Pianificazione Territoriale Strategica: in serata approvati articoli dal 2 al 6 (report della Commissione, seduta del 7 aprile 2026)
Nella seduta serale prosegue l’esame dell’articolato del progetto di legge “Disposizioni sulla Pianificazione Territoriale Strategica – Norme per lo sviluppo e la valorizzazione del Territorio – Interventi straordinari con finalità sociali”. Nel corso della serata sono esaminati gli articoli dal 2 al 6. Tutti respinti gli emendamenti delle opposizioni.
L’articolo 2 disciplina i principi della pianificazione territoriale, ma le opposizioni ne chiedono l’abrogazione con un emendamento, ritenendolo troppo generico e poco applicabile. Matteo Casali (RF) sostiene che si tratti di norme “adattabili a qualsiasi legge” e denuncia l’uso di concetti vaghi come “interesse pubblico” e “qualità intrinseche”, osservando che così “non si chiarisce, ma si complica il quadro”, mentre Gaetano Troina (D-ML) evidenzia criticità tecniche e interpretative, soprattutto sull’idea di vincoli senza limiti temporali che rischiano di cristallizzare situazioni che dovrebbero evolvere. Emanuele Santi (Rete) sottolinea la mancanza di chiarezza e di una reale analisi del territorio, ricordando il dato delle abitazioni vuote e mettendo in dubbio la logica di nuove edificazioni anche in aree a rischio. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci difende invece l’impostazione, spiegando che il senso della norma è stabilire che “non tutto può essere fatto ovunque” e che i vincoli derivano dalle caratteristiche fisiche del territorio, rivendicando anche il lavoro avviato sul monitoraggio con il sistema “Immobili Web”.
L’articolo 3 definisce il patrimonio territoriale e le sue componenti, ma anche qui le opposizioni presentano un emendamento abrogativo, successivamente respinto, criticando l’eccesso di definizioni e l’uso di un linguaggio ritenuto poco chiaro e poco utile.
L’articolo 4 raccoglie le definizioni base della riforma urbanistica, ma le opposizioni ne contestano sia il metodo sia il contenuto. Emanuele Santi (Rete), Matteo Casali (RF) e Gaetano Troina (D-ML) insistono sul fatto che nel testo corretto dagli Studi Legislativi non ci siano solo modifiche formali, ma anche cambiamenti sostanziali che andrebbero presentati come veri emendamenti. Sul merito, Casali parla di un articolo pieno di definizioni vaghe e poco tecniche, e critica anche l’inserimento di concetti giudicati superflui. Troina solleva dubbi su centro storico, crediti edilizi, aree di decollo e atterraggio, riuso temporaneo e rigenerazione urbana, chiedendo criteri più chiari. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci difende l’impostazione spiegando che l’obiettivo è costruire un lessico utile anche per i futuri piani tematici, ma Casali avverte che una legge non può essere lasciata a interpretazioni elastiche.
L’articolo 5 introduce il principio della partecipazione dei cittadini e delle associazioni alla definizione degli strumenti urbanistici, ma anche qui le opposizioni lo giudicano debole e troppo generico. Matteo Casali (RF) lo definisce un articolo “di facciata”, sostenendo che non aggiunge nulla a quanto già previsto da altre norme e che il meccanismo di partecipazione risulta scritto in modo poco comprensibile. Gaetano Troina (D-ML) e Emanuele Santi (Rete) contestano soprattutto il comma sulle linee guida del Congresso di Stato, osservando che parlare genericamente di linee guida approvate dal Congresso è molto diverso dal prevedere un vero regolamento, più forte e più trasparente. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci respinge le critiche e sostiene che l’articolo non sia solo simbolico, perché va letto insieme al successivo articolo 6 sul garante della comunicazione e della partecipazione.
L’articolo 6 istituisce il garante della comunicazione e della partecipazione, figura che dovrebbe assicurare informazione, pubblicità degli atti e contraddittorio nei procedimenti urbanistici, ma le opposizioni ne chiedono l’abrogazione giudicandolo un ruolo troppo vago e senza reali poteri. Il Segretario di Stato Matteo Ciacci difende la scelta, sostenendo che la partecipazione va resa concreta e che questa figura serve proprio a evitare che resti un principio astratto; secondo Ciacci le funzioni sono già “assolutamente precise” e il ruolo potrà essere strutturato meglio nella pratica amministrativa. Matteo Casali (RF) però chiude ribadendo che senza poteri veri e senza indipendenza dal dirigente e dall’ufficio che dovrebbe controllare, il garante rischia di restare soltanto una figura simbolica.
La Commissione tornerà a riunirsi domani alle 9.00.


