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Lupi, non si fermano le segnalazioni degli associati: serve una gestione della specie

Le segnalazioni relative alla presenza dei lupi in Romagna continuano ad aumentare e, secondo Cia Romagna, il fenomeno non può più essere considerato marginale o circoscritto al solo ambito agricolo. “Sono ormai quotidiane le segnalazioni degli associati di Cia Romagna relativamente ad avvistamenti di lupi, ma anche di predazioni e attacchi nelle diverse zone del territorio, dalle colline alla pianura”, con una pressione particolarmente elevata nel riminese, ma con casi segnalati anche nel cesenate, nell’area di San Pietro in Vincoli e Ducenta nel ravennate, oltre che in contesti non strettamente rurali.

Nel comunicato l’organizzazione sottolinea come “purtroppo il problema è diventato sempre più frequente e importante e le criticità crescono, non solo per l’agricoltura”. Da qui la richiesta esplicita di un cambio di approccio: “Per Cia Romagna è necessario trovare forme di intervento per gestirne e contenerne la presenza”. Una richiesta che nasce da un quadro che comprende “danni economici e sociali, l’abbandono dei territori montani e collinari, e il rischio anche per le persone”, e che porta l’associazione a chiedere “misure concrete che vadano oltre i semplici risarcimenti, attraverso una gestione attiva che riconosca, in alcune aree, il sovrappopolamento”.

Il tema non è nuovo per Cia, che ricorda come “da diversi anni” vengano portate all’attenzione delle istituzioni “le problematiche legate all’incremento degli avvistamenti e degli attacchi dei lupi e, più in generale, della fauna selvatica”. In Romagna, già nel 2018, l’organizzazione aveva incontrato i prefetti sul tema e da allora la questione è rimasta al centro di confronti e tavoli istituzionali. Tuttavia, viene evidenziato come “di risposte concrete non ne sono arrivate”, anche perché “probabilmente la questione fino a questo momento è stata sottostimata, ritenendo che riguardasse solo l’agricoltura e l’allevamento”. Una valutazione che oggi appare superata, dal momento che “ora il problema si sta ampliando, ha travalicato il settore agricolo, diventando un problema sociale ed economico ad ampio raggio”.

Le testimonianze dei soci riportate nel comunicato mettono in luce un livello di preoccupazione crescente, che va oltre la tutela del bestiame. “Le segnalazioni dei soci mettono in evidenza la preoccupazione non solo per l’incolumità del bestiame, ma anche per la propria e dei loro familiari”. Viene citato, in particolare, il caso di un socio di Ducenta che “alle 14.30 del 6 gennaio aveva di nuovo alcuni lupi (almeno tre) a ridosso dell’azienda” e che nei giorni precedenti aveva già segnalato la presenza di branchi più numerosi. Nella zona, si legge, “fino ad ora hanno predato nutrie, alcuni animali da affezione, qualche lepre e fagiani, ma ormai in zona non c’è più niente”. Una situazione che incide direttamente sulla vita quotidiana: “Si lavora nei campi guardandosi le spalle, e con apprensione si esce di casa”.

Nel documento si ribadisce come “il controllo della fauna selvatica è fondamentale per la tutela delle produzioni agricole, per contrastare l’abbandono delle aree interne e per la convivenza con le attività umane”. In questo contesto, “la pianificazione razionale nella gestione del territorio, nell’ottica di riportare equilibrio nel rapporto fra attività agricola e fauna selvatica, è una priorità”.

Il comunicato richiama anche il quadro normativo europeo, ricordando che “a livello europeo, il Consiglio ha adottato la modifica della direttiva Habitat che porta il livello di protezione del lupo da ‘rigorosamente protetto’ a ‘protetto’”. Una modifica che “consente maggiore flessibilità agli Stati membri nella gestione delle popolazioni di lupi” e che, secondo Cia, rende necessario “un approccio condiviso che sappia coniugare tutela della biodiversità, esigenze locali e sicurezza delle comunità”.

Sul piano nazionale, vengono citati alcuni sviluppi recenti. “Nel giugno 2025 è stato presentato un disegno di legge per la riforma della normativa sulla fauna selvatica (L. 157/92), che introduce il principio del passaggio dalla ‘tutela’ alla ‘gestione’”. Un testo che, secondo l’organizzazione, “accoglie molte delle richieste di Cia”, tra cui piani di contenimento, possibilità di autodifesa per gli agricoltori e un rafforzamento del ruolo delle organizzazioni agricole. L’iter legislativo, tuttavia, risulta al momento bloccato: “purtroppo ora l’iter è fermo per le pressioni degli animalisti, dovute a motivi ideologici e alla poca consapevolezza della situazione”.