presso la Segreteria Territorio, rafforza questi concetti. “Si tratta di soluzioni direttamente applicabili e di nuovi modelli abitativi che intercettano le nuove esigenze, anche nell’ottica di una messa in sicurezza del territorio, secondo gli obiettivi già fissati nell’agenda 2030”.

Stiamo parlando di problemi reali, che con questo nuovo strumento possono trovare soluzione immediata” interviene il segretario Pdcs Gian Carlo Venturini. È una legge che garantisce trasparenza e partecipazione, perché il processo decisionale non avverrà nelle stanze chiuse del potere” aggiunge Vladimiro Selva, di Libera.

Il segretario PSD Luca Lazzari affronta invece il difficile tema del binomio: edilizia uguale speculazione. “Si è edificato troppo e male. In assenza di una progettazione urbanistica, il collasso del sistema Baciocchi si è tirato dietro famiglie e aziende. Adesso abbiamo uno strumento che ci permette di costruire bene”. Anche Alessandro Mancini, in rappresentanza di AR, sottolinea un altro aspetto politico di questa legge: “La burocrazia non aiuta e il nuovo strumento è molto dinamico nel dare soluzioni. C’è un tessuto economico che sta cambiando; c’è il turismo che ha bisogno di infrastrutture e di servizi. Questa legge, con i suoi piani tematici, intende rispondere proprio a queste esigenze”.

Anche il metodo è una novità, almeno per San Marino. C’è stato confronto e condivisione già nelle fasi preliminari, poi nella stesura, fino alla presentazione ufficiale per il passaggio parlamentare e, contestualmente, con i cittadini. Ci saranno altri incontri pubblici, perché la gente esprima il suo parere e suoi suggerimenti, magari in grado di diventare emendamenti da portare in Consiglio per la votazione definitiva.