Piano parallelo, rientro dei sammarinesi dal Golfo e Accordo di associazione: il focus sulla Commissione Affari Esteri
Nella mattina di mercoledì 11 marzo 2026, i lavori della Commissione prendono avvio dal comma “comunicazioni”. Il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari apre la seduta aggiornando i commissari sulla gestione dell’emergenza che nelle ultime settimane ha coinvolto diversi cittadini sammarinesi rimasti bloccati nelle aree del Golfo a causa dell’escalation militare. Spiega che la Segreteria ha preso contatto con circa cinquanta cittadini, distinguendo tra chi si trovava direttamente nei Paesi colpiti dagli attacchi – in particolare Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania e Oman – e chi invece era in altre destinazioni ma non riusciva a rientrare perché i voli di ritorno transitavano proprio in quelle aree. La priorità, riferisce, è stata verificare le condizioni di sicurezza e organizzare eventuali rientri. Negli Emirati, nonostante gli attacchi, i cittadini sammarinesi non si sono trovati in situazioni di pericolo immediato grazie al sistema difensivo e all’organizzazione del Paese, e alcuni residenti hanno scelto di rimanere. Più complessa la situazione dei turisti o di chi era in transito, per i quali è stata attivata la collaborazione con la Farnesina italiana, inserendo i sammarinesi nel sistema di assistenza predisposto per i cittadini italiani presenti nella regione. Il Segretario afferma che oggi tutti i sammarinesi che volevano rientrare sono tornati e che chi è rimasto lo ha fatto per scelta personale e non si trova in condizioni di pericolo.
Il presidente della Commissione Michele Muratori aggiorna invece i commissari sull’organizzazione di un incontro con il gruppo di amicizia del Parlamento ucraino, previsto indicativamente per il 19 del mese tra le 14 e le 16, sottolineando che seguirà una convocazione formale e che la Commissione si confronterà sulle tematiche che la delegazione ucraina intende affrontare.
Nel dibattito interviene Nicola Renzi (Repubblica Futura), che riconosce la complessità della gestione dell’emergenza e ringrazia chi ha lavorato per assistere i cittadini sammarinesi. Il consigliere apre poi un secondo tema legato alla sicurezza interna e alle misure adottate dal Congresso di Stato dopo le indagini sul cosiddetto “piano parallelo”. Pur riconoscendo che il governo ha il dovere di intervenire per tutelare la sicurezza, Renzi ritiene che sarebbe stato utile condividere almeno il quadro generale delle decisioni prese, perché la mancanza di informazioni rischia di alimentare preoccupazioni tra i cittadini. Sottolinea che non si tratta di una polemica ma di un richiamo alla necessità di non considerare il Parlamento un soggetto da tenere all’oscuro, osservando che la percezione diffusa è stata quella di un Congresso di Stato visto come “l’unico organo deputato a intervenire, mentre il Parlamento veniva quasi considerato un intralcio”.
Sulla stessa linea interviene Fabio Righi (Domani Motus Liberi), che ringrazia a sua volta chi ha lavorato per il rientro dei cittadini e afferma che su queste questioni non devono esserci divisioni politiche. Tuttavia esprime forte preoccupazione per la gestione delle vicende legate alla sicurezza dello Stato e alla cosiddetta “questione bulgara”. Ricorda che il vertice del Tribunale aveva parlato di un possibile attacco alle istituzioni e osserva che, di fronte a un allarme di tale portata, il Congresso di Stato può certamente adottare misure urgenti, ma ciò che considera “inaccettabile” è che tali decisioni siano state prese senza informare il Parlamento.
Anche Matteo Zeppa (Rete) chiede aggiornamenti sul regolamento attuativo previsto dal decreto relativo agli aiuti ai nuclei familiari palestinesi, ricordando che il percorso politico avviato da San Marino – compreso il riconoscimento dello Stato di Palestina – era stato approvato all’unanimità in Commissione Esteri e deve ora trovare attuazione concreta. Il commissario richiama poi l’attenzione sugli effetti economici del conflitto, in particolare sull’aumento dei prezzi del petrolio e dei carburanti, chiedendo al governo se stia valutando misure temporanee per contenere l’impatto sui cittadini e sul sistema economico.
Concluso il comma “ comunicazioni”, la seduta prosegue in modalità segreta. Nel finale, in modalità pubblica, si svolge il riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri in merito all’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Luca Beccari aggiorna la Commissione spiegando che, secondo gli esiti informali del gruppo EFTA riunitosi il giorno precedente, si sta delineando la possibilità di portare l’Accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea al Coreper nel mese di aprile. Alcuni Stati membri stanno completando i propri passaggi interni prima del via libera definitivo, ma al momento non emergono cambi di posizione o opposizioni. L’unico Paese che ha chiesto più tempo per una valutazione resta la Spagna, che mantiene una posizione tradizionalmente rigida sulla natura dell’accordo ma non intende ostacolarne la qualificazione come accordo misto. Beccari sottolinea che la Presidenza cipriota sta spingendo molto per accelerare i tempi e che il dossier viene discusso con cadenza settimanale. Il Segretario affronta anche la questione della possibile posizione della Bulgaria. Spiega di aver verificato direttamente la situazione e riferisce che non esiste alcuna contrarietà al percorso europeo di San Marino. Secondo quanto gli è stato comunicato, l’astensione registrata in precedenza da parte di alcuni eurodeputati sarebbe stata dovuta soprattutto a una conoscenza incompleta della vicenda. Beccari ribadisce inoltre che San Marino aderisce all’accordo proprio per uniformarsi al diritto europeo, in particolare nel settore finanziario, e che il Paese resta uno Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, per cui il governo non può interferire con l’attività della magistratura. Parallelamente, spiega, la Commissione europea sta già lavorando agli strumenti tecnici che serviranno dopo la firma dell’accordo, tra cui i regolamenti dei comitati di associazione e una piattaforma informatica per gestire il dialogo tra Bruxelles, San Marino e Andorra. Beccari segnala infine che si sta arrivando anche alla chiusura dei negoziati su un accordo parallelo relativo alla gestione delle frontiere e al riconoscimento dei permessi di soggiorno rilasciati da San Marino, che potranno avere validità su tutto il territorio dell’Unione europea.
