In Commissione il confronto su contributi, mercato auto, acqua ed energia
Commissione Consiliare Permanente Igiene e Sanità, Previdenza e Sicurezza Sociale, Politiche Sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura
Martedì 24 marzo 2026, pomeriggio
Nel pomeriggio la Commissione Consiliare Permanente IV ha affrontato due progetti di legge presentati da Rete. Il primo ad essere analizzato è stato quello intitolato “Misure urgenti per la trasparenza e gli ammanchi contributivi e per i fenomeni distorsivi dell’economia”. Il testo, articolato in dieci articoli, mirava a rafforzare i controlli sui versamenti previdenziali, contrastare le distorsioni nel mercato – in particolare quello degli autoveicoli – e introdurre nuove tutele per lavoratori e consumatori. Nonostante il rigetto finale, il confronto ha evidenziato convergenze sui temi e ha confermato che molte delle questioni sollevate sono già entrate nell’agenda politica.
Ad aprire il dibattito è stato il consigliere di Rete, Emanuele Santi, che ha illustrato il provvedimento sottolineandone l’urgenza: «Questo progetto di legge si propone di adottare misure urgenti per rafforzare la trasparenza nei versamenti contributivi, prevenire ammanchi nel sistema previdenziale e contrastare fenomeni distorsivi». Santi ha poi rivendicato il ruolo dell’opposizione come stimolo all’azione governativa: «Non pretendiamo che il nostro progetto venga approvato integralmente, ma che sia di spunto per provvedimenti futuri».
Tra i punti qualificanti della proposta figuravano la possibilità per i lavoratori di verificare i contributi versati tramite una piattaforma ISS, sanzioni più severe per le aziende inadempienti, strumenti per il recupero dei crediti anche all’estero e nuove regole per il commercio elettronico e le pratiche ingannevoli.
Il Segretario di Stato per il Lavoro, Stefano Canti, ha riconosciuto la rilevanza dei temi ma ha evidenziato come il Governo sia già intervenuto con norme analoghe nel corso del 2025. «Sono stati approvati due articoli in provvedimenti legislativi differenti che hanno la stessa finalità delle prime norme di questa proposta», ha spiegato, citando in particolare le disposizioni che prevedono la revoca della licenza per mancati versamenti contributivi e l’obbligo di comunicazione ai lavoratori dopo tre mensilità non versate.
Canti ha inoltre fornito dati aggiornati sugli ammanchi contributivi, evidenziando una situazione ancora critica soprattutto tra i non residenti: «Abbiamo 2.074 soggetti in debito con il primo pilastro per circa 4,7 milioni di euro». Numeri che, secondo il Segretario, giustificano l’azione già intrapresa ma non rendono necessario un nuovo intervento normativo.
Sulla stessa linea il Segretario di Stato per l’Industria, Rossano Fabbri, che ha chiesto il respingimento del progetto soffermandosi in particolare sul settore degli autoveicoli: «Riteniamo di aver già introdotto misure adeguate; oggi il settore è altamente monitorato e i fenomeni distorsivi stanno rallentando». Fabbri ha anche difeso l’impostazione attuale sul tema del “soggetto inidoneo”, respingendo l’idea di estendere le responsabilità ai soci: «Si rischia di confondere la qualifica di socio con quella di chi amministra o gestisce».
Dai banchi della maggioranza è arrivato un riconoscimento trasversale al lavoro di Rete. Guerrino Zanotti (Libera) ha sottolineato come il progetto «abbia focalizzato l’attenzione su temi importanti che possono creare problemi distorsivi al sistema economico», pur condividendo la scelta di respingerlo perché «si è già intervenuti in linea con queste richieste».
Anche Matteo Casali (Repubblica Futura) ha espresso apprezzamento, ma con una critica sui tempi dell’azione politica: «Questo progetto è in parte superato dagli eventi, e dico “per fortuna”, ma anche “purtroppo” perché certi problemi potevano essere affrontati prima». Casali ha inoltre sollecitato il Governo a chiarire se le misure adottate abbiano realmente normalizzato il mercato degli autoveicoli.
Più critico Gaetano Troina (Domani – Motus Liberi), che ha richiamato l’attenzione su alcune criticità strutturali: «Ci sono tantissime società in liquidazione ferme da decenni e spesso non si riesce a recuperare nulla». Troina ha evidenziato anche problemi di coordinamento tra uffici, proponendo l’introduzione di strumenti digitali per monitorare i piani di rientro.
Il dibattito ha toccato anche il tema della trasparenza nei confronti dei lavoratori. Santi ha denunciato che «spesso Banca Centrale oppone il segreto d’ufficio» alle richieste di informazioni sui contributi, proponendo un emendamento per superare questo limite. Il Governo ha replicato indicando nel Consiglio di Previdenza l’organo deputato a ricevere e gestire tali informazioni.
Nonostante il confronto articolato, tutti gli articoli del progetto sono stati respinti. Il provvedimento è stato quindi bocciato nel suo complesso con 3 voti favorevoli e 7 contrari.
Nel prosieguo dei lavori, la Commissione ha esaminato anche il progetto di legge di Rete “Per il diritto all’acqua e all’energia”, poi ritirato dal proponente al termine del dibattito. Il confronto ha comunque acceso i riflettori su due nodi strategici per il Paese: autonomia idrica ed energetica.
A illustrare il testo è stato Emanuele Santi, che ha richiamato il contesto internazionale segnato da crisi climatiche e tensioni geopolitiche: «Siamo totalmente dipendenti dall’esterno per acqua, luce, gas e carburante e questo ci espone a rischi enormi». Da qui la proposta di investire su un bacino idrico e su una società pubblica per la produzione energetica.
Il Segretario di Stato Alessandro Bevitori ha riconosciuto il valore del dibattito ma ha espresso parere contrario: «Il progetto presenta diverse criticità tecniche che lo rendono non accoglibile». In particolare ha sottolineato i limiti infrastrutturali alla piena elettrificazione e ribadito la strategia del governo basata su investimenti interni ed esterni, oltre al rafforzamento dell’AASS.
Dai banchi dell’opposizione, Matteo Casali ha criticato l’assenza di una visione complessiva: «Non si vedono strategie né nel breve né nel lungo periodo», mentre Gaetano Troina ha lanciato l’allarme sociale legato ai costi energetici: «Se i prezzi dovessero esplodere, avremmo seri problemi per le famiglie».
Più articolata la posizione della maggioranza. Vladimiro Selva e Gian Carlo Venturini hanno condiviso i principi del diritto all’acqua e all’energia, ma espresso dubbi sugli strumenti proposti, ribadendo il ruolo centrale dell’AASS.
Dopo la bocciatura del primo articolo, Santi ha deciso di ritirare l’intero progetto: «La dipendenza totale dall’esterno non è più sostenibile, serve un confronto serio».
La Commissione ha quindi approvato un ordine del giorno della maggioranza che impegna il Governo a rafforzare concretamente le politiche su acqua ed energia, riconosciute come diritti essenziali. In particolare, si chiede all’AASS di proseguire il percorso verso una maggiore autonomia energetica attraverso la transizione ecologica, con un monitoraggio puntuale delle criticità legate alla crescente elettrificazione (veicoli, riscaldamento, consumi domestici) e agli adeguamenti necessari della rete. Entro l’anno, l’AASS dovrà riferire in Commissione sulle prospettive di riduzione delle fonti fossili. Previsti inoltre interventi educativi come il progetto “Acqua viva” nelle scuole e la redazione del piano di gestione delle acque, atteso da anni, per una governance più sostenibile della risorsa idrica.
Contrarie le opposizioni, con Casali che ha definito l’atto «una modalità ormai stancante che evita un vero confronto sulle strategie».
Comma 3: Esame in sede referente del progetto di legge “Misure urgenti per la trasparenza e gli ammanchi contributivi e per i fenomeni distorsivi dell’economia” (presentato dal Gruppo Consiliare Movimento Civico RETE)
Emanuele Santi (Rete): Leggo la relazione e poi aggiungerò alcune considerazioni. Illustrissimi colleghi consiglieri, questo progetto di legge si propone di adottare misure urgenti per rafforzare la trasparenza nei versamenti contributivi, prevenire ammanchi nel sistema previdenziale e contrastare i fenomeni distorsivi che influenzano il mercato, con un particolare interesse per le pratiche illecite nel settore del commercio elettronico di veicoli. L’articolo 1 stabilisce le finalità della legge, indicando l’obiettivo di introdurre strumenti per aumentare la trasparenza nei versamenti, prevenire i deficit del sistema previdenziale e difendere il sistema economico da comportamenti distorsivi che potrebbero comprometterne l’efficienza. L’articolo 2 mira a garantire la trasparenza riguardo ai contributi previdenziali, prevedendo che i lavoratori dipendenti possano verificare lo stato dei versamenti effettuati dall’azienda per cui lavorano tramite una piattaforma fornita dall’Istituto per la Sicurezza Sociale. Anche le organizzazioni sindacali potranno verificare tali versamenti nell’interesse dei lavoratori e, in caso di mancato versamento per tre mesi, i contributi saranno notificati sia ai lavoratori che al Consiglio di Previdenza dell’ISS per le necessarie azioni correttive. L’articolo 3 introduce misure severe per gli operatori economici che non si adeguano ai propri obblighi contributivi, stabilendo obblighi di trasmissione documentale e sanzioni amministrative, oltre a una procedura di controllo che prevede la nomina di un incaricato per il recupero dei crediti dovuti. L’articolo 4 affronta la questione della riscossione nei confronti dei debitori che non abbiano residenza o sede legale nel territorio della Repubblica, introducendo un meccanismo che consente di recuperare i crediti anche all’estero utilizzando accordi internazionali e risorse private per identificare i beni del debitore. L’articolo 5 si focalizza sulle distorsioni nel mercato degli autoveicoli, richiedendo l’emanazione di un decreto delegato che regoli le attività economiche in questo settore con obblighi di pagamento anticipato dell’imposta monofase e sanzioni in caso di inosservanza delle norme sulle vendite verso operatori esteri. Gli articoli 6 e 7 modificano i requisiti per l’ottenimento dell’autorizzazione ad operare, specificando che la presenza di debiti esattoriali non regolati in un piano di rientro impedisce il rilascio del permesso, anche per coloro che abbiano operato in precedenza sotto altre forme societarie. L’articolo 8 introduce un’importante innovazione nel settore del commercio elettronico, obbligando gli operatori a fornire informazioni chiare e accessibili riguardo alle modalità di contatto, alla registrazione delle attività e alle caratteristiche dei prodotti, con controlli rigorosi da parte delle autorità competenti, inclusa la Gendarmeria. L’articolo 9 affronta le pratiche commerciali ingannevoli, definendo in dettaglio le azioni che costituiscono inganno nei confronti dei consumatori, come la presentazione di informazioni false o fuorvianti, stabilendo sanzioni per i trasgressori. In conclusione, il progetto mira a migliorare l’efficienza del sistema economico e a rafforzare la fiducia del pubblico, incrementando la responsabilità degli operatori e tutelando i diritti dei consumatori.
