Opinioni

Matteo Zeppa in comma comunicazioni. La relazione delle Forze di Polizia dovrebbe diventare la guida per leggi più appropriate. È un grido d’allarme

È sempre opportuno rendere merito alle attività delle Forze di Polizia, che vengano svolte in maniera congiunta o autonoma, attraverso l’analisi successiva dei loro report annuali.

Questi documenti rappresentano uno spaccato che traccia, con numeri ed esempi alla mano, il solco di un lavoro molte volte, e forse troppe, sommerso; un lavoro che i nostri Corpi, anche attraverso la collaborazione con gli apparati statali predisposti, svolgono quotidianamente.

Proprio nella Relazione annuale 2025 del Settore Indagine e Controllo delle Attività Economiche della Polizia Civile, recentemente inviata in copia a tutti i Consiglieri, troviamo conferma dellennesimo grido di allarme. Un allarme su problematiche endemiche e sistemiche posto all’attenzione della politica, che salvo in rarissimi casi, sceglie -colpevolmente- di restare sorda e silente.

Facciamo finta di non vedere distorsioni colossali, in settori merceologici “sensibili” che vengono segnalati da anni!!!

La relazione fornisce esempi impietosi sul miserevole stato a cui le nostre Forze dell’Ordine – ed ancor più in generale, tutti coloro che lavorano nel sistema controlli” – sono quotidianamente soggette. Casi che non dovrebbero neppure sorprendere più di tanto, se poi avvengono vicende (seppur differenti) come di quelle che discuteremo questo pomeriggio.
Si parla, e si parlerà del concetto di “far squadra”, o “fare sistema”. Ma evidentemente a pochi soggetti è concesso il diritto di pugnalarlo quel sistema, concedendogli una liberà di azione che ben poco ha a che fare con le regole democratiche.

Sarebbe realmente necessario fare di tutto per consentire a chi opera nel controllo di questi settori nelle condizioni di lavorare al meglio: con un percorso certo, fatto di strumenti normativi chiari, appropriati e di immediato monitoraggio, unite alla certezza della pena.

Ma evidentemente, per taluni che avrebbero il dovere di legiferare a fronte di continue segnalazioni – a maggior ragione quando lo stato dell’arte passa da “singolo fenomeno distorsivo” a “prassi consuetudinaria” – il peso di questi report viene ridotto a carta straccia, destinata a prendere polvere in qualche cassetto, pronti nell’essere archiviati.

D’altra parte, occorrerebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che il “Paese reale” è esattamente quello che percepiamo da diversi anni: un Paese dove certi soggetti possono anche permettersi di entrare in una banca – pare restandoci anche per giorni – spadroneggiando totalmente indisturbati.

È solo l’ultimo esempio della necrosi di un male evidente: siamo un Paese senza più anticorpi. Quei pochi che abbiamo, vengono depotenziati nel miglior caso, attraverso l’attività iper burocrate e farraginosa, o da veti incomprensibili. Andrebbe pertanto interrotta la solita narrazione, simile all’atteggiamento delle cicale che si beano cantando le novelle di un “Paese perfetto” – un’immagine che diffusamente, ed erroneamente, esportiamo fuori dai nostri confini – per iniziare una seria analisi di quanto ciò non corrisponda affatto alla realtà.

Un’analisi approfondita che dovrà chiamare in causa lintera classe politica, limprenditoria, le varie rappresentanze e la società intera -sempre che ne siano capaci- ponendo fine alla favola del ritenerci un “super popolo eletto“. La miserevole condizione in cui versa chi contrasta le attività illecite è attestata, del resto, proprio da queste Relazioni, ed anche -altre volte- dalle audizioni che avvengono nelle varie Commissioni Istituzionali.

Leggendo queste pagine emerge un quadro che ha il dovere di non farci dormire tranquilli, anzi… Ciò che è riportato nella relazione del SICAE è estremamente preoccupante; l’altra faccia della medaglia ci mostra che, fuori dai nostri confini, hanno ormai imparato che qui è possibile delinquere. E, soprattutto, farla franca. E’ un dato incontrovertibile.

Proprio così. Perché di fronte alle innumerevoli sollecitazioni (che in taluni casi, sono reiterati da anni) di modifica poste in essere degli organismi di controllo interni verso leggi monche, incomplete, vetuste o che addirittura aprono nuovi scenari incredibilmente pericolosi ed insensati – si veda la recente normativa sulle sandbox, quasi interamente regolamentata da Segretari di Stato che ne emanano persino i decreti attuativi o i regolamenti – coloro che hanno intenzioni fraudolente sanno studiare benissimo il nostro sistema, ed è davvero imbarazzante percepire che ancora non lo si è capito…  E, come si apprende dalla relazione, sanno perfettamente di poter venire a San Marino, aprire un’attività e operare nellombra, con un rischio d’impresa che rasenta lo zero. Creando, a cascata, il fenomeno della concorrenza sleale, verso coloro che fanno impresa vera e seria!

Volete un esempio di come lo Stato, paradossalmente, si renda complice di questa situazione? L’impianto sanzionatorio introdotto da diversi decreti. Per le irregolarità, viene sistematicamente applicato il minimo edittale di 200 euro, che con l’oblazione volontaria si riduce a 100 euro. Cento euro. Vi rendete conto?