Comma 1 – Comunicazioni
Segretario di Stato Luca Beccari: In modo particolare mi preme fare un riferimento sul tema dell’assistenza ai cittadini sammarinesi che hanno richiesto supporto trovandosi nelle aree dei Paesi del Golfo colpite dagli eventi di guerra che conosciamo. Nel corso delle ultime settimane abbiamo preso contatto con circa cinquanta cittadini sammarinesi. Questi si possono dividere sostanzialmente in due gruppi: coloro che erano fisicamente presenti nelle zone interessate dagli attacchi, in modo particolare Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania e Oman, e coloro che invece si trovavano in altri Paesi ma avevano voli di rientro che transitavano per quei territori e si sono quindi ritrovati a dover gestire una complessa riprogrammazione dei voli e dei rientri, spesso con compagnie diverse, anche perché compagnie come Emirates, Qatar Airways e altre non operavano in quei giorni. La priorità per noi è stata ovviamente offrire assistenza a chi si trovava nelle aree interessate dal conflitto. La prima cosa che abbiamo cercato di fare è stata comprendere le condizioni di sicurezza in cui si trovavano i nostri concittadini e valutare le misure più opportune per eventuali rimpatri. In particolare mi soffermo sulla situazione negli Emirati Arabi Uniti. Gli Emirati sono stati pesantemente colpiti, ma è anche vero che, grazie al loro sistema difensivo e alla loro organizzazione interna, i nostri concittadini non si sono trovati in situazioni emergenziali o di pericolo di vita. Alcuni hanno deciso di rientrare, mentre altri, soprattutto chi era già residente negli Emirati, hanno scelto di rimanere e continuare a monitorare la situazione, ritenendo che sussistessero comunque le condizioni per proseguire la propria permanenza. Diversa era invece la situazione di chi si trovava lì per motivi turistici o di transito, persone che non avevano punti di appoggio o possibilità organizzative sul posto. In questi casi abbiamo innanzitutto attivato le procedure che normalmente utilizziamo in simili circostanze e, nell’ambito di una collaborazione ormai consolidata con la Farnesina italiana, abbiamo inserito i nostri cittadini nel circuito operativo del Ministero degli Esteri italiano per le azioni di rientro. Va ricordato che gli italiani presenti in quell’area erano oltre quarantamila e che ancora non tutti sono rientrati; di conseguenza abbiamo cercato di valutare anche soluzioni alternative che potessero accelerare il rientro dei nostri concittadini. Abbiamo organizzato, per chi era disponibile a farlo, un trasferimento dagli Emirati all’Oman e da lì un volo che transitava per la Turchia. Un gruppo è rientrato con questa modalità. Un altro gruppo è tornato attraverso i propri tour operator, grazie alla riorganizzazione dei voli. Altri ancora sono rientrati tramite i canali organizzati dalla Farnesina. Alcune persone hanno invece preferito optare per una soluzione autonoma, transitando per l’Arabia Saudita. È evidente che ogni concittadino si trovava in condizioni diverse: c’era chi viaggiava con figli piccoli, chi aveva esigenze lavorative, chi si trovava in viaggio turistico. Ognuno ha quindi fatto valutazioni personali anche indipendenti dalle opzioni che erano disponibili per il rientro. La cosa importante è che oggi tutti i nostri concittadini che volevano rientrare dalle aree del Golfo sono tornati a casa. Chi è rimasto lo ha fatto per scelta personale e non si trova, al momento, in condizioni di pericolo. Sono inoltre quasi tutti rientrati anche i concittadini che avevano problemi di rientro legati a voli che transitavano nell’area, pur trovandosi in realtà in Paesi diversi, come Thailandia, Filippine, Vietnam o altre destinazioni asiatiche. Anche in questi casi le situazioni sono state progressivamente risolte e i rientri sono ormai completati o in fase di completamento. Posso quindi dire che la nostra attività si è sostanzialmente conclusa. Desidero esprimere un forte apprezzamento alle persone del Dipartimento che, in tempi molto rapidi, hanno saputo coordinarsi per gestire questa emergenza con gli strumenti a disposizione. Non abbiamo grandi risorse, ma siamo riusciti comunque a monitorare e seguire uno per uno tutti i nostri concittadini coinvolti. È chiaro che, come spesso accade nell’erogazione dei servizi pubblici, è difficile accontentare tutti, ma sono convinto che la stragrande maggioranza delle persone possa confermare che l’assistenza è stata tempestiva e capillare. Questa vicenda ha naturalmente anche una dimensione bilaterale nei rapporti con gli Stati coinvolti. Ho avuto modo di avere una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri e di parlare con le autorità diplomatiche degli Emirati. Nei prossimi giorni sentirò anche il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti e quello del Qatar. In sede internazionale abbiamo espresso la nostra condanna per gli attacchi subiti da questi Paesi per una ragione molto semplice: si tratta di Stati che non hanno provocato le ostilità né gli attacchi ricevuti. Sono Paesi che hanno sempre lavorato per una risoluzione pacifica delle controversie nel Golfo e che spesso hanno svolto un ruolo di mediazione, riuscendo a mettere da parte anche differenze storiche, etniche o legate a vecchi conflitti. Per questo riteniamo che non meritassero un’aggressione militare e le conseguenze che ne sono derivate. Per quanto riguarda le altre questioni, abbiamo recentemente ricevuto la presentazione delle credenziali di diversi nuovi ambasciatori: Messico, Irlanda, Norvegia, Georgia, Germania e Svezia. La Germania ha inoltre organizzato un evento in occasione dell’anniversario delle nostre relazioni diplomatiche. Con tutti gli ambasciatori ho avuto modo di confrontarmi sia sulla dimensione bilaterale sia su quella multilaterale. La forte presenza di Paesi europei, insieme al Messico, ci ha consentito di affrontare anche il tema più generale dell’Europa, della nostra integrazione e del percorso verso il mercato unico. Voglio poi menzionare la mia partecipazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra il 24 febbraio scorso. È stata un’occasione importante per confrontarci sui temi della tutela e della promozione dei diritti umani e sull’implementazione delle numerose convenzioni internazionali che orbitano in questo ambito. È stata una missione significativa anche per il contesto in cui si è svolta. Ginevra è una sede cruciale per le Nazioni Unite e negli ultimi tempi è oggetto di diversi ragionamenti sul suo possibile ridimensionamento. Rimane tuttavia un punto centrale, soprattutto in Europa, anche per il suo ruolo storico come sede della Società delle Nazioni. Trovarsi in quel contesto a discutere di diritti umani assume un significato particolare in un momento storico in cui non solo i diritti umani, ma anche molti altri principi fondamentali sembrano essere messi in discussione. La missione è stata inoltre l’occasione per svolgere diversi incontri bilaterali a vari livelli. Aggiungo soltanto che ho avuto modo di sentire l’Ambasciatrice di Palestina in vista della presentazione delle credenziali, che avverrà a breve. Se ci sono domande sono naturalmente a disposizione.
