La CSU invita Gino Cecchettin per parlare di “rispetto”, base fondamentale per vivere in comunione con l’altro
Angela Venturini
Rispetto significa fermarsi, prestare attenzione, tenere conto dell’altro; esattamente il contrario di violenza, cioè l’uso di una forza che può provocare lesioni, danni e persino la morte. Non è un caso che la CSU abbia scelto come parola chiave della battaglia contro la violenza di genere, la parola rispetto. Che non è solo una parola, ma uno scrigno di valori etici, sociali e culturali.
E non è un caso che abbia invitato Gino Cecchettin, padre di Giulia, barbaramente uccisa dal suo fidanzato, per parlare in modo diverso di violenza di genere. “Non oso pensare al dolore che può provare un padre nel perdere una figlia, soprattutto in quel modo” sottolinea Milena Frulli, segretaria generale CDLS. “Una persona che ha trasformato l’odio in prevenzione della violenza, in formazione dei ragazzi. Un padre che ha dato valore al suo dolore. Era la persona giusta per il nostro progetto”.
Entra nel merito di questa nuova iniziativa, insieme al collega Enzo Merlini segretario generale CSDL, nel corso di una conferenza stampa dedicata alla presentazione di un’intera giornata con Gino Cecchettin. È stato invitato a parlare ai ragazzi delle scuole superiori e poi agli adulti, nel corso di una conferenza pubblica aperta ai quadri sindacali e ai cittadini. “Educare al rispetto” è il titolo dell’iniziativa che si terrà lunedì 12 gennaio a cominciare dalle 9,30, al teatro Concordia. La mattinata sarà riservata agli studenti delle ultime classi delle superiori e a quelli del CFP; mentre le altre classi, per questione di capienza della sala, potranno seguire l’evento in streaming. Il pomeriggio invece sarà la volta degli adulti, sempre al Concordia, dalle ore 14,30, perché la violenza è anche questione di consapevolezza, sia per le donne che ancora sottovalutano il crimine a loro danno; sia per gli uomini maltrattanti che spesso non si rendono conto di quello che fanno.
“Le dimensioni del fenomeno non ci lasciano tranquilli” afferma Merlini che fa riflettere sui dati delle violenze sui luoghi di lavoro: 11 segnalazioni lo scorso anno. Ma non tutti denunciano. “Siamo concentrati sui luoghi di lavoro – spiega – ma questo non significa che ci disinteressiamo del resto, anche se a San Marino non ci sono situazioni eclatanti”. Quindi elenca i dati forniti dell’Authority Pari Opportunità: 8 casi archiviati, 23 pendenti. Il reato più diffuso nell’ultimo quadriennio è relativo ad atti persecutori, seguono i maltrattamenti a familiari e conviventi. “Quello che ci arriva dai luoghi di lavoro, sono atti persecutori” puntualizza.
Il percorso per educare al rispetto non poteva non partire dalla scuola. Per questo l’iniziativa promossa dalla CSU gode del patrocinio della Segreteria di Stato Pubblica Istruzione e Cultura e dell’Authority, che tra l’altro gestiscono la mattinata destinata ai ragazzi. Ma l’impegno sindacale non si esaurisce qui perché sono già schedulate due altre iniziative assai significative. La prima riguarda una serie di incontri organizzati con UNIRSM, dedicati specificatamente ai funzionari per formarli all’ascolto e ad occuparsi della persona nella maniera più appropriata. La seconda è relativa da due momenti di formazione con “La Casa delle donne per non subire violenza” l’associazione bolognese nata da un gruppo di donne femministe che ha progettato un centro antiviolenza, aperto nel 1990, in grado di accogliere e aiutare concretamente le donne che subiscono violenza.
Ma se tutto questo è importante per gli adulti, lo è ancora di più per i ragazzi. Ed è su questo terreno che si muove la CSU, con l’impegno preciso ad aiutare i ragazzi a non subire, né a commettere violenza.



