Istruzione e Cultura

Biennale 2026, nessun artista italiano nella mostra internazionale: il caso sollevato da Artribune

È un’assenza che fa rumore. E a sottolinearla è un articolo pubblicato da Artribune, firmato da Alberto Villa il 25 febbraio 2026, che punta il dito contro un dato tanto semplice quanto clamoroso: nella prossima Biennale d’Arte di Venezia non figurano artisti italiani nella mostra internazionale.

Secondo quanto riportato dal magazine, tra i 111 artisti selezionati dalla curatrice Koyo Kouoh e dal suo team per l’edizione 2026 della Biennale di Venezia, in apertura a maggio, non compare alcun nome italiano. L’Italia, dunque, sarà presente solo attraverso il proprio padiglione nazionale, ma resterà esclusa dal cuore curatoriale della manifestazione.

Non solo la Biennale: l’assenza si estende alla città

L’articolo di Artribune va oltre la semplice constatazione numerica. Il punto non riguarda soltanto la mostra internazionale ospitata alle Corderie dell’Arsenale e ai Giardini, ma un dato più ampio: anche nelle grandi esposizioni collaterali in città, quest’anno, non risultano protagonisti italiani.

La fotografia che emerge è quella di una marginalità complessiva del sistema artistico nazionale proprio nell’evento che si svolge in Italia e che rappresenta, da oltre un secolo, il principale appuntamento dell’arte contemporanea nel Paese.

Una situazione che, come ricorda Artribune, non è del tutto nuova: già in passato era stata evidenziata una progressiva rarefazione di presenze italiane nella mostra internazionale. Tuttavia, questa edizione sembra segnare un punto di svolta simbolico, perché l’assenza è totale.

Il tema della marginalità e l’ironia del destino

Particolarmente significativo, nel ragionamento sviluppato da Artribune, è il contrasto con il tema della mostra 2026, intitolata In Minor Keys, dedicata proprio alla marginalità e alla sua fertilità culturale. Un argomento che, secondo l’articolo, riguarderebbe da vicino anche l’Italia: Paese mediterraneo, storicamente crocevia di culture, oggi attraversato da profonde trasformazioni sociali, migrazioni e nuove identità.

Il paradosso evidenziato è evidente: mentre si celebra la marginalità come valore creativo, l’arte italiana – nel suo stesso territorio – risulta marginalizzata.

Le possibili cause secondo Artribune

Nell’analisi proposta dal magazine, le ragioni di questa esclusione non sarebbero da ricercare esclusivamente nelle scelte curatoriali internazionali, ma anche in una debolezza strutturale del sistema artistico italiano. Si parla di una tendenza nazionale a sottostimare i propri artisti e a non valorizzarli adeguatamente sul piano internazionale.

Un dato che appare contraddittorio se si osserva il successo di molti artisti italiani che lavorano all’estero, trovando riconoscimento fuori dai confini nazionali. Il problema, dunque, secondo la riflessione proposta da Artribune, sarebbe anche interno: una difficoltà cronica nel fare sistema, nel promuovere e sostenere in modo strategico il contemporaneo italiano.