Cultura ed Eventi

A Urbino il Cinema Ducale guarda al futuro e sogna di diventare museo

A Urbino il Cinema Ducale non è soltanto una sala cinematografica, ma un vero pezzo di storia cittadina. Dopo mesi di stop forzato causati da una fuga di gasolio, lo storico spazio di via Budassi ha riaperto nei primi giorni di aprile, tornando ad accogliere il pubblico proprio nell’anno del suo 75esimo anniversario.

La riapertura, però, non cancella le fragilità di una struttura che porta sulle spalle oltre sette decenni di attività. Al momento è tornata operativa solo una delle due sale, mentre per l’altra saranno necessari ulteriori interventi di messa in sicurezza, in particolare sul soffitto.

Il valore del Ducale, però, va ben oltre la semplice programmazione cinematografica. Per decenni è stato anche teatro cittadino, ospitando spettacoli, grandi nomi della scena italiana e momenti che hanno segnato la vita culturale urbinate del secondo Novecento. Tra i materiali custoditi emergono locandine storiche, macchinari d’epoca, cataloghi cinematografici e documenti che raccontano non solo la storia della sala, ma anche quella di un’intera comunità.

Proprio da qui nasce l’idea di dare al Cinema Ducale una nuova prospettiva: trasformarlo in uno spazio-museo, capace di conservare e valorizzare il patrimonio accumulato in 75 anni di attività. Un progetto che si intreccia con il percorso già avviato per ottenere il riconoscimento di monumento nazionale, richiesta già inoltrata al Ministero della Cultura. Un passaggio che permetterebbe di accedere a nuove forme di sostegno e, in prospettiva, di arrivare anche alla nascita di una Fondazione per la gestione della struttura.

In un momento storico in cui molte sale italiane faticano a sopravvivere, strette tra crisi del pubblico e trasformazione delle abitudini di visione, il caso del Cinema Ducale assume un significato particolare. A Urbino non si prova solo a salvare una sala, ma a difendere un luogo identitario, capace di raccontare il cinema, il teatro e la memoria collettiva della città.

Fonte: Artribune, articolo dell’8 aprile 2026.