Opinioni

San Marino. La stabilità e la reputazione della Repubblica non sono un dato acquisito: sono il risultato di comportamenti coerenti, trasparenti e istituzionalmente solidi

di Giacomo Volpinari

Negli ultimi giorni il dibattito pubblico attorno all’affaire Banca di San Marino ha riportato al centro dell’attenzione il tema della solidità del nostro sistema istituzionale e dell’efficacia dei meccanismi di controllo. Evitando di intervenire su tematiche che riguardano l’autorità giudiziaria esprimo un pensiero.

La Repubblica di San Marino dispone, sulla carta, di un impianto normativo articolato in materia bancaria e finanziaria. Negli anni il quadro regolatorio è stato oggetto di un numero considerevole di interventi, adottati anche per conseguire il riconoscimento formale di conformità agli standard internazionali.

Sul piano formale, dunque, le regole esistono e, in diversi ambiti, risultano estremamente stringenti — talvolta persino più rispetto ad altri ordinamenti.

Permangono tuttavia evidenti lacune in alcuni profili strutturali dell’architettura complessiva del sistema.

L’esperienza istituzionale insegna che la mera previsione normativa non costituisce mai, di per sé, garanzia di efficacia sostanziale. In più occasioni questo abbiamo potuto constatarlo a discapito di tutto il sistema e con ricadute pesanti sui cittadini.

Il corretto funzionamento di un sistema non dipende (solo) dalla quantità della legislazione, ma dalla sua qualità, dalla sua applicazione coerente e, soprattutto, dalla cultura della responsabilità che permea gli organi decisionali.

Dipende dalla capacità delle Istituzioni di esercitare le proprie funzioni con competenza, continuità e orientamento alla tutela dell’interesse collettivo, non particolare.

È quindi necessario che il confronto pubblico non si limiti alla verifica dell’esistenza delle norme, ma si estenda alla loro effettiva attuazione, alla qualità dei processi decisionali e alla maturità culturale ed etica con cui vengono esercitate le responsabilità pubbliche.

La stabilità e la reputazione della Repubblica non sono un dato acquisito: sono il risultato di comportamenti coerenti, trasparenti e istituzionalmente solidi. Rafforzare la cultura della responsabilità significa consolidare lo Stato di diritto nella sua dimensione sostanziale, non soltanto formale. È su questo terreno che si gioca la reale credibilità del sistema.

Nel corso della mia esperienza professionale e istituzionale ho avuto modo di confrontarmi costantemente con queste tematiche, formulando nel tempo moniti e proposte che avrebbero potuto contribuire a prevenire criticità oggi nuovamente evidenti.

Non si tratta di rivendicare posizioni personali, ma di prendere atto che l’assenza di interventi tempestivi e sostanziali continua a trasformare rischi prevedibili in problemi concreti, riproponendo ciclicamente situazioni che avrebbero potuto essere affrontate per tempo.