San Marino. Pensionati ex frontalieri: sul tavolo la richiesta dell’Italia di modificare la Convenzione, introducendo la tassazione concorrente
Il Segretario Generale della CSdL, Enzo Merlini, ha partecipato al panel sulla competitività, in occasione degli Stati Generali dell’economia, indicando le relazioni internazionali quale uno dei temi centrali in materia. L’Accordo di Associazione all’UE è il perno attorno al quale ruota il futuro sviluppo economico (ne attendiamo la firma da quasi due anni e mezzo), ma la qualità dei rapporti con l’Italia resta fondamentale.
La questione della doppia tassazione dei pensionati ex frontalieri è stato l’esempio per sottolineare il fatto che le relazioni tra i due Stati non paiono così ottime come vengono rappresentate, se l’applicazione di una Convenzione diventa elemento di contenzioso. Per non parlare della decennale richiesta sammarinese di modificare quella del 1974 in materia di sicurezza sociale, particolarmente penalizzante per il Titano, senza successo.
Nei giorni scorsi la Senatrice Domenica Spinelli, presente all’avvio degli Stati Generali dell’economia, ha annunciato che è prossimo l’incontro tra il Governo sammarinese ed il Viceministro italiano Maurizio Leo. L’auspicio è che si pongano le basi per superare la opposta interpretazione che i due Stati danno alla Convenzione firmata nel 2012, ovvero che le pensioni devono essere tassate esclusivamente nel Paese di erogazione (per San Marino); esclusivamente in quello di residenza (per l’Italia).
La Corte di Cassazione si è espressa più volte, fornendo il senso della frase attorno alla quale ruota la controversia, ovvero cosa si intende per “pensioni erogate nell’ambito di un sistema di sicurezza sociale”. Stando a queste plurime sentenze, la ragione sta dalla parte di San Marino, ma occorre precisare che nessuna di queste sentenze riguarda un caso sammarinese. Prima che questo avvenga, con riferimento ai ricorsi sostenuti da CGIL e CSdL, ci vorranno ancora diversi anni.
Nel 2025, il Governo italiano ha reiterato la richiesta, avanzata già nel 2018, di modificare la Convenzione, introducendo la tassazione concorrente. In estrema sintesi, si tratterebbe della medesima situazione che riguarda i lavoratori frontalieri. Qualora si addivenisse ad un accordo in tal senso, in assenza di una franchigia come per i redditi da lavoro, la proposta italiana sarebbe peggiorativa per i lavoratori, rendendo molto meno attrattivo il sistema economico sammarinese, fermo restando che l’attuale situazione di incertezza costituisce comunque un disincentivo di non poco conto.
Non sappiamo quale sia in proposito la posizione negoziale del Governo di San Marino, ma sappiamo che vorrebbe affrontare anche altri punti critici degli accordi tra i due Stati, affinché eventuali modifiche portino vantaggi ad entrambi gli Stati.
Occorre però domandarsi se il nostro Paese sia in condizioni di sedersi al tavolo con l’autorevolezza necessaria per far valere le proprie ragioni. È infatti noto che, per quanto riguarda i pensionati atipici, in coerenza con la posizione dell’Agenzia delle Entrate, l’Amministrazione italiana ha accolto le richieste di esonero dall’imposizione fiscale alla fonte, in favore dell’erario sammarinese (particolarmente generoso con queste persone).
Il problema si pone nel momento in cui il nostro Paese applica gli accordi a seconda di come conviene, ovvero alla fonte in un caso ed in base alla residenza nell’altro. Peraltro, la tassazione concorrente prevede comunque la ritenuta alla fonte, salvo eventuale conguaglio nel Paese di residenza, per cui per i pensionati atipici finirebbe la pacchia. A meno che non venga fatta una distinzione tra le tipologie di pensioni: ex frontalieri da una parte e le altre fattispecie da un’altra. Parrebbe inverosimile, ma staremo a vedere!
Intanto i pensionati ex frontalieri continuano ad essere sulla graticola, con le cartelle esattoriali che continuano ad arrivare e trovandosi di fronte ad un dilemma di non poco conto al momento di presentare la dichiarazione dei redditi: pagare le tasse due volte o non dichiarare la pensione sammarinese al fisco italiano.
Si tratta di una situazione insostenibile che va affrontata e risolta nel più breve tempo possibile. Il tempo stringe, perché fra poco più di un anno in Italia inizierà la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027.
Una considerazione a latere: la legge per la residenza atipica ai pensionati prevede che essi siano tenuti ad assumere a proprio carico i costi dell’assistenza sanitaria mediante assicurazione privata o con l’ISS. Non siamo affatto sicuri che ciò stia avvenendo: crediamo che il Governo dovrebbe dire come stanno le cose.
Non siamo mai stati d’accordo con questo provvedimento, per le ragioni più volte evidenziate. Se, addirittura, anche le tesi di chi l’ha sostenuta, ovvero che pur incassando poche risorse non avremmo costi da sostenere fosse smentita, sarebbe assurdo.
Salvo che il miliardo di nuova raccolta bancaria racimolato negli ultimi tre anni non sia arrivato in buona parte proprio grazie ai pensionati atipici! In questo caso, qualcuno che ne abbia beneficiato ci sarebbe; ma l’economia reale, quella che investe e non ti pianta in asso da un momento all’altro a seconda della direzione in cui tira il vento delle opportunità, ha bisogno di certezza delle regole e non di complimenti, giunti in gran quantità in occasione degli Stati Generali dell’economia.
Ci congratuliamo con le Segreterie di Stato organizzatrici di questa lodevole iniziativa: peccato che la politica abbia brillato per la sua assenza, tranne qualche sporadica eccezione.
CSdL