Al termine di questa relazione, ci tengo a ringraziare la Presidente Bronzetti e la maggioranza per aver consentito di portare all’attenzione dell’aula questi due progetti di legge depositati dall’opposizione, in questo caso da Rete. Già da tempo in Ufficio di Presidenza avevamo segnalato ai capigruppo di maggioranza la presenza di diversi progetti di legge giacenti, presentati da noi, da RF o da Motus Liberi, e in quella sede avevamo preso l’impegno di portare all’attenzione dell’aula anche le istanze della minoranza. Devo rilevare che, in tempi abbastanza celeri, la Presidente ha convocato questa commissione e la voglio ringraziare perché non era un atto scontato. L’auspicio è che anche altri progetti arrivino presto all’esame, perché l’opposizione deve poter porre i propri argomenti sui tavoli istituzionali. Credo sia dovere di quest’aula discutere e valorizzare queste proposte, anche nel caso in cui la maggioranza decidesse poi di bocciarle, anziché lasciarle decadere per anni come successo in passato. Questo progetto di legge nasce all’inizio del 2025, quando lo avevamo presentato come emendamento alla legge di sviluppo che doveva essere una sorta di legge omnibus. Poiché allora ci fu detto che molti temi sarebbero stati trattati dal governo, ci siamo sentiti in dovere di trasformare quegli emendamenti in un progetto di legge per presentare la nostra visione. Il deposito è avvenuto il 4 febbraio 2025 e devo dare atto che, dopo un anno, i vari Segretari di Stato hanno recepito qualcosa e non c’è stata una chiusura totale. Anzi, il governo ha portato provvedimenti che vanno nella direzione che noi avevamo proposto e questo è un merito che va riconosciuto. Chiaramente ci sono aspetti non ancora recepiti o ben focalizzati, ma il governo non è rimasto inerte di fronte ai temi che l’opposizione aveva portato alla ribalta, come gli ammanchi contributivi e le distorsioni dell’economia. Abbiamo presentato proposte anche sulla casa e sulla famiglia, come abbiamo discusso proprio due giorni fa, trovando punti di condivisione su un fenomeno annoso come quello della denatalità. Pungolare la maggioranza con emendamenti e progetti di legge serve proprio a fare di più e meglio. Sulla trasparenza dei versamenti contributivi un passo avanti è stato fatto, specialmente nella legge di bilancio 2025, dopo il caso eclatante del ristorante che aveva lasciato oltre 500.000 euro di debiti. Proprio ieri il Segretario Canti ci ha fornito i dati su un’interpellanza confermando che gli ammanchi sono ancora rilevanti e che ci sono molti crediti incagliati, con la difficoltà di recuperare somme da debitori non residenti. Sul mercato degli autoveicoli prendo atto che è uscito da pochi giorni il decreto 23 che va in questa direzione, dopo tre anni che lo chiedevamo. Resta il tema del “soggetto inidoneo” degli articoli 6 e 7 che richiederebbe un intervento più stringente che ancora manca. Sulle azioni ingannevoli e le vendite a distanza, il Segretario Rossano Fabbri ha portato l’anno scorso un decreto per incrementare le tutele dei consumatori. In sintesi, alcune cose sono state recepite, altre andrebbero approfondite e discusse con un impegno serio. Non pretendiamo che il nostro progetto venga approvato integralmente, ma che sia di spunto per provvedimenti futuri, come avvenuto nell’ultimo anno. Rinnovo i ringraziamenti alla Presidente Bronzetti per aver portato questa discussione in aula e resto disponibile per ogni domanda al termine del dibattito.
Segretario di Stato Stefano Canti: Intervengo per la parte che riguarda la previdenza, in attesa del collega Segretario Rossano Fabbri che integrerà per gli aspetti di sua spettanza. Riguardo al progetto di legge sulle misure urgenti per la trasparenza e gli ammanchi contributivi, è opportuno ricordare che nel 2025 sono stati approvati due articoli in provvedimenti legislativi differenti che hanno la stessa finalità delle prime norme di questa proposta e contrastano il fenomeno dei mancati versamenti. Nello specifico, l’articolo 6 della legge 30 del 3 marzo 2025 prevede la sospensione e la revoca della licenza per il mancato pagamento dei contributi ISS e Fondiss iscritti a ruolo per tredici mensilità, o ogni volta che il debito superi i 100.000 euro. Se entro novanta giorni dalla sospensione non avviene l’integrale adempimento, anche tramite rateizzazione, l’Ufficio Attività Economiche dispone la revoca della licenza. L’articolo 8 della legge 158 del 22 dicembre 2025 prevede invece che l’ISS comunichi ai lavoratori subordinati il mancato versamento dei contributi previdenziali dopo tre mensilità anche non consecutive, sia per il primo che per il secondo pilastro Fondiss. A questo proposito, l’Istituto per la Sicurezza Sociale ha già elaborato una bozza di regolamento per definire le modalità operative di queste disposizioni, includendo i criteri per il computo delle mensilità e le procedure di comunicazione ai lavoratori. Il regolamento disciplina anche il recupero dei versamenti in ritardo attraverso piani di rateizzazione fino a dodici mesi. Qualora il debitore non rispetti il piano, si procede all’iscrizione a ruolo delle somme non riscosse e, una volta trasmessi i dati al Dipartimento Esattoria di Banca Centrale, l’ISS e il Fondiss non hanno più la facoltà di stipulare nuovi piani di rateizzazione. Il regolamento prevede inoltre una revisione delle sanzioni, oggi ritenute insufficienti dalla direzione amministrativa dell’ISS. Intendo condividere questo regolamento in questa commissione e successivamente confrontarmi con le associazioni datoriali prima dell’adozione da parte del Congresso di Stato. Ricordo inoltre che l’ISS comunica regolarmente al Consiglio per la Previdenza ogni invio a ruolo per tutelare il credito del fondo pensioni. L’ISS e l’Ufficio del Lavoro esercitano costantemente attività di vigilanza e controllo. Proprio in questi giorni è stato siglato un accordo strategico tra le Segreterie per la Giustizia e per il Lavoro per migliorare l’efficacia delle ispezioni, ottimizzando le risorse e condividendo le informazioni attraverso una programmazione congiunta annuale e report trimestrali. È prevista anche la possibilità di avviare controlli su segnalazione dei sindacati con un riscontro formale entro trenta giorni. Vorrei inoltre comunicare che ieri la Segreteria per la Giustizia con delega alla previdenza ha risposto all’interpellanza del movimento Rete fornendo i dati richiesti: i lavoratori autonomi della gestione separata residenti non in regola sono 495 per il primo pilastro (822.000 euro) e 396 per il Fondiss (140.500 euro). Per i non residenti, i numeri sono più alti: 2.074 persone in debito con il primo pilastro per circa 4.700.000 euro e 1.584 per il Fondiss per circa 723.000 euro. L’ISS ha già provveduto all’iscrizione a ruolo per la riscossione coattiva tramite l’Esattoria. Per motivi di protezione dei dati personali e riservatezza, non è possibile comunicare i nomi dei debitori. Alla luce di quanto esposto, il governo ritiene di dover respingere il progetto di legge presentato dal movimento Rete, restando comunque a disposizione per ogni chiarimento.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Onorevoli membri della commissione, anche io chiedo di respingere il progetto di legge proposto da Rete e mi soffermo in particolare sugli articoli che vanno dal 5 al 9. Spiego brevemente perché chiediamo il respingimento articolo per articolo. L’articolo 5 parla degli strumenti per contrastare i fenomeni distorsivi nel mercato degli autoveicoli, un tema che la Segreteria ha approfondito con un lungo confronto con gli organi preposti e che ha portato all’emanazione del decreto 23/2023. Riteniamo di aver già introdotto misure adeguate; va detto che, se ci sono distorsioni, queste riguardano soprattutto il mercato dell’usato e non tanto i veicoli nuovi. Gli ultimi riscontri degli organi di controllo mostrano che il settore, a seguito delle normative di cui abbiamo parlato, ha rallentato moltissimo queste distorsioni. Il settore rimane comunque sotto monitoraggio e il decreto che discuteremo per la ratifica finale introduce strumenti come il registro digitale; questo registro, finalmente concreto, permetterà una collaborazione efficace con il Visto Merci, l’Ufficio Tributario e l’Ufficio Immatricolazione. Sono stati introdotti anche strumenti di garanzia patrimoniale, come la fideiussione bancaria a prima richiesta per i nuovi operatori. Riteniamo quindi di essere già intervenuti in un settore che oggi è altamente monitorato e dove i fattori distorsivi stanno rallentando molto anche grazie alle nuove normative italiane. Per quanto riguarda gli articoli 6 e 7, il nostro ordinamento prevede già che sia considerato soggetto inidoneo chi ha un debito scaduto con l’esattoria, il quale non può rivestire cariche. Qui si chiede di allargare questa preclusione anche al socio, ma io non sono d’accordo perché si rischia di confondere la qualifica di socio con quella di chi amministra o gestisce. Ricordo poi che per i debiti contributivi sopra i 5.000 euro scatta il procedimento penale e, a seguito di una recente modifica, per accedere all’oblazione ed estinguere il procedimento occorre aver saldato integralmente anche gli arretrati. Infine, sull’articolo 9 relativo alle azioni ingannevoli, evidenzio che il decreto delegato 7/2025 prevede già un quadro giuridico dettagliato. Il progetto di Rete ha una sua collocazione temporale ma, essendo passati dei mesi, nel frattempo siamo intervenuti nei settori sensibili con strumenti che riteniamo buoni e sui quali interverremo ancora se dovessero rivelarsi insufficienti.
Guerrino Zanotti (Libera): Voglio fare un ringraziamento al gruppo di Rete perché con questo progetto di legge ha focalizzato l’attenzione su temi importanti che possono creare problemi distorsivi al sistema economico e difficoltà nei rapporti con l’Italia, come abbiamo visto nel settore degli autoveicoli. Credo sia importante il lavoro fatto per tenere viva l’attenzione e apprezzo l’iniziativa legislativa che nasce all’interno del Consiglio Grande e Generale, cosa che dovrebbe essere il fulcro del nostro ruolo ma che purtroppo viene quasi sempre demandata. Sono temi fondamentali, in particolare le norme sulla regolarità dei versamenti contributivi. Ringrazio il governo per essere intervenuto in linea con le disposizioni della legge di bilancio; al di là dei danni al fondo pensioni e al Fondiss, i mancati versamenti danneggiano direttamente i lavoratori dipendenti, specialmente quando riguardano le trattenute fatte sulle loro retribuzioni. È una pratica che crea disparità e concorrenza sleale perché chi non versa i contributi ha un vantaggio economico diretto rispetto a chi rispetta le regole. Sul tema è stato adottato l’articolo 8 nella legge di bilancio e speriamo che il relativo regolamento venga adottato a breve dal Congresso di Stato. La legge pone attenzione anche alla tutela dei consumatori e credo sia necessario conformare le nostre regole a quelle dell’Unione Europea, specialmente nell’e-commerce e nelle vendite a distanza, settori spesso attenzionati dagli organismi di controllo come abbiamo visto nella relazione del Gruppo Speciale di Controllo. Siamo contenti che la Segreteria per l’Industria sia intervenuta con norme più stringenti. Riguardo al decreto sugli autoveicoli che discuteremo in Aula, mi sembra che detti regole importanti per il monitoraggio, con il registro degli autoveicoli e un inasprimento delle sanzioni. Possiamo ritenerci soddisfatti per questi interventi che regolano l’economia in linea con le disposizioni del Consiglio. Ritengo quindi che la richiesta dei Segretari di Stato di non accogliere il progetto di legge di Rete non nasca dalla volontà di negare l’importanza del vostro lavoro, ma semplicemente dal fatto che sugli ambiti toccati si è già intervenuti in linea con le vostre richieste.
Matteo Casali (Rf): Anche noi accogliamo con favore l’arrivo in commissione di questo progetto di legge presentato dall’opposizione per due motivi: innanzitutto perché i temi trattati sono di fondamentale importanza, e poi perché è giusto che anche le opposizioni abbiano la possibilità di vedere discusse le proprie proposte. Questo progetto di legge risulta in parte superato dagli eventi e dico “per fortuna” perché significa che i temi sono stati affrontati, ma dico anche “purtroppo” perché certi problemi potevano essere trattati con più anticipo. Sulla trasparenza contributiva voglio ricordare l’articolo 8 della legge di bilancio 158/2025, che impone all’ISS di informare il lavoratore in caso di mancati versamenti superiori a tre mesi; si tratta dell’accoglimento di un emendamento di Repubblica Futura condiviso da tutte le opposizioni. Il Segretario ci ha fornito una bozza di regolamento che va a normare questo aspetto. Mi raccomando però su un punto: lo spirito della legge prevedeva un atteggiamento proattivo dell’Istituto e non del lavoratore. Dovrebbe essere l’ISS a inviare una comunicazione e non il lavoratore a doversela cercare sul portale; dall’articolo 4 dello schema mi pare di capire che una comunicazione dovrebbe comunque arrivare, ma ci riserviamo di valutare il regolamento per fornire suggerimenti. Spero che questo confronto avvenga davvero e non come per la legge sulla famiglia, dove ci era stato promesso un momento di dialogo prima della prima lettura che poi non c’è mai stato. Un altro tema superato, e qui dico “purtroppo”, è quello delle distorsioni nel mercato delle auto. Questa legge, depositata all’inizio dello scorso anno, chiedeva provvedimenti che sono arrivati solo recentemente con un decreto delegato non ancora ratificato. Abbiamo persino dovuto discutere un decreto legge per aiutare i rivenditori d’auto a seguito di queste distorsioni. Nell’ultimo Consiglio ci è stato detto che il governo non poteva fare nulla perché erano falsificazioni avvenute in Italia, quasi dovessimo assistere passivamente finché l’interlocutore non ha abbassato la saracinesca lasciandoci sotto. Invece ora ci dite che le nuove modalità hanno rallentato i fenomeni distorsivi, quindi significa che gli strumenti per intervenire c’erano e si potevano introdurre prima, magari proprio al deposito di questo progetto di legge, evitando l’emergenza. Chiedo al Segretario Fabbri se la situazione dei rivenditori si stia davvero normalizzando: un conto è il rallentamento delle distorsioni, un altro è sapere se i nostri operatori sono tornati ai livelli pre-emergenza o se il decreto non produce ancora una vera normalizzazione del mercato verso l’Italia. In conclusione, siamo soddisfatti che si discutano questi temi e che le agende di opposizione e governo non siano così diverse, ma il ritardo nell’affrontarli va rimarcato perché potevamo evitare questa corsa ai ripari agendo preventivamente.