Presidente della Commissione Michele Muratori: Come avevo già anticipato per le vie brevi, informo che è stato programmato l’incontro con il gruppo di amicizia del Parlamento ucraino. Ricordo che questa richiesta era pervenuta già sul finire dello scorso anno. Siamo riusciti a calendarizzare l’incontro per il prossimo giovedì 19, con una piccola modifica di orario rispetto a quanto inizialmente ipotizzato. Come vi avevo già anticipato, infatti, presumibilmente la mattina si terrà la seduta del Consiglio, ma avremo la conferma definitiva soltanto oggi pomeriggio dopo l’Ufficio di Presidenza. In maniera ancora non del tutto ufficiale, quindi, l’incontro con il gruppo di amicizia è previsto dalle ore 14.00 alle ore 16.00. Avremo poi modo di confrontarci anche tra di noi per quanto riguarda le tematiche che la controparte ucraina vorrebbe discutere. Non abbiamo ancora una lista definitiva dei partecipanti oltre al presidente, ma in questi giorni ci sono state continue interlocuzioni e cercheremo di organizzare al meglio l’incontro di giovedì prossimo. Arriverà chiaramente anche una convocazione formale per questo appuntamento.
Nicola Renzi (RF): Relativamente al primo punto che ha toccato il Segretario, immagino che sia stato davvero un lavoro complicato e difficile cercare di dare assistenza al meglio a tutte le persone e a tutti i cittadini sammarinesi che si sono trovati in momenti di grave difficoltà, di paura e, in alcuni casi, possiamo dirlo, anche di pericolo. Mi pare che la situazione si sia risolta nel modo migliore possibile, quantomeno con la possibilità per i cittadini che si trovavano nelle zone più direttamente colpite dal conflitto di rientrare presso la Repubblica e presso le loro abitazioni. Da un lato ci tenevo quindi a rivolgere un ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per ottenere questo risultato, facendo sempre presente che, viste anche le nostre caratteristiche statuali, non possiamo non tenere conto di quanto l’aiuto e la collaborazione con l’Italia siano fondamentali per la Repubblica di San Marino. Diversamente sarebbe molto difficile riuscire ad agire su uno scenario così complesso e vasto come quello internazionale. Questo rappresenta quindi un’ulteriore conferma di quanto sia importante questa collaborazione. Credo però che esistano anche altri connazionali che, pur non trovandosi nelle immediate vicinanze della zona colpita dal conflitto, si trovino ancora bloccati in altre realtà a causa delle enormi problematiche causate sul traffico aereo, magari perché avevano le zone del conflitto come scalo nei loro itinerari. So bene che non c’è bisogno di ricordarlo e non si tratta né di una reprimenda né di una critica, ma semplicemente di far presente che forse c’è ancora del lavoro da fare. Voi ne siete sicuramente al corrente e quindi l’emergenza sarà effettivamente conclusa quando tutti i nostri connazionali saranno rientrati a casa. Se lo sono già, allora possiamo considerarla già chiusa; in caso contrario, la considereremo completamente risolta quando tutti saranno tornati. Questo era il primo punto. Rinnovo quindi il ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per fare in modo, in pochi giorni, di affrontare e risolvere una problematica molto difficile. In momenti come questi si potrebbe venire qui e sollevare molte polemiche, ma credo che chi ha vissuto situazioni di questo tipo sappia bene quanto siano complesse. L’unica richiesta ulteriore è quella di continuare a mantenere ben presente la situazione di chi, non potendo fare scalo a Dubai o in altre località, possa trovarsi ancora sparso in altre parti del mondo. La seconda questione, invece, Segretario, è molto più interna e riguarda una tematica di ordine pubblico e sicurezza. Mi riferisco al comunicato stampa che il Congresso di Stato ha diramato a seguito delle cosiddette indagini sul cosiddetto “piano parallelo”. Abbiamo appreso dal Congresso di Stato che sono state adottate alcune misure, che sono stati innalzati i livelli di sicurezza e che sono state predisposte misure di tutela personale per alcuni soggetti. Vari cittadini ci hanno contattato per chiedere spiegazioni sui pattugliamenti, più o meno discreti, che venivano effettuati. Personalmente ho ricevuto diverse segnalazioni, ad esempio nel centro storico. Ci tengo a dire con chiarezza che, per come ragiono io, il Congresso di Stato ha tutte le facoltà, anzi ha addirittura il dovere, di adottare determinate misure se ritiene che siano necessarie. Da parte mia non c’è quindi alcuna critica nei confronti di decisioni che vengano prese per la tutela del benessere e della sicurezza di tutti. È evidente che la situazione può evolvere giorno per giorno e che il Congresso di Stato farà di volta in volta le sue valutazioni. Quello che ritengo però utile in questi momenti è cercare di condividere alcune informazioni, fare in modo che vi sia una maggiore circolazione di notizie istituzionali. È chiaro che non stiamo parlando di dettagli operativi che possano compromettere l’efficacia delle misure adottate ma credo che sarebbe stato utile condividere almeno il quadro generale delle iniziative adottate dalle forze dell’ordine e dal Congresso di Stato a tutela della sicurezza dei cittadini. Se queste cose non vengono condivise e non si spiegano, il rischio è che si alimentino soltanto preoccupazioni tra i cittadini. E questo, a mio avviso, non va nella direzione dell’obiettivo per cui queste misure vengono adottate. Ripeto, non è una polemica. Ci sono altri temi sui quali discuteremo più avanti e sui quali, probabilmente, avremo anche confronti più accesi. Su questo invece non credo sia necessario litigare. Tuttavia sento di fare una sorta di richiamo: in questa fase mi è sembrato che il Congresso di Stato fosse percepito come l’unico organo del Paese deputato a intervenire, mentre il Parlamento veniva quasi considerato un intralcio o comunque un soggetto da tenere all’oscuro. Io credo che da questa impostazione dobbiamo cercare di uscire il prima possibile, nell’interesse di tutti. Ripeto, questa è una mia sensibilità e non intendo certo aprire guerre di religione su questa tematica. Su altre, invece, probabilmente sì. E credo anche che sia arrivato il momento di iniziare a farle.
