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Fine vita, confronto a San Marino tra aggregazioni laicali ed Emma Rossi

Il Coordinamento delle Aggregazioni Laicali del Vicariato di San Marino ha incontrato la sera del 3 marzo i rappresentanti dell’Associazione Emma Rossi per un confronto sul tema del fine vita. L’iniziativa è stata proposta dalla stessa associazione dopo alcuni interventi pubblici del Coordinamento sull’argomento.

Al centro della serata il progetto di legge di iniziativa popolare intitolato “Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e processo decisionale nella cura delle malattie invalidanti e della persona malata in fine di vita”, depositato dall’Associazione Emma Rossi alla Segreteria Istituzionale lo scorso dicembre e destinato a iniziare a breve il suo iter in Consiglio Grande e Generale.

Durante l’incontro sono stati analizzati i principali contenuti del testo e più in generale le questioni legate alla fase finale della vita. Si è parlato in particolare delle condizioni di malattia grave che possono interessare le persone negli ultimi anni della loro esistenza e delle conseguenze che queste situazioni hanno anche sulle famiglie. Nel confronto è stato sottolineato il valore di una presa in carico completa della persona e della costruzione di un rapporto solido tra paziente e medico.

Su alcuni aspetti si è registrata una convergenza tra le parti. In particolare è stata condivisa la volontà di non introdurre nell’ordinamento sammarinese né il suicidio assistito né l’eutanasia, ritenendo che nella realtà del Paese non emerga una richiesta in tal senso. Nel corso del confronto è stato anche richiamato il principio secondo cui ci sono malattie inguaribili ma nessuna persona incurabile.

Tra i temi affrontati anche lo sviluppo delle strutture e dei servizi dedicati all’accompagnamento nella fase finale della vita. È stato espresso l’auspicio che l’hospice possa essere realizzato al più presto e che la camera mortuaria possa diventare uno spazio adeguato dove i familiari possano salutare i propri cari “con dignità e senza promiscuità”. Apprezzamento è stato inoltre manifestato per la disponibilità dell’Associazione Emma Rossi a valutare eventuali modifiche al progetto di legge per chiarirne meglio contenuti e limiti.

Il Coordinamento delle Aggregazioni Laicali ha anche ribadito l’importanza del principio di dignità umana, ricordando che si tratta di un valore riconosciuto nelle dichiarazioni universali dei diritti umani e nelle costituzioni dei Paesi democratici, principio che appartiene a tutte le persone indipendentemente dall’età, dalle condizioni di salute o dalle capacità cognitive.

Nel corso della serata sono state espresse anche alcune preoccupazioni. In particolare rispetto agli articoli che disciplinano il consenso informato, soprattutto quando riguarda persone incapaci, anche temporaneamente, minori o persone con disabilità. Altra questione sollevata riguarda la possibilità di revocare trattamenti sanitari già iniziati, inclusi idratazione e nutrizione artificiali considerati nel testo come trattamenti sanitari. Secondo il Coordinamento questa eventualità potrebbe, in alcune situazioni, tradursi di fatto in una forma di suicidio assistito.

Tra i punti segnalati anche la necessità di garantire la possibilità di obiezione di coscienza per il personale sanitario, in linea con le convenzioni internazionali, ricordando che i medici sono chiamati a tutelare la vita e a fare tutto ciò che ritengono utile per il paziente anche nelle fasi terminali.

Perplessità sono state espresse anche sul modulo relativo alle disposizioni anticipate di trattamento allegato al progetto di legge. Nel confronto è stato richiamato l’articolo 9 della Convenzione di Oviedo, secondo cui “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”, quindi senza carattere vincolante per i medici.

Lo stesso orientamento, è stato ricordato durante l’incontro, è stato ribadito anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 5 febbraio nel caso Medmoune contro Francia.

Al termine della serata il Coordinamento ha espresso l’auspicio che il Consiglio Grande e Generale, chiamato a discutere i progetti di legge già depositati sul tema del fine vita, possa affrontare il confronto con un approfondimento ampio per arrivare a una normativa capace di tutelare i malati nella fase finale della loro vita e di accompagnarli “con profonda umanità e sensibilità”.