Gaetano Troina (D-ML): Vorrei toccare il tema dell’esame dei progetti di legge: la maggioranza aveva detto di voler ripristinare questa modalità vista l’eccessiva produzione di decreti, ma a metà legislatura nessuno dei nostri progetti è ancora arrivato nemmeno in prima lettura. Chiedo alla maggioranza di considerare di portare in Aula anche i progetti dell’opposizione. Entrando nel merito, sui contributi ho sentito dal Segretario Canti che ci sono circa 4 milioni di euro non versati dai lavoratori autonomi in gestione separata. Vorrei capire se parliamo di professionisti e artigiani che operano sul territorio o se si tratta principalmente di amministratori di società che sono spariti. Sottolineo poi il tema delle liquidazioni: ci risulta che ci siano tantissime società in liquidazione volontaria o d’ufficio ferme da decenni. La liquidazione dovrebbe portare alla chiusura o al risanamento, invece ci sono decine di società che restano lì all’infinito senza svolgere attività. Spesso il liquidatore è inerte e, nonostante i solleciti al tribunale, non si ottiene nulla. È rarissimo che si riesca a sostituire un liquidatore e, quando succede, magari sono passati anni ed è troppo tardi per recuperare qualcosa tramite azioni civili o penali. Credo che questo tema meriti grande attenzione. Sul “soggetto idoneo”, gli uffici di controllo ci segnalano una criticità: quando un datore di lavoro che non ha versato i contributi sottoscrive un piano di rientro, la sua inidoneità viene sospesa; se però poi non rispetta il piano e nessuno se ne accorge, il soggetto rimane idoneo e può costituire nuove società. Infine, sul settore auto, non si è tenuto conto della problematica del mercato dell’usato tra privati. Basandomi sulla mia attività professionale, vedo che i cittadini che acquistano o vendono veicoli usati in Italia sono lasciati soli davanti a una burocrazia complicata dalla recente normativa italiana. Molti concittadini devono limitarsi a cercare veicoli solo sul territorio sammarinese per evitare problemi enormi. Invito quindi il governo a concentrarsi anche su questo mercato parallelo dei privati. Prendo atto che il progetto verrà rigettato, ma ha avuto il merito di portare l’attenzione su temi rilevanti.
Miriam Farinelli (Rf): Anche io desidero ringraziare i colleghi di Rete per il progetto di legge, perché ritengo fondamentale che i lavoratori conoscano per tempo la propria posizione contributiva nel caso ci siano distorsioni da parte del datore di lavoro. Dobbiamo mantenere sensibilità verso chi è in difficoltà, ma l’attenzione verso il lavoratore deve essere doppia. Penso che l’ISS sia il soggetto giusto per fare questo tipo di sorveglianza e tutelare i lavoratori.
Paolo Crescentini (Psd): Molto velocemente, trovo importante che in commissione arrivino anche i provvedimenti dell’opposizione; ricordo che quando ero io in minoranza i nostri progetti non arrivavano mai. Bisogna dare atto a questa maggioranza di volerli affrontare. Il provvedimento è in parte superato perché la legge di bilancio di dicembre recepisce già alcuni aspetti. Per quanto riguarda i veicoli, oltre al decreto già affrontato, il Segretario Fabbri sta lavorando a un altro decreto che disciplinerà anche il settore del noleggio, molto importante per la nostra economia. Il governo è “sul pezzo” e ha preso in considerazione molti di questi aspetti, per questo siamo favorevoli a respingere il provvedimento ritenendolo superato. Ringrazio comunque Rete perché questi progetti stimolano il governo a mantenere alta l’attenzione sulle problematiche del Paese.
Massimo Andrea Ugolini (Pdcs): Mi unisco ai colleghi della maggioranza e, come gruppo della Democrazia Cristiana, siamo favorevoli a respingere il progetto di legge. Riconosciamo che ha avuto il merito positivo di stimolare il governo ad adottare provvedimenti e a metterne altri in cantiere, ma seguiamo l’indicazione di respingimento essendo le questioni già state ampiamente spiegate.
Emanuele Santi (Rete): Ringrazio tutti i colleghi e i Segretari di Stato intervenuti. È chiaro che l’opposizione a volte serve da pungolo e, quando le nostre proposte restano sul tavolo, le reiteriamo con un progetto di legge. Se questo serve a spingere i Segretari a portare cose nella direzione da noi auspicata, non abbiamo problemi a dire che è stato fatto un buon lavoro. Il Congresso di Stato non poteva certo venire qui a discutere il nostro progetto senza aver fatto almeno in parte i compiti a casa. I temi di questa legge sono sul tavolo da anni e, sebbene in ritardo, su alcuni aspetti si è finalmente intervenuti. Sulle automobili, il decreto 23 sarà oggetto di discussione in Consiglio e, da una prima lettura, pare che vada a coprire alcune falle che denunciamo da tempo. Si poteva fare molto prima, ma è evidente che se non si fosse aspettato il 2026 i risultati sarebbero stati migliori. Chiudo parlando del mercato delle auto, perché le conseguenze maggiori le hanno subite i tanti operatori seri, a causa di quei pochi soggetti, spesso recidivi, che usano il nostro sistema per fare triangolazioni; ci tengo proprio a ribadirlo. Rimangono però aperte alcune questioni, come ho accennato nel mio primo intervento e come è emerso anche dalle risposte del governo. La prima riguarda le riscossioni all’estero: è evidente che quando qualcuno usa il nostro Paese ma non ha la residenza a San Marino, facciamo molta fatica a perseguire questo debitore fuori dai confini. Su questo abbiamo depositato un altro progetto di legge per revocare le riserve alla convenzione multilaterale sull’assistenza amministrativa del 2015, così da garantire reciprocità nei controlli fiscali con l’Italia. È un tema davvero centrale, che viene esplicitato anche nella risposta del Segretario Stefano Canti alla nostra interpellanza. Abbiamo preparato una tabella che distribuiremo all’aula: monitoriamo i mancati versamenti contributivi negli anni 2023, 2024, 2025 e 2026 e i dati riguardo alla gestione separata mostrano che non c’è stato alcun miglioramento. Nel 2023 i soggetti obbligati erano 1.978 per 4,3 milioni; nel 2025 erano 2.018 per 4,5 milioni e a marzo 2026 sono diventati 2.074 per oltre 4,6 milioni di euro. Questo significa che negli ultimi tre anni abbiamo avuto costantemente più di 2.000 soggetti non residenti che non hanno pagato la gestione separata, probabilmente amministratori di società sammarinesi che vivono all’estero. Il problema non è diminuito, anzi si è stabilizzato se non addirittura aumentato. Per i residenti invece c’è stato un buon calo: erano 615 soggetti per 927.000 euro nell’agosto 2023 e tre anni dopo sono scesi a 495, per un totale di 822.000 euro. Resta però il nodo delle mancate riscossioni verso l’estero, come evidenziato anche dal Segretario. Su questo punto, ad esempio all’articolo 4, il compito non è stato fatto. Ringrazio poi il Segretario Fabbri per la risposta sulla questione del soggetto inidoneo; ha ammesso chiaramente che la sua visione politica non corrisponde alla nostra, ed è giusto che ci siano visioni diverse, ma oggi abbiamo due problemi seri. Il primo è che i debiti di una società rimangono in capo alla società stessa, escludendo soci e amministratori dalla responsabilità per la ripetitività di questi debiti. Poi, come diceva bene il commissarioTroina, c’è il caso dei piani di rientro: se un amministratore fa un piano riacquista l’idoneità, ma se poi non lo rispetta spesso non succede nulla. Abbiamo pochi soggetti, che probabilmente conosciamo tutti, che negli anni hanno aperto decine di società lasciando debiti per contributi e monofase verso lo Stato. Segretario, le chiediamo di portare nei prossimi provvedimenti un limite a questi pseudo-imprenditori che aprono e chiudono continuamente aziende. Sulla trasparenza dei contributi ho depositato un emendamento perché, sebbene siano stati fatti dei passi avanti, c’è ancora un problema che ci segnalano i sindacati: quando un lavoratore o un suo delegato chiede informazioni sulla propria posizione al Fondiss, spesso Banca Centrale oppone il segreto d’ufficio o professionale. Chiedo al Segretario Stefano Canti se nel nuovo regolamento sia stato previsto che Banca Centrale non possa opporre il segreto su queste richieste. Infine, sulle auto, discuteremo il decreto che il Segretario Fabbri porterà in aula tra qualche mese; se oggi verranno bocciati i nostri emendamenti, li riproporremo in quell’occasione. Come ha ricordato Troina, che con me ha fatto parte della commissione antimafia, anche sui veicoli usati c’è un problema serio: lì l’aliquota è all’8,5% anziché al 17%, e questo può prestarsi a diverse distorsioni.
Segretario di Stato Stefano Canti: Do alcune risposte alle sollecitazioni e alle richieste di chiarimento dei commissari, mi sembra doveroso. In linea generale, riguardo al regolamento che abbiamo presentato oggi, si tratta di una bozza consegnata alla politica; il prossimo 7 aprile avremo l’incontro con le associazioni datoriali. Quindi, per rispondere a Matteo Casali, se la politica vuole dare dei suggerimenti le tempistiche ci sono, perché avvieremo questo ciclo di incontri e poi, se necessario, potremo fare anche un approfondimento politico; non c’è alcun problema da parte nostra. L’obiettivo resta quello di adottare il regolamento il prima possibile per dare risposte concrete al settore previdenziale. Per quanto riguarda la sollecitazione di Santi sulla trasparenza nei confronti del lavoratore, abbiamo inserito nella bozza che sia il Consiglio di Previdenza a poter chiedere informazioni sulle azioni esecutive verso le società o le persone giuridiche inadempienti. Il Consiglio di Previdenza è formato anche dai sindacati, ai quali il cittadino può rivolgersi direttamente; crediamo che il dialogo debba essere mantenuto all’interno di quell’organismo perché è la figura preposta a richiedere tali informazioni. Dovremo condividere questa bozza proprio con i sindacati e con i membri del Consiglio, quindi potremo approfondire il discorso, ma la nostra idea di trasparenza è questa. Infine, riguardo ai lavoratori autonomi che non pagano i contributi, l’articolo 4 della legge 30 del 2025 introduce una novità importante: chi non ha un piano di rientro attivo con l’ISS o Banca Centrale non percepirà la pensione al momento della richiesta. Se invece hanno un piano di rientro, avranno diritto solo a una pensione sociale e non a quella piena, proprio per compensare i contributi non versati. Crediamo che con questi provvedimenti e con il regolamento in arrivo stiamo dando una risposta seria a questa annosa problematica.
Segretario di Stato Rossano Fabbri: Ci tengo a ringraziare il gruppo di Rete per la predisposizione di questo articolato di legge. Quando arrivano progetti dai gruppi consiliari lo considero un passo avanti; spesso si rivendica la centralità del Consiglio Grande e Generale ma si vedono pochi progetti d’iniziativa consiliare. Questo lavoro fa da pungolo e i contenuti sono di pregio, perché anticipano interventi che il governo ha poi messo in atto, al di là delle differenze nelle modalità. Vorrei fare qualche breve considerazione nel merito della situazione autoveicoli, perché la ricostruzione di Casali non mi sembra corrispondere sempre alla realtà; non so se sia una narrativa funzionale alla sua parte o se non riesca a rappresentare bene i dati, ma alcuni elementi vengono distorti. Le indagini Easy Car del 2024 e Vortex del 2025, che coinvolgono decine di paesi europei, nascono dall’attività della Procura di Varese. Nella Repubblica di San Marino non è passato un solo foglio, perché è stato tutto predisposto ad arte da truffatori professionisti che bypassano il sistema sfruttando le differenze tra il regime IVA e quello monofase. Hanno falsificato documentazione di vendita e atti prendendo i dati dai nostri concessionari e creando documenti falsi sia in entrata che in uscita. San Marino non è stata passiva: quando ne è venuta a conoscenza ha segnalato tutto alle autorità italiane. L’Italia ha inasprito le procedure non solo per noi ma per tutta l’Europa, mettendoci allo stesso livello degli altri paesi, e questo ha causato le attuali problematiche. Quello che stiamo facendo ora serve per ripartire ed evitare di ricadere in situazioni simili, sapendo che la criminalità ha molta fantasia nei suoi meccanismi. Il fenomeno si è sgonfiato proprio grazie ai paletti messi dall’Italia per tutta Europa, ma la situazione rimane sotto monitoraggio, specialmente per i veicoli usati. Voglio evidenziare che la Repubblica di San Marino non ha responsabilità in quelle situazioni che hanno coinvolto quindici stati europei e altri microstati come il Liechtenstein, che erano totalmente all’oscuro di quanto accadeva. Gli interventi fatti finora non sono risolutivi perché ci sono tavoli aperti tra la Segreteria ai Trasporti e le autorità italiane; solo con nuovi protocolli i nostri operatori potranno tornare alla normalità operativa. Stiamo affrontando le problematiche dell’usato e i ritardi finanziari che hanno colpito il nuovo, oltre alle diverse criticità che riguardano le moto. Ringrazio il commissario Zanotti per aver citato il settore dell’autonoleggio, su cui dovremo intervenire con serietà. Infine, riguardo a quanto detto dal commissario Troina, io credo che se qualcuno ha un piano di ammortamento e non paga anche solo la prima rata debba tornare a essere un soggetto inidoneo; non capisco come possa continuare a costituire società dopo il primo mancato pagamento. Una volta che il piano non viene rispettato non ci sono seconde possibilità ma scattano le azioni esecutive. Se riescono comunque ad aprire nuove aziende, l’unica spiegazione è che ci siano falsificazioni nelle attestazioni. Chiudo ringraziando ancora Rete per aver dato la possibilità di confrontarci su argomenti di cui continueremo a discutere.
