Il futuro delle scuole sammarinesi: in Commissione si discute di chiusure plessi e riorganizzazione
Nella seduta di lunedì 2 marzo 2026, la Commissione Consiliare Permanente I si riunisce per ascoltare e dibattere il riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura sulla riorganizzazione dei plessi scolastici e successivo dibattito. Il Segretario di Stato Teodoro Lonfernini riferisce sulla chiusura della scuola dell’infanzia di Dogana, un tema che, come ricorda, è in discussione “da almeno trent’anni”. La decisione nasce da “criticità strutturali consistenti” che rendono l’edificio non più idoneo all’attività didattica; i bambini saranno redistribuiti nei plessi di Ca’ Ragni, Falciano e Serravalle, ritenuti adeguati e sufficienti, mentre la struttura di Dogana sarà utilizzata per i centri estivi fino a nuova destinazione. Lonfernini insiste sul percorso di confronto con la comunità, annunciando un incontro con la Giunta di Castello e le famiglie per condividere la scelta con il territorio. Ancora più delicata viene definita la situazione di Chiesanuova, dove la scuola dell’infanzia è giudicata “completamente inadeguata” e “di fatto non utilizzabile”, con problemi strutturali che riguardano anche le fondamenta. A pesare è anche il dato demografico: al 31 dicembre 2025 nascono solo due bambini nel Castello, e le proiezioni indicano che nel 2028-2029 l’infanzia conterà appena 14 iscritti, sotto il minimo previsto per attivare una sezione. In questo quadro, il Segretario afferma che “non è concepibile né possibile” garantire il servizio nei prossimi anni con numeri così ridotti. La soluzione individuata in via “temporanea”, dopo il confronto con la Giunta e con le famiglie, è l’unificazione di infanzia ed elementari nella sede della scuola elementare, definita “assolutamente performante ed efficiente”. Lonfernini si dice “assolutamente tranquillo” sulla sostenibilità didattica e sociale dell’operazione, assicurando che gli interventi tecnici sono già in corso per arrivare pronti all’anno scolastico 2026-2027.
Maria Donatella Merlini (PSD) chiede innanzitutto un chiarimento sull’unificazione tra infanzia ed elementari a Chiesanuova, domandando se si tratti di una soluzione provvisoria in vista di un eventuale trasferimento verso Fiorentino e se, in questa fase, si intenda avviare una sperimentazione didattica approfittando delle classi con numeri ridotti per testare nuovi modelli educativi. Maria Katia Savoretti (RF) riconosce che “i numeri sono allarmanti e dicono la verità dei fatti”, ma invita a lavorare perché la tendenza cambi, sottolineando che l’unione dei plessi a Chiesanuova è una scelta condivisibile per evitare la chiusura totale in un Castello periferico; chiede però proiezioni più ampie sugli altri territori. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) apprezza lo sforzo di mantenere una scuola in ogni Castello, definendolo un presidio di comunità che va oltre i costi, e sollecita investimenti sulla formazione degli insegnanti e politiche territoriali capaci di contrastare l’impoverimento demografico dei centri più piccoli. Maria Luisa Berti (AR) evidenzia come si sia passati da uno scenario inizialmente più drammatico a soluzioni condivise con enti locali e famiglie, giudicando positivamente l’allungamento dei centri estivi anche come risposta concreta alle esigenze familiari, ma ribadendo che finché i trend demografici non cambiano “certe scelte dovranno essere necessarie”. Più netto Giovanni Zonzini (Rete), che parla di “realtà numerica che si impone nei fatti”. Per Zonzini il nodo vero non è economico ma didattico e soprattutto riguarda il destino degli edifici dismessi: chiede un piano chiaro di riconversione, anche ad uso abitativo o sociale, per evitare strutture fantasma nei Castelli periferici. Giulia Muratori (Libera) insiste sulla necessità di guardare a modelli educativi innovativi, accogliendo con favore il progetto 0-6 ad Acquaviva e proponendo di discutere seriamente di pluriclassi come opportunità organizzativa, oltre a rilanciare la riforma del calendario scolastico e il potenziamento delle équipe che si occupano di disagio giovanile. Enrico Carattoni (RF) riconosce che il Segretario si trova a gestire le conseguenze di un calo demografico strutturale, ma denuncia l’assenza di una strategia governativa complessiva sulla denatalità e chiede aggiornamenti puntuali sugli impegni assunti nella precedente relazione, dalle chiusure annunciate alla redistribuzione degli iscritti nelle cosiddette “aree polmone”. Giuseppe Maria Morganti (Libera) amplia ulteriormente la riflessione, sostenendo che la crisi demografica rende ancora più urgente una riforma qualitativa della scuola: non si può “ragionare solo sui numeri”, ma occorre interrogarsi su nuovi modelli, anche ispirandosi a esperienze come quella finlandese, e aprire un confronto strutturato con dirigenti e consulenti.
Nel suo intervento di replica, Lonfernini chiarisce che l’unificazione tra infanzia ed elementari a Chiesanuova è “temporanea”, scelta necessaria per salvaguardare entrambi i presìdi scolastici e mantenere una presenza formativa nel Castello, come previsto dal programma di governo. Conferma che il piano elaborato dal gruppo di lavoro resta valido e che eventuali modifiche dipenderanno solo da mutamenti demografici significativi. Sulle “aree polmone” ribadisce che sono già operative in fase di iscrizione e che la normativa consente alle famiglie di chiedere l’iscrizione in plessi diversi rispetto al Castello di residenza, compatibilmente con l’organizzazione scolastica. Quanto all’asilo nido di Città, destinato ai bambini sotto i 12 mesi, spiega che il progetto esiste e che sono previsti lavori di adeguamento, pur senza indicare tempistiche precise.
Sul fronte dei modelli educativi, il Segretario si dice favorevole alla sperimentazione – citando il polo 0-6 e le classi aperte – ma più prudente rispetto alle pluriclassi, ritenute meno adatte alla realtà territoriale sammarinese. Annuncia, inoltre, che la futura “legge omnibus” sulla scuola punterà a rafforzare le cosiddette “figure di sistema” e a riorganizzare il personale, in un quadro in cui la valutazione delle competenze e dell’attitudine all’insegnamento diventeranno elementi centrali anche nel nuovo accordo sindacale sul reclutamento, superando il modello dei concorsi. Ampio spazio viene dedicato anche al tema del disagio giovanile, con il richiamo allo sportello psicologico, ai progetti contro bullismo e cyberbullismo e alla necessità di interventi sempre più personalizzati.
La Commissione passa quindi al riferimento sulla riorganizzazione complessiva del sistema scolastico. Lonfernini presenta tre linee di intervento prioritarie: il completamento dell’Istituto Tecnico Industriale con l’attivazione del triennio finale e l’istituzione dell’Istituto Professionale; la revisione dell’organizzazione della scuola media con l’ipotesi della settimana su cinque giorni; il rafforzamento delle attività extrascolastiche e la riorganizzazione dei centri estivi. Sul primo punto, il Segretario parla di “obbligo morale” nei confronti degli studenti, finora costretti a completare il percorso fuori territorio, annunciando che l’obiettivo è rendere operativo il nuovo ciclo a partire dal 2027-2028. Per l’Istituto Professionale è in valutazione se procedere con decreto legge o progetto di legge urgente, ma l’intento dichiarato è quello di superare l’attuale Centro di Formazione Professionale, arrivando a un percorso quinquennale con diploma statale.
Il dibattito registra un consenso trasversale sul rafforzamento dell’area tecnica e professionale, ma con richieste puntuali sugli indirizzi da attivare e sul raccordo con il tessuto produttivo. Giovanni Zonzini (Rete) sottolinea la valenza strategica dell’istruzione tecnica per un Paese a forte vocazione manifatturiera, chiedendo però maggiore chiarezza sugli indirizzi concreti e mettendo in guardia rispetto alla settimana corta alle medie, definita un rischio se motivata da esigenze “demagogiche” più che didattiche. Anche Enrico Carattoni (RF) chiede garanzie sul riconoscimento del titolo e invita a valutare con attenzione l’impatto dell’orario concentrato sugli studenti.
Più favorevoli alla settimana su cinque giorni si dichiarano esponenti della maggioranza come Marinella Chiaruzzi (PDCS), Maria Luisa Berti (AR) e Barbara Bollini (PDCS), che vedono nella riorganizzazione un possibile miglior equilibrio tra scuola e famiglia, purché supportato da un lavoro tecnico approfondito. Giuseppe Maria Morganti (Libera), pur sostenendo la revisione dell’istituto tecnico e professionale, invita a dare priorità alle esigenze didattiche rispetto a quelle organizzative.
Sulle attività extrascolastiche, il Segretario riferisce di una sperimentazione “con ottimo successo” nelle elementari e medie, concepita come parte integrante del percorso educativo e come supporto concreto alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. Per i centri estivi annuncia novità imminenti, confermando che l’estensione temporale comporterà inevitabilmente un aumento di costi e personale, aspetto ancora in fase di valutazione.
La seduta si chiude con i riferimenti su due istanze d’Arengo. In merito alla richiesta di semplificazione delle procedure per eventi culturali privati, Lonfernini comunica l’avvio di un gruppo di lavoro interistituzionale che coinvolge tutte le amministrazioni interessate, con l’obiettivo di predisporre un prontuario unico degli adempimenti. Quanto all’istanza sull’attuazione dell’articolo 6 della Convenzione di Lanzarote, il Segretario ribadisce che i principi sono già integrati nel sistema scolastico attraverso i curricula trasversali di educazione alla cittadinanza e alle competenze digitali, oltre allo sportello psicologico e all’équipe per il benessere a scuola.
I lavori si concludono alle 13 con l’esaurimento dei punti all’ordine del giorno.
Comma 1 – Comunicazioni
Enrico Carattoni (RF): La mia comunicazione è la stessa di dicembre; vedo però che purtroppo non ha sortito alcun effetto ed è riferita all’esame del progetto di legge che noi abbiamo presentato a novembre 2024 riguardo alle incompatibilità dei funzionari delle Segreterie di Stato rispetto a incarichi elettivi ricoperti all’estero. Sono particolarmente rammaricato perché, da un lato, ci era stato detto informalmente che questo progetto di legge avrebbe seguito lo stesso iter e sarebbe andato di pari passo con il progetto di legge di modifica della legge sulla cittadinanza. Quel progetto di legge è stato approvato nella scorsa seduta di febbraio, mentre il progetto di legge che noi abbiamo presentato sull’incompatibilità degli incarichi dei funzionari di Segreteria non è ancora stato esaminato dalla Commissione, nonostante siano stati depositati e portati avanti tanti altri progetti di legge. A questo si aggiunge un ulteriore dato politico: nel corso dell’esame della legge di bilancio i capigruppo e i Presidenti delle quattro Commissioni permanenti si erano presi l’impegno, al fine di accelerare i lavori, di esaminare tutti i progetti di legge giacenti nelle Commissioni presentati dalle forze politiche di opposizione. È un impegno che ad oggi non ha avuto alcuna conseguenza. Siamo al 2 marzo e si sono già tenute due Commissioni, quella di dicembre e questa di marzo, nelle quali si sarebbe potuto esaminare, sebbene con ampio ritardo, questo progetto di legge. Ad oggi, invece, non viene preso in considerazione e vengono fatti passare avanti altri atti, dibattiti ed esami di progetti di legge richiesti dalla maggioranza o dal Governo. Capisco che maggioranza e Governo abbiano esigenze che devono e possono essere calendarizzate in maniera più spedita rispetto a quelle dell’opposizione. Tuttavia mi chiedo: se non c’è un accordo politico su questo progetto di legge, lo si porti in Aula, lo si discuta e, se non siete d’accordo, lo si bocci. Non comprendo perché non vi sia la disponibilità di discuterlo in Commissione, considerato che è stato depositato da un anno e mezzo ed è già stato discusso in prima lettura dal Consiglio Grande e Generale. Non si può ogni volta far finta di niente. Anche da questo passa il rispetto per le istituzioni. Tralascio quanto accaduto giovedì scorso in Commissione IV rispetto all’assenza dei Segretari di Stato per l’esame di un progetto di legge dichiarato urgente, rispetto al quale il Governo non si è presentato per illustrarlo e svolgere la relazione. Noi abbiamo solo chiesto che il nostro progetto di legge, depositato a novembre 2024, venga discusso in Commissione. Non è necessaria la presenza del Governo, trattandosi di un’iniziativa parlamentare, un’iniziativa del Consiglio. Le chiedo quindi formalmente, Presidente, di convocare al più presto una Commissione per esaminare il progetto di legge depositato da Repubblica Futura nel novembre 2024.
