San Marino. Vicenda bulgara: i fatti, i troppi interrogativi insoluti e l’Europa. Magari il nodo è proprio lì
di Angela Venturini.
Se San Marino fosse in Europa, quello a cui assistiamo negli ultimi giorni, non sarebbe mai potuto accadere. Lo si deduce con chiarezza dall’articolo di Eureporter del 13 gennaio scorso: “Why the EU should put ratification of its association agreement with San Marino on pause” (Perché l’UE dovrebbe sospendere la ratifica dell’accordo di associazione con San Marino).
Questo è il nodo vero, la grande debolezza di uno Stato così piccolo che anche una formica può dargli di calcio. Se poi non è una formica, ma qualcuno con molto potere, o con molti soldi, oppure tutti e due, può mettergli un cappio intorno al collo. E questo apre molti fronti, sia dentro che fuori confine. Come è successo con Confuorti e la famosa cricca, quando il male veniva da fuori, ma dentro gli hanno tenuto aperto il sacco.
Stiamo a fatti, visto che chiarimenti ufficiali non ne sono venuti e anche nel caso portato ad esempio, chi ha fatto i nomi, si è beccato denunce che sono ancora in piedi. Dall’articolo di Eureporter, sono passate 4 settimane: qualcuno l’aveva letto e non ha mosso un dito. Prima di arrivare al dunque, l’articolista ricordava alcuni scandali finanziari (neanche tutti), fino alla tentata scalata di BSM da parte di un gruppo bulgaro, per poi arrivare a scrivere: “È importante che le motivazioni alla base delle azioni intraprese da San Marino contro un importante gruppo dell’UE che svolge un ruolo fondamentale nell’economia di uno Stato membro dell’UE siano rese pubbliche. È semplicemente inaccettabile che un danno economico potenzialmente ingente possa essere inflitto a un’azienda con sede nell’UE sulla base di accuse tenute “nascoste” e non accessibili al pubblico”. In pratica chiedeva chiarezza a San Marino su una vicenda sulla quale nessuno, neppure a San Marino, aveva capito nulla.
Arriviamo così al 5 febbraio, festa di Sant’Agata, con mezzo governo in trasferta nelle comunità estere e i sammarinesi a sciare in montagna o alle terme. Ma a Bruxelles non è festa, e va in scena una conferenza stampa da far tremare i polsi: primo, la location, a fianco delle massime istituzioni europee; secondo, gli ospiti, che sono il Rappresentante Permanente della Bulgaria presso l’Unione europea e alcuni Parlamentari bulgari. Insomma, una situazione che non tutti possono organizzare. Ma soprattutto è presente Assen Christov, presidente di Starcom Holding, che ha portato il punto di vista degli investitori bulgari sul caso della mancata acquisizione della Banca di San Marino. Christov non è solo un magnate, che potrebbe comprare San Marino 10 volte. È un uomo di grande potenza, con relazioni di primo piano in tutto il mondo, abituato alla vigilanza finanziaria mondiale, e non ha gradito che in un piccolo borgo in riva all’Adriatico, qualcuno abbia tentato di fargli le scarpe.
La risposta da San Marino gli arriva dal dirigente del tribunale, tramite un comunicato stampa dove si parla esplicitamente di un piano parallelo, sul quale hanno titolato tutti i giornali. Massimo rispetto e deferenza per l’autorità giudiziaria, ma il piano parallelo si era già visto a settembre, quando la lunga trattativa BSM – Starcom, dopo elogi e approvazioni, improvvisamente è saltata, con il contorno di ben due arresti. Anzi, a ben vedere, i soci della Banca e di ECF, che avevano partecipato alle assemblee, unitamente a molti lettori di giornali, sapevano che c’era stata anche una terza trattativa. Forse un pochino più casereccia. Anche quella saltata, ma senza alcun clamore, né conseguenze per nessuno.
Tra l’altro, qualcuno ricorderà che un paio di settimane dopo il fattaccio, nell’intreccio di comunicati tra le due parti, Starcom lanciò perfino l’ipotesi di una ripresa della trattativa con BSM. Quindi, i rapporti non si erano guastati del tutto. Nel frattempo, cosa è successo?
Adesso ci sono di nuovo due arresti. Chi sono: quelli di prima o due nuovi? Chi sono i politici coinvolti: sono sammarinesi o quelli presenti alla conferenza stampa di Bruxelles? Il Congresso di Stato sapeva cosa stava bollendo in pentola, oppure ne era all’oscuro come tutti noi? Se il problema sono i soldi, perché non si dice il motivo del loro sequestro, specialmente agli interessati? L’operazione finanziaria non era stata visionata dai nostri organismi di vigilanza e di controllo? Esiste davvero la possibilità di bloccare l’ultimo passo dell’Accordo UE, dopo quattro governi e ormai 12 anni di trattative?
È vero che Christov è molto potente, tratta con la Germania e con molti altri Stati europei e non europei; ma è anche vero che San Marino, con tutti i suoi difetti e i suoi indimenticabili trascorsi, ha fatto un percorso di trasparenza, di relazioni e di accordi internazionali, che ha quasi dell’incredibile. Se finalmente, quest’Accordo va in porto, non è una garanzia per tutti? Anche perché al di sopra di ogni questione o controversia, c’è sempre la CEDU. O forse è proprio questo il problema? Forse noi sammarinesi non l’abbiamo capito, ma possiamo scommettere che Starcom l’ha capito benissimo: senza Europa, la più antica Repubblica del mondo rischia la fine. Ma così facendo, a loro cosa ne verrebbe? E cosa ne verrebbe a quanti hanno alzato la bandiera del no?



