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San Marino. La Fondazione Silvana Arbia onora il 12 febbraio, Giornata Internazionale contro l’uso dei bambini nei conflitti armati

Angela Venturini.

Ogni anno, il 12 febbraio, il mondo si unisce per commemorare la Giornata Internazionale contro l’impiego dei bambini-soldato. Questo è il tema principale e l’obiettivo fondante della Fondazione Silvana Arbia, magistrata, voluta da lei stessa, che ha lavorato per quasi nove anni, fino al 2008, come procuratore e Chief of Prosecutions presso il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda (TPIR) con sede ad Arusha.

Silvana Arbia ha rappresentato l’accusa contro i responsabili del genocidio di un milione di persone, di etnia Tutsi, massacrate nel giro di tre mesi, dall’aprile al luglio 1994 in quella martoriata terra d’Africa.

A lei è andato il “Premio per la Pace 2013” del Soroptimist International of Europe, dietro la candidatura da parte del Soroptimist Club di San Marino, da anni attivo in Rwanda per aiutare donne e orfani. Quel premio, tradotto in 20.000 euro, è diventato il primo mattone di una Fondazione che investe sul futuro delle mamme e dei bambini e che oggi, 12 febbraio, invita le donne e gli uomini di buona volontà a riflettere su un fenomeno tristissimo, di cui nessuno mai parla; che distrugge la vita, i sogni, le speranze di migliaia (forse milioni) di bambini.  

Questa giornata di sensibilizzazione, conosciuta anche come “Red Hand Day”, è un’occasione per richiamare l’attenzione su uno dei fenomeni più tragici che colpiscono milioni di bambini in tutto il mondo: il reclutamento forzato nei conflitti armati.

L’istituzione della Giornata: un passo per la tutela dell’infanzia

Intorno al tema dei bambini-soldato c’è ancora oggi tanta omertà, anche se una storica testimonianza di un bambino-soldato del Congo, svelò a tutto il mondo per la prima volta in modo forte e diretto quali atrocità hanno dovuto subire lui e molti altri bambini impiegati nella guerra per il controllo dello Iuri.

Negli stessi anni venne istituita la Giornata Internazionale contro l’Impiego dei Bambini-soldato, in ricordo della data in cui, nel 2002, è entrato in vigore il Protocollo Opzionale alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia riguardante il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati. Questo documento ha rappresentato un importante passo avanti nel rafforzamento delle tutele per i bambini, stabilendo che nessun minore di 18 anni possa essere reclutato o impiegato nelle ostilità.

Nonostante i progressi normativi, la realtà resta drammatica: secondo le stime delle Nazioni Unite, decine di migliaia di bambini vengono ancora oggi arruolati e costretti a combattere, subendo violenze fisiche e psicologiche devastanti.

Diritti negati: l’infanzia rubata dalla guerra

Essere un bambino-soldato significa perdere tutto: il diritto all’istruzione, il diritto alla salute, alla sicurezza e a un’infanzia serena. I minori reclutati nei gruppi armati non solo vengono impiegati nei combattimenti, ma spesso subiscono abusi, vengono usati come spie, messaggeri o trasportatori di munizioni, mentre le bambine in particolare sono spesso vittime di violenze sessuali.

Anche i bambini nelle zone di guerra che non vengono direttamente coinvolti nei combattimenti soffrono le conseguenze dei conflitti: scuole distrutte, famiglie disperse, impossibilità di accedere ai servizi sanitari e alimentari essenziali. La guerra segna profondamente il loro sviluppo e mina un diritto fondamentale: il diritto al futuro!