Presidente della Commissione Oscar Mina: Ho preso nota della sua richiesta. Avevo già interessato il Segretario Belluzzi e chiesto al mio capogruppo di procedere quanto prima a una disamina in maggioranza per valutare una convocazione nei primi mesi dell’anno. Ho fatto quanto mi era stato richiesto, ma non ho ancora ricevuto risposta. Solleciterò nuovamente la possibilità di portare il progetto in Commissione. Il Segretario Belluzzi mi ha inviato una nota in merito all’ordine del giorno approvato nella seduta del 10 dicembre 2025, con la quale chiede di convocare quanto prima un’ulteriore seduta per iniziare a condividere con la Commissione I un comma di discussione sul possibile programma di audizioni per l’avvio della redazione di un testo unico sulla cittadinanza, coordinato con l’adeguamento delle normative in materia di residenze. Mi chiede quindi di procedere alla convocazione per valutare le prime audizioni. Per quanto riguarda la nota del Segretario Belluzzi, unitamente a quanto richiesto ora, mi impegno a portare avanti quanto necessario. Avevo già attivato i passaggi richiesti, ma non ho ottenuto risposte; probabilmente non siamo ancora pronti. Provvederò comunque a sollecitare, affinché in una delle prossime Commissioni si possano svolgere le prime audizioni.
Comma 2 – Riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura sulla riorganizzazione dei plessi scolastici e successivo dibattito
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Questo è un ulteriore punto di aggiornamento che riteniamo necessario per scelte che in parte abbiamo già adottato e comunicato alla nostra comunità e alla popolazione, in base ai Castelli di riferimento. Nel documento abbiamo indicato alcuni punti determinanti. Il primo riguarda la chiusura della scuola dell’infanzia di Dogana, tema in discussione da decenni. Ritengo di poter affermare che se ne parla da almeno trent’anni; chi conosce la situazione o è stato addetto ai lavori sa che non si tratta di un’esagerazione. La chiusura deriva da una valutazione di opportunità di proseguire l’attività in quel luogo, anche sulla base delle considerazioni del gruppo di lavoro, ed è motivata da criticità strutturali consistenti che rendono l’edificio non più idoneo allo svolgimento dell’attività didattica di quell’ordine scolastico. L’area di riferimento per il trasferimento sarà quella dei plessi di Ca’ Ragni, Falciano e Serravalle, che risultano sufficienti e adeguati. La struttura di Dogana sarà utilizzata nel corso dell’estate, fino a nuova destinazione d’uso, per l’attività dei centri estivi, comprese le due settimane di settembre, quando gli altri plessi devono essere destinati esclusivamente all’attività didattica invernale. Questo potrà risultare utile anche in relazione all’allungamento dei periodi dei centri estivi recentemente adottato. La comunicazione, oltre che oggi in Commissione e già anticipata con la nota del 29 gennaio, sarà oggetto di incontro con la Giunta di Castello e con le famiglie questa sera alle 18.30, come già avvenuto negli altri Castelli, per un confronto e una condivisione con la comunità di Serravalle-Dogana. Per quanto riguarda il Castello di Chiesanuova, la situazione è altrettanto urgente ed emergenziale e riguarda la scuola dell’infanzia. Anche in questo caso vi sono motivazioni strutturali e numeriche. La scuola è completamente inadeguata e, secondo il giudizio del gruppo di lavoro, non è più classificabile tra le strutture efficienti ed è di fatto non utilizzabile. La struttura è obsoleta dal punto di vista architettonico e presenta problemi strutturali anche a livello di fondamenta. Non è nemmeno chiara la futura destinazione dell’edificio una volta cessata l’attività didattica. I tecnici valutano ogni ipotesi, compresa la demolizione e ricostruzione o una ristrutturazione radicale, con successiva definizione della destinazione. Oltre agli aspetti strutturali, vi è la questione numerica. Al 31 dicembre 2025 a Chiesanuova sono nati due bambini. È difficile pensare che nei prossimi cinque o dieci anni, con questi numeri, si possa garantire un servizio di scuola dell’infanzia. Non è concepibile né possibile. Si sono inoltre considerati gli aspetti relativi alla scuola elementare in piazza centrale, che risulta, secondo il gruppo di lavoro, assolutamente performante ed efficiente per l’attività didattica. È una scuola ben ristrutturata, ben organizzata, con spazi adeguati anche alla luce dei numeri attuali, che sono in diminuzione significativa anche per l’ordine delle elementari, con prospettive di ulteriore calo nel Castello di Chiesanuova. Per abbinare la riduzione dell’ordine elementare in una struttura performante e la riduzione quasi ai minimi termini dell’infanzia in una struttura non idonea, si è raggiunto un accordo con la Giunta di Castello, debitamente coinvolta, e con le famiglie, informate e incontrate anche in una serata pubblica due o tre settimane fa. Si è quindi deciso di unificare entrambi gli ordini scolastici all’interno della struttura della scuola elementare. La decisione doveva essere assunta in tempi rapidi, anche indipendentemente dalla tempistica della Commissione, perché il sistema scolastico necessita di scelte all’inizio dell’anno, in vista delle preiscrizioni e delle iscrizioni, che seguono scadenze non rinviabili. L’unificazione dei due ordini sarà assolutamente sostenibile e compatibile con l’attività didattica e sociale. Abbiamo già svolto tutti i monitoraggi e i sopralluoghi insieme ai tecnici. Sono previsti alcuni interventi che sono già in corso o che partiranno nelle prossime giornate, per essere pronti con l’avvio dell’anno scolastico di settembre 2026. Mi sento assolutamente tranquillo nel dire che tutto si svolgerà in piena efficienza sia dal punto di vista didattico sia sociale, perché quella scuola è in grado di ospitare i due ordini con i numeri attualmente a disposizione, essendo dotata di aule adeguate e di spazi comuni idonei. Vi sono alcune riorganizzazioni da effettuare, ma saremo pronti per l’avvio dell’anno scolastico. Se volete, fornisco anche un aggiornamento sui dati previsionali, che confermano che nell’anno scolastico 2028-2029 la scuola dell’infanzia di Chiesanuova conterà soltanto 14 bambini, numero inferiore al minimo previsto dalla normativa per attivare una sezione nell’anno scolastico 2029-2030. Inoltre, il Castello di Chiesanuova e il Castello di Fiorentino avranno già la prima classe elementare in deroga. È evidente che risulta difficile individuare la soluzione più adatta quando i numeri sono di questa entità. Anche in questo caso, per garantire una proposta educativa ottimale, la tecnica dell’unificazione, come già adottato per i plessi di Chiesanuova tra infanzia ed elementari, rappresenta la scelta più adeguata. Sempre seguendo l’ordine del riferimento del 29 gennaio, abbiamo in corso proposte di attività didattica da mettere in campo. Una riguarda la scuola dell’infanzia di Acquaviva, per la quale stiamo ipotizzando un progetto educativo 0-6, quindi nido-infanzia. Si tratta di un modello già diffuso in diversi Paesi europei. Accanto al lavoro sui plessi scolastici intendiamo affiancare anche un’attività di carattere didattico che sperimenti nuove forme educative. Per quanto riguarda gli asili nido, in particolare quello sito a Dogana, intendiamo destinare una delle due strutture esclusivamente ai bambini di età inferiore ai 12 mesi, come già adottato per Città. Si tratta di un’impostazione che, alla luce di quanto illustrato, verrà diffusa su tutto il territorio. Questi sono gli aspetti relativi alle decisioni da assumere in via urgente e indipendentemente dai tempi di convocazione della Commissione. È chiaro che non ci siamo occupati soltanto di questo. Per quanto riguarda gli aspetti formativi, la Commissione tratta tutte le circostanze relative alla formazione. Da qualche tempo abbiamo una legge che istituisce la possibilità di università di tipo privato o sotto forma privatistica, che ha generato interesse. È evidente che quella legge è stata formata sul finale della scorsa legislatura, forse in maniera frettolosa, con aspetti da migliorare. Anticipo quindi che, dove possibile insieme ai tecnici, metteremo mano al miglioramento di quell’impianto legislativo, perché vi è un interesse concreto e credibile che deve essere trattato con altrettanta credibilità e autorevolezza dal nostro sistema. Non vi è ambizione di competizione con altri sistemi universitari, pubblici o privati, ma alla luce dell’esperienza maturata nell’università pubblica e della volontà già espressa di intraprendere percorsi universitari anche di carattere privato, è necessario disporre di un impianto legislativo credibile e adeguato, apportando le integrazioni e le migliorie necessarie.
Maria Donatella Merlini (PSD): Volevo fare una o due domande per cercare di capire meglio il riferimento del Segretario. Una cosa molto semplice: il discorso di mettere insieme la scuola dell’infanzia e la scuola elementare è provvisorio, in attesa che la scuola, per il discorso legato ai numeri, venga chiusa e che quindi lo spostamento avvenga verso il Castello di Fiorentino. Vorrei capire se ho compreso correttamente il riferimento e se in questi due anni o comunque in questo periodo si intenda, nella scuola elementare in particolare, avviare una sorta di sperimentazione sul modello didattico. Considerato che il numero di bambini che frequentano le singole classi è basso, potrebbe forse essere possibile pensare a un modello da sperimentare prima di capire in quale direzione la nostra scuola voglia andare.
Maria Katia Savoretti (RF): Ringrazio il Segretario per la relazione e per l’esposizione. I numeri sono allarmanti e dicono la verità dei fatti. È evidente che dobbiamo fare in modo che le cose vadano nel verso contrario, perché ascoltare che si devono fare certe scelte per mancanza di bambini è un dato oggettivo. Classi con numeri molto ridotti non possono essere un fattore positivo neppure per i bambini stessi. Dobbiamo prenderne atto, ma non arrenderci di fronte a questi dati; devono farci riflettere e non farci rimanere con le mani in mano. Dobbiamo fare in modo che questi numeri cambino, anche perché i Castelli sono diversi. Chiedo se siano state fatte proiezioni anche sugli altri plessi distribuiti negli altri Castelli. Oggi il Segretario ha dato riferimenti sui Castelli più critici in vista dell’apertura di settembre. L’unione di scuola dell’infanzia e scuola elementare a Chiesanuova per evitare la chiusura di entrambi i plessi, che sarebbe devastante per un Castello più periferico, è sicuramente una buona scelta. Fa piacere sapere che la scuola elementare sia strutturalmente migliore rispetto a quella dell’infanzia. È importante l’informazione ai genitori, che devono essere coinvolti nelle scelte del Governo. È positivo che vi sia stato il confronto con le famiglie e con le Giunte di Castello, che sono sul territorio. È fondamentale garantire la didattica, perché i primi anni sono i più importanti nella crescita di un bambino, che deve essere sempre seguito nel proprio percorso. Vorrei sapere se vi siano proiezioni non solo per il 2028-2029, ma anche per il 2029-2030 sugli altri plessi e sugli altri Castelli. Volevo inoltre chiedere al Segretario un chiarimento sull’ampliamento del biennio dell’Istituto Tecnico Industriale, di cui abbiamo sentito in alcune conferenze stampa; se ne parlerà successivamente. Quanto all’università privatistica, assolutamente ben venga, ma occorre massima attenzione per evitare che possano verificarsi situazioni poco chiare. La credibilità del Paese è un punto fondamentale. Se vi sono criticità nella legge, vanno affrontate e migliorate per garantire la massima fruibilità di queste università privatistiche, evitando interessi truffaldini di cui non abbiamo bisogno. Mi auguro che i numeri aumentino e che si riesca a garantire almeno un plesso nei vari Castelli, soprattutto in quelli più piccoli, che sono maggiormente toccati da queste situazioni. Occorre mantenere viva la comunità ed essere attenti quando si profilano chiusure di plessi nei Castelli più piccoli.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): Mi fa piacere che, attraverso un’analisi più approfondita e il lavoro dei gruppi istituiti, nonché l’attenzione ai bambini, ai Castelli e alla realtà del nostro territorio, si sia arrivati a soluzioni diverse, che puntano a mantenere una scuola in ogni Castello, anche nei più piccoli. Questo rappresenta la vita di una comunità. Apprezzo questo sforzo che va oltre i costi, i numeri e gli impegni economici, perché in questa fase storica il nostro territorio vive una grande sofferenza legata alla denatalità. Si stanno tentando diverse strade, anche con progetti a sostegno della famiglia, per invertire questa curva, pur sapendo che non si tratta di risultati immediati. Nel frattempo è importante che il territorio metta in campo le risorse più significative affinché i Castelli mantengano la propria realtà sociale e i bambini possano crescere in contesti sani. È evidente che una classe con due bambini non è sostenibile. Occorre quindi orientare le risorse della Segreteria nella formazione degli insegnanti, considerato che da tempo non si effettuano più situazioni miste. È necessario supportare e rafforzare le risorse umane e proseguire nel coinvolgimento dei Capitani di Castello, del territorio e delle famiglie direttamente interessate dalle riorganizzazioni. Ritengo inoltre opportuno un richiamo alle politiche territoriali, che devono tenere conto dei Castelli più piccoli, che nel tempo si stanno impoverendo. In vista dell’esame in Commissione IV del progetto di riorganizzazione del territorio discusso nell’ultima seduta consiliare, occorre ragionare anche su incentivi per le famiglie e per le piccole imprese che vogliano insediarsi sul territorio, per evitare una concentrazione esclusiva lungo l’arteria della superstrada e favorire altre soluzioni. Non è materia specifica di questa Commissione, ma la riorganizzazione complessiva, per rilanciare una dinamica demografica che torni a credere nella famiglia, coinvolge molteplici aspetti e non soltanto quelli oggetto della discussione odierna, che mira a fornire risposte positive alle famiglie, al territorio e, prima di tutto, ai bambini.
