Arriva il nuovo “Polo della Sicurezza”. I lavori al via nell’estate prossima. Sarà ubicato a Valdrgone, per ospitare Gendarmeria, Polizia Civile e Centro Operativo Interforze
Angela Venturini
Primo stanziamento per il “Polo della Sicurezza” a Valdragone, un’opera che va ad inserirsi in un lotto di quattro progetti in totale, tutti finanziati con i proventi dell’IGR: piazzale Malagola e Cinema Turismo, riscaldamento piscina Multieventi. Risorse straordinarie destinate a grandi opere infrastrutturali. Il tutto, circoscritto in un nuovo concetto di edificabilità e sostenibilità ambientale, ma anche di una nuova ecologia politica.
“C’è per prima cosa l’obiettivo di non sprecare e non disperdere risorse” spiega il Segretario al Territorio Matteo Ciacci in conferenza stampa; a fianco del Segretario agli Esteri Luca Beccari; al comandante della Gendarmeria, Generale Maurizio Faraone; all’architetto Lucia Mazza, direttore AASPL. “Abbiamo stanziato somme e definito progetti che sono già in fase esecutiva” continua Ciacci, entrando in dettagli, poi esplicitati anche dagli altri relatori, ciascuno per le sue competenze. “Con questo intervento – prosegue – andiamo a liberare spazi al Kursaal, che potranno essere destinati al potenziamento della politica congressuale. Stiamo ragionando anche su RTV”.
Il nuovo Polo della Sicurezza troverà sede negli ex magazzini Forcellini di Valdragone. È un immobile di proprietà dell’Ecc.ma Camera, in una posizione baricentrica, ottimale per i servizi e le funzioni svolte dalla Gendarmeria. Qui troveranno nuova collocazione anche la Brigata di Borgo, la Protezione Civile e il Centro Operativo Interforze. In tutto, 4500 metri quadri di superficie, per un costo finale stimato in circa 1700 euro al metro quadro; 7 milioni e mezzo il totale. Per la prima fase sono stati stanziati 3 milioni e 600 mila euro. La cronologia prevede l’avvio dei lavori per la prima fase entro l’estate 2026 e riguarderà la ristrutturazione dell’involucro esterno. Questi lavori dovranno essere terminati in 18/24 mesi. La seconda fase, invece, riguarderà le finiture interne, ma non è stata ancora avviata la progettazione.
“L’investimento nella riorganizzazione delle sedi per le forze di polizia – chiarisce il Segretario Luca Beccari – non è un mero esercizio stilistico, ma è un ragionamento funzionale al miglioramento del servizio”. Racconta anche che, nella disamina dei progetti rimasti nel cassetto durante gli ultimi 15 anni, c’era il tratto comune di ridare valore al patrimonio immobiliare dello Stato e di riorganizzare le sedi degli organismi che operano per la sicurezza dei cittadini. “Abbiamo anche la necessità di adeguarci agli standard europei non solo per la logistica, ma anche per tutelare le attività di investigazione, la confidenzialità dei dati e la conservazione dei documenti; nonché di predisporre le garanzie necessarie in caso di fermo temporaneo e standard più evoluti per la gestione degli equipaggiamenti, in particolare le armi”.
“È un sogno che si avvera” interviene il Comandante Faraone, senza nascondere né l’emozione, né i sentimenti di gratitudine per il governo e per i tecnici che stanno lavorando al progetto. “Un sogno – prosegue – che ha attraversato tutta la linea di Comando degli ultimi 30 anni”. E ancora, più nel merito: “Sicurezza non è solo il gendarme in mezzo alla strada, ma un sistema complesso che comprende la sede operativa e i servizi offerti ai cittadini”.
Di taglio urbanistico la spiegazione dell’architetto Lucia Mazza: “In linea con la nuova politica ambientale, abbiamo adottato un’impronta ecologica forte: no demolizione, ma ristrutturazione, per evitare il consumo di suolo. Sono stati progettati interventi antisismici e antincendio, che portano ad una vita nominale dell’edificio almeno di 100 anni”. Lo staff è composto dall’architetto Marco Renzi, responsabile unico, affiancato dall’architetto Venturini e all’ingegner Silvagni. “Abbiam voluto un approccio all’avanguardia adottando la progettazione integrata, per arrivare ad un prodotto che non dia sorprese sul cantiere, così come chiede l’Europa”.
Ma si cambia registro anche da punto di vista finanziario, chiarisce Beccari: “Si entra nella logica della programmazione finanziaria, perché le infrastrutture hanno bisogno di piani pluriennali. Così è più corretto anche il bilancio e più fedele a quello che si fa realmente. Insomma, un impatto più sostenibile anche economicamente”.
“Un lavoro di squadra – chiude Ciacci – che mira non solo a migliorare le sedi della PA, ma anche ad aumentare il benessere dei lavoratori per fornire servizi di sempre maggiore qualità in funzione dei cittadini, senza perdere tempo, né risorse”.



