Politica

Caso Bulgari, DEMOS chiede chiarezza e responsabilità politiche

Alla luce delle recenti indagini su un presunto piano parallelo volto a mettere in difficoltà la Repubblica di San Marino nel suo percorso verso l’Europa, DEMOS è intervenuta pubblicamente per chiarire la propria posizione e prendere le distanze da quanto emerso. Nel comunicato diffuso il 10 febbraio, il movimento afferma di ritenere “doveroso intervenire per chiarire la propria posizione e stigmatizzare quanto emerso”.

DEMOS dichiara di schierarsi “a fianco delle istituzioni sammarinesi” e ribadisce “il proprio pieno sostegno alle istituzioni della Repubblica di San Marino, con particolare riferimento al Tribunale, che rappresenta il baluardo della legalità e della trasparenza nel nostro Paese”. Allo stesso tempo, viene richiesta “la massima celerità possibile” nello svolgimento delle indagini, chiedendo che siano resi pubblici “il quadro probatorio e i nomi degli indagati nel più breve tempo possibile”.

Nel testo viene sottolineata la necessità di evitare che il Paese ricada “in un clima di caccia alle streghe, come già accaduto in passato, con gravi danni per la coesione sociale e l’immagine internazionale della Repubblica di San Marino”. Secondo DEMOS, “solo una gestione rapida e trasparente delle indagini può scongiurare il ripetersi di tali errori”.

Il movimento evidenzia inoltre che “la portata di queste indagini va oltre la dimensione giudiziaria” e che esse pongono “questioni politiche di estrema importanza che non possono e non devono essere sottovalutate”. Viene quindi richiesto di affrontare apertamente “il dato politico derivante da tali eventi, senza cercare di minimizzare o eludere responsabilità”.

Un passaggio centrale del comunicato è dedicato all’ormai noto “affare bulgaro”, che secondo DEMOS sarebbe stato gestito “con evidenti implicazioni politiche dalla maggioranza e, in particolare, dalla Democrazia Cristiana”. Il movimento richiama il tema della gestione delle Banche di Territorio Sammarinesi, definite “da sempre soggette a influenze politiche”, e afferma che “la maggioranza e la Democrazia Cristiana devono assumersi le proprie responsabilità politiche”.

Nel testo viene citata in particolare la decisione di abolire la legge sulle fondazioni bancarie, scelta che “ha aperto la strada alla vendita della Banca di San Marino alla Starcom Holding”. Decisioni di questo tipo, secondo DEMOS, “non possono essere trattate come semplici errori tecnici o amministrativi”, poiché “rappresentano una chiara compromissione degli interessi del Paese”.

Il comunicato richiama anche le possibili ripercussioni sul percorso di associazione europea, affermando che la vicenda “rischia di compromettere gravemente il percorso di associazione europea della Repubblica di San Marino”, in un contesto già segnato da “una crescente crisi di fiducia verso il sistema Paese”. Una crisi che, secondo DEMOS, avrebbe “un preciso responsabile politico, che non può essere ignorato”.

Di fronte a quello che viene definito “un evidente fallimento”, il movimento ritiene “indispensabile un atto di responsabilità da parte di chi ha governato il Paese fino ad oggi”. La gravità della situazione imporrebbe che “molti rappresentanti facciano un passo indietro, a partire dal Governo”, poiché “solo un ritiro responsabile, coordinato e finalizzato all’interesse della Repubblica potrà restituire credibilità e fiducia alla nostra comunità”.

DEMOS sottolinea infine che “sono ormai passati quattro mesi dalla prima indagine, e ad oggi non sono stati resi noti i nomi dei soggetti coinvolti, né si sono registrate dimissioni”, evidenziando come la situazione abbia ormai “raggiunto proporzioni insostenibili”. Per questo, “il Tribunale, il Consiglio e tutte le istituzioni coinvolte devono fare sistema e agire con la massima rapidità per accertare responsabilità giuridiche e politiche”.

Il movimento conclude affermando che “continuerà a vigilare e a lavorare affinché la verità emerga” e ribadendo “la necessità di un referendum confermativo per l’accordo di associazione”, ritenendo che “solo con un sano, serio e sereno confronto democratico” sia possibile riaffermare l’affidabilità della Repubblica nel rispetto degli standard internazionali.