Maria Luisa Berti (AR): È ovvio che il problema della denatalità è un problema che deve essere affrontato nell’ambito dell’offerta scolastica e anche, forse, con dei risvolti proprio sotto questo punto di vista, per cercare di risolvere in parte questa problematica. Però l’impegno dell’Aula consiliare è quello di affrontarlo anche in altri contesti, sia su quello del reperimento di abitazioni, sia su un intervento di riduzione di quelli che possono essere i costi abitativi o di locazione, proprio anche a tutela di quei luoghi e di certi Castelli che stanno subendo una sorta di impoverimento demografico e locale. Ringrazio il Segretario per questo aggiornamento e valuto positivamente il fatto che si sia partiti da una posizione iniziale che sembrava sicuramente più drammatica e che invece si siano trovate soluzioni sia con gli enti locali, sia con gli operatori del settore, sia con le famiglie, per fare in modo che le strutture scolastiche, anche nei Castelli dove si assiste a un impoverimento demografico, possano comunque garantire la loro esistenza come centro e luogo di socialità e non solo ed esclusivamente di carattere prettamente formativo. Ho particolarmente apprezzato una soluzione che per certi versi dà anche delle risposte alle esigenze delle famiglie, e mi riferisco in particolare all’idea di allungare il servizio dell’offerta dei centri estivi. Ho apprezzato il fatto che, laddove si assiste alla chiusura di una determinata struttura scolastica, come quella di Dogana, questa possa essere invece dedicata a un’offerta ulteriore di centro estivo anche nei periodi in cui negli altri anni vi era la chiusura. Questo è un ulteriore elemento di aiuto alle famiglie, che vedono la necessità che durante il periodo estivo ci sia una struttura pubblica, quale il centro estivo, in grado di garantire l’assistenza dei propri bambini per tutto l’arco temporale estivo, cosa che prima non c’era. Forse su questo fronte dovremo essere ancora più conseguenti anche in altri Castelli, ed è un modo attraverso il quale si danno risposte alle famiglie. Altro punto che penso sia focale e che apprezzo è quello di portare avanti soluzioni che possano essere sempre condivise con le realtà locali e con tutti coloro che sono particolarmente interessati al contesto in cui si opera. Mi riferisco non solo alle Giunte, ma anche agli operatori scolastici e alle famiglie stesse. Questa è la modalità operativa più efficace per cercare soluzioni che possano essere nel tempo le più condivise. Si parte da un dato di fatto che è il problema della denatalità e penso sia opportuno alimentare in tutti la consapevolezza che, finché non ci saranno trend diversi e un aumento della natalità, purtroppo certe scelte dovranno essere necessarie. Dobbiamo però fare in modo che le strutture scolastiche, anche laddove vi siano effetti di denatalità, non vengano categoricamente chiuse. Mi ha particolarmente colpito il dato che nel Castello di Chiesanuova nel prossimo anno possano esserci solo tre iscritti; è evidente che si tratta di un dato particolarmente allarmante. Bisogna quindi trovare insieme delle soluzioni e fare in modo che, anche in presenza di numeri così bassi, si possa lavorare su modalità diverse di offerta scolastica o extrascolastica, per consentire a realtà che hanno una forte valenza sociale e formativa per i nostri bambini di continuare ad esistere.
Giovanni Zonzini (Rete): Ho sempre espresso la stessa posizione, cioè che la chiusura dei plessi è un dato obbligatorio, nel senso che c’è una realtà numerica che si impone nei fatti. Fare considerazioni politiche mi fa anche sorridere, perché oggi in maggioranza siedono forze politiche che, quando erano in altre posizioni, avevano fatto le barricate contro la prevista chiusura dei plessi. Ricordo anche qualche esponente democristiano che aveva costituito un comitato qualche anno fa. È evidente però che certi vagheggiamenti demagogici si scontrano con la realtà e che, una volta giunti al Governo, anche quegli stessi partiti sono costretti ad adottare politiche determinate dai numeri. Noi non intendiamo fare battaglie populiste del tipo “se chiudete le scuole muoiono i paesi”. Lo dico da quattro o cinque anni: i paesi non muoiono perché si chiudono le scuole, si chiudono le scuole perché i paesi sono morti, che è diverso. Questo è un dato di fatto. Negare questa realtà è una romanticheria che non può influenzare le scelte di una politica razionale. Siamo quindi d’accordo sul fatto che, se in un Castello nascono due o tre bambini all’anno, sia difficile mantenere delle scuole. Ma vorrei che fosse chiaro che non deve essere una questione economica. Il punto non è tagliare, il punto è didattico. La scuola è anche una società, deve insegnare ai bambini e ai ragazzi a stare in società. Il tema sul quale mi sarei aspettato qualcosa di più preciso riguarda il destino degli edifici scolastici in disuso. Quando si chiude un edificio scolastico e questo resta inutilizzato, tende a decadere più rapidamente, anche perché non viene più fatta la manutenzione ordinaria e, nella gestione delle risorse pubbliche, si tende a non investire su edifici non utilizzati. Dobbiamo evitare di avere nei Castelli periferici strutture fantasma che diventano ruderi inutilizzati. Mi sarei aspettato dal Governo piani più accurati sul destino di quegli edifici. Se un edificio non è più idoneo, abbattetelo. Oppure riconvertitelo in altre attività. Abbiamo un problema relativo al diritto all’abitare in questo Paese. Se nei Castelli periferici ci sono edifici scolastici di cui non sappiamo cosa fare, una riconversione ad uso abitativo potrebbe essere presa in considerazione. Poi mi rendo conto che magari si preferisce investire risorse in altre attività come il “trenino”, ma la riconversione degli edifici scolastici ad uso residenziale o sociale potrebbe essere un investimento ragionevole e utile, specie nei Castelli più periferici. Dopo quattro o cinque anni di discussione sul “chiudere le scuole sì o no”, mi pare che un passo avanti sia stato fatto: abbiamo preso atto che le scuole si tengono in piedi se ci sono studenti, non per piacere o per motivi estetici. Il tema però è che, dopo tanti anni impiegati a comprendere questo fatto e ad abbandonare posizioni romantiche e insostenibili, non ci si è ancora preoccupati di affrontare il problema vero, cioè cosa fare degli edifici scolastici. Mi aspetterei che il Segretario, insieme al Segretario competente per il territorio e agli altri Segretari coinvolti, presentasse un piano per gli edifici scolastici abbandonati, programmando investimenti per il loro futuro. Tenere edifici vuoti, scheletrici e in stato di abbandono è peggio che abbatterli. Se non abbiamo risorse o idee, tanto vale abbatterli; meglio ancora sarebbe riconvertirli in attività utili ai paesi. Una nota un po’ amara: alcune scuole potrebbero essere riconvertite in centri diurni per anziani o in luoghi dove far risiedere le persone più anziane. È amaro dirlo, ma la condizione demografica del nostro Paese è tale per cui ci troviamo a chiudere scuole e ad aprire case di riposo.
Giulia Muratori (Libera): Anch’io mi unisco ai ringraziamenti al Segretario per la relazione e per il riferimento che abbiamo ascoltato questa mattina. Mi fa piacere vedere che anche l’approccio riguardo alla riorganizzazione dei plessi non sia più di tanto basato sui numeri, che ahimè purtroppo dobbiamo comunque tenere in considerazione, ma che si stiano valutando modalità di accorpamento basate su modelli educativi diversi. Io credo che questo debba essere il nostro obiettivo. È chiaro che la denatalità sta incidendo sulle iscrizioni, sulla sostenibilità dei plessi e anche sull’organizzazione del personale, perché di fatto è così, ma non possiamo limitarci a gestire una semplice riduzione o chiusura dei plessi; dobbiamo guardare a quali modelli educativi abbiamo a disposizione, anche semplicemente osservando altre realtà. Mi fa piacere e accolgo con favore l’ipotesi di sperimentare il polo 0-6 ad Acquaviva. Integrare il nido e la scuola dell’infanzia mi sembra un modo per costruire una continuità pedagogica, ottimizzare le risorse e offrire alle famiglie un servizio più completo e anche più flessibile. Ho fatto una semplice ricerca e ho potuto notare che in diversi Paesi europei questo sistema di accorpamento 0-6 è già una realtà consolidata come evoluzione di un modello educativo, non come risposta emergenziale a un problema. Questo è un aspetto da evidenziare. Se la sperimentazione sarà accompagnata da una progettazione seria, da un coordinamento pedagogico forte e da un’adeguata organizzazione degli spazi, potrà diventare un riferimento per l’intero territorio. Rimane comunque delicato il tema dei plessi con un numero molto ridotto, in particolare per le elementari. Credo che sia arrivato il momento di confrontarsi anche sul tema delle pluriclassi, non come soluzione di ripiego ma come modello organizzativo ben progettato che può diventare un’opportunità educativa. Mi sono chiesta come possano essere strutturate classi accorpate, visto che siamo abituati a un modello diviso per anni. Ho approfondito e ho visto che si lavora per gruppi di livello, alternando momenti di spiegazione diretta a momenti di lavoro autonomo, su temi comuni con obiettivi calibrati sull’età e sulle competenze. Anche questo modello è già utilizzato in diversi sistemi scolastici europei, dai Paesi nordici alla Svizzera, e anche in alcune realtà italiane, soprattutto nelle piccole comunità montane. Credo che sia arrivato il momento di parlarne seriamente, proprio per evitare chiusure e mantenere vivi tutti i Castelli del territorio. Ho sempre sostenuto, e continuo a sostenerla, la riforma del calendario scolastico. Non significa trasformare la scuola in un parcheggio per i figli, ma dare risposta al problema del summer learning loss, la perdita di apprendimento durante il periodo estivo. Si potrebbero prevedere pause più brevi durante l’anno e riorganizzare il servizio dei centri estivi, potenziandolo non solo come tutoraggio ma con un’offerta più strutturata anche nei contenuti educativi. Sul tema delle strutture condivido quanto detto in precedenza: non si devono abbandonare gli edifici esistenti. Spero che in sinergia con il Segretario al Territorio si possa programmare un piano di manutenzione e di riprogrammazione di questi edifici, anche perché sono edifici pubblici e potrebbero avere destinazioni diverse, anche di carattere sociale. Infine, vorrei fare una riflessione sul disagio giovanile, che sta aumentando e che emerge già in età molto precoce. È stata istituita un’équipe composta da una psicologa e due insegnanti, che sta svolgendo un lavoro positivo, ma è in carenza di personale. Mi chiedo se vi sia l’intenzione di potenziare questa équipe, anche valutando l’inserimento di altre figure professionali, come pedagogisti ed educatori, perché stanno emergendo situazioni di disregolazione emotiva già dal nido. Credo che siamo di fronte a un’emergenza sociale. Concludo quindi con una domanda: vi è l’intenzione di aumentare il personale di queste équipe e di potenziarle per far fronte a questa emergenza?
