San Marino. Lo Spazio Biagioli tiene a battesimo l’avvincente libro di Davide Pezzi: “Rock me Amadeus. Il lato pop della classica, il cuore classico del rock”
di Angela Venturini.
Alzi la mano chi, tra poeti, scrittori, musicisti; perfino tra influencer e giornalisti, non abbia mai copiato. Oppure essersi ispirato a qualcosa o qualcuno, come si cerca di giustificare a posteriori. Sta di fatto che, di originalità ce n’è ben poca in giro. Davide Pezzi si è divertito a “smascherare” musicisti e cantautori che hanno alimentato il loro estro da autori del passato e ne hanno fatto brani divenuti celeberrimi. Nasce così il libro “Rock me Amadeus. Il lato pop della classica, il cuore classico del rock”, prefazione di Mattia Guerra, che racconta cosa succede quando Mozart, Bach o Beethoven scendono dal podio della grande musica e si ritrovano tra chitarre elettriche, sintetizzatori e luci da discoteca. “Rock Me Amadeus” esplora l’affascinante (e a volte sorprendente) universo delle riletture pop, rock e disco di celebri brani classici.
Con l’amabile conduzione di Anna Chiara Macina e il sottofondo musicale magistralmente eseguito da Mattia Guerra alle tastiere, Davide Pezzi ha descritto il suo viaggio nella musica “copiata”, ospite dello Spazio Biagioli, a Domagnano, che inaugura in questo intrigante maniera le sue iniziative culturali per il 2026.
Fioriscono così, per il piacere di un pubblico sinceramente deliziato, rivelazioni quali “Agnese, dolce Agnese” di Ivan Graziani, trascritta pari, pari dalla “Sonatina opera 36, numero 5”, un rondò di Muzio Clementi, musicista compositore vissuto tra il 7/800. Ma chi conosce Muzio Clementi? Solo un musicomane.
Non è andata meglio neppure per musicisti di fama mondiale. Today, Tomorrow, and Forever di Elvis Presley ha la musica di un brano di Telemann (copiata di sana pianta). La Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67 di Beethoven si trasforma in un brano pop nella “Febbre del sabato sera”.
L’elenco è lunghissimo, senza dimenticare le curiosità. L’Adagio in Sol minore, universalmente noto come “Adagio di Albinoni”, è in realtà una celebre composizione pubblicata nel 1958 dal musicologo italiano Remo Giazotto, il quale dichiarò di averlo “ricostruito” basandosi su frammenti manoscritti di Tomaso Albinoni ritrovati a Dresda dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma non è vero. Infatti, se avesse dichiarato che la musica era la sua, avrebbe avuto la stessa eco?
Altra storia è quella della famosa “Ave Maria” di Schubert, che non è mai stata un brano religioso in quanto tratta da “The Lady of the Lake” una ballata di Walter Scott. Tale poema è fondamentalmente pagano e per questo la sua riproduzione o anche la sola ripresa è vietata in chiesa.
“Nella musica non ci sono steccati – spiega Davide Pezzi – e la musica classica, che molti dicono di non amare, è utilizzata nella musica leggera molto più di quanto si pensi”. Che poi diventi vero e proprio plagio nella maggior parte dei casi, non investe minimamente la questione dei diritti d’autore. I grandi del 700 e dell’800, che sono quelli più usati in assoluto, sono tutti morti e nessuno di loro è mai stato iscritto alla SIAE.
Ma c’è anche un caso in cui gli eredi si sono fatti avanti a pretendere il loro avere. Pezzi racconta nel suo libro che la canzone All by Myself di Eric Carmen (poi ripresa da Cèline Dion) ha un tema musicale che si basa sul secondo movimento del “Concerto per pianoforte e orchestra in do minore op. 18” di Sergei Rachmaninoff. Casi della vita, o caduta dei miti? Pezzi ammette che la tentazione di copiare ce l’hanno un po’ tutti ed è questo che spiega la sensazione che si ha molto spesso quando si ascolta un brano: “Questo l’ho già sentito”. Magari senza riuscire ad individuarne l’origine.
Il volume, gradevolissimo da scorrere in cerca degli aneddoti più curiosi, è facilmente accessibile e ben documentato, sia nella ricerca di come tra i vari mondi musicali si possa generare nuova creatività; sia nel sottolineare il genio e (talvolta) l’ingenua goffaggine.