Per un truffatore che movimenta centinaia di migliaia di euro in frodi carosello, 100 euro non sono una sanzione. Per un truffatore professionista, capace nel drenare centinaia di migliaia di euro in frodi carosello, 100 euro non sono una multa. Sono una mancia!  Sono un banalissimo costo di gestione. E questo lo dice chiaramente la Polizia Civile: Lattuale impianto sanzionatorio risulta, paradossalmente, incentivante nei confronti degli operatori economici che intendono svolgere attività illecite.

Lo stesso Decreto ha, di fatto, soppresso le verifiche preventive per il rilascio delle licenze. Oggi scopriamo chi entra nel nostro tessuto economico solo al momento del primo accesso in sede, perdendo ogni controllo preventivo sul territorio.

Il settore maggiormente a rischio è quello legato all’E-commerce, vendite a distanza e -come dicevo la volta scorsa- in logistiche che non hanno neppure un lavoratore! Solo nei primi quattro mesi del 2025, la nostra Polizia ha ricevuto 3.440 telefonate da consumatori italiani truffati. Ci sono soggetti che affittano 20 metri quadrati, usano nomi di altre aziende, vendono merce in dropshipping, modello di vendita online in cui il venditore (dropshipper) propone prodotti ai clienti senza possederli fisicamente in magazzino. Quando un ordine viene effettuato, il venditore lo trasmette a un fornitore terzo, che si occupa di imballaggio e spedizione direttamente al consumatore finale. Quindi merci che non solo non si possiedono fisicamente, che si vendono online, truffando l’acquirente, e rendendosi irreperibili -ovviamente- per i resi o reclami.  Ciò genera un danno reputazionale mostruoso per San Marino.

E sapete qual è il risultato pratico, evidenziato dalla Relazione?  Che un funzionario di Polizia ha passato quasi il 40% del suo tempo lavorativo al telefono a fare da centralinista per le lamentele, anziché poter indagare.

Nel settore delle bevande, società di recente costituzione frammentano gli acquisti sotto i 5.000 euro per eludere il visto merci, spedendo a società italiane “apri e chiudi” destinate a non versare l’IVA. Fatto ancor più grave, riprendendo le parole esatte della Relazione: “Relativamente ai settori sensibili… si riscontra una concentrazione delle vendite in specifiche aree geografiche del territorio italiano, corrispondenti spesso a zone in cui risultano radicate organizzazioni malavitose.”.  Verrebbe da dire che stiamo fornendo, noi stessi, attraverso leggi oscene, normative monche e desuete, impossibilità di prevenzione pro attiva, sponde logistiche alle mafie!

E non dimentichiamo che la Procura Europea, con l’indagine “Vortex”, ha appena scoperchiato una frode carosello sull’IVA da 100 milioni di euro legata ad auto di lusso, che ha coinvolto società fittizie sammarinesi.

Il SICAE puntualizza infine altre problematiche che riguardano l’effettiva destinazione della merce. A tal fine, per poter avere un riscontro, è necessario attivare la collaborazione fiscale con l’Italia. Eppure, il report afferma con amara risolutezza che: Questo Ufficio non dispone di protocollo operativo con il competente organo sammarinese (CLO) e non ha riscontri circa eventuali attivazioni eseguite dagli Uffici che dispongono di tale protocollo, sulla base delle segnalazioni inoltrate dal Nucleo Antifrode. Poche cose da fare immediatamente:
1) Sanzioni cumulative e sospensione immediata: Le multe da 100 euro devono finire. Dobbiamo introdurre un cumulo di sanzioni che, raggiunta una certa soglia, faccia scattare immediatamente la sospensione della licenza. Non possiamo permettere a questi soggetti di continuare a operare indisturbati per anni in attesa dei lunghi tempi di un processo penale.

2) Piattaforma digitale per i Documenti di Trasporto (DDT): oggi le aziende nascondono o non aggiornano le scritture contabili e i DDT per bloccare le ispezioni per mesi. Dobbiamo istituire una piattaforma informatica con obbligo di registrazione telematica immediata dei DDT. Nessuno deve più potersi nascondere dietro “fogli smarriti”.

3) Basta ai Codici ATECO “Passepartout”: chi è autorizzato a vendere bevande non deve poter inserire in licenza codici per la cosmetica o la logistica al solo scopo di fare fatturazioni promiscue e aggirare i controlli sui massimali di vendita.

La reputazione della Repubblica di San Marino è appesa a un filo e viene erosa ogni giorno da chi ci considera una “zona franca” per le proprie scorribande finanziarie. Interveniamo subito sull’impianto sanzionatorio e sulle procedure di controllo. Dimostriamo che chi viene a San Marino per delinquere, d’ora in poi, troverà la porta sbarrata.

Si faccia squadra, non guardando alla salvaguardia della familiarità endemica sammarinese, ma volendo in primis, colmare quelle mancanze evidenti i cui artefici ed attori principali siamo noi. Noi siamo il virus che infesta la società.

Matteo Zeppa (RETE)