Guerrino Zanotti (Libera): Intervengo brevissimamente perché prima ho dimenticato di commentare i dati forniti dal Segretario sui mancati versamenti nella gestione separata. Parliamo di numeri consistenti che riguardano amministratori di società, presidenti di organi amministrativi o collaboratori a progetto. Sono dati preoccupanti: 2.074 soggetti non residenti che non versano, con un trend in crescita, sono difficili da recuperare. Purtppo non sempre funziona l’arma del mancato diritto alla pensione citata dal Segretario Canti, perché molti di questi soggetti potrebbero essere iscritti ad altre categorie o fondi fuori da San Marino; potrebbero semplicemente decidere di non versare nulla e non pretendere nulla in futuro. Noto inoltre che tra i non residenti ci sono circa 500 persone che non versano al primo pilastro ma versano al Fondiss; evidentemente fanno un calcolo scientifico, considerando il Fondiss come un fondo nominativo proprio su cui poter contare. Forse si potrebbe pensare a qualche azione per trasferire quei versamenti dal Fondiss al fondo di primo pilastro in caso di insolvenza, lo butto lì come spunto. Un’ultima cosa riguardo alle società in liquidazione citate dal collega Troina: i tempi sono lunghissimi, passano anni e anni e questo crea danni all’erario e ai fondi pensione. Mentre per il primo pilastro i lavoratori dipendenti hanno diritto alla pensione anche senza versamenti, per il Fondiss non è così. Il ricorso al fondo straordinario di solidarietà si può fare solo a liquidazione conclusa, ma ci sono procedure che restano aperte per otto o dieci anni. Conosco molti lavoratori che attendono da anni il versamento di migliaia di euro nel Fondiss e non possono fare nulla finché la liquidazione non si chiude. Bisognerebbe correre ai ripari per fare in modo che queste procedure terminino in tempi ragionevoli.
Matteo Casali (Rf): Intervengo perché non ricordo se nel mio primo intervento ho ringraziato il commissario Santi; se non l’ho fatto, lo faccio ora. Devo dire però che mentre io lo ringrazio e voterei il suo progetto di legge, chi lo ha ringraziato prima poi lo boccia; se volete facciamo cambio di posizione. Tornando ai temi generali, credo che questo progetto di legge, anche se superato dagli eventi, sarebbe potuto essere l’occasione per articolare meglio certi aspetti che attualmente sono demandati solo a decreti o regolamenti; è un appello in extremis affinché si sfrutti questo treno normativo per definire meglio le situazioni. Riguardo alle incomprensioni con il Segretario Fabbri sulla sua interpretazione delle mie finalità, mi interessa poco. Dico solo che se il decreto 23 ha portato miglioramenti, ben venga, ma se i tavoli di dialogo con l’Italia fossero stati aperti un anno fa, quando presentammo il progetto di legge e i fenomeni distorsivi erano già evidenti, probabilmente oggi non dovremmo rincorrere le soluzioni in emergenza.
Gaetano Troina (D-ML): Sarò brevissimo per rispondere al Segretario Fabbri su un’osservazione che merita approfondimento. Il problema oggi è che manca il dialogo tra l’Esattoria di Banca Centrale e l’Ufficio Attività Economiche. Quest’ultimo non è in grado di verificare se un soggetto stia rispettando un piano di rientro o meno. Per questo chiediamo un registro elettronico con degli alert automatici, che permetterebbe all’Ufficio di valutare immediatamente la posizione del soggetto. Spesso l’Esattoria si accorge solo dopo molto tempo che un piano non è stato rispettato, e manca quindi la tempestività per intervenire. Il problema è proprio la mancanza di dialogo tra uffici; se dialogassero di più, queste criticità non ci sarebbero.
Emanuele Santi (Rete): Innanzitutto ringrazio tutti per gli interventi e per le posizioni espresse. Penso che questo dibattito sia servito soprattutto per ascoltare le diverse esperienze di ognuno di noi e per approfondire questioni che a volte possono risultare nuove. Credo che sulla questione dei contributi il collega Zanotti abbia sottoposto all’attenzione di quest’aula un caso che va assolutamente menzionato, ovvero quello di una persona a cui non vengono pagati i contributi per anni mentre la sua società rimane in liquidazione per decenni, impedendogli di accedere al fondo straordinario. Vorrei essere propositivo e credo che questa legge debba segnare l’avvio di un cantiere, di un tavolo tecnico costante in cui mettere in fila i vari effetti distorsivi per poter intervenire e porvi rimedio. Al di là del fatto che questo progetto di legge verrà respinto, penso che restino molte questioni sul tavolo e come gruppo faremo da pungolo perché, se è vero che questo testo può sembrare superato in alcuni aspetti, in altri è ancora molto attuale. I provvedimenti che arriveranno in futuro potranno essere oggetto di proposte e modifiche da parte dell’opposizione proprio sulla base di quanto ci siamo detti oggi. L’esempio portato da Zanotti richiederebbe un intervento immediato. Siamo partiti con una maggioranza che inizialmente non voleva la trasparenza dei contributi e siamo arrivati a un regolamento del quale dovremo verificare il contenuto. Secondo me dobbiamo eliminare le distorsioni che colpiscono chi, oltre a perdere il lavoro, non riceve i contributi e resta per dieci anni in bilico a causa delle procedure di liquidazione senza poter accedere al fondo straordinario; queste cose non possono succedere, perché oltre al danno si subisce una beffa lunga dieci anni. Noi saremo sempre presenti quando arriveranno provvedimenti su questi temi perché c’è molto da migliorare. Sulla questione dei contributi non pagati, soprattutto per la gestione separata, il fatto che ci siano oltre 2.000 non residenti che non pagano il primo pilastro e 100 che non pagano il Fondiss merita attenzione. Bisogna trovare un modo per intervenire, perché si tratta di amministratori che non versano quanto dovuto per legge. Non è giusto che passi il messaggio che si possano fare leggi senza rispettarle mentre lo Stato non fa niente per recuperare le somme. Si percepisce un senso di impunità, ma parliamo di milioni di euro e su questo bisogna fare ancora tanto. Il mio invito è di tenere alta l’attenzione e intervenire sui futuri provvedimenti e regolamenti perché le distorsioni sono tante e a volte basterebbe poco, basandosi sulle esperienze personali, per aggiustare cose che non stanno in piedi.
Esame dell’articolato
Articolo 1 (Finalità)
Emanuele Santi (Rete): Faccio una proposta: anche se solitamente il primo articolo non ha senso se il resto viene respinto, questo progetto potrebbe restare in piedi se si volessero recepire alcune parti. Ad esempio ho depositato un nuovo emendamento che tratteremo tra poco e che nasce dalle segnalazioni delle associazioni sindacali. Il fatto che la Banca Centrale possa opporre il segreto professionale di fronte alle richieste del lavoratore è un fatto concreto. Indipendentemente dalla bocciatura del primo articolo, se c’è la disponibilità di accogliere qualcosa, spero che facciate questo ragionamento.
L’articolo 1 è respinto con 3 voti favorevoli e 8 contrari.
Articolo 2 (Trasparenza dei versamenti contributivi)
Emanuele Santi (Rete): Questo articolo nasce da una mediazione avvenuta durante la chiusura della finanziaria di quest’anno su proposta di Repubblica Futura, Rete e Motus. Buona parte della maggioranza inizialmente non lo voleva, ma ora c’è. Rispetto a quanto approvato, quello che avevamo scritto noi era già attuativo e completo, mentre ora la norma demanda a un regolamento. Ci riserviamo di verificare le procedure del regolamento, ma ribadisco che la Banca Centrale non deve poter opporre il segreto professionale; è un tema che ci hanno segnalato le associazioni datoriali e che deve essere recepito.
L’articolo 2 è respinto con 4 voti favorevoli e 7 contrari.
Articolo 3 (Misure cautelative per mancati versamenti contributivi)
Emanuele Santi (Rete): L’articolo 3 ha un’impostazione diversa rispetto all’articolo 6 della legge 30 del 2025 portato dal governo. La nostra proposta prevede che gli operatori economici che impiegano lavoratori con contratto a progetto siano obbligati a trasmettere all’Ufficio Contributi, entro il giorno 15 del mese successivo, copia dei bonifici effettuati a favore del prestatore d’opera. È un articolo completamente diverso da quello del governo perché voi parlate di revoca della licenza dopo 13 mensilità o 100.000 euro di debito, cifre che in un’azienda grossa si superano in un mese. Noi proponiamo invece di controllare i contratti a progetto che spesso non sono regolarizzati e non vengono menzionati nella vostra legge. Inoltre introduciamo questa figura di amministratore straordinario o di sostegno che verifichi la consistenza dell’azienda, il rispetto dei piani di rientro e, se necessario, proceda con la liquidazione. Oggi ci accorgiamo dei fenomeni dopo anni e concediamo dilazioni che non vengono rispettate, perdendo tempo e contributi. Questa impostazione potrebbe funzionare meglio.
L’articolo 3 è respinto con 4 voti favorevoli e 7 contrari.
Emendamento aggiuntivo dell’articolo 3-bis
Emanuele Santi (Rete): L’articolo 3-bis prevede che, in relazione ai mancati versamenti dei contributi ISS e Fondiss, la Banca Centrale non possa opporre il segreto professionale di fronte a una richiesta di informazioni del lavoratore o di un suo delegato. Questo emendamento nasce dal confronto con i sindacati che spesso si vedono opporre il segreto professionale. Per dare piena attuazione alle norme e al regolamento bisogna inserire questa clausola affinché il segreto non renda vana la richiesta del lavoratore.
Segretario di Stato Stefano Canti: Non riteniamo corretto che il lavoratore possa chiedere informazioni direttamente alla Banca Centrale. Tuttavia nella bozza di regolamento che abbiamo consegnato, all’articolo 12 comma 3, è previsto che il Consiglio di Previdenza abbia il potere di verificare lo stato dei crediti iscritti a ruolo e che il dipartimento esattoria fornisca i dati necessari. Credo sia un grande passo avanti: ricordo che nel caso del ristorante di Cailungo il Consiglio di Previdenza chiese informazioni e gli fu risposto che non era tenuto ad averle; dovetti intervenire io con una lettera scritta. Prevedendo ora che il Consiglio di Previdenza possa chiedere queste informazioni per conto dei lavoratori, crediamo di aver individuato la strada migliore, rispettando il regime di segretezza della Banca Centrale.
Emanuele Santi (Rete): Ringrazio il Segretario per l’attenzione sul tema. A questo punto però bisogna assicurarsi che il vincolo di riservatezza decada anche nei confronti del Consiglio di Previdenza, affinché possa comunicare i dati al lavoratore. Il risultato finale deve essere che il dipendente venga a sapere se i contributi sono stati pagati. Se il regolamento contempla già la decadenza della riservatezza in questo senso va bene, altrimenti il Consiglio di Previdenza non potrebbe comunicare dati sensibili. Valuteremo questo aspetto nel regolamento perché la piena trasparenza per chi ne ha diritto è fondamentale.
L’articolo aggiuntivo 3-bis è respinto con 4 voti favorevoli e 7 contrari.