Enrico Carattoni (RF): La ringrazio per averci tenuti aggiornati su questo tema e parto da una premessa. È chiaro che oggi lei si trova a gestire un problema a valle: a fronte di un calo demografico deve trarre delle conseguenze. Su questo, credo che nessuno di noi abbia mai fatto barricate; abbiamo piuttosto cercato di offrire spunti per un confronto costruttivo. Ciò che a mio avviso manca è un coordinamento complessivo da parte del Governo su come affrontare un tema così drammatico come la denatalità. È un tema noto da anni e il Segretario Canti ha annunciato solo mercoledì scorso il deposito di un progetto di legge che dovrebbe favorire o fornire qualche strumento. Ma, al di là dei convegni e di un progetto che ancora non abbiamo visto, mi pare che si stia facendo molto poco, se non respingere le proposte che noi cerchiamo di mettere in campo. Venendo invece al punto specifico, il mio intervento vuole essere un approfondimento rispetto alla relazione discussa in Commissione il 26 marzo 2025. In quella sede, con riferimento all’anno scolastico 2025-2026 – quindi quello attualmente in corso – lei disse che sarebbe stata chiusa la scuola dell’infanzia di Città, cosa che è avvenuta. Allo stesso tempo, però, ci aveva detto che gli spazi dell’infanzia di Città sarebbero stati destinati all’ampliamento degli asili nido, per poter ospitare anche bambini sotto l’anno di età. Le chiedo quindi a che punto siamo, perché non mi risulta che vi siano state attivazioni in questo senso. Dopo settembre, conclusi i centri estivi, sono stati presentati progetti? Sono stati avviati lavori di adeguamento? Quando è prevista l’iscrizione dei bambini sotto l’anno al nido di Città? Sempre in quella relazione aveva annunciato, per l’anno in corso, la chiusura delle iscrizioni a Chiesanuova – cosa avvenuta – e la chiusura delle iscrizioni a Faetano e Dogana. Su Dogana mi pare di capire che si sia solo posticipato di un anno. Su Faetano, invece, oggi non abbiamo avuto aggiornamenti. L’intendimento è chiuderla o mantenerla aperta? Ci sono state novità, ad esempio un incremento anagrafico che ne giustifichi il mantenimento? Per quanto riguarda Montegiardino, aveva parlato di deroga, che effettivamente c’è stata. Tuttavia aveva lasciato aperto un punto interrogativo, con due opzioni: chiudere l’infanzia a Montegiardino e trasferire infanzia Montegiardino–Faetano in un plesso ed elementari Montegiardino-Faetano nell’altro. Vorrei capire quale sia oggi l’orientamento. Guardando invece all’anno scolastico 2026-2027, che è quello su cui bisogna iniziare a ragionare, eravamo di fronte alla chiusura dell’infanzia di Chiesanuova – che oggi ci ha confermato – e alla chiusura dell’infanzia di Faetano. Anche su questo punto non abbiamo avuto aggiornamenti. C’era poi un passaggio centrale nella sua relazione dell’anno scorso: la ripartizione dei nati di Domagnano, Serravalle, Dogana, Ca’ Ragni e Falciano in modo più equilibrato fra i plessi. Aveva parlato della creazione di cosiddette aree polmone a cavallo tra Borgo, Acquaviva e Cailungo e, allo stesso tempo, su Domagnano, per ridistribuire meglio gli iscritti di infanzia ed elementari. Le chiedo: sono stati fatti passi avanti? Nel confronto con insegnanti e famiglie c’è stata disponibilità? È stato possibile iscrivere bambini in plessi diversi rispetto al Castello di residenza? Sono stati fatti tentativi concreti in questa direzione? Infine, rispetto agli step indicati nella relazione dello scorso anno, le chiedo se le scadenze restano valide. Mi riferisco alla possibile chiusura dell’infanzia di Montegiardino nel 2027-2028, alla chiusura di Chiesanuova e alla definizione delle aree polmone. E, da ultimo, al tema delle scuole medie – che magari affronteremo più avanti, perché si intreccia con un altro punto all’ordine del giorno – al netto della settimana lunga o corta, se anche su questo vi siano state valutazioni o aggiornamenti.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Forse noi dovremmo partire da una considerazione: non tutti i mali vengono per nuocere e probabilmente la necessità di una riforma della scuola si sentiva anche prima della crisi demografica; ora, con la crisi demografica, questa necessità diventa ancora più forte. È chiaro che noi non possiamo ragionare solo sui numeri. Dobbiamo ragionare su una nuova qualità della scuola. Questo non vuole essere una critica al sistema scolastico odierno, che è un sistema solido, con ottime referenze e che ha ottenuto anche ottimi risultati. Però di fronte a questa evoluzione abbiamo il dovere di metterci in ascolto delle idee che circolano nel mondo. Ha detto molto bene il consigliere Giulia Muratori: dobbiamo capire come affrontare queste nuove prospettive. Da un lato c’è la necessità di dare risposta alla crisi demografica, che è un problema – sì, è un problema – ma è affrontabile. Dall’altro lato ci sono le nuove esigenze educative, che sappiamo essere sempre più particolari all’interno delle classi. Molto spesso ci troviamo di fronte a condizioni speciali dei bambini e dei ragazzi che, a volte, sono addirittura in maggioranza rispetto alle condizioni ordinarie. Abbiamo leggi ad hoc su questo argomento che purtroppo non sono state perfettamente applicate. Lo dico con grande rammarico, perché ho vissuto il periodo in cui queste leggi sono state introdotte e il sistema non ha risposto come forse avrebbe dovuto. Nel frattempo le esigenze educative si sono decuplicate rispetto al passato. I nuovi modelli educativi non sempre richiedono la presenza della stessa età per assistere a una lezione. Ho avuto la fortuna, anni fa, di osservare in Finlandia il sistema scolastico. All’epoca ero stupito nel vedere bambini in età elementare frequentare gli stessi momenti educativi di ragazzi più grandi. Si creavano legami, responsabilità reciproche. I ragazzi più grandi, adolescenti con problematiche evidenti, attraverso questo ruolo di tutor nei confronti dei più piccoli assumevano maggiore responsabilità e curavano anche sé stessi rispetto alle problematiche dell’adolescenza. I più piccoli si sentivano gratificati nei percorsi educativi, i più grandi si sentivano gratificati dal livello di responsabilità. Teniamo presenti queste esperienze. Sarebbe opportuno che consulenti e dirigenti scolastici potessero affrontare in maniera ancora più forte questo ragionamento per capire quale possa essere il nuovo modello scolastico che la Repubblica di San Marino offre ai propri giovani. Questa è la risposta che dobbiamo dare, non soltanto quella di risolvere un problema statistico. È un problema gravissimo, va riconosciuto, ma se abbiamo l’intelligenza per farlo possiamo uscirne in positivo. Io sposo al cento per cento la tesi che il Segretario del mio partito ha portato in Aula, insistendo su questo terreno e valutando anche un confronto con tecnici e specialisti che si occupano di queste problematiche ad alto livello. Perché le prime relazioni ricevute, quando il problema demografico si è manifestato, erano oggettivamente preoccupanti. Non è responsabilità di questo Segretario, ma quelle relazioni sembravano elaborate con poca riflessione e proponevano soluzioni che fortunatamente il sistema politico è riuscito a rivedere. Si parla spesso male del sistema politico, ma a volte è proprio il sistema politico che mantiene la rotta in mezzo alla tempesta e riesce a evitare che la nave vada allo sbando. Per questo propongo, anche formalmente, un confronto in Commissione con dirigenti e consulenti del mondo della scuola. Sarebbe utile per noi, ma anche per loro, per affrontare in maniera consapevole i problemi. Infine, sul tema delle università private. Ho sempre manifestato la mia contrarietà rispetto a questa opportunità nel nostro Paese. Purtroppo sono state introdotte e alcuni problemi si sono già generati. Le regole definite sono state facilmente bypassate e ci siamo ritrovati con corsi di laurea molto simili a quelli dell’università pubblica. Non so fino a che punto questo sia stato pienamente corretto, ma una forma di concorrenza c’è stata. Il settore delle università private fa gola a molti, soprattutto nel contesto italiano ed europeo, dove i sistemi nazionali sono rigidi e proteggono percorsi di altissimo livello. Lo Stato investe risorse importanti nell’università pubblica, come è stato fatto anche da noi. Il rischio è che le università private possano portare peggioramenti qualitativi. Se ciò accade, il danno ricade a catena su tutto il sistema universitario sammarinese, pubblico compreso. Per questo la difesa del sistema pubblico deve essere il nostro primo e specifico obiettivo da tenere in assoluta considerazione.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Parto dalla considerazione più pertinente. Probabilmente nel mio intervento ho mancato di precisare un aspetto: l’unificazione dei due ordini scolastici, infanzia ed elementare, nella scuola performante in centro paese del Castello di Chiesanuova è temporanea. È temporanea per una ragione semplice: come abbiamo detto anche nell’incontro pubblico con i cittadini, quell’intervento ci consente di salvare i due presidi scolastici dei due ordini. Altrimenti la scelta, se non si adottava quella soluzione, sarebbe stata diversa e forse anche più infelice per la comunità di Chiesanuova. Quindi è temporanea per capire in maniera assolutamente propositiva e virtuosa quale destino potrà avere la comunità di Chiesanuova sotto il profilo formativo e per mantenere, come previsto nel programma di governo, in tutti i Castelli, anche quelli più periferici, qualunque sia il destino demografico, un presidio scolastico e formativo. C’era una scelta da prendere su Chiesanuova? L’abbiamo anticipata in relazione. C’è una scelta da prendere su Dogana? L’abbiamo anticipata in Commissione, addirittura prima dell’incontro con la Giunta di Castello e le famiglie. Il piano del gruppo di lavoro non è cambiato. Ritengo che, per i prossimi tempi, vista la valutazione molto attenta e dettagliata, dovrà essere seguito senza ulteriori modifiche, salvo miglioramenti demografici o interventi che possano evitare le circostanze più drastiche. Tra Chiesanuova e Fiorentino abbiamo già adottato una scelta: la prima classe delle elementari di Chiesanuova si è trasferita a Fiorentino. Abbiamo riscontri recenti. Il direttore del Dipartimento ha sentito il dirigente scolastico delle elementari e il trasferimento si sta svolgendo in maniera ordinaria e soddisfacente, sia sotto l’aspetto dell’apprendimento sia sotto quello della socialità. È stata una scelta difficile, ma mi rassicura rispetto ai due criteri che riteniamo fondamentali in qualunque accorpamento futuro: il benessere dei ragazzi sotto il profilo dell’apprendimento e della socialità. Dobbiamo seguire il piano in maniera matura e consapevole. In tanti casi, purtroppo, non possiamo fare altrimenti. Non possiamo inventarci su tutto piani educativi alternativi. Le buone pratiche educative sono quelle a cui rispondiamo come sistema Paese e sono in linea con l’area europea di riferimento. Questione asilo nido di Città. Il consigliere Carattoni ha chiesto lo stato dell’arte. L’asilo nido di Città risponde alla scelta già presa di essere la prima struttura per i bambini sotto i 12 mesi. L’asilo dell’infanzia è stato liberato e trasferito a Murata. Anche in questo caso i riscontri sono estremamente positivi, anche per ovvie ragioni di vicinanza tra Città e Murata. Il progetto c’è, ci saranno lavori e ci sarà a quel punto l’occupazione della struttura. Oggi non ho tempistiche precise sull’esecuzione dei lavori; bisogna confrontarsi con l’Ufficio progettazione. Gli interventi da fare sono tanti su tutto il territorio e non è facile dare tempistiche certe. Ma il progetto esiste, dobbiamo quantificare l’intervento esecutivo dei lavori e poi l’asilo nido sarà pienamente efficiente per i bambini sotto i 12 mesi. Faetano e Montegiardino. Attendiamo numeri ulteriormente dimensionati in difetto. Fino a quando i numeri ce lo consentono non interveniamo in anticipo. Seguiamo un programma basato sull’andamento demografico e la Commissione sarà sempre informata. Aree polmone. Si stanno già valutando nella logica delle iscrizioni attuali. Le aree polmone sono state individuate e avvicinate per Castelli e per plessi. Manteniamo quella tabella e la stiamo monitorando con attenzione in relazione alle iscrizioni e all’organizzazione scolastica. Alla domanda se sia possibile iscriversi in plessi diversi rispetto al Castello di residenza: sì, ma non perché lo dice il piano del gruppo di lavoro. Lo consente già la legge vigente. Le famiglie possono farne richiesta, compatibilmente con l’organizzazione scolastica e previa valutazione dei dirigenti. Modelli educativi. Sono d’accordo sul fatto che dobbiamo sperimentare nuovi modelli. Non lo dico io, lo dicono i tecnici, i dirigenti, gli esperti con cui lavoriamo, anche con il Dipartimento di Scienze Umane della nostra Università. Lo 0-6 è una sperimentazione concreta di nuovi modelli educativi. L’unificazione dei due ordini scolastici va in questa direzione. Sulle pluriclassi, invece, sono meno d’accordo. Non perché non apprezzi il confronto, anche con il consigliere Muratori, ma perché non possiamo prendere a riferimento modelli che funzionano in comunità montane con distanze e mobilità complesse, mentre la nostra realtà territoriale è diversa, con mobilità interna estremamente facile. Preferisco continuare a ragionare su accorpamenti che consentano numeri adeguati dentro i criteri di legge, mantenendo punti di riferimento storici che per noi sono stati virtuosi. Il confronto resta assolutamente aperto. questo lavoro si inserisce soprattutto nell’ambito della legge Omnibus, che riorganizzerà il sistema scolastico e lo proietterà, da un punto di vista legislativo, ancora di più verso il futuro, al di là degli interventi che oggi realizziamo attraverso strumenti alternativi come decreti legge, decreti delegati o altri provvedimenti. Il tema centrale è quello delle figure di sistema, che devono diventare determinanti. Questo comporterà inevitabilmente anche una riorganizzazione del personale, a partire certamente dal corpo docente, ma non solo. Le figure di sistema non possono più essere considerate incarichi occasionali. Devono rappresentare il futuro del nostro sistema scolastico. Non può più funzionare come avviene oggi, quando qualcuno decide temporaneamente di non fare più l’insegnante perché sente il bisogno di una pausa e, in collegio docenti, si propone per un incarico per tre anni. Questo modello non è più sostenibile. Se parliamo di “sistema”, significa che l’intervento deve essere sistemico: strutturato, organizzato, proiettato nel tempo e pensato per durare. E questo è necessario soprattutto alla luce dell’aumento dei casi di disagio, sempre più numerosi, sempre più specifici e non più limitati a situazioni isolate o a casi particolari, ma diffusi e diversificati, che richiedono interventi personalizzati attorno a ciascun bambino, ragazzo, alunno o alunna. Desidero però aggiungere, sempre agganciandomi al mio riferimento, alcune ulteriori considerazioni che riguardano la Commissione per quanto attiene alla parte scolastica, educativa e formativa. Tutto ciò di cui abbiamo parlato richiede tempo, risorse ed energie, sia sotto il profilo intellettuale e politico, sia sotto quello logistico e organizzativo. Per quanto riguarda il settore scolastico, è importante sottolineare anche il lavoro che stiamo portando avanti sul piano della sensibilizzazione rispetto ai disagi. Penso, in primo luogo, al progetto sul bullismo e cyberbullismo, con momenti dedicati che coinvolgono sia il settore scuola sia le famiglie. Stiamo alimentando sempre di più quel rapporto fondamentale tra Stato, scuola e famiglia, che oggi va riscoperto. Su questi aspetti tutti dobbiamo sentire con forza la responsabilità e gli obblighi morali che ne derivano. Questo è certo. Invito quindi a dare corretta considerazione al lavoro che la Segreteria di Stato sta portando avanti sui progetti di sensibilizzazione, che sono decisamente molto importanti. Non avevo poi affrontato il tema del reclutamento e lo faccio ora. Mi riferisco a quello che all’origine doveva essere il nuovo strumento per l’accesso alla professione dell’insegnamento, che abbiamo dovuto modificare quattro volte. Attualmente stiamo lavorando alla luce del rinnovo al 31 dicembre del decreto che era scaduto, e stiamo definendo un accordo sindacale che non prevede più i concorsi, come mi è stato chiaramente richiesto. Personalmente non vedevo differenze nel voler uniformare la macchina amministrativa anche al settore scolastico, ma mi è stato fatto comprendere che la scuola ha specificità particolari nel rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Abbiamo quindi trasformato l’impianto in un accordo sindacale, che è in corso di definizione. Domani avremo un incontro con i sindacati e conto che si possa arrivare rapidamente alla chiusura di una questione che si trascina da troppo tempo ed è stata modificata troppe volte. Ci sono però alcuni punti essenziali che intendo ribadire. Il primo riguarda la valutazione periodica del corpo docente nella capacità di trasferire competenze. Ritengo che sia corretto. Le nuove forme di reclutamento devono muoversi su un reale fabbisogno e non semplicemente sul tempo lavorato. Un altro punto fondamentale, oltre alla dimostrazione di competenze, titoli e certificazioni, è la capacità di dimostrare attitudine all’insegnamento sotto il profilo sociale e psicologico, nel rapporto tra docente e alunno. Questo per me è altrettanto fondamentale. Abbiamo garantito la specialità del rapporto tra datore di lavoro e lavoratore, ma ritengo di aver avuto il diritto di porre alcuni punti fermi come soggetto responsabile, che un giorno sarà giudicato per l’operato nel settore formativo ed educativo del nostro Paese. La Commissione non si occupa soltanto dell’ambito scolastico, ma anche delle altre deleghe afferenti alla mia Segreteria di Stato. È stata depositata la modifica alla legge sulle politiche giovanili e sulla Commissione delle politiche giovanili. È stata depositata la legge sui centri socioricreativi culturali, con l’obiettivo di intervenire non solo sugli aspetti legati alla famiglia in senso stretto, ma per coinvolgere attivamente le comunità e rendere viva la nostra realtà attuale. Procederemo quanto prima al deposito del provvedimento sulla gestione delle opere d’arte. Ci stiamo occupando inoltre della legge sull’associazionismo, già presentata in prima lettura nella scorsa legislatura, perché il terzo settore rappresenta una ricchezza enorme per il nostro sistema Paese e merita un rinnovato vigore legislativo.
