Consiglio Grande e Generale: via libera al progetto di legge relativo alla cittadinanza per naturalizzazione
Consiglio Grande e Generale, sessione 16,17,18,19,20 febbraio 2026
Mercoledì 18 febbraio 2026, mattina
Nella mattinata di mercoledì 18 febbraio, in Consiglio Grande e Generale prosegue il dibattito – in seconda lettura – del progetto di legge “Norme relative alla cittadinanza per naturalizzazione”. Dopo gli ultimi interventi, completato l’esame dell’articolato, spazio alle dichiarazioni di voto dei gruppi consiliari.
Gaetano Troina (D-ML) annuncia il sostegno al testo, ma avverte che si tratta di un intervento “puntuale”, che colma distorsioni ma non risolve tutto e “forse in parte crea ulteriori situazioni che meritano approfondimento”. Per Troina sarà decisiva l’applicazione concreta della legge e invita fin da ora ad aprire un lavoro più ampio sull’intera normativa, ascoltando comitati civici e sensibilità diverse, perché la cittadinanza – dice in sostanza – non è solo tecnica giuridica, è esperienza personale, familiare, identitaria. Nicola Renzi (RF) sceglie la linea dell’astensione: il gruppo non partecipa al voto. Non è una chiusura pregiudiziale, sostiene, ma la convinzione che il tema andasse affrontato in modo organico, intervenendo su acquisizione, mantenimento e perdita della cittadinanza. Respinge l’idea che chiedere più tempo sia un atteggiamento dilatorio e affonda: “Non possiamo essere uno Stato che non sa neanche potenzialmente quanti potranno diventare i propri cittadini”. Sul fronte della maggioranza, Paolo Crescentini (PSD) parla di traguardo storico. Con l’approvazione, dice, San Marino compie “un passo veramente significativo verso una maggiore democraticità” e si allinea ai parametri europei. Il resto verrà, ma oggi si centra un impegno politico preciso. Anche Guerrino Zanotti (Libera) annuncia il voto favorevole e invita a leggere il provvedimento dentro un percorso evolutivo che parte dagli anni Duemila. La cittadinanza esclusiva, osserva, rischia in un contesto di denatalità di restringere la comunità; occorre “fare scelte che riportano San Marino al passo con i tempi”. Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS) insiste sul cambio di paradigma: essere parte di uno Stato non significa rinunciare alle proprie origini, ma partecipare attivamente alla vita del Paese. La riforma, afferma, vuole essere rigorosa e chiara, rafforzare il senso di appartenenza e introdurre strumenti di conoscenza, come il requisito linguistico e la prova su storia e istituzioni. Matteo Zeppa (Rete) rivendica la coerenza con il programma elettorale e definisce il provvedimento “un passo di dignità”, anche alla luce delle discriminazioni del passato. L’opposizione, ricorda, non significa essere contrari per principio: se una legge va nella direzione della dignità della persona, si vota a favore. Di tutt’altro tono l’intervento di Gian Nicola Berti (AR), che contesta metodo e merito. Ritiene che il confronto non sia stato adeguato alla portata del tema e denuncia l’assenza di un vero ragionamento sull’interesse dello Stato, sulla sovranità, sul rapporto Stato-cittadino. La cittadinanza, avverte, “non è un gioco” e non è solo un insieme di diritti, ma uno status che comporta doveri. Arriva a sostenere che sia in corso “un percorso di allargamento della provincia di Rimini”, evocando il rischio di uno snaturamento progressivo dell’identità sammarinese. Il progetto di legge è quindi messo in votazione e approvato con 34 voti favorevoli e 2 contrari.
Nella continuazione dei lavori, viene poi chiesta la votazione della procedura d’urgenza sul comma 13: prima lettura del Progetto di legge “Modifica dell’art.21-bis della Legge 20 giugno 2008 n.97 e dell’art.171-bis del Codice Penale” (presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni): esso riguarda in particolar modo l’eliminazione dell’istituto della “riprensione” per il reato di molestie sessuali.
La procedura d’urgenza è messa in votazione e accolta con 41 voti favorevoli.
Nel dettaglio, il progetto di legge “si prefigge di punire in maniera adeguata reati contraddistinti da violenza di genere, ovvero percosse, lesioni, minacce, atti persecutori o molestie sessuali, eliminando quale possibile pena comminabile la riprensione. Viene dunque proposto di modificare l’art. 21-bis (Richiamo verbale) della Legge 20 giugno 2008 n. 97 e successive modifiche “Prevenzione e repressione della violenza contro le donne e di genere”, introdotto dall’art. 5 del Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161, e l’articolo 171-bis del codice penale (Molestie sessuali), introdotto dall’art. 12 del Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161, tenendo conto della delibera assunta in sede di commissione consiliare per gli affari di giustizia nella seduta del 10 settembre 2025, al termine del dibattito sulla relazione dello stato della giustizia relativa all’anno 2024”.
Alice Mina (PDCS) chiarisce subito la portata della scelta: mantenere la riprensione “rischia di trasmettere un messaggio sbagliato”, cioè una minimizzazione di comportamenti che colpiscono dignità e libertà. La violenza contro le donne, ricorda, è “un fenomeno strutturale” e la risposta dello Stato deve essere coerente e proporzionata. Anche Antonella Mularoni (RF) rivendica il risultato: “Le donne sammarinesi aspettavano questo passaggio da tempo” È un passo che definisce minimo ma necessario, un impegno preso e da rispettare, mentre sullo sfondo resta l’idea di una ricognizione più ampia di un codice penale datato e stratificato da decenni. Il Segretario di Stato Stefano Canti inquadra la modifica come frutto di un lavoro trasversale, ricordando che nel 2025, dall’entrata in vigore del decreto, vi è stato “un solo caso in cui è stata applicata la riprensione”. Ilaria Baciocchi (PSD) ammette che la riprensione era nata da “un compromesso maturato in maggioranza”, ma oggi si fa un passo avanti: è “una pena vetusta” che rischia di far apparire il fatto “in qualche modo minimizzabile”. Giulia Muratori (Libera) parla di un percorso che alla fine porta a un “passo in avanti” e a un segnale forte di unità. “Mantenere la riprensione, che è sostanzialmente un richiamo formale del giudice e una pena poco utilizzata, rischiava di minimizzare tali comportamenti” afferma Muratori. Carlotta Andruccioli (D-ML) definisce l’intervento “un passaggio di civiltà” e sostiene l’importanza di “inserire pene proporzionate ai reati, garantire un trattamento dignitoso per tutte le vittime di violenze e molestie e non minimizzare episodi che sono seri e gravi”. Enrico Carattoni (RF) ricorda che “le forze di opposizione hanno sempre tentato di eliminare la riprensione: prima con emendamenti alla finanziaria 2024, poi nella legge sviluppo, poi in Commissione; infine, dopo il Consiglio di dicembre 2025, si è riusciti a convincere tutte le forze di maggioranza della bontà di questo intervento”. Matteo Casali (RF) insiste sul legame tra pena e percezione sociale del reato, definendo la riprensione “modesta, anacronistica e irrisoria”. Matteo Zeppa (Rete) insiste su un punto: su questo tema “non debbano esserci differenziazioni politiche”. Ricorda che episodi di violenza hanno toccato anche le istituzioni e che proprio per questo il segnale deve essere forte. In Commissione, osserva, era già emerso come la riprensione non trovasse applicazione concreta, ma per Rete restava comunque inaccettabile: una sorta di “buffetto”, un richiamo formale che non può stare accanto a un reato come le molestie sessuali. Giovanna Cecchetti (indipendente) sottolinea come l’introduzione del reato di molestie sessuali nel 2024 fosse stata accolta con soddisfazione, ma già allora – ricorda – erano emerse “molte perplessità” sulla riprensione. Una pena che definisce lieve, inadeguata e inutile, con il rischio persino di generare ritorsioni nei confronti di chi denuncia. Michela Pelliccioni (indipendente) parla di un momento importante per il Paese, perché su un punto non si può più tergiversare: la violenza “non può essere tollerata né attenuata in alcun modo”. Ammette il rammarico per il percorso travagliato, ma rivendica la sintesi finalmente raggiunta.
Alle 13.00 i lavori vengono sospesi. Riprenderanno alle 15.00
Comma 12: Progetto di legge “Norme relative alla cittadinanza per naturalizzazione” (presentato dalla Segreteria di Stato per gli Affari Interni) (II lettura)
Ilaria Baciocchi (PSD): Prima di iniziare il mio intervento vorrei esprimere un sentito ringraziamento al Segretario di Stato Belluzzi per l’importante lavoro svolto con questo progetto di legge e anche a tutto il suo staff.Voglio dire perché politicamente e umanamente questa scelta conta. La cittadinanza a San Marino non è mai stata una pratica amministrativa, è sempre stata qualcosa di più. È appartenenza, è storia e identità, ma proprio perché è stata considerata così preziosa, nel tempo è stata anche rigida e quella rigidità a volte ha fatto male. Per decenni le donne sammarinesi che sposavano uno straniero perdevano la cittadinanza, non per scelta, per legge. Ci sono stati figli nati qui, cresciuti qui, con madre sammarinese che non erano sammarinesi. Ci sono famiglie miste che hanno vissuto per anni con status diversi sotto lo stesso tetto. Ci sono persone che hanno lavorato e pagato contributi per una vita intera senza chiedere la naturalizzazione perché avrebbero dovuto recidere la propria cittadinanza d’origine e con essa una parte della propria storia, dei propri legami, della propria identità. Oggi facciamo una scelta diversa, non perché la cittadinanza valga meno, ma perché abbiamo capito che l’appartenenza non si misura cancellando un’altra appartenenza. Eliminare l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine non è un atto di leggerezza, è un atto di realismo. È riconoscere che la fedeltà a uno Stato non nasce dalla rinuncia forzata a un altro, ma dalla partecipazione concreta alla vita della comunità e proprio per questo abbiamo rafforzato gli elementi di integrazione reale: lingua, conoscenza delle istituzioni, presenza effettiva sul territorio, non formalità ma sostanza. Le riforme organiche servono, ma non possono diventare un modo elegante per rimandare ciò che è evidentemente ingiusto o irragionevole. Questo intervento non crea confusione, rimuove un nodo preciso che produceva effetti distorsivi. Il riordino verrà, dovrà essere serio, ma intanto si corregge ciò che è maturo per essere corretto. In uno Stato piccolo ogni scelta sembra più grande, ma l’identità sammarinese non è fragile, non è un cristallo che si rompe se qualcuno mantiene un’altra cittadinanza, è una realtà viva che si rafforza quando le persone scelgono di farne parte in modo consapevole. C’è una differenza tra difendere l’identità e irrigidirla. Difendere significa darle forza nel tempo, irrigidire significa bloccarla in un modello che il tempo ha già superato. Questa legge non risolve tutto, non chiude la storia, ma per qualcuno significa non dover più scegliere tra una parte e l’altra della propria vita e questo, in uno Stato che ha fatto della libertà e della dignità personale la propria bandiera, non è un dettaglio. Per questo il PSD sostiene con convinzione il provvedimento, perché corregge una regola che per troppi ha significato restare sempre un passo fuori, anche dopo anni di vita dentro. E c’è un fatto politico che conta: questa scelta la fanno insieme forze di centro e forze di sinistra. Non è un accordo di convenienza, è la dimostrazione che su un tema delicato siamo riusciti a mettere davanti il Paese, non il riflesso identitario del momento. Questa legge apre una fase nuova, una fase in cui la cittadinanza torna a essere un gesto di comunità, un modo per dire a chi ha costruito qui la propria vita: ti vediamo, ti riconosciamo e vogliamo camminare insieme a te.