Fabio Righi (D-ML): Anch’io vorrei dire due parole in apertura di questa Commissione Esteri. Ci sarebbe molto da dire rispetto al quadro internazionale e a ciò che sta accadendo in queste settimane, ma ci sono dei commi dedicati e quindi avremo modo di affrontare questi temi nel corso della seduta. Anch’io, in apertura, desidero ringraziare tutti coloro che si sono adoperati, come già hanno fatto prima di me il Segretario e il collega Renzi, rispetto all’azione posta in essere per garantire il rientro di chi aveva necessità di tornare a casa. Alcuni cittadini hanno invece deciso, come ci è stato spiegato, di rimanere nell’area interessata dagli attacchi che si sono verificati nella regione tra Iran, Emirati e in generale in tutta quell’area del Golfo. Su questo tema non abbiamo alcuna intenzione, come partito, di fare polemiche. Riteniamo che davanti a situazioni di questo tipo non ci siano bandiere o colori politici, perché ci sono cittadini sammarinesi in difficoltà in uno scenario di guerra in corso, che presenta anche caratteristiche particolari. In generale, la guerra, chiunque la conduca o la sostenga, è sempre qualcosa di drammatico, soprattutto quando si verificano attacchi anche a strutture civili. Per questo motivo non sarà certamente materia di polemica. Mi conforta il fatto che sia stato detto che tutti i cittadini che si trovavano nell’area siano riusciti a rientrare, chi in un modo e chi in un altro. In questo comma dedicato alle comunicazioni vorrei però rappresentare una preoccupazione rispetto a fatti che stanno evolvendo continuamente e che, se possibile, generano ancora maggiore preoccupazione. Mi riferisco alle dinamiche legate alla sicurezza interna e alla questione ormai nota come “questione bulgara”. Su questo punto mi sento di formulare una critica che non è rivolta tanto al Segretario Beccari, quanto al Congresso di Stato nel suo complesso. Ne parliamo in questa Commissione perché si occupa anche di temi legati alla sicurezza. Riteniamo che non si possa continuare a gestire il Paese come se fosse cosa propria o di qualcuno. In questa vicenda, così come in altre, sono mancati passaggi che riguardano diritti fondamentali delle nostre istituzioni. Non voglio ingigantire la questione oltre misura, ma vorrei ripercorrere brevemente la situazione. È stato lanciato dal vertice del nostro Tribunale un allarme Paese, parlando di un attacco al cuore delle nostre istituzioni, con coinvolgimenti anche di soggetti politici. Tralasciamo per un momento il fatto che, apparentemente, questa ricostruzione sia stata poi completamente smontata da un altro giudice del Tribunale. Io personalmente non ho letto né i documenti iniziali né quelli successivi. Un giorno li leggeremo e vedremo di che cosa stiamo parlando, perché oggi non è ancora dato sapere. Di fronte a un allarme di questo tipo è evidente che il Congresso di Stato debba prendere immediatamente delle contromisure e assumere le decisioni che ritiene opportune. Ciò che però viene fortemente criticato è il fatto che queste decisioni siano state prese senza alcuna condivisione e senza nemmeno un ragionamento sull’opportunità di informare il Parlamento. Se lo Stato è sotto attacco, lo Stato nei suoi poteri fondamentali è rappresentato prima di tutto dal potere legislativo, poi da quello esecutivo e da quello giudiziario. Questi tre poteri devono coesistere, ma il Parlamento ha una centralità particolare perché l’aula parlamentare rappresenta direttamente i cittadini nella gestione della cosa pubblica. Per questo ritengo inaccettabile il fatto che siano state prese decisioni – che possono anche essere giuste – direttamente dal Congresso di Stato senza che noi sappiamo nulla. Non sto dicendo che queste informazioni debbano essere date in una seduta pubblica, perché capisco bene che ci siano dinamiche che richiedono riservatezza, anche per ragioni di sicurezza delle istituzioni e dello Stato. Ma non è possibile che il Parlamento non sia stato messo al corrente di nulla. Abbiamo visto aumentare le misure di sicurezza nel centro storico, ma non sappiamo nulla. Non sappiamo da chi ci dobbiamo guardare, se dobbiamo guardarci, chi è coinvolto e chi non lo è. Questa è una situazione che considero incredibile e inaccettabile. Mi chiedo anche se la maggioranza sia stata informata. L’opposizione certamente no. Ma sarebbe comunque grave, perché il Parlamento è composto da maggioranza e opposizione che, pur con numeri diversi, rappresentano entrambe le istituzioni del Paese. Anche l’opposizione ha il diritto sacrosanto di sapere, soprattutto su tematiche come queste che non attengono a una linea politica, ma alla sicurezza dello Stato. Anche sulle linee politiche, peraltro, ci sarebbe il diritto di essere informati almeno su ciò che si sta facendo, per il corretto esercizio del proprio ruolo. Ma su argomenti come questi, che dovrebbero avere come unico riferimento la bandiera del Paese, questa esigenza diventa ancora più evidente. Se questo è il modo di gestire le cose, allora abbiamo un problema. E ciò che preoccupa ancora di più è la tranquillità con cui questo avviene. Se questo è l’approccio con cui si affrontano i problemi del Paese, grandi o piccoli che siano, la nostra preoccupazione diventa ancora più grande, perché si comprende anche con quale mentalità vengono prese le decisioni. Questo è un approccio che sembra quello di chi considera lo Stato come qualcosa di proprio e si chiede perché altri debbano fare domande o chiedere informazioni. Ma così non si può andare avanti. Per questo motivo chiedo che, con le modalità più opportune – anche attraverso una convocazione riservata o segreta – il Parlamento venga immediatamente messo al corrente di tutto ciò che sta accadendo, comprese le informazioni che il Congresso di Stato ha ricevuto rispetto agli atti giudiziari. Lo dico in conclusione: se questi atti sono stati notificati allo Stato, allora tutti devono essere messi nelle condizioni di avere le stesse informazioni, per poter discutere nelle sedi opportune e con le modalità opportune, senza portare la discussione sulla pubblica piazza quando esistono ragioni di riservatezza. Il fatto che oggi continuiamo a trovarci in quest’aula mentre dal Tribunale continuano a uscire provvedimenti tra loro contrastanti, senza che si sia capito nulla e senza che noi sappiamo nulla, è una situazione del tutto inaccettabile.