Maria Donatella Merlini (PSD): Più che una replica, il mio intervento era partito da due domande molto semplici, perché voleva poggiare su qualcosa che avessi ben compreso. Dopo la risposta del Segretario, che ha sottolineato come rispetto alla scuola di Chiesanuova si stia adottando una modalità temporanea, colgo l’occasione per sollecitare che questo tempo in cui nella scuola di Chiesanuova saranno presenti sia la scuola dell’infanzia sia la scuola elementare possa diventare un tempo utile per pensare, come ho già espresso diverse volte, a nuovi modelli educativi e didattici. Dico questo perché sono d’accordo con il consigliere Morganti quando afferma che la nostra scuola, pur essendo sicuramente una buona scuola, alla quale abbiamo dedicato ingenti risorse sia dal punto di vista strutturale sia dal punto di vista della formazione, necessita comunque di cambiamenti. È una scuola che, come tutti i sistemi, va continuamente aggiornata. Riflettevo anche sull’intervento del consigliere Muratori, che mi trova d’accordo nel non affossare in linea di principio il discorso del modello di pluriclasse. Non va inteso come lo intendevano i nostri genitori, quando in un’unica classe erano presenti bambini di tutte le età indistintamente. Si tratta invece di modelli che portano innovazione e apertura tra le diverse età degli alunni. Già negli anni precedenti, nella nostra scuola si parlava di classi aperte, il che significava che molte attività venivano svolte con bambini di età diverse. In particolare la scuola di Montegiardino, proprio perché ha sempre avuto numeri relativamente bassi, ha sperimentato un modello in cui alcune discipline venivano svolte in concomitanza tra più classi diverse, con risultati molto buoni. La scuola di Montegiardino per tanti anni ha funzionato a tempo pieno, ma non con il raddoppio degli insegnanti: aveva nove insegnanti su dieci e questi ruotavano nelle classi. Per molte discipline, i bambini di prima potevano svolgere attività con quelli di seconda, talvolta seconda e terza insieme, oppure quarta e quinta. Quegli insegnanti hanno quindi sperimentato per lungo tempo modelli differenti. Mi auguro che questo possa essere ancora possibile e, anzi, credo che vada sollecitato proprio per la scuola di Chiesanuova. Colgo con piacere il fatto che in quel Castello rimanga la scuola, ma sono dispiaciuta che per il prossimo anno non sia presente la classe seconda. Intendo la scuola come una comunità e, in questo caso, quella comunità mancherà di una parte importante. Non avevo dubbi sul fatto che i bambini di Chiesanuova potessero trovarsi bene a Fiorentino, perché spesso il problema non è dei bambini, ma eventualmente degli adulti.
Giulia Muratori (Libera): Faccio una considerazione veloce. La mia non voleva essere neanche un modo per sostituirmi a chi, meglio di me, sa quali siano i modelli educativi alternativi a quelli attuali. Se addirittura è già stato sperimentato, non ho neanche avanzato una novità: semplicemente, senza saperlo e senza esserne al corrente, ho evidenziato un modello che è già stato sperimentato. Io credo che, andando dietro a quello che già il Segretario dice, cioè mantenere un presidio scolastico in ogni Castello, questo in futuro – non dico nell’immediato, ma in futuro – potrebbe essere un modello educativo alternativo che ci permetta di mantenere questi presidi anche nei Castelli più piccoli. Ben venga se ce ne sono altri. Questo lavoro non sta sicuramente alla politica farlo. La politica deve semmai dare un input; poi saranno gli esperti a trovare le soluzioni alternative. L’importante è non concentrarsi esclusivamente sui numeri per riorganizzare tutti i plessi e l’intero sistema scolastico. I numeri devono sicuramente essere tenuti in considerazione, ma non devono essere l’unico motivo. Vedo che in quest’ottica il Segretario è stato fin dall’inizio disponibile a un ragionamento e credo che questa sia la strada corretta. Per quanto riguarda invece l’équipe che tratta i casi di disagio all’interno delle scuole, molto bene se si sta lavorando in tal senso. Attendiamo la legge Omnibus, come l’ha definita il Segretario. Il riferimento all’organigramma e all’aumento del personale lo facevo semplicemente perché ci rendiamo conto, anche dalle segnalazioni ricevute, che il disagio sta aumentando. Credo quindi che non sarà più sufficiente una sola psicologa e due insegnanti, soprattutto perché questo disagio si sta verificando in più ordini scolastici. Immaginiamo quindi che sia una necessità conseguente implementare anche il personale in tal senso.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): In relazione alla definizione del contratto con il corpo docente, il Segretario sa che anch’io ero d’accordo con lui quando si parlava di concorso. Purtroppo questa strada non si è potuta praticare. Sono però molto soddisfatto del fatto che, all’interno dell’accordo sindacale, siano state inserite due prerogative fondamentali: quella relativa alle competenze e quella relativa all’attitudine. Per quanto riguarda le competenze, immagino che chi assume questo ruolo debba continuare a dimostrare, nel tempo, un aggiornamento costante. C’è la necessità di migliorare progressivamente le proprie competenze per tutto il periodo in cui si dedica all’insegnamento. Mi è piaciuta molto anche la questione relativa all’empatia, se posso usare questo termine, che un insegnante deve dimostrare nei rapporti con gli studenti. Questo è assolutamente importante e significativo, anche sotto il profilo della formazione del carattere degli alunni. È fondamentale che ci sia questa attitudine. Altrettanto positiva è la valutazione su quanto riferito in relazione alle figure di sistema. È giusto che l’ingresso in un centro di documentazione o in ruoli apparentemente secondari rispetto all’insegnamento diretto non venga considerato un momento secondario. Queste figure devono essere professionalizzate attraverso una permanenza significativa e continuativa in quei settori specifici.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Quello delle scuole aperte o delle classi aperte è un modello già in corso di adozione che sta producendo effetti positivi, dimostrando che non siamo affatto scarni di modelli sperimentati rispetto ai tempi che viviamo. Nel concludere, ci tengo a rispondere alle perplessità personali del consigliere Morganti sull’aspetto relativo all’alta formazione universitaria. Come sappiamo, il nostro Paese ha investito in questo settore e negli ultimi quindici anni la nostra università è notevolmente cresciuta nei corsi di laurea e nel numero di studenti, raggiungendo un livello molto gradito e compatibile con le dimensioni di una piccola università come la nostra. Ovviamente, per ragioni di spazi e investimenti, arriverà a un punto limite di espansione numerica, ma non smetterà di crescere dal punto di vista intellettuale e della capacità di formare persone con totale credibilità e autorevolezza. Riguardo alle iniziative private, voglio rassicurare il commissario Morganti affermando che la legge attuale, pur con delle complessità che dovremo correggere se vogliamo continuare a credere nel sistema, ha generato due attività operative molto serie. La prima è un’iniziativa straniera facente parte del circuito universitario tra i primi tre del Regno Unito, quindi assolutamente riconosciuta. La seconda è portata avanti da professionisti storici della pubblica amministrazione, vanta un numero importante di iscritti e ha ottenuto tutte le certificazioni, compresa la reciprocità dei titoli. Faccio un’attentissima valutazione affinché queste realtà non entrino in alcun modo in contrasto o in competizione interna con i nostri corsi di laurea pubblici, né in conflitto con atenei storici territorialmente vicini a noi come Rimini o Urbino. Non autorizzerò mai dal punto di vista deliberativo progetti che facciano concorrenza a queste realtà territoriali esistenti. Tuttavia, se l’economia nel settore dell’alta formazione deve crescere, è fondamentale lavorare bene creando una sinergia tra la formazione pubblica e quella privata. Posso inoltre anticipare che si stanno avvicinando progetti formativi universitari privati di altissimo livello, che forse porterò presto in approvazione tramite atto deliberativo del Congresso di Stato; si tratta di iniziative in settori specifici nei quali la parte pubblica non avrà mai interesse né capacità di sviluppo. Questa sinergia tra pubblico e privato è vitale per offrire un’ampia gamma di percorsi di studio adatti al mondo di oggi, che non necessita solo di formare medici o avvocati, dei quali c’è ovunque un’abbondanza strutturale, ma ha estremo bisogno di competenze specifiche che soltanto un piano di tipo industriale e privato può garantire. Sono fermamente convinto che il nostro sistema sia in grado di attrarre opportunità di altissimo valore che sorprenderanno positivamente anche i consiglieri più dubbiosi per i risultati che porteranno nel nostro Paese.
Comma 3 – Riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione e la Cultura in merito alla riorganizzazione del sistema scolastico con particolare riferimento alle esigenze della nuova didattica a seguito dell’Ordine del Giorno approvato dalla I Commissione Consiliare Permanente nella seduta del 26 marzo 2025 e successivo dibattito
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Considerato che la redazione del progetto di legge per la revisione degli assetti scolastici ha necessità di tempistiche adeguate, sono state anticipate tre attività considerate prioritarie. La prima, completamento dell’Istituto Tecnico Industriale e istituzione dell’Istituto Professionale. Questo, aggiungo, mi ha dato una immensa soddisfazione. Per ovvie ragioni noi dicevamo ai nostri studenti di scegliere l’Istituto Tecnico Industriale poi, dopo due anni, siccome in tanti decenni non ci abbiamo mai messo mano, gli dicevamo anche “Ci dispiace, adesso vi accompagniamo a Dogana, scegliete per continuare a formare la vostra persona un’altra sede fuori territorio”. Questa cosa era per me un obbligo morale ed essere riuscito ad arrivare a compimento mi dà grande soddisfazione. Sulla base di questo è stato adottato il decreto legge che dispone l’attivazione del percorso di studi volto a concludere il ciclo formativo dell’Istituto Tecnico Industriale. Nell’ambito della scuola superiore il provvedimento definisce il quadro normativo per la prosecuzione del percorso formativo dell’ITI, quale naturale sviluppo del biennio già istituito, ponendo le basi per la strutturazione di un ciclo di studi completo e coerente con gli standard previsti dalla normativa vigente. È inoltre in corso di predisposizione quello per l’istituzione dell’istituto professionale. A tal riguardo si sta valutando se farlo tramite un decreto legge o un progetto di legge. Nel secondo caso vorremmo richiedere la procedura d’urgenza. Parallelamente è stato avviato il gruppo di lavoro per la predisposizione degli indirizzi e del programma scolastico del ciclo conclusivo dell’Istituto Tecnico Industriale e del nuovo istituto professionale che consegnerà la sua relazione entro il 30 aprile. Faccio un inciso al punto precedente quando nel caso valuteremo se è progetto di legge con richiesta di procedure d’urgenza, è semplicemente per rispondere, come è avvenuto per il decreto invece sull’Istituto Tecnico Industriale per rispondere all’anno scolastico 2027-2028, il che significa che dobbiamo essere pronti nel dell’anno 2026 con tutti i processi entro sicuramente il 31 agosto dell’anno in corso. Ecco perché nel caso si richiederà o quello o l’altro strumento legislativo. Le leggi istitutive e l’attività del gruppo di lavoro ci permetterà di definire il decreto attuativo con l’ordinamento didattico e il piano dell’offerta formativa dei due istituti scolastici entro il 31 agosto 2026. Come dicevo, sin dall’inizio scolastico corrente le strutture amministrative competenti avvieranno le attività necessarie alla programmazione, all’organizzazione e al pieno funzionamento del ciclo formativo dell’istituto al fine di garantirne l’operatività a decorrere dall’anno scolastico 2027-2028. Come dicevo poc’anzi, con questo intervento il sistema educativo sammarinese rafforza il proprio impegno nella valorizzazione della formazione tecnica, favorendo lo sviluppo di competenze qualificate e rispondendo alle esigenze del mondo produttivo con particolare attenzione alle opportunità formative offerte alle nuove generazioni.