Giulia Muratori (Libera): Mi inserisco anch’io in questo dibattito e condivido quanto è stato precedentemente sottolineato, e cioè che la cittadinanza è quel rapporto giuridico e politico che lega una persona allo Stato. È appartenenza, ma è anche responsabilità; è identità, ma è anche partecipazione. È quindi normale che richieda un attaccamento autentico al Paese, ma a mio avviso l’attaccamento non si misura con un atto di rinuncia, si misura nel tempo vissuto, nella scelta quotidiana di restare, nel contribuire alla vita della comunità. Chi diventa cittadino per naturalizzazione compie una scelta consapevole, sceglie di rimanere a San Marino, di radicare qui la propria vita, di sposarne le tradizioni, le regole, le istituzioni e spesso, permettetemi di dirlo, chi sceglie di essere sammarinese finisce per sentirsi profondamente sammarinese proprio perché ne fa una scelta. La storia sammarinese è una storia di convivenza fatta di apertura e di integrazione. Il percorso di questa legge non è stato semplice. All’inizio della legislatura forse è stata presentata in maniera un po’ frettolosa, ma nel tempo abbiamo costruito insieme una sintesi, a partire dai nostri colleghi di coalizione, dal PSD, e anche in maggioranza abbiamo trovato una sintesi. Si è scelto di concentrarsi solo sulla naturalizzazione perché la cittadinanza è una materia delicata e merita di essere affrontata gradualmente e si è accompagnato questo intervento con l’impegno a rivedere in modo organico l’intera normativa. Oggi compiamo un passo di crescita istituzionale. Eliminiamo finalmente un obbligo che era diventato una discriminazione. La fedeltà nasce dalla partecipazione, non da una rinuncia forzata al passato e alle proprie radici. Nasce da un’integrazione reale, non da un passaggio burocratico. La doppia cittadinanza non è un fenomeno nuovo. Nella nostra realtà, come è stato ricordato, ci sono tanti nostri concittadini che vivono all’estero e spesso hanno acquisito la cittadinanza del Paese in cui risiedono. Non possiamo considerare la doppia cittadinanza accettabile in alcuni casi e inaccettabile in altri solo perché cambia il percorso con cui si diventa sammarinesi. Inoltre dobbiamo guardare al contesto europeo, che è il percorso che stiamo facendo, e confrontarci con altri Stati europei. In questa legge sono stati mantenuti e inseriti requisiti rigorosi. Abbiamo mantenuto i vent’anni di residenza continuativa, i dieci anni di matrimonio, abbiamo ripristinato il giuramento che nella prima versione era stato eliminato per una svista e abbiamo richiesto l’attestazione della conoscenza della lingua italiana, della storia e delle istituzioni sammarinesi. Voglio essere chiara anche rispetto a chi ha proposto di intervenire sui tempi, aumentando la tempistica. Non lo condivido perché ritengo che i tempi siano già sufficientemente lunghi per radicare la propria vita nel territorio e sviluppare un attaccamento a San Marino. Vent’anni di residenza non sono un passaggio formale, sono un percorso di vita, sono lavoro, relazioni, responsabilità, contributo alla comunità. Questo significa una cosa molto semplice: la cittadinanza non si ottiene per convenienza, ma perché si è scelto di appartenere. Stiamo facendo un passo di maturità istituzionale e Libera è orgogliosa di aver contribuito a questo risultato con responsabilità e coerenza. Lo facciamo con equilibrio, intervenendo su un punto preciso, mantenendo requisiti rigorosi e rinviando a un confronto più ampio la revisione complessiva della normativa sulla cittadinanza. Oggi non stiamo indebolendo il senso di appartenenza, lo stiamo fondando su ciò che conta davvero: la scelta, il tempo e la partecipazione. Perché una Repubblica è forte non quando esclude, ma quando riconosce chi ogni giorno sceglie di farne parte.
Manuel Ciavatta (PDCS): Parlo chiaramente da esponente della Democrazia Cristiana: il nostro partito ha riflettuto molto sull’opportunità o meno di effettuare questo passaggio. Già prima della trasmissione della cittadinanza per materlinearità, il fatto che all’interno di una famiglia costituita da due genitori di differenti cittadinanze, uno sammarinese e uno straniero, i figli assumessero già la doppia cittadinanza d’origine, ha reso questa situazione sempre più consolidata. Per cui oggi il passaggio che anche la DC sceglie di fare non è un distacco dalla tradizione o dalla storia del nostro Paese, ma è un passaggio che prende atto dell’evidenza della situazione. E qual è l’evidenza? È il fatto che oggi abbiamo circa 17.000 cittadini sammarinesi residenti all’estero che hanno la doppia cittadinanza, perché chi vive fuori acquisisce la cittadinanza del Paese di residenza senza perdere quella sammarinese. Secondo, c’è il dato interno: dalle stime ci sono oltre 10.000 doppi cittadini sammarinesi e italiani, più altre centinaia, forse migliaia, di doppi cittadini di altre nazionalità, oltre al fatto che la trasmissione della doppia cittadinanza originaria all’interno delle famiglie avviene in maniera naturale. Un cittadino sammarinese che ha anche un’altra cittadinanza d’origine, per esempio italiana, è meno cittadino di chi è solo cittadino sammarinese? Io credo che tutti i cittadini originari debbano essere considerati uguali. Poi c’è il discorso della naturalizzazione, che non è un diritto ma una concessione che lo Stato fa, anche se oggi con l’automatismo introdotto nel 2012, con il quale dopo 25 anni si poteva richiedere la cittadinanza sammarinese. Ma era rimasta la rinuncia. Nel 2018-2019 vi è stata la modifica che ha portato a 20 anni complessivi, riducendo in realtà a 15 anni di residenza più 5 di permesso di soggiorno e introducendo la possibilità di rinuncia entro 5 anni. Quest’ultimo aspetto è quello che oggi ci ha creato problemi perché quel governo, di centro-sinistra, non è riuscito a fare la legge per togliere la rinuncia nei tempi previsti, come aveva promesso. Perché, allora, questa scelta della Democrazia Cristiana? Perché già nel 2019 la DC aveva riflettuto su questo aspetto e aveva detto che poteva essere d’accordo con l’eliminazione della rinuncia alla cittadinanza purché fosse mantenuto un tempo ampio per la richiesta, perché chi viene naturalizzato deve avere un radicamento forte nel nostro Paese. Chiedemmo che non si diminuissero i tempi anche allora. Oggi riportando a 20 anni la residenza, e considerando i 5 anni di permesso di soggiorno, di fatto si arriva a 25 anni complessivi per chi non ha legami con cittadini sammarinesi. Rimangono invece i 10 anni per chi ha contratto matrimonio. Riteniamo questo aspetto molto qualificante perché, mentre in altri Paesi europei o in Italia una persona può acquisire la cittadinanza per matrimonio dopo due anni di residenza, San Marino mantiene dieci anni di matrimonio e 25 anni complessivi nel percorso ordinario. È vero che ci sono aspetti che andranno modulati in maniera significativa. Oggi per accedere alla massima carica dello Stato, quella dei Capitani Reggenti, bisogna essere cittadini originari. Vogliamo estendere questa previsione anche ai Segretari di Stato o ai Consiglieri? Si può discutere. Andorra ha fatto una scelta diversa, chiedendo la rinuncia, ma Andorra non ha la nostra presenza all’estero. Noi non siamo un Paese legato solo al territorio, abbiamo una comunità forte fuori dai confini. San Marino sta diventando un Paese internazionale, porta al di fuori di sé la propria sovranità e per questo non dobbiamo avere paura di questa scelta. Se volessimo mantenere la rinuncia, allora dovremmo avere il coraggio di chiederla a tutti, anche ai doppi cittadini originari, perché non sarebbe ragionevole che solo i naturalizzati debbano rinunciare. Avremmo figli con doppia cittadinanza originaria e genitori obbligati a scegliere una sola cittadinanza, ed è una situazione inconcepibile sotto il profilo della ragionevolezza. Per questo diciamo che siamo favorevoli alla legge, ma chiederemo una valutazione anche su questi altri aspetti, perché riteniamo che San Marino debba comunque preservare fortemente il valore della cittadinanza originaria, che è un valore sovrano per il nostro Stato.
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Andiamo verso una stagione di confronto e di discussione in Commissione. Se la Commissione lo riterrà, potremo, nella serie di audizioni insieme ai Commissari, mettere a calendario anche audizioni di comitati civici. Vorrei in particolare ringraziare e sottolineare la sensibilità che c’è stata, in maniera speciale, da parte degli interventi delle signore consigliere. Per la storia del tema della cittadinanza, ma anche per il diritto di voto nella nostra Repubblica, le donne hanno vissuto sulla propria pelle un percorso difficile e i loro interventi, anche se fatti da consigliere giovanissime, fanno trasparire un portato che probabilmente è stato presente nelle loro famiglie o comunque nella loro storia, una sensibilità speciale su questo tema che deve farci comprendere l’importanza di includere e di sviluppare in maniera inclusiva la nostra comunità. Una comunità che, come ha detto il capogruppo della Democrazia Cristiana, deve tenere conto dell’evoluzione dei tempi, deve tenere conto che i numeri, la situazione, il quadro delle cittadinanze nel nostro Paese sono mutati radicalmente rispetto all’impianto di vent’anni fa. Lo hanno detto anche consiglieri di opposizione e dissenzienti: questa legge sostanzialmente non cambia i numeri. Già in quest’Aula prevale chi ha più di una cittadinanza e nel Paese i numeri sono il riflesso di questo Consiglio. Non andiamo a cambiare i numeri, andiamo a cambiare, se vogliamo, l’etica, interveniamo su un tema che è quello dell’equità. La riforma dovrà camminare insieme al testo unico in materia di residenze, che è da farsi in ragione dell’Accordo di associazione che cambia il modello e le tipologie di residenza. Un provvedimento dovrà tenere conto dell’altro e li porteremo avanti insieme, lavorando anche con il collega con delega agli Affari Esteri. È stato ricordato il tema della delibera. Tengo a sottolineare che la delibera non è andata contro la legge perché ha sospeso per un mese il termine. Quella sospensione è servita ad aprire una riflessione, un confronto politico e ad adottare le soluzioni. La riprova è nel fatto che, decorso quel termine, sono partite le lettere che in alcuni casi hanno portato alla rinuncia alla cittadinanza d’origine, in altri alla perdita della cittadinanza sammarinese. I dati esistono, nel rispetto della privacy. Altro tema è quello del giuramento. È sempre stata una fake news, nella quale un po’ tutti siamo caduti, il fatto che il testo fin dall’origine eliminasse il giuramento. Non è così. Rinforziamo il tema del giuramento con il lavoro fatto in Commissione e con il regolamento. Introduciamo la verifica della conoscenza della lingua italiana e di elementi fondamentali della nostra storia, ma il giuramento rimane. La norma tocca il tema del giuramento per coloro che, da cittadini naturalizzati, mutano il loro status in originari per effetto di precedenti interventi legislativi. In quel caso, avendo già giurato, non devono rigiurare. È una prassi consolidata delle nostre istituzioni, come avviene anche nei ruoli apicali istituzionali, dove non si ripete il giuramento. Non innoviamo nulla sotto questo profilo. Infine, desidero ringraziare la maggioranza per il lavoro fatto. È vero che si è voluto del tempo e che il percorso è stato articolato, ma ho insistito per arrivare a fare il lavoro in Commissione perché credo molto nell’importanza del confronto in Commissione. A chi dice che abbiamo trattato il tema con superficialità rispondo che come maggioranza ci siamo confrontati a lungo, abbiamo lavorato e gli emendamenti presentati sono frutto del lavoro condiviso. È stato un lavoro corale. Io l’ho portato avanti e ringrazio chi mi ha ringraziato, ma il merito va condiviso perché l’impegno è stato di tutti. Il mio ringraziamento va anche al mio staff che ha collaborato e fornito il supporto e gli approfondimenti necessari quando, articolo per articolo, la maggioranza aveva bisogno di elementi di valutazione. Concludo rinnovando il mio impegno a proseguire il lavoro su questo delicato tema. Ci sono altri nodi da sciogliere, aspetti che riguardano anche la legge elettorale, e ribadisco la disponibilità a confrontarci e a costruire insieme.
