Politica

Beccari sul decreto accoglienza: non è corretto etichettare un cittadino palestinese come un potenziale terrorista

Angela Venturini

Arriva nella prima seduta consiliare del 2026 il Decreto legge: “Introduzione straordinaria e temporanea del permesso di soggiorno provvisorio per emergenza Palestina”. Ovvero quelle misure che, su mandato esplicito del Consiglio, sono state approntate per l’accoglienza di un numero limitato di Palestinesi e che andranno in vigore solo dopo la ratifica del Consiglio, diversamente da quanto avviene di solito con l’entrata in vigore immediata all’emanazione del decreto.

Tengo a precisareha spiegato il Segretario agli Esteri Beccari nel corso della conferenza stampa del Congresso di Stato – che il Decreto nasce come misura di attuazione di un ordine del giorno adottato dalla Commissione Esteri, in linea con altri Ordini del giorno del Consiglio, che in più occasioni si è espresso attorno alla vicenda palestinese. In particolare, sull’emergenza umanitaria universalmente riconosciuta”.

Dal punto di vista politico, tutta l’azione si distingue su due piani: uno, riguarda il percorso di riconoscimento dello Stato palestinese e il sostegno in ambito internazionale offerto all’emergenza umanitaria, tramite la Segreteria Esteri, anche con contribuzioni; l’altro concerne quanto è stato chiesto dal Consiglio al fine di mettere in campo delle misure di accoglienza.

Sono provvedimenti che si realizzano a misura del nostro Stato – ha puntualizzato Beccari – perché San Marino non ha i mezzi, né le disponibilità, né la condizione oggettiva di poter avviare grandi programmi. La vicina Italia, ad esempio, sin dall’inizio delle ostilità su Gaza, ha messo in piedi corridoi umanitari, progetti di collaborazione, gestione dei profughi e di prima accoglienza”

Ha continuato: “Io credo che questa misura sia in linea non solo con le tradizioni della Repubblica, ma anche con i provvedimenti adottati a seguito della guerra in Ucraina”. Al tempo, arrivarono in un mese circa 320 ucraini, per i quali fu messa in campo un’importante macchina di accoglienza e di gestione dei profughi, con la collaborazione della società civile, senza disordini, senza episodi negativi. Oggi, la maggior parte di loro è tornata via e solo una minima percentuale è rimasta in territorio, temporaneamente, in virtù di un permesso speciale.

Abbiamo pensato di mutuare in larga parte il modello già adottato, con ulteriori accorgimenti. In questo caso, abbiamo stabilito un limite massimo di accoglienza pari a 30 unità. Che è un limite non valicabile, neppure con eventuali ricongiungimenti familiari. Abbiamo fatto delle verifiche dal punto di vista della disponibilità abitativa presso privati perché gli alloggi a disposizione dello Stato devono rimanere tali, per eventuali emergenze che possono verificarsi anche tra i nostri cittadini”.

Quindi, non c’è ragione per alcuna preoccupazione da parte della gente, anche perché le persone che arriveranno dovranno essere in regola, cioè devono avere tutti i documenti di viaggio del territorio dove vivono, dovranno avere un visto Schengen e un permesso provvisorio per San Marino. Il decreto ha una natura emergenziale e non ha le caratteristiche di legge, cioè non è un provvedimento permanente. Il Consiglio potrà eventualmente presentare emendamenti per renderlo ancora migliore.

Non c’è nessuna intenzione da parte del governo, né della maggioranza, né delle opposizioni, a creare un corto circuito nel territorio. Non credo sia corretto etichettare un cittadino palestinese come un potenziale terrorista, o come un potenziale estremista islamico. Ci vuole rispetto per le persone e per le culture diverse dalla nostra. Noi siamo la terra della libertà e della democrazia: non dobbiamo diventare la terra della xenofobia e del razzismo. Dobbiamo sicuramente tutelare le prerogative di San Marino, che facciamo quotidianamente, a prescindere. Ma non dobbiamo perdere la testa per un programma di accoglienza, che ha una finalità umanitaria, nel contesto di una tragedia enorme. Siamo perfettamente lucidi e consapevoli per gestire in tranquillità questa emergenza. Che comunque sarà al vaglio del Consiglio, e il Consiglio decide in maniera sovrana”.