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L’Italia acquista il capolavoro di Antonello da Messina, un Ecce Homo chiave nella storia dell’arte

La notizia del suo ritorno sul mercato, l’entusiasmo degli appassionati, il fermento dei collezionisti. E poi il silenzio che ha accompagnato il suo ritiro dai lotti proposti in vendita da Sotheby’s, il 5 marzo, a New York, attribuibile alle misteriose dinamiche del mercato dell’arte, dove al netto del meccanismo competitivo e libero dell’asta, le opere più significative e di valore vengono proposte, soprattutto di questi tempi, solo con la certezza che saranno aggiudicate, e bene. Dunque quando giovedì sera la maison ha ritirato il dipinto di Antonello da Messina, un «Ecce Homo»stimato 10-15 milioni di dollari, tutti hanno pensato a qualche accordo andato male, a una garanzia venuta meno, a collezionisti non più interessati, tiratisi indietro da una contesa che a quel punto non avrebbe più soddisfatto i venditori. Ci si era già rassegnati a vederlo ricomparire, con aura diminuita e valore ridimensionato, in qualche prossima asta o vendita privata.

Invece il piccolo doppio capolavoro – «Ecce Homo» sul recto e «San Girolamo nel deserto» sul recto – era al centro di una trattativa privata, sì, ma con lo Stato italiano, attivatosi in maniera forte e per certi versi sorprendente per aggiudicarsi uno dei solo quaranta dipinti conosciuti dell’artista. Per intenderci, era  soltanto la seconda volta in una generazione che un’opera di tale importanza dell’autore siciliano appariva in asta. La precedente, per intenderci, è oggi al Louvre. Notevole dunque l’intervento della soprintendenza italiana, annunciato ieri dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna con un post sulla propria pagina Facebook: «Appena battuta all’asta da Sotheby’s, da oggi è proprietà dello Stato italiano».

Una notizia che non ha ancora trovato una conferma istituzionale, ma la dichiarazione della fondazione intitolata allo storico che per primo, nel 1981, rese nota al pubblico l’opera, vale di certo come una forte indicazione. Sempre su Facebook, il direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad interim, Costantino D’Orazio, ha alimentato l’entusiasmo con un post poi rimosso: «Un nuovo Antonello da Messina torna in Italia grazie al Ministero della Cultura. Chi lavora al MiC sa quanto sia complicato per lo Stato Italiano partecipare ad un’asta, ma questa volta il Ministero ha giocato d’anticipo, assicurandosi un vero capolavoro in trattativa privata, spuntando anche un prezzo più vantaggioso. Grazie ai colleghi che hanno gestito l’operazione, al Ministro che l’ha voluta e al proprietario che ha accolto l’idea che l’opera tornasse in Italia, guadagnando meno di quanto avrebbe potuto».

A proposito di spesa, il costo dell’operazione dovrebbe essere all’incirca di 12 milioni di dollari. D’altra parte, come detto, le occasioni di vedere un’opera di Antonello da Messina sul mercato si contano sulle dita di una mano; quella di incontrarne una di questo calibro è quasi irripetibile. Il dipinto è particolarmente prezioso almeno per altre due ragioni. è il primo Ecce Homo realizzato da Antonello e l’unico dipinto su tavola eseguito dall’artista su entrambi i lati. Tutte le altre versioni del soggetto – oggi al Metropolitan Museum di New York, alla National Gallery di Londra, al Louvre, a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza – sono conservate in istituzioni pubbliche, sottraendo di fatto il tema al collezionismo privato. Inoltre, si tratta di un’opera dalla lunga bibliografia e dalla densa storia espositiva, con un ultimo aggiornamento nel 2019, nella mostra su Antonello da Messina a Palazzo Reale di Milano. Ora, tra le possibili destinazioni, ci sono le Gallerie degli Uffizi di Firenze. O almeno è quello che si augura lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che insieme a Cristina Terzaghi ha composto il comitato tecnico ministeriale che ha dato il via libera all’acquisto.

Fonte: https://www.ilgiornaledellarte.com/