Articolo 1 – Finalità
Approvato con 28 voti favorevoli e 1 contrario
Articolo 2 – Modifiche dell’articolo 2 della Legge 30 novembre 2000 n.114 e successive modifiche
Approvato con 31 voti favorevoli e 1 contrario
Articolo 3 – Modifiche dell’articolo 2-ter della Legge n.114/2000 e successive modifiche
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Si trattava della previsione relativa al non dover ripetere il giuramento, letta in collegamento con il termine di un anno dalla comunicazione dell’accertamento negativo per l’espletamento degli adempimenti richiesti. Questo è l’articolo cosiddetto “incriminato”, cioè quello che trattava del non dover fare il giuramento e che è stato letto in maniera non corretta. Come ho già spiegato nella mia replica a precisazione, la disposizione riguarda esclusivamente coloro che mutano la natura della loro cittadinanza da naturalizzati a originari e che, avendo già prestato giuramento al momento dell’acquisizione della cittadinanza per naturalizzazione, non sono tenuti a ripeterlo.
Approvato con 30 voti favorevoli e 3 contrari
Articolo 4 – Modifiche dell’articolo 2-quater della Legge n.114/2000
Segretario di Stato Andrea Belluzzi: ipeto, ho già trasmesso la bozza del regolamento a tutti i capigruppo e desidero ringraziare anche il Dipartimento Istruzione per il contributo dato sul tema dell’accertamento della lingua italiana e sulla verifica della conoscenza della storia e delle istituzioni sammarinesi, nonché per la collaborazione alla redazione del regolamento e alla partecipazione all’intero progetto.
Approvato con 29 voti favorevoli e 1 contrario
Articolo 5 – Modifiche dell’articolo 5 della Legge n.114/2000
Approvato con 29 voti favorevoli e 2 contrari
Articolo 6 – Disposizioni transitorie
Approvato con 30 voti favorevoli e 2 contrari
Articolo 7 – Entrata in vigore
Approvato con 27 voti favorevoli e 1 contrario
Dichiarazioni di voto
Gaetano Troina (D-ML): È un tema, lo abbiamo detto tutti, delicatissimo, un tema che necessitava, per una serie di disparità emerse nel tempo, di ricevere una risposta da parte della classe politica. Concordo con quanto già detto, e l’ho sottolineato anch’io ieri: è necessario riprendere in mano in maniera più approfondita l’intera normativa in tema di cittadinanza, perché questo intervento è un intervento puntuale, che va a colmare alcune distorsioni, ma allo stesso tempo non risolve tutto e forse in parte crea ulteriori situazioni che meritano approfondimento. Sarà interessante vedere l’applicazione di questa legge, quali esiti darà e se vi saranno ulteriori correzioni da apportare, perché pur essendo un progetto di legge breve non è di poco peso. Il dibattito nato nel Paese negli ultimi mesi dimostra che è un tema che tocca la sensibilità e l’animo di ciascun concittadino. Come abbiamo detto nei nostri interventi, sosterremo questo progetto di legge perché siamo convinti che questo intervento andasse fatto, ma saremo promotori, oltre che collaboratori qualora altri lo facessero, di iniziative volte ad approfondire nel suo complesso l’intera normativa sulla cittadinanza, affinché si possa fare, come andrebbe fatto anche sul tema delle residenze, un lavoro analitico, completo e preciso, capace di risolvere tutte le problematiche emerse e che gli uffici segnalano da anni. Ho sentito nell’intervento del Segretario la disponibilità a prevedere audizioni dei comitati civici e di altre realtà intervenute su questo tema. Ritengo opportuno sentire tutti, proprio perché è un tema molto sensibile e delicato. È chiaro che richiederà tempo, pazienza e comprensione, ma se si vuole fare un lavoro fatto bene occorre tener conto delle sensibilità di tutti. L’ho percepito anche in alcuni interventi di questa mattina: ciascuno collega al tema della cittadinanza esperienze personali, familiari, dinamiche vissute nella propria vita. Ognuno coglie sfumature diverse. Io stesso ho fatto un intervento ieri fondato sulla mia sensibilità e sulla mia esperienza personale di cittadino sammarinese, ma è evidente che altre esperienze possono essere diverse. Quindi ben venga questo progetto di legge, lo sosterremo, ma chiedo che si possa presto avviare un lavoro in Aula per un’analisi completa e puntuale di tutte le possibili correzioni da apportare, in condivisione con i concittadini.
Nicola Renzi (RF): Come abbiamo cercato di spiegare, con diverse sfumature, nei nostri interventi nel dibattito generale, noi non parteciperemo alla votazione e al momento del voto toglieremo la scheda, come abbiamo fatto anche su tutti gli articoli, perché riteniamo che questo argomento dovesse essere trattato in un altro modo, in maniera molto più approfondita. Ho ascoltato, ad esempio, la replica della consigliera Ilaria Baciocchi. Rispettiamo la sua posizione, ci mancherebbe altro, però non sempre dire che ci vuole un discorso più complessivo vuole essere dilatorio. Abbiamo avuto un anno intero dall’inizio della legislatura; se si fosse voluto fare un confronto serio, dati alla mano, sulla questione, si sarebbe potuto fare. Anche all’interno del nostro partito, e non vuole essere una critica, le posizioni più intransigenti su questo tema sarebbero state disponibili a ragionare sulle durate dei periodi, a fronte dell’eliminazione della rinuncia, e soprattutto a fare un ragionamento molto più complessivo, perché questo è ciò che avremmo dovuto fare: intervenire su acquisizione, mantenimento e perdita della cittadinanza. L’unica volta che siamo riusciti a confrontarci, devo ammettere che queste preoccupazioni erano condivise anche da più forze politiche oltre alla nostra, cioè la volontà di fare un discorso più ampio. Non si è fatto adesso, prendiamo atto, ma stimolo tutti a impostare per il futuro una vera riflessione sul tema complessivo della cittadinanza, perché credo che non sia più derogabile. Non possiamo essere uno Stato che non sa neanche potenzialmente quanti potranno diventare i propri cittadini. Lo dice una persona che, insieme al collega Zanotti, in un altro periodo ha adottato determinate misure che hanno impattato anche sugli elettori residenti all’estero. Anche su questa tematica la nostra posizione è consolidata da sempre: abbiamo sostenuto la necessità di istituire, con estremo rispetto, il doppio collegio, il collegio interno e il collegio esterno. È una posizione consolidata nel tempo e confrontata anche con le comunità e con i rappresentanti dei cittadini all’estero. Oggi si compie questo passo e noi, come abbiamo detto più volte, non crediamo che un passo come questo possa essere compiuto con questa leggerezza. Sarebbe stato necessario un discorso molto più complessivo.
Paolo Crescentini (PSD): Finalmente siamo arrivati al compimento di un percorso iniziato tempo fa e oggi la Repubblica di San Marino, con l’approvazione di questo progetto di legge, compie un passo veramente significativo verso una maggiore democraticità nei confronti di tutti coloro che fino ad oggi erano costretti a rinunciare alla cittadinanza d’origine per acquisire quella sammarinese. Ritengo che sia una tappa molto importante, raggiunta attraverso il lavoro dell’intera maggioranza, grazie alla collaborazione e all’intervento della Segreteria di Stato per gli Affari Interni, quindi del Segretario Belluzzi e del suo staff, che hanno manifestato sin da subito la piena consapevolezza di mettere mano a una richiesta che per troppo tempo era stata rinviata. Oggi finalmente ci uniformiamo a parametri europei importanti e, come è stato ricordato anche dal Segretario di Stato nel suo intervento, è vero che oggi portiamo a compimento un risultato significativo, ma il tema della cittadinanza necessita di un confronto più ampio su ulteriori aspetti che dovranno essere affrontati e disciplinati in maniera organica. Tuttavia, non dimentichiamo che oggi ci veniva chiesto qualcosa di preciso: abolire l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine per il conseguimento di quella sammarinese. Era questa la domanda alla quale si doveva rispondere con questo provvedimento e con questo provvedimento rispondiamo a quella richiesta nata con un’istanza d’Arengo. Dobbiamo quindi distinguere i piani: un conto sarà avviare, mi auguro in tempi brevi, una riflessione generale su tutti gli aspetti legati a cittadinanza, residenza e quant’altro; un conto era intervenire sull’obbligo di rinuncia, ed è ciò che oggi facciamo. Con questo provvedimento raggiungiamo quell’obiettivo. Da parte del PSD non può che esserci apprezzamento per il lavoro svolto e per il traguardo raggiunto. Un ringraziamento va alla maggioranza, alla Segreteria di Stato per gli Affari Interni, ma anche a quelle forze di opposizione che durante il dibattito e nella votazione dei vari articoli hanno manifestato il loro voto favorevole alla legge. È un passo importante per la Repubblica di San Marino, ne siamo fieri e orgogliosi. Ribadisco il voto favorevole da parte del PSD e permettetemi di dire che il PSD si è speso molto per raggiungere questo obiettivo, una battaglia portata avanti sin da subito. Oggi possiamo dire di aver rispettato un impegno assunto, a dimostrazione che quando c’è la volontà di arrivare a un traguardo e di portare provvedimenti per il bene della collettività e della Repubblica di San Marino, come partito siamo in prima linea.
