PSD: Doppia cittadinanza, San Marino riconosce appartenenze senza imporre rinunce
Il Partito dei Socialisti e dei Democratici (PSD) esprime grande gioia e profonda soddisfazione per il passo compiuto oggi in Aula con la cancellazione dell’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine per ottenere la cittadinanza sammarinese per naturalizzazione. È un risultato atteso, concreto, e soprattutto giusto: una conquista che rende il nostro ordinamento più moderno e più aderente alla vita della gente.
Per il PSD questa scelta ha un valore politico e umano: perché la cittadinanza non è una pratica amministrativa, ma appartenenza, storia, identità; e proprio per questo, quando diventa troppo rigida, può “fare male” alle persone e alle famiglie. In questi anni abbiamo visto situazioni che parlano da sole: famiglie miste con status diversi, persone che hanno lavorato e contribuito per una vita senza chiedere la naturalizzazione perché avrebbe significato “recidere” la propria cittadinanza d’origine e una parte della propria storia.
Oggi San Marino compie una scelta chiara: l’appartenenza non si misura cancellando un’altra appartenenza. Eliminare l’obbligo di rinuncia non è un atto di leggerezza, ma “un atto di realismo”: la fedeltà a uno Stato nasce dalla partecipazione concreta alla vita della comunità, non da una rinuncia forzata.
Per questo il provvedimento è accompagnato da una linea altrettanto netta: responsabilità e integrazione reale, con requisiti sostanziali come lingua, conoscenza delle istituzioni e presenza effettiva sul territorio. Non “scorciatoie”, ma serietà.
Il PSD respinge con rispetto ma con fermezza i timori alimentati sul tema identitario: l’identità sammarinese non è fragile, non è “un cristallo”; è una realtà viva che si rafforza quando le persone scelgono consapevolmente di farne parte. E questa legge non “apre le porte”: adegua una regola alla realtà, riconoscendo ciò che già esiste nella società sammarinese.
C’è poi un aspetto che ci rende particolarmente contenti: questa decisione porta con sé un messaggio di comunità. Per molti significa non dover più scegliere tra una parte e l’altra della propria vita, dopo anni vissuti “a metà”, formalmente integrati ma giuridicamente esclusi. È un passo che restituisce riconoscimento e dignità: “ti vediamo, ti riconosciamo, e vogliamo camminare insieme a te”.
Infine, il PSD sottolinea con soddisfazione anche il valore politico del percorso: su un tema delicato, forze diverse hanno saputo mettere davanti il Paese e non i riflessi identitari del momento.
Accanto a questo traguardo, oggi registriamo con soddisfazione anche un’altra conquista giuridica: l’eliminazione della “riprensione” tra le pene previste per il reato di molestie sessuali.
La riprensione era una pena solo formale – un semplice richiamo ufficiale, senza conseguenze concrete – e in un ambito così delicato rischiava di far passare un messaggio sbagliato. Toglierla significa dire con chiarezza che le molestie sessuali sono un fatto serio e che lo Stato risponde con sanzioni adeguate e credibili.
Il PSD rivendica con orgoglio questo doppio avanzamento: da un lato una cittadinanza più realistica, inclusiva e responsabile, dall’altro un ordinamento che continua a potarsi delle parti obsolete per diventare vicino alla vita delle persone.