Matteo Zeppa (Rete): Gli scenari che si stanno delineando sono scenari di guerra. Qualcuno, sul Corriere della Sera, ha definito quello che stiamo vivendo non come una terza guerra mondiale, ma come la prima guerra globale. Trovo questa definizione assolutamente puntuale. Faccio però un passo indietro e vorrei porre una domanda al Segretario, perché credo che non ne abbia parlato. Vorrei sapere a che punto sia la questione dell’aiuto ai palestinesi, ai nuclei familiari, prevista nel decreto. Ricordo che il decreto stabiliva che il Congresso di Stato dovesse adottare un regolamento attuativo. Vorrei quindi capire se questo regolamento sia stato predisposto, se sia stato approvato e se sia possibile visionarlo. Lo chiedo anche perché non dobbiamo dimenticare che su questa questione politica, che qualcuno ha voluto fortemente strumentalizzare al di fuori di quest’aula consiliare, fino a un mese fa si è scatenato un vero e proprio putiferio. Poi altri eventi, tra cui la vicenda giudiziaria, hanno preso il sopravvento nel dibattito pubblico. Tuttavia credo che il percorso intrapreso da San Marino, anche attraverso il riconoscimento dello Stato di Palestina e la politica portata avanti dal Segretario Beccari, condivisa e approvata all’unanimità in Commissione Esteri, debba trovare una conclusione concreta. Anche se immagino che, nel contesto attuale, sia ancora più difficile operare in quei territori, resta importante capire se almeno il regolamento sia stato adottato. Passando a un altro argomento, collegato a ciò che sta accadendo a livello internazionale, vorrei fare una riflessione sugli effetti economici di questa situazione. Oggi ho utilizzato lo Smuvi per testarlo, quindi siamo senza auto. Tuttavia tutti abbiamo notato che, da quando i grandi americani e i grandi israeliani hanno avviato questa guerra contro l’Iran, ciò che accade in quell’area del mondo ha ripercussioni dirette anche sui costi per i cittadini. Nel giro di una settimana o dieci giorni abbiamo assistito a un aumento esponenziale dei costi petroliferi. In Italia la benzina ha superato i due euro e il gasolio ha raggiunto circa 1,90 euro. Anche qui da noi c’è stato un aumento molto importante. Credo che l’Unione Sammarinese Consumatori abbia già chiesto che vengano effettuati dei controlli. Per questo chiedo al Segretario se il Governo abbia valutato la situazione. Tra l’altro è stato emanato il decreto delegato numero 3, che credo andrà a ratifica tra pochi giorni, relativo alla modifica dell’aliquota dell’imposta speciale sull’importazione di benzina e gasolio ad uso carburante e all’aggiornamento della tipologia. Dalla relazione e dal titolo del decreto si deduce che si tratta di un adeguamento legato anche alle accise modificate dall’Italia e agli accordi esistenti. Sappiamo bene come funziona questo meccanismo. Tuttavia vorrei capire se il Governo stia valutando, di fronte a un aumento così significativo dei costi energetici, l’adozione di misure temporanee per alleviare la situazione. Non si venga a dire che noi abbiamo la SMAC e quindi possiamo accontentarci: questa è la solita risposta pietosa che viene data. Il problema è reale e riguarda l’utenza finale. L’aumento dei costi petroliferi dovuto al conflitto non riguarda solo l’utilizzo delle automobili o degli autobus, ma ricade sull’intero sistema energetico e quindi su tutta la vita economica e sociale. Chiedo quindi ufficialmente al Governo se, all’interno di quel decreto o con un altro provvedimento legislativo, si intenda valutare l’adozione di misure emergenziali per affrontare questa situazione. Infine, non posso non collegarmi a quanto detto dai colleghi sulla questione della giustizia e della sicurezza. Io mi sono fatto un’idea di ciò che sta accadendo e non è un’idea edificante. Dico solo che mi sembra di rivedere dinamiche già viste diversi anni fa. I colleghi hanno sollevato giustamente il fatto che, di fronte a ciò che sta emergendo almeno a livello ufficiale sulla stampa sammarinese, sembrava esserci qualcosa di estremamente grave, come si è percepito anche dal dibattito parlamentare nell’ultimo Consiglio. Eppure sostanzialmente non solo l’opposizione, ma in generale il Parlamento, è stato messo semplicemente nella condizione di prendere atto di ciò che il Congresso di Stato stava facendo. Capite bene che, se si viene in aula a chiedere di fare quadrato, di fare sistema e di lavorare insieme, questo non è il modo corretto di procedere. Non voglio ripetermi, ma ritengo che l’informazione sia stata gestita male. Comprendo che alcune informazioni possano essere coperte dal segreto, ma visto che tutti si sono accorti dell’aumento delle misure di sicurezza, anche nei confronti di alcune persone, forse sarebbe stato opportuno fornire almeno alcune informazioni a livello parlamentare. Serve evitare che qualcuno sappia e qualcun altro no. Per questo ribadisco anch’io la necessità che vengano fornite informazioni basilari a tutti, per poter costruire un fronte comune. Fronte comune che, evidentemente, oggi non c’è, se è vero che ciascun gruppo ha presentato propri progetti di legge sulle commissioni d’inchiesta, ribadendo posizioni che restano di maggioranza o di opposizione e che, a mio avviso, rischiano di non produrre risultati concreti. Se è giusto fare il punto della situazione – e ci sarà la possibilità di farlo nel prossimo Consiglio della settimana prossima – credo che sia fondamentale mettere tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto di conoscenza, evitando insinuazioni e ricostruzioni parziali che stanno circolando.
