Sessant’anni di “Nessuno mi può giudicare”
L’inno di libertà che scosse l’Italia negli anni ’60 entra nell’Enciclopedia della Musica Contemporanea della Treccani. Canzone scartata da Adriano Celentano, fu presentata il 27 gennaio 1966 al Festival di Sanremo, dove arrivò seconda. Una voce nuova e decisa salì sul palco con un brano che avrebbe cambiato per sempre il senso stesso della canzone leggera italiana. Era Caterina Caselli, 19 anni appena compiuti, con una canzone che ancora oggi, a sessant’anni dalla sua prima esecuzione, echeggia nei decenni come un manifesto di emancipazione, di orgoglio e di rottura con i vecchi codici sociali: Nessuno mi può giudicare.
Pensata inizialmente per un astro già allora luminoso, Adriano Celentano, la canzone fu incisa da Caterina Caselli soltanto dopo che il Molleggiato registrò una demo ma preferì gareggiare con un proprio brano. Scritta da Luciano Beretta, Daniele Pace, Miki Del Prete e Mario Panzeri, la canzone fu affidata alla giovane cantante modenese e, nella formula sanremese dell’epoca, fu proposta anche dall’ospite internazionale Gene Pitney. La giuria la portò al secondo posto — subito dopo Dio, come ti amo di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti — ma l’effetto sul pubblico fu esplosivo.
La voce di Caselli, fresca e vibrante, la sua presenza scenica e soprattutto il ritmo, che pur attingeva alla tradizione melodica si apriva alla modernità beat, fecero subito breccia tra i giovani. In pochi giorni il singolo raggiunse il primo posto delle classifiche di vendita, rimanendoci per settimane e vendendo migliaia di copie al giorno.
Un testo, una rivoluzione
“Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu” non è soltanto un verso orecchiabile: è un’affermazione di libertà che, nel contesto socioculturale italiano di metà anni Sessanta, suonava radicale. La protagonista: donna, autonoma, consapevole, si assume la responsabilità delle proprie scelte affettive, affermando la propria dignità contro ogni moralismo. Il testo, all’apparenza semplice e lieve, è stato interpretato come anticipazione di un clima di liberazione individuale e di emancipazione femminile che si sarebbe consolidato nei decenni successivi.
La storia raccontata nel brano parla di una confessione di un errore e di una dichiarazione di indipendenza: un «ho sbagliato una volta, non sbaglio più», ma soprattutto un invito a guardare oltre il giudizio altrui. Da questo senso di autodeterminazione il brano ha conquistato le generazioni successive, diventando un classico non solo della musica italiana ma di una cultura che cambia.
Il successo di Nessuno mi può giudicare travalicò i confini della canzone per diventare fenomeno. Il brano fu adattato in un “musicarello cinematografico” omonimo, diretto da Ettore Maria Fizzarotti, in cui la presenza di Caterina Caselli proiettò l’immagine della cantante anche sul grande schermo, dando vita a una commistione tra musica leggera e cinema popolare tipica dell’epoca.
La celebre immagine di Caselli con il suo iconico “casco d’oro”, acconciatura che la rese immediatamente riconoscibile, completò il quadro di un personaggio mediaticamente potente. L’artificio visivo si intrecciava perfettamente con il messaggio del brano: una donna moderna, sicura di sé, protagonista della propria storia.
Perché ancora oggi conta
Sessant’anni dopo, l’eco di Nessuno mi può giudicare permane perché la sua energia emozionale è ancora attuale. Il brano ha attraversato epoche diverse: dagli anni del boom economico italiano, attraverso i movimenti di contestazione degli anni Settanta, fino al nuovo millennio, dove il tema dell’autodeterminazione continua a risuonare nella cultura pop. È stato reinterpretato, citato e riproposto in contesti molto diversi, dal cinema alla radio, adattando la sua carica originaria a nuove sensibilità.
Non sorprende, quindi, che istituzioni culturali come la Treccani abbiano deciso di celebrare questo anniversario dedicando a Caterina Caselli una voce nell’Enciclopedia della Musica Contemporanea, riconoscendo Nessuno mi può giudicare come un’opera di spessore nella storia della musica italiana.
Fonte: https://www.segnalisonori.it/