2) Revisione dell’organizzazione della scuola media, altro provvedimento che abbiamo fatto partire proprio di recente.
È stato istituito un gruppo di lavoro per delibera fatta, mi sembra due sedute fa in Congresso di Stato per riprogettare l’organizzazione della scuola media. L’iniziativa nasce dalla volontà di adeguare il modello organizzativo ai nuovi bisogni della società contemporanea, prevedendo la strutturazione dell’orario settimanale su 5 giorni e un’ulteriore qualificazione dell’offerta formativa con particolare attenzione alle attività laboratoriali in ambito STEM e in ambito linguistico, artistico e umanistico. Questo, tra l’altro, si muove alla luce anche di sondaggi già con piena valutazione da parte della maggioranza delle famiglie in senso assolutamente positivo e in più ci siamo mossi con quell’atto deliberativo dopo aver fatto lavorare anche in questo caso il Dipartimento Scienze Umane preventivamente con riferimenti assolutamente virtuosi rispetto a quel modello educativo da presentare per l’ordine scolastico delle medie e mettere in correlazione tutto il processo di tempo i 3 anni fino alla fine del periodo delle medie in conformità di quadro orario e di quadro settimanale didattico. Quindi se alle scuole elementari vanno a scuola fino al venerdì c’è una prosecuzione fino alle medie come forma educativa e viceversa. Il gruppo di lavoro composto da rappresentanti del Dipartimento Istruzione e Cultura, del Dipartimento Scienze Umane dell’Università degli Studi di San Marino della dirigenza della Scuola media e di un gruppo docenti della Scuola media nominato dal collegio di docenti in rappresentanza delle diverse aree disciplinari. Il gruppo potrà avvalersi qualora necessario, della collaborazione di funzionari di altri uffici e servizi dell’amministrazione dell’università. Questo perché è chiaro che quando si pensa ad un quadro orario diverso rispetto all’attuale non c’è solo e soltanto la parte didattica dover riorganizzare, ma c’è anche tutta la parte logistica dei plessi dove si svolge chiaramente l’ordine delle scuole medie, la parte relativa alle refezioni e a tutti i momenti non didattici degli alunni, nonché la parte certamente relativa alla mobilità. L’obiettivo è migliorare l’equilibrio tra scuola e famiglia, ripensando l’organizzazione settimanale in modo più funzionale ai bisogni degli studenti, alle esigenze delle famiglie, garantendo al contempo attività didattiche più strutturate, laboratori e opportunità formative di qualità. Il percorso avviato prevede che il gruppo di lavoro esamini la perizia tecnica e presenti entro il 30 giugno 2026 una proposta organica per l’organizzazione delle elezioni su 5 giorni, definendo altresì le modalità di gestione della pausa pranzo, delle attività laboratoriali pomeridiane, delle eventuali ulteriori opportunità formative da attivare al di fuori dell’orario scolastico. Una volta elaborata la proposta sarà previsto un ulteriore momento di confronto e condivisione con il corpo docente e con le famiglie. Si procederà poi con l’avvio dell’iter istituzionale consiliare necessario per l’adozione dei relativi enti. L’obiettivo della Segreteria di Stato è quello di avviare il processo il progetto nell’anno scolastico 2027-2028. L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di innovazione e qualificazione del sistema scolastico sammarinese con l’obiettivo di coniugare qualità didattica, benessere degli studenti e coerenze con le trasformazioni sociali e culturali in atto.
3) Organizzazione delle attività extrascolastiche e riorganizzazione dei centri estivi.
È inoltre opportuno informare alla commissione che sono state avviate in via sperimentale con ottimo successo, sottolineo con ottimo successo le attività extrascolastiche e di gruppi studio nelle scuole elementari e medie. Questa attività rappresenta il primo risultato dell’istruzione della nuova sezione attività extrascolastiche introdotte nel corso di questa riorganizzazione segna un avanzamento significativo verso una gestione maggiormente coordinata e integrata delle iniziative rivolte a bambini e ragazzi al di fuori dell’orario scolastico con l’obiettivo di costruire un sistema più moderno, inclusivo e in linea con le esigenze delle famiglie e della comunità. L’esempio che abbiamo sempre fatto è che la scuola non termina con la campanella, ma nei nuovi modelli educativi prosegue con tutte queste formule che stiamo anche noi adottando. L’intero impianto delle attività proposte è pensato per offrire nuove opportunità di crescita, apprendimento, socializzazione ai giovani dai 3 ai 16 anni, rispondendo al tempo stesso alla necessità di sostenere concretamente i genitori nella conciliazione tra vita privata e impegni lavorativi. Le iniziative scolastiche in sinergia con la riorganizzazione che coinvolgerà anche la realtà dei centri estivi, si configurano infatti come un servizio stabile e strutturato di supporto alla famiglia, garantendo continuità educativa durante l’anno scolastico e un’organizzazione serena nel periodo estivo. Il rafforzamento delle attività extrascolastiche rappresenta una scelta politica precisa orientata a valorizzare il benessere dei giovani cittadini e consolidare un modello educativo capace di accompagnare la crescita anche oltre il tempo scuola, promuovendo competenze, inclusione e partecipazione. Domani, quindi martedì 3 marzo, verrà inoltre presentata in Congresso di Stato la nuova organizzazione dei centri estivi che successivamente verrà presentata alla stampa e prevederà importanti novità, specialmente nella tipologia di attività proposta. Infine, visto il successo della sperimentazione, a settembre verrà presentata la struttura definitiva delle attività extrascolastiche e dei gruppi studio. Con questo nuovo impianto organizzativo la Segretaria di Stato conferma il proprio impegno nel sostenere le famiglie, nel rafforzare i servizi dedicati ai più giovani e consolidare un modello educativo attento, accessibile e orientato al futuro.
Giovanni Zonzini (Rete): Vorrei analizzare due punti specifici della relazione, partendo dall’Istituto Tecnico Industriale e dall’Istituto Professionale per poi concentrarmi sul tema della settimana corta. Sull’ITI prendiamo atto con estremo piacere che finalmente si vada in questa sacrosanta direzione, in quanto l’estensione del triennio era uno degli elementi cardine che avevo personalmente sottolineato nelle relazioni di fine legislatura. L’istruzione tecnica risulta strategicamente vitale per un paese come il nostro, la cui principale attività economica e primo volano occupazionale rimane l’industria manifatturiera. Avere un istituto completo a San Marino è fondamentale sia per non costringere i nostri ragazzi ad andare a studiare in Italia, sia per formare internamente quelle specifiche professionalità tecniche che servono al nostro settore economico. Condividiamo pienamente questo principio politico, tuttavia ho trovato la relazione del governo un po’ scarna perché non esplicita minimamente quali indirizzi concreti intendiate sviluppare nel nuovo triennio dell’ITI. Attualmente il biennio fornisce già un’ottima base teorica di matematica e fisica che permette agli studenti di vivere di rendita negli anni successivi, ma l’effettiva utilità strategica si misurerà sugli indirizzi specifici che verranno attivati. Dal mio punto di vista metodologico bisognerebbe creare una struttura formativa modulare e flessibile, con una base di materie universali affiancata da indirizzi tecnici capaci di modularsi rapidamente in base alle esigenze e ai grandi rivolgimenti introdotti dallo sviluppo tecnologico e dall’intelligenza artificiale, per evitare di insegnare nozioni che tra cinque o dieci anni saranno inutili. Sull’Istituto Professionale, invece, non ho ben compreso in che senso sarà una struttura nuova e chiedo un chiarimento per capire se l’intento sia semplicemente quello di fornire titoli legalmente riconosciuti all’attuale centro di formazione. Passando alla scuola media, mi dichiaro profondamente scettico sul progetto della settimana corta su cinque giorni, sollevando le stesse identiche e forti critiche che facevo al suo predecessore Andrea Belluzzi. Questa idea nasce da un sondaggio demagogico volto ad assecondare il desiderio delle famiglie di avere i figli a casa nel fine settimana per le gite fuori porta. Voglio sottolineare un dato politico essenziale: la scuola pubblica non è un servizio alle famiglie né tantomeno uno stipendificio per chi ci lavora, ma è l’istituzione preposta a garantire il diritto all’istruzione. L’obiettivo deve essere puramente didattico ed educativo, il resto è mero corollario. Qualunque riforma del calendario scolastico non può mai fondarsi sulle aspettative di chi vota, perché questo approccio demagogico rischia di fare danni profondissimi alle generazioni a venire. Noi abbiamo l’assoluto dovere di tutelare il diritto degli studenti ad avere la migliore istruzione e i giusti tempi per studiare.
Pongo all’attenzione di tutti delle oggettive problematiche organizzative e didattiche. Intuitivamente, essendo andato a scuola non moltissimi anni fa, ricordo benissimo che se si arriva a fare la quinta o la sesta ora fino alle 13:35, la produttività e la soglia di attenzione degli studenti tendono inesorabilmente a diminuire. Per ridurre le lezioni a cinque giorni volete tagliare ore preziose di insegnamento impoverendo la didattica, oppure volete aumentare di un’ora le singole giornate? Se si sceglie questa seconda via, vi siete posti il problema pratico di dove e cosa mangeranno questi ragazzi, costringendoli magari per questioni di tempo a mangiare un panino tutti i giorni con ovvie ricadute sulla salute? Di chi sarà l’effettiva responsabilità civile per questi minori se diamo loro un’ora di pausa nel centro di Serravalle, e come gestiremo l’afflusso sui trasporti pubblici? Mi chiedo seriamente se abbiate analizzato queste criticità o se abbiate solo pensato che va-tutto-bene-madama-la-marchesa, accontentando la voglia di andare a sciare in Carpegna il sabato mattina. La scuola non è un parco giochi e la nostra è una società che registra un’ampia percentuale di analfabetismo funzionale; provocatoriamente affermo che dovremmo semmai aumentare le ore di lezione per formare studenti ancora più capaci in grado di guidare lo sviluppo economico, piuttosto che abbassare l’asticella. Il compito nobile della scuola pubblica è mettere tutti in condizione di elevarsi socialmente rispetto alle proprie origini, ma se noi diminuiamo la qualità con queste operazioni demagogiche stile Lucignolo nel paese dei balocchi, chi se lo potrà permettere manderà i figli in scuole private adeguate, mentre chi non può subirà la creazione di profondissime disuguaglianze sociali. Questo è un allarme reale confermato dai dati preoccupanti dei test Invalsi della virtuosissima Emilia Romagna, che certificano come una percentuale elevatissima di studenti esca senza la sufficiente capacità di comprendere il testo di un semplice articolo di giornale. Per queste ragioni io contesto ferocemente qualunque riforma del calendario didattico che sia calibrata sulle esigenze ludiche delle famiglie e non parta invece, in via assolutamente prioritaria, dal reale bisogno didattico degli studenti.