Articolo 4 (modifica dell’art. 26 della Legge 25 maggio 2004 n. 70)
Emanuele Santi (Rete): Con l’articolo 4 andiamo a modificare la legge 70 del 2004 sulla reperibilità del contribuente. Già allora il legislatore previde che per i debitori senza domicilio o sede in Repubblica la riscossione dovesse avvenire secondo modalità da definire con apposito decreto, ma quel decreto non è mai stato emesso. Noi proponiamo un decreto delegato da emanarsi entro ottobre 2025 che preveda che il debitore, sia esso socio o amministratore, accetti senza riserve il pignoramento di beni situati anche fuori territorio. Per i residenti l’attività esecutiva deve coinvolgere anche i beni detenuti all’estero, anche per interposta persona, utilizzando la convenzione multilaterale di assistenza amministrativa, accordi bilaterali o azioni civili all’estero tramite assistenza legale. Inoltre autorizziamo il servizio esattoria a ricercare informazioni patrimoniali all’estero, anche accedendo a banche dati private tramite bando pubblico. Questa è una parte che manca nei provvedimenti dei Segretari. Parliamo di 4 milioni e mezzo di euro di debiti ed è nell’interesse del Paese recuperare le somme da chi scappa all’estero. Ci ritorneremo perché credo che non si stia facendo tutto il dovuto su un tema che l’aula dovrà affrontare.
Matteo Casali (Rf): Intervengo molto brevemente per evidenziare come questo articolo, insieme al precedente sui versamenti contributivi, rappresenti l’occasione per perfezionare in sede di commissione alcuni aspetti o dettare indirizzi che attualmente non sono contemplati dalla normativa. Rinnovo l’invito a considerare seriamente questi aspetti che sono stati marginalizzati ma che, come ha sottolineato Santi, meritano la massima attenzione.
L’articolo 4 è respinto con 3 voti favorevoli e 5 contrari.
Articolo 5 (Disposizioni per il contrasto dei fenomeni distorsivi nel mercato degli autoveicoli) – Ritirato
Emanuele Santi (Rete): L’articolo 5 prevedeva una delega da dare al Segretario competente per introdurre misure di contrasto ai fenomeni distorsivi nel mercato degli autoveicoli. Come ho già detto durante il dibattito, accogliamo favorevolmente il fatto che si sia arrivati a produrre il decreto numero 23 del 2026, ma la data è quella del 20 febbraio 2026. Penso che questo decreto andasse fatto molto prima; probabilmente così non avremmo dovuto raccogliere i cocci che ci troviamo a gestire oggi in questo settore. Ci riserviamo di leggerlo e approfondirlo bene per portare tutte le nostre osservazioni e proposte direttamente all’interno di quel provvedimento. Approfondiremo le misure, ho visto che qualcosa è già stato inserito, quindi tutto ciò che riguarda le auto lo tratteremo in quella sede. Pertanto, ritiro l’articolo 5 e non lo metto in votazione.
Articolo 6 (Modifica della lettera c) del comma 1 dell’art. 3 del Decreto Delegato 50/2024)
Articolo 7 (Modifica della lettera b) del comma 2 dell’art. 3 del Decreto Delegato 50/2024)
Emanuele Santi (Rete): Spiegherei direttamente gli articoli 6 e 7 perché sono uguali: presento solo il 6 dato che il 7 è praticamente la sua fotocopia riferita però alle persone giuridiche. L’articolo 6 va a modificare il requisito del soggetto inidoneo per le persone fisiche. In particolare, modifichiamo la lettera c) del comma 1 dell’articolo 3 del decreto numero 50 del 2024, che riguarda i requisiti soggettivi per l’ottenimento dell’autorizzazione ad operare per società e imprese. Prevediamo che, ai fini del rilascio dell’autorizzazione, si debbano considerare tutti i debiti esattoriali non rientranti in un piano di rientro rispettato, riferiti ad attività economiche svolte in precedenza nella Repubblica di San Marino, sia individualmente, sia tramite stabile organizzazione, sia attraverso società o altri soggetti giuridici nei quali la persona abbia svolto l’incarico di legale rappresentante o abbia rivestito la qualità di socio. Questo vale anche se le quote risultano intestate a società fiduciarie o trust. L’obiettivo è cambiare la normativa sul soggetto inidoneo: oggi, se qualcuno non paga contributi o monofase, questi debiti rimangono in capo alla società. Noi chiediamo di estendere questa responsabilità alla persona fisica dell’amministratore o del socio, così da evitare che certi soggetti possano aprire e chiudere continuamente dieci o quindici società, accumulando debiti senza pagare nulla e risultando poi sempre soggetti idonei. So che il governo e il Segretario Fabbri non condividono questo approccio, ma noi continueremo a riproporlo perché è un tema ricorrente. Il problema esiste, è serio e, nonostante la probabile bocciatura di oggi, ripresenteremo la questione in altre sedi perché riteniamo che sulle società che aprono e chiudono continuamente ci sia un problema reale in questo Paese.
L’articolo 6 è respinto con 3 voti favorevoli e 7 contrari.
L’articolo 7 è respinto con 3 voti favorevoli e 7 contrari.
Articolo 8 (Art. aggiuntivo dell’art. 4 bis al Decreto Delegato 134/2024)
Articolo 9 (Art. aggiuntivo dell’art. 7 bis al Decreto Delegato 134/2024)
Emanuele Santi (Rete): Anche gli articoli 8 e 9 nascono dallo stesso ambito, ovvero dalla legge per lo sviluppo. Quando fu redatto il decreto del 2024, c’era tutta una parte relativa alle vendite a distanza e alle informazioni al consumatore, specialmente sulle azioni ingannevoli e le vendite online, che a nostro avviso era mancante. Abbiamo proposto questi due articoli e devo dire che già allora il Segretario Rossano Fabbri li valutò positivamente, tanto che ne ha recepiti una parte nel decreto numero 160 del 2024. Tuttavia, poiché questo progetto di legge è stato depositato prima di quel decreto, notiamo che nel provvedimento del Segretario manca la parte sanzionatoria. Secondo noi, se da una parte si inseriscono tutele e concetti nuovi, dall’altra la parte sanzionatoria resta molto debole. Preannuncio quindi che ci ritorneremo sopra portando modifiche specifiche al decreto 160, perché riteniamo che sulla materia del consumo ci sia ancora il cuore del lavoro da fare. Accogliamo favorevolmente il fatto che il Segretario Fabbri, anche su nostro stimolo, sia intervenuto in quella direzione, ma a breve porteremo in quest’aula il completamento di questo lavoro.
L’articolo 8 è respinto con 3 voti favorevoli e 7 contrari.
L’articolo 9 è respinto con 4 voti favorevoli e 7 contrari.
Articolo 10 (Entrata in vigore) – Ritirato
Il progetto di legge presentato dal gruppo Rete è respinto con 3 voti favorevoli e 7 contrari.
Comma 4: Esame in sede referente del progetto di legge “Per il diritto all’acqua e all’energia” (presentato dal Gruppo Consiliare Movimento Civico RETE
Emanuele Santi (Rete): Passo direttamente alla lettura della relazione al progetto di legge. Illustri colleghi consiglieri, È sterminata la bibliografia in merito alle cause e agli effetti dei c.d. “Cambiamenti climatici” che stanno determinando sconvolgimenti ambientali in gran parte del mondo: l’aumento della temperatura media globale sta determinando – o determinerà con ogni probabilità entro la seconda metà di questo secolo – l’avanzamento dei deserti, la tropicalizzazione dei climi temperati, un aumento qualitativo e quantitativo delle catastrofi naturali, lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento delle maree.
Per la Repubblica di San Marino, date le sue dimensioni, sarebbe scioccamente velleitario agire, in questo contesto, con il solo obiettivo di contribuire a rallentarli, mitigarli o impedirli; al contrario, essa deve assumerli come dei meri dati di fatto.
Ne discende, pertanto, che il nostro approccio dovrà essere puramente reattivo. Una reazione idonea a problemi strutturali e di lungo periodo implica, perché sia efficace, che essa sia parimenti strutturale e programmata sul lungo periodo, mediante una struttura esecutiva e programmatica sufficientemente elastica da adattarsi in itinere allo svolgersi degli eventi e ai progressi tecnologici.
È innanzitutto fondamentale individuare le principali sfide che i cambiamenti climatici potrebbero verosimilmente determinare, anche in combinazione con fattori demografici ovvero strettamente politici, per il nostro Paese.
A parere di chi scrive essi, ad oggi, possono essere individuati anche sulla base di quanto accade già nel presente, giacché il cambiamento climatico, lungi dal costituire una previsione futura, rappresenta ormai una realtà cogente. E il presente, con riferimento ai cambiamenti ambientali e geopolitici, ci restituisce due fondamentali problemi di rilievo strategico, l’acqua e l’energia elettrica.
ACQUE DOLCI
I cambiamenti climatici stanno “tropicalizzando” l’area mediterranea, compresa la sponda nord, determinando dunque un aumento delle temperature medie, l’incremento di fenomeni naturali estremi, che recentemente anche la nostra Romagna ha sperimentato, e una diminuzione assoluta delle precipitazioni; sono persino considerati verosimili scenari di desertificazione (sia pure limitata) anche per la penisola italica, in particolare per l’area meridionale della stessa.
In particolare, sotto il profilo delle precipitazioni – secondo la maggior parte degli scenari prodotti da una ricerca dall’ISPRA – assisteremo di qui alla fine del secolo ad una diminuzione relativamente modesta in Italia, con flessioni di fenomeni piovosi in primavera, estate e autunno solo parzialmente mitigate da un lieve aumento nella stagione invernale. Va dato atto che, fra quelli prospettati dalla ricerca citata, esistono scenari ottimistici che prevedono un lieve aumento delle precipitazioni assolute, ma sono presentati come meno probabili e, comunque, si ritiene in questa sede opportuno un atteggiamento di carattere prudenziale.
Inoltre è opportuno considerare il fatto che l’aumento delle temperature potrebbe determinare un innalzamento medio dello zero termico; ciò avrebbe come conseguenza una diminuzione delle precipitazioni nevose durante l’inverno, e dunque della quantità di acqua “immagazzinata” sulle alture che, sciogliendosi durante la primavera, rimpolpa i corsi d’acqua.
Il problema dell’accesso a fonti di acqua dolce è altresì causa di tensioni politiche e di potenziali conflitti in varie macro-regioni del mondo, si pensi ad esempio, per relativa vicinanza geografica, alle fortissime tensioni fra Egitto, Sudan ed Etiopia per la diga che quest’ultima sta costruendo sul Nilo.
Per quanto attiene San Marino, si deve rilevare il fatto che i bacini da cui attingiamo (55% Marecchia, 10% Hera, 30% Ridracoli, 5% fonti interne secondo quanto diffuso dall’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici) ci costringono con sempre maggior frequenza a proclamare lo stato di emergenza idrica, manifestando cioè sempre più la loro difficoltà a far fronte alle necessità dei consumatori d’acqua privati e aziendali.
Una così sbilanciata dipendenza dall’estero per una risorsa (l’acqua) indispensabile per la vita e al contempo sempre più rara, espone la Repubblica non solo ad una posizione di debolezza verso il vicino (intrinseca alle nostre dimensioni), ma soprattutto alla concreta possibilità che, in situazione di reale emergenza, le autorità e/o i fornitori italiani prendano decisioni drastiche, lasciandoci in balia della siccità. Uno scenario senz’altro estremo, certamente improbabile, ma che – rientrando nel dominio del possibile – deve essere preso in considerazione in sede di elaborazione strategica.
Si ritiene pertanto, se mai fosse stato necessario, che quanto sopra esposto dimostri chiaramente la necessità di assicurarci una riserva d’acqua dolce sufficiente per superare momenti di siccità. Tali interventi sono altresì previsti e riconosciuti di rango strategico anche nel Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile adottato nella seduta del 24 maggio 2023.
ENERGIA ELETTRICA E APPROVVIGIONAMENTO GASIFERO
Il conflitto militare cominciato il 24 febbraio 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa ha determinato un’instabilità inedita dei prezzi di approvvigionamento del gas naturale e ha imposto ai Paesi europei più dipendenti dalla Federazione – in particolare Germania e Italia – di rivedere in maniera radicale il proprio mix energetico, anche perché una parte notevolissima dell’energia elettrica è realizzata da gas naturale. In breve, ciò ha determinato la prima crisi energetica del XXI secolo che ha investito il Vecchio Continente e in particolare la nostra macro-regione.
Con particolare attenzione al caso italiano, possiamo osservare che il nostro vicino ha finora sostituito le importazioni di gas russo in parte spostandosi sul gas naturale liquefatto, caratterizzato da costi di trasformazione relativamente alti, in parte aumentando la propria dipendenza da Paesi come l’Algeria, principale fornitore dopo la (quasi)recisione dei rapporti con la Russia, ma aumenta anche l’importanza di Azerbaijan, Qatar e Libia; sono stati anche sottoscritti accordi con il Congo e l’Egitto.