Guerrino Zanotti (Libera): Intervengo a nome del gruppo di Libera per annunciare il voto favorevole al progetto di legge che abroga l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine per i cittadini naturalizzati. Riteniamo che sia giunto il tempo di fare scelte che riportano San Marino al passo con i tempi e con la necessità, per chi vive nel mondo di oggi, di potersi sentire cittadino del mondo e non soltanto di un piccolo fazzoletto di terra. Voglio fare uno sforzo di comprensione nei confronti di chi oggi osteggia questo progetto di legge o decide di non partecipare al voto perché ritiene non accettabile l’abrogazione dell’obbligo di rinuncia. Mi rendo conto che quelle posizioni sono figlie di una storia della nostra Repubblica che è sempre stata molto conservativa su questo tema. Ricordiamo bene quali erano i passaggi fino agli inizi degli anni Duemila, quando la cittadinanza veniva riconosciuta dopo trentacinque anni di residenza e non automaticamente, ma tramite decreti, su decisione del governo di turno. Era una ulteriore concessione. Comprendo quella mentalità, perché è figlia di quella storia, ma credo che oggi stiamo facendo un passo in avanti che è a sua volta figlio di un percorso progressivo che ci ha portato fino alla legge di oggi. Non è vero che questo intervento arriva come un fulmine a ciel sereno o che non ci sia stato il tempo di ragionare sulle implicazioni. Già dagli inizi degli anni Duemila il tema era stato affrontato; nel governo 2012-2016 se ne era discusso; nel 2019 si è intervenuti modificando i tempi. I ragionamenti evolvono e probabilmente si è arrivati al momento in cui una decisione in questo senso va presa. Riteniamo che il percorso che ha portato a modificare progressivamente la norma abbia consentito oggi di trovare su questo progetto di legge un larghissimo fronte favorevole, e questo non può che farci piacere. Diciamoci anche che la conservazione di una cittadinanza esclusiva, in un contesto di denatalità di cui parliamo continuamente, rischia di condurci fra trent’anni a una comunità sempre più ristretta. Occorre rendersi conto dei tempi che stiamo vivendo. Al di là dell’intervento sulla cittadinanza, crediamo che con l’approvazione di questo progetto di legge si possa arrivare a formulare ragionamenti e provvedimenti anche sulla normativa delle residenze, sul loro riconoscimento e sulla loro gestione nella Repubblica di San Marino, perché riteniamo che anche in quel caso sia giunto il momento di intervenire con una regolamentazione più aderente alle necessità e alle aspettative odierne.
Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): In prima istanza la Democrazia Cristiana vuole ringraziare tutte le persone, le associazioni e le forze politiche che hanno contribuito alla stesura di questa normativa, così come coloro che tuttora ritengono che questa scelta sia in parte avventata. Tutte le osservazioni, i richiami e le attenzioni poste all’attenzione delle forze politiche sono utili e necessarie al confronto, soprattutto su tematiche così delicate e importanti per uno Stato. La scelta di avviare questa modifica sulla cittadinanza per naturalizzazione è riuscita proprio grazie a questo confronto e ha dato una svolta con un impulso riformatore alla legge, in considerazione di una realtà profondamente cambiata, soprattutto negli ultimi venti o venticinque anni. Si afferma con chiarezza che essere parte di uno Stato non deriva dall’obbligo di rinunciare alle proprie origini, ma da una partecipazione attiva alla vita del Paese di accoglienza, dal radicamento e dal contributo concreto alla comunità. L’impegno profuso è stato quello di lavorare affinché la riforma della cittadinanza per naturalizzazione sia chiara nei suoi principi, rigorosa nelle regole, capace di rafforzare il senso di appartenenza e di garantire correttezza, trasparenza e controllo pubblico, valorizzando l’integrazione reale di chi sceglie San Marino come propria terra. La cittadinanza non è solo uno status giuridico, ma un rapporto di responsabilità fra lo Stato e la persona. Per questo l’introduzione del requisito linguistico e della prova di conoscenza della storia e delle istituzioni sammarinesi intende fornire al futuro cittadino strumenti di conoscenza e consapevolezza. È necessario tuttavia che si attivi al più presto il regolamento attuativo, come anticipato dal Segretario di Stato, e che si avvii il percorso di approfondimento per la redazione di un testo unico, senza perdere tempo. Per questi motivi, in qualità di consigliere della Democrazia Cristiana, esprimo il nostro parere favorevole al testo.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Credo che l’Aula, e in particolare la maggioranza, al di là delle proprie ideologie di appartenenza, abbia svolto un lavoro che è andato oltre le appartenenze stesse. Trattandosi di un tema così delicato, sono entrate in gioco molte sensibilità, ma ritengo che alla fine, anche grazie al lavoro della Commissione, si sia arrivati a un progetto di legge equilibrato, capace di dare una risposta a un’istanza che proveniva dalla cittadinanza, approvata attraverso l’istanza d’Arengo nel marzo 2024, ma che da molti anni sollecitava la politica a intervenire con una modifica di questo tipo. Questo provvedimento, oltre ad allinearci ai parametri degli organismi internazionali, risponde a quella richiesta e allo stesso tempo introduce regole chiare. Comprendo la necessità, da parte di alcuni, di affrontare il tema della cittadinanza in maniera più organica e complessa, ma un intervento di questo tipo richiede tempo, perché coinvolge molti ambiti, dalle residenze al voto estero, e necessita di uno studio approfondito e di tempi più lunghi. In questo caso si trattava di dare finalmente, dopo anni, una risposta precisa a una richiesta dei cittadini, ossia l’abolizione dell’obbligo di rinunciare alla cittadinanza d’origine per ottenere o mantenere quella sammarinese. Non mi dilungo oltre e ribadisco il voto favorevole a questo progetto di legge.
Matteo Zeppa (Rete): Tutto ciò che pensiamo su questo progetto di legge e su come si inserisce all’interno della normativa riguardante la cittadinanza lo abbiamo detto in questi mesi, quindi non è necessario ribadire la bontà del provvedimento, che era peraltro inserito anche nel nostro programma elettorale. Credo che sia stato fatto un passo di dignità, riscattando anche anni bui della nostra storia, anni in cui si discriminavano addirittura le donne sulla possibilità di trasmettere la cittadinanza ai figli. È stato ricordato ieri e anche questa mattina. Se vogliamo essere coerenti con un’apertura mentale e con un’evoluzione della nostra comunità, un progetto di legge di questo tipo, che ha avuto questa genesi e questo sviluppo in Commissione, con un confronto anche con chi aveva visioni differenti, merita di essere sostenuto. Il ruolo di opposizione, come dicevo ieri, non significa essere ostativi a prescindere. Significa anche saper votare a favore di progetti di legge portati avanti da una maggioranza che non ci rappresenta, quando questi vanno nella direzione della dignità della persona. Per questo il nostro gruppo, pur non essendo oggi al completo, voterà a favore della legge.
Gian Nicola Berti (AR): Mi ha fatto un po’ sorridere l’intervento del Segretario agli Interni quando ci dice praticamente che una delibera fatta contro legge in realtà non è illegittima. È radicalmente illegittima, è molto illegittima, ma quello che è più grave è che è stata adottata in un contesto dove bisognerebbe essere legittimi per definizione e soprattutto il Segretario agli Interni dovrebbe fungere da notaio di quella che è l’attività esecutiva del Congresso di Stato. Il punto, secondo me, è un attimo più grave. Spiace, lo diceva anche Repubblica Futura, che il profilo e il livello della discussione e del confronto non siano stati assolutamente adeguati all’importanza del tema, perché abbiamo sentito parlare di persone, abbiamo sentito parlare di emozioni, abbiamo ribadito il concetto dei diritti, il concetto della parità delle persone, tutti concetti assolutamente veri, fondati, condivisibili. Attenzione però, c’è un argomento che non è stato trattato quasi da nessuno, se non da noi, che è quello che è l’interesse dello Stato, il concetto di sovranità e il rapporto Stato-cittadino. Forse su questo l’Aula si sarebbe dovuta confrontare un attimo di più. A livello della superficialità della politica odierna siamo arrivati a un punto tale per cui, benché si sia all’interno delle istituzioni, benché si rappresenti un’istituzione, guardiamo ai nostri interessi personali ma non guardiamo mai all’interesse dell’istituzione che in questo momento stiamo rappresentando. È un impegno di custodia, è un impegno che deve farci rendere conto che la cittadinanza non è un gioco, la cittadinanza non è un insieme di passaporti, la cittadinanza non è solo un insieme di diritti, ma è uno status cui corrispondono doveri. In una realtà piccola come la nostra, l’intervento del consigliere Ciavatta per certi aspetti era largamente condivisibile, ma non è condivisibile quando mi parla del fatto che il nostro Paese, attraverso questa legge, si apre al mondo. Forse il problema è l’esatto contrario: è il mondo che sta continuando e finendo di invadere questo Paese. E non sarebbe un problema se fosse solo un insieme di cittadinanze. Il problema è un altro ed è molto semplicemente legato al fatto che con questo provvedimento di legge chi lo voterà a favore, a mio avviso, avvierà un percorso di allargamento della provincia di Rimini, e credo di aver detto tutto, perché è piuttosto evidente nei numeri e nella direzione in cui stiamo andando. Non c’è nessuno che intende difendere questo Stato, questa cittadinanza, ma soprattutto non c’è nessuno che intende valorizzare l’essenza della cittadinanza sammarinese. Spiace, perché forse il percorso di associazione europea dovrebbe essere proprio un percorso in cui cerchiamo di far valere ancora di più, all’interno dell’Unione Europea, la nostra cittadinanza e la possibilità di far rispettare i diritti dei sammarinesi che in tanti momenti sono stati costretti ad avere una cittadinanza alternativa proprio per le limitazioni subite per tanto tempo. Forse il percorso di associazione è un modo per superare questo problema, ma evidentemente non abbiamo colto questa opportunità ed è un peccato. L’altro aspetto che mi preme introdurre è un discorso di carattere istituzionale, legato alla Commissione per le riforme istituzionali. Se non sbaglio, in quella legge c’è scritto che la cittadinanza è un tema istituzionale ed è materia di competenza di quella Commissione. C’è sempre questo riflesso tipicamente sammarinese di fare le leggi e poi avere difficoltà nell’attuazione. Forse se avessimo affrontato questa tematica ricorrendo anche all’importanza di consulenti e di approfondimenti fatti in quella sede, molto probabilmente il risultato sarebbe stato diverso e ci saremmo resi conto che l’interesse di San Marino in questo momento forse non è quello di consentire di acquisire la cittadinanza sammarinese senza rinunciare a quella d’origine, ma di scrivere un’intera legge sulla cittadinanza, di emanare nuove regole sulla residenza e di essere forse più coerenti rispetto alle logiche di altri Paesi europei. E non ho parlato volutamente di quei piccoli Paesi che, a differenza di noi, si tengono stretta la loro identità e la loro cittadinanza, nella consapevolezza che per sopravvivere bisogna essere anche un po’ egoisti.
