San Marino. Vicenda bulgara o saga sammarinese viziata da incompetenza e ingordigia? La serata delle opposizioni
di Angela Venturini.
C’è una domanda su tutte: cosa sta succedendo? Hanno provato a rispondere le opposizioni nel corso di una serata pubblica a Murata, attirando così tanto pubblico che, nel clou della narrazione, la sala non riusciva a contenere neppure la gente in piedi. Quattro i relatori: Alessandro Rossi (Demos), Nicola Renzi (RF), Giovanni Zonzini (Rete), Fabio Righi (DML). Moderatore, Andrea Menicucci /RF) che ha condotto il dibattito attraverso la cronologia degli eventi finanziari, giudiziari e politici.
Già dal 2024, Ente Cassa Faetano, proprietario della maggioranza delle quote di Banca di San Marino, comincia ad avere contatti con soggetti interessati a rilevarne una parte, e già cominciano ad emergere le prime opacità. Infatti, uno dei possibili investitori ha intenzione di acquistare almeno il 51 per cento, eventualità frenata da un vincolo normativo stringente. La maggioranza (o il governo) decide di superare l’impasse eliminando il vincolo. Il 23 dicembre 2024 porta un emendamento alla legge 130/1995 inserito nella legge di sviluppo. È una questione così tecnica e specialistica che quasi nessuno in Consiglio sapeva di cosa si stesse parlando, tanto più che non c’era stata una relazione esplicativa, né una valutazione delle conseguenze che questa decisione avrebbe provocato. In sintesi, è stato spiegato a Murata, un istituto bancario nato su basi solidaristiche e sociali, poteva essere privatizzato. Un paradigma bancario rivoluzionato da un emendamento. È stato detto anche che nella stessa giornata del 23 dicembre c’era stato un incontro virtuale tra gli aspiranti acquirenti e altri soggetti sammarinesi.
Pochi mesi dopo, il 12 aprile 2025, durante un’assemblea dei soci ECF viene ufficializzato l’interesse all’acquisto da parte di Starcom Holding e il 15 maggio viene firmato un contratto preliminare per la cessione delle quote. La banca doveva essere ricapitalizzata e, dopo diversi tentativi all’interno di San Marino andati a vuoto, anche presso i soci, il Cda aveva deciso di rivolgersi a investitori esterni.
Starcom provvede anche a creare una società sammarinese (la San Marino Group) attraverso la quale perfezionare l’operazione su BSM e provvedere anche ad altri investimenti in territorio. Nel frattempo, i soci di ECF contrari alla vendita della maggioranza delle quote manifestano pubblicamente e con varie iniziative, le loro ragioni
Il 22 settembre 2025, l’allora presidente ECF Marco Beccari, alla vigilia di un’assemblea in cui si sarebbe dovuto votare il gradimento alla cessione delle quote, invia una lettera a tutti i soci sottolineando come la proposta non si potesse rifiutare senza mettersi contro la Segreteria Finanze, il CCR (organo tecnico politico di tenuta finanziaria) e BCSM.
Gli oratori presenti a Murata hanno spiegato che per vendere una banca, prima di tutto bisogna capire da dove vengono i soldi, chi sono gli investitori perché è fondamentale anche l’aspetto reputazionale, e infine ci vuole l’autorizzazione della Banca Centrale. Al di fuori delle cronache dei giornali (cioè nessuno sapeva niente) il 20 luglio 2025, c’erano state segnalazioni di antiriciclaggio a causa di un versamento di 500 mila euro ad un ex membro del Cda di ECF. Dopo un mese, il tribunale scrive a Banca Centrale. La lettera di Marco Beccari è del 22 settembre: evidentemente era all’oscuro di tutto questo.
Il 23 ottobre si ha notizia di due arresti riguardanti la tentata scalata di BSM. Il 24 ottobre BCSM annuncia il diniego all’acquisto delle quote. Per qualche tempo non si sa più niente, rimangono solo l’imbarazzo e tantissimi interrogativi su come sia potuto succedere questo impasse.
Verso metà novembre 2025, in Consiglio si apre la “nuova questione morale” lanciata da alcuni membri di maggioranza a proposito della scalata a BSM. Nel frattempo, Starcom comincia a diffondere una serie di comunicati attraverso i quali rivendica il diritto a riavere i 15 milioni versati come caparra dell’operazione e che sono stati sequestrati senza un apparente motivo. La notte del 2 febbraio, ignoti entrano nella sede centrale di Banca di San Marino e violano ben 15 cassette di sicurezza i cui proprietari, a quanto si sa, non ne sono ancora tornati in possesso. Al momento, questa storia è ancora avvolta dal mistero.
Il 5 febbraio, il patron di Starcom Holding Assen Christov, durante una conferenza stampa a Bruxelles, presenti eurodeputati ed ambasciatori, esprime forti critiche al sistema dei controlli finanziari e al sistema giudiziario sammarinese, affermando che questa situazione potrebbe trasformarsi in un freno al processo di formalizzazione dell’Accordo di San Marino con la UE.
Il 6 febbraio esce il famoso comunicato del dirigente del tribunale sammarinese che paventa un attentato alla libertà e all’integrità dello Stato e che c’è in atto un piano parallelo. È il lungo ponte di Sant’Agata, mezzo governo è all’estero, le risposte tardano ad arrivare; ciò nonostante, la cronaca giudiziaria si intreccia con quella politica. Il 9 febbraio ci sono di nuovo due arresti, che poi sono gli stessi dell’ottobre scorso. San Marino ne viene a conoscenza tramite il sito EuAlive, attraverso il quale parla Christov. Mentre la vicenda diventa una spy story internazionale di cui parlano tutti i giornali, il centro storico di San Marino si popola di ronde e in Consiglio succedono battaglie durante le quali non sempre i membri di maggioranza si trovano d’accordo sulle decisioni. I passaggi sono tanti e i quattro relatori hanno spiegato minuziosamente ogni atto. Il 5 marzo, nemmeno un meso dopo la seconda carcerazione, il giudice delle appellazioni David Brunelli revoca la custodia cautelare in carcere per Andrea Del Vecchio e Marina Manduchi, per la mancanza di gravi indizi e ritenendo le intercettazioni prive di concreta attuazione. Viene revocato anche il mandato di cattura internazionale per Assen Christov e vengono desecreti più di tremila atti.
Alla fine di una lunga dissertazione proposta da quattro rappresentanti dei partiti di opposizione, alcuni interrogativi sono rimasti in maniera conturbante sul tavolo. Chi ha portato i bulgari a San Marino? Visti gli stretti legami di parentela di alcuni membri di governo con altrettanti membri del cda di ECF, possibile che nessuno sapesse niente? Perché Bcsm ha messo così tanto tempo a fare le sue indagini finanziarie? I controlli funzionano davvero? Come è possibile entrare nottempo in una banca, violarne il caveau e non lasciare traccia? È possibile che un gruppo finanziario quotato in Borsa, che ha miliardi di fatturato e migliaia di dipendenti, che opera su uno scenario internazionale, venga a rovinarsi la reputazione a San Marino per una manciata di milioni? Esiste una conflittualità in tribunale, in base alla quale le decisioni di una parte vengono annullate da un’altra parte? E la politica dov’è? Perché continua a trincerarsi dietro al non detto e al segreto istruttorio?
Per tutti questi motivi, la conclusione unanime dei partiti di opposizione e dei loro rappresentanti, continuamente applauditi a scena aperta, è stata la rivendicazione di una commissione di inchiesta immediata, non tra mesi o anni, ma da farsi subito, perché ci sono responsabilità che vanno chiarite e perseguite.