In breve, l’equilibrio energetico italiano (e in certo senso, nostro) ha spostato il suo baricentro dalla Russia a Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, africani e asiatici.
Questa situazione può determinare, nel medio-lungo periodo, numerose insidie, legate essenzialmente all’instabilità e/o potenziale ostilità di alcuni Paesi fornitori e alla sicurezza stesse delle infrastrutture.
La sicurezza delle infrastrutture che portano il gas verso l’Italia, parimenti, appare potenzialmente interessata da attacchi, sabotaggi o interruzioni anche momentanee. Quelle che collegano il continente africano a quello europeo transitano per il canale di Sicilia, oggetto di monitoraggi straordinari da parte della Marina Militare Italiana in questo periodo, specialmente dopo l’attacco a Nord Stream nel Mar Baltico e in reazione all’accresciuta presenza militare russa (specialmente sottomarina) in zona, presenza che si è spinta con incursioni esplorative anche nell’Adriatico.
Quanto al TAP, il gasdotto che collega il Caucaso all’Europa, si rileva che esso trova un suo snodo fondamentale in Turchia, Paese che ha ormai dichiarato apertamente – con la dottrina della “patria blu” – la propria aspirazione di potenza (con espliciti richiami neo-ottomani), confermata dall’atteggiamento sempre più assertivo in tutto il Mar Mediterraneo, in particolare in Libia, nel Mediterraneo orientale e nei confronti della Grecia. Si segnala, in particolare, l’attività – anche militare – da parte di Ankara volta a contrastare lo sfruttamento dei giacimenti gasieri scoperti e ottenuti in concessione da ENI al largo di Cipro, isola in cui sotto le ceneri cova un conflitto congelato sin dall’invasione turca del 1974.
In breve, per la propria accresciuta e crescente volontà di potenza, non è possibile escludere, nel medio-lungo periodo, motivi e situazioni di escalation fra Paesi europei a noi vicini e la Turchia, senz’altro ancora mitigati dalla comune appartenenza di detti Stati alla NATO. A sostegno di questa convinzione, si deve dare atto che nel corso del 2021 Parigi e Atene hanno sottoscritto un trattato di mutua difesa in chiave evidentemente antiturca; la genesi di questo accordo va ricercata nelle crescenti rivendicazioni territoriali turche verso la Grecia e ai poderosi investimenti militari effettuati nell’ultimo decennio dal governo di Erdogan. Qualora le circostanze dovessero prendere una brutta piega, è evidente che, quasi inevitabilmente, il teatro di ripercussione di queste tensioni (se non conflitti) sarebbe principalmente mediterraneo e verosimilmente vedrebbe coinvolta la Repubblica Italiana, con conseguenti difficoltà nell’utilizzo delle infrastrutture che si snodano in territorio turco e nel Mediterraneo in genere.
Il Mediterraneo, in conclusione, sta diventando un’area sempre più armata e instabile: di lì passano le principali infrastrutture energetiche che riforniscono l’Italia e, dunque, noi. Poiché nella definizione di una strategia politica di lungo periodo, è – per evidenti motivi prudenziali – opportuno non assumere come ipotesi il verificarsi dello scenario più ottimistico, è opportuno valutare gli elementi sopra esposti come fattori da tenere in considerazione assoluta, per quanto non certi.
CONCLUSIONE
Come osservato anche nel Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, “In questo contesto, l’obbiettivo dell’indipendenza energetica della Repubblica – che è sempre stato indicato nei precedenti PEN come fine generale delle azioni in campo energetico (a volte in maniera in effetti un po’ vaga) – resta fondamentale e acquista forza. Va però perseguito con azioni concrete, realizzabili, e con un percorso a step che vanno definiti, questi sì, come i prossimi obiettivi energetici della Repubblica”. Si ritiene in toto condivisibile tale risoluzione e chi scrive la fa propria, aggiungendo ciò: considerato che il gas non possiamo produrlo, è necessario emanciparsi dal gas, anche in virtù dell’instabilità nel medio periodo sia dei Paesi fornitori che dell’area geografica su cui insistono le infrastrutture gasiere.
Analizzando la situazione sammarinese, osserviamo che allo stato attuale il fabbisogno annuo di energia elettrica della Repubblica è di circa 285 GW/h (285.000.000 kw/h); per quanto attiene il 2021, ultimo dato disponibile, l’energia importata è intorno ai 271 GW/h, con una produzione in territorio – da fotovoltaico – di circa 14 GW/h, pari al 5% (4,97%) del fabbisogno totale.
Il fabbisogno ha avuto una tendenziale crescita negli ultimi dieci anni, ma comunque oscillante sopra e sotto i 270 GW/h. Nel 2021 si è attestato, come si diceva, sopra i 280 GW/h.
Secondo il documento poc’anzi citato, l’autonomia energetica è perseguibile, allo stato attuale delle tecnologie di energia rinnovabile, per il 15% all’interno e per l’85% all’esterno.
Va tuttavia considerato che chi ha redatto il Piano di Sviluppo Sostenibile poc’anzi citato non sembra tenere in considerazione – nella stima del fabbisogno nazionale – una variabile che nel medio periodo sarà determinante, e cioè l’introduzione sempre più massiccia della mobilità elettrica, anche in considerazione del fatto che l’UE – col piano Fit55 – potrebbe mettere al bando la produzione di auto alimentate a motore termico entro il 2035 e che non poche case automobilistiche stanno orientando la progettazione dei nuovi modelli e la loro produzione esclusivamente, o prevalentemente, verso motori elettrici. L’efficacia o inefficacia di questa politica nella lotta al cambiamento climatico, molto dibattuta, appare del tutto irrilevante: come si diceva in premessa, il nostro compito è reagire, stante l’impossibilità di influire su queste scelte e dinamiche.
Indipendentemente dall’adozione o meno di una scelta radicale come la messa al bando di automobili con motore a scoppio, il numero di automobili alimentate ad elettricità sembra destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni.
Secondo le statistiche ufficiali aggiornate al settembre 2022, infatti, a San Marino sono immatricolati 45.982 veicoli (fra autovetture, ciclomotori e motocicli); ipotizzando che nel 2043 due terzi di questi potrebbero essere elettrici e che il loro numero rimanga costante, potremmo trovarci ad alimentare con energia elettrica circa 30.000 veicoli a cui dovranno aggiungersi, inoltre, gli aumenti di consumi derivanti dalla conversione degli impianti domestici a pompe di calore e (sperabilmente) un lieve aumento della popolazione e delle attività produttive, che non sono quantificabili in questa sede.
Questi dati suggeriscono chiaramente il fatto che l’autonomia energetica non può essere raggiunta una volta per sempre con un singolo investimento, giacché il fabbisogno – realisticamente – crescerà; pertanto, si propone una società di capitali pubblica aperta ad investimenti privati (fino al 49%) che possa operare autonomamente e costantemente anche nel lungo periodo. Una simile soluzione, inoltre, permetterebbe di aumentare significativamente la leva di investimenti, riducendo significativamente la quota degli stessi da effettuarsi a debito. In altri termini, investimenti pubblici finanziati a debito per € 100.000.000 potrebbe generare una massa di investimento di quasi € 197.000.000.
Una società pubblica apposita sarebbe utile anche perché la sua attività sarebbe continuativa, protratta nel tempo e potrà autofinanziarsi gli investimenti vendendo ad AASS l’energia prodotta tramite gli impianti acquistati e realizzati.
Va inoltre considerato sotto il profilo economico il fatto che tale attività può ben essere profittevole, giacché l’energia è un bene che ha un intrinseco valore d’uso e di cui il nostro Paese è strutturalmente consumatore, e sempre più lo sarà, se è vero che l’energia è il motore di un’economia avanzata.
Dal punto di vista finanziario, va rilevato come – prima della crisi energetica – AASS spendeva per l’approvvigionamento energetico € 19.000.000. Se una simile cifra venisse pagata ad un’azienda di Stato produttrice della stessa energia, si vede bene come in dieci anni essa potrebbe ottenere ricavi non molto inferiori ad € 200.000.000.
Sotto il profilo politico, si può osservare come, una volta che lo Stato detenesse il controllo sui mezzi di produzione di energia elettrica, essendo già in possesso del monopolio della fornitura all’utenza, il prezzo di vendita dell’energia sarebbe una scelta essenzialmente politica, al netto delle spese da sostenersi.
Tale circostanza avrebbe un evidente beneficio relativo al fronte dell’attrazione di investimenti produttivi, giacché lo Stato potrebbe in tal modo garantire un prezzo ragionevole per il rifornimento energetico – e soprattutto – stabile anche nel medio periodo, fatto tutt’altro che irrilevante per chi programma un investimento produttivo.
Per quanto attiene invece al fronte delle politiche sociali, una produzione di energia controllata dallo Stato da fonti rinnovabili potrebbe garantire prezzi bassi e costanti anche e soprattutto alle famiglie e ai privati cittadini, i cui redditi sarebbero tutelati da repentini rialzi del prezzo delle materie prime energetiche.
Infine, non può tacersi l’effetto benefico che avrebbe sulla bilancia commerciale del nostro Paese la riduzione di importazioni di beni energetici, che sarebbe di entità rilevante così come quello d’immagine verso l’esterno.
Ho voluto ripresentare questo progetto di legge, depositato originariamente tre anni fa, perché è oggi più che mai attuale. Siamo totalmente dipendenti dall’esterno per acqua, luce, gas e carburante e questo ci espone a rischi enormi. Serve un bacino imbrifero per raccogliere l’acqua piovana e una discussione seria per emanciparci e diventare autonomi.
Segretario di Stato Alessandro Bevitori: Ringrazio innanzitutto il gruppo consiliare di Rete per aver presentato questo progetto di legge, che ha il merito di mantenere alta l’attenzione su tematiche così attuali. Il tema energetico e l’approvvigionamento idrico sono certamente di primaria importanza per la Repubblica di San Marino, come per qualsiasi altro Paese. Le politiche che abbiamo attuato fin dall’inizio di questa legislatura sono volte proprio a migliorare l’autonomia energetica attraverso la realizzazione di impianti sia in territorio che fuori. È particolarmente utile che la politica faccia riflessioni costanti e che il Parlamento vigili sull’attività del governo. Entrando nel merito del testo, rilevo però diverse criticità sia tecniche che di forma che lo rendono non accoglibile. Ad esempio, all’articolo 1 si parla di “bisogni esistenziali”, ma il termine corretto dovrebbe essere “bisogni essenziali”. Inoltre, la sostituzione immediata del gas naturale con l’energia elettrica, prevista all’articolo 2, non è un obiettivo immediatamente praticabile, poiché comporterebbe un pesante e insostenibile adeguamento delle nostre infrastrutture elettriche per poter distribuire una tale quantità di energia. È importante far notare che nella Repubblica di San Marino, innanzitutto, non è possibile realizzare impianti a terra. Attualmente la normativa sammarinese lo esclude e, sebbene l’Aula o il Consiglio Grande e Generale possano decidere diversamente, non mi risulta che ci sia questa volontà da parte del governo; non c’è proprio l’indirizzo di cambiare la destinazione d’uso dei nostri terreni. Va detto inoltre che, per le caratteristiche orografiche del territorio, tali installazioni risulterebbero costose e meno performanti rispetto a impianti simili realizzati in pianura. È questo il motivo per cui abbiamo scelto investimenti fuori territorio, fermo restando che l’efficientamento degli edifici pubblici deve fare un importante salto di qualità. Proprio in questi giorni l’AASS uscirà con nuovi bandi e gare d’appalto per l’assegnazione di lavori di efficientamento del patrimonio pubblico, che rappresentano una parte sostanziale del percorso verso la nostra autonomia energetica. Riguardo al comma 2 dell’articolo 2 sull’acqua potabile, il diritto nel nostro ordinamento è già sancito: l’AASS garantisce a ogni cittadino un quantitativo minimo per il soddisfacimento dei bisogni essenziali, assicurato anche ai soggetti morosi. Di sicuro però ci sono problemi di approvvigionamento nei mesi estivi. Nel 2025 non abbiamo emesso ordinanze di restrizione, ma nel 2024 e negli anni precedenti sì. È un problema annoso su cui l’AASS sta lavorando con investimenti a breve e medio-lungo termine. Tra quelli a breve termine c’è l’ampliamento del nostro invaso di proprietà dell’Eccellentissima Camera, per avere maggiori risorse da destinare alla cittadinanza. Un altro investimento riguarda una partnership con una società distributrice per l’Emilia-Romagna: oggi siamo clienti, ma potremmo cambiare il nostro status in quello di soci entrando nella partecipazione societaria, il che garantirebbe priorità di approvvigionamento e vantaggi tariffari nell’acquisto. Nel medio-lungo termine sono in corso studi per realizzare un investimento in territorio per garantire il nostro approvvigionamento idrico; voglio citare l’impianto di depurazione, già autorizzato dall’AASS, che andrà a recuperare le acque reflue. Abbiamo infatti un problema significativo con le acque reflue che potremmo recuperare per scopi diversi da quello potabile, ottenendo un aiuto importante per la gestione idrica. Sull’articolo 4 comma 1, che parla della totale elettrificazione per emancipare la Repubblica dal gas naturale, devo dire che è necessario potenziare l’intera infrastruttura di distribuzione per gestire i maggiori carichi che dovranno transitare sulla rete. L’elettrificazione del comparto automobilistico, già in corso, comporta un adeguamento delle infrastrutture per la ricarica dei mezzi; il bilanciamento della rete elettrica è quindi un passaggio necessario per parlare di emancipazione dal gas. Sul Titolo II riguardante la SPES, dico schiettamente che non lo condividiamo: non crediamo serva una partecipazione del genere e anche tecnicamente i conti non tornano, ad esempio sul taglio da 1.000 euro senza conoscere il capitale sociale. Poteva forse avere senso quando si parlava di privatizzare l’AASS, ma oggi l’AASS è pubblica, è dell’Eccellentissima Camera e non c’è la minima idea di cambiare questa impostazione. In un regime di monopolio come il nostro la multiutility è un punto di riferimento e non c’è un libero mercato. Credo quindi che il Titolo II sulla SPES non sia necessario né utile. Anche il Titolo III sulle disposizioni finanziarie decade di conseguenza. Ringrazio i promotori per il dibattito su un tema che la politica deve tenere in primaria considerazione; l’esecutivo lo fa quotidianamente, data la volatilità dei mercati energetici influenzata dai conflitti bellici e dalle incertezze geopolitiche. L’AASS acquista sul mercato gran parte del fabbisogno, al netto del 15% prodotto internamente. Agli Stati Generali dell’economia di inizio mese sono emerse idee interessanti e ringrazio l’ing. Andrea Mina per la sua attenzione tecnica; stiamo portando avanti approfondimenti per soluzioni che faranno davvero la differenza per il sistema economico e per i cittadini.