Il Progetto di Legge è messo in votazione e approvato con 34 voti favorevoli e 2 contrari
Comma 13 – Progetto di legge “Modifica dell’art.21-bis della Legge 20 giugno 2008 n.97 e dell’art.171-bis del Codice Penale” (presentato da tutti i Gruppi Consiliari e dai Consiglieri Indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni) (I Lettura)
Viene richiesta la votazione della procedura d’urgenza.
Nicola Renzi (RF): Abbiamo chiesto la procedura d’urgenza non perché vi sia qualcosa di particolare, ma semplicemente perché siamo già in ritardo di due anni. I patti sono da rispettare e questo progetto di legge è stato depositato e messo in votazione grazie agli accordi assunti dai gruppi consiliari in sede di approvazione della legge di bilancio di dicembre. Era una richiesta di tutte le forze di opposizione per superare l’ostruzionismo e nella mediazione raggiunta il deposito di questo testo era parte integrante dell’accordo.
Emanuele Santi (Rete): Anche noi voteremo favorevolmente la procedura d’urgenza e confermo quanto detto dal collega Renzi. Questo provvedimento è stato depositato a dicembre, al termine della maratona della legge di bilancio. Era stato iscritto a gennaio e avrebbe potuto essere già portato in votazione nel Consiglio precedente. I tempi per eventuali approfondimenti ci sono stati. Oggi credo si debba procedere e togliere finalmente questa punizione che è la riprensione, anacronistica soprattutto quando si parla di reati di molestie sessuali.
Massimo Andrea Ugolini (PDCS): Il progetto di legge è sottoscritto da tutte le forze consiliari, quindi non credo vi siano dubbi sulla volontà di portarlo avanti. In linea generale, quando si modifica il codice penale sarebbe preferibile passare dalla Commissione competente per eventuali approfondimenti, ma se la volontà dell’Aula è di procedere con l’urgenza, anche la Democrazia Cristiana voterà a favore.
Paolo Crescentini (PSD): Anche il gruppo del PSD esprime voto favorevole alla procedura d’urgenza nel rispetto degli accordi presi.
Maria Luisa Berti (AR): Riporto quanto detto in Ufficio di Presidenza. A nostro avviso sarebbe stato opportuno fare un passaggio in Commissione e poi portare il testo in seconda lettura nella prossima sessione, anche alla luce di un rilievo del Grevio successivo al deposito del progetto di legge, che riguarda lo strumento degli ammonimenti e dei richiami verbali nel decreto delegato 161 del 2024. Sarebbe stato opportuno valutare se inserire eventuali modifiche su sollecitazione dello stesso Grevio. Se l’Aula voterà l’urgenza ne prenderemo atto, ma riteniamo che non sia il modus operandi corretto alla luce di un rilievo proveniente da un organismo internazionale. Noi non parteciperemo alla votazione.
Gaetano Troina (D-ML): A nome di Domani Motus Liberi esprimo parere favorevole alla procedura d’urgenza. È vero che spesso in Aula si discutono progetti in tempi molto rapidi e che un maggiore approfondimento non farebbe male, ma se vi saranno valutazioni diverse rispetto a quanto segnalato dal Grevio andranno fatte su tutti i provvedimenti che prevedono questa procedura. Non è questo il contesto per affrontare tale riflessione.
Giulia Muratori (Libera): L’urgenza è frutto di un accordo tra maggioranza e opposizioni in sede di finanziaria. Il tempo per riflettere c’è stato. Vi è stato anche un incontro della Commissione 1 con il Grevio, che ha raccomandato l’introduzione del reato senza entrare nel merito della sanzione. Se vi saranno ulteriori raccomandazioni, se ne terrà conto in futuro. Libera voterà a favore della procedura d’urgenza.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Anch’io dichiaro il voto favorevole alla procedura d’urgenza, come concordato in sede di legge finanziaria e in Ufficio di Presidenza.
La procedura d’urgenza è messa in votazione e accolta con 41 voti favorevoli.
Alice Mina (PDCS): Il presente progetto di legge si prefigge di punire in maniera adeguata reati contraddistinti da violenza di genere, ovvero percosse, lesioni, minacce, atti persecutori o molestie sessuali, eliminando quale possibile pena comminabile la riprensione. Viene dunque proposto di modificare l’art. 21-bis (Richiamo verbale) della Legge 20 giugno 2008 n. 97 e successive modifiche “Prevenzione e repressione della violenza contro le donne e di genere”, introdotto dall’art. 5 del Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161, e l’articolo 171-bis del codice penale (Molestie sessuali), introdotto dall’art. 12 del Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161, tenendo conto della delibera assunta in sede di commissione consiliare per gli affari di giustizia nella seduta del 10 settembre 2025, al termine del dibattito sulla relazione dello stato della giustizia relativa all’anno 2024. Credo che il progetto di legge che oggi esaminiamo intervenga su un punto che ci ha visto dibattere lungamente come forze politiche presenti in Consiglio Grande e Generale. Esprimo la mia personale soddisfazione, ma anche quella del mio gruppo, per la presentazione di questo progetto che vede il sostegno di tutti i gruppi consiliari, nonché delle consigliere indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni. L’eliminazione della riprensione quale possibile sanzione per reati connotati da violenza di genere – quali percosse, lesioni, minacce, atti persecutori e molestie sessuali – non è soltanto un passaggio tecnico. La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale che mina i diritti umani, la dignità e la libertà delle vittime. Le sue conseguenze sono profonde e durature, non solo per chi la subisce ma per l’intera comunità. Di fronte a questo quadro, la risposta dello Stato, in questo caso della nostra Repubblica, deve essere chiara, coerente e proporzionata alla gravità delle condotte. Mantenere la possibilità della riprensione come sanzione per reati che implicano violenza o intimidazione rischia di trasmettere un messaggio sbagliato, cioè una minimizzazione del disvalore sociale di tali comportamenti. Gli organismi internazionali sottolineano l’importanza di politiche integrate che uniscano prevenzione, protezione e perseguimento effettivo dei colpevoli e raccomandano sistemi sanzionatori effettivi, proporzionati e dissuasivi affinché le vittime possano avere fiducia nella giustizia e nella capacità delle istituzioni di tutelarle. Non si tratta di un irrigidimento ideologico del sistema penale, ma di riconoscere che reati come percosse, minacce, atti persecutori e molestie sessuali, quando inseriti in una dinamica di violenza di genere, non possono essere ricondotti a una semplice censura formale. Essi incidono sulla sicurezza, sulla libertà e sull’autodeterminazione della persona. La riprensione può trovare spazio in ambiti residuali, ma non può essere prevista come possibile risposta per chi esercita violenza o intimidazione. Eliminare questa opzione sanzionatoria significa rafforzare la credibilità dell’ordinamento, dare un segnale chiaro alle vittime e affermare senza ambiguità che la violenza non è tollerabile né minimizzabile. La lotta alla violenza di genere richiede norme efficaci, formazione degli operatori, sostegno concreto alle vittime e un impegno costante sul piano culturale.
Antonella Mularoni (RF): In apertura desidero esprimere il mio compiacimento per il fatto che l’Aula abbia votato la possibilità di affrontare questo progetto di legge in un’unica lettura. Le donne sammarinesi aspettavano questo passaggio da tempo. Avevamo già ritenuto inopportuno, al momento dell’introduzione dell’articolo sulle molestie sessuali, prevedere come possibile pena la riprensione, perché si tratta di una tipologia di sanzione che nel nostro ordinamento non viene praticamente applicata per nessun reato e certamente non era adatta a una fattispecie come questa. Dobbiamo far capire a tutti, donne e uomini – pur sapendo che le vittime sono quasi sempre donne – che queste tipologie di comportamenti sono gravi e devono essere percepite come tali dall’intera collettività. Prevedere una sanzione come la riprensione dava l’idea che si trattasse di qualcosa di poco conto. Peraltro la risposta sanzionatoria era già graduata e prevedeva anche la multa; inserire anche la riprensione ci era sembrata una degradazione dell’importanza che dobbiamo attribuire, in termini negativi, a questi comportamenti. Siamo quindi soddisfatti che, dopo una riflessione che ha coinvolto l’intera Aula, anche le forze di maggioranza si siano convinte dell’opportunità di eliminare la riprensione. Abbiamo ripreso emendamenti già proposti in passato e respinti, presentando un nuovo progetto di legge. Abbiamo avuto anche il conforto del Segretario alla Giustizia che, al momento del deposito nel mese di dicembre, ci ha riferito dell’esistenza di un ampio dibattito in Commissione e di un ordine del giorno che invitava a modificare questi articoli. Nella stesura del testo ci siamo limitati al minimo indispensabile: abbiamo semplicemente tolto la parola “riprensione”. Tutto il resto della struttura del codice penale e dell’articolo della legge n. 92 del 2008 è rimasto invariato. Ciò non significa che in prospettiva non possano esserci ulteriori miglioramenti. Il Grevio ha la missione di verificare che le norme introdotte nei Paesi del Consiglio d’Europa siano adeguate agli standard attuali e tali standard possono evolvere nel tempo. Se vi saranno ulteriori raccomandazioni, le valuteremo con attenzione. Oggi però compiamo questo passo, che rappresenta il minimo, ma è un impegno assunto in sede di legge di bilancio e va rispettato. Non rinviamo ulteriormente questo intervento. In prospettiva, ritengo personalmente che sarebbe opportuno avviare una ricognizione complessiva del codice penale, in vigore dal 1975 e oggetto di numerose modifiche nel corso degli anni, per valutare se siano necessari interventi più organici. Ma questo è un percorso più ampio. Oggi facciamo ciò che è necessario. Stiamo adempiendo a un impegno preso con i cittadini e con le donne di questo Paese. Il grado di civiltà di uno Stato si misura anche dalla capacità di rispettare e tutelare le donne.
Segretario di Stato Stefano Canti: Ho ascoltato i riferimenti fatti poc’anzi relativamente a questo progetto di legge e non posso far altro che confermare quanto detto. L’Aula si era già confrontata nel mese di dicembre per predisporre questa proposta di modifica di legge con la relativa relazione accompagnatoria. Questo è il risultato di un confronto che ha coinvolto non solo la maggioranza, ma anche l’opposizione, al fine di elevare e migliorare il progetto di legge. Il tema era stato anticipatamente discusso anche in Commissione Giustizia, che è la sede competente, dove era stata posta dal Movimento Rete la questione di togliere la riprensione. Anche all’interno della Commissione si era condivisa, nell’ultima relazione sullo stato della magistratura 2024, la necessità di eliminare questo riferimento alla riprensione. Per quanto riguarda il rapporto del Grevio, desidero precisare che la visita nella Repubblica di San Marino si è svolta dal 24 al 26 febbraio 2025, quindi oltre un anno fa. La bozza di relazione relativa a quella visita è giunta circa un mese fa. Ogni ufficio coinvolto negli incontri con il Grevio ha potuto presentare osservazioni e proposte di modifica rispetto alla relazione prodotta. Abbiamo chiesto un riferimento al Tribunale anche in merito alla questione della riprensione, in particolare al punto 139 richiamato dalla consigliera Maria Luisa Berti. In quel passaggio viene rappresentato il rischio che i richiami verbali di cui al decreto delegato n. 161/2024 possano sostituire le indagini penali rispetto a reati che non possono essere perseguiti d’ufficio. Tuttavia, in relazione alla recente introduzione della misura, non è possibile pronunciarsi su tale possibile conseguenza. Va evidenziato che nel 2025 è aumentato il numero delle querele rispetto agli anni precedenti e che, dalla data di entrata in vigore del decreto delegato n. 161/2024, nel 2025 vi è stato un solo caso in cui è stata applicata la riprensione nell’ambito dei procedimenti penali aperti presso il Tribunale. Ho ritenuto opportuno fornire questo dato, perché credo sia utile al dibattito valutare anche le casistiche concrete che si sono presentate.