Segretario di Stato Luca Beccari: Il regolamento in attuazione del provvedimento sull’accoglienza dei palestinesi è attualmente in fase di elaborazione. Dovremmo essere in grado di produrre una prima bozza a breve. Confesso che le ultime due settimane ci hanno un po’ condizionato nella possibilità di lavorare su questo tema, quindi servirà ancora qualche settimana per poter presentare una prima versione del testo. Per quanto riguarda invece il tema delle misure di calmierazione dei prezzi, devo premettere che ieri non ero presente in Congresso di Stato perché ho avuto un piccolo problema di salute. Non so quindi se la questione sia stata già affrontata formalmente nella riunione di ieri, ma penso che sarà comunque oggetto di discussione. È evidente che l’aumento del prezzo del petrolio, e quindi della benzina, insieme ai costi energetici che già incidono sul costo della vita, rappresenta un tema di grande attenzione. Non possiamo pensare di ignorare questi effetti, perché rischiano di incidere pesantemente sulle politiche economiche e sociali del Paese. Ci troviamo spesso a discutere per mesi di variazioni dello 0,5% in una riforma tributaria, mentre poi magari perdiamo due punti percentuali di potere d’acquisto a causa dell’aumento dei carburanti. È quindi necessario essere in grado di affrontare anche questo tipo di dinamiche. Gli strumenti ci sono. Naturalmente il tema va affrontato in modo operativo, con proposte concrete che poi saranno sottoposte all’aula. Mi auguro che si possa individuare qualche misura utile per attenuare l’impatto di questi aumenti. Per quanto riguarda invece l’altro tema che molti hanno sollevato, è evidente che anche il Congresso di Stato non è estraneo a questa vicenda e non è diverso dal Consiglio Grande e Generale o da chiunque altro. Tuttavia il Congresso di Stato ha un ruolo operativo ed esecutivo che deve essere esercitato. Sulla base delle informazioni che abbiamo potuto apprendere, pur all’interno della riservatezza che caratterizza alcuni provvedimenti, abbiamo ritenuto necessario adottare un approccio prudenziale e aumentare leggermente il livello di attenzione sotto il profilo della sicurezza. Non era infatti possibile definire a priori la portata di eventuali minacce o tentativi, più o meno espliciti, di interferire con l’attività delle istituzioni. Di fronte a questa situazione abbiamo quindi deciso di mettere in campo alcune semplici misure di attenzione. Non si tratta di interventi straordinari o particolarmente invasivi, ma di misure che riteniamo opportune per garantire la tutela delle istituzioni e dei luoghi in cui si svolgono le attività istituzionali. Credo che questo sia stato un atto dovuto da parte del Congresso di Stato. Se non avessimo fatto nulla e poi fosse accaduto anche qualcosa di banale, oggi probabilmente saremmo qui a discutere di tutt’altro. Credo però che su questa vicenda ci siano due livelli di analisi. Il primo riguarda il lavoro della Commissione d’inchiesta. Questa avrà il compito di approfondire eventuali responsabilità politiche, ma non è né un secondo tribunale né un organo giudiziario parallelo. Esiste poi un secondo livello, meno giuridico e meno politico, ma forse altrettanto importante. A un certo punto sarà necessario un momento di allineamento istituzionale per comprendere meglio il fenomeno e capire quali passaggi siano necessari per affrontarlo. Ci siamo trovati tutti di fronte a una situazione in cui il tribunale ha parlato esplicitamente di un attacco alle istituzioni. Credo che sia la prima volta nella nostra storia che il tribunale utilizza una formulazione di questo tipo. Di fronte a un’affermazione del genere abbiamo due possibilità: o la consideriamo una sciocchezza e la ignoriamo, oppure la prendiamo sul serio. Nel dibattito che si è svolto in Consiglio Grande e Generale, tuttavia, il confronto si è concentrato quasi esclusivamente sulle responsabilità politiche. Abbiamo passato un’intera giornata a discutere su chi fossero i nomi coinvolti e su eventuali responsabilità, ma ci siamo fermati pochissimo a riflettere sul fatto che qualcuno potrebbe aver lavorato per arrecare un danno grave alle istituzioni sammarinesi. Io sono assolutamente disponibile al confronto con l’opposizione. Non mi risulta di aver mai negato un confronto quando è stato richiesto. Sono disponibile a parlarne anche con i colleghi del Congresso di Stato per individuare una formula di confronto riservato e serio su questa vicenda, naturalmente evitando di entrare in ambiti che non competono alla politica. Detto questo, credo che serva una disponibilità reciproca. Da un lato si chiede una piena condivisione delle informazioni tra le istituzioni, ma dall’altro lato abbiamo avuto un dibattito in Consiglio in cui non siamo riusciti nemmeno a trovare un accordo sulla modalità di istituzione della Commissione d’inchiesta. Sarebbe invece importante dedicare tempo anche a ragionare sulle tutele dello Stato e su come prevenire situazioni analoghe in futuro. Esiste poi il tema della sicurezza. La sicurezza, per sua natura, presenta inevitabilmente anche profili di riservatezza. Abbiamo comunicato pubblicamente che il Congresso di Stato ha preso in carico la vicenda e ha adottato alcune misure di presidio. Non credo di violare alcun segreto nel dire che esistono strutture pubbliche a San Marino che non sono dotate di presidi di sicurezza adeguati al ruolo che svolgono. A Palazzo Pubblico, ad esempio, esiste un servizio di sicurezza attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Alcune Segreterie di Stato hanno livelli di sicurezza più elevati per ragioni specifiche, mentre altre non dispongono praticamente di alcun presidio. Esistono