Matteo Casali (Rf): Ringrazio subito i proponenti di questo progetto di legge per due ragioni: perché mantengono alta l’attenzione su temi fondamentali e perché lo fanno in un modo insolito per questi tempi. A fronte della relazione del Segretario, che ha fatto un riassunto dello stato dell’arte, mi chiedo quali siano le reali strategie del governo. Non si vedono strategie, né congiunturali per affrontare una possibile “tempesta perfetta” energetica nelle prossime settimane, né strutturali, sia per l’energia che per l’acqua. Per l’energia forse abbiamo confuso il Piano Energetico Nazionale con un piano attuativo; il PEN scade nel 2026 e andrebbe ripensato, ma non è un piano operativo: è una serie di scenari e proposte tra cui bisognerebbe scegliere una via chiara, cosa che non è stata fatta. Abbiamo l’esempio del fotovoltaico offshore a Ravenna, una via scelta senza prima aver sfruttato tutta la capacità produttiva interna. Si procede a “spicciolaia”, con un impianto dopo l’altro senza un piano strutturato, equivocando tra produzione fotovoltaica ed efficientamento energetico: mettere pannelli su un edificio pubblico non significa efficientarlo, sono due cose diverse. Manca una pianificazione consolidata e condivisa, necessaria perché queste strategie travalicano la durata di un singolo esecutivo. Nelle ultime ore abbiamo visto l’AASS abbandonare la tariffazione fissa. Io non l’ho mai gradita, anche perché la legge istitutiva del 1981 dice che le aziende autonome devono fornire servizi al minor costo e qualsiasi scommessa sbagliata del cittadino sul prezzo dell’energia potrebbe violare questo principio. Però il fatto che l’AASS abbandoni oggi la tariffa fissa significa che qualcun altro teme la “tempesta perfetta” e non vuole più assumersi il rischio dei prezzi futuri. Riguardo al piano acqua, il Segretario ha parlato di investimenti a breve come l’ampliamento del bacino di captazione; in passato ci sono stati numerosi tentativi e spero che i problemi con il nostro grande vicino siano risolti. Anche la partnership con Romagna Acque è un tema vecchio che andava finalizzato prima. Sugli studi per l’approvvigionamento idrico in territorio inviterei il Segretario a essere meno criptico: si tratta della realizzazione dell’invaso? All’inizio della legislatura si disse che la figura di un geologo come presidente dell’AASS serviva proprio per la realizzazione dell’invaso. Il tema dell’invaso, come quello della ferrovia, andrebbe affrontato una volta per tutte per uscire dai refrain politico-elettorali. Il progetto di legge ha il pregio di proporre nuovi modelli, come l’azionariato popolare diffuso; non so se sia la soluzione, ma è uno sforzo lodevole proporre schemi che vadano fuori dai perimetri attuali. È encomiabile anche l’introduzione dei concetti di diritto all’acqua e all’energia come principi elevati, che possono sembrare sterili ma rivestono un valore pratico altissimo, come diceva Gino Strada riguardo alla guerra come reato. Venendo ai difetti della proposta, mi permette di evidenziarne alcuni: mi pare troppo ottimistica sull’autonomia a lungo termine. Gli studi dell’Università di San Marino del 2023 dimostrano che l’autonomia perfetta non è raggiungibile con le tecnologie attuali, nemmeno realizzando l’invaso di Gorgascura. La produzione offshore fuori territorio non è vera autonomia, perché in caso di crisi saremmo comunque dipendenti. Il Piano Nazionale per la Sostenibilità approvato nel 2023 è un piano di facciata, inefficace e basato su non verità: prevedeva l’invaso a Gorgascura con i costi del 2010, parlando di cantieri nel 2023 che non sono mai partiti. Chi ha scritto quelle cose sapeva di mentire. Infine, il passaggio totale all’elettrico fotovoltaico non tiene conto delle innovazioni tecnologiche future, come l’idrogeno, il micronucleare o la fusione. Mi piacerebbe che i piani futuri considerassero questi scenari per non legarci a tecnologie che tra dieci anni potrebbero essere già vecchie.
Gaetano Troina (D-ML): Sarò breve e non ripeterò i concetti del collega che condivido. Ringrazio anche io il movimento Rete per questo progetto, perché discutere di questi temi oggi è fondamentale. Ho notato la notizia della sospensione delle tariffe fisse e ci sono rimasto male: avevo chiamato personalmente l’azienda due settimane fa e mi era stato detto che il periodo era chiuso e se ne riparlava a novembre. Invece scopro che c’era una finestra dal 16 al 30 marzo, chiusa oggi; mi è stata data un’informazione sbagliata. Abbiamo un problema come Paese: rischiamo di ritrovarci in una situazione simile a quella della guerra in Ucraina. Questa notizia lascia perplessi i cittadini, specialmente in un momento in cui sempre più famiglie sammarinesi faticano ad arrivare a fine mese e si rivolgono alla Caritas. Se i costi energetici dovessero esplodere di nuovo avremmo seri problemi sociali. Invito il governo a riaprire le tariffe fisse per permettere alle famiglie di fare i conti sulle spese mensili. Sul fronte energetico il governo ha fatto scelte che noi non abbiamo condiviso e le nostre proposte, come le comunità energetiche, non sono state prese in considerazione. Nonostante le campagne pubblicitarie sulla tutela dell’acqua, non vedo politiche incentivanti per il risparmio o per impianti di raccolta privata dell’acqua piovana, che eviterebbero sprechi. Riguardo alla SPES, pur condividendo i principi iniziali, trovo la proposta problematica: con l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea non sarà più possibile per lo Stato mantenere il monopolio sulla fornitura energetica. Mi chiedo quali siano le strategie del governo su questo, dato che finora si è solo negoziato il posticipo di una scelta senza programmare il futuro. Non posso condividere l’impostazione della società a titolarità diffusa, ma riconosco a Santi il merito di aver provato a dare soluzioni concrete invece di limitarsi a enunciazioni di principio o a interventi spot come l’impianto di Brescia, di cui non conosciamo i costi reali di trasporto dell’energia. Mi aspetterei che anche dalla maggioranza e dal governo arrivasse qualcosa di analogo al lavoro fatto da Rete.
Vladimiro Selva (Libera): Molto velocemente intendo ringraziare il gruppo Rete perché ha sviluppato un progetto su temi di assoluta attualità. Condivido pienamente l’idea che l’accesso all’acqua e all’energia sia un diritto che debba essere salvaguardato e tutelato. In qualche maniera il nostro Stato lo persegue già nei fatti: come ricordava anche il Segretario, esistono norme che garantiscono un quantitativo minimo d’acqua persino a chi è moroso nel pagamento delle tariffe. Ci sono poi i principi contenuti nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che, sebbene non citino esplicitamente questi temi, con il tempo li hanno resi diritti impliciti, poiché senza un adeguato accesso all’acqua o all’energia è impossibile soddisfare diritti fondamentali come quello alla salute. Credo che questo tema, al di là del volerlo inserire in una legge specifica, sia alla base del nostro ordinamento ed è impossibile immaginare che possa essere diverso, pena la lesione di diritti essenziali. Entrando nel dettaglio della proposta, trovo interessanti alcuni aspetti sulla ricerca di soluzioni. Abbiamo un’Azienda Autonoma di Stato e un’Autorità per l’energia che definisce le tariffe; l’AASS, agendo sulle tariffe, è sia un consumatore come azienda che un venditore del servizio. L’Autorità è l’unico punto che mette in contrapposizione domanda e offerta dal punto di vista del prezzo per gli utenti. Si dibatte da anni sulla possibilità che il consumatore sia anche proprietario di una piccola quota dell’azienda: come proprietario avrebbe interesse che l’azienda sia efficiente e riduca i costi, ma come utente vorrebbe che la tariffa fosse la più bassa possibile. Questo spingerebbe l’azienda a essere il più efficace possibile senza alzare troppo i prezzi. Riguardo alla proposta di un’ipotetica società che produce energia, bisogna considerare che l’energia non è l’unico servizio erogato dall’azienda e ci potrebbero essere problematiche se questa energia fosse in esubero. Ci sono poi i dubbi evidenziati dal Segretario circa le modalità delle quote di partecipazione che non sono chiarissime. A me piace l’idea che l’Azienda dei Servizi possa finanziarsi vendendo azioni, magari una per ogni contatore, senza ovviamente mettere in discussione la partecipazione maggioritaria dello Stato. Chi ha il contatore, quindi l’utente, potrebbe percepire un piccolo utile da una sana gestione dell’azienda che opera in regime di monopolio. Credo che questo sarebbe un terreno di confronto molto interessante per fare un passo avanti rispetto allo status quo attuale, che è comunque di tutto rispetto e garantisce alla comunità sanmarinese servizi a prezzi molto inferiori rispetto a quelli d’oltre confine. Questo è merito della capacità dell’azienda di gestire gli acquisti e del fatto che gli utili non sono speculativi. Senza abbandonare ciò che di ottimo abbiamo, interrogarci su come migliorare è un esercizio utile.
Abbiamo preparato un ordine del giorno che vado a leggere: La Commissione consigliare permanente igiene, sanità, previdenza e sicurezza sociale, politiche sociali, sport, territorio, ambiente, agricoltura tenuto conto del dibattito sul Progetto di legge per il diritto all’acqua e all’energia presentato dal gruppo consigliare Rete affrontato dalla Commissione in data odierna, considerato che
l’accesso all’acqua potabile e l’accesso all’energia da parte di tutti i cittadini per il soddisfacimento dei fabbisogni essenziali sono presupposti indispensabili per l’esercizio dei diritti sanciti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo;
il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nella 55ª sessione 2024 ribadisce la necessità di garantire il diritto di accesso all’acqua come già affermato dall’ONU dal 2010;
tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 a cui la Repubblica di San Marino ha derito sono ricompresi la disponibilità e la gestione dell’acqua, obiettivo 6, e l’accesso a sistemi di energia economici affidabili, sostenibili e moderni, obiettivo 7;
il programma di governo della 31ª legislatura promuove iniziative di investimenti volte ad aumentare l’autonomia e la sostenibilità nella gestione delle risorse idriche ed energetiche.