Ilaria Baciocchi (PSD): Intervengo in questo dibattito con qualche breve riflessione. Oggi presentiamo un progetto di legge sottoscritto da tutte le forze parlamentari dell’Aula. È sicuramente un segnale importante, perché dimostra che sui temi che toccano la dignità e la libertà delle persone la politica sa trovare una responsabilità comune. Vorrei parlare anche con sincerità. La presenza della riprensione tra le pene previste per il reato di molestie sessuali, in quel determinato momento, è stata il frutto di un compromesso maturato in maggioranza, perché è naturale che convivano sensibilità diverse. Ma proprio perché la politica è anche capacità di rivedere le proprie scelte, oggi facciamo un passo avanti, con un ragionamento più complessivo e ascoltando anche le osservazioni arrivate dal dibattito pubblico e dalla società civile. Penso, ad esempio, alle posizioni espresse dall’Unione Donne Sammarinesi. Abbiamo compreso che quella non era la scelta giusta. La riprensione è una pena vetusta, nata in un contesto culturale e giuridico molto diverso da quello attuale. È una sanzione di biasimo formale che nella pratica risulta sostanzialmente non utilizzata e che soprattutto rischia di veicolare un messaggio sbagliato, cioè che il fatto sia in qualche modo minimizzabile. Quando parliamo di molestie sessuali parliamo di comportamenti che ledono la dignità della persona, incidono sulla libertà individuale e possono avere conseguenze profonde. Per questo una pena meramente formale non è adeguata, non è proporzionata, non è coerente e, per quel tipo di reato, non è nemmeno dignitosa. Come PSD riteniamo che l’ordinamento debba evolversi insieme alla società. Eliminare la riprensione in questo ambito significa rafforzare la credibilità del nostro sistema penale e ribadire con chiarezza che le molestie sessuali non sono una leggerezza, ma un fatto serio a cui lo Stato deve rispondere in maniera adeguata. Oggi abbiamo l’occasione di dare un segnale chiaro e condiviso: la tutela della dignità delle persone non è una materia divisiva, ma un patrimonio comune di quest’Aula.
Giulia Muratori (Libera): Intervengo in questo dibattito e devo dire che finalmente siamo arrivati a questo risultato. Lo dico “finalmente” perché, senza equivoci, Libera era disponibile fin dall’inizio a non inserire in questo reato la pena della riprensione. All’epoca però si fece un ragionamento diverso: c’erano sensibilità differenti in maggioranza e opinioni diverse sulle pene da prevedere per questi tipi di reati. Eravamo in un momento in cui, fra l’altro, stavamo inserendo nuove fattispecie di reato che andavano proprio nell’ottica della tutela delle donne in particolare. Era un momento per noi di soddisfazione, perché si faceva un passo ulteriore verso la tutela della sicurezza, della libertà e dell’autodeterminazione delle persone. In quel contesto si fece quella scelta. Devo dire che, in qualche modo, questo percorso è servito. In questi due anni abbiamo avuto la possibilità di valutare, insieme all’operato del Tribunale e insieme al Segretario alla Giustizia, anche dei dati concreti. Come ricordava il Segretario stesso, c’è stata una sola istanza di richiamo verbale. Si è compreso maggiormente che si tratta di una pena poco utilizzata. Successivamente c’è stato un passaggio nella Commissione competente che, nella relazione approvata in Consiglio, ha portato a riprendere in mano la questione della riprensione e a ragionare sulla sua eliminazione. Poi, in finanziaria, si è arrivati a un accordo tra i vari gruppi politici: è stato frutto di una mediazione, ma il segnale positivo è che tutti i gruppi hanno convenuto sulla necessità di eliminarla. Le sanzioni hanno una finalità preventiva. Mantenere la riprensione, che è sostanzialmente un richiamo formale del giudice e una pena poco utilizzata, rischiava di minimizzare tali comportamenti. In questo senso oggi stiamo facendo finalmente, come Paese, un passo in avanti. Credo quindi che l’Aula oggi stia dando un segnale forte di unità e soprattutto di attenzione alla tutela delle donne, che sono la parte più debole di fronte a questi comportamenti. Per questo esprimo, a nome mio e di tutto il gruppo consiliare di Libera, una forte soddisfazione.
Carlotta Andruccioli (D-ML): Un breve intervento a favore del progetto di legge che abbiamo depositato. È bene che oggi si sia raggiunto l’accordo nel portarlo in urgenza, per far sì che gli effetti di quanto previsto siano efficaci e attivi il prima possibile, perché il percorso che ci porta oggi all’eliminazione della pena della riprensione per i reati di molestie e violenze è stato piuttosto lungo. È un percorso che ha portato anche le forze che all’inizio erano più titubanti a convincersi che si tratta semplicemente di un passaggio di civiltà. Il dibattito sulla non adeguatezza della pena della riprensione rispetto a reati di molestie e violenze parte già dalla fine del 2024 con il decreto delegato n. 161 del 2024 sul tema delle violenze e delle molestie. Fu un primo passaggio importante, ma in quella sede la maggioranza dovette trovare un equilibrio e non vi fu la volontà di eliminare anche la riprensione. Le forze di opposizione riportarono il tema nella legge sviluppo, a inizio 2025, ma ci fu detto che non era il contesto giusto. Il tema fu riproposto anche nelle modifiche al codice penale e anche lì vi fu una bocciatura da parte della maggioranza. Successivamente le cose sono cambiate, anche a seguito della relazione accompagnatoria della Commissione Affari di Giustizia alla relazione del dirigente Canzio sullo stato della giustizia. Quello che facciamo oggi, pur trattandosi formalmente di una modifica semplice – perché non si stravolge né il codice penale né il decreto approvato a fine 2024, ma si elimina semplicemente la riprensione – non è un passaggio tecnico. È anche un messaggio importante: inserire pene proporzionate ai reati, garantire un trattamento dignitoso per tutte le vittime di violenze e molestie e non minimizzare episodi che sono seri e gravi. Siamo tutti d’accordo che la riprensione, che è sostanzialmente un semplice richiamo verbale, non è una pena adatta a reati simili. Oltre a essere un intervento opportuno nel merito, è un messaggio importante che l’Aula, penso all’unanimità, darà oggi. È un intervento di civiltà e di buon senso.
Enrico Carattoni (RF): Mi viene da dire “buona la terza”, nel senso che dopo un lungo travaglio durato quasi un paio d’anni siamo riusciti a mettere la parola fine a un errore, a un’ipocrisia che si era determinata nel novembre del 2024, quando venne introdotto per la prima volta, con un decreto che aggiornava una serie di norme sulla violenza di genere, il reato di molestie sessuali con all’interno anche la pena della riprensione. Quel decreto recepiva una serie di convenzioni internazionali, a partire dalla Convenzione di Istanbul, che aveva portato già nel 2008 all’introduzione di una normativa ad hoc per la repressione della violenza di genere e soprattutto all’introduzione di norme a sostegno della parte più debole, molto spesso le donne o comunque quei soggetti che subiscono reati in funzione del loro sesso o del loro orientamento sessuale. La stortura stava nel fatto che, nel corredo sanzionatorio previsto dal legislatore del 2024, per il reato di molestie sessuali era stata inserita anche la riprensione. Noi l’abbiamo ritenuta una pena desueta, non più applicabile agli standard attuali, perché dal 1974 in avanti, cioè dalla prima emanazione del codice penale sammarinese, è una pena che non è sostanzialmente più stata applicata per nuovi reati e che oggi è prevista solo per due fattispecie del tutto residuali. Se da un lato vi era stato uno slancio positivo nell’introdurre nuove fattispecie di reato, dall’altro quell’inserimento andava a degradare il lavoro fatto. Le forze di opposizione hanno sempre tentato di eliminare la riprensione: prima con emendamenti alla finanziaria 2024, poi nella legge sviluppo, poi in Commissione quando si esaminarono le modifiche al codice penale, poi in Aula in seconda lettura, e infine, dopo il Consiglio di dicembre 2025, si è riusciti a convincere tutte le forze di maggioranza della bontà di questo intervento, arrivando al progetto di legge sottoscritto da tutti i gruppi per l’eliminazione della riprensione. San Marino aderisce a diversi organismi internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa e, in questo caso, il Grevio, che fornisce indicazioni sugli standard internazionali in materia. Io ero presente all’audizione del Grevio lo scorso anno e la posizione fu chiara: il Grevio non entra nel merito delle pene, ma si limita a richiedere l’introduzione delle fattispecie di reato. La determinazione del corredo sanzionatorio è una valutazione che spetta esclusivamente al Parlamento della Repubblica di San Marino. Francamente mi è dispiaciuto sentire richieste di indicazioni al Tribunale su questo punto, non per mancanza di rispetto, ma per una questione di statualità: le leggi le fa il Consiglio Grande e Generale. Questa è una norma che deve essere approvata perché la riprensione per il reato di molestie sessuali non è più al passo con i tempi e deve essere eliminata.
Matteo Casali (RF): Semplicemente per rimarcare la mia personale soddisfazione e la soddisfazione del nostro partito per l’esito di questa vicenda, che è stata forse più travagliata di quanto ci si sarebbe potuti aspettare, ovvero l’abolizione della pena della riprensione per il reato di molestia sessuale. Non ricapitolerò i vari passaggi, perché chi mi ha preceduto lo ha fatto molto bene. È però del tutto evidente che l’entità della pena connota la gravità del reato o comunque la considerazione che di quel reato ha una comunità. Non era accettabile che, pur esistendo già una gradazione stabilita per legge nella pena, si potesse pensare che il reato di molestia sessuale prevedesse una sanzione così modesta, anacronistica e irrisoria come la riprensione. È quindi un momento di soddisfazione, un risultato che consegue l’intera Aula. Tuttavia va anche detto che questo risultato viene sottolineato con particolare soddisfazione da parte delle opposizioni, perché vi arriviamo dopo molto tempo, grazie a un lavoro e a una pervicacia dimostrata da questa parte dell’arco parlamentare. Ricordo che la richiesta di abolire questa presenza, che ho definito vergognosa, è stata portata avanti con insistenza dalle opposizioni per mesi, per più di un anno, in quasi tutte le occasioni possibili. E anche quando si è pensato che l’abolizione potesse essere raggiungibile, essa è stata oggetto di compromessi politici. Ricordo l’introduzione nel codice penale, attraverso uno strumento che non era direttamente attinente, dell’intero corpus dei reati contro gli animali. In quel momento era sul tavolo anche la richiesta di eliminare la riprensione. Lì vi fu un compromesso politico, purtroppo al ribasso: si volle portare avanti il pacchetto sulla protezione degli animali e, in cambio, si fece marcia indietro sull’abolizione della riprensione. Oggi dunque c’è giubilo e soddisfazione per il risultato raggiunto, ma è giusto ricordare i passaggi e i compromessi che hanno ritardato un esito che oggi tutti plaudono. Voglio anche ringraziare le parti della società civile che hanno mantenuto alta l’attenzione su questo tema. Penso in particolare all’Unione Donne Sammarinesi, che ha tenuto vivo il dibattito in tutte le occasioni possibili. Questo risultato lo conseguiamo anche grazie al contributo della società civile.