inoltre funzioni dello Stato che sono quasi completamente prive di misure di sicurezza. Questa situazione dovrebbe aiutarci a comprendere che, al di là della singola vicenda, è necessario intervenire per rafforzare i presidi di tutela delle istituzioni e delle persone che vi lavorano. Non siamo di fronte, almeno per quanto risulta al momento, a minacce gravi o imminenti. Tuttavia non possiamo nemmeno restare indifferenti al fatto che questa vicenda abbia delineato tentativi o iniziative indirizzate contro le istituzioni. La risposta del Governo è stata quindi una risposta normale. È un po’ come quando si verifica un furto in una zona del Paese: la Gendarmeria aumenta i controlli in quella zona e magari li rafforza anche in altre aree, proprio perché non si può sapere dove possa verificarsi il problema successivo. Con questo esempio, nella sua semplicità, credo si possa comprendere la logica che ha guidato il Governo. Non si tratta di una volontà di porsi al di sopra del Consiglio Grande e Generale, ma dell’esercizio di una prerogativa operativa che compete al Governo. Naturalmente il Governo risponde poi delle proprie scelte davanti al Consiglio. Se avessimo speso milioni di euro inutilmente o adottato misure censurabili, sarebbe giusto che il Consiglio ce lo facesse notare. Ma obiettivamente non credo che il Governo abbia fatto nulla che esuli dalle proprie prerogative operative. Capisco che qualcuno possa aver notato cambiamenti, come l’aumento di alcuni presidi di sicurezza che prima non c’erano. È una reazione comprensibile. Tuttavia credo che questi temi debbano essere affrontati in una sede appropriata e con il livello di riservatezza necessario. Da parte mia c’è la massima disponibilità a organizzare un confronto su questa vicenda, naturalmente confrontandomi anche con gli altri colleghi del Congresso di Stato.
Comma 11. Riferimento del Segretario di Stato per gli Affari Esteri in merito all’Accordo di Associazione con l’Unione Europea
Segretario di Stato Luca Beccari: In base agli esiti informali che abbiamo avuto dal gruppo EFTA riunitosi ieri pomeriggio, si sta delineando in maniera piuttosto convinta la prospettiva che il nostro accordo possa arrivare al Coreper nel mese di aprile. Alcuni Stati stanno completando le loro procedure interne. Non tutti hanno la stessa necessità di passaggi formali, ma alcuni devono effettuare comunicazioni o passaggi parlamentari interni prima di poter dare il via libera definitivo. Alcuni di questi hanno già comunicato di essere pronti per questo appuntamento. La Presidenza cipriota ha invitato tutti gli Stati membri ad accelerare i tempi perché l’obiettivo è arrivare a questo traguardo entro il mese di aprile. Al momento non risultano novità ufficiali rispetto a cambi di posizione o a eventuali opposizioni da parte di altri Stati. Lo Stato che aveva chiesto un po’ più di tempo per maturare una decisione definitiva sulla natura dell’accordo resta la Spagna. Sapete che la Spagna ha sempre mantenuto una posizione molto ferma sulla questione del cosiddetto “EU only”. Tuttavia non intende contrastare la scelta di qualificare l’accordo come misto. Ha semplicemente chiesto di poter effettuare alcune valutazioni interne prima di dare l’assenso definitivo. Dalle informazioni che ricevo sia dalla Commissione europea sia dai diversi interlocutori a livello europeo, il processo sta procedendo sui binari che ci erano stati indicati. Devo dire che la Presidenza cipriota sta spingendo molto sui lavori. Il ritmo di confronto è molto serrato: gli incontri si tengono praticamente ogni settimana e ogni settimana il nostro accordo è all’ordine del giorno. Queste sono informazioni che vi fornisco per darvi una prospettiva sul percorso, ma naturalmente tutto dipende da quello che sarà poi l’esito concreto della formulazione del voto in sede Coreper. Dopo il Coreper ci sarà un passaggio successivo nel Foreign Affairs Council e, da lì, si aprirà la fase amministrativa per arrivare alla firma dell’accordo. Naturalmente la data della firma dovrà essere stabilita subito dopo questi passaggi. Se tutto dovesse andare bene – e uso il condizionale con molta cautela perché non voglio fare annunci prematuri – potremmo arrivare a questo passaggio nel mese di aprile. Tuttavia, fino a quando non ci sarà una decisione formale, preferisco non indicare date precise. Nel frattempo ho ritenuto opportuno verificare anche quale potesse essere la posizione della Bulgaria alla luce dei fatti che conosciamo. In alcune comunicazioni pubbliche, in particolare da parte del gruppo Starcom e durante una conferenza stampa a Bruxelles, era stata paventata la possibilità che la Bulgaria potesse assumere una posizione contraria alla firma dell’accordo. Ho quindi avuto modo di confrontarmi con un europarlamentare, capo delegazione del gruppo degli eurodeputati che si erano astenuti nella votazione, per comprendere meglio la loro posizione. Mi è stato riferito che non esiste una contrarietà all’accordo di associazione né al percorso europeo di San Marino. In quella fase hanno preferito astenersi anche perché non erano pienamente informati sui dettagli della situazione. È chiaro che una controversia che coinvolge un importante gruppo economico nazionale può attirare attenzione, ma non ho registrato nell’interlocuzione alcuna intenzione di contrastare il nostro percorso o di assumere una posizione negativa da parte della Bulgaria in sede Coreper. Del resto sarebbe anche un controsenso rispetto a ciò che stiamo cercando di costruire. San Marino aderisce all’accordo di associazione proprio per uniformarsi al diritto europeo, in particolare nel settore finanziario. Non avrebbe alcun senso ostacolare questo