Impegna il governo affinché:
1) l’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici prosegua le attività finalizzate ad incrementare l’autonomia energetica della Repubblica di San Marino attraverso un processo di transizione ecologica;
2) l’AASS riferisca entro l’anno corrente alla Commissione consiliare quarta sulle realistiche possibilità di attuare una progressiva riduzione dell’impiego delle fonti di energia fossile in particolare
A) analizzando le criticità e possibili vantaggi tecnici ed economici attesi nel breve e medio termine derivanti dall’attuale dinamica di migrazione tra fonti energetiche – diffusione di apparati di cottura, climatizzazione, veicoli elettrici, sistemi domotici, eccetera – anche in termini di investimenti negli adeguamenti delle reti di distribuzione dell’energia elettrica,
B) Valutando interventi necessari sulle infrastrutture di distribuzione elettrica nel caso in cui venisse incentivata la realizzazione di uno scenario in cui tutta l’utenza domestica migrasse dal gas naturale verso dispositivi elettrici introducendo pompe di calore e/o piastre ad induzione e si completasse l’attività di interramento delle reti di distribuzione;
3) in sinergia con AASS avviì il progetto di comunicazione rivolto alle alunne ed alunni delle scuole elementari sammarinesi denominato “Acqua viva” per la promozione dell’acqua di rete ad uso potabile e per il contenimento della produzione di rifiuti plastici associati all’utilizzo di acqua minerale, il progetto contribuisce alla diffusione della cultura risparmio idrico e del corretto utilizzo dell’acqua;
4) l’Ufficio prevenzione ambiente e vigenza del territorio di concerto con l’Autorità di regolazione per i servizi pubblici energia e sentite la commissione di tutela ambientale rediga entro il corrente anno il piano di gestione delle acque di cui l’articolo 93 del Decreto 27 aprile 2012 numero 44 successive modifiche e integrazioni al fine di individuare efficaci e sostenibili modalità di gestione pubblica della risorsa idrica.
Gian Carlo Venturini (Pdcs): Ringrazio i colleghi di Rete che hanno posto all’attenzione un tema estremamente significativo per tutta la collettività. Come ribadito nell’ordine del giorno, l’erogazione di acqua ed energia è un diritto sancito anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo ed è giusto che San Marino, avendo aderito alla convenzione e agli obiettivi dell’Agenda 2030, si attivi in questo senso. Per quanto riguarda il progetto di legge, ho qualche dubbio: se da una parte la finalità è pienamente condivisibile, dall’altra credo che non si possa non valorizzare il ruolo dell’Azienda dei Servizi. L’AASS si sta attivando sempre più, anche con interventi recenti sulle rinnovabili, per tentare di ridurre la necessità di energia dall’esterno sia in territorio che fuori. Va dato atto degli interventi di incentivazione fatti in questi anni, soprattutto sul fotovoltaico, con soluzioni innovative come lo scambio sul posto introdotto già nel 2010, dove l’Azienda funge da polmone e restituisce quanto prodotto nell’arco dell’anno. Ci si sta orientando verso le comunità energetiche e sono stati dati incentivi anche per passare dalle caldaie a gas alle pompe di calore. Se il progetto prevede la costituzione della SPES, una società di produzione energetica sammarinese preminentemente di proprietà dell’Eccellentissima Camera ma aperta ai privati con azionariato popolare, mi chiedo se non stiamo andando verso una privatizzazione. Anche se lo Stato garantisse la maggioranza, si tratterebbe comunque di un coinvolgimento di privati. Mi chiedo se sia necessaria una nuova società o se non si possa utilizzare l’AASS, magari aprendo all’azionariato popolare per indirizzare risorse verso infrastrutture necessarie a potenziare il settore. Credo che la strategia di tutela dei cittadini possa essere attuata già con l’Azienda dei Servizi. Dobbiamo fare molta attenzione perché l’AASS ha potenzialità notevoli: ad esempio, faceva parte del consorzio AMI di Rimini per le acque e ora quel settore è confluito in Romagna Acque, un colosso che può garantirci la fornitura non solo da Ridracoli ma anche dal Po. Poiché in Romagna Acque non sono ammessi i privati, noi con l’AASS potremmo partecipare in quell’ambito come soggetto pubblico, ottenendo ulteriori garanzie per un bene importantissimo come l’acqua. L’ordine del giorno della maggioranza, aperto anche alle opposizioni, va proprio in questa direzione, sollecitando interventi a favore della collettività in questi settori strategici.
Emanuele Santi (Rete): Ringrazio tutti i commissari intervenuti, ma ci tengo a ribadire una questione perché, nonostante le finalità dello SPES fossero chiare nella relazione, mi pare che non siano state comprese bene. Qui non si parla assolutamente della privatizzazione dell’AASS, che non viene nemmeno citata nel progetto di legge. Noi siamo sempre stati i più grandi sostenitori della natura pubblica dell’AASS e tale deve rimanere. Lo SPES è una società di proprietà dell’Eccellentissima Camera, che può scegliere di aprirsi ai privati fino a un massimo del 49%, ma parliamo di utenze private: un singolo non può superare il 3% della società. Questa società non nasce per fornire i servizi in sostituzione dell’AASS, che rimane l’erogatore dei servizi. Questa è una società costituita per produrre energia da rivendere all’AASS. È lo stesso identico schema che state seguendo a Brescia: lì avete costituito una società che produce energia per venderla all’AASS. La differenza è che la nostra società produrrebbe energia per davvero, a differenza di quell’altro investimento di cui non sappiamo nulla da sei mesi. Non inventiamoci insinuazioni: il progetto è chiaro e la società non è alternativa ma complementare e non in concorrenza con l’AASS. Mi rammarica che non sia stato colto questo aspetto. Condivido quanto detto dal collega Casali: quando si parla di diritto all’energia e all’acqua spesso lo diamo per scontato, ma in questo momento geopolitico non lo è affatto. Ci sono popoli a cui queste risorse sono precluse a causa di eventi bellici o sabotaggi dei condotti, quindi riaffermare questo principio è molto importante. Non si parla di escludere il gas a priori, ma di cominciare a emanciparsene nel medio-lungo periodo per essere meno dipendenti, specialmente se pensiamo a sabotaggi come quello del Nord Stream. La nostra proposta mira a una maggiore produzione elettrica interna per non dipendere da fattori esterni. La struttura è identica a quella che il Segretario ha creato con il fotovoltaico: ha comprato una società che ha un impianto per fornire energia all’AASS. Solo che il nostro è un investimento trasparente su acqua, luce e gas, gestito da una partecipata dello Stato che ricade sotto il controllo della finanza pubblica, a differenza delle società comprate all’esterno su cui non siamo d’accordo. Credo che questa specifica fosse doverosa perché il dibattito è scivolato su un versante totalmente diverso rispetto agli articoli del progetto di legge.
Analisi dell’articolato
Articolo 1 (Diritto all’energia e all’acqua)
Emanuele Santi (Rete): Questo articolo stabilisce che la Repubblica di San Marino riconosca e garantisca come diritto di ogni persona l’accesso all’energia elettrica e all’acqua potabile in quantità sufficienti per il soddisfacimento dei propri bisogni vitali. Penso che ribadire questo concetto sia fondamentale: anche se oggi tendiamo a darlo per scontato, non lo è affatto, specialmente in questo periodo storico in cui a molti popoli l’accesso ad acqua, luce e gas viene precluso. Riaffermare questo principio, anche nei consessi internazionali, è un atto necessario. Come diceva prima il collega Casali riguardo al ripudio della guerra, sebbene certi valori sembrino ovvi, il fatto che non siano scritti permette che vengano ignorati; per noi è la stessa cosa e riteniamo importante mettere nero su bianco questo concetto.
Matteo Casali (Rf): Intervengo per ribadire che l’accesso all’acqua e all’energia dovrebbe essere considerato quasi un concetto costituzionale. La nostra Dichiarazione dei Diritti del 1974 è un pilastro, ma oggi dobbiamo riconoscere che una vita dignitosa non può prescindere da queste risorse. Credo sia bene affermare, o comunque riaffermare, questo principio che garantisce la dignità dell’essere umano. Questo aspetto rientra tra i pregi che avevo evidenziato nel mio intervento iniziale su questo progetto di legge: al di là degli strumenti tecnici, che possono certamente essere discussi, il testo sottolinea molto bene questi valori fondamentali.
L’articolo è respinto con 3 voti favorevoli e 9 contrari
Emanuele Santi (Rete): Vista la modalità e le dichiarazioni della maggioranza, penso sia inutile proseguire. Credo che i concetti e le puntualizzazioni che volevamo esprimere siano stati chiari e che abbiate compreso la sostanza di questo progetto di legge. In questo momento le dinamiche politiche ci vedono in minoranza e capisco che per la maggioranza stessa non sia facile sostenere un progetto oneroso come questo, perciò ritiro tutti i restanti articoli. Ci tengo però a ribadire, a chiusura del dibattito, che la situazione geopolitica internazionale richiede misure e interventi che il nostro Paese non può più rimandare. Dobbiamo puntare a una maggiore autonomia per quanto riguarda l’acqua, l’elettricità e il gas, ovvero tutte le nostre fonti di approvvigionamento. Noi siamo assolutamente disponibili a portare le nostre idee a un tavolo di confronto; quello che ci rammarica è che ci si dimentichi periodicamente di questi aspetti, per poi ricordarsene solo quando scoppia una crisi in Iran e il prezzo della benzina aumenta di 50 centesimi. Solo allora capiamo quanto siamo fragili e vulnerabili, come foglie in balia del vento. Secondo me sarebbe importante sedersi a un tavolo e decidere con trasparenza che strada vogliamo prendere, perché la dipendenza totale dall’esterno non è più sostenibile. Mi dispiace che la nostra proposta scritta non sia stata colta, ma spero che si torni presto a discutere di questi temi in Aula, specialmente riguardo all’impianto di Brescia. Sono passati otto mesi da quando è stato chiuso quell’accordo e ad oggi tutto sembra fermo, senza che nessuno sappia come stia procedendo. Per il verbale, ritiro l’intero progetto di legge.
Votazione ordine del giorno della maggioranza
Matteo Casali (Rf): Faccio la dichiarazione di voto a nome di tutte le opposizioni. Voteremo contro questo ordine del giorno per una serie di motivi. Innanzitutto siamo stanchi di questa cerimonia per cui, ogni volta che portiamo all’attenzione dell’Aula o di una commissione temi sensibili, i provvedimenti vengono respinti senza nemmeno avviare una discussione costruttiva. Al di là dell’introduzione del Segretario, non abbiamo ricevuto risposte su cosa si intenda fare nel breve periodo o su quale sia il piano a lungo termine; tutto si conclude sempre con un ordine del giorno che loda l’operato del governo. È una modalità che ha francamente stufato. Nel merito, non possiamo sottoscrivere un testo che è praticamente un pezzo del programma di governo; non vi abbiamo dato la fiducia allora e non ve la votiamo certo ora a pezzi nelle commissioni. Non siamo minimamente d’accordo sul fatto che l’AASS debba ‘proseguire’ un’attività che, a nostro avviso, non ha mai nemmeno iniziato; dire che deve proseguire significherebbe accettare implicitamente che sia stato fatto qualcosa, ma come abbiamo detto più volte manca una vera pianificazione e una condivisione degli obiettivi a lungo termine. Inoltre, riguardo all’interramento delle reti di distribuzione, ricordo la situazione urgente di Cailungo. C’è un comitato e ci sono Istanze d’Arengo; alle persone è stato fatto credere più volte che l’intervento fosse imminente e necessario, quindi inserire un riferimento al condizionale in questo ordine del giorno ci sembra addirittura beffardo. Esiste un contratto già sottoscritto e probabilmente pagato: si proceda velocemente invece di fare atti fumosi. Da ultimo, chiedere con un ordine del giorno la redazione di un piano di gestione delle acque previsto dal codice ambientale ci sembra pleonastico e irridente. Siamo d’accordo in linea di principio, ma è uno strumento normativo che giace sul tavolo da quindici anni; chi deve fare le cose le faccia senza bisogno di ordini del giorno superflui.
Gian Carlo Venturini (Pdcs): Intervengo a nome della maggioranza per confermare il nostro pieno accordo con l’ordine del giorno presentato, quindi la nostra dichiarazione di voto è favorevole. Come abbiamo detto negli interventi, gli obiettivi prefissati sono importantissimi e significativi per tutta la collettività. L’acqua e l’energia sono risorse indispensabili, contemplate anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dall’Agenda 2030. Credo che gli impegni contenuti nell’ordine del giorno siano esaustivi per affrontare il tema e per mantenere alta l’attenzione su argomenti così vitali per i cittadini. Dichiaro quindi il voto favorevole della maggioranza.
L’ordine del giorno è approvato con 9 voti favorevoli e 3 contrari.
I lavori si concludono verso le 19:00 con il completamento dei punti all’oordine del giorno