Enrico Carattori (Rf): Chiedo innanzitutto una conferma riguardo al completamento dell’intero percorso di studio dell’istituto tecnico, augurandomi che il titolo di studio rilasciato al termine sia effettivamente nel settore tecnologico, e vorrei sapere se è già stata fatta una valutazione rispetto al tipo di indirizzo e di diploma che verrà adottato. Mi preme inoltre domandare se siano in corso le opportune attività propedeutiche con il Ministero dell’Istruzione Italiano per garantire il riconoscimento del titolo di studio, un aspetto che, qualora venisse garantito anche per il nuovo istituto professionale da noi più volte richiesto, valuteremo in modo assolutamente positivo. Passando alla revisione dell’organizzazione della scuola media e all’ipotesi della settimana corta, credo fermamente che il calendario e le attività didattiche debbano essere pensati non tanto sulle esigenze degli insegnanti e delle famiglie, ma soprattutto ed esclusivamente sulle reali esigenze degli studenti. Rispetto al sondaggio circolato, vorrei capire se corrispondono al vero le informazioni in mio possesso secondo cui a fronte di un parere favorevole delle famiglie c’era in realtà qualche resistenza in più da parte degli insegnanti, e quali siano i motivi di tale scetticismo. Personalmente non faccio battaglie preconcette per prevedere le lezioni su cinque o sei giorni, ma ritengo necessaria una riflessione approfondita che tenga conto di come cambiano i metodi di apprendimento e i ragazzi nella nostra società, poiché oggi il livello di apprendimento ha forse subito qualche contraccolpo. Mi chiedo quindi da profano se ampliare e concentrare l’orario scolastico all’interno della stessa giornata non rischi di creare qualche tipo di contraccolpo sugli sforzi di bambini di quell’età, e credo sia opportuno fare una seria valutazione su questo aspetto. Infine, per quanto riguarda il tema dei centri estivi, ricordo con un certo orgoglio che la novità della loro estensione deriva dall’approvazione di un emendamento proposto proprio dal nostro gruppo consiliare durante la legge di bilancio. Sapendo che a breve verrà presentato il nuovo calendario con la copertura dal lunedì successivo alla chiusura delle scuole fino a settembre e con sole due pause ad agosto, le chiedo se questo comporterà uno sforzo economico ulteriore per il reperimento di nuovo personale o se si riuscirà a gestire il tutto con le risorse umane già individuate negli scorsi anni senza costi aggiuntivi.
Marinella Chiaruzzi (Pdcs): Condivido gli interventi che mi hanno preceduto sul completamento dell’istituto tecnico industriale e chiederei anch’io se ci sia già un orientamento preciso su quali corsi e indirizzi si intendano portare a compimento per il triennio, visto che nel circondario sono molto numerosi. La richiesta della procedura d’urgenza dimostra la volontà di stringere i tempi e questo è un aspetto che considero molto positivo. Per quello che riguarda la revisione dell’organizzazione della scuola media, mi sento di dire che la settimana corta non è una cosa che nasce all’improvviso a San Marino, essendoci già tantissime realtà che adottano questo calendario in Italia e nel nostro circondario. Trovo molto positiva la scelta di istituire un gruppo di lavoro corposo e ampio che mette insieme l’esperienza dei docenti, il dipartimento istruzione, l’università e insegnanti di varie discipline per definire l’organizzazione delle lezioni su cinque giorni, incluse le pause pranzo e le attività laboratoriali senza lasciare indietro nulla. Riguardo al sondaggio, dubito fortemente che la scelta nasca solo pensando alle esigenze del tempo libero delle famiglie, perché la scuola sammarinese ha sempre puntato non solo alla didattica ma anche all’inclusione e al supporto alle disabilità o alle situazioni familiari problematiche. Non si possono mai separare nettamente l’insegnamento e la solidarietà, soprattutto in un momento in cui le situazioni di sostegno sono in forte aumento come specchio di una società che fa fatica. Passando alle attività extrascolastiche pomeridiane, ritengo che siano state veramente un bell’aiuto per tantissime famiglie e abbiano permesso a molti bambini di rimettersi in linea nel loro percorso scolastico e camminare con le proprie gambe. A tal proposito sarei curiosa di sapere se per queste attività si è attinto dagli insegnanti di ruolo o da persone nuove prese dalle graduatorie. Infine, pensare a una riorganizzazione flessibile dei centri estivi significa tenere veramente conto delle famiglie, perché l’estate è un periodo molto lungo e difficile da organizzare con il lavoro di entrambi i genitori. Offrire risposte dove i nostri piccoli possono stare al sicuro permettendo ai genitori di lavorare è una bellissima iniziativa, fortemente richiesta da noi e in particolare dalle giovani mamme, e di questo sono molto felice.
Un Commissario: Intervengo brevemente per dare anch’io un contributo a questa riflessione che ci viene dalla segreteria, accogliendo con assoluto favore l’ampliamento dell’istituto tecnico e associandomi a chi ha chiesto maggiori delucidazioni in merito a quali specifici indirizzi ci si stia avviando. Per quanto riguarda la scuola media, mi associo a quanto sosteneva il consigliere Zonzini, nel senso che nel momento in cui era venuto fuori questo sondaggio ero stata molto critica circa la modalità con la quale veniva chiesta la preferenza alle famiglie rispetto alla settimana corta. Ritengo infatti che le famiglie non possano dettare quelle che sono le esigenze primarie della scuola, le quali devono rimanere di stretta competenza della scuola stessa. Certamente non siamo contrari a priori ad un modello diverso della scuola media, che è uno degli ordini che più ha bisogno di un ripensamento, magari con rientri o attività extrascolastiche che vadano ad arricchire l’offerta formativa. Tuttavia, il dibattito con le famiglie può solo aggiungere delle riflessioni, ma non deve avvenire prima che la scuola si sia interrogata profondamente su quali sono i bisogni formativi a cui deve rispondere. Per quanto riguarda le attività pomeridiane promosse in questo ultimo periodo, a cui avevo già dato parere favorevole riconoscendone il valore creativo e potenziale per i ragazzi, vorrei fare una riflessione partendo dai numeri apparsi poco tempo fa sulla stampa rispetto a un’attività di volontariato svolta a Domagnano. Vedere un numero così alto di bambini e ragazzi delle scuole medie e superiori che frequentano questa attività di aiuto pomeridiano mi ha fatto pensare che la riflessione sulla scuola vada fatta in un altro senso. Quando l’esigenza di aiuto è così elevata, dovremmo chiederci se non sia il caso di potenziare le attività scolastiche mattutine per facilitare la metodologia legata allo studio, in modo da non demandare questo carico in maniera così massiccia e problematica soltanto al compito pomeridiano.
Gemma Cesarini (Libera): Mi unisco proprio a quest’ultimo ragionamento che stava facendo il consigliere e mi chiedo se, nell’ottica della riorganizzazione della scuola media distribuita su cinque giorni, sia stata presa in considerazione l’idea di ampliare il tempo da dedicare ad alcune specifiche materie. Come chi mi ha preceduto ha ben rappresentato, ampliando l’orario scolastico durante la settimana viene inevitabilmente tolto del tempo libero prezioso agli studenti, tempo che solitamente utilizzano per dedicarsi allo sport oppure semplicemente per svolgere i compiti a casa. La mia prima domanda verte quindi proprio su questo aspetto, per capire se riorganizzando la scuola si sia tenuto in considerazione il fatto di ampliare il tempo da dedicare ad alcune materie scolastiche a scapito del tempo libero. Mi unisco anch’io a chi mi ha preceduto su alcune questioni sollevate e, senza volermi ripetere, pongo un’ultima questione che riguarda l’istituto professionale. Considerato che oggi noi abbiamo il centro di formazione professionale e che nel riferimento è stato fatto un passaggio veloce sulla possibilità di fare un progetto di legge o un decreto legge urgente per il nuovo istituto, mi chiedevo se fosse stata presa in considerazione l’idea di convertire direttamente l’attuale centro di formazione professionale in istituto professionale. Faccio questa domanda proprio per capire meglio qual è l’idea di fondo, anche in considerazione dei tempi molto stretti indicati dal segretario con la scadenza al trentuno di agosto.
Maria Katia Savoretti (Rf): Esprimo la nostra ampia soddisfazione in merito al riferimento sull’istituto tecnico industriale, che consideriamo un passo in avanti importantissimo. Il biennio che è sempre stato fatto qui da noi è di altissimo livello e ha sempre fornito ai nostri ragazzi una preparazione molto buona, ampiamente riconosciuta anche quando andavano a studiare fuori territorio. Portare l’intero percorso a cinque anni è una vittoria sia per i ragazzi che per tutta l’istruzione sammarinese. Sarà però fondamentale valutare con attenzione l’indirizzo finale da adottare, prendendo in considerazione non solo il settore tecnologico ma anche l’ambiente lavorativo e le aziende del nostro territorio, al fine di incentivare i nostri giovani a rimanere a lavorare qui da noi. Siamo altrettanto contenti che finalmente si inizi a fare qualcosa di concreto per la revisione del nuovo istituto professionale, un ambito spesso messo ingiustamente a margine. È fondamentale restituire la giusta importanza a questa struttura per valorizzare adeguatamente i ragazzi che decidono di intraprendere un percorso professionale, riconoscendo il valore delle loro scelte. Sulla revisione dell’organizzazione della scuola media, voglio chiarire che non sono contraria a priori alla riduzione della settimana scolastica al venerdì togliendo il sabato, ma credo che non si debbano fare scelte di questa portata solo perché lo ha chiesto qualcuno o per agevolare esigenze specifiche. Al primo posto deve sempre esserci la scuola e il programma didattico. Distribuire le ore del sabato durante la settimana rappresenta uno stravolgimento importante, specialmente per ragazzi che provengono dalle elementari e affrontano già un passaggio delicato, quindi confido che il gruppo di lavoro prenderà in considerazione a trecentosessanta gradi tutti gli aspetti e le criticità. Per quanto riguarda i centri estivi, esprimiamo la nostra più ampia soddisfazione perché l’estensione del periodo è frutto di un nostro emendamento che per molto tempo è stato bocciato e finalmente è stato approvato in aula. È un intervento vitale e concreto a sostegno delle famiglie e delle giovani coppie, che spesso faticano a doversi riorganizzare con il lavoro durante il lunghissimo periodo estivo quando i bambini non sono a scuola. Ben vengano infine le attività extrascolastiche pomeridiane che, quando sono fatte bene e producono effetti positivi, non devono essere accantonate ma assolutamente continuate e implementate. Questi gruppi di sostegno post scolastico sono fondamentali perché ci sono tanti bambini e ragazzi che hanno necessità e difficoltà, e stando insieme possono aiutarsi a vicenda superando gli ostacoli dell’attività scolastica.
Barbara Bollini (Pdcs): Intervengo anch’io per fare i miei più sentiti complimenti al Segretario all’Istruzione per l’attuazione del decreto di legge sul completamento dell’istituto tecnico, un traguardo richiestissimo da tantissimi genitori. Per anni i nostri ragazzi, dopo aver frequentato un biennio sammarinese di altissimo pregio dove si trovavano benissimo, erano costretti a terminare i tre anni a Rimini, quindi completare la scuola all’interno di San Marino è un grande successo per tutti. Per quanto riguarda l’istituzione dell’istituto professionale, che considero un altro traguardo fondamentale, suggerisco di confrontarsi apertamente con associazioni come UNAS e ANIS per ricercare gli indirizzi più adeguati alle reali esigenze aziendali del nostro territorio, perché formare ragazzi sulle richieste locali è essenziale per far crescere il paese e far rimanere qui i giovani. Passando alla revisione dell’organizzazione della scuola media, dico che ne parliamo da una vita, fin da quando ci andava mio figlio, e siccome il mondo va avanti ed è una cosa già attuata in Italia, io sono assolutamente a favore dei cinque giorni. Nessuno può affermare che riducendo di un giorno l’anno scolastico i ragazzi apprendano meno, perché tutto dipende dalla qualità e da come i professori trasmettono le capacità didattiche. Attenderemo fiduciosi il ricco gruppo di lavoro, ma per me il tempo per stare in famiglia è sacro. Oggi i ragazzi studiano dal lunedì al sabato, hanno attività sportive e catechismo, e non hanno mai tempo per la famiglia; avere un giorno in più per pranzare con i genitori o fare un giro in bicicletta è un bisogno reale e fondamentale in questo mondo. Le attività extrascolastiche, specialmente per le elementari e medie, sono importantissime e stanno avendo un ottimo successo. In un periodo in cui tutti stanno incollati al cellulare, queste attività permettono di socializzare veramente e, soprattutto, aiutano i ragazzi ad apprendere le materie in cui fanno fatica e per cui a volte provano vergogna rispetto agli amichetti più veloci, rendendo l’inclusione una realtà tangibile. Infine, appoggio totalmente l’ampliamento dell’offerta dei centri estivi; come avevo già detto in passato, i genitori lavorano e non tutti hanno la fortuna di avere i nonni a disposizione per accudire i figli. Estendere questo servizio è una scelta giustissima che si adegua perfettamente alle esigenze della società attuale, e potrebbe persino invogliare le famiglie ad avere un altro figlio. Tutte queste iniziative sono profondamente positive perché vanno nella direzione di tutelare la crescita dei bambini, sostenere i genitori e arricchire l’intera comunità.