Tommaso Rossini (PSD): Sono anche orgoglioso di poter intervenire su questo tema. Quello che vorrei dire è che, come già pensavo prima di entrare in quest’aula consiliare, la politica ha tempi lunghi, proprio perché è espressione democratica del pensiero di tutta la cittadinanza. E questo tema ce lo rivela chiaramente. Ci abbiamo messo proprio un paio d’anni per convincere più parti, più persone, che la pena della riprensione andava eliminata, soprattutto con riguardo a reati come le molestie sessuali. Direi quindi che la politica sta svolgendo il suo compito. Purtroppo, anche in una situazione come questa, i tempi sono stati molto lunghi. Oggi, grazie anche alla procedura d’urgenza, andremo finalmente a eliminare questa pena per questi reati. È un traguardo che raggiungiamo alla quasi unanimità dell’aula consiliare, in un momento storico in cui il mondo vive una violenza diffusa: vediamo ogni giorno violenze di genere, violenze contro le donne. È importante che anche la nostra piccola Repubblica dia un segnale chiaro di contrasto a questo tipo di violenze e, come già detto, che la pena sia proporzionata al reato. Il reato di molestie sessuali è sicuramente uno dei reati più gravi del codice penale, perché è un reato violento, commesso contro persone spesso più deboli e quindi maggiormente da tutelare. Negli anni le donne hanno combattuto migliaia di battaglie, e ancora oggi ne combattono tante, anche per questioni che possono sembrare piccole. Noi tutti abbiamo il dovere, se non altro morale, di sostenerle e di farci portatori di quei valori che rappresentano le donne e, più in generale, tutte le persone più deboli. Riuscire a eliminare questa pena per questo reato è un risultato importante. Quasi non si pensava potesse essere plausibile prevedere un semplice richiamo verbale per un reato di questo genere. Il lavoro svolto in questi due anni dall’aula e dalle commissioni ha finalmente portato a questo esito. Credo quindi che la forza e la costanza che oggi stiamo esprimendo come consiglieri della Repubblica possano dirsi ripagate. Il processo democratico è lento, ma grazie alla costanza e al lavoro di tutti porta risultati concreti. Lo vediamo su questo tema e anche su altre leggi approvate in questa sessione consiliare. Esprimo dunque, da parte mia e del gruppo del PSD, piena soddisfazione per questo risultato e mi auguro che la Repubblica possa continuare su questa strada, facendosi sempre più promotrice dei diritti e della difesa di tutte le persone più deboli e con minore capacità di difendersi.
Matteo Zeppa (Rete): Ringrazio davvero di cuore l’intervento della collega Alice Mina, perché sposo completamente quanto ha detto. Credo sia importante ribadire che su questo tema non debbano esserci differenziazioni politiche: le differenze possono esistere su altro, ma non sulla questione delle molestie sessuali. Non possiamo dimenticare che abbiamo avuto episodi di violenza anche all’interno di queste mura istituzionali. Lo ricordo sempre, perché è giusto farlo: anche le istituzioni sono state vittime dell’utilizzo distorto di un ruolo istituzionale. Il passaggio di oggi, con la procedura d’urgenza, rappresenta un momento significativo. Senza tornare su tutta la genesi, ricordo che in Commissione Giustizia era stato evidenziato come la riprensione non trovasse applicazione concreta nelle sentenze, anche perché all’interno dello stesso articolo del codice penale erano previste altre tipologie di sanzioni. Tuttavia, come Rete, abbiamo sempre visto la riprensione come un “buffetto”, un semplice richiamo formale. E pensare che per un reato come le molestie sessuali potesse essere prevista una sanzione di questo tipo era, a nostro avviso, inaccettabile. Siamo di fronte a una normativa ormai desueta. I dati parlano chiaro: nel 90-95% dei casi i reati di violenza sono perpetrati da uomini nei confronti di donne, o peggio ancora di minori. È un dato che richiama anche una questione culturale, che possiamo chiamare senza timore patriarcato. Possiamo discutere del termine, ma la sostanza non cambia. Assistiamo troppo spesso a una vittimizzazione secondaria, a una passività nel modo in cui la società guarda a ciò che accade. In un Paese piccolo come il nostro è ancora difficile denunciare soprusi, anche in ambito familiare, per timore di esporsi, per cultura, per paura del giudizio. Ed è proprio qui che deve intervenire un cambiamento culturale. Le norme non azzereranno la violenza, questo è evidente. Ma possono dare un segnale. Possono far sentire le vittime – soprattutto donne e minori – maggiormente tutelate, possono incoraggiare a denunciare, a non vergognarsi. Questo è fondamentale. Per questo ritengo che il progetto di legge, firmato da tutti i gruppi consiliari, sia un segnale forte e opportuno. Se un organismo internazionale sollecita ulteriori approfondimenti, si potranno fare in altri contesti. Ma oggi il messaggio dell’aula è chiaro. La riprensione, intesa come semplice ammonimento, come “buffetto”, non può trovare spazio per reati come le molestie sessuali o le violenze sui minori. Non può nemmeno essere prevista come possibilità. Accolgo con soddisfazione questo risultato e mi auguro soprattutto che le vittime trovino il coraggio di denunciare. Questo è l’obiettivo più importante.
Miriam Farinelli (RF): È una pena minimale, non adeguata, che ritengo veramente inutile e pericolosa, considerata la gravità che sta dietro a questo evento. Oggi togliamo quella che considero una macchia nella legislazione che tutela le persone colpite da reati di violenza sessuale. Parlo di persone, uomini o donne. Più frequentemente sono donne, ma non dobbiamo dimenticare che possono essere colpiti anche gli uomini. Abbiamo colto un’occasione che ritengo un segno di civiltà. Per questo esprimo la mia soddisfazione per il risultato raggiunto. Sinceramente penso che una previsione del genere non avrebbe dovuto nemmeno essere scritta, ma oggi rimediamo.
Giovanna Cecchetti (indipendente): Intervengo anch’io su questo progetto di legge che va a modificare l’articolo 21 bis e 171 bis del codice penale. Ovviamente non può che esserci soddisfazione, credo, da parte di chi mi ha preceduto e direi di gran parte, se non di tutta l’aula. Questo perché, se in un primo momento con il decreto 161 dell’ottobre 2024 veniva introdotto il reato di molestia sessuale – e questo non poteva che essere accolto con grande soddisfazione da tutta l’aula – dall’altra parte ricordo che già allora vi furono molte perplessità rispetto allo strumento previsto, cioè la riprensione, che poteva essere applicata come una delle possibili pene per quel reato. La riprensione è una di quelle pene che, rispetto al reato compiuto, non solo risulta lieve, inadeguata e inutile, ma porta con sé anche possibili rischi di ritorsioni e conseguenze che potrebbero sfuggire di mano, diventando ancora più dure per chi denuncia e per chi subisce un reato di molestia sessuale. Consentitemelo: è anche il retaggio di un passato, di un patriarcato che dovrebbe essere ormai superato. Mi fa molto piacere, come è stato sottolineato e come condivido anch’io nelle parole di Alice Mina, che si debba andare oltre: non devono esserci appartenenze politiche, ma neppure di genere. Il fatto che questo progetto di legge sia stato voluto non solo dalle donne, ma anche da molti uomini che compongono quest’aula consiliare, consegna un segnale molto forte e chiaro di quanto la riprensione sia vista come una pena lieve e inadeguata.
Emanuele Santi (Rete): Posso dire che questo tema non nasce oggi: lo portiamo avanti da tre, quattro anni. Come gruppo lo abbiamo portato all’attenzione dell’aula forse in qualunque occasione in cui ci sia stata la possibilità di presentare emendamenti, nelle leggi sviluppo, nelle leggi finanziarie, in ogni spazio utile. Quando si parla di molestie sessuali, prevedere nel codice penale una pena come la riprensione – che lo ribadisco è un buffetto, un richiamo verbale – per un reato che a nostro avviso è molto più grave e va adeguatamente trattato, non era accettabile. Abbiamo sempre chiesto che questa pena fosse tolta dall’ordinamento. Non era una cosa difficile, ma per tre o quattro anni abbiamo visto l’aula dividersi: c’era chi nicchiava, chi diceva “sì, lo faremo”, chi invece spingeva. Rete ha sempre avuto una posizione univoca, altri meno. Arriviamo alla legge di bilancio 2025 per l’anno 2026: Rete e gli altri gruppi di opposizione ripresentano l’emendamento. A conclusione di quel lungo dibattito, l’accordo tra maggioranza e opposizione è stato quello di depositare un progetto di legge per togliere finalmente questa pena anacronistica dal codice penale per il reato di molestia. Abbiamo firmato tutti il progetto di legge, ma anche dopo, in Ufficio di Presidenza, qualcuno cercava ancora di prendere tempo, chiedendo un passaggio in Commissione. È chiaro che quando si cerca di allungare i tempi non si è tutti convinti, anche se si è firmato. Oggi chiediamo la procedura d’urgenza e finalmente l’aula si esprime. Ci sono stati gruppi che hanno votato subito per portare avanti il provvedimento, e li ringrazio, e altri che hanno cercato ancora di prendere tempo. Noi siamo stati coerenti e abbiamo spinto da anni affinché fosse tolta questa pena anacronistica. Il “buffetto” per un reato di tale gravità non era più accettabile per il nostro ordinamento. Siamo quindi molto contenti che oggi si arrivi a questo progetto di legge con procedura d’urgenza. Sarebbe dovuto arrivare molto prima, ma i tempi della politica, per mettere d’accordo tutti, a volte sono questi. Oggi però togliamo la riprensione da un reato grave come la molestia sessuale, una pena che non era più adeguata. Ringrazio l’aula per aver votato la procedura d’urgenza e per il sostegno a questo progetto di legge.
