Dall'Italia e dal Mondo

USA-Venezuela, Trump: “Catturato Maduro”

Dopo i bombardamenti su Caracas, Trump afferma che gli Stati Uniti hanno arrestato il presidente venezuelano Maduro e la moglie. L’annuncio, non confermato da fonti indipendenti, apre uno scenario senza precedenti.

L’escalation tra Stati Uniti e Venezuela entra in una fase del tutto nuova. A poche ore dai raid che hanno colpito Caracas e altre regioni del paese, il presidente Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che gli Stati Uniti avrebbero condotto una “operazione su larga scala” culminata nella cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie, trasferiti fuori dal paese. L’annuncio – che Trump ha promesso di dettagliare in una conferenza stampa a Mar-a-Lago nelle prossime ore – non è al momento corroborato da riscontri indipendenti e non trova conferma né da Caracas né da osservatori internazionali. Tuttavia, se verificato, segnerebbe una svolta storica nelle relazioni interamericane e un salto di qualità nella strategia statunitense verso il regime venezuelano, trasformando una pressione militare finora “perimetrale” in un intervento diretto sul vertice del potere.

Cambio di regime? In una breve intervista telefonica con il New York Times, Trump ha rivendicato il successo della missione per catturare Maduro. “Un’ottima pianificazione e un sacco di truppe e persone fantastiche. È stata un’operazione brillante” ha detto Trump. In attesa di ulteriori conferme, comunque, la cautela è d’obbligo. Ai giornalisti che gli chiedevano se avesse richiesto l’autorizzazione del Congresso per l’operazione, il presidente ha risposto che avrebbe affrontato tali questioni durante la conferenza stampa in programma per le prossime ore. Intanto la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez – che potrebbe guidare la transizione nel caso in cui Maduro esca ufficialmente di scena – ha confermato che il governo di Caracas non sa dove si trovi il presidente Maduro, tramite un messaggio audio trasmesso dalla televisione di Stato.. Il ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, ha annunciato il dispiegamento delle forze armate su tutto il territorio nazionale attraverso un video diffuso sui social. L’esponente del governo di Caracas ha esortato il Paese a reagire in modo compatto di fronte a quella che ha definito la più grave aggressione mai subita dal Venezuela. Ha dichiarato che tutte le unità militari saranno mobilitate nel rispetto degli “ordini di Maduro”, senza però menzionare alcuna cattura del presidente. “Siamo stati attaccati, ma non ci piegheranno”, ha affermato. Il ministro ha inoltre invitato la popolazione alla calma e alla coesione, mettendo in guardia contro il rischio di caos e disordini.

Esito prevedibile? Prima degli sviluppi più recenti, le forze armate statunitensi avevano già avviato uno dei più imponenti dispiegamenti militari nella regione dei Caraibi degli ultimi decenni. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha dichiarato che a dicembre nella regione erano presenti circa 15.000 soldati. Il presidente li aveva definiti una “armata imponente”. Ad agosto aveva già firmato in segreto una direttiva che autorizzava il Pentagono a usare la forza militare contro i cartelli della droga latinoamericani, classificati da Trump come organizzazioni terroristiche. Da quando il documento è stato firmato, gli Stati Uniti hanno condotto decine di attacchi letali contro imbarcazioni che, secondo l’amministrazione repubblicana, trasportavano stupefacenti. Gli attacchi hanno causato la morte di oltre 100 persone. Esperti legali e militari hanno sollevato dubbi sulla legittimità di queste operazioni, che non sono state autorizzate dal Congresso, che non ha nemmeno dichiarato ufficialmente guerra al Venezuela. Trump ha parlato di un’operazione condotta “in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi”, senza fornire dettagli su luogo, modalità e attori coinvolti. In passato, l’amministrazione americana ha fatto ampio ricorso a operazioni coperte, droni e azioni indirette, ma la cattura di un Capo di Stato in carica comporterebbe un livello di esposizione politica e giuridica altissimo. Non è escluso che l’annuncio risponda anche a una logica comunicativa: mostrare determinazione, disorientare il fronte avverso e consolidare il consenso interno, soprattutto dopo settimane di retorica aggressiva contro Maduro, accusato di guidare il Cartel de los Soles.

Quali scenari per il Venezuela e la regione? Se la cattura di Maduro fosse confermata, il Venezuela entrerebbe in una fase di estrema incertezza. L’assenza improvvisa del leader rischierebbe di aprire un vuoto di potere, con esiti che dipendono dalla reazione delle forze armate e degli apparati di sicurezza, finora pilastri della tenuta del regime. In caso contrario, l’effetto potrebbe essere l’inasprimento del conflitto, con Maduro che userebbe l’episodio per rafforzare la narrativa dell’aggressione “imperialista”. In entrambi i casi, l’America Latina si trova di fronte a un precedente pericoloso: l’uso esplicito della forza per rimuovere un governo, con il rischio di destabilizzare ulteriormente una regione già attraversata da profonde fragilità politiche ed economiche. L’Iran è stato tra i primi attori internazionali a condannare l’attacco americano e a esprimere solidarietà verso Maduro è stato l’Iran. Vale la pena sottolineare, in questo contesto, che l’operazione americana contro Caracas è arrivata a sei anni esatti dall’uccisione in Iraq del generale iraniano Qassem Soleimani, morto il 3 gennaio 2020 in un raid americano nei pressi di Baghdad.

Il commento di Antonella Mori, Head Programma America Latina ISPI: “Le operazioni militari e il blocco economico contro il Venezuela indicano che l’obiettivo statunitense va oltre la lotta al narcotraffico. Colpire le risorse finanziarie e ora, potenzialmente, il vertice politico del paese significa puntare a un collasso del regime dall’alto. Resta però da capire se una strategia così aggressiva sia in grado di produrre stabilità o se finirà per alimentare una spirale di instabilità regionale dai costi difficilmente prevedibili.”

(Fonte: https://www.ispionline.it/ – Istituto per gli studi di politica internazionale)