Maria Luisa Berti (Ar): Intervengo in maniera telegrafica per esprimere formalmente la posizione di Alleanza Riformista in ordine a questo riferimento sull’organizzazione del sistema scolastico. Accogliamo sicuramente con grande favore l’indirizzo che prevede il completamento dell’istituto tecnico industriale e l’istituzione dell’istituto professionale, considerandoli un prezioso e ulteriore arricchimento di quella che è l’offerta didattica per i nostri giovani. Ci riserviamo ovviamente la possibilità di portare in sede di confronto un piano più argomentato e complessivo per sviscerare i dettagli di questa novità didattica, ma cogliamo con assoluto favore anche l’indirizzo verso la revisione dell’organizzazione della scuola media e la modifica dell’orario settimanale su cinque giorni. A differenza di alcuni colleghi commissari che mi hanno preceduto e dai quali mi sento di dissentire, ritengo invece del tutto opportuno condividere l’impostazione data dalla segreteria e dal governo. Credo fermamente che la riorganizzazione scolastica e la questione dell’orario non debbano essere motivate esclusivamente da fredde esigenze didattiche, ma sia invece assolutamente opportuno equilibrare questa scelta con quelle che sono le reali e tangibili esigenze della famiglia. Per quanto riguarda l’organizzazione delle attività extrascolastiche e la riorganizzazione dei centri estivi, è vero che l’offerta maggiore sotto il profilo temporale nasce da un emendamento dell’opposizione, ma è altrettanto vero che si tratta di un’idea largamente condivisa di cui si avvertiva una forte necessità anche in seno alla maggioranza. Questa iniziativa è quindi il frutto di un confronto, di una collaborazione e di una sensibilità che è stata condivisa da tutti. L’aumento dell’offerta dei centri estivi nasce proprio dall’esigenza di rispondere in maniera pragmatica alle necessità lavorative e organizzative dei genitori, confermando il nostro credo che le offerte didattiche debbano sempre essere accompagnate da una forte relazione con le esigenze della società civile. Restiamo in attesa degli ulteriori aggiornamenti sul lavoro in corso e ribadisco che da parte nostra c’è la più ampia condivisione e il totale sostegno al lavoro che la segreteria di Stato e il governo stanno portando avanti su una materia così delicata e vitale come l’istruzione scolastica.
Giuseppe Maria Morganti (Libera): Mi complimento per le scelte che stanno per diventare operative in settori strategici del nostro mondo della scuola. L’implementazione dell’istituto tecnico con i tre anni necessari per ottenere il diploma mi convince in modo particolare, superando le remore degli anni passati legate al timore di orientare i giovani verso una specializzazione troppo rigida col rischio di creare un sovrannumero in certi settori a discapito di altri. Ho apprezzato le parole di alcuni commissari sull’importanza di mantenere una certa elasticità nel percorso dei cinque anni, prevedendo un’ampia area comune per tutti gli studenti per poi introdurre una specializzazione flessibile, capace di modificarsi nel tempo in base alle nuove professionalità richieste dal nostro sistema economico. Trovo estremamente interessante anche l’intervento sull’istituto professionale, che permetterà finalmente il superamento dell’attuale centro di formazione professionale, un istituto purtroppo mantenuto finora un po’ ai margini del sistema scolastico e i cui studenti venivano ingiustamente considerati di serie B. Il fatto che si voglia intervenire per far diventare il CFP a tutti gli effetti un elemento chiave del sistema formativo sammarinese mi riempie di speranza e ci trova assolutamente d’accordo nel procedere con la speditezza indicata dal segretario. Passando all’organizzazione della scuola media, condivido quanto detto dal consigliere Merlini affermando che è uno dei settori che richiede la maggiore attenzione in termini di riforma, poiché l’attuale eccessiva settorializzazione delle materie non è adatta a ragazzi che vivono la fase delicatissima della pubertà e dell’adolescenza, per cui sono felice che un gruppo di lavoro ci stia riflettendo. Rispetto al dibattito emerso in commissione mi trovo più in sintonia con le parole del consigliere Zonzini, in quanto ritengo che si debba procedere dando priorità assoluta alle necessità didattiche ed educative, per poi capire in un secondo momento se ci possono essere anche sistemi organizzativi utili ad aiutare le famiglie. Sulle attività extrascolastiche e i centri estivi mi dichiaro assolutamente favorevole, ma sono molto curioso di conoscere quali tipologie verranno proposte per l’estate. Sono convinto che i centri estivi non debbano essere un semplice elemento di badaggio, ma debbano avere una propria identità e un’offerta didattica valorizzata fino in fondo; una bellissima opportunità, ad esempio, potrebbe essere quella di proporre un centro dove si parli esclusivamente la lingua inglese, un’idea che attirerebbe sicuramente moltissimi consensi da parte dei giovani e delle famiglie. Concludo confermando che daremo tutto il nostro supporto a questi tre temi di fondamentale importanza, sperando di poterne discutere ancora in maniera approfondita quando le scelte diventeranno maggiormente operative.
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: Sarò velocissimo perché mi fa molto piacere constatare che i tre punti presentati nella relazione per la riorganizzazione del sistema scolastico siano stati non solo apprezzati ma sostanzialmente condivisi da tutti, sia dalla maggioranza che dall’opposizione. Abbiamo la fortuna di trattare un tema come la formazione e l’educazione che non dovrebbe mai dividerci ma unirci, poiché riguarda i nostri giovani concittadini e impiega ben cinquantotto milioni di euro di bilancio pubblico, un investimento che non ha colore politico e che deve essere costantemente aggiornato per rimanere sostenibile e giustificabile. La mia più grande soddisfazione è che non vi ho portato un riferimento su qualcosa che faremo in un lontano futuro, ma su progetti concreti che stiamo già realizzando. È chiaro che tutto questo richiede rispetto verso le istituzioni e verso i tecnici che ci stanno lavorando con un mandato ben preciso, i cui risultati definitivi arriveranno entro la data inderogabile del 30 di aprile. Per rispondere al consigliere Zonzini sull’istituto tecnico industriale, sebbene ci sia un chiaro indirizzo tecnologico nel decreto, non posso dare oggi certezze assolute sugli specifici indirizzi informatici o digitali, semplicemente per una doverosa questione di rispetto verso il gruppo di lavoro e i tecnici competenti, i quali sapranno certamente definire l’offerta formativa più adatta per far studiare i nostri ragazzi l’intero percorso a San Marino. Sull’istituto professionale confermo con orgoglio che sarà un percorso completo che rilascerà un diploma statale, superando definitivamente l’attuale centro di formazione, e credo che tutti insieme avremo la soddisfazione di essere stati parte di una rivoluzione a totale beneficio del paese. Do fin da ora la mia totale disponibilità a organizzare audizioni specifiche in corso d’opera, anche in mia assenza, chiamando a riferire i tecnici, a partire dal direttore del dipartimento istruzione dottor Emanuele D’Amelio, i gruppi di lavoro e il dipartimento di scienze umane. L’importante è che si rispettino i tempi stringenti del trenta aprile, perché per l’anno scolastico 2027/2028 questi nuovi corsi di studio dovranno essere una solida realtà e pronti per accogliere le iscrizioni. Rispetto alla scuola media su cinque giorni, confermo che gli insegnanti sono attualmente divisi a metà nelle loro riflessioni, ma ci lavoreremo insieme perché anche loro devono avere la disponibilità di interpretare i tempi che cambiano e le conseguenti nuove modalità di organizzazione didattica, per cui non accetterò un no senza giustificazione. Infine, per quanto riguarda l’emendamento sui centri estivi, voglio precisare che molte volte con le leggi di bilancio bisogna fare grandissima attenzione perché si rischia di intervenire con rigidità su attività che in realtà sono già in corso di programmazione. È giustissimo che quest’aula si metta un fiorellino all’occhiello per aver sostenuto questa estensione temporale a favore delle famiglie, ma ci tengo a sottolineare che se qualcuno deve prendersi il merito reale dell’operatività di questa iniziativa, quel merito è unicamente del dottor D’Amelio che si è dedicato quotidianamente a questa attività sul mio mandato. Faccio presente, tuttavia, che questo ammirevole ampliamento comporterà inevitabilmente un aumento di costi e di personale e dovremo valutare con molta attenzione se saremo effettivamente in grado di rispondere in maniera piena a tutte le esigenze manifestate, essendo la questione ancora in piena evoluzione e in corso di lavoro.
Comma 4: Riferimento, ai sensi dell’articolo 7, secondo comma della Legge 24 maggio 1995 n.72, sui provvedimenti adottati a seguito dell’approvazione dell’istanza d’Arengo presentata da cittadini sammarinesi al fine di uniformare e semplificare le procedure burocratiche e organizzative necessarie alla realizzazione di eventi culturali promossi da soggetti privati (Istanza n.35 del 6 aprile 2025)
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: A seguito di un confronto interno tra le strutture competenti, abbiamo individuato l’elenco di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo negli aspetti organizzativi, autorizzativi, di controllo e di supporto per le manifestazioni promosse da privati. In particolare, risultano interessate numerose realtà come la Segreteria di Stato per la Cultura, la Segreteria di Stato per il Turismo, la Segreteria di Stato per lo Sport e la Segreteria di Stato per gli Affari Interni, oltre agli istituti culturali, all’Ufficio del turismo, all’Ufficio attività economiche, all’Ufficio tributario, all’Ufficio per il lavoro e le politiche attive, alla sanità veterinaria e igiene alimentare, alla Polizia civile, alla Gendarmeria, alla Protezione Civile, al CONS e all’Azienda di Stato per i lavori pubblici. L’individuazione precisa di tali soggetti rappresenta il primo passaggio fondamentale di un percorso che è volto alla definizione di un quadro ricognitivo completo degli adempimenti richiesti ai privati organizzatori. Attualmente è in corso la raccolta dei nominativi dei referenti delle varie amministrazioni coinvolte, operazione necessaria prima di programmare, nel mese di marzo, un primo incontro del gruppo di lavoro interaziendale. In quella specifica sede verrà richiesto a tutti i partecipanti di predisporre una breve ma dettagliata descrizione degli adempimenti necessari per il settore di propria competenza, indicando i presupposti normativi in base ai quali tali adempimenti risultano necessari e segnalando le eventuali criticità ricorrenti riscontrate nella fase applicativa. L’intera documentazione così raccolta costituirà la base tecnica essenziale per la stesura del prontuario previsto dalla risposta all’istanza, con l’obiettivo ultimo di fornire uno strumento operativo che sia finalmente chiaro, sistematizzato e utile sia agli operatori economici sia agli uffici dell’amministrazione direttamente coinvolti nel procedimento.
Comma 5: Riferimento, ai sensi dell’articolo 7, secondo comma della Legge 24 maggio 1995 n.72, sui provvedimenti adottati a seguito dell’approvazione dell’istanza d’Arengo presentata da cittadini sammarinesi affinché sia data piena esecuzione all’articolo 6 (Educazione dei minori) della Convenzione di Lanzarote (Istanza n.12 del 5 ottobre 2025)
Segretario di Stato Teodoro Lonfernini: I principi richiamati da questa istanza risultano per noi pienamente condivisibili e del tutto coerenti con l’impostazione che il sistema scolastico sammarinese ha già da tempo adottato. Le scuole della nostra Repubblica, infatti, hanno integrato in modo strutturale tali indicazioni nel proprio impianto normativo, organizzativo e didattico. In particolare, le indicazioni curricolari emanate con la legge 95 del 2019, oltre a definire gli obiettivi specifici delle singole discipline, hanno introdotto due fondamentali curriculum trasversali, ovvero l’educazione alla cittadinanza e l’educazione alle competenze digitali. All’interno di tali specifici ambiti, in tutti gli ordini di scuola, partendo dal nido per l’infanzia e arrivando alla scuola secondaria superiore fino al centro di formazione professionale, vengono progettati e realizzati annualmente dei percorsi educativi finalizzati a sostenere i bambini e i ragazzi nell’acquisizione di competenze adeguate alla loro età; queste competenze sono utili a riconoscere tempestivamente le situazioni di rischio, comprese quelle riconducibili a possibili forme di abuso o sfruttamento, e servono a favorire l’emersione tempestiva di eventuali situazioni di disagio. Abbiamo dedicato un’attenzione del tutto particolare all’ambito digitale, che oggi è fortemente pervasivo nella vita quotidiana dei minori; i percorsi sulle competenze digitali mirano infatti a promuovere un utilizzo consapevole e sicuro degli strumenti tecnologici, intervenendo sia sotto il profilo attivo della produzione e condivisione di contenuti, sia sotto quello passivo della fruizione e gestione dei rischi, mantenendo un costante e fermo richiamo alla tutela della persona e al rispetto di sé e degli altri. A rafforzare ulteriormente questo solido impianto concorrono poi degli strumenti di supporto trasversali di grande importanza, come lo sportello di ascolto psicologico, che è attivo in tutti gli ordini scolastici ed è rivolto non solo agli studenti ma anche alle famiglie e ai docenti, nonché l’équipe per la promozione del benessere a scuola, istituita formalmente con la delibera numero cinque del sedici settembre duemilaventicinque per svolgere essenziali funzioni di ascolto, consulenza e integrazione rispetto al lavoro educativo e didattico che viene quotidianamente svolto nelle classi. Alla luce di quanto esposto, voglio evidenziare e ribadire come il sistema scolastico nella nostra Repubblica ponga ormai da tempo un’attenzione strutturata, sistemica e continuativa a queste delicate tematiche, operando in piena coerenza con le finalità sancite dalla Convenzione di Lanzarote e garantendo ai minori un’adeguata informazione per potersi proteggere. Pertanto, questa istanza trova un pieno e totale riscontro nelle pratiche che sono già ampiamente consolidate all’interno delle nostre istituzioni scolastiche e non fa altro che rafforzarne ulteriormente l’indirizzo e l’impegno quotidiano.
I lavori si concludono alle 13:00 con l’esaurimento di tutti i commi all’ordine del giorno.