Nicola Renzi (RF): Siamo soddisfatti, finalmente, di vedere il compimento di un percorso che è stato lungo, e lasciatemi dire troppo lungo. Siamo venuti in aula più volte. La mia forza politica, in alcuni casi insieme ad altri partiti di opposizione, in altri casi da sola, credo abbia proposto per almeno quattro diverse volte lo stesso emendamento: emendamenti formali diretti a modificare la legge oppure ordini del giorno tesi proprio ad eliminare questa tipologia di pena. Per chi ci ascolta spieghiamo una cosa molto semplice. È stato introdotto il reato di molestia sessuale e si è stabilito – non noi, perché noi non eravamo affatto concordi – che potesse essere punito con la multa, con la detenzione nei casi più gravi e con la riprensione. Noi abbiamo detto in maniera molto chiara che questa pena, che dovrebbe avere anche una funzione riabilitativa, ci sembrava un retaggio del passato inaccettabile. Non vogliamo l’ergastolo per nessuno, ma una sanzione deve essere proporzionata e avere efficacia deterrente. Abbiamo sempre sostenuto questa linea, riconoscendo anche con lealtà che l’introduzione del reato di molestia sessuale era comunque un passo avanti. Da lì è iniziata la nostra battaglia per eliminare la riprensione. Purtroppo il tema si è accavallato con altre questioni di attualità, e questo è stato uno dei primi rammarichi. Le leggi dovrebbero essere astratte e generali, non fatte per qualcuno o contro qualcuno. Devono valere per il futuro. Il tempo necessario per arrivare a questo obiettivo è stato, a nostro avviso, troppo lungo. Ci è stato detto che non era la legge sviluppo il veicolo giusto, poi che non era la legge di bilancio. L’opposizione utilizza gli strumenti normativi disponibili, perché un progetto di legge autonomo avrebbe avuto tempi lunghissimi. Oggi, invece, devo riconoscere un atteggiamento finalmente serio da parte della stragrande maggioranza dell’aula. Quando si è arrivati alla legge finanziaria e la maggioranza ci ha chiesto quali fossero le condizioni per consentire la conclusione dell’iter, noi, come forze di opposizione, siamo stati concordi nel chiedere un impegno preciso: predisporre, sottoscrivere e depositare un progetto di legge che abolisse la riprensione per questo reato e discuterlo con procedura d’urgenza. Questo è ciò che abbiamo chiesto e questo è ciò che, purtroppo dopo due anni, siamo riusciti ad ottenere. Oggi siamo davvero soddisfatti del passo che stiamo per compiere. Ci dispiace per il tempo perso, ma siamo convinti che questo sia un vero passo avanti, un passo di modernità e di civiltà per il nostro Paese.
Michela Pelliccioni (indipendente): Intervengo molto volentieri in questo dibattito perché credo che sia un momento importante per questo Paese e che questo Parlamento abbia finalmente trovato la quadra su un argomento dal quale non si può prescindere: la violenza in questo Paese non può essere tollerata né attenuata in alcun modo. L’excursus storico di come siamo arrivati alla presentazione di questo progetto di legge è già stato chiaramente e molto bene ricostruito dai colleghi che mi hanno preceduto. È evidente che rimane un rammarico per il pregresso, ma è un rammarico che oggi lascia spazio alla soddisfazione per una condivisione finalmente raggiunta. Qualcuno può anche ravvedersi sulla via di Damasco, ma ciò che conta è che alla fine si sia trovata una sintesi su un tema sul quale le opposizioni non avevano alcuna intenzione di prescindere. Oggi arriva in aula un progetto di legge che elimina la riprensione quale sanzione per chi compie violenza. Nei casi in cui la misura debba essere attenuata esiste comunque un giudice che può valutare la gravità del fatto e modulare la sanzione. Ma in nessun caso un “buffetto” può essere considerato accettabile, soprattutto su reati di questo tipo. Voglio anche ricordare che, nel momento in cui abbiamo modificato il codice penale per i reati contro gli animali – passaggio che ritengo importante e che ho sostenuto personalmente – non poteva essere accettabile che la violenza contro gli animali fosse sanzionata in maniera più severa rispetto alla violenza di genere. Questo credo sia stato uno degli elementi che ha contribuito a far maturare una diversa consapevolezza rispetto alla valutazione iniziale. Oggi possiamo dire che questa modifica andava fatta ed è stata finalmente fatta. Si è trovato un maggiore equilibrio nell’impianto sanzionatorio penale rispetto ad altre tipologie di reato, comprese quelle appena richiamate. Il mio voto personale sarà favorevole a questo progetto di legge che ho firmato in prima persona. Mi auguro che quest’aula sappia trovare sempre più spesso momenti di sintesi ed equilibrio come questo, perché sui reati contro la persona e sui temi che hanno una forte valenza sociale il Parlamento deve farsi trovare pronto e compatto.
Silvia Cecchetti (PSD): Ovviamente esprimo grande soddisfazione per essere riusciti a terminare, direi a completare, l’iter di definizione del reato di molestie sessuali. Mancava proprio questa parte, mancava la parte più importante, direi la ciliegina sulla torta: togliere la pena della riprensione da un reato così grave. Lo abbiamo detto in tanti e io per prima credo che questo sia un grande atto di civiltà giuridica. Dopo aver approvato la normativa che elimina l’obbligo di rinunciare alla cittadinanza, oggi togliamo anche la riprensione dal reato di molestie sessuali. In entrambi i casi compiamo un grande passo di civiltà giuridica e di modernizzazione del nostro sistema. È nostro compito, perché la società cambia. E ricordo che siamo stati tra i primi a introdurre il reato di molestie sessuali, dando anche lì un segnale di grande sensibilità e civiltà giuridica. Era rimasta questa pena che non era adeguata alla gravità del reato. Oggi non facciamo solo un atto simbolico, facciamo un atto concreto: questo Parlamento sta dicendo che non è possibile punire con la riprensione chi ha posto in essere condotte così gravi. Accolgo quindi questa abrogazione in termini assolutamente favorevoli. Devo dire che l’aria che tira questa settimana in Consiglio Grande e Generale mi piace molto, perché stiamo adeguando e modernizzando la normativa sammarinese e lo stiamo facendo insieme. È vero che le opposizioni hanno sollecitato più volte questo passaggio e ci siamo riusciti trovando una sintesi in sede di approvazione del bilancio. Oggi, con la procedura d’urgenza e con la condivisione di tutti i gruppi consiliari, compiamo anche questo passo. Credo che stiamo facendo un buon lavoro e dimostrando al Paese che quando il Parlamento, maggioranza e opposizione, lavora con dedizione su ciò che serve, riesce a portare risultati apprezzabili. Ringrazio anche l’Unione Donne Sammarinesi, che più volte ha sollecitato il Parlamento a fare questo ultimo passo. Oggi possiamo ritenerci soddisfatti per il lavoro svolto.
Vladimiro Selva (Libera): Anch’io esprimo soddisfazione per questo passaggio di modifica normativa e condivido quanto detto rispetto all’indirizzo che questo Consiglio sta dando. Vorrei però sottolineare anche l’importanza di ciò che è stato fatto l’anno scorso. La Convenzione di Istanbul è del 2011 ed è entrata in vigore nel 2014. San Marino solo nel 2024 ha introdotto il reato di molestia sessuale. Credo che questo vada ricordato e che dobbiamo esserne orgogliosi: è stata questa maggioranza a portare un decreto che ha introdotto nel nostro ordinamento una tipologia di reato che fino ad allora non era prevista in modo autonomo e chiaro. È vero che oggi togliamo la riprensione, e va bene così. È giusto che anche l’opposizione rivendichi la soddisfazione per questo risultato. Ma non dimentichiamo che il reato di molestia sessuale è stato introdotto con il decreto del 2024, che ha fatto anche molte altre cose importanti in materia di violenza di genere. All’epoca, nella discussione, era evidente che la maggioranza avrebbe voluto non utilizzare la riprensione come pena minima. Tuttavia, con gli strumenti democratici e con il regolamento alla mano, si arrivò a un compromesso, lasciando quella previsione. Oggi facciamo un correttivo. Non stiamo facendo tutto oggi: stiamo perfezionando un percorso già avviato. Libera, coerentemente con la posizione espressa allora, sostiene che la pena della riprensione non sia adeguata. Non tanto perché la multa produca effetti radicalmente diversi, ma perché il messaggio rispetto alla gravità del comportamento deve essere chiaro. Per questo sosterremo e voteremo favorevolmente questo progetto di legge.
Francesca Civerchia (PDCS): Abbiamo affrontato questa mattina un tema molto importante che non riguarda soltanto l’ordinamento giuridico, ma il senso profondo della nostra comunità sammarinese, la funzione della pena e la tutela della persona e della sua dignità. Sono temi che uniscono e devono sempre unire quest’aula consiliare. La cosiddetta riprensione rappresenta storicamente una delle pene più lievi previste dal nostro codice penale. È un istituto antico, nato in un contesto nel quale l’ammonimento pubblico aveva un forte valore sociale, educativo e riparativo. Tuttavia la nostra società è cambiata, sono cambiati i rapporti sociali, la sensibilità collettiva e la consapevolezza rispetto a determinati comportamenti, in particolare quando incidono sulla dignità, sulla libertà e sull’integrità delle persone. Ritengo, anche sulla base delle numerose indicazioni provenienti dagli organismi internazionali, che la pena debba avere una funzione non solo sanzionatoria ma anche educativa e rieducativa. Tuttavia essa deve sempre essere proporzionata alla gravità del fatto. La proporzionalità è il principio cardine della giustizia. Nel dibattito abbiamo considerato anche il contributo del Grevio attraverso le sue raccomandazioni, che deve rappresentare un elemento prezioso per svolgere al meglio il nostro lavoro e definire in modo adeguato la norma. Quando ci troviamo di fronte a reati che ledono in modo serio la dignità della persona, penso ad esempio alle fattispecie che riguardano molestie e comportamenti offensivi della sfera personale, le pene oggi devono essere inasprite. Non si tratta di cedere a logiche giustizialiste o a pulsioni emotive, ma di garantire coerenza tra il disvalore sociale del fatto e la risposta dell’ordinamento. Una pena percepita come eccessivamente lieve rischia infatti di minare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nelle istituzioni. Allo stesso tempo dobbiamo evitare scelte frettolose o simboliche su tematiche così delicate. Il dibattito, il confronto e la riflessione devono essere ponderati e indispensabili. Occorre rafforzare criteri di applicazione chiari e rigorosi, assicurandosi soprattutto che la vittima sia sempre adeguatamente tutelata, ascoltata e mai lasciata sola. La nostra Repubblica ha una tradizione giuridica antica, che rispettiamo per le sue peculiarità, ma è necessario procedere a un ammodernamento e a un aggiornamento in base alle esigenze dei cittadini, nel pieno rispetto dell’ordinamento. Concludo sottolineando che questa norma si inserisce in un sistema più ampio di interventi su cui abbiamo lavorato in questa e nella scorsa legislatura per contrastare in modo deciso la violenza contro le donne. Ringrazio tutte le persone, consiglieri e non consiglieri, che hanno dato il proprio contributo, tra cui anche l’Authority per le Pari Opportunità, che già dalla scorsa legislatura ha fornito un significativo apporto per rafforzare i presidi a tutela delle persone più fragili: bambini, adulti fragili e donne. Occorre sempre mettere al centro il cittadino, la persona, la dignità umana e la credibilità delle istituzioni. Per questo la Democrazia Cristiana voterà favorevolmente questo progetto di legge, che riteniamo un passo civile e dignitoso.


