San Marino. Inverno demografico: lo studio e le proposte della Segreteria di Stato alla Famiglia
di Angela Venturini
Si sono spesi fiumi di inchiostro sulle cause che caratterizzano il calo demografico in tutte le società più avanzate. San Marino non fa eccezione e, per strutturare una serie di interventi utili a contrastare il fenomeno, la Segreteria di Stato alla famiglia ha predisposto una relazione basata sui dati statistici che, dopo il confronto in Commissione consiliare, si tradurrà in decreti e progetti di legge.
Sul calo delle nascite, il dato non rivela nulla di nuovo: i bimbi sono calati della metà negli ultimi 10 anni, con una leggera ripresa nel 2025, grazie a più 25 nati rispetto all’anno precedente, con un numero totale che si attesta a 166 rispetto ai 296 del 2014.
Va da sé, che il tasso di fecondità rispecchi esattamente questo andamento. Il tasso di fecondità esprime all’interno di uno Stato, il numero medio di figli per ciascuna donna, calcolato per ogni anno di età feconda (15 – 49 anni). Il calo è stato vistoso: da 1,317 del 2001, si pasa allo 0,961 del 2025. Nel 2024 era addirittura inferiore. Si tenga in considerazione che il numero medio di figli per coppia è stimato in 2,1, così da poter garantire l’avvicendamento naturale dei genitori.
Il tasso di natalità, che misura il rapporto tra il numero delle nascite all’interno di una comunità o di una popolazione, è passato in un decennio dal 9,06 al 4,88. Un trend altrettanto in ribasso è quello dei matrimoni (tasso di nuzialità) che passa dal 5,72 del 2014 al 2,69 del 2025. In numeri assoluti, questo corrisponde a 187 matrimoni (60 religiosi, 118 civili) che calano a 92 (19 religiosi, 73 civili) nel 2025.
In linea con quanto già emerso è il forte aumento del tasso delle separazioni che passano, nello stesso periodo, dall’1,77 al 2,49. È la prima volta che questo dato viene calcolato dell’Ufficio Statistica per espressa richiesta del Segretario di Stato Stefano Canti.
Il documento si conclude con le proposte per gli aggiornamenti normativi necessari e l’introduzione di alcune novità nel campo del welfare, del rilancio e del sostegno alle famiglie. Tra le misure più importanti spicca l’introduzione del “bonus bebè”, un contributo una tantum di 1.000 euro per ogni nuovo nato o adottato dopo il 1° gennaio 2026. Sensibilmente potenziati i congedi parentali: quello di paternità raddoppia, passando da 10 a 20 giorni retribuiti, mentre l’indennità per il congedo parentale sale all’80% della retribuzione nei primi tre mesi post-maternità, con un tetto minimo garantito di 1.500 euro.
Viene estesa fino ai quattro anni di vita del bambino la possibilità di richiedere il lavoro part-time. Il progetto di legge rivolge grande attenzione alle fasce più vulnerabili. A cominciare dall’istituzione di un’indennità di maternità per le donne disoccupate, parametrata all’80% della retribuzione media del settore industria, a cui si aggiungono aiuti specifici e un bonus mensile per le madri sole e i nuclei monogenitoriali.
Prevista l’istituzione formale della figura del “Caregiver familiare”. In pratica, chi assiste in maniera continuativa un familiare non autosufficiente avrà diritto a un sussidio economico, al riconoscimento dei contributi previdenziali figurativi e a un’aspettativa lavorativa fino a cinque anni. Decade il vincolo di residenza sul Titano per il familiare assistito, agevolando le cure transfrontaliere. A chiudere il cerchio, l’adeguamento annuale automatico all’inflazione degli assegni familiari, il riconoscimento dell’indennità di malattia per il genitore lavoratore in caso di ricovero ospedaliero o malattia del figlio superiore a due giorni e la creazione di un punto informativo per le famiglie.


