Odio sui social, la presa di posizione degli insegnanti della Scuola Media di San Marino
Un gruppo di insegnanti della Scuola Media di San Marino ha diffuso un documento pubblico per esprimere una riflessione sul clima che caratterizza il dibattito sui social network e sulle conseguenze che questo contesto produce all’interno delle scuole. Il testo nasce, come precisano gli stessi firmatari, “in qualità di insegnanti della Scuola Media sammarinese, ma soprattutto come adulti che ogni giorno lavorano a stretto contatto con ragazze e ragazzi, accompagnandoli nel loro percorso di crescita educativa, civile e umana”, da cui deriva la necessità di intervenire pubblicamente.
Nel documento viene segnalata una preoccupazione crescente per il linguaggio che circola quotidianamente online, in particolare nei gruppi sammarinesi. Gli insegnanti scrivono infatti: “Con crescente preoccupazione osserviamo il clima di odio che si respira quotidianamente sui social network, in particolare all’interno dei gruppi sammarinesi”, sottolineando che “Un clima che entra inevitabilmente nelle scuole, nelle aule e nelle relazioni educative, perché i nostri studenti vivono immersi in questa realtà e ne sono profondamente influenzati”.
I docenti riconoscono l’impegno delle istituzioni sul fronte della prevenzione, ricordando che “Negli ultimi anni le istituzioni hanno promosso e sostenuto corsi e iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo, rivolti in modo particolare al mondo scolastico”. Progetti che vengono definiti “importanti e necessari” e che, come precisano, “come docenti condividiamo e sosteniamo con convinzione”. Tuttavia, viene evidenziato un elemento critico: “non possiamo ignorare il profondo scollamento tra i messaggi educativi proposti a scuola e ciò che i ragazzi osservano quotidianamente nello spazio pubblico digitale”.
Secondo gli insegnanti, uno degli aspetti più problematici riguarda l’origine dei messaggi d’odio. Nel documento si legge che “Sui social, sotto post di cronaca, politica o semplice attualità, si leggono ogni giorno commenti carichi di odio, violenza verbale, sessismo e razzismo”, precisando che si tratta di “Commenti che non provengono prevalentemente da adolescenti, ma da adulti: genitori, cittadini, membri attivi della nostra comunità”. Una situazione che viene definita “la contraddizione più grave e, per chi educa, anche la più difficile da gestire”.
Da questa constatazione nasce una domanda diretta posta dai docenti: “Come possiamo credibilmente insegnare ai nostri studenti il rispetto, l’empatia e l’uso responsabile delle parole, quando gli adulti di riferimento sono spesso i primi a diffondere odio e disprezzo pubblicamente, senza che ciò comporti conseguenze o prese di distanza chiare?”.
Il documento richiama inoltre recenti episodi emersi sui social, rispetto ai quali viene giudicata particolarmente grave “l’assenza di una presa di posizione netta, pubblica e inequivocabile da parte delle istituzioni nei confronti di questi comportamenti”. Gli insegnanti chiariscono che “Il silenzio istituzionale non è neutralità: è una forma di tolleranza che rischia di legittimare linguaggi e atteggiamenti incompatibili con i valori educativi che la scuola è chiamata a trasmettere”.
La riflessione si sposta poi sul piano educativo. Secondo i docenti, “Il problema non è soltanto etico, ma profondamente educativo”, perché “I giovani osservano, imitano, interiorizzano”. In particolare, “Vedono che l’odio online viene normalizzato, che la violenza verbale non viene contrastata, che razzismo e sessismo vengono ridotti a semplici ‘opinioni'”, con la conseguenza che “In questo contesto, ogni percorso educativo contro il bullismo rischia di perdere efficacia e credibilità”.
Nel testo viene ribadito che “La prevenzione del bullismo e del cyberbullismo non può essere delegata esclusivamente alla scuola”, ma deve coinvolgere “l’intera comunità educante e l’intero spazio pubblico, compreso quello digitale”. Da qui la richiesta di “una condanna chiara dei linguaggi d’odio, una assunzione di responsabilità collettiva e una coerenza reale tra ciò che si insegna nelle aule e ciò che viene tollerato nella società”.
Particolare attenzione viene riservata al contesto sammarinese. Gli insegnanti ricordano che “San Marino è una realtà piccola, in cui le persone si conoscono e le parole hanno un peso ancora maggiore”, motivo per cui “dovrebbe rappresentare un esempio di civiltà, rispetto e responsabilità, non un contesto in cui l’odio viene lasciato circolare liberamente dietro uno schermo”.
Il documento si chiude con un richiamo esplicito al ruolo degli adulti nel processo educativo: “Educare al rispetto significa prima di tutto praticarlo”. In assenza di questo principio, avvertono i docenti, “ogni iniziativa educativa rischia di restare una dichiarazione di intenti, distante dalla realtà quotidiana dei nostri studenti”.
La riflessione è sottoscritta “Con senso di responsabilità educativa e profonda preoccupazione” da numerosi insegnanti della Scuola Media di San Marino, che hanno scelto di rendere pubblica la propria posizione sul tema dell’odio online e delle responsabilità educative della comunità.



