Comites: referendum giustizia, quando e per cosa si vota
La riforma dell’ordinamento giurisdizionale è un tema che da tempo anima il dibattito
politico in Italia e che ora è tornato al centro dell’attenzione, dopo che il Consiglio dei
Ministri ha indicato domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 come date del referendum
costituzionale della giustizia.
Il testo della riforma che gli elettori troveranno sulla scheda è il seguente: « Approvate il
testo della Legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento
giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025? » che si traduce in quattro punti principali, ricorda il Presidente del Comites San Marino Alessandro Amadei.
La separazione delle carriere tra giudici, che appunto giudicano in un procedimento, e
pubblici ministeri (PM), che coordinano le indagini e sostengono l’accusa, con la
conseguenza che l’aspirante magistrato dovrà scegliere dall’inizio della sua carriera, se
intraprendere il ruolo di requirente o quello di giudicante.
Lo sdoppiamento dell’organo di autogoverno dei magistrati, ovvero il Consiglio Superiore
della Magistratura (CSM), che verrebbe diviso in due organi indipendenti: il CSM
giudicante per la gestione dei giudici ed il CSM requirente per la gestione dei PM, che
comunque continuerebbero entrambi ad essere presieduti dal Presidente della
Repubblica.
Poi l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare per la giurisdizione disciplinare nei riguardi dei
magistrati ordinary, che diverrebbe l’unico organo competente a decidere sugli illeciti
disciplinari dei magistrati, con una novità rilevante, ovvero che i provvedimenti dell’Alta
Corte non saranno impugnabili in Cassazione.
Infine l’introduzione dell’estrazione a sorte dei componenti dei due nuovi CSM con i
membri togati non più eletti tramite voto dei loro colleghi, ma estratti a sorte, mentre i
membri laici (professori universitari o avvocati) continuerebbero invece ad essere eletti dal Parlamento.
“I sostenitori del No al referendum”, prosegue il Presidente del Comites San Marino
Alessandro Amadei, “obiettano che la riforma è inutile e dannosa, perché non risolve i
problemi atavici della giustizia, come la lentezza dei processi, l’inefficienza, l’incertezza
della pena, andando ad indebolire l’indipendenza della magistratura ed intaccare
l’equilibrio tra i poteri a vantaggio dell’esecutivo. La separazione delle carriere e della
formazione trasformerebbe i pubblici ministeri in avvocati della polizia, ovvero una casta
specializzata nell’accusa, di fatto sottomessa alle direttive della politica”. “Nei sistemi dove le carriere sono separate, secondo i promotori del No, il PM tende spesso a dipendere
dall’esecutivo con un modello che se la riforma venisse approvata avvicinerebbe l’Italia ad un controllo politico dell’azione penale e allontanerebbe i cittadini da un arbitro realmente imparziale”.
“Preoccupazioni analoghe riguardano il nuovo sistema disciplinare previsto dalla riforma,
in quanto l’Alta Corte, sottraendo il potere disciplinare al CSM, sarebbe più permeabile alle pressioni esterne. Dubbi anche in merito al sorteggio dei membri togati del CSM che
cancellerebbe il diritto costituzionale di eleggere la propria rappresentanza, negando ai
magistrati la possibilità di scegliere tra i colleghi più competenti ed indipendenti”.
“Di tutt’altro avviso i sostenitori del Sì al referendum”, spiega Amadei, “i quali evidenziano che la riforma rappresenta sicuramente un momento storico per rafforzare l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura e per ridurre le interferenze tra PM e giudici, in linea con i principi del processo accusatorio. Oggi chi accusa e chi giudica appartiene allo stesso
apparato, creando un cortocircuito che può compromettere l’equilibrio tra le parti
processuali. Il Sì alla riforma permetterebbe a PM e giudici di avere percorsi distinti,
concorsi separati e formazione specifica, rendendo ogni magistrato libero di svolgere il
proprio ruolo senza condizionamenti. Inoltre, ad avviso dei sostenitori del Sì, l’introduzione del sorteggio per parte dei membri dei Consigli Superiori della Magistratura limiterebbe le
dinamiche di potere legate al fenomeno delle “correnti” all’interno della magistrature, oggi protagoniste di nomine e trasferimenti, spezzando meccanismi di favoritismo ed
aumentando la trasparenza. Così come l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, organo
indipendente che dovrà gestire i procedimenti disciplinari, consentirebbe il superamento
dell’attuale sistema, dove il CSM, gestendo insieme carriere e disciplina, ha mostrato
finora limiti evidenti: tra il 2017 e il 2024, riferiscono i sostenitori del Sì, su 5933 ingiuste
detenzioni, solo 9 magistrati sono stati sanzionati. Con l’Alta Corte chi sbaglia sarà
responsabile, rafforzando la fiducia dei cittadini nella giustizia”.
Detto ciò, “i cittadini italiani residenti o temporaneamente all’estero iscritti nelle liste
elettorali possono votare al referendum anche per posta, ricevendo il plico elettorale al
proprio indirizzo di residenza. In alternativa al voto per corrispondenza, gli elettori iscritti
all’AIRE possono scegliere di votare in Italia presso il proprio Comune di iscrizione
elettorale, comunicando per iscritto la propria scelta (opzione) al Consolato entro il decimo giorno successivo alla indizione della consultazione, ovvero entro il 24 gennaio 2026”,
ricorda Amadei.
Ad ogni modo i cittadini italiani possono trovare tutte le informazioni sulle modalità di voto sul sito internet ufficiale dell’Ambasciata d’Italia a San Marino
https://ambsanmarino.esteri.it/it/. “E’ opportuno ricordare infine che il referendum del 22 e 23 marzo 2026 è confermativo, quindi per la sua validità non sono richiesti quorum
costitutivi o deliberative, pertanto la votazione sarà valida indipendentemente dal numero di persone che decideranno di esercitare il diritto di voto”, conclude il Presidente del
Comites San Marino Alessandro Amadei.
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