San Marino. “Conto Mazzini”, la Terza Istanza conferma le confische per 9 milioni
Si chiude un altro capitolo della “storia infinita” legata al processo “Conto Mazzini”, dopo la sentenza definitiva di appello datata 2022. Mentre di quando in quando qualche voce strumentale e distorta punta a veicolare un certo revisionismo storico e giudiziario che non trova tuttavia fondamento nei fatti acclarati, la vicenda processuale del “Conto Mazzini” va avanti. In particolare, il capitolo legato alle confische ha visto un altro passaggio recentemente, con l’ordinanza del Giudice di terza istanza penale che ha valutato le impugnazioni che erano state presentate contro le decisioni di primo e secondo grado in sede di esecuzione della sentenza. A quanto si sa, inoltre, in sede civile c’è ancora pendente il procedimento portato avanti dall’Avvocatura dello Stato per conto dell’Eccellentissima Camera, in funzione del risarcimento del danno riconosciuto nel processo penale e da quantificare in sede civile. Si vedrà come andrà in quella sede. Intanto in ambito penale le confische restano. (…)
“Misura ripristinatoria, non sanzione”
Il nodo centrale della decisione del Giudice Fumu risiede nella qualificazione giuridica della confisca prevista dall’articolo 147 del codice penale sammarinese. Le difese avevano impugnato in sede di esecuzione l’ordinanza del Giudice d’appello del dicembre 2024, e sostenevano l’illegalità della confisca in assenza di una condanna penale (essendo appunto i reati contestati estinti per prescrizione o non previsti come tali all’epoca dei fatti).
Tuttavia, il Giudice di Terza Istanza ha ribadito un principio cardine: la confisca diretta dei beni di comprovata origine illecita non ha natura di sanzione penale, bensì di “misura ripristinatoria” dell’ordine economico violato. Secondo l’ordinanza, tale misura mira ad eliminare dal circuito economico i proventi di un reato, in linea con il principio internazionale riconosciuto e fissato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo secondo cui “il crimine non può pagare”.
(…) La decisione, depositata il 18 marzo scorso, mette dunque un punto fermo – almeno così pare – sulle istanze presentate da Fiorenzo Stolfi, e anche sui ricorsi avanzati, con le medesime motivazioni giuridiche, da Pier Marino Mularoni, Pier Marino Menicucci e Claudio Podeschi.
Un iter processuale complesso
La vicenda delle confische del “Mazzini” ha visto negli anni numerosi passaggi.
Già nell’ottobre 2023, il Giudice delle esecuzioni Vico Valentini aveva disposto la revoca delle sole confische “per equivalente”, confermando però quelle “dirette” sul denaro e sui beni di accertata provenienza illecita, per un valore complessivo stimato allora in circa 9 milioni di euro.
Fonte: L’informazione di San Marino