percorso o ipotizzare che il governo possa interferire con l’operato della magistratura. San Marino è uno Stato di diritto in cui vige la separazione dei poteri. Non vedo quindi come un governo potrebbe intervenire su indagini che si fondano su fatti che devono essere accertati in sede giudiziaria. Credo quindi che questo chiarimento fosse importante anche per tutelare il valore politico dell’accordo. Nei prossimi giorni vedremo se emergeranno ulteriori sviluppi, ma al momento non abbiamo registrato cambiamenti di rotta da parte dei governi o degli ambiti politici chiamati a decidere sul nostro accordo. La prossima settimana dovrebbe tenersi un nuovo incontro del gruppo EFTA e avremo ulteriori aggiornamenti. Nel frattempo mi è stato comunicato che la Commissione europea sta già lavorando ai testi preliminari dei regolamenti dei comitati che dovranno essere adottati una volta che l’accordo sarà firmato ed entrerà in vigore. Il comitato misto e il comitato di associazione si riuniranno per adottare questi testi e per effettuare anche un aggiornamento formale delle normative. Le norme di riferimento attualmente cristallizzate risalgono al 2013 e dovranno essere aggiornate alla legislazione europea intervenuta successivamente. La Commissione sta inoltre lavorando alla creazione di una piattaforma informatica simile a quella utilizzata nello Spazio Economico Europeo. Si tratta di uno strumento digitale attraverso il quale gestire i rapporti tra la Commissione europea, San Marino e Andorra per quanto riguarda l’implementazione dell’accordo. Si sta valutando anche la possibilità di collegare questa piattaforma a quella che noi abbiamo già realizzato internamente per lo stesso scopo, in modo da facilitare la gestione dei documenti, degli atti e dell’interlocuzione tra le parti. Questo è importante perché il formato dell’accordo richiederà un’attività di dialogo e scambio molto intensa e complessa, che non può essere gestita con gli strumenti tradizionali utilizzati per accordi di portata più limitata. Siamo quindi in una fase piuttosto avanzata del percorso. Parallelamente stiamo arrivando anche alla chiusura dei negoziati sull’accordo relativo alla gestione delle frontiere. Si tratta di un accordo parallelo all’accordo di associazione che riguarda il riconoscimento dei permessi di soggiorno rilasciati dalla Repubblica di San Marino a cittadini anche di Paesi terzi, affinché possano avere validità su tutto il territorio dell’Unione europea. Prima della parafatura dei testi faremo un confronto per illustrarvi tutti gli elementi di questo accordo. Non rientra formalmente nel quadro delle materie dell’accordo di associazione, ma per noi è comunque molto importante. Nasce da un accordo bilaterale avviato con l’Italia che, nel corso del tempo, è stato trasferito a livello europeo per competenza di Bruxelles. Anche Andorra sta lavorando su un accordo analogo. Quando esamineremo il testo emergeranno alcune considerazioni che si intrecciano con il tema più ampio dell’accordo di associazione. Questo è l’aggiornamento ad oggi. Se nel corso del Consiglio dovessero emergere ulteriori sviluppi, provvederò naturalmente a comunicarveli.
Presidente della Commissione Michele Muratori: Voi saprete bene che, nella votazione al Parlamento europeo, la delegazione bulgara – distribuita nei vari gruppi politici – ha votato per la stragrande maggioranza con l’astensione. Se non erro, quasi tutti si sono astenuti, tranne un voto contrario e uno favorevole. Il voto favorevole è stato espresso da un parlamentare che conosco personalmente e che ho avuto modo di incontrare in occasione del Winter Meeting di Vienna, a fine febbraio. Di questo incontro erano stati informati anche i colleghi Sara Conti e il capo delegazione Oscar Mina. Sono stato accompagnato dall’ambasciatore presso l’OSCE e dall’ambasciatore a Vienna e abbiamo avuto modo di avere un’interlocuzione informale con questo europarlamentare della delegazione bulgara. Naturalmente loro erano a conoscenza di quanto stava accadendo a San Marino. Noi abbiamo ribadito – come ha già fatto il Segretario nelle sue interlocuzioni – che San Marino è uno Stato di diritto, fondato sulla separazione dei poteri, e che non possiamo in alcun modo interferire con l’attività che il tribunale sta portando avanti. Lui ha ritenuto opportuno precisare che l’astensione della stragrande maggioranza dei parlamentari bulgari non fosse collegata alla vicenda che stava coinvolgendo San Marino. Secondo quanto ci è stato riferito, l’astensione sarebbe stata determinata da altre motivazioni e, probabilmente, anche dal fatto che non tutti avevano approfondito il dossier relativo a San Marino e Andorra. In sostanza, non sarebbe stato un voto direttamente collegato a quanto stava accadendo tra il nostro Paese e quel gruppo. I fatti di cronaca sono ormai noti a tutti. Detto questo, questo europarlamentare si è reso assolutamente disponibile, qualora lo ritenessimo opportuno, a predisporre un incontro con la delegazione bulgara, nel caso volessimo avviare un’interlocuzione più approfondita e fornire una spiegazione più dettagliata di quanto accaduto a San Marino. La disponibilità quindi c’è. Naturalmente la decisione spetta alla Commissione Esteri, nell’ambito delle attività di diplomazia parlamentare. Non abbiamo il tempo di aprire ora un dibattito su questo punto, ma nella prossima sessione, se lo riterrete opportuno, potremo approfondire ulteriormente la questione. Ci tenevo comunque a sottolineare che la votazione al Parlamento europeo – almeno secondo quanto riferito dal collega bulgaro – non sarebbe stata influenzata dai fatti di cronaca che hanno riguardato il nostro Paese negli ultimi mesi.


