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Si rifugia in Vaticano il primo cardinale iraniano della storia

CITTA’ DEL VATICANO. Il cardinale Fernando Filoni rimase a Baghdad sotto i bombardamenti della Guerra del Golfo. Giovanni XXIII richiamò a non lasciare Cuba dopo la rivoluzione castrista. L’arcivescovo cattolico di Teheran-Isfahan, il cardinale Dominique Joseph Mathieu (il primo porporato iraniano della storia) ha lasciato temporaneamente l’Iran ed è arrivato a Roma per ragioni di sicurezza, con l’autorizzazione della Santa Sede. Il porporato belga, francescano conventuale, ha lasciato l’Iran insieme al personale dell’ambasciata italiana, nell’ambito dell’evacuazione diplomatica avviata mentre i bombardamenti e le operazioni militari nella regione continuano a intensificarsi. Il cardinale Mathieu ha spiegato di aver lasciato la sua sede «non senza rammarico e dolore per i nostri fratelli e sorelle in Iran». La sede dell’arcidiocesi cattolica latina di Teheran-Isfahan e la cattedrale della Consolata si trovano infatti proprio all’interno del complesso dell’ambasciata italiana nella capitale iraniana, circostanza che ha reso inevitabile la sua partenza insieme al personale diplomatico evacuato. Nel suo messaggio, il cardinale ha chiesto ai fedeli di pregare per la pace e per «la conversione dei cuori», esprimendo il desiderio di poter tornare al più presto nella sua diocesi.

Via da Teheran
Nato in Belgio nel 1963, è stato nominato arcivescovo di Teheran-Isfahan nel 2021 ed è stato creato cardinale nel concistoro del dicembre 2024. La sua diocesi è una realtà molto piccola ma simbolicamente importante: serve una comunità cattolica composta soprattutto da lavoratori migranti e stranieri e conta poche parrocchie sparse nella capitale. In molti casi le comunità locali non dispongono nemmeno di sacerdoti residenti, e lo stesso arcivescovo svolge un ruolo pastorale diretto in diverse parrocchie. La partenza temporanea dell’arcivescovo conferma la preoccupazione della Santa Sede per l’escalation militare nella regione. Papa Leone XIV ha più volte chiesto la fine delle ostilità e il ritorno al dialogo, denunciando il rischio che la spirale di violenza coinvolga sempre più Paesi del Medio Oriente. La sua partenza, autorizzata per ragioni di sicurezza, non rappresenta un abbandono della missione pastorale, ma una pausa forzata imposta da una guerra che sta mettendo a dura prova l’intera regione.

Convoglio della Farnesina
La settimana scorsa c’erano anche il vescovo di Teheran, il cardinale belga Dominique Joseph Mathieu, e il vice nunzio apostolico in Iran, nel convoglio con cui la Farnesina ha trasferito una cinquantina di italiani dal territorio iraniano in Azerbaigian. Come ha spiegato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani i è trattato di «una missione che ha coinvolto 50 italiani che erano a Teheran hanno appena passato il confine azero e sono in sicurezza» ha precisato il titolare della Farnesina, dicendo che l’ambasciatrice Paola Amadei «è stata l’ultima a lasciare la sede diplomatica». «Il personale dell’ambasciata italiana a Teheran – ha assicurato – continuerà a lavorare presso la nostra sede diplomatica di Baku».

Fonte: https://www.lastampa.it/